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28 febbraio 2013 – Papa Benedetto XVI, il papa della rinuncia

VATICAN CITY, VATICAN - JANUARY 06: Pope Benedict XVI celebrates the solemnity of the Epiphany in St. Peter's Basilica, on January 6, 2009 in Vatican City, Vatican. The pope adressed his speech to pilgrims and tourists stating his wish to encourage diplomatic efforts and mutual dialogue towards a peaceful resolution of the ongoing Israeli and Palestinian conflict. (Photo by Franco Origlia/Getty Images) *** Local Caption *** Benedict XVI

Tre anni fa venne ricordato per le dimissioni al soglio pontificio di papa Joseph Ratzinger, ovvero papa Benedetto XVI, un caso inedito nella storia moderna della Chiesa Cattolica. La rinuncia avvenne a causa di problemi di salute, ma forse anche perchè non fu in grado di reggere la pressione sui vari scandali che stava affrontando la sede Papale (come il noto Vatileaks ), che invece il suo successore, papa Francesco, dimostra di avere dimestichezza.

Benedetto XVI (in latino: Benedictus PP. XVI, in tedesco: Benedikt XVI., nato Joseph Aloisius Ratzinger; Marktl, 16 aprile 1927) è papa emerito della Chiesa cattolica. È stato il 265º papa della Chiesa cattolica e vescovo di Roma, 7º sovrano dello Stato della Città del Vaticano, primate d’Italia, oltre agli altri titoli propri del romano pontefice, dal 19 aprile 2005 al 28 febbraio 2013.[2] È stato il 7º pontefice tedesco nella storia della Chiesa cattolica.

Nel concistoro ordinario dell’11 febbraio 2013 ha annunciato la sua rinuncia «al ministero di vescovo di Roma, successore di san Pietro», con decorrenza della sede vacante dalle ore 20.00 del 28 dello stesso mese:[3][4] da quel momento il suo titolo è diventato romano pontefice emerito o papa emerito mentre il suo trattamento è rimasto quello di Sua Santità.[5] È l’8º pontefice a rinunciare al ministero petrino, se si considerano unicamente i casi dei papi Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX, Gregorio VI, Celestino V e Gregorio XII, di cui si hanno fonti storiche certe o molto attendibili.[6]

Al soglio pontificio gli succede papa Francesco, eletto il 13 marzo 2013 al 5º scrutinio del conclave del 2013.

Venerdì 8 aprile 2005, come decano del Sacro Collegio, presiedette la messa esequiale del romano pontefice defunto Giovanni Paolo II. Come vuole la costituzione apostolica Universi Dominici Gregis, presiedette inoltre la Missa pro eligendo Romano Pontifice il mattino del 18 aprile 2005, che fu il rito d’apertura dei lavori del conclave per l’elezione del successore di papa Giovanni Paolo II. Durante l’omelia pronunciò un discorso che sarebbe divenuto celebre come suo “programma di pontificato”. In essa denunciò il pericolo di una «dittatura del relativismo, che non riconosce nulla come definitivo e lascia come ultima misura solo il proprio io e le proprie voglie», opponendo ad essa «un’altra misura: il Figlio di Dio, il vero uomo», «misura del vero umanesimo», «criterio per discernere tra vero e falso, tra inganno e verità»; disse quindi che: «questa fede adulta dobbiamo maturare, a questa fede dobbiamo guidare il gregge di Cristo» anche se «avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo».

Elezione a Romano Pontefice

Il cardinale Ratzinger nel 2001

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Conclave del 2005.

Ratzinger fu eletto papa durante il secondo giorno del conclave del 2005, al quarto scrutinio, nel pomeriggio del 19 aprile 2005. Scelse il nome di papa “Benedetto XVI”. Alle 17:56 fu dato l’annuncio dell’elezione con la tradizionale fumata bianca del comignolo della Cappella Sistina (ci fu in effetti un’iniziale incertezza sul colore del fumo, ma i dubbi furono sciolti alle 18:07, dal suono delle campane della basilica di San Pietro in Vaticano). Dopo circa mezz’ora, il cardinale protodiacono Jorge Arturo Medina Estévez si affacciò dal balcone della loggia centrale della basilica per annunciare l’habemus Papam.[33]

Nel suo primo discorso da papa, seguito dalla benedizione Urbi et Orbi, riservò un ricordo al suo amico e predecessore Giovanni Paolo II:

« Cari fratelli e sorelle, dopo il grande papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice ed umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre, starà dalla nostra parte. Grazie. »
(Il primo messaggio pubblico di papa Benedetto XVI)

Secondo la ricostruzione più puntuale del conclave,[34] raccolta dal vaticanista Lucio Brunelli, il cardinale più votato dopo Ratzinger sarebbe stato l’arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio (poi diventato il suo successore papa Francesco), mentre gli altri candidati (come Carlo Maria Martini, Camillo Ruini e Angelo Sodano) avrebbero ricevuto poche preferenze.

Il pontificato

Papa Benedetto XVI

La scelta del nome pontificale

Il 27 aprile Benedetto XVI spiegò, in occasione della sua prima udienza generale in piazza San Pietro, le ragioni della scelta del suo nome pontificale:

« Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale. Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli, profondamente convinto che il grande bene della pace è innanzitutto dono di Dio, dono purtroppo fragile e prezioso da invocare, tutelare e costruire giorno dopo giorno con l’apporto di tutti. »
« Il nome Benedetto evoca, inoltre, la straordinaria figura del grande “Patriarca del monachesimo occidentale”, san Benedetto da Norcia,compatrono d’Europa insieme ai santi Cirillo e Metodio e le sante donne Brigida di Svezia, Caterina da Siena ed Edith Stein. La progressiva espansione dell’ordine benedettino da lui fondato ha esercitato un influsso enorme nella diffusione del cristianesimo in tutto il continente. San Benedetto è perciò molto venerato anche in Germania e, in particolare, nella Baviera, la mia terra d’origine; costituisce un fondamentale punto di riferimento per l’unità dell’Europa e un forte richiamo alle irrinunciabili radici cristiane della sua cultura e della sua civiltà. »

Lo stemma papale

Blasonatura dello stemma
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Di rosso, cappato di oro, alla conchiglia dello stesso; la cappa destra, alla testa di moro al naturale, coronata e collarinata di rosso; la cappa sinistra, all’orso al naturale, lampassato e caricato di un fardello di rosso, cinghiato di nero.

È tradizione, da almeno otto secoli, per vescovi, cardinali e per il pontefice adottare uno stemma araldico, dal Rinascimento con questo stemma sono decorati i monumenti e le opere fatte edificare dal papa, oltre che i documenti da lui scritti.

Benedetto XVI ha deciso di mantenere nel suo stemma i simboli che aveva usato da vescovo prima e da cardinale poi introducendo alcune novità rispetto ai suoi predecessori: lo scudo infatti ha la forma a calice e si presenta cappato, ovvero diviso in tre campi da due linee ricurve che partono dal centro del bordo superiore e raggiungono la metà dei fianchi:

  • Il campo centrale presenta una conchiglia, simbolo dei pellegrini,[35] ma che ricorda anche la leggenda secondo cui Agostino d’Ippona, incontrando su una spiaggia un bambino che con una conchiglia voleva svuotare il mare dalla sua acqua, comprese l’impossibilità per la mente umana di capire il mistero di Dio. La conchiglia inoltre compare anche nello stemma del monastero di Schotten, a Ratisbona, a cui Benedetto XVI è particolarmente legato.
  • Il campo destro presenta un orso che trasporta un fardello, simbolo dell’arcidiocesi di Frisinga, richiama la leggenda di san Corbiniano, primo vescovo di Frisinga. La tradizione vuole che il santo, mentre si recava a Roma, venisse assalito da un orso che uccise il suo cavallo. Corbiniano allora rimproverò l’orso e lo costrinse a portare il suo bagaglio fino a Roma, dove lo liberò. Inoltre papa Benedetto XVI ricorda le parole di sant’Agostino nel commento al salmo 72: «Sono divenuto per te come una bestia da soma, e così io sono in tutto e per sempre vicino a te», e l’orso diventa per lui il simbolo dello stesso pontefice.
  • Il campo sinistro presenta la testa di un moro, anch’esso simbolo dell’arcidiocesi di Frisinga, che per Benedetto XVI è simbolo dell’universalità della Chiesa.

Dietro lo scudo, com’è consuetudine, si trovano le due chiavi “decussate”, cioè incrociate, una d’oro e l’altra d’argento, simbolo di san Pietro. Per significare la dignità pontificale è stato introdotta in basso l’immagine del pallio, segno della collegialità e dell’unità tra il papa e la Chiesa e indossato anche dai metropoliti; si tratta del primo pontefice che inserisce il pallio nel suo simbolo.

Mitria e tiara

La tiara donata a papa Benedetto XVI e mai utilizzata; le sue infule riportano lo stemma papale con la mitria

Un segno di forte discontinuità con la tradizione araldica papale[36] è dato dall’introduzione per la prima volta di una mitria, sopra lo scudo, in sostituzione della tiara papale, sempre presente negli stemmi dei precedenti pontefici, sin dall’elezione di papa Clemente V (1305), pur se non più indossata a partire dal pontificato di papa Paolo VI. La mitria è color argento e riporta tre fasce dorate in orizzontale (a conservare i tre poteri della tiara: Ordine, Giurisdizione e Magistero) collegate in verticale e al centro per indicare l’unità dei poteri nella stessa persona. Lo stemma fu disegnato per mano del cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, esperto in araldica, su indicazione dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del sommo pontefice.

Secondo alcuni commentatori,[37] tra i quali lo storico Giorgio Rumi, Benedetto XVI avrebbe scelto volutamente la mitria «a segnare una maggiore vicinanza ai Vescovi» per ricordare che il papa è “unus inter pares“, oltre che per eliminare gli “orpelli e i segni rinascimentali”, per propugnare un pontificato in “stile francescano”, mentre secondo altri[37] la sostituzione della tiara con la mitria, ritenuta più indicativa di spiritualità, sarebbe stata l’ultima innovazione dei cerimonieri pontifici legati alla riforma liturgica postconciliare introdotta dall’arcivescovo Annibale Bugnini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie al tempo di papa Paolo VI; secondo questa interpretazione sarebbe «uno stemma che Benedetto XVI ha dovuto subire senza poter reagire».[37] Riguardo alla rimozione della tira dal simbolo papale così Ratzinger si è espresso: «La tiara era già stata eliminata da Paolo VI. Era comunque rimasta nello stemma papale, e adesso è sparita anche da lì».[38]

Il 10 ottobre 2010 in occasione dell’Angelus, dal davanzale della finestra delle benedizioni del Palazzo Apostolico, è stato esposto unostratum di velluto, donato da un fedele marchigiano, con lo stemma non conforme a quello scelto dal pontefice: sulla sommità è posta latiara, secondo l’antico uso, e la parte esterna dello scudo è ispirata allo stemma di papa Urbano VIII che si può vedere sui pilastri delBaldacchino del Bernini nella basilica Vaticana.[39] L’azienda Ars Regia, che lo ha prodotto, ha affermato di aver realizzato sin dall’Avvento2007 alcuni paramenti con lo stemma sormontato dalla tiara.[40] La tiara continua ad essere presente nello storico ornamento floreale, che raffigura lo stemma del papa regnante, sito in un’aiuola dei Giardini Vaticani[41] e sono state mantenute le tiare, a seguito del recente restauro, nello stemma papale anche sugli apici del tronetto di Leone XIII, per una questione di fedeltà ed aderenza allo stile del mobile.

