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1° novembre 1897-Nasce la Juventus F.C.

Anche se non sta attraversando uno dei periodi migliori della sua storia,il successo “last minute” di ieri nel derby gli permette di festeggiare un po’ più serenamente il suo 118° compleanno .La Juventus,uno tra i club più antichi d’Italia,la squadra più amata,ma nel contempo anche più odiata,in quanto non esistono mezze misure per il club bianconero:chi non l’ama la odia,è difficile esserne solo simpatizzanti.Il destino che capita un po’ a tutti i grandi club.

Di sicuro la Juventus è il club più vincente in Italia,in testa alle tre competizioni calcistiche italiane organizzate da FIGC e Lega Calcio:oltre al primato dei titoli nazionali,31(mi scusino i tifosi bianconeri,ma in un sito in cui cerchiamo un po’ d’affidabilità dobbiamo conteggiare solo i titoli riconosciuti,nonostante a ragione si possano sentire propri anche i titoli revocati per lo scandalo Calciopoli) su 35 campionati ufficiosamente vinti (anche 2 titoli conquistati nei controverso decennio 1900 che non furono ritenuti ufficiali),è in testa anche nei successi in Coppa Italia(10,unico club ad aver raggiunto il traguardo della decina di conquiste),traguardo raggiunto a maggio,e da agosto vanta anche il primato di siuccessi nella Supercoppa italiana,con 7 affermazioni.In Italia ha inoltre stabilito il primato di punti (51 su 60) nei campionati a 16 squadre (campionato 1976-77) e a 20 squadre con i 3 punti per vittoria (102 su 114,stagione 2013-14),essendo l’unico club ad aver superato quota 100 punti nel campionato italiano.Nel suddetto campionato ha anche stabilito il primato di vittorie complessive (33) e di percorso netto nelle gare casalinghe,vincendo tutti i 19 incontri disputati.E’ l’unico club ad aver concluso (e vinto) un campionato a 20 squadre senza sconfitte (nel 2011-12).Esclusi gli anni ’10,ha sempre conquistato allori negli altri decenni della sua storia.Detiene anche il primato di punti senza penalizzazione (94,ma 85 sul campo),nell’unico campionato di serie B disputato(2006-07)

 

Di fronte a tanta superiorità non c’è lo stesso riscontro in campo internazionale:uno dei talloni di Achille del club bianconero è proprio la carenza di vittorie europee,nonostante possa vantare alcune partite memorabili e vittorie di prestigio,in particolare il tasto dolente è da sempre la massima competizione europea per club,la Coppa dei Campioni,ora Champions League,di cui la Juve ha il primato negativo di sconfitte in finale,ben 6,di fronte ai soli 2 successi(e la prima vittoria,ottenuta nel 1985 nel bagno di sangue dello stadio Heysel di Bruxelles,è uno dei motivi di odio verso la compagine torinese),nonostante la Juve sia il club italiano con più partecipazioni a questa manifestazione.E’ l’unico club italiani insignito della “targa Uefa”,consegnatale nel 1988,avendo vinto,l’unica in Italia,le tre coppe europee principali(anche la Coppa Uefa,ora Europa League,di cui vanta 3 successi,e la defunta Coppa delle Coppe,vinta una volta),nonché,unico insieme alla Fiorentina,ad aver disputato almeno una finale in tali coppe.E’ l’unica italiana ad aver vinto almeno una volta tutte le competizioni in ambito Uefa a cui ha partecipato (detiene anche due successi in Supercoppa Europea e uno in Intertoto),ed in generale,ad aver vinto tutte le manifestazioni in ambito FIFA a cui ha preso parte(anche due successi in Coppa Intercontinentale,mentre nella nuova formula del Mondiale per club non ha mai partecipato),ed è l’unica ad aver disputato almeno una finale della Coppa dei Campioni/Champions League in ogni decennio dagli anni ’70.:Di tale coppa detiene il record di partite consecutive(55,dal 13 settembre 1995 al 21 maggio 1999),ed inoltre detiene il primato di 4 finali europee consecutive,dal 1995 al 1998(1 in Coppa Uefa,e 3 in Champions,eguagliando il Milan dal 1992 al 1994,di fronte purtroppo ad un solo successo).E’ l’unico club inoltre ad aver vinto un titolo europeo(ovvero la Coppa Uefa 1976-77) schierando solo giocatori italiani.

 

Ma vediamo ora un po’ di storia della società,presa da testi Wikipedia integrati dall’autore dell’articolo.All’interno anche altre vicende,come alcuni scandali che l’hanno coinvolta,come Calciopoli e la vicenda doping degli anni ’90,che hanno fomentato l’odio,la rivalità e forse pure l’invidia di molti altri tifosi di altri club italiani.

 

Storia della Juventus Football Club

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

 

Voce principale: Juventus Football Club.

(EN)
« In the history of football, Juventus is a club without compare. »
(IT)
« Nella storia del calcio, la Juventus è un club senza paragoni. »
(Fédération Internationale de Football Association, 2007[1])

La storia della Juventus Football Club, società calcistica italiana per azioni con sede a Torino, si estende per più di un secolo. Fondata da giovani studenti torinesi alla fine del XIX secolo, la sua prima sede societaria venne stabilita presso la via Montevecchio a Torino, nel 1898.[2] Il club venne affiliato alla Federazione Italiana Foot-Ball nel 1900, partecipando così nel Campionato Federale dello stesso anno. Nel 1906, poco tempo dopo la vittoria del suo primo campionato, la società bianconera soffrì uno scisma che provocò la fondazione istituzionale del Foot-Ball Club Torino, dando così origine alla più antica rivalità del calcio italiano e a una serie di problemi finanziari e, in seguito, sportivi che condussero la squadra alle soglie della retrocessione in Promozione nel 1913. Fu l’avvocato ed ex giocatore bianconero Giuseppe Hess, presidente della Juventus a partire dalla seconda metà dello stesso anno, a farla uscire dalla crisi, migliorando la situazione economica del club e riformando le sue strutture interne con una direzione manageriale.[3]

L’arrivo dell’imprenditore torinese e figlio del fondatore della FIAT Edoardo Agnelli alla presidenza della società nel 1923 diede inizio a una lunga serie di vittorie a livello nazionale e internazionale che resero la Juventus una delle più vittoriose società a livello mondiale – unica squadra di club a livello planetario ad avere vinto tutte le competizioni ufficiali a livello confederale –,[4][5][6][7] fino al punto di essere nominata dall’Istituto Internazionale di Storia e Statistica del Calcio, organizzazione riconosciuta dalla FIFA, come il miglior club italiano e il secondo a livello europeo del XX secolo.[8] Inoltre, i numerosi giocatori bianconeri convocati diedero un enorme contributo ai successi della Nazionale di calcio.[9]

Indice

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Le origini[modifica | modifica wikitesto]

« […] Nel 1896 una brigata di studenti del Liceo d’Azeglio soleva avviarsi, finite le elezioni pomeridiane, verso il corso Duca di Genova e quindi, deposti i libri su d’una panca, dedicarsi al giuoco di ‘barra’. Il foot-ball si insinuò più tardi: già si era visto giocarlo prima alla patinoire del Valentino e poscia in Piazza d’armi da alcuni stranieri residenti a Torino i quali avevano fondato il F.C. Internazionale mutandosi poi in F.C. Torinese. Con tante iniziative una società ci voleva e nell’autunno del 1897 se ne decise la fondazione. Qui cominciarono le vere origini della Juventus… »
(Enrico Canfari, Storia del Foot-Ball Club Juventus di Torino, 1915.[10])

L’officina dei fratelli Eugenio ed Enrico Canfari, prima sede dello Sport-Club Juventus in corso Re Umberto 42, Torino (1897).

La Juventus nacque nell’autunno del 1897 a Torino come società civile «per gioco, per divertimento, per voglia di novità» su iniziativa di alcuni giovani studenti della terza e quarta classe del Liceo classico “Massimo d’Azeglio” che si ritrovavano nella vicinaPiazza d’armi per giocare a foot-ball.[11]

Secondo la memoria scritta che si riferisce all’origine della società torinese, è verosimile che i soci fondatori furono Eugenio Canfari,Enrico Canfari, Gioacchino Armano I, Alfredo Armano, Luigi Gibezzi, Umberto Malvano, Carlo Vittorio Varetti, Umberto Savoia,Domenico Donna, Carlo Ferrero, Francesco Daprà, Luigi Forlano ed Enrico Piero Molinatti cui si aggiunsero successivamente Pio Crea, Carlo Favero, Gino Rocca, Guido Botto e Eugenio Secco, tutti con un’età tra quattordici e diciassette anni. Il luogo tipico di riunione di questi liceali era una panchina – non distante dalla loro scuola – di fronte alla pasticceria Platti verso il corso Duca di Genova;[12] la panchina è custodita dal 2012 nel museo del club.[13] L’argomento principale era lo sport, in particolare il calcio, che dalla Gran Bretagna stava espandendosi nel resto d’Europa. Si assume per convenzione il 1º novembre del 1897 quale data di fondazione ufficiale del club.

Inizialmente, i soci fondatori dovettero affrontare il problema della sede, risolto dai fratelli Canfari che offrirono il retrobottega della loro officina ciclistica in Corso Re Umberto 42, dove ebbe luogo la prima riunione. Dopo un’opportuna votazione, i soci, sebbene la maggioranza propendesse per i primi due nomi, scelsero invece quello meno votato, «Sport-Club Juventus» (che, tra l’altro, suonava come un compromesso tra un nome anglosassone e uno latineggiante) per favorire la diffusione del nuovo sport e la passione per la squadra anche fuori dell’ambito cittadino o regionale.[3] Enrico Canfari, autore tra gli altri dell’unico documento con caratteristiche di “ufficialità” attestante con sufficiente certezza la nascita e i primi anni della Juventus, racconta:

« Si venne finalmente alla seduta decisiva: battaglia grossa! Da una parte i latinofobi, dall’altra i classicheggianti, in minor numero i democratici. All’onore della votazione s’avanzarono tre nomi: ‘Società Via Fort’, ‘Società Sportiva Massimo d’Azeglio’ e ‘Sport-Club Juventus’.
Per quest’ultimo pochi simpatizzavano, ragione per cui riuscì ad imporsi. Fra gli oppositori c’ero proprio io: mi sembrava che quel ‘Juventus’ più non s’addicesse a soci fatti maturi. Avevo torto: nella ‘Juventus’ non s’invecchia, … invecchia invece la ‘Juventus’. E così la società fu battezzata ‘Sport-Club Juventus’.[10] »

I fondatori-giocatori della Juventus in una delle loro prime uscite, nel 1898, con l’allora divisa sociale rosanero.

La sede cambiò presto ubicazione: fu scelta una scuderia di via Parini, composta da quattro camere, una tettoia e una soffitta, nonché provvista di acqua potabile; il costo dell’affitto – sei lire dall’epoca al mese – si rivelò però proibitivo e così lo S.C. Juventus venne sfrattato.[3] Nel 1898 il club vide un incremento dei soci e dei giocatori tale da richiedere lo spostamento della sede presso un locale di via Piazzi 4. La presidenza della società passò da Eugenio Canfari al fratello Enrico. Il 15 marzo dello stesso anno fu fondata la F.I.F. (Federazione Italiana Foot-Ball, in seguito divenuta Federazione Italiana Giuoco Calcio). Per ragioni sconosciute, la Juventus non si iscrisse all’associazione e quindi non poté partecipare al primo campionato italiano di calcio che si svolse l’8 maggio di quello stesso anno a Torino tra quattro squadre: Foot-Ball Club Torinese, Genoa, Società Ginnastica e International Foot-Ball Club Torino.

Nel 1899 la società assunse il nome di Foot-Ball Club Juventus.[14] Canfari descrisse così il motivo del cambio di denominazione:

« Da quell’epoca il nostro scopo sportivo venne più nettamente a precisarsi ed il solo foot-ball occupò la nostra attività; ed al primitivo nome di Sport-Club Juventus fu sostituito l’attuale ‘Foot-Ball Club Juventus’ o semplicemente Juventus. Questo nome fu, come vedete ora, veramente fortunato poiché le Società Sportive nostre omonime sono moltissime, ma la vera Juventus è una sola: la nostra.[10] »

Gli incontri di quell’anno si svolsero in prevalenza in Piazza d’armi, località Crocetta. La squadra ricevette anche i primi inviti da Alessandria, Milano e Genova, e fu la prima squadra a ospitare a Torino una squadra straniera: il Montriond di Losanna. Presto la squadra acquisì il diritto di giocare al Velodromo Umberto I, uno degli impianti sportivi di Torino dell’epoca. La sua prima divisa sociale, nel 1897, prevedeva una camicia bianca e pantaloni «alla zuava», sostituita due anni dopo da una camicia rosa con papillon, colletto bianco, cravattino e berretto nero.[15]

I primi vent’anni (1900-1920)[modifica | modifica wikitesto]

L’ingresso nel campionato (1900-1902)[modifica | modifica wikitesto]

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L’esordio ufficiale

III Campionato Nazionale di Football


Torino, 11 marzo 1900
Campo di Piazza d’armi
Eliminatorie – Girone piemontese
1ª giornata


Giallo e Nero (Strisce).png FC Torinese – Juventus 600px Rosa e Nero Orizzontale.png
1 – 0[16]


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Nicola B. I
Armano I
Chiapirone G.
Canfari
Rolandi
Nicola C. II
Ghibezzi
Varetti
Barberis
Forlano
Donna

  • Arbitro: Jourdain
  • Marcatori: Gol Colongo

La Juventus partecipò per la prima volta al Campionato Nazionale di Football – il terzo nella storia del calcio italiano – l’11 marzo 1900, non superando comunque le eliminatorie in Piazza d’armi, perdendo 0-1 contro il F.C. Torinese.

Una settimana dopo, il 18 marzo 1900, la Juventus vinse la sua prima partita ufficiale battendo per 2-0 il Ginnastica Torino.[17] La squadra viene eliminata nelle qualificazioni regionali. Nel frattempo conquistò, per la prima volta, la Coppa del Ministero della Pubblica Istruzione, conquistato anche nei due anni successivi.

Nel successivo Campionato Italiano di Football del 1901, giocato tra cinque squadre, la Juventus vinse la prima eliminatoria contro la Società Ginnastica per 5-0 e giunse fino alle semifinali, battuta dal Milan Cricket. In quest’annata si aggiudicò il Gonfalone e la Medaglia del Municipio della Città di Torino, in un torneo tra squadre liguri e piemontesi.

Il 1902 segnò l’ingresso nella squadra juventina, composta quasi totalmente da studenti universitari, dei primi giocatori stranieri e di Carlo Favale come nuovo presidente. La Juventus disputò quella stagione il girone eliminatorio del quinto campionato di calcio e, alla fine, dovette cedere il passo al F.C. Torinese.

Il 24 ottobre la squadra disputò la semifinale della Coppa Città di Torino contro l’Audace, superandola e raggiungendo la finale del 2 novembre successivo contro il Milan. Al 90′ il punteggio era di 2-2 e nei supplementari entrambe segnarono ancora una rete, portandosi sul 3-3. A questo punto, però, l’arbitro decise di continuare a oltranza applicando una sorta di golden gol ante litteram, ma i rossoneri, in disaccordo, decisero di non proseguire l’incontro lasciando campo libero alla Juventus, che venne così proclamata vincitrice dell’edizione.

1903: l’anno della maglia bianconera[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Colori e simboli della Juventus Football Club.

Nel 1903 Savage, insieme all’amico Goodley, portò dall’Inghilterra, e in particolare da Nottingham, delle divise da gioco più moderne, a strisce verticali bianche e nere, quelle del Notts County: esse vennero regalate alla Juventus, che le adottò al posto delle camicie rosa degli albori.[18] Nel frattempo, la sede sociale venne trasferita da via Gasometro 14 a via Pastrengo.

Nel campionato nazionale di quell’anno la squadra torinese arrivò, per la prima volta, alla finale, perdendo per 0-3 contro il Genoa. La Juventus vice-campione d’Italia venne invitata a Trino, presso Vercelli, a disputare un torneo triangolare. Gli incontri si giocarono nella stessa giornata, l’11 ottobre dello stesso anno. La finale del pomeriggio si giocò tra una compagine novarese chiamata Forza e Costanza e gli juventini che vinsero per 15-0, conquistando così il Torneo di Trino Vercellese.

I bianconeri partecipano anche alla Coppa Città di Torino – stavolta un quadrangolare con Audace, Doria e Milan Cricket – un mese dopo la vittoria a Trino. La Juventus lo fece suo per la seconda volta, dopo avere vinto per 2-0 contro l’Audace e per 1-0 contro i rossoneri del Milan Cricket in finale.

1904: la seconda finale in campionato[modifica | modifica wikitesto]

Il 1904 fu l’anno in cui arrivarono alla Juventus nuovi soci e i tre fratelli Ajmone Marsan dalla Svizzera; il campo di gioco ufficiale si spostò dalla Piazza d’armi al Velodromo Umberto I, dotato di tribune. Nel campionato italiano di Prima Categoria, dopo aver vinto le eliminatorie nazionali per la seconda volta consecutiva, arrivò nuovamente in finale contro il Genoa, perdendo nuovamente sul campo di Ponte Carrega a Genova, con il risultato di 1-0.

Al termine della stagione, al Velodromo Umberto I si giocò la Coppa Universitaria, un torneo internazionale in cui la Juventus sconfisse, in partita secca, l’Olympique Lyonnais Universitarie per 9-1.

1905: la conquista del primo titolo italiano[modifica | modifica wikitesto]

La Juventus del 1905, per la prima volta campione d’Italia dopo la vittoria nella Prima Categoria, e con indosso la nuova maglia bianconera adottata stabilmente un paio d’anni prima.

Nel 1905 divenne presidente della società lo svizzero Alfred Dick, proprietario di un’industria tessile, che rinforzò la squadra inserendo alcuni suoi dipendenti. In quella stagione la società spostò la sua sede a via Donati 1 e il presidente firmò un lungo contratto di affitto per l’utilizzo del Velodromo di Corso Re Umberto.

Nel campionato dello stesso anno la Juventus aveva superato il girone eliminatorio vincendo la partita per forfait 3-0 contro il F.C. Torinese, ritiratosi dalle eliminatorie regionali. Nel girone finale del campionato italiano gli juventini batterono l’U.S. Milanese per 3-0, pareggiano a Genova per 1-1 con il Genoa e batterono di nuovo la Milanese a Milano per 4-1, mentre l’ultima gara del girone si risolse in un nuovo pareggio per 1-1 contro il Genoa nella sfida decisiva del girone finale, giocata a Torino il 2 aprile dello stesso anno, gara, fra l’altro, ripetuta tre volte.[19] Fu il primo grande successo del club, il suo primo titolo di campione d’Italia, che valse alla Juventus la cosiddetta Targa Federale,[20] chiudendo il girone finale al primo posto a 6 punti, contro i 5 dei genovesi.

Gli undici juventini che vinsero il campionato italiano per la prima volta furono Domenico Durante, Gioacchino Armano, Oreste Mazzia, lo svizzero Paul Arnold Walty, il capitano Giovanni Goccione, lo scozzese Jack Diment, Alberto Barberis, Carlo Vittorio Varetti, Luigi Forlano, l’inglese James Squair e Domenico Donna, questo ultimo anche allenatore della squadra.[21]

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I primi campioni

Prima Categoria 1905


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Durante
Armano I
Mazzia
Walty
Diment
Goccione
Squair
Varetti
Barberis
Forlano
Donna

In quell’anno la Juventus si aggiudicò anche il torneo di Seconda Categoria, a cui partecipavano sia squadre riserve sia le prime squadre di club non iscritte alla Prima Categoria. La Juventus “B” fu ammessa di diritto al girone finale, in quanto unica iscritta dell’eliminatoria piemontese, in compagnia di Genoa e Milan. I bianconeri vinsero per 1-0 contro il Milan in casa, per 2-0 a Genova, per 3-0 a Milano (con titolo matematico) e per 3-0 a tavolino con il Genoa per forfait. Gli artefici di questa vittoria furono Francesco Longo, Giuseppe Servetto, Lorenzo Barberis, Fernando Nizza, Ettore Corbelli, Alessandro Ajmone Marsan, Ugo Mario, Frédéric Dick, Heinrich Hess, Marcello Bertinetti e Riccardo Ajmone Marsan.

A coronamento della stagione, c’è il successo per 2-1 sui titolari nella partitella in famiglia al termine del campionato.

1906: la rinuncia alla finale del campionato e lo scisma[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione 1906, in campionato, i bianconeri chiusero al primo posto del girone finale, a pari merito con il Milan Foot-Ball Club, pareggiando 1-1 nella partita finale. La FIF decise di far ripetere la partita sul campo dell’U.S. Milanese il 6 maggio, ma la Signora rinunciò allo spareggio per il titolo e così il Milan fu dichiarato vincitore di quella partita per 2-0 grazie alla deliberazione dalla Federazione Italiana Foot-Ball e quindi del titolo del IX Campionato Federale. Nell’autunno la Juventus raggiunse il terzo posto nel campionato di Seconda Categoria.

Nello stesso anno, il presidente della società, Alfred Dick, insieme ad alcuni giocatori come Diment, Ballinger, Mazzia e Squair (tutti dipendenti della sua industria tessile), fondò il Foot-Ball Club Torino unendosi al F.C. Torinese che già qualche anno prima aveva assorbito l’Internazionale Torino, un’altra squadra dall’epoca. In seguito all’abbandono del presidente svizzero, la presidenza della società fu assegnata a Carlo Vittorio Varetti.

Il triennio 1907-1909, i Campionati F.I.F. e la doppia conquista della Palla Dapples[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1907 la Juventus ritornò al campo di Piazza d’armi, quello dei primi anni societari, e in campionato fu eliminata dal Foot-Ball Club Torino il 13 gennaio 1907 (1-2 all’andata e 1-4 al ritorno), chiudendo il campionato a gironi nel secondo posto delle eliminatorie piemontesi.

Nell’ottobre dello stesso anno, in una seduta straordinaria della Federazione Italiana Foot-Ball, fu presa la decisione di «sdoppiare» il campionato: il primo, denominato Campionato Federale, era aperto anche a squadre con giocatori stranieri e avrebbe assegnato alla squadra vincitrice la Coppa James Spensley.[22] Il secondo venne denominato «Campionato italiano» (o Coppa Romolo Buni), riservato solo a squadre composte interamente di calciatori di origine italiana.[14][22]

Originariamente, al torneo federale doveva partecipare anche il Milan, che tuttavia il 1º gennaio 1908 si ritirò per protesta, riducendo il torneo a una finale a due tra Juventus e Doria.[23] La gara di andata della finale del Campionato federale a Genova contro l’Andrea Doria fu vinta dalla Signora per 3-0.[24] Un mese dopo si rigiocò, a Torino, dove i doriani uscirono vincitori per 0-1.[25] Lo spareggio si giocò il 15 marzo, e finì 2-2; l’incontro fu successivamente annullato per un errore tecnico arbitrale.[26] Passarono due mesi e il 10 maggio si poté rigiocare lo spareggio, sempre in Corso Sebastopoli – campo juventino fino al 1922 – e la Juventus vinse per 5-1 con Ernesto Borel mattatore dell’incontro e del Campionato Federale F.I.F. 1908. Alla Juventus non fu assegnata la Coppa Spensley che le spettava di diritto in quanto Campione Federale, perché il Milan detentore in carica l’aveva riconsegnata a Spensley, rappresentante del Genoa; all’inizio della stagione successiva, fu deliberato che la Coppa venisse assegnata permanentemente al Milan, la società che l’aveva vinta per due volte di fila (1906 e 1907).[27]

La Juventus giocò, ancora prima che diventasse «campione federale d’Italia» (poiché la partita decisiva si disputò soltanto il 10 maggio), il campionato italiano, Coppa Romolo Buni, iniziato a marzo dello stesso anno, con altre tre squadre. Il 1º marzo i bianconeri pareggiarono 1-1 a Vercelli contro la Pro, poi vincitrice del torneo, nella gara d’andata delle eliminatorie regionali, e perse 2-0 la partita di ritorno (doppietta di Rampini per i vercellesi), venendo eliminata dal torneo.[28] Si ritirò poi per protesta contro il divieto di impiego di giocatori stranieri.

Nello stesso anno, la società juventina conquistò due Palle d’Argento Henry Dapples nelle finali disputate il 22 novembre e il 13 dicembre, battendo in entrambe le occasioni la Pro Vercelli.

Nel 1909 il sistema dei due campionati “federale” (aperto agli stranieri) e “italiano” (aperto solo ai calciatori italiani) venne riproposto, e la Juventus partecipò a entrambi i campionati. Al campionato “federale”, o “Coppa Zaccaria Oberti“, iniziato a gennaio, fu eliminata al primo turno delle eliminatorie piemontesi dal Torino.[29] Il campionato “italiano” (o “Coppa Romolo Buni“) iniziò invece a marzo e fu trionfale per la Juventus che, superate le eliminatorie piemontesi grazie ai forfait di Torino e Pro Vercelli, sconfisse dapprima la Doria nella semifinale ligure-piemontese e poi, in finale, la USM (1-1 in casa, 2-1 in trasferta), vincitore della semifinale lombardo-veneta (dove aveva sconfitto il Vicenza con un complessivo 10-1, 2-1 all’andata e 8-0 al ritorno), aggiudicandosi così la Coppa Romolo Buni e il Campionato italiano di Prima Categoria.[30]

1909-1913: dal terzo posto in campionato al ripescaggio[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Bigatto, il primocapitano bianconero.

Il tredicesimo campionato, disputatosi nella stagione 1909-1910, fu il primo nella storia del calcio italiano in cui venne introdotto il girone unico con partite di andata e di ritorno. Quell’anno la Juventus si classificò al terzo posto con 18 punti, sette in meno rispetto all’Internazionale (campione d’Italia federale e assoluto dopo un controverso spareggio con i vercellesi) e Pro Vercelli (campione italiano in quanto miglior squadra composta unicamente da calciatori italiani). Dopo questo torneo, la suddivisione tra campionato federale e italiano terminò.

Il quattordicesimo campionato nazionale fu il primo in cui furono ammesse squadre della regione nord-orientale d’Italia (Veneto e Emilia) e anche il primo dove fu introdotto il calendario dalla Federazione di calcio. La Juventus finì nona e ultima nella classifica del cosiddetto Torneo Maggiorecon dieci punti.

La Juventus si presentò al torneo successivo, iniziato a ottobre del 1911, con un organico composto da soli dieci giocatori,[31] giungendo all’ottavo posto nella classifica finale del torneo con nove punti.

Nella stagione 1912-1913 il girone unico fu abolito e il campionato nazionale venne esteso anche alla regione centro-meridionale della penisola italiana con formazioni toscane, laziali e campane in uno dei due tronconi del campionato, i cui vincitori accedevano direttamente alla finale del campionato. La società bianconera si classificò all’ultimo posto nel girone ligure-piemontese nel primo anno in cui vennero introdotte le retrocessioni in «Promozione»[32] come conseguenza di un periodo critico a livello economico per la grande difficoltà della società a reclutare nuovi giocatori nelle ultimi tre stagioni ma, al pari di tutte le squadre classificate all’ultimo posto nei loro gironi,[33] fu ripescata in seguito all’annullamento del sistema di retrocessione e, insieme ai piemontesi del Novara, ammessa nel girone lombardo del campionato successivo. Questo in seguito alla fusione tra le neopromosse lombarde Lambro e Unitas, che portarono al ripescaggio della Racing Libertas, ultima classificata del girone lombardo-ligure, e a quello seguente di Juventus e Modena, ultime dei gironi piemontese e veneto-emiliano, rispettivamente.

La ricostruzione della società (1914-1916)[modifica | modifica wikitesto]

Il primo numero della rivistaHurrà!, uscito nel 1915.

Con la presidenza dell’avvocato Giuseppe Hess, la Juventus aprì un nuovo ciclo con un tipo di mentalità manageriale diversa rispetto al periodo precedente: dopo il citato «ripescaggio», la squadra torinese disputò il campionato piazzandosi seconda dietro l’Inter nel girone lombardo e finendo quarta nella fase finale del Campionato Alta Italia (uno dei due gruppi del campionato nazionale).

Nel 1914, il Campionato iniziò a ottobre, quando la prima guerra mondiale non aveva ancora coinvolto l’Italia, ma il precipitare degli eventi e la decisione (presa il 22 maggio 1915) del Governo italiano di entrare in guerra a fianco delle potenze dell’Intesa, costrinse la Federazione alla sua sospensione. Nel settembre 1919 la vittoria venne assegnata al Genoa in quanto squadra capolista a una giornata dal termine, mentre la Juventus terminò seconda nel gruppo semifinale.

Gli anni della prima grande guerra portarono lutti in casa bianconera e delle altre società sportive italiane. All’inizio di quel conflitto furono 24 gli juventini sotto le armi: 6 soldati semplici e 18 tra allievi ufficiali, sottufficiali o addetti sanitari. La presidenza della società torinese fu così assegnata, provvisoriamente in primis e poi, fino a 1918, al Comitato Presidenziale di Guerra: il triumvirato composto dal pioniere Gioacchino Armano, il dirigente Sandro Zambelli e l’ex calciatore Fernando Nizza. Nel 1916 saranno ben 170 i soci e giocatori della Juventus a prendere parte al conflitto bellico, con varie mansioni che partivano dal soldato semplice fino all’ufficiale.

Allo scopo di mantenere saldi i contatti con i propri associati e con i tifosi bianconeri lontani a causa della guerra, il 10 giugno 1915, venne pubblicato per la prima volta il giornale ufficiale della società, intitolato Hurrà!, il primo del suo genere nel Paese.[34]

Il 26 dicembre di quell’anno, sulla neonata rivista venne pubblicata la memoria autografa di Enrico Canfari, caduto nella terza battaglia dell’Isonzo insieme a Giuseppe Hess e molti altri componenti della Juventus il precedente 23 ottobre 1915. Questo testo rappresenta tutt’oggi, nella storia bianconera, l’unica testimonianza scritta delle sue origini.[15]

Gli juventini parteciparono, durante la prima grande mondiale, alla Coppa Mauro e alla Coppa Federale di calcio. In quest’ultima competizione, in particolare, dopo la vittoria nel girone eliminatorio, arrivarono fino alle finali con il Genoa, il Milan, il Casale (poi ritirata per gravissimi problemi finanziari) e il Modena e terminò al secondo posto della classifica con 10 punti, uno in meno rispetto ai rossoneri, vincitori del torneo.

Gli anni venti[modifica | modifica wikitesto]

Il triennio 1919-1922[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stadio di Corso Marsiglia, campo juventino dal 1922 al 1933.

Finito il primo conflitto mondiale, il calcio ripartì in Italia con la stagione 1919-1920. La Juventus, che elesse nel 1919 il presidente Corrado Corradini, disputò un campionato su base regionale, vincendo il girone piemontese e concludendo quel campionato al secondo posto nel girone finale. Tre giocatori, Giovanni Giacone, Oswaldo Novo e Antonio Bruna, furono i primi calciatori della società bianconera a giocare in Nazionale (Italia-Svizzera 0-3 del 28 marzo 1920 disputatasi a Roma).

Nella stagione 1921-1922 i bianconeri si iscrissero al Campionato della Confederazione Calcistica Italiana (C.C.I.), un settore dissidentedella Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC), chiudendo la stagione al quarto posto del Girone A della Lega Nord.

Il numero dei tifosi, nel frattempo, crebbe: il 19 ottobre 1922, con Gino Olivetti a capo della Juventus dall’anno precedente, venne inaugurato lo Stadio di Corso Marsiglia, situato nell’attuale Corso Tirreno, con 15.000 posti: fu il primo impianto sportivo d’Italia costruito in cemento armato, e venne considerato all’epoca un «gioiello di ingegneria». Nella gara inaugurale dello stadio, la Juventus sconfisse 4-0 il Modena.

1923-1924: il sodalizio con la famiglia Agnelli e l’arrivo di Jenő Károly[modifica | modifica wikitesto]

L’imprenditore Edoardo Agnelli, eletto presidentedella società torinese nel 1923.

« Vi sono grato per aver accolto come un onore la mia presidenza, ma spero di non deludervi se vi confesso che non ho alcuna intenzione di considerarla soltanto onorifica […]. Dobbiamo impegnarci a far bene, ma ricordandoci che una cosa fatta bene può essere sempre fatta meglio. »
(Frammenti del discorso dell’imprenditore Edoardo Agnelli al momento di essere eletto presidente del Foot-Ball Club Juventus. Torino, 24 luglio 1923.[35])

Il 24 luglio 1923, anno della riunificazione del campionato, la famiglia Agnelli entrò a far parte della società bianconera con Edoardo, figlio di Giovanni Agnelli, fondatore dell’azienda automobilistica FIAT, eletto nuovo presidente del club in sostituzione di Olivetti. Quella data rappresentò sia l’inizio del legame tra la società torinese e la famiglia industriale, il più antico del panorama sportivo nazionale e vigente tutt’oggi,[36][37] sia la nascita del cosiddetto «Stile Juve» riassunto in «eleganza, professionalità e mentalità vincente». In tale anno, la squadra raggiunse il quinto posto del Girone B della Lega Nord.

In questa stagione venne inoltre ridata linfa all’attività polisportiva del club (dopo la prima fugace esperienza conclusasi all’inizio del secolo). Il nuovo presidente bianconero decise infatti di estendere l’attività della società ad altre discipline portando all’apertura di nuove sezioni sportive, racchiuse sotto l’egida della nuova Juventus – Organizzazione Sportiva S.A. (in cui confluì la stessa squadra calcistica); tra le sezioni di maggior successo vi furono l’hockey su ghiaccio e il tennis. L’attività polisportiva della Juventus O.S.A. (Organizzazione Sportiva Anonima) continuò sotto vari cambi di proprietà fino al 1949.

L’ungherese Jenő Károly(1886-1926), primoallenatore della Juventus.

Nella stagione 1923-1924, la prima in cui venne introdotto per la prima volta nel calcio italiano lo scudetto, come stemma onorifico assegnato alle squadre vincitrici del campionato federale, la Juventus subì una penalizzazione a causa dell’affaire Rosetta, che costò alla squadra bianconera le sconfitte a tavolino di tutte e tre le partite disputate dal suo difensore Virginio Rosetta, quelle giocate tra la ottava e la decima giornata. Come conseguenza della penalizzazione, la Juventus si classificò in quinta posizione del primo raggruppamento della Lega Nord, a pari merito con l’Alessandria, con 26 punti, sette in meno rispetto ai liguri, vincitori del gruppo e poi, del tricolore. Quello fu l’anno dell’arrivo a Torino del primo allenatore della storia bianconera, Jeno Karolý e la mezz’ala sinistra Férénc Hirzer, entrambi ungheresi.

1924-1925: il terzo posto e i quadri manageriali[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione 1924-1925 la Juventus raggiunse il terzo posto del secondo raggruppamento del campionato, con due punti in meno sul Bologna, poi vincitore del campionato. In quella stagione morì il mediano Monticone, a causa di un aneurisma. A livello societario, la società torinese organizzò i quadri manageriali assegnando precisi compiti ai vari dirigenti.

1925-1926: la riconquista d’Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione 1925-1926 la federazione di calcio autorizzò l’apertura ai calciatori stranieri e le Zebre torinesi in campionato raggiunsero il primo posto grazie a nove vittorie consecutive e con nove partite (934 minuti) con la porta inviolata[38] (record del calcio pioneristico). Con 17 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte, si qualificò, per la prima volta in cinque anni, alla finale della Lega Nord contro il Bologna. Nella gara d’andata le due squadre pareggiarono 2-2; la gara di ritorno finì 0-0. L’allenatore juventino Jenő Károly morì di infarto il 28 luglio, appena cinque giorni prima della partita di spareggio. In questa gara, disputata il 1º agosto, la Juventus vinse 2-1 con reti di Pietro Pastore e Antonio Vojak.

La Juventus vincitrice del campionato a gironi nella stagione 1925-1926.

La Juventus, in qualità di campione del Nord, affrontò la finale contro l’Alba Roma, campione del Sud, vincendo sia all’andata per 7-1 a Torino l’8 agosto, che al ritorno per 5-0 a Roma il 22 agosto 1926. Così, con 37 punti, si aggiudicò il suo secondo titolo federale, ventuno anni dopo il primo scudetto vinto nel 1905. Indossò così sulla maglia, per la prima volta, il simbolo di campione d’Italia, lo stesso utilizzato dalla Nazionale italiana dall’incontro con l’Ungheria del 6 gennaio 1911.[39] La carta di Viareggio del 2 agosto 1926 portò alla fusione della Lega Nord e della Lega Sud nella cosiddetta Divisione Nazionale, prima dell’inizio del ventisettesimo campionato a gironi.

1926-1927: il terzo posto in campionato e il debutto in Coppa Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel campionato nazionale 1926-1927, la vecchia Signora, squadra campione in carica si classificò nel primo posto del suo girone con 27 punti, 44 reti a favore e 10 contro. Nel girone finale della Divisione Nazionale a sei squadre i bianconeri si classificarono al terzo posto con 11 punti, 24 reti a favore e 13 contro. La Juventus partecipò anche alla prima edizione della Coppa Italia e raggiunse la quarta fase eliminatoria, dopo le vittorie in trasferta contro il Cento per 15-0 il 6 gennaio – vittoria con la maggiore differenza reti della storia bianconera – e contro ilParma per 2-0 il 27 febbraio dello stesso anno. La gara del quarto turno contro il Milan non fu disputata per l’interruzione del torneo per mancanza di date disponibili tra le formazioni classificate.

Il triennio 1927-1930 e la nascita del girone unico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Trio dei ragionieri.

Il trio dei ragionieri, nella Juventus e nell’Italia, tra gli anni venti e trenta: il terzino destro Virginio Rosetta – futuro capitano dei bianconeri delQuinquennio –, l’estremo difensoreGianpiero Combi e il terzino sinistroUmberto Caligaris.

Nel campionato 1927-1928 i bianconeri chiusero il campionato al secondo posto nel gruppo B della Divisione Nazionale e raggiungono in seguito il terzo posto nel gruppo finale del torneo. Fu acquistato, fra gli altri, Umberto Caligaris che, insieme a Gianpiero Combi e Virginio Rosetta, formò il trio difensivo della Juventus e della Nazionale di calcio italiana negli anni trenta del secolo scorso, una delle migliori linee difensive di tutti i tempi.[40]

Il campionato 1928-1929 fu l’ultimo con il format. La squadra torinese giunse il secondo posto del Gruppo B con 76 reti a favore e 25 contro. Al termine del torneo, la Juventus partecipò per la prima volta a una competizione internazionale per club a livello professionistico: la Coppa dell’Europa Centrale, arrivando fino ai quarti di finale del torneo.

La seconda metà dell’anno 1929 registrò l’istituzione del girone unico, ovvero la nascita della Serie A e della Serie B a 18 squadre.[41] Gli juventini, rafforzati dall’oriundo argentino Renato Cesarini, chiusero il primo campionato di Serie A al terzo posto segnando 78 reti, con 5 punti di meno rispetto all’Ambrosiana, campione d’Italia.

Gli anni trenta e quaranta[modifica | modifica wikitesto]

Il Quinquennio d’oro (1931-1935)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Quinquennio d’oro.

I bianconeri della stagione 1934-1935, l’apice del cosiddetto Quinquennio d’oro. Con il quinto scudetto consecutivo, la Juventus fu la prima formazione italiana a raggiungere tale primato – in seguito solo eguagliato.

Con l’imprenditore Edoardo Agnelli ancora alla presidenza della società bianconera, si aprì un ciclo che portò la squadra a conquistare cinque titoli nazionali consecutivi – record poi eguagliato nel calcio italiano solo dal Grande Torino nel corso degli anni quaranta del ventesimo secolo, e dall’Inter all’inizio del terzo millennio – tra la stagione 1930-1931 e la stagione 1934-1935. Il club si dimostrò uno dei migliori del suo tempo anche in Europa,[42] avendo raggiunto in quattro stagioni consecutive le semifinali della Coppa dell’Europa Centrale, tra la stagione 1931-1932 (seconda partecipazione dei bianconeri alla Coppa) e la stagione 1934-1935. La squadra costituì anche il nucleo della Nazionale italiana durante la prima metà degli anni trenta, periodo durante il quale la Nazionale si aggiudicò il campionato del mondo 1934 con nove calciatori del club in rosa, la cosiddetta Nazio-Juve.[43][44] Il cosiddetto Quinquennio d’oro sarebbe divenuto importante anche per l’enorme impatto sociale che aveva generato:

« Il legame tra la famiglia Agnelli e la Juventus, suggellato dai cinque scudetti dei primi anni trenta, tuttavia ha posto le basi per quello che sarà il calcio italiano nella seconda metà del secolo passato. Che farà appunto della squadra bianconera la “fidanzata d’Italia”, la regina indiscussa del nostro football, amatissima da milioni di tifosi da nord a sud della Penisola, riferimento obbligato per qualsiasi tipo di riflessione sul nostro calcio. »
(Guido Luguori e Antonio Smargiasse, Calcio e Neocalcio: Geopolitica e prospettive del football in Italia, 2003.[45])

Carlo Carcano, l’unico allenatore ad aver vinto 4 scudetti consecutivi nel calcio italiano – tra il 1931 e il 1934 – durante il suo periodo con la Juve del Quinquennio.

La Juventus della prima metà degli anni trenta del ventesimo secolo utilizzava il metodo, lo stesso schema applicato dalla Nazionale italiana. Attraverso il suo innovativo modulo 2-3-2-3 o “WW”, derivato invece del modulo tattico noto come “Piramide di Cambridge” (2-3-5) gli attaccanti interni della squadra, Renato Cesarini e Giovanni Ferrari, potevano dare supporto al «centromediano metodista» Luis Monti, giocatore con il compito di costruire il gioco, mentre i due mediani laterali, Mario Varglien e Luigi Bertolini, affrontavano le ali delle squadre avversarie; la lineadifensiva, guidata dal trio CombiRosettaCaligaris,[46] poté acquisire maggior sicurezza mentre il centrocampo riusciva a sfruttare una maggior superiorità numerica. Tale schema rese possibile costruire una serie di attacchi e contropiedi più veloci ed efficaci rispetto agli schemi tattici del decennio scorso. La linea offensiva bianconera, con calciatori come le ali Pietro Sernagiotto e Raimundo Orsi, e il centravanti Giovanni Vecchina, sostituito poi da Felice Borel – con il supporto delle mezze ali prima nominate – fu la principale artefice delle 434 reti realizzate dalla squadra in partite ufficiali durante il Quinquennio d’oro (384 in tornei nazionali e 50 nelle coppe).

Il periodo 1936-1940 e la seconda guerra mondiale[modifica | modifica wikitesto]

Il 14 luglio 1935 morì in un incidente aereo, davanti al porto di Genova, il presidente bianconero Edoardo Agnelli. A seguito, inoltre, della partenza di alcuni giocatori come Cesarini e Ferrari, la squadra chiuse il campionato 1935-1936 al 5º posto, con Virginio Rosetta come giocatore-allenatore.

La Juventus viene premiata dopo la conquista della Coppa Italia 1937-1938, la prima nella sua storia, vinta in finale in underby coi concittadini del Torino.

Sul finire degli anni trenta la società bianconera riuscì a classificarsi seconda nel campionato 1937-1938, a due punti dall’Ambrosiana vincitrice, e ad aggiungere alla propria bacheca due Coppe Italia: la prima fu ottenuta al termine della citata stagione, dopo la vittoria in finale sul Torino (3-1, reti di Bellini (2) e Defilippis, per i bianconeri all’andata il 1º maggio e 2-1 in rimonta, doppietta di Gabetto, al ritorno l’8 maggio); la seconda arrivò durante la stagione1941-1942 quando, nella doppia finale, la Juventus sconfisse l’allora Milano (pareggio per 1-1 in Lombardia, gol di Bellini, il 21 giugno e vittoria per 4-1 in Piemonte il 28 giugno, con tripletta della stella albanese Riza Lushta e rete su rigore di Sentimenti III).

Nell’inverno del 1942, a causa dei bombardamenti sulla città di Torino, la Juventus si trasferì ad Alba, alla Villa Sorano di proprietà della famiglia vinicola Bonardi, per sfuggire al conflitto bellico e continuare ad allenarsi fino alla primavera del 1943, durante la fase finale del quarantatreesimo campionato nazionale.[47] In quella città, la società juventina prese il nome di Juventus Cisitalia, in abbinamento con la casa automobilistica, il cui titolare, Piero Dusio, era l’allora presidente bianconero.[48][49]

Dodici anni dopo la fine del Quinquennio, dopo la sospensione del campionato nel 1944 e nel 1945, anno in cui la società bianconera mutò la denominazione in Juventus Football Club, un membro della famiglia Agnelli tornò alla guida della società: nel 1947 diventò infatti presidente Gianni Agnelli (uno dei figli di Edoardo), che sostituì Dusio, e che resterà alla guida della squadra fino al 1953.

Gli anni cinquanta e sessanta[modifica | modifica wikitesto]

L’Avvocato Agnelli e il ritorno ai vertici[modifica | modifica wikitesto]

La Juventus Campione d’Italia nel1949-1950. Festeggiamenti dei giocatori e tifosi per l’ottavo scudetto, dopo la vittoria 4-0 fuori casa contro laSampdoria del 28 maggio 1950.

All’indomani della seconda guerra mondiale, la società trascorse diverse stagioni nelle prime posizioni della Serie A. Nel 1947, Gianni Agnelli (detto L’Avvocato) diventò presidente del club. La Signora vinse lo scudetto al termine della stagione 1949-1950, a 15 anni dall’ultimo successo, con 100 reti in campionato e 62 punti, grazie anche al supporto dal nuovo allenatore, l’inglese Jesse Carver, e di nuovi calciatori come Carlo Parola (alla Juventus dal 1939), l’ala Ermes Muccinelli, i danesi Karl Aage Præst (ala tornante) e John Hansen(centravanti autore di 189 partite e 124 gol con Madama), e Giampiero Boniperti (che smetterà di giocare alla fine della stagione 1960-1961, dopo 443 presenze in Serie A)[50] e 183 reti, di cui 178 in Serie A), che ne fanno oggi il secondo miglior cannoniere della storia della società.

Nella stagione successiva, la 1950-1951, la Juventus arrivò terza in Serie A realizzando 103 reti (record della storia societaria in campionato), di cui sette segnate a Busto Arsizio contro la Pro Patria in una gara vinta 7-0 il 10 settembre 1950, miglior vittoria esterna dei bianconeri; esordì anche il terzo danese della squadra, Karl Aage Hansen, regista e autore di 23 reti in campionato.

Nel 1951-1952, sotto la guida dell’ex giocatore ungherese György Sárosi, la squadra vinse ancora lo scudetto, grazie al trio d’attacco formato da Muccinelli, Boniperti e Hansen: le reti realizzate in campionato furono 98 (19 quelle di Boniperti, il capocannoniere della squadra) e i punti 60. Quel nono scudetto consentì ai bianconeri di raggiungere il Genoa, che aveva da sempre dominato la classifica per numero di tornei vinti, diventando così il club più vittorioso d’Italia. Nella stagione successiva la squadra giunse invece seconda, segnalandosi per una larga vittoria 8-0 sulla Fiorentina.

Il Dottore Agnelli e i successi del Trio Magico[modifica | modifica wikitesto]

L’oriundo argentino Omar Sívori, l’italianoGiampiero Boniperti e il gallese John Charles, il Trio Magico bianconero a cavallo degli anni cinquanta e sessanta – tra i più prolifici reparti d’attacco mai ammirati nella storia del calcio italiano –, esce dal campo al termine di una partita del torneo 1957-1958.

Nel 1955, per impegni di lavoro, Gianni Agnelli lasciò la presidenza che, due anni più tardi, passò a suo fratello minore Umberto: a ventidue anni, il Dottore divenne il più giovane presidente nella storia della società bianconera e aprì contestualmente un nuovo ciclo di vittorie, con la squadra piemontese che, reduce dai noni posti nei due campionati precedenti, ritornò allo scudetto nel torneo1957-1958 grazie anche a nuovi acquisti come il gallese John Charles e l’argentino di origini italiane Omar Sívori – primo calciatore proveniente dalla Serie A nonché italiano, seppur oriundo, a vincere il Pallone d’oro, nel 1961 –, e a giocatori affermati come l’ormai “bandiera” Boniperti. I tre saranno ricordati come il Trio Magico,[51] un attacco che garantì 235 reti nelle competizioni ufficiali (95 di Charles, 113 di Sívori e 27 di Boniperti), di cui 201 in Serie A, dalla stagione 1957-1958 all’annata 1960-1961.

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Trio Magico.

Per la prima volta una società italiana di calcio conquistò la stella,[52] attribuita dalla FIGC per avere vinto dieci titoli nazionali, diventando nella circostanza il primo club al mondo a indossare sulla maglia uno stemma commemorativo di una vittoria calcistica.[53] I bianconeri furono la squadra più vittoriosa del torneo (23 successi) e il miglior attacco con 77 gol (28 del capocannoniere Charles, 22 di Sívori e 8 di Boniperti). Totalizzarono inoltre 51 punti contro i 43 della Fiorentina, eguagliando il record di squadra di distacco sulla seconda in classifica che risaliva al campionato 1932-1933.

Il presidente Umberto Agnelli e il capitano Boniperti sollevano laCoppa Italia 1959-1960.

Nella stagione 1958-1959 la Juve finì quarta in campionato (19 gol Charles, 15 Sívori), vincendo la Coppa Italia battendo in finale l’Internazionale per 4-1 il 13 settembre 1959 con gol di Charles, Cervato, Sívori, Cervato (su rigore). Fece inoltre il suo debutto nella neonata Coppa dei Campioni, il 24 settembre 1958 al Comunale contro il Wiener, vincendo 3-1 con tripletta di Sívori; la qualificazione scappò una settimana dopo, quando gli austriaci inflissero a Vienna uno 0-7 ai bianconeri al termine di un discusso incontro in virtù del permissivo arbitraggio, favorevole all’estrema violenza espressa dalla squadra di casa, principalmente dal difensore Barschandt su Charles durante tutta la partita,[54] che segnò l’eliminazione dei piemontesi dal torneo.

Nel 1960 conquistò un altro scudetto (l’undicesimo), con 25 vittorie, 92 reti segnate (28 Sívori, capocannoniere, e 23 Charles) e nuovamente 8 punti di distacco (55 a 47) sulla seconda, ancora la Fiorentina, tutti record stagionali; e un’altra Coppa Italia (la quarta), il 18 settembre 1960, grazie al 3-2 di Roma ai supplementari contro i viola (doppietta di Charles e autogol di Micheli): fu il primo double della storia bianconera (un record conseguito poi dal Torino, dal Napoli, dalla Lazio e dall’Inter in tutta la storia del calcio italiano) e la seconda vincita della coccarda tricolore di fila, impresa mai riuscita prima a un club italiano.

La Vecchia Signora conquistò ancora uno scudetto nel 1960-1961 (con il record di Sívori, che segnò ben 6 reti nella storica vittoria per 9-1 contro l’Inter, in cui i nerazzurri schierarono per protesta la formazione Primavera),[55] vincendo 22 partite, segnando 80 gol (25 Sívori, 15 Charles, 13 Nicolè, 12 Mora) e ricevendo per prima volta la Coppa Campioni d’Italia.

Il periodo 1962-1967[modifica | modifica wikitesto]

Alla loro terza partecipazione europea, i bianconeri arrivarono ai quarti di finale della Coppa dei Campioni 1961-1962 contro il Real Madrid: vittoria madridista per 0-1 a Torino e vittoria della Juve per 1-0, con rete di Sívori, a Madrid (prima vittoria di una squadra italiana nella capitale spagnola, nonché prima sconfitta interna merengue nella competizione). Lo spareggio venne giocato a Parigi e il Real vinse per 3-1.

Nel 1962-1963 i bianconeri vinsero la Coppa delle Alpi, loro primo successo internazionale, con quattro vittorie in altrettante partite (in finale batterono l’Atalanta per 3-2) e, nel 1964-1965, la Coppa Italia, battendo l’Internazionale il 29 agosto in finale a Roma per 1-0 con gol di Menichelli. In quella stagione la Juventus perse la Coppa delle Fiere (antenata della Coppa UEFA) contro il Ferencváros (finale unica, 0-1 a Torino).

Analoga conclusione si ebbe nella stagione 1970-1971, ultima edizione della Coppa delle Fiere, contro il Leeds United, nonostante il doppio pareggio in finale: 2-2 a Torino e 1-1 a Leeds (questa fu la prima volta che il trofeo venne assegnato sulla base dei gol segnati in trasferta). In tale torneo la Juventus rimase imbattuta, cosa che si ripeterà nelle manifestazioni in ambito continentale nella Coppa delle Coppe 1983-1984 e nell’Europa League 2010-2011.

La Juve Operaia e il tredicesimo scudetto[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione 1966-1967 la Juventus, trasformata quell’anno in società per azioni,[56] conquistò il suo tredicesimo scudetto all’ultima giornata e ai danni dell’Inter, battuta per 1-0 con gol di Favalli nello scontro diretto del 7 maggio 1967, squadra che precedeva la cosiddetta Juve Operaia[57] di un solo punto: i nerazzurri persero per 1-0 a Mantova (con errore del portiere Giuliano Sarti), mentre i bianconeri batterono in casa la Lazio per 2-1, con gol di Bercellino I e Zigoni. Presidente della società era Vittore Catella mentre in panchina siedeva il ginnasiarca Heriberto Herrera, tecnico paraguaiano precursore del movimiento (tra i primi esempi del cosiddetto calcio totale, poi sviluppato e perfezionato negli anni settanta dalla nazionale olandese di Johan Cruijff).[58] A causa di questa concezione atletica del calcio di “HH2”, nel 1965 aveva lasciato la Juventus, per andare al Napoli, Omar Sívori.

La Juve Operaia del 1966-1967, forgiata dalla rigida disciplina tattica diHeriberto Herrera, che conquistò lo scudetto a spese della Grande Inter.

Nella Coppa dei Campioni della stagione successiva la Juventus, rafforzata dall’arrivo del tedesco Helmut Haller, arrivò alle semifinali del torneo, ma perse contro il Benfica di Eusébio (0-2 a Lisbona e 0-1 a Torino). Nella stagione 1969-1970 debuttò in prima squadra il giovane Giuseppe Furino, che giocherà con i bianconeri fino al 1983-1984, vincendo otto scudetti e risultando, assieme a Giovanni Ferrarie Virginio Rosetta, il calciatore italiano che ha vinto il maggior numero di campionati di lega, l’unico a esservi riuscito indossando sempre la stessa maglia.

Gli anni settanta e ottanta[modifica | modifica wikitesto]

L’era Boniperti (1971-1990)[modifica | modifica wikitesto]

Il 13 luglio 1971 Giampiero Boniperti, dopo il lungo periodo trascorso in veste di giocatore, diventò presidente del club. Con Boniperti si aprì un lungo ciclo trionfale che coincise, come negli anni trenta, con i grandi successi della Nazionale italiana, guidata in questi anni daEnzo Bearzot.[59]

Sotto la sua gestione dirigenziale, la società vinse nove scudetti in quindici anni (1971-1972, 1972-1973, 1974-1975, 1976-1977, 1977-1978, 1980-1981, 1981-1982, 1983-1984e 1985-1986), tre Coppe Italia (1978-1979, 1982-1983 e 1989-1990) e un totale di sei trofei a livello internazionale, tra loro tutte le competizioni a livello di club, sia confederaliche il titolo mondiale, un’impresa mai accaduta prima nella storia del calcio.[4][60]

I cicli di Vycpálek (1971-1974) e Parola (1974-1976)[modifica | modifica wikitesto]

Festeggiamenti per il quindicesimo scudetto all’Olimpico di Roma, il 20 maggio 1973, dopo la vittoria bianconera 2-1 contro i giallorossi.

La Juventus si classificò quarta nel campionato nazionale della stagione 1970-1971. Il 26 maggio di quell’anno morì a 36 anni, per un male incurabile, Armando Picchi, allenatore dei bianconeri da appena un anno. Nella stagione successiva la Juventus, già sotto la conduzione tecnica dell’ex giocatore cecoslovacco Čestmír Vycpálek e con l’apporto di alcuni elementi come Sandro Salvadore e la valorizzazione di giovani calciatori come Franco Causio (proveniente dal Lecce), Giuseppe Furino (cresciuto nelle divisioni minori bianconere, dal Palermo), Fabio Capello (dalla Roma), del libero (poi capitano bianconero) Gaetano Scirea e di Roberto Bettega (torinese prodotto del vivaio bianconero), vinse lo scudetto della stagione 1971-1972, in cui il girone d’andata fu un continuo alternarsi di squadre nelle prime posizioni, con un punto di vantaggio sul Milan.

Al termine della stagione 1972-1973 il club torinese vinse il suo quindicesimo scudetto, avendo la meglio su Lazio e Milan. La società lombarda si prese la rivincita in Coppa Italia battendo i bianconeri in finale ai calci di rigore. Nella stessa stagione raggiunsero per la prima volta nella loro storia la finale di Coppa dei Campioni, perdendo a Belgrado contro l’Ajax per 0-1.

Il 28 novembre di quell’anno la Juventus (che prese il posto del rinunciatario Ajax) perse a Roma anche la Coppa Intercontinentale contro l’Independiente: 0-1 contro i “diavoli rossi” di Avellaneda, con rigore fallito da Cuccureddu quando la gara era ancora sullo 0-0. Per di più, i dirigenti bianconeri avevano trovato l’accordo con gli argentini per disputare la finale in un’unica partita allo Stadio Olimpico di Roma.

Sandro Salvadore in azione durante la finale di Coppa Intercontinentale 1973 giocata contro l’Independiente.

Nel 1974, dopo il Mondiale in Germania, iniziò un nuovo ciclo di grandi risultati per la Nazionale del C.T. Enzo Bearzot: quattro anni dopo, al Campionato del mondo 1978 in Argentina, l’Italia arrivò quarta, avendo nelle file complessivamente nove giocatori bianconeri: Dino Zoff, Antonio Cabrini, Claudio Gentile, Gaetano Scirea, Romeo Benetti, Antonello Cuccureddu, Franco Causio, Marco Tardelli e Roberto Bettega. In seguito, al campionato mondiale in Spagna, sei giocatori bianconeri del cosiddetto Blocco-Juve.[61][62][63]

Allenata dall’ex-campione bianconero Carlo Parola, nella stagione 1973-1974 la Juve si classificò seconda in Serie A, alle spalle dellaLazio, e raggiunse il Girone finale di Coppa Italia. Nella stagione successiva, il club vinse lo scudetto, al termine di un duello con il Napoli, battuto per 6-2 al San Paolo il 15 dicembre e per 2-1 al Comunale di Torino il 6 aprile; la squadra arrivò fino alle semifinali della Coppa UEFA, dalla quale uscì in seguito alla doppia sconfitta col Twente. Nel campionato successivo, invece, non fu sufficiente un girone di andata da record (26 punti su 30 ottenuti), poiché lo scudetto fu vinto dal Torino.

Il decennio Trapattoni, la conquista dell’Europa e del mondo (1976-1986)[modifica | modifica wikitesto]

Biennio 1976-1978: due scudetti e la vittoria della Coppa UEFA[modifica | modifica wikitesto]

L’allenatore Giovanni Trapattoni, divenuto in bianconero l’unico capace di vincere tutti i maggiori trofei UEFA per club.

L’anno seguente, Parola fu sostituito da Giovanni Trapattoni, all’epoca trentasettenne e con alle spalle solo un biennio di conduzione tecnica nelMilan, club nel quale era stato anche giocatore. Al debutto sulla panchina della Juventus, il Trap vinse lo scudetto della stagione 1976-1977, conteso ai campioni uscenti del Torino fino all’ultima giornata: i bianconeri prevalsero alla fine con 51 punti, frutto di 23 vittorie, 5 pareggi e 2 sconfitte (record per la Serie A a sedici squadre), contro i 50 dei concittadini granata. Quattro giorni prima di vincere il suo diciassettesimo scudetto, la Juventus si aggiudicò anche la sua prima, importante, competizione internazionale, la Coppa UEFA, al termine di una doppia finale disputata contro gli spagnoli dell’Athletic Club di Bilbao (1-0 all’andata, 1-2 al ritorno).

« Nella capitale della Biscaglia, la Juventus rappresentava l’Italia, anche in tribuna stampa ci siamo sentiti tutti bianconeri. »
(Elio Domeniconi, Guerin Sportivo, maggio 1977.[64])

Roberto Bettega in elevazione contro la difesa dell’Athletic Bilbao, nel corso della finale d’andata della Coppa UEFA 1976-1977.

Con il supporto di Pietro Paolo Virdis, acquistato dal Cagliari, la Juventus conquistò nel 1978 il suosecondo tricolore con­secutivo con cinque punti di vantaggio sulla coppia Lanerossi Vicenza-Torino. Nella stessa annata, i bianconeri arrivarono fino alle semifinali di Coppa dei Campioni, perdendo ai supplementari con il Club Brugge.

Il triennio 1979-1981 e l’apertura delle frontiere ai calciatori stranieri[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni settanta si chiusero con un’altra Coppa Italia, la sesta, nel 1978-1979, con la vittoria in finale sul Palermo (gol di Brio eCausio) per 2-1 dopo i tempi supplementari.

Nella stagione successiva la squadra giunse fino alla semifinale di Coppa delle Coppe, sconfitta nel doppio confronto dai londinesidell’Arsenal (1-1 e 0-1); nella squadra inglese giocava l’irlandese, Liam Brady, che nel mercato estivo di quell’anno, il primo aperto dopo molti anni ai calciatori stranieri, fu acquistato proprio dal club bianconero e vinse, nel biennio successivo, due scudetti consecutivi; quello del 1980-1981, il diciannovesimo, fu vinto dopo un testa a testa con la Roma e le polemiche susseguenti un gol non convalidato al giallorosso Maurizio Turonenello scontro diretto disputatosi a Torino il 10 maggio 1981 e finito 0-0.[65]

Biennio 1981-1983: lo scudetto della seconda stella e la settima Coppa Italia[modifica | modifica wikitesto]

L’anno successivo la Juventus vinse il ventesimo scudetto, ottenendo così la seconda stella, rimanendo l’unica squadra nel Paese ad aver raggiunto questo traguardo. In Coppa Italia e Coppa dei Campioni, tuttavia, la squadra fu eliminata dopo i primi turni. Nella stagione 1982-1983 la squadra vinse la Coppa Italia per la settima volta, battendo in finale l’Hellas Verona, e il Mundialito per club. Giunse inoltre alla sua seconda finale di Coppa dei Campioni contro l’Amburgo, perdendo per 1-0.

Gaetano Scirea, capitano e colonna difensiva della squadra juventina nella parte centrale degli anni ottanta.

In quegli anni giunsero alla società nuovi giocatori come i giovani Paolo Rossi, capocannoniere della coppa del mondo di Spagnanonché Pallone d’oro 1982. Durante il campionato del mondo in Spagna si distinsero altri due giocatori che proprio quell’estate erano arrivati alla Juventus, ovvero il polacco Zbigniew Boniek, ingaggiato dal Widzew Łódź, e il francese Michel Platini, all’epoca in scadenza di contratto presso il suo club in Francia, il Saint-Étienne, le cui Nazionali erano giunte rispettivamente al terzo e quarto posto di quel mondiale.

Biennio 1983-1985: l’accoppiata scudetto-Coppa delle Coppe e il Grande Slam[modifica | modifica wikitesto]

Dopo un interregno della Roma (campione d’Italia 1982-1983), la Juventus vinse il campionato 1983-1984 e colse la sua seconda affermazione internazionale ufficiale, vincendo a Basilea la finale di Coppa delle Coppe contro il Porto per 2-1.

Sergio Brio, Marco Tardelli eAntonio Cabrini, tra i protagonisti del Grande Slam nelle coppe europee, festeggiano il trionfo nellaSupercoppa UEFA 1984.

La vittoria in Coppa delle Coppe diede alla Juventus il diritto di sfidare il Liverpool, vincitore della Coppa dei Campioni, nella Supercoppa UEFA, che fu disputata in gara unica a Torino nel gennaio 1985 e vinta dai bianconeri per 2-0 con doppietta di Boniek; a Bruxelles, il 29 maggio 1985, infine, la Juventus si laureò campione d’Europa, ancora di fronte al Liverpool, al termine di un incontro vinto per 1-0 (Platini su rigore), oscurato dagli eventi accaduti allo stadio Heysel mezz’ora prima dell’incontro.

Con la vittoria in Coppa dei Campioni, la Juventus divenne il primo club europeo a vincere tutte le tre maggiori manifestazioni organizzate dall’UEFA.[66]

Stagione 1985-1986: il ventiduesimo scudetto e la prima Coppa Intercontinentale[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione 1985-1986 i bianconeri conquistarono un altro scudetto, grazie a un’iniziale sequenza di 8 vittorie consecutive iniziali e 26 punti su 30 ottenuti nel girone di andata (entrambi record), e conquistarono anche la loro prima Coppa Intercontinentale, l’8 dicembre 1985 a Tōkyō (Giappone) battendo ai calci di rigore (2-2 dopo i supplementari) i campioni sudamericani dell’Argentinos Juniors,[67] divenendo così il primo e l’unico club al mondo a vincere tutte le competizioni ufficiali a livello internazionale.[4][5]

Sulla fine della stagione 1985-1986 chiuse il decennio di Trapattoni: durante la sua gestione, la società vinse un totale di sei scudetti, due Coppe Italia e tutte le coppe internazionali.[4] Inoltre, Antonio Cabrini, Gaetano Scirea e Marco Tardelli divennero i primi calciatori europei ad aver conquistato tutte e tre le principali competizioni UEFA per club e, ulteriormente, i primi giocatori al mondo ad aver sollevato sia tutte le competizioni internazionali a livello di club cui presero parte sia la Coppa FIFA; da par suo l’allenatore Trapattoni, che nel frattempo passò all’Internazionale, diventò il primo e unico nel continente ad aver vinto tutte le competizioni a livello di club a cui partecipò (tutte con lo stesso club).

Le Roi Michel Platini, tre volte consecutive Pallone d’oro, nelle annate 1983, 1984 e 1985, durante il suo lustro in bianconero.

Il 12 luglio 1988 a Ginevra (Svizzera), in occasione del sorteggio delle competizioni europee della stagione 1988-1989, l’allora presidente della confederazione calcistica europea, Jacques Georges, conferì la Targa UEFA alla Juventus, rappresentata dall’allora presidente Giampiero Boniperti, in ragione del primato conseguito in campo continentale.[68]

Il rinnovamento nel periodo 1986-1990[modifica | modifica wikitesto]

Con Rino Marchesi sulla panchina, la Juventus iniziò la stagione 1986-1987 con una vittoria 2-0 a Udine contro l’Udinese. La stagione terminò con il sorpasso all’Inter, in extremis, per il secondo posto, con 39 punti, 3 in meno della capolista Napoli, vincitrice del campionato. In Coppa dei Campioni, invece, i bianconeri furono eliminati agli ottavi dal Real Madrid: persa l’andata in trasferta per 1-0, al Comunale di Torino la Juve si impose per 1-0 grazie a un gol di Cabrini. La sfida proseguì ai calci di rigore dove i bianconeri persero 3-1. Michel Platini, al termine della stagione, decise di lasciare il calcio giocato all’età di 32 anni. Nella stagione successiva la Juventus concluse sesta in classifica con 31 punti, e poté accedere alla Coppa UEFA dopo lo spareggio-derby contro il Torino (0-0 dopo i tempi supplementari, 4-2 ai rigori).

Quella del 1988-1989 portò Dino Zoff come allenatore e Alessandro Altobelli come nuovo centravanti per sostituire Ian Rush, comprato l’anno precedente. Zoff diede alla squadra continuità e gioco, grazie anche ai nuovi innesti Rui Barros, Giancarlo Marocchi, Roberto Galia e Oleksandr Zavarov, pur senza lottare per lo scudetto, che venne vinto dall’Inter dei record. Alla fine la squadra giungerà quarta dietro ai nerazzurri, al Milan e al Napoli. L’annata 1989-1990 iniziò male: il 3 settembre 1989 perì, in un incidente stradale a Babsk, in Polonia, Gaetano Scirea (36 anni), per anni libero, capitano e simbolo della squadra, recordman di presenze in maglia bianconera fino al 2008, diventato poi osservatore per la società.

L’allenatore Dino Zoff e il capitanoStefano Tacconi posano con la Coppa UEFA 1989-1990, vinta in una finale tutta italiana con la Fiorentina.

La squadra bianconera, ancora sotto la guida di Zoff e con un team che aveva come prima punta Totò Schillaci, finì il campionato di quell’anno ancora al quarto posto, così come nella stagione precedente. I bianconeri conquistarono comunque l’ottava Coppa Italiabattendo in finale il Milan dopo un pareggio per 0-0 a Torino e la vittoria per 1-0 a Milano (gol di Galia), e poi vinsero anche la Coppa UEFA in una doppia finale – per la prima volta nella storia delle competizioni europee, tra due club italiani[69] – contro la Fiorentina (3-1 a Torino, con gol di Galia, Casiraghi e De Agostini, e 0-0 sul campo neutro di Avellino). Questi furono i primi trofei vinti dopo tre stagioni senza titoli. La finale di UEFA fu l’ultima partita di Sergio Brio, titolare in difesa per dodici anni e capitano dopo il ritiro di Scirea del 1988. Nel frattempo, il 5 febbraio 1990, mentre si inaugurava lo Stadio delle Alpi, costruito per ospitare il Campionato mondiale di calcio 1990, l’avvocato Vittorio Caissotti di Chiusano prese il posto di Giampiero Boniperti alla presidenza della società.

Gli anni novanta[modifica | modifica wikitesto]

Nella stagione successiva Zoff lasciò il posto all’allenatore Gigi Maifredi, il quale, dopo l’arrivo di nuovi giocatori come Roberto Baggio,Thomas Häßler, Júlio César da Silva e Paolo Di Canio, perse subito la Supercoppa italiana contro il Napoli per 1-5, e non riuscì a portare la squadra (terza dopo il girone d’andata) oltre il settimo posto finale in campionato, perdendo 0-2 all’ultima giornata in casa del Genoa. In Coppa delle Coppe la squadra fu eliminata in semifinale dal Barcellona, con Baggio capocannoniere della competizione. Così, dopo ventinove anni (l’ultima volta era stata nel 1961-1962), la Juventus non si qualificò per alcuna competizione internazionale.

Il secondo ciclo di Trapattoni (1991-1994)[modifica | modifica wikitesto]

L’avventura di Maifredi sulla panchina della Juventus durò un anno, così nella stagione 1991-1992 Trapattoni venne richiamato ad allenare i bianconeri. Con lui in panchina la squadra perse la finale di Coppa Italia contro il Parma e si piazzò seconda in campionato.

Nella stagione 1992-1993, dopo aver acquistato il tedesco Andreas Möller, Fabrizio Ravanelli e Gianluca Vialli, la squadra vinse per la terza volta la Coppa UEFA battendo per 3-1 in Germania (Dino Baggio e doppietta di Roberto Baggio) e per 3-0 a Torino (due gol di Dino Baggio e Möller) il Borussia Dortmund, con un punteggio complessivo di 6-1, record della manifestazione e dei tornei gestiti dall’UEFA. In quel torneo la squadra segnò 32 reti, per un totale di 106 nell’intera stagione. In campionato, invece, la Juventus si classificò al quarto posto, vincendo in casa del Milan il 18 aprile con doppietta di Möller e segnatura di Roberto Baggio. Al termine dell’anno solare, il Divin Codino venne premiato colPallone d’oro.

Nel 1993-1994 debuttarono con la maglia bianconera Angelo Di Livio e Alessandro Del Piero, quest’ultimo simbolo della Juventus (oltre che capitano) per quasi un ventennio. La squadra terminò il campionato al secondo posto, staccata di tre punti dal Milan.

L’era Lippi e i nuovi successi nazionali e internazionali (1994-1999)[modifica | modifica wikitesto]

(EN)« At the end of the last millennium, Juventus dominated European club football. Blending power and panache, the Bianconeri won everything. And if they didn’t win it, they were usually runners-up. »(IT)« Alla fine dello scorso millennio, la Juventus dominava il calcio europeo per club. Combinando potenza ed eleganza, i bianconeri hanno vinto tutto. E quando non vincevano, di solito arrivavano secondi. »
(Sheridan Bird, Champions Magazine, 2008.[70])

Nel 1994 ci fu l’insediamento ai vertici societari della cosiddetta Triade, composta dal direttore generale Luciano Moggi, dall’amministratore delegato Antonio Giraudo e dal vicepresidente, ed ex giocatore juventino, Roberto Bettega. Questa nuova dirigenza rimarrà alla guida sportiva ed economico-finanziaria del club fino al 2006. Contestualmente, come allenatore fu scelto l’emergente Marcello Lippi, che sedette sulla panchina bianconera a partire dalla stagione 1994-1995.

Biennio 1994-1996: il secondo double e la vittoria della Champions League[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1995, dopo nove anni, la Juventus tornò alla conquista del titolo nazionale, il ventitreesimo, con 96 reti siglate in tutta la stagione e, in campionato, dieci punti di vantaggio sul tandem al secondo posto della classifica, Lazio e Parma (record di squadra nei campionati con tre punti a vittoria, poi battuto dai diciassette della Juve del 2013-2014). I torinesi vinsero anche la loro nona Coppa Italia proprio a spese dei ducali, realizzando così la seconda “doppietta” della storia bianconera. In Coppa UEFA il club raggiunse per la quarta volta la finale, dove si trovò di fronte ancora gli emiliani che stavolta ebbero la meglio (0-1 al Tardini, e 1-1 nel ritorno giocato a Milano). La stagione fu altresì segnata dal lutto per la morte del giovane e promettente terzino Andrea Fortunato, scomparso per una grave forma di leucemia il 25 aprile del ’95.[71]

Alessandro Del Piero solleva laChampions 1995-1996 appena conquistata ai rigori sull’Ajax.

L’anno successivo la Juventus giunse al secondo posto della Serie A, a otto punti di distanza dal Milan, e conquistò il 17 gennaio 1996 la sua prima Supercoppa italiana, superando nuovamente il Parma, per 1-0, al Delle Alpi. Con questo trofeo, i piemontesi divennero i primi a vincere le tre maggiori competizioni nazionali nello stesso anno. La squadra concluse la stagione con il trionfo in Champions League (ex Coppa dei Campioni), che venne vinta il 22 maggio del ’96 nella finale di Roma contro l’Ajax, battendo gli olandesi 5-3 ai tiri di rigore dopo che i tempi supplementari si erano conclusi sul 1-1.

Stagione 1996-1997: i trionfi del centenario[modifica | modifica wikitesto]

La Juventus Football Club festeggiò nel 1997 i cento anni dalla sua fondazione istituzionale: allo scopo di celebrare questa ricorrenza, la società e le autorità della città di Torino organizzarono una serie di manifestazioni denominate Juvecentus (1897-1997; Cento anni di Juve). Dal 22 al 27 maggio 1997 venne presentata al Lingotto l’attività editoriale, multimediale e filatelica del club. In occasione del secolo di vita bianconero fu poi organizzata la cosiddetta Coppa del Centenario-Trofeo Repubblica di San Marino contro gli inglesi del Newcastle(la Juventus indossò una speciale divisa rosanero che ricordava la prima, storica, casacca della società), disputata allo Stadio La Fiorita di Cesena il 3 agosto.[72] A fianco di queste iniziative, infine, venne allestita la Mostra del Centenario, a illustrare l’origine e l’evoluzione del club, e creato un fanclub con più di 10.000 membri.

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Il giudizio sull’uso di farmaci
Nell’estate del 1998, Zdeněk Zeman, all’epoca allenatore della Roma, lanciò un allarme a proposito di un supposto eccessivo ricorso ai farmaci da parte delle società di calcio. Incalzato dalla stampa, l’allenatore boemo citò ad esempio i giocatori juventini Gianluca Vialli e Alessandro Del Piero. Sulla base di queste dichiarazioni, il procuratore di TorinoRaffaele Guariniello aprì un’inchiesta che portò a un lungo procedimento processuale a carico della Juventus e che vedrà imputati Riccardo Agricola (medico sociale) e Antonio Giraudo (amministratore delegato).

Nella sentenza di primo grado del processo penale iniziato il 31 gennaio 2002 venne ravvisato il comportamento irregolare del medico Riccardo Agricola, il quale fu condannato a 1 anno e 10 mesi, sospesi condizionalmente, «per frode sportiva e somministrazione di farmaci in modo pericoloso per la salute» e somministrazione di eritropoietina– argomento introdotto nelle imputazioni il 28 giugno 2004 – in base ai valori sanguigni dei calciatori bianconeri, nonostante i risultati negativi riscontrati in tutti i controlliantidoping,[73] mentre non si ravvisarono reati per Antonio Giraudo, che venne pienamente assolto. Inoltre, durante il processo in primo grado non emersero prove che confermassero la responsabilità diretta della società nella vicenda.[74]

Nell’aprile 2005, la pubblica accusa ricorse contro la sentenza di primo grado, che venne ribaltata in secondo grado. La Corte d’appello di Torino confermò, il 14 dicembre del citato anno, il verdetto assolutorio per Giraudo «per non avere commesso il fatto» e annullò la sentenza di condanna per Agricola, assolvendolo dal reato di «frode sportiva» (per somministrazione di eritropoietina) per cui fu inizialmente processato «perché il fatto non sussiste», in quanto il presunto acquisto di EPO e/o la sua somministrazione – divenuta l’accusa principale del processo penale – non era stato provato, e dalla somministrazione delle medicinali non vietate «perché il fatto non costituisce reato».[75] Su questo punto, la Corte d’appello sancì che i farmaci somministrati ai calciatori della Juventus non rappresentavano doping e che la somministrazione di sostanze lecite atta a migliorare le prestazioni sportive non poteva (in generale, e quindi a prescindere dal club e il suo medico) essere giudicata come tale in base della legislazione in vigore all’inizio dell’inchiesta della procura (L. 401/1989 sul calcio scommesse).[75]

La procura di Torino propose ricorso in cassazione contro la sentenza di secondo grado, ritenendo «erronea» l’interpretazione e l’applicazione delle norme di diritto che motivarono la sentenza di assoluzione. Il 29 marzo 2007, infine, la Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione confermò la sentenza di assoluzione con ampia formula del secondo grado di giudizio a Giraudo e l’assoluzione, per quanto riguarda il reato di «frode sportiva» (somministrazione di eritropoietina) ad Agricola, concludendo che nel periodo indagato non era stato accertato alcun tipo di positività a sostanze dopanti da parte dei calciatori bianconeri, i cui valori ematologici medi erano simili alla media della popolazione nazionale, e che l’acquisto e/o somministrazione di EPO agli atleti della società non è stato ritenuto provato da nessun atto del processo.[76]

Venne dichiarata invece l’inammissibilità del ricorso del Procuratore Generale,[76] ma accolto il ricorso della procura, che annullò in parte qua[77] la sentenza di secondo grado per la somministrazione, a carico del medico sociale, di medicinali non vietate diversi dall’eritropoietina, in quanto, pur non essendo all’epoca ancora in vigore la legge sul particolare – introdotta il 14 dicembre 2000 –, fu ritenuto che la somministrazione eccessiva di farmaci (o uso in condizionioff-label) potesse costituire una violazione della L.401/1989, l’unica applicabile al periodo indagato.[78] La corte, dopo sancire che l’esito in secondo grado, pur ribaltando l’esito in primo grado, non considerò alcuni argomenti trattati in quel processo,[79] giudicò la necessità di svolgere un nuovo giudizio per confermare tale ipotesi poiché nel frattempo le liste di farmaci consentiti era stata modificata,[80] il quale non ebbe luogo per la prescrizione della accusa in oggetto dal 12 febbraio 2007.[77]

Anche sul piano sportivo il procedimento disciplinare, a suo tempo instaurato dalla Procura Antidoping nei confronti di Agricola per la somministrazione di farmaci, iniziò con un’indagine della Procura della Repubblica di Torino, finalizzata nell’assoluzione emessa dall’Ufficio di Procura Antidoping del CONI il 25 luglio 2000, in quanto l’uso dei farmaci erano in regola con l’allora regolamento antidoping e non furono riscontrati indizi di un presunto «doping ematico».[73]

Il processo sportivo è stato riaperto dopo la sentenza in primo grado del processo penale. Il 26 aprile 2005, laCamera di Arbitraggio dello Sport, su richiesta presentata dalla Commissione Scientifica Antidoping del CONI il 7 marzo dello stesso anno, sancì che «l’uso di sostanze farmacologiche che non sono espressamente proibite dalla legge sportiva, e che non possono essere considerate come sostanze simili o associate a quelle espressamente proibite non può essere sanzionato con provvedimenti disciplinari».[81][82] Su questa sentenza, il processo sportivo si concluse con l’assoluzione emessa in primo grado dalla Commissione Disciplinare l’11 novembre 2005, decisione confermata ulteriormente sia dalla Commissione di Appello Federale il 5 ottobre 2006 che dal Giudice di Ultima Istanza in materia di doping il 19 gennaio 2007.[83]

La stagione 1996-1997 fu inaugurata con una nuova vittoria, nella doppia finale di Supercoppa UEFA contro il club vincitore della Coppa delle Coppe, il Paris Saint-Germain (6-1 in trasferta all’andata e 3-1 a Palermo nel ritorno): il 9-2 complessivo è lo scarto più grande mai raggiunto nelle finali UEFA. In seguito, il 26 novembre 1996 a Tokyo, la squadra conquistò anche la seconda Coppa Intercontinentale contro i campioni sudamericani del River Plate. Il ventiquattresimo scudetto della storia bianconera venne conquistato con 65 punti, mentre in Champions League la squadra perse poi per 1-3 la finale giocata aMonaco di Baviera, il 28 maggio 1997, contro il Borussia Dortmund.

Biennio 1997-1999[modifica | modifica wikitesto]

L’anno successivo la squadra vinse la Supercoppa Italiana sul Vicenza per 3-0, quindi a fine stagione arrivò il venticinquesimo scudetto con 5 punti di vantaggio sull’Inter. Nella terza finale consecutiva di Champions League, giocata ad Amsterdam il 25 maggio 1998, la Juve cedette per 0-1 al Real Madrid; Del Piero si aggiudicò il titolo di capocannoniere della manifestazione con 10 reti.

Zinédine Zidane, fantasista juventino a cavallo del nuovo millennio.

La stagione 1998-1999 partì con la sconfitta (1-2) della squadra nella Supercoppa Italiana contro la Lazio. In Champions League i bianconeri sfiorarono la quarta finale consecutiva uscendo dalla Champions in semifinale per mano del Manchester United. Dopo la sconfitta per 4-2 contro il Parma a metà del girone di ritorno Lippi si dimise e fu sostituito da Carlo Ancelotti, che conduce la squadra al settimo posto qualificandosi per la Coppa Intertoto, dopo spareggio con l’Udinese.

Il ventunesimo secolo[modifica | modifica wikitesto]

Biennio 1999-2001[modifica | modifica wikitesto]

Nell’estate del 1999, sotto la guida di Ancelotti, i bianconeri vinsero la Coppa Intertoto dell’UEFA, riconvalidando così il suo record di aver vinto tutte le competizioni ufficiali in ambito internazionale,[4] che garantì il diritto alla partecipazione alla Coppa UEFA (dove la Juve non andò oltre gli ottavi, uscendo sconfitta contro il Celta de Vigo). Lo scudetto fu perso all’ultima giornata contro il Perugia, con la Lazio che si laureò campione d’Italia sorpassando gli juventini. Nella stagione successiva (2000-2001) la Juventus concluse il campionato al secondo posto alle spalle della Roma.

Il secondo ciclo di Lippi (2001-2004)[modifica | modifica wikitesto]

Nell’estate del 2001 Ancelotti fu sostituito con Marcello Lippi, che ritornò ad allenare il club bianconero e la Juventus vinse il suo ventiseiesimo scudetto all’ultima giornata, il 5 maggio 2002, ai danni dell’Inter. Il 20 dicembre dello stesso anno la Juventus entrò in Borsa,[84] compiendo un nuovo importante passo nell’evoluzione da società calcistica civile a entertainment and leisure group: nei primi anni del XXI secolo, con oltre duecento milioni di euro di fatturato, la Juventus era la terza società calcistica per ricavi in Europa dopo Manchester United e Real Madrid.

Nella stagione 2002-2003, dopo la vittoria per 2-1 della terza Supercoppa Italiana contro il Parma, con due giornate d’anticipo i bianconeri si aggiudicarono il ventisettesimo scudetto, il quale fu dedicato alla memoria dell’Avvocato Gianni Agnelli, scomparso a causa di un cancro alla prostata il 24 gennaio di quell’anno, e raggiunsero la settima finale di Champions Leaguedella storia juventina perdendo ai tiri di rigore per 2-3 contro il Milan, dopo che la partita si era conclusa a reti bianche.

Il 15 luglio 2003 venne siglato l’accordo con il Comune di Torino per l’acquisizione del diritto di superficie per 99 anni dello Stadio delle Alpi, in modo che la società lo potesse gestire direttamente. Il 3 agosto la squadra si recò negli Stati Uniti d’America per giocare la Supercoppa italiana (che inaugurò la stagione 2003-2004) contro il Milan, vincendo ai tiri di rigore (1-1 dopo i tempi supplementari). Durante la trasferta americana, un altro lutto colpì la società: la scomparsa del presidente Vittorio Caissotti di Chiusano; al suo posto venne nominato Franzo Grande Stevens, vicepresidente FIAT, che restò in carica per due anni.

Il fuoriclasse ceco Pavel Nedvěd, dapprima giocatore e poi dirigente della Juventus.

In Champions League i bianconeri furono eliminati dal Deportivo La Coruña negli ottavi di finale (0-1 e 0-1), persero poi la doppia finale di Coppa Italia contro la Lazio di (0-2 a Roma e 2-2 a Torino) e finirono terzi in campionato. La vittoria per 7-0 sull’Olympiacos è la più netta della squadra nella competizione e, ex aequo, nei tornei gestiti dall’UEFA; fino alla disputa dellaChampions League 2007-2008 è stato il risultato più pesante della storia della competizione. Alla fine dell’annata la società fu colpita da un altro lutto: il 27 maggio 2004 morì di cancro ai polmoni Umberto Agnelli, già presidente del club juventino.

Dal biennio con Capello allo scandalo Calciopoli (2004-2006)[modifica | modifica wikitesto]

Nell’estate del 2004 la squadra venne affidata a Fabio Capello. Il 21 maggio, grazie al pareggio nell’anticipo tra Milan e Palermo, la Juventus si laureò campione d’Italia, conquistando alla fine del torneo 86 punti, sette in più del Milan. In Champions League la squadra venne eliminata nei quarti di finale a opera degli inglesi del Liverpool.

Nel campionato 2005-2006 batté il record storico di vittorie consecutive all’inizio del campionato, nove, che sommate alla vittoria per 4-2 contro il Cagliari nella giornata di chiusura del torneo precedente compongono la serie di trionfi in fila più lunga nel campionato a girone unico, a pari merito con quella della stagione 1931-1932. Stabilì il record di punti in totale (91) e in un solo girone (52 punti solo all’andata: 17 vittorie, un pareggio e una sconfitta). Perse una sola partita in campionato, cosa mai riuscita nei campionati a venti squadre, in casa del Milan per 3-1 il 30 ottobre; tale gara sarà l’ultima persa nei campionati a girone unico per quasi due anni, fino alla sconfitta di Mantova del 13 gennaio 2007, per un totale di 46 gare in serie positiva; la squadra si aggiudicò il ventinovesimo scudetto battendo il 14 maggio la Reggina per 2-0. Per tutta l'”era Capello”, la Juventus fu sempre capolista della Serie A (76 giornate, record nazionale).[85] Perse la Supercoppa Italiana contro l’Inter per 0-1 ai tempi supplementari, il 20 agosto. In Champions League, invece, la Juventus fu eliminata nei quarti di finale dagli inglesi dell’Arsenal.

Alla fine dello stesso anno la società rimase coinvolta in Calciopoli: la sentenza di primo grado costò la revoca dello scudetto 2004-2005, la non assegnazione dello scudetto 2005-2006 (in seguito assegnato all’Inter)[86] e la retrocessione in Serie B, con una penalizzazione finale di 9 punti.[87] Moggi presentò le sue dimissioni alla Juventus subito dopo l’ultima giornata del campionato, seguito pochi giorni dopo da Giraudo e dal presidente Grande Stevens. Quindi il consiglio d’amministrazione della società venne sciolto e ricomposto a fine giugno con nuovi elementi scelti dagli azionisti, tra cui l’ex calciatore bianconeroMarco Tardelli e l’allenatore della Nazionale italiana di pallavolo Gian Paolo Montali; vennero nominati presidente Giovanni Cobolli Gigli, direttore sportivo Alessio Secco e amministratore delegato Jean-Claude Blanc.[88]

Il periodo 2006-2011[modifica | modifica wikitesto]

Dalla stagione in B al ritorno in A (2006-2009)[modifica | modifica wikitesto]

« Dopo essere tornati dai Mondiali [io, Del Piero, Buffon, Camoranesi e Nedvěd] ci siamo incontrati, in una delle sale di Vinovo. Ci siamo guardati negli occhi e ci siamo subito capiti. Eravamo parte di una grandissima squadra, tutti ci sentivamo legati alla società e dovevamo riportarla subito in Serie A. Sono orgoglioso di essere rimasto e di aver contribuito a quell’impresa. »
(David Trezeguet, 2014[89])

Il francese David Trezeguet, fromboliere della Juventus negli anni duemila, decennio in cui divenne il miglior marcatore straniero nella storia dei bianconeri.

