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Un ricordo speciale di Sant’Antonio che viene dal cuore

di SABRINA FRATUS* 12250108_997940650269072_1885687827964182337_n

Quando mi si chiede: ‘Com’è S.Antonio Abbandonato?’ la prima immagine che mi balza alla mente, sarà anche per il freddo di questi giorni, è il mio sabato sera da bambina in inverno: dopo cena, salutavo i nonni della Bassa, per dirigermi in montagna con la mia famiglia. Come sempre mi aspettava zia Ornella che era solita preparami sempre un tè caldo per riscaldarmi al mio arrivo. Dopo la fermata della zia, mi dirigevo alla casa natale di mia mamma dove pernottavamo: calzamaglia, boule e piumone erano il necessario per riscaldarci nel lettone. Mamma mia che freddo…ma S.Antonio è anche il ricordo di bellissime estati: avete mai avuto il piacere di scorgere tra le griglie di casa vostra il sole, svegliati dal canto del gallo? Aprire quelle griglie di prima mattina e scorgere da lontano quella pianura, trovare la signora Lisetta affacciata alla finestra e il fratello Alfonso impegnato nel pollaio, era il rito di ogni inizio di giornata. Estate in quel di S. Antonio era anche amicizia. Ogni sera, dopo cena, ci si trovava tutti, amici grandi e amici piccoli, alla contrada: li, in una piccola ‘piazzetta’, c’era il filo da stendere di una nonnina che abitava in Svizzera e noi approfittavamo del suo filo per farci una rete da pallavolo e imbatterci in veri e propri tornei di pallavolo che, credetemi, non avevano fine. A questi scontri, ne seguivano altri col ‘giuparlì’ (il calcio balilla per intenderci) e quando l’imbrunire si avvicinava sempre più, una lanterna ci permetteva di continuare a giocare anche dopo le dieci di sera. La sera…ah che bello non era alzare gli occhi verso quel mare di blu che brillava di stelle. Me lo ricordo bene..e in periodo di piena, la luna schiariva gli immensi prati e il bestiame assopito nei recinti. Adoravo poi agosto, il periodo della sagra: mi motivava un sacco darmi da fare come piccola cameriera, scambiare due chiacchiere con le persone e lanciarmi in qualche polka e mazurca con mia cugina, decisamente più brava di me. Ma quante risate… Era triste la fine della mia vacanza estiva: me ne tornavo in pianura scrutando la Chiesa, man mano che mi allontanavo, con il magone in gola che sollecitava l’occhio a lacrimare.

Ora di tempo ne è passato da quel periodo, ma una cosa consiglierei a tutti di andare a vedere, se mai avessero l’occasione di andarci in questo paesino ‘sperduto’: dietro alla Chiesa, c’è un campo da calcio. Andateci e attraversatelo fino in fondo. Lì, avrete il mondo hai vostri piedi. Lì, vi sentirete tanto piccoli ma immensi. Perché in fondo, c’è bisogno della vetta di un paesino sperduto per specchiarsi nell’infinito della nostra esistenza e sentirci così unici nell’universo.

*Giornalista,collaboratrice per L’Eco di Bergamo e Calciomercato.com
Informazioni su diego80 (1980 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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