La tiara continua ad essere presente nei simboli ufficiali dell’emblema della Santa Sede e nella bandiera dello Stato della Città del Vaticano.

Il 25 maggio 2011 a papa Benedetto XVI è stata donata una tiara personale, dall’uomo d’affari tedesco e devoto cattolico Dieter Philippi, creata da un laboratorio bulgarospecializzato in paramenti liturgici ortodossi. Tale gesto è stato compiuto come auspicio per l’unità dei cristiani e come dono da parte dei cattolici tedeschi, in analogia con il dono di una tiara a Giovanni Paolo II nel 1981 come omaggio dei cattolici ungheresi.[42] Benedetto XVI, però, come il predecessore, non ha mai fatto uso di questa tiara in cerimonie.

Il motto

Nello stemma di Benedetto XVI non compare nessun motto, come del resto non compariva neppure negli stemmi dei suoi immediati predecessori. Quando è stato eletto vescovo, ha scelto come motto due parole dalla Terza lettera di Giovanni, «Cooperatores Veritatis». Se Giovanni Paolo II richiamò esplicitamente il motto scelto da vescovo (Totus tuus) una volta divenuto papa (compare ad esempio nel mosaico del Palazzo apostolico raffigurante la Mater Ecclesiae, ben visibile da piazza San Pietro), Benedetto XVI, da papa, non ha mai citato esplicitamente il motto Cooperatores veritatis.[43]

La messa per l’inizio del Ministero petrino

Benedetto XVI in “papamobile” per la messa di inizio del Ministero petrino

Domenica 24 aprile 2005 si tenne in piazza San Pietro la messa (“Santa Messa di imposizione del pallio e consegna dell’anello del pescatore per l’inizio del Ministero petrino del vescovo di Roma”, tradizionalmente detta “Messa di incoronazione” fino a papa Paolo VI) per l’inizio del ministero petrino di Benedetto XVI, il quale pronunciò un’omelia, interrotta 35 volte dagli applausi dei fedeli in piazza San Pietro,[44] all’insegna dell’ecumenismo, della continuità nei confronti del suo predecessore e dell’apertura verso i fedeli.

« Ed ora, in questo momento, io debole servitore di Dio devo assumere questo compito inaudito, che realmente supera ogni capacità umana. Come posso fare questo? Come sarò in grado di farlo? Voi tutti, cari amici, avete appena invocato l’intera schiera dei santi, rappresentata da alcuni dei grandi nomi della storia di Dio con gli uomini. In tal modo, anche in me si ravviva questa consapevolezza: non sono solo. Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta. E la Vostra preghiera, cari amici, la Vostra indulgenza, il Vostro amore, la Vostra fede e la Vostra speranza mi accompagnano[45] »

Al termine della cerimonia il Papa attraversò con la jeep piazza San Pietro, gremita di oltre 400.000 persone,[44] e ricevette le delegazioni internazionali nella basilica.

La presa di possesso della Cattedra romana

Il 7 maggio 2005 nella basilica di San Giovanni in Laterano si tenne la messa di insediamento sulla cattedra romana del vescovo di Roma. Durante l’omelia il Papa riprese il concetto di “debole servitore di Dio”: «Colui che è il titolare del ministero petrino deve avere la consapevolezza di essere un uomo fragile e debole – come sono fragili e deboli le sue proprie forze – costantemente bisognoso di purificazione e di conversione».[46]

Le riforme di Curia

Nel marzo 2006 papa Benedetto XVI iniziò a ridimensionare la Curia romana con la fusione di quattro Consigli pontifici esistenti: il Pontificio consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti fu riunito inizialmente al Pontificio consiglio della giustizia e della pace sotto la presidenza del cardinale Renato Raffaele Martino fino al 2009. Allo stesso modo il cardinale Paul Poupard presidenziò il Pontificio consiglio della cultura e il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, anche se entrambi i consigli mantennero separati uffici.

Dal maggio 2007 il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso passò al cardinale Jean-Louis Tauran, quindi nuovamente separato e presieduto da un altro presidente. Nel giugno 2010 creò il Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione e assegnò la presidenza all’arcivescovo Rino Fisichella.

Modifica delle norme in materia di conclave

Con motu proprio datato 11 giugno 2007, Benedetto XVI ha emendato la costituzione apostolica Universi Dominici Gregis del 1996 di Giovanni Paolo II, ristabilendo il quorumdella maggioranza di due terzi, indipendentemente dal numero di scrutini, per l’elezione dei pontefici. Con un ulteriore motu proprio del 22 febbraio 2013, intitolato Normas nonnullas, ha introdotto nuove modifiche alla Universi Dominici Gregis, relative alla facoltà del Collegio cardinalizio di anticipare o posticipare l’inizio del conclave subordinatamente alla presenza di tutti i cardinali elettori, all’inalienabilità dell’elettorato attivo e passivo per i cardinali elettori, alla tutela del segreto sotto pena di scomunica latae sententiae, al rafforzamento delle misure di sicurezza, all’abolizione dell’elezione del pontefice per acclamazione e per compromesso, prevedendo unicamente l’elezione per scrutinio.[47]

L’attenzione ai temi del Concilio Vaticano II

I documenti del Concilio Vaticano II sono stati più volte ripresi da papa Ratzinger nei suoi discorsi e documenti. A quarant’anni dalla sua conclusione egli prega affinché il Concilio Vaticano II possa continuare a guidare la Chiesa «per contribuire ad instaurare nel mondo quella fraternità universale che risponde alla volontà di Dio sull’uomo». L’attualità di quei documenti, secondo il Pontefice, è oggi addirittura aumentata; in ogni caso, il Papa ha, più volte, esplicitamente ripudiato quell’interpretazione che vorrebbe intendere il Vaticano II come un procedimento di rottura, rispetto alla tradizione della Chiesa.

L’ermeneutica della continuità

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Ermeneutica del Concilio Vaticano II.

Benedetto XVI in preghiera davanti alla bara di Giovanni Paolo II il giorno della sua beatificazione

Il 22 dicembre 2005, in un discorso ai membri della Curia romana, ha espresso una chiara posizione su questo argomento, sostenendo la cosiddetta ermeneutica della continuità. Egli, seguendo con più vigore la linea tracciata dai suoi predecessori, ha testualmente affermato l’erroneità dell’opinione secondo la quale il Concilio Vaticano II avrebbe dato vita ad una sorta di “rivoluzione” all’interno della Chiesa che autorizzerebbe a mutare, rispetto al passato, il costante insegnamento del magistero in materia di dottrinao di fede. Di conseguenza, l’unica interpretazione lecita dei documenti del Concilio Vaticano II, deve comunque procedere in assoluto accordo, rispetto al contenuto ed allo spirito delle precedenti proposizioni che hanno dato vita al “depositum Fidei” proprio alla tradizione cattolica:[48]

« Il Concilio Vaticano II, con la nuova definizione del rapporto tra la fede della Chiesa e certi elementi essenziali del pensiero moderno, ha rivisto o anche corretto alcune decisioni storiche, ma in questa apparente discontinuità ha invece mantenuto ed approfondito la sua intima natura e la sua vera identità. La Chiesa è, tanto prima quanto dopo il Concilio, la stessa Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica in cammino attraverso i tempi; essa prosegue “il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio”, annunziando la morte del Signore fino a che Egli venga »

Il 10 marzo 2010 ha ribadito questa convinzione, affermando che:[49]

« Dopo il Concilio Vaticano II alcuni erano convinti che tutto fosse nuovo, che ci fosse un’altra Chiesa, che la Chiesa pre-conciliare fosse finita e ne avremmo avuta un’altra, totalmente “altra”. Un utopismo anarchico! E grazie a Dio i timonieri saggi della barca di Pietro, papa Paolo VI e papa Giovanni Paolo II, da una parte hanno difeso la novità del Concilio e dall’altra, nello stesso tempo, hanno difeso l’unicità e la continuità della Chiesa, che è sempre Chiesa di peccatori e sempre luogo di Grazia »

La ripresa di aspetti della tradizione

enedetto XVI indossa il camauro durante l’udienza generale del 28 dicembre 2005

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Benedetto XVI, con mons. Guido Marini a Fátima nel 2010, indossa la mozzetta bianca damascata

Il ritorno a una liturgia maggiormente legata alla tradizione della Chiesa è stato da molti considerato uno dei tratti principali del pontificato di Benedetto XVI[senza fonte]. In uno dei primi atti del suo pontificato nell’esortazione post-sinodale Sacramentum caritatis (2007), discutendo dell’utilizzo della lingua latina, in sintonia con le direttive del Concilio Vaticano II, ne viene raccomandato l’uso, per manifestare l’universalità e unitarietà della Chiesa, durante le “grandi celebrazioni” che avvengono nel corso degli incontri internazionali, ad eccezione delle letture, dell’omelia e della preghiera dei fedeli, utilizzo da estendere per le preghiere più note della tradizione, ed eventualmente l’esecuzione di canti gregoriani nelle liturgie; viene altresì raccomandata che la preparazione dei sacerdoti nei seminari includa la comprensione e capacità di celebrare la messa in latino.[50]

Il 7 luglio 2007 è stato promulgato il motu proprio Summorum Pontificum, che dà la possibilità a qualunque sacerdote cattolico di celebrare, entro precise condizioni, la messa secondo il “Messale Romano” promulgato da Pio V rivisto da Giovanni XXIII del 1962, anteriore alla riforma liturgica del 1970 e caduto in disuso dopo la riforma e rinnovamento dello stesso ad opera di Paolo VI. A tali funzioni i fedeli sono ammessi, secondo il provvedimento stesso, solo se essi stessi lo richiedono; l’eventuale decisione di una comunità di celebrare con questo messale in modo abituale dovrà essere presa dai superiori maggiori nel rispetto delle regole. Precedentemente questa possibilità celebrativa era riservata ai soli sacerdoti che avessero ottenuto il permesso dal proprio ordinario, secondo quanto stabilito dal motu proprio Ecclesia Dei promulgato da Giovanni Paolo II nel 1988 (che auspicava una larga generosità dei vescovi nel concedere il permesso). Il provvedimento è stato corredato da una lettera di accompagnamento, nella quale il Papa ha auspicato che questa nuova disciplina possa rappresentare un passo verso il riassorbimento dello scisma dei lefebvriani. La nuova norma introdotta, specifica che il Messale di Paolo VI è la espressione ordinaria della “lex orandi” (“legge della preghiera”) della Chiesa cattolica di rito latino e quello edito dal Giovanni XXIII è espressione straordinaria della medesima “lex orandi” da tenere in debito onore per il “suo uso venerabile e antico”, entrambi sono usi dell’unico Rito romano. Benedetto XVI, dopo l’elezione papale, ha comunque celebrato sempre secondo il messale di Paolo VI.

