ULTIM'ORA

L’infallibilità del papa e la Valle Brembana

Nel 1870 papa Pio IX convocò il concilio Vaticano I che aveva tra gli obiettivi la proclamazione dell’infallibilità papale. Per dare maggiore forza a tale proclamazione fu chiesto ai rappresentanti del clero di confermare tale decisione. Ecco qui alcune lettere inviate al papa dai parroci della valle.

Fronte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Brembilla :

Brembilla

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Zogno :

 

zogno1

 

 

zogno2

 

 

 

 

 

 

 

Taleggio :

Taleggio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il dogma dell’infallibilità papale fu definito con la costituzione dogmatica Pastor Aeternus.

Questo è il testo, tradotto in italiano, dell’ultima parte della Pastor Aeternus, dove si trova la definizione del dogma:

« Perciò Noi, mantenendoci fedeli alla tradizione ricevuta dai primordi della fede cristiana, per la gloria di Dio nostro Salvatore, per l’esaltazione della religione Cattolica e per la salvezza dei popoli cristiani, con l’approvazione del sacro Concilio proclamiamo e definiamo dogma rivelato da Dio che il Romano Pontefice, quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani, e in forza del suo supremo potere Apostolico definisce una dottrina circa la fede e i costumi, vincola tutta la Chiesa, per la divina assistenza a lui promessa nella persona del beato Pietro, gode di quell’infallibilità con cui il divino Redentore volle fosse corredata la sua Chiesa nel definire la dottrina intorno alla fede e ai costumi: pertanto tali definizioni del Romano Pontefice sono immutabili per se stesse, e non per il consenso della Chiesa. Se qualcuno quindi avrà la presunzione di opporsi a questa Nostra definizione, Dio non voglia!: sia anatema. »
(Pastor Aeternus, 18 luglio 1870)

Secondo tale dottrina il papa deve quindi essere considerato infallibile quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il «suo supremo ufficio di pastore e di dottore di tutti i cristiani» e «definisce una dottrina circa la fede e i costumi»; quanto da lui stabilito sotto queste condizioni «vincola tutta la Chiesa».

Fondamento scritturistico

Secondo la dottrina cattolico-romana, la nascita della dottrina dell’infallibiltà papale risale ai tempi di Gesù Cristo. Infatti, le basi bibliche di questa dottrina si trovano nei vangeli. Gesù stesso diede a Pietro il potere di “legare e sciogliere”, e anche il compito di “pascere i suoi agnelli”: la tradizione cattolica ha costantemente interpretato queste parole come il fondamento dell’infallibilità di Pietro e dei suoi successori. Oltre a ciò, in Lc 22,31-32 Gesù pregò affinché la fede di Pietro non venisse meno, e il motivo di questa indefettibilità nella fede sarebbe da ricercarsi proprio nel ruolo di Pietro come “confermatore dei suoi fratelli”. Secondo la Chiesa cattolica, questa preghiera di Gesù è certamente efficace, quindi essa garantirebbe l’infallibilità.

 

Prime affermazioni di una infallibilità del vescovo di Roma

Il carisma dell’infallibilità della Chiesa, e del Papa, in epoca antica, è stato riconosciuto in varie occasioni:

Sant’Ignazio di Antiochia, morto intorno all’anno 110 martire a Roma dice che i cristiani di Roma “sono puri da ogni estranea macchia”. Vale a dire da ogni errore e qui si prefigura l’infallibilità della Chiesa, e del suo Capo visibile, in particolare, fin dall’inizio del II secolo.

Un secondo esempio viene da Sant’Ireneo, vescovo di Lione, vissuto nel II secolo. Sant’Ireneo riconosce la fede della Chiesa di Roma come norma per tutta la Chiesa.

«Con questa Chiesa, a causa della sua più alta preminenza, deve accordarsi ogni altra Chiesa, poiché in essa si è conservata la fede apostolica. »

Qui è chiaro che l’immunità dall’errore propria della Chiesa di Roma presuppone l’infallibilità del suo maestro, il vescovo, il Papa. Egli insegnava che dove c’è la Chiesa c’è lo Spirito Santo ed è impossibile trovare la verità se non nella Chiesa, che possiede il “carisma della verità”.

San Cipriano, vescovo vissuto nel III secolo, definisce la Chiesa di Roma come la cathedra Petri e parlando degli avversari che pure volevano fare approvare le loro dottrine eretiche dal Papa, scrive:

«Essi non pensano che devono trattare con i Romani, la cui fede fu lodata dalla gloriosa testimonianza dell’Apostolo, e presso i quali l’errore non può trovare alcun accesso. »

Per san Cipriano nella Chiesa di Roma, quindi nel Papa, non può albergare l’errore. Dunque, il tema dell’infallibilità era noto, anche in epoca assai antica. Certo non era esplicitato come lo sarà dopo il Concilio Vaticano I, ma non era sconosciuto.

