ULTIM'ORA

23 febbraio 2000 – Muore sir Stanley Matthews, primo Pallone d’Oro del calcio

Sir Stanley Matthews (Hanley, 1º febbraio 1915 – Stoke-on-Trent, 23 febbraio 2000) è stato un calciatore britannico, di ruolo centrocampista. Fu il primo calciatore a fregiarsi del Pallone d’Oro, il riconoscimento che premia il miglior calciatore europeo, vinto nel 1956.

Carriera

La carriera di Stanley Matthews è oscillata tra due soli club: lo Stoke City e il Blackpool. Con i biancorossi esordì nel 1932 a soli 17 anni e giocò fino al 1947, disputando 259 partite e realizzando 51 gol. Nel 1947 passo ai Tangerines (mandarini, così vengono chiamati i giocatori del Blackpool), con i quali giocò 380 partite realizzando 17 reti[1].

Ala destra, nel 1934 fece la sua prima apparizione con la Nazionale inglese a 19 anni, realizzando una rete contro il Galles.

Patì la sospensione dei campionati dovuta alla Seconda guerra mondiale e nel 1947 si trasferì al Blackpool, continuando a giocare con la maglia dell’Inghilterra fino all’età di 42 anni (record assoluto per la Nazionale inglese), collezionando 54 presenze più una trentina di gare non ufficiali durante la guerra, partecipando ai Mondiali 1950 e 1954.

Nel 1956, all’età di 41 anni, fu il vincitore del primo Pallone d’oro. Nel 1961 tornò allo Stoke City, che contribuì a riportare in First Division, arrivando a disputare l’ultima partita di massima divisione inglese all’età di 50 anni, un record tuttora imbattuto.[2] Nel 1955-1956 sfiorò il successo col Blackpool, con un secondo posto a 11 punti dal vittorioso Manchester United.

Migliori fortune ebbe nelle coppe nazionali: col Blackpool, dopo una doppia sconfitta in FA Cup nel 1948 e nel 1951, arrivò il trionfo nel 1953. Si tratta dell’unico trofeo della sua carriera: il Blackpool perdeva 3-1 contro il Bolton Wanderers, quando prese per mano la squadra, che ancora a due minuti dalla fine ancora perdeva 3-2, guidandola al successo finale. Passata alla storia come “la finale di Matthews”, la partita fu giocata a Wembley di fronte a 100.000 spettatori.[3]

Palmarès

Club

  • FA Cup.png Coppa d’Inghilterra: 1
Blackpool: 1953

Individuale

  • Giocatore dell’anno della FWA: 2
1948, 1963
  • Pallone d'oro.svg Pallone d’oro: 1
1956

 da storiedicalcio.altervista.org

l primo della lista. Il primo a vincere il Pallone d’Oro, a fregiarsi del titolo di miglior giocatore del
vecchio continente, quello dove il calcio è nato e cresciuto. Magari è esagerato dire che un trofeo così
prestigioso fu ideato apposta per lui, ma è un fatto che gli organizzatori ritennero giusto aprire la
festa con un campione che a quarantanni superati di slancio aveva alle spalle decenni di gloria. Forse
pensavano a una specie di premio alla carriera.
Non avevano fatto i conti con la tempra del guerriero, con quel fisico agile e inossidabile che dopo
la consegna del premio avrebbe ancora indossato la maglia della Nazionale inglese (ultima partita nel
’57, a 42 anni, ventitré esatti dopo il debutto), per poi proseguire sui grandi palcoscenici del calcio di
club fino allo scoccare delle cinquanta primavere.
Un tipo anomalo, sir Stanley Matthews. Diverso e unico. E soprattutto un’ala destra come non se ne
sono mai viste in Europa. Era un formidabile mix di talento e solidità fisica. Viveva immerso in un
football per muscolari, animale raro in grado di adattarsi e addirittura primeggiare in virtù della
classe, della fantasia, di un palleggio che avrebbe fatto la felicità delle folle sudamericane.
Il suo calcio si esaltava nel passaggio illuminante: era un assistman perfetto, una ricchezza illimitata
per i compagni di squadra. Il suo regno era la fascia destra, lungo la quale dispensò la sua arte per
oltre trent’anni: una carriera infinita che paradossalmente gli regalò un’unica gioia, dal punto di vista
del palmares: la Coppa d’Inghilterra del ’53.
Il nostro nacque il primo Febbraio 1915 a Henley, dintorni di Stoke on Trent, Midlands Occidentali,
cittadina famosa per le sue porcellane, da cui il soprannome della locale squadra di calcio: The
Potters, i vasai. E proprio al Britannia Stadium, casa dello Stoke City, mosse i primi passi della sua
carriera, firmando il primo contratto pro nel 1932. Il ragazzo si impegna con caparbietà.
Del resto, lo spirito di sacrificio è un patrimonio genetico. «Mio padre era un pugile dilettante, ha
incrociato I guantoni per oltre trecento incontri. Era un antesignano della preparazione atletica.
Quando capi che avevo la vocazione per il calcio, mi impose il suo regime di allenamento. Ginnastica
ogni mattina, davanti alla finestra spalancata». Questo, in fondo, è anche il semplice segreto della sua
longevità atletica.
Allo Stoke  City, Matthews resta dal ’32 al ’47, e diventa subito leggenda. Raggiunge in fretta anche il
traguardo della Nazionale: ci arriva diciannovennecontro il Galles. Risultato 4-0, con un suo gol.
Ciononostante le pagelle del Daily Mail lo bollarono come incapace a reggere la pressione nelle
partite che contavano… Errare è umano…
Stanley MATTHEWS:
L’uomo dalla carriera infinita
La Seconda Guerra Mondiale rubò i suoi anni migliori e vide Matthews prestare servizio nella RAF a
Blackpool, ridente cittadina turistica bagnata dal Mare d’Irlanda e meta preferita dei vacanzieri inglesi
di fine Ottocento che volevano fuggire dal grigiore delle città industriali inglesi. Tutto sommato poteva
andargli peggio.
 
Fatto sta che a Blackpool c’era una squadra di calcio, senza tradizioni, che militava comunque in First
Division. La allenava Joe Smith, tecnico ambizioso e capace che stava costruendo una squadra
interessante, in cui Matthews, ormai over trenta, poteva essere la ciliegina sulla torta. “Hai 32 anni,
pensi di riuscire a giocare un altro paio di stagioni?” Altro che un paio, Stanley resterà a Bloomfield
Road la bellezza di 15 anni, per un totale di 391 partite e 17 gol, tutti in First Division e scriverà le
pagine più belle storia dei Seasiders.
Si sa, il campionato in Inghilterra sarà pure importante, ma è la Coppa, la FA Cup, il torneo per club
più antico del mondo, quello che conta davvero e che ti iscrive tra le leggende. Ed è qui che il
Blackpool trova terreno fertile. Per tre volte in sei anni raggiunge la finale di Wembley… Nel 1948 non
gli basta andare avanti due volte per aver ragione del Manchester Utd: i Red Devils si impongono 4-2.
La seconda volta, siamo nel 1951 è il Newcastle a spegnere i sogni di gloria del Blackpool. E arriviamo
al fatidico ‘53…
Stanley Matthews ha 38 anni e la bacheca dei trofei quasi vuota. Il quasi si riferisce al titolo di
Giocatore dell’Anno per i giornalisti vinto nel 1948 alla prima edizione del trofeo. Poco o nulla. Serviva
un successo tangibile. Il 2 Maggio 1953 i frutti sono finalmente maturi. A Wembley, al terzo tentativo, i
‘Pools si trovano di fronte il Bolton Wanderers. Gli annali ricordano che fu la prima partita vista da
Elisabetta II in qualità di regina. E quel ragazzino incapace di reggere la pressione nei momenti
importanti, se era mai esistito, decise di diventare improvvisamente un uomo.
Il Bolton passa in vantaggio dopo due minuti, anzi 75 secondi, con Lofthouse, Stan Mortensen
(segnatevi il nome) pareggia al 35′. Ma a metà tempo il Bolton è di nuovo in vantaggio con Langton.
La pietra tombale sulle aspirazioni del Blackpool la mette Bell al 55′. In questo momento finisce la
finale del Bolton e inizia la finale di Matthews: serpentine, dribbling e fughe sulla fascia destra, Stanley
non si arrende. Al 68′ il cross, l’ennesimo, trova finalmente la deviazione vincente di Mortensen. Lo
stesso, a un minuto dalla fine pesca il jolly da calcio di punizione. Hat-trick per lui e rimonta
operazione rimonta portata a termine.
Non basta ancora. Due minuti oltre il 90′ è Matthews a sgroppare ancora lungo la fascia: nessuno lo
ferma… arriva sul fondo… cross in mezzo… il solito Mortensen è troppo avanti… ma il pallone non è
per lui… arriva l’accorrente Bill Perry… è il 4-3. Blackpool campione!
Sarà il primo e l’ultimo trofeo ufficiale per i Seasiders, Mortensen si prende il record, tuttora
ineguagliato, di unico giocatore capace di segnare una tripletta in una finale di FA Cup. Ma l’uomo
copertina è lui. La partita, quella Partita, sarà per sempre la sua, The Matthews Final. Lui, con la
semplicità e la modestia sincera che lo contraddi stinguerà il cammino sui sentieri della gloria,
passerà il resto della vita a mini mizzare: «Avreste dovuto chiamarla la finale di Mortensen: è lui che
ha se gnato una tripletta, non io». Il resto è noia. Nell’epopea del Blackpool c’è ancora un sussulto, il
secondo posto nel 1955-56 ma a 11 punti dal Manchester Utd campione. Un abisso. Comunque
abbastanza per far si che France Football, come detto, si ricordi di lui…
 