Papa Benedetto XVI indossa il saturno

Nel corso del suo pontificato papa Benedetto XVI ha ripreso l’utilizzo di alcuni abiti pontifici di origine rinascimentale e in disuso da qualche decennio: la mozzetta di velluto rosso bordata di ermellino bianco, che fu usata fino al pontificato di Paolo VI e il cui uso è ripreso sin dai primi mesi di pontificato di Benedetto XVI; a partire dalla Pasqua 2008 il Papa ha riutilizzato la mozzetta di damasco bianco bordata di ermellino, che era stata utilizzata per l’ultima volta da Paolo VI il 26 marzo 1967 quando firmò l’enciclica Populorum Progressio e che Benedetto XVI ha indossato durante il periodo pasquale (da Pasqua fino a Pentecoste, ampliandone il tempo di utilizzo prima limitato alla sola settimana in albis, ed introducendo una mozzetta bianca damascata senza ermellino, per i giorni più caldi del tempo pasquale). A partire dal 2006, durante le udienze generali tenute all’aperto, nei mesi estivi, ha utilizzato il “saturno”, un copricapo rosso a tesa larga, adatto soprattutto a proteggersi dal caldo, spesso indossato da Giovanni XXIII e da Paolo VI e, nei primi anni di pontificato, anche da Giovanni Paolo II. Nel corso di due udienze generali il 21 e 28 dicembre 2005 ha indossato il camauro, un copricapo di velluto rosso bordato di pelliccia d’ermellino bianco utilizzato dai papi fino al Settecento, e quindi ripreso da Leone XIII e successivamente da Giovanni XXIII; riguardo al possibile significato di recupero di forma antiche e consolidate, che si poteva desumere dal recupero di questo accessorio, il pontefice fornì questa precisazione: «L’ho indossato una sola volta. Avevo semplicemente molto freddo e la testa è per me un punto molto sensibile. E mi sono detto: “Visto che c’è, mettiamo questo camauro”. Ma è stato veramente solo il tentativo di difendermi dal freddo. Da allora non l’ho più indossato. Perché non nascessero inutili interpretazioni».[51]

Il recupero della tradizione liturgica

Benedetto XVI con mitria e pivialedurante una celebrazione liturgica

Papa Benedetto XVI con il palliopapale in uso fino al IX secolo e dal 2005 al 2008 e la ferula di papa Paolo VI, insieme a Piero Marini

La ferula di Benedetto XVI

Benedetto XVI con la ferula di papa Pio IX e il pallio in uso dal 2008

Benedetto XVI indossa il fanone papale alla messa dell’Epifania, 2013

A partire dal novembre 2007 il Papa ha sostituito il Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie(colui che prepara e assiste le liturgie papali) monsignor Piero Marini, scaduto il mandato, con monsignor Guido Marini, interprete di una liturgia «sobria e solenne»[52] e in linea con la tradizione.[53] Con Marini, sono stati reintrodotti camici in pizzo, mitrie gemmate e pivialitradizionali; la croce è stata ricollocata al centro dell’altare affiancata dai sette candelabri (ad «indicare la centralità del crocifisso nella celebrazione eucaristica e l’orientamento esatto che tutta l’assemblea è chiamata ad avere durante la liturgia eucaristica: non ci si guarda, ma si guarda a Colui che è nato, morto e risorto per noi, il Salvatore»[54]); inoltre è stato utilizzato per le occasioni più solenni, dopo lungo tempo, il trono dello Spirito Santo, realizzato durante il pontificato di papa Leone XIII, alternando il suo utilizzo con quello del tronetto risalente al medesimo pontefice, già abitualmente in uso. L’alto trono papale è stato posizionato al centro dell’altare «in particolari circostanze, per semplicemente mettere in risalto la presidenza liturgica del Papa, successore di Pietro e vicario di Cristo».[54] Il 6 gennaio 2009, in occasione della solennità dell’Epifania, Benedetto XVI ha riutilizzato il tronetto di papa Pio IX per la prima volta dopo la sua musealizzazione, avvenuta trent’anni prima sotto il pontificato di papa Giovanni Paolo II, che aveva deciso di non utilizzarlo.[55]

Il 13 gennaio 2008 Benedetto XVI ha celebrato la messa all’altare antico della Cappella Sistina nella postura ad orientem,[56] ossia con l’officiante con il viso rivolto verso l’altare e le spalle verso i fedeli. Questa scelta è stata giustificata dalla volontà di recuperare «la bellezza e l’armonia» della Cappella Sistina affrescata da Michelangelo, senza ricorrere all’altare su pedana mobile tante volte usato da Giovanni Paolo II.

A partire dal 22 maggio 2008, festa del Corpus Domini, il Papa ha comunicato i fedeli che erano inginocchiati davanti a lui, seguendo la tradizione, e cioè non consegnando la particola consacrata nelle loro mani ma mettendola direttamente nelle bocche. Secondo i tradizionalisti questa modalità evidenzierebbe maggiormente il significato dell’Eucaristia come rinnovato sacrificio di Gesù rispetto a quella ordinariamente in uso, ed eviterebbe eventuali dispersioni, manomissioni e dissacrazioni del corpo di Cristo.[57]

In un’intervista all’Osservatore Romano del 26 giugno 2008, Guido Marini ha illustrato dettagliatamente molti degli aspetti delle celebrazioni liturgiche di Benedetto XVI, che sono apparsi come un ritorno alla tradizione, dichiarando che «le vesti liturgiche adottate, come anche alcuni particolari del rito, intendono sottolineare la continuità della celebrazione liturgica attuale con quella che ha caratterizzato nel passato la vita della Chiesa. L’ermeneutica della continuità è sempre il criterio esatto per leggere il cammino della Chiesa nel tempo. Ciò vale anche per la liturgia. Come un Papa cita nei suoi documenti i Pontefici che lo hanno preceduto, in modo da indicare la continuità del magistero della Chiesa, così nell’ambito liturgico un Papa usa anche vesti liturgiche e suppellettili sacre dei Pontefici che lo hanno preceduto per indicare la stessa continuità anche nella lex orandi». Tuttavia ha voluto far notare che Benedetto XVI non ha utilizzato sempre abiti liturgici antichi e ne indossa spesso di moderni concludendo che «l’importante non è tanto l’antichità o la modernità, quanto la bellezza e la dignità, componenti importanti di ogni celebrazione liturgica».[54]

Piero Marini aveva introdotto per Benedetto XVI l’uso del pallio lungo e incrociato sulla spalla sinistra utilizzato fino al IX secolo, ma, a causa anche di alcuni fastidiosi problemi di carattere pratico che questo pallio aveva comportato, dal 29 giugno 2008 il papa ha iniziato ad indossare un nuovo pallio ispirato ai modelli rinascimentali e progettato dal sediario Luca Mancinotti dalla forma circolare chiusa, con i due estremi pendenti sul petto e sulla schiena. Le croci che lo adornano restano rosse, ma la foggia è più larga e lunga, rispetto a quelli utilizzati dai pontefici precedenti o dagli altri metropoliti, a rimarcare la differenza di giurisdizione del vescovo di Roma.

Durante la sua visita a L’Aquila dopo il grave terremoto del 6 aprile 2009, Benedetto XVI ha offerto il pallio originario a papa Celestino V, lasciandolo sulle sue spoglie custodite presso la Basilica di S.M. di Collemaggio.[58] Questo gesto è stato interpretato come presagio delle dimissioni che avrebbe rassegnato quattro anni dopo. Il pallio di papa Ratzinger attualmente orna le spoglie del santo eremita abruzzese.

Benedetto XVI ha cambiato anche il pastorale, ripristinando il modello usato da papa Pio IX (ferula), dorato a forma di croce latina al posto di quello argentato di Lello Scorzellicon la figura del crocifisso introdotto da papa Paolo VI. Il 28 novembre 2009 Benedetto XVI ha cambiato nuovamente ferula, simile nelle fattezze a quella di Pio IX, ricevuta in dono dal Circolo San Pietro. Marini ha spiegato che la nuova ferula, anch’essa a forma di croce latina, «può essere considerata a tutti gli effetti il pastorale di Benedetto XVI».[59]

In occasione del pontificale per la canonizzazione di sette nuovi santi, il 21 ottobre 2012 il papa ha indossato il fanone papale, utilizzato l’ultima volta da Giovanni Paolo II nel1984, con l’intenzione di riservarlo alle più importanti solennità dell’anno liturgico. L’uso del fanone è stato poi, infatti, ripreso il 24 dicembre per la messa della notte di Natale e il 6 gennaio per la solennità dell’Epifania.

Dimissioni dallo stato clericale: il vescovo Fernando Lugo

Nel luglio 2008 Benedetto XVI è stato l’artefice della prima dimissione dallo stato clericale di un vescovo nella storia della Chiesa: si tratta di Fernando Lugo, eletto tre mesi primapresidente del Paraguay alla guida di un partito di sinistra. La richiesta di riduzione allo stato laicale, inizialmente respinta, era stata posta dallo stesso Lugo all’indomani della sua avvenuta elezione. Il ripensamento del Pontefice è stato accolto come “un gesto d’amore” da parte dell’interessato, che così ha commentato: “Che amore deve avere Benedetto XVI per il Paraguay se per il bene del nostro paese ha deciso di esonerarmi da tutte le responsabilità clericali!“.[60]

La lotta alla pedofilia nel clero

Il “caso Maciel”

Ratzinger, come prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, si occupò del caso «a partire dal 1998» quando la Congregazione «ricevette accuse, già in parte rese pubbliche, contro il Rev.do Marcial Maciel Degollado, fondatore della Congregazione dei Legionari di Cristo, per delitti riservati all’esclusiva competenza del Dicastero».[61] Maciel era accusato di pedofilia, di altri abusi sessuali su seminaristi[62] e di abuso del sacramento della confessione per aver assolto alcune delle sue vittime.[63] Maciel commise tali delitti in modo plurimo e continuativo tra gli anni quaranta e gli anni sessanta.[62] Il 19 maggio 2006 la Sala stampa della Santa Sede rese pubblica la decisione della Congregazione per la Dottrina della Fede «– tenendo conto sia dell’età avanzata del Rev.do Maciel che della sua salute cagionevole – di rinunciare ad un processo canonico e di invitare il Padre ad una vita riservata di preghiera e di penitenza, rinunciando ad ogni ministero pubblico».[61][64] Ratzinger, ormai papa Benedetto XVI, approvò queste decisioni. La colpevolezza di Padre Maciel fu riconosciuta dai Legionari di Cristo[65] e dichiarata esplicitamente dalla Santa Sede[66] nel 2010.

