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9 ottobre 1967:Muore Ernesto “Che” Guevara

Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.

da PensieriParole 

Fu una delle frasi più famose pronunciate dal rivoluzionario argentino,di cui oggi ricorre il 48mo anniversario della sua morte.Ricostruiamo la sua vita e le sue opere attraverso la pagina Wikipedia dedicata a lui.Molto esauriente,direi.

La foto di Korda, intitolataGuerrillero Heroico. La foto che ritrae Guevara è stata una delle fotografie più stampate del XX secolo. Nel mondo, ci sono innumerevoli immagini del Che su riviste, libri, cartoline, poster, magliette e bandiere, ma il fotografo che la scattò,Alberto Korda, non ne trasse alcun guadagno[3].

Ernesto Guevara de la Serna, più noto come Che Guevara o semplicemente el Che (in spagnolo: pronuncia [el ‘ʧe]) o, in italiano, il Che(pronuncia [il ‘ʧe]) (Rosario, 14 giugno 1928[2]La Higuera, 9 ottobre 1967), è stato un rivoluzionario, guerrigliero, scrittore e medicoargentino.

Firma di Che Guevara

Guevara fu membro del Movimento del 26 di luglio e, dopo il successo della rivoluzione cubana, assunse un ruolo nel nuovo governo, secondo per importanza solo a Fidel Castro, suo alleato politico.

Nella prima metà del 1965 lasciò Cuba per attuare la Rivoluzione popolare in altri Paesi, prima nell’ex Congo Belga (ora Repubblica Democratica del Congo), poi in Bolivia. L’8 ottobre 1967 venne ferito e catturato da un reparto anti-guerriglia dell’esercito boliviano – assistito da forze speciali statunitensi costituite da agenti speciali della CIA – a La Higuera, nella provincia di Vallegrande (dipartimento di Santa Cruz). Il giorno successivo venne ucciso e mutilato delle mani nella scuola del villaggio. Il suo cadavere – dopo essere stato esposto al pubblico a Vallegrande – fu sepolto in un luogo segreto e ritrovato da una missione di antropologi forensi argentini e cubani, autorizzata dal governo boliviano di Sanchez de Lozada, nel 1997. Da allora i suoi resti si trovano nel Mausoleo di Santa Clara di Cuba.

 

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e gioventù[modifica | modifica wikitesto]

Documento di nascita di Ernesto Guevara.

Ernesto Guevara de la Serna nacque a Rosario, in Argentina, nel 1928 da un’abbiente famiglia borghese. Primo di cinque fratelli (tre maschi e due femmine), sebbene il padre avrà da un secondo matrimonio con la pittrice argentina Ana Maria Erra altri tre figli (Ramon, Maria Victoria e Ramiro), Guevara era figlio di Ernesto Rafael Guevara Lynch (19011987), un imprenditore argentino di origini bascheed irlandesi, e di Celia de la Serna (19061965), benestante borghese di remote origini spagnole. Relativamente alla data di nascita si hanno notizie discordi: nella biografia più completa e documentata, redatta da Jon Lee Anderson, viene citata l’affermazione della madre, che asserisce che la data corretta è il 14 maggio, mentre altre fonti danno come data di nascita il 14 giugno.

La casa natale di Ernesto “Che” Guevara a Rosario.

Il Che nel 1951, in Argentina

Nonostante soffrisse d’asma (male che costringerà i Guevara a trasferirsi a Córdoba e che lo affliggerà tutta la vita), si dedicò allo sport, specialmente al rugby (militò per un breve periodo anche nel San Isidro), con ottimi risultati. In questo contesto acquisì il soprannome “Fuser”, contrazione di “Furibondo Serna”, suo tipico grido quando partiva all’attacco.

Altra passione giovanile furono gli scacchi, gioco insegnatogli dal padre. Dall’età di dodici anni partecipò a diversi tornei scacchistici locali. Durante l’adolescenza, si appassionò alla poesia, specialmente a quella di Pablo Neruda. Come molti sudamericani della sua estrazione sociale e culturale, nel corso degli anni Guevara scrisse diverse poesie. Era un lettore vorace ed eclettico, con interessi che variavano dai classici dell’avventura di Jack London, Jules Verne ed Emilio Salgari ai saggi di Sigmund Freud e Carl Gustav Jung ed ai trattati filosofici di Bertrand Russell. Nonostante l’educazione borghese, i suoi amici erano i ragazzi delle baraccopoli di Córdoba, e l’esempio che lo attirava di più il Mahatma Gandhi, sebbene Guevara non credesse che il privilegio potesse essere distrutto senza violenza[4].

Nella tarda adolescenza si appassionò alla fotografia. Anni dopo, avrebbe fotografato i siti archeologici visitati nei suoi viaggi. Studiò dal1941 nel Colegio Nacional Deán Funes e, nel 1948, si iscrisse all’Università di Buenos Aires per studiare medicina: dopo diverse interruzioni, si laureò il 12 luglio 1953[5].

Il Sudamerica in motocicletta[modifica | modifica wikitesto]

La motocicletta Norton utilizzata nelle riprese del film I diari della motocicletta.

Quando era ancora studente, Guevara passò molto tempo a viaggiare in America Latina. Nel 1951un suo vecchio amico, il biochimico Alberto Granado, suggerì a Guevara di prendere un anno di pausa dagli studi in medicina per intraprendere il viaggio attraverso il Sudamerica che per anni si erano proposti di fare. Guevara ed Alberto partirono dalla città di Alta Gracia a cavallo di unamotocicletta Norton Model 18 di 500 cc del 1939, cui Granado aveva dato il soprannome di “La Poderosa II“. La loro idea era di passare qualche settimana nel lebbrosario di San Pablo, in Perù, sulle rive del Rio delle Amazzoni, a compiere attività di volontariato. Guevara raccontò questo viaggio nel diario “Latinoamericana” (Notas de viaje) da cui, nel 2004, verrà tratto il film I diari della motocicletta, candidato a vari premi.

Dopo aver visto la povertà di massa ed essere stato influenzato dalle letture sulle teorie marxiste, concluse che solo la rivoluzione avrebbe potuto risolvere le disuguaglianze sociali ed economiche dell’America Latina. I suoi viaggi gli fornirono anche l’idea di non vedere il Sudamerica come una somma di diverse nazioni, ma come un’unica entità, per la liberazione della quale era necessaria una strategia di respiro continentale. Cominciò ad immaginare la possibilità di una Ibero-America unita e senza confini, legata da una stessa cultura (mestizo); questa idea assumerà notevole importanza nelle sue ultime attività rivoluzionarie. Ritornato in Argentina, completò gli studi il prima possibile, deciso a continuare i suoi viaggi nell’America del Sud e nell’America centrale.

Il Guatemala[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la laurea alla scuola medica dell’Università di Buenos Aires nel 1953, con specializzazione in allergologia[6], Guevara ricominciò a viaggiare, visitando Bolivia, Perù,Ecuador, Panamá, Costa Rica, Nicaragua, Honduras e El Salvador. Raggiunse il Guatemala dove il presidente Jacobo Arbenz Guzmán guidava un governo populista che cercava di portare avanti una rivoluzione sociale attraverso varie riforme, soprattutto fondiarie. Intorno a questo periodo Guevara ricevette il famoso soprannome Che, dovuto all’uso frequente che faceva del tipico intercalare argentino che.

Secondo Jon Lee Anderson, il principale contatto di Guevara in Guatemala fu la socialista peruviana Hilda Gadea, che lo introdusse in ambienti vicini al governo Arbenz. Hilda faceva parte dell’Alianza Popular Revolucionaria Americana (APRA), un movimento politico guidato da Víctor Raúl Haya de la Torre.

Guevara prese anche contatto con diversi esuli cubani, legati a Fidel Castro, tra cui Antonio “Ñico” López, che aveva preso parte all’attacco della caserma “Carlos Manuel de Céspedes” a Bayamo, e che sarebbe morto al ponte Ojo del Toro poco dopo lo sbarco a Cuba della Granma. Guevara si unì a questi moncadistas nella vendita di oggetti religiosi connessi al culto del Cristo nero ed aiutò anche due medici venezuelani specialisti della malaria, Vega e Peñalver.

La sua situazione economica era piuttosto precaria e fu costretto a dare in pegno alcuni gioielli di Hilda. Il 15 maggio 1954, sulla nave svedese Alfhem, arrivò un carico d’armi per la fanteria e per l’artiglieria leggera di marca Škoda, inviato dalla Cecoslovacchia comunista al governo Arbenz. Il carico fu stimato in 2000 tonnellate dalla CIA[7] e in appena due tonnellate da Jon Lee Anderson[8] (si pensa però che la stima di Anderson sia il risultato di un errore di stampa[9]).

Guevara si era recato per breve tempo in El Salvador per procurarsi un nuovo visto ed in seguito era ritornato in Guatemala. Nel frattempo, aveva avuto inizio il colpo di stato diCarlos Castillo Armas, appoggiato dalla CIA[7]. Le forze contrarie ad Arbenz non furono in grado di arrestare il trasporto delle armi ceche su ferrovia. In seguito però, riorganizzate e dotate di supporto aereo, guadagnarono terreno. Guevara entrò in una milizia armata organizzata dai giovani comunisti, ma ben presto ritornò ai suoi impegni medici. A seguito del colpo di stato, Guevara si era presentato volontario, ma Arbenz consigliò ai sostenitori dotati di cittadinanza estera di abbandonare il paese. Dopo che Hilda fu arrestata, Guevara per breve tempo si rifugiò nel consolato argentino e poi si trasferì in Messico.

Il colpo di stato contro Arbenz, consolidò l’opinione di Guevara che gli Stati Uniti fossero una potenza imperialista, che si sarebbe sempre opposta ai governi intenzionati a ridurre le disparità economiche, endemiche in America Latina e negli altri paesi in via di sviluppo. Questo rafforzò ulteriormente la sua convinzione secondo cui solo il socialismo, raggiunto attraverso la lotta armata e difeso dal popolo in armi, avrebbe risolto i problemi dei paesi poveri.

La Rivoluzione cubana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Rivoluzione cubana.

Banconota cubana da 3 pesos (fronte)

Poco dopo l’arrivo in Messico, rinnovò la sua amicizia con Ñico López e con gli altri esuli cubani che aveva incontrato in Guatemala. López lo mise in contatto con Raúl Castro. Dopo essere stato rilasciato, Fidel Castro arrivò a Città del Messico e Raúl gli presentò Guevara. Dopo una fervida conversazione durata tutta la notte, Guevara si convinse che Castro era il capo rivoluzionario che stava cercando ed aderì al Movimento del 26 di luglio che voleva abbattere il dittatore cubano Fulgencio Batista.

Anche se i piani prevedevano che Guevara sarebbe stato solo il medico del gruppo, partecipò all’addestramento militare insieme agli altri membri del movimento e, alla fine del corso, fu segnalato dall’istruttore, il colonnello Alberto Bayo, come il migliore degli allievi. Nel frattempo, anche Hilda Gadea era arrivata dal Guatemala e riprese la sua relazione con Guevara. Nell’estate del 1955 lo informò che era incinta e lui le propose di convolare a nozze. Il matrimonio ebbe luogo il 18 agosto 1955 e la loro figlia, che chiamarono Hilda Beatríz, nacque il 15 febbraio 1956.

Quando il 25 novembre 1956 la nave Granma partì alla volta di Cuba da Tuxpan, nella provincia messicana di Veracruz, Guevara, l’italiano Gino Donè Paro[10][11], il messicano Alfonso e il dominicano Ramon Mejías, detto Pichirillo, erano i soli non cubani a bordo. Il 2 dicembre avvenne lo sbarco a La Playa de las Coloradas, una zona paludosa vicino aNiquero. Poco dopo furono attaccati dai militari di Batista e la metà di loro cadde in combattimento o fu uccisa dopo la cattura. I dodici sopravvissuti, a cui si aggiunsero dei contadini incontrati dopo lo sbarco (per un totale di diciassette uomini)[12], si riorganizzarono e fuggirono sulle montagne della Sierra Maestra, per condurre la guerriglia contro il regime.

Negli ultimi giorni del dicembre 1958 diresse l’attacco condotto dalla sua “squadra suicida” (un reparto che svolse le missioni più rischiose dell’esercito rivoluzionario)[13] su Santa Clara. Fu una delle battaglie decisive della rivoluzione, anche se la serie di sanguinose imboscate, prima durante la offensiva sulla Sierra Maestra poi sulla Guisa e l’intera campagna delle pianure di Cauto probabilmente ebbero una maggiore importanza militare. Batista, dopo essersi accorto che i suoi alti ufficiali, come il generale Cantillo che aveva incontrato Castro allo zuccherificio abbandonato “Central America”, stavano stipulando una pace separata, fuggì nella Repubblica Dominicana il 1º gennaio 1959.[14]

Nel governo cubano[modifica | modifica wikitesto]

Ernesto Guevara
Che Guevara June 2, 1959.jpg

Ministro dell’Industria e dell’Economia della Repubblica diCuba
Durata mandato23 febbraio 1961 –
1965
Capo di StatoFidel Castro

Dati generali
Partito politicoMovimento 26 luglio,Partito Comunista di Cuba
Titolo di studiolaurea in medicina
Professionemedico, guerrigliero

Il 2 gennaio 1959 la colonna del Che entrò nella capitale di Cuba, L’Avana, e occupò la fortezza militare “La Cabaña”, eretta al tempo della colonizzazione spagnola. Per i sei mesi in cui rivestì l’incarico di comandante della prigione sovrintese ai processi e alle esecuzioni di circa 55 militari[15], ex ufficiali del regime di Batista, membri del BRAC (Buró de Represión de Actividades Comunistas, “Ufficio repressione attività comuniste”). In questo periodo organizzò una scuola di alfabetizzazione per tutti gli ex combattenti e incontrò Salvador Allende. Successivamente il Che dedicherà al futuro Presidente del Cile il libro La guerra di guerriglia: “A Salvador Allende che con altri mezzi cerca di ottenere la stessa cosa. Con affetto, Che”.

Il 7 febbraio 1959, il nuovo governo nominò Guevara “Cittadino cubano per diritto di nascita”. Poco dopo, Guevara iniziò le procedure di divorzio, per porre una fine anche formale al suo matrimonio con Hilda Gadea, da cui si era separato, nei fatti, già prima di partire dal Messico con la Granma. Il 2 giugno 1959, sposò Aleida March, una cubana che faceva parte del Movimento del 26 di luglio, con cui viveva dalla fine del 1958. Dieci giorni dopo, in rappresentanza del governo partì per il Medio Oriente e l’Asia, alla testa di una delegazione economica che aveva come obiettivo principale l’apertura di nuovi mercati. Nello stesso anno, durante l’estate, visitò la Jugoslavia e fece tappa anche a Fiume, dove i funzionari locali lo accompagnarono nelle fabbriche della zona, come il cantiere navale “3 maggio”, per capire il sistema aziendale dell’autogestione delle stesse da parte dei lavoratori.

In seguito, Guevara divenne dirigente dell’Istituto Nazionale per la Riforma Agraria e poi presidente della Banca Nazionale di Cuba(in un certo senso, uno scherzo del destino, poiché aveva spesso condannato il denaro; espresse il suo disagio firmando le banconote col soprannome “Che”). In questo periodo, riemerse la sua passione per gli scacchi e prese parte a molti tornei nazionali ed internazionali che si tenevano a Cuba[16]. Desiderava molto incoraggiare i giovani cubani ad accostarsi agli scacchi e organizzò molte attività per stimolare il loro interesse verso il gioco.

Già dal 1959, Guevara aiutò ad organizzare tentativi rivoluzionari, a Panama e nella Repubblica Dominicana. In questi tentativi morì Ramón López (Nené), aiutante del comandante Camilo Cienfuegos. Alcuni definiscono queste operazioni come una purga dei fedeli di “Camilo”. Nel 1960 Guevara prese parte ai soccorsi alle vittime in seguito all’esplosione della nave La Coubre. Mentre l’operazione di salvataggio era in corso, avvenne una seconda esplosione. I morti furono oltre cento[17]. Fu in questa occasione cheAlberto Korda scattò la sua fotografia più famosa. Non è chiaro se la nave fu sabotata o se esplose per un incidente.

Coloro che favoriscono la teoria del sabotaggio tendono ad attribuirlo alla CIA[18] e spesso attribuiscono la colpa a William Alexander Morgan[19], un rivale di Guevara nelle forze anti-Batista delle province centrali, che più tardi sarebbe entrato nella CIA. Alcuni esuli cubani portano avanti la teoria secondo cui l’attentato sarebbe stato compiuto da alcuni filosovietici, nemici di Guevara[20]. Dopo essere stato direttore dell’Istituto Nazionale per la Riforma Agraria e della Banca Nazionale di Cuba, Guevara venne nominato Ministro dell’Industria. In questa posizione, contribuì a modellare il socialismo cubano, diventando una delle figure politiche più importanti dell’isola.

Nel suo libro Sulla guerriglia, Guevara sostenne il modello cubano di rivoluzione, iniziato da un piccolo gruppo di guerriglieri (foco), senza la necessità di ricorrere a grandi organizzazioni che sostenessero l’insurrezione armata (dottrina del focolaio). Questa strategia più tardi sarebbe fallita in Bolivia. Nel saggio El socialismo y el hombre en Cuba(1965) sostenne la necessità di creare un “uomo nuovo” (hombre nuevo) assieme allo stato socialista. Durante l’invasione della Baia dei Porci (1961), Guevara non partecipò ai principali combattimenti, essendo stato assegnato da Castro ad un comando nella provincia più occidentale di Cuba, Pinar del Rio, dove respinse un tentativo d’invasione (era un’operazione diversiva, escogitata per distogliere l’attenzione dei cubani dal luogo del vero sbarco). Durante lo svolgimento di questo incarico, patì una ferita al volto, che affermò essere stata causata dallo sparo accidentale della sua pistola. Guevara giocò un ruolo importante nello schieramento a Cuba dei missili balistici sovietici, armati con testate nucleari, causa della crisi dell’ottobre 1962.

Guevara con Simone de Beauvoir eJean-Paul Sartre a Cuba, nel 1960. Sartre lo definirà «l’essere umano più completo del nostro tempo»[21].

L’allontanamento da Cuba[modifica | modifica wikitesto]

Nel dicembre 1964 Guevara andò a New York in qualità di capo della delegazione cubana e tenne un discorso all’Assemblea Generale dell’ONU[22]. In quell’occasione, apparve nel programma domenicale d’informazione Face the Nation sulla CBS ed incontrò diverse personalità ed esponenti di gruppi politici. Tra loro, il senatore statunitense Eugene McCarthy, componenti del gruppo guidato da Malcolm X e dalla radicale canadese Michelle Duclos[23][24]. Il 17 dicembre volò a Parigi, dando inizio a un viaggio di tre mesi, in cui visitò laRepubblica Popolare Cinese, l’Egitto, l’Algeria, il Ghana, la Guinea, il Mali, il Dahomey, il Congo-Brazzaville e la Tanzania, con soste inIrlanda, a Parigi e a Praga.

Ad Algeri, il 24 febbraio 1965, fece l’ultima apparizione pubblica sul palcoscenico internazionale, intervenendo al “Secondo seminario economico sulla solidarietà afro-asiatica”. Nel suo discorso dichiarò: “In questa lotta fino alla morte non ci sono frontiere. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a quanto accade in ogni parte del mondo. Una vittoria di qualsiasi nazione contro l’imperialismo è una nostra vittoria, come una sconfitta di qualsiasi nazione è una nostra sconfitta”[25][26]. Sorprese quindi il suo uditorio proclamando “I paesi socialisti hanno il dovere morale di liquidare la loro tacita complicità con i paesi sfruttatori del mondo occidentale”. Delineò anche una serie di misure che, secondo lui, i paesi del blocco comunista avrebbero dovuto prendere per raggiungere questo scopo[27][28]. Ritornò a Cuba il 14 marzo, ricevuto solennemente all’aeroporto dell’Avana da Fidel e Raúl Castro, Osvaldo Dorticós e Carlos Rafael Rodríguez.

Due settimane dopo, Guevara si ritirò dalla vita pubblica e scomparve. Dove fosse restò il grande mistero cubano per tutto il 1965, anche se era sempre genericamente considerato il “numero due” del regime dopo Castro. La sua latitanza fu variamente attribuita al relativo insuccesso del piano d’industrializzazione che aveva portato avanti da ministro dell’Industria, alle pressioni esercitate su Castro dai Sovietici, allarmati dalle tendenze filo cinesi di Guevara, in un momento in cui la frattura tra Mosca e Pechino si approfondiva, oppure a gravi divergenze tra Guevara ed il resto della dirigenza cubana sullo sviluppo economico dell’isola e sulla sua linea politica. È anche possibile che Castro fosse stato reso diffidente dalla popolarità di Guevara, che poteva farlo diventare una minaccia. I critici di Castro affermano che le sue spiegazioni sulla scomparsa di Guevara sono sempre sembrate sospette e molti trovano sorprendente che Guevara non dichiarasse mai le sue intenzioni in pubblico, ma solo con una lettera priva di data a Castro.

L’orientamento filo-cinese di Guevara era sempre più problematico per Cuba, mano a mano che l’economia del paese diventava sempre più dipendente dall’Unione Sovietica. Dai primi giorni della rivoluzione cubana, Guevara era stato considerato un sostenitore della strategia maoista nell’America Latina. Il suo piano per una rapida industrializzazione di Cuba per molti era comparabile alla campagna cinese del grande balzo in avanti. Secondo diversi osservatori occidentali della situazione cubana, l’opposizione di Guevara alle raccomandazioni ed alle condizioni sovietiche, che Castro aveva dovuto accettare, potrebbe essere la ragione del suo allontanamento dalla vita pubblica. D’altronde, sia Guevara che Castro sostenevano l’idea di un fronte unico tra Unione Sovietica e Cina, tentando anche, senza successo, di riconciliare le due maggiori potenze comuniste.

Durante la crisi dell’ottobre 1962, Guevara percepì come un tradimento sovietico la decisione – presa da Nikita Khruščёv senza consultare Castro – di ritirare i missili da Cuba. Divenne quindi più scettico nei confronti dell’URSS. Come emerso dal suo ultimo discorso ad Algeri, del 24 febbraio 1965, aveva iniziato a vedere l’emisfero settentrionale, guidato ad ovest dagli Stati Uniti e ad est dall’Unione Sovietica, come unica entità sfruttatrice dell’emisfero meridionale. Di fronte alle più diverse ipotesi sul destino del rivoluzionario argentino, Castro, il 16 giugno 1965, disse che l’opinione pubblica sarebbe stata informata su Guevara quando lo stesso Guevara avesse ritenuto opportuno farlo. Intanto le voci si diffondevano sia a Cuba che all’estero.

Il 3 ottobre di quello stesso anno, Castro rese pubblica una lettera priva di data[29] presumibilmente scrittagli da Guevara diversi mesi prima, in cui questi riaffermava la sua solidarietà con Cuba, ma dichiarava anche la sua intenzione di abbandonare l’isola e di andare a combattere altrove per la Rivoluzione. Spiegava che “Altri paesi nel mondo hanno bisogno dei miei modesti sforzi”. Nella stessa lettera Guevara annunciava di dimettersi da tutte le cariche che occupava, nel governo, nel partito e nelle forze armate. Rinunciò anche alla cittadinanza di Cuba, che gli era stata concessa nel 1959 per i suoi meriti nella rivoluzione. Durante un’intervista con quattro giornalisti stranieri il 1º novembre, Castro disse di essere al corrente dove fosse Guevara e aggiunse, riguardo alle voci su una possibile morte del vecchio compagno d’armi, che questi, al contrario, godeva di ottima salute. Dove fosse Guevara restò, comunque, un mistero per i successivi due anni, durante i quali i suoi movimenti rimasero segreti.

In Congo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Crisi del Congo.

Durante un incontro, durato tutta la notte tra il 14 ed il 15 marzo 1965, Guevara e Castro si trovarono d’accordo sul fatto che il Che avrebbe guidato personalmente la prima azione militare cubana in Africa. Alcune fonti affermano che Guevara convinse Castro ad affidargli questa impresa, mentre altre sostengono che fu Castro a convincere Guevara ad intraprendere la missione, argomentando che le condizioni sociali dei diversi paesi latino americani presi in considerazione come possibili “fuochi” di guerriglia non erano ancora ottimali[30]; lo stesso Lider Maximo ha confermato questa seconda versione[31].

Guevara in Congo, ospite in un villaggio locale

L’operazione cubana nell’ex Congo Belga era finalizzata al sostegno del movimento marxista dei Simba, favorevole a Patrice Lumumba. Durante la missione africana, per un certo periodo Guevara fu assistito dal capo guerrigliero Laurent-Désiré Kabila, che aiutava i sostenitori di Lumumba a condurre una rivolta, soppressa dall’esercito congolese nel novembre di quello stesso 1965. Guevara considerò Kabila insignificante, scrivendo di lui “Niente mi fa credere che sia l’uomo adatto al momento”[32]. Guevara aveva 37 anni ed era privo di un’istruzione militare formale. La sua asma gli aveva infatti evitato il servizio militare in Argentina, fatto di cui fu felice, date le sue opinioni politiche di opposizione al governo. Aveva comunque al suo attivo le esperienze della rivoluzione cubana.

Mercenari sudafricani e britannici ed esuli cubani lavorarono con l’esercito congolese per ostacolare i piani di Guevara. Furono in grado di monitorare le comunicazioni dei reparti agli ordini del rivoluzionario argentino, di tendere imboscate ai guerriglieri ed alle truppe cubane ogni volta in cui tentarono un attacco, di interrompere le linee di rifornimento di Guevara[33][34]. Il proposito di Guevara era quello di esportare la rivoluzione cubana indottrinando i Simba all’ideologia comunista ed insegnando loro le strategie della guerriglia.

L’incompetenza, il settarismo e le lotte intestine delle varie fazioni congolesi furono indicate da Guevara come le principali ragioni del fallimento della rivolta. Dopo sette mesi, malato, sofferente per l’asma e frustrato dalle avversità, Guevara abbandonò il Congo con i cubani sopravvissuti (sei membri della sua colonna erano morti). Ad un certo punto, Guevara fu tentato di rimandare a Cuba soltanto i feriti, rimanendo a combattere da solo in Congo fino alla fine, per offrire un esempio ai rivoluzionari. I suoi compagni d’armi e due emissari di Fidel Castro lo convinsero però a lasciare il campo di battaglia.

Dal momento che Fidel Castro aveva reso di dominio pubblico una lettera che Guevara gli aveva inviato, in cui il rivoluzionario argentino scriveva della sua intenzione a recidere ogni legame con Cuba per dedicarsi interamente alla rivoluzione in altre parti del mondo, il Chenon se la sentì moralmente di tornare sull’isola e passò i successivi sei mesi vivendo clandestinamente a Dar-es-Salaam, Praga e nella Repubblica Democratica Tedesca. Durante questo periodo, scrisse le sue memorie sull’esperienza in Congo e iniziò ad elaborare altri due libri, uno di filosofia (Apuntes Filosóficos) e uno di economia (Notas Económicas). In tutti questi mesi, Castro seguitò a esortarlo perché tornasse a Cuba, ma Guevara accettò solamente quando capì che sarebbe rimasto sull’isola per i pochi mesi necessari a preparare una nuova impresa rivoluzionaria in America Latina e che la sua presenza sarebbe rimasta strettamente riservata.

In Bolivia[modifica | modifica wikitesto]

La guerriglia[modifica | modifica wikitesto]

Passaporto falso usato da Che Guevara per entrare in Bolivia, cammuffato sotto il nome di Adolfo Mena González

Le ipotesi su dove Guevara potesse essere continuarono a inseguirsi per tutto il 1966 e i primi mesi del 1967. Rappresentanti del movimento indipendentista mozambicano FRELIMO raccontarono di incontri con lui alla fine del 1966 o all’inizio del 1967 a Dar es Salaam, dopo i quali rifiutarono la sua offerta di aiuto al loro progetto rivoluzionario. In un discorso tenutosi durante la manifestazione delPrimo maggio 1967 all’Avana, il ministro delle forze armate facente funzione, maggiore Juan Almeida, annunciò che Guevara stava “servendo la rivoluzione da qualche parte nell’America Latina”. Le notizie, sempre più consistenti, secondo cui stava conducendo la guerriglia in Bolivia vennero infine considerate degne di fede.

Su richiesta di Fidel Castro, un pezzo di terreno in una zona remota era stato comprato dai comunisti boliviani perché Guevara lo utilizzasse come base e campo d’addestramento. Probabilmente, per Guevara ed i cubani che lo accompagnavano, la scelta di non iniziare a combattere subito, ma di addestrarsi in questo campo nella regione di Ñancahuazú comportò maggiori rischi. Poco fu fatto per gettare le basi di un esercito guerrigliero. La presunta ex operativa della Stasi (qualità negata dalle autorità della DDR, oggi dopo il crollo della DDR non vi sono informazioni che possano far presumere la sua appartenenza alla Stasi) Haydèe Tamara Bunke Bider, più nota con il nome di battaglia di Tania, si era installata a La Paz come principale agente di Guevara. Vennero diffuse voci su una sua collaborazione col KGB e si è spesso ritenuto che abbia servito inconsapevolmente interessi sovietici, portando le autorità boliviane sulle tracce dei guerriglieri. Tania cadde in Bolivia qualche tempo prima di Guevara. Il diario, trovato addosso al suo cadavere, avrebbe aiutato i boliviani a individuare i movimenti dei cubani.

Le numerose foto di Guevara e degli altri membri del gruppo, lasciate nel campo base dopo che questo fu abbandonato a seguito dei primi scontri con l’esercito boliviano nel marzo 1967, fornirono al presidente René Barrientos Ortuño la prova della presenza del rivoluzionario argentino nel paese. Si dice che, dopo averle viste, Barrientos espresse il desiderio di vedere la testa di Guevara piantata su una picca e mostrata nel centro di La Paz. Ordinò quindi all’esercito di dare la caccia al gruppo cubano. Il reparto di Guevara, composto da circa 50 combattenti e denominato ELN (Ejército de Liberación Nacional de Bolivia), era ben equipaggiato e inizialmente conseguì un certo numero di successi contro le forze boliviane, sul terreno difficile e montuoso della regione di Camiri. In settembre, tuttavia, l’esercito riuscì ad eliminare due gruppi guerriglieri, uccidendo uno dei capi.

Nonostante la natura violenta del conflitto, Guevara fornì cure mediche a tutti i militari boliviani che i guerriglieri presero prigionieri e, di seguito, li rilasciò. Anche dopo l’ultima battaglia di Quebrada del Yuro, in cui fu ferito e catturato, quando fu condotto in un centro di detenzione provvisoria e vide che lì si trovavano diversi militari boliviani rimasti feriti nel combattimento, si offrì di fornirgli assistenza medica (offerta rifiutata dall’ufficiale boliviano in comando)[35]. Il piano di Guevara per fomentare la rivoluzione in Bolivia si basava su alcune concezioni sbagliate:

  • Si aspettava di dover affrontare solo il governo militare locale ed il suo esercito, male armato e poco equipaggiato. Al contrario, appena il governo statunitense ebbe confermata la sua presenza in Bolivia, inviò personale della CIA e di altre agenzie per aiutare ad organizzare la contro guerriglia. L’esercito boliviano venne addestrato da consiglieri appartenenti alle forze speciali dell’esercito statunitense, incluso un nuovo battaglione dei Rangers esperto in combattimento nella giungla. I reparti speciali statunitensi probabilmente presero parte anche a certi combattimenti.
  • Si aspettava di ricevere assistenza e cooperazione dai locali oppositori al governo. Queste aspettative vennero frustrate ed il Partito comunista boliviano, filosovietico e non filocubano, non lo aiutò affatto, anche se alcuni membri, come Rodolfo Saldana, Serapio Aquino Tudela e Antonio Jimenez Tardiolo lo fecero a titolo personale o si arruolarono nei suoi reparti, contro la volontà dei vertici di partito.
  • Si aspettava di rimanere in contatto radio con L’Avana. Al contrario, le due trasmittenti ad onde corte che gli erano state fornite erano difettose, impedendo le comunicazioni con Cuba. Dopo qualche mese, il registratore a nastro che utilizzavano per registrare e decodificare i messaggi radio provenienti da Cuba fu perso durante l’attraversamento di un fiume.

Oltretutto, la sua inclinazione al confronto più che al compromesso contribuì probabilmente alla sua incapacità di sviluppare un buon rapporto di lavoro con i dirigenti boliviani, come era avvenuto anche in Congo[36]. Questo tratto del suo carattere era emerso anche nel corso della guerriglia a Cuba, ma era stata tenuta sotto controllo dalla guida di Fidel Castro[37].

In realtà l’ipotesi che il Che stesse preparando la rivoluzione in Bolivia sembra non essere corretta. È più probabile, come confermano anche le ricerche del giornalista boliviano José Luis Alcázar, che stesse preparando una scuola d’addestramento per guerriglieri, per portare in un secondo tempo queste forze a sud ed entrare nel suo Paese d’origine, l’Argentina[38].

Cattura e uccisione[modifica | modifica wikitesto]

Il cadavere di Guevara

Già da più di un mese, dal 31 agosto, l’avanguardia di Guevara era rimasta sola dopo l’annientamento da parte dell’esercito della retroguardia comandata da Joaquin, a Puerto Mauricio, sul Rio Grande. L’imboscata avvenne dopo la delazione del contadino Honorato Rojas che, sotto minaccia dell’esercito (la moglie si lamentò per le percosse inferte al marito), informò sul luogo del possibile attraversamento del fiume da parte dei guerriglieri.

La caccia a Guevara in Bolivia fu guidata da Félix Rodríguez, un agente della CIA che era stato infiltrato a Cuba per prendere contatto con i ribelli dei Monti Escambray e con ambienti anti castristi dell’Avana prima dell’invasione alla Baia dei Porci e che era stato con successo fatto uscire dall’isola dopo il fallimento dello sbarco[39][40]. In Bolivia Felix Rodriguez agiva con il nome di Felix Ramos.

Guevara, durante i primi giorni di ottobre, ormai con poche informazioni, senza viveri e con scarse vie di scampo, si rifugiò in un canalone (quebrada) dove fu circondato dalle forze militari. Qui fu catturato dall’esercito boliviano, assieme ad altri guerriglieri, l’8 ottobre del 1967 nella quebrada del Yuro, a pochi km dal villaggio di La Higuera. Si arrese dopo essere stato ferito alle gambe. Essendo disarmato, avrebbe detto: «Non sparate. Sono Che Guevara. Posso esservi più utile da vivo che da morto»[41]. Il capo dell’esecutivo boliviano René Barrientos, appena informato della cattura, ordinò l’uccisione e diffuse un comunicato in cui affermava che Che Guevara era morto in combattimento. Invece Rodrìguez voleva chiedere istruzioni ai suoi superiori. Guevara fu recluso nella piccola scuola del paese, dove passò la notte. Avrebbe chiesto: «Posso avere qualcosa da mangiare? Mi piacerebbe morire a stomaco pieno»[41], e gli sarebbe stato portato un piatto di montone con patate[41].

Rodríguez riferì la notizia della cattura tramite la rete dell’Agenzia in Sud America, al direttore generale della CIA, Richard Helms, a Langley, in Virginia, mentre governava l’amministrazione Johnson. Che Guevara fu ucciso nel primo pomeriggio successivo, il 9 ottobre 1967. Fu scelto a sorte tra alcuni volontari, Mario Terán, un sergente dell’esercito. Su quanto accadde dopo, esistono diverse versioni. Qualcuno dice che Terán era troppo nervoso, al punto di uscire dal locale e dover essere ricondotto dentro a forza. Per altri, non volle guardare Guevara in faccia, così da sparargli alla gola, ferita che sarebbe stata fatale. Per altri ancora, il sergente avrebbe avuto bisogno di ubriacarsi, al fine di portare a termine il compito. La versione più accreditata dai simpatizzanti racconta che Guevara ricevette diversi colpi d’arma da fuoco alle gambe, sia per evitare di deturpargli il volto e ostacolarne l’identificazione, sia per simulare ferite in combattimento, così da nascondere l’esecuzione sommaria del prigioniero. Il colpo di grazia al cuore, fu sparato da Felix Rodriguez. Guevara pronunciò diverse parole prima della morte.

Le sue ultime parole sarebbero state: «Addio figli miei, Aleida, Fidel fratello mio»[41]. Avrebbe accolto così il suo uccisore: «Lei è venuto a uccidermi. Stia tranquillo, lei sta per uccidere un uomo»[42]. Il suo corpo fu legato ai pattini di un elicottero e portato a Vallegrande, dove venne adagiato su un piano di lavaggio dell’ospedale e mostrato alla stampa[43]. Le fotografie prese allora fecero nascere leggende come quelle di San Ernesto de La Higuera e El Cristo de Vallegrande[44]: ancora oggi in Bolivia esiste una sorta di culto religioso intorno alla figura di Guevara, nato dalla somiglianza della prospettiva delle foto con quella del Cristo morto di Andrea Mantegna e dal fatto che il cadavere aveva ancora gli occhi aperti a causa del vento e «guardava come se fosse vivo», come riporta una testimonianza. Immagini del Che si ritrovano difatti, spesso, in luoghi di culto boliviani, specialmente a La Higuera.[45][46] Dopo l’esecuzione, Rodríguez prese per sé oggetti personali di Guevara. Negli anni seguenti, avrebbe spesso mostrato con orgoglio ai giornalisti questi cimeli. Dopo che un medico militare ebbe amputato le mani al cadavere onde identificare le impronte, l’esercito boliviano fece sparire il corpo, rifiutandosi di rivelare se i resti fossero stati sepolti o cremati.

Il Mausoleo di Che Guevara, con la tomba sotto il monumento, a Santa Clara de Cuba.

Secondo una versione opposta la CIA non aveva interesse nella morte di Che Guevara, secondo l’agente segreto americano William Blum, il programma della CIA era di portare Guevara a Panama e usarlo per fare un processo contro Cuba[47]. A sostegno di questa tesi,Antonio Moscato scrive che Barrientos, non voleva il processo di Che Guevara, perché si sarebbe trasformato in una tribuna rivoluzionaria, come aveva fatto anni prima Fidel Castro a Cuba con Batista[48]. Un altro fatto, di minore rilevanza, collegato alla cattura ed alla morte di Guevara fu l’arresto di Régis Debray. Nell’aprile 1967 le forze governative boliviane catturarono Debray, un giovanefrancese, professore di filosofia all’Università dell’Avana, che aveva studiato all’Ecole Normale Supérieure con il filosofo marxista Louis Althusser[49], accusandolo di collaborare alla guerriglia. Debray dichiarò con forza di lavorare solo come giornalista e rivelò che Guevara, scomparso da tempo, stava guidando la guerriglia. Il processo a Debray (che divenne un caso internazionale) era appena iniziato quando le autorità boliviane, l’11 ottobre, riportarono (falsamente) che Guevara era stato ucciso nello scontro con le forze governative dei giorni precedenti.

Il 15 ottobre Castro riconobbe pubblicamente la morte di Guevara e proclamò tre giorni di lutto nazionale. La morte del Che fu vista come un grave fallimento per i movimenti rivoluzionari d’impronta socialista operanti nell’America latina e nel resto del terzo mondo. Il 28 giugno 1997 i resti del cadavere di Guevara furono esumati in una fossa comune vicino alla pista di volo a Vallegrande. A guidare gli scavi fu l’antropologo cubano Jorge Gonzalez che il 2 luglio annunciò lo storico rinvenimento[50][51]. Pochi giorni dopo le spoglie del Che venivano riportate a Cuba e accolte nella base militare di San Antonio de los Banos, 35 km a Sud dell’Avana, da Fidel Castro, suo fratello Raúl, ministro delle FAR (Forze armate rivoluzionarie), la vedova del Che, Aleida March, i figli Aleida, Celia, Camilo ed Ernesto, alcuni dirigenti politici e militari e gli amici[52].

Dall’11 al 13 ottobre 1997 a Cuba fu proclamato lutto nazionale[53]: le ossa di Guevara assieme a quelle di sei altri combattenti cubani morti durante la campagna in Bolivia, furono pubblicamente commemorate[54] e quindi tumulate il 17 con tutti gli onori militari in un mausoleo costruito appositamente nella città di Santa Clara[55], dove trentanove anni prima aveva vinto quella che era stata ritenuta la battaglia decisiva della rivoluzione cubana. Il monumento è corredato da una grande statua con la scritta “Hasta la victoria siempre” e da una lapide recante la parte iniziale del testo del famoso ordine di servizio firmato da Fidel Castro il 21 agosto 1958, con cui venivano comunicate le istruzioni operative per la colonna numero 8, comandata da Guevara: “Se asigna al comandante Ernesto Guevara la misión de conducir desde la Sierra Maestra hasta la provincias de Las Villas una Columna rebelde y operar en dicho territorio de acuerdo con el plan estratégico del Ejército rebelde”.

Origine del soprannome “Che”[modifica | modifica wikitesto]

Il soprannome di “Che” venne attribuito a Guevara dai compagni di lotta cubani in Guatemala. Deriva dal fatto che Guevara soleva utilizzare spesso l’intercalare “che“, parola senza un significato preciso, utilizzata molto frequentemente in Argentina per richiamare l’attenzione di un interlocutore. È equivalente alle locuzioni italiane ehi, bene, dunque[56][57]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Nella foto, da sinistra a destra:Aleida March, Camilo, Hilda, Celia e Aleida, 1963.

Ernesto Guevara si sposò due volte ed ebbe cinque figli.

Il primo matrimonio fu con Hilda Gadea[58] il 18 agosto del 1955, in Messico. Hilda era un’economista e dirigente peruviana del APRA che conobbe Guevara in Guatemala. Insieme ebbero una figlia, Hilda Beatriz Guevara Gadea (1956-1995), nata il 15 febbraio del 1956. Guevara divorziò da Hilda nel 1959, dopo la rivoluzione Hilda ricoprì alti incarichi a Cuba dove si era definitivamente trasferita, scrivendo anche un libro dal titolo Che Guevara: los años decisivos. Morì nel 1974 all’Avana.

Il secondo matrimonio fu con Aleida March Torres, avvenuto all’Avana il 9 giugno del 1959. Aleida era una militante del Movimento del 26 luglio della provincia di Villa Clara, e conobbe Guevara quando questi stava sviluppando la sua offensiva finale al regime di Batista, poco prima della battaglia di Santa Clara. Insieme ebbero quattro figli: Aleida Guevara March, nata il 17 novembre del 1960, Camilo Guevara March (nato il 20 marzo 1962), Celia Guevara March (14 giugno 1963), ed Ernesto Guevara March (24 febbraio 1965).

Lo storico messicano Jorge Castaneda nel suo libro Compañero, vita e morte di un mito menziona anche di un figlio di Guevara avuto da una relazione extramatrimoniale con Lidia Rosa López, Omar Perez, nato il 18 marzo del 1964[59].

Guevara come icona rivoluzionaria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Che Guevara nella cultura popolare e Guerrillero Heroico.

2011: Durante la protesta Occupy Wall Street, un manifestante porta un cartello col motto del “Che”

La figura di Ernesto Guevara è assurta alla dimensione del “mito”, essendo divenuto un’icona di livello internazionale per quella parte di persone che si riconoscono nei suoi ideali rivoluzionari.

A testimonianza della grande risonanza mediatica dell’immagine di Guevara si può portare ad esempio il fatto che la fotografia del Chescattata il 6 marzo 1960 dal fotografo Alberto Korda e da questi regalata all’editore italiano Giangiacomo Feltrinelli è diventata una delle immagini più famose del XX secolo, tanto da essere considerata la più riprodotta in assoluto della storia della fotografia. Meno nota è la circostanza dello scatto: i funerali di 81 cubani morti durante un attentato terrorista finanziato ed appoggiato dagli anticastristi e dalla CIAnell’ambito dell’Operazione Mongoose.

Guevara è stato interpretato al cinema da Francisco Rabal (1968), Omar Sharif (1969), Antonio Banderas (1996), Alfredo Vasco (1999),Gael García Bernal (2004), Eduardo Noriega (2003), Jesu Garcia (2005) e Benicio Del Toro (2008).

Le accuse di crimini durante il regime[modifica | modifica wikitesto]

Alcuni autori hanno accusato Guevara di aver commesso crimini contro l’umanità e violazioni dei diritti umani, usando l’autorità che gli era stata conferita nell’ambito dell’esercito rivoluzionario. Di questi riferiscono in particolare Il libro nero del Comunismo[60] e lo scrittore Alvaro Vargas Llosa, anche sulla base di quanto scritto dal Che nel proprio diario[61][62][63], ma anche altri autori[64].

Alcuni di questi hanno affermato come gli episodi di violenza che imputano a Guevara siano conseguenza anche della sua concezione ideologica, che reputano esemplificata tra l’altro dalla seguente dichiarazione del Che, da essi non raramente citata:

« L’odio come fattore di lotta; l’odio intransigente contro il nemico, che permette all’uomo di superare i suoi limiti naturali e lo trasforma in una efficace, violenta, selettiva e fredda macchina per uccidere. I nostri soldati devono essere così: un popolo senza odio non può distruggere un nemico brutale. Bisogna portare la guerra fin dove il nemico la porta: nelle sue case, nei suoi luoghi di divertimento. Renderla totale. Non bisogna lasciargli un minuto di tranquillità […] farlo sentire come una belva braccata. »
(dal Messaggio alla Tricontinental[65], articolo di Ernesto Guevara pubblicato[66] sulla rivista Tricontinental all’Avana il 16 aprile 1967[67], leggibile nel suo testo originale (in spagnolo)[68], in inglese[69] ed in italiano[70][71].)

Accuse di crimini vengono mosse anche in relazione al ruolo che Che Guevara ha avuto come giudice d’appello nel contesto dell’applicazione delle cosiddette “Ley de la Sierra”: si trattava di una normativa penale risalente al XIX secolo[72]. Tali “Ley de la Sierra” comminavano la pena capitale per numerosi crimini[73] e vennero estese all’intero territorio cubano nel 1959, allo scopo di perseguire coloro che erano considerati “criminali di guerra” ed oppositori politici.

Nel corso dei processi tenutisi a La Cabana nel periodo summenzionato venne inflitta la pena di morte per fucilazione[74] a molte persone, seppure le fonti siano discordi sul numero esatto dei fucilati[75][76][77]. A La Cabana furono istituiti due tribunali rivoluzionari, uno per giudicare poliziotti e soldati, uno per i civili[78]; Guevara non era membro di nessuno dei due, ma, nella sua posizione di comandante della guarnigione, esaminava le richieste di appello ed i direttori dei tribunali erano suoi subordinati[79].

Tali processi e le relative esecuzioni sono state tacciate di arbitrarietà: il rispetto dei diritti dell’imputato, come la presunzione d’innocenza ed il diritto ad un giusto processo, secondo i critici, sarebbe stato meramente formale e non sostanziale, il che sarebbe dimostrato dalla brevità dei procedimenti giudiziali e dalla violazione fattuale del diritto di difesa[80]. Si sarebbe trattato in sostanza di processi farsa, nei quali non sarebbero stati coinvolti solo criminali di guerra ma soprattutto semplici oppositori politici[80]. Il modo in cui i processi vennero condotti e le condanne inflitte suscitarono scandalo e proteste presso la stampa occidentale ed in particolare presso il Time[73].

Alvaro Vargas Llosa afferma che, in base alle testimonianze raccolte nelle sue ricerche, coloro che furono fucilati all’Avana nel periodo di comando di Guevara potrebbero superare il numero di 2000 persone[81] e sostiene che già nel 1959 Guevara si sarebbe reso responsabile dell’esecuzione sommaria di numerosi oppositori politici[82].

Nel 1960 inaugura il sistema concentrazionario cubano, venendo posto a capo del primo campo di concentramento castrista, creato quell’anno a Guanahacabibes sulla penisola di Guahana allo scopo di punire, per stessa ammissione di Guevara, “la gente che ha mancato nei confronti della morale rivoluzionaria”[83]. Il periodo di attività del campo si protrasse ben oltre il periodo in cui Guevara ne fu a capo[84][85][86][87].

Régis Debray, ideologo dei focolai di guerriglia rivoluzionari e compagno di Guevara in Bolivia, affermò con riferimento a questi che «è stato lui e non Fidel a ideare il primo “Campo di lavoro correzionale”»[88]. Guevara è stato visto da alcuni come la mente del regime castrista nella sua prima fase di vita (all’incirca tra il 1959 ed il 1965) ed è stato pertanto considerato responsabile o comunque complice dei crimini commessi in questa parte della storia di Cuba[89], ma anche della politica di collettivizzazione delle campagne[90].

Riguardo alla persecuzione degli omosessuali Castro ha però, nel 2010, chiesto pubblicamente scusa, affermando di esserne lui e non Guevara l’artefice, sostenendo difatti che «se qualcuno è responsabile, sono io. Non darò la colpa a nessuno».[91]

Scritti di Guevara[modifica | modifica wikitesto]

Guevara con il celebre sigarocohiba

Altra immagine celebre del Comandante con il sigaro

Guevara fu autore di poesie e di saggi letterari e storici, interessanti anche perché contengono le sue osservazioni politiche, come è possibile per esempio riscontrare nel commento che scrisse sul libro di Pablo Neruda Canto Generale[92].

Guevara fu autore di La guerra di guerriglia, un libro di strategia militare, che tratta del modo di condurre guerre irregolari. Venne considerato per un certo tempo un testo utile per comprendere, condurre e contrastare le strategie di guerra basate sulla guerriglia[93]. Secondo molti, invece, la sua uccisione in Bolivia testimonia come, in materia, non esistano strategie risolutive[94]. Guevara credeva che un piccolo gruppo (foco) di guerriglieri, attaccando violentemente il governo, avrebbe potuto stimolare fra la popolazione sentimenti rivoluzionari, grazie ai quali non sarebbe stato necessario costituire dei movimenti molto forti e portare avanti la lotta rivoluzionaria con fasi regolari prima di lanciare l’insurrezione armata finale. Era infatti convinto che il consenso popolare fosse indispensabile per la rivoluzione, e che senza di esso non fosse possibile portare avanti alcun movimento rivoluzionario.

Coloro che sostengono ancor oggi la validità delle strategie esposte in Sulla Guerriglia attribuiscono l’insuccesso di Guevara in Bolivia alla particolare realtà boliviana, nella quale i contadini, che avrebbero dovuto costituire la base dell’esercito di Guevara per la progettata rivoluzione boliviana, guardavano con diffidenza gli stranieri che dicevano di combattere per loro, il che determinò l’isolamento del gruppo di Guevara[95]. Essi affermano che sulle cause dell’insuccesso boliviano avrebbe pesato anche il contesto internazionale: i partiti comunisti boliviani non avrebbero collaborato alla progettata insurrezione, e in quella fase delicata della guerra fredda ogni tentativo di riproporre la “rivoluzione mondiale” non sarebbe stato ben visto nei maggiori paesi del blocco socialista.[96].

Tra i suoi scritti anche Prima di morire. Appunti e note di lettura, che raccoglie citazioni ritrovate dopo la morte di Guevara in un suo quaderno di appunti.

Edizioni italiane delle opere di Guevara[modifica | modifica wikitesto]

  • La guerra per bande, Milano, Edizioni Avanti!, 1961[97].
  • Sulla Sierra con Fidel. Cronache della rivoluzione cubana, Roma, Editori Riuniti, 1965.
  • Creare due, tre molti Viet-Nam. È la parola d’ordine, Milano, Libreria Feltrinelli, 1967.
  • Da un altro Vietnam, Roma, Samonà e Savelli, 1967.
  • La guerra di guerriglia e altri scritti politici e militari, Milano, Feltrinelli, 1967.
  • Lettere, diari e scritti, Roma, Tindalo, 1967.
  • Il socialismo e l’uomo a Cuba, Milano, Libreria Feltrinelli, 1967.
  • Ai giovani; Cuba non è un’eccezione storica, Roma, Samona e Savelli, 1968.
  • Contro la burocrazia; Che cos’è un quadro rivoluzionario; Operai e partito, Roma, Samonà e Savelli, 1968.
  • Diario in Bolivia, Milano, Feltrinelli, 1968.
  • Opere, 3 voll., Milano, Feltrinelli, 1968-1969.
I, La guerra rivoluzionaria, Milano, Feltrinelli, 1968.
II, Le scelte di una vera rivoluzione, Milano, Feltrinelli, 1968.
III, Nella fucina del socialismo, Milano, Feltrinelli, 1969.
  • Questa grande umanità, Roma, Tindalo, 1968.
  • Scritti, discorsi e diari di guerriglia. 1959-1967, Torino, Einaudi, 1969.
  • Il marxismo vivente del Che. Raccolta di scritti di Ernesto Che Guevara, Milano, Nuove Edizioni Internazionali, 1987.
  • Scritti politici e privati di Che Guevara, Roma, Editori Riuniti, 1988. ISBN 88-359-3152-5
  • Latinoamericana. Un diario per un viaggio in motocicletta, Milano, Feltrinelli, 1993. ISBN 88-07-81259-2
  • Latinoamericana. Due diari per un viaggio in motocicletta, Milano, Feltrinelli, 1993. ISBN 88-07-42069-4
  • La costruzione del partito nel pensiero del Che, Sesto San Giovanni, Il papiro, 1993.
  • Scritti scelti, 2 voll., Roma, Erre Emme, 1993. ISBN 88-85378-50-1
  • L’anno in cui non siamo stati da nessuna parte. Il diario inedito di Ernesto Che Guevara in Africa, Firenze, Ponte alle Grazie, 1994. ISBN 88-7928-275-1
  • Diario da Cuba, Roma, Libera informazione, 1994.
  • Calida presencia. Lettere di Che Guevara a Tita Infante, 1952-1956, Milano, Punto rosso, 1996.
  • La conquista della speranza. Diari inediti 1956-1957, con Raul Castro, Milano, M. Tropea, 1996. ISBN 88-438-0000-0
  • Ideario, Roma, Grandi tascabili economici Newton, 1996. ISBN 88-8183-384-0
  • Diario della rivoluzione cubana, Roma, Grandi tascabili economici Newton, 1996. ISBN 88-8183-544-4
  • I giovani, Milano, Baldini & Castoldi, 1996. ISBN 88-8089-110-3
  • Cuba: eccezione storica o avanguardia nella lotta al colonialismo?, Milano, Baldini & Castoldi, 1996. ISBN 88-8089-106-5
  • L’economia (Che y la economia), Milano, Baldini & Castoldi, 1996. ISBN 88-8089-107-3
  • Politica e sviluppo, Milano, Baldini & Castoldi, 1996. ISBN 88-8089-157-X
  • Lettere scelte, Milano, Baldini & Castoldi, 1996. ISBN 88-8089-159-6
  • Opere scelte, 2 voll., Milano, Baldini & Castoldi, 1996.
I, L’azione armata, Milano, Baldini & Castoldi, 1996. ISBN 88-8089-185-5
II, La trasformazione politica, economica e sociale, Milano, Baldini & Castoldi, 1996. ISBN 88-8089-186-3

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Ordine della Repubblica (Egitto) - nastrino per uniforme ordinariaOrdine della Repubblica (Egitto)
— 1959[98]
Cavaliere di I Classe dell'Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia) - nastrino per uniforme ordinariaCavaliere di I Classe dell’Ordine del Leone Bianco (Cecoslovacchia)
— 1960[99]
Gran Croce dell'Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile) - nastrino per uniforme ordinariaGran Croce dell’Ordine Nazionale della Croce del Sud (Brasile)
— agosto 1961[100]
Ordine della Grande Rivoluzione del 1º settembre (Libia) - nastrino per uniforme ordinariaOrdine della Grande Rivoluzione del 1º settembre (Libia)
— 1990[101]
Ordine Augusto César Sandino (Nicaragua) - nastrino per uniforme ordinariaOrdine Augusto César Sandino (Nicaragua)
— 2008[102]
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Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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