Il 10 luglio arrivò sulla panchina bianconera Didier Deschamps, già centrocampista della Juve nella seconda metà degli anni novanta. Dopo 36 partite del campionato cadetto, nonostante la penalizzazione di 9 punti, la squadra si trovò in testa alla classifica di Serie B e, rimanendo sempre tra le prime posizioni della serie cadetta, il 19 maggio 2007, dopo la vittoria per 5-1 in trasferta ad Arezzo, raggiunse la matematica promozione in Serie A, con tre giornate di anticipo rispetto alla fine del campionato. Il 26 maggio, vincendo in casa per 2-0 contro il Mantova, ottenne matematicamente il primo posto nella serie cadetta. La stessa sera Deschamps risolse consensualmente il contratto con la società.Le ultime due giornate la Juve le disputò con l’allenatore in seconda Giancarlo Corradini,ottenendo altrettante sconfitte.

Il 4 giugno venne ufficializzato il nome del nuovo allenatore, Claudio Ranieri, che iniziò la sua avventura sulla panchina torinese il 1º luglio 2007. Il ritorno della Juventus in Serie A avvenne ufficialmente il 25 agosto seguente contro il Livorno, in una partita terminata con il risultato di 5-1 in favore dei piemontesi. A fine stagione la formazione bianconera arrivò terza in campionato – il miglior piazzamento di una neopromossa datrent’anni a quella parte – e si fermò ai quarti di Coppa Italia, eliminata dall’Inter.

Nel 2008-2009 la Juventus affrontò nel preliminare di Champions League gli slovacchi dell’Artmedia Bratislava, ritornando a partecipare, dopo due anni di assenza, alle competizioni confederali per club.[90] La squadra, dopo aver vinto il proprio girone, si spinse fino agli ottavi di finale dove venne eliminata dal Chelsea, finalista dell’edizione precedente. Nel finale di campionato Ranieri venne esonerato e sostituito da Ciro Ferrara, che condusse la squadra al secondo posto. In precedenza, in Coppa Italia i bianconeri erano stati eliminati in semifinale dalla Lazio.

Le difficoltà del biennio 2009-2011[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2009-2010 la formazione venne estromessa dalla Champions League nell’ultima giornata della fase a gironi, stabilendo suo malgrado il poco invidiabile primato di marcature subite in casa nelle coppe europee.[91] A gennaio i bianconeri furono poi eliminati dall’Inter (1-2) ai quarti di finale di Coppa Italia; una sconfitta fatale per Ferrara, che venne esonerato in favore di Alberto Zaccheroni. Il cambio della guida tecnica non diede i frutti sperati, tanto che la squadra uscì anche agli ottavi dell’Europa League per mano del Fulham, chiudendo poi il campionato al settimo posto con 15 sconfitte – record negativo del club in un torneo a 20 squadre, per un totale di 19 nel corso della stagione – e 56 gol subiti, eguagliando gli scialbi numeri ottenuti nel 1961-1962.[91]

La stagione 2010-2011 vide l’effimera prova di Luigi Delneri sulla panchina juventina. La squadra, ancora zavorrata da errori societari e di mercato, uscì presto di scena nella fase a gironi di Europa League; i torinesi furono poi estromessi dalla Coppa Italia ai quarti di finale, mentre il campionato venne concluso nuovamente al settimo posto, mancando l’accesso alle competizioni continentali. Era dal triennio 1954-1957 che la formazione piemontese non terminava almeno due edizioni consecutive della Serie A al di sotto di tale piazzamento. Fu il negativo apice di un anonimo lustro per i colori bianconeri.

Il nuovo decennio[modifica | modifica wikitesto]

Andrea Agnelli e la ristrutturazione della società[modifica | modifica wikitesto]

Claudio Marchisio, dal vivaio bianconero al rilancio juventino negli anni duemiladieci, dopo l’opaco lustro post-Calciopoli.

Nell’ambito di un graduale cambio di rotta sul piano societario, nel 2010 a Blanc subentra alla presidenza della Juventus Andrea Agnelli, quarto esponente della celebre famiglia torinese proprietaria del club.[92] Alle prese con una squadra da qualche anno deficitaria sia a livello sportivo sia di bilancio,[93] tra i primi passi della nuova gestione c’è, da una parte, il risanamento delle casse societarie[94] e la graduale apertura verso nuove opportunità di fatturato,[95] mentre dall’altra si assiste a un profondo rinnovamento dell’organigramma con le nomine di Giuseppe Marotta e Fabio Paratici, rispettivamente, a direttore generale e direttore sportivo,[96] assieme al ritorno in società, stavolta in veste dirigenziale, di ex bianconeri quali Pavel Nedvěd e David Trezeguet.[97]

Sempre in tal senso, in questi anni giunge a compimento l’idea dello stadio di proprietà: il club torinese è il primo in Serie A a portare a termine questo tipo di operazione immobiliare. L’8 settembre 2011 viene inaugurato lo Juventus Stadium, l’ottavo impianto casalingo nella storia della squadra.[98] Sorto sulle ceneri del Delle Alpi, è costruito sul modello dei catini inglesi, col pubblico raccolto e le tribune molto vicine al campo. Il 16 maggio 2012 c’è poi l’apertura del J-Museum, dedicato alla storia della società bianconera e al suo legame con le vicende del Paese.[99]Realizzato nell’area dello Stadium, il museo raccoglie trofei, cimeli, maglie d’epoca, immagini storiche e memorabilia varia legata alla squadra bianconera, con l’interazione di tecnologie multimediali e audiovisive.[100]

L’era Conte (2011-2014)[modifica | modifica wikitesto]

Stagione 2011-2012: il ritorno al successo e l’imbattibilità[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Conte, 5 scudetti da giocatore e 3 da allenatore con la Juventus.

La stagione 2011-2012 vede l’arrivo in panchina di Antonio Conte, capitano bianconero degli anni novanta e ora divenuto allenatore, che getta le basi per il ritorno ai vertici della società. In campionato i piemontesi occupano il vertice della classifica fin dalle prime giornate, posizione che cederanno solo poche volte nel corso del torneo: dopo un lungo testa a testa col Milan, il 6 maggio 2012 la Juventus torna a laurearsi campione d’Italia – non accadeva dalla stagione 2002-2003, se si escludono i successi cancellati da Calciopoli – vincendo il suo ventottesimo scudetto;[101] il successo, arrivato con una giornata d’anticipo, è stato ottenuto senza aver mai perso una partita, eguagliando un record conseguito nella storia del girone unico solo dal Perugia nel 1978-1979 e dal Milan nel 1991-1992; i bianconeri sono però i primi a siglare questo primato in un torneo a 20 squadre, stabilendo così il record nazionale d’imbattibilità stagionale in campionato.[102]

L’imbattibilità viene persa nella gara dell’epilogo stagionale, cioè la finale di Coppa Italia in cui il Napoli s’impone per 2-0; questa sconfitta mette anche fine all’imbattibilità assoluta della squadra bianconera, che tra campionato e coppa termina dopo 43 partite utili consecutive (anch’esso record nazionale).[103] È questa l’ultima stagione in maglia bianconera di Alessandro Del Piero, che dopo diciannove anni lascia la Juventus.

Stagione 2012-2013[modifica | modifica wikitesto]

Nell’estate del 2012, per lo scandalo calcioscommesse l’allenatore Conte e il suo secondo Angelo Alessio vengono squalificati vari mesi – per fatti non inerenti la società torinese –[104] e sostituiti ad interim nella guida tecnica, per l’inizio di stagione, da Massimo Carrera.[105] Con questo assetto in panchina, l’11 agosto la squadra vince la Supercoppa italiana contro il Napoli, nella finale giocata allo stadio Nazionale di Pechino, superando i partenopei per 4-2 ai supplementari e mettendo in bacheca la quinta supercoppa nazionale, trofeo che in casa bianconera mancava dall’edizione del 2003.

Andrea Pirlo, tra i maggiori artefici del ritorno ai vertici negli anni duemiladieci.

In campionato, il 3 novembre la formazione torinese è sconfitta 1-3 allo Juventus Stadium dall’Inter, mettendo fine alla sua imbattibilità assoluta e casalinga (rispettivamente dopo 49 e 25 partite, record nei tornei a 20 squadre);[106] il 25 dello stesso mese il club perde anche la sua imbattibilità esterna (dopo 25 incontri, altro record), a seguito dello 0-1 subito al Meazza dal Milan.[107] A fine gennaio la squadra manca l’approdo alla seconda finale consecutiva di Coppa Italia, uscendo in semifinale per mano della Lazio. In Champions League, competizione dove la Juventus fa ritorno dopo due anni d’assenza, i piemontesi si spingono invece fino ai quarti di finale, prima di venir estromessi dai futuri campioni del Bayern Monaco. Nonostante la battuta d’arresto in campo europeo, in campionato la squadra prosegue con discreta tranquillità la sua marcia in vetta alla classifica, e il 5 maggio 2013 arriva il ventinovesimo titolo italiano, il secondo consecutivo, conquistato con tre turni d’anticipo.[108][109]

Stagione 2013-2014: lo scudetto dei record[modifica | modifica wikitesto]

La nuova stagione si apre il 18 agosto 2013 con il secondo successo consecutivo in Supercoppa italiana: questa volta, a differenza di quanto accaduto dodici mesi prima, la vittoria del trofeo è ben più agevole per i bianconeri, che all’Olimpico di Roma superano la Lazio con un netto 4-0.[110] Meno fortunata è l’esperienza in Champions League dove la Juventus viene eliminata al primo turno, scalando contestualmente in Europa League.[111] Nella seconda manifestazione continentale i piemontesi offrono un cammino migliore fermandosi tuttavia a un passo dalla finale, battuti dai portoghesi del Benfica,[112] raggiungendo comunque una semifinale europea che in casa bianconera mancava da undici anni.

In Serie A si ripete invece il copione delle precedenti stagioni. Dopo aver rincorso la Roma nelle prime giornate del torneo, la Juventus prende la testa della classifica a fine novembre e la mantiene sino al termine: il 4 maggio 2014 i piemontesi vincono con due turni d’anticipo il terzo scudetto dell’era Conte, tagliando il traguardo del trentesimo titolo ufficiale nella loro storia (prima squadra italiana a riuscirci).[113] Dopo ottant’anni, i bianconeri tornano a conquistare tre campionati consecutivi, un filotto che non si verificava dai tempi del Quinquennio d’oro; la Juventus è inoltre la prima, dall’istituzione del girone unico, a bissare un tris di scudetti.[114] L’undici di Conte è artefice in questa stagione di un cammino-record,[115] battendo i suoi precedenti primati di vittorie consecutive,[116] successi casalinghi e totali[117] e, soprattutto, punti in graduatoria: chiudendo la stagione a quota 102, stabilisce infatti il record italiano di punti[117][118] – e quarto a livello europeo[119] – nel corso di una stagione sportiva.

L’arrivo di Allegri (2014-presente)[modifica | modifica wikitesto]

Stagione 2014-2015: il terzo double[modifica | modifica wikitesto]

La squadra festeggia il trionfo nellaCoppa Italia 2014-2015, la decima della storia bianconera.

La stagione 2014-2015 vede l’arrivo in panchina di Massimiliano Allegri[120] al posto del dimissionario Conte, passato alla guida dell’Italia. Il 22 dicembre a Doha, in Qatar, la squadra perde la finale di Supercoppa italiana contro il Napoli ai rigori,[121] tuttavia la sconfitta non pregiudica il cammino dei bianconeri nelle altre competizioni che culmina, a fine stagione, nel loro terzo double nazionale, eguagliando i precedenti del 1960 e del 1995. Il 2 maggio 2015, con il successo 1-0 sul campo della Sampdoria, la formazione torinese conquista il suo trentunesimo scudetto nonché quarto consecutivo, divenendo la prima, nella storia del calcio italiano, a mettere assieme in due periodi diversi quattro edizioni di fila del massimo campionato.[122]

Il 20 dello stesso mese arriva anche la decima Coppa Italia, vinta 2-1 ai supplementari contro la Lazio nella finale giocata all’Olimpico di Roma; anche stavolta, i piemontesi sono i primi in Italia a conquistare la simbolica stella d’argento.[123] Non riesce invece l’affermazione europea in Champions League dove la Juventus, al termine di un cammino da outsider che la vede, dopo dodici anni, tornare in finale nella massima competizione europea per club, all’Olympiastadion di Berlino è sconfitta 1-3 dai catalani del Barcellona.[124]

Stagione 2015-2016[modifica | modifica wikitesto]

La stagione 2015-2016 propone una Juventus rinnovata e ringiovanita nell’organico, ma priva di alcuni protagonisti dei successi dei quattro anni precedenti (Pirlo, Vidal e Tevez).[125] L’esordio stagionale avviene allo Shanghai Stadium, nella vittoria per 2-0 contro la Lazio in Supercoppa italiana; per i bianconeri si tratta della settima affermazione nella manifestazione, un record nell’albo d’oro.In campionato inizio travagliato,con due sconfitte iniziali,cosa che non si verificava dalla Prima Divisione 1912-13.Va meglio in Champions League,dove inizia vincendo le prime due partite del girone contro Manchester City e Siviglia,pareggiando poi in casa col Borussia Moenchengladbach.[126]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) The Old Lady climbs to the top of the world, in Fédération Internationale de Football Association. URL consultato il 24 gennaio 2009.
  2. ^ Juventus – Sede
  3. ^ a b c Juventus – Storia
  4. ^ a b c d e Compresi tutti le competizioni internazionali per club ufficialmente riconosciuti da ciascuna delle sei confederazioni di calcio affiliate alla FIFA, cfr. (EN) Legend – UEFA club competition (PDF), in Union des Associations Eu

Stagione 2015-2016:

La stagione si apre col successo sulla Lazio (2-0) nella Supercoppa Italiana a Pechino l’8 agosto 2015,che consente ai bianconeri di balzare in testa anche alle vittorie in tale manifestazione (7),staccando il Milan fermo a 6.L’inizio del campionato è traumatico,con 2 sconfitte iniziali,evento che non succedeva addirittura dal campionato di Prima Divisione 1912-13.In generale però resta al momento della chiusura dell’articolo nella seconda parte della classifica,patendo più del previsto le partenze di assi quali Carlos Tevez,Arturo Vidal e Andrea Pirlo.Va meglio in Champions league,dove al momento ha raggolto 7 punti dopo i successi su Manchester city e Siviglia ed il pareggio col Borussia Moenchengladbach.

Palmarès della Juventus Football Club

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Voce principale: Juventus Football Club.

« Nel corso di 109 anni di storia ricca di tradizione e successi, la Juventus è emerso come uno dei principali club calcistici al mondo e il club italiano più vittorioso di tutti i tempi. »
(Fédération Internationale de Football Association, 20 novembre 2006[1].)

Il palmarès della Juventus Football Club, società calcistica italiana per azioni con sede a Torino, è uno dei più prestigiosi a livello mondiale[1]. Riporta numerosi trofei nazionali ed internazionali sia a livello professionistico che a livello giovanile. Il primo titolo vinto nella storia bianconera è stato la Coppa del Ministero della Pubblica Istruzione nel 1900, alloro raggiunto con il nome di Foot-Ball Club Juventus[2]. La conquista del suo primo titolo nazionale accade nel 1905 con la vittoria nel VIII Campionato Federale[3] e la Coppa Italia è stata vinta dai bianconeri per la prima volta nel 1938[3]. Il primo trofeo internazionale in assoluto vinto dalla Juventus è stato la Coppa delle Alpi nel 1963, mentre che il suo primo titolo vinto in ambito di una competizione UEFA per club accadde nel 1977[3].

I primi trofei in assoluto vinti dalle divisioni minori bianconere si sono verificati in due manifestazioni internazionali: il Torneo di Viareggio e il Torneo di San Remo U-19, entrambi vinte nel 1961[4][5].

La Juventus ha conquistato trofei a livello professionistico durante tutto il corso della propria storia, un fatto inedito in Italia, essendo perciò insignita di numerosi e importanti premi ed onorificenze fino al punto di essere nominata dall’Istituto Internazionale di Storia e Statistica del Calcio, organizzazione riconosciuta dalla FIFA, come il miglior club italiano e il secondo a livello europeo del XX secolo[6].

Indice

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·                                 1 Prima squadra

o                                        1.1 Competizioni ufficiali

§                                                 1.1.1 Competizioni nazionali

§                                                 1.1.2 Competizioni internazionali

o                                        1.2 Altre competizioni

§                                                 1.2.1 Competizioni nazionali

§                                                 1.2.2 Competizioni internazionali

o                                        1.3 Competizioni amichevoli

§                                                 1.3.1 Competizioni nazionali

§                                                 1.3.2 Competizioni internazionali

·                                 2 Seconda squadra (squadra riserva)

·                                 3 Settore giovanile

o                                        3.1 Squadra Primavera (under 20)

§                                                 3.1.1 Competizioni nazionali

§                                                 3.1.2 Competizioni internazionali

o                                        3.2 Squadra Berretti (under 19)

§                                                 3.2.1 Competizioni nazionali

§                                                 3.2.2 Competizioni internazionali

o                                        3.3 Squadre Allievi (under 17)

§                                                 3.3.1 Squadra Allievi Nazionali

§                                                         3.3.1.1 Competizioni nazionali

§                                                         3.3.1.2 Competizioni internazionali

§                                                 3.3.2 Squadra Allievi Regionali

§                                                         3.3.2.1 Competizioni nazionali

§                                                         3.3.2.2 Competizioni internazionali

§                                                 3.3.3 Squadra Allievi Provinciali

§                                                         3.3.3.1 Competizioni nazionali

o                                        3.4 Squadre Giovanissimi (under 15)

§                                                 3.4.1 Squadra Giovanissimi Nazionali

§                                                         3.4.1.1 Competizioni nazionali

§                                                         3.4.1.2 Competizioni internazionali

§                                                 3.4.2 Squadra Giovanissimi Regionali

§                                                         3.4.2.1 Competizioni Nazionali

§                                                         3.4.2.2 Competizioni internazionali

§                                                 3.4.3 Squadra Giovanissimi Sperimentali

§                                                         3.4.3.1 Competizioni internazionali

§                                                 3.4.4 Squadra Giovanissimi Esordienti

§                                                         3.4.4.1 Competizioni Nazionali

§                                                         3.4.4.2 Competizioni Internazionali

§                                                 3.4.5 Squadra Giovanissimi Provinciali

§                                                         3.4.5.1 Competizioni nazionali

o                                        3.5 Squadra Pulcini (under 11)

§                                                 3.5.1 Competizioni nazionali

§                                                 3.5.2 Competizioni Internazionali

o                                        3.6 Squadra Debuttanti (under 10)

§                                                 3.6.1 Competizioni nazionali

o                                        3.7 Squadra Primi Calci (under 9)

§                                                 3.7.1 Competizioni nazionali

§                                                 3.7.2 Competizioni internazionali

·                                 4 Premi e riconoscimenti

o                                        4.1 A livello nazionale

o                                        4.2 A livello internazionale

·                                 5 Onorificenze

·                                 6 Note

·                                 7 Bibliografia

o                                        7.1 Libri

o                                        7.2 Pubblicazioni varie

o                                        7.3 Risorso informativo in rete

·                                 8 Voci correlate

o                                        8.1 Liste

o                                        8.2 Riconoscimenti

o                                        8.3 Voci affini

Prima squadra [modifica]

« Di trofei la Juventus ne ha vinti tanti, anzi li ha vinti tutti, in ogni epoca, in Italia fin dal 1905, in Europa e nel mondo, conquistando tutte le coppe dal 1977 in poi. »
(Juventus. 110 anni a opera di arte, 2007[7].)

La Juventus Football Club è la società calcistica più titolata d’Italia, nonché una delle più blasonate al mondo[8][9]. Vincitrice del suo primo trofeo ufficiale nel 1905, la Juventus è il club di maggior successo nel campionato nazionale, aggiudicandosi la competizione in 31 occasioni[10], compresa una striscia di cinque titoli consecutivi dal 1931 al 1935 (record a pari merito con il Torino e l’Internazionale[11]). I bianconeri detengono il record per vittorie nella Coppa Italia, principale competizione di coppa nazionale del Paese (10), tra esse due consecutive (1959 e 1960, primato nazionale).Vanta, inoltre, il record di vittorie,6 di Supercoppe d’Italia,(a pari merito col Milan) per un totale di 47 vittorie in competizioni nazionali (anch’esso record), cui vanno sommate 11 vittorie in tornei internazionali che ne fanno complessivamente il club italiano con il maggior numero di titoli ufficiali vinti, 58.

La formazione juventina detiene altresì il primato italiano di double, ovvero la vittoria del campionato di massima serie e della coppa nazionale nella stessa stagione (tre, accadute nelle stagioni 1959-60,1994-95e 2014-15).

Vincitrice del suo primo trofeo internazionale ufficiale nel 1977 (Coppa UEFA, nella circostanza vinta per la prima volta da un club italiano e sudeuropeo)[12], i suoi 11 trofei vinti in competizioni a livello confederale e FIFA, tra cui due titoli di campione d’Europa (1985 e 1996) e due di campione del mondo per club (idem), la rendono attualmente il secondo club italiano per vittorie, il quarto in Europa nonché il settimo nel mondo[13]. La Juventus, uno degli unici tre club italiani ad avere realizzato in due occasioni il cosiddetto double internazionale con i successi in campionato e Coppa UEFA e campionato e Coppa delle Coppe, rispettivamente nelle stagioni 1976-77 e 1983-84, Dalla sua fondazione, solo negli anni 1910 il club torinese non ha vinto alcun trofeo ufficiale, caso unico nel Paese. Ciononostante, i periodi più vittoriosi della Juventus sono essenzialmente quattro: il Quinquennio d’oro (1930-1935), l’era del cosiddetto Trio Magico (1957-1961), la presidenza di Boniperti (principalmente tra 1971 e 1986) e il periodo della c.d. Triade (1994-2006). Gli anni ottanta e novanta del XX secolo annoverano il maggior numero di trofei vinti dalla società bianconera, undici ciascuno[14].

Competizioni ufficiali [modifica]

58 trofei (record italiano)

Competizioni nazionali [modifica]

47 trofei (record)

TitoloAnno/iSeconda classificata
Campionato italiano: 31*1905; 1925-26; 1930-31; 1931-32; 1932-33; 1933-34; 1934-35; 1949-50; 1951-52; 1957-58; 1959-60; 1960-61; 1966-67; 1971-72; 1972-73; 1974-75; 1976-77; 1977-78; 1980-81; 1981-82; 1983-84; 1985-86; 1994-95; 1996-97; 1997-98; 2001-02; 2002-03; 2011-12, 2012-13, 2013-14,2014-151903; 1904; 1906; 1937-38; 1945-46; 1946-47; 1952-53; 1953-54; 1962-63; 1973-74; 1975-76; 1979-80; 1982-83; 1986-87; 1991-92; 1993-94; 1995-96; 1999-2000; 2000-01; 2008-09
Coppa Italia: 101937-38; 1941-42; 1958-59; 1959-60; 1964-65; 1978-79; 1982-83; 1989-90; 1994-95; 2014-151972-73; 1991-92; 2001-02; 2003-04; 2011-12
Supercoppa italiana: 61995; 1997; 2002; 2003; 2012; 20131990; 1998; 2005

* Non conteggiati i titoli 1909,1910,vinti ma non assegnati ufficialmente,2004-05 revocato e 2005-06 non assegnato.

Competizioni internazionali [modifica]

11 trofei

TitoloAnno/iSeconda classificata
Coppa Intercontinentale: 21985; 19961973
Coppa dei Campioni-UEFA Champions League: 21984-85; 1995-961972-73; 1982-83; 1996-97; 1997-98; 2002-03; 2014-15
Coppa delle Coppe: 11983-84
Coppa UEFA: 31976-77; 1989-90; 1992-931994-95[12]
Coppa Intertoto dell’UEFA: 1[15]1999
Supercoppa UEFA: 2[16]1984; 1996

Altre competizioni [modifica]

Competizioni nazionali [modifica]

Competizioni internazionali [modifica]

Competizioni amichevoli [modifica]

Competizioni nazionali [modifica]

Competizioni internazionali [modifica]

Seconda squadra (squadra riserva) [modifica]

Settore giovanile [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Settore giovanile della Juventus Football Club.

La sezione giovanile della Juventus è una delle più vittoriose della sua categoria sia a livello nazionale, potendo vantare 9 titoli di campione d’Italia, sia internazionale, con più di 70 trofei ufficiali, tra i quali alcuni relativi alle competizioni più importanti al mondo nella categoria come per esempio il torneo di Viareggio, vinto 8 volte, la più recente delle quali nel 2012.

Nell’agosto 2007 la squadra Under-19 della Juventus partecipò all’edizione inaugurale della Champions Youth Cup in Malesia, sorta di campionato mondiale per club giovanili organizzato dal G-14, classificandosi al secondo posto finale con la miglior difesa del torneo[32].

Qui di seguito è riportato il palmarès della Juventus a livello giovanile secondo le rispettive formazioni.

Squadra Primavera (under 20) [modifica]

A livello nazionale la Primavera della Juventus partecipa al campionato giovanile Under-20, competizione in cui è la quarta squadra con più titoli vinti (4)[33], e alla Coppa Italia di categoria, competizione in cui risulta terza – a pari merito con Atalanta, Fiorentina e Roma – per numero di vittorie (3)[34]. Inoltre, al pari del Lecce e del Genoa, detiene il record di trionfi nella Supercoppa Italiana Under-20 (2)[35].

In ambito internazionale partecipa ogni anno al Torneo Mondiale di Viareggio, conosciuto anche come Torneo Mondiale di Calcio Coppa Carnevale, uno dei tornei giovanili più prestigiosi al mondo, riconosciuto ufficialmente da CONI, FIGC, UEFA e FIFA[4]. Nella citata competizione vanta il record di vittorie consecutive (tre dal 2003 al 2005) nonché quello di finali raggiunte consecutivamente (4)[36]. Inoltre, la Juventus occupa il primo posto generale sia per numero di trofei vinti nel torneo (8)[37] che per numero di finali dispotate (13)[38].

La squadra torinese detiene altresì il primato di vittorie nel Torneo Memorial Filippo De Cecco, con 3 successi su 5 edizioni disputate[39].

Competizioni nazionali [modifica]

Competizioni internazionali [modifica]

Squadra Berretti (under 19) [modifica]

La Squadra Berretti partecipa ogni anno al campionato nazionale della categoria, competizione dove è terza tra le squadre col maggior numero di vittorie con 3[42], a pari merito con la Fiorentina e l’Internazionale.

Competizioni nazionali [modifica]

Competizioni internazionali [modifica]

  • 1 Torneo Internazionale di Salice Terme: 2003
  • 2 Torneo Memorial Claudio Sassi-Sassuolo under 18[43]: 2000; 2008

Squadre Allievi (under 17) [modifica]

La divisione giovanile Allievi è suddivisa in due formazioni di calciatori tra i quindici e diciassette anni d’età. Nella gerarchia delle squadre calcistiche giovanili italiane è posta prima delle Giovanissimi.

Squadra Allievi Nazionali [modifica]

La Squadra Allievi Nazionali partecipa al torneo nazionale della categoria, che ha vinto nella stagione 2005-06, ed al Torneo Internazionale “Maggioni-Righi”, dove ha il primato di trofei vinti con 5[44] ed ha anche il maggior numero di presenze con 24[45].
La compagine bianconera è seconda nella graduatoria per vittorie nel Torneo Internazionale Città di Arco – una delle principali manifestazioni a livello under 16 –, con 5 titoli in bacheca, dietro solo dal Milan (6)[46]. Invece, la squadra bianconera detiene il record di finali disputate nel torneo (8)[46].

La Juventus, al pari dell’Internazionale, è il club di maggior successo (6 titoli) nel Torneo “Carlin’s Boys”, uno dei principali campionati al mondo a livello U-17 riconosciuti dalla FIFA nonché il più antico campionato giovanile organizzato in Italia[47][48]. Inoltre, la squadra torinese detiene il record di finali raggiunte nella competizione (16)[47].

Competizioni nazionali [modifica]
Competizioni internazionali [modifica]
  • 5 Tornei Internazionali di Calcio “Maggioni-Righi”[49]: 1979; 1980; 1996; 1998; 2004 (record)
  • 6 Tornei Internazionali Carlin’s Boys di San Remo: 1961; 1965; 1967; 1997; 1998; 2004 (record)
  • 5 Trofei Giovanili Internazionali di Città di Arco “Beppe Viola”: 1983; 1984; 1991; 1996; 2007
  • 1 Trofeo Internazionale di Città di Rieti “Memorial Manlio e Loris Scopigno”: 2003
  • 1 Torneo Internazionale Memorial “Nereo Rocco”: 2005
  • 1 Torneo Internazionale dell’Amicizia: 1997
  • 1 Torneo Internazionale “G. Allemandi”: 1984
  • 5 Tornei Lascaris: 1974; 1988; 1993; 2000; 2004
  • 1 Torneo “Angelo Ciccio Langoni”: 1998

Squadra Allievi Regionali [modifica]

La Squadra Allievi Regionali partecipa ai campionati regionali della categoria come il Torneo Memorial “Stefano Sardi”, competizione che ha vinto in tre occasioni.

Competizioni nazionali [modifica]
  • 7 Campionati Regionali Piemonte-Valle d’Aosta: 2003-04; 2005-06 ;2006-07 ;2007-08 ;2008-09; 2009-10; 2010-11
  • 3 Tornei Memoriali “Stefano Sardi”: 1978; 1995; 1997
Competizioni internazionali [modifica]

Squadra Allievi Provinciali [modifica]

Competizioni nazionali [modifica]
  • 35 Campionati della Provincia di Torino: 1960-61; 1962-63; 1964-65; 1967-68; 1969-70; 1971-72; 1973-74; 1974-75; 1976-77; 1977-78; 1979-80; 1980-81; 1981-82; 1982-83; 1984-85; 1985-86; 1990-91; 1991-92; 1994-95; 1995-96; 1996-97; 1997-98; 1998-99; 1999-2000; 2000-01 ;2001-02; 2002-03; 2003-04; 2004-05; 2005-06; 2006-07; 2007-08; 2008-09; 2009-10; 2010-11

Squadre Giovanissimi (under 15) [modifica]

La divisione giovanile ‘Giovanissimi’ è suddivisa in cinque formazioni di calciatori tra i dodici e quattordici anni d’età. Nella gerarchia delle squadre calcistiche giovanili italiane è posta prima delle ‘Esordienti’.

Squadra Giovanissimi Nazionali [modifica]

La Squadra Giovanissimi Nazionali, anche nota come Giovanissimi Professionisti partecipa nel campionato italiano della categoria, il quale ha vinto nella stagione 1997-98.

Competizioni nazionali [modifica]
Competizioni internazionali [modifica]
  • 5 Tornei Città di Arco: 1983; 1984; 1991; 1996; 2007
  • 1 Torneo Internazionale Memorial “Vespignani”: 2004
  • 2 Tornei Internazionali “Città di Bastia” 2004; 2006 (record).
  • 1 Memorial “Michele Cara”: 2003
  • 1 Torneo Internazionale A.S.A.R: 2002
  • 2 Tornei Internazionali “Tommaso Maestrelli”: 2000; 2005
  • 1 Memorial “Gaetano Scirea”: 2002
  • 2 Trofei Annovazzi[50]: 2005; 2008
  • 1 Memorial “Flavio Frontali”: 2005
  • 1 Torneo Internazionale Di “Cittá Di Cairo e Montenotte”‘: 2007

Squadra Giovanissimi Regionali [modifica]

La Squadra Giovanissimi Regionali partecipa ai campionati regionali della categoria.

Competizioni Nazionali [modifica]
  • 8 Campionati Piemonte-Valle d’Aosta: 2000-01; 2001-02; 2002-03; 2003-04; 2004-05; 2006-07; 2009-10; 2010-11
Competizioni internazionali [modifica]
  • 2 Tornei Internazionali “Piccole Grandi Squadre”, trofeo “David Beltramo”: 2005; 2008

Squadra Giovanissimi Sperimentali [modifica]

La Squadra Giovanissimi Sperimentali partecipa in vari tornei internazionali U-14.

Competizioni internazionali [modifica]
  • 2 Trofei Internazionali “Stefano Maggioncalda”: 2001; 2002
  • 2 Tornei Internazionali Memorial “Carletto Annovazzi”: 2005; 2008
  • 1 Torneo De Cillis: 2000
  • 1 Torneo Memorial Bergamin: 2001
  • 1 Memorial “Gaetano Scirea”, Torneo di Cinisello Balsamo: 2002
  • 1 Memorial “Flavio Frontali”: 2005
  • 1 Torneo USD BARCANOVASALUS “Cav. Longhi”: 2005

Squadra Giovanissimi Esordienti [modifica]

La Squadra Giovanissimi Esordienti partecipa in vari tornei nazionali ed internazionali U-13.

Competizioni Nazionali [modifica]
  • 1 Memorial Alessandro Braghieri: 2005
  • 2 Torneo d’autunno, Memorial Sergio Borgatta: 1994; 1996
  • 4 Memoriali “Giglio Panza”: 1994; 1996; 1998; 1999
  • 1 Torneo Pellecchia: 2008
  • 1 Torneo Nazionale “Esordienti 2000”: 2011
  • 6 Torneo di Asti – Mem. “Vittorio Belangero”: 1994; 1998; 2002; 2003; 2011; 2012
  • 2 Coppa Città Di Imperia: 2003; 2004
  • 1 Torneo Di Ponderano’: 2012
  • 1 Torneo Di Casalserugo’: 2012
Competizioni Internazionali [modifica]

Squadra Giovanissimi Provinciali [modifica]

La Squadra Giovanissimi Provinciali partecipa in vari tornei nazionali ed internazionali U-12.

Competizioni nazionali [modifica]
  • 35 Campionati della Provincia di Torino: 1960-61; 1962-63; 1963-64; 1966-67; 1969-70; 1971-72; 1972-73; 1975-76; 1977-78; 1979-80; 1980-81; 1981-82; 1982-83; 1983-84; 1985-86; 1990-91; 1991-92; 1993-94; 1994-95; 1996-97; 1997-98; 1998-99; 1999-2000; 2000-01 ;2001-02; 2002-03; 2003-04; 2004-05; 2005-06; 2006-07; 2007-08; 2008-09; 2009-10; 2010-11
  • 1 Torneo “Calcio e Coriandoli”: 2012

Squadra Pulcini (under 11) [modifica]

La Squadra Pulcini partecipa in vari tornei U-11 a livello nazionale ed internazionale.

Competizioni nazionali [modifica]
  • 1 Torneo Giovanile Alessandro Gariazzo: 2010
  • 4 Memoriali Pietro Martinelli : 2002; 2005; 2006; 2011
  • 1 Torneo “Pulcino di Pasqua”: 2004
  • 3 Tornei “Il Pallone In Maschera”: 1997; 2009; 2012
  • 1 Torneo “Bottega Orafa”: 2011;
  • 1 Torneo della Befana Di Presenzano: 2012;
  • 1 Torneo Football Domani: 2011;
  • 1 Torneo Di Verona: 2012
  • 1 Torneo Piccoli Leoni: 2011
  • 1 Torneo 150° Anniversario: 2011

Competizioni Internazionali [modifica]

  • 1 Europe Cup U-11[51]: 1993
  • 1 Torneo “Natale allo Zappelli”: 2008
  • 6 Tornei dello Scudetto (categoria Pulcini)[52]: 1995; 1999; 2003; 2005; 2009; 2011
  • 1 Memorial Braghin: 2005

Squadra Debuttanti (under 10) [modifica]

Partecipa in vari tornei U-11 a livello nazionale ed internazionale.

Competizioni nazionali [modifica]

  • 1 Torneo d’autunno, Memorial Sergio Borgatta: 1996
  • 1 Torneo “Pallone In Maschera: 2012

Squadra Primi Calci (under 9) [modifica]

La squadra Primi Calci partecipa in vari tornei a livello nazionale ed internazionale U-9.

Competizioni nazionali [modifica]

  • 1 Torneo Scuola Calcio Memorial Mario Colombino: 1996
  • 1 Torneo “Un Pallone Per Amico”: 2008

Competizioni internazionali [modifica]

  • 2 Memoriali Braghin: 2002; 2003

Premi e riconoscimenti [modifica]

Quella riportata è una lista dei premi e riconoscimenti conferiti alla Juventus Football Club da parte delle organizzazioni calcistiche e di stampa in base ai suoi meriti sportivi nel corso degli anni:

A livello nazionale [modifica]

1997 e 1998

1985 e 1996

A livello internazionale [modifica]

23 dicembre 2000

10 settembre 2009

Durante tre anni dall’istituzione del ranking nel 2007

1993 e 1996

gennaio 2004, settembre 2005 e gennaio 2012

periodi 1984-85 e 1985-86

novembre 1999

1985

1977 e 1990

In sedici occasioni dall’istituzione del ranking nel 1991

Durante sette stagioni dall’istituzione del ranking nel 1979

Onorificenze [modifica]

Essendo una delle società sportive di maggiore successo nel Paese e nel mondo, la Juventus Football Club è stata insignita nel corso della sua storia d’importanti onorificenze a livello nazionale e internazionale, tra essi:

A Roma, addì 7 luglio 1935 la Juventus fu insignita della Medaglia di Bronzo al Valore Atletico dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) in merito alla vittoria del campionato italiano per la quinta stagione consecutiva (primato nazionale)[65].

A Roma, addì 22 giugno 1967 la Juventus fu insignita della Stella d’oro al Merito Sportivo dal CONI in merito alla sua importante contribuzione allo sport in Italia[66][67]

A Roma, addì 10 novembre 2004 la Juventus fu insignita del Collare d’oro al Merito Sportivo, la massima onorificenza conferitagli per meriti sportivi dal CONI, per i suoi servizi resi al calcio e allo sport nazionale[68][69].

  • Targa UEFA: 1988

A Ginevra (Svizzera), addì 12 luglio 1988 in occasione del sorteggio delle competizioni europee della stagione 1988-89, l’allora presidente dell’Unione Europea delle Federazioni Calcistiche, Jacques Georges, conferì, per meriti sportivi, la c.d. Targa UEFA alla Juventus, rappresentata dall’allora presidente Giampiero Boniperti[70][71]. Il citato premio era una placca rettangolare d’argento in cui ci sono sovraimpresse lo stemma dell’organo di governo continentale, una frangia d’alloro, i trofei che rappresentano le tre principali competizioni confederali e la seguente iscrizione:

Onorificenza
L’UEFA alla Juventus F.C.
Primo club che ha vinto le tre competizioni per club dell’UEFA
Coppa dei Club Campioni Europei
Coppa Europea per i Vincitori di Coppa
Coppa UEFA[72][73]

 

Statistiche della Juventus Football Club

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Voce principale: Juventus Football Club.

Nella presente pagina sono riportate le statistiche nonché record riguardanti la Juventus Football Club, società calcistica italiana per azioni con sede a Torino.

Indice

Statistiche e record individuali[modifica | modifica sorgente]

Per approfondire, vedi Calciatori della Juventus Football Club.

Il giocatore che detiene il record di presenze in Serie A, a tutto il 20 maggio 2012, è Alessandro Del Piero con 478, cui vanno sommate 35 presenze in Serie B,[1] che ne fanno complessivamente il giocatore juventino con il maggior numero di presenze nei campionati italiani, 513. Il precedente record di presenze, superato il 5 febbraio 2011, apparteneva a Giampiero Boniperti che, dal 1946 al 1961, scese in campo 443 volte.[2]

Attualmente il già citato Del Piero detiene il record assoluto di presenze ufficiali con la maglia bianconera, 705, nonché quello di gol, 290 (altro record), così ripartiti: 188 in serie A, 20 in serie B, 28 nelle coppe nazionali, 53 nelle competizioni europee e 1 in Coppa Intercontinentale.[3][4] Il precedente record di gol, superato nel gennaio 2006, apparteneva al citato Boniperti con 182.[2][4]

Il miglior marcatore della Juventus in un campionato a girone unico fu Borel II, con 32 gol in 34 gare nel campionato 1933-34.[5]

L’ungherese Ferenc Hirzer, invece, detiene il record di gol segnati in un campionato di prima divisione, 35 in 26 incontri nel Campionato Federale 1925-26. Analogo numero di reti segnò lo svedese Gunnar Nordahl del Milan, ma in un campionato a girone unico.[6]

Infine, Omar Sívori detiene, insieme a Silvio Piola (Pro Vercelli), il record di marcature in una singola partita: 6 gol, segnati all’Internazionale nella 28ª giornata del campionato 1960-61.

Statistiche di squadra[modifica | modifica sorgente]

Bilancio incontri[modifica | modifica sorgente]

CompetizioneGVNPGFGS
Campionato di Serie A2745147177050447422630
Campionato a gironi42321193119878505
Campionato F.I.F.[7]107[8]12209
Campionato di guerra2415455934
Campionato di Serie B42281048330
Coppa Italia3732049574699375
Supercoppa italiana116232114
Spareggio per Coppa UEFA303011
Spareggio per Coppa dell’Europa Centrale110010
Coppa Intercontinentale311133
C. dei Campioni/Champions League2331155959371228
Coppa delle Coppe2717555319
C. UEFA/Europa League120742026229101
Supercoppa UEFA3300112
Coppa Intertoto6330144
Coppa dell’Europa Centrale[9]3217697156
Coppa Latina[9]210156
Coppa delle Fiere[9]46271187837
Coppa Mitropa[9][10]6312108
Coppa delle Alpi[9][11]138053022
TOTALE41232212108482673794084

Codici:
G: Partite giocate, V: Partite vinte, N: Partite pareggiate, S: Partite perse (sconfitte), GF: Goal fatti, GS: Goal subiti.

Dati aggiornati fino al 31 ottobre 2015 (Solo incontri ufficiali).
Fonte: Archivio Statistico Juventus FC: Riepilogo complessivo (totale). URL consultato il 30 marzo 2014.

Partecipazioni[modifica | modifica sorgente]

Campionati nazionali[modifica | modifica sorgente]

Partecipazioni ai campionati[modifica | modifica sorgente]
LivelloCategoriaPartecipazioniDebuttoUltima stagioneTotale
Campionato Federale219011903101
Prima Categoria919041920-1921
Prima Divisione51921-19221925-1926
Divisione Nazionale41926-19271945-1946
Serie A831929-19302015-2016
Serie B12006-20071

In 102 stagioni sportive a partire dall’esordio a livello nazionale il 14 aprile 1901, inclusi 20 campionati di Prima Categoria Nazionale e Prima Divisione e Divisione Nazionale (A). Sono escluse le stagioni 1900, 1902, 1907, 1908, 1909, 1912-13 e 1920-21, nelle quali la Juventus non superò le eliminatorie regionali; la Coppa Federale 1915-16 e il Campionato Alta Italia 1944.

Partecipazioni alle coppe[modifica | modifica sorgente]
CategoriaPartecipazioniDebuttoUltima stagioneTotale
Coppa Italia671926-19272014-201567
Supercoppa d’Italia111990201511

Competizioni internazionali[modifica | modifica sorgente]

CategoriaPartecipazioni[12]DebuttoUltima stagioneTotale
Coppa Intercontinentale3197319963
Coppa dei Campioni/
UEFA Champions League
301958-19592015-201630
Coppa delle Coppe41965-19661990-19914
Coppa UEFA/
UEFA Europa League
141971-19722013-201414
Coppa Intertoto dell’UEFA119991
Supercoppa UEFA2198419962

Record della squadra[modifica | modifica sorgente]

Primati e piazzamenti[modifica | modifica sorgente]

Per i record correlati ai trofei vinti della Juventus a livello professionistico e/o giovanile, si veda Palmarès della Juventus Football Club.

 

Per i record correlati con le convocatorie dei giocatori della Juventus alle diverse nazionali italiane, si veda La Juventus Football Club e la Nazionale di calcio dell’Italia.

A livello nazionale[modifica | modifica sorgente]

La Juventus esordì nel campionato federale l’11 marzo 1900. Quella 2015-16 è dunque la sua 111ª stagione sportiva; nelle 110 precedenti, ha partecipato a 102 campionati di massima serie (11 di Prima Categoria Nazionale, 5 di Prima Divisione, 4 di Divisione Nazionale e 82 di Serie A propriamente detta) e uno di Serie B (nel 2006-07), mentre in altre 7 occasioni non superò le eliminatorie del Comitato Regionale Piemontese. Nel corso delle 109 stagioni in massima serie la Juventus ha vinto 31 volte il campionato (record italiano), giungendo seconda in 20 tornei e terza in 14 (58,88% di piazzamenti nelle prime tre rispetto alle partecipazioni).

Dall’istituzione del campionato a girone unico nel 1929, la Juventus si è classificata 29 volte prima (record nazionale),sebbene abbia vinto 28 volte il titolo di Campione d’Italia[13] 17 volte seconda e 10 volte terza; in sole 11 occasioni si è piazzata oltre il 5º posto, ottenendo il suo peggior piazzamento sul campo nelle stagioni 1955-56 e 1961-62 con il 12º posto finale.[14]Il peggior posto in assoluto è il 20°posto con il quale fu classificata al termine della stagione 2005-2006 per i fatti dell’inchiesta denominata Calciopoli,con annessa retrocessione in serie B,ma dopo un titolo nazionale conquistato sul campo. Le due vittorie precedenti al citato torneo sono del 1905 e del 1925-26. In tale periodo di tempo i bianconeri hanno preceduto i rossoneri del Milan 50 volte[15] e l’Internazionale 45 volte. Inoltre solo nella stagione 1958-59 la Juventus e l’Internazionale hanno chiuso il campionato nazionale appaiati al terzo posto della classifica, con le zebre avanti alla citata squadra milanese per differenza reti. Da notare che nella stagione 1945-46 la Juventus ha chiuso il campionato in generale davanti ai rossoneri e nerazzurri.[16]

La Juventus, oltre ad essere la squadra che ha totalizzato il maggior numero di punti nella storia del campionato di Serie A (3673 punti a tutto il 20 maggio 2014[17]), avendo vinto anche il maggior numero di edizioni disputate, vanta il primato per numero di partite vinte in campionato (1441), gol realizzati (4657), differenza reti (+2061) e percentuale di vittorie (53,45%).[18] Inoltre, la compagine bianconera ha completato il campionato di massima serie con il miglior attacco del torneo in 23 occasioni (record) e la miglior difesa in 21 (idem).[19]

Il club detiene il record di punti per girone, con 52 punti (17 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta) nel girone d’andata, migliore performance in assoluto nella storia della serie A per un singolo girone con la media di 2,74 punti a partita, ottenuto per due volte (stagione 2005-06 e stagione 2013-14).

Nel 2012 la squadra bianconera stabilì il record di punti nel campionato di massima serie in un anno solare: 94, a cavallo tra le stagioni 2011-12 e 2012-13, frutto di 28 vittorie, 10 pareggi e 2 sconfitte in 40 partite (col 78,33% dei punti totali,media di 2,35 punti a partita).[20]

Per due stagioni consecutive,2013-14 e 2014-15,la Juventus ha il primato di avere sconfitto tutte le 19 avversarie del campionato.

La squadra torinese detiene la più lunga permanenza in vetta al massimo campionato italiano, sia per numero di giorni che per il numero di turni complessivi di Serie A (76 giornate consecutive dall’11 settembre 2004 al 14 maggio 2006),col 91,23% dei punti totali con una media di 2,74 per partita,anch’essi record.[21]

Il club torinese detiene il record di punti ottenuti in una singola edizione del campionato di serie A –e quarto a livello europeo-,con 102 punti (33 vittorie,a loro volta un record,3 pareggi e 2 sconfitte),riusciti nella stagione 2013-2014(equivalenti all’89,47% del totale dei punti con una media di 2,68 a partita,anch’esso record),divenendo il primo club a vincere tutte le partite casalinghe di quella stagione,per un totale di 19 incontri.

La Juventus è inoltre una delle uniche due squadre ad aver vinto un campionato italiano di Serie A senza subire una sola sconfitta.[22] Nella stagione 2011-12, la prima sotto la conduzione tecnica di Antonio Conte, la squadra bianconera stabilì il record nazionale d’imbattibilità stagionale nel torneo (38 incontri ripartiti in 23 vittorie e 15 pareggi), segnando 68 reti e subendone solamente 20.[22] Più genericamente, la squadra bianconera vanta la maggior serie di risultati utili consecutivi in competizioni ufficiali disputate nel corso di una singola stagione nella storia del calcio italiano: 42 partite includendo quattro nella coppa nazionale sino alla finale della sua 64º edizione.[23]

Le tre formazioni affrontate il maggior numero di volte dalla Juventus in gare ufficiali sono, fino al 31 maggio 2015, l’Internazionale (225 scontri diretti), il Milan (216) ed il Torino (190).[24]

Negli scontri diretti in gare ufficiali è in vantaggio contro tutti gli avversari italiani con due uniche eccezioni: l’U.S. Milanese (5 vittorie, 2 pareggi e 7 sconfitte in 14 gare disputate)[25] e lo Spezia (4 pareggi e 2 sconfitte in 6 gare disputate).[26] La squadra della città ligure è l’unica del calcio italiano ancora in attività che non è stata battuta dai bianconeri.[26] Nel campionato di serie B 2006-07,uscirono imbattute con i bianconeri anche Albinoleffe e Rimini.La Juventus non ha mai perso, tra le squadre affrontate almeno in dieci occasioni, con Piacenza (15 vittorie, 3 pareggi in 18 gare disputate)[27] e Biellese (10 vittorie, 1 pareggio in 11 gare disputate).[28]

A livello di coppe nazionali la Juventus ha disputato 15 finali di Coppa Italia[29] (con 10 vittorie, un record)[30] e 11 finali di Supercoppa italiana (7 vittorie, anch’esso un record)[31] per un totale di 26 finali,anch’esso record.Detiene quindi il primato di successi in tutti e tre i tornei nazionali.

È stata la prima squadra ad avere vinto la Coppa Italia per due anni di fila (edizioni 1958-59 e 1959-60). Attualmente solo altre quattro squadre hanno raggiunto tale record: il Milan (nel 1971-72 e 1972-73), la Roma (due volte: nel 1979-80 e 1980-81 e nel 2006-07 e 2007-08), la Sampdoria (nel 1987-88 e 1988-89) e l’Internazionale (nel 2004-05 e 2005-06 e nel 2009-10 e 2010-11).

Le due squadre incontrate più frequentemente in finale di Coppa Italia sono il Milan (2 vittorie, 1 sconfitta) ed il Parma (1 vittoria, 2 sconfitte).[29] Singolarmente, pur essendo i due club che vantano il maggior numero di trofei vinti, Juventus e Roma non si sono mai affrontate direttamente in finale di tale competizione.[29]

Il club ha vinto la Supercoppa italiana solo quando vi ha partecipato come Campione d’Italia (1995; 1997; 2002; 2003; 2012 ; 2013 e 2015). Su undici partecipazioni, ad una è giunta come vincitrice della Coppa Italia (1990) e nelle altre dieci come detentore dello Scudetto (oltre alle edizioni vinte già nominate, nel 1998 , nel 2005 e nel 2014). Inoltre, con la vittoria della 25º edizione del torneo, la Juventus è diventata la prima squadra italiana ad averlo vinto in quattro continenti diversi: vale a dire in Europa (1995 e 1997), Africa (2002), America (2003) e Asia (2012).

La Juventus è stato il primo club nella storia del calcio italiano ad averlo realizzato in tre occasioni il cosiddetto double nazionale, i.e. aggiudicarsi il campionato e la principale coppa nazionale in una stessa stagione. La formazione bianconera ha realizzato il citato double con i successi in Serie A e Coppa Italia, rispettivamente nelle stagioni 1959-60 ,1994-95 e 2014-15.

Al pari del Genoa, fu la prima squadra italiana ad avere partecipato ad una competizione calcistica internazionale a livello professionistico (la Coppa dell’Europa Centrale 1929).

La squadra bianconera ha inoltre il record di punti-senza penalizzazione-nell’unico campionato di serie B disputato,nel 2006-07:94,poi 85 effettivi.

A livello internazionale[modifica | modifica sorgente]

La Juventus vanta anche, tra tutti i club italiani, il maggior numero di stagioni disputate nelle coppe europee, 52 (inclusa la stagione 2014-15), di cui 28 in maniera consecutiva (dalla stagione 1963-64 alla stagione 1990-91), che costituisce il record nazionale.[32] Di esse, 47 sono relative a partecipazioni in tornei ufficiali dell’UEFA (29 in Coppa dei Campioni/Champions League, 4 in Coppe delle Coppe e 14 in Coppe UEFA/Europa League) e 6 alla Coppa delle Fiere;[12] nel computo globale delle competizioni a livello confederale risulta il primo club italiano e quarto a livello europeo per numero di punti conquistati (492). Inoltre, è il club italiano con il maggior numero di partite disputate (376), partite vinte (204), gol realizzati (659), differenza reti (+310) e percentuale di vittorie (54,26%) in competizioni UEFA a tutto il 16 settembre 2014.[33]

In ambito internazionale, le tre compagini affrontate il maggior numero di volte sono il Real Madrid (18 scontri diretti distribuiti in 8 vittorie, 8 sconfitte e 2  pareggi a tutto il 13 maggio 2015)[34], il Manchester United e l’Ajax (12 ciascuna).[24] La Juventus è stata la prima società italiana a battere in trasferta il Real Madrid (0-1 il 21 febbraio 1962 allo Stadio Santiago Bernabéu, prima sconfitta interna madridista nella competizione)[35] ed il Manchester United (0-1 il 20 novembre 1996 all’Old Trafford).

La Juventus è anche l’unico club italiano ad aver vinto una manifestazione internazionale ufficiale con una rosa composta esclusivamente da calciatori provenienti da un solo Paese (Coppa UEFA 1976-77).[36][37]

La formazione bianconera ha disputato un totale di 18 finali in competizioni ufficiali a livello internazionale,[38] ed è decima al mondo, sesta in Europa e seconda tra i club italiani in questa graduatoria.[39] Delle 18 finali citate, 7 sono state giocate in Coppa dei Campioni/UEFA Champions League (2 vittorie complessive),[40] una in Coppa delle Coppe (una vittoria),[41] 4 in Coppa UEFA (3 vittorie),[38] una in Coppa Intertoto (una vittoria),[42] 2 in Supercoppa UEFA (2 vittorie)[43] e 3 in Coppa Intercontinentale (2 vittorie).[44] Inoltre, la Vecchia Signora è, assieme alla Fiorentina, l’unica compagine italiana ad avere disputato, almeno una volta, la finale in tutte e tre le principali competizioni UEFA per club.[45]

Sempre in ambito internazionale, la Juventus è l’unica società del mondo ad avere vinto tutte le competizioni per club organizzate dalla confederazione di appartenenza [46][47] e uno dei quattro club ad avere vinto tutte le tre principali competizioni dell’UEFA. La Juventus fu la prima a raggiungere tale traguardo nel 1985, seguita dall’Ajax nel 1992, dal Bayern Monaco nel 1996 e dal Chelsea nel 2013[48] e, per tale ragione, le fu riconosciuta la Targa UEFA.[49][50]

La Juventus è uno degli unici tre club italiani ad avere realizzato in due occasioni il cosiddetto double internazionale con i successi in campionato e Coppa UEFA e campionato e Coppa delle Coppe, rispettivamente nelle stagioni 1976-77 e 1983-84.

La Juventus, uno degli unici due club italiani, sette europei e dodici a livello mondiale che hanno vinto almeno dieci trofei ufficiali in ambito internazionale,[51] ha partecipato in tre delle cinque finali tra due squadre italiane nella storia delle competizioni gestite dall’UEFA: nella stagione 1989-90 contro la Fiorentina (3-1; 0-0), prima finale internazionale fra due squadre calcistiche italiane, nella stagione 1994-95 contro il Parma (1-1; 0-1) – entrambe per la Coppa UEFA – e nella stagione 2002-03 contro il Milan per la Champions League (0-0 dts; 2-3 ai calci di rigore).[52] La Juventus detiene anche il record di partecipazioni consecutive in fasi ad eliminazione diretta in tornei organizzati dall’UEFA, avendo partecipato in un totale di 54 partite dal 13 settembre 1994 al 21 aprile 1999. Limitatamente alla Champions League sono 42 le partite consecutive disputate (dal 13 settembre 1995 al 21 aprile 1999, anch’esso record a livello confederale).[53] Nel citato periodo, la Juventus ha raggiunto la finale della competizione in cui era stata impegnata in 4 occasioni, record fra i club italiani.[53]

Il club detiene il record italiano di imbattibilità in partite per competizioni internazionali ad eliminazione diretta (secondo a livello europeo): 20 partite, dal 12 novembre 1969 al 22 marzo 1972.[54][55]

La Juventus è, insieme ai tedeschi del Bayern Monaco, l’unica squadra europea ad aver disputato almeno una finale di Coppa dei Campioni-Champions League in ognuno degli ultimi cinque decenni, dagli anni settanta in poi.[56]

La vittoria complessiva del club torinese in Coppa UEFA nella stagione 1992-93 contro il Borussia Dortmund per 6 reti a 1 rappresentò il trionfo con il maggior scarto in una finale della citata competizione.

La Juventus è il club italiano – secondo a livello europeo dopo il Real Madrid (9) – che vanta il maggior numero d’inserimenti al primo posto nel ranking stabilito dall’UEFA dalla sua istituzione nel 1979 (7, corrispondenti ai periodi quinquennali 1982-1986; 1983-1987; 1984-1988; 1987-1991; 1993-1997; 1995-1999 e 1996-2000).[57]

Partite-record della squadra[modifica | modifica sorgente]

In campionato italiano[modifica | modifica sorgente]

In casa

In trasferta

In assoluto

(*) Campionato Federale di Calcio (1898-1929).
(**) Campionato di Serie A (dal 1929).

La vittoria con la maggior differenza reti in una gara ufficiale è stata il 15-0, fuori casa, contro il Cento nel secondo turno della Coppa Italia 1926-27[59].

In competizioni internazionali[modifica | modifica sorgente]

In casa

In trasferta

Partite centenarie[modifica | modifica sorgente]

Partite centenarie

  • Partita nº 1: 11 marzo 1900, Torino: FC Torinese 1-0 JuventusGirone Eliminatorio del Campionato Federale 1900.
  • Partita nº 100: 23 novembre 1913, Torino: Juventus 5-0 Nazionale LombardaGirone Eliminatorio del Campionato Federale 1912-13.
  • Partita nº 500: 20 novembre 1932, Torino: Juventus 4-0 LazioCampionato italiano di Serie A 1932-33.
  • Partita nº 1000: 1º febbraio 1948, Torino: Juventus 0-1 BolognaCampionato italiano di Serie A 1947-48.
  • Partita nº 1500: 10 maggio 1961, Firenze: Fiorentina 3-1 JuventusSemifinale della Coppa Italia 1960-61 (Gara di ritorno).
  • Partita nº 2000: 28 giugno 1972, Torino: Torino Calcio 2-1 Juventus2º Gruppo Finale della Coppa Italia 1971-72 (Gara di ritorno).
  • Partita nº 2500: 28 agosto 1983, Torino: Juventus 1-0 US CatanzaroEliminatorie della Coppa Italia 1983-84.
  • Partita nº 3000: 19 dicembre 1993, Torino: Juventus 2-0 PiacenzaCampionato italiano di Serie A 1993-94.
  • Partita nº 3500: 1º novembre 2003, Milano: Milan 1-1 JuventusCampionato italiano di Serie A 2003-04.
  • Partita n° 4000: 14 settembre 2013, Milano: Inter 1-1 JuventusCampionato italiano di Serie A 2013-14.

Piazzamenti-record della squadra in Serie A[modifica | modifica sorgente]

Punti

Reti

 

Vittorie, pareggi, sconfitte

Fonte: Archivio Statistico Juventus FC: I più e meno della Juventus nel campionato di Serie A (Girone Unico). URL consultato il 26 settembre 2008.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

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Dall’avvento del campionato a girone unico nella stagione 1929-30, la Juventus ha vinto il girone d’andata in ventotto occasioni: 1930-31; 1932-33; 1935-36; 1946-47; 1949-50; 1951-52; 1953-54; 1957-58; 1959-60; 1962-63; 1971-72; 1972-73; 1974-75; 1975-76; 1976-77; 1977-78; 1983-84; 1985-86; 1994-95; 1996-97; 1997-98;1999-2000;2004-05;2005-06; 2011-12; 2012-13  2013-14 e 2014-15. Si è poi proclamata Campione d’Italia avendo vinto la prima fase del campionato di calcio in un totale di ventuno stagioni (tutte quelle indicati in corsivo),ma i titoli 2004-05 e 2005-06 furono poi annullati.Vinse anche il girone d’andata del campionato di serie B 2006-07.

La squadra bianconera ha ottenuto 54 vittorie alla prima giornata nei campionati della massima divisione del calcio italiano (dal 1929-30 al 2012-13), ha pareggiato 22 partite ed ha perso solo in 6 occasioni.[69] Dal 12 settembre 1982 al 29 agosto 2010 non ha mai perso al primo atto del campionato, per un totale di 27 stagioni consecutive.

Due delle quattro sconfitte nel campionato di Serie B 2006-07 maturarono allo Stadio Danilo Martelli di Mantova contro l’A.C. Mantova alla diciannovesima giornata (0-1 il 13 gennaio 2007) e poi, in campo neutro, contro il Brescia alla ventisettesima giornata (1-3 il 10 marzo 2007).

Ha giocato in totale quattro edizioni della Coppa delle Coppe, competizione che ha vinto in una occasione (2-1 contro il Porto nella finale del 16 maggio 1984 a Basilea) ed in altre due occasioni, arrivò fino alle semifinali. Da notare che nelle altre tre partecipazioni in tale competizione internazionale, è stata eliminata dalla squadra vice-campione del torneo: contro il Liverpool nella stagione 1965-66 (andata 1-0, ritorno 0-2), contro l’Arsenal nella stagione 1979-80 (a. 1-1, r. 0-1) e contro il Barcellona nella stagione 1990-91 (a. 1-3, r. 1-0).

La Juventus ha subito 2 eliminazioni consecutive da una competizione europea nella stagione 2009-10,quando uscì al primo turno dalla Champions League 2009-10 e poi,ripescata nell’Europa League 2009-10,uscì agli ottavi di finale e nella stagione 2013-14,quando fu eliminata al primo turno della Champions League 2013-14 e poi fu eliminata nelle semifinali dell’Europa League 2013-14.

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria della Juventus Football Club
  • 1897 · 1º novembre, data convenzionale di fondazione dello Sport-Club Juventus. L’uniforme è una maglia rosa con cravatta e calzoncini neri.
  • 1898 · Non prende parte al Campionato Federale.
  • 1899 · Cambia denominazione in Foot-Ball Club Juventus.[13]
Non prende parte al Campionato Federale.

2ª nel girone eliminatorio piemontese delCampionato Italiano di Prima Categoria.
3ª nel girone eliminatorio piemontese delCampionato Federale di Prima Categoria.


4º turno eliminatorio di Coppa Italia.[40]
Quarti di finale di Coppa dell’Europa Centrale.

Quarti di finale di Coppa dell’Europa Centrale.
Semifinalista in Coppa dell’Europa Centrale.[42]
Semifinalista in Coppa dell’Europa Centrale.
Semifinalista in Coppa dell’Europa Centrale.
Semifinalista in Coppa dell’Europa Centrale.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Coccarda Coppa Italia.svg Vincitrice della Coppa Italia (1º titolo).
Semifinalista in Coppa dell’Europa Centrale.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Semifinalista in Coppa Italia.

Ottavi di finale di Coppa Italia.
Coccarda Coppa Italia.svg Vincitrice della Coppa Italia (2º titolo).
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1943–1945 · Sospensione attività sportive per cause belliche.
  • 1944 · 2ª nel girone eliminatorio ligure-piemontese; 2ª nel girone lombardo-piemontese delle semifinali del Campionato di Guerra.
  • 1945 · La sezione calcistica della polisportiva Juventus assume il nome di Juventus Football Club mentre la sezione tennistica viene rinominata Circolo Tennis Juventus.
  • 1945 · 1º luglio, soppressione della sezione di disco sul ghiaccio della polisportiva Juventus.
  • 1945-46 · 3ª nel girone Alta Italia; 2ª nel girone finale della Divisione Nazionale.
  • 1946 · 1º luglio, scioglimento delle sezioni nuotistica e bocciofila della polisportiva Juventus.
  • 1946-47 · 2ª in Serie A.
  • 1947 · 22 luglio, trasferimento di proprietà della Juventus Football Club alla famiglia Agnelli.
  • 1947-48 · 2ª in Serie A.
  • 1948-49 · 4ª in Serie A.
  • 1949 · 1º luglio, trasferimento di proprietà delCircolo Tennis Juventus e delle infrastrutture faccenti parte del circolo societario alla Società Iniziative Sportive (SIS) nonché del campo di allenamento calcistico al Comune di Torino.
  • 1949-50 · Scudetto.svg Campione d’Italia (8º titolo).

Finalista in Coppa Rio.[43]
3ª in Coppa Latina.
Semifinalista in Coppa Italia.
Coccarda Coppa Italia.svg Vincitrice della Coppa Italia (3º titolo).
Sedicesimi di finale di Coppa dei Campioni.
Coccarda Coppa Italia.svg Vincitrice della Coppa Italia (4º titolo).

Semifinalista in Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa dei Campioni.
Semifinalista in Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa dei Campioni.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Coppa delle Alpi.JPG Vince la Coppa delle Alpi (1º titolo).
Semifinalista in Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa delle Fiere.
Coccarda Coppa Italia.svg Vincitrice della Coppa Italia (5º titolo).
Finalista in Coppa delle Fiere.
Semifinalista in Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa delle Coppe.
2º posto alla Coppa delle Alpi.
Semifinalista in Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa delle Fiere.
  • 1967 · 27 giugno, la Juventus Football Club diventa società per azioni.[45]
  • 1967-68 · 3ª in Serie A.
1º turno di Coppa Italia.
Semifinalista in Coppa dei Campioni.
Fase a gironi della Coppa delle Alpi.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa delle Fiere.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa delle Fiere.

1º turno di Coppa Italia.
Finalista in Coppa delle Fiere.
3ª nel Trofeo Nazionale di Lega Armando Picchi
Girone di semifinale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa UEFA.
Finalista in Coppa Italia.
Finalista in Coppa dei Campioni.
Girone di semifinale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa dei Campioni.
Finalista in Coppa Intercontinentale.[46]
Girone di semifinale di Coppa Italia.
Semifinalista in Coppa UEFA.
1º turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa dei Campioni.
Coppauefa.png Vince la Coppa UEFA (1º titolo).
Girone di semifinale di Coppa Italia.
Girone di semifinale di Coppa Italia.
Semifinalista in Coppa dei Campioni.
Coccarda Coppa Italia.svg Vincitrice della Coppa Italia (6º titolo).
Sedicesimi di finale di Coppa dei Campioni.
Semifinalista in Coppa Italia.
Semifinalista in Coppa delle Coppe.

Semifinalista in Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
Finalista del Torneo di Capodanno.
1º turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa dei Campioni.
Coccarda Coppa Italia.svg Vincitrice della Coppa Italia (7º titolo).
Finalista in Coppa dei Campioni.
Coppacoppe.png Vince la Coppa delle Coppe (1º titolo).
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Supercoppaeuropea.png Vince la Supercoppa UEFA (1º titolo).[48]
Coppacampioni.png Vince la Coppa dei Campioni (1º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
Coppaintercontinentale.png Vince la Coppa Intercontinentale (1º titolo).
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa dei Campioni.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa dei Campioni.
Semifinalista in Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
2º turno di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa UEFA.
Coccarda Coppa Italia.svg Vincitrice della Coppa Italia (8º titolo).
Coppauefa.png Vince la Coppa UEFA (2º titolo).

Quarti di finale di Coppa Italia.
Semifinalista in Coppa delle Coppe.
Finalista in Supercoppa italiana.
Finalista in Coppa Italia.
Coppauefa.png Vince la Coppa UEFA (3º titolo).
Semifinalista in Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa UEFA.
Coccarda Coppa Italia.svg Vincitrice della Coppa Italia (9º titolo).
Finalista in Coppa UEFA.
Coppacampioni.png Vince la Champions League (2º titolo).
Supercoppaitaliana.png Vince la Supercoppa italiana (1º titolo).
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Supercoppaeuropea.png Vince la Supercoppa UEFA (2º titolo).
Coppaintercontinentale.png Vince la Coppa Intercontinentale (2º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
Finalista in Champions League.
Supercoppaitaliana.png Vince la Supercoppa italiana (2º titolo).
Semifinalista in Coppa Italia.
Finalista in Champions League.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Semifinalista in Champions League.
Finalista in Supercoppa italiana.
UEFA - Intertoto.svg Vince la Coppa Intertoto (1º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.

Ottavi di finale di Coppa Italia.
Prima fase a gironi di Champions League.
Finalista in Coppa Italia.
Seconda fase a gironi di Champions League.
Supercoppaitaliana.png Vince la Supercoppa italiana (3º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
Finalista in Champions League.
Supercoppaitaliana.png Vince la Supercoppa italiana (4º titolo).
Finalista in Coppa Italia.
Ottavi di finale di Champions League.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Champions League.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Champions League.
Finalista in Supercoppa italiana.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Semifinalista in Coppa Italia.
Ottavi di finale di Champions League.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Fase a gironi di Champions League.
Ottavi di finale di Europa League.

Quarti di finale di Coppa Italia.
Fase a gironi di Europa League.
Finalista in Coppa Italia.
Supercoppaitaliana.png Vince la Supercoppa italiana (5º titolo).
Semifinalista in Coppa Italia.
Quarti di finale di Champions League.
Supercoppaitaliana.png Vince la Supercoppa italiana (6º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
Fase a gironi di Champions League.
Semifinalista in Europa League.
Coccarda Coppa Italia.svg Vincitrice della Coppa Italia (10º titolo).
Finalista in Champions League.
Finalista in Supercoppa italiana.
In Coppa Italia.
In Champions League.
Supercoppaitaliana.png Vince la Supercoppa italiana (7º titolo).

Colori e simboli[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Colori e simboli della Juventus Football Club.

Colori[modifica | modifica wikitesto]

La squadra nel 1906, pochi anni dopo l’arrivo delle maglie bianconere.

Dal 1903 l’uniforme di gioco della Juventus è una maglia a strisce verticali bianche e nere. I pantaloncini sono normalmente bianchi, talora neri.[11] La maglia originale era di colore rosa con cravatta nera: tale scelta cromatica fu dovuta a un errore nella spedizione nei corredi ordinati per il club. In seguito, a causa dei frequenti lavaggi, le maglie si scolorirono in maniera talmente evidente che il club ne decise un cambio.[1]

Fu così chiesto all’inglese John Savage, uno dei membri della società, di cercare nel suo Paese un kit da gioco più consono e resistente all’usura; Savage aveva un amico di Nottingham tifoso del Notts County, la cui maglia è a strisce bianconere; per tale ragione fu spedito aTorino un set di uniformi analogo a quello usato dal Notts County.[55]

Simboli ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Eccezion fatta per un particolare simbolo in uso tra la fine degli anni settanta e l’inizio dei novanta (che ha affiancato lo stemma ufficiale), ovvero la silhouette nera con righe diagonali bianche di una zebra rampante,[56] fin dagli anni venti l’emblema identificativo della Juventus è rimasto sostanzialmente invariato,[57] essendo stato soggetto solamente a moderati restyling, il più recente dei quali risalente al 2004.[58]

Juventus logo 1980-2.jpgJuventus old badge.png
La zebra rampante, simbolo nato nel 1979[56] e utilizzato fino ai primi anni novanta (sinistra), e lo stemma ufficiale utilizzato dalla fine degli anni ottanta al 2004 (destra).

Esso raffigura uno scudo ovale a strisce verticali bianche e nere, che nella versione più recente sono sette, quattro bianche e tre nere.[58] Il nome del club è impresso in caratteri neri e sottolineato in oro su di un’area bianca convessa. Il gioco di ombreggiature del logo ha lo scopo di conferire ad esso un’apparenza di tridimensionalità.[58] Nella parte inferiore dello stemma, in bianco su sfondo nero, è rappresentato il toro, simbolo civico di Torino.

In passato lo sfondo del nome del club fu anche di colore blu Savoia, omaggio alla tradizione sabauda di Torino, e di forma concava.[57] Anche lo sfondo dello stemma civico fu blu Savoia, mentre il toro e il nome del club erano di colore giallo-oro.[57] Dal logo attuale sono state eliminate le due stelle, presenti fin dal 1982, in quanto considerate un riconoscimento sportivo (variabile nel tempo) e non un elemento d’identità del club.[58]

Inno[modifica | modifica wikitesto]

L’inno ufficiale della Juventus – il quinto nella storia del club – è Juve (storia di un grande amore), scritto da Alessandra Torre e Claudio Guidetti, nella versione del cantante e musicista emiliano Paolo Belli composta nel 2007.[59] Vi sono altre canzoni scritte in omaggio alla squadra come Il cielo è bianconero, Vecchia Signora, Juve facci sognare e Magica Juve, tutte a opera del compositore Francesco De Felice.[60] Tra quelle composte dagli artisti più noti, figura Juvecentus, opera di Pierangelo Bertoli nel 1997, in occasione del centesimo anniversario della fondazione del club.[61]

Mascotte[modifica | modifica wikitesto]

Nella storia della Juventus, a fianco dei tradizionali simboli societari hanno ciclicamente trovato spazio anche alcune mascotte, indirizzate soprattutto ai tifosi più giovani. A metà degli anni ottanta debuttò Giampi, un bobtail con ciuffo bianconero e divisa juventina, che nel nome riprendeva quello della bandiera nonché, al tempo, presidente del clubGiampiero Boniperti.[62][63][64] Nel 1995 arrivò Alex, una versione caricaturale dell’allora n. 10 della squadra, Alessandro Del Piero,[65][66] cui seguì nel 1999 la zebra Zig Zag.[67][68]Dal 2015 la mascotte juventina è J, ancora una zebra, stavolta dai tratti antropomorfi.[69]

Strutture[modifica | modifica wikitesto]

Stadio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Juventus Stadium, Stadio Olimpico (Torino), Stadio delle Alpi, Stadio Olimpico (Torino) § Il dopoguerra: Lo Stadio Comunale, Campo Juventus, Stadio di Corso Sebastopoli, Velodromo Umberto I e Piazza d’armi (Torino).

L’ingresso del Campo Juventus, terreno di gioco dal 1922 al 1933.

In assoluto, i primi impianti utilizzati dal club furono il Parco del Valentino e il Giardino della Cittadella, nel biennio 1897-1898. Dal 1898 al 1908 fu utilizzato il campo della piazza d’armi torinese, tranne nel biennio 1905-1906 durante il quale il terreno di casa fu lo Stadio Motovelodromo Umberto I.[70] Dal 1909 al 1922 l’impianto utilizzato fu quello di Corso Sebastopoli e, dal 1922 al 1933, quello di Corso Marsiglia, che fu teatro della conquista di quattro campionati, tre dei quali consecutivi.[71]

Dal 1933 al 1990 il club ha disputato i suoi incontri interni allo Stadio Comunale. Nato col nome di Municipale “Benito Mussolini” per dotare la città di un impianto che potesse ospitare le gare del campionato del mondo 1934, ribattezzato dopo la guerra dapprima in Comunale e, in seguito, Comunale “Vittorio Pozzo”, esso ospitò 890 incontri di campionato della Juventus[72]; dal 1963, dopo la definitiva dismissione dello Stadio Filadelfia, fu condiviso coi cugini granata del Torino. Capace di circa 65 000 posti in piedi, fu utilizzato fino al 1990, anno in cui le due compagini cittadine si trasferirono allo Stadio delle Alpi, riservando il Comunale solo agli allenamenti della squadra bianconera.

Lo Stadio Comunale, impianto interno dal 1933 al 1990.

Il Delle Alpi, costruito in occasione del campionato del mondo 1990, fu l’impianto interno dal campionato 1990-91 a tutto il 2005-06; situato nel quartiere di Vallette, nella periferia nord-occidentale di Torino, era capace di poco più di 69 000 posti ed era dotato di un impianto di diffusione acustica che lo rendeva idoneo anche all’esecuzione di concerti. Nel periodo di utilizzo del Delle Alpi, comunque, la Juventus in alcune occasioni scelse di disputare le proprie gare interne in stadi di altre città, quali ad esempio il Manuzzi di Cesena (Coppa Italia eCoppa Intertoto), il Meazza di Milano (semifinale e finale di Coppa UEFA 1994-95) oppure La Favorita di Palermo (Supercoppa UEFA 1996, e primo e terzo turno di Coppa UEFA 1999-2000).[73]

Intanto, nel 2002 la giunta torinese concesse lo sfruttamento dell’area del Delle Alpi alla Juventus per novantanove anni;[73] in seguito, nel 2008 i bianconeri decisero per la costruzione di un nuovo stadio cittadino, sito nell’area dell’ormai abbandonato impianto.[74][75] Infatti, dalla stagione 2006-07 a quella 2010-11 la Juventus – in attesa dell’erezione del suo nuovo stadio di proprietà – ritornò a disputare i suoi incontri interni al Comunale, nel frattempo rinnovato in occasione dei XX Giochi olimpici invernali e ribattezzato di conseguenza inOlimpico. Questo ha una capacità massima di 27 994 posti a sedere[72] e, come già accaduto nei decenni passati, è stato condiviso con il Torino.

Lo Juventus Stadium, impianto casalingo dal 2011.

Dal 2011-12 il club bianconero gioca le sue partite interne allo Juventus Stadium,[76] impianto di proprietà della società torinese, costruito sulle ceneri del vecchio Delle Alpi di cui riutilizza anche parte delle strutture. L’impianto, che consta di 41 475 posti a sedere, a differenza dei precedenti stadi torinesi è concepito prettamente per la pratica calcistica;[77] l’opera è inoltre parte di un’area totale di 355 000 , di cui 45 000 destinati allo Stadium, 155 000 ai servizi, 34 000 alle attività commerciali e 30 000 ad aree verdi e piazze.[74]

Centro di allenamento[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Campo sportivo Gianpiero Combi, Sisport Fiat e Juventus Center.

Nei suoi primi decenni di vita la Juventus ancora non disponeva di strutture ad hoc per le sue sedute di allenamento, ripiegando così sugli stessi campi amatoriali dove si svolsero le prime sfide calcistiche della sua storia, la piazza d’armi cittadina all’epoca sita fra i corsi Galileo Ferraris e Duca degli Abruzzi, e il Velodromo Umberto I nel quartiere Crocetta, con l’eccezione della patinoire al Parco del Valentino; prima dello scoppio della Grande Guerra la società usufruì fugacemente anche di quello che era il maggiore impianto polisportivo della Torino del tempo, lo Stadium.[78]

Morini, Salvadore e il tecnico Vycpálek nel 1972 al Campo Combi, centro di allenamento della Juventus per oltre cinquant’anni.

Nel periodo interbellico i bianconeri, ancora privi di una struttura appositamente dedicata alla pratica, svolsero gli allenamenti nelle loro sedi di gara casalinghe, dapprima il Campo Juventus di corso Marsiglia e poi, dal 1933, lo Stadio Mussolini nella zona di Santa Rita,[78]finché nel 1943 venne inaugurato il primo centro d’allenamento del club, il Campo Combi – come sarà denominato ufficialmente nel 1956, in memoria dello storico portiere juventino[79] – di via Filadelfia, a pochi passi dal Mussolini (questo ultimo poi divenuto Comunale alla caduta del regime fascista), dove la squadra rimase quasi ininterrottamente per il successivo mezzo secolo.[78]

Nel 1990 la Juventus abbandonò una prima volta il Combi per le strutture della Sisport a Orbassano,[80] salvo farvi ritorno nel 1994[78]stante la possibilità di sfruttare anche il limitrofe Comunale, nel frattempo non più utilizzato per l’attività agonistica.[81] L’addio definitivo alla zona avvenne nel 2003 quando, data la riqualificazione urbanistica dettata dai XX Giochi olimpici invernali ospitati di lì a qualche anno dal capoluogo piemontese,[82] il Comunale venne riconvertito in Olimpico, e il Combi demolito; la Juventus migrò inizialmente a poca distanza, al centro Sisport di via Guala,[83] dove rimase per un triennio in attesa del completamento dello Juventus Center di Vinovo,[84] dal 2006 centro di allenamento di prima squadra e giovanili.

Società[modifica | modifica wikitesto]

La Juventus Football Club è, dal 27 giugno 1967, una società per azioni[45] a capitale interamente privato. Dal 1º marzo 2009, la società che controlla la maggioranza del capitale azionario della Juventus è la finanziaria EXOR, nata dalla fusione di IFIL Investment S.p.A. e Istituto Finanziario Industriale, entrambe holding controllate dalla Giovanni Agnelli e C. S.a.p.A.,[85] che attualmente detiene il 59,1% della citata EXOR e, tramite quest’ultima, il 63,77% del capitale azionario della Juventus.[85][86] Il rimanente capitale azionario è detenuto dalla Lindsell Train Investment Trust Ltd. al 2,201% e da azionisti diffusi al 34,1% attraverso l’Associazione Piccoli Azionisti della Juventus Football Club, fondata nel 2010 e costituita da oltre 40 000 membri,[87][88] includendo investitori quali il Royal Bank of Scotland, il governo di Norvegia, il fondo pensione degli impiegati pubblici della stato americano della California e la società finanziaria BlackRock.[89]

Il campo d’allenamento della Juventus è di proprietà dell’azienda Campi di Vinovo S.p.A, controllata al 71,3% dal club.[90]

Umberto e Gianni Agnelli con la squadra, rispettivamente, negli anni cinquanta e settanta. La famiglia Agnelli detiene la maggioranza del club bianconero fin dal 1923, un unicum nel panorama calcistico mondiale.
Umberto e Gianni Agnelli con la squadra, rispettivamente, negli anni cinquanta e settanta. La famiglia Agnelli detiene la maggioranza del club bianconero fin dal 1923, un unicum nel panorama calcistico mondiale.
Umberto e Gianni Agnelli con la squadra, rispettivamente, negli anni cinquanta e settanta. La famiglia Agnelli detiene la maggioranza del club bianconero fin dal 1923, un unicum nel panorama calcistico mondiale.

Secondo l’attuale organigramma societario, la Juventus è articolata su 7 aree interne: Amministrazione e Finanza, Risorse umane, Informazione tecnologica, Area commerciale, Pianificazione, Controllo e progetti speciali, Area comunicazione e Area sportiva.[91] La società è guidata da un consiglio di amministrazione composto da dieci membri eletti dalla proprietà tra cui il presidente Andrea Agnelli e l’amministratore delegato Aldo Mazzia.[92]

Dal 3 dicembre 2001 al 19 settembre 2011 la Juventus è stata quotata alla Borsa Italiana[53] nel segmento STAR[93]. Da allora, il titolo è inserito nel Mercato telematico azionario (MTA).[94]

Dal 1º luglio 2008 la società bianconera ha implementato un sistema di gestione della sicurezza per i lavoratori e gli atleti in conformità ai requisiti previsti dalla norma internazionale OHSAS 18001:2007[95] e un sistema di gestione della qualità del settore medico secondo la norma internazionale ISO 9001:2000.[96]

In base a quanto emerge del cosiddetto Deloitte Football Money League 2015, rapporto stilato dalla società di revisione e consulenza aziendale statunitense Deloitte Touche Tohmatsu, la Juventus risulta essere il decimo club a livello mondiale – primo in Italia – in termini di fatturato (279,4 milioni di euro a tutto il 30 giugno 2014);[97] inoltre è stata inserita al nono posto in ambito internazionale – prima squadra italiana –, in termini di valore borsistico, nella classifica annuale stilata dalla rivista statunitense Forbes (837 milioni di dollari a maggio 2015),[98] mentre il marchio del club è stato qualificato con un rating AAA («estrematamente forte»), posizionandosi al quinto posto tra i brand calcistici più potenti al mondo[99] e valutato all’undicesimo posto nella graduatoria internazionale stilata dall’organizzazione di consulenza inglese Brand Finance (350 milioni di dollari all’8 giugno 2015).[100] Tutto ciò ne fa complessivamente la seconda società sportiva per valore del patrimonio di marca in Italia – prima nel settore calcistico – dopo la Scuderia Ferrari.[101]

Il club torinese è anche uno dei membri fondatori dell’European Club Association (ECA), organizzazione internazionale che ha preso il posto del soppresso G-14 e composta dai principali club calcistici, riuniti in consorzio al fine di ottenere una tutela comune dei diritti sportivi, legali e televisivi di fronte alla FIFA.

Organigramma societario[modifica | modifica wikitesto]

Staff dell’area amministrativa

Consiglio di amministrazione

Controllo interno
  • Italia Marzio Saà – Presidente
  • Italia Riccardo Montanaro
  • Italia Camillo Venesio

Comitato remunerazioni e nomine
  • Italia Carlo Barel Di Sant’Albano – Presidente
  • Italia Riccardo Montanaro
  • Italia Camillo Venesio

Collegio sindacale
  • Italia Paolo Piccatti – Presidente
  • Italia Roberto Petrignani – Sindaco effettivo
  • Italia Roberto Longo – Sindaco effettivo

  • Italia Francesco Calvo – Direttore commerciale
  • Italia Stefano Bertola – Direttore pianificazione, controllo e progetti speciali
  • Italia Alessandro Sorbone – Direttore risorse umane
  • Italia Claudio Albanese – Direttore comunicazione e relazioni esterne
  • Italia Darwin Pastorin – Direttore JTV
  • Italia Claudio Leonardi – Responsabile Information Technology
  • Italia Riccardo Abrate – Responsabile gestione e controllo investimenti immobiliari
  • Italia Alessandro Sandiano – Responsabile marketing
  • Italia Vittorio Ferrino – Direttore Juventus Center
  • Italia Francesco Gianello – Responsabile segreteria sportiva
  • Italia Marco Girotto – Addetti stampa senior
  • Italia Fabio Ellena – Addetto stampa e editoria
  • Italia Gabriella Ravizzotti – Addetto stampa e editoria
  • Italia Enrica Tarchi – Responsabile contenuti editoriali
  • Italia Stefano Coscia – Comunicazione corporate

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Cronologia degli sponsor tecnici
Cronologia degli sponsor ufficiali

Sedi sociali e campi di gioco[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia delle sedi sociali
  • 1898: Via Montevecchio
  • 1899: Via Piazzi, 4
  • Dal 1900 al 1902: Via Gazometro, 14
  • Dal 1903 al 1904: Via Pastrengo
  • Dal 1905 al 1906: Via Donati, 1
  • Dal 1919 al 1921: Via Carlo Alberto, 43
  • Stagione 1921-22: Via Botero, 16
  • Dal 1923 al 1933: Corso Marsiglia
  • Dal 1934 al 1943: Via Bogino, 12
  • Dal 1944 al 1947: Corso IV Novembre, 151
  • Dal 1948 al 1964: Piazza San Carlo, 206
  • Dal 1965 al 1985: Galleria San Federico, 54
  • Dal 1986 al 2000: Piazza Crimea, 7
  • Dal 2001: Corso Galileo Ferraris, 32
Cronologia dei campi di gioco
  • Dal 1897 al 1898: Parco del Valentino e Giardino della Cittadella
  • Dal 1899 al 6/3/1904: Stadio Piazza d’Armi
  • Dal 19/2/1905 al 29/4/1906: Velodromo Umberto I
  • Dal 3/2/1907 all’8/3/1908: Stadio Piazza d’Armi
  • Dal 17/1/1909 al 19/11/1922: Campo di Corso Sebastopoli
  • Dal 7/1/1923 al 5/11/1933: Campo di Corso Marsiglia
  • Dal 19/11/1933 al 2/5/1990: Stadio Comunale
  • Dal 5/9/1990 al 7/5/2006: Stadio delle Alpi
  • Dal 16/9/2006 al 22/5/2011: Stadio Olimpico di Torino
  • Dall’8/9/2011: Juventus Stadium

Impegno nel sociale[modifica | modifica wikitesto]

La Juventus è attiva nel campo sociale e umanitario. Tra i programmi sociali intrapresi, figurano Fatti e Progetti per i Giovani, orientato al miglioramento della qualità di vita e a favorire l’accesso all’istruzione ai giovani extracomunitari minorenni[108] tramite un centro di accoglienza, e la realizzazione – in collaborazione con la facoltà di Economia dell’Università di Torino – di un corso di formazione allo studio del management sportivo.[108]

In ambito sanitario, in collaborazione con l’Azienda Ospedaliera Regina Margherita-Sant’Anna di Torino partecipa al progetto Crescere insieme al Sant’Anna,[109] programma di ristrutturazione del reparto di Neonatologia Ospedaliera dell’ospedale “Sant’Anna”[109] e sostiene le attività della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro.[108]

Altro progetto comunitario della società bianconera è il “Centro di accoglienza” intitolato a Edoardo Agnelli e realizzato in collaborazione con l’Associazione Gruppi di Volontariato Vincenziano al fine di dare ospitalità a madri in condizioni disagiate.[108]

Nel 2000, inoltre, la Juventus intraprese il progetto Un sogno per il Gaslini, allo scopo di dotare l’istituto pediatrico “G. Gaslini” di Genova di una dépendance da adibire a luogo di studio e svago per i bambini ivi ricoverati, da realizzarsi tramite il recupero edilizio dell’abbazia di san Gerolamo, che si trova all’interno della struttura dell’ospedale. Per il raggiungimento dello scopo furono necessari 4,5 milioni di euro, dei quali 2 donati dalla famiglia Gaslini, e i rimanenti raccolti dalla Juventus attraverso donazioni e iniziative di beneficenza organizzate dai propri giocatori, come la partecipazione in qualità di ospiti al festival di Sanremo 2003[110] e al programma televisivo Juventus, una squadra per amico,[111] la realizzazione e vendita di libri fotografici e CD, il più famoso dei quali fu, nel 2003, una versione del successo di Lucio Battisti Il mio canto libero,[112] il cui ricevette un disco d’oro e uno di platino dalla Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI) nel marzo di quell’anno in ragione di oltre 100 000 copie vendute durante le prime quattro settimane di distribuzione.[113]

Nel 2009, il club istituì due iniziative che costituiscono un unico progetto societario che promuove la lotta antirazzista e l’integrazione socio-culturale, Un calcio al razzismo eGioca con me,[114][115] il cui è stato incluso dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO) nella lista dei dieci programme scelti a livello mondiale – l’unico svolto nel continente europeo – per la giornata internazionale in ricordo dell’adozione della Dichiarazione universale dei diritti umani nell’ottobre 2013, essendo presentato al NGO UNESCO Liaison Committee in un convegno celebrato a Parigi nel marzo 2014.[116][117]

Settore giovanile[modifica | modifica wikitesto]

La formazione giovanile della Juventus vincitrice, nel 1994, delCampionato Primavera; l’undici era capitanato da un ventenne Alessandro Del Piero (a destra), in seguito «bandiera» della prima squadra per le successive due decadi.

Il settore giovanile della Juventus Football Club è composto di 17 squadre maschili che competono a livello nazionale ed eventualmente internazionale nei vari tornei di categoria.[118] Per tutte, il proprio campo di allenamento è lo Juventus Center, centro sportivo di proprietà della società bianconera con sede a Vinovo.[119]

Analogamente a quanto già intrapreso dagli olandesi dell’Ajax, la Juventus ha istituito alcune scuole calcio sotto forma di club-satellite[120]e campi (Summer Camps) in tutta Italia (riservati ai giovani dagli 8 ai 16 anni) e all’estero, precisamente in Inghilterra (dagli 11 ai 16 anni).[121]

Porta inoltre avanti progetti come Juventus University, la prima università del calcio al mondo (con il supporto dell’Università di Torino),[122]Juventus National Academy che si rivolge, attraverso la creazione di una rete di scuole calcio dislocate sul territorio nazionale e, all’estero, in Malta, ai ragazzi dai 6 ai 12 anni[123] e il programma Juventus Soccer Schools International attraverso la gestione di scuole di calcio in diciotto paesi.[124]

Storicamente la Juventus ha sempre avuto una rete di osservatori giovanili su tutto il territorio nazionale, e anche all’estero.[120] A titolo di esempio, limitatamente ai giocatori che hanno iniziato a militare in giovane età nella Juventus a partire dagli anni sessanta, figurano Pietro Anastasi (classe 1948, giunto a 20 anni da Catania), Franco Causio (1949, nel 1966 giunto alla Juventus da Lecce), Giuseppe Furino(1946, proveniente da Palermo e alla Juventus dal 1965), Roberto Bettega (1950, torinese e cresciuto nella società), Paolo Rossi (1956, da Prato, che dal 1972 al 1975 militò nelle giovanili della società prima di tornarvi da professionista nel 1981).

Di essi, Furino fu convocato per il campionato del mondo 1970 (unico giocatore della Juventus a prendere parte a tale edizione del torneo), Anastasi per quello del 1974, Causio per quelli del 1974 e 1978 (nonché quello del 1982, quando già tuttavia militava nell’Udinese) così come Bettega (che non prese parte al campionato del 1982 causa infortunio), nonché Rossi, presente nel 1982 (e che nel 1978 partecipò da giocatore in comproprietà con il Lanerossi Vicenza e con la maglia di quest’ultimo).[125][126] Il citato Rossi, inoltre, grazie alla vittoria nel campionato del mondo 1982, oltre a laurearsi campione del mondo, vinse anche il Pallone d’oro di quell’anno nonché la Scarpa d’oro quale miglior marcatore di quell’edizione del torneo, con 6 goal, di cui 3 nel girone sostitutivo dei quarti di finale contro il Brasile, sconfitto 3-2.

Tra gli altri calciatori di prestigio cresciuti nel vivaio della Juventus si segnalano Carlo Bigatto I, Gianpiero Combi (campione del mondo nel 1934), Pietro Rava (vincitore della medaglia d’oro nel torneo olimpico di calcio 1936 e campione del mondo nel 1938), Carlo Parola, Giovanni Viola e, soprattutto, Giampiero Boniperti, da sempre legato alla Juventus, dalle giovanili alla carica di presidente e, dal 1994, a quella di presidente onorario del club.

Dagli anni duemila, dal settore giovanile della Juventus si sono messi in evidenza giocatori come Antonio Nocerino, Claudio Marchisio, Paolo De Ceglie, Domenico Criscito eSebastian Giovinco tutti militanti in Serie A tranne gli ultimi due, ingaggiati rispettivamente dallo Zenit San Pietroburgo nell’estate del 2011[127] e dal Toronto nel gennaio 2015. Essi sono stati anche membri della Nazionale che partecipò al torneo olimpico di calcio 2008 a Pechino[128] e della Nazionale U-21 che raggiunse le semifinali del torneo continentale disputato in Svezia nel 2009.[129] Marchisio e De Ceglie fanno oggi parte della rosa juventina, e in più Marchisio e Giovinco sono stati anche nel gruppo dellaNazionale italiana finalista del campionato d’Europa disputato a Polonia e Ucraina nel 2012.

La Juventus nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Francobollo delleposte italiane celebrativo della vittoria della Juventus in Champions League 1995-96.

Nel corso degli anni, oltre a imporsi come realtà sportiva nazionale e internazionale, la Juventus ha acquisito un posto di rilievo nella cultura della Nazione. Essa fu la prima, al pari del Genoa, ad avere al seguito un “treno speciale” di tifosi: accadde il 1º aprile 1906 in occasione dell’incontro dicampionato tra dette due squadre in campo neutro a Milano, ripetizione di quello, disputato a Torino, interrotto il 18 marzo precedente a causa della prima invasione di campo della storia del calcio italiano.[130]

Il 29º derby della Mole disputatosi allo stadio di Corso Marsiglia il 15 maggio 1932 fu il primo evento calcistico trasmesso in diretta radiofonicanazionale dall’Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche (EIAR), con la voce di Nicolò Carosio. Inoltre, nel quadro delle trasmissioni sperimentali della Rai (quelle ufficiali, anche sportive, ebbero inizio il 3 gennaio 1954)[131] l’incontro di serie A Juventus-Milan del 5 febbraio 1950 fu oggetto della prima diretta televisiva nazionale, per la voce di Carlo Balilla Bacarelli.[132]

A uno storico 0-5, subìto il 15 marzo 1931 al Campo Testaccio della Capitale a opera della Roma di Fulvio Bernardini, sono ispirati sia il primofonofilm italiano relativo al calcio: Cinque a zero (1932), per la regia di Mario Bonnard[133] che il romanzo di Mario Soldati Le due città (1964).[134] Il club è stato anche punto di riferimento in altre opere di Soldati, quali America primo amore (1935),[135] Un prato di papaveri. Diario 1947-1964 (1973)[136] e Lo specchio inclinato. Diario 1965-1971 (1975).[137]

Altri riferimenti alla Juventus si trovano in La classe operaia va in paradiso di Elio Petri (1971), film vincitore del Grand Prix al Festival di Cannes 1972,[138] in Vacanze in America di Carlo Vanzina (1984), dove si assiste a una partita tra studenti juventini e romanisti a Zabriskie Point, nella Valle della Morte[139] e in Santa Maradona di Marco Ponti (2001), nel quale si trova una scena ambientata allo Stadio delle Alpi durante l’incontro di campionato tra i bianconeri e l’Atalanta.[140] Per quanto riguarda i film di argomento più legato al calcio e al tifo, sul versante della satira di costume figura Il presidente del Borgorosso Football Club di Luigi Filippo D’Amico (1970), in cui il personaggio eponimo, interpretato da Alberto Sordi, ingaggia l’ex juventino Omar Sívori, presente nel film nella parte di sé stesso;[141] nei primi anni ottanta, in Eccezzziunale… veramente, del citato Vanzina (1982), Diego Abatantuono rappresenta, nei tre episodi di cui si compone il film, rispettivamente un tifosomilanista, uno interista e uno juventino;[139] stesso ruolo interpretò nel sequel, un quarto di secolo più tardi, in Eccezzziunale… veramente – Capitolo secondo… me (2006), ancora di Vanzina.[142] Infine, sul fronte dell’analisi del disagio sociale e del tifo come valvola di sfogo dell’aggressività, figura il film Ultrà di Ricky Tognazzi (1990), che parla delle vicende di un capotifoso della Roma (interpretato da Claudio Amendola) e del gruppo organizzato da lui guidato che si reca in trasferta a Torino, dove ingaggia violenti scontri con i Drughi, frangia di ultras bianconeri.[143]

Murale allusivo alla Juventus ad Albuquerque,Nuovo Messico (Stati Uniti).

La poesia-tributo Madama Juve, scritta in piemontese dallo scrittore e giornalista Giovanni Arpino, fu inclusa nel libro Opere (1992), antologia a cura dei poeti Giorgio Bàrberi Squarotti e Massimo Romano.[144] Tale poesia, insieme ad altri omaggi alla Juventus composti da Arpino, è stata tradotta in italiano dal critico letterario torinese Bruno Quaranta e pubblicata nella sua opera Stile e stiletto (1997).[145] Sempre a opera di Arpino sono altri riferimenti alla Juventus, citati in Racconti di vent’anni (1974)[146] e in Opere scelte (2005), antologia letteraria, narrativa e giornalistica a cura dell’italianista veneziano Rolando Damiani.[147] Ancora in ambito letterario la Juventus fa da sfondo, come punto di riferimento della vita del protagonista, nel romanzo di Aldo Nove Puerto Plata Market[148] e, nel romanzo del giornalista Aldo Cazzullo I ragazzi di via Po, è parte del contesto storico-culturale della società torinese degli anni cinquanta.[149] Entrambi i lavori citati sono del 1997. Più recentemente, nel 2003, i giornalisti Mario e Andrea Parodi hanno citato la Juventus di Trapattoni campione d’Italia nel 1977 e 1978 all’interno del contesto storico e sociale della crisi politico-istituzionale dell’Italia di quegli anni, nel loro libro In bianco e nero.[150]

La Juventus è citata, insieme ai rivali cittadini del Torino, anche in una storia a strisce titolata Paperoga in: Soffri, tifoso, soffri pubblicata su Mega Almanacco n. 409 (1991), la cui è una riadattazione della storia originale in lingua portoghese (Torcedor Sofre!) edita in Brasile dieci anni prima.[151] Nella storia originale Paperino e il suo cugino Paperoga assistono ad una partita di calcio tra Corinthians e Palmeiras, o meglio tra Coringa eParreiras. Nella versione italiana del 1991, il primo traduttore aveva trasformato le due squadre in Corino e Rubentus, parodie di Torino e Juventus, per motivi sonori.[152]

Fuori dall’Italia la Juventus è citata come F.C. Piemonte nell’anime giapponese Captain Tsubasa Road to 2002 (2001) e con il suo nome vero nelmanga omonimo.[153] In Inghilterra i tifosi del Notts County sono usi intonare il loro coro da stadio It’s just like watching Juve (È proprio come guardare la Juve), in riferimento alla comunanza cromatica delle uniformi dei due club, ogni volta che la loro squadra realizza una grande prestazione.[154]

Il compositore torinese Domenico Seren Gay ha dedicato al club due canzoni: Juventus, presente nell’album Juventus/Maria (1962) e Forza Juve, presente nell’album Forza Juve/Gioanin Pet Pet Sigàla (1968).[155]

Tra gli eventi culturali più recenti aventi come oggetto il club bianconero, figura la mostra Juventus. 110 anni a opera di arte, organizzata in occasione del centodecimo anniversario della fondazione della società[156] e tenutasi a Palazzo Bricherasio a cura della fondazione omonima dal 26 ottobre al 2 dicembre 2007. Tale esposizione, curata dal critico d’arte Luca Beatrice, ha illustrato lo sviluppo della storia, dei personaggi e dei successi della Juventus e il suo rapporto con la città di Torino attraverso un’analisi artistica e culturale sul calcio:[156]

« A Torino, invece, si respira Juventus un po’ dovunque: la panchina di corso Re Umberto, il Liceo d’Azeglio, le varie sedi (Galleria San Federico, piazza Crimea e ora corso Galileo Ferraris), gli stadi (da Piazza d’Armi al Comunale, dal Campo Combi al Delle Alpi che in molti cominciamo a rimpiangere), e poi le strade, i quartieri, da Mirafiori alla collina, da San Paolo alla Crocetta, c’è tanta Juve nella storia della capitale sabauda, un percorso che attraversa, decennio dopo decennio, l’arte e la cultura del Novecento. »
(Juventus. 110 anni a opera di arte, 2007.[157])

Presidenti e allenatori[modifica | modifica wikitesto]

Presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Presidenti della Juventus Football Club.

Giampiero Boniperti, 443 presenze nei campionati con la divisa della Juventus e, in seguito, 19 anni consecutivi da presidente del club.

In più di 110 anni di storia societaria, alla guida della Juventus si sono avvicendati 23 presidenti e 2 comitati di gestione.[158]

Il primo presidente della società bianconera fu Eugenio Canfari, uno dei soci fondatori.[1] Il periodo più lungo in carica è appannaggio di Giampiero Boniperti, alla guida della Juventus per 19 anni dal 1971 al 1990;[158] Boniperti, al pari del suo successore Vittorio Caissotti di Chiusano, presidente dal 1990 al 2003, vanta il palmarès più ampio della storia del club.[159]

L’imprenditore Umberto Agnelli, divenuto presidente ventiduenne, nel 1956,[160] fu il più giovane a ricoprire tale carica.[1] Da citare anche le presidenze degli svizzeri Alfred Dick e Giuseppe Hess e del francese Jean-Claude Blanc, gli unici non italiani a divenire presidenti del club.[1] In particolare, Dick fu il presidente del primo scudetto bianconero (1905). Attualmente in carica è l’imprenditore torinese Andrea Agnelli, eletto presidente il 28 aprile 2010 dall’assemblea degli azionisti del club.[161]

Allenatori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Allenatori della Juventus Football Club.

Sono 44 gli allenatori ad avere avuto a tutt’oggi la conduzione tecnica della Juventus; 10 di essi hanno ricoperto l’incarico ad interim.[162]

Fino a tutto il secondo decennio del XX secolo non esisteva un sistema dettagliato di allenamento in preparazione degli incontri di campionato. In pratica i giocatori – studenti e lavoratori – avevano l’abitudine di ritrovarsi un paio di volte alla settimana al velodromo di Corso Re Umberto per gli allenamenti, consistenti in partitelle e corse di velocità e/o resistenza, sempre sotto il coordinamento del capitano della squadra.[163]

Il primo allenatore della storia bianconera fu l’ungherese Jenő Károly, scelto dal presidente Edoardo Agnelli nel 1923 al fine di introdurre innovazioni dal punto di vista tattico e strategico nel gioco della squadra. Károly allenò la squadra per 70 incontri fino alla morte, avvenuta nel 1926.[1]

Giovanni Trapattoni, con 14 trofei in 13 stagioni, è il tecnico più vincente nella storia della Juventus.

A vantare il mandato tecnico più lungo è tuttora Giovanni Trapattoni, detto il Trap, rimasto alla guida della squadra per tredici stagioni, di cui dieci consecutive, dal 1976-77 al 1985-86 e poi dal 1991-92 al 1993-94. Sia il numero di stagioni consecutive che quello totale sono record per tecnici di club italiani; il Trap vanta anche il primato complessivo di panchine (596) e di trofei vinti con il club (14, record tra gli allenatori italiani).[162]

Da menzionare inoltre tecnici come Carlo Carcano, deus ex machina[164] della squadra del Quinquennio d’oro nella prima metà degli anni trenta e unico allenatore in Italia ad avere vinto quattro campionati consecutivi, tra il 1931 e il 1934,[20] nonché Antonio Conte, in panchina a Torino dal 2011 al 2014, ed entrato nell’occasione nel ristretto novero dei tecnici capaci di conseguire tre titoli nazionali di fila.[164]

Calciatori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Calciatori della Juventus Football Club.

In più di 110 anni di storia hanno vestito la maglia della Juventus oltre 700 calciatori, in gran parte italiani;[165] alcuni di questi ultimi hanno anchemilitato nella Nazionale italiana.

Tra i calciatori italiani di rilievo che hanno militato nella Juventus figurano i già citati Carlo Bigatto I, considerato il primo calciatore-simbolo della Juventus,[166] Giampiero Boniperti, riconosciuto come il calciatore più rappresentativo della storia della società,[167] Carlo Parola (autore della più famosa rovesciata del calcio italiano, il cui gesto atletico ha ispirato l’inconfondibile marchio dell’album Panini dei calciatori),[168] Dino Zoff (vincitore, tra altri, di sei scudetti e unaCoppa UEFA con la Juventus, della quale difese la porta per 330 partite consecutive di campionato tra il 1972 e il 1983 e a tutt’oggi unico calciatore italiano ad avere vinto sia ilcampionato d’Europa che quello del mondo con l’Italia, nominato dalla FIGC nel 2004 UEFA Golden Player italiano),[169] Paolo Rossi, capocannoniere con l’Italia ai Mondiali del 1982 e Pallone d’oro nello stesso anno, Gaetano Scirea, Sergio Brio, Antonio Cabrini e Stefano Tacconi, quattro dei cinque soli calciatori ad aver vinto tutte le competizioni ufficiali UEFA per club (il quinto essendo l’olandese Danny Blind),[170] Roberto Baggio, Pallone d’oro 1993, e Alessandro Del Piero, giocatore-simbolo della squadra a cavallo degli anni novanta e duemila,[171] sei volte campione d’Italia e vincitore nel 1996 della Champions League e della Coppa Intercontinentale, nonché campione del mondo 2006 con la Nazionale italiana assieme a Gianluigi Buffon, l’attuale capitano della squadra, che ricopre lo stesso ruolo anche in maglia azzurra; inoltre, Buffon è anche il calciatore in attività con più presenze sia nella formazione bianconera che in azzurro.

Il francese Michel Platini, per tre anni consecutiviPallone d’oro (primato assoluto) in bianconero.

Tra i giocatori non italiani ad aver vestito la maglia della Juventus, inoltre, si segnalano negli anni cinquanta e sessanta l’argentino Omar Sívoriche, da oriundo, fu il primo Pallone d’oro bianconero nel 1961 (militando in seguito anche nella Nazionale italiana), e il gallese John Charles, soprannominato per la sua stazza il gigante buono, centravanti di sicuro rendimento, che insieme al citato Sívori e a Boniperti formò un trio d’attacco che portò alla Juventus tre scudetti; negli anni settanta ci fu il tedesco Helmut Haller, già campione d’Italia con il Bologna, che alla Juventus vinse due titoli. Fino al 1980 non fu più possibile ingaggiare calciatori non italiani. Tra i più rappresentativi giunti in Italia dagli anni ottanta in avanti, figurano i francesi Michel Platini, soprannominato in patria le Roi (il re), campione d’Europa nel 1984 con la sua squadra nazionale e vincitore l’anno dopo della Coppa dei Campioni con la Juventus, e Zinédine Zidane, campione del mondo nel 1998 e d’Europa nel2000 con la Francia, vincitore del Pallone d’oro 1998, campione del mondo di club con la Juventus e, con essa, vincitrice di due scudetti; oltre a loro, il ceco Pavel Nedvěd, primo giocatore straniero per numero di presenze in competizioni ufficiali con il club,[172] nonché vincitore del Pallone d’oro nel 2003, e il franco-argentino David Trezeguet, capocannoniere del campionato di Serie A nel 2002 e maggior marcatore straniero nella storia bianconera con 171 gol.[173]

La Juventus e le Nazionali di calcio[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Juventus Football Club e Nazionale di calcio dell’Italia.

Al 30 agosto 2015, la Juventus è il club che ha fornito il maggior numero di giocatori alla Nazionale italiana: a tale data, infatti, 138 elementi hanno vestito la maglia azzurra all’epoca della loro militanza juventina (a fronte dei 105 dell’Internazionale e dei 101 del Milan).[174]

Sono 22 in totale i giocatori della Juventus militanti nelle selezioni nazionali italiane campioni del mondo: nove nel 1934 (Bertolini, Borel II, Caligaris, Combi, Ferrari, Monti, Orsi,Rosetta e Varglien I), due nel 1938 (Foni e Rava), sei nel 1982 (Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Rossi) e cinque nel 2006 (Buffon, Cannavaro, Camoranesi, Zambrotta eDel Piero).[175] Tre sono, invece, i calciatori della Juventus laureatisi campioni d’Europa con la Nazionale, nel 1968 (Bercellino, Càstano e Salvadore).

La nazionale italiana all’esordio alcampionato del mondo 1978: vi figurano 8 giocatori all’epoca militanti nella Juventus.[176]

Il contributo maggiore in elementi prestati alla Nazionale in una competizione a livello UEFA/FIFA[177] risale al campionato del mondo 1978, edizione in cui il club bianconero schierò in maglia azzurra nove uomini in due occasioni: la prima è stato l’incontro di prima fase contro i padroni di casa dell’Argentina del 10 giugno, tutti i nove giocatori juventini furono schierati in campo: Zoff,Gentile, Cabrini, Benetti, Scirea, Causio, Tardelli e Bettega dal primo minuto, poi dal 6′ Cuccureddu subentrato al bolognese Bellugi;[178] mentre la seconda è stato l’incontro di seconda fase contro i Paesi Bassi del 21 giugno, in cui i nove giocatori bianconeri già citati furono schierati in campo dal primo minuto (record italiano in competizioni ufficiali).[179][180]

La Juventus guida la particolare classifica dei club che vantano giocatori campioni del mondo con la propria Nazionale, con 24: ai 22 citati vanno infatti aggiunti Didier Deschamps e Zinédine Zidane, campioni nel 1998 con la Francia: precede in tale graduatoriaBayern Monaco (23, di cui 21 con la nazionale tedesca) e Internazionale (19, di cui 14 con la nazionale italiana).[181]

Quanto al campionato d’Europa, oltre ai tre citati, altri tre giocatori sono vincitori del torneo con Nazionali diverse da quella italiana:Luis del Sol (Spagna, 1964), Michel Platini (Francia, 1984) e il già menzionato Zinédine Zidane (idem, 2000).

Ancora, in occasione della finale del citato campionato del mondo 2006, la Juventus ha stabilito un ulteriore record internazionale in quanto, oltre ai cinque Nazionali italiani dei quali si è fatta menzione, scesero in campo tre bianconeri con la maglia francese: Lilian Thuram, Patrick Vieira e David Trezeguet,[182] per un totale di otto tesserati di uno stesso club sul terreno di gioco, eguagliando così il primato stabilito settantadue anni prima dai cecoslovacchi dello Slavia Praga.[183]

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Palmarès della Juventus Football Club.

Il palmarès della Juventus Football Club, la società calcistica più titolata d’Italia, è uno dei più prestigiosi a livello mondiale.[2][3] Vincitrice del suo primo trofeo ufficiale nel 1905, la Juventus è il club di maggior successo nel campionato nazionale, aggiudicandosi la competizione in 31 occasioni,[54] compresa una striscia di cinque titoli consecutivi dal 1931 al1935 (record a pari merito con il Torino e l’Internazionale).[184] I bianconeri detengono il record per vittorie nella Coppa Italia, principale competizione di coppa nazionale del Paese (10), tra esse due consecutive nel 1959 e 1960, primato nazionale. Inoltre il club vanta il primato di titoli vinti nella Supercoppa d’Italia (7), per un totale di 48 vittorie in competizioni nazionali (anch’esso record),[185] cui vanno sommate 11 vittorie in tornei internazionali che ne fanno complessivamente il club italiano con il maggior numero di titoli ufficiali vinti, 59. Dalla sua fondazione, solo negli anni 1910 il club torinese non ha vinto alcun trofeo ufficiale, caso unico nel Paese.

La formazione juventina detiene altresì il primato italiano di double (3), ovvero la vittoria in una stessa stagione sia del campionato di massima serie sia della coppa nazionale, conseguita nelle annate 1959-60, 1994-95 e 2014-15.

Vincitrice del suo primo trofeo internazionale ufficiale nel 1977 (la Coppa UEFA, nella circostanza vinta per la prima volta da un club italiano e sudeuropeo),[186] i suoi 11 trofei vinti in competizioni a livello confederale e FIFA, tra cui due titoli di campione d’Europa (1985 e 1996) e due di campione del mondo per club (idem), la rendono attualmente il secondo club italiano per vittorie, il quarto in Europa nonché l’ottavo nel mondo.[187] La Juventus, uno degli unici tre club italiani ad avere realizzato in due occasioni il cosiddettodouble internazionale con i successi in campionato e Coppa UEFA nonché campionato e Coppa delle Coppe, rispettivamente nelle stagioni 1976-77 e 1983-84, diventò nell’annata 1992-93 la prima squadra a vincere la Coppa UEFA (nota come Europa League dall’edizione 2009-10) per tre volte:[186] tale traguardo è il massimo ottenuto da una formazione italiana, un primato che condivide con l’Internazionale, mentre in ambito confederale è, assieme ai succitati nerazzurri e agl’inglesi del Liverpool, seconda dietro ai soli spagnoli del Siviglia (4).

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

1905; 1925-26; 1930-31; 1931-32; 1932-33; 1933-34; 1934-35; 1949-50; 1951-52; 1957-58 Star*.svg
1959-60; 1960-61; 1966-67; 1971-72; 1972-73; 1974-75; 1976-77; 1977-78; 1980-81; 1981-82 Star*.svg Star*.svg
1983-84; 1985-86; 1994-95; 1996-97; 1997-98; 2001-02; 2002-03; 2011-12; 2012-13; 2013-14 Star*.svg Star*.svg Star*.svg
2014-15
1937-38; 1941-42; 1958-59; 1959-60; 1964-65; 1978-79; 1982-83; 1989-90; 1994-95; 2014-15
1995; 1997; 2002; 2003; 2012; 2013; 2015
2006-07
  • Campionato Federale di Prima Categoria: 1
1908[188]
  • Campionato Italiano di Prima Categoria: 1
1909[189]

Competizioni internazionali[modifica | modifica wikitesto]

1985; 1996
1984-85; 1995-96
1983-84
1976-77; 1989-90; 1992-93
1984; 1996
1999

Competizioni giovanili[modifica | modifica wikitesto]

La sezione giovanile della Juventus è una delle più vittoriose della sua categoria sia a livello nazionale, potendo vantare 9 titoli di campione d’Italia, sia internazionale, con più di 100 trofei ufficiali, tra i quali alcuni relativi alle competizioni più importanti al mondo nella categoria come per esempio il torneo di Viareggio, vinto 8 volte, la più recente delle quali nel 2012.[190]

Finalista del Blue Stars/FIFA Youth Cup nel 1962,[191] nell’agosto 2007 la squadra Under-19 della Juventus partecipò all’edizione inaugurale della Champions Youth Cup inMalesia, sorta di campionato mondiale per club giovanili organizzato dal G-14, classificandosi al secondo posto finale con la miglior difesa del torneo.[192]

Statistiche e record[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Statistiche e record della Juventus Football Club.

Statistiche di squadra[modifica | modifica wikitesto]

La Juventus del 1976-77 rimane l’unica formazione italiana ad aver vinto un trofeo internazionale, la Coppa UEFA, con una rosa interamente composta da giocatori del bel paese.

La Juventus esordì nel campionato federale l’11 marzo 1900. Quella 2015-16 sarà dunque la sua 110ª stagione sportiva; nelle 110 precedenti, ha partecipato a 102 campionati di massima serie (11 di Prima Categoria Nazionale, 5 di Prima Divisione, 4 di Divisione Nazionale e 82 di Serie A propriamente detta) e uno di Serie B (nel 2006-07), mentre in altre 7 occasioni non superò le eliminatorie del Comitato Regionale Piemontese. Nel corso delle 108 stagioni nei campionati di massima serie la Juventus si è classificata al primo posto in 32 occasioni (record italiano), sebbene il club abbia in realtà vinto 31 titoli di campione d’Italia.[193] La Juventus, inoltre, è giunta seconda in 21 tornei e terza in 13, totalizzando il 61,11% di piazzamenti nelle prime tre rispetto alle partecipazioni.

La vittoria in gara ufficiale con il maggior scarto fu un 15-0 in casa del Cento, secondo turno di Coppa Italia 1926-27. Il suddetto primato è anche record nella competizione a pari merito con l’incontro fra l’Alessandria e l’A.C. Bologna, disputatosi nel medesimo turno della citata edizione del torneo e terminato 17-2, e la partita fra il Cittadella e il Potenza concluso 15-0 nel primo turno eliminatorio dell’edizione 2015-16.[194] Limitatamente al campionato, il record fu invece un 11-0 realizzato due volte, nel torneo 1928-29, contro Fiorentina e Fiumana, rispettivamente nella 2ª e 6ª giornata.[194] La sconfitta con il maggior scarto fu invece uno 0-8 subìto dal Torino nel campionato federale 1912-13.[195]

Dalla stagione 2011-12 il club bianconero detiene il primato d’imbattibilità assoluta in una singola stagione della Serie A, ovvero nella massima serie italiana a girone unico, con zero sconfitte nell’arco di un campionato a 20 squadre (38 partite),[196] stabilendo anche il record d’imbattibilità nel corso di una singola stagione (42).[35] Nell’annata 2013-14ottenne inoltre il record di punti in un singolo torneo di Serie A toccando quota 102 (equivalenti all’89,47% del totale di punti con una media di 2,68 punti a partita, anch’essi record), mai raggiunta prima da nessuna squadra sia in ambito nazionale che tra i principali campionati del continente europeo;[36] nella stessa stagione fece suo un altro primato inerente alla massima categoria italiana, diventando la prima e fin qui unica formazione a vincere la totalità degli incontri casalinghi (19).[36]

A fronte delle 10 vittorie in Coppa Italia (record italiano) la Juventus ha disputato 15 finali di tale torneo.[197] Singolarmente, pur essendo i due club che vantano il maggior numero di trofei vinti, Juventus e Roma non si sono mai affrontate direttamente in finale di tale competizione.[197]

I bianconeri dell’annata 1984-85 che, trionfando in Coppa dei Campioni, fecero del club piemontese il primo nella storia del calcio a fare suoi tutti i maggiori tornei dell’UEFA.

La Juventus vanta anche, tra tutti i club italiani, il maggior numero di stagioni disputate nelle coppe europee, 54 (inclusa la stagione 2015-16), di cui 28 in maniera consecutiva (dalla stagione 1963-64 alla stagione 1990-91), che costituisce il record nazionale.[198] Di esse, 48 sono relative a partecipazioni in tornei ufficiali dell’UEFA (30 in Coppa dei Campioni/Champions League, 4 in Coppe delle Coppe e 14 in Coppe UEFA/Europa League) e 6 alla Coppa delle Fiere;[199] nel computo globale delle competizioni a livello confederale risulta il primo club italiano e quarto a livello europeo per numero di punti conquistati (509). Inoltre, è il club italiano con il maggior numero di partite disputate (389), partite vinte (211), gol realizzati (677), differenza reti (+321) e percentuale di vittorie (54,24%) in competizioni UEFA a tutto il 14 settembre 2015.[200]

La Juventus è anche l’unico club italiano ad aver vinto una manifestazione internazionale ufficiale con una rosa composta esclusivamente da calciatori provenienti da un solo Paese (Coppa UEFA 1976-77).[28][29]

La formazione bianconera ha disputato un totale di 19 finali in competizioni ufficiali a livello internazionale, ottava al mondo, quarta in Europa ex aequo con il Liverpool e il Bayern Monaco e seconda tra i club italiani in questa graduatoria.[201] Delle 19 finali citate, 8 sono state giocate in Coppa dei Campioni/UEFA Champions League (2 vittorie complessive), una in Coppa delle Coppe (una vittoria), 4 inCoppa UEFA (3 vittorie),[186] una in Coppa Intertoto (una vittoria),[202] 2 in Supercoppa UEFA (2 vittorie)[203] e 3 in Coppa Intercontinentale (2 vittorie).[46]

Sempre in ambito internazionale, la Juventus è l’unico club del mondo ad avere vinto tutte le competizioni per club organizzate dalla confederazione di appartenenza[204] e uno dei quattro club ad avere vinto tutte le tre principali competizioni dell’UEFA. La Juventus fu la prima a raggiungere tale traguardo nel 1985 – seguita dall’Ajax nel 1992, dal Bayern Monaco nel 1996 e dal Chelsea nel 2013[205] – e per tale ragione, nel 1988 le fu riconosciuta la speciale Targa UEFA.[206]

Statistiche individuali[modifica | modifica wikitesto]

Alessandro Del Piero, miglior marcatore della storia juventina.

Il giocatore che detiene il record di presenze in Serie A, a tutto il 20 maggio 2012, è Alessandro Del Piero con 478, cui vanno sommate 35 presenze in serie B,[207] che ne fanno complessivamente il giocatore juventino con il maggior numero di presenze nei campionati italiani, 513. Il precedente record di presenze, superato il 6 febbraio 2011, apparteneva a Giampiero Boniperti che, dal 1946 al 1961, scese in campo 443 volte.[208]

Attualmente, il già citato Del Piero detiene il record assoluto di presenze ufficiali con la maglia bianconera, 705, nonché quello di gol, 290 (altro record), così ripartiti: 188 in serie A, 20 in serie B, 28 nelle Coppe nazionali, 53 nelle competizioni europee e 1 in Coppa Intercontinentale.[172][173] Il precedente record di gol, superato nel gennaio 2006, apparteneva al citato Boniperti con 182.[173][208]

Il miglior marcatore della Juventus in un campionato a girone unico fu Borel II, con 32 gol in 34 gare nel campionato 1933-34.[209]

L’ungherese Ferenc Hirzer, invece, detiene il record di gol segnati in un campionato di prima divisione, 35 in 26 incontri nel Campionato Federale 1925-26. Analogo numero di reti segnò lo svedese Gunnar Nordahl del Milan, ma in un campionato a girone unico.[210]

Infine, Omar Sívori detiene, insieme a Silvio Piola, il record di marcature in una singola partita: 6 gol, segnati all’Internazionale nella 28ª giornata delcampionato 1960-61.

Tifoseria[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Tifoseria della Juventus Football Club.

Bandiera celebrativa del 109º anniversario della Juventus, Stadio Olimpico, 1º novembre 2006.

I sostenitori della Juventus sono quantificabili tra 12 milioni e 13,3 milioni in Italia[211] secondo il più recente sondaggio di settore condotto dall’istituto Demos & Pi e pubblicato nel settembre 2015 sul quotidiano la Repubblica: con il 35% di preferenze da parte del campione esaminato, il club torinese risulta essere il più sostenuto del Paese,[7] cifra che rappresenta uno di ogni cinque abitanti sul territorio nazionale. La società vanta, inoltre, 44,76 milioni di sostenitori in Europa e oltre 250 milioni nel resto del mondo.[8] Numerosi sono anche ifan club sparsi a livello internazionale,[212] in particolare nei Paesi a forte emigrazione italiana.[213]

Il tifo per la Juventus, tradizionalmente eterogeneo dal punto di vista sociologico e geograficamente uniforme in tutto il Paese,[214] è molto marcato anche nel Mezzogiorno d’Italia e nelle isole,[215] il che garantisce un seguito rilevante alla squadra anche durante gli incontri esterni. Tale caratteristica di diffusione del tifo fa della Juventus, dal punto di vista sociologico, una squadra «nazionale».[216] Frequente è anche il caso di tifosi organizzati che, anche da luoghi geograficamente lontani del Paese, raggiungono con regolarità Torino per gli incontri interni della squadra.[216]

Per quanto riguarda gli orientamenti politici delle tifoserie organizzate, in base a un rapporto della Polizia di Stato del 2003 quello della Juventus risultava prevalentemente attestato su posizioni di destra;[217][218] tuttavia, fuori dalle frange organizzate, l’orientamento politico della tifoseria, in ragione della sua eterogeneità sociale e territoriale, risulta non discostarsi in misura significativa da quelli più diffusi genericamente a livello di popolazione nazionale: è quanto emerse da un sondaggio condotto da ACNielsen citato nel 2004 dalla rivista Diario, in cui si stabilì che quella della Juventus è una tra le poche tifoserie a esprimersi elettoralmente in maniera pressoché equanime tra destra e sinistra.[219]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Tifoseria juventina allo Stadio Comunale di Torino alla fine del campionato 1974-75.

Il pensiero comune d’inizio XX secolo voleva che il tifo per la Juventus fosse appannaggio delle classi borghesi, laddove quello per la sua rivale cittadina, il Torino, traesse linfa dalle classi popolari e proletarie.[220] Qualche decennio dopo, con l’ingresso degliAgnelli nel capitale societario della cosiddetta Vecchia Signora (1923), il tifo per la squadra si diffuse anche tra gli operai meccanici dell’industria di proprietà della famiglia, la FIAT. Essendo iniziato un fenomeno migratorio – poi divenuto massiccio nel secondo dopoguerra – verso Torino e gli altri grandi poli industriali del Settentrione da parte dei lavoratori meridionali in cerca di impiego, la Juventus, già dagli anni trenta, divenne il primo club italiano ad avere una tifoseria non più connotata campanilisticamente o, al più, regionalmente, ma a carattere nazionale.[221][222]

Con il consolidamento dei flussi migratori interni avvenuti tra gli anni cinquanta e i primi settanta la Juventus sembrò rappresentare, attraverso i suoi tifosi, lo spirito del nuovo lavoratore immigrato piemontese, mentre la tifoseria del Torino rimase legata all’ambiente culturale di marca prettamente torinese e cittadina.[221] In anni più recenti, comunque, le differenze sociali e culturali fra le due opposte tifoserie si sono sempre più affievolite fino ad essere oramai, di fatto, nulle.

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Derby di Torino, Derby d’Italia e Rivalità calcistica Juventus-Milan.

Murale allusivo al gemellaggio tra la tifoseria organizzata della Juventus e quella dell’ADO Den Haag e in ricordo delle vittime della Strage dell’Heysel a L’Aia (Paesi Bassi).

Non risultano ufficialmente gemellaggi di tifoserie italiane con quelle della Juventus: per circa un ventennio a partire dagli anni ottanta, coincidenti con la presenza in Serie A della compagine irpina, vi fu un gemellaggio con la tifoseria dell’Avellino, poi sciolto per iniziativa di alcune frange di tifosi biancoverdi a fine anni novanta.[223][224]

Fuori dall’Italia, esistono accordi di gemellaggio con i tifosi organizzati dell’ADO Den Haag, compagine olandese dell’Aia, e con quelli del Legia Varsavia, formazione polacca[225]. Nel 2011 si è rinforzata anche l’amicizia con i sostenitori della squadra inglese delNotts County – la cui maglia a strisce verticali bianche e nere fu condivisa dalla Juventus fin dal 1903[226] – mentre nel novembre dell’anno successivo è stata istituita l’amicizia con i sostenitori della squadra spagnola dell’Elche[227].

La tifoseria rivale d’elezione è, come per tutti i casi di avversarie della stessa città, quella del Torino. A seguire, quella dell’Internazionale, fin dagli anni sessanta e rinfocolata dopo le decisioni giudiziarie riguardanti lo scandalo del calcio italiano del 2006,[228] e quella del Milan, nonostante per lungo tempo le due società abbiano tenuto buoni rapporti sportivo-commerciali con reciproci scambi di giocatori.[229]

Più recenti, e legate all’imporsi alla ribalta negli anni ottanta delle loro squadre con conseguente lotta sportiva per la conquista del primato nazionale, le rivalità con la tifoseria della Fiorentina, legata principalmente alla lotta-scudetto del campionato 1981-82,[230] e con quella della Roma, che fino alla metà di quel decennio fu la più valida contendente dei bianconeri al titolo.[231]

La curva Scirea allo stadio delle Alpi è sempre stata il settore occupato durante le gare casalinghe dai nuclei più accesi della tifoseria organizzata. Allo stadio Olimpico, i tifosi avevano invece occupato la curva Filadelfia. Dal 2011 il luogo di incontro dei gruppi ultrà bianconeri è la tribuna Sud dello Juventus Stadium.[232]

Organico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Juventus Football Club 2015-2016.

Rosa[modifica | modifica wikitesto]

Rosa, numerazione e ruoli, tratti dal sito web ufficiale della Lega Nazionale Professionisti Serie A (LNPA), sono aggiornati al 1º settembre 2015.[233]

N.RuoloGiocatore
1ItaliaPGianluigi Buffon (capitano)
3ItaliaDGiorgio Chiellini (vice capitano)
4UruguayDMartín Cáceres
6GermaniaCSami Khedira
7ItaliaASimone Zaza
8ItaliaCClaudio Marchisio
9SpagnaAÁlvaro Morata
10FranciaCPaul Pogba
11BrasileCHernanes
12BrasileDAlex Sandro
15ItaliaDAndrea Barzagli
16ColombiaAJuan Cuadrado
17CroaziaAMario Mandžukić
18GabonCMario Lemina
19ItaliaDLeonardo Bonucci
N.RuoloGiocatoreNero e Bianco (Strisce).svg
20ItaliaCSimone Padoin
21ArgentinaAPaulo Dybala
22GhanaCKwadwo Asamoah
24ItaliaDDaniele Rugani
25BrasilePNeto
26SvizzeraDStephan Lichtsteiner
27ItaliaCStefano Sturaro
33FranciaDPatrice Evra
34BrasilePRubinho
37ArgentinaCRoberto Pereyra
38ItaliaPEmil Audero
40ItaliaCMattia Vitale
42ItaliaDGiulio Parodi
45ArgentinaAGuido Vadalà

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Staff dell’area tecnica
  • Italia Massimiliano Allegri – Allenatore
  • Italia Marco Landucci – Allenatore in 2ª
  • Italia Maurizio Trombetta – Collaboratore tecnico
  • Italia Claudio Filippi – Preparatore portieri
  • Italia Simone Folletti – Responsabile preparazione atletica
  • Italia Fabrizio Tencone – Coordinatore area medica
  • Italia Luca Stefanini – Medico sociale prima squadra
  • Italia Fabio Grosso – Allenatore squadra Primavera
  • Italia Matteo Fabris – Team manager
  • Italia Stefano Braghin – Direttore sportivo/responsabile tecnico settore giovanile
  • Italia Gianluca Pessotto – Vice direttore settore giovanile/responsabile area tecnica
  • Italia Stefano Suraci – Responsabile medico settore giovanile
  • Italia Claudio Sclosa – Piemonte Chief Scout
  • Italia Roberto Marta – Italy Chief Scout
  • Spagna Javier Ribalta – Foreign Countries Chief Scout
  • Italia Marco Marchi – Responsabile Juventus Soccer Schools

Attività polisportiva[modifica | modifica wikitesto]

La Juventus nacque nel 1897 come società polisportiva, proseguendo quest’attività a periodi alterni fino al termine degli anni quaranta. Tra i suoi primi soci e fondatori vi erano giovani atleti che praticavano ciclismo, atletica, lotta e podismo. Tra di essi sono da ricordare il lottatore Enrico Piero Molinatti, primo segretario-cassiere e figura di riferimento dei primi anni della società, e la nutrita schiera di podisti, di cui facevano parte i fratelli Botto, Guido e Giovanni, Torchio, Rolfo e i fratelli Perocchio. Nella prima breve esperienza della Juventus come società polisportiva, l’unica sezione ad avere raggiunto risultati di rilievo fu quella di podismo. Il 1º ottobre del 1899, ai campionati di resistenza italiani organizzati dall’Unione Pedestre Italiana, il socio Giovanni Botto ottenne il secondo posto nei 100 metri alle spalle di Umberto Colombo della SEF Mediolanum; alla stessa gara partecipò, giungendo quarto, anche il fratello di Giovanni, Guido Botto, anch’egli socio della Juventus, ma iscrittosi alla manifestazione con l’Audace Torino. Nello stesso anno, i soci della Juventus decisero di rinunciare alle altre sezioni sportive per concentrarsi sul calcio. Tale decisione comportò il cambio del nome da Sport-Club Juventus a Foot-Ball Club Juventus.[234]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Juventus Organizzazione Sportiva Anonima.

L’attività polisportiva del club bianconero ebbe nuova linfa nel 1923 quando il neopresidente Edoardo Agnelli creò una società di capitali con l’obiettivo di diversificare il raggio d’azione del Foot-Ball Club Juventus in altre discipline come le bocce, l’hockey su ghiaccio, il nuoto e il tennis; tra le squadre nate in seno all’azienda, quella tennistica vinse tre campionati di Serie A1 maschile tra il 1927 e il 1948, mentre quella hockeistica – sorta seguendo i contemporanei esempi delle milanesi Ambrosiana-Inter e Milano – partecipò nella stagione 1940-41 alla massima serie del campionato italiano, giungendo il terzo posto. Intanto gli eventi della seconda guerra mondiale portarono nel 1943 alla fusione della Juventus O.S.A. con altre società polisportive piemontesi, dando vita alla Compagnia Industriale Sportiva Italia (CISITALIA). Sotto questa nuova denominazione e durante la gestione dall’imprenditore scurzolenghese Piero Dusio, aprì delle nuove sezioni dedicate a pallacanestro, pallanuoto e pattinaggio su ghiaccio. Nel dopoguerra la crisi che coinvolse la fabbrica automobilistica portò alla chiusura definitiva dell’attività polisportiva nel 1949. Le due divisioni di maggior successo, sopravvissute alla liquidazione, vennero separate e proseguirono autonomamente il loro cammino: la sezione tennistica finì sotto l’egida della Società Iniziative Sportive (S.I.S.), un’associazione di sportivi torinesi presieduta dall’allora imprenditore e dirigente sportivo Ferruccio Novo, mentre la squadra di calcio già dal 1947 venne riadottata dalla famiglia Agnelli, che mise alla sua presidenza l’Avvocato Gianni.

Presidenti della Juventus Football Club

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18 settembre 1960. Umberto Agnelli(a destra), il più giovane presidente della Juventus, col giocatore Giampiero Boniperti (a sinistra), in futuro il più longevo numero uno del club.

In più di un secolo di storia societaria, alla guida della Juventus Football Club, società calcistica italiana per azioni con sede a Torino, si sono avvicendati ventitré presidenti e due comitati di gestione.[1]

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il primo presidente della società bianconera fu Eugenio Canfari, uno dei soci fondatori.

Il periodo più lungo in carica è appannaggio di Giampiero Boniperti, alla guida della Juventus per diciannove anni, dal 1971 al 1990;[1]Boniperti, al pari del suo successore Vittorio Caissotti di Chiusano, presidente dal 1990 al 2003, vanta il palmarès più ampio della storia del club.[2]

L’imprenditore Umberto Agnelli, divenuto presidente nel 1956 ad appena ventidue anni d’età, dopo peraltro una breve reggenza,[3] fu il più giovane ad assumere l’incarico. Da citare anche le presidenze dello svizzero Alfred Dick e del francese Jean-Claude Blanc, gli unici non italiani ad aver ricoperto la massima carica del club; in particolare, Dick fu il presidente del primo scudetto bianconero (1905).

Attualmente in carica è l’imprenditore torinese Andrea Agnelli, eletto presidente il 29 aprile 2010 dall’assemblea degli azionisti del club, e insediatosi ufficialmente il 19 maggio dello stesso anno.[4]

Lista dei presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Presidenti della Juventus F.C.

Titoli vinti[modifica | modifica wikitesto]

Segue l’elenco dei presidenti in ordine cronologico con i trofei ufficiali vinti alla guida della Juventus.

NomeCampionati italianiCoppe ItaliaSupercoppe italianeSerie BCoppe dei Campioni/Champions LeagueCoppa UEFA/Europa LeagueCoppa delle CoppeIntertotoSupercoppa UEFACoppa Intercontinentale/Mondiale per clubTotale
Alfred Dick11
Edoardo Agnelli66
Emilio de la Forest de Divonne11
Piero Dusio11
Giovanni Agnelli22
Umberto Agnelli325
Vittore Catella112
Giampiero Boniperti921111116
Vittorio Caissotti di Chiusano5241211117
Giovanni Cobolli Gigli11
Andrea Agnelli4138
Totale31107123112259

Allenatori della Juventus Football Club

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Giovanni Trapattoni guidò la Juventus in due periodi, dal 1976 al1986 e dal 1991 al 1994. Sulla panchina bianconera il Trap è diventato l’unico allenatore ad aver vinto tutte le maggiori competizioni UEFA per club[1].

Sono 44 gli allenatori ad avere avuto, fino a luglio 2014, la conduzione tecnica della Juventus Football Club, società calcistica italiana per azioni con sede a Torino; 10 di essi hanno ricoperto l’incarico ad interim[2].

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Carcano, l’unico tecnico ad aver vinto quattro titoli nazionali consecutivi nel calcio italiano tra 1931 e 1934, durante l’era della Juve del Quinquennio[3].

Fino a tutto il secondo decennio del XX secolo non esisteva un sistema particolare di allenamento per tenersi in forma nel calcio italiano. De facto, tutti i giocatori – studenti e lavoratori – si ritrovavano un paio di volte alla settimana al velodromo di Corso Re Umberto per gli allenamenti, consistenti in partitelle e corse di velocità e/o resistenza, sempre sotto il coordinamento del capitano della squadra[4].

Il primo allenatore della storia bianconera fu l’ungherese Jenő Károly, scelto dal presidente Edoardo Agnelli nel 1923 al fine di introdurre innovazioni dal punto di vista tattico e strategico nel gioco della squadra[5]. Károly allenò la squadra per 70 partite fino alla morte, avvenuta nel 1926[5].

Il tecnico più a lungo in carica è stato Giovanni Trapattoni, rimasto alla guida della squadra per tredici anni, di cui dieci consecutivi – nel calcio italiano, due record per un allenatore sulla panchina di uno stesso club –, dal 1976 al 1986 e dal 1991 al 1994. Il Trap, come è conosciuto in Italia, detiene anche il primato nel numero di partite come allenatore (596) e di trofei vinti con il club (14, record tra gli allenatori italiani)[2]. Da citare ancheCarlo Carcano, allenatore del club durante gli anni 1930, l’unico nel calcio italiano a vincere quattro scudetti consecutivi[3] ed il paraguayanoHeriberto Herrera, l’allenatore straniero che vanta il primato per numero di presenze in totale – terzo in assoluto – sulla panchina bianconera (215 partite dal 1964 al 1969)[6].

Il paraguayanoHeriberto Herrera, allenatore bianconero dal1964 al 1969, è il tecnico straniero col maggior numero di presenze sulla panchina torinese.

Sono stati sia calciatori che allenatori della Juventus (in ordine cronologico): József Viola, Carlo Bigatto I, Virginio Rosetta, Umberto Caligaris, Federico Munerati, Giovanni Ferrari, Luis Monti, Felice Placido Borel II, Renato Cesarini,Luigi Bertolini, Teobaldo Depetrini, Carlo Parola, Július Korostelev, Ercole Rabitti, Čestmír Vycpálek, Dino Zoff, Fabio Capello, Didier Deschamps, che invece è stato il primo allenatore d’origine non italiana nella Juventus dal 1974[2], Ciro Ferrara, Antonio Conte.

Massimo Carrera e Angelo Alessio hanno sostituito Conte sulla panchina causa sua squalifica, pur non essendo ufficialmente allenatori della Juventus. Il già citato Antonio Conte è l’unico allenatore del club torinese – e secondo nella storia del campionato di Serie A – ad aver vinto un campionato nazionale imbattuto, tra l’altro riuscendovi all’esordio in panchina.

Gli unici allenatori capaci di vincere due campionati italiani nei primi due anni da allenatori della squadra sono stati: Carlo Carcano (1930-1931 e 1931-1932), Renato Cesarini (1959-1960 e 1960-1961), Čestmír Vycpálek (1971-1972 e 1972-1973), Giovanni Trapattoni (1976-1977 e 1977-1978) e Antonio Conte (2011-2012 e 2012-2013).[7][8] La miglior prestazione in assoluto però appartiene al già citato Carcano che vinse in quattro campionati consecutivi nelle sue prime cinque stagioni da allenatore nel club, al secondo posto Conte vincitore di tre scudetti nelle sue prime tre stagioni.

Lista degli allenatori[modifica | modifica wikitesto]

Dati aggiornati al 21 ottobre 2015 e inclusivi di tutti i match ufficiali e statistiche totali per allenatore.

NomeNaz.DalAlGVPSGFGS %V
Jenő KárolyUngheria Ungheria19231926704017131456457,14
József ViolaUngheria Ungheria19261928673812171596656,72
George AitkenScozia Scozia19281930673716141345955,22
Carlo Carcanobandiera Regno d’Italia19301935161111272338716568,94
Carlo Bigatto I
Benedetto Gola
bandiera Regno d’Italia
bandiera Regno d’Italia
1935(int.)291685492855,17
Virginio Rosettabandiera Regno d’Italia1935193913961453321714243,88
Umberto Caligarisbandiera Regno d’Italia193919403619710594752,78
Federico Muneratibandiera Regno d’Italia1940(int.)19413012711504940,00
Giovanni Ferraribandiera Regno d’Italia1941194217746272441,18
Luis Montibandiera Regno d’Italia/Argentina Argentina1942(int.)191054372152,63
Felice P. Borel IIbandiera Regno d’Italia194219469654212122512456,25
Renato CesariniItalia Italia/Argentina Argentina1946
1959
1948
1961
764018181518852,63
William ChalmersScozia Scozia1948194948241014865950,00
Jesse CarverInghilterra Inghilterra19491951765114112038767,11
Luigi BertoliniItalia Italia1951(int.)1081132980,00
György SárosiUngheria Ungheria19511953623216101396551,61
Aldo OlivieriItalia Italia19531955683223131188747,06
Sandro PuppoItalia Italia1955195762152720697824,19
Ljubiša BroćićJugoslavia Jugoslavia1957195953349101228064,15
Teobaldo DepetriniItalia Italia1959(int.)362097875455,56
Carlo ParolaItalia Italia1961(int.)
1961
1974
1962
1976
202117384740021957,92
Gunnar Gren
Július Korostelev
Svezia Svezia
Cecoslovacchia Cecoslovacchia
1961(int.)2011230,00
Paulo Amaral LimaBrasile Brasile196219644425109723356,82
Eraldo MonzeglioItalia Italia1964(int.)37151012504340,54
Heriberto HerreraParaguay Paraguay19641969215100734226515646,51
Luis CarnigliaArgentina Argentina1969197012543171141,67
Ercole RabittiItalia Italia1970(int.)291496381848,28
Armando PicchiItalia Italia19701971291766502458,62
Čestmír VycpálekCecoslovacchia Cecoslovacchia1971197415779562225713650,32
Giovanni TrapattoniItalia Italia1976
1991
1986
1994
5963191819696947853,52
Rino MarchesiItalia Italia19861988894227201337647,19
Dino ZoffItalia Italia1988199010453341716810250,96
Luigi MaifrediItalia Italia1990199149231214795046,94
Marcello LippiItalia Italia1994
2001
1999
2004
4052271047471238356,05
Carlo AncelottiItalia Italia1999200111463331818510155,26
Fabio CapelloItalia Italia200420061056824131818164,76
Didier DeschampsFrancia Francia200620074330112893069,77
Giancarlo CorradiniItalia Italia2007(int.)2002240,00
Claudio RanieriItalia Italia20072009934630171689649,46
Ciro FerraraItalia Italia200920103115511463748,39
Alberto ZaccheroniItalia Italia2010201021858283438,10
Luigi DelneriItalia Italia2010201150201911725740,00
Antonio ConteItalia Italia20112014151102341528010167,55
Massimiliano AllegriItalia Italia2014694217101194960,87

Successivamente alla squalifica di Antonio Conte per lo scandalo italiano del calcioscommesse del 2011, sono seduti sulla panchina Massimo Carrera e Angelo Alessio; per completezza delle informazioni vengono riportati di seguito i risultati ottenuti dalla squadra. Va fatto notare però che l’allenatore rimane ufficialmente Antonio Conte.[9] [10] Angelo Alessio ha inoltre guidato la squadra nelle gare contro il Chievo Verona, del 3 febbraio 2013, e la Fiorentina, del 9 febbraio 2013, essendo Antonio Conte squalificato per i fatti avvenuti al termine di Juventus-Genoa.[11]

NomeNaz.DalAlGVPSGFGS %V
Massimo Carrera facente funzioni[12][13]Italia Italia201220121073024970,00
Angelo Alessio facente funzioniItalia Italia2012201314102228871,43

Fonte: Tutti gli allenatori della Juventus FC (ordine alfabetico). URL consultato il 12 gennaio 2009.

Codici:
G: Partite giocate, V: Partite vinte, P: Partite pareggiate, S: Partite perse (sconfitte), GF: Goal fatti, GS: Goal subiti, %V: Porcentuale vittoria,

Legenda:
(int.) Allenatori in funzione provvisoria.

Titoli vinti[modifica | modifica wikitesto]

Segue l’elenco degli allenatori in ordine cronologico con i trofei ufficiali vinti alla guida della Juventus.

NomeCampionati italianiCoppe ItaliaSupercoppe italianeSerie BCoppe dei Campioni/Champions LeagueCoppa UEFA/Europa LeagueCoppa delle CoppeIntertotoSupercoppa UEFACoppa IntercontinentaleTotale
Jenő Károly1[14]1
Carlo Carcano44
Carlo Bigatto e Benedetto Gola[15]11
Virginio Rosetta11
Giovanni Ferrari[16] e Luis Monti[17]11
Renato Cesarini113
Gunnar Gren11
Jesse Carver11
György Sárosi11
Ljubiša Broćić11
Teobaldo Depetrini11
Carlo Parola33
Heriberto Herrera112
Čestmír Vycpálek22
Giovanni Trapattoni621211114
Dino Zoff112
Marcello Lippi51411113
Carlo Ancelotti11
Fabio Capello1[18]1
Didier Deschamps eGiancarlo Corradini[19]11
Massimo Carrera[20]11
Antonio Conte32[21]5
Massimiliano Allegri1113

Record[modifica | modifica wikitesto]

Presenze in partite ufficiali[modifica | modifica wikitesto]

In assoluto
In campionati italiani

Fonte: Allenatori: Presenze. URL consultato il 5 marzo 2010.

Dati aggiornati al 21 ottobre 2015.

Vittorie in partite ufficiali[modifica | modifica wikitesto]