Nel febbraio del 2009[67] e ancora nel marzo del 2010[65] in concomitanza con alcune notizie di stampa,[68] i Legionari di Cristo informarono che Maciel aveva «avuto una figlia nel contesto di una relazione prolungata e stabile con una donna» e che erano «apparse altre due persone, tra loro fratelli, che affermano di essere suoi figli, frutto di una relazione con un’altra donna».[65] Un mese dopo la Segreteria di Stato della Santa Sede decise di inviare una visita apostolica ai Legionari di Cristo,[69] che si concluse nel 2010 appurando che «la condotta di P. Marcial Maciel Degollado ha causato serie conseguenze nella vita e nella struttura della Legione, tali da richiedere un cammino di profonda revisione» del carisma, dell’esercizio dell’autorità e delle Costituzioni.[66]

A seguito della visita apostolica Benedetto XVI nominò delegato pontificio per la Congregazione dei Legionari di Cristo il cardinale Velasio De Paolis.[70] Una successiva visita apostolica al Regnum Christi si concluse nel giugno del 2011[71] con la decisione del delegato pontificio di procedere alla revisione degli statuti e dei regolamenti del Regnum Christi e di separare il governo della congregazione dal governo del Regnum Christi.[72]

Il “caso Irlanda”

Benedetto XVI, in “papamobile”, saluta i fedeli in piazza San Pietro

A seguito degli scandali di pedofilia nella Chiesa irlandese, scoppiati a partire dal 2009 con la pubblicazione dei rapporti Ryan e Murphy che denunciavano numerosi casi di abusi sessuali su minori compiuti da sacerdoti e religiosi dagli anni trenta fino agli anni 2000 e il tentativo di insabbiamento da parte della Chiesa locale, il portavoce della sala stampa vaticana Federico Lombardi spiegò l’11 dicembre 2009 che il papa condivideva «la rabbia, il senso di tradimento e la vergogna provate da così tanti fedeli cattolici irlandesi» e che avrebbe seguito con «massima attenzione» la questione.[73] Nel corso dei mesi successivi il papa incontrò i responsabili e i vescovi della Chiesa irlandese e presentarono le dimissioni alcuni vescovi con responsabilità pastorali nelle diocesi interessate;[74] si parlò anche della possibilità di dimissioni per il primate d’Irlanda, Sean Brady.[75]

Il 20 marzo 2010 Benedetto XVI ha pubblicato una lettera pastorale rivolta ai fedeli cattolici d’Irlanda. In essa il Papa ha spiegato di «condividere lo sgomento e il senso di tradimento […] sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali e del modo in cui le autorità della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati», chiedendo ad essa «in primo luogo di riconoscere davanti al Signore e davanti agli altri, i gravi peccati commessi contro ragazzi indifesi» e accusando la «preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali, che hanno portato come risultato alla mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità di ogni persona». Rivolgendosi poi ai sacerdoti e ai religiosi colpevoli di tali abusi, ha scritto: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente dell’Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Quelli di voi che siete sacerdoti avete violato la santità del sacramento dell’Ordine Sacro, in cui Cristo si rende presente in noi e nelle nostre azioni. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa.».[76][77]

Ricorso alla Corte Penale Internazionale

Nel settembre del 2011 il gruppo di associazioni delle vittime dei preti pedofili Snap (Survivors network of those abused by priests[78]) e il Centro per i diritti costituzionali (Center for Constitutional Rights[79]) depositarono presso la Corte Penale Internazionale dell’Aia un ricorso[80] in cui accusavano Benedetto XVI, il segretario di Stato cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore cardinale Angelo Sodano e il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, cardinale William Levada, di crimini contro l’umanità[81] per la presunta copertura dei reati commessi da sacerdoti contro i minori.[82][83][84]

Nel febbraio del 2012 l’accusa venne ritirata dallo stesso avvocato querelante Jeff Anderson. Secondo il legale della Santa Sede Jeffrey S. Lena la notifica provocò «l’archiviazione immediata della causa, senza che sia necessaria una sentenza in merito emanata dalla corte». Il motivo di tale scelta fu, ancora secondo Lena: «Hanno ritirato tutto perché sapevano che avrebbero perso se avessero continuato a perseguire il caso. Non volevano una pronuncia negativa da parte del giudice» che avrebbe fatto giurisprudenza.[85][86]

Nel giugno del 2013, i mezzi di comunicazione informarono che la Corte Penale Internazionale aveva respinto la richiesta del Centro per i diritti costituzionali, affermando la propria mancanza di giurisdizione sui fatti.[87]

Viaggi apostolici

Benedetto XVI a Madrid per la Giornata mondiale della gioventù del 2011

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Viaggi apostolici di Benedetto XVI.

Oltre a numerose visite apostoliche in Italia Benedetto XVI ha compiuto viaggi apostolici in 21 paesi di tutti i continenti: è stato tre volte in Germania (una volta a motivo della XX Giornata mondiale della gioventù di Colonia), poi in Polonia, terra di papa Giovanni Paolo II, in Spagna (tre viaggi, uno per la XXVI Giornata mondiale della gioventù), in Turchia, in Austria, in Francia, in Repubblica Ceca, a Malta, in Portogallo, a Cipro, nel Regno Unito, in Croazia e a San Marino. Sette i viaggi apostolici intercontinentali: in Brasile, negli Stati Uniti d’America, in Messico, a Cuba, in Australia, in Africa (Camerun, Angola e Benin), nel Libano, e in Terra santa(Giordania e Israele).

Canonizzazioni e beatificazioni

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Canonizzazioni celebrate da Benedetto XVI e Beatificazioni del pontificato di Benedetto XVI.

Concistori ordinari pubblici, per la creazione di nuovi cardinali

Benedetto XVI con George W. Bush

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Concistori di papa Benedetto XVI.

Benedetto XVI ha presieduto cinque concistori: il primo il 24 marzo 2006, il secondo il 24 novembre 2007, il terzo il 20 novembre 2010, il quarto il 18 febbraio 2012, il quinto il 24 novembre 2012.

Nel primo ha nominato 15 cardinali (di cui 12 elettori), nel secondo 23 (di cui 18 elettori), nel terzo 24 (di cui 20 elettori), nel quarto 22 (di cui 18 elettori), nel quinto 6.
Nel primo concistoro del 2006 sono stati elevati alla porpora prevalentemente arcivescovi impegnati nel governo pastorale di una diocesi nel mondo. Nel secondo concistoro del 2007 si è invece avuta anche una forte componente di “cardinali di Curia”, ossia impegnati nelle diverse funzioni della Santa Sede.
Nel suo terzo concistoro del 2010 è da segnalare la presenza massiccia di porporati “di Curia” (10 su 20). Con il quarto concistoro ha creato cardinali in buon numero italiani e appartenenti alla Curia, mentre nessuno dei cardinali creati nel quinto concistoro era europeo.

Controversie

Nell’agosto 2006 Franca Rame si domandava, a proposito dell’appartenenza del premio Nobel Günter Grass alle SS, alludendo all’arruolamento obbligatorio di Ratzinger nella Gioventù Hitleriana: «Allora cosa dovrebbe fare Benedetto XVI? Restituire il pontificato?». Lo storico del nazismo tedesco Joachim Fest rispose sulle pagine di Repubblica: «Il giovane Joseph Ratzinger fu arruolato a forza dai nazisti, e solo come ausiliario nella contraerea. Il giovane Günter Grass invece si presentò volontario. E tra la contraerea e le SS c’era una bella differenza davanti alla Coscienza del mondo. Ma vogliamo scherzare? Una cosa era aiutare obbligati i cannonieri antiaerei contro i bombardieri alleati, altro era vestire volontari l’uniforme di chi massacrava partigiani sovietici, ebrei polacchi o donne e bambini francesi a Oradour-sur-Glane. Chi, come Franca Rame, chiede di criticare il Papa non meno di Grass, non sa o non vuole né pensare né ricordare la Storia».[88]

La lezione di Ratisbona del 2006

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Lectio magistralis di Papa Benedetto XVI su “Fede, ragione e università”.

Sempre fedele all’insegnamento dei documenti conciliari, il Papa ha ricordato la dichiarazione Nostra Aetate, che ha precisato «l’atteggiamento della Comunità ecclesiale nei confronti delle religioni non cristiane», riaffermando il rapporto speciale che i cristiani hanno con gli ebrei, la stima verso i musulmani e i membri delle altre religioni, confermando «lo spirito di fraternità universale che bandisce qualsiasi discriminazione o persecuzione religiosa». Tuttavia, in apparente contraddizione con le precedenti dichiarazioni, la citazione di una frase dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo a proposito della guerra santa “Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava”,[89] fatta da Benedetto XVI nell’ambito di una lectio magistralispresso l’Università di Ratisbona durante il suo viaggio in Baviera, ha provocato nel mondo islamico violente reazioni.

Successivamente, Benedetto XVI, durante un Angelus trasmesso anche da Al Jazeera, ha detto di essere «vivamente rammaricato per le reazioni», specificando di non condividere il pensiero espresso nel testo citato a Ratisbona e invitando l’Islam al dialogo: «Sono vivamente rammaricato per le reazioni suscitate da un breve passo del mio discorso all’Università di Ratisbona, ritenuto offensivo per la sensibilità dei credenti musulmani».[90] Senza alcun precedente nella storia della Chiesa, nel 2007 e nel 2008 sono avvenuti più scambi culturali e teologici ad altissimo livello tra cattolici e musulmani, culminati con un incontro fra una nutrita delegazione di intellettuali e teologi islamici e lo stesso Benedetto XVI, in Vaticano.

La lezione all’Università La Sapienza

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Controversia sull’invito di papa Benedetto XVI alla Sapienza.

Il 15 gennaio 2008 il Papa, su richiesta del rettore dell’Università di Roma “La Sapienza”, fu invitato ad intervenire all’inaugurazione dell’anno accademico. Tale scelta fu criticata da 67 docenti della stessa università, il che portò la Santa Sede a declinare l’invito e suscitò diverse polemiche nel mondo politico, giornalistico e scientifico.

I negazionisti della Shoah

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Controversia sulla remissione della scomunica al vescovo Richard Williamson.

Il rapporto con la comunità ebraica visse un periodo di crisi all’indomani della remissione della scomunica a quattro vescovi lefebvriani, concessa il 21 gennaio 2009. Nello stesso giorno la televisione svedese SVT rende infatti pubblica un’intervista nella quale mons. Richard Williamson (uno dei quattro vescovi) aveva pubblicamente professato una posizione negazionista sulla Shoah, in ragione della quale il Gran Rabbinato d’Israele rimanda alcuni incontri con il Vaticano.[91]

Sollecitato da più parti, lo stesso Pontefice nell’udienza generale del 28 gennaio 2009 ha espresso parole chiare volte a contestare ogni forma di negazionismo della Shoah e a esprimere piena solidarietà agli ebrei hanno mostrato la precisa ed esplicita volontà della Chiesa nel voler continuare il dialogo: «In questi giorni nei quali ricordiamo la Shoah, mi ritornano alla memoria le immagini raccolte nelle mie ripetute visite ad Auschwitz, uno dei lager nei quali si è consumato l’eccidio efferato di milioni di ebrei, vittime innocenti di un cieco odio razziale e religioso. Mentre rinnovo con affetto l’espressione della mia piena e indiscutibile solidarietà con i nostri Fratelli destinatari della Prima Alleanza, auspico che la memoria della Shoah induca l’umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell’uomo. La Shoah sia per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo. […] La Shoah insegni sia alle vecchie sia alle nuove generazioni che solo il faticoso cammino dell’ascolto e del dialogo, dell’amore e del perdono conduce i popoli, le culture e le religioni del mondo all’auspicato traguardo della fraternità e della pace nella verità. Mai più la violenza umili la dignità dell’uomo!».[92] Nella stessa occasione il Pontefice ha esplicitato chiaramente che la remissione della scomunica ai quattro vescovi scismatici è stata compiuta come «atto di paterna misericordia» e che egli auspicava che a questo gesto facesse séguito «il sollecito impegno da parte loro di compiere gli ulteriori passi necessari per realizzare la piena comunione con la Chiesa, testimoniando così vera fedeltà e vero riconoscimento del magistero e dell’autorità del Papa e del Concilio Vaticano II».[92] Critiche al Papa sul caso Williamson sono state espresse da Angela Merkel,[93] successivamente rientrate in una “comune affermazione” di condanna e ricordo della Shoah a seguito di un colloquio telefonico fra il Papa e la stessa cancelliera tedesca.

Il 4 febbraio 2009 la Segreteria di Stato della Santa Sede diffonde infine una nota in cui si afferma:[94] «Le posizioni di Mons. Williamson sulla Shoah sono assolutamente inaccettabili e fermamente rifiutate dal Santo Padre, come Egli stesso ha rimarcato il 28 gennaio scorso quando, riferendosi a quell’efferato genocidio, ha ribadito la Sua piena e indiscutibile solidarietà con i nostri Fratelli destinatari della Prima Alleanza, e ha affermato che la memoria di quel terribile genocidio deve indurre “l’umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell’uomo”, aggiungendo che la Shoah resta “per tutti monito contro l’oblio, contro la negazione o il riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti”».

«Il Vescovo Williamson, per una ammissione a funzioni episcopali nella Chiesa – aggiunge la nota – dovrà anche prendere in modo assolutamente inequivocabile e pubblico le distanze dalle sue posizioni riguardanti la Shoah, non conosciute dal Santo Padre nel momento della remissione della scomunica».

La lotta all’AIDS

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Controversia sulle dichiarazioni di Benedetto XVI in materia di lotta all’AIDS.

Nuove critiche sono state indirizzare a Ratzinger durante il suo viaggio in Camerun e Angola del marzo 2009. Alla domanda se durante il viaggio avrebbe affrontato il problema della lotta contro l’AIDS, Benedetto XVI ha dichiarato che la distribuzione dei preservativi non sarebbe una soluzione contro l’AIDS, ma anzi costituirebbe un aggravio del problema. La dichiarazione del Papa è stata stigmatizzata da più governi e da molti fra uomini politici, scienziati, organizzazioni umanitarie e personale coinvolto nella lotta all’AIDS, con ripercussioni anche sul piano diplomatico: in aprile il Belgio ha inoltrato una protesta formale presso la Santa Sede, chiedendone la ritrattazione; il legislativo spagnolo ha stabilito di votare in dicembre una risoluzione con il medesimo testo. Nella comunità scientifica si è registrata la dura presa di posizione del periodico medico Lancet, che in un editoriale del 28 marzo ha accusato il Papa di aver «distorto la verità scientifica» con affermazioni «oltraggiose ed estremamente inaccurate».

Magistero e altri interventi

Benedetto XVI alla benedizione Urbi et Orbi della Pasqua 2011

Papa Benedetto XVI ha assunto un ruolo di primo piano nell’insegnamento e nella spiegazione della fede cattolica, e ancora nella ricerca di soluzioni ai problemi di discernimento della fede. Un ruolo che ha assunto attivamente anche in virtù della sua fama di teologo e del suo precedente incarico di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

La critica al relativismo

Nell’omelia della Missa pro eligendo Romano Pontifice l’allora cardinale Ratzinger pronunciò le seguenti parole:

« Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare “qua e là da qualsiasi vento di dottrina”, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie. »
(Joseph Ratzinger, Omelia della Missa pro eligendo Romano Pontifice)

Papa Benedetto XVI ha spesso definito il relativismo l’odierno problema centrale della fede; il 6 giugno 2005, in un discorso alla Diocesi di Roma presso la basilica di San Giovanni in Laterano, ha osservato:

« Oggi un ostacolo particolarmente insidioso all’opera educativa è costituito dalla massiccia presenza, nella nostra società e cultura, di quel relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione, perché separa l’uno dall’altro, riducendo ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio “io”. »
(Papa Benedetto XVI, Messaggio per la celebrazione della XLV Giornata Mondiale della Pace)

La dittatura del relativismo secondo Benedetto XVI è la sfida principale della Chiesa e dell’umanità: alla radice di questo problema ci sarebbe l’autolimitazione della ragionekantiana, in contraddizione con l’acclamazione della scienza moderna, la cui eccellenza si fonda sul potere della ragione di conoscere la verità. Questa auto-amputazione della ragione porterebbe a patologie della religione come il terrorismo e a patologie della scienza come i disastri ecologici. Benedetto XVI ha anche analizzato le rivoluzioni fallimentari e le ideologie violente del XX secolo, valutandole come la conversione di un punto di vista parziale in guida assoluta: «L’assolutizzazione di ciò che non è assoluto ma relativo si chiama totalitarismo».

Lo stesso 6 giugno 2005 Benedetto XVI ha aggiunto delle considerazioni sui temi del matrimonio, del sesso e dell’aborto:

« Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il “matrimonio di prova”, fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono invece espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell’uomo. Una tale pseudo-libertà si fonda su una banalizzazione del corpo, che inevitabilmente include la banalizzazione dell’uomo. Proprio da qui diventa del tutto chiaro quanto sia contrario all’amore umano, alla vocazione profonda dell’uomo e della donna, chiudere sistematicamente la propria unione al dono della vita, e ancora più sopprimere o manomettere la vita che nasce. »
(Papa Benedetto XVI, Messaggio per la celebrazione della XLV Giornata Mondiale della Pace)

Fede e ragione

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Lectio magistralis di Papa Benedetto XVI su “Fede, ragione e università”.

Benedetto XVI con Giorgio Napolitano al Quirinale

Il 26 settembre 2005 in un colloquio concesso ad Hans Küng, il Papa teologo ha «apprezzato» lo «sforzo» di Küng di «contribuire ad un rinnovato riconoscimento degli essenziali valori morali dell’umanità attraverso il dialogo delle religioni e nell’incontro con la ragione secolare», ha sottolineato che «l’impegno per una rinnovata consapevolezza dei valori che sostengono la vita umana è un obiettivo importante del suo Pontificato» e ha anche affermato di condividere il tentativo di Küng di «ravvivare il dialogo tra fede e scienze naturali e di far valere, nei confronti del pensiero scientifico, la ragionevolezza e la necessità della Gottesfrage».

Nella lectio magistralis intitolata Fede, ragione e università, tenuta presso l’Università di Ratisbona durante il suo viaggio in Baviera nel settembre 2006, il Papa ha sviluppato un intervento sul tema dei rapporti tra fede e ragione, già oggetto di uno studio di papa Giovanni Paolo II (enciclica Fides et Ratio, 1998).

Benedetto XVI, pronunciandosi nettamente contro ogni forma di imposizione violenta di un credo religioso, ha espresso la sua «convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con la natura di Dio» e che nell’elemento del Logos (espressione greca per “parola”, cioè verbo di Dio, ma anche “ragione”) si trovi «la profonda concordanza tra ciò che è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento della Bibbia».

Anche in occasione del viaggio apostolico nel Regno Unito del settembre del 2010 è stato illustrato il rapporto tra fede e ragione come «un processo che funziona nel doppio senso»: «distorsioni della religione», come il settarismo e il fondamentalismo, «emergono quando viene data una non sufficiente attenzione al ruolo purificatore e strutturante della ragione all’interno della religione»; d’altra parte «senza il correttivo fornito dalla religione, infatti, anche la ragione può cadere preda di distorsioni, come avviene quando essa è manipolata dall’ideologia, o applicata in un modo parziale, che non tiene conto pienamente della dignità della persona umana».[95]

L’11 ottobre 2011 il Pontefice ha indetto un Anno della fede, che si è svolto dall’11 ottobre 2012 al 24 novembre 2013, per «riscoprire i contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pregata, e riflettere sullo stesso atto con cui si crede».[96]

La morale sessuale

Benedetto XVI con il cardinale Camillo Ruini

Il 23 luglio 1992 la Congregazione per la Dottrina della fede guidata dall’allora cardinale Ratzinger, pubblicò un documento dal titoloAlcune considerazioni concernenti la Risposta a proposte di legge sulla non discriminazione delle persone omosessuali.[97]

Il 29 novembre 2005 il Vaticano approvò definitivamente il documento[98] con cui la Chiesa cattolica vieta l’accesso ai seminari a tutte le persone che «praticano l’omosessualità», hanno «tendenze omosessuali profondamente radicate» o che sostengono «la cosiddettacultura gay» («Qualora, invece, si trattasse di tendenze omosessuali che fossero solo l’espressione di un problema transitorio, come, ad esempio, quello di un’adolescenza non ancora compiuta, esse devono comunque essere state chiaramente superate almeno tre anni prima dell’Ordinazione diaconale»).

Importante è ricordare che il giovane che desidera essere prete nella Chiesa cattolica, di rito latino, sceglie uno stato di vita celibatario. Qualunque siano i suoi orientamenti sessuali è chiamato alla castità e alla continenza. Nel rito orientale, invece, occorre decidere, prima di ordinarsi, se sposarsi o meno; chi si ordina senza sposarsi è chiamato a rimanere celibe in futuro.

Nel n. 2358 del Catechismo della Chiesa cattolica, testo questo firmato da Giovanni Paolo II ma preparato da una commissione guidata dall’allora cardinal Ratzinger, si legge: «Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione». Nel Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica, Benedetto XVI ribadì il no agli atti che vanno contro la morale sessuale cattolica: stupro, prostituzione, pornografia, fornicazione, adulterio, atti omosessuali, masturbazione e contraccezione, nonché qualsiasi pratica sessuale che «si proponga come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione». Tali atti vengono definiti come i «principali peccati contro la castità». Benedetto XVI invitò tutti gli individui ad accettare la propria identità sessuale, ricordando però che «Dio ha creato l’uomo maschio e femmina». Vengono considerati contro la morale cattolica anche inseminazione e fecondazione artificiale «perché dissociano la procreazione dall’atto con cui gli sposi si donano mutuamente, instaurando così un dominio della tecnica sull’origine e sul destino della persona umana».[99]

Il 1º dicembre 2005, in occasione della XVIII Giornata Mondiale per la Lotta all’AIDS, Benedetto XVI sostenne che la strategia da seguire nella lotta all’AIDS dev’essere basata «su continenza, promozione della fedeltà nel matrimonio, importanza della vita familiare, educazione, assistenza ai poveri», non menzionando l’uso del preservativo, condannato, come detto, dalla Chiesa cattolica. Il 18 marzo 2009 condanna esplicitamente l’uso del preservativo contro l’AIDS, asserendo che il preservativo «non serve a risolvere il problema», suscitando forti reazioni contrarie nei rappresentanti dei principali paesi della UE.

L’11 maggio 2006, rivolgendosi ai partecipanti ad un congresso internazionale dell’Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, riaffermò che la «differenza sessuale» di un uomo e una donna «ha come fine un’unione aperta alla trasmissione della vita» e invitò «ad evitare la confusione tra il matrimonio e altre unioni basate su un amore debole. Solo l’amore tra uomo e donna è capace di costruire una società casa di tutti gli uomini».

Documenti e opere

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Opere e documenti di papa Benedetto XVI.

Encicliche

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Deus caritas est, Spe salvi e Caritas in veritate.

Papa Benedetto XVI ha scritto molti saggi e durante il suo pontificato ha promulgato tre lettere encicliche:

Deus caritas est (Dio è amore), 2006. La prima enciclica tratta dell’essere umano che, creato ad immagine di Dio che è amore, è in grado di fare esperienza dell’amore: dare se stesso a Dio e agli altri (agape), ricevendo e vivendo l’amore di Dio nella contemplazione. Questa vita di amore è visibile nell’esempio della vita dei santi come madre Teresa di Calcutta e la Vergine Maria, ed è la direzione che i cristiani abbracciano quando credono che Dio li ama in Gesù Cristo. L’enciclica contiene quasi 16.000 parole in 42 paragrafi. Il primo tempo è stato scritto da Benedetto XVI in tedesco, nella sua lingua madre, nell’estate del 2005, mentre la seconda metà si dice ricavata da dagli scritti incompleti lasciati dal suo predecessore, papa Giovanni Paolo II. L’enciclica è stata firmata dal papa il giorno di Natale del 2005, tuttavia fu promulgata in latino soltanto un mese dopo; è stata tradotta in italiano, inglese, francese, tedesco, polacco, portoghese e spagnolo. Inoltre è la prima enciclica ad essere pubblicata da quando la santa sede ha richiesto il diritto d’autore sugli scritti ufficiali del pontefice.

Spe Salvi (Salvati nella speranza), 2007. La seconda enciclica tratta la virtù della speranza ed è stata rilasciata il 30 novembre 2007. Partendo dalle definizioni presentate neitesti paolini, petrini, e da alcuni padri della Chiesa, Benedetto XVI mette a confronto la speranza cristiana, che consente di sperimentare già nel presente quel che ancora attende dal futuro,[100] con le forme moderne di speranza, basate sulle conquiste tecnologiche o sulla politica, che alla fiducia in Dio hanno sostituito la fede nel progresso.[101] Ma le speranze terrene, oltre ad essere proiettate in un ipotetico quanto incerto futuro, anche una volta realizzate divengono già superate, non riuscendo per loro natura a dare quella gioia che può venire solo da una prospettiva infinita, quale è offerta appunto da Dio tramite Cristo.[102]

Caritas in veritate (L’amore nella verità), 2009. La terza enciclica è stata firmata il 29 giugno 2009, festa dei santi Pietro e Paolo, e rilasciata il 7 luglio 2009. In essa il papa ha voluto proseguire gli insegnamenti della Chiesa in seno alla giustizia sociale. Ha rilevato che da molto tempo si è aggiunta anche l’economia “all’elenco dei campi in cui si manifestano gli effetti perniciosi del peccato”, e ha invitato i cristiani a riscoprire l’etica delle relazioni commerciali ed economiche.

Durante il suo pontificato iniziò anche la scrittura di una nuova enciclica dedicata alla fede, a completare la trilogia dedicata alle tre virtù teologali. La lettera enciclica, dal titoloLumen fidei, è stata consegnata da Benedetto XVI al suo successore Francesco, che ne ha esteso e firmato il lavoro.[103][104]

Esortazioni apostoliche

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Sacramentum caritatis e Verbum Domini.

Inoltre, ha pubblicato quattro esortazioni apostoliche:

  • Sacramentum caritatis, 2006, sull’Eucaristia, in seguito al sinodo dei vescovi del 2005.
  • Verbum Domini, 2010, sulla Parola, in seguito al sinodo dei vescovi del 2008.
  • Africae munus, 2011, come risultato del sinodo dei vescovi per l’Africa del 2009.
  • Ecclesia in Medio Oriente, 2012, documento frutto del sinodo speciale dei vescovi svoltosi nella Città del Vaticano nel mese di ottobre 2010.

Trilogia sulla figura di Gesù di Nazaret

Ha pubblicato tre libri personali sulla figura storica di Gesù:

  • Gesù di Nazaret nel 2007,
  • Gesù di Nazaret. Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione nel 2011,
  • L’infanzia di Gesù nel 2012.

L’autore stesso, che non si dedica più alla scrittura di libri per mancanza di forze, considera tale trilogia definitivamente conclusiva di tutta la sua opera teologica.[105]

Nel 2010 è stato pubblicato un libro-intervista di Benedetto XVI con Peter Seewald, titolato Luce del mondo.

I messaggi per la pace

Benedizione Urbi et Orbi del 2008

  • Nel luglio 2005 intervenne sugli attentati di Londra: «Preghiamo per le vittime degli attentati di Londra, ma anche per gli attentatori, Dio ama la vita».
  • 25 dicembre 2005: nel messaggio urbi et orbi per il Natale, ha chiamato l’umanità del terzo millennio a un risveglio spirituale, senza il quale «l’uomo dell’era tecnologica rischierebbe di restare vittima dei successi della sua stessa intelligenza».
  • 1º gennaio 2006: durante la messa per il nuovo anno, ha invitato l’ONU a una rinnovata coscienza delle proprie responsabilità per promuovere la giustizia, la solidarietà e la pace nel mondo.
  • 16 aprile 2006: nel messaggio urbi et orbi del giorno di Pasqua ha parlato della situazione politica internazionale auspicando che per le crisi legate al nucleare, e dunque in particolare per l’Iran, si giunga a una composizione onorevole per tutti, mediante negoziati seri e leali, e si rafforzi nei responsabili delle Nazioni e delle Organizzazioni internazionali la volontà di realizzare una pacifica convivenza tra etnie, culture e religioni, che allontani la minaccia del terrorismo. Il pontefice ha poi parlato della situazione in Iraq, chiedendo la pace, e del conflitto in Terra santa, ribadendo il diritto di Israele ad esistere e auspicando la creazione di uno stato palestinese. Nel discorso è anche presente un invito alla concordia per l’Italia, in riferimento allo scontro post-elettorale del 2006.
  • 17 giugno 2007: parlando da Assisi, in occasione dell’800º anniversario della conversione di San Francesco, rivolge un appello affinché abbiano fine tutte le guerre nel mondo. L’appello viene reiterato il 25 gennaio 2007 al messaggio urbi et orbi per il Natale.
  • Nel messaggio per la Giornata della pace del 2012, scrive che «La pace non è un sogno, non è un’utopia: è possibile. I nostri occhi devono vedere più in profondità, sotto la superficie delle apparenze e dei fenomeni, per scorgere una realtà positiva che esiste nei cuori, perché ogni uomo è creato ad immagine di Dio e chiamato a crescere, contribuendo all’edificazione di un mondo nuovo». Ribadendo poi i principi della difesa della vita e della famiglia fondata sul matrimonio, ha affermato: «Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace.»[106]

Benedetto XVI nei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau

Benedetto XVI in visita nel campo di sterminio di Auschwitz durante il viaggio apostolico in Polonia (28 maggio 2006)

Il 28 maggio 2006 si è recato, nel corso di una visita in Polonia, nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Nel corso della preghiera in ricordo delle vittime del nazismo, ha detto:[107]

« Prendere la parola in questo luogo di orrore, di accumulo di crimini contro Dio e contro l’uomo che non ha confronti nella storia, è quasi impossibile – ed è particolarmente difficile e opprimente per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania. In un luogo come questo vengono meno le parole, in fondo può restare soltanto uno sbigottito silenzio – un silenzio che è un interiore grido verso Dio: Perché, Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo? È in questo atteggiamento di silenzio che ci inchiniamo profondamente nel nostro intimo davanti alla innumerevole schiera di coloro che qui hanno sofferto e sono stati messi a morte; questo silenzio, tuttavia, diventa poi domanda ad alta voce di perdono e di riconciliazione, un grido al Dio vivente di non permettere mai più una simile cosa. »

La globalizzazione

Durante la messa dell’Epifania del gennaio 2008 papa Benedetto XVI asserì che «non si può dire infatti che la globalizzazione sia sinonimo di ordine mondiale, tutt’altro» ed aggiunse «i conflitti per la supremazia economica e l’accaparramento delle risorse energetiche, idriche e delle materie prime rendono difficile il lavoro di quanti, ad ogni livello, si sforzano di costruire un mondo giusto e solidale».[108]

Relazioni con le altre comunità religiose

L’impegno ecumenico

Il dialogo con la Chiesa ortodossa

Benedetto XVI alla finestra del Palazzo Apostolico durante l’Angelus

Uno degli snodi fondamentali del pontificato di Benedetto XVI è il dialogo ecumenico con il Patriarcato di Costantinopoli e la Chiesa ortodossa tutta.

Questa attenzione da parte di Benedetto XVI è sottolineata da uno dei suoi primi atti ufficiali da pontefice, il primo motu proprio “L’antica e venerabile basilica” del 31 maggio 2005, in cui rinnova esplicitamente il mandato ai monaci benedettini della basilica di San Paolo fuori le mura di promuovere e curare speciali eventi di carattere ecumenico, proprio nella basilica eretta sul luogo di sepoltura dell’apostolo Paolo.

Durante il viaggio apostolico in Turchia nel 2006, il Papa ha assistito alla Divina Liturgia ortodossa celebrata da Bartolomeo I, insieme hanno visitato il santuario di Efeso e scritto una dichiarazione congiunta. Nel 2007 si sono incontrati a Ravenna i rappresentanti delle due Chiese per intavolare un dialogo al fine di attenuare le divergenze teologiche.

Il 29 giugno 2008, nella basilica Vaticana, durante la celebrazione dei santi Pietro e Paolo, Benedetto XVI ha ceduto la parola a Bartolomeo I durante l’omelia, quindi i due hanno recitato insieme il Credo in lingua greca. Quest’ultimo è un segno importantissimo per l’appianamento della disputa sul filioque. Al termine della celebrazione hanno impartito entrambi la propria benedizione solenne.

Il 5 ottobre 2008, su invito di Benedetto XVI, anche Bartolomeo I partecipa all’apertura dei lavori del Sinodo dei vescovi cattolici (tematizzato sulla Parola di Dio) nella Basilica di san Paolo fuori le mura. Il 18 ottobre successivo, Bartolomeo I interviene nel vivo dei lavori del Sinodo, con un discorso pronunciato nella Cappella Sistina, nel quale ha parlato apertamente di una prospettiva unitaria fra cattolici ed ortodossi: è il primo patriarca ortodosso a partecipare attivamente ai lavori di un Sinodo cattolico ed il primo a pronunciare un discorso nel luogo nel quale vengono eletti i successori di Pietro.

Il 27 giugno 2009, in un discorso alla delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli presenti a Roma in occasione della conclusione dell’Anno Paolino, ha detto che:

« Lo sapete già, ma ho piacere anche oggi di confermare che la Chiesa cattolica intende contribuire in tutti i modi che le saranno possibili al ristabilimento della piena comunione, in risposta alla volontà di Cristo per i suoi discepoli e conservando nella memoria l’insegnamento di Paolo, il quale ci ricorda che siamo stati chiamati “a una sola speranza”. […] Desidero che i partecipanti al dialogo cattolico-ortodosso sappiano che le mie preghiere li accompagnano e che questo dialogo ha il totale sostegno della Chiesa cattolica. Di tutto cuore, auspico che le incomprensioni e le tensioni incontrate fra i delegati ortodossi durante le ultime sessioni plenarie di questa commissione siano superate nell’amore fraterno, di modo che questo dialogo sia più ampiamente rappresentativo dell’ortodossia. »
(Discorso alla delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, 27 giugno 2009[109])

Il 17 agosto 2012 a Varsavia viene firmato un “Messaggio congiunto” di riconciliazione fra la Chiesa cattolica polacca e la Chiesa ortodossa russa: il testo, sottoscritto dal Presidente della conferenza episcopale polacca Józef Michalik e dal Patriarca russo Cirillo I, impegna le due Chiese perché «venga iniziato un cammino di dialogo sincero nella speranza che esso sani le ferite del passato, faciliti il superamento dei nostri mutui pregiudizi e incomprensioni e ci rafforzi nella nostra ricerca di riconciliazione».[110] Da Roma, Benedetto XVI ha definito la dichiarazione «un evento importante, che suscita speranza per il futuro».[111]

Il dialogo con gli anglicani

Il rapporto ecumenico fra Chiesa cattolica e Comunione anglicana è intenso durante il pontificato di Benedetto XVI, in special modo sotto due aspetti: gli incontri fra il Papa e l’arcivescovo Rowan Williams; l’accoglienza nella Chiesa cattolica di fedeli e clero anglicani.

Nel 2009 Benedetto XVI ha aperto agli anglicani tradizionalisti, che non hanno accettato alcune decisioni della Conferenza di Lambeth, tra le quali la facoltà di concedere gli ordini sacri a persone dichiaratamente omosessuali o alle donne. Il 20 ottobre 2009 il cardinale William Joseph Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, ha presentato in conferenza stampa l’imminente uscita di una costituzione apostolica che permettesse l’entrata in comunione di questi anglicani con la Chiesa cattolica.[112]Contemporaneamente, l’annuncio era dato anche nell’arcivescovado di Westminster dall’arcivescovo cattolico Vincent Nichols e dal primate della Comunione anglicana Rowan Williams.

La consacrazione dei primi tre sacerdoti dell’Ordinariato

La costituzione apostolica Anglicanorum coetibus è stata pubblicata il 9 novembre 2009 e porta la firma del 4 novembre 2009. In essa si inserisce la struttura ecclesiastica dell’Ordinariato personale e si ammettono all’ordine sacro tutti i sacerdoti e vescovi anglicani che vogliano rientrare in comunione con la Chiesa cattolica. Ai sacerdoti già sposati è stata concessa una deroga al canone 277 CJC, che richiede il celibato per poter essere ordinati presbiteri (la nuova ordinazione è necessaria perché la Chiesa cattolica ritiene invalide le ordinazioni successive allo scisma anglicano). I vescovi anglicani sposati sono stati anch’essi ordinati presbiteri, rinunciando all’episcopato e restando semplici presbiteri (la Chiesa cattolica non consente infatti l’ordinazione episcopale di uomini sposati).[113]

Il 21 novembre 2009 il Papa ha anche incontrato il primate anglicano Rowan Williams il quale, durante un incontro alla Pontificia Università Gregoriana il 19 novembre, aveva spiegato che «il bicchiere ecumenico è autenticamente mezzo pieno».[114]

Il 17 settembre 2010 Benedetto XVI in visita in Inghilterra ha incontrato nuovamente l’arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, divenendo il primo pontefice a visitare il Lambeth Palace e a rivolgersi ai vescovi anglicani riuniti nella Conferenza di Lambeth.

Il 15 gennaio 2011 è stato eretto l’Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham per i fedeli di Inghilterra e Galles provenienti dall’anglicanesimo. Il 1º gennaio 2012 il Papa ha eretto anche l’Ordinariato personale della Cattedra di San Pietro, per i fedeli negli Stati Uniti d’America.

Il 10 marzo 2012 Rowan Williams è tornato a Roma e congiuntamente con il Papa ha celebrato i vespri nella chiesa di San Gregorio al Celio. In quest’occasione, Williams definisce «certa, pur se ancora imperfetta» la vicinanza fra le due confessioni: «Certa, a motivo della comune visione ecclesiale alla quale entrambe le nostre comunità sono impegnate, essendo il carattere della Chiesa sia uno sia particolare: una visione di ripristino della piena comunione sacramentale, di una vita eucaristica che sia pienamente visibile, e perciò di una testimonianza che sia pienamente credibile, così che un mondo confuso e tormentato possa entrare nella luce accogliente e trasformante di Cristo. E tuttavia imperfetta, a motivo del limite della nostra visione, e del deficit nella profondità della nostra speranza e pazienza».[115]

Il 15 giugno 2012 il Papa ha eretto anche l’Ordinariato personale di Nostra Signora della Croce del Sud, per i fedeli dell’Australia provenienti dall’anglicanesimo.

Il dialogo con i cattolici tradizionalisti

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Cattolici tradizionalisti.

Il 21 gennaio 2009 ha rimesso la scomunica latae sententiae ai Vescovi della Fraternità sacerdotale San Pio X, mediante un decreto della Congregazione per i vescovi, accogliendo una lettera di monsignor Bernard Fellay del 15 dicembre 2008 in cui il presule dichiarava a nome della Fraternità: «siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al Primato di Pietro e alle sue prerogative, e per questo ci fa tanto soffrire l’attuale situazione».[116] La remissione della scomunica è una tappa importante del cammino auspicato da Benedetto XVI che dovrebbe portare «al più presto alla completa riconciliazione e alla piena comunione». La Segreteria di Stato ha chiarito, in una nota del 4 febbraio 2009, che il Decreto «è stato un atto con cui il Santo Padre veniva benignamente incontro a reiterate richieste da parte del superiore generale della Fraternità San Pio X. Sua Santità ha voluto togliere un impedimento che pregiudicava l’apertura di una porta al dialogo. Egli ora si attende che uguale disponibilità venga espressa dai quattro vescovi in totale adesione alla dottrina e alla disciplina della Chiesa». È stato ribadito che, contrariamente a quanto molti mezzi d’informazione avevano fatto capire, la remissione della scomunica non significa che lo scisma dei lefebvriani dal cattolicesimo sia stato ricomposto e che, quindi, la Fraternità San Pio X resta esterna alla Chiesa. E inoltre che «per un futuro riconoscimento della Fraternità San Pio X è condizione indispensabile il pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Papi Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II e dello stesso Benedetto XVI. La Chiesa Cattolica attende con viva speranza questi atti da parte dei Vescovi riammessi alla piena comunione cattolica per fare festa insieme come il Vangelo suggerisce».[116]

Il 2 luglio 2009, nell’emanare il motu proprio Ecclesiae unitatem, il Papa ritorna sulla questione della remissione delle scomuniche, confermando le motivazioni già esposte, e chiarisce esplicitamente che «le questioni dottrinali [con la Fraternità S. Pio X] rimangono e, finché non saranno chiarite, la Fraternità non ha uno statuto canonico nella Chiesa e i suoi ministri non possono esercitare in modo legittimo alcun ministero».

La lettera ai cattolici della Cina

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa cattolica in Cina.

Il 30 giugno 2007 è stata diffusa la lettera di Benedetto XVI ai fedeli della Chiesa cattolica in Cina, che porta la data del 27 maggio 2007, solennità di Pentecoste. La lettera tratta questioni eminentemente religiose: non è un documento politico né un atto di accusa contro le autorità governative, nonostante le difficoltà della Chiesa in Cina. Il Papa ricorda in particolare il “disegno originario”, che Cristo ha avuto della sua Chiesa e che ha affidato agli apostoli e ai loro successori, i vescovi.

Nella lettera, il Papa si dice pienamente disponibile ad un sereno e costruttivo dialogo con le autorità civili al fine di trovare una soluzione ai vari problemi, riguardanti la comunità cattolica, e di arrivare alla desiderata normalizzazione dei rapporti fra la Santa Sede e il Governo della Repubblica Popolare Cinese, nella certezza che i cattolici, con la libera professione della loro fede e con una generosa testimonianza di vita, contribuiscono, come buoni cittadini, anche al bene del popolo cinese.[117]

L’invito a rispettare tutte le religioni

Benedetto XVI in San Pietro, al tempo del cerimoniere mons. Piero Marini

In seguito alla pubblicazione su un quotidiano conservatore danese di alcune caricature di Maometto, il Papa affermò: «Dio punirà chi sparge sangue in suo nome» e condannò le reazioni violente che si ebbero alla pubblicazione delle «vignette blasfeme» ed espresse solidarietà al mondo musulmano ribadendo l’invito al rispetto di tutte le religioni.

Durante la visita in Germania del settembre 2006, Benedetto XVI lanciò un monito all'”Occidente laico” che, escludendo Dio, spaventerebbe le altre culture dell’Asia e dell’Africa: «La vera minaccia per la loro identità non viene vista nella fede cristiana, ma nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l’utilità a supremo criterio morale per i futuri successi della ricerca». Sull'”Islam fondamentalista” disse: «La guerra santa è contraria alla natura di Dio».

Il rapporto della Chiesa con ebrei e musulmani

La visita in Terra santa

In occasione di un’udienza alle organizzazioni ebree statunitensi in Vaticano, il Pontefice annunciò che nella primavera 2009 si sarebbe recato in Terra santa: Israele, Palestina e Giordania. Nella stessa occasione, il Papa ha chiesto perdono al popolo ebraico con le stesse parole che usò Giovanni Paolo II nel 2000: «Faccio mia la sua preghiera. “Signore dei nostri padri, che scegliesti Abramo e i suoi discendenti per portare il tuo Nome alle Nazioni: siamo profondamente addolorati per il comportamento di coloro che nel corso della storia hanno causato sofferenza ai tuoi figli e, nel chiedere perdono, vogliamo impegnare noi stessi per una autentica fratellanza con il Popolo dell’Alleanza”». Inoltre, il Papa ha definito «inaccettabile e intollerabile» la posizione di chi, tra gli uomini di Chiesa, nega o minimizza la Shoah (riferimento, questo, esplicito alla posizione del vescovo scismatico Williamson).[118] Il presidente dello Yad Vashem, il museo israeliano sulla Shoah, ha espresso apprezzamento e fiducia per le «frasi inequivocabili» del Pontefice.[119] Questo scambio sembra aver chiuso l’accesa polemica sulle posizioni del vescovo negazionista e scismatico lefebvriano Richard Williamson.

Il dialogo con i musulmani

Basandosi sui documenti conciliari, il Papa ha ricordato la dichiarazione Nostra aetate, che ha precisato «l’atteggiamento della Comunità ecclesiale nei confronti delle religioni non cristiane», riaffermando il rapporto speciale che i cristiani hanno con gli ebrei, la stima verso i musulmani e i membri delle altre religioni, confermando «lo spirito di fraternità universale che bandisce qualsiasi discriminazione o persecuzione religiosa».

Numerose volte egli ha incontrato esponenti del mondo islamico,[120][121] come a Colonia, durante il viaggio in Terra santa e a Istanbul, dove ha compiuto l’inedita e per certi versi storica visita alla Moschea Blu.[122]

Rinuncia al ministero petrino

Benedetto XVI durante l’udienza generale del 16 gennaio 2013

27 febbraio 2013. Benedetto XVI parla della sua rinuncia dai megaschermi di San Pietro durante l’ultima udienza pubblica

wikinews

Wikinotizie ha notizie sull’argomentoBenedetto XVI annuncia il suo ritiro dal pontificato

L’11 febbraio 2013 ha annunciato la sua rinuncia al ministero petrino, a partire dal 28 febbraio, lasciando così spazio alla convocazione di un conclave per l’elezione del suo successore, come previsto dalla costituzione apostolica Universi Dominici Gregis. La notizia è stata comunicata dal papa in latino durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto e di altri tre beati, seguendo le regole previste dal Canone 332 del Codice di Diritto Canonico, che al comma 2 richiede «che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata».[123]

« Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino… Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005. »
(Papa Benedetto XVI, Concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto, 11 febbraio 2013.[124])

Benedetto XVI ha cessato dunque il suo pontificato dalle ore 20:00 del 28 febbraio 2013.[125] In quel momento è iniziato il periodo di sede vacante[124] nel quale è stato organizzato il conclave (a cui Benedetto XVI non ha preso parte)[126] che si è concluso la sera del 13 marzo 2013 con l’elezione al soglio pontificio di papa Francesco.

Benedetto XVI ha espresso la volontà di risiedere nella Città del Vaticano, nel monastero Mater Ecclesiae. Attendendo la fine di alcuni lavori di ristrutturazione all’interno del monastero, prevista per il mese di maggio 2013, soggiorna nelle ville pontificie di Castel Gandolfo.[127] Qui è giunto alle 17,30 del 28 febbraio 2013; circa mezz’ora prima ha lasciato il Vaticano in elicottero, partendo dal suo eliporto: l’intero abbandono degli appartamenti pontifici è stato ripreso da 19 telecamere del Centro Televisivo Vaticano e trasmesso in diretta televisiva. A Castel Gandolfo il papa ha salutato per l’ultima volta la folla con un breve intervento in cui ha parlato a braccio.

