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14 gennaio 1976-Primo numero del quotidiano “La Repubblica”

Festeggia 40 anni oggi uno dei quotidiani più letti d’Italia.Fondato a Roma nel 1976 da Eugenio Scalfari,attualmente come tiratura è il terzo quotidiano nazionale,dopo il Corriere della Sera ed il Sole 24 ore,ed il secondo più letto,dopo lo stesso Corriere.

FRONT COVER:Prima Pagina 17-10-2013

Repubblica TV
Logo
StatoItalia Italia
Linguaitaliano
Periodicitàquotidiano
Generestampa nazionale
FormatoBerlinese a 6 colonne
FondatoreEugenio Scalfari
Fondazione14 gennaio 1976
Inserti e allegati
  • Affari & Finanza
  • D – la Repubblica delle donne
  • Diario
  • Domenica
  • Il Lavoro[1]
  • Il Venerdì di Repubblica
  • la Repubblica XL
  • Metropoli
  • R7[2]
  • Salute
  • Viaggi
  • Velvet
SedeVia Cristoforo Colombo nº 90, Roma
EditoreGruppo Editoriale L’Espresso
Tiratura412 957 (100%)[3] (giugno 2015)
Diffusione cartacea280 745 (67%)[3] (giugno 2015)
Diffusione digitale60 233[3] (giugno 2015)
Resa132 184 (33%)[3] (giugno 2015)
DirettoreMario Calabresi
Redattore capoAngelo Aquaro
ISSN0390-1076 (WC · ACNP)
Distribuzione
cartacea
Edizione cartaceasingola copia/
abbonamento
multimediale
Edizione digitalesu abbonamento
Sito webhttp://www.repubblica.it/
Canale TVhttp://video.repubblica.it/
Tablet PCsu abbonamento
Smartphonehttp://m.repubblica.it/

Storia

Fondazione

Il quotidiano nasce per iniziativa di Eugenio Scalfari, già direttore del settimanale L’Espresso. Il nome viene scelto in omaggio al piccolo giornale portoghese che l’anno prima aveva dato voce alla “rivoluzione dei garofani”. Scalfari chiama con sé alcuni colleghi fidati: Gianni Rocca, caporedattore centrale, poi Giorgio Bocca, Sandro Viola, Mario Pirani, Miriam Mafai, Barbara Spinelli, Natalia Aspesi e Giuseppe Turani. Del gruppo iniziale doveva far parte anche Andrea Barbato con il ruolo di vicedirettore, ma il giornalista lascia alla vigilia del primo numero, essendo stato chiamato alla direzione del TG2 post-riforma. Le vignette satiriche sono affidate alla matita di Giorgio Forattini. La redazione occupa appena quattro stanze, in via Po 12 a Roma, sede anche dell’Espresso.

Dagli inizi all’affermazione (1976-1986)

La nuova testata di Eugenio Scalfari sceglie di collocarsi nell’area della sinistra laica e riformista. In questo spazio, i quotidiani più letti nell’Italia di metà anni settanta sono l’Unità e Paese Sera[6]; inizialmente la Repubblica non intende scontrarsi frontalmente con essi, ma differenziarsi. Vuole infatti essere visto come un “secondo giornale”: un quotidiano di approfondimento, per un pubblico che ha già letto altrove i fatti del giorno.

la Repubblica debutta in edicola il 14 gennaio 1976. Si presenta al pubblico con un formato berlinese, più piccolo di quelli usualmente adottati all’epoca dagli altri giornali nazionali: sei colonne invece delle tradizionali nove; è composto di 20 pagine ed esce dal martedì alla domenica. Al posto della terza pagina tradizionale, la cultura è collocata nel paginone centrale.

Foto di gruppo scattata nella tipografia della Repubblica in occasione del “numero zero” del nuovo quotidiano, realizzato il 5 dicembre 1975.

Quando il giornale nasce, la messa in pagina non è ancora definita compiutamente; dopo numerosi assestamenti, la griglia raggiunge un’impostazione standard. La pagina, che inizialmente conteneva soltanto testi e titolazioni, inizia ad essere movimentata con l’aggiunta di illustrazioni, fotografie e disegni. Il grafico,Franco Bevilacqua, inventa i blocchi prefigurati: l’articolo della Repubblica si compone di testo e fotografie insieme[7].

Durante i primi due anni di vita il quotidiano crea il proprio pubblico, ondeggiando tra la sinistra extraparlamentare e quella riformista[8]. Scalfari coglie la novità rappresentata dal movimento giovanile nelle università; la Repubblica lo aggancia e lo segue da vicino. Il punto di forza del quotidiano sono i commenti, sempre incisivi e schierati: anche le cronache hanno un taglio politico. Alla schiera dei collaboratori si aggiunge Giampaolo Pansa, proveniente dal Corriere della Sera, nel ruolo di inviato speciale a Milano. La sede di Repubblica occupa un piano di un palazzo in piazza Indipendenza di proprietà della famiglia Amodei, editore del Corriere dello Sport – Stadio, che ha sede e redazione nello stesso edificio.

la Repubblica e il sequestro di Aldo Moro
Aldo Moro3.jpg

Il 16 marzo 1978 il presidente DC Aldo Moro viene rapito dalle Brigate Rosse. Dopo un mese di prigionia, il 19 aprile i brigatisti fotografano lo statista mentre regge la copia di un quotidiano, come prova che il leader democristiano è ancora in vita[9]; il giornale in questione è proprio la Repubblica, il cui ancora acerbo marchio riceve inaspettatamente un’immediata notorietà[10].

Il 1978 è l’anno della svolta. All’inizio, la vendita media è di 114 000 copie. In marzo l’Italia è sconvolta dal rapimento di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, a opera delle Brigate Rosse: durante i cinquantacinque giorni del sequestro la testata di Scalfari appoggia incondizionatamente la linea della fermezza contro le richieste dei brigatisti, mentre segue con attenzione nettamente critica la scelta “trattativista” del PSI di Bettino Craxi[8]. La linea di opposizione al segretario socialista, che sarà il leitmotiv del quotidiano per i successivi dieci anni, è già tracciata. Nello stesso anno appare l’inserto Satyricon: è il primo inserto di un quotidiano italiano dedicato interamente alla satira[11]. Sul finire del ’78 la Repubblica arriva a toccare le 140 000 copie.

Nel 1979, con una tiratura media di 180 000 copie, il quotidiano raggiunge il pareggio di bilancio. La foliazione aumenta da 20 pagine a 24. Il giornale decide, per la prima volta, di coprire gli eventi sportivi; a dirigerne l’apposita redazione viene chiamato Gianni Brera. Tra il ’79 e l’80 appare poi la rubrica a disegni Tutti da Fulvia sabato sera, di Pericoli e Pirella. Sempre nel 1980 il terrorismo colpisce da vicino la Repubblica: il 7 maggio il cronista Guido Passalacqua viene gambizzato dallo stesso gruppo che il 28 ucciderà Walter Tobagi.

Nel 1981 uno scandalo travolge il quotidiano nazionale più venduto, il Corriere della Sera, che si scopre essere di fatto controllato, sia finanziariamente che editorialmente, dalla loggia P2. Ciò consente alla Repubblica di aumentare il numero dei lettori e di strappare al giornale concorrente alcune firme prestigiose, tra cui quelle di Enzo Biagi e Alberto Ronchey. Scalfari intravede l’opportunità di portare il suo giornale ai primi posti e lancia nuove iniziative per allargarne il bacino d’interesse; tra gli altri, porta la foliazione a 40 pagine, per dare più spazio alla cronaca varia, agli spettacoli e allo sport. La sua testata diventa un “giornale omnibus”, ovvero un quotidiano per tutti i tipi di lettori.

Per quanto riguarda la linea politica, il giornale continua ad appoggiare la sinistra riformista; cambiano invece i termini del confronto con i partiti al governo: da una parte permane l’opposizione a Craxi, mentre si registra una maggiore apertura verso Ciriaco De Mita, principale esponente della sinistra democristiana[12]. I risultati non si fanno attendere: nel 1985 la Repubblica vende in media 372 940 copie, circa 150 000 in più della media del 1981[12]. Il quotidiano di Scalfari supera La Stampa divenendo così il secondo quotidiano italiano.

I dieci anni della Repubblica
Giorgio Bocca, Sandro Viola e Bernardo Valli, la Repubblica, 1986.jpg

Giorgio Bocca, Sandro Viola e Bernardo Valli, tre storiche firme della Repubblica, alla festa per il decennale della testata romana.


Nel 1986 la Repubblica compie i suoi primi dieci anni. Per festeggiare l’anniversario esce l’opera Dieci anni 1976/1985: 10 fascicoli in carta patinata, uno per ogni anno, con la riproduzione di molti articoli originali. Il lancio dell’iniziativa editoriale avviene con uno spot pubblicitario che riscuote un buon successo: all’inizio si vede un giovane universitario che acquista il quotidiano in un’edicola. Lo stesso giovane, dieci anni dopo, è diventato un uomo. Stringe in mano lo stesso giornale, ma nel frattempo ha fatto carriera ed è diventato il manager di una grande azienda.

Nel 1986, data del suo decimo compleanno, il giornale romano decide il varo di un settimanalefinanziario, un dorso che esce come supplemento tutti i lunedì: Affari & Finanza, diretto da Giuseppe Turani. Il Corriere è sempre più vicino; in alcune occasioni (dicembre ’86) la Repubblica riesce anche a superare, per la prima volta, la testata milanese.

La gara con il Corriere della Sera

Nel 1987 il quotidiano lancia un gioco a premi: si chiama Portfolio, ed è in pratica una lotteria che si basa sulla Borsa. I lettori sono quindi invogliati a comprare il giornale tutti i giorni per controllare i valori delle azioni. Il gioco si rivela molto più redditizio dei supplementi (che aumentano le vendite solo per uno o due giorni alla settimana): il quotidiano romano guadagna in tre mesi quasi 200 000 copie, sfiorando le 700 000 di vendita media[13]. la Repubblica è il primo giornale d’Italia.

Il Corriere della Sera non sta a guardare e risponde colpo su colpo, offrendo un rotocalco in omaggio al sabato (Sette). La replica dellaRepubblica è Il Venerdì, il cui primo numero esce il 16 ottobre, nello stesso giorno in cui già offre Affari & Finanza. Anche nel 1988 la Repubblica rimane saldamente il primo quotidiano italiano, con una vendita media di 730 000 copie, duecentomila in più del Corriere, fermo a 520 000.[14] La testata di via Solferino riprenderà il primato solo nel 1989 con Replay, un altro gioco a premi.

Con gli anni novanta, nuove iniziative editoriali arricchiscono l’offerta informativa del quotidiano di Scalfari, che inaugura il numero del lunedì acquisendo per 50 milioni di lire il marchio Lunedì di Repubblica, rivista satirica, primo giornale vero/falso edito da Vincenzo Sparagna, già autore di Frigidaire[15]. Il lancio avviene il 10 gennaio 1994: in questo periodo il quotidiano si attesta su una tiratura media di 660 000 copie. Il 1995, oltre ad esser l’anno dell’introduzione dei due supplementi Musica! rock & altro e Salute, è anche quello della rivoluzione grafica: viene infatti introdotto il colore per la prima pagina e le inserzioni pubblicitarie.

L’editore Carlo Caracciolo, tra i fondatori della testata, assieme a Enzo Biagi, giornalista della Repubblica per gran parte degli anni ottanta.

Il 2 ottobre 1994, durante la fase di passaggio dall’MSI ad AN (iniziata nel gennaio di quell’anno, e conclusasi con la svolta di Fiuggi del gennaio 1995), il direttore Eugenio Scalfari pubblicò unarticolo di fondo intitolato Lo sdoganamento della destra. Sempre Scalfari schiera invece il proprio quotidiano su posizioni antitetiche a quelle di Silvio Berlusconi, magnate dei media che entra in politica nello stesso ’94; il quotidiano critica in special modo il suo conflitto d’interessi come imprenditore e politico.

la Repubblica dopo Scalfari

Nell’aprile 1996, dopo le elezioni politiche, la direzione della testata passa di mano: Eugenio Scalfari dopo vent’anni lascia il timone a Ezio Mauro (che firma la Repubblica dal 6 maggio), pur continuando a rimanere presente tra le pagine del giornale come editorialista. Il quotidiano mantiene una linea vicina allo schieramento politico del centro-sinistra, anche se non risparmia critiche ai suoi rappresentanti politici e ai partiti che lo compongono (con riguardo sia alla “questione morale” che alla frammentazione delle forze politiche). Con la direzione di Mauro il quotidiano si trasferisce nella nuova sede in via Cristoforo Colombo, all’EUR. Tra le prime novità editoriali vi è l’inserto settimanale femminile D – la Repubblica delle donne (21 maggio). Sempre in maggio, il quotidiano incappa in un infortunio giornalistico: il 30 maggio 1996 viene infatti annunciata e commentata la vittoria di Shimon Peres alle elezioni israeliane, quando ancora lo spoglio non era terminato; alla fine risulterà vincitore Benjamin Netanyahu[16].

Il 1996 è un anno elettorale. Il 5 aprile viene aperta la versione sperimentale sul web del quotidiano[17], in occasione delle consultazioni politiche del 21 aprile. Il sito conta 16-17 000 contatti al giorno. La notte delle elezioni più di 500 000 persone cercano di collegarsi (quando gli utenti Internet in Italia erano, all’epoca, tra i 3 e i 4 milioni[senza fonte]). In agosto iniziano i lavori per la realizzazione dell’edizione on-line definitiva.[18] Il 14 gennaio 1997 viene lanciato il sito web del quotidiano (repubblica.it), che si affermerà come principale sito d’informazione italiano con oltre 10 milioni e 600 000 utenti unici[19]. Nel 1997 nasce intanto l’edizione cartacea locale di Palermo, seguita, tre anni dopo, da quella di Bari.

Ezio Mauro, direttore dellaRepubblica dal 1996 al 2016.

Nel 2004, attraverso un processo graduale, il quotidiano inserisce il colore in ogni sua pagina[20]. La decisione smuove tutto il mercato dei quotidiani italiani, spingendo la concorrenza ad adottare delle contromosse; in breve, anche gli altri maggiori quotidiani passano al colore. L’edizione della domenica è arricchita da un’ampia sezione culturale (“La Domenica di Repubblica”, dal 28 novembre 2004). Nel settembre 2005 viene lanciato il supplemento mensile XL (dedicato al pubblico giovane); nel dicembre 2006 nasce poi Velvet (indirizzato a chi segue la moda).

Nel 2007 accade un fatto insolito nella vita del giornale: la redazione proclama uno sciopero. Insoddisfatti per le condizioni contrattuali e per le relazioni con l’editore, i giornalisti bloccano l’uscita del quotidiano per sette giorni. La Repubblica non può raccontare ai propri lettori il congresso dei Democratici di Sinistra che approva la fondazione del Partito Democratico (19-21 aprile 2007).[21]

Il 19 settembre 2007 il quotidiano si rinnova profondamente, nella grafica e nell’impaginazione. Di fatto, Repubblica si sdoppia in due giornali: uno dedicato alle notizie e un altro (denominato R2) contenente approfondimenti, inchieste e reportage sui principali temi dell’attualità. Il quotidiano, che è sempre stato uno dei maggiori critici di Berlusconi, il leader dello schieramento del centro-destra, accentua la sua avversione nel 2008, anno della sconfitta elettorale del centro-sinistra a opera della coalizione avversaria.

Nella primavera del 2009 la Repubblica ospita una lettera aperta di Veronica Lario al marito Silvio Berlusconi. Nella missiva la Lario accusava l’allora premier italiano di frequentare ragazze minorenni. Per il quotidiano è un clamoroso scoop, cui segue una campagna, durata tutta la primavera, sulle frequentazioni segrete di Berlusconi. I risultati sono lusinghieri: aumento delle vendite 30 000 copie e aumento della pubblicità. Il 2009 è anche l’anno delle «10 domande che non si possono fare a Berlusconi»: Giuseppe D’Avanzo raccoglie un elenco di 10 quesiti, cui il premier evita di rispondere; a fine agosto il premier fa causa alla testata[22], tuttavia il quotidiano continua a pubblicare l’elenco per i successivi sei mesi.

All’inizio del 2010 il quotidiano si riavvicina nelle vendite allo “storico” concorrente, il Corriere della Sera: dalle 80 000 copie del marzo 2009 il divario è sceso a 30 000 nel marzo 2010[23]. Nel 2011 la Repubblica diventa il primo quotidiano per lettorato, con una quota stimata di 3 milioni e 523 000 lettori, superando lo storico rivale lombardo (3 milioni e 430 000 lettori).

Il 15 gennaio 2016, dopo il 40º anniversario del quotidiano, Mario Calabresi è subentrato a Ezio Mauro come direttore.[24].

Variazioni dell’assetto proprietario

Fondazione

Eugenio Scalfari, fondatore della testata nel 1976 e suo direttore per i successivi vent’anni.

I padri della Repubblica sono quattro: Eugenio Scalfari, Carlo Caracciolo, editore dell’Espresso, Mario Formenton e Giorgio Mondadori, rispettivamente amministratore delegato e presidente dell’Arnoldo Mondadori Editore[25]. Per fondare il quotidiano, Caracciolo e laMondadori investono 2 miliardi e 300 milioni di lire (metà per ciascuno): il patto è firmato il 30 luglio 1975, il punto di pareggio è calcolato a 150 000 copie[26]. Il consiglio d’amministrazione della società editrice del quotidiano (Gruppo Espresso-Repubblica) è inizialmente composto da dieci membri: cinque in quota Mondadori e cinque espressi da Caracciolo.

Durante i primi anni la gestione del quotidiano e del settimanale sono unificate. Il 1976 si chiude per la Repubblica con una vendita media di 70 000 copie. Il risultato deludente è compensato dalla tiratura dell’Espresso, che si avvicina a quota 400 000[27]. Nel 1979 si aggiunge ai quattro soci originari la Compagnie Industriali Riunite di Carlo De Benedetti, che investe cinque miliardi di lire, corrispondenti a una quota di poco inferiore al 10% del capitale sociale[28].

La “guerra di Segrate”

Durante gli anni ottanta la CIR di De Benedetti incrementa sempre più la sua quota nel capitale della società editrice della Repubblica, fino a raggiungere il 50%.[29]

L’editore Carlo De Benedetti, azionista di maggioranza della testata (attraverso la CIR) dal 1989.

Nel 1989, convinti che per la crescita del gruppo occorresse un più solido sostegno finanziario, Carlo Caracciolo ed Eugenio Scalfari (principali azionisti del Gruppo Editoriale L’Espresso) vendono tutte le loro quote a Carlo De Benedetti. Questi, già importante azionista della Mondadori, porta il Gruppo L’Espresso in dote alla casa editrice milanese, di cui punta a diventare azionista di maggioranza acquistando i pacchetti in mano agli eredi di Arnoldo Mondadori. Gli sbarra la strada Silvio Berlusconi, aprendo quella che passerà alla storia come la “guerra di Segrate” (il paese alle porte di Milano dove ha sede la Mondadori).

Tra Berlusconi, nuovo patron della Mondadori, e De Benedetti, nasce un contenzioso giudiziario che si conclude, dopo oltre due anni di battaglie finanziarie e legali, nel 1991 con la separazione fra il settore libri e periodici (che va alla Fininvest di Berlusconi), e quello della Repubblica, dell’Espresso e dei quotidiani locali (che va invece al Gruppo Editoriale L’Espresso, di cui la CIR di De Benedetti è azionista di maggioranza).

La controversa operazione fu però in seguito al centro di una causa giudiziaria che vede come protagonista Berlusconi, accusato dicorruzione in atti giudiziari: tale causa diviene nota sui principali organi d’informazione col nome di “lodo Mondadori”. Con sentenza del Tribunale civile di Milano del 3 ottobre2009 viene statuito che la Fininvest deve risarcire alla CIR la complessiva somma di circa 750 milioni di euro per il «danno patrimoniale da perdita di opportunità di un giudizio imparziale» connesso al succitato lodo[30]; il pagamento del risarcimento viene in seguito sospeso fino alla fine del processo d’appello, venendo comunque garantito da unafidejussione bancaria[31]. Il 9 luglio 2011 la Corte civile d’appello di Milano, che aveva ordinato un’ulteriore perizia al fine di stabilire l’importo del risarcimento, condanna la Fininvest al pagamento della sanzione in favore della CIR, che in base alla nuova perizia ammonta a 560 milioni di euro[32].

Edizione cartacea

Rubriche

  • L’amaca: Michele Serra commenta un fatto del giorno.
  • Bonsai: rubrica quotidiana a cura di Sebastiano Messina che commenta con ironia i recenti avvenimenti in ambito politico.
  • Carta canta: su Repubblica.it Marco Travaglio metteva a confronto dichiarazioni vecchie e nuove di personaggi politici, mostrandone le incongruenze. La rubrica chiuse nel 2009 quando Travaglio fondò Il Fatto Quotidiano.
  • La Notte dei Gufi: rubrica dell’inserto del lunedì che usa l’alta finanza, l’economia e la bassa politica per staccionare le nuove frontiere della poesia on the road, libera e scalza.
  • Scalfari risponde: rubrica del venerdì nella pagina dedicata alla posta dove il fondatore Eugenio Scalfari rispondeva ai lettori. La rubrica fu chiusa nel 2006.

Edizioni locali

la Repubblica realizza in dieci diverse località italiane una edizione locale: a Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Parma, Roma e Torino.

Inserti e supplementi

  • Nel novembre del 2004 esordisce La Domenica di Repubblica, ovvero 20 pagine, in uscita ogni domenica, dedicate agli approfondamenti sull’attualità, agli spettacoli, agli stili di vita, al tempo libero. Il supplemento si ispira alle edizioni domenicali dei principali quotidiani anglosassoni, arricchite da numerosi inserti sui temi più svariati.
  • L’Almanacco dei libri: esce dal 2004 ogni sabato con 8 pagine di recensioni e classifiche.
  • XL: mensile dedicato ai giovani, esordisce nell’agosto 2005. Disponibile anche su piattaforma web.
  • Velvet (dal novembre 2006): altro mensile glamour dedicato alla moda.
  • Diario di Repubblica: bisettimanale (martedì e venerdì) di 4 pagine all’interno del giornale, in cui vengono approfonditi importanti temi del nostro tempo analizzando una parola chiave. Alla fine dell’anno le pagine del Diario vengono raccolte e pubblicate in un volume rilegato in vendita in abbinamento con il quotidiano.
  • Album di Repubblica, inserto speciale del quotidiano.
  • Dcasa, supplemento mensile di D – la Repubblica delle donne dedicato alla casa.
  • Metropoli, settimanale in uscita la domenica a 10 centesimi.
  • L’inserto locale ligure è lo storico quotidiano socialista genovese Il Lavoro.
  • Nasce nell’ottobre 2009 R2 Cult (in uscita il sabato al posto del normale R2, Almanacco dei Libri e R2 Spettacoli), un inserto di 16 pagine che unisce cultura, tecnologia spettacolo e tempo libero.

Servizi multimediali

Oltre al sito web, alla versione digitale del giornale e alla web tv, il quotidiano è presente con un proprio canale su WhatsApp dal 9 gennaio 2015.[33]

La Repubblica ha aperto un sito web per le scuole, Repubblica@Scuola, dedicato allo sviluppo del giornalismo giovanile.

Iniziative editoriali

  • L’enciclopedia di Repubblica: enciclopedia suddivisa in 19 volumi, redatta in collaborazione con la casa editrice UTET e l’Istituto Geografico De Agostini.
  • L’Atlante di Repubblica: volume, ad uscita di solito annuale, in cui vengono raccolti i migliori articoli della Repubblica su un argomento particolare.
  • Le Guide di Repubblica: manuali in cui spesso vengono affrontati argomenti di arte cultura e scienza.
  • la Repubblica Auto: bimestrale dedicato al mondo dei motori.

Direttori

  • 14 gennaio 1976 – 6 maggio 1996: Eugenio Scalfari
  • 7 maggio 1996 – 14 gennaio 2016: Ezio Mauro
  • dal 15 gennaio 2016: Mario Calabresi

Firme attuali

  • Natalia Aspesi
  • Emanuela Audisio
  • Corrado Augias
  • Anna Bandettini
  • Alberto Bisin
  • Tito Boeri
  • Carlo Bonini
  • Giampaolo Cadalanu
  • Filippo Ceccarelli
  • Gianni Clerici
  • Leonardo Coen
  • Piero Colaprico
  • Franco Cordero
  • Pino Corrias
  • Guido Crainz
  • Maurizio Crosetti
  • Alberto D’Argenio
  • Concita De Gregorio
  • Goffredo De Marchis
  • Alessandro De Nicola
  • Ilvo Diamanti
  • Antonio Dipollina
  • Enrico Franceschini
  • Umberto Galimberti
  • Massimo Giannini
  • Miguel Gotor
  • Renzo Guolo
  • Orazio La Rocca
  • Gad Lerner
  • Alessandra Longo
  • Riccardo Luna
  • Curzio Maltese
  • Vito Mancuso
  • Daniele Mastrogiacomo
  • Paolo Mauri
  • Francesco Merlo
  • Sebastiano Messina
  • Gianni Mura
  • Joaquín Navarro-Valls
  • Marino Niola
  • Piergiorgio Odifreddi
  • Piero Ottone
  • Alessandro Penati
  • Mario Perniola
  • Carlo Petrini
  • Adriano Prosperi
  • Federico Rampini
  • Guido Rampoldi
  • Maurizio Ricci
  • Massimo Riva
  • Stefano Rodotà
  • Gabriele Romagnoli
  • Paolo Rumiz
  • Chiara Saraceno
  • Roberto Saviano
  • Eugenio Scalfari
  • Fabio Scuto
  • Aldo Schiavone
  • Michele Serra
  • Adriano Sofri
  • Barbara Spinelli
  • Alberto Statera
  • Giuseppe Turani
  • Nadia Urbinati
  • Giovanni Valentini
  • Bernardo Valli
  • Carlo Verdelli
  • Vittorio Zucconi

Firme del passato

  • Guido Almansi
  • Alberto Arbasino
  • Gianni Baget Bozzo
  • Edgardo Bartoli
  • Edmondo Berselli
  • Giorgio Bocca
  • Gianni Brera
  • Mario Calabresi
  • Pietro Citati
  • Furio Colombo
  • Giuseppe D’Avanzo
  • Giorgio Dell’Arti
  • Enrico Filippini
  • Paolo Filo della Torre
  • Mino Fuccillo
  • Andrea Garbarino
  • Alfredo Giuliani
  • Enzo Golino
  • Paolo Guzzanti
  • Miriam Mafai
  • Giampaolo Pansa
  • Mario Pirani
  • Antonio Polito
  • Beniamino Placido
  • Franco Quadri
  • Carla Ravaioli
  • Gianni Rocca
  • Pietro Scoppola
  • Enzo Siciliano
  • Luigi Spaventa
  • Tiziano Terzani
  • Sandro Viola
  • Giancarlo Zizola

Illustratori e vignettisti

  • Francesco Tullio Altan
  • Franco Bevilacqua
  • Massimo Bucchi
  • Ellekappa
  • Giorgio Fasan
  • Giorgio Forattini (fino al 1999)
  • Emilio Giannelli (fino al 1991)
  • Mojmir Ježek
  • Roberto Micheli
  • Tullio Pericoli
  • Giuliano Granati

Finanziamenti pubblici

AnnoFinanziamento
20031 351 640,76 €[34]
20041 325 982,39 €[35]

Diffusione

La diffusione di un quotidiano si ottiene, secondo i criteri dell’Ads, dalla somma di: Totale Pagata + Totale Gratuita + Diffusione estero + Vendite in blocco.

AnnoDiffusione digitaleDiffusione cartaceaTotale diffusione
(cartacea + digitale)
Tiratura
201463 823301 565365 388418 424
AnnoDiffusione
2013323 469
2012383 653
2011438 695
2010449 238
2009481 001
2008518 907
2007580 966
2006588 275
2005587 268
2004586 419
2003581 102
2002579 269
2001574 717
2000566 811
1999562 494
1998562 857
1997594 213
1996575 447
1995567 538
1994540 000
1989627 000
1986515 000
1985372 940
1981220 000
1979180 000
1978140 000
Informazioni su diego80 (1908 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
Contatto: WebsiteFacebook

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