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Comuni della Bergamasca – Vedeseta, Brumano

In questa puntata si torna in Valle Taleggio, prendendo in esame due paesi: Vedeseta e la piccola Brumano.

it.wikipedia.org/wiki/Vedeseta

comune
Vedeseta – StemmaVedeseta – Bandiera
Vedeseta – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoSilvestro Arrigoni (lista civicaPer Vedeseta) dall’08/06/2009
Territorio
Coordinate45°53′27″N 9°32′23″ECoordinate: 45°53′27″N 9°32′23″E (Mappa)
Altitudine820 m s.l.m.
Superficie19,29 km²
Abitanti217[1] (31-12-2010)
Densità11,25 ab./km²
FrazioniAvolasio, Lavina, Reggetto
Comuni confinantiBarzio (LC), Brumano,Cassiglio, Fuipiano Valle Imagna, Moggio (LC),Morterone (LC), Taleggio,Valtorta
Altre informazioni
Cod. postale24010
Prefisso0345
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016230
Cod. catastaleL707
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantivedesetesi
Patronosant’Antonio abate
Giorno festivo17 gennaio
Cartografia

Mappa di localizzazione: Italia

Vedeseta
Vedeseta
Posizione del comune di Vedeseta nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Vedeseta nella provincia di Bergamo

Vedeseta (Vedeséta in dialetto bergamasco[2]) è un comune italiano di 225 abitanti in provincia di Bergamo, in Lombardia.

Geografia fisica

Territorio

Morfologia

Vedeseta si adagia sul versante settentrionale della Val Taleggio, caratterizzata da vasti prati, boschi e alberi da frutto. Numerosi torrenti e ruscelli – il Chignolo e il Bordesigli i principali – attraversano il comune prima di immettersi nel torrente Enna, principale corso d’acqua della valle. Dista circa 41 chilometri dal capoluogo di provincia Bergamo e circa 90 chilometri dal capoluogo della regione Lombardia, Milano.

Storia

Vedeseta, dettaglio sul centro del paese

Le origini

Le prime testimonianze scritte su Vedeseta e sulla Val Taleggio risalgono ad un’epoca non anteriore al secolo XI. Varie ipotesi si sono fatte sui primi insediamenti in valle, ma quasi certamente i primi abitanti provenivano dalla vicina Valsassina. C’è chi sostiene che i primi ad insediarsi nelle zone ora occupate dal comune di Vedeseta fossero i pastori che passavano l’estate in Val Taleggio, ben ricca di pascoli; altri invece – tra cui Giuseppe Locatelli che nacque e visse a Lavina di Vedeseta lo scorso secolo – pensano che vi si fossero rifugiati gli abitanti valsassinesi in quanto, essendo la valle circondata da alture all’epoca difficilmente valicabili, forniva una buona protezione contro le orde di barbariprovenienti dal Nord Europa.[3]

Il Medioevo

All’epoca di Carlo Magno, la Val Taleggio divenne feudo del vescovo di Milano. Da allora, Vedeseta è rimasta sotto l’influenza della diocesi di Milano, fino al 1995 quando il cardinal Martini e il vescovo Amadei sottoscrissero l’accordo per il suo passaggio alla diocesi di Bergamo[4].

Nel 1237 i Milanesi in ritirata dopo la dura sconfitta subìta contro Federico II nella battaglia di Cortenova, cercarono rifugio inValsassina dove trovarono ospitalità grazie a Pagano della Torre, al quale, come ricompensa, venne affidata la Signoria delle ValliTaleggio e Averara. Sanguinose furono le battaglie per il possesso della valle e portarono gli abitanti dei due comuni a schierarsi su due fronti differenti: Taleggio dalla parte guelfa, a sostegno dei Torriani (che con i Visconti erano una delle casate più importanti della Lombardia), e Vedeseta dalla parte ghibellina, a sostegno dell’Arcivescovo di Milano.

Questa divisione e le lotte che ne seguirono, portarono gli abitanti della valle a costruire castelli e case torri. A Vedeseta la più famosa torre era probabilmente ubicata dove ora c’è la Parrocchiale, infatti sembra che i materiali che componevano la torre furono poi utilizzati per la costruzione del vecchio campanile, poi demolito per far posto a quello attuale. Fu costruita nel XIV secolo daOrlando Arrigoni su un angolo della sua casa e fu quindi chiamata Torre d’Orlando.

La pace fu firmata nel 1395, ma non durò molto.

Nel XV secolo, infatti, la valle subì un’ulteriore divisione. La Repubblica Veneta prese possesso della provincia di Bergamo, ma Vedeseta rimase comunque territorio del Ducato di Milano. Le pietre di confine tra il Ducato e la Repubblica, chiamate termenü, definiti dopo un’immancabile serie di lotte tra i sudditi di Milano e quelli di Venezia, sono ancora presenti in Val Taleggio e oggi segnano il confine tra i comuni di Vedeseta e Taleggio.

Età moderna

Nel 1746, quando la Lombardia passò agli Asburgo, Maria Teresa mise Vedeseta sotto la giurisdizione di Lecco, insieme con le Pievi di Bellano, Mandello, Varenna e Valsassina.

Per trovare Vedeseta e Taleggio sotto la stessa bandiera, bisogna aspettare Napoleone Bonaparte, che nel 1797 le incluse entrambe nella Repubblica Cisalpina, dopo secoli di scontri, lotte e divisioni.

Età contemporanea

La frazione abbandonata Roncalli

La storia recente di Vedeseta racconta soprattutto il fenomeno dello spopolamento del comune. I 766 abitanti che si contavano nel 1921 sono diventati 244 nel 2005. Ciò è dovuto alla quasi totale assenza di industria e, soprattutto, di infrastrutture, al devastante fenomenodigital divide che colpisce la zona.

Nel 2005 non solo Vedeseta, bensì tutta la Val Taleggio hanno rischiato addirittura di perdere l’unica struttura sanitaria presente in valle, un ambulatorio presso Olda di Taleggio[5].

Inoltre tutte le vie di accesso che portano a Vedeseta sono di non facile praticabilità: capita che il passo che porta in Valsassina in inverno sia chiuso per neve; la strada per San Giovanni Bianco passa per l’Orrido della Val Taleggio che – sebbene suggestivo – è spesso luogo di frane[6]; la strada per Brembilla, nonostante sia la migliore, annovera la presenza di curve decisamente strette e pericolose nel tratto tra Peghera di Taleggio e Gerosa.

Tutte queste ragioni hanno scoraggiato – e tuttora scoraggiano – i giovani a rimanere a Vedeseta, spingendoli a cercare migliori condizioni professionali e di vita verso i paesi della pianura.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Tra di esse abbiamo:

  • L’antica parrocchiale di San Bartolomeo
  • La parrocchiale di Sant’Antonio abate

Architetture civili

Tra di esse abbiamo:

  • Il prato Giugno, presso Avolasio
  • La frazione abbandonata di Roncalli

Società

Evoluzione demografica

  • 568 nel 1805
  • annessione a Taleggio nel 1809
  • 608 nel 1853

Abitanti censiti[7]

Istituzioni, enti ed associazioni

Legambiente

Nel comune è presente una sede di Legambiente della sezione di Bergamo, che organizza periodicamente eventi di educazione ambientale, orientati principalmente ai più giovani.

Economia

Mucche al pascolo a Vedeseta

Agricoltura

Industria casearia

Grazie alla conformazione del territorio di Vedeseta, fin dai tempi antichi le attività economiche preminenti si basano sulla pastorizia – non è infrequente trovare mandrie di bovini di razza bruna pascolare nei prati del territorio – e sulla produzione di prodotti caseari, tra cui i formaggi Quartirolo, Stracchino Taleggio e Strachitunt, che in tempi remoti venivano usati come merce di scambio con le popolazioni delle valli adiacenti. Ad oggi il latte necessario alla produzione di questi ed altri formaggi proviene da allevamenti industrializzati, però a Vedeseta resistono tuttora alcune industrie di stagionatura.

Turismo

Anche il turismo ha una sua valenza a Vedeseta. Apprezzata dagli escursionisti e dagli amanti del trekking è la fitta rete di mulattiere e di sentieri (tra cui una parte del Sentiero delle Orobie) che s’intrecciano sul territorio. Questa caratteristica e la totale assenza di impianti di risalita e di strutture per sport invernali rendono tuttavia Vedeseta una località turistica prettamente estiva. Anche le strutture ricettive sono piuttosto insufficienti: nel comune esiste un solo albergo ristorante, nonostante un po’ più numerose siano le offerte di case-vacanza in affitto.

Apice della stagione turistica è il celeberrimo “Torneo di Vedeseta” che, nella prima metà di luglio, ogni anno richiama formazioni calcistiche da tutta la Lombardia, che si sfidano in un agguerrito torneo. In particolare, spiccano la possente formazione locale (i cui atleti sono anche lodevolmente impegnati nelle attività organizzative) e le due formazioni provenienti da Bussero (una guidata dal Luis e una guidata da Mr Sammer) che, nonostante siano legati da sincera amicizia durante tutto l’anno, per l’occasione si scontrano duramente e danno vita a battaglie epiche senza esclusioni di colpi, che verranno poi rinfacciate fino all’anno successivo. Comunque sia, ogni eccesso di agonismo viene poi limato la sera stessa a suon di Braulio.

Infrastrutture e trasporti

Strade

Vedeseta è raggiunta da due strade provinciali: in entrambe (la strada provinciale 25 San Giovanni Bianco-Bordesigli, che collega la Val Brembana alla Valsassina e la strada provinciale 24 Valle Brembilla che, come dice il nome, arriva a Vedeseta dalla Val Brembana percorrendo la Val Brembilla), Vedeseta si trova al km 42.

Mobilità urbana

Vedeseta è collegata a San Giovanni Bianco da una linea di autobus che effettua quotidianamente cinque corse andata e ritorno, esclusa la domenica.

Sport

Calcio

A Vedeseta esistono due strutture sportive adibite al gioco del calcio, di cui una nella frazione Reggetto. Il campo principale viene utilizzato dalla squadra del paese, il Vedeseta Sport che milita nel campionato di calcio a sette nella federazione sportiva provinciale denominata Centro Sportivo Italiano Comitato di Bergamo[8].

www.valbrembanaweb.com

Fotografie Valle Brembana e Alpi prealpi Orobie

Le fotografie di Vedeseta sono in risoluzione 800×600 e 1020X740 liberamente prelevabili. Se vengono utilizzate per altri
Siti Internet oppure su Giornali e Riviste è obbligo citarne la fonte (www.valbrembanaweb.com)

 


 

 

Fotografie di Vedeseta (pag.1)

 

Le Santelle di Taleggio
Giro d'Italia 2009 - Passaggio a Vedeseta
Borgo di Lavina di Vedeseta
Borgo di Reggetto di Vedeseta
Bianco Natale in Val Taleggio
Tramonto al Rifugio Nicola Piani di Artavaggio
Tramonto al Rifugio Cazzaniga Merlini Piani di Artavaggio
Ol poiat come si faceva il carbone
Sella alta
Roccolo Prato di Toma
La Madonnina del Monte Sodadura

 


 

Vedeseta (C.A.P. 24010) dista 43 chilometri da Bergamo, capoluogo della omonima provincia cui il comune appartiene. Vedeseta conta 263 abitanti (Vedesetesi) e ha una superficie di 19,7 chilometri quadrati per una densità abitativa di 13,35 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 820 metri sopra il livello del mare. Il municipio è sito in Piazza Don Arrigoni 7, tel. 0345-47036 fax. 0345-47409. Cenni anagrafici: Il comune di Vedeseta ha fatto registrare nel censimento del 1991 una popolazione pari a 297 abitanti. Nel censimento del 2001 ha fatto registrare una popolazione pari a 263 abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 – 2001 una variazione percentuale di abitanti pari al -11,45%.
Gli abitanti di Vedeseta sono distribuiti in 115 nuclei familiari con una media per nucleo familiare di 2,29 componenti. Cenni geografici: Il territorio del comune di Vedeseta risulta compreso tra i 600 e i 2.057 metri sul livello del mare. L’escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 1.457 metri. Cenni occupazionali: Risultano insistere sul territorio del comune di Vedeseta 0 attività industriali con 0 addetti pari al 0,00% della forza lavoro occupata, 6 attività di servizio con 14 addetti pari al 11,54% della forza lavoro occupata, altre 10 attività di servizio con 24 addetti pari al 26,92% della forza lavoro occupata e 4 attività amministrative con 6 addetti pari al 19,23% della forza lavoro occupata. Risultano occupati complessivamente 52 individui, pari al 19,77% del numero complessivo di abitanti del comune.

 

http://www.vedeseta.provinciabergamasca.com/

Gli abitanti sono chiamati VEDESETESI – C.A.P. 24010 – Distanza da Bergamo km 40 – Altitudine 817 m. s.l.m. – Municipio: via Don Arrigoni Telefono: 0345.47036 – Principali Frazioni: Reggetto – Avolasio – Lavina – Escursioni e Gite: Culmine di San Pietro – Piani di Artavaggio – Resegone – Sorgenti dell’ENNA – Coordinate: Latitudine 45°53’25″80 Longitudine 09°32’37″68 – Misure: superficie 19,77 kmq.
Cartina di Vedeseta
VEDESETA potrebbe derivare il proprio nome da “VITICETA” cioe’ zona ove abbonda il “Vitex” una specie di arbusto. Le vicende di questo sestro, sono legate strettamente a quelle di tutta la Val Taleggio. I Vedesetesi erano Ghibellini, mentre i Taleggini erano Guelfi. La lotta tra le due frazioni caratterizza un periodo storico (fine ‘300) in cui le incursioni sanguinarie portano in tutta la Valle, morte e distruzione. Bisogna attendere fino al 1797, al tempo della Repubblica Cisalpina per trovare VEDESETA e Taleggio unite ed ormai definitivamente rappacificate, dopo che per ben 250 anni erano state divise. Vedeseta sotto lo stato di Milano (gli SFORZA prima , i Francesi e quindi gli Spagnoli) e Taleggio sotto la Repubblica Veneta, erano al confine dei due principali stati italiani (si notano ancor oggi i cippi di confine in buon numero), che appunto l’avvento di Napoleone in italia nel 1797 contribui’ a riunire.
Prato Giugno di Vedeseta
Prato Giugno di Vedeseta
La parrocchia di Vedeseta e’ rimasta incardinata nella diocesi di Milano fino al 1995, quando il cardinal Martini e il vescovo Amadei sottoscrissero l’accordo per il suo passaggio alla diocesi di Bergamo. L’apparente estraneita’ era comunque giustificata dalla stessa conformazione orografica, che rendeva piu’ agevoli le comunicazioni con la Valsassina piuttosto che con le altre contrade brembane sottomesse a Venezia. Del resto il mercato milanese assorbiva senza problemi la produzione locale del “Taleggio”, che faceva bella mostra di sè anche sulle tavole dei nobili per il gusto particolare che questa pasta morbida assumeva dalla lavorazione e dalla stagionatura alpestre. Oggi lo storico itinerario pedemontano di Vedeseta e’ ripercorso da una panoramicissima carrozzabile che raggiunge Avolasio e, attraverso il passo Culmine di S. Pietro, scende a Barzio in Valsassina.

 

Vedeseta e le sue Frazioni
Lavina

Lavina

Avolasio

Avolasio

Reggetto

Reggetto – Altitudine s.l.m. 962 metri

 

 

Cenni Storici Vedeseta

Secondo una tradizione, recepita da piu’ scrittori di case bergamasche, le prime a stanziarsi in Val Taleggio furono, attorno ai secoli IV e V, genti fuggitive dalle città e dai “paghi” della pianura, sotto la minaccia delle incalzanti orde barbariche. C’e’ a questo proposito, chi parla invece, dell’usurpatore Massimo Silvano, il prefetto romano delle Gallie, che ribellatosi e “ucciso l’imperatore Graziano, entro’ in Italia saccheggiando e bruciando case e paesi…” Siamo nel 383, o giu’ di lì: i tempi, comunque, coincidono. Al sicuro nella valle, fuori mano e protetta da selve immense, i profughi costruite le prime baite (tége, in dialetto – dal latino “tectum”, capanna – da cui taluno fa derivare “Taécc”, Taleggio) e dissodati i terreni meno impervi, diedero principio alle comunità locali.
L’origine del Nome
L’ipotesi accennata, cioe’ che le prime ad abitare la vallata fossero genti latine o comunque latinizzate, trova un suo fondamento anche nella etimologia del nome  Vedeseta. Questo infatti potrebbe trarre origine da “Veticetta” cioe’ zona caratterizzata da macchie da “vitex”; arbusto conosciuto anche come agnocasto che vegeta in luoghi umidi e selvatici e produce fiori violacei e bianchi, oppure dal verbo “videre”, che, riferito ai luoghi, assume il significato di “prospettare”, essere bene esposto.

 

Gli antichi villaggi davano avvio alle attività divenute in seguito tradizionale: l’agricoltura, l’utilizzazione dei boschi e, sopratutto, sfruttando gli ottimi pascoli delle fasce montane piu’ alte, l’allevamento del bestiame, la pastorizia e la lavorazione del latte. Non e’ da escludersi l’esistenza d’una certa forma primitiva di commercio, basata su scambi in natura, specie con la confinante Valsassina, ove presumibilmente si producevano artigianalmente attrezzi agricoli e ferri da taglio. Probabilmente la moneta corrente in Vedeseta era a quell’epoca rappresentata principalmente dallo stracchino (Taleggio), gia’ a quei tempi giustamente rinomato. Tale uso doveva essere piu’ che mai vivo anche mille anni dopo, se, nel 1378, le valli di Taleggio e di Averara, come narrano gli storici, versarono al loro Principe Bernabo’ Visconti, Signore di Milano, quale tributo, 200 pesi di formaggio bene stagionato.

 

Carlo Magno
Per avere le prime notizie sicure occorre attendere l’epoca Carolingia, allorche’, tra la fine del secolo VIII ed i primi anni del IX, il grande imperatore franco concesse in fondo al Vescovo di Milano, l’intera Valle Enna. Cio’, d’altra parte, lo si ricava non da fonti originali, ma da strumenti notarili rogati in età posteriori, concernenti compravendite di immobili ubicati in Valle Taleggio. In detti atti e’ costantemente ribadita la formula “salvo iure episcopatus Mediolani”. Al periodo del Sacro Romano Impero e’, pertanto riconducibile l’inizio dei rapporti politico-economici che legarono per secoli e pressoche’ ininterrottamente questa piccola comunità alla metropoli lombarda. E’ significativo rilevare che ancor oggi la Parrocchia di Vedeseta, ptrono S. Antonio Abate, dipende dall’arcidiocesi ambrosiana, appartenendo giurisdizionalmente alla vicaria foranea di Primaluna (Como).

 

I Comuni
Nei primi decenni del secolo XII la Valle Taleggio è popolata da comunità relativamente numerose ed amministrativamente organizzate. Il governo locale è demandato ad un giusdicente, eletto dagli abitanti “il quale in civile giudicava in qualunque somma, ed in criminale in qualsivoglia causa eccettuati i casi di omocidio o di grave importanza”, essendo, questi ultimi, probabilmente riservati al giudice centrale di Milano. Da cio’ desumibile che la comunità di Vedeseta godeva di una relativamente larga autonomia, in seguito confermata dagli altri governi succedutosi. A Vedeseta in quell’epoca funzionava una delle due Parrocchie erette nella valle. La chiesa era posta sull’altura di S. Bartolomeo, ove attualmente sorge l’omonimo santuario – ossario.

 

L’altra era quella di Pizzino, dedicata a S. Ambrogio e risalente anteriormente al Mille: murata nel portichetto ubicato sul lato a notte della parrocchia di Pizzino, è ancor oggi visibile una pietra con sopra scalfita una croce romanica e con accanto in rilievo, traccia in rozzi caratteri, la cifra MX (1100?).
Le Signorie – Guelfi e Ghibellini
Nel 1237 – narra lo storico bergamasco Villa -I Milanesi sconfitti e vinti da Federico II, si rifugiarono in Valsassina, dove con ogni premura vennero accolti da Pagano della Torre, che in compenso, ebbe da essi la Signoria delle Valli Taleggio ed Averara. In seguito alle contese civili che insanguinarono lo stato milanese per il possesso della Signoria, Taleggio – continua il nostro autore – valle di spiriti per natura belligeri, non fu tarda a mettersi in discordia, abbracciando una parte dei suoi abitanti il partito Guelfo e l’altra il Ghibellino, dando cosi’ inizio a continue lotte e discordie che ne pregiudicarono ogni possesso commerciale e industriale. Le famiglie Salvioni e Bellaviti e loro adepti di Taleggio aderirono ai Torriani (di parte Guelfa, con quello visconteo, uno dei casati piu’ cospicui e potenti dell’aristocrazia lombarda), mentre gli Arrigoni ed i Quarteroni di Vedeseta, si schierarono con i Ghibellini a sostegno dell’Arcivescovo di Milano. Per meglio difendersi dagli assalti, le due opposte fazioni costruirono nella valle torri e castelli.
Di torri a Vedeseta ce n’erano tre, Una, la piu’ famosa, l’aveva fatta costruire, attorno al 1300, Orlando Arrigoni, autorevole esponente del ghibellismo orobico, sull’angolo settentrionale della sua casa. Esse, con ogni probabilità, doveva trovarsi nelle adiacenze dell’odierna parrocchiale, se e’ vero che le sue pietre furono successivamente adoperate nella costruzione del vecchio campanile demolito dopo la costruzione dell’attuale. Dal nome del suo proprietario la chiamarono “Torre d’Orlando”. Le altre due, allineate con la roccia dei Bellaviti che dominava la valle dalla corna di Pizzino, s’ergevano nei pressi di Reggetto. Questa ridente contrada, indubbiamente una delle piu’ belle dell’intera valle, potrebbe infatti derivare la propria denominazione da “receptum”, rifugio, ossia luogo dove, in caso di estremo pericolo poteva trovare riparo la popolazione. Le abitazioni del nuccleo piu’ antico della frazione, al quale si accede per due sole strade, appaiono ancor oggi raggruppate senza soluzione di continuità per cui e’ dato presumere che, in passato fossero probabilmente circondate da una muraglia di difesa. Anche quelli di Taleggio avevano le loro roccaforti. Oltre al castello di Pizzino, disponevano della torre detta “del Termine, sopra Peghera e di quella costruita a Sottochiesa dai Salvioni. Quest’ultima – di buona fattura romanica e dal 1913 protetta dalla Sovrintendenza regionale ai Monumenti – è l’unica ancora in piedi. Si racconta che vi si custodissero e vi torturassero i prigionieri politici.
Terra di Confini
La Valle Taleggio, a seguito degli avvenimenti appena ricordati, diviene zona di confini. La linea di demarcazione (rettifica in seguito piu’ volte: la prima nel 1456 e l’ultima nel 1760, come testimoniano i numerosi “termini” in pietra visibili nella zona), spezza in due una comunità sostanzialmente unitaria, per usi, linguaggio, tradizioni. Tale situazione – di cui forse anche ai giorni nostri si risentono per certi apetti le conseguenze – duro’ per oltre tre secoli e mezzo, fino alla caduta a Venezia. Il fatto di essere la valle un importante corridoio politico e strategico tra i due maggiori stati della Penisola reco’ pero’, innegabili vantaggi alle popolazioni. Si ha un incremento dei traffici da e per la Valsassina ed i Grigioni.

Frazione Lavina di Vedeseta

La locale manodopera esorbitante puo’ trovare lavoro nelle capitali e nei centri urbani dei rispettivi stati di appartenenza. Il porto di Venezia e’ praticamente gestito da maestranze bergamasche, che sulla laguna esercitano anche il mestiere del carbonaio appreso sui monti natii. Brighella il dritto e Arlecchino, rattoppato e brioso esponente del sottoproletariato orobico immigrato, portano ancor oggi la nera mascherina a ricordo della antica professione. Sulla piu’ importante via di comunicazione internazionale, quella che da Pizzino raggiunge Artavaggio, la contrada del Fraggio ora deserta, raggiunge notevole importanza, quale estremo posto confinario e di tappa, sul territorio di S. Marco. Mentre Taleggio rimane ininterrottamente veneto, Vedeseta segue le sorti dello Stato Milanese che, passato successivamente dai Visconti agli Sforza, diviene, alla fine del Quattrocento, dominio francese a seguito dei noti eventi conclusivi con la calata in Italia di Luigi XII. Sconfitti i francesi a Pavia, nel 1525 da Carlo V, i milanesi, e quindi i vedesetesi, divengono sudditi degli spagnoli e tali rimangono per quasi due secoli fino a quando, nel 1706, al termine della “guerra di successione di Spagna”, la vittoria delle armi austriache su quelle galloispane li assegna al trono di Vienna. Il fatto che la zona sia presidiata da due probabilmente stabili guarnigioni militari, garantisce un certo ordine pubblico. Assai relativo, intendiamoci, perche’ se delle passate fazioni non sussiste che la memoria, sono pur sempre presenti, in buon numero, briganti ed avventurieri solitari o rattruppati in masnada che, fatto il colpo, trovavano rifugio pressoche’ inaccettabile nei boschi e sui monti. Ancora si racconta di quelli che defraudavano viandanti e viaggiatori al passaggio obbligato del Ponte dei Senesi, allora l’unico collegante le due sponde dell’ Enna, ogni tanto, poi i due reparti venivano alle mani tra di loro: quello Veneto era accasermato a Sottochiesa nell’edificio ancora esistente in via S. Rosa conosciuto come “convento”, mentre quello spagnolo prima ed austriaco poi doveva risiedere nella casa del Canto Alto, sul cui muro di cinta munito di feritoie inquadranti proprio il punto di confine tra Olda e Vedeseta, e’ abbastanza bene conservato un affresco riproducente lo stemma del ducato milanese.
La Peste
Nei trecentocinquant’anni in esame non fu pero’ tanto la guerra il malanno che piu’ colpi’ Vedeseta quanto le epidemie e la fame, l’una conseguenza dell’altra. La peste per antonomasia, qui come altrove rimane quella del 1630 descritta dal Manzoni. Essa, si sa fu portata in Italia dall’esercito mandato dall’Imperatore Ferdinando all’assedio di Mantova: uno dei tanti eventi della “guerra dei trent’anni”. Le truppe formate da austriaci, tedeschi, croati, ungheresi e anche italiani – scesero per la Valtellina ed entrarono nello stato milanese. Il governo della Repubblica Veneta, informato che tra quei soldati raccogliticci serpeggiava il contagio, invio’ propri militari lungo la linea di demarcazione per impedire eventuali sconfinamenti. Un distaccamento fu pure destinato in Valle Taleggio. Questo se riusci’ a dissuadere i lanzichenecchi imperiali a compiere atti ostili contro il territorio, non pote’ impedire che gli abitanti interrompessero i loro rapporti commerciali con quelli della Valsassina, terra abbondantemente infettata dalle bande alemanne per cui, ben presto, il morbo desolo’ la vallata, spopolandola paurosamente. Molte delle vittime di Vedeseta vennero sepolte ad Avolasio nel luogo in cui fino a qualche tempo fa sorgeva una cappella dedicata a S. Ambrogio, detta appunto dei “Morti del Contagio”.
Dalla Repubblica Cisalpina all’Unità
Nel 1797, con la vittoriosa campagna napoleonica in italia, cade la Serenissima. Taleggio e Vedeseta, entrate a far parte della Repubblica Cisalpina, ritrovano l’antica unità. Entrambe vengono amministrativamente assegnate alla pretura di S. Giovanni Bianco, mentre i giacobini della ultima ora cercano di mettersi in vista cancellando dalle lapidi il vecchio Leone dell’ Evangelista e cassandolo perfino dalle logore carte d’ufficio. Con la restaurazione seguita alla sconfitta di Napoleone, i due Comuni, con i resto del Lombardo- Veneto, vengono compresi nell’impero Austro-Ungarico. Inizia cosi’ la decadenza economica e politica della Valle la quale da importante regione di confine, si ritrova declassata ad oscura località, sperduta tessera nell’immenso mosaico del dominio asburgico. Questo, per altro con un’ amministrazione autoritaria, ma provverbialmente onesta ed oculata, garantisce un cinquantennio se non di prosperità,  almeno di quiete e di ordine. Nel 1859, infine, conclusasi vittoriosamente la seconda guerra di indipendenza Vedeseta e Taleggio entrano definitivamente a far parte del regno d’Italia. Con la riconquistata liberta’, Vedeseta assume nuovo impulso e, grazie, alla ben nota laboriosità della sua gente, dà l’avvio ad una lenta ma progressiva trasformazione sino a raggiungere, ai tempi nostri, nonostante la carenza di mezzi, un confortante assetto economico e sociale.

 

Roccolo antico in frazione Reggetto di Vedeseta
Vedeseta oggi
Vedeseta (mt 816 m.) è con quello limitrofo di Taleggio, uno dei due Comuni della valle omonima, il cui principale torrente, l’Enna e’ affluente del Brembo. Dista n 42 km dal capoluogo di Bergamo, al quale e’ collegata da un servizio giornaliero di autocorriera. Degli attuali suoi 257 abitanti – nel 1820 erano all’incirca 500 e n 679 nel 1894 – non pochi sono quelli rimasti fedeli ai mestieri, un tempo quassu’ quasi esclusivamente praticati del contadino e dell’allevatore di bestiame; diversi gli occupati in imprese edili locali; sempre piu’ numerosi coloro che stagionalmente o pendolarmente trovano lavoro nei centri industriali lombardi, in qualità di operai o muratori. I rimanenti sono dediti al commercio ed all’industria alberghiera.

 

Ad Avolasio ed a Reggetto che, con la Lavina sono le maggiori frazioni periferiche. La solubrità dell’aria, l’altitudine ed il suggestivo paesaggio alpestre hanno fatto del paese una nota frequentata stazione climatica. Vedeseta e’ posta infatti su di un declidio a prati e a boschi nel quale addolcisce le sue prime propaggini il contrafforte montuoso che serra a ponente la Valle Taleggio, separandola dalla Valsassina. Il turismo costituisce comunque l’unica valida risorsa, in grado non solo di sostituire proficuamente quelle originarie ormai insufficienti e procacciare cespiti per una esistenza piu’ decorosa, ma anche – e conseguentemente – di frenare l’increscioso fenomeno dello spopolamento da tempo in atto. Assai utile sarebbe a tale scopo valorizzare le alpi comunali di Artavaggio. Tutto cio’, naturalmente presuppone una aperta e coerente mentalità che certo non fa difetto alla popolazione.
Documentazione a cura del Dr. Bernardino Luiselli

http://www.comune.vedeseta.bg.it/PortaleNet/portale/CadmoDriver?_token=SEARCHENGINESXOK&codice_comune=VEDESETA&_page=pHomePage&_state=initial&_action_do_home_siscotel=1  sito istituzionale

 https://it.wikipedia.org/wiki/Brumano
Brumano
comune
Brumano – StemmaBrumano – Bandiera
Brumano – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoGiovanni Manzoni (lista civicaResegone) dall’08/06/2009
Territorio
Coordinate45°51′N 9°30′ECoordinate: 45°51′N 9°30′E (Mappa)
Altitudine911 m s.l.m.
Superficie8,14 km²
Abitanti95[1](31-12-2010)
Densità11,67 ab./km²
Comuni confinantiErve (LC), Fuipiano Valle Imagna, Lecco (LC),Locatello, Morterone (LC),Rota d’Imagna,Sant’Omobono Terme,Vedeseta
Altre informazioni
Cod. postale24037
Prefisso035
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016041
Cod. catastaleB217
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantibrumanesi
Patronosan Bartolomeo apostolo
Giorno festivo24 agosto
Cartografia

Mappa di localizzazione: Italia

Brumano
Brumano
Posizione del comune di Brumano nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Brumano nella provincia di Bergamo

Brumano (Brömà in dialetto bergamasco[2][3]) è un comune italiano di 95 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia.

