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Comuni della Bergamasca-Sedrina

Dopo il buon successo dell’articolo su Zogno nel debutto,oggi ci occupiamo di un altro comune vicino a Valbrembilla,ovvero Sedrina.Ecco ciò che siamo riusciti a trovare,in ordine sparso,nel web.

it.wikipedia.org/wiki/Sedrina

Sedrina
comune
Sedrina – Stemma
Sedrina – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoStefano Micheli (lista civicaImpegno comune) dal 25/05/2014
Territorio
Coordinate45°46′55″N 9°37′25″ECoordinate: 45°46′55″N 9°37′25″E (Mappa)
Altitudine328 m s.l.m.
Superficie5,85 km²
Abitanti2 559[1] (31-12-2010)
Densità437,44 ab./km²
FrazioniBotta
Comuni confinantiSorisole, Ubiale Clanezzo,Val Brembilla, Villa d’Almè,Zogno
Altre informazioni
Cod. postale24010
Prefisso0345
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016196
Cod. catastaleI567
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantisedrinesi
Patronosan Giacomo Maggiore
Giorno festivo25 luglio
Cartografia

Mappa di localizzazione: Italia

Sedrina
Sedrina
Posizione del comune di Sedrina nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Sedrina nella provincia di Bergamo

Sedrina (Sedrina in dialetto bergamasco[2]) è un comune italiano di 2.555 abitanti (chiamati sedrinesi) della provincia di Bergamo, in Lombardia.

Situato all’imbocco della val Brembana, dista circa 15 chilometri a nord dal capoluogo orobico. Il comune fa parte della comunità montana della Valle Brembana.

Cenni storici

Le origini del paese non sono del tutto chiare, anche se pare che piccoli insediamenti fossero presenti già in epoca romana. A tal riguardo sembra che anche il toponimo risalga a tale periodo, derivando da Sedulina, diminutivo di sede.

Tuttavia gli insediamenti non si svilupparono mai in modo consistente, data la posizione molto isolata del borgo, collegato ai centri abitati più a valle soltanto tramite angusti sentieri, per via di una “strozzatura” della valle stessa appena a sud dell’abitato. Le strade più agevoli recavano soltanto a nord, in direzione Zogno e delle sue frazioni, oppure sulla destra orografica della valle, da dove si potevano raggiungere Clanezzo e Brembilla tramite ponti sospesi sul fiume Brembo, già citati in documenti risalenti al II secolo.

Tuttavia questo isolamento difese il borgo in occasione delle invasioni barbariche e delle lotte di fazione tra guelfi e ghibellini. In epoca medievale venne inserito nei territori gestiti dal Vescovo di Bergamo, ed unito amministrativamente ad Almè, da cui si separò nel corso del XIV secolo per formare il comune di Sedrina e Stabello con l’omonimo borgo posto più a nord (ora legato a Zogno).

L’arrivo della Repubblica di Venezia segnò una svolta nell’esistenza del paese: la Serenissima decise la costruzione di una strada, la via Priula, che collegava direttamente la città di Bergamo con la valle Brembana passando per Sedrina.

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Via Priula.

Via Priula

« Ho fatto tagliare una strada nel sasso vivo.. »
(Alvise Priuli, 1593)

La Via Priula a Mezzoldo

La via Priula è una strada del XVI secolo che collegava la città di Bergamo a quella di Morbegno (SO).

Di notevole importanza strategica e commerciale, la via Priula venne costruita tra il 1592 ed il 1593 per ordine del podestà di Bergamo,Alvise Priuli.

Situazione politica

In quel periodo la repubblica di Venezia, già sovrana sull’intera provincia di Bergamo dal 1428, avvertiva la necessità di aprire nuove vie commerciali con i territori del nord, tra cui il cantone dei Grigioni, suo alleato.

La comunicazione tra queste due zone infatti era difficile dato che per trasportare le merci bisognava aggirare la catena montuosa delle Orobie, passando da Lecco per il lago di Como, nel territorio del Ducato di Milano dominato dagli spagnoli.

Questo comportava il pagamento di ingenti dazi, a volte pari alla metà dell’intero carico, o addirittura il sequestro dei beni trasportati. Da qui la necessità di creare una nuova via di comunicazione volta a mantenere i trasporti all’interno dei territori di San Marco.

Il tracciato

Porta San Lorenzo a Bergamo

Vennero fatti molteplici studi volti ad individuare il tracciato ideale per tale opera che doveva superare la catena montuosa delle Orobie: la scelta cadde sulla val Brembana che, a differenza della val Seriana, presentava valichi montani più accessibili, vicini alla quota di 2000 m s.l.m.

E fu proprio ai 1991 metri di altitudine di un valico, ribattezzato passo di San Marco, posto tra i comuni di Mezzoldo ed Albaredo per San Marco, che la strada trovò la sua definitiva collocazione. La strada partiva da Porta San Lorenzo (detta in seguito Porta Garibaldi) aBergamo e risaliva la val Brembana superando le gole della zona di Sedrina, i paesi di Zogno, San Pellegrino e San Giovanni Bianco.
A Piazza la strada passava sotto a porticati ed antichi lavatoi, per poi raggiungere Olmo, quindi Mezzoldo (altitudine 835 metri) e poi salire, rapidamente superando un dislivello di oltre 1.000 metri fino al suddetto passo. La discesa verso la Valtellina toccava il paese di Albaredo, per arrivare rapidamente a Morbegno.

Cippo della Serenissima al Passo di San Marco

La costruzione

La strada venne edificata ex novo, senza cioè utilizzare vecchi sentieri preesistenti, con partenza dalla città di Bergamo ed arrivo a Morbegno, da cui era possibile raggiungere i Grigioni tramite la Valmalenco, oppure tramite la cosiddetta “Strada dei cavalli” in Valchiavenna.

I costi, inizialmente previsti nell’ordine di 2000 ducati, aumentarono fino a quadruplicare, raggiungendo la cifra finale di 8200 ducati. Per recuperare i soldi impiegati per l’opera, la Serenissima decise di applicare una gabella aggiuntiva alle zone interessate dall’opera che, oltre alla manutenzione, si dovettero quindi sobbarcare ingenti oneri, aumentando notevolmente il malcontento.

Il progetto prevedeva inoltre la costruzione di una casa per ospitare i viandanti, in prossimità del passo di San Marco. Questo edificio è tutt’ora utilizzato come rifugio con il nome di Rifugio Cà San Marco situato a 1830 di altitudine, nell’odierna provincia di Bergamo.

Le chiavi della Botta

Un’opera fondamentale per la realizzazione della strada furono indubbiamente le chiavi della Botta.

Queste si erano rese necessarie per superare uno strapiombo di roccia a picco sul fiume Brembo tra i paesi di Villa d’Almè e Sedrina, in località Botta. Questa barriera naturale aveva impedito il passaggio a chiunque nei secoli precedenti, tanto che per collegare i due paesi si doveva percorrere un angusto sentiero sui monti sovrastanti. Le carovane invece evitavano questi paesi percorrendo la via Mercatorum, più lunga ma molto più comoda, che da Nembro (in valle Seriana) portava a San Giovanni Bianco.

Fu quest’opera assai ardita a togliere dall’isolamento commerciale (e non solo) i paesi limitrofi.

Secondo studiosi bergamaschi, tra cui Bortolo Belotti, le chiavi erano costituite da una serie di archi appoggiati alla parete di roccia e fissati ad essa tramite delle catene, su cui passava la strada.

Un tratto lungo soltanto 200 metri, tanto indispensabile quanto pericoloso, poiché soltanto un piccolissimo muretto, alto pochi centimetri, proteggeva commercianti, viandanti, animali e carichi al seguito, dal precipizio. La costruzione dell’opera comportò infatti ingenti perdite tra gli operai, a causa dei cedimenti di piccole parti di parete e fatali distrazioni che si trasformavano in tragedia.

« In un pezzo di strada sostenuta da archi appoggiati sopra macigni eminenti sul Brembo, che vi passa ad una spaventosa profondità »
(Giovanni Maironi da Ponte, 1803)

Si tratta però di supposizioni date da citazioni e descrizioni, poiché quest’opera è andata perduta con il passare degli anni, a causa della mancata manutenzione della strada dopo la crisi della repubblica di Venezia.

Piccole frane e cedimenti resero infatti inagibile quest’opera che venne abbandonata, a favore di un’altra più moderna ed accessibile.

La via Priula oggi

La Via Priula porticata (ad Averara)

La via Priula svolse egregiamente il suo compito di direttrice dei commerci tra le due zone fino al XVIII secolo quando, a causa dei cambiamenti politici verificatisi nella regione, in primis con il disfacimento della Repubblica di Venezia con il Trattato di Campoformio, venne sempre meno utilizzata, fino a cadere in uno stato di inutilizzo che l’ha portata fino ai giorni nostri in condizioni di assoluto degrado.

Soltanto recentemente, le varie amministrazioni locali si sono interessate al recupero di questa antica via che li attraversava, cercando di promuovere itinerari che la rivalorizzassero al meglio.

Tra questi si segnalano due lunghi tratti: il primo in val Brembana, dove da Mezzoldo si può salire fino alla Cà San Marco, in un itinerario con notevole dislivello ma molto gratificante; il secondo che porta da Albaredo per San Marco, in provincia di Sondrio, nella valle del Bitto.

Citazioni

« GLI OPPOSTI CASTELLI, LA VENETA DOGANA
LA STRADA PORTICATA CON LE TAVERNE E I FONDACHI
TESTIMONIANO DELL’ANTICO TRANSITO
CREATO DALLA SERENISSIMA
PER VOLERE DI ALVISE PRIULI
PODESTÀ DI BERGAMO
NEGLI ANNI 1595-1599
FERVIDO DI TRAFFICI NEL VALICO DELLA CA’ S.MARCO
VERSO I GRIGIONI E LE TERRE TEDESCHE
FECE NOTO IL NOME DI AVERARA
CHE CON RINNOVATE ESENZIONI E PRIVILEGI
EBBE BENEVOLENTE LA REPUBBLICA VENETA
COL CONFERMATO NOME AI SUOI ABITANTI
DI “CIVES VENETIANI” »
(epigrafe del comune di Averara, 1950)
« …In torno alla restaurazione della strada di Val Brembana, ed al modo che si deve tenere per introdurvi un importantissimo transito di mercanzie che da oltremonti passano per Italia, dirò per ora (…) che ho fatto tagliare una strada di larghezza nel sasso vivo di cinque braccia per lo meno, dove mi è convenuto passar per lunghezza; e per il resto delli 36 miglia che da Bergamo alla colma della montagna e confine di Valtellina ella cammina, secondo i siti e la comodità dei terreni, di molto maggiore e più conveniente larghezza; sicché così come al tempo dell’estate solamente si poteva per aspissime balze cavalcarla con fatica con il peso de mezza soma solo, e ben spesso bisognava che le robbe fossero portate dalli uomini sopra le spalle, al presente ella può essere adoperata non solo dalli mulattieri con le some intiere, ma appresso ella potrà (introdotto il negozio delle mercanzie) adoperar per tutto con li birocci, e per la maggior parte li carri ordinarj. (…) La parte della strada verso Morbegno, territorio di Valtellina e giurisdizione dei signori Grisoni, non è ancora principiata, e questo succede per essere ancora carica di nevi, essendo parte esposta alla tramontana; lo ho ben tutta disegnata, e trattato anche con li maestri per farla accomodare, il che tutto mi è stato necessario di ordinare e comodare, avendo così voluto quelli di Morbegno, (…) essendomi occorso, per ordinar la strada per quel territorio, passari monti e capitare in Valtellina circondando quasi tutto quel territorio di Morbegno, mi sono estremamente consolato scoprendo dalle estrinseche cortesi dimostrazioni di tutti quei popoli la devozione e congiunta buona volontà che tengono verso lo Stato e cose della S.V.: il che tutto mi è parto tanto più nuovo e meraviglioso quanto che per l’ordinario succede, tra i popoli confinanti sotto a diversi principi, tutto in contrario, come interviene con li sudditi milanesi nel Bergamasco, quali conservano insieme tanto odio, che maggiore non se ne potrebbe esplicare… »
(Alvise Priuli, relazione al Senato della Serenissima, 1593)

Terminata nel 1593, quest’opera assai ardita tolse dall’isolamento commerciale Sedrina ed i paesi limitrofi grazie ad un intervento, chiamato le chiavi della Botta, che permise di superare gli ostacoli naturali siti in località Botta.

Secondo studiosi bergamaschi, tra cui Bortolo Belotti, le chiavi erano costituite da una serie di archi appoggiati alla parete di roccia e fissati ad essa tramite delle catene, su cui passava la strada.

Un tratto lungo soltanto 200 metri, tanto indispensabile quanto pericoloso, poiché soltanto un piccolissimo muretto, alto pochi centimetri, proteggeva commercianti, viandanti, animali e carichi al seguito, dal precipizio. La costruzione dell’opera comportò infatti ingenti perdite tra gli operai, a causa dei cedimenti di piccole parti di parete e fatali distrazioni che si trasformavano in tragedia.

« In un pezzo di strada sostenuta da archi appoggiati sopra macigni eminenti sul Brembo, che vi passa ad una spaventosa profondità »
(Giovanni Maironi da Ponte, 1803)

Si tratta però di supposizioni date da citazioni e descrizioni, poiché quest’opera è andata perduta con il passare degli anni, a causa della mancata manutenzione della strada dopo la fine della dominazione veneta.

Dopo la breve parentesi della Repubblica Cisalpina, durata soltanto dal 1797 al 1815, il territorio passò sotto la dominazione austriaca e venne inserito nel Regno Lombardo-Veneto.

In questo periodo avvenne la costruzione di una serie di ponti sospesi sul fiume Brembo, passati alle cronache appunto come ponti di Sedrina. Questi, inseriti in un’opera complessa con numerose arcate che collegano i due lati della valle, contribuirono in modo decisivo al definitivo rilancio del paese che venne tolto dal suo isolamento, caratterizzando fortemente il paesaggio della zona. Questi inoltre furono al centro di storie e leggende, tra cui quella del bandito gentiluomo Pacì Paciana, Che per sfuggire ai gendarmi si era lanciato dal ponte in legno che precedeva l’attuale struttura in pietra.

A partire dalla seconda metà del XX secolo questi ponti, complice il vertiginoso aumento del traffico, portarono il paese in una condizione di invivibilità, dato che tutto il traffico tra la valle ed il capoluogo transitava dal centro del paese.

A partire dall’ultimo decennio del secolo la situazione si è risolta grazie alla costruzione di un imponente viadotto alto un centinaio di metri, che ha permesso di deviare il flusso di veicoli all’esterno del centro abitato. Questa soluzione urbanistica non ha abbattuto i manufatti della precedente viabilità e delle storiche architetture che documentano l’ingegno delle generazioni passate. Sono ancora presenti ed utilizzati, infatti, i caratteristici ponti che collegano Sedrina con i paesi limitrofi, Ubiale Clanezzo e Brembilla, oltre alla galleria che permette di arrivare a Zogno.

Monumenti e luoghi d’interesse

I ponti di Sedrina.

Il territorio comunale presenta numerose itinerari per gli amanti della natura sui monti circostanti, ma soprattutto nella valle del Giongo piccolo torrente il cui corso è stato recentemente al centro di un’opera di rivalorizzazione ambientale.

Anche i ponti di Sedrina precedentemente citati sono un’ottima attrattiva architettonica, grazie anche all’ottimo colpo d’occhio che offrono.

Merita infine menzione la chiesa parrocchiale di San Giacomo, costruita nel XV secolodall’architetto brembano Mauro Codussi. Questa presenta la facciata esterna in stile rinascimentale, ma ciò che la caratterizza fortemente è la presenza di una bellissima pala d’altare opera del pittore Lorenzo Lotto, raffigurante una Madonna con Santi.

La frazione Botta è situata a sud dell’abitato, presso la confluenza del Giongo nel Brembo.

Cittadini celebri

  • Cristian Raimondi, calciatore
  • Pietro Ronzoni, pittore
  • Felice Gimondi, ciclista
  • Wladimir Belli, ciclista
  • Giovanni Gotti, ciclista
  • Carlo Zanetti, garibaldino

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[3]

www.valbrembanaweb.com
Sedrina (clicca qui) Comune di Sedrina
Comune in alta vallebrembana Provincia di Bergamo

 

L’origine del nome non e’ sicura. Alcuni studiosi tendono a farlo derivare da un nome etrusco altri dal latino “SEDULINA”,diminutivo di SEDE. Gia’ nota per i famosi Ponti sul Brembo, il piu’ antico dei quali sembrava risalisse al 110 e da uno dei quali la leggenda vuole che si sia gettato, nel sottostante fiume il ben noto Brigante Vincenzo PACCHIANA, detto PACI’ PACIANA, “Re della Val Brembana”. Con la costruzione dell’attuale superstrada, i ponti di Sedrina hanno perso la loro attrattiva. Gli Abitanti sono Chiamati SEDRINESI – C.A.P. 24010 – Altitudine 325 m s.l.m. – Distanza da Bergamo 15 km – Municipio: via Lega Lombarda 1, Telefono: 0345.57011 – Biblioteca: Via Lega Lombarda 1, Telefono 0345.57036 – Coordinate: Latitudine 45°46’57″72 – Longitudine 09°37’30″36 – Misure: Superfice 5,98 kmq. Le due comunità si separano e si costituiscono in comuni distinti con atto divisionale 17 Ottobre 1484, per mezzo del quale si ipotizza che Sedrina abbia acquisito l’attuale circoscrizione. L’analisi della distribuzione delle contrade di sua pertinenza, riportate nella relazione del Da Lezze del 1596, conferma la sostanziale corrispondenza tra l’estensione territoriale assunta alla fine del XV secolo e quella odierna: come oggi il suo territorio, delimitato ad Ovest dal fiume Brembo, si estendeva longitudinalmente dalla Valle di Giongo, limite meridionale già fissato alla fine del XIV secolo, fino alla contrada Pratomano, posta all’estremità settentrionale del territorio attuale.

Nell’ambito della riorganizzazione amministrativa provvisoria disposta con Legge 17 Aprile 1797, dove la parrocchia viene assunta come entità territoriale di riferimento, la sua circoscrizione territoriale subisce un ridimensionamento per la costituzione in comune distinto della contrada di Botta, riassorbita dal comune originario (ridenominato “Sedrina con Botta”) già con Legge 6 Marzo 1796 (Organizzazione del Dipartimento del Serio). Nel 1809 Sedrina viene aggregato a Zogno insieme a Stabello. Nel 1816 viene ricostruito con la circoscrizione preesistente al decreto napoleonico di “concentrazione” e da questa data non si registrano nuove variazioni territoriali. Nella seduta del 9 Novembre 1951 il Consiglio Provinciale esprime parere favorevole sulla domanda dei frazionisti di Ponti di Sedrina (ricadente in parte nel comune di Brembilla ed in minima parte in quello di Zogno) tendente ad ottenere l’aggregazione al comune di Sedrina. L’istanza, che non ha avuto seguito, e’ ritornata d’attualità con una nuova petizione presentata nel 1997 da 18 elettori residenti nella citata frazione. La domanda e’ ora al vaglio dei competenti organi regionali.Botta. Con una circoscrizione che si ipotizza coincidente a quella parrocchiale e’ segnalato come comunità autonoma nel Prospetto per la divisione del territorio bergamasco dell’Aprile 1797. Nel Marzo del 1798 appare già riassorbito da Sedrina.



 

Sedrina Attività Commerciali, Alberghi, pizzerie ristoranti Appartamenti e case in affittoRistorante Pizzeria LA LANTERNA
Il Ristorante, Pizzeria La Lanterna a Sedrina e’ specializzato in Cucina tradizionale e pesce. Pizze giganti, forno a legna, ideale per chi vuole saziarsi, mangiando bene a poco. Bar / Ristorante / Pizzeria  La Lanterna – via Roma, 85/87 Sedrina – Telefono: 0345.61120 Agriturismo PRATI PARINI
Agriturismo Prati Parini a 850 m s.l.m., in Comune di Sedrina provincia di Bergamo, raggiungibile solo a piedi (30 minuti di cammino) percorrendo un antico sentiero in mezzo ai boschi di latifoglie. Nell’azienda agrituristica Prati Parini si allevano vacche di razza bruna alpina e si trasforma il latte in formagelle, taleggi e burro. Il bestiame da ingrasso (bovini, suini e animali da cortile) fornisce carni e insaccati che sono venduti direttamente e/o utilizzati per la ristorazione. Per le attività agrituristiche è stato riattivato un “roccolo” ai Prati Parini a 850 m s.l.m., una località sopra sedrina raggiungibile solo a piedi (30 minuti di cammino) percorrendo un antico sentiero in mezzo ai boschi di latifoglie,,,

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Fotografie di Sedrina
Le fotografie di Sedrina sono in risoluzione 800×600 e liberamente prelevabili. Se vengono utilizzate per altri Siti Internet oppure su Giornali e Riviste è obbligo citarne la fonte www.valbrembanaweb.com .


 

Valle del GiongoOltre l’ultima osteria di Villa d’Almè, la strada per la valle “proseguiva con andamento incerto e spigoloso fino alla località Chiavi della Botta, dove la montagna precipita verticalmente nel fiume Brembo…., in questo luogo la sede stradale si ristringeva a metri 1,5, e quel che peggio, era appoggiata su una serie di archi protesi nel vuoto e traballanti per la loro antichità …era senza dubbio uno dei tratti piu’ disastrati, un vero collo di bottiglia anche per la circolazione di quei tempi, costituita da pedoni, bestie da soma e svariati animali come mucche, pecore capre e maiali…”. 

Dalla frazione Botta di Sedrina, situata poco dopo le fatidiche Chiavi, si può percorrere un piacevole itinerario che presenta spunti di interesse geologico e paesaggistico e che consente di cogliere alcuni elementi di un ambiente rurale tipico della bassa montagna bergamasca. 

Il percorso parte dalla Via Giongo, nelle immediate vicinanze della pensilina delle autolinee e si sviluppa ad anello con un tempo di percorrenza di 3-4 ore. Non presenta particolari difficoltà ad eccezione del tratto tra Ca’ del Giongo e i Prati Parini dove, oltre al dislivello da superare, è utile avere un discreto senso di orientamento. Incamminandosi dunque lungo la Via Giongo, si entra nell’omonima Valle.



Storia di Sedrina
Sedrina nel 1234 e’ documentata l’appartenenza del suo territorio al comune di Almè dal quale, unitamente a Stabello, si separa per costituirsi in comune autonomo nel corso del XIII secolo. L’unione al territorio di Stabello e’ testimoniata dalla denominazione Stabulo et Sedrina con la quale compare negli statuti di Bergamo del 1331, che riprende le prescrizioni di quello del 1263, ed in tutte le successive relazioni del XIV e XV secolo.

www.provinciabergamasca.com

L’origine del nome non e’ sicura. Alcuni studiosi tendono a farlo derivare da un nome etrusco altri dal latino “SEDULINA”,diminutivo di SEDE. Gia’ nota per i famosi Ponti sul Brembo, il piu’ antico dei quali sembrava risalisse al 110 e da uno dei quali la leggenda vuole che si sia gettato, nel sottostante fiume il ben noto Brigante Vincenzo PACCHIANA, detto PACI’ PACIANA, “Re della Val Brembana”. Con la costruzione dell’attuale superstrada, i ponti di Sedrina hanno perso la loro attrattiva.
Arroccata a baluardo delle strette insenature del Brembo, che per un verso difendevano il territorio (come nel caso delle incursioni barbariche), ma per altro verso potevano rimarcarne l’isolamento per la difficolta’ delle comunicazioni esterne, Sedrina sperimento’ sulla propria pelle le strategie stradali delle varie dominazioni e dei pubblici poteri. Dopo tante osservazioni, che auspicavano anche l’attraversamento in galleria, la soluzione adottata nel XX secolo sembra un po’ drastica che d’eccessivo impatto ambientale. Mantenendosi del tutto esterna all’abitato, ha comunque il pregio di non aver abbattuto i manufatti della precedente viabilita’ e delle storiche architetture che documentano l’ingegno delle generazioni passate. Ed infatti alcuni privati hanno ripreso a valorizzare queste precedenti abitazioni, che possono benissimo adattarsi anche alle comodita’ di cui oggi non si puo’ fare a meno. In fatto di eleganza urbana oltretutto Sedrina vanta ottime prerogative, sopratutto quando esibisce la facciata rinascimentale della chiesa parrocchiale, che puo’ dirsi il miglior omaggio alla terra brembana dell’architetto Mauro Codussi di Lenna, famoso per le chiese ed i palazzi realizzati a Venezia. Sedrina diede i natali anche a Pietro Isabello da Cler (architetto rinascimentale a Bergamo) e a Pietro Ronzoni, illustre paesaggista dell’ ‘800. Sono originari della Botta i Conti Vitali, che ebbero tra i membri di famiglia illustri prelati: il Cardinal Giovanni (1305) e Maffeo vescovo di Mantova nella prima meta’ del ‘600.

SEDRINA, Chiesa parrocchiale

La chiesa parrocchiale

botta

Botta di Sedrina imbiancata dalla grande nevicata del 27 gennaio 2006 (www.valbrembanaweb.com)

http://www.comune.sedrina.bg.it/servizi/notizie/notizie_homepage.aspx   sito istituzionale

Informazioni su diego80 (1830 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
Contatto: WebsiteFacebook

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