ULTIM'ORA

Le canzoni degli anni ’80 #2 dal 1985 al 1989

Seconda puntata con la musica del decennio,in cui esploreremo il secondo lustro di quel magnifico decennio.Da www.anni80.info

 

BROTHERS IN ARMS

Brothers in arms

Al quinto album in studio Mark Knopfler e i suoi soci ottengono finalmente il meritato “breakthrough”, il successo commerciale clamoroso che li fà diventare la più importante rock band del pianeta. “Brothers in arms” è un album solidissimo, con pochissimi punti deboli e un’abbondanza di canzoni indimenticabili, a partire dalla title track, una sentita arringa contro tutte le guerre, da “Your latest trick”, una strana storia d’amore mentre sta arrivando la fine del mondo, a “So far away”, dove l’amore, come dice il titolo, è invece ormai troppo lontano. Ma a portare il disco alle vendite che ne fanno uno degli album di maggior successo della storia sono le due canzoni accompagnate dai famosissimi video, “Walk of life”, con le azioni più divertenti degli sport americani, e ovviamente “Money for nothing”, con il famoso assolo di chitarra iniziale e poi i buffi personaggi in stile 3d poligonale che si occupano del trasloco di un cantante diventato ricco solo per avere “suonato la chitarra su MTV”. Il network a tutto video apprezza da morire la citazione e programma in continuazione il video, che vincerà vari Grammy. Altra azzeccata scelta dei Dire Straits è quella di puntare per la distribuzione sul nuovo formato di conservazione dati commercializzato dalla Philips, il compact disc, che anche grazie a questo disco inizia a farsi conoscere dal grande pubblico.

DISCO DELL’ANNO

LIKE A VIRGIN

Like a virgin

C’è una sola parola per descrivere il successo del secondo album di Madonna, anzi, un’onomatopea: “Boom!”. Il botto è clamoroso, dopo l’album di debutto che l’aveva fatta conoscere, la clamorosa performance ai Grammy awards che l’aveva già elevata al ruolo di star, con questo disco Madonna diventa autentica icona, punto di riferimento di vita e stile per milioni di ragazzine. Musicalmente, “Like a virgin” ha un suono molto più pulito del primo album, e le canzoni sono accompagnate da azzeccatissimi video: quello della title track, tra i canali di Venezia, è addirittura leggendario, e non da meno è quello di “Material girl”, in cui Madonna gioca a fare Marilyn, il suo idolo. “Angel” e “Into the groove”, inclusa solo nella versione per il mercato internazionale, sono le due altre hit di un disco che lancia nella stratosfera Madonna, che vi rimarrà per almeno i successivi 20 anni, modello di riferimento per decine di altre cantanti, di successo e meno, ma mai in grado di superare l’originale.

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WHITNEY HOUSTON

Debutto per Whitney Houston

L’album di debutto della 22enne Whitney Houston fà conoscere al mondo una voce pazzesca e una ragazza tanto bella e dolce da non potersene non innamorare. La parabola artistica e di vita che seguirà la porterà a diventare l’artista a tutto tondo di maggior successo del mondo dello spettacolo, prima che la fase discendente termini in maniera disastrosa. Nel 1985, Whitney e la sua voce possono però tutto, far impazzire le discoteche con la ballabile e sbarazzina “How will I know”, far stringere in un lento gli innamorati con la delicata “All at once”, commuovere tutti con “Greatest love of all”. “Saving all my love for you” è l’altro singolo di successo del disco, che finirà per vendere decine di milioni di copie, lanciando alla grande un’artista che in quel momento sembrava non avesse nemmeno il cielo, come limite, tanto la sua emozionante voce si librava in alto.

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NO JACKET REQUIRED

Phil Collins con No jacket required

Phil Collins esce dall’ombra dei Genesis e entra nella luce di superstar da singolo, ruolo che manterrà per tutti gli anni ’80 e ’90. In realtà, “No jacket required” non contiene brani del valore di “In the air tonight” e “Against all odds”, ma “Sussudio”, “Don’t lose my number” e soprattutto “One more night” bastano a farlo riconoscere come uno dei maggiori interpreti della musica pop-rock melodica di quegli anni. Le collaborazioni eccellenti del disco, da Peter Gabriel a Sting, testimoniano anche della considerazione dei colleghi per l’ex batterista dei Genesis, diventato re del pop, tanto da potersi permettere anche il titolo provocatorio nei confronti di chi non lo aveva fatto entrare in un club per il suo abbigliamento informale.

SONGS FROM THE BIG CHAIR

Grande debutto per il duo Tears for fears

Grande successo per il secondo album del duo inglese Tears for fears, autentici campioni delle classifiche di vendita con questo disco che contiene due super classici degli anni ’80: “Shout” e “Everybody wants to rule the world”. Il disco marca un chiaro cambio di passo nella musica dei Tears for fears, che si allontanano dal rock tutto sintetizzatori del debutto verso un pop melodico più complesso e raffinato, con le voci dei due cantanti che perfettamente si mescolano e integrano. In un periodo in cui i video sono parte integrante del successo di una canzone, Roland Orzabal e Curt Smith fanno centro anche in quel settore, con due video molto suggestivi. Seguirà un altro grande successo, “The seeds of love”, e poi non molto altro.

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THE DREAM OF THE BLUE TURTLES

Debutto da solista per Sting

A un anno dalla chiusura dell’esperienza Police, debutta da solista Sting, e fa subito centro. “The dream of the blue turtles” è ricordato soprattutto per la suggestiva “Russians”, autentico riassunto degli anni della guerra fredda, con l’angosciante domanda: “Come posso salvare il mio bambino dal giocattolo mortale di Oppenheimer”? “If you love somebdy (set them free)” e la canzone che dà il titolo all’album, con un video insolito e molto colorato sono le altre due canzoni principali dell’ottimo debutto di Sting, destinato a un ruolo da protagonista nel panorama musicale anche senza i suoi due compagni “di pattuglia”.

La copertina del disco dei Foreigner

“Like a virgin” domina la prima parte dell’anno, prima che i Foreigner facciano centro con “I want to know what love is” e i Reo speedwagon tornino al numero uno con “Can’t fight this feeling”. “We are the world” è la canzone numero uno della parte centrale dell’anno, e fà spazio al doppio successo dei Tears for fears, “Shout” e “Everybody wants to rule the world”. Paul Young è campione di vendite con “Every time you go away”, Huey Lewis sfrutta il clamoroso successo di “Ritorno al futuro” con la canzone principale del film, “The power of love”. Anche Glenn Frey usa la sua connessione a un film di successo per andare al numero uno, con “The heat is on” da “Beverly hills cop”. “Money for nothing” dei Dire straits è trainata al numero uno dal famoso video, poi gli Starship realizzano un exploit, con “We built this city”. “Broken wings” è la “one shot” di Mr. Mister, prima che a fine anno il numero uno diventi appannaggio di Lionel Richie, con “Say you say me”, e in Europa degli A-ha, con “Take on me”.

LA COMPILATION DEL 1985

La compilation

  • Terzo album solista per John Fogerty

    CENTERFIELD

    Al terzo album da solista, primo numero uno per John Fogerty, leader dei Creedence clearwater revival

  • La copertina dei Pogues

    RUM, SODOMY AND THE LASH

    Prende il titolo dalla definizione che secondo alcuni storici Churchill diede alla Marina, e l’immagine dal dipinto “La zattera della Medusa”

  • La versione inglese della cover del disco degli Smiths

    MEAT IS MURDER

    In copertina una versione ritoccata della foto del soldato del Vietnam con la scritta “Make War not Love”. La versione americana ha 4 foto

  • L'album dei Bon Jovi

    7800 FAHRENHEIT

    7800 gradi fahrenheit è la temperatura alla quale la roccia di un vulcano diventa magma

  • La cover degli Eurythmics

    BE YOURSELF TONIGHT

    Primo grande successo commerciale per gli Eurythmics, con “There must be an angel”, “It’s alright” e “Would I lie to you?”

  • La copertina del disco dei Prefab Sprout

    STEVE MCQUEEN

    A causa di un diniego a usare il nome dell’attore da parte degli eredi, in America il disco uscí con il titolo “Two Wheels Good”

  • Hounds of love di Kate Bush

    HOUNDS OF LOVE

    “Running Up That Hill” il singolo di grande successo da questo album che rilanciò la carriera di Kate Bush

  • Brother where you bound dei Supertramp

    BROTHER WHERE YOU BOUND

    Nuova formazione per l’ottavo album dei Supertramp, con un disco che non ottenne grandi riscontri: solo “Cannonball” da ricordare

GLI ALTRI SUCCESSI DEL 1985

Simple Minds al successoDiventati famosi anche in America grazie al grande successo di “Don’t you”, inserita nella colonna sonora del film generazionale “Breakfast club”, gli scozzesi Simple Minds ottengono un grande riscontro con “Once upon a time”, trainato al successo da “Alive and kicking”, che ad oggi è ancora la loro canzone più famosa. Spinti dall’esempio dei colleghi inglesi che avevano inciso “Do they know it’s Christmas”, i campioni delle classifiche americane si organizzano nel supergruppo USA for Africa e incidono “We are the world”, che sbriciola i record di vendite. Arrivano dalla Norvegia gli A-ha: nel loro album di debutto “Hunting high and low” c’è “Take on me”, che grazie a un video originalissimo è la canzone di maggior successo dell’anno, debuttano anche i Simply Red, con un album, “Picture book”, che contiene due grandi successi: “Money’s too tight” e “Holding back the years”.

Debutto per i Fine young cannibalsSade doppia subito il grande successo dell’album di esordio grazie a “Promise”, che contiene “The sweetest taboo” e “Jezebel”. Raffinata come lei, ma molto diversa nella personalità e nello stile di canto è Grace Jones, al grande successo con “Slave to the rhytm”. La Jones è anche nel nuovo film di 007, “Bersaglio mobile”, la cui colonna sonora contiene anche “A view to a kill” dei Duran Duran, numero uno in tutto il mondo come “We don’t need another hero” di Tina Turner, dalla colonna sonora del terzo film della serie “Mad Max”. Album di esordio per i Fine young cannibals, con “Johnny come home” e la loro rilettura di “Suspicious minds” di Elvis. La cantautrice americana Suzanne Vega debutta con l’album omonimo che contiene canzoni su gente comune e i loro problemi, come “Marlene on the Wall”. “Misplaced childhood” dei Marillion è una suite organica sul tema della fanciulezza rubata, con “Kayleigh” che spicca tra le canzoni del disco. Gli Eurythmics si convertono a un suono molto più pop e fanno centro, con “Be yourself tonight”.

TAKE ON ME

LIKE A VIRGIN

MONEY FOR NOTHING

METEORE DI MEZZA ESTATE

Luis Miguel“L’estate sta finendo”, cantano i Righeira, e insieme a lei la loro ultima stagione di notorietà. Ma la meteora piú veloce dell’anno è il giovanissimo Luis Miguel, che a Sanremo propone la ruffiana “Ragazzi di oggi”. Diventa il beniamino delle ragazzine della fascia 9-13 anni, visto che le “over 13” sono impegnate a svenire per i Duran Duran, e la sua carriera italiana è finita prima ancora di cominciare. Sandy Marton ci delizia con “Camel by camel” e poi “Exotic and erotic”, mentre l’italianissimo Baltimora non ottiene in Italia il successo che riceve in America, dove “Tarzan boy” arriva al numero uno delle classifiche. In lista avvistamenti Den Harrow, con “Mad desire” e i Tipinifini, con “Fever”, ma anche Limahl, con “Neverending story”, tema del film “La storia infinita”, e soprattutto i mitici Opus, quelli di “Live is life”.

Sbucano dal nulla con questo incredibile successo, probabilmente uno dei 10 dischi piú ricordati di tutti gli anni ’80, e poi tornano nell’oscurità un attimo dopo: meteore veramente da casistica! Dead or aliveNon sono da meno gli Arcadia, una specie di succursale dei Duran Duran, con “Election day”, o Paul Hardcastle, con l’odiosa “19”. E cosa dire degli unici e soli Dead or alive, quelli di “You spin me round (like a record)”. Per non darvi troppe emozioni in una volta sola, dirò infine che questo anno fortunatissimo per l’avvistamento di corpi celesti ha portato anche i Go West (“We close our eyes”), Belouis Some (“Imagination”) e i T.X.T., quelli di “Girls’ got a brand new toy”. Botto finale con Carrara, che “spopola” con “Welcome to the sunshine”!

PERSI E RITROVATI

THE HEAD ON THE DOOR

La copertina di Head on the doorIl sesto album dei Cure segna un momento di svolta nella storia del gruppo inglese, quello in cui passano da oggetto di culto di pochi fans della musica dark a band popolare, non proprio commerciale, ma senz’altro molto più riconosciuta. Il merito principale è di “Close to me” e del suo claustrofobico video, passato di continuo su MTV: la voce di Robert Smithdescrive le paure di un ragazzo che vede le ombre della notte che si allungano, e amplifica l’angoscia del video, in cui tutti i membri della band cercano di trovare aria tra cappotti e camicie in un armadio che sta precipitando da una scogliera, in uno dei video più famosi degli anni ’80. “Inbetween days” è l’altro brano principale dell’album, una storia di uno strano triangolo amoroso, molto più leggera di quanto i Cure avessero fatto fino a quel momento. E proprio questo mitigare i loro toni dark porterà il gruppo a diventare una presenza fissa nelle classifiche negli ultimi anni del decennio, “sdoganando” al grande pubblico il dark e le sue tematiche.

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SO

So

Al quinto album da solista, Peter Gabriel si ricorda di dargli un titolo, anche se usa il minor numero di lettere possibile. Dove eccede in stringatezza, Gabriel però compensa in creatività, condendo una salsa molto saporita con i suoni dei vari continenti della world music, che diventerà il tema portante dei suoi futuri lavori. “Sledgehammer” e “Big time” sono i successi maggiori, anche perchè trainati da video originalissimi che passano di continuo in televisione. Pieni di invenzioni folli e di animazioni, sono tutto quello che “Don’t give up” non è: stringato, essenziale, eppure anche questo memorabile, con il lungo abbraccio con Kate Bush, chiamata a fare la voce femminile nella canzone, che riempie lo schermo. “In your eyes” riceverà invece una grande spinta dal successo del film “Say anything”, con la scena della serenata con la boombox di John Cusack. Oltre a queste, merita una sottolineatura “Red rain”, trascurata perchè non aveva un grande video, ma forse la migliore canzone in assoluto dell’album di maggior successo di sempre di un genio della musica rock.

DISCO DELL’ANNO

SLIPPERY WHEN WET

Slippery when wet

Dopo due album non troppo fortunati, spingono tutti i pulsanti giusti e diventano la nuova sensazione del New Jersey John Francis Bongiovi e la sua band, Bon Jovi. Seguendo l’esempio del conterraneo Bruce Springsteen, i Bon Jovi fanno un rock senza fronzoli che parla di storie di tutti i giorni, in cui gli spettatori che seguono i loro concerti possono subito riconoscersi. Non guasta certo il carisma del leader della band, e il suo ascendente sul pubblico femminile. “Slippery when wet” (che fece anche clamore per una prima copertina molto audace, poi ritirata) è una specie di greatest hits del gruppo: “You give love a bad name”, “Livin’ on a prayer”, “Wanted dead or alive” e la ballata romantica “Never say goodbye” sono da subito le canzoni di maggior successo della band e hanno rappresentato negli ultimi 30 anni il loro marchio di fabbrica. Da qui in avanti, la parabola di Bon Jovi sarà altissima e luminosa, fino a farne uno dei gruppi di maggior successo della scena musicale rock.

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LIVE 1975/85

10 anni di live per Bruce Springsteen

Sono dell’idea che un disco live non dovrebbe entrare in classifiche e liste, ma quando il live in questione è un triplo concentrato di energia, passione, sudore come questo, non si può fare finta di niente. Ci sono tutti i migliori 10 anni di Springsteen e della E street band, in questo torrenziale triplo, e, secondo me, niente della successiva, straordinaria carriera del Boss avvicinerà il furore sacro, l’energia spaventosa di queste esibizioni dal vivo, registrate in un arco temporale di 10 anni. E che il tempo passi lo si capisce dalle canzoni: “Thunder road”, meravigliosamente resa sul palco, è del 1975, quando tutti erano giovani e dovevano dimostrare tutto, “Born to run” è del 1985, e il suono è quello molto più consapevole di un gruppo di persone che la storia del rock l’aveva già riscritta. Citare canzoni tra le altre 38 del disco è un esercizio di futilità, non c’è praticamente un momento debole, semmai merita un cenno “The river”, con l’emozionante monologo di Springsteen che confessa al pubblico la sua travagliata relazione con il padre negli anni del Vietnam, quando era ancora un ragazzo ribelle con i capelli lunghi che non pensava nemmeno lontanamente di diventare il nuovo re del rock.

TRUE BLUE

True blue

C’era il rischio di farsi male, per Madonna, a dare un seguito al successo galattico di “Like a virgin”, e invece la signora Penn-Ciccone riesce nell’impresa di essere all’altezza del suo nuovo status di superstar con un album che ne svela le mille sfaccettature di camaleonte del pop, che sa reinventarsi e stupire con le sue metamorfosi. Non gli viene scomodo anche il recente matrimonio con Sean Penn, nel cui film “A distanza ravvicinata” trova posto il primo singolo di successo dell’album, “Live to tell”. “Papa don’t preach” suscita scalpore per le sue tematiche antiabortiste, “True blue” è forse il brano più azzeccato, con la sua giocosa celebrazione degli anni ’50. “Open your heart” porta polemiche (e pubblicità), con il suo video che viene definito scandaloso, con Madonna nei panni di una ballerina sexy amica di un ragazzo giovane, troppo giovane secondo molti. “La isla bonita”, infine, presenta un’altra anima di Madonna, quella passionale di ballerina di flamenco, in un altro video che spopola.

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GRACELAND

Graceland

Un inspirato Paul Simon realizza il maggior successo della sua carriera da solista con “Graceland”, album in cui riesce ad infondere tantissime esperienze musicali in un tessuto di suoni africani, creando un caleidoscopio di colori in musica, uno stile che venne definito “worldbeat”. Nonostante il successo di pubblico e di critica, con l’album vincitore di vari Grammy, la storia di “Graceland” rimarrà però anche quella dell’assurdo boicottaggio che subí, addirittura delle Nazioni Unite, che reputarono Simon colpevole di aver violato il “boicottaggio culturale” (ebbene si..) imposto a livello mondiale al governo razzista del Sudafrica, per aver collaborato con artisti sudafricani e aver più volte suonato nel paese, con Simon, illuso, che credeva che invece il suo lavoro servisse proprio allo scopo contrario, denunciare l’apartheid..

A KIND OF MAGIC

A kind of magic

I Queen entrano nell’era del digitale con la colonna sonora non ufficiale del film “Highlander”: sei canzoni del disco sono infatti parte del film sull’ultimo immortale con Christopher Lambert e Sean Connery. “A kind of magic” è il brano più famoso, grazie anche al video di grande impatto, “Who wants to live forever” l’altra canzone maggiormente ricordata, perchè quella più legata a momenti salienti ed emozionanti del film. “One vision”, “Princes of the universe” e “Friends will be friends” sono gli altri successi del disco, che però non ottenne gli stessi numeri di altri lavori della band di Freddie Mercury, visto anche il livello di popolarità raggiunto grazie alla straordinaria esibizione dell’anno prima a “Live aid”.

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REVENGE

Revenge

David Stewart e Annie Lennox ottengono finalmente il successo commerciale dovuto al miglior duo musicale degli anni ’80, il premio all’originalità, alla vena creativa di Stewart e all’incommensurabile voce di Annie Lennox, scintillante signora del pop rock. In un album che ha pochissime pause, spiccano ovviamente i due successi “The miracle of love” e “When tomorrow comes”: quest’ultima ebbe forse una maggiore presa sul pubblico, ma “The miracle of love” realizza una meravigliosa fusione tra le parole di Stewart e la voce della Lennox, in quella che può tranquillamente concorrere al titolo di canzone d’amore più bella degli anni ’80. “Missionary man” e “Thorn in my side” gli altri singoli di successo di un grandissimo album, un “must” per le discoteche dei migliori dischi del decennio.

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LICENSED TO ILL

Licensed to ill

L’alba del rap, almeno di quello in versione bianca, di quello di genere legittimato, al punto di arrivare al numero uno delle classifiche di vendita e raggiungere quasi le 10 milioni di copie vendute, decolla sulla coda del Boeing 727 della copertina dell’album di debutto dei Beastie boys, un trio di newyorkesi che fà rime contro il sistema, come tanti loro “fratelli” dei ghetti neri. “You gotta fight for your right (to party)” li lancia e li rappresenta sin dal titolo, “Devi lottare per il tuo diritto” possono anche dirlo i Public enemy, ma poi loro non aggiungono che il diritto è quello di far festa.. “No sleep till Brooklyn” è l’altro grande successo del disco che ispirò migliaia di futuri rapper e musicisti hip-hop, trasformando un genere di nicchia in quello di maggior successo degli anni 2000.

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Il leader degli Europe

Parte il conto alla rovescia finale a cui nessuno può sottrarsi: “The final countdown” degli svedesi Europe è ovunque e a tutte le ore, cantato da tutti, quasi 30 anni dopo ancora motivo da stadio suonatissimo. “Rock me Amadeus” del rapper austriaco Falco ha quasi lo stesso successo di “Der kommissar”, mentre il fenomeno “Top gun” lancia le vendite del tema del film, “Take my breath away” degli sconosciuti Berlin. Tutti gli estratti di “True blue” di Madonna sono numeri uno, i Pet shop boys trovano la grande hit con “West end girls”. Guerra di band femminili: le Bananarama spopolano con “Venus”, le Bangles rispondono con “Manic monday” e il tormentone “Walk like an egyptian”. “True colors” rivela l’anima delicata della colorata Cyndi Lauper, Debbie Harry si svincola dai Blondie con “French kissin’ in the USA”. Elton John parla dell’amore ai tempi del Muro con “Nikita”, i Rolling Stones si fanno aiutare anche dai cartoni animati per vendere “Harlem shuffle”. Whitney Houston è in classifica tutto l’anno, con “How will I know” e “Greatest love of all”, sua zia Dionne Warwick riunisce alcuni amici, tra cui Gladys Knight, Stevie Wonder ed Elton John, per realizzare la bellissima “That’s what friends are for”, canzone di sensibilizzazione sulla tremenda malattia dell’aids.

LA COMPILATION DEL 1986

La compilation

  • Terzo album per Janet Jackson

    CONTROL

    Il terzo album da solista di Janet Jackson ha numeri che in famiglia solo Michael ha ottenuto: 14 milioni di copie vendute

  • The bridge di Billy Joel

    THE BRIDGE

    Il decimo album di Billy Joel contiene “This is the time”, sigla della versione italiana della soap opera “Sentieri”

  • Le Bananarama

    TRUE CONFESSIONS

    La grande hit dell’album, “Venus”, è una cover di una canzone del 1969 degli sconosciuti olandesi Shocking blue

  • Different light grande successo per le Bangles

    DIFFERENT LIGHT

    “Manic monday” fu scritta da tale Christopher, pseudonimo dietro cui si celava l’ineffabile Prince

  • Polka party per Weird Al Yankowic

    POLKA PARTY!

    Nel nuovo delirio di Weird Al, un mix dei successi dell’anno in versione polka e “Living with a Hernia”, parodia di “Living in America”

  • Secondo album per Cyndi Lauper

    TRUE COLORS

    La canzone che dà il titolo al disco sarà riproposta da molti artisti e sarà il tema musicale delle Olimpiadi di Seul

  • Art of noise al successo

    IN VISIBLE SILENCE

    Gli sperimentatori Art of noise fecero diventare una star musicale il personaggio virtuale Max Headroom in “Paranoimia”

  • Parade di Prince

    PARADE

    Nella colonna sonora del secondo film di Prince, il grande successo di “Kiss”, programmatissimo in video

GLI ALTRI SUCCESSI DEL 1986

Clamorose vendite per gli EuropeDopo l’Ikea e gli Abba, la Svezia invade di nuovo il mondo, stavolta con un gruppo di capelloni che azzecca uno dei riff più indimenticabili della storia del rock: “The final countdown” fa diventare eroi nazionali Joey Tempest e gli Europe, la risposta del vecchio continente a Bon Jovi. “Rock the night” e la romantica “Carrie” trascinano nei mesi successivi quello che sarà un trionfo ineguagliabile. Nei Genesis di “Selling England by the pound” suonava la batteria, in “Invisible touch” fà un po’ di tutto Phil Collins: a moltissimi piace, a me meno, anche se non ho per i tre “superstiti” di Peter Gabriel lo stesso astio che ho per i tre che perpetuano il nome, ma solo quello, dei Pink Floyd post Roger Waters. Tina Turner gestisce benissimo il suo nuovo ruolo di sofisticata interprete di canzoni pop: “Break every rule” ottiene grande successo con i singoli “Typical male” e “Two people”. Continua, invece, l’ascesa verso il successo dei R.E.M.: “Lifes rich pageant” è un album ancora molto sperimentale, ma meno criptico dei precedenti.

Dreamtime si ispira alle storie degli aborigeni australianiPoco criptici sono i Metallica, re dell’hard rock, al grande successo con “Master of puppets”. Molto più melodici gli Spandau ballet, che tengono viva la rivalità con i Duran Duran grazie a “Through the barricades”. Gli Stranglers realizzano il sottovalutato ma bellissimo “Dreamtime”, con “Always the sun”, canzone di protesta contro il sistema che dice che c’è sempre il sole anche quando servirebbe un po’ di pioggia. Gli Smiths sono il gruppo rock più cerebrale della scena, con “The Queen is dead”, mentre a Lionel Richie poco importa delle previsioni del tempo e delle regine, “Dancing on the ceiling” si occupa solo di ballo sfrenato. Senza manifesti ideologici sono anche gli AC/DC, che in “Who made who”, colonna sonora dello scadente “Brivido”, tratto da un racconto di Stephen King, ripropongono alcuni dei loro maggiori successi. I Boston sono i paladini delle ballate rock e delle copertine a tema spaziale: “Amanda” è il grande successo di “Third stage”, “Kiss”, invece, quello di Prince.

SLEDGEHAMMER

THE FINAL COUNTDOWN

PARANOIMIA

METEORE DI MEZZA ESTATE

Tracy SpencerAnche il 1986 é ricchissimo di avvistamenti di stelle di mezza estate. La premiata ditta Cecchetto sforna tre prodotti: Taffy, i Via Verdi, con “Diamond”, e soprattutto Tracy Spencer. “Run to me” é un successo strepitoso, la vera hit dell’estate, e la simpatica, sconosciuta Tracy vince Festivalbar e telegatti a pioggia, per poi tornare nell’anonimato. L’italianissimo Den Harrow sforna il suo capolavoro(!), “Catch the fox”. E Fox é il cognome dell’esplosiva Samantha, la super meteora dell’anno. Con la sua dirompente carica, le curve pericolossissime e gli ammiccamenti espliciti di “Touch me”, conquista immediatamente il pubblico maschile, soprattutto quelli della fascia 13-18 anni. Samatha FoxI suoi passati da ragazza di pagina 3 di vari tabloid inglesi non fanno altro che guadagnarle ulteriori consensi. Dopo un’altra grande hit, “Nothing’s gonna stop me now”, sparirà dalla circolazione.

E successo di un’estate, anzi per essere piú precisi di un inverno, é “Holiday rap”, di MC Miker G e Dj Sven (?), due sconosciuti rapper, tornati immediatamente al loro vero lavoro(?). Bruce e Bongo sono invece due zoticoni tedeschi che esaltano le imprese del loro Boris Becker nel tormentone dell’anno, la mitica “Geil”. Doctor & the medics sfrecciano con “Spirit in the sky”, e spopolano anche gli sconosciuti Picnic at the White house, con “We need protection”. “The captain of her heart” é il solo grande successo della carriera di Double, cosí come “Looking for love” per Tom Hooker. Billy Ocean brilla di luce intensissima con “When the going gets tough”, e se per caso vi ricordate anche i Cameo, quelli col sospensorio di lattice rosso, beh allora siete rovinati.. ma “Word up” era proprio forte!

PERSI E RITROVATI

BORN SANDY DEVOTIONAL

La copertina di Born sandy devotionalLa musica australiana degli anni ’80 si identifica soprattutto con due gruppi, gli INXS e i Men at work. Ma un altro gruppo, sconosciuto ai più, e ovviamente anche a me all’epoca 15enne, i Triffids (dal famoso film di fantascienza, “Il giorno dei triffidi”), ha realizzato quello che probabilmente è il disco più intimamente “down under” di sempre, questo “Born sandy devotional”, che racconta la vastità e l’aridità di un ambiente unico al mondo, quello del deserto australiano. “Wide open road”, la canzone migliore dell’album, è una specie di “Born to run”, solo che qui la strada aperta che viene raccontata non porta a un domani di speranza, ma solo a un altro giorno in cui vivere la propria solitudine e disperazione, la stessa in cui visse il leader del gruppo, David McComb, morto nel 1999 per problemi legati alle sue moltelici dipendenze. Disco pieno di struggente bellezza, “Born sandy devotional” è uno di quegli episodi della storia della musica che mostrano la grandezza che poteva essere e mai è stata completamente, come nel caso di questi Triffids. Una gemma da scoprire per chi come me all’epoca non avrebbe potuto apprezzarlo.

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Top

THE JOSHUA TREE

La copertina di The Joshua tree

Il quinto album in studio degli U2 è quello che, secondo Rolling stone, li fa passare “da eroi a superstar”, e non a caso le vendite milionarie testimoniano che tutti, ormai, si sono accorti dei quattro di Dublino. Ispirato all’America, già dalla scelta dell’albero di yucca fotografato nel deserto del Mojave in Arizona che dà anche il titolo al disco, contiene almeno tre classici del loro repertorio: “With or without you”, canzone dell’anno e forse del decennio, “Where the streets have no name” e “I still haven’t found what I’m looking for”. Il suono più crudo dei primi abum si è addolcito grazie al sapiente lavoro del produttore Brian Eno, e la cura del prodotto è manifesta nei video che accompagnano i brani, dal suggestivo bianco e nero di “With or without you”, alla camminata tra la gente di Las Vegas in “I still haven’t found”, all’esibizione sul tetto di “Where the streets have no name”, omaggio ai Beatles. Passati per una lunga gavetta, gli U2 si sono fatti le ossa per il successo mondiale che li avvolge dopo uno dei migliori album degli anni ’80, tanto da guadagnarsi credito per qualche passaggio a vuoto in quella che sarà comunque una carriera costellata di gemme.

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DISCO DELL’ANNO

BAD

Michael Jackson in Bad

Pensare di ripetere il successo di “Thriller” era irrealistico, persino per Michael Jackson, eppure “Bad” ci arriva talmente vicino che alla fine 30 milioni di dischi venduti, 5 singoli al numero uno delle classifiche e un videogioco sono un bel modo di “non ripetere lo stesso successo”. Del resto, quando il video che lancia l’album è diretto da Martin Scorsese e crea la stessa aspettativa di un film di Hollywood, non potrà essere un album come gli altri. “Bad” dà il titolo al disco ed è il secondo estratto dall’album, ma il primo e anche successo maggiore del lavoro è “I just can’t stop loving you”. Seguono gli altri tre numeri uno “The way you make me feel”, “Man in the mirror” e “Dirty Diana”, mentre “Smooth criminal” diventa anche un videogioco. Il successo planetario di Jacko sarà amplificato dal tour mondiale del disco, al termine del quale sarà unanimemente riconosciuto come il nuovo re del pop. Purtroppo, sarà anche il suo vero, ultimo lavoro originale, negli anni ’90 inizieranno le stranezze che faranno molto più notizia delle canzoni.

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WHITNEY

La copertina del secondo album di Whitney Houston

Primo album di una artista femminile ad aprire al numero uno nella settima di uscita, il secondo album di Whitney Houston consacra la stella della stupenda cantante. “I wanna dance with somebody” spopola, grazie anche al video che mostra la trascinante vitalità di Whitney, mai più cosí bella, allegra, frizzante. La canzone è uno dei maggiori successi di tutto il decennio e trascina un album forse non all’altezza di quello di debutto, ma che comunque contiene altre bellissime canzoni, per la maggioranza del genere romantico-melodico, come “Didn’t we almost have it all”, “So emotional”, “Love will save the day” e “I know him so well”. La carriera di Whitney è nella fase di massima ascensione, e raggiungerà il picco nei 5 anni successivi, con un altro grande successo discografico, “I’m your baby tonight”, uno cinematografico, “The bodyguard”, e quella che viene considerata la migliore versione dell’inno americano mai cantata in un Superbowl, nel 1991, mentre infuria la guerra del Golfo. Poi, purtroppo, la parabola comincerà la fase discendente.

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SIGN O’ THE TIMES

Grande successo per Prince

L’album della consacrazione definitiva per Prince, che ancora si fà chiamare cosí, ma ha lasciato per strada i Revolution, in una azzeccatissima fusione di funk, soul, pop psichedelico e rock, con testi molto legati all’attualità, a cominciare ovviamente dalla title-track. In “Sign o’ the times”, ricordata anche per l’originale, almeno all’epoca, video in cui le parole del brano diventano protagoniste, Prince parla innanzitutto di aids, “la grossa malattia con un piccolo nome”, e poi di gang giovanili, di madri in miseria e sprechi per la corsa allo spazio, anhe quando una navicella è esplosa (riferimento alla tragedia dello Shuttle del 1986). È come guardare il telegiornale, eppure la presa di coscienza sullo stato dei tempi di un artista come Prince rende tutto più rilevante, più importante. Con ottimo riscontro di vendite, ma non all’altezza di “Purple rain”, è invece l’album di Prince più osannato dalla critica, presente in tutte le classifiche degli album da ricordare degli anni ’80, e secondo la rivista “Time out”, il migliore della storia.

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APPETITE FOR DESTRUCTION

Appetite for destruction dei Guns and roses

Album di debutto tra i più trionfali della storia del rock per Axl Rose e soci, i Guns n’ roses, nuovi eroi dell’hard rock. Obiettivamente, difficile fare meglio di cosí, in un album che contiene quelli che diventeranno due autentici inni, “Welcome to the jungle” e “Paradise city”, e forse le due migliori ballate romantiche del gruppo, “My Michelle” e “Sweet child o’ mine”. La formula del gruppo è vecchia, ma vincente, tutti hanno il fisico e i tatuaggi giusti per passare per “ragazzi difficili”, il leader Axl ha la presenza scenica e la voce graffiante di un giovane Robert Plant, il chitarrista Slash la tecnica per essere considerato tra i migliori della sua generazione, se non il migliore, e per fare da spalla ad Axl. L’arco della carriera del gruppo sarà luminosissimo, grazie soprattutto ai due doppi album di “Use your illusion”, ma breve: “The spaghetti incident?”, grande album di cover del 1993, sarà il loro ultimo lavoro nella formazione originale, troppi i contrasti tra i membri del gruppo, soprattutto tra i due leader.

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NOTHING LIKE THE SUN

Grande disco per Sting

Secondo album da solista, secondo grande successo per Sting. Disco molto intimista e malinconico, come ben rappresentato nella bellissima “Fragile”, omaggio di Sting alla madre da poco scomparsa, e anche ispirato dalla militanza dell’artista per le cause civili, che si ritrova nella struggente “They dance alone”, invettiva contro il regime di Pinochet e omaggio alle madri dei “desaparecidos” del regime cileno. “We’ll be together” e soprattutto “Englishman in New York”, con il famoso video in bianco e nero, sono invece i brani con cui Sting vuole rappresentarsi all’esterno, una nuova versione dello scanzonato protagonista dell’era Police, ora maturato e diventato artista serio e misurato, pronto a raccogliere il grande successo che gli arriderà negli anni seguenti.

KICK

Dall'Australia il successo degli INXS

A volte basta un riff azzeccato, poche note sincopate ma splendidamente congegnate, ed è subito storia: per gli australiani INXS succede con “Need you tonight”, una delle canzoni di maggior successo della decade, con un video semplice ma di grande effetto. Michael Hutchence è la voce, e per le donne il volto e il corpo, del gruppo australiano, che ottiene il trionfo mondiale con un album in cui ci sono un paio di altri pezzi all’altezza della super hit. “New sensation” e “Never tear us apart” sono gli ottimi “contorni” della portata principale, “Devil inside” un dessert non troppo pesante di un pranzo musicale ricco, ma anche destinato a non avere seguiti all’altezza. La drammatica morte del leader a soli 37 anni nel 1997 segnerà la fine del sodalizio.

