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11 febbraio 1963 – I Beatles registrano il loro primo album Please Please Me

Please Please Me è il primo album del gruppo musicale britannico The Beatles, pubblicato all’inizio della primavera del 1963 dalla Parlophone, grazie al lavoro del produttore George Martin.

Prima di questo album, i quattro di Liverpool avevano pubblicato solamente due singoli: Love Me Do nell’ottobre 1962 e Please Please Me nel gennaio 1963. Il primo riscosse un discreto successo, mentre il secondo fu la prima canzone dei Beatles a raggiungere la posizione di testa nelle classifiche di vendita del Regno Unito, come lo stesso Martin aveva previsto.

Una cosa sorprendente è il fatto che l’album venne registrato in sole quindici ore di lavoro l’11 febbraio 1963, ad eccezione dei singoli che erano stati incisi nell’autunno precedente.

I brani

1. I Saw Her Standing There

Composta con l’aiuto delle chitarre e del pianoforte da Lennon e McCartney nella casa di Paul in Forthlin Road un giorno in cui i due avevano marinato la scuola[3], «17» era un pezzo vigoroso costituito da progressioni blues che il gruppo aveva nel proprio repertorio già nel periodo di Amburgo[4] e che, grazie alla struttura armonica, nei concerti live era prolungato con l’innesto di più assolo di chitarre. Le liriche d’apertura di Paul erano originariamente “She was just seventeen/never been a beauty queen” (“Aveva solo diciassette anni/non era mai stata una reginetta di bellezza”), ed erano state così concepite in modo che le teenagers, che costituivano parte rilevante del pubblico, vi si potessero immedesimare. Ma quasi subito i due compositori si accorsero che il secondo verso era banale e non adatto allo scopo. In sostituzione, per non cadere nei luoghi comuni zuccherosi allora in voga, Lennon tirò fuori “You know what I mean” (“sai che cosa intendo dire”)[5], che rappresentava un’ammiccante allusione sessuale e che divenne uno dei tratti distintivi del brano[3].

Era una creazione targata Beatles nelle sonorità, nel ritmo graffiante e nella grinta con cui veniva eseguita, anche se Paul ammise in seguito di avere copiato il giro di basso da I’m Talking About You di Chuck Berry[6].

Per rendere l’atmosfera calda “da palco” dei concerti dal vivo fu deciso di premettere all’introduzione di chitarra il conteggio iniziale, e questo contribuì a fare di I Saw Her Standing There il pezzo di rock’n’roll energico e incalzante che apre l’album[7].

2. Misery

Questo assaggio di romantico vittimismo (“The world is treating me bad, misery” è il significativo verso d’apertura)[8] è per gran parte opera di John Lennon e, come ricorda Tony Bramwell (che al tempo lavorava per Brian Epstein), al resto contribuirono – oltre a Paul – Allan Clarke e Graham Nash, componenti degli Hollies[9].

Una volta composta, la canzone venne proposta alla sedicenne Helen Shapiro – detta “Vocione” per via della profondità della voce –, che già due anni prima con Please Don’t Treat Me Like a Child era entrata nella Top Ten e con cui i Beatles avrebbero suonato dal vivo come gruppo di spalla nel febbraio successivo. Ma a causa di un equivoco[10], l’offerta di Misery fu respinta dal management della Shapiro che non riteneva il brano in armonia con il repertorio ottimistico della giovane artista, e il pezzo fu ceduto al cantante Kenny Lynch che lo registrò alterandone i pronomi per ottenere un testo rivolto direttamente al destinatario[11]. L’interpretazione ricevette la disapprovazione dei quattro musicisti e non conquistò il successo sperato. Comunque, Lynch sarà ricordato come il primo artista fuori dalla cerchia dei Beatles a incidere una canzone scritta dal duo Lennon-McCartney[12].

Registrata dal quartetto su undici nastri l’11 febbraio, fu ultimata con una sovraincisione effettuata il 20 dello stesso mese[13]. In quella sessione George Martin eseguì e registrò una parte – chiamata dal produttore “wind-up piano” – consistente nel suonare la sezione di pianoforte a velocità dimezzata e in un’ottava più bassa rispetto all’altezza del brano, per poi inserirla velocizzata e all’altezza normale, tecnica a cui Martin avrebbe fatto ricorso in Rubber Soul col suo assolo di sapore baroccheggiante di In My Life[

3. Anna (Go to Him)

Era impensabile che a quell’epoca un gruppo musicale riuscisse a riempire un album con materiale interamente prodotto in proprio. Effettivamente i Beatles fecero ricorso a composizioni di altri autori, collaudate nella propria carriera di concerti dal vivo e che per questo essi erano in grado di riprodurre senza problemi. La sicurezza nell’esibizione era richiesta anche dal fatto che al gruppo era stato concesso di occupare gli studi di registrazione di Abbey Road per non più di un giorno, diviso nella seduta antimeridiana e in quella pomeridiana – mentre quella serale fu una concessione non programmata – e così i quattro sostanzialmente fecero ricorso al rodato repertorio che faceva parte delle loro esibizioni live[15].

La prima cover ad apparire sul nuovo LP fu Anna, che era già stata portata al successo dall’affermato cantante statunitense Arthur Alexander, noto agli estimatori inglesi dirhythm and blues. Questo motivo ballabile, in cui John canta la propria arrendevolezza in un contrastato rapporto sentimentale, venne registrata in tre take nella sessione serale.

4. Chains

Quarta traccia e seconda cover, era una composizione di Gerry Goffin e Carole King e aveva già raggiunto il successo in un’incisione targata Cookies[16].

Già dall’inizio della carriera, Lennon e McCartney tenevano in grande considerazione i due compositori americani. Come ebbe a dire John, «Paul e io volevamo essere i Goffin e King d’Inghilterra […] Perché Gerry Goffin e Carole King all’epoca scrivevano materiale eccellente»[17].

Gradevole ballabile, vede l’introduzione di John all’armonica e un buon lavoro corale delle voci di John, Paul e George.

5. Boys

Si trattava di un rock’n’roll in dodici battute composto da Luther Dixon e Wes Farrell ed eseguito dal gruppo delle Shirelles. Nel periodo di Amburgo il quartetto suonava nei concerti dal vivo altri tre pezzi delle Shirelles: Will You Love Me Tomorrow?, Mama Said e Baby It’s You; e Boys era stato introdotto in scaletta in quanto ritenuto idoneo per fare posto al batterista Pete Best[18].

Per rispettare la tradizione, il ruolo della linea vocalica principale fu perciò assegnato a Ringo Starr, che canta in primo piano con i cori degli altri tre sullo sfondo a sostenerlo, e che a circa metà del pezzo introduce un assolo di chitarra secondo l’impronta di Chet Atkins eseguito da George Harrison. E d’altra parte, per Ringo questo brano non costituiva una novità: Starr lo cantava infatti quando militava nel gruppo di Rory Storm and the Hurricanes[19].

6. Ask Me Why

Considerando la giovane età e la relativa inesperienza, i Beatles degli esordi, nel loro stile strumentale e compositivo, non potevano non subire l’influenza di musicisti contemporanei di successo. Nel caso di Ask Me Why, composta in gran parte da John Lennon nella primavera del 1962, il pezzo risente dell’influsso del sound Motown e in particolare di Smokey Robinson and The Miracles[20].

La prima registrazione di Ask Me Why risale al 6 giugno 1962. Si trattava allora di grezze incisioni di prova che aspettavano ancora il beneplacito di George Martin. Fu proprio il produttore che, al termine di quella seduta, volle riunire i quattro musicisti e spiegare loro i dettagli tecnici per migliorare le esecuzioni[21].

Successivamente il motivo fu ripreso ed eseguito in studio il 26 novembre 1962, e vennero incisi sei nastri di quello che sarebbe diventato il lato B di Please Please Me.

7. Please Please Me

Il titolo Please Please Me trae origine dai ricordi d’infanzia di Lennon a cui la madre cantava Please, il successo di Bing Crosby del 1932 che conteneva il verso “Please lend your ears to my pleas”[22].

Il pezzo era stato scritto da John quando ancora abitava a Liverpool nella casa della zia Mimi[23]. La composizione, fiacca e lamentosa, si ispirava al Roy Orbison di Only the Lonely, e nella seduta dell’11 settembre 1962 la versione del pezzo non soddisfece Martin che, confidando nelle potenzialità del brano, intuiva che fosse però necessario accelerare e infondere maggiore brillantezza e dinamismo nell’interpretazione[24]. Per vivacizzare il pezzo, Paul McCartney elaborò una soluzione armonica sullo stile degli Everly Brothers[25].

Dopo due settimane il pezzo venne eseguito su diciotto nastri col tempo accelerato rispetto all’originale – secondo le istruzioni del produttore –, con la sovraincisione dell’armonica di John, con un Ringo rinfrancato e determinato rispetto all’umiliazione di quindici giorni prima e complessivamente con un’esecuzione energica e aggressiva. Come ricorda Paul a proposito dell’incisione, «improvvisamente ecco che nacque il ritmo veloce alla Beatles»[26].

È rimasta celebre la frase con cui George Martin, al compimento dell’incisione del pezzo, si rivolse ai quattro attraverso l’interfono: «Signori, avete appena finito di incidere il vostro Numero Uno!»[27]. Come previsto da Martin, il brano ebbe grande successo, Radio Luxembourg trasmise la canzone decretandola un trionfo e perfino la BBC mandò in onda il pezzo dietro le richieste incessanti dei fans[28].

8. Love Me Do

La canzone era stata composta nel 1958[29] da Paul McCartney con l’aiuto di Lennon. C’è chi ritiene che, assieme ad altri pezzi scritti da Paul e John, Love Me Do non facesse parte del repertorio di composizioni che i Beatles suonavano dal vivo ad Amburgo, dato che (al pari di P.S. I Love You e Please Please Me) avrebbe frenato i ritmi martellanti che quelle esibizioni richiedevano[30]. E lo stesso Lennon ammise in seguito che non fu mai un successo, pur decantando le qualità del brano[31].

George Martin voleva arricchire il brano per fargli assumere un sound distinguibile e caratterizzante; perciò, rifacendosi alle sonorità del duo blues composto da Sonny Terry e Brownie McGhee, suggerì di inserire fra gli strumenti anche l’armonica a bocca[32]. Il compito spettò di diritto a John, che aveva imparato i rudimenti dello strumento e ne aveva perfezionato e raffinato la tecnica sotto la guida di Delbert McClinton, armonicista americano che era in tournée in Gran Bretagna nella primavera del 1962[33]. Nei concerti dal vivo era di John la voce principale del pezzo; ma in sala di incisione, al fine di permettere che la voce si amalgamasse con il suono dell’armonica, Martin chiese che fosse Paul a eseguire la linea vocalica principale e che l’armonica di John fungesse da controcanto[34].

Senza considerare la registrazione di prova del 6 giugno, la canzone venne incisa per la prima volta il 4 settembre. George Martin, però, preferiva piuttosto How Do You Do It?considerandola più adatta al gruppo e candidata al successo[35], perciò in quella seduta i Beatles dovettero insistere a voler registrare anche il loro materiale e così Love Me Dofinì su 15 nastri. Quella sera Ringo non era in forma, e risentendo il nastro Martin concluse che il batterista era il punto debole del gruppo e che sarebbe stato necessario rifare la registrazione sostituendo Starr con un sessionman[36]. Così, dopo una settimana, il quartetto si ritrovò in studio e lì Ringo scoprì con delusione che si sarebbe limitato a suonare il tamburello, rimpiazzato da Andy White alla batteria; e con questa formazione furono registrati 18 nastri del pezzo. Tuttavia la versione della seduta del 4 settembre non venne scartata, fu anzi pubblicata come il lato A del primo 45 giri del gruppo; la variante dell’11 costituisce invece il pezzo d’apertura del lato B dell’album. Pertanto la presenza o meno del tamburello permette a chi ascolta di comprendere quale delle due versioni si stia riproducendo.

9. P.S. I Love You

Questa è la prima canzone dei Beatles impiegata come “messaggio” dedicato alle proprie fidanzate – ve ne saranno ben tre in Rubber Soul.

Nel 1961, Paul conduceva una relazione sentimentale con una ragazza di Liverpool, Dorothy (Dot) Rhone. Lontano perché impegnato nella estenuante trasferta di Amburgo, Paul compose questa canzone-lettera con l’intenzione di confermare a Dot il proprio amore e di prometterle un veloce ritorno in Inghilterra[38].

Anch’essa eseguita nel provino del 6 giugno, P.S. I Love You venne rifatta e completata in dieci nastri nella seduta dell’11 settembre. Quella circostanza vide Andy White alla batteria, mentre a Ringo fu chiesto di suonare le maracas. La canzone risultò convincente e divenne il lato B del 45 giri Love Me Do.

10. Baby It’s You

È (oltre a Boys) l’altro pezzo dell’album precedentemente portato al successo dalle Shirelles.

Composto da Hal David, Barney Williams e Burt Bacharach, Baby It’s You dal 1961 faceva parte del repertorio dei Beatles in scaletta nelle esibizioni live[39] ed è una melodia lenta e ballabile in cui Lennon esegue la parte vocale solista. In studio, oltre a quello dei quattro musicisti, il pezzo vide il contributo di George Martin alla celesta[40].

11. Do You Want to Know a Secret

È la voce di George Harrison a condurre la linea vocale principale, sebbene la canzone sia stata composta da John Lennon nell’agosto del 1962. Lo spunto per la composizione derivò all’autore dalle parole “Wanna know a secret? Promise not to tell?”, l’introduzione parlata di una delle canzoni presenti nel film d’animazione Biancaneve di Walt Disney, melodia con cui la madre del piccolo Lennon cullava il figlio[41]. Con una certa altezzosità, l’autore la offrì a George in quanto «sarebbe stata adatta alle sue capacità perché aveva solo tre note e lui non era certo il miglior cantante al mondo»[42].

Dopo che l’11 febbraio 1963 la canzone venne incisa, l’autore la cedette a un altro gruppo della scuderia di Epstein, Billy J. Kramer and The Dakotas, che nell’estate dello stesso anno con quel motivo inaspettatamente scalò le vette della classifica inglese[43].

12. A Taste of Honey

La canzone si ispirava direttamente all’omonimo film del 1961. Paul era rimasto colpito in special modo dal tema musicale, composto da Ric Marlow e Bobby Scott che nel 1962 erano stati premiati in qualità di compositori con un Grammy Award per il miglior tema strumentale[44]. L’impressione fu talmente viva che dopo più di quattro anni dall’incisione da parte dei Beatles, Paul si sarebbe richiamato di nuovo al film – in particolare a un frammento di dialogo – per comporre Your Mother Should Know[45].

Appartenente al repertorio dei motivi ballabili del gruppo, A Taste of Honey venne inciso su sette nastri l’11 febbraio e, primo caso di una lunga e fortunata serie di espedienti tecnici, la voce solista di McCartney dei nastri 5 e 7 fu oggetto di doubletracking[46]

13. There’s a Place

È un pezzo che per la prima volta cerca di discostarsi dal soggetto ricorrente dell’amore per affrontare i temi della solitudine, delle angustie quotidiane e della malinconia, e del rifugio in cui ripararsi in queste circostanze[47]; e in questo senso anticipa motivi ben più celebri ed elaborati, da In My Life a Strawberry Fields Forever.

John Lennon prese ispirazione dalla musica dei neri d’oltreoceano, volendo ricreare un sound “alla Motown” e per questo richiamandosi ai brani di Arthur Alexander e delleMarvelettes, in particolare al loro successo I Want a Guy[48].

Fu la prima canzone a essere registrata nella sessione dell’11 febbraio; venne incisa su 10 nastri, e le due voci che procedono parallelamente sono quelle di Paul, al registro più alto, mentre a quello basso è la voce di John[49] – che esegue anche le parti da solista.

14. Twist and Shout

Conclusione speculare a un’apertura altrettanto energica[50], Twist and Shout – composta da Phil Medley e Bert Russell ed eseguita dagli Isley Brothers – era il brano che più degli altri mandava in visibilio il pubblico dei Beatles negli spettacoli dal vivo[51] e quello con cui il gruppo era solito chiudere i concerti al Cavern[52].

Dopo la registrazione di tutti gli altri pezzi, il quartetto si trovò a serata avanzata con ancora una canzone da eseguire per completare l’album e poco tempo a disposizione da poter sfruttare in sala di incisione. Perciò, radunate le forze residue, i Beatles – consapevoli di non poter sbagliare – si lanciarono in una scatenata esecuzione del pezzo, in particolare John, con la responsabilità della linea vocale solista e con le corde vocali in fiamme a causa di dodici ore di registrazione quasi continuate[53].

Ma nonostante la fatica accumulata, il primo nastro ci consegna un rock’n’roll possente, aggressivo e aspro[54] che suscitò perfino l’entusiasmo dell’abitualmente controllato staff tecnico. Richard Langham, secondo ingegnere del suono, affermò: «Mi sarei messo a saltare su e giù, sentendoli cantare a quel modo. Fu un pezzo di bravura stupefacente». E George Martin disse a conferma: «Non so come ce l’hanno fatta. È tutto il giorno che registriamo, ma più vanno avanti e meglio suonano!»[55].

Dagli archivi della EMI risulta che fu fatto il tentativo di una seconda incisione completa di Twist and Shout; ma, come ammise lo stesso produttore, ormai le ugole sforzate avevano arrochito le voci, e comunque rimaneva il primo take di qualità eccellente[13].

Informazioni su diego80 (1911 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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