E ancora san Cipriano, verso l’anno 250, scrive:

«Tutti coloro che abbandonano Cristo si perdono nei loro errori, ma la Chiesa che crede in Cristo e rimane fedele alla verità ricevuta, non si separa da lui. »

Un altro esempio viene da San Girolamo, vissuto nel IV secolo, il quale, richiedendo al Papa Damaso una decisione a proposito di una questione dibattuta in Oriente, scrive:

«Solo presso di voi si conserva inalterata l’eredità dei padri. »

San Teofilo, successore di Sant’Ignazio nella Chiesa di Antiochia, diceva che come le navi si infrangono se escono dal porto ed entrano nel mare in tempesta, così gli uomini fanno naufragio quando abbandonano la “cattedra di verità.

Dunque la Chiesa era ritenuta, fin dalle origini, “cattedra della verità”, dove non poteva albergare l’errore. (fonte http://it.cathopedia.org/wiki/Infallibilit%C3%A0_pontificia)

L’antefatto

Pio IX nel 1854 aveva proclamato ex cathedra il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria. Esso stabilisce che la madre di Gesù, fin dal suo concepimento, non fu macchiata dal “peccato originale“. Questa proclamazione dilacerò le coscienze di alcuni cattolici perché (nonostante quanto affermato nel “Pastor Aeternus” citato sopra) fin dai tempi della chiesa primitiva la materia di fede era tipicamente definita dai Concili e non dal Papa. Si ricordi ad esempio il Concilio di Nicea, in cui la divinità di Cristo viene definita in assenza del vescovo di Roma, ed anzi con una scarsa partecipazione da parte dell’Occidente. Le polemiche riguardavano in alcuni casi l’oggetto della proclamazione (L’Immacolata Concezione), ma soprattutto la liceità da parte del papa di proclamare dogmi di fede senza il Concilio dei vescovi. Occorre osservare che l’infallibilità papale “ex cathedra” venne approvata dal Concilio Ecumenico Vaticano I grazie al forte sostegno dell’Arcivescovo Luigi Natoli.

La proclamazione

Per affermare questo diritto Pio IX convocò un concilio che doveva sancire questa sua scelta. Il meccanismo era chiaro: se si dubitava del fatto che un papa potesse decretare anche senza un Concilio, questa potestà poteva essere sancita (agli occhi dei dubbiosi) proprio da un Concilio che confermasse il dogma dell’infallibilità del papa ed anzi la sua assoluta supremazia in materia di fede. In passato ci furono invece concili che destituirono addirittura dei papi, ma occorre ricordare che si era nel periodo storico della restaurazione dell’assolutismo, e il papa guardava a Napoleone III.

Questo dogma fu definito nel 1870: per proclamarlo fu convocato un Concilio, il Vaticano I, il 18 luglio 1870, poi sospeso il 20 settembre in seguito alla presa di Roma che segnò la fine del potere temporale dei papi, e non venne più concluso: ma il decreto sull’infallibilità del papa era ormai approvato.

Il dogma, voluto fortemente da papa Pio IX su prevalente ispirazione dei Gesuiti, suscitò le proteste degli ambienti laici del tempo e anche di una parte di quelli religiosi. Benché fortemente avversato dalla curia romana esisteva infatti un cattolicesimo liberale, tanto che una significativa minoranza dei padri del Concilio (prevalentemente francesi e tedeschi) preferì abbandonare Roma per non dare voto contrario al momento dell’approvazione, pur non sottraendosi all’accettazione del medesimo una volta approvato. Invece una piccola parte di vescovi dell’Europa centrale fuoriuscì dalla Chiesa di Roma dando vita allo scisma vetero-cattolico, basato sul rifiuto del dogma dell’infallibilità.

Reazioni e conseguenze

Come per il dogma dell’Immacolata Concezione, proclamato dallo stesso Pio IX nel 1854, esso non è accettato dalle altre confessioni cristiane, sia per ragioni teologiche sia perché esse non riconoscono l’autorità del papa. Alcune chiese (in particolare quelle evangeliche) reputano anzi che lo stesso istituto papale non sia in accordo con le Sacre Scritture.

La proclamazione del dogma costituì il fondamento teologico della scomunica già impartita a Vittorio Emanuele II e ai liberali italiani nel 1855, che si era trasformata in attiva opposizione politica dei cattolici al Regno d’Italia con il Non expedit nel 1868, attraverso la scomunica comminata per la partecipazione al voto e all’attività politica.

1 Commento su L’infallibilità del papa e la Valle Brembana

  1. Nelle nostre amene valli era terreno fertile per far attecchire simili “PIANTE” invasate di supponenza e arroganza

Rispondi

UA-76292238-1
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: