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9 gennaio 1900-Nasce la S.S. Lazio

*riadattato da wikipedia

 

Una gloriosa squadra calcistica italiana compie gli anni oggi:la Lazio,che festeggerà il compleanno scendendo in campo nell’anticipo di Firenze del 19mo turno di serie A.Nata 27 anni prima della Roma,la squadra biancoceleste rispetto al cugini giallorossi ha un palmares internazionale più ricco:uno scudetto in meno (2,l’ultimo vinto 16 anni fa,contro 3),e qualche Coppa Italia in meno(6 contro 9)ma all’estero ecco una Coppa delle Coppe(l’ultima edizione,nel 1999)ed una Supercoppa Europea più una finale di Coppa Uefa nel 1998,persa contro l’Inter,contro la sola Coppa delle Fiere dei romanisti,i quali vantano però anche una finale di Coppa dei Campioni,persa nel 1983.Anche nel computo delle Supercoppe italiane la Lazio è i vantaggio:3 successi,contro i 2 dei cugini.

Fu fondata a Roma il 9 gennaio 1900 come Società Podistica Lazio da nove atleti romani guidati dal sottufficiale dei Bersaglieri Luigi Bigiarelli.

Il club ha cominciato a praticare il football sin dal 6 gennaio 1901,[3][4][5] si è affiliato alla FIF/FIGC almeno dal 1908,[6] ed ha presumibilmente istituito il proprio settore calcistico nel gennaio[7] del 1910.[8][9] È una delle tre società di calcio italiane (assieme a Roma e Juventus) ad essere quotata in Borsa come S.p.A.[10]

I tradizionali colori della Lazio sono il bianco e il celeste, scelti all’epoca della fondazione in onore della Grecia, patria delleOlimpiadi, mentre il simbolo della società è l’Aquila. Lo Stadio Olimpico di Roma, inaugurato nel 1953, è l’impianto dove la squadra disputa le gare casalinghe, così come la Roma, storica rivale dei biancocelesti. Le due formazioni romane si affrontano annualmente nel Derby della Capitale.[11]

La Lazio gioca nella massima serie del campionato italiano di calcio, divisione nella quale ha militato per la maggior parte della sua storia, disputando 73 campionati di Serie A a girone unico sugli 84 totali, arrivando anche a giocarsi in quattro occasioni la finalissima nazionale, prima che venisse costituito il torneo a girone unico. I biancocelesti si sono laureati 2 volte campioni d’Italia, vincendo inoltre 6 Coppe Italia, 3 Supercoppe italiane e, in ambito internazionale, hanno conquistato una Coppa delle Coppe ed una Supercoppa UEFA,[12] oltre ad una Coppa delle Alpi, raggiungendo anche la finale di Coppa UEFA nel 1998. Dopo Milan, Juventus, Inter e Parma, la Lazio è il 5° club italiano (25° in Europa) nella Classifica Generale delle coppe calcistiche UEFA vinte.

Nella classifica mondiale per club dell’International Federation of Football History & Statistics (IFFHS) di tutti i tempi (IFFHS All-Time Club World Ranking), aggiornata al febbraio 2013, la Lazio occupa il 14º posto.[13] Nel mese di aprile del 1998 la Lazio ha terminato in testa alla classifica mondiale di rendimento dei club stilata dall’IFFHS (IFFHS The World’s Club Team for the Month).[14]

L’attività sportiva della Polisportiva S.S. Lazio interessa complessivamente 49 discipline, più di ogni altra polisportiva al mondo.[15]

Le origini e i primi anni

La Società Sportiva Lazio nasce a Roma il 9 gennaio 1900 come Società Podistica Lazio; la fondazione avviene su una panchina di Piazza della Libertà,[1] nel rione Prati, ad opera di nove giovani atleti romani: Luigi Bigiarelli, Giacomo Bigiarelli, Odoacre Aloisi, Arturo Balestrieri, Alceste Grifoni, Giulio Lefevre, Galileo Massa, Alberto Mesones, Enrico Venier.

La targa affissa in Piazza della Libertà con i nomi dei fondatori dell’allora Società Podistica Lazio.

A loro ricordo nel 2000, in occasione del centenario del sodalizio biancoceleste, è stata affissa in Piazza della Libertà una targa con i loro nomi, voluta dall’allora presidente della Lazio Sergio Cragnotti.

Successivamente alla sua fondazione, la società capitolina vede pian piano aumentare le discipline praticate dai suoi atleti (nuoto, atletica leggera e calcio furono le prime sezioni istituite), divenendo così a tutti gli effetti una polisportiva.

Vengono scelti come colori sociali il bianco e il celeste, in omaggio alla Grecia, patria dei Giochi olimpici, al cui spirito i padri della Lazio si ispirano; la fondazione avviene infatti tra la I Olimpiade disputata ad Atene nel 1896, e la II, che si sarebbe tenuta a Parigi nell’estate del 1900. Di conseguenza come simbolo viene scelta l’Aquila che, secondo la simbologia antica, rappresenta la figura di Zeus, principale divinità del pantheon ellenico.

In principio, il club si sarebbe dovuto chiamare Società Podistica Romana.[2] Il nome Lazio è stato, di fatto, un’opzione di ripiego da parte dei fondatori per evitare problemi di omonimia con un’altra polisportiva, la Società Ginnastica Roma (fondata nel 1890). Un altro motivo per la scelta della ragione sociale fu la volontà esplicita del presidente Bigiarelli di andare “oltre” la città di Roma ed abbracciare l’intero territorio del Lazio, così da coinvolgere nelle attività della nuova società anche gli abitanti dell’intera regione storica laziale.

15 maggio 1902 – Campo di Piazza d’Armi,Roma
Bianco e Celeste con aquila.svg SP Lazio – Virtus CS Bianco e Nero.svg 3 – 0

Soccer.Field Transparant.png

Balestrieri
Grifoni
D’Amico
Grassi
Mariotti
Pellegrini
Ricci
Pollina
Ancherani
Masini
Golini

Arbitro: (sconosciuto)

Marcatori: Gol, Gol, Gol Ancherani

L’inizio dell’attività calcistica della Lazio avvenne nel pomeriggio del 6 gennaio 1901 (anche se la sezione dedicata venne ufficializzata solo nel gennaio 1910),[3][4][5] quando Bruto Seghettini, già socio e giocatore del Racing Club di Parigi nonché fondatore dell’Audace Club Podistico (ed in seguito del Club Sportivo Audace Roma), si presentò nella sede societaria in Via Valadier, 6.[6] Avendo appreso dai soci laziali che il football non era ancora praticato, decise di raccontare loro gli aneddoti delle origini, di insegnare le regole basilari di questo recente sport nato in Inghilterra, ma soprattutto mostrò lo strumento con cui si praticava: una palla di corda annodata che rimbalzava ogni qual volta toccava terra.

Gli sportivi biancocelesti furono subito entusiasti e cominciarono a far pratica sul campo di Piazza d’Armi, spesso causando anche problemi di ordine pubblico. La Lazio comunque proseguì negli allenamenti e Seghettini si vide ben presto superato in abilità, poiché gli aspiranti calciatori erano anche mezzofondisti, velocisti e marciatori.

Quell’undici era una squadra dal profilo internazionale, difatti facevano parte della formazione capitolina tre argentini di origine italiana: i fratelli Cerruti (Pietro, Ernesto e Felice); completavano la rosa: Balestrieri, D’Amico, Grassi, Grifoni, Bitetti, Mariotti, Pellegrini, Ancherani, De Mori, Golini, Masini, Pollina, Ricci.

La formazione laziale che il 15 maggio 1902vinse uno dei primi Derby di Roma battendo la Virtus per 3-0.

Il primo torneo calcistico disputato in assoluto dalla Lazio si svolse il 27 gennaio 1901, in occasione dei Ludi Sportivi al Secolo Nascente, e vide le “Aquile” contrapposte alle societàVeloce Club Podistico e Forza e Coraggio. Altri incontri avvennero contro i seminaristiscozzesi, che giocavano da tempo a Roma, dai quali i calciatori della Lazio impararono ad occupare e controllare le zone del campo e passarsi la palla piuttosto che eccedere in individualismi, pur tenendo conto del fatto che i più bravi potessero risolvere la partita (era il caso del centrattacco Sante Ancherani, vera punta di diamante di quella squadra). Intanto il calcio attirava sempre più nuove leve e praticanti e, a partire dal novembre 1901, il club biancoceleste organizzò un’Accademia del Football in collaborazione con la Forza e Coraggio, la Ginnastica Roma e lo Sporting Club.[7]

La prima importante partita della storia biancoceleste, seppur non ufficiale, fu, però, quella giocata tra Lazio e C.S. Virtus il 15 maggio 1902[8] in Piazza d’Armi, nelle vicinanze di Piazza Mazzini. Questo incontro, che alcune fonti affermano essere stato giocato il 15 maggio 1904,[7] è da molti considerato impropriamente come il primo Derby della Capitale. La Virtus era nata proprio nel 1902, a seguito di una scissione interna alla Lazio, ed i suoi fondatori erano gli “ammutinati” Mesones, Monarchi, Venarucci e Zanchi. La partita finì 3-0 per ibiancazzurri con una tripletta di Ancherani. Il giorno seguente la cronaca del match venne riportata sui giornali locali. Intanto il socio e calciatore svizzero Oscar Frey fece arrivare direttamente dalla Gran Bretagna i regolamenti ufficiali, indispensabili per una corretta pratica.

La squadra del 1908

Nel 1907 venne organizzato un campionato romano ufficioso che la Lazio vinse battendo in finale ancora una volta la Virtus.[3] Nel giugno dell’anno successivo la compagine biancoceleste sconfisse in un solo giorno Lucca FC, SPES Livorno e Virtus Juventusque, vincendo così il Campionato Interregionale Centro-sud. Almeno dal 1908 si affiliò alla FIF (pur costituendo ufficialmente il suo settore calcistico due anni più tardi),[4][5][9] Nel 1910 venne organizzato un campionato romano ufficiale di III Categoria[3][5] e la Lazio lo vinse agevolmente con questi risultati: Lazio-Fortitudo 11-0 e 4-1; Lazio-Roman 6-1 e 6-0; Lazio-Juventus Roma entrambe le gare si sono concluse col punteggio di 2-0 per le Aquile. La formazione biancoceleste vinse anche le edizioni del 1911 e 1912 dimostrando di essere chiaramente la squadra più forte e rappresentativa dell’Urbe.
Classifiche Campionato Romano ufficiale di III Categoria 1910, 1911 e 1912:

Edizione 1910

LAZIO12
Roman7
Juventus RM3
Fortitudo RM2
Edizione 1911

LAZIO8
Juventus RM4
Roman0
Edizione 1912

LAZIO18
Audace RM16
Juventus RM12
Roman5
Fortitudo RM5
Alba RM4

1912-13: il primo campionato di Massima Serie

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Podistica Lazio 1912-1913.

La finalissimanazionale del 1913descritta su La Stampa Sportiva.

Pino Fioranti (a sinistra) nel giorno della finale nazionale nel 1913.

Nella stagione 1912-13, dopo vari campionati di Terza Categoria, la Lazio partecipò per la prima volta al campionato diPrima Categoria. La FIGC, difatti, organizzò il primo vero campionato nazionale consentendo, per la prima volta, alle squadre del Centro-Sud di giocarsi il titolo di Campione d’Italia con le grandi squadre del Nord. La Lazio, naturalmente, venne inserita nel Girone laziale del Torneo del Sud Italia. Vinse senza difficoltà il girone eliminatorio e si qualificò alle finali del Torneo del Sud a cui partecipavano anche le vincenti del Girone toscano e del Girone campano. In semifinale affrontò la vincente del Girone toscano, la Virtus Juventusque di Livorno. Se ne sbarazzò battendola in entrambe le gare per 3-1 e 3-0 e si qualificò alla finale dove affrontò la vincente del Girone campano, il Naples.

La Lazio ipotecò la vittoria del Torneo del Sud e la qualificazione alla finalissima per lo Scudetto, vincendo per 2-1 in casa del Naples (reti di Coraggio e Consiglio). Bastò poi un pareggio a Roma per vincere il Torneo del Sud e a qualificarsi alla finalissima nazionale contro la fortissima Pro Vercelli; i Leoni Bianchi piemontesi erano però troppo forti per la Lazio che solo un anno prima militava in Terza Categoria, così nel match disputatosi a Genova il 1º giugno 1913 la compagine biancoceleste subì una pesante sconfitta per 6-0 dallo squadrone vercellese.

1913-14: secondo primato consecutivo e record di vittorie

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Podistica Lazio 1913-1914.

Nella stagione 1913-1914 la Lazio primeggiò nel Girone laziale vincendo tutte le partite e vinse anche le finali del Torneo del Sud battendo lo SPES Livorno in semifinale (1-0 e 3-0) e l’Internazionale NA in finale (1-0 e 8-0). In tal modo, oltre a conquistare il Torneo del Sud per la seconda volta consecutiva e a qualificarsi per la finalissima, vinse ben 14 partite consecutive, record battuto dall’Inter solo nel campionato 2006-07.
Di seguito lo straordinario cammino della Lazio 1913-14:

Girone Laziale
GiornataDataPartitaRisultato
19 novembre 1913Pro Roma – Lazio1 – 6
216 novembre 1913Fortitudo RM – Lazio0 – 7
323 novembre 1913Roman – Lazio2 – 3
47 dicembre 1913Audace RM – Lazio0 – 4
54 gennaio 1914Lazio – Pro Roma9 – 0
611 gennaio 1914Lazio – Fortitudo RM9 – 0
718 gennaio 1914Lazio – Roman3 – 1
825 gennaio 1914Juventus RM – Lazio1 – 6
9style=”border-top:1px solid #C4C4C4;”| 1º febbraio 1914Lazio – Audace RM3 – 0
108 febbraio 1914Lazio – Juventus RM2 – 0
Girone Laziale – Semifinale
GiornataDataPartitaRisultato
1116 aprile 1914Lazio – SPES Livorno1 – 0
1219 aprile 1914SPES Livorno – Lazio0 – 3
Girone Laziale – Finale
GiornataDataPartitaRisultato
133 maggio 1914Lazio – Internazionale NA1 – 0
1410 maggio 1914Internazionale NA – Lazio0 – 8
Finale nazionale
FinaleDataPartitaRisultato
Andata5 luglio 1914Casale – Lazio7 – 1
Ritorno12 luglio 1914Lazio – Casale0 – 2

1914-15: il torneo sospeso per cause belliche

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Podistica Lazio 1914-1915 e Società Podistica Lazio 1915-1919.

Nella stagione 1914-15 la Lazio giunse seconda nel Girone laziale dietro il Roman, qualificandosi alle finali del Torneo dell’Italia Centrale a cui partecipavano anche le prime due del Girone toscano, Pisa e Lucca. Ancora una volta la Lazio si dimostrò superiore alle altre formazioni ed a una giornata dal termine era prima nel Girone finale dell’Italia Centrale. Il campionato fu tuttavia sospeso a causa dell’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale, sicché il titolo venne assegnato al Genoa, in testa ad una sola giornata dal termine nel Girone finale dell’Italia Settentrionale; la FIGC assegnò la vittoria al Grifone non tenendo in considerazione il Torneo del Sud, poiché consapevoli della debolezza delle squadre meridionali che non erano all’epoca ancora in grado di battere le grandi compagini del Nord.

Furono molti i calciatori biancocelesti che partirono per il fronte, tra questi i fratelli Di Napoli (Mario e Leonardo), il centrocampista Faccani e gli attaccanti Coraggio, Consiglio e Corelli I; durante la Grande Guerra è stato acclarato che furono ben 30 i caduti del sodalizio biancoceleste fra atleti, soci e dirigenti, e 13 i feriti in combattimento.[10] Alcuni dei giocatori, al loro ritorno, decisero di abbandonare l’attività agonistica.

1919-20: la ripresa delle attività sportive

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Podistica Lazio 1919-1920.

Alla fine della “Grande guerra” il campionato riprese, ma la Lazio fu indebolita dal conflitto mondiale, durante il quale persero la vita alcuni suoi campioni e quelli che invece riuscirono a tornare dal fronte si ritirarono dalla carriera agonistica; di conseguenza la squadra capitolina perse la supremazia nel Girone laziale e in quello meridionale. Nell’annata 1919-20, pur avendo calciatori di talento, tra cui un giovane Fulvio Bernardini (che allora giocava in porta), non riuscì neanche a qualificarsi alle semifinali del Torneo del Centro-Sud.

Gli anni venti

1920-1925

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Podistica Lazio 1920-1921, Società Podistica Lazio 1921-1922, Società Podistica Lazio 1922-1923, Società Podistica Lazio 1923-1924 eSocietà Podistica Lazio 1924-1925.

Una formazione della Lazio del 1922.

Ezio Sclavi, una delle storiche “bandiere” del club biancoceleste.

Nell’annata 1920-21 le sorti laziali furono migliori, difatti la formazione romana stavolta riuscì ad arrivare tra le prime due nel Girone laziale e a qualificarsi alle semifinali interregionali. Si trovò di fronte però il fortissimo Livorno, che l’anno prima aveva perso la finalissima nazionale contro l’Inter solo per 3-2, e il Naples. Arrivò terza ed ultima in questo girone, venendo così eliminata.

Una curiosità: in seguito alla partita Naples-Lazio 4-2 il portiere laziale Bernardini, umiliato per le quattro reti subite, decise di cambiare ruolo e giocare in attacco. Saggia fu la sua decisione poiché negli anni successivi mise a segno molti gol diventando uno dei bomber più prolifici del campionato meridionale.

Nella stagione 1921-22 la Lazio prese parte al torneo CCI non riuscendo a qualificarsi però alle finali di Lega Sud, mentre nell’annata 1922-23 la formazione biancoceleste, la quale poteva avvalersi di giocatori di livello come i fratelli Fernando e Luigi Saraceni, Maranghi e Bernardini, riuscì a vincere il campionato di Lega Sud battendo in finale il Savoia di Torre Annunziata per 3-3 e 4-1 e a qualificarsi ancora una volta per la finalissima contro il Genoa; gli squadroni del Nord erano però ancora troppo forti per le compagini centro-meridionali e così i genoani si imposero nettamente in gara doppia per 4-1 e 2-0.

Nella stagione 1923-24 la Lazio si rinforzò ingaggiando altri calciatori di talento come il portiere Ezio Sclavi e l’attaccante Antonio Vojak. L’apporto di questi due elementi non bastò però alle Aquile per qualificarsi alla finale di Lega Sud. Nell’annata 1924-25 la società capitolina si rinforzò ulteriormente con gli arrivi dell’emergente allenatore magiaroDezső Kőszegy, che prese il posto del tecnico Guido Baccani, passato alla guida della Nazionale, e dei giocatori Pardini e Cattaneo. Ancora una volta però fu eliminata nelle semifinali di Lega Sud. Intanto Bernardini, con le sue numerose reti, si mise ben in mostra e il 22 marzo 1925 debuttò addirittura con la Nazionale italiana nell’amichevole contro la Francia, diventando il primo calciatore laziale e centro-meridionale a riuscire nell’impresa d’indossare la maglia azzurra.

1925-1930

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1925-1926, Società Sportiva Lazio 1926-1927, Società Sportiva Lazio 1927-1928, Società Sportiva Lazio 1928-1929 eSocietà Sportiva Lazio 1929-1930.

Al termine della stagione 1925-26, a causa di una riforma dei campionati voluta dalla FIGC (la cosiddetta Carta di Viareggio) ed alle partenze di Sclavi, Vojak e Cattaneo, arrivò così la retrocessione nella nuova Prima Divisione. La Lazio però, malgrado indebolita ulteriolmente dall’addio di “Fuffo” Bernardini (ceduto all’Inter), riuscì dopo una sola stagione a tornare nella massima serie grazie al primo posto ottenuto nel Girone D di Prima Divisione. Nell’annata 1927-28 i capitolini vennero retrocessi, ma furono poi ripescati per il contemporaneo allargamento del numero di squadre in campionato. Da registrare durante quella stagione la mancata fusione con altre società romane, che si unirono andando a creare quella che sarà la storica rivale cittadina: l’A.S. Roma. Il Generale Giorgio Vaccaro, socio del club laziale, fu l’artefice del rifiuto alla fusione e, con queste parole, volle sottolineare la differenza tra lo storico sodalizio biancoceleste e la neonata compagine giallorossa:

Giorgio Vaccaro, impedì la fusione con l’A.S. Roma.

La mancata fusione nell’AS Roma
Sulle ragioni della mancata fusione della Lazio con laFortitudo e con l’Alba, varie spiegazioni furono date dagli interessati.

Se da un lato Italo Foschi, all’epoca presidente della Fortitudo, constatava che «da parte dei dirigenti della Lazio si voleva più che una fusione dei due enti, un vero e proprio assorbimento della Fortitudo della quale non sarebbe rimasto che il nome aggiunto a quello della Lazio per la sola sezione Calcio»,[11] il Generale Giorgio Vaccaro asserì che tale questione «non fu neppure sollevata perché le trattative caddero sulla questione finanziaria per la quale i rappresentanti della Fortitudo avevano chiesto la precedenza».[12] La questione finanziaria verteva sulla richiesta, da parte dei dirigenti della Fortitudo che la Lazio si facesse carico dei debiti della stessa e dell’Alba, di cui tutelavano gli interessi nel corso della trattativa, debiti che ammontavano a lire 100.000 più «altre somme imprecisate aggiratesi sulle lire 300.000».[13]

Giorgio Vaccaro spiegò, sulle pagine de Il Tevere del 15 giugno, come le sue intenzioni fossero di «non creare un nuovo organismo che iniziasse con la sua attività con un passivo ingentissimo» facendo l’offerta di coprire solo 100.000 lire dei debiti. Un’offerta che la Fortitudo non prese in considerazione, lasciando la riunione in corso ritenendo inutile ogni ulteriore trattativa.[13]

In seguito Foschi contatta colui che sarà probabilmente l’uomo-chiave della fusione, il banchiere e dirigente del Roman Renato Sacerdoti, la cui società sarà destinata a far parte della fusione ma che fino a quel momento è rimasta fuori dalle trattative con la Lazio. Il dirigente, tramite il “Banco Sacerdoti”, finanzierà l’AS Roma per 500.000 lire, garantendo presso il “Banco Crostarosa” un ulteriore esposto di 50.000 lire.[14]

Nacque così, anche se involontariamente, quello che può essere considerato il campionato parallelo romano. La corsa cioè contro la Roma, l’altra squadra dellaCapitale, con la quale si sarebbero misurati fino ad oggi i trionfi e le sconfitte.

« La Lazio è altro. La Lazio non proviene da: la Lazio è.Prima è nata la Lazio: i tifosi sono venuti dopo. Per gli altri c’erano i tifosi e gli è stata data una squadra da tifare. »

Dopo la nascita della Roma (1927), le differenze esistenti tra i sostenitori delle varie formazioni romane si acuirono: la denominazione cittadina fu inevitabilmente un traino importante per la nuova compagine, la quale trovò sede quasi naturale – campo di gioco compreso – nel popolare quartiere di Testaccio, mentre la Lazio, nata e cresciuta nella zona settentrionale della città e che giocava allo Stadio della Rondinella (nei pressi dell’attuale Stadio Flaminio) conservava i suoi sostenitori soprattutto nei quartieri Prati e Trionfale. Tuttavia durante il ventennio fascista queste differenze erano decisamente sgradite al regime che, almeno all’apparenza, trattava ogni club allo stesso modo, purché contribuisse a portare lustro alla nazione, considerandolo rappresentativo della propria città. In realtà i campanilismi esistevano eccome, e portatori ne erano proprio quei gerarchi che, in teoria, avrebbero dovuto combatterli. Fortunatamente queste “guerre” più o meno sotterranee restituirono al gioco quella sua componente aleatoria e competitiva che, a dispetto di una rigida pianificazione centrale, contribuirono alla sua fortuna.[15]

Nell’annata 1928-29, dopo non poca fatica, la Lazio evitò per un soffio la retrocessione in Prima Divisione e venne ammessa nel nuovo massimo torneo calcistico a girone unico, istituito a partire dalla stagione 1929-30. L’esordio nel campionato diSerie A delle Aquile avviene in casa il 6 ottobre 1929, allo Stadio della Rondinella, contro il Bologna, campione italiano in carica. Gli inizi sono dei più beneauguranti, il risultato è infatti di 3-0 in favore della Lazio; il resto della stagione culminerà in un quindicesimo posto raggiunto all’ultima giornata di campionato.

Gli anni trenta

1930-1935

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1930-1931, Società Sportiva Lazio 1931-1932, Società Sportiva Lazio 1932-1933, Società Sportiva Lazio 1933-1934 e Società Sportiva Lazio 1934-1935.

Silvio Piola, il centrattacco più prolifico della storia laziale.

I primi del decennio sono gli anni della Brasilazio, una squadra imbottita di calciatori brasilianiche però non riesce ad ottenere il successo sperato. Le sue infatti sono prestazioni altalenanti, ed i risultati a fine anno sono: un ottavo posto nel campionato 1930-31 ed un tredicesimo nell’annata successiva. Nell’estate del 1932 l’austriaco Karl Stürmer sostituisce come allenatore il carioca Amílcar e nello stesso anno la Lazio batte la Roma per 2-1 nel Derby casalingo, ottenendo il primo successo contro i cugini giallorossi. A dimostrazione di come la stracittadina fosse già molto sentita, nonostante si giocasse solo da pochi anni, Il Littoriale descriveva così l’ingresso in campo:

« Sventolio di bandiere biancocelesti e giallorosse, un gigantesco telone con scritto «Forza Lazio» a caratteri cubitali. Si calcola che siano presenti venticinquemila spettatori per un incasso record di 218 mila lire, alle quali bisogna aggiungere le ventimila lire dei soci e degli abbonati. »

Nell’estate dello stesso anno è da ricordare una storica partita disputata dalla Lazio allo Stadio Prater di Vienna contro la formidabile formazione giovanile del Wacker. Il tecnico Stürmer mise in campo giovanissimi calciatori, di età compresa tra i 12 ed i 14 anni, da lui soprannominati “Pulcini“, i quali costrinsero al pareggio (1-1) i ben più esperti giocatori austriaci: per la Lazio segnò il centrocampista Capponi. I dirigenti del Wacker rimasero impressionati dalla prestazione delle giovani Aquile, e da quella sera il gruppo di quei piccoli eroi laziali prese il nome di “Pulcini di Vienna“.

Con l’insediamento di Eugenio Gualdi alla presidenza aumentano notevolmente le ambizioni di classifica, con la Lazio che, reduce da due annate vissute a metà classifica, torna ai vertici del calcio italiano. Nell’estate del 1934, la società dà il via ad una poderosa campagna di rafforzamento: addirittura si propone di acquistare dall’Ambrosiana-Interl’attaccante Giuseppe Meazza, autentica “bandiera” nazionale, orgoglio del regime e fresco trionfatore al Mondiale. L’acquisto sfuma per “ragioni delicatissime”, comunque la Lazio riesce a soffiare proprio alla società milanese l’ambitissimo centravanti Silvio Piola, proveniente dalla Pro Vercelli; questo avvenne indubitabilmente per l’intervento diretto del segretario amministrativo del Partito Nazionale Fascista, Giovanni Marinelli, il quale in una lotta senza esclusione di colpi prevalse sulla volontà stessa del calciatore di accasarsi a Milano e sulle pressioni del federale di Torino, che a sua volta si mosse per avere Piola in maglia granata.[16] Dalla Roma viene anche acquistato l’esperto centrocampista della Nazionale, il romano Attilio Ferraris IV.

1935-1940

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1935-1936, Società Sportiva Lazio 1936-1937, Società Sportiva Lazio 1937-1938, Società Sportiva Lazio 1938-1939 eSocietà Sportiva Lazio 1939-1940.

La formazione della Lazio 1936-37, finalista di Coppa dell’Europa Centrale.

Alfredo Monza, una delle colonne difensive negli anni trenta -quaranta.

Dopo il settimo posto ottenuto nella stagione 1935-36, nell’annata 1936-37 la Lazio raggiunge la seconda piazza alle spalle del Bologna, all’epoca una delle squadre più forti d’Europa, dopo aver terminato il girone d’andata in testa ed aver visto sfumare lo Scudetto a causa degli infortuni capitati a giocatori titolari e al conseguente inserimento di riserve non all’altezza.

In quel periodo la formazione romana fu trascinata da uno dei migliori attaccanti della storia del calcio:Silvio Piola. Il bomber lombardo a Roma gioca per nove lunghe stagioni e vanta tuttora il record di marcature in Serie A con la Lazio (143 su 274 sue reti in totale in A tra Pro Vercelli, Lazio, Juventus e Novara a cui dovrebbero aggiungersi i 27 gol segnati dal centrattacco azzurro con la maglia del Torino nell’annata 1943-44 ed i 16 con la casacca juventina del campionato 1945-46 a due gironi geografici, i cui risultati non furono mai conteggiati a fini statistici).

In quello stesso anno la squadra fa anche le prime esperienze europee ad alti livelli, partecipando alla Coppa dell’Europa Centrale (competizione antesignana della Coppa Mitropa), e cede solamente nella doppia finale alla fortissima compagine ungherese del Ferencváros.

Gli anni seguenti sono privi di particolari soddisfazioni, con i capitolini che si attestano a metà classifica, ed uno dei momenti di maggior gloria risulta essere il Derby del 15 gennaio 1939, in cui i biancocelesti si impongono al Campo Testaccio con un secco 2-0. La stagione seguente, invece, viene raggiunto un buon quarto posto dietro le tre grandi formazioni dell’epoca: l’Ambrosiana-Inter, il Bologna e la Juventus.

Gli anni quaranta

1940-1945

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1940-1941, Società Sportiva Lazio 1941-1942, Società Sportiva Lazio 1942-1943, Società Sportiva Lazio 1943-1944 eSocietà Sportiva Lazio 1944-1945.

È l’epoca del Grande Torino, e la Lazio si attesta in posizioni di metà classifica, alternando annate esaltanti, come quelle 1941-42 e 1949-50, in cui la formazione biancazzurra raggiunge due quarti posti, ed altre in cui riveste in campionato un ruolo di secondo piano. Nel 1943 il campionato viene sospeso per cause belliche. A livello locale viene organizzato il Campionato romano di guerra, che la Lazio vince nella stagione 1943-44, tornando così all’epoca pioneristica. La notizia che però sconvolse il mondo biancoceleste è che Silvio Piola, goleador di tutti i tempi della Lazio in Serie A e del calcio italiano in generale, dopo nove stagioni ininterrotte in maglia laziale, decide di trasferirsi in Piemonte immediatamente dopo l’8 settembre 1943.

1945-1950

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1945-1946, Società Sportiva Lazio 1946-1947, Società Sportiva Lazio 1947-1948, Società Sportiva Lazio 1948-1949 eSocietà Sportiva Lazio 1949-1950.

L’oriundo Enrique Flamini, El Flaco.

Lucidio Sentimenti IV, esperto portiere degli anni cinquanta.

Conclusasi la Seconda guerra mondiale, nel campionato 1945-46, diviso in due gironi, la Lazio non riesce a raggiungere la fase finale. Anche quella del 1948-49 è una stagione difficile, con stipendi al minimo e giocatori che scioperano, cosicché a metà stagione la Lazio si ritrova ultima nonostante l’illusione degli otto gol rifilati al Bologna.

Tocca al presidente Zenobi ricostruire e ricompattare un ambiente logoro, ed i risultati non tardano ad arrivare. La compagine capitolina chiude il campionato al tredicesimo posto, ma è da ricordare una partita casalinga in cui costringe al pari il leggendario undici granata del Grande Torino.

Nella stagione seguente (1949-1950) la Lazio guidata dal tecnico Sperone si classifica al quarto posto, mostrando una solida difesa, con le “colonne” Antonazzi e Remondini, protetta dai centrocampisti Alzani e Flamini. Inoltre furono grandi le prestazioni del portiere Sentimenti IV, che era stato scartato dalla Juventus perché giudicato ormai troppo avanti con gli anni.

Gli anni cinquanta

1950-1955

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1950-1951, Società Sportiva Lazio 1951-1952, Società Sportiva Lazio 1952-1953, Società Sportiva Lazio 1953-1954 eSocietà Sportiva Lazio 1954-1955.

Nel frattempo, complice una defezione internazionale della Juventus, la Lazio si riaffaccia nel panorama internazionale giocando la Coppa Latina del 1950 (antesignana della Coppa dei Campioni). I risultati non sono quelli sperati, ma il misurarsi con altre importanti realtà calcistiche contribuisce alla crescita sportiva del club romano, confermata dal quarto posto in campionato raggiunto ancora una volta nella stagione 1950-51), alle spalle delle grandi del Nord, ovvero Milan, Inter e Juventus.[17]

Nel 1953 termina l’era del presidente Zenobi, durante la quale la Lazio era riuscita a ridurre la differenza con le grandi del calcio italiano e vincere ben sette Derby su otto. Gli succede Costantino Tessarolo, che ottiene il 12º posto nella stagione 1954-1955.

1955-1960

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1955-1956, Società Sportiva Lazio 1956-1957, Società Sportiva Lazio 1957-1958, Società Sportiva Lazio 1958-1959 eSocietà Sportiva Lazio 1959-1960.

Arne Selmosson,Raggio di Luna.

Bob Lovati, capitano delle Aquile, alza al cielo la Coppa Italia 1958, primo trofeo ufficiale della storia biancoceleste.

Nella stagione 1955-56 viene effettuata un’onerosa campagna acquisti, che vede spiccare i nomi di Selmosson e Muccinelli. Il campionato, malgrado si svolgerà tra alti e bassi, si concluderà con un sorprendente terzo posto. L’estate successiva, con altre importanti acquisizioni, si cerca di consegnare al tecnico inglese Jesse Carver una squadra che possa vincere finalmente lo Scudetto ma, complice una partenza a rilento, al termine del campionato sarà ancora terzo posto nonostante le prestigiose vittorie entrambe per 3-0 su Milan e Fiorentina, le prime due classificate al termine del torneo. Il patron Tessarolo, dopo gli ingenti sforzi in sede di calciomercato, lascia la società con un grave deficit di bilancio.

La gestione successiva si occupa soprattutto di ripianare i debiti, ma arriva comunque la conquista del primo trofeo ufficiale, la Coppa Italia del 1958,[18] con l’ex attaccante biancoceleste “Fuffo” Bernardini in panchina; con questa vittoria, i biancocelesti furono anche la prima squadra italiana a poter sfoggiare sulle maglie la coccarda tricolore per il successo nel torneo. La gioia dura poco, in estate viene ceduto lo svedese Selmosson alla Roma, generando una vera e propria rivolta dei tifosi. Insieme a lui partono anche altri giocatori di esperienza, e la Lazio si affida così, oltre al suo “portierone” nonché capitano Roberto Lovati, anche a calciatori promettenti e di prospettiva che raggiungeranno alla fine un piazzamento di metà classifica.

Nell’annata 1959-60 la società romana, a causa delle perduranti difficoltà economiche, cede anche il cannoniere brasiliano Humberto Tozzi, uno dei pochi calciatori di livello rimasto alla corte laziale ed utile per far cassa. Fece ritorno in patria tra le file del Palmeiras, squadra in cui aveva già militato per due stagioni e dalla quale fu prelevato proprio dalla Lazio. Il campionato si conclude per le Aquile con il dodicesimo posto; una delle poche soddisfazioni per i colori biancocelesti arriva dalla Coppa dell’Amicizia, competizione internazionale fra squadre italiane e francesi. Il torneo fu conquistato dalla Federazione italiana, e la Lazio contribuì alla vittoria battendo il Sedan sia nella gara d’andata (3-1 allo Stadio Olimpico) che in quella di ritorno (4-2 in terra di Francia).

Gli anni sessanta

1960-1965

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1960-1961, Società Sportiva Lazio 1961-1962, Società Sportiva Lazio 1962-1963, Società Sportiva Lazio 1963-1964 eSocietà Sportiva Lazio 1964-1965.

Diego Zanetti, terzino della Lazio dal 1961 al1969.

Orlando Rozzoni, prolifico centravanti deglianni sessanta.

È sicuramente un decennio tra i più negativi della storia della Lazio: nella disastrosa annata 1960-61 arriva la prima retrocessione in Serie B, che condanna così la squadra al primo dei suoi 11 campionati nella serie cadetta (l’ultimo nel 1987-88). Proprio nel 1961 però, la compagine capitolina contribuisce alla vittoria della Coppa delle Alpi da parte della Federazione italiana, a scapito di quella svizzera, battendo in gara doppia la compagine transalpina del Grasshopper, superata nella gara d’andata con un rotondo 5-0 ed “amministrata” al ritorno, quando è stata costretta al pareggio (3-3) dalle Aquile. Nello stesso anno la Lazio arrivò anche in finale di Coppa Italia, nella quale però fu sconfitta ad opera della Fiorentina col punteggio di 2-0.

Il cammino della Lazio, seppur condotto con discreti risultati, presenta un continuo alternarsi di allenatori: dall’ex milanista Todeschini a Ricciardi per poi arrivare a Facchini. È proprio quest’ultimo a sfiorare l’immediato ritorno nellamassima serie, se non fosse per l’arbitro Rigato, che nella partita decisiva contro il Napoli non vide il pallone calciato dal capitano Seghedoni infilarsi in porta per poi uscire a causa di un buco nella rete.[19]

Nella stagione 1962-63 la squadra, dopo il prematuro esonero di Facchini, viene affidata all’argentino Juan Carlos Lorenzo, reduce dall’esperienza come CT dell’Albiceleste, il quale conduce la Lazio, anche grazie alle reti del suo bomber Orlando Rozzoni e alle prestazioni dei vari Bizzarri, Cei e Zanetti, al raggiungimento del secondo posto, terminando così il purgatorio della B. L’aritmetica promozione è stata conquistata nel match casalingo contro la Pro Patria davanti ad un Olimpico riempieto da oltre 60.000 spettatori.

Nel campionato di Serie A 1963-64 gli uomini di Lorenzo ottengono un buon ottavo posto con una squadra formata da molti giovani. L’anno seguente il tecnico argentino si trasferisce clamorosamente sulla sponda giallorossa del Tevere, e la Lazio ne sentirà la mancanza, visto che al termine di quella stagione si piazzerà al quattordicesimo posto in classifica.

1965-1970

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1965-1966, Società Sportiva Lazio 1966-1967, Società Sportiva Lazio 1967-1968, Società Sportiva Lazio 1968-1969 eSocietà Sportiva Lazio 1969-1970.

L’argentino Juan Carlos Morrone, El Gaucho.

Con Umberto Mannocci in panchina e in campo con i vari Carosi, Governato e Pagni, le Aquile raggiungono per due anni consecutivi la salvezza ma a fine stagione si riaffaccia la crisi finanziaria, così la società viene rilevata nel 1966 da un imprenditore italo-americano, Umberto Lenzini, un personaggio che da lì a poco cambierà la storia biancoceleste. Dopo un’annata di metà classifica arriva una nuova retrocessione in serie cadetta.

Nello Governato, detto Il Professore.

Nella stagione 1967-1968 la Lazio, partita per vincere il campionato, si ritrova a lottare nelle parti basse della classifica, subentra quindi Bob Lovati il quale, alla sua prima esperienza da allenatore, riesce a condurre la compagine capitolina verso la salvezza, anche se questo importante risultato non gli garantì la ricoferma, difatti la dirigenza laziale decise di chiamare in panchina il grande ex “Toto” Lorenzo, proveniente dalla Roma dove aveva decisamente fallito.

L’annata 1968-69 rappresenta per la squadra romana l’anno del riscatto infatti, anche grazie ad acquisti finalmente adeguati alla causa biancoceleste, la Lazio torna in Serie A con due giornate d’anticipo, terminando al primo posto il campionato cadetto, vinto anche grazie alle giocate e ai goal di Giuseppe Massa e dell’argentino Juan Carlos Morrone, soprannominato dai tifosi El Gaucho. Morrone si legherà fortemente ai biancocelesti, infatti diventerà allenatore delle giovanili e per breve tempo anche tecnico della prima squadra.

Gli anni settanta

1970-1975

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1970-1971, Società Sportiva Lazio 1971-1972, Società Sportiva Lazio 1972-1973, Società Sportiva Lazio 1973-1974 eSocietà Sportiva Lazio 1974-1975.

Nel campionato 1969-1970 la Lazio, contando sui gol del centravanti Giorgio Chinaglia e sulle chiusure del difensore Pino Wilson, arrivati in estate un po’ in sordina dall’Internapoli, raggiunge la salvezza.

Nel 1970-1971 la formazione capitolina retrocede nuovamente in Serie B; la Lazio comunque riesce a conquistare la Coppa delle Alpi del 1971 sotto la guida provvisoria diRoberto Lovati, il quale aveva preso il posto dell’esonerato Lorenzo.

L’ambiente ha però bisogno di una svolta, ed è così che il presidente Umberto Lenzini pensa a Tommaso Maestrelli, uno degli allenatori in ascesa in quel periodo. Una scelta azzeccatissima visto che la Lazio torna subito in Serie A. In estate, tra non poche polemiche, viene ceduto Giuseppe Massa all’Inter, mentre a Roma arrivano il portiere Felice Pulici, il difensore Luigi Martini, i centrocampisti Mario Frustalupi e Luciano Re Cecconi, e l’attaccante Renzo Garlaschelli.

Tommaso Maestrelli assiste ai festeggiamenti allo Stadio Olimpico per lo Scudetto vinto dalla “sua” Lazio il 12 maggio 1974.

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Pulici
Wilson
Oddi
Martini
Nanni
Frustalupi
Re Cecconi
Petrelli
Garlaschelli
D’Amico
Chinaglia
La formazione della Lazio che nella stagione 1973-74 si laurea per la prima volta Campione d’Italia.

Si viene a formare un gruppo di giocatori tra di loro eterogenei ma dotati di estro e personalità, guidati e tenuti insieme da Maestrelli, allenatore-psicologo e tuttofare, che dà alla squadra un gioco brillante molto simile al calcio totale reso famoso dagli olandesi di quella generazione ai mondiali di Germania del 1974.

Nel 1972-73, appena rientrata in Serie A, si ritrova a lottare fino all’ultima giornata per lo Scudetto. Prima dell’ultima partita del torneo “comanda” il Milan con 44 punti, seguono Lazio e Juventusappaiate ad un solo punto. La fine del primo tempo vede i rossoneri ed i bianconeri perdere rispettivamente a Verona e a Roma contro i giallorossi, mentre la Lazio pareggia a reti bianche aNapoli. Nel secondo tempo i torinesi ribaltano il risultato, il gol del Napoli “consegna” di fatto un contestatissimo Tricolore alla Juventus, con la Lazio che termina al terzo posto.

Il campionato riparte tra lo scetticismo dell’opinione pubblica che non crede ad una riproposizione ad alti livelli della Lazio. La tifoseria è ancora amareggiata per il finale dell’anno prima ma è consapevole della forza della squadra che esprime un gioco spettacolare. L’unica aggiunta ad un meccanismo già collaudato è il giovane fantasista Vincenzo D’Amico, proveniente dalle giovanili. La stagione è una vera e propria cavalcata, interrotta solo da qualche incertezza evidenziate in alcune gare. La vittoria per 3-1 nello scontro diretto contro la Juventus e la prova di forza nel Derby di ritorno, in cui la Lazio è capace di ribaltare il risultato contro una Roma che vuole arrestare a tutti i costi la marcia dei biancocelesti, portano saldamente la squadra in testa alla classifica. La Lazio perde alla terz’ultima partita con il Torino ma riesce comunque a laurearsi Campione d’Italia,[20] con una giornata d’anticipo, nell’incontro casalingo contro il Foggia(1-0 con gol di “Giorgione” Chinaglia) in uno Stadio Olimpico pieno in ogni ordine di posto.[21]

Nonostante lo Scudetto ed i relativi incassi, la società non gode di grande floridezza economica, difatti in estate è pressoché immobile sul mercato. Il campionato 1974-75 non è trionfale come quello precedente, inoltre si viene a sapere che Maestrelli è afflitto da una grave malattia e ciò non può che influire negativamente sull’andamento della squadra. La stagione si conclude con un quarto posto ed il vice-allenatore Lovati in panchina, ma la mente di tutti i laziali è rivolta sicuramente altrove.

1975-1980

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1975-1976, Società Sportiva Lazio 1976-1977, Società Sportiva Lazio 1977-1978, Società Sportiva Lazio 1978-1979 eSocietà Sportiva Lazio 1979-1980.

Luciano Re Cecconi, uno dei pilastri della “banda Maestrelli”.

Nell’estate del 1975 viene ceduto Frustalupi, punto di riferimento del centrocampo, mentre la panchina è affidata al giovane tecnico Corsini, con la “bandiera” Chinaglia che emigra negli States tra le file dei Cosmos di New York. La Lazio rimane invischiata nella lotta per non retrocedere, ed è necessario il ritorno di Maestrelli perché venga raggiunta la salvezza, ed il “Maestro” vi riesce quando all’ultima giornata di campionato i suoi ragazzi pareggiano in casa del Como per 2-2, rimontando il doppio svantaggio grazie alle reti di un giovane Bruno Giordano, che aveva ormai raccolto in tutto e per tutto la pesante eredità di Long John, e di Roberto Badiani.

Nel campionato 1976-77 Lenzini chiama il brasiliano Luís Vinício in panchina e strappa clamorosamente Ciccio Cordova alla Roma; è una Lazio che fa forza sul proprio vivaio, cosicché oltre al bomber Giordano e il nº 10 D’Amico si mettono in luce anche i promettenti Manfredonia ed Agostinelli. A fine stagione le Aquile arrivano quinte, ma due lutti sconvolgono l’ambiente: quelli di Maestrelli e Re Cecconi, il secondo ucciso da un colpo di pistola mentre faceva uno scherzo simulando una rapina.

Pino Wilson, capitano della Lazio, sotto la Curva Nord dello Stadio Olimpico dopo la sospensione del derby del 28 ottobre 1979.

Quella squadra che solo pochi anni prima aveva conquistato uno storico traguardo si viene a sgretolare, difatti Pulici viene ceduto al Monza e sostituito da Claudio Garella, fortemente voluto dal tecnico Vinicio. L’allenatore sudamericano con i suoi metodi rigidi non ha più il controllo dello spogliatoio, e così viene sostituito da Bob Lovati, che ancora una volta viene in soccorso della squadra capitolina, riuscendo a conquistare la salvezza. Viene confermato anche nella stagione seguente, quando la Lazio si classifica con un buon ottavo posto, ed il suo bomber Giordano diventa capocannoniere del campionato con 19 gol.

La stagione 1979-80 è forse la più drammatica di tutta la storia laziale: il 28 ottobre 1979, poco prima dell’inizio di un attesissimo Derby si consumò un episodio tragico che coinvolse un sostenitore biancoceleste: Vincenzo Paparelli. Mentre i tifosi erano in attesa dell’ingresso delle due squadre in campo, dalla Curva Sud dello Stadio Olimpico un tifoso romanista, dopo uno scambio di insulti tra le due tifoserie a suon di striscioni e croci piantate sul campo, spara un razzo che attraversa l’intero impianto e va a colpire fatalmente ad un occhio il supporter della Lazio nella curva opposta, uccidendolo all’istante. Autoriparatore, 33 anni, condotto inutilmente all’ospedale romano di Santo Spirito, Vincenzo Paparelli lascia la moglie e due figli. Nonostante la notizia fosse giunta anche negli spogliatoi, l’arbitro D’Elia decise di far giocare comunque la gara che, immersa in un’atmosfera surreale, terminò col punteggio di 1-1. Paparelli fu la seconda vittima italiana della violenza negli stadi. Il responsabile materiale dell’uccisione, un giovane diciassettenne di nome Giovanni Fiorillo, aveva acquistato con alcuni amici una partita di razzi nautici da segnalazione contrabbandati da un rivenditore di materiali agricoli. Il commerciante se la caverà con una lieve condanna, mentre Fiorillo verrà condannato a sette anni di reclusione per omicidio preterintenzionale e non colposo.

Gli anni ottanta

1980-1985

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1980-1981, Società Sportiva Lazio 1981-1982, Società Sportiva Lazio 1982-1983, Società Sportiva Lazio 1983-1984 eSocietà Sportiva Lazio 1984-1985.

Bruno Giordano, centravanti trasteverino della Lazio dal 1975 al1985.

Michael Laudrup, talentuoso attaccante danese nella prima metà degli anni ottanta.

Dopo il drammatico avvenimento della morte di Paparelli, un’altra disgrazia, seppur di carattere sportivo, si abbatte sulla Lazio. Sul finire dell’anno esplode lo “Scandalo calcioscommesse”, e la squadra biancoceleste viene retrocessa in Serie B insieme al Milan, inoltre alcuni suoi giocatori vengono squalificati per delibera della CAF.[22] Il girone di andata della stagione 1980-81, iniziata con un cambio di proprietà dopo un periodo di grave incertezza manageriale, tra i fratelli Lenzini e il vicepresidente Loreto Rutolo, con l’insediamento del patron Gian Chiarion Casoni, sembra promettere un rapido ritorno nella massima serie: la compagine capitolina, guidata dal tecnico Ilario Castagner, ed attrezzata adeguatamente in sede di mercato dal direttore sportivo Luciano Moggi, prende largamente il comando della classifica. Al girone di ritorno però i meccanismi sembrano rompersi (come anche il tendine di Achille del portiere Moscatelli) e comincia così un lento ed inesorabile declino fino al fatale rigore, fallito alla penultima giornata da Stefano Chiodi contro il L.R. Vicenza, che condanna la Lazio alla permanenza in serie cadetta. Il glorioso club romano faticherà non poco a riaversi: alla fine gli anni di serie cadetta saranno tre.

La Lazio torna in Serie A nel 1983 e Giorgio Chinaglia, tra gli artefici in campo dello storico Scudetto del 1973-74, ne assume la presidenza. La presidenza di Long John non sarà all’altezza delle aspettative suscitate nei tifosi. La Lazio di D’Amico, Giordano, Manfredonia e di un giovanissimo Michael Laudrup, in prestito dalla Juventus, ottiene una stentata salvezza nel campionato 1983-84. Segue un’estate di polemiche con Giordano e Manfredonia in bilico tra Juventus eRoma, e con i conti del bilancio in rosso fisso: prodromi di un campionato rovinoso.

Nell’annata 1984-85 la formazione laziale retrocede di nuovo in B; Giordano prende la strada di Napoli tra mille polemiche e lasciano la squadra anche Manfredonia e “Michelino” Laudrup, entrambe accasatisi alla Juventus. Oltre a questi tre pezzi pregiati, lascia la Lazio anche il talento brasiliano Batista.

1985-1990

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1985-1986, Società Sportiva Lazio 1986-1987, Società Sportiva Lazio 1987-1988, Società Sportiva Lazio 1988-1989 eSocietà Sportiva Lazio 1989-1990.

Una volta retrocessa nel campionato cadetto, la squadra viene affidata a Luigi Simoni che ottiene il dodicesimo posto finale nella stagione 1985-1986.

L’esultanza di Giuliano Fiorini dopo la rete dell’1-0 contro il L.R. Vicenza nell’ultima, decisiva gara del campionato 1986-87.

Paolo Di Canio esulta sotto la Curva Sud dopo aver segnato ai “cugini” della Roma la rete del definitivo 1-0 nel derby del 1989.

Nel 1986, alla vigilia della nuova stagione, la Lazio viene coinvolta nel cosiddetto “Secondo scandalo calcioscommesse”: la società viene penalizzata di 9 punti per il campionato 1986-87 e rischia seriamente di finire in Serie C per la prima volta nella sua gloriosa storia. Di nuovo il crocevia della stagione è la partita con il L.R. Vicenza allo Stadio Olimpico, dove più di 80.000 cuori biancocelesti sosterranno la squadra (record di presenze sugli spalti per una gara di Serie B).[23] La Lazio attacca per tutta la partita ed il portiere avversario risponde colpo su colpo, ma nei minuti finali, quando l’ombra della retrocessione si fa sempre più pungente, ad otto minuti dal termine della gara, Bomber Fiorini diventa il protagonista della giornata e forse di un’intera storia, raccogliendo un tiro sporco di Podavini e girando abilmente il pallone in fondo al sacco. Tredici anni più tardi, nel giorno del centenario laziale, sarà ricordato come colui “che segnò il gol grazie al quale siamo ancora in vita“. Questa importantissima rete consente alla formazione romana di raggiungere il terz’ultimo posto insieme a Taranto e Campobasso, contro i quali è costretta a spareggiare a Napoli nel giugno del 1987 per non retrocedere in C. Il primo incontro è giocato contro il Taranto, che riesce a battere la formazione di Fascetti per 1-0. Nella partita decisiva, quella da vincere e basta, la Lazio, grazie ad un gol segnato di testa da Fabio Poli, batte il Campobasso, riuscendo con una vera e propria impresa sportiva a mantenere la Serie B; i giocatori di quella squadra si guadagnarono il soprannome di Eroi del -9.

Dopo aver conquistato la sofferta salvezza la società viene rilevata, insieme al finanziere Renato Bocchi, dall’imprenditore ligure Gianmarco Calleri il quale, dopo la promozione in Serie A conquistata alla fine dell’annata 1987-88 con il raggiungimento del terzo posto, provvede ad effettuare un’efficace opera di risanamento economico nonché di rilancio tecnico, affiancando ai veterani laziali Gregucci, Orsi, Pin e Piscedda, oltre che ai giovani talenti Di Canio e Rizzolo, giocatori di caratura internazionale come Dezotti, Nelson Gutiérrez, Rubén Sosa e Troglio, mettendoli a disposizione di un valido tecnico emergente come Beppe Materazzi, anche se i risultati non sono propriamente quelli sperati, tant’è che la Lazio si attesta in posizioni di media classifica.

Gli anni novanta

L’inizio dell’era Cragnotti (1990-1994)

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1990-1991, Società Sportiva Lazio 1991-1992, Società Sportiva Lazio 1992-1993 e Società Sportiva Lazio 1993-1994.

Dino Zoff, è stato allenatore e presidente durante la gestione Cragnotti.

Dopo alcune stagioni trascorse a centro classifica, con il nono posto miglior piazzamento della gestione Calleri ottenuto alla fine dell’annata 1989-90, arriva quella che sarà la svolta più importante della storia laziale: il 20 febbraio del 1992, il finanziere romano Sergio Cragnotti, uscito dalla Enimont, una società del gruppo alimentare Ferruzzi-Gardini, con 100 miliardi di lire e all’epoca proprietario delle alimentari Cirio e Del Monte Food, al termine di un’estenuante trattativa con il patron Calleri, rileva il club biancoceleste. L’intera operazione costò al facoltoso imprenditore capitolino circa 25 miliardi di lire.

Cragnotti arriva alla Lazio nel 1992, gli fu suggerito di investire nel mondo del calcio, dato che all’epoca si occupava di risanare e vendere società produttive ma in difficoltà; decise di acquistare una Lazio reduce dalla Serie B, con lo scopo di riportarla in alto e rivenderla al miglior offerente. Presto però il patron romano, come racconta nel suo ultimo ed unico libro autobiografico, si ritrovò costretto a tenere la Lazio per lungo tempo e ad abbandonare l’idea di una sua pronta cessione, così con stile e spregiudicatezza costruirà una delle realtà calcistiche più forti a livello mondiale.

Paul Gascoigne, estroso centrocampista biancoceleste e dellaNazionale inglese.

La sua prima stagione alla Lazio, malgrado un quinto posto, non è certo scintillante sul piano del gioco, anche se arrivano sulla sponda biancoceleste del Tevere alcuni importanti giocatori del calibro di Fuser, Gascoigne, Signori (capocannoniere per 2 stagioni di fila,nel 1993 e 1994,lo sarà anche nel 1996)e Winter, i quali costituiranno la base della Lazio per gli anni successivi, e che si vanno ad integrare con altri calciatori di caratura internazionale, come i tedeschi Doll e “Kalle” Riedle, una delle punte di diamante della squadra. In panchina siede ormai già da due stagioni uno dei simboli del calcio italiano e mondiale: Dino Zoff. Alla fine dell’annata 1992-93 la formazione romana si classifica quinta, guadagnandosi l’agognato ingresso nelle coppe europee che le Aquile non raggiungevano ormai da quasi quindici anni.

L’anno successivo la rosa si arricchisce con altri innesti “pesanti”, quali il portiere Marchegiani, il difensore Negro, il centrocampista Di Matteo e gli attaccanti Bokšić e Casiraghi, ma è dalle giovanili che proviene un calciatore di fondamentale importanza: Alessandro Nesta, il vero uomo guida, immagine e “bandiera” della società capitolina fino alla sua triste e malinconica cessione avvenuta il 31 agosto 2002, nell’ultima giornata di calciomercato, quando il club era avviato verso il crack economico-finanziario.

L’arrivo di Zemanlandia (1994-1997)

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1994-1995, Società Sportiva Lazio 1995-1996 e Società Sportiva Lazio 1996-1997.

Zdeněk Zeman, tecnico boemo.

A partire dalla stagione 1994-95 la Lazio decide di puntare su un tecnico emergente, che proviene da stagioni esaltanti nel Foggia: è il turno delceco Zdeněk Zeman il quale, più tardi, affermerà che la Lazio è stata la squadra più forte che abbia mai allenato. Il suo arrivo scuote il gioco, si passa dalla tattica difensivista di Zoff (che intanto passa dietro la scrivania nel ruolo di presidente) al 4-3-3 sbilanciato del boemo. L’emergente ex tecnico dei rossoneri pugliesi alterna alcuni risultati nettamente posiviti, tra i quali un clamoroso 8-2 inflitto alla Fiorentina, un 7-1 al “suo” Foggia, un 5-1 al Napoli, 4-1 all’Inter ed un rotondo 3-0 in casa della Juventus, a prestazioni decisamente meno convincenti. Troppo spesso la Lazio butta via delle partite nelle quali forse un po’ più di elasticità tattica le sarebbe stata sufficiente per conquistare il bottino pieno.

Il primo anno di Zeman si concluderà con il secondo posto a 10 punti dalla Vecchia Signora, grazie ad una streppitosa serie di vittorie cosecutive finali.tale risultato sarà oggetto di discussione negli anni successivi: i più accaniti fan di Zeman sostengono che tale Tricolore andrebbe assegnato alla formazione biancoceleste, dato che molti calciatori juventini, durante quell’annata, avrebbero fatto uso di sostanze stupefacenti. Quello fu il miglior piazzamento di tutta la carriera del tecnico boemo. In Coppa UEFA la Lazio arriverà fino ai quarti di finale, mai raggiunti prima di allora, eliminata dai tedeschi del Borussia Dortmund per un gol subito negli ultimi minuti. La partita fu giocata di martedì ed alla Lazio, che la domenica sera precedente aveva giocato la partita di campionato a Napoli, non fu concesso di spostare l’incontro.

Giuseppe Signori, tre volte capocannoniere della Serie A con la maglia della Lazio.

Nella stagione a seguire (1995-96), gli uomini di Zeman continuano ad offrire uno spettacolo simile a quello della precedente annata, con altrettanti bizzarri risultati; in Europa si ferma ai sedicesimi di finale e in campionato conclude con il terzo posto, che gli permette di accedere ancora una volta in UEFA.

L’anno successivo segna la fine dell’avventura dell’allenatore boemo sulla panchina biancoceleste, costatagli dopo una sconfitta per 2-1 con il Bologna. Nei tre anni della gestione Zeman la Lazio aveva brillato ed incantato col suo gioco spumeggiante ma non aveva ottenuto comunque alcun trofeo; l’unica magra consolazione è la vittoria di Beppe Signori nella classifica dei capicannonieri del campionato 1995-96. Il traghettatore di quella squadra, dodicesima in classifica fino a quel momento, è una vecchia conoscenza dell’ambiente laziale, ossia l’esperto Dino Zoff, il quale conclude la stagione al quarto posto in classifica, grazie ad un gran girone di ritorno, ma con la cocente eliminazione ai sedicesimi di finale di Coppa UEFA per mano del Tenerife,con un incredibile 5-3 subito alle Canarie.

Si apre il ciclo di Eriksson (1997-1999)

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1997-1998 e Società Sportiva Lazio 1998-1999.

Sven-Göran Eriksson, vincitore di sette trofei con la Lazio, compreso il secondoScudetto biancoceleste.

Nel 1997-98 la Lazio decide che è giunta l’ora di puntare su un tecnico esperto sia a livello nazionale che internazionale, e la scelta ricade sullo “stratega” svedese Sven-Göran Eriksson, un allenatore, fino a quel momento, che viene descritto come un eterno perdente; per lui il ritorno a Roma, stavolta sponda biancoceleste, è però una vera benedizione. È infatti proprio nella Lazio che Eriksson conosce il suo periodo più felice, dal 1997 al 2001 non trascorre stagione senza vincere un trofeo, unico allenatore laziale a riuscirci.

Il suo arrivo spinge ancor di più il presidente Cragnotti ad investire nel proprio sogno, ossia condurre la Lazio verso il secondo Scudetto. Arrivano quattro acquisti di una caratura notevole: Matías Almeyda, Vladimir Jugović, Roberto Mancini ed Alen Bokšić, con quest’ultimo di ritorno dalla Juventus, i quali vanno ad aggiungersi ad una rosa già formata da importanti giocatori come Pavel Nedvěd, Pierluigi Casiraghi, Luca Marchegiani ed il giovane Alessandro Nesta. La Lazio, per bocca del suo patron, punta già quell’anno al titolo, ed infatti lotta per questo traguardo fino a sette giornate dal termine, quando viene sconfitta in casa dalla Juventus. Nelle giornate successive gli uomini di Eriksson, demoralizzati dopo la gara contro i rivali bianconeri, raccolgono un solo punto contro il Brescia, abbandonando definitivamente il sogno Scudetto. La Lazio però, oltre a raggiungere il record di quattro Derby vinti in una sola stagione, conquista la Coppa Italia e giunge ad un passo dal sollevare la Coppa UEFA, persa solamente in finale contro l’Inter di Ronaldo. Curiosamente, nello stesso giorno della finale di Parigi, la Lazio fa il suo ingresso sul mercato economico di Piazza Affari.

La Coppa Italia viene conquistata dalla prima squadra della Capitale ai danni del Milan dopo un’incredibile rimonta nella gara di ritorno, vinta per 3-1, in seguito ad una beffarda sconfitta con gol di Weah nel match d’andata, mentre nella finale UEFA contro i nerazzurri milanesi la Lazio esce sconfitta con un rotondo 3-0, abbandonando il sogno del presidente Cragnotti di portare il primo titolo europeo a Roma, anche se il sogno è rinviato solamente di un anno.

Pavel Nedvěd, sua la rete del definitivo 2-1 nella finale diCoppa delle Coppe 1998-99vinta contro il Real Mallorca.

La stagione successiva (1998-99), inaugurata subito con un trofeo, la Supercoppa Italiana conquistata in casa dei Campioni d’Italia in carica della Juventus sconfitti per 2-1,(gol decisivo di Nedved al 93′) avrà però un sapore a metà tra il dolce e l’amaro. Arrivano in sede di campagna acquisti calciatori importanti come Iván de la Peña, all’epoca considerato un potenziale fenomeno, Siniša Mihajlović, fedelissimo del tecnico Eriksson, i portoghesi Fernando Couto e Sérgio Conceição, il centrocampista Dejan Stanković, strappato in extremis ai “cugini” romanisti, e l’attaccante cileno Marcelo Salas, notato durante il campionato mondiale, appena terminato, di Francia ’98. Non pago, il presidente Cragnotti decide di comprare il giocatore italiano che meglio aveva fatto nei mondiali francesi: Christian Vieri. Al termine di una trattativa lampo e tenuta in gran segreto, il presidente laziale ufficializza l’acquisto del forte centravanti.

Coppa delle Coppe 1998/1999 – Finale
Birmingham, Villa Park, 19 maggio 1999

Maiorca Maiorca – Lazio 1-2

Marcatori: Soccerball shade.svg 7′ Vieri Soccerball shade.svg 11′ Dani Soccerball shade.svg 80′ Nedvěd

MAIORCA: Roa, Olaizola, Marcelino, Siviero, M. Soler, Lauren,Engonga, J. Stanković, Ibagaza, Dani, Biagini (72′ Paunović). Allenatore: Cuper.

LAZIO: Marchegiani, Pancaro, Nesta, Mihajlović, Favalli, D. Stanković(56′ S. Conceição), Almeyda, R. Mancini (90′ F. Couto), Nedvěd (83’Lombardo), Salas, Vieri. Allenatore: Eriksson.

Arbitro: Günter Benkö (Austria)
Ammoniti: Mihajlović (L), Siviero (M), Vieri (L), Marchegiani (L)
Spettatori: 33.021

Tutto sembra presupporre che la squadra romana sia finalmente attrezzata per la conquista del Tricolore, e la stagione va confermandolo, dato che la Lazio, dopo un primo periodo caratterizzato da numerosi infortuni e qualche passo falso, domina il campionato senza rivali dopo aver scalzato la Fiorentina dalla vetta della classifica, e in Europa convince passando man mano tutti i turni della Coppa delle Coppe 1998-99, ultima edizione della prestigiosa rassegna continentale. Non tutto però va come sperato: le Aquile vivono un finale di stagione infelice, con due sconfitte consecutive contro Roma e Juventus (entrambe per 3-1), con il Milan che si avvicina giornata dopo giornata. Alla penultima di campionato il vantaggio è ormai ridotto all’osso e, mentre i milanisti sconfiggono in casa l’Empoli per 4-0, la Lazio viene bloccata in trasferta dalla Fiorentina per 1-1, dopo aver rimontato lo svantaggio grazie al “solito” Vieri, facendosi superare così dal Diavolo. Nella giornata successiva gli uomini di Eriksson battono il Parma per 2-1 in un Olimpico pieno di speranza, risultato che però non basterà per la vittoria finale, visto il successo, seppur sofferto, del Milan a Perugia. Il secondo posto conquistato garantisce comunque ai romani l’accesso alla più importante ribalta calcistica europea: la Champions League.

Nonostante lo Scudetto sfuggito all’ultima giornata, la formazione di Eriksson raggiunge la finale di Coppa delle Coppe, disputata allo Stadio Villa Park di Birmingham, dove affronta il Real Mallorca dell’allenatore argentino Hector Cuper, un giovane tecnico che ha portato in finale una squadra da molti considerata una vera e propria sorpresa. Questa volta la Lazio non fallisce l’obiettivo: le prodezze di Bobo Vieri e della Furia ceca Pavel Nedvěd consentono alla compagine biancazzurra di portare a Roma l’ultima edizione del trofeo.

L’anno del Centenario e del secondo Scudetto (1999-2000)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 1999-2000.

Tra le tante annate della lunga storia laziale non vi è dubbio che quella che i tifosi biancocelesti ricorderanno come la più importante è proprio quella 1999-00: anno del Centenario, celebrato in grande stile il 9 gennaio 2000 allo Stadio Olimpico con una serata di gala, del secondo Scudetto, vinto all’ultimo respiro dopo un testa a testa con la Juventus a distanza di 24 anni dal primo storico Tricolore, e della terza Coppa Italia, conquistata nella doppia finale disputata contro l’Inter, nonché quello della vittoria del secondo titolo internazionale, la Supercoppa UEFA, alzata dal capitano Alessandro Nesta davanti agli “Invincibili” inglesi del Manchester United nell’affascinante scenario del Principato di Monaco, invaso da circa 10.000 sostenitori laziali in festa.

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Marchegiani
Mihajlović
Nesta
Favalli
Simeone
Nedvěd
Verón
Pancaro
S. Conceição
S. Inzaghi
Salas
La formazione della Lazio Campione d’Italia 1999-00 e vincitrice della Coppa Italia nello stesso anno.

Durante il calciomercato estivo, Christian Vieri lascia Roma con destinazione Inter, mentre vennero acquistati il difensore Néstor Sensini,Diego Simeone, il regista Juan Sebastián Verón, il centravanti Kennet Andersson e l’attaccante Simone Inzaghi.

In campionato, dopo un inizio convulso ma alla pari con la Juventus, quest’ultima prende il largo, ed i tanti punti di distacco accumulati dalla formazione torinese fanno pensare che per un altro anno il sogno Tricolore rimarrà tale. È il neoacquisto Simeone a scuotere l’ambiente, prima con le parole, pronunciando la sua famosa frase “chi non se la sente alzi la mano“, eppoi con la testa, con la quale indirizza in rete il pallone che regala alla Lazio un insperato quanto importante successo a Torino proprio contro i diretti rivali juventini. La squadra di Erikssoncrede nella rimonta, ed i risultati sembrano girare decisamente a suo favore: sul finire della stagione le Zebre inciampano in una serie di battute d’arresto contro formazioni nettamente inferiori, depauperando in breve tempo il largo divario e riaprendo i giochi per il titolo.

La formazione della Lazio contrapposta a quella degli “Invincibili” del Manchester United, sconfitti dalle Aquile nella finale di Supercoppa UEFA 1999.

Si arriva così al 14 maggio 2000, quando è in programma l’ultima giornata di un torneo ancora senza padrone. La compagine capitolina, che affronta una partita casalinga contro la Reggina, si presenta con un distacco di due punti dalla capolista, a sua volta impegnata in una trasferta sul campo di Perugia. I biancocelesti fanno il loro dovere e superano facilmente i calabresi, rimanendo in attesa di notizie dallo Stadio Renato Curi dove ricevono un’inaspettata sorpresa. Qui la Juventus, impegnata contro la formazione umbra del focoso presidente Luciano Gaucci, si ritrova nel bel mezzo di un violento temporale che, a metà partita, costringe l’arbitro Collina a sospendere l’incontro. Alla ripresa delle ostilità la Vecchia Signora trova alcune difficoltà sino all’inaspettato gol del difensore perugino Alessandro Calori: l’1-0 degli uomini di Mazzonesegnerà la fine delle speranze di vittoria della Juventus e porterà la Lazio ad un’incredibile, inattesa ed incessante festa: dopo 26 anni lo scudetto è ritornato nelle mani della compagine biancoceleste.

L’ultimo impegno della stagione vedrà una Lazio decisamente festante, con gran parte dei calciatori con i capelli tinti di biondo, pareggiare 0-0 a Milano con l’Inter del patron Massimo Moratti e dell’ex Bobo Vieri, conquistando la terza Coppa Italia della sua storia e centrando così il Double, ovvero l’accoppiata Scudetto e coppa nazionale nella stessa annata.

In Europa però la storia è un’altra: la stagione inizia nel migliore dei modi, con un gol del Matador Salas allo Stadio Louis II di Monaco che regala alla Lazio la Supercoppa UEFA ai danni dei campioni d’Europa del Manchester United. La Champions League vede i laziali trionfare nel proprio girone con 14 punti e nella fase successiva saranno ancora primi con 11. Il sorteggio dei quarti di finale sarà però beffardo per la Lazio: ancora Cúper, questa volta a guidare il Valencia, che vendica la sconfitta in Coppa delle Coppe battendo le Aquile nella gara d’andata con un roboante 5-2. La vittoria per 1-0 nel ritorno a Roma sarà solo una magra consolazione per i capitolini, che salutano così il sogno di alzare la coppa dalle grandi orecchie, il vero grande obiettivo che il presidente Cragnotti non ha visto raggiunto malgrado l’allestimento di una rosa altamente competitiva.

Il 9 gennaio del 2000 la Lazio, dopo aver battuto i rossoblù del Bologna, festeggerà il suo centesimo compleanno. La festa, organizzata e dal patron Sergio Cragnotti, vedrà partecipare tutte le sezioni della Polisportiva biancoceleste, oltre a numerose autorità e campioni del passato.

Il ventunesimo secolo

L’ultimo anno di Eriksson (2000-2001)

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 2000-2001.

Il calciomercato estivo per la stagione 2000-01 si apre con gli arrivi del portiere Angelo Peruzzi, acquistato dall’Inter, del centrocampista Roberto Baronio, reduce da un’ottima annata con la maglia della Reggina, e degli attaccanti Hernán Crespo, acquistato per una cifra record dal Parma, e Claudio López. Quest’ultimo proveniente dal Valencia, formazione che ha eliminato la compagine biancazzurra nei quarti di finale della Champions League 1999-00.

Hernán Crespo, il giocatore più costoso della storia del club laziale.

Con l’intento da un lato di far cassa e dall’altro di alimentare quel perverso meccanismo di aggiustamenti di bilancio che attraverso le plusvalenze permetteva al bilancio stesso di chiudersi in positivo ma, che al contempo, porterà negli anni seguenti la società verso la crisi economica, da Roma partono due importanti calciatori, tra i protagonisti della vittoria del secondo Scudetto, ovvero Matias Almeyda e Sérgio Conceição, entrambi destinati a vestire la casacca gialloblù del Parma. La trattativa viene conclusa in seguito al rifiuto di Marcelo Salas di trasferirsi in Emilia. Intanto all’Olimpico la Lazio inizia nel migliore dei modi la nuova stagione mettendo in bacheca un nuovo trofeo. Grazie al trionfo sull’Inter per 4-3, firmato dalle reti di Mihajlović, Stanković e alla doppietta del Pjoco López, le Aquile riportano a Roma, dopo due anni, la Supercoppa Italiana.

Nonostante il campionato sia iniziato, le trattative di mercato non si fermano, infatti a stagione in corso si registrano le acquisizioni di Dino Baggio,Lucas Castromán e Karel Poborský, mentre, sempre in corso d’opera, vengono ceduti altri componenti della rosa come Sensini, Lombardo, De la Peña e Ravanelli.

La Lazio concluse il suo campionato al terzo posto; fino all’ultima giornata le Aquile erano ancora matematicamente in corsa per il titolo, vinto alla fine dalla Roma con sei punti di vantaggio.

L’avventura della Lazio in Coppa Italia inizia dagli ottavi di finale contro la Sampdoria. Allo Stadio Ferraris, dopo essere passati in vantaggio nei primi minuti con Salas, i biancazzurri subiscono nel finale l’1-1 di Flachi. Nella gara di ritorno la Lazio mostra la propria supremazia estromettendo i dorianidi Gigi Cagni con un largo 5-2, frutto della rete di Sensini e delle doppiette di Lombardo e Penna bianca Ravanelli. Ai quarti di finale invece il cammino della Lazio si interrompe bruscamente per mano dell’Udinese che, allo Stadio Friuli, rifila un pesante 4-1 alla formazione romana, alquanto rimaneggiata, messa in campo dall’allenatore Eriksson.

Senza dubbio l’intera stagione è caratterizzata dalle vicende contrattuali del tecnico svedese che, a campionato in corso, si era già accordato con la Nazionale inglese. Eriksson si ritrova così ad essere contemporaneamente allenatore della Lazio e commissario tecnico dell’Inghilterra, ma la situazione non dura a lungo visti i risultati poco soddisfacenti. La dirigenza decide così di sostituirlo con Dino Zoff, suo predecessore, il quale riuscì a condurre la Lazio al terzo posto finale.

L’anno nero di Sergio Cragnotti (2001-2002)

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 2001-2002.

La stagione successiva segna l’ultimo anno di Sergio Cragnotti presidente, senza dubbio il suo peggiore alla Lazio: vengono infatti venduti calciatori di altissimo livello come Pavel Nedvěd, uno degli idoli della tifoseria e considerato ormai una delle ultime “bandiere” rimaste, Juan Sebastián Verón e Marcelo Salas. Ma è soprattutto la modalità della rocambolesca cessione della Furia ceca alla Juventus a stupire negativamente i sostenitori laziali. Il fuoriclasse ceco aveva infatti da poco firmato sotto gli occhi delle telecamere un rinnovo contrattuale che lo avrebbe dovuto legare a Roma “a vita”, ed ora quello stesso contratto veniva “stracciato” per dar spazio ad una partenza verso la Torino bianconera. La partenza di Nedvěd causa immediatamente dei tumulti nelle tifoseria in quanto, assieme a capitan Nesta, era diventato uno dei giocatori simbolo dei successi della società capitolina.

Jaap Stam, acquistato nell’agosto del 2001 dal Manchester United.

La “rivolta” inscenata dal popolo biancoceleste pone Cragnotti in notevole difficoltà, costringendolo ad intervenire sul mercato per mezzo del procuratore Vincenzo Morabito, al quale viene assegnato l’incaricato di portare nella Capitale Gaizka Mendieta. Questi gli fa presente che il Valencia chiede una cifra spropositata e che forse è meglio non proseguire la trattativa. Cragnotti dapprima sembra seguire il consiglio ma, poco dopo, conclude l’affare con la mediazione dell’agente FIFA Ernesto Bronzetti ed un ingente investimento economico di circa 47 milioni di euro. Il centrocampista spagnolo è considerato un grande acquisto, è infatti reduce dalle vittorie consecutive di due premi come miglior giocatore dellaChampions League. Oltre al catalano arrivano: da Udine la coppia Stefano Fiore – Giuliano Giannichedda; dal Perugia il regista Fabio Liverani, reduce da una straordinaria stagione; dal Brasile inoltre il terzino Cesar, una scommessa scelta da Massimo Cragnotti, figlio del presidente biancoceleste nonché direttore generale della Lazio. Non ancora appagato, sul finire delle contrattazioni estive, il patron acquisisce le prestazioni del roccioso difensore olandese Jaap Stam, che in coppia con Nesta formerà un duo difensivo tra i più solidi al mondo. Al di là delle cessioni sembrava che con il solito gioco di sostituzioni il presidente capitolino avesse messo in piedi una rosa altamente competitiva. In realtà la Lazio deve far fronte a numerosi ostacoli: la squalifica di Stam per doping, un grave infortunio accorso a Simeone, il non agevole inserimento di Fiore, considerato tatticamente l’erede di Pavel Nedvěd, ma soprattutto lo scarso rendimento di Mendieta, che non si rivela per nulla all’altezza delle aspettative.

L’inizio della stagione è disastroso, tanto che Dino Zoff viene esonerato e sostituito con Alberto Zaccheroni, il quale all’esordio perde 2-0 con il Milan, sua ex squadra. In ambito europeo le cose non vanno affatto meglio: la squadra esce praticamente subito dalla Champions e, soprattutto, si fa liquidare in campionato per 5-1 dai “cugini” romanisti.

In campionato la Lazio riesce comunque ad inserirsi nella lotta per lo Scudetto, anche se stavolta ricoprendo il ruolo di “arbitro”, il 5 maggio 2002 infatti, una Lazio a rischio esclusione dalle coppe europee e contro il tifo di una parte dei suoi stessi sostenitori, batte 4-2 l’Inter consegnando di fatto il titolo alla Juventus ed il secondo posto alla Roma. Questa è anche l’ultima gara dello storico capitano Alessandro Nesta con la maglia della Lazio.

La gestione Mancini (2002-2004)[

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 2002-2003 e Società Sportiva Lazio 2003-2004.

A Zaccheroni restano ancora 2 anni di contratto ma il presidente Cragnotti si accorge della netta impopolarità del tecnico romagnolo e decide di esonerarlo; il suo sostituto è Roberto Mancini, reduce da una non fortunata stagione alla Fiorentina ma idolatrato dai tifosi biancocelesti, memori delle sue gesta da calciatore laziale. Questa volta il mercato non lascia spazio a dubbi: la Lazio subisce un ridimensionamento rispetto agli anni passati. Cragnotti, l’ultimo giorno di mercato, cede Alessandro Nesta ed Hernán Crespo. Gli unici acquisti sono Bernardo Corradi, ricevuto dall’Inter nell’ambito dell’affare Crespo (ricevendo anche 13 milioni di euro), Enrico Chiesa, reduce da un anno a causa di un grave infortunio al ginocchio, Massimo Oddo, terzino proveniente dall’Hellas Verona, e a metà stagione Nikola Lazetić dal Como.

Roberto Mancini, è stato prima giocatore e poi allenatore biancoceleste.

La stagione 2002-03 non inizia nel migliore dei modi: pronti via e la Lazio perde nella gara d’esordio, in casa, con il ChievoVerona; i problemi della società romana sono tanti e soprattutto di natura finanziaria: la squadra non riceve stipendi da mesi, il presidente è impegnato altrove dato che è coinvolto nell'”uragano” della Cirio e l’ambiente è ancora scosso dall’addio di capitan Nesta. Tutto questo però non riuscirà a fermare la Lazio del Mancio, il quale sembra ignorare le difficoltà e vola nelle posizioni alte della classifica, tanto da suscitare nell’opinione pubblica un clamore notevole, infatti appare quasi impossibile che un club in così precarie condizioni economiche, al punto di non essere in grado di far fronte agli stipendi dei suoi calciatori, sia in grado di andare così bene in campionato. Il merito di quel “miracolo” verrà dato tutto a Roberto Mancini, innalzato dai tifosi come vero e proprio simbolo del nuovo corso intrapreso dalla Lazio. La stagione europea si rivelerà invece beffarda: dopo una gloriosa corsa verso il successo finale della Coppa UEFA 2002-03, la Lazio verrà bruscamente fermata 4-1 dal Porto di José Mourinho e dirà addio al sogno di portare a Roma quella coppa persa nel 1998 a Parigi. In campionato la Lazio centrerà un inatteso quarto posto, mentre in Coppa Italia verrà sconfitta dai dirimpettai giallorossi.

Tra i più importanti eventi della stagione c’è da segnalare l’addio, doloroso e difficile, del presidente Sergio Cragnotti nel gennaio del 2003.[24] Chiuderà la sua storia in biancoceleste come il più vincente patron di tutti i tempi nella Capitale, superando personaggi come Umberto Lenzini e Dino Viola.

Nell’annata successiva la Lazio si attesta per lungo tempo tra il quarto ed il sesto posto, e a metà stagione saluta Dejan Stanković che, per 2 milioni di euro e la comproprietà della giovane promessa macedone Goran Pandev, saluta i romani e si accasa all’Inter: scoppia la polemica, dato che il serbo aveva rifiutato ad agosto un contratto con la Juventus che aveva presentato anche una discreta offerta. Nonostante la cessione di Stanković la Lazio sembra tenere il quarto posto ma, a due giornate dal termine del campionato, perde clamorosamente contro un Brescia già salvo, e tale la sconfitta le costerà cara, rendendo del tutto inutile la vittoria contro il Modena all’ultima giornata. In Champions League esce pressoché subito: dopo aver eliminato il Benfica nel turno preliminare, la Lazio viene eliminata ai gironi. In Coppa Italia la squadra ottiene la vittoria dopo la semifinale contro il Milan (sconfitti nella gara di ritorno per 4-0) e dopo la doppia finale con la Juventus.

Tra le cose da ricordare c’è il record di abbonamenti: poco meno di 42.000 tessere. Le solite vicissitudini societarie accompagnano il club in questa stagione: il direttore generale Luca Baraldi si dimette, a suo dire, per motivi familiari, le lacrime il giorno del suo addio scuotono il popolo laziale che però non avrà un ricordo molto felice del d.g., il quale verrà condannato dalla magistratura a pagare 2 milioni di euro alla Lazio, sottratti in maniera indebita alla società romana.

L’estate di fuoco della Lazio (2004)

Sembrano passati i brutti tempi in cui la Lazio rischiava di non iscriversi al campionato, quando doveva sacrificare grandi campioni, solo pochi anni prima, per raggiungere il faticoso obiettivo di poter scendere in campo anche l’anno successivo. Questa volta le problematiche appaiono ancor più complicate: salutano la Capitale i pezzi pregiati Stam,Fiore, Corradi, Mihajlović, il capitano Favalli ed il tecnico Mancini con tutto il suo staff, inoltre mancano i soldi per i rinnovi contrattuali di Fernando Couto ed Angelo Peruzzi. Ciò che rimane alla Lazio è un pugno di mosche o poco più, quella squadra che aveva ottenuto la Coppa Italia e che aveva fatto tanto gioire i propri tifosi, ora è stata definitivamente smantellata a causa dei soliti problemi economici.

A quanto pare, però, questa emorragia non sarà sufficiente a dissetare le casse societarie, sempre più “al verde”: l’amministratore delegato Giuseppe Matteo Masoni, che intanto aveva sostituito il direttore generale Luca Baraldi, dichiara che se la Lazio non incasserà almeno 80 milioni di euro da un aumento di capitale sarà destinata a fallire. Scatta immediatamente l’allarme tra i sostenitori, ed è ancor più giustificato dal drammatico esito dell’operazione: sono pochissimi i soldi che la Lazio riesce a raccogliere in quanto è poca fiducia che circola intorno all’ambiente, che vede Mancini andarsene dopo una lunga querelle ed il valore della rosa crollato notevolmente. Da ricordare è il contributo economico versato dall’indimenticato capitano, nonché membro del consiglio d’amministrazione, Alessandro Nesta (all’incirca 1 milione di euro).

Il destino della Lazio sembra ormai segnato quando a pochi giorni dalla “dead line” si fanno avanti due investitori capitolini: Piero Tulli e Claudio Lotito, nonostante Capitalia, all’epoca controllante della Lazio, si auguri un investimento contemporaneo dei due imprenditori. Ciò non si verificherà, così da avere un continuo alternarsi di tentennamenti: sono numerose le volte che Lotito dichiara di non essere più interessato ad investire nella Lazio e che la trattativa è saltata, Tulli invece assume una posizione sempre più defilata che rende difficile l’idea di poterlo vedere realmente al controllo della società.

Inizia l’era Lotito (2004-2005)

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 2004-2005.

Claudio Lotito, presidente della Lazio dal 19 luglio 2004.

In un caldo pomeriggio di luglio, precisamente alle ore 15.09 del giorno 19, il presidente Ugo Longo annuncia che la Lazio ha trovato un nuovo proprietario: si tratta dell’imprenditore Claudio Lotito il quale, dopo una faticosa ed estenuante trattativa, porta nelle casse laziali 21 milioni dieuro: l’entusiasmo tra i tifosi biancocelesti è grande, e vengono organizzate feste del tutto spontanee per accogliere il neo-presidente e per festeggiare la sopravvivenza dell’ultracentenario club romano: ancora una volta la Lazio è salva.

La società, nonostante l’arrivo del nuovo patron e di nuova liquidità, rischia comunque di fallire a causa di un debito accumulato con l’erario di circa 110 milioni di euro. Per scongiurare questo rischio la dirigenza intraprende una trattativa con l’Agenzia delle Entrate che si conclude con l’ammissione della Lazio ai benefici del decreto legge 138 dell’agosto del 2002, convertito in legge 178/02.[25] In tal modo viene concessa una dilazione del debito in 23 anni e di conseguenza verranno tolti gli interessi di mora e le sanzioni. A proposito del provvedimento di cui ha usufruito la Lazio è da segnalare la forte contrarietà della Lega Nord, che paradossalmente è il partito che aveva proposto questa controversa legge.

Tommaso Rocchi, quinto bomber laziale di tutti i tempi.

Altri problemi, stavolta di ordine tecnico, sembrano attanagliare la società: all’arrivo del presidente Lotito l’organico conta solamente 13 giocatori e nessun allenatore. Il neo-patron cerca di porre rimedio alla situazione mettendo sotto contratto Couto e Peruzzi, entrambi in attesa solo di una proposta, chiamando alla guida della squadra l’ex tecnico della squadra Primavera Mimmo Caso (con un contratto di 50.000 euro a stagione) e provvedendo ad operare una campagna acquisti che sarà di pura emergenza. Arrivano alla corte laziale Paolo Di Canio dal Charlton, Goran Pandev dall’Inter e Tommaso Rocchi dall’Empoli, questi ultimi due in comproprietà, oltre ad una lunga lista di prestiti: Matías Lequi dall’Atlético Madrid, Oscar López dal Barcellona, Anthony Šerić e Sebastiano Siviglia dal Parma, i gemelli Antonio ed Emanuele Filippini dal Palermo e Leonardo Talamonti dal Rosario Central. Da segnalare anche l’acquisto di alcuni calciatori sudamericani sconosciuti al grande pubblico come il venezuelano Miguel Mea Vitali e gli argentini Esteban González e Braian Robert.

In questo clima di incertezza due tra i più rappresentativi calciatori laziali, ovvero Oddo e César, chiedono di lasciare Roma; su Oddo c’è il forte interesse del Milan, mentre per César arrivano offerte dall’Inter: Lotito dichiara i due calciatori incedibili. Incomincia così la difficile stagione della Lazio, inaugurata dalla finale di Supercoppa Italiana, persa 3-0 contro i Campioni d’Italia in carica del Milan; nella prima giornata di campionato arriva la vittoria per 1-0 allo Stadio Ferraris sulla Sampdoria con gol di Di Canio, al ritorno in biancoceleste dopo quattordici anni. Per le Aquiletutta l’annata sarà vissuta al limite tra la zona salvezza e quella di metà classifica.

Dopo una serie di partite abbastanza negative, tra cui un netto 3-0 rimediato dall’Udinese, il presidente Lotito, coadiuvato dal dirigente Walter Sabatini, figura già nota nell’ambiente laziale ed in attesa di scontare una precedente squalifica, e dal direttore sportivo Gabriele Martino, opta per l’esonero del tecnico Caso, ed incarica il più navigato Giuseppe Papadopulo di guidare la Lazio verso la salvezza. Per lui si tratterà di un ritorno visto che aveva già vissuto 3 stagioni (1969-1972) alla Lazio come calciatore. La sua avventura inizia con la stracittadina con la Roma, una formazione che la Lazio non batte da cinque anni, ossia dalla conquista dell’ultimo scudetto. La vigilia è condita da una serie di piccate risposte tra i due giocatori maggiormente rappresentativi: Totti e Di Canio. Totti promette di “spedire” la Lazio in B, Di Canio invece ironizza sulla presunta ignoranza del capitano romanista. Tra l’altro anche la Roma si ritroverà impegnata a lottare per non retrocedere fino al penultimo turno di campionato.

Il clima è infuocato, e quando le squadre scendono in campo l’atmosfera è pesante. La Lazio sembra essere altra cosa rispetto a quella vista contro l’Udinese, benché rimaneggiata e piena di assenze. Dopo qualche minuto, su preciso lancio di Liverani, Di Canio supera i suoi marcatori ed insacca per il vantaggio laziale: per i romanisti è un incubo, visto e considerato che l’avanti biancoceleste da giovane aveva già segnato alla Roma esultando quindici anni prima sotto la Curva Sud: la stessa scena si ripete anche quella notte. Il match si conclude con un secco 3-1 in favore della Lazio. Sarà una delle poche emozioni della stagione, infatti l’era Papadopulo si rivelerà l’esatta copia della gestione Caso: rispetto al suo predecessore il tecnico di Casale Marittimo otterrà solamente un punto in più, regalatogli da Fabio Bazzani grazie al gol del pareggio (3-3) ottenuto sul campo del Palermo. La squadra termina il campionato al decimo posto.

La Lazio di Delio Rossi (2005-2009)

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 2005-2006.

Delio Rossi, per quattro anni alla guida della Lazio.

Nonostante Papadopulo abbia centrato l’obiettivo salvezza, ed a sorpresa anche la qualificazione all’Intertoto, non riesce a strappare la riconferma sulla panchina biancoceleste per la stagione 2005-06: Lotito decide infatti per il suo allontanamento ed ingaggia un allenatore relativamente giovane ma già con una buona esperienza: il suo nome è Delio Rossi. Il patron capitolino inoltre conferma nei quadri dirigenziali Walter Sabatini (anche se il direttore sportivo ufficiale, causa la squalifica da scontare da parte dello stesso Sabatini, risulterà invece Carlo Osti, proveniente dall’Atalanta ed erede del dimissionario Martino). La “triade” Lotito-Sabatini-Rossi, anche grazie al buon lavoro di raccordo tra società e squadra effettuato da Osti, condurrà una formazione appena salvatasi su palcoscenici ben più prestigiosi.

Dal mercato arrivano il portiere Marco Ballotta (si tratta per lui di un ritorno in maglia biancoceleste), i difensori Manuel Belleri, Emílson Cribari e Guglielmo Stendardo, i centrocampisti Valon Behrami, Fabio Firmani e Gaby Mudingayi, e l’attaccante Igli Tare, inoltre viene riscattato Sivigliadal Parma e Rocchi dall’Empoli. Nella sessione invernale del calciomercato viene ceduto César all’Inter, mentre arrivano i centrocampistiMassimo Bonanni, in prestito dal Palermo, e soprattutto Stefano Mauri, acquistato dall’Udinese, il quale si rivelerà una pedina fondamentale per la squadra di mister Rossi. In campionato l’obiettivo salvezza viene presto accantonato e la Lazio centra un inatteso sesto posto, che vale la qualificazione europea.

In Europa il club romano è iscritto all’Intertoto, ma il cammino nella competizione non è molto felice, infatti dopo aver eliminato i finlandesi delTampere (3-0 all’Olimpico e 1-1 al Ratinan) l’eliminazione avviene in semifinale in seguito ad un pareggio casalingo (1-1) e ad una secca sconfitta per 3-0 allo Stadio Vélodrome di Marsiglia contro i padroni di casa dell’Olympique, i quali risolvono il match nel giro di dieci minuti, andando per tre volte in rete.

In Coppa Italia il cammino della Lazio, dopo aver eliminato in gara doppia il Cittadella, termina ai quarti di finale in seguito all’eliminazione per mano della squadra vincitrice poi della competizione, ovvero l’Inter la quale, dopo il pareggio (1-1) ottenuto a Roma nel match d’andata, si impone allo Stadio Meazza con un gol dell’ex Dejan Stanković.

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 2006-2007.

Goran Pandev, miglior realizzatore straniero di sempre con la maglia biancoceleste.

Nella settimana che accompagna l’ultima giornata del campionato 2005-06 la Lazio viene coinvolta nella “bufera” scatenata dal caso”Calciopoli”, uno scandalo calcistico riguardante il torneo 2004-05. Dal quartier generale di Formello arrivano notevoli rassicurazioni, la Lazio si tira fuori e sottolinea come sia paradossale che il presidente Lotito, che in quell’anno era appena entrato a far parte del mondo del calcio, già fosse parte integrante di corrotti meccanismi e che godesse di alcuni favori arbitrali.

Il processo calcistico per “Calciopoli” inizia, e fra i club accusati, oltre a Milan, Fiorentina e Juventus, è presente anche la società romana. In prima istanza la squadra viene condannata alla retrocessione in Serie B, e per i tifosi biancazzurri sembra ripresentarsi lo stesso incubo di vent’anni prima. Nulla sembra poter salvare la Lazio dalla B quando l’arbitro Daniele Tombolini chiarirà che, nell’unica partita che vedeva il club di Lotito coinvolto, egli, arbitro di quella gara, non era stato affatto invitato a favorire i biancocelesti ma gli era solo stata richiesta una particolare attenzione dato che la Lazio aveva subito alcuni torti nelle partite precedenti. Paradossalmente quel match, per il quale la Lazio avrebbe dovuto ricevere favori arbitrali secondo la teoria dell’accusa, procede in maniera totalmente diversa. La Lazio difatti fu vittima di un contestatissimo errore del direttore di gara, dato che non le venne assegnato un netto calcio di rigore per fallo suRocchi. Ascoltata la testimonianza di Tombolini, il giudice Piero Sandulli muta la condanna precedente: per la Lazio è Serie A ma con 11 punti di penalizzazione; anche la gioia di poter disputare la Coppa UEFA centrata la stagione precedente è definitivamente cancellata: la squadra riceve infatti una seconda penalizzazione di 30 punti, valida per l’annata precedente. Lotito nel frattempo lavora anche sul fronte calciomercato: Belleri, Cribari, Mauri e Pandev vengono confermati, viene acquistata l’altra metà del cartellino di Behrami e vengono comprati Cristian Ledesma dal Lecce e Stephen Makinwa, “pupilli” di mister Delio Rossi, dal Palermo. Sul lato delle cessioni, nel mese di gennaio, si registra il contestatissimo trasferimento al Milan del capitano Massimo Oddo, in cambio di una cifra intorno ai 7 milioni di euro più il cartellino del giovane talentoPasquale Foggia.

La formazione biancoceleste si compatta e prepara l’inizio di stagione in maniera molto professionale: distaccata dai problemi giudiziari e concentrata solo sulla stagione, che si preannuncia emblematica. In Coppa Italia il cammino della Lazio comincia dal primo turno e termina al terzo. Infatti, dopo aver eliminato il Rende (4-0) ed il Monza (3-4 dopo icalci di rigore), l’eliminazione arriva in casa del Messina (4-3 dopo i tempi suppl.), allenato dal grande ex Bruno Giordano.

L’inizio del campionato 2006-07 è sfavorevole alla Lazio, complici due sconfitte (entrambe col punteggio di 2-1) contro Milan e Palermo. Ma dopo qualche settimana, a seguito di una serie positiva di risultati e alla restituzione, grazie all’arbitrato del CONI, di 8 degli 11 punti di penalizzazione, la posizione in classifica migliora notevolmente. La compagine di Rossi si rende protagonista di una stagione estremamente positiva, malgrado un inizio complicato, difatti eguaglia il record di otto vittorie consecutive appartenente alla Lazio “stellare” di Eriksson ed ottiene una storica vittoria nel Derby d’andata del 10 dicembre 2006, regolando i giallorossi con un rotondo 3-0: mai in campionato le Aquile avevano sconfitto i rivali cittadini con uno scarto di tre reti. Dopo un girone di ritorno giocato ad alti livelli, la Lazio centra un clamoroso terzo posto che permette agli uomini del tecnico romagnolo di accedere alla qualificazione per l’ultimo turno preliminare della massima competizione europea: la Champions League.

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 2007-2008.

Il calciomercato estivo 2007, nonostante la qualificazione alla Champions League 2007-2008, è condotto seguendo ancora la filosofia del risanamento economico. Abbandonano la Lazio i due portieri titolari: Angelo Peruzzi e il suo secondo Matteo Sereni. Il rebus dell’estremo difensore resta irrisolto anche dopo l’annuncio dell’ingaggio del portiere argentino Juan Pablo Carrizo, poiché sorgono problemi con il passaporto del calciatore, il quale dichiara di avere un nonno italiano ma registrato per un errore di trascrizione all’anagrafe come svizzero. Non potendo prendere l’unico posto da extracomunitario, già occupato dal neo-acquisto Aleksandar Kolarov, il trasferimento salta. Al suo posto arrivaFernando Muslera, giovane portiere uruguaiano, il quale, dopo la negativa prova offerta nella débacle casalinga in campionato col Milan (1-5), viene messo da parte e sostituito dal quarantenne Marco Ballotta. Altri acquisti sono il fantasista Mourad Meghni, lo stesso Kolarov, Simone Del Nero, Lionel Scaloni, giunti a parametro zero, e i rincalzi Ivan Artipoli e Fabio Vignaroli, svincolato.

Un’azione di gioco di Lazio – Real Madrid.

3º turno di qualificazione Champions League 2007/2008
Roma, Stadio Olimpico, 14 agosto 2007

Lazio – Dinamo Bucarest Dinamo Bucarest 1-1

Marcatori: Soccerball shade.svg 22′ Dănciulescu Soccerball shade.svg 53′ Mutarelli

LAZIO: Ballotta, Scaloni, Stendardo (46′ De Silvestri), Cribari (22’Kolarov), Zauri, Behrami, Ledesma, Mutarelli, Mauri (64′ Del Nero),Rocchi, Pandev. Allenatore: D. Rossi

DINAMO BUCAREST: Lobonț, Blay, Radu, Năstase (32′ Goian),Pulhac, Cristea, Ropotan, Izvoranu, Zicu (8′ Oprița), Niculescu (75′ Chiacu), Dănciulescu. Allenatore: Rednic

Arbitro: Tom Øvrebø (Norvegia)
Ammoniti: Nastase (D), Cristea (D), Pandev (L), Blay (D), Izvoranu (D), Mutarelli (L), Kolarov (L), Goian (D)
Espulsi: Behrami (L), Mutarelli (L), Goian (D)
Spettatori: 40.000


Bucarest, Stadionul Dinamo, 28 agosto 2007

Dinamo Bucarest Dinamo Bucarest – Lazio 1-3

Marcatori: Soccerball shade.svg 26′ Bratu Soccerball shade.svg 46′ Rocchi Soccerball shade.svg 54′ Pandev Soccerball shade.svg 66′ Rocchi

DINAMO BUCAREST: Lobonț, Blay, Nastase, Radu, Pulhac, Cristea, Mărgăritescu (60′ Niculescu), Ropotan, Oprița (60′ Chiacu), Bratu,Dănciulescu (72′ C. Munteanu). Allenatore: Rednic

LAZIO: Ballotta, De Silvestri, Stendardo (35′ Scaloni), Cribari, Zauri,Mudingayi, Ledesma, C. Manfredini, Del Nero (86′ Belleri), Rocchi,Pandev (90′ Tare). Allenatore: D. Rossi

Arbitro: Manuel Mejuto Gonzales (Spagna)
Ammoniti: Mudingayi (L), Pulhac (D)
Spettatori: 70.000

L’avventura della Lazio nella più importante competizione europea inizia dal terzo turno preliminare. L’avversaria sorteggiata è la Dinamo Bucarest. La partita di andata alloStadio Olimpico finisce 1-1, mentre il ritorno, disputato aBucarest, viene vinto per 3-1 dai biancocelesti. Nella fase a gironi la squadra viene sorteggiata insieme ai Campioni diSpagna in carica del Real Madrid, i tedeschi del Werder Brema ed ai Campioni di Grecia in carica dell’Olympiakos Pireo nel gruppo C. Il cammino europeo si conclude malamente all’ultimo posto del girone, facendo sfumare anche l’obiettivo minimo della terza piazza, utile per l’ingresso in Coppa UEFA. Decisiva è stata la sconfitta rimediata all’Olimpico contro l’Olympiakos (2-1 il risultato finale).

Il campionato 2007-08 incomincia in maniera negativa. La squadra, che nella passata stagione aveva brillato piazzandosi al terzo posto, sembra sparita e bisogna attendere la quinta giornata per vedere la prima vittoria dei biancocelesti. Ad influire sulle prestazioni vi è una serie di infortuni a ripetizioni che colpiscono in particolareCribari, Diakité, Ledesma e Mauri. Da segnalare i due pesanti passivi incassati con i club meneghini (prima 1-5 a Roma contro il Milan ed in seguito il 3-0 contro l’Inter allo Stadio Meazza). Il bilancio della squadra è negativo, con più sconfitte che vittorie e la zona retrocessione poco distante.
L’11 novembre 2007, alla dodicesima giornata di campionato, un grave lutto colpisce il calcio italiano e la società laziale: Gabriele Sandri, tifoso appunto della Lazio, viene ucciso da un colpo di pistola alla gola nella stazione di servizio nei pressi dello svincolo autostradale di Arezzo. In un primo tempo si era parlato di rissa tra tifosi finita in tragedia, e l’ipotesi era stata avvalorata anche da numerose testimonianze che parlavano di una piccola rissa tra tifosi laziali e juventini (i primi stavano andando in direzione Milano, i secondi verso Parma); ma le indagini successive portano a supporre invece che, sebbene una breve colluttazione tra tifosi ci fosse effettivamente stata, il colpo di pistola sarebbe stato esploso da un poliziotto in servizio, che dall’altro lato della carreggiata avrebbe pensato ad una rapina. La notizia si diffonde immediatamente e, complice anche una cattiva gestione dell’accaduto da parte delle autorità competenti, cominciano a scatenarsi le violenze ultras in tutta Italia: rinviata immediatamente la gara Inter-Lazio per motivi di ordine pubblico; a Bergamo viene sfondato un vetro divisore a colpi di tombino, ed i giocatori in campo vengono minacciati di ritorsioni se il match non venisse sospeso, obbligando l’arbitro ad ordinare il “tutti a casa” dopo pochi minuti di gioco; a Taranto parte una fitta sassaiola in campo che costringe il direttore di gara a seguire l’esempio di Bergamo. In tutti gli altri campi viene osservato un minuto di silenzio, ma molti ultras protestano e chiedono le sospensione delle partite, che però vengono ugualmente giocate.

Il peggio, però, avverrà solo a fine giornata, quando la violenza degli ultras dilaga: nel pericolo di rappresaglie, viene rinviato il posticipo Roma-Cagliari, ma sarà tutto inutile. In serata, infatti, centinaia di accesi tifosi laziali e romanisti si uniscono in una feroce guerriglia urbana nei confronti delle forze dell’ordine, con attacchi alla stazione di Polizia di via Guido Reni, il commissariato in via Fuga (nei pressi di Porta del Popolo), gli uffici del CONI e tutta la zona intorno all’Olimpico viene messa a “ferro a fuoco”, con l’incendio di cassonetti, la devastazione di fioriere ed i continui scontri tra ultras e poliziotti. L’ultimo assalto è quello alla caserma dei Carabinieri di Ponte Milvio. Solo un massiccio intervento delle forze dell’ordine evita il peggio, e la situazione si normalizza a tarda notte. Per gli arrestati viene formulata l’accusa di terrorismo.

A gennaio la Lazio migliora leggermente la sua posizione, ma rimane comunque nelle zone pericolanti della classifica. L’unica soddisfazione arriva nel Derby di ritorno, quando un gol di Behrami allo scadere consente alla Lazio di vincere la partita per 3-2 sui dirimpettai romanisti.

In Coppa Italia la formazione di Delio Rossi esordisce dagli ottavi di finale affrontando il Napoli. Nella partita di andata i romani si impongono sui partenopei per 2-1 recuperando lo svantaggio iniziale. Nella gara di ritorno il risultato di 1-1 permette ai biancocelesti di superare il turno e di accedere ai quarti di finale, dove trovano la Fiorentina. Nella partita d’andata la Lazio vince in casa per 2-1, risultato ribadito poi allo Stadio Franchi, recuperando il gol di svantaggio. In semifinale la formazione capitolina verrà sconfitta dall’Inter nella gara di ritorno per 2-0, dopo che l’incontro di San Siro si era concluso a reti inviolate.

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 2008-2009.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano consegna la Coppa Italia a capitanRocchi.

Per la stagione 2008-2009 il presidente Lotito, in accordo con il mister Delio Rossi, ha applicato una politica di rinnovamento della squadra, mettendo in disparte alcuni giocatori, tra cui Baronio, Behrami, Berni, Inzaghi, Mutarelli, Stendardo ed il capitanoLuciano Zauri, non più rientranti nei piani della società e del tecnico riminese. Il nuovo capitano della Lazio, nominato dai giocatori, sarà il bomber Tommaso Rocchi, che ha già indossato la fascia in altre occasioni. Delio Rossi ha inoltre convocato per il ritiro estivo di Auronzo di Cadore valenti giocatori della Primavera, come Mendicino e Perpetuini. Una novità è l’inserimento dell’ex calciatore Igli Tare nei quadri dirigenziali come coordinatore dell’area tecnica, andando a ricoprire de factoil ruolo dell’ex direttore sportivo Sabatini, trasferitosi al Palermo. Durante il calciomercato estivo vengono acquistati: Mauro Zárate, il quale si rivelerà come sorpresa assoluta del campionato italiano, Matuzalém, Cristian Brocchi, Stephan Lichtsteinered il giovane Libor Kozak; rientrano dal prestito Foggia e Makinwa, dopo aver vissuto un anno rispettivamente al Cagliari e allaReggina.

L’annata, caratterizzata dalla conquista della vetta per alcune giornate, si conclude con il decimo posto finale, impreziosito però dalla conquista della quinta Coppa Italia del club biancoceleste, battendo in finale dopo una serie interminabile di rigori laSampdoria. La partita si è conclusa con il risultato di 1-1 dopo i tempi supplementari, con i gol dell’asso argentino MauritoZárate e del bomber blucerchiato Pazzini; nella serie dei calci di rigore la marcatura decisiva l’ha messa a segno l’esperto centrocampista francese Ousmane Dabo, ultimo “superstite” insieme a Simone Inzaghi del trionfo di coppa nel 2004. Altro protagonista è stato il portiere Fernando Muslera, autore di due parate sui tiri dal dischetto calciati da Cassano e Campagnaro che lo hanno consacrato da “oggetto misterioso” ad “eroe di coppa”.

La Lazio di Ballardini: dalla Supercoppa italiana all’esonero (2009-2010)

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 2009-2010.

La vittoria della coppa nazionale è stata l’ultima del ciclo di Delio Rossi, che alla fine della stagione non è stato riconfermato dal presidente Lotito, il quale lo sostituisce con l’ex tecnico del Palermo, il ravennate Davide Ballardini, allenatore in ascesa di scuola sacchiana.

Il mercato della Lazio nella stagione 2009-10, a causa di problematiche contrattuali con alcuni giocatori, quali Pandev, Ledesma e De Silvestri, ha subito nelle fasi iniziali un forte rallentamento. Malgrado tali vicissitudini la dirigenza laziale, oltre ai doverosi riscatti del brasiliano Matuzalém e soprattutto del beniamino Mauro Zárate, regala ai propri sostenitori gli acquisti dell’ala portoghese Eliseu, protagonista nella Liga con il Malaga, del portiere argentino Albano Bizzarri, svincolatosi dal Catania, e dell’esperto centravanti ex-Inter Julio Ricardo Cruz, anch’egli svincolato di lusso.

L’8 agosto 2009 la Lazio di Ballardini, battendo i Campioni d’Italia in carica dell’Inter nell’avveniristico “Stadio Bird’s Nest” di Pechino con il punteggio di 2-1, si aggiudica, dopo una gara sofferta, la Supercoppa Italiana per la terza volta nella sua storia. I gol che hanno portato in bacheca il secondo trofeo della gestione Lotito sono state firmate da Matuzalem e da capitan Rocchi.[26]

La Supercoppa italiana 2009 vinta nella finale di Pechino.

Il 20 agosto 2009 la Lazio fa il suo esordio nella nuova Europa League facendo sua la partita d’andata dei play-off contro la formazionesvedese dell’Elfsborg con un secco 3-0, grazie alle reti di Kolarov e Zárate nel primo tempo, e di Mauri nella ripresa. Nel match di ritorno è la compagine scandinava a vincere per 1-0, ma sono i ragazzi di mister Ballardini ad accedere alla fase a gironi della competizione. Nella fase a gironi, la Lazio viene sorteggiata nel gruppo G insieme agli spagnoli del Villarreal, ai bulgari del Levski Sofia ed agli austriaci delSalisburgo.

L’avventura della Lazio nella fase a gironi di Europa League non inizia nel migliore dei modi, infatti i romani vengono sconfitti all’Olimpiconella gara d’esordio per 2-1 dal Salisburgo, nonostante l’iniziale vantaggio siglato da Foggia. Le Aquile si rifanno però nella seconda giornata, quando espugnano il campo del Levski Sofia con un rotondo 4-0, grazie alle reti di Matuzalem, Zárate, Meghni e Rocchi. Il 22 ottobre 2009 la Lazio bissa il successo, davanti al proprio pubblico, battendo i temibili spagnoli del Villarreal di Giuseppe Rossi per 2-1, grazie al gol messo a segno nei minuti di recupero dal subentrato Rocchi. La Lazio conclude così il girone d’andata con 6 punti, alle spalle della “sorpresa” Salisburgo, ma davanti al Villarreal ed ai bulgari del Levski Sofia. Il girone di ritorno si apre nel peggiore dei modi per la squadra romana, che subisce allo Stadio El Madrigal un pesante passivo di 4-1, facendosi raggiungere in classifica proprio dagli iberici. Va meglio solo nel risultato ma non nella sostanza la trasferta di Salisburgo, dove i biancocelesti sono sconfitti per 2-1, e per effetto della contemporanea vittoria del Villarreal in casa del Levski Sofia e per una differenza reti a favore del Sottomarino giallo, la Lazio abbandona con un turno d’anticipo i sogni di qualificazione al turno successivo, piazzandosi matematicamente al terzo posto nel gruppo G di Europa League. Nella gara conclusiva della fase a gironi, la squadra chiude definitivamente con una sconfitta la sua avventura europea, perdendo in casa per 1-0 dal Levski Sofia con una formazione composta da seconde linee e giovani provenienti dalla formazione Primavera.

Nel campionato 2009-10 gli undici di Ballardini iniziano con il piede giusto, vincendo la gara d’esordio 1-0 contro l’Atalanta grazie ancora a capitan Rocchi[27] e ripetendosi la settimana seguente contro il Chievo, sconfitto dalla doppietta del Jardinero Cruz che firma il 2-1 finale.[28] La Lazio, però, da questo momento in poi sembra bloccarsi, difatti nelle successive 13 partite di campionato raccoglie solo 7 pareggi, con Catania, Palermo, Fiorentina, Sampdoria, Siena, Napoli e Bologna, e 6 sconfitte, contro Juventus, Parma,Cagliari, Milan, Bari e nel Derby con la Roma, realizzando solamente 6 reti (14 sono invece quelle incassate). Il 13 dicembre 2009 però, dopo oltre 3 mesi, la Lazio riesce finalmente a riassaporare il gusto della vittoria, superando per 1-0 all’Olimpico il Genoa, grazie al tiro mancino di Kolarov, il quale realizza così la rete numero 3000 della Lazio dall’istituzione del Campionato italiano di calcio (1929). Tuttavia nel turno successivo, l’ultimo del 2009, per i biancocelesti ritorna la sconfitta, ad opera dell’Inter per 1-0. Nella partita seguente però, la prima del 2010, la formazione capitolina supera il Livorno con un convincente 4-1, maturato grazie alla doppietta del neo-acquisto Sergio Floccari e alle marcature di Rocchi e Kolarov su calcio di rigore; a partire da questa gara e fino alla fine del campionato, la Lazio sfoggia la divisa celebrativa in occasione del centodecennale. Alla vittoria contro gli amaranto segue il prezioso pareggio conquistato contro l’Udinese, grazie ad una rete messa a segno ancora dal centravanti calabrese Floccari. Dopo una seppur breve striscia positiva, la squadra inaugura il girone di ritorno con una pesante battuta d’arresto inflitta dall’Atalanta, vittoriosa in casa per 3-0. La squadra di Ballardini riesce a reagire solo in parte, ottenendo nel match seguente un pareggio casalingo contro il Chievo col punteggio di 1-1. La domenica successiva ottiene, invece, un prestigioso pareggio, in trasferta, contro la Juventus per 1-1, grazie alla rete di Mauri. Dopo la gara di Torino la Lazio non si riconferma, anzi, precipita in zona retrocessione perdendo, in casa, contro il Catania col risultato di 1-0. A seguito di questa pesante sconfitta, l’allenatore Davide Ballardini viene esonerato dai vertici societari il 10 febbraio 2010; al suo posto arriva l’ex tecnico del Napoli, il veterano Edoardo Reja.[29]

Il 14 gennaio 2010 la Lazio inizia la sua avventura in Coppa Italia, trofeo da difendere in quanto detentrice, partendo dagli ottavi di finale, dove incontra il Palermo del grande ex Delio Rossi, al primo ritorno all’Olimpico da avversario. La partita si conclude con la vittoria delle Aquile per 2-0, grazie alle reti di Kolarov e Floccari[30], che consentono alla Lazio di accedere ai quarti di finale, dove il 21 gennaio viene superata per 3-2 dalla Fiorentina, venendo così eliminata dalla coppa nazionale che vedeva detentrice proprio la squadra romana.[31]

Il nuovo decennio

La Lazio di Edoardo Reja (2010-2012)

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 2009-2010.

Edoardo Reja, sulla panchina laziale in due differenti periodi.

Nei giorni successivi alla sconfitta interna subita nello scontro-salvezza ad opera del Catania, scatenante la rabbia dei tifosi, protagonisti di una durissima contestazione nel Centro sportivo di Formello[32], il presidente Lotito decide di allontanare il tecnico ravennate Ballardini, reo di non aver ottenuto i risultati sperati e di aver condotto la squadra biancoceleste in piena zona retrocessione, ed opta per la chiamata di un allenatore navigato e dalla grande esperienza, che risponde al nome diEdoardo Reja, proveniente dall’Hajduk Spalato[29]; con il club croato Reja, dopo una difficile trattativa, risolve il contratto e subito dopo, più precisamente il 10 febbraio 2010, sigla con la società capitolina un accordo per un anno e mezzo, che vede come primo punto un solo obiettivo: la salvezza.

Gli uomini guidati dal tecnico carnico chiudono il campionato al dodicesimo posto, battendo davanti al proprio pubblico i bianconeri dell’Udinese col punteggio di 3-1 nell’ultimo match stagionale.

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 2010-2011.

Hernanes, Il Profeta.

Dopo essere subentrato in corsa e condotto la Lazio verso la salvezza dopo una difficile annata, il tecnico goriziano Edoardo Reja, al suo secondo anno sulla panchina biancoceleste, decide di intraprendere un percorso di rilancio, puntando, oltre agli uomini di qualità già presenti in rosa come Zárate, Ledesma ed André Dias, anche sui nuovi acquisti come il centrocamipsta carioca Hernanes, l’incursore australiano Mark Bresciano ed il difensore di fascia spagnolo Javier Garrido. Alla 36ª giornata la formazione romana cade sul campo dell’Udinese per 2-1, ma si rialza nel match successivo battendo davanti ai propri tifosi il Genoa con un convincente 4-2 e, con il medesimo risultato, batte in trasferta il Lecce chiudendo la propria stagione al quinto posto, conquistando l’accesso in Europa League.

L’avventura della Lazio in Coppa Italia inizia nel migliore dei modi, difatti nella gara casalinga valevole per il passaggio al quarto turno le Aquile hanno la meglio sulla formazione veneta del Portogruaro, sconfitta con perentorio 3-0. Con il medesimo risultato, la formazione romana regola i lombardi dell’AlbinoLeffe, approdando agli ottavi di finale ed incontrando i cugini della Roma, che riescono a vincere l’incontro per 2-1, fermando così la cavalcata laziale.

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 2011-2012.

Miroslav Klose, miglior cannoniere di sempre nella storia della Nazionale tedesca.

Reduce da una stagione conclusasi con la qualificazione in Europa League e dopo aver sfiorato l’ingresso in Champions, la Lazio di Edy Reja, riconfermato alla guida della formazione romana, opta per l’inserimento in rosa di elementi di fama mondiale, su tutti gli attaccantiMiroslav Klose, una delle colonne della Nazionale teutonica, e l’eccentrico francese Djibril Cissé, i quali vanno a formare la coppia di attacco titolare dei biancocelesti, che si arricchiscono anche dell’esperienza internazionale del capitano della Nazionale albanese, ovvero il centrocampista Lorik Cana, del laterale della Nazionale bosniaca Senad Lulić, del terzino franco-senegalese Abdoulay Konko e del jolly difensivo lituano Marius Stankevičius, oltre a quella del portiere Federico Marchetti.

Alla prima giornata effettiva di campionato, la Lazio di mister Reja fa visita ai campioni d’Italia in carica del Milan, fermati sul 2-2 dai biancocelesti grazie alle reti dei nuovi acquisti Klose e Cissé; amaro è invece l’esordio allo Stadio Olimpico nella giornata successiva, quando le Aquile vengono sconfitte dal Genoa per 2-1. Chiuderà il campionato al quarto posto.

Il 18 agosto 2011 la Lazio fa il suo esordio stagionale in Europa League facendo suoi i match d’andata e ritorno dei play-off contro la formazione macedone del Rabotnički con un rotondo 6-0 all’Olimpico, impreziosito dalle reti dei nuovi acquisti Cissé e Klose, mentre nella gara di ritorno le Aquile si impongono in terra macedone per 3-1, accedendo alla fase a gironi della competizione. Nell’ultima giornata della fase a gironi, battono per 2-0 i biancoverdi dello Sporting riuscendo a qualificarsi per i sedicesimi di finale, dove si interrompe la corsa europea della Lazio, eliminata dagli spagnoli dell’Atlético Madrid, vittoriosi in entrambe le gare rispettivamente per 3-1 e 1-0.

Il cammino della Lazio in Coppa Italia inizia nel migliore dei modi, difatti nel match casalingo valevole per il passaggio ai quarti di finale i romani hanno la meglio sulla compagine scaligera del Verona, sconfitta con il punteggio di 3-2. Nel turno successivo però le Aquile vengono sconfitte per 3-1 sul campo del Milan, uscendo così dalla competizione nazionale.

La Lazio di Vladimir Petković (2012-2014)

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 2012-2013 e Società Sportiva Lazio 2013-2014.

Vladimir Petković, Il Dottore.

Nonostante Edy Reja abbia centrato per il secondo anno consecutivo la qualificazione in Europa League, il tecnico friulano e la Lazio decidono di comune accordo di intraprendere strade differenti in vista della stagione 2012-13: il presidente Lotito e il direttore sportivo Igli Tare decidono così di puntare sull’allenatore bosniaco naturalizzato svizzero Vladimir Petković.

Il nuovo coach biancoceleste imposta la propria formazione con un disegno tattico ben più offensivo rispetto al passato, potendo contare oltre ai ritorni dai prestiti dei vari Zárate, Floccari e Cavanda e alla promozione in prima squadra del giovane Ogenyi Onazi, anche su nuovi acquisti di livello, come il possente difensore centrale Michaël Ciani, prelevato dal Bordeaux, ed il centrocampista brasilianoEderson, svincolatosi dall’Olympique Lione.

Il 26 agosto 2012 si disputa la prima giornata di campionato, e la Lazio del nuovo mister Vladimir Petković viene ricevuta dall’Atalanta, sconfitta dai biancocelesti per 1-0 grazie al goal del Profeta Hernanes. Anche l’esordio casalingo per la squadra romana è positivo, difatti la Lazio sconfigge con un rotondo 3-0 il Palermo, e nel turno successivo si ripete battendo in trasferta il Chievo per 3-1. La serie positiva del club romano si interrompe con le due sconfitte consecutive rimediate con il Genoa in casa (0-1) ed il Napoli in trasferta (3-0), ma chiude il campionato battuta dal Cagliari per 1-0, piazzandosi al settimo posto.

Il 23 agosto 2012 il club romano fa il suo esordio stagionale in Europa League facendo suo il match d’andata dei play-off contro la formazione slovena del Mura 05 con un 2-0 in trasferta maturato grazie alle segnature di Hernanes e Miro Klose. Identico andamento quello del return match allo Stadio Olimpico, con le Aquile che superano per 3-1 gli sloveni qualificandosi così per la fase a gironi di Europa League, dove i biancocelesti, sorteggiata nel gruppo J, se la vedranno con gli sloveni del Maribor, i greci del Panathinaikos e gliinglesi del Tottenham. Grazie al pareggio casalingo per 0-0 ottenuto contro il Tottenham, la squadra romana si qualifica con un turno di anticipo per i sedicesimi di finale di Europa League, e nell’ultima gara del girone, grazie alla vittoria per 4-1 sul campo del Maribor, conquista il primato del girone stesso.Il sorteggio del 20 dicembre 2012 decreta che nei sedicesimi di finale la formazione romana dovrà vedersela con i tedeschi del Borussia M’bach. Nella gara d’andata la formazione romana ottiene un prezioso pareggio per 3-3 in casa dei Puledri, batutti dalle Aquile nella gara di ritorno per 2-0, qualificandosi così agli ottavi di finale dove affronteranno lo Stoccarda, altra formazione teutonica. Contro i biancorossi la Lazio vince in trasferta la gara d’andata per 2-0, replicando il successo in quel dell’Olimpico per 3-1, qualificandosi così per i quarti di finale, dove affronterà i turchi del Fenerbahçe. In virtù del successo dei turchi nella gara d’andata per 2-0 ed il pareggio per 1-1 al ritorno, la corsa europea della Lazio termina così ai quarti di finale.

In Coppa Italia la Lazio esordisce il 19 dicembre 2012 negli ottavi di finale affrontando nel match casalingo il Siena, eliminato dai biancocelesti soltanto ai calci di rigore per 5-2, dopo che i tempi regolamentari e supplementari erano terminati sul punteggio di 1-1, grazie al gol del pareggio al 95′ del difensore laziale Michael Ciani. L’8 giugno, nei quarti di finale la squadra di mister Petković supera il Catania per 3-0, con i tifosi che aspettano la mezzanotte (a Piazza della Libertà) per festeggiare il 113º anniversario della Società. Nella doppia sfida di semifinale la formazione romana affronta i campioni d’Italia in carica della Juventus, fermata nella gara d’andata per 1-1 allo Juventus Stadium (pareggio a 5 minuti della fine del capitano biancoceleste Stefano Mauri) e sconfitti per 2-1 nella gara di ritorno (vantaggio biancoceleste all’inizio della ripresa con Álvaro González, pareggio juventino al 91′ con Arturo Vidal, e nuovo vantaggio per la Lazio appena un minuto dopo, grazie al gol di Sergio Floccari) centrando così l’accesso alla finale del 26 maggio in quel di Roma, che la vede contrapposta ai rivali di sempre, ovvero i giallorossi della Roma. È la prima volta che le due squadre si trovano contrapposte per vincere un trofeo nazionale. L’esito della storica stracittadina che vale il trofeo vede il trionfo della Lazio, vittoriosa per 1-0 grazie alla rete decisiva di Senad Lulić, che conquista così la sesta Coppa Italia della sua storia.

Il 18 agosto 2013 viene battuta dalla Juventus per 4-0 nella Supercoppa italiana. La prima parte di stagione si rivela deludente per la formazione romana, eccezion fatta per il percorso europeo che vedrà le Aquile qualificarsi ai sedicesimi di finale di Europa League, con l’ambiente biancoceleste viene turbato anche dalle vicende contrattuali del tecnico Vlado Petković il quale, a campionato in corso, si era già accordato con la Nazionale svizzera. Petković si ritrova così ad essere contemporaneamente allenatore della Lazio e commissario tecnico della Svizzera, ma la situazione andrà avanti solo per poche settimane alla luce dei risultati poco soddisfacenti e di profonde incomprensioni con la dirigenza. Il 4 gennaio 2014, il presidente Lotito decide così di sostituirlo con Edy Reja, già suo predecessore.

Il ritorno di Edy Reja (2014)

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 2013-2014.

Il 4 gennaio 2014, il tecnico bosniaco naturalizzato svizzero Vladimir Petković viene licenziato per giusta causa dal patron Claudio Lotito, che decide così di richiamare per la sua seconda esperienza laziale il friuliano Edoardo Reja. Il tecnico friulano, malgrado una netta inversione di tendenza dal punto dei vista dei risultati, non riesce nell’impresa di condurre la Lazio alla qualificazione per le coppe europee, chiudendo il campionato con un nono posto.

Il 29 gennaio il club biancoceleste, dopo che aveva avuto ragione del Parma per 2-1 nell’ottavo di finale, viene eliminato dalla Coppa Italia, in occasione del quarto di finale contro il Napoli, partita persa per 1-0.[35] Stessa sorte toccherà anche in Europa, con la compagine romana eliminata ai sedicesimi di finale di Europa League per mano dei bulgari delLudogorec, vittoriosi per 1-0 in trasferta e capaci di rimontare e pareggiare per 3-3 la gara di ritorno.

La Lazio di Stefano Pioli (dal 2014)

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Società Sportiva Lazio 2014-2015.

Il 12 giugno 2014, dopo il mancato accordo per la prosecuzione del rapporto con Edoardo Reja, la società biancoceleste ufficializza l’ingaggio del parmense Stefano Pioli come nuovo allenatore della Lazio.In campionato la squadra parte bene,inserentosi nella lotta allo scudetto,poi ha una flessione che la porta a metà classifica,ma grazie alla rimonta finale chiude al terzo posto,conquistando l’accesso ai preliminari della Champions League proprio nello scontro diretto col Napoli al San Paolo nell’ultimo turno,grazie ad un successo per 4-2 dopo che Higuain l’attaccante dei partenopei,sul 2-2 aveva fallito un rigore che avrebbe consentito il sorpasso alla squadra di Benitez.In Coppa Italia i biancocelesti raggiungono la finale,ma vengono sconfitti dalla Juventus ai tempi supplementari per 2-1,deciso da un gol di Matri(dopo un clamoroso doppio palo biancoceleste)che finirà proprio ai biancocelesti nel mercato estivo.

 

La stagione 2015-16 si apre con una serie di disastrosi test estivi,da una campagna acquisti indecifrabile che porta a Formello solo giovani stranieri di belle speranze,come Kishna,Milinkovic-Savic,Hoedt e Patric.L’arrivo a campionato iniziato di Matri non placa il malcontento dei tifosi.Arriva il nuovo ko nella Supercoppa Italiana a Pechino con la Juve (2-0) e subito l’eliminazione al preliminare di Champions League ad opera del Bayer Leverkusen,che batte 3-0 i laziali in Germania annullando l’1-o delle Aquile all’Olimpico.In campionato la squadra alterna ottime gare all’Olimpico a disastrosi rovesci esterni (come lo 0-4 subito in casa del Chievo o lo 0-5 a Napoli)ed a metà stagione scivola a metà classifica.Meglio nelle Coppe:in Europa League vince il proprio girone davanti ai francesi del Saint Etienne,agli ucraini del Dnipro ed ai norvegesi del Rosenborg,mentre in Coppa Italia,dopo aver eliminato soffrendo l’Udinese,è ai quarti di finale dove affronterà di nuovo la Juventus il 20 gennaio.

Cronistoria

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Cronistoria della Società Sportiva Lazio.
Cronistoria della Società Sportiva Lazio[39]
  • 1900 – 9 gennaio, fondazione della Società Podistica Lazio.

  • 1901 – 6 gennaio, inizio dell’attività calcistica ufficiosa. L’uniforme è una maglia bianca con calzoncini neri.
  • 1902 – Attività a carattere locale.
  • 1903 – Attività a carattere locale.
  • 1903-1904 – Attività a carattere locale.
  • 1904-1905 – Attività a carattere locale.
  • 1905-1906 – Attività a carattere locale.
Vincitrice della Coppa Baccelli (1º titolo).
  • 1906-1907 – Attività a carattere locale.
Vincitrice del Campionato Romano (1º titolo).
Vincitrice del Torneo di Perugia (1º titolo).
  • 1907-1908 – Semifinalista al Torneo Centro-sud-nord.
Vincitrice della Coppa Tosti (1º titolo).
Vincitrice del Campionato Interregionale Centro-sud(1º titolo).
Vincitrice della Coppa Baccelli (2º titolo).
  • 1908-1909 – 4ª al Torneo Centro-sud-nord.
Vincitrice della Coppa Tosti (2º titolo).
Vincitrice della Coppa Baccelli (3º titolo).
Vincitrice del Torneo di Napoli (1º titolo).
  • 1909-1910 – Vincitrice della Terza Categoria.
Vincitrice della Coppa Baccelli (4º titolo).
2ª al Torneo di Sicilia.
  • 1910 – Gennaio, probabile istituzione della sezione dedicata al football.

  • 1910-1911 – Vincitrice della Terza Categoria.
Vincitrice della Coppa Italia Sportiva (1º titolo).
Vincitrice della Coppa Gaia Perugini (1º titolo).
  • 1911-1912 – Vincitrice della Terza Categoria.
  • 1912-1913 – Vincitrice del Campionato dell’Italia Meridionale di Prima Categoria. Finalista della Finalissima nazionale.
Vincitrice della Targa Audace (1º titolo).
Vincitrice della Coppa Branca (1º titolo).
  • 1913-1914 – Vincitrice del Campionato dell’Italia Meridionale di Prima Categoria. Finalista della Finalissima nazionale.
Vincitrice della Coppa di Pasqua (1º titolo).
  • 1914-1915 – Capolista nel Girone Centrale delle semifinali del Campionato del Centro-Sud al momento della sospensione del torneo per lo scoppio della Prima guerra mondiale. Competizione sospesa e non terminata.
  • 1915-1916 – Sospensione attività ufficiale per cause belliche.
Vincitrice del Campionato Laziale di Seconda Categoria.
Vincitrice della Coppa di Natale (1º titolo).
  • 1916-1917 – Sospensione attività ufficiale per cause belliche.
Vincitrice del Torneo dei Primi Calci (1º titolo).
2ª in Coppa di Natale.
  • 1917-1918 – Sospensione attività ufficiale per cause belliche.
  • 1918-1919 – Sospensione attività ufficiale per cause belliche.
Vincitrice della Coppa di Pasqua (2º titolo).
  • 1919-1920 – 3ª nel Campionato Laziale di Prima Categoria.
Vincitrice del Torneo Canalini (1º titolo).
2ª al Memorial ai Caduti.

  • 1920-1921 – 2ª nel Campionato Laziale. 5ª nelle Semifinali Interregionali di Prima Categoria.
  • 1921-1922 – 4ª nel Campionato Laziale di Prima Divisione.
  • 1921 – 2 giugno, la Società Podistica Lazio viene eretta inEnte Morale.
  • 1922-1923 – Vincitrice del Campionato dell’Italia Meridionale di Prima Divisione. Finalista della Finalissima nazionale.
  • 1923-1924 – 2ª nel Campionato Laziale. 2ª nel girone A di Lega Sud di Prima Divisione.
  • 1924-1925 – 2ª nel Campionato Laziale. 2ª nel girone A di Lega Sud di Prima Divisione.
  • 1925 – Assume la denominazione societaria di Società Sportiva Lazio.
  • 1925-1926 – 3ª nel Campionato Laziale di Prima Divisione. Non ammessa alla nuova Divisione Nazionale.[40]
  • 1926-1927 – 4ª assoluta in Prima Divisione. Promossa inDivisione Nazionale.
  • 1927-1928 – 10ª nel girone A di Divisione Nazionale;Ripescata per allargamento del torneo.
3ª nel girone eliminatorio di Coppa CONI.
  • 1928-1929 – 8ª nel girone B di Divisione Nazionale;Esentata d’ufficio dallo spareggio per la salvezza.
  • 1929 – Istituzione del campionato a girone unico.
  • 1929-1930 – 15ª in Serie A.

  • 1930-1931 – 8ª in Serie A.
  • 1931-1932 – 13ª in Serie A.
  • 1932-1933 – 10ª in Serie A.
  • 1933-1934 – 10ª in Serie A.
  • 1934-1935 – 5ª in Serie A.
  • 1935-1936 – 7ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1936-1937 – 2ª in Serie A.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Finalista di Coppa dell’Europa Centrale.
  • 1937-1938 – 8ª in Serie A.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
  • 1938-1939 – 9ª in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1939-1940 – 4ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.

  • 1940-1941 – 14ª in Serie A.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1941-1942 – 4ª in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1942-1943 – 9ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1943-1944 – Sospensione attività ufficiale per cause belliche.
Vincitrice del Campionato romano di guerra.
3ª nel Torneo a Quattro.
  • 1944-1945 – Sospensione attività ufficiale per cause belliche.
2ª nel Campionato romano di guerra.
2ª nel Torneo Interregionale.
3ª nella Coppa Città di Roma.
  • 1945-1946 – 7ª nel Campionato misto del Centrosud diDivisione Nazionale.
1º posto nel girone eliminatorio del Campionato Romano;Ritirata per il girone di semifinale.
  • 1946-1947 – 10ª in Serie A.
  • 1947-1948 – 10ª in Serie A.
  • 1948-1949 – 13ª in Serie A.
  • 1949-1950 – 4ª in Serie A.
4ª in Coppa Latina.

  • 1950-1951 – 4ª in Serie A.
4ª in Coppa Mitropa.
  • 1951-1952 – 4ª in Serie A.
  • 1952-1953 – 10ª in Serie A.
  • 1953-1954 – 11ª in Serie A.
  • 1954-1955 – 12ª in Serie A.
  • 1955-1956 – 3ª in Serie A.
  • 1956-1957 – 3ª in Serie A.
  • 1957-1958 – 12ª in Serie A.
Qualificata ai quarti di finale della Coppa Italia 1958.
  • 1958 – Coccarda Coppa Italia.svg Vincitrice della Coppa Italia (1º titolo).
  • 1958-1959 – 12ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1959-1960 – 12ª in Serie A.
Semifinalista di Coppa Italia.
Contribuisce alla vittoria della Coppa dell’Amicizia con la rappresentativa italiana.

  • 1960-1961 – 18ª in Serie A. Retrocessa in Serie B.
Finalista di Coppa Italia.
Contribuisce alla vittoria della Coppa delle Alpi con la rappresentativa italiana.
  • 1961-1962 – 4ª in Serie B.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1962-1963 – 2ª in Serie B. Promossa in Serie A.
1º turno di Coppa Italia.
  • 1963-1964 – 8ª in Serie A.
1º turno di Coppa Italia.
  • 1964-1965 – 14ª in Serie A.
1º turno di Coppa Italia.
  • 1965-1966 – 12ª in Serie A.
3º turno di Coppa Italia.
3º posto alla Pequeña Copa del Mundo 1966.
  • 1966-1967 – 15ª in Serie A. Retrocessa in Serie B.
2º turno di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Mitropa.
  • 1967 – 27 aprile, la Società Sportiva Lazio diventa società per azioni.
  • 1967-1968 – 11ª in Serie B.
1º turno, seconda fase di Coppa Italia.
  • 1968-1969 – 1ª in Serie B. Promossa in Serie A.
3ª nel girone eliminatorio di Coppa Italia.
  • 1969-1970 – 8ª in Serie A.
4ª nel girone eliminatorio di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Mitropa.
2ª nel girone eliminatorio di Coppa delle Alpi.
3ª nel girone eliminatorio di Coppa Anglo-Italiana.

  • 1970-1971 – 15ª in Serie A. Retrocessa in Serie B.
2ª nel girone eliminatorio di Coppa Italia.
Trentaduesimi di finale di Coppa delle Fiere.
Coppa delle Alpi.JPG Vincitrice della Coppa delle Alpi (1º titolo).
  • 1971-1972 – 2ª in Serie B. Promossa in Serie A.
4ª nel girone semifinale di Coppa Italia.
  • 1972-1973 – 3ª in Serie A.
4ª nel girone eliminatorio di Coppa Italia.
6ª nel girone eliminatorio di Coppa Anglo-Italiana.
  • 1973-1974 – Scudetto.svg Campione d’Italia (1º titolo).
4ª nel girone semifinale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
  • 1974-1975 – 4ª in Serie A.
4ª nel girone eliminatorio di Coppa Italia.
Non ammessa alla Coppa dei Campioni.[41]
  • 1975-1976 – 13ª in Serie A.
3ª nel girone semifinale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
  • 1976-1977 – 5ª in Serie A.
3ª nel girone eliminatorio di Coppa Italia.
  • 1977-1978 – 11ª in Serie A.
2ª nel girone eliminatorio di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
2ª nel quarto girone di Coppa Piano Karl Rappan.
  • 1978-1979 – 8ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1979-1980 – 15ª in Serie A. Retrocessa in Serie B.[42]
Quarti di finale di Coppa Italia.

  • 1980-1981 – 4ª in Serie B.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1981-1982 – 11ª in Serie B.
5ª nel girone eliminatorio di Coppa Italia.
  • 1982-1983 – 2ª in Serie B. Promossa in Serie A.
3ª nel girone eliminatorio di Coppa Italia.
  • 1983-1984 – 13ª in Serie A.
3ª nel girone eliminatorio di Coppa Italia.
  • 1984-1985 – 15ª in Serie A. Retrocessa in Serie B.
3ª nel girone eliminatorio di Coppa Italia.
  • 1985-1986 – 12ª in Serie B.
3ª nel girone eliminatorio di Coppa Italia.
  • 1986-1987 – 16ª in Serie B.[43]
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1987-1988 – 3ª in Serie B. Promossa in Serie A.
3ª nel girone eliminatorio di Coppa Italia.
  • 1988-1989 – 10ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1989-1990 – 9ª in Serie A.
2º turno di Coppa Italia.

  • 1990-1991 – 11ª in Serie A.
2º turno di Coppa Italia.
  • 1991-1992 – 10ª in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1992-1993 – 5ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1993-1994 – 4ª in Serie A.
2º turno di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
  • 1994-1995 – 2ª in Serie A.
Semifinalista di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa UEFA.
  • 1995-1996 – 3ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
  • 1996-1997 – 4ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
  • 1997-1998 – 7ª in Serie A.
Coccarda Coppa Italia.svg Vincitrice della Coppa Italia (2º titolo).
Finalista di Coppa UEFA.
  • 1998 – 27 aprile, la Società Sportiva Lazio S.p.A. avvia la quotazione in Borsa.
  • 1998-1999 – 2ª in Serie A.
Coppacoppe.png Vincitrice della Coppa delle Coppe (1º titolo).
Supercoppaitaliana.png Vincitrice della Supercoppa italiana (1º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1999-2000 – Scudetto.svg Campione d’Italia (2º titolo).
Coccarda Coppa Italia.svg Vincitrice della Coppa Italia (3º titolo).
Supercoppaeuropea.png Vincitrice della Supercoppa UEFA (1º titolo).
Quarti di finale di Champions League.
  • 2000 – 9 gennaio, centenario della fondazione della società polisportiva (Società Podistica Lazio).

  • 2000-2001 – 3ª in Serie A.
Supercoppaitaliana.png Vincitrice della Supercoppa italiana (2º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
Seconda fase di Champions League.
  • 2001-2002 – 6ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Prima fase di Champions League.
  • 2002-2003 – 4ª in Serie A.
Semifinalista di Coppa Italia.
Semifinalista di Coppa UEFA.
  • 2003-2004 – 6ª in Serie A.
Coccarda Coppa Italia.svg Vincitrice della Coppa Italia (4º titolo).
Prima fase di Champions League.
  • 2004-2005 – 10ª in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
2º turno di Coppa UEFA.
Sconfitta in Supercoppa italiana.
  • 2005-2006 – 16ª in Serie A.[44]
Quarti di finale di Coppa Italia.
Semifinalista di Coppa Intertoto.
  • 2006-2007 – 3ª in Serie A.[45]
3º turno di Coppa Italia.
  • 2007-2008 – 12ª in Serie A.
Semifinalista di Coppa Italia.
Prima fase di Champions League.
  • 2008-2009 – 10ª in Serie A.
Coccarda Coppa Italia.svg Vincitrice della Coppa Italia (5º titolo).
  • 2009-2010 – 12ª in Serie A.
Supercoppaitaliana.png Vincitrice della Supercoppa italiana (3º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
Prima fase di Europa League.

  • 2010-2011 – 5ª in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 2011-2012 – 4ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Europa League.
  • 2012-2013 – 7ª in Serie A.
Coccarda Coppa Italia.svg Vincitrice della Coppa Italia (6º titolo).
Quarti di finale di Europa League.
  • 2013-2014 – 9ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Europa League.
Finalista di Supercoppa italiana.
  • 2014-2015 – 3ª in Serie A.
Finalista di Coppa Italia.
  • 2015-2016 – In Serie A.
In Coppa Italia.
Play-off di Champions League.
In Europa League.
Finalista di Supercoppa italia

Colori e simboli[

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Colori e simboli della Società Sportiva Lazio.

Colori[modifica | modifica wikitesto]

I colori storici della S.S. Lazio sono il bianco e il celeste, scelti in onore della Grecia, patria delle Olimpiadi, in quanto la società romana fu fondata in un periodo di rinascita dell’antico spirito olimpico, risorto in quanto nel 1896, su impulso del barone francese Pierre de Coubertin, si svolsero i primi Giochi olimpici dell’era moderna.[46][47]

Per la scelta dei colori determinante fu il giudizio del principale fondatore, Luigi Bigiarelli, segnato dalla rinascita dell’ideale olimpico di cui fu un appassionato cultore e al quale consacrò le sue gesta di emerito sportivo dell’epoca (fu podista e nuotatore), mentre uno dei suoi amici nonché socio fondatore, Olindo Bitetti, fu colui che ispirò la scelta del nome Lazio, escludendo volutamente quello di Roma, in quanto già esistente una società polisportiva dal nome Ginnastica Roma, ma soprattutto per ampliare gli scenari anche oltre i confini dell’Urbe abbracciando tutta la regione.

Per i colori della loro maglia (la prima versione bianca con la scritta “Lazio” a caratteri celesti sul petto, e poco dopo a scacchi bianchi e celesti), i giocatori della Lazio sono soprannominati Biancocelesti od anche Biancazzurri.[48][49]

Simboli ufficiali

Stemma

Evoluzione dello stemma

(1/10)

Lo stemma nella sua prima versione (1909-1912)

Il simbolo della S.S. Lazio è l’Aquila, scelta in quanto emblema di potenza, vittoria e prosperità. Nel corso degli anni lo stemma della Lazio ha subito varie modifiche: il primo vero logo ufficiale, ideato nel 1912, raffigurava uno scudo a strisce verticali bianche e celesti dove era posata un’aquila che reggeva un nastro sul quale campeggiava il nome della società.[50]

Qualche stagione più tardi comparirà sul simbolo laziale la dicitura “Roma”, per poi essere modificato durante il Ventennio per volontà del regime mussoliniano. Alla fine della dittatura lo stemma del club biancoceleste fu ridisegnato secondo lo stile originario. Nel 1979, con l’arrivo del merchandising nel calcio italiano, anche la Lazio creò un proprio logo, registrato presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi, ovvero una piccola aquila stilizzata blu, che comparve nelle maglie realizzate dalla azienda romana Pouchain.[51]

Particolare è il simbolo adottato negli anni ottanta, caratterizzato esclusivamente dalla figura stilizzata dell’aquila, molto amata dai tifosi laziali e non solo, tant’è vero che secondo la classifica degli stemmi più belli del calcio stilata dal Guerin Sportivo, quello biancoceleste risulta essere il terzo simbolo più apprezzato in assoluto.[52]

Lo stemma attuale della società capitolina, il quale ha subito l’ultimo restyling nel 1993, riprende lo stile di quelli passati, con un’aquila d’oro che si posa sullo scudo a strisce verticali bianche e celesti sul quale è inciso il nome del club. Tale emblema è stato rivisitato in una versione speciale in occasione del centenario laziale ed è rimasto per un anno esatto sulle maglie della Lazio a partire dal 9 gennaio 2000: all’interno dello scudo a bande bianche e celesti sovrastato dall’aquila era presente in forma stilizzata e a grossi caratteri il numero 100, che andava a ricordare gli anni trascorsi dalla fondazione della più antica società calcistica della Capitale.

Inno

L’inno ufficiale della S.S. Lazio è Vola Lazio vola, composto ed interpretato nel 1983 dal cantautore ed attore romano Toni Malco, da sempre sostenitore dei colori biancocelesti. Per la presentazione di questo inno fu organizzata una serata di gala durante la quale lo cantarono anche tre “bandiere” della Lazio come Vincenzo D’Amico, Bruno Giordano e Lionello Manfredonia, i quali hanno ripetuto la loro performance proprio in occasione dei 25 anni di Vola Lazio vola, recentemente festeggiati.[53] Altro idolo della tifoseria laziale ad aver intonato insieme a Malco l’inno biancoceleste è stato Giuseppe Signori, all’epoca bomber della formazione capitolina. Vola Lazio vola è trasmesso dagli altoparlanti delloStadio Olimpico al termine di ogni partita vinta dalla Lazio, mentre poco prima dell’inizio delle gare in casa delle Aquile viene diffuso l’inno Non mollare mai, scritto ed interpretato dal cantautore romano Francesco Scarcelli.

Durante il prepartita dei match casalinghi viene diffuso anche Inno alla Lazio – Sò già du ore, un brano di Aldo Donati pubblicato nel 1977, molto caro alla tifoseria poiché è l’inno più antico. Le ultime strofe, pur senza nominarlo, sono un tributo all’indimenticato Tommaso Maestrelli e vengono salutate con l’applauso dai tifosi.

Mascotte

Alla fine degli anni novanta la Lazio creò la sua mascotte ufficiale: Skeggia, un aquilotto con la divisa biancoceleste e un pallone da calcio, divenuto poi anche il simbolo delle scuole calcio del club romano.

Nel 2010 la società capitolina ha adottato un’aquila che, dopo un sondaggio online tra i tifosi, ha battezzato col nome di Olimpia,[54] e che richiama il ricordo della sua fondazione ispirata dagli ideali olimpici. Prima di ogni gara casalinga, la mascotte viene fatta volare per qualche minuto all’interno dello stadio sotto il controllo dei propri falconieri il cui capo è lo spagnolo Juan Bernabè.[55] Il rapace, che vive all’interno del Centro sportivo di Formello, accompagna la squadra anche nel periodo del ritiro estivo, in occasioni delle amichevoli e per le gare ufficiali casalinghe dove viene fatto volare sul campo di gioco.

Strutture

Stadi

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Stadio della Rondinella, Stadio Nazionale, Stadio Flaminio e Stadio Olimpico (Roma).

Lo Stadio Nazionale fu la “casa” biancoceleste dal 1931 al 1953.

Lo Stadio Olimpico di Roma ospita le partite interne della Lazio dal 1953.

Il primo impianto sportivo utilizzato dalla Lazio fu il campo di Piazza d’Armi, prima di trasferirsi nel1905 al Parco dei Daini. Lì giocò fino al 1913, quando un tiro dell’attaccante Fernando Saraceni Icentrò in pieno volto una nobildonna in carrozza: come punizione suo marito, il prefetto Angelo Annaratone, “sfrattò” i biancocelesti.

In cerca di un nuovo stadio, i calciatori laziali si trasferirono prima al campo della Farnesina e successivamente allo Stadio della Rondinella (che sorgeva nell’area fra gli attuali Stadio Flaminio ePalazzetto dello Sport), dove giocarono fino al 1931.[17] A quel punto la Lazio, così come la Roma, si divisero lo Stadio Nazionale, che a quei tempi aveva una capienza di circa 30.000 spettatori.[17][56]

Nel 1953 entrambe le squadre romane si trasferirono allo Stadio Olimpico, dove tuttora disputano i loro match casalinghi. L’Olimpico, situato nel Foro Italico, è il più grande stadio della Capitale. Oltre alle partite della Lazio, ospita quelle dei rivali della Roma, occasionalmente quelle della Nazionale di calcio italiana ed è la sede delle finali della Coppa Italia. Fu aperto per la prima volta nel 1937 e dopo la sua ultima ristrutturazione nel2008,[57] lo stadio ha una capacità di 73.261 posti a sedere. Ha ospitato le Olimpiadi del 1960, i campionati del mondo di atletica leggera 1987, l’Europeo di calcio del 1980, ilMondiale di calcio 1990 e due finali di Champions League, nel 1996 e nel 2009. In vista dei Mondiali del 1990 che avrebbero visto l’Olimpico come uno degli stadi ospitanti, l’impianto subì opere di ristrutturazione, e per tale motivo nella stagione 1989-1990 entrambe le compagini capitoline giocarono le rispettive gare casalinghe allo Stadio Flaminio.

Centro di allenamento

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Centro sportivo di Formello.

Il Centro sportivo di Formello è situato nell’omonima cittadina in provincia di Roma. Fu costruito nella seconda metà degli anni novanta per volontà dell’allora presidente Sergio Cragnotti e fu inaugurato ufficialmente il 7 aprile del 1997. La squadra ne usufruisce dalla stagione sportiva 1997-1998, utilizzandolo come centro di allenamento quotidiano per i calciatori biancocelesti.

Dal 1998 è situata presso gli uffici del centro sportivo la sede ufficiale del club, anche se in un breve periodo (dal 2001 al 2004), la sede fu spostata a Roma prima in via Augusto Valenziani 10 e poi in via Borgognona 47, per essere di nuovo trasferita in maniera definitiva in quel di Formello.

Società

La Società Sportiva Lazio è, dal 27 aprile 1967, una società per azioni sotto la denominazione di “S.S. Lazio – S.p.A.”.[58] Il Gruppo S.S. Lazio S.p.A. è il gruppo controllato dalla società Capogruppo S.S. Lazio S.p.A.. Il Gruppo opera nel settore del calcio professionistico e gestisce le attività tecnico-sportive e di gestione dei diritti di broadcasting relative all’omonima squadra militante nel campionato italiano di Serie A, nonché le attività pubblicitarie, di merchandising ed in generale di sfruttamento commerciale del marchio S.S. Lazio (tramite, a far data dal 29 settembre 2006, la società controllata Lazio Marketing & Communication S.p.A.).

Il Gruppo ha rapporti con Roma Union Security S.r.l., Gasoltermica Laurentina S.p.A., facenti capo al Dott. Claudio Lotito, e Cirio Lazio Immobiliare S.r.l..

S.S. Lazio Marketing & Communication S.p.A. detiene il 100% del capitale posseduto.[59]

Dal 19 luglio 2004 la società che controlla la maggioranza del capitale azionario della Lazio è la “Lazio Events S.r.l.”, presieduta da Claudio Lotito, che attualmente detiene il 100% della citata “Lazio Events” e, tramite quest’ultima, il 66,44% del capitale azionario della Lazio.

Il capitale sociale è di Euro 40.643.346,60 i.v. diviso in n. 67.738.911 azioni del valore nominale di euro 1,219 (uno e duecentodiciannove centesimi) ciascuna.

Secondo l’attuale organigramma societario, la Lazio è articolata su un sistema dualistico; la società è guidata da un consiglio di gestione, presidenziato da Claudio Lotito, ed uno di sorveglianza, composto da cinque membri, compreso l’attuale presidente, il Prof. Corrado Caruso.

Dal 27 aprile 1998 la Lazio è quotata presso il mercato di Borsa Italiana S.p.A. a partire nel segmento Standard (Classe 1) (codice ISIN: IT0003621783 – codice alfanumerico: SSL), e su tale mercato vengono negoziate le azioni ordinarie circolanti.[60]

Il Centro sportivo di Formello, campo di allenamento della Lazio, risulta essere gravato da ipoteca legale iscritta il 31 marzo 2004 dal Concessionario del servizio della riscossione della Provincia di Roma. Tale garanzia rimarrà operativa sino alla definitiva esecuzione della transazione con l’Agenzia delle Entrate.

In base a quanto emerge dal rapporto annuale effettuatato da “Deloitte Football Money League” e pubblicato da Deloitte & Touche nel 2009, la Lazio risultava essere la ventesima società più ricca al mondo per quantità di ricavi (83,1 milioni di Euro).[61]

Organigramma societario

Dal sito internet ufficiale della società.[58]

Staff dell’area amministrativa
CONSIGLIO DI GESTIONE

  • Italia Claudio Lotito – Presidente
  • Italia Marco Moschini – Consigliere

CONSIGLIO DI SORVEGLIANZA

  • Italia Corrado Caruso – Presidente
  • Italia Alberto Incollingo – Vicepresidente
  • Italia Fabio Bassan – Consigliere
  • Italia Vincenzo Sanguigni – Consigliere
  • Italia Silvia Venturini – Consigliere

STRUTTURA ORGANIZZATIVA

  • Italia Claudio Lotito – Presidente
  • Italia Armando Antonio Calveri – Segretario Generale
  • Italia Marco Cavaliere – Direzione Amm.va e Controllo di Gestione / Investor Relator
  • Italia Francesca Miele – Direzione Legale e Contenziosi
  • Italia Giovanni Russo – Direzione Organizzativa Centro Sportivo di Formello, Uffici, Country Club, Stadio
  • Italia Armando Calveri – S.L.O. / Supporter Liaison Officer
  • Italia Sergio Pinata – Delegato Sicurezza Stadio / R.S.P.P.
  • Italia Angelo Cragnotti – Responsabile Biglietteria
  • Paesi Bassi Joop Lensen – Direzione Settore Giovanile

STRUTTURA FORMATIVA QUALIFICATA STEWARD

  • Italia Giovanni Russo – Direttore Struttura
  • Italia Sergio Pinata – Direttore Corsi
  • Italia Stefano Bucci – Segreteria Corsi
  • Italia Marco Bordini – Tutor

S.S.LAZIO MARKETING & COMMUNICATION S.p.A.

  • Italia Marco Canigiani – Coordinatore Marketing, Sponsorizzazioni ed Eventi
  • Italia Massimiliano Burali d’Arezzo – Area Marketing
  • Italia Laura Silvia Zaccheo – Area Marketing
  • Italia Valerio D’Attilia – Area Licensing e Retail
  • Italia Stefano De Martino – Responsabile Comunicazione/Stampa

Di seguito l’elenco degli sponsor tecnici e ufficiali della S.S. Lazio.[62]

Cronologia degli sponsor tecnici
  • 1901-1946: nessuno sponsor
  • 1946-1963: Gradella Sport
  • 1963-1964: Lacoste
  • 1964-1969: Gradella Sport
  • 1969-1970: Maglificio Lama – TuttoSport
  • 1970-1971: Umbro
  • 1971-1976: TuttoSport
  • 1976-1979: NR (Ennerre)
  • 1979-1980: Pouchain
  • 1980-1982: Adidas
  • 1982-1986: NR (Ennerre)
  • 1986-1987: TuttoSport
  • 1987-1989: Kappa
  • 1989-1998: Umbro
  • 1998-2012: Puma
  • 2012-oggi: Macron
Cronologia degli sponsor ufficiali
  • 1901-1981: nessuno sponsor
  • 1981-1982: Tonini
  • 1982-1984: Sèleco
  • 1984-1986: Castor
  • 1986-1991: Cassa di Risparmio di Roma
  • 1991-1992: Banco di Santo Spirito
  • 1992-1996: Banca di Roma
  • 1996-2000: Cirio[63]
  • 2000-2003: Siemens Mobile
  • 2003-2005: Parmacotto[64]
  • 2005-2007: INA Assitalia
  • 2007-2008: So.Spe. / Edileuropa
  • 2008-2009: nessuno sponsor[65]
  • 2009-2010: Edileuropa[66][67]
  • 2010-oggi: nessuno sponsor[68]

Sedi sociali e campi di gioco

Di seguito l’elenco delle sedi sociali e dei campi di gioco utilizzati dalla S.S. Lazio nel corso della sua storia.[69]

Cronologia delle sedi sociali
  • 1900: Lungotevere dei Mellini
  • 1900: Vicolo degli Osti, 15
  • 1900-1904: Via Valadier, 6
  • 1904-1906: Via Pompeo Magno, 94
  • 1906-1910: Casina di Via dell’Uccelliera
  • 1910: Via Sistina, 123
  • 1910-1913: Casina di Via dell’Uccelliera
  • 1913-1914: Via delle Coppelle, 16
  • 1914-1924: Via Vittorio Veneto, 7
  • 1924-1925: Via Santo Stefano del Cacco, 16
  • 1925-1926: Vicolo dei Due Macelli
  • 1926-1929: Via Tacito
  • 1929-1934: Vicolo D’Ascanio, 11
  • 1934-1958: Via Frattina, 89
  • 1958-1963: Viale Rossini, 21
  • 1963-1966: Via Nizza, 45
  • 1966-1987: Via Col di Lana, 8
  • 1987-1992: Via Margutta, 54
  • 1992-1995: Corso d’Italia, 19
  • 1995-1998: Via Umberto Novaro, 32
  • 1998-2001: Via di Santa Cornelia, 1000
    (Centro sportivo di Formello)
  • 2001-2003: Via Augusto Valenziani, 10
  • 2003-2004: Via Borgognona, 47
  • 2004-oggi: Via di Santa Cornelia, 1000
    (Centro sportivo di Formello)
Cronologia dei campi di gioco
  • 1901-1905: Campo di Piazza d’Armi
  • 1905-1913: Parco dei Daini
  • 1913-1914: Campo della Farnesina
  • 1/9/1914-1931: Stadio della Rondinella
  • 1931-1953: Stadio Nazionale
  • 1953-1989: Stadio Olimpico di Roma
  • 1989-1990: Stadio Flaminio
  • 1990-oggi: Stadio Olimpico di Roma

Impegno nel sociale

La SS Lazio è una società attiva nel campo sociale e degli aiuti umanitari.

Le numerose sezioni della Polisportiva ogni anno, attraverso la vendita di gadget firmati dagli atleti (maglie, palloni, motociclette, etc) e l’organizzazione di eventi speciali,[70] si impegnano ad aiutare attivamente, insieme all’associazione benefica di Suor Paola D’Auria (So.Spe.) e a quella intitolata alla memoria del giovane tifoso laziale Gabriele Sandri, persone in difficoltà, in particolare donne, bambini e ragazzi vittime di condizioni di disagio.[71][72]

La Sezione Calcio della Polisportiva biancoceleste ha anche sponsorizzato la So.Spe. nel corso del campionato 2007-08, esibendone il logo sulle maglie.[73] Anche nella stagione seguente la Lazio, sempre attraverso una campagna di sponsorizzazione, ha promosso insieme all’industria alimentare Algida una raccolta fondi per le popolazioni vittime del terremoto che nel 2009 ha sconvolto l’Abruzzo.[74]

La S.S. Lazio Calcio, dopo aver adottato nel 2010 l’aquila Olimpia, ha deciso di intraprendere al fianco dell’A.R.F., un’associazione per la tutela e soccorso degli animali operante nel Lazio, una campagna di sensibilizzazione anti-bracconaggio e la raccolta di donazioni in favore del progetto di protezione e cura dei rapaci.[75]

Il 6 novembre 2011, in occasione della partita di campionato Lazio-Parma, sulle maglie dei biancocelesti ha campeggiato il logo della Fondazione “Gabriele Sandri”, onlus dedicata alla memoria del giovane tifoso laziale e promotrice di iniziative per lo studio e il contrasto di ogni forma di violenza attraverso la diffusione, soprattutto fra i bambini ed i giovani, di una cultura della civile convivenza e della legalità.[76]

Il 27 novembre 2012, per la gara di campionato Lazio-Udinese, la squadra capitolina scende in campo con la scritta “No Racism”, veicolando così il suo messaggio dopo l’aggressione ultras a sfondo razziale nei confronti di alcuni tifosi del Tottenham nel centro di Roma, prima del match di Europa League tra le Aquile e gli Spurs.[77]

Il 29 marzo 2013 esce su iTunes Store il singolo Replay non ne ha, canzone interpretata dai giocatori della Lazio, con la partecipazione straordinaria di Fiorello e la collaborazione di Don Roberto Fiscer, per sostenere la So.Spe. di Suor Paola D’Auria devolvendogli i proventi della vendita del disco e di quella del brano sul negozio on-line.[78]

Settore giovanile

Il logo delle scuole calcio biancocelesti con al centroSkeggia, la mascotte laziale.

Vincenzo D’Amico, campione d’Italia nel 1974 con la Lazio, capitano negli anni ’80, è cresciuto nel settore giovanile delle Aquile.

Il settore giovanile della S.S. Lazio è formato da formazioni che militano nei seguenti campionati: Primavera,Allievi Nazionali ed Allievi Regionali d’Eccellenza Fascia B, Giovanissimi Nazionali, Giovanissimi Regionali d’Eccellenza Fascia B e Giovanissimi Provinciali Fascia B “a”, Fascia B “b” e Fascia B “c”, Esordienti e Pulcini. Esistono anche diverse società gemellate in tutta la regione, con le quali vi sono rapporti di collaborazione tecnica per la formazione dei giovani.[79]

Le attività delle giovanili biancazzurre si svolgono in due punti principali della città di Roma: il campo sportivoGentili sulla via Cassia, dove è localizzato il polo nord della scuola calcio, ed il campo Dabliu nel quartiere capitolino dell’Eur, dove è invece localizzato il polo sud della scuola calcio laziale. La società ha poi intrapreso numerose iniziative, tra cui l’organizzazione dei Lazio Summer Camp, ovvero campi estivi presenti in molte zone dell’hinterland romano.[80] I ragazzi facenti parti delle varie squadre giovanili sono in numero di circa 450 unità.[81]

Attualmente il settore giovanile laziale vede a capo dell’organigramma direttivo l’olandese Joop Lensen, già responsabile del progetto Academy “Roberto Lovati”. Questa massima carica dirigenziale è coadiuvata dal lavoro svolto da altri professionisti, tra cui il direttore sportivo e coordinatore dell’area tecnica della Lazio, l’ex attaccante albanese Igli Tare, che si occupa esclusivamente della formazione Primavera e di quella degli Allievi Nazionali.

Nel corso dei decenni il vivaio laziale ha da sempre cresciuto numerosi giocatori che hanno contribuito notevolmente all’accrescimento tecnico della prima squadra, dai primissimi anni di attività del club fino ad oggi, basti pensare che nella seconda metà degli anni settanta la formazione biancoceleste era composta per gran parte da elementi usciti dalle squadre giovanili (da D’Amico a Giordano, fino a Manfredonia ed Agostinelli), e che negli anni ottanta il vivaio laziale ha formato giocatori del calibro di Mauro Tassotti, Paolo Di Canio, Luigi Di Biagio e Valerio Fiori, fino ad arrivare alla metà degli anni novanta, quando dalla formazione Primavera sono arrivati in prima squadra Marco Di Vaio, Flavio Roma, Daniele Franceschini e soprattuttoAlessandro Nesta, divenuto uno dei simboli della società romana. Negli anni duemila, oltre a Giampiero Pinzi e Marco Pisano, è stato il difensore Lorenzo De Silvestri il calciatore più talentuoso che, dopo l’esordio in prima squadra, ha saputo ritagliarsi uno spazio importante durante la sua permanenza in maglia biancazzurra. Negli anni 2010 la società romana investe molto sui giovani, difatti tra il 2013 e il 2015 la Lazio Primavera conquista un Campionato Primavera, due Coppe Italia Primavera e una Supercoppa Primavera; tra i ragazzi più talentuosi, che hanno avuto anche una parentesi importante in prima squadra, ricordiamo l’italiano Danilo Cataldi (il più giovane calciatore ad aver mai indossato la fascia di capitano della squadra biancoceleste) e gli stranieri Libor Kozák (Capocannoniere della UEFA Europa League 2012-13), Luís Pedro Cavanda, Ogenyi Onazi(Campione d’Africa nel 2013) e Keita Baldé Diao. Inoltre, si contano numerosi calciatori attivi, come Maurizio Domizzi, Davide Faraoni oppure Federico Peluso, che provengono dal settore giovanile biancoceleste, ma non hanno mai debuttato in prima squadra.

La Lazio ha al suo attivo ben cinque vittorie nel Campionato Primavera (1975-76, 1986-87, 1994-95, 2000-01, 2012-13)[82], tre in Coppa Italia Primavera (1978-79, 2013-14,2014-15).[83] e una in Supercoppa Primavera (2014).[84] Tuttavia gli Aquilotti non sono mai riusciti nell’impresa di aggiudicarsi il prestigioso Torneo di Viareggio, pur arrivando a disputare la finale in quattro occasioni.

La Lazio nella cultura di massa

Francobollo dellePoste italiane celebrativo della Lazio laureatasi campione d’Italia nella stagione 1999-00.

Mario Riva, tifoso biancoceleste e consigliere onorario della Lazio.

La Lazio si è spesso distinta non solo in ambito calcistico, ma anche nella cultura romana ed italiana. La partita di campionato Lazio-Foggia del 28 agosto 1993, prima giornata del campionato italiano di calcio di Serie A 1993-94, fu il primo posticipo della storia del calcio nazionale ad essere trasmesso in televisione, più precisamente alle ore 20:30 dalla piattaforma televisiva commerciale TELE+, con il commento del giornalista sportivo Massimo Marianella. La partita, per la cronaca, terminò con il risultato di 0-0.

La Lazio è entrata a far parte anche del mondo della musica. Sono state dedicate alla squadra capitolina numerose canzoni come Notti biancazzurre ed E vola l’aquila di Toni Malco, La più bella di tutte quante e Quant’è bello esse lazialidi Aldo Donati, Caput mundi di Enrico Lenni e Cent’anni insieme, brano composto da vari autori in occasione del centenario della gloriosa società romana ed interpretato tra gli altri da Pino Insegno, Edoardo Guarnera e Mino Reitano, simpatizzante laziale, oltre ai noti “cantori” biancazzurri Malco, Donati e Lenni. Emozionante è il singolo E’ già domenicadella band italiana degli Statuto, la quale ha voluto dedicare questa canzone alla memoria di Gabriele Sandri, tifoso laziale scomparso tragicamente l’11 novembre 2007.

Nello spettacolo sono stati molti gli artisti che si sono avvicinati ai colori biancocelesti, e uno dei più accesi sostenitori è stato l’indimenticabile Mario Riva, storico presentatore de Il Musichiere, durante il quale lo stesso Riva vantava in più occasioni il suo essere laziale, creando simpatici siparietti con il pubblico e gli ospiti. Alla fine degli anni cinquanta il popolare show-man fu elevato alla dignità di consigliere onorario della Lazio dall’allora presidente Siliato.[85]

Allenatori e presidenti

Allenatori

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Allenatori della Società Sportiva Lazio.

Sono 64 gli allenatori ad avere avuto a tutt’oggi la conduzione tecnica della Lazio, tra cui due hanno ricoperto il ruolo di direttore tecnico e quattro hanno assunto tale incarico dopo esser stati in stagioni precedenti anche sulla panchina biancoceleste.

Fino a tutto il secondo decennio del XX secolo non esisteva un sistema dettagliato di allenamento in preparazione degli incontri di campionato. In pratica i giocatori – atleti, studenti e lavoratori – avevano l’abitudine di ritrovarsi al campo di Piazza d’Armi prima e allo Stadio della Rondinella poi per gli allenamenti, consistenti in partitelle e corse di velocità e/o resistenza, spesso sotto il coordinamento del capitano della squadra. Il primo vero allenatore della storia biancoceleste fu l’italiano Guido Baccani, scelto dal presidente Ballerini nel 1906, al fine di introdurre innovazioni dal punto di vista tattico e strategico nel gioco della squadra. Baccani allenò la squadra quasi per un ventennio fino al 1924, quando entrò a far parte della commissione tecnica della Nazionale azzurra.

A vantare il mandato tecnico più lungo è tuttora proprio Guido Baccani, rimasto alla guida della squadra per 18 stagioni, compresi gli anni in cui le attività erano sospese a causa della prima guerra mondiale, dal 1906-07 al 1923-24. Sia il numero di stagioni consecutive che quello totale sono record per i tecnici del club romano.

Dino Zoff vanta il primato complessivo di panchine ufficiali (202), mentre quello di trofei vinti con il club (7 con le Aquile) appartiene al tecnico svedese Sven-Göran Eriksson.

Tre personalità che hanno scritto la storia del club laziale: Umberto Lenzini (a sinistra), Tommaso Maestrelli (al centro) e Fulvio Bernardini (a destra).

Da menzionare anche Tommaso Maestrelli, il principale artefice del primo Scudetto biancazzurro, scomparso nel 1976poco dopo aver condotto la Lazio ad un’insperata salvezza, e Fulvio Bernardini, tecnico negli anni cinquanta e sessantache nel 1958 regalò ai laziali la prima vittoria di un trofeo ufficiale, ossia la Coppa Italia.

L’attuale allenatore della prima squadra è Stefano Pioli, nato nel 1965, che ricopre l’incarico dal 12 giugno 2014.

Presidenti

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Presidenti della Società Sportiva Lazio.

A partire dalla fondazione del club ad oggi, alla guida della Lazio si sono avvicendati 34 presidenti, di cui 4 hanno svolto anche il ruolo di commissario straordinario. Il primo presidente del club più antico della Capitale fu il Cavalier Giuseppe Pedercini.

Il periodo più lungo in carica è appannaggio di Fortunato Ballerini, alla guida della Lazio per 21 anni dal 1904 al 1925;Sergio Cragnotti, presidente dal 1992 al 1994 e poi dal 1998 al 2003, vanta il palmarès più ampio della storia della società.

Da ricordare è Umberto Lenzini, soprannominato dai tifosi Papà Lenzini, presidente del primo Scudetto biancoceleste (1973-74), e Leonardo Siliato, in carica quando la Lazio conquistò il suo primo trofeo ufficiale: la Coppa Italia del 1958.

Attualmente in carica è l’imprenditore romano Claudio Lotito, divenuto presidente il 19 luglio 2004, quando acquista il 32% del capitale sociale, salvando la storica società capitolina da una situazione che l’avrebbe condotta al fallimento.

Calciatori

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Calciatori della Società Sportiva Lazio.

Silvio Piola, miglior cannoniere laziale di tutti i tempi.

Giorgio Chinaglia, capocannoniere nella stagione del primo Scudetto.

A partire dalla fondazione del club ad oggi, hanno vestito la maglia della Lazio oltre 800 calciatori, in gran parte italiani; alcuni di questi hanno militato nella Nazionale italiana.

Tra i calciatori italiani di rilievo sono annoverati Sante Ancherani, uno dei pionieri della sezione calcio della polisportiva laziale e primo capitano e allenatore biancoceleste, Fulvio Bernardini, primo calciatore della Lazio, romano di nascita e proveniente dal Centro-Sud, ad essere convocato in Nazionale, Ezio Sclavi, estremo difensore laziale tra gli anni anni venti e trenta, Anfilogino Guarisi, detto Filò, oriundo italo-brasiliano campione del mondo nel (1934), Silvio Piola, vero e proprio giocatore simbolo degli anni trenta e quaranta con la maglia della Lazio e della Nazionale azzurra, con la quale ha vinto un mondiale (1938)

Altro celebre calciatore ad aver scritto la storia del club romano è stato Bob Lovati, divenuto capitano della squadra negli anni cinquanta e sessanta e successivamente allenatore e dirigente, sia a livello giovanile che di prima squadra. Accanto a lui in quel periodo figurano, tra gli altri, il difensore Diego Zanetti, i centrocampistiPaolo Carosi e Nello Governato, oltre al centravanti Orlando Rozzoni.

Negli anni settanta, con la chiusura della frontiere, nella Lazio militarono giocatori del calibro di Giorgio Chinaglia, il bomber del primo Scudetto biancoceleste e che un decennio più tardi sarebbe divenuto anche presidente della società capitolina, il portiere Felice Pulici, il difensore Pino Wilson, record-man di partite giocate indossando la fascia di capitano, i compagni di reparto Luigi Martini e Giancarlo Oddi, i centrocampistiMario Frustalupi e Luciano Re Cecconi, e gli attaccanti Vincenzo D’Amico e Renzo Garlaschelli, tutti protagonisti della vittoria del campionato1973-74.

Negli anni ottanta, anche se non rappresentano un periodo particolarmente felice per i colori biancocelesti, si distinsero, oltre a due storiche “bandiere” come Bruno Giordano eLionello Manfredonia, anche Mauro Tassotti, prodotto del vivaio laziale, Domenico Caso, capitano degli Eroi del -9 ed allenatore della Lazio nel 2004, Gabriele Pin, fulcro del centrocampo delle Aquile in quelle stagioni, l’indimenticato Giuliano Fiorini che, in quel Lazio-L.R. Vicenza del 21 giugno 1987, segnò il goal decisivo grazie al quale il club capitolino evitò la retrocessione e andò agli spareggi per la permanenza in Serie B, e Paolo Di Canio, cresciuto nel settore giovanile e divenuto autentico beniamino dei supporters biancazzurri.

Bruno Giordano, uno dei più grandi bomber ad aver indossato la maglia biancoceleste.

Antonio Candreva, centrocampista biancoceleste più prolifico in una singola stagione di campionato.

Durante gli anni novanta hanno militato nella squadra romana molti giocatori i quali hanno poi formato un blocco importante per la Nazionale italiana, basti pensare al portiere Luca Marchegiani e agli attaccanti Beppe Signori (secondo goleador biancoceleste di tutti i tempi con 127 reti) e Pierluigi Casiraghi, tutti e tre finalisti almondiale del 1994, oltre a Giuseppe Favalli, record-man di presenze con la maglia delle Aquile (401 in 11 stagioni), Diego Fuser, Roberto Mancini, ex “numero 10” nonché allenatore laziale dal 2002 al 2004, per poi arrivare a Christian Vieri ed Alessandro Nesta, protagonista del trionfo azzurro nel mondiale del 2006, cresciuto fin da bambino nella società biancoceleste, per la quale è diventato un simbolo, e tuttora capitano più vittorioso nella storia della Lazio.

Agli anni recenti sono legati i nomi di Angelo Peruzzi, uno dei più grandi portieri italiani di sempre e campione mondiale nel 2006, e Massimo Oddo, anch’egli elemento della trionfante spedizione azzurra nonché capitano dei biancocelesti.

Tra i giocatori non italiani ad aver vestito la maglia della Lazio si segnalano: negli anni cinquanta il paraguaianoDionisio Arce, il norvegese Per Bredesen, il turco Şükrü Gülesin, lo svedese Arne Selmosson ed il brasilianoHumberto Tozzi, negli anni sessanta il centrocampista turco Can Bartu e l’attaccante argentino Juan Carlos Morrone, soprannominato El Gaucho.

Fino al 1980 non fu più possibile ingaggiare calciatori non italiani, mentre negli anni ottanta indossarono il biancoceleste giocatori quali Batista, mediano della Nazionale brasiliana che prese parte al mondiale del 1982, il fantasista danese Michael Laudrup, vincitore con la sua selezione nazionale della Confederations Cup del 1995, e l’attaccante uruguaiano Rubén Sosa, che con la casacca della Celeste ha conquistato due edizioni della Copa América (1987 e 1995).

Negli anni novanta furono molti i calciatori stranieri a vestire la casacca della Lazio: fra i tanti da citare sono i tedeschi Karl-Heinz Riedle, vincitore del mondiale del 1990 giocato in Italia, e Thomas Doll, l’inglese Paul Gascoigne, talentuoso centrocampista noto anche per le sue vicende extra-calcistiche, l’olandese Aron Winter, campione continentale all’europeo del 1988, il croato Alen Bokšić, il ceco Pavel Nedvěd, insignito del Pallone d’oro, il cileno Marcelo Salas, bomber negli “anni d’oro” della Lazio vincente del presidenteCragnotti, i serbi Siniša Mihajlović e Dejan Stanković, oltre agli argentini Matías Almeyda, Diego Simeone e Juan Sebastián Verón.

Agli anni recenti sono legati i nomi di Tommaso Rocchi, quinto bomber di sempre nella storia laziale, Stefano Mauri e Cristian Ledesma, rispettivamente decimo e settimo calciatore più presente nella classifica all time biancoceleste, e quelli del centrocampista della Nazionale azzurra Antonio Candreva e di Miro Klose, bomber più prolifico nella storia della Nazionale tedesca.

Capitani

Di seguito l’elenco dei 54 capitani[86] della S.S. Lazio con il periodo in cui hanno portato la fascia:

  • Italia Sante Ancherani (1901-1907)
  • Portogallo Francisco dos Santos (1907-1908)
  • Italia Sante Ancherani (1908-1912)
  • Italia Giuseppe Fioranti I (1912-1915)
  • Italia Fernando Saraceni I (1915-1916)
  • Italia Carlo Maranghi (1916-1919)
  • Italia Fernando Saraceni I (1919-1923)
  • Italia Fulvio Bernardini (1923-1926)
  • Ungheria Jenő Ligeti (1926-1927)
  • Italia Renato Bottacini (1927-1928)
  • Italia Carlo Cevenini V (1928-1929)
  • Italia Piero Pastore (1929-1930)
  • Italia Ezio Sclavi (1930-1933)
  • Italia Brasile Anfilogino Guarisi (1933-1934)
  • Italia Attilio Ferraris IV (1934-1936)
  • Italia Silvio Piola (1936-1943)
  • Argentina Salvador Gualtieri (1943-1949)
  • Italia Argentina Enrique Flamini (1949-1952)
  • Italia Lucidio Sentimenti IV (1952-1954)
  • Italia Pasquale Vivolo (1954-1958)
  • Italia Roberto Lovati (1958-1959)
  • Brasile Humberto Tozzi (1959-1960)
  • Italia Francesco Janich (1960-1961)
  • Italia Gianni Seghedoni (1961-1962)
  • Italia Claudio Bizzarri (1962-1963)
  • Italia Graziano Landoni (1963-1964)
  • Italia Pierluigi Pagni (1964-1965)
  • Italia Nello Governato (1965-1966)
  • Italia Pierluigi Pagni (1966-1968)
  • Italia Diego Zanetti (1968-1969)
  • Italia Ferruccio Mazzola (1969-1971)
  • Italia Giuseppe Wilson (1971-1974)
  • Italia Giorgio Chinaglia (1974-1975)
  • Italia Giuseppe Wilson (1975-1978)
  • Italia Luigi Martini (1978)
  • Italia Giuseppe Wilson (1978-1980)
  • Italia Alberto Bigon (1980-1981)
  • Italia Vincenzo D’Amico (1981-1983)
  • Brasile Batista (1983-1984)
  • Italia Bruno Giordano (1984-1985)
  • Italia Gabriele Podavini (1985-1987)
  • Italia Domenico Caso (1987-1988)
  • Italia Raimondo Marino (1988-1989)
  • Italia Gabriele Pin (1989-1992)
  • Italia Angelo Gregucci (1992-1993)
  • Italia Claudio Sclosa (1993-1994)
  • Italia Giuseppe Signori (1994-1997)
  • Italia Giuseppe Favalli (1997-1998)
  • Italia Diego Fuser (1998)
  • Italia Giuseppe Favalli (1998)
  • Italia Alessandro Nesta (1998-2002)
  • Italia Giuseppe Favalli (2002-2004)
  • Italia Paolo Negro (2004)
  • Portogallo Fernando Couto (2004-2005)
  • Brasile César (2005-2006)
  • Italia Fabio Liverani (2006)
  • Italia Massimo Oddo (2006-2007)
  • Italia Luciano Zauri (2007-2008)
  • Italia Tommaso Rocchi (2008-2013)
  • Italia Stefano Mauri (2013-2015)
  • Argentina Lucas Biglia (2015-)

Pino Wilson, recordman di presenze con la fascia di capitano al braccio.

Maglie ritirate

  • 12 – Curva Nord[87]

Vincitori di titoli

Campioni del mondo

  • Italia Brasile Anfilogino Guarisi (1934)
  • Italia Silvio Piola (1938)
  • Italia Massimo Oddo (2006)
  • Italia Angelo Peruzzi (2006)
  • Germania Miroslav Klose (2014)

La Lazio e le Nazionali di calcio

La Lazio e la Nazionale italiana

Fulvio Bernardini, primobiancoceleste, nonché primo calciatore centromeridionale, a debuttare con la maglia della Nazionale italiana.

Il primo giocatore della Lazio ad essere convocato in Nazionale è stato Fulvio Bernardini in occasione dell’incontro amichevole del 22 marzo1925 contro la Francia, vinto nettamente dagli azzurri per 7-0. Bernardini, nella sua carriera in Nazionale, ha fatto parte anche della spedizione olimpica del 1928, conquistando la medaglia di bronzo.

Successivamente, in occasione della Coppa Internazionale 1931-1932, venne chiamato a vestire la maglia della Nazionale lo storico capitanoEzio Sclavi, uno dei più grandi portieri dell’epoca, e nell’edizione 1933-35 fecero parte della vittoriosa compagine azzurra anche l’ala italo-brasiliana Anfilogino Guarisi e il bomber Silvio Piola. Nel 1934, in occasione dei Mondiali, fu ancora convocato l’oriundo Filò Guarisi, mentre la competizione mondiale del 1938, vinta dalla Nazionale italiana, vide come assoluto protagonista il centravanti laziale Piola. Due anni prima, in occasione dei Giochi olimpici di Berlino, nella vincente spedizione azzurra erano presenti due calciatori biancocelesti: Baldo e Gabriotti.

Anfilogino Guarisi, primo calciatore laziale a laurearsi campione del mondo con la Nazionale italiana.

Gli anni quaranta rappresentarono un periodo difficile nella storia della Lazio, difatti Antonazzi è stato l’unico calciatore laziale ad essere chiamato in Nazionale durante quel decennio in occasione dei Giochi olimpici di Londra. Tuttavia negli anni cinquanta fecero parte della spedizione per i Mondiali brasiliani del1950 alcuni calciatori biancocelesti, quali Furiassi, Remondini e Sentimenti IV,

Per ben 24 anni nessun biancoceleste ha preso parte alle spedizioni della Nazionale maggiore in occasione di competizioni ufficiali. Spezzarono il digiuno delle convocazioni tre simboli della Lazio fresca vincitrice del primo Scudetto della sua storia nel 1974, quali il bomber Chinaglia, il centrocampista Re Cecconi e il difensore Wilson, chiamati dall’allora commissario tecnico Ferruccio Valcareggi per la spedizione mondiale. Nel 1978, in vista dei Mondiali, Manfredonia è stato l’unico rappresentante laziale nella compagine azzurra.

Dopo circa 16 dall’ultima presenza di giocatori biancocelesti con la maglia azzurra in competizioni ufficiali, complice un periodo particolarmente difficile per le sorti del club romano come quello vissuto negli anni ottanta, la Lazio diede alla Nazionale italiana tre elementi, come Casiraghi, Marchegiani e Signori, chiamati a far parte della spedizione azzurra ai Mondiali statunitensi del 1994, persi ai calci di rigore contro il Brasile. Due anni dopo le convocazioni (e questa volta per gli Europei del 1996) furono per Di Matteo, Fuser e Nesta, oltre al “solito” Gigi Casiraghi.

Tra il 1996 ed il 2002, a parte il campionato europeo del 2000, quando fu “accompagnato” dal compagno di squadra e di reparto Negro, Alessandro Nesta, uno dei più grandi capitani della storia biancoceleste, è stato l’unico calciatore della Lazio ad essere annesso alle spedizioni della Nazionale maggiore, mantre il solo Baronio ha rappresentanto i colori biancocelesti ai Giochi olimpici di Sydney.

L’Europeo 2004 rappresenta la competizione durante la quale la compagine azzurra presenta il maggior numero di giocatori laziali, ben cinque: Corradi, Favalli, Fiore, Oddo ePeruzzi. Questi ultimi due hanno fatto parte anche della compagine azzurra che nella notte berlinese conquista la Coppa del Mondo 2006.

In occasione delle Olimpiadi di Pechino del 2008 sono stati convocati i due biancocelesti De Silvestri e Rocchi, quest’ultimo come “fuori quota”.

Antonio Candreva e Federico Marchetti sono stati rappresentanti laziali con la casacca azzurra in occasione della Confederations Cup 2013.

L’ultimo calciatore della formazione laziale ad essere convocato in una spedizione azzurra è stato Antonio Candreva, convocato per i Mondiali brasiliani del 2014.

I giocatori della Lazio nelle varie spedizioni azzurre

CompetizioneCalciatori
Coppa Internazionale 1931-1932Sclavi[88]
Coppa Internazionale 1933-1935Guarisi, Piola
Mondiale 1934Guarisi[89]
Olimpiade 1936Baldo, Gabriotti
Mondiale 1938Piola[90]
Olimpiade 1948Antonazzi
Mondiale 1950Furiassi, Remondini, Sentimenti IV[91]
Mondiale 1974Chinaglia, Re Cecconi, Wilson[92]
Mondiale 1978Manfredonia[93]
Mondiale 1994Casiraghi, Marchegiani, Signori[94]
Europeo 1996Casiraghi, Di Matteo, Fuser, Nesta[95]
Olimpiade 1996Nesta
Mondiale 1998Nesta[96]
Europeo 2000Negro, Nesta[97]
Olimpiade 2000Baronio
Mondiale 2002Nesta[98]
Europeo 2004Corradi, Favalli, Fiore, Oddo, Peruzzi[99]
Mondiale 2006Oddo, Peruzzi[100]
Olimpiade 2008De Silvestri, Rocchi
Confederations Cup 2013Candreva, Marchetti
Mondiale 2014Candreva

Palmarès

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Palmarès della Società Sportiva Lazio.

Il palmarès della S.S. Lazio è uno dei più prestigiosi a livello nazionale. Vincitrice del suo primo trofeo ufficiale nel 1958, la Lazio si è aggiudicata in 2 occasioni il campionato nazionale e ha vinto 6 edizioni della Coppa Italia, principale competizione di coppa nazionale del Paese. Il club biancoceleste vanta, inoltre, 3 Supercoppe italiane, per un totale di 11 vittorie in competizioni nazionali, cui vanno sommate 2 vittorie in competizioni internazionali che danno come somma complessiva 13 trofei ufficiali vinti. Dalla sua fondazione, la Lazio ha conquistato, soprattutto agli inizi del Novecento, numerosi tornei e competizioni a livello cittadino, regionale ed interregionale, arrivando persino a giocarsi lo Scudettonella finalissima nazionale nel 1913 e 1914, perdendo rispettivamente con Pro Vercelli e Casale, ed anche nel 1923, quando venne superata nella doppia finale dal Genoa.

La squadra romana può vantare di aver centrato in una occasione il Double, ovvero la vittoria del campionato di massima serie e della coppa nazionale nella stessa stagione (accadute nella stagione 1999-00).

Vincitrice del suo primo trofeo internazionale ufficiale nel 1999 (Coppa delle Coppe, nella circostanza vinta per la prima ed unica volta da un club romano), i suoi 2 trofei vinti in competizioni a livello confederale e FIFA, tra cui una Supercoppa UEFA, vinta nel 1999 battendo gli allora Invincibili del Manchester United, la vedono nel novero delle undici squadre italiane che hanno trionfato fino adesso nelle rassegne continentali riconosciute dalla UEFA, ed attualmente unica formazione capitolina ad essersi aggiudicata titoli internazionali ufficiali. I biancocelesti, oltre ai trionfi in Coppa delle Coppe e Supercoppa UEFA, hanno vinto nel 1971 l’undicesima edizione della Coppa delle Alpi, trofeo internazionale che però non è riconosciuto a livello confederale.

La Lazio è stata insignita nel 1967 della Stella d’Oro al Merito Sportivo e nel 2002 del Collare d’Oro al Merito Sportivo.

Il club capitolino, scelto squadra italiana dell’anno dall’Associazione Italiana Calciatori nel 1999, occupa il sesto posto tra i club italiani e il ventesimo a livello mondiale nel ranking stilato dall’IFFHS relativamente al periodo che va dal 1991 al 2009.

Competizioni nazionali

  • Scudetto.svg Campionato italiano: 2
1973-1974, 1999-2000
  • Coccarda Coppa Italia.svg Coppa Italia: 6
1958, 1997-1998, 1999-2000, 2003-2004, 2008-2009, 2012-2013
  • Super coppa italiana.svg Supercoppa italiana: 3
1998, 2000, 2009
  • Campionato italiano di Serie B: 1
1968-1969

Competizioni internazionali

  • Coppacoppe.png Coppa delle Coppe: 1
1998-1999
  • Supercoppaeuropea2.png Supercoppa UEFA: 1
1999

Altre competizioni

  • Coppa delle Alpi: 1
1971

Competizioni giovanili

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Palmarès della Società Sportiva Lazio § Settore giovanile.

A livello giovanile, la squadra Primavera della Lazio è una delle formazioni più importanti e titolate, avendo conquistato 5 Campionati Primavera, essendo così la terza squadra con più Scudetti giovanili, 3 Coppe Italia Primavera e una Supercoppa Primavera. Anche le squadre di altre categorie hanno ottenuto nel corso degli anni vari successi sia a livello nazionale, soprattutto con le formazioni Berretti (1), Giovanissimi Nazionali (3), Pulcini (1) e in passato Ragazzi (1) e Juniores (1), sia in campo internazionale, con la formazione Primavera trionfante nel Trofeo Internazionale Karol Wojtyla in sei occasioni, detenendo così il record di vittorie del torneo, oltre a quella degli Allievi, vincitrice delTorneo Internazionale Carlin’s Boys di Sanremo e del Torneo Internazionale Città di Gradisca – Trofeo Nereo Rocco.

Statistiche e record

 

Presenze e reti

  • Giuseppe Favalli detiene il maggior numero di presenze ufficiali con la maglia della Lazio (401 incontri tra il 1992 e il 2004)[1].
  • Luca Marchegiani è il portiere con il maggior numero di presenze ufficiali per la Lazio (339 incontrii tra il 1993 e il 2003), nonché quello che vanta per la squadra il record di imbattibilità (744 minuti nel 1997-98)[1].
  • Aldo Spivach realizzò il primo goal della Lazio nel campionato a girone unico (Lazio-Bologna 3-0). La rete numero 1000 è dell’italo-argentino Enrique Flamini, quelle numero 2000 e 3000 rispettivamente del tedesco Thomas Doll e del serbo Aleksandar Kolarov[2].
  • Giorgio Chinaglia fu il primo calciatore a realizzare un goal per la Lazio in una competizione UEFA (Coppa UEFA 1973-74) in occasione della gara interna vinta contro gli svizzeri del Sion per 3-0. Chinaglia è anche il miglior marcatore laziale nelle coppe europee (incluse le competizioni non riconosciute a livello confederale)[non chiaro], nonché il giocatore italiano con la miglior media reti segnate / incontri di campionato disputati (319 in 429 partite tra Serie A e NASL)[3].
  • Silvio Piola è il miglior marcatore di sempre, con 149 goal (esclusi i 10 segnati nella Coppa dell’Europa Centrale, per un totale di 159 reti) tra il 1934 e il 1943[1]; oltre a ciò, è anche il capocannoniere assoluto del campionato di Serie A[4]. Lo stesso Piola detiene anche il record dei goal in campionato con il club[1] e fu il primo calciatore della Lazio a realizzare una rete nella coppa nazionale (Coppa Italia 1935-36) in occasione della gara interna vinta contro il Venezia per 2-0. È anche il primo laziale ad avere realizzato un goal in una competizione europea (Coppa dell’Europa Centrale 1937) in occasione della gara esterna pareggiata contro gli ungheresi dell’MTK per 1-1.
  • Goran Pandev è attualmente il miglior realizzatore straniero di sempre, con 64 reti segnate tra campionato e coppe.
  • Simone Inzaghi è il miglior marcatore per quanto riguarda le competizioni UEFA per club, egli è anche uno dei pochi ad aver segnato una quaterna in Champions League, proprio in maglia laziale[1][5].
  • Stefano Mauri è il giocatore con più presenze nella rosa attuale della Lazio, 293. Miroslav Klose è invece il miglior marcatore grazie alle 55 reti messe a segno.
LivelloCategoriaPartecipazioniDebuttoUltima stagioneTotale
Prima Categoria51912-19131920-192186
Prima Divisione51921-19221925-1926
Divisione Nazionale31927-19281945-1946
Serie A731929-19302015-2016
Prima Divisione11926-19271926-192712
Serie B111961-19621987-1988

Partecipazione ai campionati

In 98 stagioni sportive a partire dall’esordio a livello nazionale il 3 novembre 1912, inclusi 10 campionati di Prima Categoria Nazionale e 3 di Divisione Nazionale, oltre ad 1 di Prima Divisione.

Statistiche di squadra

Aldo Puccinelli, detentore del record di presenze in campionato con la maglia biancazzurra con 339 partite disputate.

In 98 stagioni sportive a partire dall’esordio a livello nazionale, risalente al 3 novembre 1912, la Lazio ha disputato 86 campionati di massima serie(73 campionati di Serie A, 10 di Prima Categoria Nazionale e tre di Divisione Nazionale), mentre per una volta ha partecipato al campionato diPrima Divisione Sud (1926-27) e per undici volte a quello di Serie B (1961-62, 1962-63, 1967-68, 1968-69, 1971-72, 1980-81, 1981-82, 1982-83,1985-86, 1986-87, 1988-89). I biancocelesti hanno terminato il campionato a girone unico due volte primi, tre volte secondi e sette volte terzi. In 73 stagioni sportive disputate dalla Lazio nel massimo campionato a girone unico ha, dunque, terminato il torneo sul podio nel 16% dei casi. Dall’avvento del girone unico la Lazio è stata tre volte Campione d’inverno (1936-37, 1973-74, 1999-00).

Quella delle Aquile è la formazione italiana ad aver disputato il maggior numero di finalissime nazionali (3 volte, più specificatamente nelle stagioni1912-13, 1913-14 e 1922-23) ovvero gli incontri che, prima dell’istituzione del campionato a girone unico, mettevano di fronte le compagini campioni del girone Nord e quello Sud per decidere la squadra campione d’Italia.

È stata la quarta squadra italiana, dopo Torino, Juventus e Napoli (e successivamente alle Aquile anche l’Inter), ad aver conquistato, nella stagione 1999-00, il Double, ovvero la conquista nello stesso anno di campionato e coppa nazionale.

In base alle partite ufficiali finora disputate, la vittoria della Lazio con il più ampio scarto è il 9-1 inflitto al Modena il 12 giugno 1932.[101] La sconfitta con il più ampio scarto, invece, è l’8-1 rimediato nella stagione 1933-1934 in trasferta contro l’Ambrosiana-Inter.[101]

La Lazio è la quinta società italiana per numero di partecipazioni (73) nel Campionato di Serie A sin dal 1929, anno dell’istituzione del torneo a girone unico, ed è al sesto posto nella Classifica perpetua della Serie A dal 1929, dietro a Juventus, Inter, Milan, Roma e Fiorentina. Al giugno 2012, dei 2320 incontri nella massima serie, 845 sono state le vittorie delle Aquile, 707 i pareggi e 768 le sconfitte, con 3121 gol segnati e 2888 subiti.

Miroslav Klose, centravanti attuale della Lazio.

La squadra biancoceleste detiene il record assoluto di vittorie fatte registrare in una sola giornata, con 3 successi ottenuti in occasione delCampionato Interregionale Centro-sud vinto nel 1908, quando sconfisse in mattinata il Lucca FC, nel primo pomeriggio la SPES Livorno e successivamente la Virtus Juventusque in finale.

Ha terminato il campionato a girone unico 2 volte prima, 3 volte seconda e 7 volte terza. Nelle 73 stagioni sportive disputate nel campionato a girone unico è dunque terminata sul podio nel 16,0% dei casi. Nelle 11 stagioni sportive disputate nel campionato cadetto a girone unico ha terminato il campionato 1 volta prima, 2 volte seconda e 2 volte terza, terminando sul podio nel 45% delle occasioni.

L’avversario affrontato più volte dalla Lazio in gare ufficiali è il Milan (146 volte), seguita da Juventus e Roma (144 volte), dall’Inter (143 volte) e dal Bologna (128 volte).

A livello di coppe nazionali la Lazio ha disputato 8 finali di Coppa Italia (con 6 vittorie) e 6 finali di Supercoppa italiana (con 3 successi) per un totale di 14 finali, quinta squadra italiana, insieme al Torino, in questa particolare classifica.

In ambito internazionale gli avversari classici in gare ufficiali sono Atlético Madrid, Bayer Leverkusen, Beşiktaş, Boavista, Chelsea, Lens, Maribor, Real Madrid, con le Merenguesche non si sono mai imposte all’Olimpico, e Sparta Praga (4 incontri), oltre a Partizan e Villarreal (3 incontri).

Ufficialmente, il più alto numero di spettatori per una partita della Lazio in casa è di 78 809 persone per una partita di Serie A contro il Foggia il 12 maggio 1974, il match che consegnò alla squadra romana il suo primo Scudetto. Un simile numero di spettatori era presente sugli spalti anche il 21 giugno 1987, data dello storico match vinto daibiancazzurri sul L.R. Vicenza per 1-0, risultato che consentì alla Lazio di andare agli spareggi per evitare la Serie C. Questi sono due record di presenze per tutta la storia delloStadio Olimpico, includendo le partite della Roma e della Nazionale di calcio.

Statistiche individuali

Giuseppe Favalli,recordman di presenze con la maglia biancoceleste.

A livello individuale, Giuseppe Favalli è il giocatore che detiene il record di presenze in maglia biancoceleste, durante i suoi dodici anni alla Lazio dal 1992 al 2004, ne ha collezionate 401. Seguono Pino Wilson con 394 partite disputate in 11 stagioni e Paolo Negro con 376 gare in 12 annate.[102] Il record di presenze per un portiere è di Luca Marchegiani, con i 339 incontri disputati in 10 stagioni, seguito da Idilio Cei con 290 gare in 10 annate ed Angelo Peruzzi con 226 partite disputate in 7 stagioni.[102] Il record di maggiori partite giocate esclusivamente in campionato è invece diAldo Puccinelli, con 339 gettoni di presenza tra il 1940 e il 1955.[102] Seguono Pino Wilson e Beppe Favalli rispettivamente con 324 e 298 presenze.

Il miglior marcatore di tutti tempi della Lazio è Silvio Piola con 149 gol (esclusi quelli segnati nelle coppe internazionali non riconosciute dallaUEFA).[102] Piola, che militò ai suoi tempi anche nella Pro Vercelli, nel Torino, nella Juventus ed infine nel Novara, è anche il miglior marcatorenella storia della Serie A, con 274 reti totali realizzate.[103] Alle spalle del “Silvio nazionale” seguono Beppe Signori (127 gol in 6 stagioni) e Giorgio Chinaglia (122 gol in 7 stagioni).

Simone Inzaghi è il miglior marcatore nelle competizioni europee, con 20 gol realizzati.[102] È anche uno dei sei giocatori nella storia dellaChampions League ad aver segnato 4 reti in una singola partita della massima competizione europea.[104] Seguono Pavel Nedvěd con 12 reti messe a segno in 5 stagioni e Tommaso Rocchi, anch’egli a quota 12 gol in 9 anni di militanza laziale.

Tra gli attaccanti della rosa odierna, il miglior marcatore è il tedesco Miroslav Klose, capace di realizzare, il 5 maggio 2013, una cinquina ai danni del Bologna, nella gara valida per la trentacinquesima giornata di Serie A, terminata 6-0 per i romani.[105]

Tifoseria

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Tifoseria della Società Sportiva Lazio.

Il cuore del tifo laziale: la Curva Nord.

Al momento la S.S. Lazio è la sesta squadra d’Italia per numero di tifosi (4,8%), quantificabili in circa 1,2 milioni in Italia, dietro a Juventus, Inter, Milan, Napoli e Roma come risulta da un sondaggio effettuato dallo Studio Grizzaffi, azienda specializzata in ricerche di mercato, e pubblicato dalla stessa il 17 giugno 2010.

Il tifo per la Lazio, tradizionalmente radicato dal punto di vista geografico a Roma e nelle province laziali, è presente anche in altre regioni d’Italia, il che garantisce un seguito alla squadra anche durante gli incontri esterni.

Per quanto riguarda gli orientamenti politici dei gruppi organizzati della Curva Nord, questi sono schierati su posizioni didestra sociale e talvolta di estrema destra. Inoltre anche alcuni cori intonati dalla curva durante le partite hanno una chiara ispirazione politica.

Storia

La Curva Nord dello Stadio Olimpico gremita dai supporters biancocelesti.

I prodromi del fenomeno del tifo organizzato in Italia si hanno nel 1932quando proprio la tifoseria della Lazio va ad annoverare per prima la nascita di un’associazione organizzata e con struttura gerarchica, di sostenitori. In occasione del derby del 23 ottobre 1932, un gruppo organizzato denominato Paranza Aquilotti inscenò infatti una coreografia allo Stadio del PNF.[106]

Successivamente nel 1951 vengono fondati i Circoli Biancocelesti. Verso la fine degli anni sessanta, periodo di sollevazioni giovanili, piccoli gruppi di tifosi, più che altro nati come aggregazioni di quartiere, riempiono le gradinate dello Stadio Olimpico di Roma (Tuparamos, Aquile, Ultras, Vigilantes, NAB, CAST, Marines, CML), facendo sentire il loro incitamento alla Lazio in modo spontaneistico.

Il gruppo degli Eagles’ Supporters, che li riunisce nel 1977 sotto un unico striscione di 54 metri (il più lungo d’Italia), concentra il tifo ultras biancazzurro con un sostegno di massa colorato, rumoroso e incessante, nonostante le difficili stagioni che la squadra romana affronta sia a livello sportivo che economico-finanziario.

Il 28 ottobre 1979, poco prima dell’inizio del derby, viene tolta la vita a Vincenzo Paparelli, supporter laziale raggiunto in Curva Nord da un razzo sparato dalla Sud per mano di un tifoso romanista. Da allora i gruppi organizzati di tifosi biancocelesti, prima riuniti nelle gare casalinghe in Curva Sud, decisero di spostarsi definitivamente nella Nord dell’Olimpico.[107]

Durante la partita casalinga contro il Padova del 1987, in Curva Nord appare uno striscione lungo 10 metri di un nuovo gruppo: gli Irriducibili creati da Antonio “Grinta”. Questi ultimi rivoluzioneranno il modo di tifare: niente più tamburi ma cori all’inglese. Su questo, ma più che altro per motivi politici e di gestione della curva, nascono contrasti con gli Eagles’ Supporters, che si scioglieranno all’inizio del 1993 a causa dello scarso ricambio generazionale e delle continue aggressioni subìte dagli ultras emergenti. Con l’arrivo del presidente Sergio Cragnotti la Lazio torna sul palcoscenico europeo. I laziali conquistano anche gli stadi continentali: 4 000 a Dortmund, Vienna e Madrid, 20 000 a Parigi, 15 000 a Birmingham, 10 000 a Monaco. Sotto la gestione del presidente Ugo Longo la società decide di ritirare la maglia numero 12, in onore dei tifosi della squadra biancoceleste. L’11 novembre 2007 viene ucciso da un agente di Polizia il tifoso laziale Gabriele Sandri, a cui è stata intitolata poi la curva. Da allora la sua immagine è posta nella parte bassa della Nord.[108]

Dal marzo 2010, gli Irriducibili lasciano il comando dopo 23 anni per lasciare la gestione della Curva Nord in mano ai membri della ex Banda Noantri e In Basso a Destra, gruppi sciolti formalmente per le numerose diffide ma comunque presenti sotto il nome di altri striscioni: essi creeranno una collaborazione tra tutti i gruppi storici della Nord per quanto riguarda le decisioni e la gestione di essa, e tutti si riuniranno sotto il nome di Ultras Lazio Curva Nord,[109] coadiuvato da un altro importante gruppo del tifo laziale, ovvero l’Associazione Sodalizio, riunito nel settore della Tribuna Tevere.[110]

Dal settembre 2012 i ragazzi della Curva Nord, con il patrocinio del Comune di Roma e della stessa società Lazio, decidono di inaugurare l’iniziativa “Terzo Tempo Lazio”, ovvero la possibilità per tutti i tifosi di incontrarsi nel pre e post gara delle partite casalinghe dei biancocelesti in un’area nei pressi dello Stadio Olimpico totalmente dedicata ai colori biancocelesti.[111]

Gemellaggi e rivalità[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Derby di Roma.

Gemellaggio fra tifosi laziali ed interisti il 2 maggio 2009 con la coreografia dei supporters nerazzurri dedicata alla memoria di Gabriele Sandri, tifoso biancoceleste scomparso nel 2007.

Il rapporto tra gli ultras dell’Inter e della Lazio è sicuramente il più saldo: esso è nato attorno alla metà degli anni ottanta e si è rinsaldato negli ultimi anni con la finale della Coppa UEFA 1997-98 a Parigi e il 5 maggio 2002, quando allo Stadio Olimpicomolti tifosi laziali auguravano agli “amici” interisti la conquista dello Scudetto.[112] Un altro episodio significativo è riferibile al match Lazio-Inter del 2 maggio 2010, alla terz’ultima giornata del campionato 2009-10, quando la tifoseria della squadra capitolina ha incitato per tutti i novanta minuti la compagine milanese, in lotta per vincere il campionato con i cugini romanisti, spingendola così verso il mantenimento della vetta della classifica.[113] Tra gli ultras della Nord ed i tifosi della Triestina c’è un vero e proprio gemellaggio che risale agli anni ottanta, quando entrambe le due squadre militavano in B. Successivamente la squadra giuliana, in una partita all’Olimpico contro la Roma, ha esposto i vessilli biancocelesti, saldando ancor di più il rapporto. Con i supporters dell’Hellas Verona non c’è in realtà un vero e proprio gemellaggio, ma soltanto sintonia; stessa cosa vale riguardo al legame con i tifosi di Ascoli e Chieti.

A livello internazionale, i gemellaggi più importanti sono quelli con il Real Madrid e l’Espanyol: il primo nasce nel 2001 durante una partita di Champions League tra le due squadre, e l’altro, così come quelli con Chelsea e soprattutto Levski Sofia, nasce da convergenze pseudopolitiche.[114][115] Quella con i supporters del West Ham è una sintonia nata principalmente per la convergenza di abitudini e stile di tifo.

La più accesa e storica rivalità non può che essere con i tifosi dell’altra squadra della Capitale: la Roma. L’ostilità degli ultras biancocelesti con i tifosi del Napoli nasce dal gemellaggio che legava negli anni ottanta napoletani e romanisti. Nei confronti della tifoseria milanista è sempre esistita un’accesa rivalità, soprattutto dopo il discusso campionato 1998-99, vinto in rimonta nelle ultime giornate proprio dal Milan a discapito della Lazio. La rivalità nei confronti della Juventus invece deriva principalmente dall’antipatia dei tifosi laziali nei confronti della dirigenza bianconera, oltre che per la rivalità fra gli stessi juventini e i sostenitori gemellati dell’Inter. Vi sono antiche rivalità, risalenti agli anni ’70, con le tifoserie di Pescara, Perugia, Ternana, Catanzaro e Taranto. Altra forte rivalità è quella con la tifoseria dell’Atalanta, nata recentemente a causa di forti divergenze politiche. Vi sono poi contrasti con il tifo organizzato di Sambenedettese, Genoa, Sampdoria e Pisa, a partire dagli anni ottanta. Nel decennio successivo, invece, le rivalità si accesero con Bologna, Fiorentina, Torino, Lecce, Foggia, Udinese, Vicenza e Palermo. L’origine della rivalità con la tifoseria della Salernitana è dovuta ai duri scontri fra supporters biancocelesti e granata prima di un’amichevole disputata a Salerno agli inizi degli anni duemiladieci.[116] La causa della rivalità con i tifosi del Brescia si basa soprattutto per il gemellaggio tra i tifosi delle Rondinelle e quelli dei rivali milanisti. Con i supporters di Modena e Livorno la rivalita’ nasce per le idee politiche dei tifosi emiliani e toscani, notoriamente di estrema sinistra, contrastanti con quelle di estrema destra degli ultras laziali.

A livello internazionale, le rivalità sportive più accese, quasi tutte nate negli anni novanta, sono con i tifosi francesi dell’Olympique Marsiglia, quelli inglesi dell’Arsenal, quelli spagnoli dell’Atlético Madrid e negli anni 2010 con quelli greci del Panathinaikos.

Organico[

La polisportiva Lazio

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Polisportiva S.S. Lazio.

La Società Sportiva Lazio è la società polisportiva più grande nel mondo[15], composta da numerose sezioni sportive, in numero di 49, ed attività associate, attualmente in numero di 16, con la Lazio Master Calcio a 5 facente parte del sodalizio come socio onorario.[117]

La presidenza generale della Polisportiva S.S. Lazio è attualmente rappresentata dal Dott. Antonio Buccioni, con il Prof. Emmanuele Francesco Maria Emanuele che riveste la figura di Presidente Generale onorario. Il ruolo di Vice Presidente Vicario è riservato a Federico Eichberg, coadiuvato dagli altri vicepresidenti Pierluigi Bernabò, ex consigliere del comitato di presidenza, Massimo Moroli e Gianluca Pollini. Oltre al Segretario Generale Andrea Penza, insieme al Segretario Vicario, Francesco Tilli, al Segretario Aggiunto, Pasquale Trane, e al Segretario Esecutivo, Mario Notari, sono stati nominati membri del Comitato di Presidenza: Mario Castrucci, Giorgio D’Arpino, Daniela Di Sotto Fini, Paolo Lenzi, a capo anche della Consulta Soci Benemeriti, Claudio Lotito, Massimo Pezzano, Martino Pota, Francesco Rossi, Giuseppe Sesto, Simone Santi, quest’ultimo delegato ai rapporti internazionali, e Stefano Tagliaferri. Sono stati poi eletti i membri del Collegio dei Probiviri, presieduto da Mario Tonucci insieme al Vice Presidente Roberto Emanuele De Felice,: Fabio Bellisario, Paolo Brocco, Raffaele Condemi, Andrea Dalla Ragione, Raffaele Fabozzi, Andrea Gabrielli e Renato Siniscalchi. Revisori dei conti sono il Presidente Carlo Guerra, Marco Casoni, Otello Donati, Paolo Marzano e Luca Scarpa, mentre a capo della Consulta Famiglie Storiche vi è attualmente Patrizia Nostini, figlia di Renzo Nostini, campione nella scherma, nel nuoto e nel rugby con i colori biancocelesti.

Nel dicembre 2010 la Consulta delle Famiglie Storiche e dei Soci Benemeriti, all’epoca presieduta da Paolo Lenzi, ha nominato come presidenti onorari Giovanni Gilardoni e Giuliano Pollini, quest’ultimo, scomparso nel novembre 2012, discendente diretto di Luigi Bigiarelli, il fondatore maximo dell’allora Società Podistica Lazio.

La sede ufficiale della Società Sportiva Lazio è ubicata all’interno dello Stadio Flaminio in Roma, struttura che in passato fu amministrata e gestita per anni dalla stessa polisportiva laziale.

In numero totale, la Società Sportiva Lazio conta circa 10 000 atleti iscritti, i quali, nel corso della storia ultracentenaria della società, hanno regalato ai colori biancocelesti numerosi titoli e medaglie. Suddetti atleti possono contare sull’apporto di 400 tecnici ed altrettanti dirigenti.[118]

Numerosi sono stati gli atleti di spicco che hanno indossato i colori biancocelesti nelle varie discipline sportive, come il Campionissimo Fausto Coppi nel ciclismo, Giulio Gloriosonel baseball, Abdul Jeelani nel basket e Carlo Pedersoli (in arte Bud Spencer) nel nuoto.

I titoli italiani vinti attualmente sono più di 80, quelli individuali sono oltre 600, mentre quelli in categorie minori e nei settori giovanili sono circa 1000. Le medaglie conquistate dagli atleti della Polisportiva in competizioni ufficiali, quali Campionati del Mondo, d’Europa e Giochi olimpici, sono numerose, e 49 sono le medaglie d’oro vinte nel corso di queste manifestazioni sportive internazionali.

La Società Sportiva Lazio, oltre ad essere stata eretta in Ente Morale nel 1921, è stata insignita nel corso della sua storia ultracentenaria d’importanti onorificenze a livello nazionale, quali la Stella d’Oro al Merito Sportivo, ricevuta nel 1967, ed il Collare d’oro al Merito Sportivo del 2002.

Informazioni su diego80 (1908 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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