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Considerazioni sui piccoli negozi di paese

Ad Ottobre abbiamo proposto un’articolo in cui si è tentato di riflettere sul ruolo e l’importanza dei piccoli negozi di paese, specialmente in un territorio logisticamente svantaggiato come il nostro.

Nel corso di questi mesi abbiamo potuto apprezzare come questo articolo abbia saputo catturare l’attenzione di tante persone in tutta Italia (Circa 30.000 visite), segno che l’argomento trattato è sentito in maniera importante in varie zone del paese. Fortunatamente abbiamo anche ricevuto tantissimi commenti, alcuni di critica anche aspra per i toni troppo leggeri con cui abbiamo affrontato l’argomento, altri lo hanno trovato interessante e hanno provato ad aggiungere qualche riflessione o qualche proposta.

Desideriamo qui riportare, tra i tanti messaggi ricevuti, tre che riteniamo interessanti e per certi versi illuminanti :


 

Messaggio inviato dal Sindaco di Roaschia in in provincia di Cuneo

Salve.
Sono Viale ing. Bruno, sindaco di Roaschia, comune di 109 abitanti. La mia nuova amministrazione (6 mesi) quello che ha fatto per prima cosa è stato l’apertura di un esercizio di vicinato (alimentare che ci mancava da 5 anni). Penso che siamo stati innovativi e pionieri sulla procedura che riassumo (da considerare che 109 abitanti non sono mercato sufficiente per mantenere aperte le porte di un alimentare):
1-) locale comunale 2-) ristrutturazione arredo e allestimento di proprietà comunale (spesa complessiva 14.000 €) 3-) buono alimentare (solo ai residenti) spendibili nell’alimentare 4-) buono aggiuntivo per le famiglie in difficoltà.
Con questi buoni aiutiamo alle famiglie, per le più spese che devono affrontare per vivere in montagna, inoltre supportiamo l’attività commerciale.
I PICCOLI ESERCIZI MONTANI E DEI PICCOLI PAESI DEVONO ESISTERE, AIUTATI DA NOI AMMINISTRATORI, MA SOPRATUTTO C’E’ BISOGNO DI UNA LEGISLAZIONE APPOSITA, sennò ci continueremo a chiedere con tanta falsità il perché di questo spopolamento.
Grazie mille
Con cordialità


 

Messaggio inviato dal Professor Paolo Guarnaccia dell’Università di Catania

è tutto il modello di produzione e consumo che deve essere rivisto, per uscire dalla crisi dovuta alla globalizzazione delle multinazionali occorre rilocalizzare l’economia favorendo il consumo di prodotti locali, soprattutto alimentari, più sani, freschi, assortiti; ma lo stesso discorso vale anche per il tessile, la cosmesi, l’erbiristeria, i materiali da costruzione, mobili, ecc. ecc.
la rete dei piccoli negozi di quartiere (fruttivendoli, alimentari, panifici, pescivendoli, macellerie, farmacie, ferramenta, ecc.) è l’unica possibilità per realizzare questo progetto ma occorrerebbe:
1. il coinvolgimento delle associazioni di categoria (confcommercio, confesercenti, coldiretti, confcoltivatori, ecc.);
2. l’organizzazione di una logistica intelligente che metta in contatto diretto produttori e consumatori per ottenere prezzi giusti e trasparenti evitando i numerosi passaggi di speculazione commerciale;
3. formazione ai rivenditori sulle caratteristiche di qualità dei prodotti locali legati al territorio ed alle tradizioni;
4. il coinvolgimento del mondo della ricerca per progettare e validare questo nuovo (esisteva e funzionava benissimo fino a 40 anni fa) modello, l’unico capace di creare immediatamente centinaia di migliaia di posti di lavoro dignitosi e duraturi in ogni regione italiana.
“la crisi o la gestisci o ne subisci le conseguenze!”
Paolo Guarnaccia
Università di Catania


 

Messaggio inviato dalla Sig.ra Elena

Io ho un piccolo negozio di alimentari in provincia di alessandria. I miei prezzo ,a volte, sono migliori del centri commerciale, senza togliere la qualità,. Questo perché io e mio marito quando andiamo a fare lo spesone stiamo attenti vai prodotti in offerta per poter tenere il nostro prezzo basso. Nn parliamo poi della qualità di alcuni prodotti !!! Nettamente superiore perché comuque compro da piccoli produttori locali.ma queste cose è difficile farle capire. Altri commenti sotto dicono” il negozio di paese è più caro e basta” abbiamo comunque le spese uguali agli altri (affitto, acqua luce telefono) . E comunque per un piccolo centro (noi siamo in 250 abitanti) il piccolo negozio è anche comodo, ci si fa lasciare pacchi , si fanno aspettare i bambini scesi dal pulmino mentre mamma è a fare spesa al centro commerciale. ..dobbiamo sopravvivere …ma è dura…

1 Commento su Considerazioni sui piccoli negozi di paese

  1. Alessandro Pellegrini La cultura del piccolo negozio familiare, sta ormai scomparendo.Nella media montagna livello 800,1000 mt. dall’introduzione del registratore di cassa, nell’arco di un ventennio è venuta via via scomparendo. questi negozi, osterie ecc. oltre a un servizio, erano luoghi che aggregavano la comunità. Peccato che lo stato(sempre molto distante della comunità) questa cosa non l’abbia capita. Ed ha preferito ” trattare”allo stesso modo, piccoli negozi di montagna paragonandoli ai negozi di città. Questa miopia è stata causa della chiusura quasi totale degli esercizi modesti a conduzione famigliare, sarebbe bastato poco,per esempio: chi può, ho poteva sapere meglio del sindaco del paese, della difficoltà, del ricavo dell’esercizio, del servizio sociale a quella svantaggiata comunità. Tante parole, troppe per lo spopolamento della montagna, ma in realtà al posto di favorire, quelle popolazioni, le hanno fatto pagare a caro prezzo, con le decisioni intraprese.Forse sono state volutamente dimenticate anche perchè non sono mai state un bacino elettorale importante.

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