Allo scoccare delle ore 20.00, gli atti che hanno formalmente segnato l’avvio della sede vacante sono stati la chiusura del portone di accesso al Palazzo Pontificio, il passaggio di consegne tra la Guardia svizzera pontificia e la Gendarmeria Vaticana che ha assunto i compiti di protezione dell’ormai pontefice emerito, l’ammainabandiera al Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo (la bandiera issata indica infatti la presenza del papa nell’edificio), la sigillatura dell’appartamento papale del Palazzo Apostolico, la dismissione degli abiti pontifici da parte di Benedetto XVI.[128] L’annullamento dell’anello piscatorio è avvenuto il 5 marzo tramite rigatura.[129]

L’appellativo ufficiale di Benedetto XVI è divenuto “sommo pontefice emerito” o “papa emerito”, mentre la titolazione è rimasta Sua Santità; continua ad indossare l’abito talare bianco semplice, senza tuttavia la pellegrina bianca e la fascia, mentre all’anulare destro è tornato a portare l’anello vescovile.[130]

Papa emerito

Il papa emerito nella basilica vaticana al termine del concistoro per la creazione di nuovi cardinali del 22 febbraio 2014

Il 23 marzo 2013 papa Francesco si è recato a Castel Gandolfo presso il Palazzo Pontificio per fare visita al papa emerito Benedetto XVI. Dopo essersi abbracciati, i due papi hanno pregato insieme, inginocchiati uno accanto all’altro. Storicamente si è trattato del primo incontro fra due pontefici.[131][132]

Papa-Francesco-e-Ratzinger-abbraccio

Il 2 maggio 2013, dopo due mesi trascorsi a Castel Gandolfo, ha fatto il suo ritorno in Vaticano, andando a vivere nel Monastero Mater Ecclesiae così come precedentemente previsto, al termine dei lavori di ristrutturazione.[133][134]

Il 5 luglio 2013, Benedetto XVI è apparso in pubblico per la prima volta da papa emerito insieme a papa Francesco all’inaugurazione di un nuovo monumento a san Michele Arcangelo nei Giardini Vaticani.[135]

Il 22 febbraio 2014 ha partecipato al primo concistoro per la creazione di nuovi cardinali di papa Francesco assistendo al rito sedendo tra i cardinali e salutando il pontefice regnante al termine della processione d’ingresso. Si è trattato della prima volta in cui si è verificata la compresenza di due papi viventi all’interno della basilica di San Pietro.[136][137]

Benedetto XVI accolto da Sua Santita', il Papa Francesco, che gli ha dato il benvenuto dinanzi al monastero Mater Ecclesiae, sua nuova residenza in vaticano, Citta' del Vaticano 2 maggio 2013. Insieme si sono recati nella Cappella del Monastero "per un breve momento di preghiera".  A handout picture provided by Osservatore Romano shows Benedict XVI welcomed by His Holiness ', the Pope Francis, in the Mater Ecclesiae monastery, his new residence in Vatican, Vatican City, May 2, 2013. Together they went to the Chapel of the Monastery "for moment of prayer." ANSA/OSSERVATORE ROMANO +++EDITORIAL USE ONLY - NO SALES+++

Benedetto XVI accolto da Sua Santita’, il Papa Francesco, che gli ha dato il benvenuto dinanzi al monastero Mater Ecclesiae, sua nuova residenza in vaticano, Citta’ del Vaticano 2 maggio 2013. Insieme si sono recati nella Cappella del Monastero “per un breve momento di preghiera”.
A handout picture provided by Osservatore Romano shows Benedict XVI welcomed by His Holiness ‘, the Pope Francis, in the Mater Ecclesiae monastery, his new residence in Vatican, Vatican City, May 2, 2013. Together they went to the Chapel of the Monastery “for moment of prayer.”
ANSA/OSSERVATORE ROMANO
+++EDITORIAL USE ONLY – NO SALES+++

Il 27 aprile 2014 ha concelebrato con papa Francesco la canonizzazione dei suoi predecessori Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. E’ il primo successore di un Papa già santo.

Il 28 settembre 2014 Benedetto XVI ha presenziato con Francesco alla festa dei nonni e alle iniziative connesse sul sagrato della basilica di San Pietro.[138]

Il 19 ottobre 2014 concelebra nuovamente con papa Francesco la messa in piazza San Pietro in occasione della beatificazione di Paolo VIe della contestuale conclusione del sinodo straordinario dei vescovi.

Il 14 febbraio 2015 il papa emerito ha nuovamente partecipato nella basilica di San Pietro al secondo concistoro per la creazione di nuovi cardinali di papa Francesco.[139]

Il 30 giugno 2015  papa Francesco si è recato al monastero Mater Ecclesiae per salutare il predecessore prima di un periodo di riposo che questi avrebbe trascorso per un paio di settimane presso la residenza estiva di Castel Gandolfo, trattenendosi per un colloquio di circa mezz’ora.[140] Durante il soggiorno a Castel Gandolfo Benedetto XVI ha ricevuto, il 4 luglio 2015, il dottorato honoris causa dalla Pontificia Università Giovanni Paolo II di Cracovia e dell’Accademia di Musica di Cracovia dal cardinale Stanisław Dziwisz, arcivescovo della città polacca.[141]

Il 30 novembre 2015 durante la consueta conferenza stampa nel percorso aereo di ritorno dal viaggio apostolico in Africa, papa Francesco, in merito ai recenti scandali -denominati Vatileaks 2 – che hanno scosso il Vaticano, ha dichiarato che continuerà “con i cardinali, con le commissioni quell’opera di pulizia iniziata da Ratzinger”, eletto proprio contro la corruzione. “13 giorni prima che morisse Wojtyła – ha continuato Bergoglio – Ratzinger ha parlato della sporcizia nella Chiesa” alla Via Crucis al Colosseo e, successivamente, nell’omelia della messa pro eligendo Pontifice. “Noi lo abbiamo eletto per questa sua libertà di dire le cose”, ha aggiunto papa Francesco.[142]

L’8 dicembre 2015, giorno di apertura del Giubileo straordinario della misericordia, papa Benedetto XVI ha assistito all’apertura della Porta santa, varcandola subito dopo papa Francesco.

Ascendenza

Joseph Ratzinger
(papa Benedetto XVI)
Padre:
Joseph Alois Ratzinger
Nonno paterno:
Joseph Ratzinger
Bisnonno paterno:
Johann Georg Räzinger
Trisnonno paterno:
Johann Georg Räzinger
Trisnonna paterna:
Theresia David
Bisnonna paterna:
Barbara Perlinger
Trisnonno paterno:
Trisnonna paterna:
Nonna paterna:
Katharina Schmied
Bisnonno paterno:
Johann Schmied
Trisnonno paterno:
Trisnonna paterna:
Bisnonna paterna:
Margaretha Fleck
Trisnonno paterno:
Trisnonna paterna:
Madre:
Maria Rieger
Nonno materno:
Isidor Rieger
Bisnonno materno:
Johann Reiß
Trisnonno materno:
Trisnonna materna:
Bisnonna materna:
Maria Anna Rieger
Trisnonno materno:
Trisnonna materna:
Nonna materna:
Maria Tauber-Peintner
Bisnonno materno:
Anton Peter Peintner
Trisnonno materno:
Trisnonna materna:
Bisnonna materna:
Elisabeth Maria Tauber
Trisnonno materno:
Trisnonna materna:

Onorificenze

Onorificenze della Santa Sede

Gran Maestro dell'Ordine supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinariaGran Maestro dell’Ordine supremo del Cristo
Gran Maestro dell'Ordine dello Speron d'oro - nastrino per uniforme ordinariaGran Maestro dell’Ordine dello Speron d’oro
Gran Maestro dell'Ordine Piano - nastrino per uniforme ordinariaGran Maestro dell’Ordine Piano
Gran Maestro dell'Ordine di San Gregorio Magno - nastrino per uniforme ordinariaGran Maestro dell’Ordine di San Gregorio Magno
Gran Maestro dell'Ordine di San Silvestro papa - nastrino per uniforme ordinariaGran Maestro dell’Ordine di San Silvestro papa

Onorificenze tedesche

Cavaliere dell'Ordine al merito bavarese - nastrino per uniforme ordinariaCavaliere dell’Ordine al merito bavarese
— 1977
Gran Croce al merito con placca e cordone dell'Ordine al merito della Repubblica Federale Tedesca - nastrino per uniforme ordinariaGran Croce al merito con placca e cordone dell’Ordine al merito della Repubblica Federale Tedesca
— 1985
Cavaliere dell'Ordine di Massimiliano per le scienze e le arti - nastrino per uniforme ordinariaCavaliere dell’Ordine di Massimiliano per le scienze e le arti
— 1996

Onorificenze straniere

Gran Croce dell'Ordine nazionale al merito (Ecuador) - nastrino per uniforme ordinariaGran Croce dell’Ordine nazionale al merito (Ecuador)
— 1977
Gran Decorazione d'Onore in Oro con Fascia dell'Ordine al merito della Repubblica Austriaca (Austria) - nastrino per uniforme ordinariaGran Decorazione d’Onore in Oro con Fascia dell’Ordine al merito della Repubblica Austriaca (Austria)
— 1992
Commendatore dell'Ordine della Legion d'onore (Francia) - nastrino per uniforme ordinariaCommendatore dell’Ordine della Legion d’onore (Francia)
— 1998
Balì Gran Croce di Onore e di Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM) - nastrino per uniforme ordinariaBalì Gran Croce di Onore e di Devozione del Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM)
— 1999[144]

Onorificenze accademiche

Laurea honoris causa in giurisprudenza - nastrino per uniforme ordinariaLaurea honoris causa in giurisprudenza
— Libera Università Maria Santissima Assunta, 10 novembre 1999
Dottorato honoris causa - nastrino per uniforme ordinariaDottorato honoris causa
— Pontificia Università Giovanni Paolo II, 4 luglio 2015[145]
Dottorato honoris causa - nastrino per uniforme ordinariaDottorato honoris causa
— Accademia di musica di Cracovia, 4 luglio 2015[145]

Altri riconoscimenti

  • Il 13 gennaio 1992 è stato nominato membro associato straniero dell’Académie des Sciences Morales et Politiques, in sostituzione di Andrej Dmitrievič Sacharov, premio Nobel per la pace defunto nel 1989.[146]
  • L’asteroide 8661 Ratzinger è stato a lui dedicato, con la motivazione di aver reso accessibili gli archivi vaticani e consentire così agli storici di indagare sugli errori giudiziari contro Galileo ed altri scienziati medioevali.[147]

Cittadinanze onorarie

Busto di Benedetto XVI a Traunstein

  • Cittadino onorario di Ratisbona[148]
  • Cittadino onorario di Introd[149]
  • Cittadino onorario di Frisinga[150]
  • Cittadino onorario di Romano Canavese[151]
  • Cittadino onorario di Natz-Schabs[152]
  • Cittadino onorario di Arconate[153]

Documentari

  • Le Chiavi del Regno, da Giovanni Paolo II a Benedetto XVI del Centro Televisivo Vaticano, distribuito da HDH Communications, 2006.
  • Benedetto XVI, il Papa dell’amicizia con Dio della RAI e trasmesso da Rai 1 per l’80° genetliaco del Pontefice.
  • Benedetto XVI – Ritratto di un Papa tedesco La Storia siamo noi.
  • Tg2 Dossier – Benedetto si racconta di Enzo Romeo, trasmesso da Rai 2 per l’85° genetliaco del Pontefice.
  • Tg2 Dossier – Benedetto XVI, ritratto inedito di Lucio Brunelli, trasmesso da Rai 2 il 7 gennaio 2013.
Informazioni su diego80 (1834 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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