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Il treno dell’emigrante

Voglio proporvi la lettura di una filastrocca scritta da Gianni Rodari e che mi è stata suggerita dal nostro Ettore Ruggeri di Poscante. E’ semplice,scritta per bambini ma fa riflettere parecchio…

Buona Lettura

 Non è grossa, non è pesante
la valigia dell’emigrante…
C’è un po’ di terra del mio villaggio,
per non restar solo in viaggio…
un vestito, un pane, un frutto
e questo è tutto.
Ma il cuore no, non l’ho portato:
nella valigia non c’è entrato.
Troppa pena aveva a partire,
oltre il mare non vuole venire.
Lui resta, fedele come un cane.
nella terra che non mi dà pane:
un piccolo campo, proprio lassù…
Ma il treno corre: non si vede più.

2 Commenti su Il treno dell’emigrante

  1. Queste poche righe, fanno capire il dramma nel dover fare la valigia e allontanarsi dalla propria casa, dal proprio paese alla ricerca del pane, perse e per la propria famiglia.
    Noi, che abbiamo avuto la fortuna di avere dalla nostra parte un tempo”migliore”, forse prima di parlare di questo argomento,dovremmo riflettere di più, anche per il rispetto che dovremmo portare ai nostri padri, o ai nostri nonni, che questo dramma l’hanno vissuto di prima persona. Alessandro

    • Davvero. A volte reagiamo distinto facendoci trasportare dalle paure che altri ci trasmettono.
      Pensiamo ai nostri nonni, non erano certo trattati granchè bene lontano da casa, e di questo loro non ne erano sicuramente felici.
      Fatto salvo che ogni “ospite” deve rispettare il paese che lo ospita cerchiamo di non riservare ad altri lo stesso trattamento che i nostri nonni hanno ricevuto.

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