ULTIM'ORA

Il Vicenza europeo 1996-1998 di Guidolin-Ricordi indelebili

Le imprese di provincia nel calcio sono belle e rare.Vengono chiamate “favole”,perchè spesso fanno sognare e comunque vada,sono state esperienze straordinarie per squadre costruite per altri obiettivi.Oggi in questo speciale ricordiamo il Vicenza di Francesco Guidolin,che nel biennio 1997-1998 vinse la Coppa Italia(tuttora ultima debuttente alla vittoria del trofeo),dopo aver guidato il campionato di serie A per tre turni) e poi giunse fino alle semifinali della Coppa delle Coppe,arrendendosi al Chelsea di Vialli dopo una lunga battaglia.Il Vicenza aveva già dato spettacolo con Paolo Rossi e .B Fabbri al timone sul finire degli anni ’70 con il secondo posto dietro alla Juventus nel 1978,ma nulla in confronto  quel biennio.

 

LA GENESI-Giunto in serie A nel 1995 dopo ua lunga assenza grazie al terzo posto nel campionato di serie B 1994-95,il Vicenza disputa una tranquilla stagione 1995-96 ottenendo una comoda salvezza.Inizia così la stagione 1996-97.In squadra,a fianco dei bomber Roberto Murgita e Marcelo otero arriva Giovanni Cornacchini,ed in difesa viene inseriti Alessandro Dal Canto e Massimo Beghetto.La squadra inizia al di sopra di ogni aspettativa,insidia il primato all’Inter di Hogdson,Djorkaeff e Zamorano e se la prende il 24 novembre 1996,dopo un successo sulla Reggiana per 2-0.Mantiene la vetta per altri due turni,prima pareggiando a Perugia e poi in casa col Parma,facendosi agganciare l’8 dicembre dalla Juventus,che poi grazie alla vittoria ad Udine nel recupero del turno rinviato per la Coppa Intercontinentale si prende la vetta e non la mollerà più fino alla fine.Il Vicenza si attesta poi a metà classifica e chiuderà ottavo.

Ora basiamoci al bellissimo racconto di storiedicalcio.altervista.org.

 

