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23 novembre 1980-Terremoto dell’Irpinia

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« Ad un tratto la verità brutale ristabilisce il rapporto tra me e la realtà. Quei nidi di vespe sfondati sono case, abitazioni, o meglio lo erano. »
(Alberto Moravia, Ho visto morire il Sud)
Terremoto dell’Irpinia del 1980
Terremoto irpinia1980 shakemap.jpg

La mappa dell’intensità della scossa delle 19:34

Data23 novembre 1980
Ora19:34:52[1]
MagnitudoRichter6,5[2]
Magnitudomomento6,89 ± 0,04[1]
Profondità30 km
Distretto sismicoIrpinia
EpicentroTra Teora, Castelnuovo di Conza e Conza della Campania

40°51′00″N 15°16′47″ECoordinate: 40°51′00″N 15°16′47″E (Mappa)

Nazioni colpiteItalia Italia
IntensitàMercalliX[1]
TsunamiNo
Vittime2.914[3]

Mappa di localizzazione: Italia

Terremoto dell'Irpinia del 1980

Posizione dell’epicentro

Il terremoto dell’Irpinia del 1980 si verificò il 23 novembre 1980 e colpì la Campania centrale e la Basilicatacentro-settentrionale.

Caratterizzato da una magnitudo del momento sismico di circa 6,9 gradi Richter e del X grado della scala Mercalli[1] con epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza, e Conza della Campania, causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti.[3]

Indice

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  • 1La scossa
    • 1.1Analisi geosismologica
  • 2I mancati soccorsi
  • 3Gli aiuti internazionali
  • 4La ricostruzione
    • 4.1I contributi per il rilancio economico
  • 5Il dopo-sisma
    • 5.1La Commissione Scalfaro
    • 5.2Le inchieste successive
  • 6Il sisma in cifre
    • 6.1Lista dei comuni disastrati
  • 7Opere sul terremoto dell’Irpinia
    • 7.1Arte
    • 7.2Cinema e TV
    • 7.3Musica
    • 7.4Poesia
    • 7.5Radio
    • 7.6Teatro
  • 8Galleria fotografica
  • 9Note
  • 10Bibliografia
    • 10.1Bibliografia scientifica
  • 11Voci correlate
  • 12Altri progetti
  • 13Collegamenti esterni

La scossa

La distruzione subita dalla città diTeora

Conza della Campania rasa al suolo dal terremoto

Il terremoto colpì alle 19:34[4] di domenica 23 novembre 1980: una forte scossa della durata di circa 90 secondi[5] con un ipocentro di circa 30 km di profondità[6] colpì un’area di 17.000 km²[7] che si estendeva dall’Irpinia al Vulture, posta a cavallo delle province diAvellino, Salerno e Potenza. I comuni più duramente colpiti (decimo grado della scala Mercalli) furono quelli di Castelnuovo di Conza, Conza della Campania, Laviano, Lioni,Sant’Angelo dei Lombardi, Senerchia, Calabritto e Santomenna.[8] Gli effetti, tuttavia, si estesero a una zona molto più vasta interessando praticamente tutta l’area centro meridionale della penisola: molte lesioni e crolli avvennero anche a Napoli interessando molti edifici fatiscenti o lesionati da tempo e vecchie abitazioni in tufo; a Poggioreale crollò un palazzo in via Stadera, probabilmente a causa di difetti di costruzione, causando 52 morti.[9] Crolli e devastazioni avvennero anche in altre province campane e nel potentino,[10]come a Balvano dove il crollo della chiesa di S. Maria Assunta causò la morte di 77 persone, di cui 66 bambini e adolescenti che stavano partecipando alla messa.[11]

I resoconti dell’Ufficio del Commissario Straordinario hanno quantificato i danni al patrimonio edilizio. È risultato che dei 679 comuni che costituiscono le otto aree interessate globalmente dal sisma (Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Napoli, Potenza, Salerno eFoggia), 506 (il 74%) sono stati danneggiati.

Le tre province maggiormente sinistrate sono state quelle di Avellino (103 comuni), Salerno (66) e Potenza (45). Trentasei comuni dellafascia epicentrale hanno avuto circa 20.000 alloggi distrutti o irrecuperabili. In 244 comuni (non epicentrali) delle province di Avellino, Benevento, Caserta, Matera, Foggia, Napoli, Potenza e Salerno, altri 50.000 alloggi hanno subito danni da gravissimi a medio-gravi. Ulteriori 30.000 alloggi lo sono stati in maniera lieve.[3][12]

L’entità drammatica del sisma non venne valutata subito; i primi telegiornali parlarono di una «scossa di terremoto in Campania» dato che l’interruzione totale delle telecomunicazioni aveva impedito di lanciare l’allarme. Soltanto a notte inoltrata si cominciò a evidenziarne la più vasta entità. Da una prospezione effettuata nella mattinata del 24 novembre tramite un elicottero vennero rilevate le reali dimensioni del disastro. Uno dopo l’altro si aggiungevano i nomi dei comuni colpiti; interi nuclei urbani risultavano cancellati, decine e decine di altri erano stati duramente danneggiati.

Nei tre giorni successivi al sisma, il quotidiano Il Mattino di Napoli enfatizzò la descrizione della catastrofe. Il 24 novembre il giornale titolò «Un minuto di terrore – I morti sono centinaia», in quanto non si avevano notizie precise dalla zona colpita, ma si era a conoscenza del crollo di via Stadera a Napoli. Il 25 novembre, appresa la vastità e gravità del sisma, si passò a «I morti sono migliaia – 100.000 i senzatetto», fino al titolo drammatico del 26 novembre «Cresce in maniera catastrofica il numero dei morti (sono 10.000?) e dei rimasti senza tetto (250.000?) – FATE PRESTO per salvare chi è ancora vivo, per aiutare chi non ha più nulla»[13]. La cifra dei morti, approssimativa per eccesso soprattutto a causa dei gravi problemi di comunicazione e ricognizione, fu poi ridimensionata fino a quella ufficiale, ma la cifra dei senzatetto non è mai stata valutata con precisione.

Analisi geosismologica

Il sensore del sismogrammaimpazzito esce fuori dal tracciato a seguito della scossa delle 19:34

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha appurato che l’area interessata ha subìto tre distinti fenomeni di rottura lungo differenti segmenti di faglia, succedutisi in circa 40 secondi. Tali segmenti sono stati localizzati sotto i monti Marzano, Carpineta eCervialto. Dopo circa 20 secondi la rottura si è propagata verso SE in direzione della Piana di San Gregorio Magno. Dopo 40 secondi, localizzata a NE del primo segmento, si è verificata la terza rottura di faglia.

La frattura ha raggiunto la superficie terrestre generando una scarpata di faglia ben visibile per circa 35 km. Studiando le registrazioni delle repliche dell’evento si evince una struttura crostale molto eterogenea, come dimostrato dalle variazioni della velocità delle onde P mostrata a differenti profondità, e un processo di rottura estremamente complesso.

Lo scavo di trincee lungo la scarpata di faglia ha permesso di riconoscere e datare forti terremoti predecessori del 1980, avvenuti sulla faglia irpina. Questi risultati dimostrano che la faglia responsabile del terremoto dell’Irpinia ha generato in passato terremoti simili a quello del 1980 e che tali eventi si succedono nel tempo con frequenza di circa 2000 anni.[14]

I mancati soccorsi

Il Presidente della RepubblicaSandro Pertini in visita nelle zone colpite dal sisma

« Non vi sono stati i soccorsi immediati che avrebbero dovuto esserci. Ancora dalle macerie si levavano gemiti, grida di disperazione di sepolti vivi »
(Sandro Pertini, edizione straordinaria Tg2, 26 novembre 1980)

Al di là del patrimonio edilizio, già fatiscente a causa dei terremoti del 1930 e 1962, un altro elemento che aggravò gli effetti della scossa fu il ritardo dei soccorsi. I motivi principali furono due: la difficoltà di accesso dei mezzi di soccorso nelle zone dell’entroterra, dovuta al cattivo stato della maggior parte delle infrastrutture, e la mancanza di un’organizzazione come la Protezione Civile che fosse capace di coordinare risorse e mezzi in maniera tempestiva e ottimale. Il primo a far presente questa grave mancanza fu il presidente della Repubblica Sandro Pertini. Il 25 novembre, nonostante il parere contrario del presidente del Consiglio Forlani e altri ministri e consiglieri,[15] Pertini si recò in elicottero sui luoghi della tragedia, dove lo aspettava l’allora Ministro degli Esteri, il potentino Emilio Colombo.

Di ritorno dall’Irpinia, in un discorso in televisione rivolto agli italiani, l’allora Capo dello Stato denunciò con forza il ritardo e le inadempienze dei soccorsi, che sarebbero arrivati in tutte le zone colpite solo dopo cinque giorni.[16] Le dure parole del presidente della Repubblica causarono l’immediata rimozione del prefetto di Avellino Attilio Lobefalo, e le dimissioni (in seguito respinte) del Ministro dell’interno Virginio Rognoni.[17]

Gli aiuti internazionali

Molti Paesi, in seguito alla notizia del terremoto, si attivarono per inviare alle popolazioni colpite non solo soldi per la ricostruzione,[4][18]ma anche unità militari e personale specializzato.[3]

  • Stati Uniti Stati Uniti: 70 milioni di dollari, 136 uomini con 6 elicotteri della Compagnia paracadutisti del 509º Battaglione.
  • bandiera Germania Ovest: 32 milioni di dollari, 1 ospedale da campo con 90 sanitari; 650 uomini e 3 elicotteri del 240º Battaglione Genio pionieri; 1 gruppo di esperti della Croce Rossa; 47 volontari-elettricisti, un gruppo di salvataggio, un gruppo depurazione; 16 cani da salvataggio con guida.
  • Arabia Saudita Arabia Saudita: 10 milioni di dollari.
  • Iraq Iraq: 3 milioni di dollari.
  • Algeria Algeria: 500.000 dollari.
  • Belgio Belgio: 1 squadra sanitaria di 10 uomini e un’autoambulanza.
  • Francia Francia: équipe di ricerca dei superstiti composte da 291 uomini con cani da valanga; 59 militari medici e specialisti nel soccorso; 12 autoambulanze e 1 elicottero autoambulanza con personale medico.
  • Austria Austria: 1 ospedale militare da campo con 130 sanitari.
  • Jugoslavia Jugoslavia: 12 squadre di ricerca con elettrosonde composte di 41 uomini.
  • Svizzera Svizzera: 14 squadre cinofile e 2 elicotteri speciali per soccorso.

La ricostruzione

A Laviano, paese in cui i morti per il sisma furono un quinto della popolazione (303 deceduti su circa 1500 abitanti), le prime case in legno (una ventina) con servizi compresi arrivarono già nel febbraio 1981. Il 25 aprile 1981, a 122 giorni dal terremoto, gli alloggi in legno tipo chalet realizzati dal gruppo Rubner – che si insediò nel 1990 in Irpinia con uno stabilimento di produzione a Calitri[19][20] – diventarono 150, per un totale di 450 persone ricoverate.[21]

La ricostruzione fu, però, anche uno dei peggiori esempi di speculazione su di una tragedia.[5][22] Infatti, come testimonia tutta una serie di inchieste della magistratura, per le quali sono state coniate espressioni come Irpiniagate, Terremotopoli o il terremoto infinito,[23] durante gli anni si sono inseriti interessi loschi che dirottarono i fondi verso aree che non ne avevano diritto, moltiplicando il numero dei comuni colpiti: 339 paesi in un primo momento,[24] che diventarono 643 in seguito a un decreto dell’allora presidente del Consiglio Arnaldo Forlani nel maggio 1981,[25] fino a raggiungere la cifra finale di 687[26], ossia quasi l’8,4% del totale dei comuni italiani.

Più di settanta centri furono integralmente distrutti o seriamente danneggiati e oltre duecento ebbero consistenti danni al patrimonio edilizio. Centinaia di opifici produttivi e artigianali furono cancellati con perdita di migliaia di posti di lavoro e danni patrimoniali per decine di migliaia di miliardi di lire.[27]

Il numero dei comuni colpiti, però, fu alterato per losche manovre politiche e camorristiche lievitando nel corso degli anni. Alle aree colpite, infatti, venivano destinati numerosi contributi pubblici (stime del 2000 parlano di 5.640 miliardi nel corso degli anni),[25] ed era interesse dei politici locali far sì che i territori amministrati venissero inclusi in quest’area. La ricostruzione, nonostante l’ingente quantità di denaro pubblico versato, fu per decenni incompleta. A Torre Annunziata attualmente esistono due quartieri,Penniniello e il Quadrilatero delle Carceri, distrutti dal terremoto del 1980, ma malgrado le ingenti somme di denaro che si sono continuate a stanziare – 10 milioni di euro per il primo nel 2007,[5] 1,5 milioni di euro per il secondo nel 2009[28] – ancora non è stata completata la loro ricostruzione. Questi quartieri oggi sono diventati la principale roccaforte della camorra (il Quadrilatero delle Carceri è ancora oggi il quartier generale del clan Gionta) ed una delle più agguerrite piazze di spaccio della regione Campania.[29]

I contributi per il rilancio economico

Sul modello del terremoto del Friuli, la ricostruzione anche in Irpinia venne incentrata sul rilancio industriale. Nonostante il territorio non presentasse caratteristiche industriali già da prima del sisma, la pioggia di contributi costituì una tentazione irrefrenabile per molti. Il meccanismo di captazione dei fondi pubblici prevedeva la costituzione di imprese che fallivano non appena venivano intascati i contributi. I finanziamenti arrivarono talmente concentrati da non riuscire ad essere spesi. In sette anni, ventisei banche cooperativeaprirono gli sportelli nella zona terremotata (nove nella sola provincia di Avellino), arrivando a fare prestiti alle imprese del Nord Italia.[30]

Per rilanciare venti zone industriali tra Campania e Basilicata vennero stanziati 7.762 miliardi di lire (circa 8 miliardi di € del 2010). Il costo finale fu dodici volte superiore al previsto in provincia di Avellino e diciassette volte in provincia di Salerno. Secondo la relazione finale della Corte dei Conti,[31] i costi per le infrastrutture crebbero fino a punte «di circa 27 volte rispetto a quelli previsti nelle convenzioni originarie». Il 48,5% delle concessioni industriali (146 casi) venne revocato. La Corte dei Conti accusa «la superficialità degli accertamenti e l’assenza di idonee verifiche», approvate senza «adeguatamente ponderare situazioni imprenditoriali già fragili e già originariamente minate per scarsa professionalità o nelle quali la sopravvalutazione dell’investimento, in relazione alle capacità imprenditoriali, ha portato al fallimento dell’iniziativa». Nel 2000, 76 aziende risultavano già fallite, ma solo una piccola parte dei contributi (il 21% nella provincia di Salerno) era stato recuperato.[30]

Il dopo-sisma

« L’uso di 50-60mila miliardi stanziati per l’Irpinia rimase un porto nelle nebbie […] quel terremoto non aveva trasformato solo una regione d’Italia, ma addirittura una classe politica »
(Indro Montanelli in Le stanze, BUR, 2004)

La prima stima dei danni del terremoto, che venne fatta nel 1981 dall’ufficio dello Stato (organo speciale atto a coordinare le operazioni di calcolo dei danni per conto dellapresidenza del Consiglio), parlava di circa 8.000 miliardi di lire.[32] La stessa cifra è cresciuta in maniera esponenziale, fino a superare quota 60.000 miliardi di lire nel 2000,[33] e 32 miliardi di euro nel 2008.[34] Attualizzandola al 2010, secondo Sergio Rizzo la stima supererebbe i 66 miliardi di euro.[30]

La Commissione Scalfaro

Oscar Luigi Scalfaro

La legge 7 aprile 1989, n. 128, istituì la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’attuazione degli interventi per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori colpiti dai terremoti del novembre 1980 e del febbraio 1981 della Campania e della Basilicata, alla cui Presidenza viene eletto Oscar Luigi Scalfaro:[35] è un organismo bicamerale con gli stessi poteri della magistratura, costituito da venti deputati e altrettanti senatori con il compito di accertare quanto realmente lo Stato avesse speso, sino a quel momento, per la ricostruzione delle aree terremotate.[36] Nella relazione conclusiva presentata in Parlamento il 5 febbraio 1991, la somma totale dei fondi stanziati dal Governo italiano raggiungerà la cifra di 50.620 miliardi di lire, così suddivisi: 4.684 per affrontare i giorni dell’emergenza; 18.000 per la ricostruzione dell’edilizia privata e pubblica; 2.043 per gli interventi di competenza regionale; 8.000 per la ricostruzione degli stabilimenti produttivi e per lo sviluppo industriale; 15.000 per il programma abitativo del comune di Napoli, e le relative infrastrutture; 2.500 per le attività delle amministrazioni dello Stato; 393 residui passivi.[37]

Le inchieste successive

L’on. Ciriaco de Mita

Circa l’inchiesta del filone Mani Pulite denominata Mani sul terremoto, di cui scrive Panorama nel 1992, Daniele Martini racconta: «in Irpinia laGuardia di Finanza scoprì fienili trasformati in piscine olimpiche mai ultimate, o in ville. Individuò finanziamenti indirizzati a imprenditori plurifalliti e orologi con brillanti regalati con grande prodigalità ai collaudatori dello Stato».[38] Nel marzo del 1987 alcuni giornali, tra cui l’Unità e L’Espresso, rivelarono che le fortune della Banca Popolare dell’Irpinia erano strettamente legate ai fondi per la ricostruzione dopo il terremoto in Irpinia del 1980.[39] Tra i soci che traevano profitto dalla situazione c’era la famiglia di De Mita con Ciriaco proprietario di un cospicuo pacchetto di azioni che si erano rivalutate grazie al terremoto. I titoli erano posseduti anche da altri parenti. Seguì un lungo processo che si concluse nell’ottobre del 1988 con la sentenza: «Secondo i giudici del tribunale romano chiamato a giudicare sulla controversia, era giusto scrivere che i fondi del terremoto transitavano nella banca di Avellino e che la Popolare è una banca della Dc demitiana». Appresa la sentenza, l’Unità pubblicò il 3 dicembre un articolo in prima pagina dal titolo eloquente: «De Mita si è arricchito con il terremoto».[38] Nell’inchiesta Mani sul terremoto saranno coinvolte 87 persone tra cuiCiriaco de Mita, Paolo Cirino Pomicino, Salverino De Vito, Vincenzo Scotti, Antonio Gava, Antonio Fantini, Francesco De Lorenzo, Giulio Di Donato e il commissario Giuseppe Zamberletti.[40] Sul coinvolgimento di politici e di vari amministratori si sono levate numerose denunce e promosse alcune inchieste che hanno portato a diversi arresti.[41][42][43][44]

Il sisma in cifre

  • Magnitudo: 6.89 ± 0.04 Richter
  • Profondità: 30 km
  • Durata: 1′ 30″
  • Regioni colpite: 3 (Campania, Basilicata e Puglia).
  • Comuni colpiti: 687 (542 in Campania, 131 in Basilicata e 14 in Puglia). Di questi, 37 «disastrati», 314 «gravemente danneggiati» e 336 «danneggiati».[45] In totale, l’8,5% per cento degli 8.086 comuni italiani.[46]
  • Superficie colpita: 17.000 km².[7]
  • Popolazione coinvolta: 6 milioni di abitanti.[47]
  • Vittime: 2.914 persone
  • Feriti: 8.848 persone
  • Sfollati: 280.000 persone
  • Abitazioni distrutte o danneggiate dal sisma: 362.000.[38]
  • Contributi pubblici dello Stato italiano, secondo la Commissione parlamentare d’inchiesta (prima dell’approvazione della legge finanziaria 1991): 50.902 miliardi di lire (circa 26 miliardi di €).[48]
  • Contributi pubblici dello Stato italiano, all’anno 2008: 32.363.593.779 €, attualizzabili a circa 66 miliardi di € al valore del 2010.[49]
  • La finanziaria 2007 prevede un contributo quindicennale di 3,5 milioni di € per la ricostruzione.[50]
  • In Italia è ancora oggi in vigore un’accisa di 75 lire (4 centesimi di €) su ogni litro di carburante acquistato, imposta dallo Stato per il finanziamento della ricostruzione dei territori colpiti dal sisma.[51]

Lista dei comuni disastrati

[52][53]

I comuni classificati come “disastrati” dal DL n. 19 del 1981 sono:

 

ComuneProvinciaVittimeContributi per la ricostruzioneIndice del danno
AvellinoAvellino Avellino82278 611 000 €90
BisacciaAvellino Avellino2123 204 000 €63
CalabrittoAvellino Avellino9290 732 000 €92
CalitriAvellino Avellino6113 777 000 €62
CaposeleAvellino Avellino81103 463 000 €80
Conza della CampaniaAvellino Avellino18465 324 000 €90
GesualdoAvellino Avellino12N.D.N.D.
LioniAvellino Avellino228159 716 000 €90
Morra De SanctisAvellino Avellino4276 064 000 €N.D.
Salza IrpinaAvellino Avellino118 577 000 €76
San Mango sul CaloreAvellino Avellino8471 975 000 €97
San Michele di SerinoAvellino Avellino2537 877 000 €71
Sant’Andrea di ConzaAvellino Avellino038 564 000 €61
Sant’Angelo dei LombardiAvellino Avellino482128 720 000 €90
SenerchiaAvellino Avellino6546 455 000 €90
SolofraAvellino Avellino2592 374 000 €N.D.
Sorbo SerpicoAvellino Avellino020 062 000 €78
TeoraAvellino Avellino13776 631 000 €90
Torella dei LombardiAvellino Avellino2879 242 000 €85
BellaPotenza Potenza0N.D.55
BalvanoPotenza Potenza77N.D.80
BrienzaPotenza Potenza1N.D.N.D.
CastelgrandePotenza Potenza11N.D.70
Muro LucanoPotenza Potenza21N.D.60
PescopaganoPotenza Potenza21N.D.85
PotenzaPotenza Potenza12N.D.N.D.
Ruvo del MontePotenza Potenza0N.D.N.D.
Vietri di PotenzaPotenza Potenza7N.D.70
CampagnaSalerno3N.DN.D
Castelnuovo di ConzaSalerno Salerno8550 829 000 €91
CollianoSalerno Salerno281 123 000 €78
LavianoSalerno Salerno30392 777 000 €98
RiciglianoSalerno Salerno2756 742 000 €77
Romagnano al MonteSalerno Salerno125 729 000 €89
SalvitelleSalerno Salerno1028 665 000 €72
San Gregorio MagnoSalerno Salerno28160 410 000 €89
SantomennaSalerno Salerno6540 734 000 €84
ValvaSalerno Salerno1076 643 000 €83

 

Opere sul terremoto dell’Irpinia

Arte

  • Rassegna artistica Terrae Motus (1984), curata da Lucio Amelio e ospitata alla Reggia di Caserta, composta da oltre settanta opere sul tema del sisma del 1980; tra gli autori, anche Keith Haring e Andy Warhol.[54][55][56]

Cinema e TV

  • 1981 – È una domenica sera di novembre – documentario di Lina Wertmüller
  • 2002 – La terra è fatta così – documentario di Gianni Amelio
  • 2005 – …e dopo cadde la neve – lungometraggio di Donatella Baglivo
  • 2006 – Terre in moto – documentario di Michele Citoni, Angela Landini, Ettore Siniscalchi
  • 2010 – 23 novembre 1980 – Obiettivo Irpinia – documentario di Fedora Sasso
  • 2010 – La polvere e il vuoto – documentario di Beniamino Daniele
  • 2010 – Terremoto ’80 – documentario di Fabrizio Bancale
  • 2010 – 90 Secondi – documentario di Giuseppe Rossi

Musica

  • Unonoveottozero – Molotov d’Irpinia (dall’album Le nuvole del cielo terrone, 2011).

Poesia

  • Domenico Cipriano, Novembre (con CD di Pippo Pollina: Ultimo volo. Orazione civile per Ustica), Massa, Transeuropa, 2010.
  • Mario Trufelli, Lamento per Rosetta (scritta a Balvano il 24 novembre 1980).
  • Angelo Curcio, Luna dei Terremotati, Edizioni Il Papavero, Avellino, 2010.

Radio

  • La malanotte – audiodocumentario di Marcello Anselmo.

Teatro

  • Il Fulmine nella Terra – scritto e diretto da Mirko Di Martino, interpretato da Orazio Cerino.[57]
  • 90 secondi, dopo – Scritto ed interpretato da Lucilla Falcone, Associazione Culturale La buona creanza.[58]
  • Rossa luna di novembre – di Claudia Iandolo, Liberamente, Avellino, 1997.

Galleria fotografica

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Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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