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Un boscaiolo che sfida i grandi 8000. (Con video rarissimo)

Dati recuperati dall’annuario del CAI alta Valle Brembana 2014.

Battista in paese lo conoscono proprio tutti. Non c’è brembillese che non lo abbia ben presente alle prese con motosega, corde, piante oppure durante qualche servizio per la protezione civile.

Battista al primo approccio appare schivo e un po’ burbero. Da l’impressione di essere uno di quei meravigliosi animali selvatici che stanno sui picchi più impervi  delle montagne e non amano farsi avvicinare da nessuno. Poi però, dopo averti  “annusato” un po’,  l’iniziale diffidenza si trasforma in cordialità e in un buonumore contagioso. Comunque, da buon montanaro, non è certo abituato a smancerie o a sperticati complimenti per se stesso o per gli altri ma, al contrario, lo contraddistingue una spiccata schiettezza .

Lo Scana, così è conosciuto e chiamato da tutti, è “duro” per davvero ed il suo aspetto prepara già l’ interlocutore a ciò che lo aspetta. Nonostante abbia già visto qualche primavera il fisico sembra scolpito nella roccia, atletico e ben proporzionato da fare invidia a molti quarantenni.  Le mani sono nervose e forti come tenaglie, lo sguardo severo può incutere timore a chi non lo conosce ma sa sciogliersi in enormi sorrisi che impreziosiscono il viso da ragazzo ribelle. Battista non è uno sportivo creato in laboratorio, anzi , è un montanaro vero e la vita gli ha riservato fin da subito solamente strade in salita. Classe 1941, quinto di otto fratelli ben presto rimane orfano di padre e quindi deve aiutare come può la famiglia che certamente non può dirsi benestante.

Le precarie condizioni economiche lo portano presto a lavorare in Francia nei boschi e lì le fatiche e le difficoltà scolpiscono il suo fisico e cominciano a far maturare in lui la tenacia, il senso di sopportazione della fatica e la capacità di lavorare in squadra.  La sua passione per  le montagne lo segue dappertutto ma purtroppo il tempo a disposizione per gli svaghi è pochissimo e quindi per poter realizzare il suo primo sogno alpinistico deve scegliere un orario un po’ inconsueto. Una mattina del 1960 Battista si decide a portare a termine la sua prima arrampicata : “La Gogia” il famoso “Pimpolo” di roccia che all’imbocco della Val Brembilla, sul lato sinistro della provinciale, da il benvenuto a tutti i visitatori. Non una grande vetta, solamente 15 metri, ma da quella scalata fatta alle 5 del mattino per sfuggire al vigile che gli aveva proibito di salire ha avuto inizio un percorso inarrestabile, costellato da numerosi successi sportivi.

Nel 1967, approfittando di un’oretta libera a Bergamo in attesa del treno che lo avrebbe riportato in Francia, si fionda alla sede del CAI per sottoscrivere la tessera di socio. Da lì in poi raggiunge la cima della Cornagera, le Grigne, il Medale, La Baroni sul Diavolo (conquistata 102 volte per mantenersi in allenamento dice…) , La Val Sambuzza sul Ghiaccio, tutte le Orobie e poi il Bianco.

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Lo Scana però incarna davvero lo spirito della montagna,  tanto è agile e perfettamente adattato alle vie più pericolose e agli ambienti più inospitali tanto si trova a disagio nel parlare di sé in pubblico o nel monetizzare le proprie imprese sportive. Infatti per potersi permettere la propria passione sportiva non ha a disposizione munifici sponsor ma soltanto ore e ore di straordinario al lavoro e giorni di ferie messi da parte . Per tutti questi motivi non è irriguardoso il titolo di quest’articolo; Battista Scanabessi è davvero un boscaiolo da 8000 metri, nella sua carriera sportiva non ha mai avuto strade spianate o corsie preferenziali, ha sempre dovuto lavorare e faticare per poter dimostrare le proprie qualità.

E queste erano davvero fuori dal comune tant’è che gli addetti ai lavori lo notano ben presto fino a che il boscaiolo Battista Scanabessi, brembillese, classe 1941 è diventato un fortissimo Alpinista (con la A maiuscola) che durante gli anni ’80 e fino alla meta degli anni ’90 ha collezionato una serie di imprese sportive di altissimo livello.

Nel 1980 viene chiamato da Nino Calegari a partecipare ad una spedizione in Perù per raggiungere la vetta del Cayangate (6085 metri) , l’anno successivo lo Scana raggiunge insieme ad un altro componente della spedizione guidata da Augusto Zanotti la cima del Nanga Parbat in Pachistan (8125 metri). Nel 1982, un anno dopo la tragica spedizione “degli Scalvini” i bergamaschi tentano nuovamente di conquistare la vetta del Pucajirka Central in Perù (6025 metri) sotto la guida di Piero Nava, Battista Scanabessi è chiamato a far parte di quella spedizione e nell’estate di quell’anno raggiungeranno la tanto sognata cima.

Nel 1983 è la volta del Lupgarsar 7200 metri di roccia e ghiaccio in Pachistan sempre sotto la supervisione di Augusto Zanotti, l’anno dopo torna in Perù e raggiunge la vetta del Nevado Huantsan (6395 metri) con la guida di Mario Carrara, nel 1985 un’altra impresa da 8000 metri : Guido Polenza organizza una spedizione per raggiungere la cima pakistana del Gasherbrum II a  8068 metri di quota.

Nel 1986 Maurizio Maggi sceglie gli uomini per tentare la vetta dell’Annapurna III posta in Nepal a 7555 metri d’altitudine, l’arrampicata verrà interrotta per la tragica morte dell’alpinista Massimo Caslini. Nel ’88 Battista torna di nuovo in Pakistan sotto la guida di Augusto Zanotti e conquista la cima del Masherbrum Far West (7200 metri).

Nel 1991 Nino Calegari vuol tentare di raggiungere la vetta del Kun posto a 7087 metri  nell’ Himalaya Indiano, lo Scana partecipa alla spedizione e raggiunge la cima. Infine nel 1995 le ultime due imprese in Sud America : con le spedizioni organizatte da Gigi Sartori raggiunge la vetta del Huayna Potosì (6080 metri) e del Illimani (6468 metri) sulle Ande boliviane.

Il resonto delle sue imprese imprese sportive che abbiamo riportato non vuole essere il freddo taccuino su cui mostrare le tacche che il nostro Scana ha segnato ma vuol far capire come in quegli anni Battista sia stato davvero uno dei più stimati ed apprezzati alpinisti in circolazione. Le sue doti tecniche e soprattutto di lealtà, tenacia e forza mentale sono apprezzate quasi unanimemente a tal punto che Battista instaura e poi stringe una forte  e sincera amicizia con un altro “purissimo” della montagna Walter Bonatti.

I due, accomunati dal medesimo amore e rispetto quasi religioso della montagna e della natura, si conoscono e fanno qualche salita insieme sulle montagne di casa, Battista conserva gelosamente a casa sua la picozza dell’amico. L’ultimo regalo di Walter.

1 Commento su Un boscaiolo che sfida i grandi 8000. (Con video rarissimo)

  1. Eccellente biografia dello Scana firmata dalla arguta “penna” del GREGIS, la scorrevolezza dell’articolo ci guida alla scoperta delle avventure alpine del Batista, scalatore forgiato nelle foreste francesi ottime palestre per forgiare fisico e temperamento, insomma un capitolo da enciclopedia orobica, grazie Omar

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