Situato in Valle Imagna, laterale della Val Brembana, dista circa 30 chilometri a nord-ovest dal capoluogo orobico.

Storia

La piccola valle di Serrada

Recenti studi farebbero risalire i primi insediamenti stabili all’epoca romana: tale ipotesi pare suffragata anche dall’origine etimologica del nome, derivante dal latino Bruma, ovvero freddo, caratteristica che ha sempre accompagnato il piccolo borgo. Posto all’ombra del monte Resegone nella parte terminale della valle Imagna, sul confine con la Valsassina, ha sempre avuto una bassa esposizione solare, situazione che non gli ha permesso di avere uno sviluppo delle colture sul proprio territorio.

Conseguentemente anche il borgo ha sempre mantenuto dimensioni molto ridotte sia come nucleo abitativo che come abitanti, tanto da contendere ancor’oggi la palma di comune più piccolo della provincia di Bergamo.

Nel corso dei secoli Brumano ha sempre mantenuto le caratteristiche del piccolo borgo montano, con un numero limitato di abitanti per lo più dediti a vivere di ciò che la natura forniva loro: le attività principali quindi sono sempre state quelle del pastore, dell’allevatore, del boscaiolo e delcarbonaio, ovvero colui che trasformava la legna in carbone vegetale.

Poche sono le notizie storiche, le prime delle quali riconducibili al periodo medievale: quando nei vicini paesi infuriavano le lotte fratricide tra guelfi e ghibellini, Brumano era rifugio per le persone in fuga dagli eventi bellici.

Brumano era uno degli originali nove, poi saliti fino a venti, comuni della Comunità Generale di Lecco, uno «staterello» di epoca medioevale. Brumano era quindi soggetto a Lecco a cui era legate fin dall’epoca dei Franchi. Questo legame si andrà scogliendosi nei secoli col progressivo sfaldamento federalista della Comunità Generale di Lecco fino alla sua totale soppressione dopo la conquista da parte dell’Austria. Ma in realtà il legame non si è ancora dissolto del tutto in quanto Brumano, non più soggetta amministrativamente al capoluogo lariano, è rimasta religiosamente soggetta al prevosto di Lecco facendo parte del suo decanatofino al 2006, anno in cui è passata alla Diocesi di Bergamo.[4]

In seguito Brumano era posto proprio sul confine tra la Repubblica di Venezia ed il Ducato di Milano, che governò il paese, l’unico di tutta la valle, per alcuni secoli. A tal riguardo è ancora presente presso il valico della Passata un cippo, datato 1791, indicante l’inizio dei possedimenti dello Stato di Milano.

La rottura dello storico legame con Lecco, ed il passaggio alla Provincia di Bergamo, risale alla ristrutturazione amministrativa delRegno Lombardo-Veneto operata dall’Austria il 12 febbraio 1816:[5] tale atto appare del tutto atipico, essendo la politica viennese di quel periodo improntata su rigidi criteri restauratori, e non certo riformatori. In ogni caso, il XIX secolo non vide fatti di rilievo coinvolgere la piccola comunità che, forte del proprio isolamento, seguì le vicende del resto della provincia bergamasca senza parteciparvi in modo diretto. Un evento di particolare importanza fu la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, avvenuta nel 1889: dedicata a San Bartolomeo, possiede un altare maggiore di buona fattura, nonché affreschi e dipinti eseguiti al Nuvoloni.

Nel corso della Seconda guerra mondiale questi territori balzarono tristemente alle cronache per via delle deportazioni che i tedeschi effettuavano nei confronti dei partigiani catturati, seguite dalla fucilazione dei prigionieri.

A partire dal XX secolo il paese cominciò a risentire di una forte emigrazione dei propri abitanti, attratti da maggiori opportunità professionali ed economiche fuori dal territorio comunale.

Turismo

Recenti interventi alle infrastrutture (tra cui il collegamento stradale con Morterone e la Valsassina) hanno permesso un piccolo sviluppo del turismo, adatto a chi vuole godersi la tranquillità della natura ammirando paesaggi mozzafiato. Da qui si possono anche compiere una gran quantità di escursioni, la maggior parte verso le cime del Resegone.

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
14 giugno 20047 giugno 2009Giuseppe Angiolinilista civicaSindaco
8 giugno 2009in caricaGiovanni Manzonilista civica “Resegone”Sindaco

Società

Evoluzione demografica

  • 304 abitanti nel 1853

Abitanti censiti[6]

http://www.comune.brumano.bg.it/ sito istituzionale del comune

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Slide della homepage del comune

Informazioni su diego80 (1979 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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