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9 marzo 1908 – Viene fondata l’ F.C. Internazionale

Per tutti è semplicemente Inter, negli albori del calcio e nell’epoca fascista si è chiamata Ambrosiana. L’Internazionale Milano, nome per esteso della società di calcio meneghina, festeggia oggi 108 anni di vita. Detiene alcuni primati, come quello di essere l’unico club italiano ad essersi aggiudicato il celebre “triplete”, ovvero titolo nazionale, coppa nazionale e titolo europeo per club, nell’anno di grazia 2010 con Mourinho in panchina, unico club italiano ad aver vinto scudetto, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale nella stessa stagione, detentore della più lunga striscia di vittorie consecutive in campionato (17, nell’annata 200-2007), nonchè l’unica (come amano ricordare i suoi supporters) ad aver disputato tutti i campionati di serie A, dal girone unico istituito nel 1929 (vincendone anche la prima edizione, nel 1929-30). E’ uno dei tre club, con la Juventus negli anni Trenta ed il Torino negli anni Quaranta, ad essersi aggiudicata cinque titoli italiani consecutivi, dal 2006 al 2010, anche se va dato atto che il primo della serie fu aggiudicato a tavolino, dopo la mancata assegnazione alla Juventus per i fatti di calciopoli (tale assegnazione di quel titolo, nonchè il successivo coinvolgimento della società in un successivo filone d’indagini, dal quale fu salvata dalla prescrizione ha fatto comunque discutere). Detiene il primato di punti a due punti per vittoria (58) e di vittorie (26) nei campionati a 18 squadre.Ora in mano a proprietà straniere (il magnate indonesiano Eric Thohir), la squadra deve la maggior parte dei suoi successi alla famiglia Moratti, prima il padre Angelo negli anni ’60, poi il figlio Massimo negli anni ’90 e 2000.

Nel suo palmarès figurano 18 campionati di lega(seconda dietro la Juventus, a pari merito col Milan), 7 Coppe Italia (terza come vittorie dopo Juventus e Roma) e 5 Supercoppe italiane (terzo club per vittorie dopo Juventus e Milan) per un totale di 30 vittorie in competizioni nazionali gestite dalla Lega Nazionale Professionisti Serie A – seconda alle spalle della Juventus (48) –, cui vanno sommati 9 titoli vinti in tornei internazionali: 3 Coppe dei Campioni/Champions League(su sole 5 finali disputate), 2 Coppe Intercontinentali, 1 Coppa del mondo per club (unico club italiano col Milan ad aver vinto entrambe le versioni del trofeo) e 3 Coppe UEFA (primato italiano con la Juventus), che ne fanno il terzo club italiano sia per numero di titoli ufficiali vinti (39) – dopo Juventus (59) e Milan (47) – che per vittorie in competizioni internazionali, alle spalle di Milan (18) e Juventus (11). Il club occupa il sesto posto – terzo tra i club italiani – nella speciale classifica dei migliori club europei del XX secolo stilata dall’Istituto Internazionale di Storia e Statistica del Calcio (IFFHS).[2] Nella sua bacheca mancano Coppa delle Coppe e Supercoppa Europea.

In base a quanto emerso da un sondaggio della società Demos & Pi effettuato nel settembre 2015, l’Inter risulta essere il secondo club più sostenuto del Paese in Italia, avendo riscosso la preferenza del 17% del campione esaminato.[

Storia del Football Club Internazionale Milano

« È il titolo di un nuovo Club sorto da pochi giorni a Milano. Il nuovo Club, nato da una deplorevole scissura che non pochi malintesi hanno creato in seno al Milan Club, è composto in maggioranza di attivi footballey e di parecchi appassionati. Il massimo buon volere ed i migliori propositi sono le basi della nuova società che per ora promette poche ma buone cose. Scopo precipuo del nuovo Club è di facilitare l’esercizio del calcio agli stranieri residenti a Milano e diffondere la passione fra la gioventù Milanese, alla quale vanno fatte speciali e assai lodevoli felicitazioni. I nostri auguri di vita lunga, prospera e, quel che più conta, concorde vadano al nuovo sodalizio, che troverà certo nei suoi fondatori quella buona volontà necessaria perché i buoni intendimenti manifestati abbiano il miglior successo.[1] »
(La Gazzetta dello Sport, marzo 1908)

Di seguito viene trattata la storia del Football Club Internazionale Milano dal 1908 ai nostri giorni.

Le origini, il primo scudetto e i cambi al vertice (1908-1919)

Il Football Club Internazionale Milano nacque presso il ristorante milanese L’Orologio di Via Giuseppe Mengoni[1] alle ore 23:30 del 9 marzo 1908, con il nome di Foot-Ball Club Internazionale (solo nel 1967 verrà aggiunto Milano alla denominazione ufficiale, quando diventerà una S.p.A.[2]), per iniziativa di quarantaquattro dirigenti dissidenti del Milan contro il club rossonero, il quale aveva imposto di non far giocare calciatori stranieri e aveva deciso di non partecipare a nessun torneo nazionale. Il nome scelto per la nuova squadra volle simboleggiare la volontà cardine della società: dare la possibilità a giocatori non italiani di vestire questa maglia.[3] Dalla riunione uscì uno storico verbale che costituì l’atto ufficiale di nascita della società:

I quarantaquattro soci dissidenti del Milan che fondarono l’Internazionale il 9 marzo del 1908.

« 9 marzo 1908. I signori fondatori si sono riuniti questa sera col fermo proposito di fondare il nuovo Club. Presenti i signori G.Muggiani – Bossard – Lana – Bertoloni – De Olma – Hintermann Enrico – Hintermann Arturo – Hintermann Carlo – Dell’Oro Pietro – Rietmann Ugo – Hans – Voelkel – Maner – Wipf – Ardussi Carlo. Dopo piccole discussioni d’occasione, il signor Muggiani propone si passi alla nomina di un consiglio provvisorio da confermarsi nella seduta di mercoledì 11 marzo. Nelle nomine vengono lasciate vacanti le cariche di Presidente e Vicepresidente. Furono nominati: a Segretario G.Muggiani; cassiere De Olma; economo Rietmann Hans; consiglieri 1° Dell’Oro Pietro 2° Paramithiotti. I presenti deliberano di non nominare una commissione di giuoco, ma bensì trovano necessaria la carica di economo. Muggiani propone di nominare quale socio onorario il Sig. Rag. Bosisio, segretario della Federazione Italiana del Foot-Ball. I presenti accettano tale proposta. Il nome del nuovo sodalizio è stato unanimemente accettato quale Foot-Ball Club Internazionale – Milano. La seduta viene tolta alle 11 1/2. Giorgio Muggiani[1] »

Virgilio Fossati, il primo capitano e allenatore dell’Inter.

Il pittore futurista Giorgio Muggiani, tra i dissidenti del Milan, scelse i colori che avrebbero rappresentato l’emblema della società: il nero e l’azzurro. Quest’ultimo colore fu scelto perché all’epoca si usavano le matite a due colori, rosse da una parte e blu dall’altra quindi simbolicamente il blu era opposto al rosso.[4] Il pittore disegnò anche lo stemma: ispirato a quello dei club inglesi, riportava le lettere F, C, I, M sovrapposte in bianco su uno sfondo costituito da un cerchio dorato, circondato da un cerchio nero, che a sua volta era circondato da un cerchio azzurro.

Nella denominazione della società, Milano sarebbe dovuto essere l’appellativo principale, tuttavia si scopre ben presto che la compresenza delMilano e del Milan potrebbe dar adito a confusione e si stabilisce che la squadra dovrà chiamarsi con il nome programmatico per il quale è sorta:Internazionale.[3]

Primo presidente fu nominato il socio e consigliere Giovanni Paramithiotti, mentre, la figura dell’allenatore venne impersonata da Virgilio Fossati, capitano della squadra, che pochi anni dopo morirà nella prima guerra mondiale. All’alba degli anni venti comparve poi stabilmente la figura dell’allenatore.[3]

Nel primo anno l’Internazionale disputa solo amichevoli, tra le quali quella persa con l’Ausonia per 5-1, che viene registrata come la prima partita giocata dall’Inter,[5], una partita contro il Racing Libertas Club vinta per 4-0[5] e la Coppa Chiasso, giocata nella città svizzera, dove l’Inter batté l’Ausonia per 1-0 ed arrivò in finale per sorteggio contro il Milan nel primo derby milanese della storia, vinto dai rossoneri per 3-2, in una finale da venticinque minuti per tempo.[5]

Gli esordi e il 1º scudetto (1909-1910)

La formazione dell’Inter che vinse il primo scudetto nel 1910.

Al primo presidente Giovanni Paramithiotti successero nel 1909 Ettore Strauss e nel 1910 Carlo De Medici. La neonata società andava così a muovere i suoi primi passi nel campionato 1909, nell’ambito del girone lombardo dove si sarebbe dovuta scontrare con Milan eMilanese.[6] Il primo derby della storia contro il Milan, svoltosi il 10 gennaio 1909 all’Arena, coincise anche con la prima partita ufficiale dei nerazzurri e si chiuse con una vittoria rossonera per 3-2, dopo che la squadra capitanata da Marktl si era portata sull’1-1 grazie alla rete di Achille Gama.[6]

La formazione di quella prima stracittadina era: Cocchi; Kappler, Marktl; Niedermann, Fossati, Kummer; Gama, Du Chene, Hopf, Volke, Schuler.[6] Come si può notare, la stragrande maggioranza dei primi calciatori nerazzurri era di origine svizzera. Il girone in questione fu alla fine vinto dalla Milanese.[6]

In vista del torneo 1909-1910 che si sarebbe svolto con la formula del girone unico, ci fu un rinnovamento e della squadra dell’anno prima rimasero soltanto due titolari, Fossati e Schuler.[6] Tra i nuovi arrivi c’era il portiere Piero Campelli, che divenne uno dei maggiori punti di forza della squadra. L’Inter si issò in vetta alla classifica in coabitazione con la Pro Vercelli sino alla fine del campionato, costringendo laFederazione a stabilire la data dello spareggio per l’assegnazione del titolo al 24 aprile 1910, all’Arena di Milano.[6] Poiché lo stadio era indisponibile per una gara tra rappresentative militari (nella quale sarebbero stati impegnati i vercellesi Innocenti, Milano II e Fresia), la stessa Federcalcio spostò la sede a Vercelli, senza comunque spostare la data come richiesto dalla dirigenza piemontese; per protesta, i bianchi decisero di far scendere in campo la squadra ragazzi.[6] Il punteggio finale fu 10-3.[7] Questi erano i nomi dei primi campioni nerazzurri: Campelli, Fronte, Zoller; Jenny, Fossati, Stebler; Capra, Payer, Peterlj, Aebi, Schuler.[6] Durante la stagione l’Inter, inoltre, vinse entrambi i derby in goleada: nella prima partita il mattatore fu Capra, autore di una tripletta, condita dai gol di Payer e Peterly, mentre nella seconda gara Engler e Peterly, con le loro doppiette e Capra, risposero alla segnatura iniziale di Mariani.[6]

Il periodo 1910-1919

Il primo campo da gioco a Ripa Ticinese

Allo scudetto seguirono quattro stagioni durante le quali la presidenza cambiò diverse volte: entrarono in carica Emilio Hirzel(1912), Luigi Ansbacher (1914) e nello stesso anno Giuseppe Visconti Di Modrone.[6] Dopo la deludente annata 1910-1911, l’Inter chiuse al quarto posto nel girone eliminatorio il campionato successivo.[6] Nel tentativo di rafforzare la squadra, nel 1912 venne preso Luigi Cevenini (noto anche come Cevenini III), vero e proprio fuoriclasse dell’epoca, il quale dopo aver rotto col Milan, decise di trasferirsi in nerazzurro portando con sé i propri fratelli, Aldo e Mario.[6] Il gap con la vetta si ridusse leggermente ma ancora una volta l’Inter rimase esclusa dalle finali, a causa di un terzo posto nel girone ligure-lombardo.[6]Nel 1913 la squadra venne ulteriormente rafforzata, in particolare con l’attaccante Julio Bavastro, che dette ai due fratelli Cevenini la possibilità di godere di una valida spalla d’attacco in grado di finalizzare al meglio la mole di gioco da loro svolta.[6]L’Inter riuscì a vincere il girone eliminatorio davanti a Juventus e Milan, ma nella fase successiva dovette arrendersi a Casale e Genoa.[6] Lo stesso andamento ebbe la stagione 1914-1915, coi nerazzurri primi nel loro girone eliminatorio e in quello di semifinale.[6] Nel girone di finale, però, il cammino nerazzurro fu interrotto dalla guerra, quando mancava una sola partita (Cevenini III fu il capocannoniere con 35 reti).[6] Molti dei giocatori interisti raggiunsero le prime linee e la società nerazzurra, come del resto le altre, pagò un prezzo salatissimo alla guerra: Fossati, Bavastro e Caimi persero la vita. Nel 1919 con la fine della guerra il calcio riprese il suo svolgimento.[6]

Dal secondo scudetto agli anni venti (1919-1928)

Il 2º scudetto (1919-1920)

L’Inter vittoriosa non appena conclusa la Grande Guerra. Da sinistraAebi, Agradi, Fossati II, Beltrame, Milesie Cevenini III; accosciati, Francesconi,Campelli, Asti, Cevenini II e Conti.

Divenne presidente Giorgio Hülss (rimarrà soltanto in questa stagione), il quale ingaggiò la coppia di allenatori Nino Resegotti eFrancesco Mauro.[8] La compagine che andava ad affrontare il primo torneo del dopoguerra vedeva la presenza dei “vecchi” Aebi, Agradi, Asti e Campelli, oltre a quattro dei cinque fratelli Cevenini.[8] Inoltre entrarono in prima squadra Giuseppe Fossati, fratello di Virgiliodeceduto in guerra, e Leopoldo Conti, a inizio carriera.[8] Il suo arrivo all’Inter assunse le sembianze di un vero e proprio intrigo: conteso da due club minori milanesi, Conti fu atteso sotto casa da alcuni amici di fede nerazzurra, tra i quali Leone Boccali, il futuro dirigente de Il Calcio Illustrato, e convinto a vestire la maglia dell’Inter.[8]

Dopo aver vinto il girone lombardo con Brescia, Juventus Italia, Trevigliese, Cremonese e Libertas, i nerazzurri furono inseriti nel gruppo C di semifinale, insieme a Novara, Bologna, Torino, Andrea Doria ed Enotria Goliardo;[8] totalizzando 16 punti, superarono di tre lunghezze Novara e Bologna qualificandosi, con Juventus e Genoa, al girone finale, che avrebbe sancito la sfidante della vincente del torneo centromeridionale nella finalissima nazionale. Dopo aver battuto i bianconeri per 1-0, all’Inter fu sufficiente un pareggio col Genoa per superare anche questo ostacolo.[8]

La retrocessione sfiorata
La stagione 1921-1922 fu caratterizzata da due federazioni distinte, CCI e FIGC, che organizzarono due campionati indipendenti. L’Inter prese parte alla Prima Divisione della CCI, inserita nel Girone B della Lega Nord. Il campionato confederale si concluse il 30 marzo 1922, coi nerazzurri piazzatisi ultimi nel loro girone con 11 punti.

A questo punto l’Inter, in quanto ultima in classifica, da regolamento CCI avrebbe dovuto disputare uno spareggio interdivisionale contro una seconda classificata di Seconda Divisione (lo Sport Club Italia) per evitare la retrocessione,[9][10] ma nel frattempo la soluzione dei due campionati separati non aveva incontrato favori, e dopo aspre polemiche il 26 giugno 1922 i dirigenti della FIGC e della CCI si riunirono a Brusnengo per elaborare una nuova composizione unitaria dei gironi nella successiva stagione1922-1923. Arbitro e mediatore fu Emilio Colombo, direttore della Gazzetta dello Sport. Si giunse a un accordo fra le società rivali (noto come Compromesso Colombo), e il reintegro della CCI all’interno della FIGC derogò i precedenti regolamenti, comportando la sostituzione delle Categorie con sei “Divisioni” sul modello inglese.[11][12] La Prima e la Seconda furono dirette a livello nazionale da una sinergia di Lega Nord e Lega Sud, mentre le altre vennero demandate ai Comitati Regionali, confinati a un ruolo di secondo piano.

Per determinare la composizione delle prime due Divisioni furono organizzati degli spareggi incrociati di ammissione tra squadre federali e confederate; il Compromesso, dunque, complicò la situazione dei nerazzurri, i quali si ritrovarono a dover disputare non più una, ma due sfide-salvezza. Il 2 luglio 1922 l’Inter vinse a tavolino (2-0) lo spareggio preliminare CCI in gara unica contro lo Sport Club Italia, che diede forfait non riuscendo a schierare in campo 11 giocatori. Il club meneghino approdò così al decisivo spareggio interfederale stabilito contro la Libertas Firenze. Il 9 luglio i nerazzurri si imposero a Milano contro i fiorentini per 3-0 (con doppietta di Aliatis e gol di Aebi) nella gara d’andata; l’1-1 nel ritorno del 16 luglio a Firenze permise all’Inter di evitare la relegazione e di essere tuttora l’unica squadra italiana fra quelle sempre in attività a non essere mai retrocessa dalla massima serie del campionato italiano di calcio.

L’ultimo scoglio fu rappresentato dal Livorno, superato nella partita di finale a Bologna per 3-2; già due settimane prima della sfida contro i toscani, tuttavia, la FIGC aveva deciso di assegnare anticipatamente ai nerazzurri il secondo titolo della loro storia.[8][13] Questi gli uomini che avevano composto l’undici titolare nel corso della stagione: Campelli, Francesconi, Beltrame, Milesi, Fossati, Scheidler, Conti, Aebi, Agradi, Cevenini III e Asti. Come già era successo dopo il primo scudetto di dieci anni prima, il trionfo segnò anche l’inizio di un periodo di stasi, che vide i nerazzurri piombare in una sorta di mediocrità.[8]

Il periodo 1920-1928

Francesco Mauro divenne il nuovo presidente nerazzurro e l’Inter, affidata a una commissione tecnica, andò ad affrontare il campionato successivo alla vittoria del secondo scudetto con una rosa pressoché immutata. Il girone preliminare lombardo venne vinto agevolmente contro Casteggio, Giovani Calciatori Legnanesi e Ausonia Pro Goria.[8] Dopo questi primi impegni, cominciava il girone finale lombardo, nel quale l’Inter si trovò di fronte Legnano, U.S. Milanese, Milan, Saronno e Trevigliese.[8]L’avversaria più ostica si rivelò il Legnano, mentre il Milan riservò le proprie forze alle due stracittadine, pareggiate entrambe.[8]Passavano le prime quattro e per i nerazzurri non fu difficile superare anche questo turno.[8] Il girone di semifinale interregionale mise di fronte all’Inter la Pro Vercelli, la Torinese e il Bentegodi Verona.[8] I nerazzurri però fecero solamente tre punti a fronte dei dieci dei bianchi piemontesi e dei nove della Torinese, finendo al terzo posto nel girone.[8] Nel campionato 1921-1922 l’Inter arrivò ultima e dovette affrontare due spareggi di qualificazione per avere accesso alla nuova massima serie del calcio italiano: il primo turno la squadra lo vinse a tavolino, per rinuncia dell’avversaria, lo Sport Club Italia di Milano.[8] Nel turno successivo la squadra sconfisse la P.G.F. Libertas di Firenze per 3-0 a Milano e pareggia 1-1 in trasferta.[8] L’Inter rimase nel campionato di Prima Divisione (divenuto F.I.G.C.) e non retrocedette nella serie inferiore (vedere riquadro sopra).

I nerazzurri, guidati dall’allenatore inglese Bob Spottiswood, migliorarono sensibilmente le loro prestazioni nel campionato 1922-1923 ma non in maniera tale da colmare il divario con le squadre di vertice.[8] Il nuovo presidente, Enrico Olivetti, aveva condiviso la politica dei giovani, ma i risultati continuarono a latitare e non si andò oltre il terzo posto nel 1923-1924.[8] Nel 1924-1925 i nerazzurri, allenati da Paolo Schiedler si piazzarono quarti nel girone A della Lega Nord mentre la stagione successiva arrivarono quinti.[8]

Nel 1926 si arrivò ad una svolta: il nuovo presidente divenne Senatore Borletti mentre in panchina sedette l’ex giocatore interista Árpád Weisz, ungherese di origine ebrea.[8] Nel campionato 1926-1927 l’Inter arriva prima a pari merito con la Juventus nel girone A.[8] Ma nel turno finale la formazione milanese chiuse al quinto posto.[8] Il campionato vinto dal Torino venne però considerato nullo e lo scudetto revocato per illecito sportivo.[8] Nel 1927-1928 si arrivò ancora una volta nel girone finale ma stavolta i nerazzurri finirono al settimo posto. Questa stagione vide l’esordio del diciassettenne Giuseppe Meazza, che segnò 12 reti.[8]

L’Ambrosiana-Inter (1928-1945)

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Associazione Sportiva Ambrosiana.

Estate 1928: nasce la Società Sportiva Ambrosiana

Con l’instaurazione e affermazione del regime fascista nel corso degli anni venti, l’Inter si vide costretta a cambiare ragione sociale: il Partito Fascista non apprezzava infatti il nome “Internazionale”, che non rispettava la tradizionale italianità promossa dalla linea di governo e richiamava troppo esplicitamente l’Internazionale per antonomasia, vale a dire la Terza Internazionale comunista;[14][15] inoltre vi era la volontà da parte del regime di ridurre, ove era possibile, il numero di squadre ad una sola per città; infatti è in questo periodo che nascono squadre come il Napoli, la Fiorentina e la Roma tutte formazioni nate dalla fusione delle varie squadre cittadine (ad eccezione della Lazio che non rientrò nella fusione capitolina).[15] Pertanto, nell’estate del 1928, l’F.C. Internazionale si unì all’Unione Sportiva Milanese, ovvero la terza squadra di Milano, mutando nome e casacca: nacque così l’Associazione Sportiva Ambrosiana, con tenuta bianca rossocrociata (colori di Milano) e segnata dal fascio littorio.[14][15] Senatore Borletti venne tolto dall’incarico e venne nominato l’ex presidente della U.S. Milanese Ernesto Torrusio, che divenne così il decimo massimo dirigente della storia interista.[14][15]

L’8º settembre 1928[16] arrivò la ratifica ufficiale della fusione fra Inter e U.S. Milanese: «A seguito della fusione tra le società F.C. Internazionale e U.S. Milanese deliberata dalle superiori gerarchie ed effettuata dall’Ente Sportivo Provinciale Fascista di Milano, il Segretario del Partito, udito il parere del Commissario, ha ratificato le modalità della fusione stessa, la quale evita la dispersione delle forze calcistiche milanesi e consente l’entrata della Fiumana in Divisione Nazionale. La nuova società assume il nome di Società Sportiva Ambrosiana. La maglia sociale sarà bianca.»[14]

Nel campionato 1928-1929, con allenatore un altro ungherese, József Viola, venne raggiunto il sesto posto nel girone B.

Il 3º scudetto (1929-1930)

Una formazione vincitrice del 3º scudetto: da sinistra in piedi, Gianfardoni, Degani e Allemandi; accasciati,Rivolta, Viani e Castellazzi; seduti, Visentin, Serantoni,Meazza, Blasevich e Conti.

Árpád Weisz,ungherese di origine ebrea, vinse il primo campionato a girone unico nel 1930.[17] Morì ad Auschwitz nel 1944.

Ernesto Torrusio nel 1929 lasciò la presidenza a Oreste Simonotti. La nuova divisa durò poco tempo e, di nuovo in nerazzurro (ma con il colletto a scacchi bianconeri, colori sociali dell’U.S. Milanese), la squadra allenata nuovamente da Árpád Weisz conquistò il terzo scudetto in occasione del primo campionato a girone unico senza suddivisioni geografiche, la Serie A del1929-1930.[15] Dopo aver vinto a Livorno alla prima partita, i nerazzurri persero a Vercelli col minimo scarto.[15] Un pareggio a Roma con la Lazio e la vittoria contro la Cremonese, introdussero gli uomini di Weisz al primo derby stagionale, che fu vinto grazie alla rete di Meazza nel secondo tempo (anche nel ritorno i nerazzurri prevalsero sui rossoneri).[15] Il Balilla, con una tripletta, fu il protagonista della goleada col Padova, nella settima giornata; la domenica successiva l’Inter fu battuta a Testaccio dalla Roma dell’ex Fulvio Bernardini.[15] Il momento non felice fu confermato dalla sconfitta interna con la Triestina, che allontanò il vertice della classifica.[15] Alla quindicesima giornata Meazza e compagni andarono a vincere in casa della capolista Genoa per 4-1.[15] In seguito l’Inter riuscì a violare anche il campo della Juventus, nella giornata successiva, e a vincere titolo di campione d’inverno.[15] La stagione proseguì rifilando un 6-2 al Livorno e un 4-0 alla Pro Vercelli.[15] Alla ventiquattresima giornata i nerazzurri, vincendo a Padova, approfittarono della contemporanea sconfitta della Juventus a Modena.[15] Nella giornata successiva venne battuta la Roma per 6-0 con quaterna di Meazza: proprio l’attacco si dimostrò il reparto più efficiente della squadra, rifilando una goleada dietro l’altra alle rivali, tra le quali spiccò l’8-0 sulla Pro Patria alla ventottesima giornata.[15] L’ultimo sussulto avvenne alla terzultima giornata, quando a far visita all’Inter arrivò il Genoa secondo in classifica a quattro punti: i nerazzurri, in svantaggio di 3 reti nel primo tempo, riuscirono a pareggiare 3-3 nel secondo tempo grazie a Meazza che segnò la tripletta decisiva.[15] La matematica certezza arrivò solo la domenica successiva con la vittoria sulla Juventus, partita preceduta da un incidente automobilistico occorso a Luigi Allemandi, condito da una scazzottata, che costrinse il terzino ad arrivare allo stadio proprio poco prima che cominciasse la gara. L’Inter divenne la prima squadra a vincere la Serie A e Meazza si laureò capocannoniere con 31 reti in 33 gare disputate.[15][18]

In campo internazionale venne raggiunta la semifinale di Coppa Mitropa, coppa riservata ai club di Austria, Italia, Ungheria, Cecoslovacchia, Romania e Jugoslavia.[15]

Il periodo 1930-1937

Il quinto posto nel 1930-1931 portò un’aria di cambiamento alla società: il nuovo timoniere Ferdinando Pozzani cambiò allenatore ingaggiando István Tóth e ottenne dalla FIGC il permesso per assumere la denominazione di Ambrosiana-Inter dopo la ricostituzione dell’U.S. Milanese (rinata come polisportiva, calcisticamente solo nel 1945), sciogliendo così la fusione coatta con l’Ambrosiana.[19] Lo stravolgimento societario non portò risultati, che si limitarono al sesto posto in campionato.[20]

Giuseppe Meazza: con 408 presenze e 288 gol totali è il miglior marcatore nella storia dell’Inter. Vinse tre volte il titolo di capocannoniere della Serie A.

Il nuovo ritorno di Árpád Weisz, permise all’Ambrosiana nel 1932-1933 di arrivare seconda, otto punti dietro la Juventus.[20] Il 1933 fu anche l’anno dell’unica finale in Mitropa Cup. Dopo aver eliminato First Vienna e Sparta Praga, ai nerazzurri restava da battere l’Austria Vienna: dopo la vittoria per 2-1 a Milano, a Vienna i nerazzurri vennero sconfitti 3-1 dai padroni di casa.[20]

Nel girone d’andata del 1933-1934 l’Ambrosiana batté la Juventus 3-2 all’Arena Civica.[20] Con le sconfitte nel girone di ritorno con Fiorentina eTorino i nerazzurri ottennero un altro secondo posto, stavolta con lo scarto ridotto a quattro punti.[20]

Nell’anno successivo, segnato dalla scomparsa di “Tito” Frione, all’ultima giornata Inter e Juventus erano a pari punti: i bianconeri vinsero aFirenze, mentre i nerazzurri persero contro la Lazio, con rete dell’ex nerazzurro Felice Levratto e la stagione divenne per i ragazzi allenati daGyula Feldmann l’anno del terzo secondo posto consecutivo.[20]

Passarono due anni dove in panchina si avvicendarono Albino Carraro (sostituto di Feldmann, esonerato) e Armando Castellazzi, ottenendo un quarto e un settimo posto in Serie A e una semifinale di Mitropa Cup.[20]

Il 4º scudetto e la 1ª Coppa Italia (1937-1939)

Una formazione dell’Ambrosiana-Inter vincitrice dello scudetto nel 1938.

Partita la stagione 1937-1938 con un pareggio per 3-3 a Lucca, l’Ambrosiana, guidata ancora da Castellazzi, raggiunse la vetta della classifica alla nona giornata, per effetto della vittoria sulla Juventus.[21] Al quindicesimo turno, ultimo del girone di andata, i nerazzurri vinsero il titolo di campione d’inverno con quattro lunghezze di vantaggio sul Bologna. Il girone di ritorno si aprì con la goleada ai danni della Lucchese; alla ventiduesima giornata la Juventus affiancò i nerazzurri, per poi staccarli di due lunghezze due domeniche dopo.[21] I punti di distanza divennero poi tre alla ventiseiesima giornata, quando l’Ambrosiana fu sconfitta sul campo del Liguria.[21] In seguito i bianconeri persero aTrieste e cedettero in casa contro il Liguria, ex Sampierdarenese, a 90 minuti dalla fine.[21] L’Ambrosiana-Inter balzò così in testa e attese l’ultima giornata con una classifica che vedeva in testa i nerazzurri con 39 punti, poi la Juventus con 38 e Bologna, Genoa e Milan terze a quota 37.[21]

La squadra vinse lo scudetto all’ultima giornata, per effetto della vittoria di Bari: l’annuncio venne dato dagli altoparlanti diSan Siro mentre si giocava Milan-Juventus con 40.000 nerazzurri infiltrati.[21] In serata migliaia di tifosi nerazzurri aspettarono il ritorno dei giocatori alla stazione di Milano, per festeggiare il quarto scudetto. Ancora una volta decisivo Meazza, autore di 20 centri stagionali in 25 presenze: nella stessa estate il Balilla portò l’Italia al secondo trionfo mondiale.[21]

La società compensò il ritiro di mister Armando Castellazzi con Tony Cargnelli, teorico del sistema (modulo che sostituisce il classico metodo danubiano). La squadra così rinnovata arrivò terza in Serie A e vinse la sua prima Coppa Italia nel 1938-39 battendo in finale il Novara per 2-1 con gol di Ferraris II e Frossi.[21]

Il 5º scudetto (1939-1940)

L’undici che vinse il 5º scudetto nel 1939-40.

A tener banco nelle cronache dell’estate del 1939 fu un “caso” che riguardò Meazza che rimase escluso dalla rosa titolare dell’Ambrosiana per via di un embolo che colpì il suo piede sinistro, noto come “il piede gelato”.[22] I nerazzurri guidarono il campionato 1939-1940 con Tony Cargnelli ancora in panchina, vincendo all’ultima giornata lo scontro diretto con il Bologna e festeggiando lo scudetto sul neutro di San Siro, campo del Milan, scelto perché il numero di spettatori era superiore alla capienza massima dell’Arena Civica. Dopo otto giorni Benito Mussolini annunciò l’entrata dell’Italia in guerra.[21]

Il periodo 1940-1942

Gli anni successivi, ceduto Meazza e con la seconda guerra mondiale in corso, non c’erano certezze sul futuro e non si facevano grossi investimenti.[23] La stagione 1940-1941 vide l’Inter, allenata dalla coppia Zamberletti-Peruchetti arrivare seconda, mentre nel torneo successivo la squadra ottenne un dodicesimo posto che ebbe il solo vantaggio di evitare la retrocessione.[23]

La presidenza Masseroni ed il ritorno al nome Internazionale (1942-1955)

Il periodo 1942-1952

Il presidente Carlo Masseroni nel 1954.

Dati i risultati del biennio precedente, il presidente Ferdinando Pozzani si fece da parte in favore di Carlo Masseroni, un industriale della gomma che era anche un grande appassionato di ciclismo.[23] La sua prima mossa fu l’allontanamento del tecnico Ivo Fiorentini, avvicendato da Giovanni Ferrari, appena passato dal calcio giocato alla panchina.[23] Sotto la guida di quest’ultimo l’Inter ottenne il quarto posto nel torneo 1942-1943.[23]Ormai il conflitto mondiale era arrivato anche in Italia ed era arrivato il momento di fermare i campionati.[23] Dopo la caduta del regime fascista, il 27 ottobre 1945 Masseroni annunciò che «l’Ambrosiana torna a chiamarsi solo Internazionale».[23]

Il primo torneo del dopoguerra fu anche quello che vide il ritorno dei gironi territoriali, resi necessari dalle difficoltà di movimento causate dalla distruzione delle infrastrutture viarie.[23] La squadra, affidata a Carlo Carcano, non andò oltre un quarto posto finale.[23] A gennaio inoltrato Carcano venne sostituito da Nino Nutrizio insieme all’allenatore-giocatore Giuseppe Meazza, tornato all’Inter a trentasei anni.[23] La coppia ottenne la salvezza nell’ultima partita da giocatore del Pepin.[23]

Soltanto Meazza venne confermato in panchina, poi comunque esonerato con il ritorno di Carcano.[23] Alla fine del 1947-1948, la terza piazza conquistata al giro di boa si ridusse al dodicesimo posto.[23] Nelle restanti giornate la squadra venne guidata dal gallese David John Astley che divenne il nuovo tecnico anche per la successiva stagione.

Nell’estate del 1948 Masseroni investì pesante sulla campagna acquisti ma i nuovi giocatori non offrirono il gioco richiesto da mister Astley, che venne sostituito a metà stagione da Giulio Cappelli. Quest’ultimo cominciò la rincorsa sul Torino grazie anche ai gol di Nyers, capocannoniere con 26 reti.[23] I nerazzurri tornarono nel gruppo di testa e diventarono il principale avversario dei granata.[23] Solo con lo 0-0 di Milano del 30 aprile 1949 i torinisti riuscirono ad assicurarsi la sicurezza del quinto tricolore di fila.[23] Quella contro i nerazzurri fu l’ultima partita ufficiale del Grande Torino poiché l’intera squadra scomparve il 4 maggio nellatragedia di Superga.[23]

L’annata successivo l’Inter arrivò terza nel torneo vinto dalla Juventus.[23]

Il torneo 1950-1951 si trasformò in una lotta tra le due milanesi, risolto alla penultima giornata quando la sconfitta interna del Milan con la Lazio veniva neutralizzata dalla concomitante sconfitta interista a Torino, coi granata.[23] La squadra giunse infine al secondo posto.[23] Nel torneo successivo la squadra arrivò terza.[23]

La gestione Foni: i due scudetti consecutivi (1952-1955)

Il 6º scudetto (1952-1953)

L’Inter 1953-54, la prima che seppe bissare il titolo ottenuto nella stagione precedente. Nell’immagine una formazione della stagione: da sinistra Lorenzi,Skoglund, Nesti, Mazza, il capitano Giovannini e Nyers; accosciati Padulazzi, Armano, Neri, Ghezzi eGiacomazzi.

Alfredo Foni vincitore dello scudetto al suo debutto sulla panchina nerazzurra.

Il 1952-1953 vide la squadra allenata dal dottor Alfredo Foni, un precursore del catenaccio, che reinventò Ivano Blason libero, scartò Faas Wilkes in favore di Bruno Mazza e inventò per Gino Armano l’innovativo ruolo di ala tornante.[24] Gli uomini di Foni presero il comando alla nona giornata e non lo mollarono più sino al termine.[24] Alla quindicesima giornata l’Inter sconfisse la Juventus e si ritrovò con quattro lunghezze di vantaggio sul Milan.[24]Nelle quattro giornate successive il vantaggio aumentò a otto punti, che divennero nove al ventiduesimo turno.[24]

Da quel momento i nerazzurri poterono dedicarsi alla difesa di quel vantaggio, ottenendo la sicurezza della vittoria alla quartultima giornata, con la vittoria sul Palermo che consegnò loro il sesto scudetto della storia interista, ottenuto anche grazie alle prestazioni della difesa che subì soltanto 24 reti.[24] Questa la formazione titolare: Ghezzi, Blason, Giacomazzi, Neri,Giovannini, Nesti, Armano, Mazza, Lorenzi, Skoglund, Nyers.

Il 7º scudetto e l’addio di Masseroni (1953-1955)

L’Inter riuscì a bissare lo scudetto, stavolta dopo una lotta con la Juventus, che vide alla fine prevalere i nerazzurri di un punto: fu la prima Inter capace di riconfermarsi campione d’Italia per due anni di fila.[24]

La svolta del campionato si ebbe alla trentaduesima giornata, quando la Juventus, sino ad allora appaiata in testa alla classifica con i nerazzurri, fu sconfitta a Bergamo, mentre l’Inter pareggiava sul campo di Palermo.[24] Quel prezioso punto venne difeso nelle due giornate che mancavano, consegnando così agli uomini di Foni il settimo scudetto. Questa la formazione titolare: Ghezzi, Giacomazzi, Padulazzi, Neri, Giovannini, Nesti, Armano, Mazza, Lorenzi, Skoglund, Nyers.

Masseroni, dopo che nel 1954-1955 la squadra arrivò ottava, decise di passare la mano ad Angelo Moratti.[24]

La presidenza di Angelo Moratti (1955-1968)

Il periodo 1955-1960

Angelo Moratti, presidente dell’Inter dal 1955 al 1968.

Il 28 maggio 1955, un sabato, Angelo Moratti diventò il nuovo presidente e patron dell’Inter. Moratti allontanò Alfredo Foni e puntò su Aldo Campatelli.[25] Conclusa una dispendiosa campagna acquisti, in campionato dopo sei giornate l’Inter era in testa, e una sequenza di cinque sconfitte portò all’esonero dell’allenatore alla tredicesima giornata.[25] Fu chiamato quindi Giuseppe Meazza dalle giovanili, che recuperò posizioni chiudendo il 1955-1956 al terzo posto.[25] Dopo la rivoluzione dell’estate precedente, stavolta Moratti si dedicò al consolidamento dell’impianto preesistente ingaggiando Annibale Frossi, come direttore tecnico e Luigi Ferrero allenatore in panchina.[25]La squadra, dopo una partenza travagliata, si ritrovò in vetta alla dodicesima giornata ed in seguito si ritrovò terza a metà torneo.[25]L’Inter tenne il passo delle prime sino alla venticinquesima giornata, quando Ferrero decise di mollare la guida tecnica a Frossi.[25] Il suo arrivo sulla panchina però non diede i frutti sperati e venne richiamato ancora Meazza: una iniziale serie positiva portò l’Inter al secondo posto, poi cinque sconfitte consecutive la fecero scendere in classifica.[25] Con la vittoria nell’ultima giornata i nerazzurri agguantarono la quinta posizione.[25] L’arrivo del centravanti Antonio Angelillo e dell’allenatore John Carver permisero nel 1957-1958 di far conquistare alla squadra il nono posto in classifica.[25] Per il 1958-1959 la panchina venne affidata a Giuseppe Bigogno ma a tre mesi dalla fine del campionato, ritornò in panchina Campatelli, con il quale l’Inter chiuse terza e perse la finale di Coppa Italia con la Juventus.[25] Angelillo realizzò 33 gol in 33 partite, record ineguagliato nella Serie A a 18 squadre, seppur segnando 5 volte nelle ultime 16 giornate.[25]

Nel 1959-1960 in panchina si sedette la coppia Campatelli-Achilli.[25] Dopo un buon girone d’andata, il ritorno di campionato fu peggiore del primo e la squadra fu eliminata ai quarti in Coppa delle Fiere.[25] Dopo una sconfitta nel derby venne esonerato Campatelli; dopo un mese toccò anche ad Achilli ed il ritorno di Giulio Cappelli permise di chiudere in quarta posizione.[25]

La Grande Inter di Herrera: dai successi internazionali alla Stella (1960-1968)

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Grande Inter.

1960-1962: terzo e secondo posto

Helenio Herrera allenatore dell’Inter dal 1960 al 1968 e dal 1973 al 1974: sarà lui’artefice dei primi successi internazionali nella storia del club.

Sotto la guida del nuovo tecnico Helenio Herrera, il 29 gennaio l’Inter si laureò Campione d’inverno con 26 punti. Il girone di ritorno fu meno positivo, caratterizzato da quattro sconfitte consecutive e la sospensione di Juventus-Inter che determinò dapprima la sconfitta a tavolino (0-2) per i bianconeri, i quali, dopo ricorso, ottennero di rigiocare la partita.[26] L’incontro fu disputato quando il campionato regolare era già terminato, con lo scudetto alla Juventus: i nerazzurri schierarono molti giovani della formazione giovanile perdendo per 9-1 questa gara di recupero;[26] per l’Inter andò a segno Sandro Mazzola, e la squadra chiuse il campionato al terzo posto con 44 punti, dietro anche al Milan.[26][27]

Anche per la stagione 1961-1962 l’Inter fu campione d’inverno, salvo poi cedere la testa della classifica con prestazioni meno positive nel girone di ritorno. Alla fine il tricolore se lo aggiudicò il Milan, con l’Inter che arrivò seconda a 48 punti.

1962-1963: l’8º scudetto

Nella stagione 1962-1963 le parti dell’Inter e degli avversari si invertirono: la Juventus, in questo caso, fu campione d’inverno, con un punto di vantaggio sull’Inter che agganciò i bianconeri al primo posto il 3 febbraio. Successivamente, dopo un mese di coabitazione al primo posto, i torinesi persero il derby e l’Inter balzò in testa: non lasciò più la prima posizione, aumentò il suo vantaggio e terminò il campionato a quattro punti di distanza dalla Juventus. Fu il primo scudetto dell’era Moratti e ottavo della storia interista.

1963-1964: trionfo in Coppa dei Campioni

Angelo Moratti solleva la Coppa dei Campioni vinta contro il Real Madrid sconfitto per 3-1; da sinistra: Facchetti,Guarneri, Mazzola e Suárez.

Con la conquista dello scudetto, l’Inter poté così partecipare per la prima volta alla massima competizione continentale per club, la Coppa dei Campioni. I nerazzurri giunsero fino alla finale di Vienna dove incontrarono gli spagnoli del Real Madrid, vincendo per 3-1 e diventando la prima squadra in Europa a vincere la coppa senza neanche subire una sconfitta (sette vittorie e due pareggi).

In campionato l’Inter si classificò al primo posto a pari merito col Bologna (54 punti), così il 7 giugno venne disputato il primo e unico spareggio-scudetto della storia del campionato italiano: allo Stadio Olimpico di Roma il Bologna vinse per 2-0, divenendo Campioni d’Italia.

1964-1965: il 9º scudetto, il bis in Europa e l’Intercontinentale

Nella stagione 1964-1965 l’Inter vinse il suo nono scudetto, la seconda Coppa dei Campioni consecutiva e la prima Coppa Intercontinentale della sua storia. In campionato, caratterizzato da una serie di otto vittoria consecutive, l’Inter si aggiudicò lo scudetto aritmeticamente all’ultima giornata.

Nella coppa europea la squadra superò il Benfica per 1-0 con gol di Jair in finale, mentre la Coppa Intercontinentale fu vinta al terzo incontro sugli argentini dell’Independiente: fu la prima squadra italiana a vincere tale coppa.

1965-1966: lo scudetto della “stella” e la seconda Intercontinentale

L’undici dell’Inter 1965-66 che al termine della stagione avrebbe vinto lo scudetto della stella. Da sinistra in piedi: Sarti, Facchetti, Guarneri, Bedin,Burgnich e il capitano Picchi. Accosciati da sinistra: Jair,Mazzola, Peiró, Suárez e Corso.

Nella stagione 1965-1966 l’Inter vinse un campionato, caratterizzato da sei vittorie consecutive, che fu il decimo della sua storia e quindi quello della stella sul petto, simbolo di dieci scudetti. In Coppa dei Campioni la squadra venne eliminata in semifinale dal Real Madrid; stesso risultato inCoppa Italia, dove i nerazzurri furono sconfitti dalla Fiorentina.

Arrivò di nuovo anche la Coppa Intercontinentale, ancora contro l’Independiente, e con queste tre vittorie l’Inter divenne la prima squadra in Europa e l’unica squadra italiana a realizzare il particolare treble costituito da scudetto, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale.

1966-1968: la fine di un ciclo

Nella stagione 1966-1967 l’Inter fu campione d’inverno ma perse lo scudetto all’ultima giornata a seguito della sconfitta contro il Mantova per 1-0 e venne sorpassata dalla Juventus, che fu quindi campione d’Italia. Una settimana prima la squadra aveva perso la finale di Coppa dei Campioni contro il Celtic di Glasgow.

Nel 1967 cambiò definitivamente denominazione in Football Club Internazionale Milano.

Il campionato 1967-1968 dell’Inter si concluse al quinto posto, partecipando al girone finale della Coppa Italia. Il 18 maggio1968 Angelo Moratti lasciò, dopo tredici anni, la guida della società a Ivanoe Fraizzoli e con lui se ne andarono anche Helenio Herrera e Italo Allodi.

La presidenza Fraizzoli (1968-1984)

Il presidente Ivanoe Fraizzoli, in carica dal 1968 al1984.

Il biennio 1968-1970

Il nuovo presidente fu Ivanoe Fraizzoli e richiamò all’Inter Alfredo Foni che negli anni cinquanta aveva vinto due scudetti consecutivi con i nerazzurri, di cui il primo con la tattica del catenaccio. Foni trasformò il suo metodo in una tattica offensiva che andava a scapito della difesa. Alla fine del campionato arrivò un quarto posto.

L’anno successivo in panchina arrivò Heriberto Herrera, soprannominato HH2 e la squadra giunse seconda in campionato alle spalle del Cagliari, che vinse il suo primo scudetto.

L’11º scudetto (1970-1971)

Una formazione dell’Inter campione d’Italia nel 1970-1971. Da sinistra, in piedi: Vieri, Boninsegna, Burgnich,Giubertoni, Facchetti e Corso; accosciati, da sinistra, il capitano Mazzola, Righetti, Pellizzaro, Frustalupi e Bedin.

In estate se ne andò un altro reduce della Grande Inter, Suárez, che fu ceduto allaSampdoria. A gennaio se ne andò definitivamente anche Guarneri (alla Cremonese) dopo un paio di stagioni passate a Bologna e Napoli. In compenso arrivarono il registablucerchiato Mario Frustalupi, lo stopper Mario Giubertoni e l’ala Sergio Pellizzaro dalPalermo; alla guida tecnica venne confermato Heriberto Herrera, che schiera Vieri in porta,Cella libero, Giubertoni stopper, Burgnich e Facchetti terzini; a centrocampo Fabbian, Frustalupi in regia, Mazzola interno di punta, Corso ala sinistra, Pellizzaro tornante destro eBoninsegna in attacco.

Già eliminata da Coppa Italia e Coppa delle Fiere, l’Inter raccolse quattro punti in altrettante giornate e perdette il derby;[28]il presidente Fraizzoli mise a disposizione il proprio incarico ad un eventuale gruppo economico che avesse voluto acquistare la società.[28] Specificò questo nel comunicato del 9 novembre, con cui veniva esonerato HH2 e si affidava «temporaneamente» la guida tecnica a Giovanni Invernizzi, allenatore delle giovanili.[28] Le reazioni dei giocatori furono immediate: Mario Corso («Il licenziamento si imponeva»), Sandro Mazzola («In fondo non è proprio che lo abbiamo cacciato noi…») e Jair («Sono più che contento, ci voleva!») fecero capire che la “vecchia guardia” ebbe ottenuto ciò che chiedeva e prese in mano la situazione.[28] Assieme a Invernizzi, i “senatori” stilarono un’ambiziosa tabella che puntò allo scudetto, contro ogni pronostico.[28]

La squadra venne ritoccata, con l’arretramento di Burgnich a libero, il giovane Mauro Bellugi terzino destro, il ritorno di Jairall’ala e Mario Bertini al posto di Frustalupi.[28] Cominciò così una rincorsa al Milan che permise all’Inter di recuperare i sei punti di ritardo che accusava dai rivali: il 7 marzo i nerazzurri si aggiudicarono il derby di ritorno e distanziarono poi il Napoli, terzo in classifica, battendolo in uno scontro diretto in cui ci furono polemiche sulla nebbia che avvolgeva il Meazza e per le contestate marcature di Boninsegna.[28][29] La caduta casalinga del Milan contro il Varese favorì l’Inter, che vinse a Catania e poté andare a vincere aritmeticamente il titolo con una giornata d’anticipo grazie al 5-0 casalingo sul Foggia.[28]

Festeggiamenti per lo scudetto 1970-1971.

Il primo titolo dell’era Fraizzoli (e undicesimo della storia interista) fu anche il primo e, finora, unico vinto da una squadra che ha cambiato l’allenatore in corsa.[28] Questa la formazione titolare: Vieri, Bellugi, Facchetti, Bedin, Giubertoni, Burgnich,Jair, Bertini, Boninsegna, Mazzola, Corso.

La finale di Coppa Campioni (1971-1972)

L’Inter tornò quindi in Coppa dei Campioni dopo cinque anni di assenza. Superato il primo turno contro l’AEK Atene (4-1 e 2-3), i nerazzurri incrociarono il Borussia Mönchengladbach negli ottavi. L’andata in Germania passò alla storia come la “Partita della lattina”. Al 29′, con il Borussia in vantaggio per 2-1, Roberto Boninsegna cadde al suolo colpito da una lattina di Coca-Cola.[30] I nerazzurri, a stento trattenuti dal tecnico Invernizzi, assediarono l’arbitro olandese Jef Dorpmans chiedendo la sospensione dell’incontro.[30] I tedeschi a loro volta aggredirono gli italiani e si formarono diversi capannelli al centro del campo.[30] Nel parapiglia generale il giocatore del Borussia Günter Netzer vide la lattina a terra e la lanciò verso un poliziotto che immediatamente la fece sparire sotto il cappotto.[30] Si accorse di tutto Sandro Mazzola, che tentò di farsela restituire dall’agente, trovando solo la ferma opposizione di quest’ultimo.[30] A questo punto il capitano interista notò due tifosi italiani oltre le recinzioni e che uno dei due stava bevendo proprio da una lattina di Coca-Cola.[30] Si precipitò verso di loro, si fece passare la lattina e la consegnò all’arbitro fingendo che fosse il corpo del reato.[30] Nel frattempo Boninsegna non sembrava essere in grado di riprendersi e il medico dell’Inter ne ordinò la sostituzione.[31] L’autore del misfatto venne subito arrestato: si trattava di Manfred Kristein, un’autista di 29 anni piuttosto alticcio.[30] A fine partita, conclusasi 7-1 per i tedeschi, puntuale scattò il reclamo della società milanese, che chiede la responsabilità oggettiva del Borussia. Alla commissione disciplinare dell’UEFA l’avvocato Peppino Prisco disse in sintesi:

« La partita non s’è svolta regolarmente dopo l’uscita di Boninsegna, colpito alla testa da una lattina. Il danno poteva essere molto più grave di quanto è stato. L’Inter ne è rimasta così frastornata che ha finito per perdere 7-1. Ma in quel momento il punteggio era di 1-1. Ci sono quindi tutti gli estremi per cancellare quella gara.[30] »

In una intervista nel suo studio di via Podgora nell’autunno del 1979, confessò di aver utilizzato a favore la sconfitta per 7-1.[30] Sarebbe stato diverso, in altre parole, se i tedeschi avessero vinto “solo” per 3-1. Lui voleva il 2-0 a tavolino e si accontentò della ripetizione dell’incontro.[30]

Il ritorno a San Siro si giocò il 3 novembre 1971 e venne vinto per 4-2 dall’Inter.[32] La ripetizione dell’incontro di andata si disputò a Berlino il 1º dicembre 1971. L’Inter si chiuse in difesa e grazie alle prodezze del giovane portiere Ivano Bordon (che parò anche un rigore a Klaus-Dieter Sieloff) riuscì a difendere lo 0-0 e si qualificò per i quarti di finale[33]dove sconfisse lo Standard Liegi coi risultati di 1-0 a Milano e 2-1 in Belgio. In semifinale sconfisse il Celtic Glasgow ai rigori mentre in finale incontrò l’Ajax di Johan Cruijff e dell’allenatore rumeno Stefan Kovács. Proprio Cruijff realizzò la doppietta che regalò la coppa agli olandesi.

In campionato l’Inter arrivò quinta, a pari merito con la Fiorentina, trascinata dai gol di Boninsegna ancora capocannoniere con 22 gol.

Il periodo 1972-1977

Seguirono poi annate nelle quali l’Inter non andò mai oltre il quarto posto, rimanendo fuori dalle coppe europee nel 1974-1975 e durante le quali si alternarono sulla panchina Enea Masiero, ancora Helenio Herrera, Luis Suárez e Giuseppe Chiappella. Con quest’ultimo l’Inter raggiunse nel 1976-1977 la finale di Coppa Italia ma venne sconfitta dal Milan per 2-0.

Il ciclo di Bersellini (1977-1982)

Eugenio Bersellini, allenatore dell’Inter dal 1977al 1982.

1977-1978: la 2ª Coppa Italia

Per questa stagione venne ingaggiato il tecnico Eugenio Bersellini.[34] Dopo sette anni i nerazzurri tornarono a vincere un trofeo, la Coppa Italia, la seconda della storia interista, superando nella finale unica di Roma il Napoli per 2-1 in rimonta grazie alla reti di Bini e Altobelli. Fu questa l’ultima annata di Giacinto Facchetti.

1978-1979: quarto posto

In questa stagione la squadra ottenne il quarto posto in campionato.

1979-1980: il 12º scudetto

Una formazione della stagione 1979-1980. Da sinistra, in piedi: Bordon, Mozzini, Pasinato, Bini, Canuti, e Altobelli; accosciati, Marini, Baresi, Muraro, Oriali e Beccalossi.

L’avvio del campionato fu positivo, spiazzando le altre pretendenti (il Perugia di Paolo Rossi, la Juventus e il Torino, oltre al Milan campione in carica), destinate a uscire presto dalla lotta per il titolo.[35] Ma l’Inter non vinse per mancanza di avversari.[35] La squadra esibì valori importanti, che partono da una difesa altamente competitiva, con l’azzurro Bordon in porta, gli esterni Canuti o Giuseppe Baresi e il terzino-mediano Oriali, lo stopper Mozzini e il libero Bini: a parte il marcatore centrale, sono tutti prodotti del vivaio nerazzurro, così come il rincalzo Pancheri.[35] Il centrocampo era disposto a rombo con Caso davanti alla difesa, Marini a sinistra, Pasinato a destra, che fungeva quasi da ala grazie alle sue continue falcate e Beccalossi alle spalle delle due punte, Spillo Altobelli, centravanti alto e sottile[35] eMuraro, detto Jair Bianco,[36] ala sinistra cresciuta nel vivaio, così come il giovane rincalzo Ambu.[35][37]

Dopo la prima giornata (7 pareggi e 6 gol in 8 gare) l’Inter si ritrovò già sola in testa;[35] tampinata nelle giornate successive dal neopromosso Cagliari, la squadra nerazzurra chiuse il girone d’andata, il 6 gennaio 1980, con tre punti di vantaggio sulMilan.[35] I rossoneri iniziarono male il girone di ritorno e l’Inter si lanciò verso il titolo: il 3 marzo si ritrovò in testa con otto punti sui rossoneri, sulla Juventus e sull’Avellino, che cedette alla distanza.[35] Il 23 marzo, ventiquattresima giornata, al termine di sette partite di Serie A e Serie B vennero arrestati quattordici tesserati implicati nel cosiddetto Totonero.[35]

L’Inter vinse lo scudetto il 27 aprile, con due turni d’anticipo, rimanendo in testa solitaria per tutto il campionato sin dalla prima giornata: una cavalcata che passò dal titolo di campione d’inverno al doppio successo nel derby (2-0 e 0-1) e al trionfo sulla Juventus per 4-0.[35] Intanto le sentenze per il calcioscommesse declassarono Lazio e Milan: i rossoneri finirono per la prima volta in Serie B.[35] Questa la formazione titolare: Bordon, Baresi, Oriali, Pasinato, Mozzini, Bini, Caso, Marini, Altobelli, Beccalossi, Muraro.

1980-1981: semifinale di Coppa Campioni

A nove anni dalla finale del 1972 persa a Rotterdam contro l’Ajax, l’Inter tornò in Coppa dei Campioni. In Italia erano state riaperte le frontiere: perso il francese Michel Platini (col quale era stato raggiunto un accordo due anni prima)[38] e il brasiliano Falcão[39] il club nerazzurro ripiegò sul nazionale austriaco Herbert Prohaska. Il cammino nerazzurro, dopo aver eliminato i rumeni dell’Universitatea Craiova, i francesi del Nantes ed i serbi della Stella Rossa vincendo il ritorno al Marakana di Belgrado, si fermò in semifinale ad opera del Real Madrid di Vujadin Boškov. Al Bernabéu segnarono Santillana e Juanito. A San Siro segnò invece Graziano Bini che non fu sufficiente a ribaltare la partita dell’andata.

1981-1982: la 3ª Coppa Italia

Alessandro Altobelli segna il gol del pareggio contro il Torino nella vittoriosa finale di Coppa Italia della stagione 1981-1982.

Nella stagione 1981-1982 i nerazzurri riuscirono ad alzare la loro terza Coppa Italia: dopo aver vinto il girone eliminatorio nei confronti di Verona, Milan, SPAL e Pescara, nell’andata dei quarti di finale perse per 4-1 contro la Roma ma a Milano l’Inter rovesciò la situazione vincendo per 3-0. In semifinale venne superato il Catanzaro (2-1 in rimonta a San Siro e 2-3 dopo i supplementari al Militare, con l’Inter ridotta in nove uomini) e la doppia finale contro il Torino fu decisa dall’1-0 di Serena al Meazza e dall’1-1 del Comunale, con reti di Cuttone e Altobelli. Tra i giovani c’è da segnalare l’esordio in Serie A di Riccardo Ferri, difensore cresciuto nel vivaio. In Coppa UEFA il cammino dell’Inter si fermò al secondo turno per opera dei rumeni della Dinamo Bucarest.

In campionato un derby deciso da Oriali costò caro al Milan che a fine anno retrocesse nuovamente in Serie B. Si affermò in nerazzurro il diciottenne Giuseppe Bergomi che fu convocato, insieme a Bordon, Altobelli, Marini e Oriali da Enzo Bearzot nella Nazionale azzurra per il vittorioso campionato del mondo in Spagna.

Da Marchesi a Radice (1982-1984)

In panchina venne ingaggiato Rino Marchesi. In campionato la squadra ottenne molti pareggi e poche vittorie e ci fu un nuovo sospetto di Totonero: il caso Genoa-Inter.[40] Inoltre, il 3-3 di Juventus-Inter del 1º maggio 1983 venne tramutato in 0-2 dal Giudice Sportivo, a causa di un sasso che aveva colpito, ferendolo, il nerazzurro Gianpiero Marini mentre si trovava nel pullman della squadra nei pressi del Comunale, così la Roma poté vincere matematicamente lo scudetto una settimana dopo, l’8 maggio.[41] La squadra arriverà terza alla fine. In questa stagione fece il suo esordio il portiere Walter Zenga. In Coppa delle Coppe (alla sua seconda e ultima partecipazione), dopo aver eliminato i cechi dello Slovan Bratislava (nonostante due rigori sbagliati nella stessa partita da Beccalossi) e gli olandesi dell’AZ Alkmaar, l’Inter venne eliminata ancora una volta dal Real Madrid, dopo il pareggio dell’andata per 1-1 a San Siro venne sconfitta 2-1 al Bernabéu e dovette dire addio alla competizione.

L’anno successivo sedette in panchina Luigi Radice e la stagione si concluse con un quarto posto.

La presidenza Pellegrini (1984-1995)

Da Castagner a Corso (1984-1986)

Ernesto Pellegrini, presidente dell’Inter dal 1984 al 1995.

Il 18 gennaio 1984 la presidenza dell’Inter passò a Ernesto Pellegrini, allora vicepresidente nerazzurro,[42] che per dodici miliardi rilevò la società da Fraizzoli.[43][44] Il 12 marzo divenne ufficialmente presidente.[45]

Sulla panchina sedette Ilario Castagner mentre fu acquistato, tra gli altri, il tedesco Karl-Heinz Rummenigge per 8,5 miliardi di lire.[46] In campionato la squadra si piazzò terza dopo un lungo duello con il Verona poi scudettato, mentre in Coppa UEFA l’Inter si sbarazzò dei rumeni dello Sportul Studentesc, dei Rangers Glasgow, dei tedeschi dell’Amburgo e del Colonia, fino ad arrivare alla semifinale dove venne eliminata dal Real Madrid nonostante la vittoria per 2-0 nella gara d’andata, l’Inter capitolò ancora una volta al Bernabéu perdendo 3-0.

Nel 1985-1986 si alternarono sulla panchina Ilario Castagner e Mario Corso e i nerazzurri arrivarono sesti in campionato davanti al Milan. In Coppa UEFA, dopo aver eliminato facilmente gli svizzeri del San Gallo, gli austriaci del Linz, ai supplementari i polacchi del Legia Varsavia e nei quarti i francesi del Nantes, i nerazzurri arrivarono ancora in semifinale dove incontrarono per la quarta volta in sei anni il Real Madrid: ancora una volta l’Inter si fece eliminare vincendo 3-1 l’andata e venendo sconfitta 5-1 nel ritorno dopo i tempi supplementari.

La gestione Trapattoni (1986-1991)

Il periodo 1986-1988

Per la nuova stagione venne ingaggiato Giovanni Trapattoni, già allenatore della Juventus. Il suo debutto in campionato avvenne con una sconfitta contro il neopromosso Empoli. Il girone d’andata consegnò l’Inter al duello di testa con il Napoli di Maradona. Infortunatosi ancora Rummenigge, la squadra subì tre sconfitte consecutive nell’avvio del ritorno: ciò rese vana la successiva rincorsa. Chiuse il campionato al terzo posto, qualificandosi in Coppa UEFA.

Nella stagione successiva, l’ultima di Altobelli in nerazzurro dopo undici anni, la squadra si classificò quinta con 32 punti in campionato, qualificandosi per la Coppa UEFA.

1988-1989: lo Scudetto dei record, il 13º

Giovanni Trapattoni viene portato in trionfo dai giocatori dell’Inter dopo la vittoria dello scudetto dei record; il tecnico diventa il più vincente nella storia del campionato italiano con 7 titoli nazionali (6 con la Juventus e 1 coi nerazzurri).

Dalla Germania arrivarono il centrocampista Lothar Matthäus e il terzino sinistro Andreas Brehme.[47] In difesa avevano ormai trovato spazio il portiere Walter Zenga e i difensori Riccardo Ferri e Giuseppe Bergomi davanti ad Andrea Mandorlini (trasformato in libero).Gianfranco Matteoli da regista avanzato venne arretrato davanti alla difesa a creare gioco mentre al suo posto andò Matthäus.[47] Accanto a loro fu acquistato l’interno Nicola Berti, dalla Fiorentina, e il tornante di destra del Cesena, Alessandro Bianchi.[47] Il centravanti Aldo Serena fece coppia con l’argentino Ramón Díaz, arrivato a Milano all’ultimo minuto in prestito dalla Fiorentina dopo la bocciatura di Rabah Madjer. Momentaneamente acquistato da Pellegrini, con tanto di foto ufficiali e presentazione in sede alla stampa, l’algerino, dopo che le visite mediche rilevarono un infortunio muscolare alla coscia che poteva comprometterne l’integrità fisica, non firmò mai il contratto.[47][48]

I nerazzurri andarono già in testa solitari alla quinta giornata, distanziando il Milan di un punto e la Sampdoria e il Napoli di due. Nelle giornate successive il Milan accusò un rallentamento: l’11 dicembre, la sconfitta nel derby impedì ai rossoneri di bissare il titolo. Soltanto il Napoli riuscì a seguire l’Inter, a tre punti di distacco. La situazione non cambiò dopo lo scontro diretto del San Paolo, il 15 gennaio (0-0); il 5 febbraio l’Inter diventò campione d’inverno e la domenica successiva la rocambolesca sconfitta di Firenze per 4-3 permise al Napoli di ridurre il distacco a un punto. L’Inter vinse tutte le prime otto gare del girone di ritorno e allungò ancora sui partenopei; il 9 aprile i punti di vantaggio tra prima e seconda classificata furono sette. Vincendo lo scontro diretto del 28 maggio grazie a una punizione di Lothar Matthäus, i milanesi conquistarono matematicamente il loro 13º scudetto. Fu lo scudetto dei record: mai nessuna squadra sarebbe riuscita a toccare quota 58 con i due punti a vittoria. Aldo Serena vinse la classifica dei marcatori con 22 gol. Questa la formazione titolare: Zenga, Bergomi, Brehme, Matteoli, Ferri, Mandorlini, Bianchi, Berti, Díaz, Matthäus, Serena.

1989-1990: la prima Supercoppa Italiana

Festeggiamenti per la vittoria della prima Supercoppa italiana ai danni della Sampdoria.

Nella stagione successiva fu ceduto Ramón Díaz, e al suo posto venne preso il tedesco Jürgen Klinsmann dallo Stoccarda. La squadra venne subito eliminata in Coppa dei Campioni, dal Malmö allenato dall’inglese Roy Hodgson mentre in campionato arrivò terza. In questa stagione venne conquistata la prima Supercoppa italiana ai danni della Sampdoria sconfitta 2-0 a San Siro con le reti di Enrico Cucchi e Aldo Serena.

1990-1991: la prima Coppa UEFA

Il mondiale del 1990 vide vittoriosa la Germania di Lothar Matthäus, il quale a dicembre vinse il Pallone d’oro ed anche il FIFA World Player of the Year, primo giocatore della storia dell’Inter ad avvalersi di entrambi i prestigiosi riconoscimenti. Nella stagione 1990-1991 la squadra lottò per lo scudetto insieme alla Sampdoria; alla dodicesima giornata, approfittando del rinvio delle gare di Sampdoria e Milan, impegnate a fronteggiarsi nella Supercoppa europea, i nerazzurri andarono soli in testa. L’Inter rimase in vetta per diverse giornate, talvolta anche in compagnia di Sampdoria e Juventus, e andò a vincere il titolo d’inverno il 20 gennaio, con un punto di vantaggio sul Milan e due sul terzetto formato da Sampdoria, Juventus e Parma. Nel girone di ritorno rimasero presto in lotta i blucerchiati e le milanesi. Furono gli scontri diretti a sancire lo scudetto dei genovesi che batterono anche l’Inter vincendo 2-0 al Meazza, in un incontro nel quale Pagliuca parò un rigore a Matthäus sull’1-0 per i doriani.[49]

Giuseppe Bergomi e Riccardo Ferri con la Coppa UEFAconquistata al termine della doppia finale del 1993-1994 con la Roma.

In Coppa UEFA la squadra raggiunse la sua prima finale dove incontrò la Roma. All’andata a Milano i nerazzurri vinsero 2-0 con reti diMatthäus su rigore e di Nicola Berti. Nel ritorno, all’Olimpico, l’Inter perse per 1-0 con gol di Ruggiero Rizzitelli vincendo comunque il trofeo: erano ventisei anni che l’Inter non vinceva un trofeo internazionale. L’avventura di Trapattoni sulla panchina nerazzurra si chiuse il 22 maggio 1991 dopo esattamente cinque anni.

L’annata di Orrico (1991-1992)

Nell’estate del 1991 Trapattoni tornò alla Juventus e Pellegrini decise di sostituirlo con l’emergente Corrado Orrico, reduce da una promozione in Serie B con la Lucchese seguita da un campionato nella serie cadetta con promozione sfiorata. Sostenitore del modulo a zona, Orrico tentò di applicarlo anche all’Inter (facendo costruire la “gabbia”) ma la squadra non riuscì ad assimilare il nuovo sistema di gioco. In Coppa UEFA ci fu l’eliminazione ad opera del Boavista nel primo turno. Il tecnico fu sostituito da Luis Suárez e l’Inter giungerà ottava rimanendo esclusa dalle coppe europee dopo sedici anni (record di partecipazioni consecutive alle coppe europee nella storia del club).[50][51]

Da Bagnoli a Marini: la seconda Coppa UEFA (1992-1994)

Dennis Bergkamp e Wim Jonk, posano con il trofeo della Coppa UEFA 1993-1994, conquistata nella doppia finale contro gli austriaci delSalisburgo; Bergkamp risultò inoltre capocannoniere dell’edizione con 8 reti.

Nella stagione 1992-1993 la panchina passò nelle mani di Osvaldo Bagnoli, già campione d’Italia con ilVerona nel 1985 e che aveva allenato il Genoa portandolo in Europa. Dopo un avvio con tre sconfitte nelle prime dodici giornate, l’Inter migliorò la sua classifica in primavera. L’acquisto dell’annata fu l’uruguaiano Rubén Sosa, che segnò 20 reti in 28 presenze, la maggior parte delle quali nel girone di ritorno. L’Inter quindi vinse sei partite di seguito finendo il campionato al secondo posto a quattro punti dal Milan campione.

L’anno successivo vennero acquistati gli olandesi Wim Jonk e Dennis Bergkamp dell’Ajax ma i troppi infortuni peggiorarono una situazione già compromessa.[52] Nella sesta giornata di ritorno Bagnoli venne esonerato e subentrò Gianpiero Marini, allenatore della Primavera.[53] I successivi risultati però furono peggiori, con due sole vittorie, altrettanti pareggi e otto sconfitte, tanto che l’Inter si salvò alla penultima giornata per un punto.

Ma in Coppa UEFA il cammino fu radicalmente diverso. La squadra nerazzurra infatti raggiunse la finale per la seconda volta dove incontrò la squadra austriaca del Casino Salisburgo. L’Inter si impose in entrambi gli incontri per 1-0 sollevando così per la seconda volta il trofeo.[54][55]

L’era-Pellegrini era terminata: l’ultima decisione rilevante fu quella di assumere come tecnico Ottavio Bianchi e si entrò nella nuova era-Moratti.

La presidenza di Massimo Moratti (1995-2013)

Da Bianchi ad Hodgson (1994-1997)

Roy Hodgson, scelto dal nuovo presidente Massimo Moratti per risollevare le sorti del club nerazzurro.

La vittoria della Coppa UEFA, la seconda nella storia dei nerazzurri, influì poco sui destini sportivi dell’Inter: la presidenza Pellegrini era ormai alla fine, e la conduzione tecnica fu affidata ad Ottavio Bianchi.

Il 18 febbraio 1995 Pellegrini cedette l’Inter, che tornò dopo 27 anni nelle mani della famiglia Moratti.[56] Fu Massimo, figlio di Angelo, a prenderne le redini.[56] Il giorno dopo il nuovo presidente esordì al Meazza con un successo: l’Inter batté il Brescia per 1-0.[57] Il nuovo presidente confermò il tecnico Bianchi, una scelta che non trovò pieno consenso nei tifosi.[58] La stagione si concluse in rimonta: la squadra risalì la china della classifica e alla fine non andò oltre la sesta posizione in campionato, conquistando la qualificazione per la Coppa UEFA all’ultima giornata.

Per la stagione seguente, la prima ad iniziare con Moratti presidente, la dirigenza decise di rinnovare la fiducia ad Ottavio Bianchi ma venne esonerato dopo quattro turni di campionato e rimpiazzato dall’inglese Roy Hodgson, già CT della Nazionale svizzera. Proprio a causa dei numerosi impegni con essa, la prima squadra venne momentaneamente affidata Luis Suárez.[59] La squadra concluse il campionato 1995-1996 al settimo posto mentre in Coppa UEFA fu eliminata al primo turno dal Lugano.

La stagione 1996-1997 dei nerazzurri si concluse con il terzo posto, a 6 punti dalla Juventus campione d’Italia mentre in campo internazionale l’Inter fu artefice di un percorso positivo in Coppa UEFA raggiungendo la finale che mise i nerazzurri di fronte allo Schalke 04. A Gelsenkirchen finì 1-0 per i tedeschi e lo stesso risultato fu al ritorno ma per l’Inter. Si andò così ai supplementari ed infine ai calci di rigore: Zamorano e Winter fallirono le due conclusioni consegnando così ai tedeschi la Coppa.[60] La sconfitta europea provocò le dimissioni di Hodgson, sostituito nelle ultime due giornate di campionato da Luciano Castellini, in attesa di ingaggiare un nuovo tecnico per la stagione futura.[61]

Dalla terza Coppa UEFA con Simoni all’annata dei quattro allenatori (1997-1999)

Il brasiliano Ronaldo, acquistato dal Barcellona nel luglio del 1997, venne nominato Pallone d’oro nel dicembre dello stesso anno.

Nell’estate 1997 Moratti ingaggiò l’allenatore Luigi Simoni e acquistò per 48 miliardi di lire dal Barcellona il brasiliano Ronaldo, eletto Pallone d’oro nel dicembre di quell’anno.[62] Con l’innesto del Fenomeno, nella stagione 1997-1998 la squadra tornò a battersi per lo scudetto insieme alla Juventus.

I nerazzurri condussero la classifica per le prime 16 giornate e nonostante la vittoria del primo scontro diretto il 4 gennaio,[63] vennero sorpassati a metà torneo dai bianconeri, campioni d’inverno, complice una sconfitta casalinga contro il Bari (0-1) e un pareggio ad Empoli(1-1).[64] A quattro giornate dalla fine, con la Juventus capolista a quota 66 punti e l’Inter seconda a 65, le due rivali si affrontarono a Torino dove gli ospiti persero 1-0, recriminando veemente per un contatto nell’area bianconera che l’arbitro Ceccarini ritenne di non sanzionare;[65]nel proseguimento dell’azione fu invece la Juventus a guadagnare un rigore (poi parato da Pagliuca): nel frattempo Simoni, infuriato per la condotta della giacchetta nera, era entrato in campo con la palla ancora in gioco, trattenuto a stento dagli addetti, dirigendosi verso il direttore di gara e gridandogli ripetutamente «Si vergogni!», per essere infine espulso.[66] Nei turni successivi la squadra meneghina perse ulteriore terreno dopo il pareggio in casa contro il Piacenza (0-0)[67] e la decisiva sconfitta a Bari per 2-1 contro i pugliesi, il 10 maggio. Con una giornata d’anticipo la Juventus vinse così il campionato.

In Coppa UEFA anche quest’anno il cammino fu positivo raggiungendo per la quarta volta in sette anni la finale. Al Parco dei Principi di Parigi, il 6 maggio, la squadra di Simoni incontrò la Lazio battendola 3-0 con reti di Zamorano, Zanetti e Ronaldo. L’Inter vinse la prima finale unica del torneo, conquistando per la terza volta il trofeo in 4 finali disputate in soli 9 anni.[68]

Nell’estate 1998 venne confermato Simoni e, grazie alla nuova formula dei preliminari e al secondo posto dell’anno precedente, l’Inter tornò in Coppa dei Campioni dopo nove anni.[69] Il mondiale francese restituì al club un Ronaldo affaticato ed in precarie condizioni fisiche nonché attanagliato da una tendinopatia rotulea che necessitava di un’operazione. I tempi si allungavano e lui continuava a sottoporre il ginocchio a sforzi e carichi di lavoro, fino a quando il tendine subì una parziale lacerazione. Il brasiliano, che faceva coppia col neoacquisto Roberto Baggio, ebbe così un rendimento altalenante per tutta l’annata. Ci fu anche l’avvicendamento di quattro allenatori e alla fine la squadra giunse ottava rimandendo fuori dalle coppe europee. In Champions League, superato il secondo turno preliminare, i nerazzurri capitarono in un girone con Spartak Mosca, Sturm Graz e Real Madrid (campione uscente). Questa fase venne superata da prima in classifica e la squadra, nel frattempo allenata da Mircea Lucescu che aveva sostituito Simoni a novembre, venne in seguito eliminata ai quarti di finale dal Manchester United che avrebbe poi vinto la competizione. La stagione proseguì con l’esonero di Lucescu a favore di Luciano Castellini, in attesa del ritorno di Roy Hodgson che guidò l’Inter per le restanti partite di campionato, chiuso all’ottavo posto con 46 punti perdendo pure entrambi gli incontri validi per lo spareggio per l’ingresso in Coppa UEFA col Bologna.[70]

Da Lippi a Tardelli (1999-2001)

Marcello Lippi, ingaggiato nell’estate del 1999, non riuscì a ripetere a Milano i numerosi successi conseguiti sulla panchina della Juventus.

Nell’estate del 1999 la dirigenza ingaggiò Marcello Lippi che, dopo un quinquennio alla Juventus, si era dimesso a febbraio. Lippi chiese alla società di non rinnovare il contratto del capitano Giuseppe Bergomi, che attendeva il rinnovo dopo un’annata positiva, terminando così la sua carriera interamente giocata con la maglia dell’Inter dopo 20 anni.[71] Al termine della stagione l’Inter si piazzò quarta e vinse lo spareggio per l’ingresso in Champions League contro il Parma del 23 maggio per 3-1, grazie a due reti di Roberto Baggio, le ultime in maglia nerazzurra e al sigillo finale di Zamorano. Avendo la Lazio vinto scudetto e coppa nazionale, la squadra nerazzurra si qualificò per la finale di Supercoppa Italiana in quanto finalista di Coppa Italia.

Nella stagione successiva i meneghini furono eliminati dalla Champions League già ad agosto, nel terzo turno preliminare, dagli svedesidell’Helsingborg. La squadra perse anche la finale di supercoppa italiana contro la Lazio per 4-3 e la partita d’esordio in campionato con laReggina (1-2 a Reggio Calabria), provocando lo sfogo televisivo di Lippi, che si rivolse ai giocatori con toni rabbiosi.[72] A causa del clima creatosi nello spogliatoio la dirigenza optò per l’esonero dell’allenatore toscano: due giorni più tardi sulla panchina dell’Inter fu chiamatoMarco Tardelli. Nonostante il cambio della guida tecnica l’Inter chiuse il campionato al quinto posto davanti al Milan,subendo tra l’altro due batoste come lo 0-6 nel derby di campionato o l’1-6 a Parma in Coppa Italia nei quarti di finale. qualificandosi in Coppa UEFA. Tardelli non venne quindi confermato sulla panchina della squadra

Al termine della stagione scoppiò lo scandalo dei passaporti falsi, riguardante la naturalizzazione illecita di alcuni calciatori extracomunitari: tra le società coinvolte figurò anche l’Inter per la vicenda della nazionalità di Álvaro Recoba. Il direttore sportivo Gabriele Oriali patteggiò 20.000 euro di ammenda e Recoba subì una squalifica totale di due anni, poi ridotta dalla FIGC a sei mesi di squalifica nelle competizioni nazionali e internazionali con diffida.

Il biennio di Cúper e la stagione con Zaccheroni (2001-2004)

Héctor Cúper riportò l’Inter al vertice nonostante un clamoroso scudetto sfiorato nel 2002 e una cocente eliminazione in semifinale diChampions League l’anno dopo per mano del Milan.

Nella stagione successiva Moratti decise di puntare su Héctor Cúper,[73] tecnico argentino reduce dalle stagioni precedenti durante le quali aveva condotto il Valencia a due finali consecutive di Champions League (entrambe perse contro Bayern Monaco e Real Madrid). L’Inter raggiunse la vetta per alcune volte finché il 24 marzo diede l’accelerata che sembrava decisiva battendo la Roma campione in carica, nello scontro diretto diSan Siro per 3-1, andò a +3 sui giallorossi e +4 sulla Juventus.[74] Ma all’ultima giornata il vantaggio si ridusse a un punto. Le tre squadre arrivarono così all’ultima gara, il 5 maggio, in questa situazione di classifica: Inter 69, Juventus 68, Roma 67. La Juventus era impegnata sul campo dell’Udinese, mentre l’Inter giocava in trasferta contro la Lazio: i bianconeri vinsero 2-0 ma l’Inter perse per 4-2 finendo al terzo posto.[75]

Il 12 dicembre 2001 scomparve a Milano l’avvocato Peppino Prisco, storico vicepresidente interista, ottantenne da pochi giorni.[76] A fine annoRonaldo, nel frattempo passato al Real Madrid, vinse il suo secondo Pallone d’oro.

L’anno seguente, con Christian Vieri capocannoniere del torneo con 24 gol, la squadra arrivò seconda in campionato ancora dietro la Juventus mentre in Champions League, partita dal terzo turno preliminare, arrivò fino in semifinale contro il Milan (poi campione vincendo la finale contro la Juventus), nel primo derby di Milano nella storia delle coppe europee. Dopo lo 0-0 di Milan-Inter, il ritorno, Inter-Milan, finì 1-1. Al gol di Andriy Shevchenko in chiusura di primo tempo rispose all’84 il giovane Obafemi Martins: i rossoneri passarono così il turno in virtù del gol segnato in trasferta.[77]

Nell’ottobre 2003 Cúper venne esonerato e sostituito da Alberto Zaccheroni che centrò il 4º posto valido per i preliminari di Champions League ma il tecnico romagnolo non venne confermato per l’annata seguente.

Nel gennaio 2004, Massimo Moratti si dimise una seconda volta dalla carica di presidente (la prima era avvenuta il 6 maggio 1999, dopo le pesanti critiche ricevute per la scelta di affidare la squadra all’allenatore Roy Hodgson)[78], pur conservandone la proprietà, insieme a quattro componenti del consiglio di amministrazione. A subentrargli fu l’ex giocatore e bandiera nerazzurra Giacinto Facchetti, che restò in carica fino alla sua scomparsa, avvenuta nel settembre 2006.[79]

Il quadriennio di Mancini (2004-2008)

2004-2005: La 4ª Coppa Italia

Il 16 giugno 2004 venne ufficialmente presentato come nuovo allenatore Roberto Mancini. La partenza dell’Inter in campionato fu caratterizzata da una serie di imbattibilità con un elevato numero di pareggi, e alla fine giunse terza in campionato dietro Juventus e Milan. Il club di Moratti fu comunque capace di mettere in bacheca un trofeo dopo sette anni: i nerazzurri conquistarono infatti la quarta Coppa Italia il 15 giugno 2005 nella finale contro la Roma, imponendosi sia all’andata che al ritorno: 2-0 allo Stadio Olimpico con una doppietta di Adriano e 1-0 al Meazza con gol di Mihajlović.

2005-2006: la 2ª Supercoppa italiana, la 5ª Coppa Italia, il 14º scudetto

La compagine meneghina cominciò il 2005-2006 il 20 agosto con la vittoria della seconda Supercoppa Italiana della sua storia dopo quella del 1989, grazie a una rete di Juan Sebastián Verón nei supplementari contro la Juventus al Delle Alpi (1-0).[80]

I festeggiamenti per la quinta Coppa Italia, conquistata al termine della doppia finale contro la Roma.

Il campionato vide la Juventus stare in testa, che sconfisse l’Inter nel derby d’Italia di ritorno, disputato a marzo, per 2-1. Unito alla precedente sconfitta con la Fiorentina, la sconfitta favorì il recupero del Milan, capace di rimontare 14 punti all’Inter e 11 alla Juventus. Alla fine il podio fu quello dell’annata precedente: Juventus prima, Milan secondo ed Inter terza, stando alla classifica al termine dell’ultima giornata, il 14 maggio 2006. I nerazzurri vinsero comunque la Coppa Italia per la seconda volta consecutiva e nuovamente contro la Roma. Dopo il pareggio all’Olimpico (1-1) al ritorno la formazione milanese prevalse per 3-1, conquistando il trofeo per la quinta volta nella sua storia.[81]

Il 26 luglio la FIGC assegnò all’Inter il quattordicesimo scudetto della sua storia, sulla base della classifica stilata dopo le sentenze della giustizia sportiva nell’ambito di Calciopoli. La decisione arrivò dopo aver recepito il parere consultivo di una Commissione, composta da Gerhard Aigner, Massimo Coccia e Roberto Pardolesi, sul quesito riguardante l’assegnazione del titolo di campione d’Italia in caso di modifica della classifica finale del campionato.[82] Con la conseguente retrocessione in Serie B della Juventus, l’Inter rimase l’unica società calcistica italiana ad aver disputato tutte le edizioni della Serie A.

2006-2007: la 3ª Supercoppa italiana e il 15º scudetto

Il 26 agosto l’Inter si presentò alla sfida di Supercoppa italiana come vincitrice sia della Coppa Italia che dello scudetto (in passato l’accoppiata era riuscita anche a Torino, Juventus, Napoli e Lazio). La partita di San Siro, giocata contro la Roma, si concluse 3-3 al 90′ (dopo un primo parziale di 0-3 per i giallorossi); una punizione di Figo nei tempi supplementari completò la rimonta nerazzurra e fissò il risultato sul 4-3, consegnando all’Inter la terza Supercoppa italiana della sua storia, la seconda consecutiva.

Pochi giorni dopo la vittoria in Supercoppa, il 4 settembre 2006, scomparve a Milano dopo alcuni mesi di grave malattia il presidente Giacinto Facchetti, già bandiera nerazzurra negli anni sessanta e settanta e della Nazionale.[83] A seguito di questo evento, il 6 settembre dello stesso anno Massimo Moratti riprese il ruolo di presidente del club.

Roberto Mancini guidò l’Inter ad un nuovo Scudetto dei record, diciott’anni dopo quello di Trapattoni.

Nella stagione 2006-2007 l’Inter occupò stabilmente la vetta della classifica di Serie A con molti punti di vantaggio sulla seconda vincendo pure il ritorno del derby contro il Milan (2-1 dopo il 4-3 dell’andata). Il 18 aprile subì la prima e unica sconfitta in campionato, ad opera della Roma, seconda in classifica e vittoriosa per 3-1 a San Siro. Si trattò della prima sconfitta dopo 39 partite consecutive di imbattibilità in tutte le competizioni, giunta proprio nella sfida che avrebbe potuto decretare matematicamente il primo posto. Il 22 aprile, comunque, i nerazzurri conquistarono il loro 15º scudetto, con cinque giornate di anticipo sulla fine del campionato (record italiano eguagliato), vincendo 2-1 contro il Siena in trasferta grazie a due gol di Marco Materazzi ed alla contemporanea sconfitta della Roma a Bergamocontro l’Atalanta. Il cammino tricolore fu caratterizzato da una lunga serie di record nei campionati italiani a 20 squadre, tra cui il primato dei punti conquistati (97, poi superato nel 2013-2014 dai 102 della Juventus), del maggior vantaggio sulla seconda classificata (22), delle vittorie consecutive (17) – record assoluto in Serie A – e totali (30, poi anch’esso superato dalle 33 della Juve del 2013-2014) e, in trasferta, delle vittorie totali (15), di quelle consecutive (11), del maggior numero di punti (49 su 57) e del minor numero di sconfitte (0, poi eguagliato nel 2011-2012 ancora dalla Juventus).

In Coppa Italia la squadra raggiunse la terza finale consecutiva, per la terza volta contro la Roma; non era mai accaduto prima che le stesse squadre si fossero sfidate in finale per tre anni di fila. Nella finale di andata l’Inter venne battuta dalla Roma all’Olimpico per 6-2, mentre nella gara di ritorno non bastò il 2-1 per vincere la coppa.

2007-2008: il 16º scudetto nella stagione del centenario

Zlatan Ibrahimović, autore della doppietta decisiva che valse all’Inter il suo sedicesimo scudetto al termine dell’ultima giornata del campionato 2007-2008.

La stagione 2007-2008, che condusse l’Inter nel novero delle società centenarie il 9 marzo 2008, si aprì il 19 agosto 2007 con la sconfitta casalinga contro la Roma per 1-0 nella ventesima edizione della Supercoppa italiana e nella seconda partita della medesima giocata tra Inter e Roma nelle ultime due stagioni, nonché quattordicesima sfida in generale tra i due club nell’arco di poco più di tre anni.

All’inizio del campionato il cammino della squadra ricalcò le orme della stagione precedente. L’Inter si laureò campione d’inverno con due giornate d’anticipo dalla fine del girone d’andata, chiudendo in testa a quota 49 punti (15 vittorie e 4 pareggi), con un vantaggio di 7 lunghezze sulla seconda (Roma) e 12 sulla terza (Juventus). Inoltre migliorò il record di vittorie consecutive tra campionato e coppe stabilito l’anno precedente, portandosi a quota 13 rispetto alle 11 affermazioni della passata stagione.

Dalla fine di febbraio alla fine di marzo (dalla 24ª alla 31ª giornata) la squadra di Mancini attraversò un periodo in cui dilapidò in parte il vantaggio accumulato sulla Roma, che recuperò 7 punti e si portò a 4 lunghezze di distacco. Nel corso di questo periodo giunse per i nerazzurri la prima sconfitta dopo 31 partite utili consecutive in campionato, contro il Napoli, che si impose in casa per 1-0. I milanesi non perdevano in Serie A da 31 partite (18 aprile 2007, 1-3 contro la Roma). Dalla 32ª alla 35ª giornata i nerazzurri ottennero 4 vittorie consecutive, e in seguito persero il derby contro il Milan per 2-1 e pareggiarono in casa contro il Siena per 2-2. A una giornata dalla fine l’Inter conservava un punto di vantaggio sulla Roma. Il 18 maggio, dopo una partita sofferta nelle battute iniziali contro il Parma, in trasferta e con la tifoseria nerazzurra della città al seguito (il divieto imposto dalla prefettura di Parma valeva solo per i nerazzurri provenienti dal resto d’Italia[84]), la squadra riuscì ad imporsi sui rivali per 2-0 grazie a due gol di Ibrahimović (rientrante da un infortunio che lo aveva tenuto fuori dai campi di gioco per quasi due mesi) e si laureò Campione d’Italia[85] per la sedicesima volta nella sua storia con tre punti di vantaggio sulla Roma. In Coppa Italia venne raggiunta ancora la finale dove i nerazzurri furono sconfitti ancora dalla Roma (non era mai accaduto prima che le stesse squadre si fossero sfidate in finale per quattro anni di fila) per 2-1.

Il biennio di Mourinho: dai successi nazionali alla terza Champions League (2008-2010)

2008-2009: Il 17º scudetto e la 4ª Supercoppa italiana

José Mourinho, allenatore dell’Inter dal 2008 al 2010 e vincitore di due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana e una Champions League.

A fine stagione Mancini venne sostituito dal portoghese José Mourinho.[86] Il 24 agosto l’Inter vinse il primo trofeo con quest’allenatore, ovvero la Supercoppa italiana, battendo la Roma ai calci di rigore per 8-7 (2-2 al termine dei tempi supplementari).[87]

La squadra vinse il campionato 2008-2009 conquistandolo con due giornate d’anticipo, il 16 maggio 2009, grazie alla sconfitta del Milancon l’Udinese nell’anticipo della 36ª giornata che laureò l’Inter Campione d’Italia per la 17ª volta nella sua storia,[88] agganciando i rossoneri nel palmarès italiano. Ibrahimović fu capocannoniere con 25 reti: erano cinquant’anni che uno straniero nell’Inter non veniva incoronato re dei bomber (l’ultimo fu Antonio Valentín Angelillo nel 1958-1959). In coppa Italia in nerazzurri si fermarono in semifinale con la Sampdoria, interrompendo una lunga serie di partite disputate nella competizione.

2009-2010: il 18º scudetto, la 6ª Coppa Italia e la 3ª Champions League

Samuel Eto’o, arrivato all’Inter nell’estate del 2010 in cambio di Ibrahimović, e tra i protagonisti nella vittoria dell’edizione 2009-2010 della Champions League.

Nell’estate 2009 Ibrahimović lasciò l’Inter approdando al Barcellona in cambio di Samuel Eto’o e un sostanzioso conguaglio. Gli altri acquisti nerazzurri furono il difensore Lúcio, il centrocampista Thiago Motta, l’attaccante Diego Milito[89] e il trequartista Wesley Sneijder. La stagione si aprì con la sconfitta contro la Lazio per 2-1 a Pechino in Supercoppa italiana.[90]

L’Inter volò in testa solitaria all’ottava giornata, quindi allungò sulle dirette concorrenti e nonostante la sconfitta nello scontro diretto con la Juventus rimase comunque in vetta, mantenendola fino a laurearsi campione d’inverno con una giornata d’anticipo. Alla ventesima giornata il distacco si ridusse a 6 a causa del pareggio col Bari e della vittoria del Milan sul Siena. Nel derby i rossoneri tentarono un riavvicinamento ma l’Inter vinse 2-0. Alla 25ª giornata si fece avanti prepotentemente la Roma, che veniva da una lunga striscia di risultati utili, portatasi a -5 dall’Inter grazie al pareggio interno per 0-0 con la Sampdoria. Alla 31ª si svolse all’Olimpico lo scontro diretto con i giallorossi, che vinsero per 2-1, riducendo lo svantaggio ad un punto. Alla 33ª giornata ci fu il sorpasso: l’Inter pareggiò a Firenze nell’anticipo mentre la Roma vinse in casa con l’Atalanta. Alla 35ª il controsorpasso, con l’Inter che vincendo la sua gara, a differenza della Roma che veniva sconfitta in casa dalla Sampdoria, poté riportarsi in vetta con 2 punti di vantaggio, che rimase invariato fino all’ultima giornata quando l’Inter vinse il suo 18º scudetto a Siena, il 16 maggio, imponendosi per 1-0 con gol di Milito nel secondo tempo.[91]

Diego Milito, assoluto protagonista del treable nerazzurro con 30 gol in 52 partite tra campionato e coppe.

In Coppa Italia i nerazzurri arrivarono per la dodicesima volta in finale dopo aver battuto il Livorno (1-0), la Juventus (2-1) e la Fiorentina (doppio 1-0). In finale venne sconfitta la Roma all’Olimpico per 1-0 con gol di Milito, nella quinta finale contro i giallorossi delle ultime sei edizioni.[92]

In Champions League l’Inter fu sorteggiata in un girone con i campioni di Spagna e d’Europa del Barcellona dell’ex Ibrahimović, con i campioni d’Ucraina della Dinamo Kiev e con i campioni di Russia del Rubin Kazan. Superato il turno al secondo posto dietro i catalani, l’Inter agli ottavi di finale trovò il Chelsea.[93] L’andata terminò 2-1 grazie alle reti di Milito e Cambiasso.[94] Anche nel ritorno i nerazzurri prevalsero (1-0, rete di Eto’o), centrando un successo in trasferta contro una squadra inglese dopo sette anni (l’ultima vittoria, 3-0 ad Highbury contro l’Arsenal, risaliva al 2003), e presentandosi così ai quarti di finale dopo quattro anni.[95] In questo turno fu la volta dei russi del CSKA Mosca che vennero battuti con un doppio 1-0 firmato Milito all’andata con un destro dal limite dell’area[96] e Sneijder nel ritorno su punizione.[97] In semifinale ai nerazzurri toccò affrontare di nuovo il Barcellona: l’Inter vinse la partita di andata per 3-1 con i gol di Sneijder, Maicon e Milito che rimontarono l’iniziale svantaggio firmato Pedro;[98] nel ritorno al Camp Nou l’Inter perse per 1-0 e si qualificò per la finale a 38 anni dall’ultima volta.[99] Il 22 maggio a Madridbattendo il Bayern Monaco con due gol di Milito, l’Inter conquistò la sua terza Coppa dei Campioni dopo quarantacinque anni, realizzando così una storica tripletta mai riuscita a nessun’altra squadra italiana.[100] Inoltre con quest’ultimo successo, l’Inter divenne la seconda squadra italiana alle spalle del Milan per numero di Coppe dei Campioni conquistate, scavalcando la Juventus, mentre il tecnico portoghese diventò il terzo allenatore, dopo Ernst Happel e Ottmar Hitzfeld, a vincere due Champions League con due club diversi. Al termine della stagione chiuse la sua esperienza in Italia trasferendosi in Spagna, al Real Madrid.

Il post-triplete (2010-2013)

2010-2011: 5ª Supercoppa italiana, Mondiale per club, 7ª Coppa Italia

Rafael Benítez, vincitore con l’Inter della Supercoppa italiana e del Mondiale per club.

Il 10 giugno 2010 venne ufficializzato l’ingaggio del nuovo allenatore, lo spagnolo Rafael Benítez. Lo storico treble dell’annata precedente permise all’Inter di partecipare, oltre alla Supercoppa italiana, per la prima volta anche alla Supercoppa europea e al Mondiale per club. Il 21 agosto i nerazzurri affrontarono la Roma, finalista di Coppa Italia, nel trofeo italiano per la quarta volta nella ultime cinque edizioni, battendola per 3-1 grazie al gol di Pandev e alla doppietta di Eto’o che rimontarono l’iniziale vantaggio di Riise.[101] In Supercoppa UEFA, il 27 agosto, l’Inter perse il trofeo contro l’Atlético Madrid per 2-0 ed insieme ad esso anche la possibilità di vincere sei trofei nell’arco di un anno solare come fece il Barcellona nella stagione precedente.[102] La partita di semifinale della Coppa del Mondo per club si giocò il 15 dicembre contro i sudcoreani delSeongnam battuti dalla formazione nerazzurra per 3-0 con reti di Stanković, Zanetti e Milito; l’Inter si aggiudicò quindi il diritto di giocare la finale della competizione che si disputò il 18 dicembre contro i campioni africani del Mazembe, prima squadra non europea e non sudamericana ad accedere alla finale della competizione.[103] La partita finì 3-0 per i nerazzurri con i gol di Pandev, Eto’o e Biabiany, che si consacrarono Campioni del Mondo per la terza volta nella loro storia.[104]

Il 23 dicembre Benítez e la dirigenza decisero di rescindere consensualmente il contratto anche a causa delle dichiarazioni rilasciate dal tecnico spagnolo subito dopo la vittoria di Abu Dhabi.[105] Il nuovo allenatore divenne il brasiliano Leonardo, ex giocatore e allenatore del Milan. In campionato i nerazzurri giunsero secondi dietro il Milan, qualificandosi comunque alla Champions League per la decima volta consecutiva (record italiano).[106] In Champions League la squadra arrivò seconda nella prima fase dietro il Tottenham e, dopo aver eliminato il Bayern Monaco negli ottavi di finale ribaltando lo 0-1 di San Siro con un 3-2 all’Allianz Arena,[107] venne eliminata dallo Schalke 04 nei quarti di finale, perdendo sia in casa (5-2) che in trasferta (2-1). In Coppa Italia, dopo aver eliminato il Genoa (3-2), il Napoli al San Paolo ai calci di rigore (dopo che i supplementari si erano conclusi sullo 0-0) e la Roma (1-0 all’Olimpico e 1-1 al Meazza), il 29 maggio 2011 vinse la finale contro il Palermo per 3-1 grazie alla doppietta di Eto’o e al sigillo nel finale di Milito. Si trattò della settima vittoria nella competizione nazionale. Ai nerazzurri venne assegnata contestualmente anche la Coppa del 150º anniversario dell’Unità d’Italia.[108]

Il biennio 2011-2013

Una formazione della stagione 2010-2011. Da sinistra, prima fila: Júlio César, Álvarez, Pazzini, Chivu,Lúcio, e Samuel; seconda fila, Zanetti, Cambiasso, Obi,Nagatomo e Milito.

Il 24 giugno 2011 l’Inter comunica l’ingaggio del tecnico Gian Piero Gasperini come nuovo allenatore della prima squadra;[109] l’ufficialità dell’ingaggio arriva il 1º luglio.[110] L’ex tecnico genoano prende il posto di Leonardo, accasatosi al Paris Saint-Germain come direttore sportivo.[111] L’esordio ufficiale sulla panchina dell’Inter avviene il 6 agosto 2011, in concomitanza con la sconfitta rimediata per 2-1 in Supercoppa italiana ad opera del Milan.[112] Il 21 settembre 2011 Gasperini viene sollevato dall’incarico di allenatore dell’Inter dopo la sconfitta per 3-1 subita sul campo del Novara, nella gara valida per la quarta giornata di campionato.[113] L’esonero arriva dopo quattro sconfitte ed un pareggio tra campionato, Champions League e Supercoppa Italiana. Il 22 settembre 2011 gli subentra il romano Claudio Ranieri, che firma un contratto fino al 30 giugno 2013.[114]

La squadra si qualificò al primo posto nel girone di Champions League grazie alle vittorie in trasferta contro CSKA Mosca eLilla (sconfitto poi anche in casa) e al pareggio in Turchia contro il Trabzonspor. Il 10 dicembre, grazie al successo sullaFiorentina (2-0), iniziò una serie di sei vittorie consecutive che culminarono nelle vittorie nel derby (0-1 gol di Diego Milito) e contro la Lazio (2-1) permettendo così di scavalcare quest’ultima al quarto posto. All’inizio del girone di ritorno, dopo che la squadra venne eliminata dalla Coppa Italia ai quarti di finale dal Napoli, nelle prime sette giornate furono raccolti due punti, contro il Palermo in casa (4-4 con quattro gol di Milito) e un pareggio in rimonta dallo 0-2 sempre a Milano contro il Catania. L’Inter tornerà a vincere alla 27ª giornata a Verona contro il ChievoVerona. La squadra, in seguito, verrà eliminata anche dalla Champions League ad opera dei francesi del Marsiglia: all’andata in Francia perse 1-0 al 93′ mentre nel ritorno la vittoria per 2-1 non bastò a ribaltare la situazione.

Il 26 marzo, dopo la sconfitta in trasferta per 0-2 ad opera della Juventus, il tecnico Ranieri è stato esonerato a favore di Andrea Stramaccioni, vincitore della prima edizione dellaNextGen Series con la Primavera dell’Inter. A fine stagione la squadra arriva sesta qualificandosi al terzo turno preliminare di Europa League. Il tecnico romano, il 29 maggio2012, prolunga il suo contratto con l’Inter di tre anni.[115] L’annata 2012-13, malgrado un buon inizio comprensivo di dieci vittorie consecutive tra campionato e Europa League (che porta l’Inter a violare l’imbattibilità dello Juventus Stadium), si rivela disastrosa con il nono posto finale in classifica: per la prima volta dopo quattordici anni, l’Inter rimane esclusa dalle coppe europee.

La presidenza Thohir (2013-oggi)

Da Mazzarri al ritorno di Mancini (2013-2015)

Il 24 maggio, la società ufficializza la risoluzione del contratto con il tecnico romano: al suo posto, viene ingaggiato Walter Mazzarri.[116] L’allenatore toscano è reduce da un quadriennio al Napoli, che ha condotto alla vittoria della Coppa Italia 2011-12. Il 15 ottobre, tramite il sito ufficiale, viene comunicato l’accordo con la società indonesiana International Sports Capital (ISC), indirettamente posseduta da Erick Thohir, Rosan Roeslani e Handy Soetedjo, con il quale la ISC diviene azionista di controllo dell’Inter mediante la partecipazione del 70% attraverso un aumento di capitale riservato. Il 15 novembre l’assemblea dei soci elegge ufficialmente Thohir nuovo presidente. Massimo Moratti, che non farà parte del CDA, assume la carica di presidente onorario.[117] Ciò sancisce di fatto la fine della presidenza Moratti dopo 18 anni, la più longeva e vincente della storia nerazzurra.[118]

L’Inter si classifica quinta nel campionato 2013-14, guadagnando l’accesso ai play-off di Europa League[119] in quella che è l’ultima stagione di alcuni protagonisti del precedente ciclo vittorioso: il capitano Javier Zanetti, Walter Samuel, Esteban Cambiasso e Diego Milito.

I negativi risultati ottenuti all’inizio dell’annata seguente provocano l’esonero di Mazzarri (che non era mai stato licenziato a stagione in corso nella sua carriera) e il ritorno, dopo sei anni, di Roberto Mancini.[120] La squadra nerazzurra manca, per la seconda volta in tre anni, l’accesso alle coppe europee terminando il campionato in ottava posizione: l’attaccante argentino Icardi vince la classifica marcatori, in coabitazione con Luca Toni, grazie a 22 realizzazioni.

Nell’attuale stagione l’Inter torna competitiva, e grazie anche ad una serie di successi per 1-0 si ritrova in testa alla classifica già alla terza giornata, ma il crollo avviene all’inizio del 2016: dopo l’anno solare 2015 chiuso in testa con 4 punti di vantaggio sul Napoli, i nerazzurri perdono il platonico titolo di campione d’inverno proprio all’ultima giornata perdendo in casa col Sassuolo. Da lì inizia una serie di risultati negativi che la fanno precipitare al momento in quinta posizione. In Coppa Italia il club si ferma in semifinale con la Juventus, riuscendo a pareggiare la sconfitta per 3-0 subìta nella gara d’andata, ma uscendo poi ai calci di rigore.

Cronistoria

Cronistoria del Football Club Internazionale Milano
  • 1908 – 9 marzo: fondazione del Foot-Ball Club Internazionale. L’uniforme è una maglia a strisce verticali nerazzurre.
  • 1908-1909 · 3ª nel girone eliminatorio lombardo.
  • 1909-1910 · Scudetto.svgCampione d’Italia (1º titolo).

  • 1910-1911 · 6ª nel Campionato Ligure-Lombardo-Piemontese.
  • 1911-1912 · 4ª nel Campionato Ligure-Lombardo-Piemontese.
  • 1912-1913 · 3ª nel Girone Eliminatorio Lombardo-Ligure.
  • 1913-1914 · 3ª nel girone finale delCampionato del Nord Italia.
  • 1914-1915 · 3ª nel girone finale delCampionato del Nord Italia.
  • 1915-1916 · 3ª nel girone eliminatorio lombardo della Coppa Federale.
  • 1916-1917 · 2ª nella Coppa Regionale Lombarda.
  • 1917-1918 · 2ª nella Coppa Mauro dopo aver perso lo spareggio con il Milan.
  • 1918-1919 · 3ª nella Coppa Mauro.
  • 1919-1920 · Scudetto.svgCampione d’Italia (2º titolo).[27]

  • 1920-1921 · 3ª nel gruppo D del Girone Semifinale Nazionale.
  • 1921-1922 · 12ª nel girone B di Prima DivisioneCCI. Vince lo spareggio con laLibertas Firenze.
  • 1922-1923 · 7ª nel girone A di Prima Divisione.
  • 1923-1924 · 3ª nel girone A di Prima Divisione.
  • 1924-1925 · 4ª nel girone A di Prima Divisione.
  • 1925-1926 · 5ª nel girone A di Prima Divisione.
  • 1926-1927 · 5ª nel girone finale di Divisione Nazionale.
Terzo turno di Coppa Italia (poi interrotta).
  • 1927-1928 · 7ª nel girone finale di Divisione Nazionale.
  • 1928 – 31 agosto: si unisce all’US Milanese e assume la denominazione di Ambrosiana.
  • 1928-1929 · 6ª nel girone B di Divisione Nazionale. Perde lo spareggio di ammissione alla Coppa Europa Centrale 1929 contro la Juventus.
  • 1929-1930 · Scudetto.svgCampione d’Italia (3º titolo).
Semifinalista di Coppa dell’Europa Centrale.

  • 1930-1931 · 5ª in Serie A.
  • 1932 – Viene ricostituita l’US Milanese e cambia nome in Ambrosiana-Inter.
  • 1931-1932 · 6ª in Serie A.
  • 1932-1933 · 2ª in Serie A.
Finalista di Coppa dell’Europa Centrale.
  • 1933-1934 · 2ª in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa dell’Europa Centrale.
  • 1934-1935 · 2ª in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa dell’Europa Centrale.
  • 1935-1936 · 4ª in Serie A.
Semifinalista di Coppa dell’Europa Centrale.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1936-1937 · 7ª in Serie A.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1937-1938 · Scudetto.svgCampione d’Italia (4º titolo).
Ottavi di finale di Coppa dell’Europa Centrale.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1938-1939 · 3ª in Serie A.
Coccarda Coppa Italia.svgVince la Coppa Italia (1º titolo).
Quarti di finale di Coppa dell’Europa Centrale.
  • 1939-1940 · Scudetto.svgCampione d’Italia (5º titolo).
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.

  • 1940-1941 · 2ª in Serie A.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
  • 1941-1942 · 12ª in Serie A.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
  • 1942-1943 · 4ª in Serie A.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
  • 1943-1944 · 3ª nella semifinale A delCampionato di Guerra dell’Alta Italia.
  • 1944-1945 · 5ª nel Torneo Benefico Lombardo.
  • 1945 – A fine guerra cambia denominazione in Football Club Internazionale.
  • 1945-1946 · 4ª nel girone finale dellaDivisione Nazionale.
  • 1946-1947 · 10ª in Serie A.
  • 1947-1948 · 12ª in Serie A.
  • 1948-1949 · 2ª in Serie A.
  • 1949-1950 · 3ª in Serie A.

  • 1950-1951 · 2ª in Serie A.
  • 1951-1952 · 3ª in Serie A.
  • 1952-1953 · Scudetto.svgCampione d’Italia (6º titolo).
  • 1953-1954 · Scudetto.svgCampione d’Italia (7º titolo).
  • 1954-1955 · 8ª in Serie A.
  • 1955-1956 · 3ª in Serie A.
  • 1956-1957 · 5ª in Serie A.
Fase a gironi di Coppa delle Fiere.
  • 1957-1958 · 9ª in Serie A.
Fase a gironi di Coppa Italia.
  • 1958-1959 · 3ª in Serie A.
Finalista di Coppa Italia.
Vince la Coppa dell’Amicizia italo-francese assieme a: Fiorentina, Milan,Juventus e Atalanta.
  • 1959-1960 · 4ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa delle Fiere.
Quarti di finale di Coppa Italia.

  • 1960-1961 · 3ª in Serie A.
Semifinalista di Coppa delle Fiere.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1961-1962 · 2ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa delle Fiere.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1962-1963 · Scudetto.svgCampione d’Italia (8º titolo).
Ottavi di finale di Coppa Italia.
4º posto alla Coppa delle Alpi.
  • 1963-1964 · 2ª in Serie A (dopo aver perso lo spareggio con il Bologna).
Coppacampioni.pngVince la Coppa dei Campioni (1º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1964-1965 · Scudetto.svgCampione d’Italia (9º titolo).
Coppacampioni.pngVince la Coppa dei Campioni (2º titolo).
Coppaintercontinentale.pngVince la Coppa Intercontinentale (1º titolo).
Finalista di Coppa Italia.
  • 1965-1966 · Star*.svgScudetto.svgCampione d’Italia (10º titolo).
Coppaintercontinentale.pngVince la Coppa Intercontinentale (2º titolo).
Semifinalista di Coppa dei Campioni.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1966-1967 · 2ª in Serie A.
Finalista di Coppa dei Campioni.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1967 – Cambia denominazione in Football Club Internazionale Milano S.p.A..
  • 1967-1968 · 5ª in Serie A.
3ª nel girone finale di Coppa Italia.
  • 1968-1969 · 4ª in Serie A.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Finalista di Supercoppa dei Campioni Intercontinentali.
  • 1969-1970 · 2ª in Serie A.
Semifinalista di Coppa delle Fiere.
Quarti di finale di Coppa Italia.

  • 1970-1971 · Scudetto.svgCampione d’Italia (11º titolo).
Trentaduesimi di finale di Coppa delle Fiere.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
  • 1971-1972 · 5ª in Serie A.
Finalista di Coppa dei Campioni.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1972-1973 · 4ª in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1973-1974 · 4ª in Serie A.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1974-1975 · 9ª in Serie A.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1975-1976 · 4ª in Serie A.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1976-1977 · 4ª in Serie A.
Finalista di Coppa Italia.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
  • 1977-1978 · 5ª in Serie A.
Coccarda Coppa Italia.svgVince la Coppa Italia (2º titolo).
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
  • 1978-1979 · 4ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa delle Coppe.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1979-1980 · Scudetto.svgCampione d’Italia (12º titolo).
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
Quarti di finale di Coppa Italia.

  • 1980-1981 · 4ª in Serie A.
Semifinalista di Coppa dei Campioni.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Primo turno del Torneo di Capodanno.
Vince il Mundialito per club.
  • 1981-1982 · 5ª in Serie A.
Coccarda Coppa Italia.svgVince la Coppa Italia (3º titolo).
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
  • 1982-1983 · 3ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa delle Coppe.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1983-1984 · 4ª in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
  • 1984-1985 · 3ª in Serie A.
Semifinalista di Coppa UEFA.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1985-1986 · 6ª in Serie A.
Semifinalista di Coppa UEFA.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1986-1987 · 3ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa UEFA.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1987-1988 · 5ª in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1988-1989 · Scudetto.svgCampione d’Italia (13º titolo).
Ottavi di finale di Coppa UEFA.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1989-1990 · 3ª in Serie A.
Supercoppaitaliana.pngVince la Supercoppa italiana (1º titolo).
Sedicesimi di finale di Coppa dei Campioni.
Quarti di finale di Coppa Italia.

  • 1990-1991 · 3ª in Serie A.
Coppauefa.pngVince la Coppa UEFA (1º titolo).
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 1991-1992 · 8ª in Serie A.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1992-1993 · 2ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1993-1994 · 13ª in Serie A.
Coppauefa.pngVince la Coppa UEFA (2º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1994-1995 · 6ª in Serie A.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1995-1996 · 7ª in Serie A.
Trentaduesimi di finale di Coppa UEFA.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1996-1997 · 3ª in Serie A.
Finalista di Coppa UEFA.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1997-1998 · 2ª in Serie A.
Coppauefa.pngVince la Coppa UEFA (3º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 1998-1999 · 8ª in Serie A.
Quarti di finale di Champions League.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 1999-2000 · 4ª in Serie A.
Finalista di Coppa Italia.

  • 2000-2001 · 5ª in Serie A.
Finalista di Supercoppa italiana.
Preliminari di Champions League.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 2001-2002 · 3ª in Serie A.
Semifinalista di Coppa UEFA.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 2002-2003 · 2ª in Serie A.
Semifinalista di Champions League.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 2003-2004 · 4ª in Serie A.
Fase a gironi di Champions League.
Quarti di finale di Coppa UEFA.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 2004-2005 · 3ª in Serie A.
Coccarda Coppa Italia.svgVince la Coppa Italia (4º titolo).
Quarti di finale di Champions League.
  • 2005-2006 · Scudetto.svgCampione d’Italia (14º titolo).[28]
Coccarda Coppa Italia.svgVince la Coppa Italia (5º titolo).
Supercoppaitaliana.pngVince la Supercoppa italiana (2º titolo).
Quarti di finale di Champions League.
  • 2006-2007 · Scudetto.svgCampione d’Italia (15º titolo).
Supercoppaitaliana.pngVince la Supercoppa italiana (3º titolo).
Finalista di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Champions League.
  • 2007-2008 · Scudetto.svgCampione d’Italia (16º titolo).
Finalista di Supercoppa italiana.
Finalista di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Champions League.
  • 2008 – 9 marzo: centenario del club.
  • 2008-2009 · Scudetto.svgCampione d’Italia (17º titolo).
Supercoppaitaliana.pngVince la Supercoppa italiana (4º titolo).
Ottavi di finale di Champions League.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 2009-2010 · Scudetto.svgCampione d’Italia (18º titolo).
Coccarda Coppa Italia.svgVince la Coppa Italia (6º titolo).
Coppacampioni.pngVince la Champions League (3º titolo).
Finalista di Supercoppa italiana.

  • 2010-2011 · 2ª in Serie A.
Coccarda Coppa Italia.svgVince la Coppa Italia (7º titolo).
Supercoppaitaliana.pngVince la Supercoppa italiana (5º titolo).
FIFA Club World Cup.svgVince la Coppa del mondo per club (1º titolo).
Finalista di Supercoppa UEFA.
Quarti di finale di Champions League.
  • 2011-2012 · 6ª in Serie A.
Finalista di Supercoppa italiana.
Ottavi di finale di Champions League.
Quarti di finale di Coppa Italia.
  • 2012-2013 · 9ª in Serie A.
Ottavi di finale di Europa League.
Semifinalista di Coppa Italia.
  • 2013-2014 · 5ª in Serie A.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
  • 2014-2015 · 8ª in Serie A.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Europa League.
  • 2015-2016 · Partecipa alla Serie A.
Semifinalista di Coppa Italia.

Colori e simboli

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Colori e simboli del Football Club Internazionale Milano.

Colori

Il tradizionale completo dell’Inter si compone di maglia a strisce verticali nerazzurre, pantaloncini neri e calzettoni neri con richiami azzurri.

L’ideatore dell’emblema interista fu il grafico e pittore futurista Giorgio Muggiani, socio-fondatore del club nonché segretario della società.[29] Proprio mentre la secessione dal Milan diveniva realtà, egli elaborò il logo e la maglia neri e azzurri, che saranno i colori ufficiali del club fino al 1928, anno in cui sarebbero cambiati insieme con la maglia e con il nome (Società Sportiva Ambrosiana).[29] La divisa ufficiale divenne bianca rossocrociata (i colori di Milano) e segnata dal fascio littorio.[29] Dal campionato successivo e fino all’estate 1932 si ritornò alle fasce verticali nerazzurre, affiancate però dai colori della U.S. Milanese, con cui l’Inter nel frattempo si fuse. Inizialmente si scelse un emblema circolare a scacchi bianconeri, poi, per far spazio allo scudetto vinto, gli scacchi vennero spostati dalle maglie al colletto.[29]

Dopo la stagione 1965-66 l’Inter applicò sul proprio stemma la stella d’oro, che rappresenta la vittoria di dieci campionati italiani.

Per l’annata 2007-08, quella del centenario della società nerazzurra, la seconda maglia riprese la divisa storica dell’Ambrosiana: lo scudo crociato rosso su sfondo bianco (simbolo di Milano) e al centro lo scudetto al posto del fascio littorio. La maglia venne presentata al pubblico durante la festa per il quindicesimo scudetto dell’Inter, indossata da tutti i giocatori e dagli ospiti invitati in campo.[30]

Simboli ufficiali

Stemma

Evoluzione dello stemma
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Il primo stemma utilizzato dal 1908 al 1928.

La tradizione vuole che Giorgio Muggiani, al momento di realizzare lo stemma del club, scelse i colori nerazzurri perché in quei giorni erano gli unici a sua disposizione sulla tavolozza.[31] In realtà la scelta del nero e dell’azzurro, come testimoniato anni più tardi dal figlio del fondatore, fu dettata dall’espressa volontà di opporsi simbolicamente al rosso, l’altro colore che insieme al nero campeggiava sulle maglie del Milan: infatti all’epoca non potendo disporre di pennarelli si utilizzavano matite a due colori, rosse da una parte e blu dall’altra.[32] Ispirato a quello dei club inglesi, lo stemma riportava le lettere F, C, I, M sovrapposte in bianco su uno sfondo costituito da un cerchio dorato, circondato da un cerchio nero, che a sua volta era circondato da un cerchio azzurro. Questo stemma fu abbandonato nel 1928 poiché l’Inter cambiò il nome in Ambrosiana. Si passò, dunque, ad uno stemma formato da un cerchio blu con al centro un fascio littorio, sulla sinistra un biscione e sulla destra il simbolo di Milano. Tale emblema fu usato solo nella Divisione Nazionale 1928-29.[33] Dal 1929 al 1931 come stemma fu adottato un cerchio nero, con al proprio interno un rombo contenente dieci strisce verticali blu e nere e affiancato a destra dalla lettera A di Associazione e a sinistra dalla letteraS di Sportiva, entrambe su un campo bianco. In posizione inferiore era presente una striscia nera orizzontale contenente la parola AMBROSIANA.[33] L’Inter, avendo nuovamente mutato nome in Ambrosiana Inter, dovette apportare una nuova modifica allo stemma, che divenne un rombo con i lati blu, nei quali era scritto ASSOCIAZ. SPORTIVA AMBROSIANA INTER. All’interno del rombo campeggiavano nove strisce verticali, cinque nere e quattro blu, con un pallone nel mezzo.[33] Con la caduta del regime fascista in seguito alla seconda guerra mondiale venne meno la dicitura italiana imposta dal Duce al club, che da Ambrosiana-Inter poté tornare a chiamarsi solamente Inter. Terminata la guerra, dal 1945 l’Inter ritornò al suo stemma originale, ma i colori erano cambiati. Le lettere sovrapposte F, C, I, M erano, infatti, diventate di colore oro, mentre lo sfondo era costituito da un cerchio bianco, circondato da un cerchio nero, a sua volta circondato da un cerchio blu.[33] Questo stemma rimase in uso fino alla stagione 1959-60. Dal 1960 lo stemma dell’Inter fu un triangolo con due lati curvi, con la punta verso il basso e il lato retto verso l’alto, sul quale era appoggiato un altro triangolo con i lati curvi, ma più piccolo. Lo stemma era diviso a metà: a destra figuravano 7 strisce verticali nere ed azzurre; a sinistra una biscia blu posta sopra la scritta 1908 e un pallone giallo. Nel triangolo superiore erano presenti sempre le lettere F, C, I, M.[33] Dal 1961 al1963 fu adottato anche uno stemma secondario, un ovale nella cui parte superiore, completamente blu, figurava la scritta F.C. e nella cui parte inferiore una striscia nera accompagnava la dicitura INTER. Ancora più inferiormente l’ovale era diviso in cinque strisce verticali, tre blu e due nere, con una biscia dorata al centro.[33] Dal 1963 al 1979l’Inter ritornò allo stemma originale, anche se con qualche lieve modifica: le lettere bianche F, C, I, M furono poste dentro un cerchio color oro e circondate da un cerchio nero a sua volta circondato da un cerchio blu, ma la vera novità fu la presenza di un ulteriore cerchio dorato attorno al cerchio blu.[33] Dal 1979 al 1990 lo stemma fu una biscia bianca che si trovava davanti a due strisce nerazzurre su un campo bianco, mentre in alto a destra vi era una stella d’oro.[33] Dal 1990 al 1998 lo stemma fu esattamente quello adottato dal 1963 al 1979, ma con un giallo più chiaro e con la stella d’oro.[33]

Lo stemma che l’Inter usò dal 1998 al 2007 richiamò l’originale insieme al colore blu. Le lettere F, C, I, M assunsero un colore giallo e ad esse venne aggiunta una stella su campo nero. Inoltre le lettere furono circondate da un piccolo cerchio blu scuro, circondato a sua volta da un cerchio nero, attorniato da un altro cerchio blu scuro, ma con la scritta INTERnella parte superiore del cerchio e con l’anno di fondazione 1908 nella parte inferiore del cerchio.[33] Dal 2007 l’Inter tornò al primo stemma originale, sebbene nella stagione 2007-08 furono apportate delle correzioni: lo stemma fu circondato da una striscia curva dorata distanziata dallo stemma, mentre nella parte superiore c’era scritto 1908-2008 e nella parte inferiore 100 ANNI INTER.[33] Solamente nella stagione 2009-10 lo stemma si sviluppò attorno a un cerchio verde, bianco e rosso, scelto per rappresentare il centenario del primo scudetto.[33]

Nel 2014 lo stemma subisce un nuovo restyling, con l’eliminazione delle scritte cancelleresche e della stella, la quale tornerà solo sulla maglia col suo significato originale, ossia quello di dieci scudetti vinti. Vi è inoltre la semplificazione delle linee del monogramma e la riduzione del numero dei cerchi.[34]

Inno

L’inno dell’Inter si intitola C’è solo l’Inter ed è stato realizzato dal duo Elio e Graziano Romani.[35] La canzone è stata ideata, composta e prodotta da Elio per l’etichetta Hukapannel 2002.[36] Di seguito la formazione completa:

  • Graziano Romani – voce e cori
  • Elio – piano, chitarra e cori
  • Fabrizio “Tede” Tedeschini – chitarra elettrica
  • Francesco Germini – organo e cori
  • Alex Class – basso
  • Max Baldaccini – batteria

C’è solo l’Inter è dedicata a Peppino Prisco[36] e i proventi della vendita del disco sono stati devoluti a sostegno dell’attività umanitaria di Emergency.[37]

Esistono tuttavia altri due vecchi inni. Il primo risale al 1971, Inter spaziale, il cui testo venne scritto dal cantautore Roberto Vecchioni, noto tifoso nerazzurro, la musica da Renato Pareti, e fu cantato dal calciatore Mario Bertini, all’epoca in forza all’Inter. Il secondo risale al marzo del 1984, Cuore nerazzurro, composto ed eseguito dal gruppo musicale deiCamaleonti.

Pazza Inter è invece una canzone cantata dai giocatori stessi, registrata il 22 agosto 2003[38] negli studi del network radiofonico RTL 102.5, e parte di Inter Compilation, progetto discografico pubblicato dall’etichetta DinDonDan e distribuito da Sony Music Italia dal 26 settembre 2003. La realizzazione di Pazza Inter è stata curata da Paolo Barillari e Dino Stewart (testo), Goffredo Orlandi (musica) e Luca Vittori (digital editing). È stato prodotto altresì un videoclip che mostra i calciatori durante la registrazione e in varie scene di una giornata-tipo presso il centro sportivo della Pinetina. Pazza Inter ha di fatto sostituito l’inno ufficiale nerazzurro nelle occasioni pubbliche – come la trasmissione allo stadio prima delle partite casalinghe – per quasi tutto il primo decennio del nuovo secolo; il suo utilizzo è stato però sospeso dal club interista a partire dalla stagione 2012-2013, a causa di un mancato accordo economico tra la società nerazzurra e Rosita Celentano, detentrice dei diritti della canzone.[39] In seguito, le due parti hanno trovato un’intesa e il brano è stato nuovamente riproposto dalla stagione 2014-2015[40].

Strutture

Stadio

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Campo di via Goldoni, Arena Civica e Stadio Giuseppe Meazza.

Lo stadio Giuseppe Meazza, anche noto come San Siro, ospita le gare interne dell’Inter a partire dal 1947.

Il primo campo di gioco in assoluto utilizzato dall’Inter fu il campo sportivo situato al numero 113 di Ripa Ticinese, nella zona sud-ovest di Milano; uno dei lati minori del prato verde era fiancheggiato dal Naviglio Grande ed è per questo che, tutte le volte che si disputavano delle partite, una persona con una barca stazionava nel fiume per poter recuperare i palloni che andavano a finirci dentro.[41]

Dal 1913 venne utilizzato il Campo Goldoni situato in via Goldoni 61, corrispondente all’attuale Piazza Novelli. Nel 1928, nel decennale della morte, venne intitolato a Virgilio Fossati, secondo capitano nerazzurro.[41][42]

Dopo il crollo della tribuna nel 1930, il campo venne chiuso e l’Inter si trasferì all’Arena Civica, che aveva una capienza di 30 000 posti, dove disputò i suoi incontri fino al 1947.[41]

Nello stesso anno infatti lo stadio di San Siro, dal nome del quartiere in cui sorge, divenne la nuova casa dei nerazzurri. L’impianto, la cui costruzione iniziò nel dicembre 1925 per volere di Piero Pirelli, allora presidente del Milan, fu ufficialmente inaugurato il 19 settembre dell’anno seguente con una partita tra Inter e Milan (6-3 per i nerazzurri). Dal 1935 è di proprietà del Comune di Milano e il 3 marzo 1980 fu intitolato a Giuseppe Meazza (1910-1979), attaccante tra gli anni trenta equaranta sia dell’Inter che del Milan.[43] Il primo stadio originario poteva ospitare 35 000 persone.[41] Tra il 1954 e il 1955 sono stati fatti i lavori di ampliamento e di costruzione del secondo livello di spalti, raggiungibili attraverso le rampe aumentando la capienza a 50 000.[41] Nel 1990, in occasione dei mondiali di calcio, si decise la realizzazione della copertura sopra un terzo anello di gradinate.[41] Nel 1996, ulteriori lavori vennero fatti per la copertura completa dei tre anelli di spalti.[41]

Lo stadio ha una capienza di 82 995 posti.[44] Viene classificato dalla UEFA tra gli stadi élite.[45]

Centro di allenamento

Helenio Herrera mostra una delle frasi motivazionali da lui fatte apporre per la prima volta nello spogliatoio dell’Idroscalo.

I primi campi di allenamento utilizzati dall’Inter furono quelli dell’Aeronautica all’Idroscalo e, in alternativa, la storica Arena di Milano. L’odierno centro sportivo, meglio conosciuto come La Pinetina, fu costruito solo qualche anno più tardi per volontà di Angelo Moratti (dal quale prende il nome) su indicazione di Helenio Herrera e inaugurato nel 1962. L’impianto è situato ad Appiano Gentile, comune situato nei pressi di Como.

Presenta tre campi da calcio: due di questi sono di dimensione ridotta mentre l’altro è ricoperto da una tensostruttura mobile ed è utilizzato soprattutto in caso di freddo eccessivo e di maltempo. Il centro è anche dotato di una piscina che permette il nuoto controcorrente e l’idromassaggio, di due palestre (una di 250 m² ed una di 100 m²), di due sale mediche (una per la fisioterapia ed una per i massaggi), di tre spogliatoi e di due magazzini. Al centro dell’impianto è situato l’albergo che ospita, tra le altre cose, una sala giochi, una sala per le riunioni tecniche, gli studi di Inter Channel e una sala stampa.[46]

Società

Dal 15 novembre 2013 International Sports Capital HK Ltd, società indirettamente posseduta da Erick Thohir, Rosan Roeslani and Handy Soetedjo, è diventato l’azionista di maggioranza della società con una quota del 70% in virtù di un aumento di capitale sociale riservato. L’azionariato della società è quindi composto da: International Sports Capital HK Ltd (70,0%); Internazionale Holding S.r.l., facente capo al precedente azionista di maggioranza del club Massimo Moratti (29,5%), oltre agli azionisti di minoranza (0,5%)[47].

Al di sotto di F.C. Internazionale Milano S.p.A. ci sono le società controllate dal club nerazzurro: Inter Media and Communication S.r.l., controllata al 55,6% da F.C. Internazionale e al 44,4% da Inter Brand, la stessa Inter Brand s.r.l. e Inter Futura s.r.l., controllate al 100,0%, oltre a MI Stadio s.r.l., in comproprietà con il Milan, che si occupa della gestione dello stadio[48]. Con la creazione di Inter Brand and Communication, costituita il 6 maggio 2014[49], esiste per Inter Brand l’eventualità di una fusione per incorporazione in FC Internazionale, dal momento che le attività svolte da Inter Brand sono complementari a quelle svolte da Inter Brand and Communication e dalla controllante FC Internazionale.

In base a quanto emerge del cosiddetto Deloitte Football Money League 2016, rapporto stilato dalla società di revisione e consulenza aziendale statunitense Deloitte Touche Tohmatsu, l’Inter risulta essere il diciannovesimo club a livello mondiale in termini di fatturato (164,8 milioni di euro a tutto il 30 giugno 2015);[50] inoltre è stata inserita al quindicesimo posto in ambito internazionale, in termini di valore borsistico, nella classifica annuale stilata dalla rivista statunitense Forbes (439 milioni di dollari a maggio 2015)[51].

Il club nerazzurro è anche uno dei membri dell’ECA – Associazione dei Club Europei, organizzazione internazionale che ha preso il posto del soppresso G-14, e composta dai principali club calcistici riuniti in consorzio al fine di ottenere una tutela comune dei diritti sportivi, legali e televisivi di fronte alla FIFA.

Impegno nel sociale

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Inter Campus.

Durante la gestione di Massimo Moratti l’Inter si è distinta per l’impegno in numerosi progetti benefici e il sostegno ad associazioni quali Emergency, Fondazione I Bindun,Fundación Pupi.[58]

Il 20 febbraio 1996 nacque il progetto Inter Campus,[59] inizialmente limitato all’Italia. Si tratta di un collegamento fra la società Inter e società calcistiche giovanili minori, cui la prima fornisce attrezzature e competenze tecniche, non finalizzato necessariamente all’approdo dei giovani calciatori all’Inter, ma allo scopo di promuovere la cultura dello sport anche in realtà periferiche.

Un anno dopo nacque Inter Campus Estero:[60] lo stesso concetto è stato esportato in numerosi Paesi del mondo, specialmente in zone di guerra o con maggiori difficoltà economiche, a partire dalle favelas di Rio de Janeiro. Inter Campus Estero è presente in 19 paesi situati in 4 continenti diversi (Angola, Argentina, Bolivia, Bosnia ed Erzegovina,Brasile, Bulgaria, Camerun, Cina, Colombia, Cuba, Iran, Libano, Marocco, Messico, Paraguay, Polonia, Romania, Slovenia e Uganda). Ha, inoltre, portato a compimento progetti in 5 paesi: Israele e Palestina, Kosovo, Malta e Slovacchia. In questo caso, però, l’attenzione è posta, più che sulla preparazione calcistica dei ragazzini, sull’aspetto sociale e umanitario. A dieci anni dalla nascita il progetto Inter Campus coinvolgeva circa 20 000 ragazzini dagli 8 ai 13 anni in Italia e nel mondo, con una squadra di 500 tra allenatori-educatori e volontari.[60]

Il primo decennio di vita del progetto Inter Campus, è culminato con un film documentario diretto da Gabriele Salvatores, tifoso interista, e presentato al Festival internazionale del film di Locarno del 2008.

Il 28 novembre 2012, in occasione delle celebrazioni per i quindici anni di Inter Campus, è stata inaugurata la nuova partnership tra l’Inter e l’Organizzazione delle Nazioni Unite(ONU).[61][62]

Un’altra iniziativa degna di nota è il gemellaggio, istituito nel 1998, fra l’Inter e il gruppo teatrale e culturale milanese Comuna Baires, che organizza periodicamente incontri con i giocatori, serate culturali sui loro paesi d’origine, dibattiti, spettacoli.[63]

Dal 2004 l’Inter, anche attraverso l’azione di alcuni dei suoi giocatori sudamericani come il capitano Javier Zanetti, ha un rapporto di solidarietà molto stretto con l’esercito indipendentista zapatista nel Chiapas del subcomandante Marcos. Il subcomandante, che è anche scrittore, ha citato la squadra dell’Inter in un suo racconto e, nel maggio 2005, ha scritto al presidente Moratti per proporgli una partita amichevole con una selezione dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.[64]

Settore giovanile[modifica | modifica wikitesto]

Il settore giovanile dell’Inter è composto di 11 squadre maschili che gareggiano a livello nazionale ed eventualmente internazionale nei vari tornei di categoria. Il campo di allenamento, nonché sede, del settore giovanile è il Centro Sportivo Giacinto Facchetti, di proprietà della società nerazzurra ed è situato ad Appiano Gentile (CO).[65]

L’Inter ha istituito una rete di scuole calcio diffusa su tutto il territorio nazionale[66] e presenta anche delle scuole estive distribuite in Lombardia: al Centro Sportivo Giacinto Facchetti (riservata ai giovani dagli 8 ai 14 anni), varie scuole nella zona di Milano (dagli 8 ai 16 anni) ed ad Asiago (dai 15 ai 17 anni).[67]

La società meneghina ha una rete di osservatori che ne comprende 20 in Lombardia e altri 10 nel resto d’Italia. Molti sono i calciatori provenienti dalle giovanili dell’Inter che ogni anno militano nei maggiori campionati professionistici.[68]

L’Inter nella cultura di massa

Graffito raffigurante Javier Zanetti, storico capitano dell’Inter, a San Siro.

Essendo una delle maggiori realtà sportive del paese, l’Inter ha acquisito un posto di rilievo nella cultura italiana. Il club nerazzurro fu il primo, insieme con il Palermo, ad apparire in una trasmissione sportiva, per precisione La Domenica Sportiva. Era il 3 gennaio 1954, lo stesso giorno in cui cominciarono ufficialmente le trasmissioni televisive sul canale RAI.

Negli anni sessanta inoltre, l’Inter fu la prima squadra al mondo ad introdurre gli abbonamenti stagionali allo stadio in seguito alla nascita spontanea dei primi club di tifosi organizzati. Il 30 luglio 1995, la squadra nerazzurra fu anche la prima società calcistica italiana a dotarsi di un sito internet, Inter.it, per 15 anni il più visitato al mondo di un club calcistico e il secondo più visitato in Italia tra quelli di sport.[69][70]

In ambito cinematografico, la squadra dell’Inter è apparsa nel film di Marcello Marchesi e Vittorio Metz Milano miliardaria (1951), con Tino Scotti nel ruolo del cav. Luigi Pizzigoni, fotografo milanese nonché fiero sostenitore nerazzurro.[71] Altri riferimenti al club si possono cogliere in una serie di commedie degli anni ottanta dedicate al calcio, come Eccezzziunale… veramente (1982), film a episodi con Diego Abatantuono nei panni rispettivamente di un tifoso milanista, uno interista e uno juventino,[72] Paulo Roberto Cotechiño centravanti di sfondamento (1983)[73] e L’allenatore nel pallone (1984).[74] Lo stesso Abantantuono sarà protagonista di un divertente siparietto in Eccezzziunale veramente – Capitolo secondo… me (2006), sequel del fortunato film di Carlo Vanzina, ancora una volta alle prese con una commedia di argomento calcistico: sfogliando il giornale con un amico, Donato Cavallo, ex ras della Fossa dei Leoni, ironizza sul fatto che l’Inter non riuscirà mai a vincere quattro scudetti consecutivi, circostanza verificatasi invece solo quattro anni più tardi.[75] Altra commedia italiana con un riferimento alla squadra nerazzurra è il film di Neri Parenti Tifosi (1999), dove Enzo Iacchetti veste i panni di Carlo Colombo, pilota di una nota compagnia aerea italiana ma soprattutto accanito supporter interista.[76] Inoltre in due pellicole di Massimo Venier, Tre uomini e una gamba (1997)[77] e Tu la conosci Claudia? (2004),[78] con protagonista il celebre trio comico Aldo, Giovanni & Giacomo, si possono cogliere numerose citazioni all’Inter. Infine si segnala un fugace riferimento ai nerazzurri nel film di Luciano Ligabue Radiofreccia (1998), vincitore di tre David di Donatello.[79]

In ambito musicale, il popolare cantautore Adriano Celentano ha citato l’Inter nella canzone Eravamo in 100.000, contenuta nell’album Azzurro/Una carezza in un pugno (1968). Stessa cosa hanno fatto Enzo Jannacci nel brano Quelli che…, presente nell’omonimo album (1975) e Luciano Ligabue nel singolo Hai un momento, Dio?, tratto dall’album Buon compleanno Elvis (1995). Inoltre Roberto Vecchioni ha rivelato come la celebre canzone Luci a San Siro, contenuta nell’omonimo album (1980), fosse nata per l’Inter degli anni sessanta[80]

Oltre i confini nazionali, l’Inter è presente come F.C. Lombardia nell’anime giapponese Captain Tsubasa Road to 2002 (2001) e con il suo nome vero nel manga omonimo.[81]

Allenatori e presidenti

Allenatori

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Allenatori del Football Club Internazionale Milano.

Helenio Herrera, allenatore dal1960 al 1968 e dal 1973 al 1974: ilMago detiene il primato di panchine nella storia del club con 366 incontri alla guida dell’Inter.

Sono 61 gli allenatori cui è stata affidata la conduzione tecnica del Football Club Internazionale Milano. Cinque di loro hanno ricoperto l’incarico ad interim.[82]

Il primo allenatore dell’Internazionale fu il britannico Bob Spottiswood, a partire dalla stagione 1921-22.[83]

Il tecnico che è stato in carica più a lungo è Helenio Herrera, rimasto alla guida della squadra per nove anni, di cui otto consecutivi dal1960 al 1968, un record per un allenatore straniero sulla panchina di uno stesso club italiano, vincendo tre scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Il Mago, come è conosciuto in Italia, fu richiamato in panchina nel 1973 e detiene anche il primato di partite come allenatore (366) e di trofei vinti con il club (7).[82] A tal proposito va citato Roberto Mancini, allenatore del club dal2004 al 2008, il secondo più vincente e finora l’unico a vincere tre scudetti consecutivi con l’Inter, oltre a due Coppe Italia e dueSupercoppe italiane. Entra di diritto nella storia della società nerazzurra anche José Mourinho, che in due anni ha conquistato due scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa Italiana e soprattutto la Champions League dopo 45 anni realizzando così, nella stagione 2009-2010, il cosiddetto treble (scudetto, coppa nazionale, Champions League) e facendo diventare l’Inter la prima squadra italiana (la sesta in Europa) a centrare il prestigioso traguardo.[3] Menzione particolare per il suo successore, lo spagnolo Rafael Benítez, che ha guidato l’Inter alle conseguenti vittorie in Supercoppa italiana e soprattutto in Coppa del mondo per club, riportando i nerazzurri sul tetto del mondo dopo 45 anni.[84]

Sono stati sia calciatori che allenatori dell’Inter (in ordine cronologico): József Viola, Árpád Weisz, Armando Castellazzi, Giuseppe Peruchetti, Italo Zamberletti, Giovanni Ferrari,Giuseppe Meazza, Aldo Campatelli, Annibale Frossi, Luigi Ferrero, Camillo Achilli, Maino Neri, Giovanni Invernizzi, Enea Masiero, Luis Suárez, Mario Corso, Gianpiero Marini eMarco Tardelli.[82]

L’attuale allenatore dell’Inter è Roberto Mancini, annunciato il 14 novembre 2014[85], che torna ad allenare la squadra a distanza di sei anni.

Presidenti

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Presidenti del Football Club Internazionale Milano.

Angelo Moratti, presidente dal 1955al 1968: durante la sua gestione sono arrivati tre scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali.

In più di 100 anni di storia societaria, alla guida del Football Club Internazionale Milano si sono avvicendati 20 presidenti.[29] Il primo presidente della società nerazzurra fu Giovanni Paramithiotti, uno dei suoi fondatori.[29]

Il presidente più longevo nella storia del club è Massimo Moratti, che ha ricoperto l’incarico dal 1995[86] al 1999 e dal medesimo al 2004, quando si dimise in favore di Giacinto Facchetti, primo ex-giocatore nerazzurro a vestire la massima carica dirigenziale. Dopo la morte di quest’ultimo Moratti tornò al timone della società nel settembre 2006, per poi lasciarla definitivamente in mano ad Erick Thohir il 15 novembre 2013.[29]

Calciatori

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Calciatori del Football Club Internazionale Milano.

Lothar Matthäus, all’Inter dal 1988 al1992, è stato il vincitore del Pallone d’oro nel 1990.

In 105 anni di storia hanno vestito la maglia dell’Inter oltre 800 calciatori, in gran parte italiani;[87]alcuni di questi hanno militato nella Nazionale italiana.

Tra i calciatori italiani di rilievo sono annoverati Virgilio Fossati, il secondo capitano, Luigi Cevenini noto come Cevenini III (è, infatti, il terzo di cinque fratelli attivi contemporaneamente nel mondo del calcio), Giuseppe Meazza, vero e proprio giocatore simbolo degli anni trentacon la maglia dell’Inter e della Nazionale, con la quale ha vinto due mondiali (1934 e 1938) e al quale è intitolato lo stadio di San Siro.[88]Insieme a lui figurano anche Luigi Allemandi, Attilio Demaría e Armando Castellazzi, campioni del mondo nel 1934 e Giovanni Ferrari,Pietro Ferraris, Ugo Locatelli e Renato Olmi, campioni nel 1938. Da citare anche Giacinto Facchetti,[88] terzino sinistro e bandiera dellaGrande Inter negli anni sessanta e settanta, considerato come uno dei primi veri terzini offensivi e uno dei migliori in assoluto nel suo ruolo, il primo nerazzurro al quale sia stata ritirata la maglia da giocatore.[89] Accanto a lui in quel periodo figurano, tra gli altri, Sandro Mazzola,[88] Tarcisio Burgnich,[88] Angelo Domenghini[88] e Aristide Guarneri,[88] tutti vincitori del campionato europeo nel 1968 insieme allo stesso Facchetti e, tranne Guarneri, vice-campioni nel mondiale del 1970, insieme a Lido Vieri. Negli anni settanta, con la chiusura delle frontiere, da ricordare Roberto Boninsegna, vice-campione del mondo nel 1970 e capocannoniere in Serie A nel 1971 e nel 1972. Negli anni ottanta si distinsero Alessandro Altobelli,[88] uno dei bomber più prolifici della storia interista, campione del mondo nel 1982insieme a Gabriele Oriali,[88] Ivano Bordon, Gianpiero Marini e Giuseppe Bergomi,[88] quest’ultimo secondo nella classifica di presenze in maglia nerazzurra (756) e primo in quella della Coppa UEFA (96) e uno dei sette giocatori ad aver vinto il trofeo per tre volte (insieme agli ex-compagni di squadra Dino Baggio e Luigi Sartor, nonché a Ray Clemence, Andrés Palop, José Antonio Reyes e Beto),[90] Walter Zenga,[88] eletto per tre volte consecutive miglior portiere del mondo dall’IFFHS, dal 1989 al 1991, e detentore del record ancora ineguagliato di imbattibilità (518 minuti) in un mondiale[91] e Aldo Serena, capocannoniere del campionato nel 1989. Negli anni novanta va ancora menzionato Nicola Berti, vice-campione del mondo nel 1994. Agli anni duemila è legato il nome di Luigi Di Biagio, vice-campione d’Europa nell’europeo del 2000, Christian Vieri, capocannoniere in Serie A nel2003 e Marco Materazzi, campione del mondo nel 2006.

Tra i giocatori non italiani ad aver vestito la maglia dell’Inter si segnalano: negli anni cinquanta l’ungherese István Nyers, lo svedese Lennart Skoglund, vice-campione del mondonel 1958 e l’argentino Antonio Valentín Angelillo,[88] detentore del record di gol per tornei a 18 squadre (33 reti nel 1958-59) che resiste tuttora;[92] negli anni sessanta l’ala destra brasiliana Jair e il centrocampista Luis Suárez, campione d’Europa nel 1964; fino al 1980 non fu più possibile ingaggiare calciatori non italiani, mentre negli ottanta da citare sonoKarl-Heinz Rummenigge, vice-campione del mondo nel 1986, Lothar Matthäus, vincitore di un Pallone d’oro (1990) e di un FIFA World Player of the Year (1991) e trionfatore, insieme con Andreas Brehme e Jürgen Klinsmann, nel mondiale del 1990; negli anni novanta da citare sono il brasiliano Ronaldo,[88] vincitore in nerazzurro di due Palloni d’oro (1997 e 2002) e di due FIFA World Player of the Year (1997 e 2002) e campione del mondo con la nazionale nel 2002, l’argentino Javier Zanetti,[88] l’attuale capitano più longevo nonché giocatore più vincente della storia interista e il francese Youri Djorkaeff, campione del mondo nel 1998; negli anni duemila è da menzionare lo svedese Zlatan Ibrahimović, capocannoniere della Serie A nella stagione 2008-2009.

Maglie ritirate

L’Inter, su proposta di Massimo Moratti, ha ritirato la maglia numero 3 in seguito alla morte del presidente ed ex bandiera interista Giacinto Facchetti, scomparso il 4 settembre2006. Il 3 era, infatti, il numero che l’aveva caratterizzato durante tutta la carriera. L’ultimo possessore di tale numero è stato Nicolás Burdisso, che in seguito ha vestito la maglia numero 16.[93]

Il 26 aprile 2015 il presidente Erick Thohir annuncia la decisione di ritirare la maglia numero 4 appartenuta a Javier Zanetti, che l’ha indossata per diciannove anni consecutivi.[94]Il 4 maggio in occasione del Match for Expo a San Siro avviene la cerimonia di ritiro.[95]

L’Inter e le Nazionali di calcio

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Football Club Internazionale Milano e Nazionale di calcio dell’Italia.

Giacinto Facchetti, giocatore dell’Inter più presente nella Nazionale maggiore con 94 partite disputate, è stato il capitano dell’Italia nell’unica vittoria al campionato europeo nel 1968.

Al 17 novembre 2015 l’Inter è il secondo club che ha fornito il maggior numero di giocatori alla Nazionale italiana: a tale data, infatti, 105 elementi hanno vestito la maglia azzurra all’epoca della loro militanza interista (meglio ha fatto solo la Juventus con 139, mentre dietro c’è il Milan con 103 giocatori).[96]

Sono 14 in totale i giocatori dell’Inter militanti nelle selezioni nazionali italiane campioni del mondo; fra questi Meazza lo è stato per ben due volte: i convocati nerazzurri sono stati quattro nel 1934 (Allemandi, Castellazzi, Demaría e Meazza), cinque nel 1938 (Ferrari, Ferraris II, Locatelli, Olmi e Meazza), cinque nel 1982 (Altobelli, Bergomi, Bordon, Marini e Oriali) e uno nel 2006 (Marco Materazzi). Quattro sono, invece, i calciatori dell’Inter laureatisi campioni d’Europa con la Nazionale, nel 1968 (Burgnich, Domenghini, Facchetti e Mazzola).

Il primo oriundo ad indossare la maglia della Nazionale italiana fu l’interista Ermanno Aebi, di origini svizzere, che scese in campo in due occasioni. Esordì il 18 gennaio 1920, quando l’Italia giocò contro la Francia al Velodromo Sempione di Milano, e contribuì con tre reti alla vittoria degli azzurri per 9-4.

Il contributo maggiore dell’Inter in termini di elementi prestati alla Nazionale italiana risale ai mondiali del 1954, del 1970 e del 1986, edizioni in cui furono schierati sei uomini dell’Inter ciascuna: Ghezzi, Vincenzi, Giacomazzi, Neri, Nesti e Lorenzi nel 1954; Burgnich, Facchetti, Mazzola, Bertini, Vieri e Boninsegna nel 1970; Bergomi, Collovati, Baresi, Tardelli, Altobelli e Zenga nel 1986.[97]

In totale, al mondiale 2014, l’Inter è la squadra che può vantare il maggior numero di giocatori convocati dalle rispettive nazionali al campionato del mondo, 114. Inoltre, al mondiale 2010, i calciatori nerazzurri hanno anche realizzato il maggior numero di reti nella manifestazione, 68, e sono secondi per quantità di partite disputate, 361 (la Juventus è prima a quota 362).[98]

L’Inter è al terzo posto nella particolare classifica dei club che vantano giocatori campioni del mondo con la propria Nazionale, 19: ai 14 citati vanno aggiunti Andreas Brehme, Jürgen Klinsmann e Lothar Matthäus, campioni nel 1990 con la Germania, Youri Djorkaeff, campione nel 1998 con la Francia e Ronaldo campione nel 2002 con il Brasile. L’Inter è preceduta in tale graduatoria dalla Juventus (24) e dal Bayern Monaco (23).[99]

I nerazzurri vantano il record mondiale di reti realizzate nelle finali del campionato mondiale di calcio (7): Roberto Boninsegna in Brasile-Italia 4-1 del 1970 (goal del momentaneo 1-1); Alessandro Altobelli in Italia-Germania 3-1 del 1982 (goal del definitivo 3-1); Karl-Heinz Rummenigge in Argentina-Germania 3-2 del 1986 (goal del momentaneo 2-1); Andreas Brehme in Germania-Argentina 1-0 del 1990 (goal del definitivo 1-0 su rigore); Ronaldo in Brasile-Germania 2-0 del 2002 (doppietta decisiva) e Marco Materazzi in Italia-Francia 6-4 d.c.r. del 2006 (goal del definitivo 1-1).

L’Inter vanta anche una striscia record (tuttora aperta) che vede la presenza di almeno un giocatore nerazzurro nella finale delle ultime 9 edizioni del Mondiale: Altobelli, Bergomi e Oriali nel 1982, Rummenigge nel 1986, Brehme, Matthäus e Klinsmann nel 1990, Berti nel 1994, Ronaldo e Djorkaeff nel 1998, Ronaldo nel 2002, Materazzi nel 2006, Sneijder nel 2010 e Palacio nel 2014.

Quanto al campionato d’Europa, oltre ai quattro italiani citati, altri tre giocatori sono vincitori del torneo con Nazionali diverse da quella italiana: Luis Suárez (Spagna, 1964),Laurent Blanc (Francia, 2000) e Giorgos Karagounis (Grecia, 2004).

Palmarès

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Palmarès del Football Club Internazionale Milano.

Competizioni nazionali

30 trofei

1909-1910; 1919-1920; 1929-1930; 1937-1938; 1939-1940; 1952-1953; 1953-1954; 1962-1963; 1964-1965; 1965-1966 Star*.svg
1970-1971; 1979-1980; 1988-1989; 2005-2006; 2006-2007; 2007-2008; 2008-2009; 2009-2010
1938-1939; 1977-1978; 1981-1982; 2004-2005; 2005-2006; 2009-2010; 2010-2011
1989; 2005; 2006; 2008; 2010

Competizioni internazionali

9 trofei

1963-1964; 1964-1965; 2009-2010
1990-1991; 1993-1994; 1997-1998
1964; 1965
2010

Competizioni giovanili

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Palmarès del Football Club Internazionale Milano § Settore giovanile.

Il settore giovanile dell’Inter è uno dei più vittoriosi della sua categoria sia in ambito nazionale, avendo conquistato 22 titoli di campione d’Italia, sia internazionale, con numerosi trofei ufficiali, tra i quali alcuni relativi alle competizioni più importanti al mondo nella categoria come per esempio il torneo di Viareggio, vinto 6 volte, la più recente delle quali nel 2015. Al termine della stagione 2011-2012, il settore giovanile nerazzurro fece registrare un record mai riuscito prima a nessun club: la vittoria di tre dei quattro titoli nazionali dei ragazzi (Primavera, Juniores-Berretti e Giovanissimi).[100]

Nell’agosto 2007 la squadra Under-19 dell’Inter partecipò all’edizione inaugurale della Champions Youth Cup in Malesia, sorta di campionato mondiale per club giovanili organizzato dal G-14, venendo eliminata nei quarti di finale.[101]

Nel maggio 2010 la formazione Under-18 conquistò la prima edizione della Champions Under-18 Challenge battendo i pari età del Bayern Monaco per 2-0,[102] mentre nel marzo2012 la squadra Under-19 vinse la prima edizione della NextGen Series, sorta di Champions League riservata alle formazioni giovanili.[103]

Statistiche e record

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Statistiche e record del Football Club Internazionale Milano.

Partecipazione ai campionati

LivelloCategoriaPartecipazioniDebuttoUltima stagioneTotale
Prima Categoria71909-19101920-1921100
Prima Divisione51921-19221925-1926
Divisione Nazionale41926-19271945-1946
Serie A841929-19302015-2016

In 100 stagioni sportive a partire dall’esordio a livello nazionale il 7 novembre 1909, inclusi 16 campionati di Prima Categoria Nazionale e Prima Divisione e Divisione Nazionale (A). Sono escluse le stagioni 1909 e 1912-13, nelle quali l’Inter non superò le eliminatorie regionali.

Statistiche di squadra[modifica | modifica wikitesto]

La rosa dell’Inter che nel 1966 divenne la prima squadra in Europa e l’unica squadra italiana a realizzare iltreble composto da campionato, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale.

In 98 stagioni sportive a partire dall’esordio ufficiale, risalente al 10 gennaio 1909, l’Inter ha disputato 96 campionati di massima serie (80 campionati di Serie A, 7 di Prima Categoria Nazionale, 5 di Prima Divisione e 4 di Divisione Nazionale), mentre per 2 volte non superò le eliminatorie regionali (1909 e 1912-13). I nerazzurri hanno terminato il campionato 18 volte primi, 14 volte secondi e 16 volte terzi. Dall’avvio del girone unico l’Inter è stata 17 volte Campione d’inverno (1929-30, 1933-34, 1937-38, 1950-51, 1952-53, 1953-54, 1960-61,1961-62, 1965-66, 1966-67, 1979-80, 1988-89, 1990-91, 2006-07, 2007-08, 2008-09 e 2009-10).

Dal 1929, anno dell’istituzione del torneo a girone unico (80 partecipazioni), l’Inter è l’unica squadra italiana ad aver sempre militato nel Campionato di Serie A. Nella stagione 1929-30 è stata la prima squadra italiana a vincere il Campionato di Serie A.[104] L’Inter condivide con Juventus e Torino il record di scudetti vinti consecutivamente: 5, dalla stagione 2005-06 a quella 2009-10.

In base alle partite ufficiali finora disputate, la miglior vittoria dell’Inter è il 16-0 del 10 gennaio 1915 contro il Vicenza (Prima Categoria 1914-15)[105] mentre la peggiore sconfitta è il 9-1 subito contro la Juventus il 10 giugno 1961 (1960-61).[105]

Al termine della stagione 1988-89 l’Inter ha totalizzato in assoluto la percentuale più alta dei punti disponibili: l’85,29% dei punti disponibili in Serie A, 58 su 68 con media inglese +7[22] (record poi battuto dalla Juventus nel 2013-2014 con l’89,47% dei punti conquistati). Quell’anno l’Inter ha stabilito il record di punti in un campionato a 18 squadre: in quel periodo si assegnavano 2 punti per vittoria e i nerazzurri raggiunsero quota 58 punti.[106]

Nel 2007 l’Inter ha stabilito il record di punti nell’arco di un anno solare (92 in 37 partite) nei campionati di Serie A con tre punti a vittoria, raggiungendo una media di 2,48 punti a partita (record poi battuto dalla Juventus nel 2012).[107] Al termine del campionato 2006-07, l’Inter ha anche stabilito il record di punti, con 97, conseguiti nell’arco della stagione, oltre al record di vittorie consecutive (17), poi quello delle vittorie complessive, 30 su 38 partite, e infine il record di 15 successi esterni su 19 incontri disputati.[108] In seguito, il record di punti e di vittorie complessive in una stagione è stato battuto dalla stessa Juventus nell’annata 2013-2014.

Nella stagione 2004-05 invece, l’Inter ha fatto registrare la più lunga serie di pareggi consecutivi nel campionato di Serie A: 7, dalla 7ª alla 13ª giornata. Sempre in quell’anno ha stabilito il record di pareggi complessivi per un campionato a 20 squadre: 18 pari in 38 partite.[109]

A livello di coppe nazionali l’Inter è al terzo posto, dopo la Juventus e la Roma (24), per numero di finali disputate: 13 di Coppa Italia (con 7 vittorie)[110] e 9 di Supercoppa italiana(5 successi)[111] per un totale di 22.[110][111] Il record di finali consecutive in Supercoppa italiana appartiene all’Inter con 7 edizioni: 2005, 2006, 2007, 2008, 2009, 2010 e 2011. In precedenza il primato apparteneva al Milan, che aveva giocato 3 edizioni consecutive: nel 1992, 1993 e 1994.[112]

Celebrazioni per la conquista della Coppa UEFA del 1994: l’Inter, assieme alla Juventus, detiene il primato italiano di successi nella competizione con tre vittorie.

In ambito internazionale, l’Inter è la prima, e sinora unica, squadra italiana ad aver conquistato, nella stagione 2009-10, il triplete, ovvero la conquista nello stesso anno di campionato, coppa nazionale e Champions League.[3]

Nel 1964 l’Inter è stata la prima compagine italiana a vincere la Coppa Intercontinentale,[113] divenendo anche l’unica italiana ad aver vinto scudetto, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale nello stesso anno, il 1965[21] (primato bissato nel 2010).

L’Inter, con il secondo posto raggiunto nel campionato 2010-11, ha conquistato per la decima volta consecutiva l’accesso alla Champions League (nessun’altra squadra italiana ha una striscia così lunga, nella storia della competizione, di partecipazioni consecutive).[114]

L’Inter è la squadra italiana che vanta il maggior numero di partecipazioni alla Coppa UEFA/Europa League. Escludendo le edizioni dellaCoppa delle Fiere, in quanto tale manifestazione non viene riconosciuta dall’UEFA, la società ha disputato 24 volte la manifestazione.[115]

L’avversario affrontato più volte dall’Inter in gare ufficiali è la Juventus (225 volte),[116] seguita dal Milan (215 volte),[116] dalla Roma (197 volte)[116] e dal Torino (185 volte).[116]

In campo internazionale, gli avversari classici sono il Real Madrid[117] (15 incontri), il Valencia,[118] il Barcellona[119] (10 incontri) e il Bayern Monaco[120] (7 incontri). I madrileni non si sono mai imposti a San Siro, mentre i nerazzurri hanno vinto al Bernabéu una volta.[117] A livello di club, la nazione più volte affrontata è la Germania con 46 incontri[121], seguita dalla Spagna a quota 44[122] e dall’Inghilterra con 34 gare.[123]

Statistiche individuali

Javier Zanetti, primatista di presenze nella storia del club con 858 partite ufficiali disputate in tutte le competizioni.

A livello individuale il giocatore con il maggior numero di presenze in nerazzurro è Javier Zanetti (858 presenze, 18 stagioni). Seguono Giuseppe Bergomi con 756 partite disputate in 20 stagioni, Giacinto Facchetti (634 presenze, 18 stagioni), Sandro Mazzola (565 presenze in 17 stagioni) e Giuseppe Baresi (559 presenze in 15 stagioni).[124] Javier Zanetti, con 615 presenze in Serie A,[125] è il primo giocatore con presenze nell’Inter, ed è anche primo fra i giocatori non nati in Italia.

Il capocannoniere di tutti i tempi è Giuseppe Meazza con 288 gol segnati in 14 stagioni. Alle sue spalle Alessandro Altobelli (209 gol in 11 stagioni), Roberto Boninsegna (171 in 7 stagioni), Sandro Mazzola (160 in 17 stagioni) e Luigi Cevenini III (159 in 10 stagioni).[124]

Tifoseria

Storia

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Tifoseria del Football Club Internazionale Milano.

I tifosi interisti festeggiano in piazza del Duomo la vittoria del tredicesimo scudetto nel 1989.

Il Football Club Internazionale Milano, secondo il sondaggio di settore condotto dalla società Demos & Pi e pubblicato nel settembre 2015, con il 17% di preferenze da parte del campione esaminato, risulta essere il secondo più sostenuto in Italia.[4]

Secondo un rapporto della società tedesca di indagini sul mercato sportivo Sport+Markt del 2010, l’Inter potrebbe altresì contare su un bacino potenziale di circa 17,5 milioni di sostenitori in Europa[126] e di 9,3 milioni di simpatizzanti in Sudamerica (secondo un altro rapporto della stessa società del 2009).[127]

La cultura popolare voleva che a tifare per l’Inter fosse soprattutto la borghesia, a differenza della sua rivale cittadina, il Milan, sostenuta invece dalle classi popolari. Infatti, i tifosi dell’Inter soprannominavano quelli del Milan casciavìt, che in milanese significa cacciaviti, proprio per indicare l’origine operaia di larga parte dei tifosi rossoneri. A loro volta i tifosi milanisti chiamavano i cugini nerazzurri baùscia, termine milanese che significa gradasso, per indicare uno degli stereotipi classici dei milanesi, essendo allora la tifoseria nerazzurra composta perlopiù dalle classi medie e altolocate, di origine prettamente meneghina.[128][129][130] Questo divario andò appianandosi già negli anni sessanta del secolo passato e i due soprannomi appaiono anacronistici e quasi desueti.

Gemellaggi e rivalità

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Derby di Milano, Derby d’Italia e Derby calcistici in Lombardia.

Le tifoserie gemellate storicamente con quella dell’Inter sono quelle del Varese (per la rivalità con i tifosi comaschi, gemellati col Milan),[131] del Valencia,[132] sull’asse Boys-Yomus,[131] e soprattutto della Lazio.[131] Il gemellaggio con i laziali affonda le proprie radici intorno alla metà degli anni ottanta in risposta all’antico gemellaggio (poi rotto) fra Roma e Milan. Il legame è stato rinsaldato nella finale di Coppa UEFA 1997-1998 a Parigi, il 5 maggio 2002 e il 2 maggio 2010 all’Olimpico, quando i tifosi laziali augurarono agli interisti la conquista del tricolore contro i comuni rivali della Roma.[131] Le rivalità più accese sono soprattutto con le tifoserie della Juventus, con cui fin dagli anni sessanta l’Inter dà vita al derby d’Italia,[133][134] e con la rivale cittadina, il Milan, con cui i nerazzurri disputano il derby di Milano, noto anche come derby della Madonnina. È in questi due match che le presenze allo stadio arrivano di solito all’apice, fino quasi all’esaurimento dei posti. Altre forti rivalità sussistono con le tifoserie del Napoli, dell’Atalanta e della Roma.[131][135]

Attività polisportiva

Per un breve periodo, durante gli anni venti, l’Inter fu una società polisportiva, con squadre iscritte ai campionati nazionali di calcio, basket e rugby a 15. La sezione cestistica del club partecipò ai primi campionati organizzati dalla Federazione Italiana Pallacanestro (FIP). L’Internazionale Milano, capitanata dal presidente e fondatore della federazioneArrigo Muggiani, vinse uno scudetto nel 1923,[138] andando successivamente incontro allo scioglimento verso la fine degli anni venti. Nel 1927, a seguito della fusione dello Sport Club Italia con l’Unione Sportiva Milanese, nacque una squadra di rugby che divenne una costola dell’Ambrosiana-Inter;[139] con tale nome la neonata formazione disputò il primo campionato di rugby 1929, giungendo in finale e imponendosi 3-0 nell’incontro di spareggio a Bologna contro la Lazio,[140] anche se, a fine torneo, l’Ambrosiana estromise la squadra di rugby, che si ricostituì autonomamente al Dopolavoro Pirelli e divenne famosa con il nome di Amatori Rugby Milano.[139]

Nel 1950 l’Inter tornò una polisportiva, cooptando nelle sue fila uno dei più gloriosi club italiani di hockey su ghiaccio, l’Hockey Club Milano, che divenne l’H.C. Milano-Inter.[141] La squadra si laureò campione d’Italia nel 1950, 1951, 1952 e 1954 e vinse la Coppa Spengler, il più antico torneo europeo per squadre di club, nel 1953 e 1954, prima di sparire nel 1956 per problemi economici e fondersi con l’altra squadra di Milano, i Diavoli Rossoneri.

 

Informazioni su diego80 (1978 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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