Nel 1961 Matthews accetta una nuova sfida: tornare a casa. Il suo Stoke City è sceso in Second
Division nel ‘53 . Da allora galleggia in Second Division. Altre 4 stagioni, condite dalla promozione del
1963 e due salvezze consecutive. Il 1965 è un anno significativo, che porta con se il titolo di Cavaliere
dell’Impero Britannico per meriti sportivi (primo sportivo a ricevere quest’onore) in gennaio e l’ultima
apparizione in campionato, contro il Fulham in febbraio, a 50 anni suonati.
Capitolo nazionale. L’almanacco recita 54 partite e 11 gol tra il 1934 e il 1957. Due mondiali,
entrambi nel dopoguerra, quando l’Inghilterra accettò la sfida del mondo. Prendendole.
Un’apparizione nel ‘50 (Inghilterra-Spagna 0-1), e una nel 1954 (Inghilterra-Belgio 4-4), ma soprattutto
un ventennio di sfide appassionanti passate alla storia. Come quella volta ad Highbury in cui gli inglesi
sfidarono l’Italia campione del mondo nel 1934. Finì 3-2 per i bianchi, da quel giorno Leoni
d’Inghilterra. Loro, ma pure noi, capaci di spaventare i maestri con una doppietta di Meazza.
O come quando in un’altra sfida con gli azzurri nel 1948 a Torino, Matthews fu protagonista nel
sonoro 4-0, e durante un calcio d’angolo da lui battuto si asciugò la mani e la fronte grondanti di
sudore e poi si sistemò i capelli. I tempi non erano ancora maturi per questo genere di cose (sic) e il
nostro venne a lungo ricordato per quel suo gesto. Nel 1953 ebbe l’onore di incrociare i tacchetti
l’Ungheria di Ferencz Puskas e dell’attaccante arretrato Nandor Hidegkuti a Wembley. Nelle file inglesi,
oltre a Matthews, altri tre Seasiders (Mortensen, Taylor e Johnston). Gli inglesi vennero umiliati da
quella che passò alla storia come l’Aranyacsapat: 6-3 e le certezze di una nazione iniziarono a
vacillare…
Matthews fu un grande del suo tempo, lo abbiamo visto. Nonostante un palmares scarno riuscì a
conquistare tutti per le sue capacità in campo e per la sua reputazione da gentlemen fuori. Alla sua
partita d’addio, nell’aprile 1965, parteciparono tra gli altri Jascin, Masopust, Puskas e Di Stefano. Pelé
disse di lui: “L’uomo che ci ha insegnato come si dovrebbe giocare a calcio”… e conoscendo il
narcisismo di O’Rey… A fine partita poi invita gli amici giornalisti a una cena di commiato. A quelli che
quasi vent’anni prima gli avevano pronosticato un tramonto imminente, fa trovare accanto al piatto
vecchi ritagli piuttosto compromettenti. Con un sorriso sulle labbra, naturalmente.
L’eredità calcistica di Matthews è grandissima: creò una scuola, lì all’ala destra, e battezzò in
nazionale i migliori giocatori inglesi della sua epoca. In fondo si può dire che il Mondiale del 1966 sia
anche un pò anche suo.
Informazioni su diego80 (1904 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
Contatto: WebsiteFacebook

Rispondi

UA-76292238-1
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: