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Un sogno fuori stagione…

Non è proprio il periodo per fare il fieno ma qualche settimana fa, attendendo stancamente il mio turno dal medico, ho preso in mano sbadatamente una rivista vecchia di due anni in cui, nelle pagine centrali, si declamavano le bellezze della campagna senese.

Senza volerlo ho dimenticato la campagna senese, l’olio toscano ed il pecorino di Pienza e ho cominciato un viaggio all’indietro nel tempo che mi ha portato a quando (ahimè ormai più di tre decenni fa…) andavo all’ “Esilo” (come dicevamo noi).

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Era estate, la Signora Aldina che mi accudiva mentre i miei genitori erano al lavoro veniva a prendermi presto all’asilo e mi caricava sulla sua 131 Mirafiori verde pisello. Era un vero angelo, premurosa e paziente. Quando arrivava a prendermi prima della normale fine delle lezioni sapevo già dove saremmo andati : a fare il fieno! Mi piaceva tantissimo, la sua famiglia aveva prati da tagliare in diverse zone di Brembilla ma io mi ricordo in particolare di quando si andava a Blello. Si partiva con i finestrini abbassati per il gran caldo e lei durante il tragitto cantava e cantava. Già verso Laxolo si vedeva gente indaffarata a tagliare, spargere, voltare, creare “andane” ed entrava in macchina un profumo fortissimo di fieno tagliato.

I ricordi, come naturale , sono un po’ sbiaditi ma ricordo perfettamente il grande albero sotto cui la Aldina mi metteva all’ombra a fare un riposino appena eravamo arrivati sul posto. Io mai avrei voluto dormire, c’era il rombo della mitica motofalciatrice BCS da scoprire, c’era il profumo dell’ erba e quello inebriante della benzina da sentire, c’erano cento rastrelli con cui giocare, ma lei diceva che un sonnellino ci voleva…

Eravamo in tanti in quel prato, di cui adesso non saprei dire quanto grande fosse ma a me sembrava un infinita prateria del West, le donne precise e svelte con il rastrello in mano spargevano il fieno appena tagliato dagli uomini oppure voltavano quello tagliato al mattino, noi bambini pettinavamo ( o piuttosto facevamo pasticci ) il prato con il rastrello in cerca di tutte le erbe anche le più piccole rimaste a terra.

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Quando buona parte del lavoro era stato fatto ci si radunava tutti sotto il grande albero dove c’erano appese delle borse con un po’ di merenda per tutti e qualche volta c’era pure l’anguria che qualche buon anima aveva prima messo in fresco in qualche rigagnolo d’acqua o in qualche fontana. Durante la pausa gli uomini scrutavano il cielo e leggevano le nuvole per capire se a sera sarebbe arrivato il temporale . In quel caso via tutti ad ammucchiare il fieno per non farlo ammuffire ed il giorno dopo sarebbe ricominciato di nuovo quell’infinita partita tra uomo e natura.

Non capivo allora il perché di tutto quel fare e disfare apparentemente senza senso, ma guardandomi indietro è bello pensare che, anche se questa pratica antica si è meccanizzata ed automatizzata, alla fine dei giochi l’uomo è ancora legato indissolubilmente ai tempi ed ai capricci della natura. In questo antichissimo lavoro non è l’uomo a comandare ma semplicemente può solo assecondare e seguire la natura. Davvero niente male di questi tempi…

A fine giornata poi , mentre i grandi sistemavano gli attrezzi e radunavano le ultime cose, noi bambini giocavamo a fare uscire i grilli dalle loro tane con dei fili d’erba fatti rotolare fra le dita. Al momento di risalire sulla 131 Mirafiori era uno spettacolo guardare quei prati lavorati così bene : alcuni, quelli che avevano ancora il fieno a terra o raccolto in lunghe file, sembravano un mare in tempesta tutto increspato ed agitato, altri, quelli che erano finiti erano dei tavoli da biliardo puliti e perfetti come non mai.  Non c’è che dire, mai una noiosa attesa in fila dal medico è stata più emozionante…

2 Commenti su Un sogno fuori stagione…

  1. Grande direttore. Persino un giornale della sala d’aspetto del dottore riesce a darti ispirazione.

  2. Alessandro Pellegrini grazie Omar, perché anche a me hai fatto andare un pò indietro nel tempo.Il ricordo poi della Aldina e della 131 mirafiori(che io già avevo scordato il nome),mi ha portato una certa emozione.Cosa ti posso dire,quella distesa e quel bel piano in mezzo alla natura forse non era Blello ma era IL GATU’ a Laxolo quella giornata è venuta alla mente anche a me, e forse quel giorno forse c’era anche Cristian,allora alle scuole elementari, un rammarico è di non aver pensato mai di immortalare quegli attimi, quelle esperienze, e quelle scene che oggi si rivedrebbero con piacere. di nuovo grazie Omar,per questi ricordi che hai vissuto e immortalato con affetto nella mente

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