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CLOUD NINE

Successo da solista per George Harrison

Stanco di essere considerato per una intera carriera solo “il terzo di John e Paul”, George Harrison tira fuori un album da fuoriclasse, con un singolo memorabile e un video che fà addirittura epoca. “Cloud nine” è l’album, “Got my mind set on you” il singolo e il video che sbancano le classifiche. La canzone non è inedita, ma una cover di uno sconosciuto brano di Rudy Clark, originale è invece il video che la accompagna, in cui gli animali della stanza dei trofei di Harrison prendono vita e si mettono a cantare e ballare. Oltre a “My mind”, buon successo anche per “When we was fab”, tributo all’era Beatles, nel cui video Harrison e Ringo Starr suonano insieme.

Zucchero versione anni 80

LA COMPILATION DEL 1987

La compilation

  • I Cure ottengono un grande successo

    KISS ME KISS ME KISS ME

    “Why can’t I be you” continua la tradizione dei video originali e di grande atmosfera della band di Robert Smith

  • Running in the family

    RUNNING IN THE FAMILY

    Il settimo album dei Level 42 è quello del successo, grazie alla canzone che dà il titolo al disco e a “Lessons in love”

  • La copertina di Islands

    ISLANDS

    Insieme al disco, lo sperimentatore Mike Oldfield fece uscire una videocassetta con video che usavano animazione computerizzata

  • Mark Knopfler scrive la colonna sonora del cult movie La storia fantastica

    THE PRINCESS BRIDE O.S.T.

    Il leader dei Dire Straits è anche compositore di colonne sonore, qui del cult movie “La storia fantastica”

  • Crest of a Knave dei Jethro Tull

    CREST OF A KNAVE

    A sorpresa, l’album valse ai Jethro Tull il grammy per miglior disco hard rock/metal di un gruppo, loro che metal certo non erano..

  • Quarto album per i Marillion

    CLUTCHING AT STRAWS

    Sulla copertina di fronte e sul retro compaiono tra gli altri Dylan Thomas, Truman Capote, John Lennon, James Dean e Jack Kerouac

  • La copertina di Radio kaos

    RADIO KAOS

    Il secondo album solista di Roger Waters è un tentativo non troppo riuscito di concept album tipo “Pinball wizard” degli Who

  • Hysteria dei Def Leppard

    HYSTERIA

    Uno degli album di maggior successo degli anni ’80, con oltre 20 milioni di copie vendute e sette singoli entrati in classifica

GLI ALTRI SUCCESSI DEL 1987

I Pink Floyd a primo disco senza Roger WatersMostrano una invidiabile capacità di resistere al passare del tempo i Fleetwood Mac, gruppo di successo degli anni ’70 capaci di un grande disco anche a fine anni ’80: “Tango in the night” ottiene grandi riscontri grazie a “Little lies” e a “Everywhere”. In tema di longevità, pochi la sanno più lunga di David Gilmour e dei suoi due compari: “A momentary lapse of reason” è il primo disco deiPink Floyd post Roger Waters e ha grandi vendite grazie a “Learning to fly” e “On the turning away”. Non fà i numeri a cui è abituato “Tunnel of love” di Bruce Springsteen, nonostante la presenza di “Brilliant disguise”. Segno opposto per i Def Leppard, quelli del batterista senza un braccio, che hanno vendite multimilionarie con “Hysteria”, grazie alla canzone omonima e a “Pour some sugar on me”.

Actually dei Pet shop boys“Rag doll” trascina in alto “Permanent vacation” degli Aerosmith, i Cure non sono più oggetto di culto per pochi e “Why can’t I be you?” proietta a grandi numeri “Kiss me, kiss me, kiss me”. Il debutto dell’anno è invece quello di Terence Trent D’Arby, con “If you let me stay” singolo di successo da “Introducing the hardline according to..”. Fà centro invece al secondo album da solista l’ex leader delle Go-Go’s, Belinda Carlisle, con “Heaven is a place on Earth” a trainare le vendite del quasi omonimo album “Heaven on Earth”. Sono al secondo album anche i Pet shop boys, con “It’s a sin” clamoroso successo mondiale dall’album “Actually”. Nonostante il titolo dell’album, “Music for the masses”, invece, i Depeche mode sono ancora un gruppo di nicchia: raggiungeranno il grande successo di pubblico negli anni ’90.

WITH OR WITHOUT YOU

I WANNA DANCE WITH SOMEBODY

GOT MY MIND SET ON YOU

METEORE DI MEZZA ESTATE

Tiffany e Debbie GibsonTiffany o Debbie? L’America non sa decidersi su chi sia la nuova fidanzatina della nazione tra le due teenagers, e le ama con passione entrambe, almeno per una gloriosa stagione. Inizia la 17enne Debbie Gibson, con “Out of the blue” e il singolo di successo “Only in my dreams”, che porterà l’album a vendere tre milioni di copie. Esce a fine anno l’album della 16enne Tiffany, che fà meglio di Debbie, con “I think we’re alone now” e “Could’ve been” va al numero uno dei singoli, e poi a inizio 1988 scalza George Michael dalla vetta della classifica degli album. Avranno entrambe un altro album di discreto successo prima di sparire dalla circolazione. La prorompente Sabrina SalernoIn Europa, si abbatte sulle piste da ballo la prorompente Sabrina Salerno, risposta italiana a Samantha Fox: “Boys” spopola ovunque grazie anche al supporto del video che mostra le notevoli grazie della cantante ligure. Passa dalla pubblicità dei blue jeans al primo posto delle classifiche Nick Kamen, con “Each time you break my heart”, sponsorizzato da Madonna, ma con voce praticamente inesistente: durerà il tempo di un lavaggio a 60 gradi. Le sorelle Mel & Kim Appleby fanno una doppietta di hit, con “Respectable” e “Showing out”, e poi di loro non si sà piú niente, se non che purtroppo nel 1990 Mel morirà per una grave malattia. Rick Astley é un altro dei fenomeni parastatali dell’anno, con la vendutissima “Never gonna give you up”. Detto che vanno in classifica anche tale Richenel, con “Dance around the world”, la sconosciuta francese Caroline Loeb con l’irritante “C’est la ouate” e anche gli Off (?), con “Electrica salsa” (!), a fine anno piombano in cima alle hit parade il fenomeno M.A.R.S.S., con “Pump up the volume”. Storie di grande musica, nel 1987..

PERSI E RITROVATI

DOCUMENT

La copertina di DocumentSe dovessi paragonare i R.E.M. a un artista italiano, li avvicinerei a Franco Battiato: sia il gruppo della Georgia che il cantautore siciliano hanno avuto un lungo periodo in cui facevano musica colta, sperimentale, forse troppo colta e sperimentale per poter essere veramente capiti e amati, prima di decidere che una “contaminazione” un po’ più commerciale non li avrebbe, in fondo, feriti a morte. Prima di arrivare a “Bandiera bianca”, provenendo da “Fetus” e “Pollution”, Battiato passò da un più “digeribile” “L’era del cinghiale bianco”, prima del successo mondiale di “Out of time”, per i R.E.M. c’è stato “Document”. Ultimo album per l’etichetta indipendente I.R.S. Records, “Document” fà sentire finalmente il suono giusto di quello che sarà uno dei più importanti gruppi rock degli anni ’90. Ci vuole la scanzonata lista di cose e personaggi che popolano la fine del mondo di “It’s the end of the world as we know it (and I feel fine)” per far uscire dal guscio e dai testi criptici dei primi album Michael Stipe e soci, in un album che ha altri ottimi momenti in “Finest worksong” e “The one I love”, il primo singolo da top ten di quella che diventerà una lunga lista. Il gruppo più amato dalle radio universitarie e indipendenti dai tempi di “Radio free Europe” non è ancora pronto al decollo, ma sta rullando in pista a grande potenza..

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Top

IT TAKES A NATION OF MILLIONS

La copertina dell'albumdella notorietà per i Public enemy

Uno dei più grandi album rap/hip-hop di sempre, una pietra angolare per il genere e per tutta la storia della musica, “It takes a nation of millions to hold us back”, secondo album dei Public enemy, esplose con il fragore di una bomba e costrinse tutti a prendere coscienza del genere rap. Sono i testi delle canzoni a separare questo disco da tutto quello che era stato fatto in precedenza: nelle rime dei Public enemy c’è la ribellione della strada, la ricerca del rispetto, la voglia di autodeterminazione, il rifiuto di accettare la realtà confezionata per le masse da chi manipola i pulsanti nella stanza dei bottoni. “Don’t believe the hype” è in tal senso l’esempio principale, “Non credere alle montature”, alle falsità del sistema che riscrive la storia in continuazione per adeguarla alle necessità di chi comanda. Da questo album in poi, il rap verrà considerato musica di rottura e in grado come nessun altro genere di esprimere la rabbia della quotidianità, anche per molti artisti bianchi che seguiranno. I PE intanto, diventano i discepoli del rap, e con “Fight the power” daranno musica e parole al celebrato film di Spike Lee “Do the right thing”.

DISCO DELL’ANNO

RATTLE AND HUM

Nuovo trionfo per gli U2

“Rattle and hum”, il viaggio americano degli U2, è il simbolo della nuova consapevolezza di Bono e soci, che ormai non sbagliano un disco nemmeno volendolo. Se infatti questo album non è “The Joshua tree”, è comunque un’altra splendida performance per i quattro di Dublino, con sonorità nuove e più ricercate che li proiettano verso gli anni ’90 in cui saranno protagonisti assoluti della scena musicale. “Desire” e “All I want is you” sono i due brani migliori del disco, “Angel of Harlem” e “When love comes to town”, splendido duetto blues con B.B. King, gli altri due estratti come singolo. Gli U2 hanno avuto una parabola luminosissima negli anni ’80, aperti come gruppo alternativo che ancora non capiva le proprie potenzialità e chiusi da gruppo rock più famoso del mondo: apriranno gli anni ’90 con un suono totalmente nuovo e un disco che dividerà pubblico e critica, “Achtung baby”.

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FAITH

George Michael al grande successo da solista

Il primo album da solista dell’ex 50% degli Wham George Michael esce a fine 1987, ma domina le classifiche mondiali nel 1988, grazie soprattutto ai primi due singoli estratti. La canzone che dà il titolo al disco, “Faith”, è una facile ballata pop stile Wham, con un video semplice ma memorabile, ma è l’altra canzone che dà veramente il tono al disco e alla successiva produzione di Michael. “I want your sex” propone fin dal titolo, e poi con il video in cui Michael amoreggia con la fidanzata dell’epoca, la nuova versione anni ’90 di George Michael, non più il ragazzo dalla faccia pulita dei primi anni ’80, ma il ribelle e cattivo soggetto dalla barba accuratamente non tagliata. Con tutto quello che gli succederà in seguito, anche questa versione non sarebbe stata definitiva, ma intanto Michael entra negli anni ’90 da campione del pop e dei sogni delle donne.

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NEW JERSEY

New Jersey dei Bon Jovi

Dopo “Slippery when wet” i Bon Jovi sono diventati un successo garantito e quasi scontato, una specie di jukebox di numeri uno in cui inserire una moneta e scegliere un brano a caso, sicuri che sarà una nuova hit. “New Jersey” non ha infatti alcuna originalità, ma prosegue alla grande sulla scia del successo del precedente album, con canzoni di finto hard rock, molto più invece pop rock orecchiabile e dai ritornelli azzeccatissimi. “Bad medicine” e “Born to be my baby” sono i due maggiori pezzi rock, “I’ll be there for you” e “Lay your hands on me” le ballate anche romantiche che i milioni di fans del gruppo sono ormai abituati ad aspettarsi dai nuovi re del rock della costa atlantica. E se qualcosa non è rotto, perchè aggiustarlo?

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IF I SHOULD FALL FROM GRACE WITH GOD

I Pogues nel loro maggiore successo

I Pogues, strano gruppo di musica punk celtica, di formazione inglese, ma che suonavano musica folk irlandese con gli strumenti della tradizione, sono stati per un breve periodo di tempo famosi grazie soprattutto al carisma e agli eccessi del loro leader storico, Shane MacGowan, il cantante dai denti marci e dalla voce roca come carta abrasiva. Ma che musica poderosa, riuscivano a fare, nei loro momenti migliori, che emozioni da quella voce roca! In questo album, il migliore secondo la critica, c’è la bellissima “Fairytale of New York”, con l’essenziale collaborazione di Kirsty MacColl, più volte votata come miglior canzone natalizia di sempre, sebbene il testo sia tutto fuorchè natalizio, pieno di parolacce che si scambiano due ex innamorati che hanno perso per strada i sogni giovanili. Ma la musica è talmente bella ed emozionante che si capisce subito perchè abbia avuto un tale successo nel tempo. “Bottle of smoke”, una veloce ballata folk grondante di parolacce, ma divertente, troppo divertente, è l’altra canzone principale di un disco strano, ma dotato di una potenza assai rara. Come i Pogues, anarchica parentesi di vitalità nella scena rock inglese degli anni ’80.

TRACY CHAPMAN

Debutto vincente per Tracy Chapman

La 24enne cantautrice folk Tracy Chapman dimostra che può bastare ancora la sola voce, senza effetti speciali, senza raggi laser e lustrini, per conquistare pubblico e critica (tanti premi e oltre 20 milioni di copie vendute, uno dei debutti di maggior successo della storia). Il suo omonimo album di debutto è una vera gemma, che ci regala una voce straordinaria che canta di vite comuni e dei loro problemi quotidiani, una vera Bob Dylan al femminile in un panorama musicale che sul finire degli anni ’80 si stava svilendo a suon di lambada e musica elettronica campionata. “Fast car”, “Talkin’ bout a revolution”, la canzone più impegnata e politica dell’album, e poi la più romantica “Baby can I hold you” sono i tre estratti di maggior successo del disco, una vera boccata di ossigeno per chi continua a credere che la musica sia prima di tutto voce e parole, senza fronzoli.

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Rick Astley

“Don’t worry, be happy” di Bobby McFerrin è tormentone impossibile da evitare come pochi altri ne sono capitati, Rick Astley doppia il successo di “Never gonna give you up” con “Together forever”, mentre Phil Collins reinterpreta “A groovy kind of love”, messa anche in italiano da Ivan Graziani, per il film che lui stesso interpreta e che nessuno vede “Buster”. Michael Jackson imperversa per tutto l’anno con i singoli da “Bad”, Terence Trent d’Arby va al numero uno con “Wishing well”. I Pet shop boys azzeccano la loro formula per il successo con “Always on my mind”, Belinda Carlisle ottiene un grande successo con “Heaven is a place on Earth”, l’eterea Enya incanta con l’onirica “Orinoco flow”. I New kids on the block cominciano ad ammorbare il mondo con la piaga delle boyband grazie a “Hangin’ tough”, altrettanto giovane è l’australiana Kylie Minogue, che debutta al numero uno con “I should be so lucky”.Emerge il duo pop svedese Roxette,con The look sharp! ,dal quale escono The look e Listen to your heart.

LA COMPILATION DEL 1988

La compilation

  • Primo album completo per i Pixies

    SURFER ROSA

    Il primo album completo dei Pixies è considerato uno dei lavori che ha più influenzato i gruppi del futuro movimento alternative

  • Settimo album per i Toto

    THE SEVENTH ONE

    “Pamela” è l’unico successo del settimo album in studio dei Toto, che non raggiunge grandi livelli di vendite

  • Debutto per Paula Abdul

    FOREVER YOUR GIRL

    L’album di debutto di Paula Abdul arrivò al numero uno ben 64 settimane dopo la sua uscita, un record ancora imbattuto

  • Debutto per i Living colour

    VIVID

    Nel disco di esordio dei Living colour, la grande hit “Cult of personality” (in cui citano anche Mussolini)

  • Gli Europe dopo the final countdown

    OUT OF THIS WORLD

    “Superstitious” è l’unica canzone di rilievo nell’album “post final countdown” degli Europe

  • I Run DMC

    TOUGHER THAN LEATHER

    Insieme al disco, i Run DMC girarono anche un film dallo stesso titolo che li vede protagonisti. Niente Oscar..

  • Green dei R.e.m.

    GREEN

    Fedeli al messaggio ecologista del disco, i R.E.M. rilasciarono anche copie promozionali con la copertina di tessuto

  • Ultimo album per i Talking heads

    NAKED

    Ottavo e ultimo album per i Talking heads, che si scioglieranno ufficialmente nel 1991

GLI ALTRI SUCCESSI DEL 1988

Eric Clapton in CrossroadsEric Clapton fà il punto su una grande carriera con “Crossroads”, che contiene i suoi migliori lavori da solista e come parte dei Cream, degli Yardbirds e dei Derek and the dominos, “Reg strikes back” è il successo di Elton John, grazie soprattutto a “A word in spanish”. Debutta in tutta la freschezza dei suoi 20 anni l’australiana Kylie Minogue, in un album in cui spiccano la cover di un classico degli anni ’60, “The loco-motion”, e un inedito di grande successo, “I should be so lucky”. A dimostrazione che al grande pubblico i Beatles piaceranno sempre, grandi vendite per “Imagine: John Lennon”, grandi classici dei quattro di Liverpool scritti da Lennon che fanno parte del documentario sulla sua vita. Freddie Mercury si inventa un progetto alternativo ai Queen con la soprano Montserrat Caballé, con cui canta “Barcelona”. I Pink Floyd (versione 3 cilindri) racchiudono il poco buono che hanno fatto da soli e alcuni classici dell’era Waters in “Delicate sound of thunder”, l’album live che porteranno poi in tour mondiale fino alla famigerata serata di Venezia in cui praticamente distruggono la città lagunare (ovvio, non loro direttamente..). I Guns ‘n roses approfittano del successo dell’album di esordio per spacciare come inedito un album di b-sides, “Lies”: “Patience” li salva dalla capitolazione. “Green” dei R.E.M. contiene “Orange crush” e “Stand”, i primi due singoli al numero uno per il gruppo della Georgia, che arriva finalmente al grande successo commerciale.

La copertina di Justice for allI Metallica danno spessore al loro thrash metal con un album acclamato dalla critica e dal pubblico, con canzoni che parlano delle guerre ingiuste, della censura e del rischio nucleare: “..And justice for all” vende otto milioni di copie e li porta fuori dai circoli underground, alle grandi masse che ne faranno uno dei gruppi di maggior successo degli anni ’90. Sono invece già padroni delle classifiche di vendita, almeno di quelle inglesi, gli Iron maiden, al loro settimo album, “Seventh son of a seventh son”. “Can I play with madness” è la canzone scelta per promuovere il disco, anche con un suggestivo video. Non è solo l’anno dei Public enemy, anche Dr.Dre, Ice cube e i N.W.A. rilasciano un disco di importanza fondamentale nella storia del rap, almeno di quello che verrà poi conosciuto come “gangsta rap”: “Straight outta Compton” descrive la vita del ghetto dell’omonimo quartiere di Los Angeles con drammatica partecipazione. Molto meno impegnati sono i New kids on the block: “Hangin’ tough” segnala l’arrivo dell’epidemia boyband.

DON’T BELIEVE THE HYPE

FAIRYTALE OF NEW YORK

I SHOULD BE SO LUCKY

METEORE DI MEZZA ESTATE

La copertina dell'unico successo della Steve Rogers bandTullio De Piscopo é un’altra meteora non proprio tipica, certo é che il successo che ottiene con “Andamento lento”, in seguito se lo puó solo sognare.. cosí come la Steve Rogers band, tormentone dell’estate con “Alzati la gonna” e poi tornata al ruolo di gruppo supporter di Vasco Rossi. Belinda Carlisle é una stella molto luminosa solo nell’estate 1988, con “Heaven is a place on heart” e “I get weak”, ma non regge il confronto con l’autentica meteora dell’anno, la francese Guesch Patti.

Guesch PattiCon un video per l’epoca molto provocante e oggetto di vari dibattiti in merito alla liceità di trasmettere tutto a tutte le ore, ottiene un grandissimo successo per la sua “Etienne”: poi, sparirà dalla circolazione. Francesi sono anche gli A caus’ des garcons, 15 minuti di fama con la canzone omonima, e Vanessa Paradis, che con un filo di voce “canta” “Joe le taxi”. Transitano nei cieli molto velocemente anche tre interpreti di reggae: Eddy Grant, con “Gimme hope Johanna”, Ziggy Marley, figlio del grandissimo Bob, con “Tomorrow people” e gli Afrika Bambataa, che spopolano con “Reckless”, in coproduzione con gli UB40. I Bros anticipano la mania delle boyband, con “When will I be famous?”: per fortuna, mai. Arriva al numero uno anche la scanzonata banda di Renzo Arbore, con “Si, la vita é tutta un quiz”, stesso exploit rischia anche Gerry Scotti con “Smile”. “Faccia da pirla” è il lascito alla storia della musica di tale Charlie, mentre Yazz and the plastic population (..) cantano che “The only way is up”.. almeno per loro, non sarà cosí. Anno di musica per palati fini, il 1988..

PERSI E RITROVATI

DAYDREAM NATION

La copertina di Daydream nationCon il loro quinto album, l’ultimo prima di passare ad una major, i Sonic youth realizzano un disco che avrà un’importanza unica nel futuro movimento del rock alternativo americano che dominerà le scene negli anni ’90, riconosciuto dai più importanti interpreti della scena indie come ispirazione decisiva per la loro musica. “Daydream nation” rende omaggio alla cultura cyberpunk che ha ispirato a lungo il gruppo newyorkese e al suo più illustre interprete, William Gibson, soprattutto a “Neuromancer”, romanzo fondamentale di quella cultura. In mezzo ai suoni distorti delle chitarre che sarà poi marchio di fabbrica dell’alternative rock degli anni ’90, i Sonic youth sono abbastanza furbi da lasciar cadere anche una canzone molto più facile di ascolto, “Teen age riot”, l’unico vero successo commerciale del disco. Ma sarebbe come ridurre gli Yes a “Owner of a lonely heart” o i Genesis a “Invisible touch”: la vera forza del disco sta infatti proprio in quelle chitarre distorte, in questi testi criptici e surrealisti (“She’s a beautiful mental jukebox, a sailboat explosion, a snap of electric whipcrack”, cantano in “Hey Jonie”, omaggio alla Mitchell) che ne hanno fatto un esempio clamoroso di unanime giudizio tra i critici. Quando si arriva a scrivere che questo album “dimostra che il rumore e l’arte di avanguardia possono essere incorporati in rock, con risultati a dir poco sconvolgenti”, significa che questo disco ha veramente colpito le coscienze e rimane, a oltre 25 anni di distanza dall’uscita, un classico.

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Top

THE STONE ROSES

Album di debutto fortunatissimo per gli Stone roses

Il disco che ebbe la maggiore influenza sulla rinascita del britpop degli anni ’90, uno dei migliori album di debutto di sempre, e secondo alcuni, il miglior album di sempre e basta, senza altre aggiunte. Difficile trovare un paragone per il primo lavoro degli Stone roses, band di Manchester che miscela insieme tante influenze musicali, dai Beatles e gli Stones ai Byrds e Hendrix, dai Led Zeppelin e il punk ai Sonic youth, e ne tira fuori un concentrato di energia che coniuga pop psichedelico e dance, rock e musica da rave, in grado di far ballare ma anche esaltare gli appassionati degli assolo di chitarra rock. In un disco che non ha momenti di stanca, spiccano “She bangs the drum” e i due classici “I wanna be adored” e “I am the resurrection”. Soprattutto quest’ultima esprime la cifra stilistica del leader Ian Brown e dei suoi colleghi: la prima metà è una convenzionale canzone pop, poi Brown si interrompe e parte una lunga parte strumentale in cui la band dà il meglio della propria capacità di suonare e far scatenare le masse, in uno spettacolare passaggio di chitarre e batteria. Dopo tale debutto, ci si aspettava la grandezza dagli Stone roses, e invece questo sarà il penultimo album della band: seguirà infatti un secondo lavoro nel 1994, e poi lo scioglimento: forse, avevano messo l’asticella troppo in alto per pensare di migliorarsi.

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DISCO DELL’ANNO

..BUT SERIOUSLY

Phil Collins chiude gli anni 80 al numero uno

Uno degli ultimi album in ordine di tempo degli anni ’80, “..But seriously” ci dà un Phil Collins nuovo, decisamente più serio, appunto, più maturo e maggiormanete consapevole del suo ruolo di superstar del pop. Arriva al suo apice la parabola dell’ex batterista-seconda voce della più grande band del progressive rock, i “veri” Genesis degli anni ’70, diventato artista a tutto tondo come il suo ex compare Peter Gabriel. “Another day in paradise” è l’hit colossale dell’album, canzone dell’anno bella anche perchè ha un testo “importante”, che tratta dell’indifferenza verso i poveri che sta uccidendo la nostra umanità. “I wish it would rain down”, “Something happened on the way to Heaven” e “Do you remember?” sono le altre ottime scelte come singoli dell’album, tutte canzoni malinconiche, che mostrano il cambiamento dell’autore, all’epoca colpito da varie vicissitudine familiari. Phil Collins non è più lo scanzonato Peter Pan che strizzava l’occhio al pubblico, è finalmente, “seriamente”, diventato un grande musicista, e gli anni ’90 gli riserveranno grandi soddisfazioni, tra cui un Oscar. Un altro Peter avrà sicuramente apprezzato il momento “Solsbury hill” del suo ex batterista..

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PUMP

Il successo degli Aerosmith

“Love in a elevator” è il primo singolo nella carriera degli Aerosmith a raggiungere il numero uno delle classifiche, trascinando le vendite milionarie di “Pump”, il loro decimo album. Il gruppo di Steve Tyler ottiene il riconoscimento internazionale che fino ad allora non aveva mai raggiunto, in un disco non banale e che tratta anche tematiche importanti, come in “Janie’s got a gun”, in cui vengono affrontati sia il tema della troppa libertà di uso delle armi che della violenza domestica, e “Monkey on my back”, che parla dell’alcolismo. Inizia il periodo di grandissimo successo degli Aerosmith, che con il successivo “Get a grip” del 1993 diventeranno tra i maggiori protagonisti della scena rock.

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THE MIRACLE

L'ultimo grande album dei Queen

Il tredicesimo, e purtroppo penultimo con Freddie Mercury, a cui all’epoca era già stato diagnosticato l’aids, album dei Queen ottiene un grandissimo successo, pur non essendo niente di troppo originale. “I want it all” è la canzone migliore e più conosciuta, anche grazie al video, medium in cui i Queen sono sempre stati maestri, dalla preistoria di “Bohemian rhapsody”. “Breakthru” e “The miracle”, che dà il titolo all’album, sono gli altri singoli di successo del disco. Seguirà “Innuendo” nel 1991, poi il male più famoso degli anni ’80 porterà via il talento unico di Freddie Mercury, consegnandolo al mito del rock.

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LIKE A PRAYER

Altro successo per Madonna

Tre anni dopo “True blue”, torna Madonna, con l’ennesimo successo mondiale. “Like a prayer” segna però un passo indietro per qualità della musica e originalità, si appiattisce su un livello piuttosto basso e fà più parlare per gli scandali in cui miss Ciccone è bravissima a infilarsi. “Like a prayer” in questo senso fà il botto, con il famoso e censurato video tra croci in fiamme, stimmati e “pensieri impuri” della protagonista per un santo: il Vaticano sbraia, la Pepsi ritira la sponsorizzazione, ma “Parlatene anche male, purchè ne parliate” è lo slogan preferito da Madonna, che acquista una popolarità galattica. “Express yourself”, con il suo video da 5 milioni di dollari (!) ispirato al classico dei classici, “Metropolis” di Fritz Lang, è l’ultimo successo del decennio per la cantante del Michigan, che inizia il lungo tour mondiale “Blond ambition world tour” che ne cementerà lo status di superstar. La ragazza che ha iniziato gli anni ’80 da sconosciuta “cantante di fila” li chiude da icona pop più famosa del pianeta, pronta ad altri 10 anni di controversie e grandi successi.

FOREIGN AFFAIR

Grande successo per Tina Turner

Ottiene grande successo, ma più qui in Europa che nei nativi Stati Uniti, “Foreign affair” di Tina Turner. Il disco è soprattutto “The best”, uno dei singoli più famosi degli anni ’80 che imperversa tutto l’anno nelle classifiche di vendita, ma è anche “I don’t wanna lose you”, secondo estratto di successo dell’album. La dinamite del rock degli anni ’70 si è trasformata negli anni ’80 in una cantante raffinata e misurata, capace con la sua voce dalla potenza unica di rendere al meglio i testi scritti per lei da alcuni dei maggiori artisti del panorama rock mondiale. Questo disco è però anche l’ultimo veramente originale per la Turner, che passerà gli anni ’90 a rilasciare compilation e greatest hits, producendo molto poco materiale originale di valore.

La lambada impazza

Si scrive Kaoma, si legge lambada e pur tutto il 1989 e anche il 1990 significa pazzesco successo mondiale: è il fenomeno di fine decennio, il nuovo ballo sudamericano diffusosi come una malattia, come neanche la disco dance ai tempi della mitica “Febbre del sabato sera”, che diventa un autentico fenomeno di costume e noiosissima compagna dell’ultima estate del decennio. Molto meno invadenti sono i Roxette, nuovo duo ai vertici del pop, e le Bangles, che azzeccano un altro grande successo con “Eternal flame”. Bobby Brown, futuro marito di Whitney Houston e maggiore motivo dei futuri problemi della regina del pop sbanca le classifiche con “My prerogative”, i Poison si fanno languidi per lo stesso fine con “Every rose has its thorn”. “Personal Jesus” è la prima grande hit dei Depeche mode, “Poison” rilancia la carriera del maledetto dell’hard rock Alice Cooper. Billy Joel si converte a un pop più ruffiano con “We didn’t start the fire”, la grande chitarra di Chris Rea spicca in “The road to hell”.

LA COMPILATION DEL 1989

La compilation

  • Quindicesimo album per Lou Reed

    NEW YORK

    L’omaggio di Lou Reed alla sua città ebbe ottime critiche ma non grandi vendite, se non.. in Svizzera, dove arrivò al numero 1

  • Nick of time di Bonnie Raitt

    NICK OF TIME

    “Nick of time” valse a Bonnie Raitt vendite milionarie e tre grammy awards, tra cui disco dell’anno

  • Prince cura la colonna sonora di Batman

    BATMAN O.S.T.

    La colonna sonora di “Batman” di Tim Burton fu affidata a Prince, ed ebbe un grande successo commerciale

  • Nuovo successo per i Beastie boys

    PAUL’S BOUTIQUE

    Il secondo album dei Beastie boys è quello che incontrò i maggior favori di critica e pubblico

  • Nuovo successo per i tears for fears

    THE SEEDS OF LOVE

    L’album ebbe un costo di produzione molto elevato, di oltre un milione di sterline, tanto da lasciare i Tears for fears quasi in bolletta

  • Personal Jesus dei Depeche mode

    PERSONAL JESUS

    Il singolo “Personal Jesus” anticipò di quasi un anno l’uscita di “Violator”, primo grande successo commerciale dei Depeche mode

GLI ALTRI SUCCESSI DEL 1989

La cover di the raw and the cookedIl duo pop svedese dei Roxette ottiene grande successo con “Look sharp!”, da cui vengono estratte le energetiche hit “The look” e “dressed for success”, e poi la romantica “Listen to your heart”. Sono numeri uno in tutto il mondo i Fine young cannibals, con “the raw and the cooked” che contiene la popolarissima “She drives me crazy”, e anche “The seeds of love” dei Tears for fears ottiene grandi riscontri, grazie a “Sowing the seeds of love”. “We too are one” degli Eurythmics è materiale da classifica, ma non all’altezza di altri lavori del duo. Si mantengono giovani Elton John, con “Sleeping with the past” dei due successi “Healing hands” e “Sacrifice”, i Rolling stones, sempre sulla breccia con “Steel wheels” di “Mixed emotions”, e sir Paul McCartney, che torna sulle scene con “Flowers in the dirt” del successo “My brave face”. Un’altra veterana del pop, Cher, spopola con la canzone con il video girato su una portaerei in “If I could turn back time”. Sono invece debuttanti di successo Tanita Tikaram, quella di “Twist in my sobriety”, Martika, quella di “Toy soldiers”, Alannah Myles, quella di “Black velvet”, ed Edie Brickell & New Bohemians, quelli di “What I am”.

La copertina di DisintegrationTrionfo per un altro duo di debuttanti, i Milli Vanilli, quelli di “Girl you know it’s true”, “Girl, i’m gonna miss you”, e soprattutto “Blame it on the rain”. Ma non é tutto oro ciò che luccica: nella primavera del 1990, si scopre che i due nelle canzoni campioni delle hit parade in realtà avevano messo solo la faccia: la voce era in realtà di un trio di cantanti dietro le quinte, e i Milli muovevano solo la bocca. Lo scandalo che ne segue provoca un forte esaurimento nervoso per uno dei due, che di lí a poco preferirà il suicidio alla vergogna. Tristi storie, negli anni 80 della musica.. I Cure vanno in classifica con “Disintegration” della claustrofobica “Lullaby”, i Simple minds esplorano il loro lato più impegnato con “Street fighting years” di “Mandela day” e “Belfast child”. Grazie al successo di “Rhytm nation” Janet Jackson si toglie l’etichetta di “piccola” di casa, mentre la colonna sonora di “Batman”, curata da Prince, è uno degli album più venduti dell’anno, mentra tra i singoli spopola Paula Abdul con “Forever your girl”. Le ultime due hit dell’anno e del decennio sono “We didn’t start the fire” di Billy Joel e “Another day in paradise” di Phil Collins.

LIKE A PRAYER

THE BEST

LULLABY

METEORE DI MEZZA ESTATE

i MecanoFrancesco Salvi, al numero uno con “C’è da spostare una macchina” e “Esatto!” sa troppo bene di non essere un cantante per poter rientrare nella categoria delle meteore canore, e perciò cede volentieri il posto a Rocco & the carnations, che con “Marina” riescono a imbucarsi per un mese alla festa delle celebrità canore prima di tornare alla grigia vita di tutti i giorni (che poeta..). “Figlio della luna” è invece il grande successo del 1989 degli sconosciuti Mecano, che poi torneranno subito dopo ad esserlo, sconosciuti. Nel corso dell’anno transitano i Kaoma, quelli dalla lambada “originale”, e poi un sacco di gruppi che sfruttano il successo momentaneo del ballo, ma durano il tempo di una serata. “Pump up the jam” dei Technotronic & Felly sfrutta l’altra moda del momento, quella della musica elettronica da discoteca.

Alberto Camerini arlecchino elettronicoSi chiudono con un anno relativamente scarso di avvistamenti gli anni ’80 delle meteore, con fenomeni che ricorderemo sempre, come Alan Sorrenti, Alberto Camerini, i Rockets, i Righeira, Falco, Plastic Bertrand, Samantha Fox.. anche grazie ai loro successi di una o due estati, gli anni ’80 della musica sono stati divertenti, colorati, emozionanti come pochi altri.

PERSI E RITROVATI

DOOLITTLE

La copertina di DoolittleSono rari, nella storia della musica, i casi di artisti unanimemente ritenuti punti di riferimento, influenze imprescindibili per stili e generi successivi, e ai Pixies è toccato questo privilegio, tanto da farli ritenere alla critica i precursori del grunge “a la Nirvana” e della musica indie degli anni ’90. In “Doolittle”, uscito proprio sul finire degli anni ’80, come del resto nella maggior parte dei loro lavori, riecheggiano note e distorsioni dell’epoca punk, che sembravano perse negli anni del pop, testi sconclusionati, pugni di energia rock alternati a smielate ballate. Un disco straniante e affascinante, spigoloso e accogliente come una coperta di lana, in cui convivono gli opposti, che i Pixies sono maestri nel governare. Le citazioni sono molte, e spesso dotte: “Debaser”, secondo la critica la migliore canzone del disco, fà riferimento al film surrealista di Luis Bunuel e Salvador Dalí “Un cane andaluso”, un cortometraggio onirico composto da tante scene stranianti, “Monkey gone to heaven” parla di un tema molto caro alla band, quello della catastrofe ambientale a cui sta andando incontro il mondo, nello specifico la distruzione degli oceani, ma anche della relazione dell’uomo con il divino, e il suo opposto (“If Man is 5, then the devil is 6, then God is 7”). E i riferimenti biblici abbondano in “Dead” e “Gouge away”, con le storie di Davide e Betsabea e Sansone e Dalila. Il disco dei Pixies è il manifesto della rivoluzione che stava arrivando da Seattle, anticipata al crepuscolo degli anni ’80 da questo enigmatico, caotico, epico quartetto di Boston.

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Informazioni su diego80 (1873 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
Contatto: WebsiteFacebook

1 Commento su Le canzoni degli anni ’80 #2 dal 1985 al 1989

  1. Elena scanabessi // 26 ottobre 2015 a 22:18 // Rispondi

    Articolo interessantissimo e redatto in modo fenomenale

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