ULTIM'ORA

7 gennaio 2015-Charle Hebdo e l’attacco alla libertà di stampa

Il 2015 è stato un anno drammatico per la capitale francese.I recenti attacchi terroristici nella serata di venerdì 13 novembre,quelle terribili immagini al teatro Bataclan che scossero il mondo intero.Oggi ricorre un  anno dal primo attacco terroristico a Parigi,avvenuto nel tardo mattino del 7 gennauio 2015 alla sede del settimanale satirico Charlie Hebdo.Un attacco che,oltre a causare 20 morti (12 quel giorno e altri 8 nei giorni successivi dai terroristi in fuga),fu ritenuto come un vero attacco alla libertà di stampa e di espressione.Fu il più grave attentato subito dalla Francia dopo quello del 1961 per opera dell’Organisation armée secrète durante la guerra d’Algeria, che causò 28 morti.Ma senza immaginare che appena 10 mesi dopo ne sarebbe arrivato uno più grave…

 

COS’E’ CHARLIE HEBDO-Charlie Hebdo è un periodico settimanale satirico francese, dallo spirito caustico e irriverente. La testata, fondata nel 1970, pubblica vignette e articoli caustici e dissacranti nei riguardi della politica (soprattutto soggetti di estrema destra) e ogni tradizione religiosa (in particolare il cristianesimo, l’Islam e l’ebraismo).

Il 9 febbraio 2006 Charlie Hebdo ha ripubblicato la serie delle caricature di Maometto del giornale Jyllands-Posten che avevano scatenato forti proteste.

 

Nella notte tra il 1° e il 2 novembre 2011 la sede del giornale era stata distrutta a seguito del lancio di bombe Molotov, appena prima dell’uscita del numero del 2 novembre dedicato alla vittoria del partito fondamentalista islamico nelle elezioni in Tunisia.[5] Sulla copertina del numero in questione sono apparsi una vignetta satirica con Maometto che dice: “100 frustate se non muori dalle risate” e il titolo “Charia Hebdo”, gioco di parole tra Shari’a e il nome del giornale. Il sito internet della rivista è stato bersaglio di un attacco informatico. Dopo questo attentato, la sede del giornale è stata regolarmente controllata dalla polizia.[6]

Nei mesi precedenti al gennaio 2015, l’allerta anti-terrorismo era stata innalzata sia in Francia che in altri Paesi.[7] Eventi criminosi collegabili al fanatismo propagandato dall’ISIS, perpetrati da uomini in solitaria, si erano verificati in Canada, dove un uomo aveva ucciso un soldato prima di tentare di irrompere nella sede del parlamento di Ottawa nel mese di ottobre 2014;[8] in Australia, dove a dicembre un uomo aveva tenuto in ostaggio diverse persone, uccidendone due, in una cioccolateria di Sydney.[9] Tra il 21 e il 23 dicembre, in Francia, due uomini in due località diverse, nei pressi di Digione e Nantes, si erano lanciati con la loro auto sulla folla, provocando la morte di una persona e il ferimento di molte altre.[10][11] Un atto di aggressione era stato riportato anche in una stazione di polizia della Loira, dove un ragazzo aveva ferito con un coltello tre poliziotti prima di venire colpito.[12]

 

L’ATTENTATO-Intorno alle 11:30 del mattino, due individui mascherati e armati di AK-47 sono entrati negli uffici del giornale, dichiarandosi affiliati di Al-Qaeda e intimando alla disegnatrice Corinne Rey, tenuta in ostaggio e poi rilasciata, di immettere il codice numerico per entrare nella sede di Charlie Hebdo.[13] Hanno poi aperto il fuoco contro i dipendenti, gridando in lingua araba Allāhu Akbar (“Allah è grande”) e causando dodici vittime.[14][15][16]

Successivamente sono fuggiti a bordo di una Citroën C3 di colore nero dopo aver ucciso Franck Brinsolaro, un poliziotto responsabile della sicurezza del giornale. Alla Boulevard Richard-Lenoir si sono imbattuti in un veicolo della polizia, sparandogli e uccidendo con un colpo alla testa un poliziotto ferito a terra, Ahmed Merabet. Nei pressi della Porte de Pantin hanno rubato un veicolo a un civile,[1]affermando di essere due terroristi della cellula yemenita di Al Qaeda. La Citroën è stata abbandonata all’incrocio tra la Rue de Meaux e l’Avenue Secrétan nel XIX arrondissement di Parigi[17]

Dopo l’attacco, il livello di rischio terroristico nell’area è stato alzato e lo scrittore Michel Houellebecq è stato posto sotto protezione della polizia, mentre i locali della casa editrice Flammarion, che avevano pubblicato il suo romanzo Sottomissione, sono stati evacuati per sicurezza.[1] Il romanzo era stato protagonista dell’ultima copertina di Charlie Hebdo con una recensione favorevole.

Morti e feriti

Le vittime dell’attentato sono diciassette:

  • dodici persone sono morte il 7 gennaio nella redazione del Charlie e nei dintorni e sono le seguenti:[19][20][21][22][23]
    • Stéphane Charbonnier (Charb), direttore e disegnatore del Charlie Hebdo;
    • Jean Cabut (Cabu), vignettista;
    • Georges Wolinski, vignettista;
    • Bernard Verlhac (Tignous), vignettista;
    • Philippe Honoré, vignettista;
    • Mustapha Ourrad, curatore editoriale;
    • Elsa Cayat, psichiatra e giornalista;
    • Bernard Maris, economista professore all’Università di Parigi;
    • Michel Renaud, fondatore del festival Rendez-vous du Carnet de voyage;
    • Frederic Boisseau, addetto alla manutenzione;
    • Ahmed Merabet, agente di polizia in servizio nell’XI arrondissement di Parigi;[24]
    • Franck Brinsolaro, ufficiale del servizio di protezione, guardia del corpo di Charb.

A questi si sono poi aggiunti:

  • una poliziotta, Clarissa Jean-Philippe, è stata uccisa l’8 gennaio con un colpo alla testa da Amedy Coulibaly;
  • altre quattro persone sono morte il 9 gennaio in uno dei supermercati della catena kosher Hypercacher. Si tratta di:
    • Philippe Braham (45 anni);
    • Yohan Cohen (22 anni);
    • Yoav Hattab (22 anni);
    • François Michele Saada (55 anni).[25]

Undici, invece, sono le persone rimaste ferite:

  • Philippe Lançon, giornalista, gravemente ferito al volto;[26][27]
  • Fabrice Nicolino, giornalista, colpito a una gamba;[28]
  • Laurent “Riss” Sourisseau, vignettista, ferito gravemente;[29]
  • Simon Fieschi, webmaster, entrato in coma dopo essere stato ferito ad una spalla;[30]
  • sei agenti di polizia;[21][31][32]
  • un’autista, la cui vettura è stata colpita dai terroristi durante la fuga.[33]

Tre membri del personale del giornale presenti alla riunione e un altro addetto alla manutenzione sono rimasti illesi.[34][35] L’avvocatessa e scrittrice Sigolène Vinson, che si trovava nella redazione del giornale, ha raccontato che uno dei due terroristi le ha puntato l’arma alla tempia e le ha detto: “Non ti uccidiamo perché non uccidiamo le donne, ma tu leggerai il Corano”. In realtà tra le vittime dell’attentato vi è anche una donna.[36][37][38][39]

Sviluppi successivi all’attentato

Il supermercato della catena kosherHypercacher di Porte de Vincennes, dove Amedy Coulibaly ha preso alcune persone in ostaggio

La mattina dell’8 gennaio 2015, nella città di Montrouge, a sud di Parigi, un altro terrorista armato di mitra, il trentaduenne Amedy Coulibaly, ha aperto il fuoco contro la polizia francese, chiamata per un incidente stradale. L’attacco ha provocato la morte di una poliziotta, Clarissa Jean-Philippe, e il ferimento di un altro agente. Dopo che inizialmente era stato smentito ogni rapporto tra le vicende, è stato rilevato che Coulibaly era legato ai fratelli Kouachi, responsabili della strage nella redazione di Charlie Hebdo. Coulibaly è fuggito e il giorno successivo si è deliberatamente[40] barricato in un supermercato kosher, prendendo alcuni ostaggi e chiedendo per il loro rilascio la liberazione degli attentatori dello Charlie Hebdo, nel frattempo asserragliatisi in una tipografia.[41][42] Durante l’attentato al supermercato, Coulibaly ha assassinato quattro cittadini francesi di religione ebraica, evidenziando il fatto che si trattava di un attacco a sfondo antisemita. Di conseguenza il presidente francese François Hollande ha descritto l’attentato al supermercato kosher come “un atto antisemita terrificante”.[43][44]

I due fratelli Kouachi sono stati uccisi nel pomeriggio del 9 gennaio da poliziotti del GIGN durante l’irruzione nella tipografia presso la quale si erano barricati dopo un conflitto a fuoco nel villaggio di Dammartin-en-Goële. Anche l’altro terrorista, Amedy Coulibaly, è stato ucciso, a Porte de Vincennes, nella zona est di Parigi, durante la simultanea irruzione delle forze speciali francesi all’interno del supermarket Kosher dove teneva gli ostaggi.[45] Quattro di questi ostaggi sono stati uccisi e quattro feriti gravemente, mentre il resto furono soccorsi ed evacuati da poliziotti appartenenti alla Brigade de Recherche et d’Intervention e alla Recherche, assistance, intervention, dissuasion. L’attentato al supermercato ha ricevuto un’attenzione particolare, per il fatto che si trattasse di un’azione con sfondo antisemita. Infatti, le quattro vittime dell’attentato al supermercato kosher erano cittadini francesi di religione ebraica.[46]

La compagna di Coulibaly, Hayat Boumedienne, 26 anni, ricercata per essere interrogata come persona informata sui fatti, non era presente. Successivamente si è scoperto della partenza di lei il 2 gennaio per la Turchia, con destinazione finale la Siria.[47][48][49][50][51]

Seppur collegati, mentre gli attacchi alla redazione giornalistica sono stati rivendicati dalla frangia yemenita di Al Qaeda, Koulibaly ha giurato fedeltà allo Stato Islamico.[52]

Terroristi

Gli autori della strage nella sede di Charlie Hebdo sono i fratelli Saïd Kouachi, nato il 7 settembre 1980, e Chérif Kouachi, nato il 29 novembre 1982, jihadisti franco-algerini diGennevilliers.[53][54][55] Un terzo uomo, il diciottenne Hamyd Mourad, è stato inizialmente sospettato di aver aiutato i fratelli Kouachi a compiere la strage, ma si è poi consegnato alla polizia spontaneamente avendo un alibi. Quanto alla moglie di Coulibaly, la giovane Hayat Boumeddiene è stata indiziata di aver partecipato alle azioni, quantomeno nell’affiancare e aiutare il compagno, e la sua caccia è stata immediatamente iniziata, ostacolata però dalla intempestiva richiesta di mandato di cattura internazionale, prima che si rifugiasse, pare, in Siria, per poi tornare forse in Francia pochi giorni dopo la fuga.[31][56][57] Nel 2008, Chérif Kouachi era stato arrestato per terrorismo e condannato a tre anni di reclusione in quanto membro del gruppo terroristico di Abu Musab al-Zarqawi che reclutava e inviava estremisti combattenti in Iraq.[54][58]

L’attentato del giorno successivo è invece opera del trentaduenne Amedy Coulibaly, nato a Juvisy-sur-Orge e già condannato per furto di armi nel 2001. Nel 2010 era stato inoltre arrestato per aver aiutato il terrorista Smaïn Aït Ali Belkacem in un’evasione.[49]

Reazioni

La scritta Je suis Charlie (“Io sono Charlie”), usata per mostrare vicinanza al giornale.La scritta è stata utilizzata anche dai social network come Facebook ed Instagram come solidarietà alle vittime e molti utenti nei giorni successivi l’hanno messa come immagine del proprio profilo.

Il corteo dell’11 gennaio a Parigi

Il presidente François Hollande, una volta giunto sul luogo della strage, ha parlato di “attentato terroristico di eccezionale barbarie” e ha promesso di trovare i colpevoli. Hollande ha poi aggiunto: “Siamo in un momento molto difficile, sono stati sventati diversi attentati di recente e noi puniremo gli autori. Nessuno può pensare di agire in Francia contro i principi di libertà della nostra Repubblica”.[61] Il segretario generale dell’unione delle moschee di Francia, Mohammed Mraizika, ha detto: “Nulla, assolutamente nulla, può giustificare o scusare questo crimine”.[62]

Hanno condannato l’attentato ed espresso solidarietà e vicinanza alla Francia il Consiglio di sicurezza dell’ONU,[63] il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il presidente del consiglio dei ministri italiano Matteo Renzi, il primo ministro britannico David Cameron, il primo ministro olandese Mark Rutte,[64] il presidente russo Vladimir Putin, il primo ministro indiano Narendra Modi, il portavoce del presidente statunitense Barack Obama, Josh Earnest,[62] il governo spagnolo,[65] il governo turco[66] e altri, tra cui la Santa Sede e il premier israeliano Benjamin Netanyahu,[1] nonché la Lega Araba e l’Università Al-Azhar, massimo centro per gli studi sunniti.[67]

Il leader del partito sciita Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, ha condannato l’evento definendo gli attentatori takfir, ovvero apostati; secondo le sue parole essi hanno insultato l’Islam “anche più di quelli che hanno attaccato il messaggero di Dio attraverso libri che ritraevano il Profeta o facendo film ritraendo il Profeta o disegnando vignette sul Profeta”.[68]

La manifestazione dell’11 gennaio

L’11 gennaio 2015 si spiega per le strade di Parigi un corteo di oltre due milioni di persone (oltre tre milioni e mezzo in tutta la Francia) che esprimono solidarietà alle vittime degli attentati e ai loro familiari. Secondo le autorità francesi si è trattato della più grande manifestazione nella storia del Paese, almeno da quando si tengono queste registrazioni. Al corteo partecipano, ma isolati dal resto del corteo,[69] i premier delle nazioni europee e altri leader politici, come Benjamin Netanyahu e Abu Mazen.[70] Alla manifestazione non ha partecipato nessun rappresentante del governo marocchino in quanto, durante tale momento di commemorazione, alcuni manifestanti mostravano immagini ritenute irrispettose della morale islamica.[71] Gli Stati Uniti hanno partecipato con l’ambasciatrice a Parigi e la Russia col ministro degli Esteri.

 

L’altra faccia degli attentati:reazioni confusionarie e di facciata in Italia

da vice.com

Negli ultimi giorni, è girata molto una copertina di Charlie Hebdo diventata un simbolo della libertà di satira: mi riferisco a quella in cui Maometto si copre la faccia con le mani e dice: “C’est dur d’être aimé par des cons” (“È dura essere amato da dei coglioni.”) Visto il delirio collettivo a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni, col senno di poi la frase potrebbe benissimo riferirsi a quanti hanno preso parte alla gara di solidarietà di questi giorni senza aver compreso del tutto che cosa stessero facendo.

Ieri, circa quattro milioni di persone in tutta la Francia—e circa un milione solo a Parigi—sono scese in piazza per commemorare la strage di Charlie Hebdo, in una manifestazione definita “senza precedenti” dallo stesso Ministro dell’Interno francese. Si è trattato di una grande risposta popolare al terrorismo ma, per certi versi, anche di una manifestazione controversa, visto che tra i capi di stato e le autorità presenti c’erano anche i rappresentanti di paesi che non possono proprio considerarsi dei campioni della libertà di stampa.

In Italia le reazioni sono state molto variegate. Mentre giornalisti e altri si scoprivano improvvisamente amanti della satira, alcuni dei personaggi più discutibili del mondo politico italiano hanno cercato di salire sul carro di Je Suis Charlie con risultati orripilanti.

Così, Mario Borghezio è andato in giro per Milano ad attaccare manifesti con le vignette di Charlie Hebdo sui kebab, Daniela Santanché ha detto di voler pubblicare la rivista in Italia e l’assessore veneto all’Istruzione Elena Donazzan ha inviato una circolare ai dirigenti scolastici della regione chiedendo che “nelle aule venga affrontato il tema del terrorismo di matrice islamica” e invitando i genitori degli studenti musulmani a condannare gli attentati francesi “se vogliono distinguersi dai terroristi.”

Ma, al di là dei tentativi opportunisti dei politici di sfruttare la tragedia per i loro fini, in generale l’opinione pubblica italiana non sembra aver realizzato granché quanto successo mercoledì a Parigi. A causa forse dell’impatto della tragedia e della sua vicinanza temporale, il dibattito sull’argomento è stato fino ad ora piuttosto confusionario.

Il caso più emblematico è quanto successo nell’ultima puntata di Porta a porta, dove a un certo punto Bruno Vespa ha imbracciato un Ak-47—una copia, naturalmente, come si è premurato di precisare subito agli spettatori. Ignazio La Russa, tra gli invitati, ha intimato a Vespa di badare a quel che faceva, perché “non si punta mai un fucile, nemmeno se scarico.”

Altri esempi dello stato confusionale in cui è rimasta per giorni l’Italia si possono ritrovare nelle assurdità che si sono scritte sui fatti di Parigi e sui loro strascichi. Il punto più alto è stato raggiunto da Libero—una garanzia nel settore—che ha pubblicato un articolo intitolato “Dante aveva già capito tutto: ecco dove e come aveva messo Maometto.” L’articolo comincia così: “c’è una satira anti-Maometto più feroce di quella di Charlie Hebdo. Circola liberamente in Europa e non solo da secoli. A scriverla fu uno dei più grandi scrittori della storia dell’Occidente. E la si studia anche in tutte le scuole.” Immagino abbiate capito qual è la “satira” a cui si riferiscono.

Tutto questo, unito alla coda lunga degli avvenimenti di Parigi, ha favorito anche il proliferare delle solite teorie del complotto. Sul blog di Beppe Grillo, Aldo Giannulli ha spiegato che “i conti non tornano” e ha ipotizzato la presenza di altre “manine” dietro l’attentato; il deputato M5S Paolo Bernini, invece, ha parlato apertamente di “false flag.” Ma l’elenco delle teorie del complotto nate in seguito a presunte incoerenze nel video dell’esecuzione del poliziotto o nelle foto della scena del crimine è piuttosto lungo.

Di conseguenza, era naturale che nel nostro paese anche le dimostrazioni di solidarietà dovessero essere confusionarie. Nel fine settimana ce ne sono state molte, alcune delle quali piuttosto sconclusionate e provenienti da ambienti che hanno poco o nulla a che vedere con la satira o con la libertà d’informazione.

Durante il derby della capitale, la Lazio è scesa in campo con una maglia su cui campeggiava la scritta “Je suis Charlie.” A quanto pare, la scelta è stata motivata dal fatto che “la Lazio si è sempre dimostrata attenta alle vicende extra-calcistiche.” Durante la conferenza stampa pre-partita, inoltre, l’allenatore della Roma Rudi Garcia ha fatto in modo che ogni giornalista trovasse sulla propria sedia una matita, “come simbolo di libertà.” Anche la Pro Sesto, club che milita in serie D, ha giocato usando un pallone con scritto “Je suis Charlie” in segno di solidarietà.

Negli ultimi giorni sono poi circolate almeno due false copertine di Charlie Hebdo. Una, completamente e nera con la scritta “Urgent recherche: 6 dessinateurs” (“Cercarsi urgentemente: sei disegnatori”), pubblicata su Twitter da una trasmissione satirica francese è stata presa per vera da tutto il mondo.

In Italia invece ne è circolata un’altra—che raffigurava l’Italia come un ammasso di merda, accompagnata da un didascalico “Italie merde.” Nonostante si vedesse lontano un miglio che era palesemente falsa e fatta con Paint, in molti ci hanno creduto. L’autore ha detto di averla realizzata per trollare “tutti quelli che da qualche giorno si sono magicamente scoperti amanti di Charlie Hebdo e difensori della satira.”


Immagine via

Ma c’è stato anche chi, invece che trollarli, i nuovi amanti di Charlie Hebdo ha deciso di tentare di sfruttarli economicamente: ad oggi eBay è pieno di merchandising della rivista, tra magliette e tazze “Je suis Charlie,” vecchi numeri in vendita a prezzi stratosferici, borse, penne, accendini e portachiavi.

In meno di una settimana, tra interpretazioni e appropriazioni, la forza della campagna sembra essersi esaurita. Sono stati scritti moltissimi articoli sul perché siamo tutti Charlie, sul perché non lo siamo, sul perché alcuni di noi lo sono e altri no, sul perché siamo tutti Ahmed—il poliziotto brutalmente ucciso dai terroristi. Ogni possibile tentativo di cavalcare l’onda è già stato fatto. Alla fine, tra articoli sulla posizione di Maometto nell’inferno dantesco e finti Kalashnikov a Porta a porta, il passaggio dalla tragedia alla farsa è stato compiuto.

Informazioni su diego80 (1911 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
Contatto: WebsiteFacebook

Rispondi

UA-76292238-1
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: