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Comuni della Bergamasca – Taleggio

Il comune “principe ” della Val Taleggio ha la particolarità di non essere un vero comune, ma il aggruppamento di 5 località: Olda, Peghera, Pizzino, Sottochiesa, sede del comune. Ecco stralci presi dal web.

it.wikipedia.org/wiki/Taleggio_(Italia)

 

Taleggio
comune
Taleggio – StemmaTaleggio – Bandiera
Taleggio – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoAlberto Alfredo Mazzoleni(lista civica Vivere insieme la Valtaleggio) dal 14/06/2004
Territorio
Coordinate45°54′N 9°34′ECoordinate: 45°54′N 9°34′E (Mappa)
Altitudine758 m s.l.m.
Superficie46,59 km²
Abitanti625[1] (31-12-2010)
Densità13,41 ab./km²
FrazioniOlda, Peghera, Pizzino, Sottochiesa (sede comunale)
Comuni confinantiCamerata Cornello,Cassiglio, Fuipiano Valle Imagna, San Giovanni Bianco, Val Brembilla,Vedeseta
Altre informazioni
Cod. postale24010
Prefisso0345
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016210
Cod. catastaleL037
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantitaleggini
Patronosan Giovanni Battista
Giorno festivo24 giugno
Cartografia

Mappa di localizzazione: Italia

Taleggio
Taleggio
Posizione del comune di Taleggio nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Taleggio nella provincia di Bergamo

Taleggio (Taèč in dialetto bergamasco[2][3]) è un comune italiano di 618 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia.

Situato al termine dell’omonima valle, dista circa 37 chilometri a nord dal capoluogo orobico.

Geografia fisica

Territorio

Il territorio comunale è caratterizzato da una forte connotazione alpina, nonché dall’attraversamento del torrente Enna, che scorre in profonde gole scavate dall’azione erosiva dell’acqua, e si getta nel fiume Brembo a valle del comune.

Storia

Il toponimo

Il toponimo deriva dal latino Tilietulum ed indica un piccolo albero di tiglio, molto presente nel contesto valligiano. Successive traslazioni hanno portato a Tiletlum, poi diventato Tilleggio. Piccolo borgo incastonato tra i monti, che deve l’origine del proprio toponimo alla conformazione tortuosa (valle tortuosa) che questa valletta possiede, non annovera episodi di spessore nella sua storia.

Le origini

Si pensa che i primi insediamenti stabili in questa zona siano riconducibili all’epoca delle invasioni barbariche, quando le popolazioni soggette alle scorrerie si rifugiarono in luoghi remoti, al riparo dall’impeto delle orde conquistatrici. In particolar modo si presume che siano stati gli abitanti della vicina Valsassina ad arrivare per primi (presumibilmente attorno al VI secolo), come testimoniano alcuni toponimi uguali tra le due zone, svolgendo attività legate all’agricoltura, all’allevamento ed alla caccia.

In tal senso fu a lungo legata alla pieve di Primaluna, situata nella suddetta valle, con la quale il paese è collegato tramite una strada che reca verso Vedeseta ed il culmine di San Pietro, che segna la divisione con la provincia di Lecco.

I primi documenti indicano che il territorio comunale, una volta inserito nel Sacro Romano Impero, venne dato in feudo alla diocesi diMilano. Era l’epoca dei vescovi-conte, e qualche tempo dopo il reggente milanese Roberto Visconti affidò gran parte di questa zona a membri della propria famiglia, i Visconti di Milano.

Il medioevo

Nel corso del XIV secolo i borghi di Taleggio vennero interessati dalle lotte tra guelfi e ghibellini, tanto da dotarsi di numerose fortificazioni e torri, di cui ora non restano che pochissime tracce.

Schierato con la fazione guelfa, vide tra i maggiori esponenti le famiglie Salvioni, Offredi e Bellaviti, che posero il loro quartier generale a Pizzino, dove era presente un piccolo castello. Questi si scontrarono ripetutamente con gli abitanti del vicino borgo di Vedeseta, che appoggiava i ghibellini.

Dopo una breve tregua verificatasi nel 1358 grazie all’intervento diretto di Bernabò Visconti, i combattimenti ripresero con intensità maggiore, raggiungendo livelli di recrudescenza mai visti. Nel 1393 gli abitanti di Taleggio attaccarono e bruciarono il borgo di Vedeseta, le cui famiglie fecero scattare la rappresaglia su Peghera.

All’inizio del XV secolo l’intervento della Repubblica di Venezia pose fine alle diatribe, inglobando il territorio di Taleggio e ponendo i propri confini territoriali proprio a Vedeseta, che rimase dominio milanese.

La Serenissima elargì inoltre numerose esenzioni da tasse e dazi al paese di Taleggio, come ringraziamento della fedeltà accordata dagli abitanti in occasione delle dispute con i milanesi.

Nel frattempo gli abitanti si resero sempre più famosi per la produzione di un particolare tipo di formaggio, uno stracchino che assunse il nome del paese stesso, rendendo celebre l’intera valle. La diffusione dell’industria casearia fu inoltre favorita dai lunghi viaggi che gli allevatori locali compivano durante i mesi della transumanza nelle zone della pianura lombarda, dove il formaggio Taleggio venne sempre più apprezzato.

L’età moderna

Il termine della Repubblica di Venezia avvenne nel 1797, quando irruppe la napoleonica Repubblica Cisalpina. Questa revocò i privilegi per l’intera zona, ed accorpò in un’unica entità amministrativa l’intera valle. Tuttavia questa esperienza politica ebbe vita breve, dal momento che nel 1815 Taleggio ottenne nuovamente l’autonomia amministrativa grazie all’avvento della dominazione austriaca, che istituì il Regno Lombardo-Veneto.

Da quel momento non si verificarono più episodi rilevanti nel paese, che seguì le sorti politiche del resto della provincia.

A partire dal XX secolo il territorio comunale è stato interessato da una crescente emigrazione, che ha portato allo spopolamento intere contrade, con conseguente perdita di parte delle tradizioni che hanno contraddistinto la popolazione nel corso dei secoli.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Numerosi sono gli edifici sacri che costellano il territorio: nella frazione Olda si trova la chiesa parrocchiale di San Pietro e Paolo, risalente alla seconda metà del XV secolo, ma riedificata tre secoli più tardi, che al proprio interno custodisce numerose reliquie.

Nella frazione Sottochiesa, sede municipale, fa bella mostra di sé la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, dotata di un campanile con bifore in stile romanico (un tempo torre difensiva della famiglia dei Salvioni) e di numerose opere pittoriche, tra cui una pala di Andrea Vicentino. Vicino all’edificio sacro si erge la colonna della Fidelitas Talegiidatata 1609 in cui il paese rinnova la propria fedeltà alla Serenissima.

Nella vicina frazione di Peghera si trova la chiesa parrocchiale di San Giacomo, risalente al XV secolo, al cui interno spicca un polittico di Palma il Vecchio raffigurante il Cristo ed i Santi.

Infine nella frazione di Pizzino si trova la chiesa parrocchiale di Sant’Ambrogio, con all’interno elementi del precedente edificio di culto, ritenuto il più antico della zona e risalente al 1010.

È inoltre presente il santuario di San Lorenzo del Fraggio, luogo di incontro tra le persone delle diverse frazioni.

Non sono infine rimasti segni del castello medievale di proprietà della famiglia Bellaviti che doveva ergersi su un’altura che dominava le zone circostanti.

Architetture civili

Numerosi sono inoltre le contrade molto caratteristiche, edificate in perfetto stile rurale alpino, con i tetti costruiti con le piode, grosse lastre di pietra locale appoggiate una sopra l’altra.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[4]

Persone legate a Taleggio

  • Elio De Capitani, attore, regista e drammaturgo

Geografia antropica

Il comune si compone dall’unione di quattro nuclei abitativi: Olda, Sottochiesa, Pizzino e Peghera, situati in una zona molto soleggiata della valle Taleggio, che dà il nome al comune stesso.

Economia

Turismo

Inserito in un contesto naturalistico di grande spessore, presenta numerose escursioni adatte ad ogni esigenza: dalla semplice passeggiata a percorsi indirizzati agli utenti più esperti. In tal senso molto caratteristici sono gli itinerari che conducono ai monti Sodadura, Aralalta e Zuccone Campelli, che svettano sull’intera vallata.

Sempre in ambito naturalistico molto caratteristici sono gli orridi del torrente Enna. Si tratta di profonde gole, scavate dall’azione erosiva dell’acqua, che offrono ottimi colpi d’occhio e paesaggi mozzafiato, visibili grazie alla strada provinciale che vi scorre a fianco.

Galleria fotografica

Taleggio e le sue Frazioni
OLDA di TALEGGIO
OLDA
Olda, la sua chiesa fu eretta dal 1477 al 1487. Ricostruita nel 1770, venne consacrata il 15 Agosto del 1897 dal Vescovo Gaetano Camillo Guidani che la confermo’ l’antico titolo dei santi Pietro e Paolo e incluse nella mensa dell’altar maggiore le reliquie dei Santi Alessandro, Prospero e Valentino.
SOTTOCHIESA di TALEGGIO
SOTTOCHIESA
Caratteristica di Sottochiesa e’ la Torre Campanaria dalle belle bifore romaniche. Essa si innalza accanto alla Parrocchiale che conserva, nel suo interno, diverse opere d’arte fra le quali una splendida pala a firma di Andrea Vicentino (1581), raffigurante la Vergine e i Santi Francesco, Rocco e Cecilia. L’antica chiesa sorge nel quattrocento su un nuccleo precedente risalente al Duecento. Nella piazza del paese (capoluogo del Comune di Taleggio) una colonna del 1609 ricorda la fedelta’ alla repubblica Veneta.
PEGHERA di TALEGGIO
PEGHERA
Peghera conserva ancor oggi i suoi favolosi rustici nelle contrade Asturi e Costa. La sua chiesa, gia’ esistente nel 1378, si rese autonoma e venne consacrata il 18 Luglio 1495. La Parrocchiale conserva una delle migliori opere di Palma il Vecchio: e’ un polittico a sette scomparti che raffigura S. Giacomo con i lati S. Rocco e S. Sebastiano, al secondo ordine il Cristo deposto e i santi Ambrogio e Antonio abate, in alto l’Eterno. E’ considerato uno dei piu’ notevoli saggi della tipica visione del Palma e tra pochissimi suoi dipinti rimasti in provincia.
PIZZINO di TALEGGIO
PIZZINO
Nell’abitato di Pizzino attorno al santuario ci sono boschi e pascoli, incantevoli panorami  e dolci colori. La tradizione vuole che tutti gli abitanti di Taleggio vi salgono la seconda festa di Pasqua: prima la messa, poi la colazione sul prato con uova e radicchio. Dell’antico castello di Pizzino non e’ rimasta traccia: sorgeva su un alto picco dove si trova ora un gruppo di case assai caratteristiche. Un reperto archeologico, custodito presso la parrocchiale, reca scolpita a caratteri romanici la data MX. E’ una pietra con croce, forse una chiave di volta, che si assicura appartenesse alla primitiva chiesa di S. Ambrogio, sorta intorno al Mille, la piu’ antica della Valle Taleggio.
L’origine del nome TALEGGIO, deriva dalla base latina “TILIETULUM” nel significato di “piccolo tiglietto” attraverso una forma di “TILETLUM” diventa poi TILLEGGIO . I primi abitatori furono probabilmente cacciatori o pastori, si dice provenienti dalla vicina Valsassina, che via via trasformarono le basi di pascolo in sedi stanziali. Nel dialetto gli echi di linguaggi prelatini, ligure, retico, celtico, ma tanto, tantissimo latino. I documenti ci portano all’eta’ carolingia quando questo territorio fu dato in possesso al vescovo di Milano. Poi l’arcivescovo Roberto Visconti lo cedette in feudo a Bernabo’ e Galeazzo Visconti. Proprio sotto Bernabo’, nella seconda meta’ del Trecento, la valle dovette mandare come tributo a Milano 200 forme di formaggio “bene stationatum”.
Costruzioni tipiche a Fraggio
Costruzioni tipiche a Fraggio
La posa, che duro’ poco, ci da’ la chiave di lettura dell’attivita’ economica principale dei valtaleggini lungo i secoli che e’ stata, e in parte lo e’ ancora, quella dell’allevamento del bestiame e della lavorazione del latte, attivita’ che ha portato i bergamini valtaleggini sulle strade delle trasumanze e a installarsi un po’ ovunque nella fertile piana lombarda, specie nel milanese e nel lodigiano, e ha regalato al mondo un formaggio tenero che e’ noto, appunto, come Stracchino Taleggio. La chiesa piu’ antica e’ considerata quella di S. Ambrogio di Pizzino, le qui origini vengono fatte risalire all’anno mille e dipendeva dalla Pieve di Primaluna, in Valsassina. Sicuramente anteriore al 1300 anche la chiesa di S. Bartolomeo, antica parrocchiale di Vedeseta, citata con S. Giacomo di Peghera, nel Liber Notitiae Sanctorum del 1280 di Goffredo da Bussero. Nel 1566 S. Carlo Borromeo, da poco arcivescovo di Milano, fece visita a tutte le parrocchie della Valle Taleggio, comprese quelle che ormai da piu’ di 1 secolo facevano parte della Serenissima Repubblica Veneta.

 

La storia politica del tardo Medioevo e’, infatti, complicata: lungo il 1300 e il 1400 le antiche famiglie della valle presero parte alle infinite lotte tra guelfi e ghibellini, eressero torri di cui oggi non abbiamo tracce e si combatterono fieramente. Per i guelfi parteggiarono i Salvioni, gli Offredi e i Bellaviti di Sottochiesa, Peghera e Pizzino e le famiglie di Olda; con i Ghibellini, invece, si schierarono gli Arrigoni i Quartironi, i Rognoni di Vedeseta. Roccaforte di quest’ultimi la torre d’Orlando a Vedeseta e un fortilizio al Pianchello di Regetto, i guelfi avevano il loro riferimento in quello che le antiche mappe riportano come “castrum picini”, il castello di Pizzino.Una parentesi nelle lotte fratricide sembro’ aprirsi quando nel 1358 (o , per altri, 1368) nella contrada Lavina di Vedeseta, alla presenza del delegato di Bernabo’ Visconti, gli esponenti delle maggiori famiglie non solo della Valle Taleggio ma anche della Valle di Averara si diedero, “in nomine Domini”, i primi Statuti di autonomia che prevedevano, tra le molte cose, anche una conduzione unitaria delle due vallate.

 

Ma pochi anni dopo, nel 1393 i guelfi bruciano Vedeseta e gli Arrigoni fanno scattare la rappresaglia su Peghera agli inizi del 1400 entra in campo la Serenissima Repubblica Veneta e le divisioni tra le famiglie diventano anche divisioni territoriali. I confini diventano confini stato. Tra Ducato di Milano e Serenissima si venne a primi accordi territoriali il 1428 sanciti poi nella pace di Ferrara (1433) e, forse, dalla posa dei primi cippi confinari (i termenu’). Ma una grave violazione avvenne poco dopo (1438) con l’assedio del castello di Pizzino da parte dei ducali. La clamorosa rotta di quest’ultimi, soccorsi nella foga dagli Arrigoni di Vedeseta, procurera’ a questa famiglia, come ricompensa ampi privilegi e esenzioni (che saranno a lungo confermati).

fontana a Olda
Fontana a Olda
La Serenissima fara’ altrettanto con le famiglie guelfe di Taleggio. La pace di Lodi (1454) dara’ un assetto quasi definitivo alle divisioni territoriali anche se le questioni di confine come testimoniato dalla sovrabbondante documentazione archivistica e da antiche preziose mappe, ci riproporranno, caparbiamente, fino all’avvento di Napoleone, con dispetti, contestazioni, sradicamento e spostamento di cippi, e sopralluoghi dei rappresentanti dei due stati che non fruttavano mai accordi di lunga durata. Nella divisione Vedeseta, stretta tra Taleggio e i comuni della Valsassina riuscira’ a conservare amministrativamente la transera o strada degli otto cavezzi (circa 20 metri), piccolo corridoio di collegamento tra la sua parte abitata e gli altri pascoli settentrionali che occupavano quasi per intero la testata della valle e si spingono verso le Valli Averara e Torta.

 

Con l’avvento della Repubblica Cisalpina (1797) cadono i confini di stato e anche le autonomie e i confini comunali e Taleggio e Vedeseta vengono accorpati per decreto in un unico municipio. Ma per poco. Dopo la sconfitta Napoleonica di Waterloo si ricostituiscono immediatamente i due tradizionali comuni. Che lungo l’Ottocento vedono consolidarsi un fenomeno che aveva preso l’avvio gia’ nel secolo precedente, sotto Maria Teresa d’Austria: aumenta la popolazione e anche la ricchezza (relativa, ben s’intende: l’emigrazione e’ stata una tenace compagna della gente di Valtaleggio almeno dal 1500 in poi) rappresentata dall’incremento del bestiame. Di questa crescita ci e’ stata lasciata testimonianza nelle centinaia e centinaia mirabili edifici rurali (stalle, baite, portici, cascine) che ancora oggi, haime’ putroppo sempre meno punteggiano il territorio. Il novecento, infatti, con le sue vorticose trasformazioni, ha interessato anche questa vallata.

 

Se ha portato strade migliori, la vaccinazione di massa, la scolarizzazione, case piu’ confortevoli e un deciso miglioramento del livello di vita, ha portato anche, sopratutto a partire dal secondo dopoguerra, all’abbandono delle attivita’ tradizionali, all’inurbamento e la conseguente abbandono del territorio. Molti sono i manufatti gia’ andati perduti, parecchi agglomerati rurali o alpestri come il Fraggio o Giambello, Rocalli o Pra’ Tajè, Prato Giugno o Zücher o Ponte dei Senesi sono quasi completamente in rovina, tanti sono gli edifici che sono stati, a volte felicemente altre meno, trasformati in funzione abitativa-turistica.

 

Ma resistono i segni della storia e di una cultura contadina che ha plasmato in modo originale il territorio. Il reticolo delle mulattiere, i terrazzamenti con i muretti a secco, le tribuline o santelle affrescate ai crocicchi o lungo gli antichi percorsi, i cippi confinari, le finestrelle in pietra, i comignoli solitari, le abbeverate in terrabattuta, i lavatoi di sasso, le torri dei roccoli, le piazzette in acciottolato: tutto questo, almeno in parte, resiste e merita di essere veduto.

 

Meritano tutte una piccola visita le chiese anche se rifatte piu’ volte causa i cambiati bisogni o per ragioni di statica (S. Lorenzo del Fraggio la piu’ antica e intatta, S. Giacomo di Peghera quella con il gioiello piu’ prezioso, un polittico di Palma il Vecchio) , meritano un passaggio non distratto tutti i paesi. Sopratutto meritano di essere visti, prima che sia troppo tardi gli ultimi esemplari di quelli che insieme allo stracchino Taleggio rappresentano la elaborazione piu’ originale di questa vallata, cioe’ gli edifici rurali a piöde. A volte singoli, spesso accostati, mirabilmente inseriti nel territorio, piccole dimensioni, un piano terra per ospitare le bestie, un primo piano, con un curiosissimo ingresso che si restringe in basso, per conservare il fieno, aperture simili a feritoie, niente gronde. Sopratutto un tetto particolarissimo fatto di pesanti lastre di pietra calcare, dello spessore anche di 6-7 centimetri, appoggiate orizzontalmente, a scalare, una sopra l’altra: una verticalita’ incredibile e peso enorme che veniva scaricato sui robusti muri laterali. Uno spettacolo di equilibrio, di forza e di armonia che e’ sempre piu’ difficile contemplare. Per le difficolta’ tecniche che la manutanzione di questi edifici comporta, per i costi spropositati e per la latitanza degli aiuti.

 

Tratto da: “Tra Storia e Natura, Val Taleggio”

 

www.valbrembanaweb.com/

Taleggio (clicca qui) Comune di Taleggio
Comune in Valle Taleggio provincia di Bergamo
Taleggio (C.A.P. 24010) dista 36 chilometri da Bergamo, capoluogo della omonima provincia cui il comune appartiene. Taleggio conta 573 abitanti (Taleggini) e ha una superficie di 46,4 chilometri quadrati per una densità abitativa di 12,35 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 758 metri sopra il livello del mare. Il municipio è sito in Fraz. Sottochiesa 25, tel. 0345-47021 fax. 0345-47454. Cenni anagrafici: Il comune di Taleggio ha fatto registrare nel censimento del 1991 una popolazione pari a 684 abitanti. Nel censimento del 2001 ha fatto registrare una popolazione pari a 573 abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 – 2001 una variazione percentuale di abitanti pari al -16,23%. Gli abitanti sono distribuiti in 282 nuclei familiari con una media per nucleo familiare di 2,03 componenti. Cenni geografici: Il territorio del comune risulta compreso tra i 470 e i 2.009 metri sul livello del mare. L’escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 1.539 metri. Cenni occupazionali: Risultano insistere sul territorio del comune 2 attività industriali con 8 addetti pari al 3,09% della forza lavoro occupata, 22 attività di servizio con 71 addetti pari al 8,49% della forza lavoro occupata, altre 46 attività di servizio con 127 addetti pari al 27,41% della forza lavoro occupata e 7 attività amministrative con 11 addetti pari al 17,76% della forza lavoro occupata.


 
Albergo della Salute (Costa d’Olda)
L’Albergo della Salute ha ottenuto la certificazione del proprio Sistema di Gestione Integrato. Qualità Sicurezza Ambiente da parte dell’ Organismo Internazionale Det Norske Veritas.
Pizzeria Palazz dol Miro (Peghera di Taleggio)
Immersa nel verde della Valle Taleggio, con una splendida vista sulla cornice di monti che la circondano, la pizzeria Al Palazz dol Miro offre ai propri clienti la possibilità di gustare in un ambiente raccolto e famigliare la versione orobica del piatto mediterraneo per eccellenza.


 
Fotografie di Taleggio
E ancora possiamo far risuonare i nostri passi sui ciottoli di mulattiere ben conservate o emozionarsi davanti alla fontana di S. Carlo o seguire per un tratto gli antichi confini di Stato – sottolineati dai poderosi cippi (termenu’) dell’ultima delimitazione confinaria, 1760 – dal sagrato di S. Bartolomeo, in antico chiesa parrocchiale di Vedeseta, fino a Vaccareggia passando per il Cantello a est di Reggetto. E infine possiamo farci prendere alla magia della Corna di Pizzino con le case abbarbicate e il suo castello guelfo che non c’e’ piu’.


 
Ricerca: Taleggio
Talvolta la storia è costretta a indovinare. “Fortuna che ci è avvezza”, commenta – sempre attuale – Alessandro Manzoni (“I Promessi Sposi, cap. XIII). E’ nella sua modestia, il caso di quest’immagine emanante nell’originale, grazie anche alle “nuances” del viraggio-seppia, il fascino sottile di ciò che ci proviene dal passato. Nessuna indicazione, fuorché, sul retro, l’impronta d’un timbro-datario: “24.6.1909 – Sac. Carlo Artusi – Parroco Vedeseta”.


 
Cartoline antiche di Taleggio
L’origine del nome Taleggio, deriva dalla base latina “TILIETULUM” nel significato di “piccolo tiglietto” attraverso una forma di “TILETLUM” diventa poi TILLEGGIO . I primi abitatori furono probabilmente cacciatori o pastori, si dice provenienti dalla vicina Valsassina, che via via trasformarono le basi di pascolo in sedi stanziali. Nel dialetto gli echi di linguaggi prelatini, ligure, retico, celtico, ma tanto, tantissimo latino.


Cenni Storici di Taleggio
Con l’avvento della Repubblica Cisalpina (1797) cadono i confini di stato e anche le autonomie e i confini comunali e Taleggio e Vedeseta vengono accorpati per decreto in un unico municipio. Ma per poco. Dopo la sconfitta Napoleonica di Waterloo si ricostituiscono immediatamente i due tradizionali comuni. Che lungo l’Ottocento vedono consolidarsi un fenomeno che aveva preso l’avvio gia’ nel secolo precedente, sotto Maria Teresa d’Austria: aumenta la popolazione e anche la ricchezza (relativa, ben s’intende: l’emigrazione e’ stata una tenace compagna della gente di Valtaleggio almeno dal 1500 in poi) rappresentata dall’incremento del bestiame. Di questa crescita ci e’ stata lasciata testimonianza nelle centinaia e centinaia mirabili edifici rurali (stalle, baite, portici, cascine) che ancora oggi, haime’ putroppo sempre meno punteggiano il territorio. Il novecento, infatti, con le sue vorticose trasformazioni, ha interessato anche questa vallata.


Arte a Taleggio
Le belle chiese parrocchiali che  conservano alcune pregevoli opere d’arte, i semplici, ma suggestivi oratori sparsi un po’ in tutte le contrade, gli antichi nucclei oggi quasi disabitati sono, assieme all’ambiente naturale, gli aspetti piu’ interessanti della Val Taleggio.


Formaggio – Stracchino Taleggio
>il Taleggio è un formaggio di origini antichissime, forse anteriori al X secolo. Documenti risalenti al 1200 fanno riferimento ai commerci e agli scambi di cui era oggetto il Taleggio, insieme ad altri formaggi. La zona d’origine è la Val Taleggio, da cui deriva il nome del formaggio, in provincia di Bergamo. I valligiani avendo l’esigenza di conservare il latte eccedente il consumo diretto, iniziarono a produrre del formaggio che, una volta stagionato in “grotte” o casere di vallata, poteva essere scambiato con altri prodotti o commercializzato. Crescendo sempre più il consumo di Taleggio, la produzione si è progressivamente estesa nella pianura Padana, dove hanno cominciato ad operare molti caseifici, generalmente di piccole e medie dimensioni, i quali sono riusciti ad equilibrare la tecnologia produttiva tradizionale, mantenutasi sostanzialmente la medesima, con le innovazioni tecnologiche susseguitesi in quasi mille anni di storia.


Lo Strachì Tunt è un formaggio erborinato appartenente alla famiglia degli stacchini. Prodotto in Valtaleggio dai nostri antenati dalla fine del 1800 a pochi decenni fa, il formaggio Strachì Tunt è un prodotto dal grande valore nutrizionale e dal gusto tipicamente aromatico.


Itinerario Scientifico- Naturalistico a Taleggio
La Valle Taleggio, e’ una vallata Prealpina Lombarda immersa nel verde, tranquillita’, arte, itinerari montani e naturalistici, ne fanno una vallata ideale per trascorrere le proprie vacanze. Anche se non ricade tutta nei confini del Parco delle Orobie, la valle e’ di fatto, un grande parco, ricco di verde, di essenze rare e di fossili oltre che di specie animali che si possono incontrare un po’ dovunque, lungo il Percorso delle Cime o anche nel primo praticello o nrl bosco ai margini dei paesi: basta muoversi con l’occhio attento. Tutti gli itinerari descritti sono interessanti anche dal punto di vista naturalistico; una segnalazione particolare la si puo’ spendere per il quarto che, suggestivo in tutto il suo tratto e , tra l’altro, con sorgentine ricche di fauna macroinvertrebrata, porta alla meraviglia della sorgente dell’Enna. Per l’appassionato della fauna minuscola suggeriamo oltre a questa e al percorso, Salzana-Fraggio la visita a due sorgenti che sono tra i piu’ importanti biotipi della Valle Taleggio. La sorgente Mufolenta si trova lungo la “strada bassa”, vecchia carrareccia costruita dai vedesetesi a inizio secolo e che da Olda-Vedeseta portava al Buco, nell’Orrido. La zona quella dei tornanti non molto prima del ponte crollato sull’Enna.


La Valle Taleggio
Si puo’ giungere in questa verdissima conca della Val Taleggio, posta a circa 1000 metri di quota sul livello del mare, da tre diverse vie, in ogni caso il turista avra’ un impatto tutto particolare con questa realta’ geografica. Cerchiamo di illustrare questi tre incontri del visitatore con la Val Taleggio. Mettiamo il caso che in Val Taleggio vi si giunga da Brembilla, dopo aver superato il ridentissimo borgo alpino che a nome Gerosa. Giunge alla Forcella di Bura e di colpo il panorama gli appare vastissimo: aspre giogaie rocciose a destra, cupi macchioni boscosi giu’ nel fondovalle, poi pascoli immensi in cui sono inseritie le “cinque sorelle” (la solatia Peghera, Vedeseta che ne sta’ sdegnosamente appartata, Olda a cavallo del colle, Sottochiesa con la sua torre pendente, Pizzino arcigno, difeso dal castello )…..


Valle Taleggio – Itinerari naturalistici
La Val Taleggio ha una precisa identità storica e un passato di fiera indipendenza. Fino all’inzio di questo secolo l’accesso alla valle era possibile solo attraverso i valichi poco battuti della Forcella di Bura, per chi veniva da Bergamo attraverso la Valle Brembilla, del Culmine di San Pietro per chi proveniva dalla Valsassina e del Passo di Baciamorti per i collegamenti con l’alta Val Brembana attraverso la Val Stabina. Ora la strada provinciale consente di accedere direttamente dal fondovalle superando il suggestivo e spettacolare orrido scavato dal Torrente Enna tra il Monte Cancervo e il Monte Sornadello.

 

Informazioni su diego80 (1975 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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