Dei suoi tempi “Real”, poco dopo la metà dei settanta, il Vicenza conservava ancora ricordi
indelebili: secondo posto in campionato ed esordio in Coppa UEFA, un nugolo di giornalisti ed
addetti ai lavori completamente incantati dal calcio espresso dai ragazzi di Gibì Fabbri ed i gol di un
attaccante, Paolo Rossi non ancora “Pablito” di argentina memoria, che farà la fortuna di tutta l’Italia
calcistica al Mundial 1982. Ma il volo del Lanerossi fu come quello del buon Icaro: una volta toccato il
sole, cominciò rapido il declino, che portò la squadra subito in B, poi addirittura in terza serie. Il
glorioso Lanerossi, venti campionati consecutivi in A tra il 1955 e il 1975 e un blasone grande quanto
la classe dei due Palloni d’Oro lanciati nel grande calcio (il già citato Paolo Rossi e il grande
Roberto Baggio), scompare all’alba degli anni novanta.
Il club viene rilavato dall’industriale tessile Pieraldo Delle Carbonare, diviene semplicemente Vicenza
Calcio e viene affidato alle sapienti mani di Sergio Gasparin. La promozione in cadetteria viene colta
nella stagione 1992/93: in panchina siede Renzaccio Ulivieri, che lascerà i suoi ragazzi al termine
della successiva stagione, dopo aver conquistato la salvezza. Il ritorno tra i grandi è dietro l’angolo,
stagione 1994/1995: i ragazzi di Guidolin, mister rampante e ricacciato dalla A dopo un assaggio
poco fortunato con l’Atalanta, guidati sul campo dalla bandiera Mimmo Di Carlo, da Fabio Viviani
e da Roberto Murgita, colgono il terzo posto in Serie B che vale la massima serie.
Il primo anno di A è da incorniciare: gli arrivi degli stranieri Otero, Bjorklund e Mendez, la conferma
dell’allenatore e del gruppo storico ed un gioco divertente conducono i biancorossi ad un’agevole
salvezza, conquistata con forte anticipo e suggellata dall’ottimo nono posto finale.
La seconda stagione è paragonabile ad una vera leggenda: i biancorossi cominciano alla grande il
campionato, assaggiano in novembre anche il primato, a vent’anni esatti dalle gesta del “Real” di
Fabbri, Rossi e Filippi.
Il volo in campionato dura il giusto, e si conclude comunque con un ottavo posto che sa di impresa.
Il vero teatro dei sogni è però la Coppa Italia: i ragazzi di Guidolin, dopo aver eliminato Lucchese e
Genoa, si trovano di fronte al Milan per i quarti di finale. Il doppio pareggio (1-1 a San Siro con reti
di Baggio e Ambrosetti e 0-0 al “Menti”) schiude alla matricola terribile le porte della semifinale, da
disputarsi contro il Bologna dell’ex Ulivieri, altra grande sgualcita dal tempo e dalle crisi appena
risalita tra i grandi. Il Vicenza passa di misura in casa grazie alla rete del centravanti genovese
Murgita, pareggiata al ritorno del “Dall’Ara” dalla rete del bolognese Scapolo; tocca a Cornacchini,
a soli due minuti dal termine, regalare ai biancorossi il pass per la prima storica finale di Coppa
Italia.
Ad attendere il Vicenza c’è il Napoli, che, nonostante i buoni risultati iniziali ed il convincente
cammino in Coppa, ha appena licenziato il buon Gigi Simoni per lasciar campo all’uomo di casa
Montefusco:i partenopei vogliono la Coppa dopo 10 anni per salvare una stagione deludente e sono i grandi favoriti. All’andata, nella bolgia di un San Paolo stracolmo, gli uomini di Guidolin riescono a
limitare il passivo. 1-0, rete di Pecchia, fine delle trasmissioni, appuntamento al “Menti”. Vestito a
festa e pieno come un uovo, lo stadio del Vicenza si rivela amaro per i colori azzurri: il gol di
Pecchia viene immediatamente pareggiato dal tap-in vincente di Gimmy Maini, che trascina così la
gara sino ai tempi supplementari. Il minuto di grazia è il centodiciottesimo: calcio di punizione per i
biancorossi, destro secco di Beghetto, Taglialatela arpiona male e Maurizio Rossi è il più lesto di
tutti a presentarsi all’appuntamento con la storia. La festa del Vicenza diventa tripudio assoluto
quando il giovane Ianuzzi, grande promessa persasi poi nel firmamento del calcio italico, chiude i
conti di un perentorio quanto inappuntabile 3-0. La folla del Menti porta in trionfo un gruppo
fantastico, che in soli quattro anni è passato dal vivacchio in terza serie sino alla vittoria in Coppa
Italia ed al ritorno in Europa. Il buon Gibì Fabbri ed il bonario Paolo Rossi sorridono: il Real ha
un erede biancorosso pronto a recitare di nuovo nel teatro dei sogni del calcio internazionale.

 

1996-97 VICENZA-NAPOLI finale Coppa Italia

STAGIONE 1997/98: LA CORSA VERSO LA SEMIFINALE
Gli artefici del sogno possono cullarsi in un meritato fregiarsi di gloria: a Gasparin tocca tenere una
lezione all’Università di Pavia per raccontare come è possibile trasformare una società allo sbando in
una macchina che vale più di venti miliardi di lire (“Quando andai negli USA a spiegare che avrei
lasciato il mio lavoro da manager all’ azienda per prendere il controllo di una squadra di terza serie,
gli americani credevano che li stessi prendendo in giro”), mentre il mister Guidolin sfila al forum
degli industriali veneti per spiegare come ha motivato i suoi ragazzi (“Al mio arrivo a Vicenza trovai
una squadra ben allenata e disposta ad ubbidire. Ma nessuno aveva il coraggio di alzare gli occhi. Io
volevo persone vive”).
Il meglio comunque deve ancora arrivare: la stagione 1997/98, la terza in serie A, si apre con gli
acquisti di gente destinata a lasciare il segno: arrivano infatti Pasquale Luiso, Roberto Baronio,
Francesco Coco, Arturo Di Napoli, Lamberto Zauli, Marco Schenardi, Lorenzo Stovini e Massimo
Ambrosini, mentre salutano la compagnia Murgita e Gimmy Maini. In campionato, l’inizio è
tranquillo ed in linea con le aspettative, pur senza i picchi di risultati e rendimento toccati l’anno
precedente; in Coppa Italia c’è invece da ingoiare una pesante eliminazione per mano del Pescara,
squadra di Serie B.Tra l’altro dopo un’amarissima sconfitta casalinga al Menti per 3-2 dopo i supplementari,cancellando il 2-1 ottenuto in Abruzzo.
I biancorossi riescono però dove fallì persino il “Real” di Fabbri: il sorteggio europeo è abbastanza
duro, e riserva al Vicenza lo scontro con i polacchi del Legia Varsavia. L’emozione del nuovo
debutto, datato 18 settembre 1997, dura un nonnulla: al termine del primo tempo è già 2-0, a segno
Luiso e Ambrosetti. Il doppio vantaggio dura sino al termine, e permette ai ragazzi di Guidolin di
amministrare con tranquillità il match di ritorno in Polonia. Il Legia, caricato dal suo pubblico, riesce
solo a dimezzare lo svantaggio, con un gol di Kacprzak, facendosi poi beffare in contropiede, a tre
minuti dalla fine, dal gol di Zauli, che spinge il Vicenza agli ottavi di finale.
Ad attendere i ragazzi di Guidolin lo Shaktar Donetsk, squadra ucraina destinata ad un luminoso
futuro ma ancora immersa in uno stato di anonimità pressoché totale: il Vicenza approfitta del turno
favorevole, sconfiggendo i rivali sia in trasferta (3-1, doppietta di Luiso, rete di Beghetto e gol della
bandiera dell’ucraino Zubov) che al Menti (2-1, con gol del solito Luiso e di Viviani inframmezzati dal
momentaneo pareggio di Atelkin, futura meteora del Lecce).
Mentre in società si è appena concluso il passaggio di consegne tra il Delle Carbonare e una
finanziaria inglese mai troppo amata e benvoluta dalla città, i ragazzi di Guidolin continuano nel loro
tranquillo campionato e si apprestano a disputare i quarti di finale di Coppa delle Coppe: il
sorteggio pone di fronte ai biancorossi il Roda Kerkrade, squadra olandese di modeste tradizioni. Il
Vicenza fa valere l’enorme divario tecnico tra le compagini con una doppia goleada. In Olanda
finisce 4-1: grande partita del tornante Schenardi, che realizza gli assist per i primi due gol di Luiso
e Belotti. Il “Toro di Sora” si ripete a cinque minuti dalla fine del primo tempo, sfruttando un assist
di Zauli, che si ripete nella ripresa ed apre la strada al gol dell’uruguagio Otero. Il gol della
bandiera dei gialloneri è ad opera di Peeters.
Il giorno della festa del papà del 1998, a Vicenza, è di scena il ritorno: i ragazzi di Guidolin, bulimici
di gol ed applausi, ci prendono gusto: 5-0, con cinque marcatori diversi (Luiso, Firmani, Mendez,
Ambrosetti e Zauli). Un divario enormei tra le due squadre, con i tifosi del Vicenza, impietositi, che
a un certo punto iniziano a sostenere gli sforzi del Roda per arrivare al gol della bandiera… E’ quindi
semifinale. Un vero e proprio sogno ad occhi aperti: il Vicenza è pronto a giocarsi la sua prima finale
europea e condivide la stessa urna con Chelsea, Stoccarda e Lokomotiv Mosca, a soli tre anni dal
ritorno in serie A.
https://www.youtube.com/watch?v=YVFW-Hn-mfw

LA DELUSIONE DI STAMFORD BRIDGE
Brivio, Belotti, Mendez, Dicara, Viviani, Schenardi, Di Carlo, Ambrosini, Ambrosetti, Zauli, Luiso. Ecco
gli undici in campo la sera del 2 aprile 1998. Vicenza e l’Italia del calcio si fermano: i biancorossi di
Guidolin sfidano il Chelsea per la semifinale di andata di Coppa delle Coppe. Proprio il Chelsea
“italiano”, che schiera gente come Zola, Leboeuf, Di Matteo e Vialli, e che solo qualche mese
addietro ha licenziato l’altro mezzo “italiano” del gruppo, l’allenatore Gullit, per affidarsi alle doti da
mister dello stesso Vialli, primo allenatore-giocatore italiano arrivato a giocarsi una semifinale
europea.
Per blasone, nomi in campo, trofei vinti e bookmakers, la partita non dovrebbe avere storia: i
carneadi vicentini, invece, come nelle migliori sceneggiature, riescono a tenere testa ai “Blues”,
portandosi in vantaggio al quindicesimo con un gol capolavoro del solito Lamberto Zauli
(aggancio volante al vertice dell’area, dribbling a rientrare e sinistro piazzato nell’angolino opposto),
e difendendo egregiamente il punteggio sino alla fine del primo tempo. Al ritorno in campo, gli
inglesi appaiono molto più determinati e convinti: sfiorano il gol in diverse occasioni, per poi
accontentarsi dello 0-1 e decidere di giocarsi il tutto per tutto nel ritorno di Stamford Bridge, in
programma il 16 aprile.
Il Vicenza che ha stupito l’Europa si presenta in Inghilterra in formazione-fotocopia, convinto di
poter tenere nuovamente testa ai “Blues” e alla loro meravigliosa platea. L’inizio della gara, giocata
sotto la pioggia che fa quasi sempre da cornice alla capitale inglese, sembra ancora una volta dare
ragione a Guidolin. Al contesto e all’evento del minuto trentadue mancano solo zucca e topolini per
entrare in “zona-favola”: dribbling secco di Zauli, meravigliosa scucchiaiata a metà tra Ambrosetti e
Luiso e secco diagonale a mezz’altezza di quest’ultimo. De Goey è battuto.
Il “Toro di Sora”, attaccante di irruenza e spirito di sacrificio incredibili (“Crossatemi una lavatrice e
colpirò di testa anche quella”: eloquente manifesto del “Luiso-pensiero” riguardo al gol), mette a
segna il suo ottavo gol in Coppa delle Coppe, imita Batistuta al Camp Nou zittendo Stamford
Bridge e porta in discesa la gara dei berici. Al Chelsea ora servono tre gol per giungere in finale:
purtroppo, il primo arriva dopo soli tre giri di lancette. Il marcatore è l’uruguagio Poyet, che
approfitta di una corta respinta del portiere vicentino Brivio ed in acrobazia firma l’1-1 che riporta
la situazione al punto di partenza. Il primo tempo termina con il risultato ancora in parità, ma solo
dopo le timide polemiche per un gol, probabilmente regolare e ancora di Luiso, non concesso ai
veneti per fuorigioco.
La ripresa si apre, purtroppo, col botto-Chelsea: grande progressione sull’out destro di Vialli, cross
al centro per Zola, che, tutto solo a centro area, può comoda- mente incornare in rete il pallone del
2-1. A questo punto, ai “Blues” manca un solo gol. Vialli pesca dal suo mazzo la carta decisiva,
sostituendo Morris con il vecchio leone Hughes: al minuto numero settantasei, l’ex attaccante di
Manchester e Barcellona sfrutta un lunghissimo rilancio di De Goey ed un errore di Dicara, battendo
Brivio con un meraviglioso diagonale incrociato di sinistro. Il 3-1 esalta Stamford Bridge e abbatte i
veneti, incapaci di reagire nonostante gli ingressi di Otero e Di Napoli.
La gara si chiude con l’espulsione di Ambrosini e l’ultimissima occasione, fallita da Di Napoli e
Luiso a soli quattro secondi dalla fine. Sipario. Il Vicenza, dopo aver coinvolto in un sogno
meraviglioso tutti gli sportivi italiani, esce sconfitta a testa altissima dalla semifinale dopo un torneo
straordinario: I ragazzi di Guidolin portano il loro bomber Luiso in vetta alla classifica cannonieri di
Coppa delle Coppe, ma, ad un passo dal sogno, devono cedere il passo al maggior tasso di
esperienza del Chelsea, che, ancora grazie a Zola, riuscirà in finale ad avere la meglio sullo
Stoccarda. Applausi a scena aperta e ringraziamenti senza fine ad una provinciale che incarna i
valori più buoni dello sport e che ha saputo conquistarsi il rispetto, la simpatia e l’ammirazione di un
intero continente.
IL DOPO-CHELSEA: DECLINO E MEDIOCRITÀ
Il Vicenza chiude la stagione 1997/98 ad un solo punto dalla zona retrocessione: l’impegno europeo
assorbe gran parte delle energie dei berici, che grazie al buon rendimento dell’andata riescono a
rendere indolore il pessimo girone di ritorno disputato (soli quindici punti conquistati). Al termine
della stagione, si consumano gli inevitabili divorzi con tutti i grandi artefici del sogno europeo:
Guidolin passa all’Udinese, Ambrosini e Coco tornano al Milan ed anche Gasparin lascia l’incarico.
In panchina è il turno di Franco Colomba, che dura venti tumultuose giornate: la squadra, nonostante
le conferme degli alfieri Luiso, Otero, Schenardi, Zauli ed Ambrosetti, non gira, e lo spettro della
retrocessione si fa sempre più minaccioso, fino a materializzarsi completamente dopo l’undicesima
sconfitta esterna, patita a Salerno nella penultima giornata di campionato.
Il successivo campionato di B è trionfale: primo posto ed immediato ritorno in serie A, con Reja in
panchina ed un nuovo giovane fenomeno, Gianni Comandini (autore di ben ventuno reti), a far
coppia con Pasquale Luiso in attacco. La gioia è effimera: la retrocessione sarà immediata e
dolorosissima, così come sarà difficile da digerire la serie, ancora ininterrotta, di nove (!) campionati
di serie B consecutivi, vissuti sempre sul filo di una mediocrità che poco si addice col blasone
aristocratico che veste su misura, ormai da tempo immemore, la squadra biancorossa.
Londra è lontana, ed il Chelsea, che tanto aveva patito per buttar fuori i berici dalla Coppa delle
Coppe, spadroneggia in giro per l’Europa con campioni purtroppo inavvicinabili al calcio vicentino
d’oggidì. Il buon Gibì Fabri, il giovane profeta Guidolin, oggi affermato allenatore di Serie A, Rossi
e Filippi, Zauli e Luiso aspettano ancora di trovare degli eredi che riescano a riportare a Vicenza
momenti di gloria colorati di biancorosso.Attualmente il Vicenza è in serie B,dopo il ripescaggio dalla lega Pro del 2014 ed i playoff raggiunti a giugno col terzo posto finale e la promozione diretta sfiorata.I bomber di oggi si chiamano Raicevic,Pozzi e Galano,per una luce che sembra difficile rivedere.

 

 

Informazioni su diego80 (1826 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
Contatto: WebsiteFacebook

Rispondi

UA-76292238-1
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: