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Comuni della Bergamasca – Lenna, Valnegra, Moio de’ Calvi

Lenna
comune
Lenna – StemmaLenna – Bandiera
Lenna – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoJonathan Lobati (lista civicaImpegno e passione per Lenna) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate45°56′36″N 9°40′39″ECoordinate: 45°56′36″N 9°40′39″E (Mappa)
Altitudine465 m s.l.m.
Superficie12,74 km²
Abitanti640[1] (31-12-2010)
Densità50,24 ab./km²
FrazioniScalvino
Comuni confinantiCamerata Cornello,Dossena, Moio de’ Calvi,Piazza Brembana,Roncobello, San Giovanni Bianco, Valnegra
Altre informazioni
Cod. postale24010
Prefisso0345
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016125
Cod. catastaleE524
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona E, 2 754 GG[2]
Nome abitantiLennesi
Patronosanta Lucia – San Martino di Tours
Giorno festivo13 dicembre – 11 novembre
Cartografia

Mappa di localizzazione: Italia

Lenna
Lenna
Posizione del comune di Lenna nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Lenna nella provincia di Bergamo

Lenna (Lénna in dialetto bergamasco[3]) è un comune italiano di 662 abitanti[4] della provincia di Bergamo in Lombardia. Situato nell’alta Val Brembana, alla confluenza tra i due rami del fiume Brembo, si trova a circa 28 chilometri a nord del capoluogo orobico. Il comune fa parte della Comunità Montana della Valle Brembana.

Storia

Da sempre il paese è considerato “la porta” per l’Alta Valle Brembana, e questa sua posizione strategica ha permesso che qui vi fossero insediamenti stabili già in epoca etrusca. Una corrente di pensiero ritiene infatti che il toponimo derivi dall’etrusco Le’mina.

Altre ipotesi più accreditate fanno risalire il nome al periodo della dominazione romana, e precisamente da Alenus (oppure Alena), probabile abitante di quell’epoca. Si sa che i Romani si stanziarono a Lenna già nel II secolo a.C. ed inclusero il paese, unitamente ai borghi limitrofi, in un pagus denominato pagus brembanus.

Qui sfruttarono le risorse minerarie (principalmente ferro) presenti nei monti circostanti, e crearono numerose vie di collegamento con il vicino pagus Saturnius (posto in Val Seriana), anch’esso con una florida attività estrattiva.

Questa attività fece la fortuna di Lenna, che prosperò anche durante il medioevo, quando la zona venne interessata da un crescente sviluppo demografico dovuto alle migliorate condizioni di vita, ma anche all’immigrazione di numerosi nuclei in fuga dalle lotte fratricide tra guelfi e ghibellini. In queste zone, soggette alla dominazione della famiglia dei Visconti, era notevole l’influenza ghibellina, che tuttavia non provocò alcun tipo di scontro.

Con l’avvento della dominazione veneta i commerci ebbero un ulteriore incremento, anche grazie alla costruzione della Via Priula, che collegava Bergamo con il Canton Grigioni. La Serenissima incluse Lenna nel dipartimento Oltre la Goggia e la rese un importante centro siderurgico, anche grazie allo sfruttamento dell’energia idrica che la zona offre, con le esportazioni (chiodi, spade ed attrezzi di lavoro) che arrivavano anche in Germania.

In questo periodo nacque e visse nel piccolo paese brembano il celebre architetto Mauro Codussi, noto per le sue opere nella città lagunare.

Gli eventi ed i successivi regimi politici non interessarono più di tanto il paese, almeno fino alla costruzione della ferrovia della val Brembana, avvenuta nel XIX secolo. Questa escluse dal proprio tragitto proprio Lenna, che cominciò a vivere un periodo di crisi economica.

Nel 1927 il regime fascista fece una grande opera di accorpamento tra parecchi comuni del regno d’Italia. Fu il caso anche di Lenna, che si trovò aggregato ai vicini Valnegra, Piazza Brembana e Moio de’ Calvi in un unico comune denominato San Martino de’ Calvi[5]. Soltanto nell’immediato dopoguerra, precisamente nel 1956, i comuni si separarono nuovamente, assumendo l’attuale conformazione[6].

Simboli

Il comune ha come simboli lo stemma e il gonfalone concessi con D.P.R. 12 marzo 2004.

Blasonatura stemma:

« Troncato: il primo, di rosso, al compasso aperto, di argento, accompagnato da tre stelle di sei raggi d’oro, bene ordinate, la stella in basso posta fra le aste del compasso; il secondo, di verde, al ponte di argento, a un solo arco, con l’impalcato in sbarra e in banda abbassata, esso ponte uscente dai fianchi e fondato sulla massa d’acqua di azzurro, fluttuosa di argento, fondata in punta. Ornamenti esteriori da Comune. »
(D.P.R. 12 marzo 2004)

Gonfalone: Drappo di giallo.

Il territorio

Il ponte delle capre

Il territorio comunale offre ottimi colpi d’occhio, grazie al contesto naturalistico in cui è immerso. Numerose sono quindi le possibilità di escursioni sui monti circostanti, adatte ad ogni esigenza: dal principiante all’utente più esperto ed esigente.

A partire dal 2007 è stata inoltre inaugurata la ciclovia della valle Brembana, che costeggia il corso del fiume Brembo, offrendo lo spunto per passeggiate o gite in bicicletta.

Degni di nota sono il piccolo laghetto artificiale detto “della Vizzola”, con annessa pineta, ed ilponte delle capre. Quest’ultimo, ristrutturato dopo l’alluvione del 1987, risale al XVII secoloed è costruito con un’unica arcata in pietra.

Da visitare è l’oratorio di San Rocco che, edificato al XVI secolo, conserva un affresco recentemente portato alla luce durante lavori di restauro.

È inoltre presente la chiesa parrocchiale di San Martino Oltre la Goggia, risalente al XVII secolo. In comune con i vicini di Piazza Brembana, presenta un polittico di notevole fattura eseguito da Lattanzio di Rimini, statue e l’altare di Andrea Fantoni, nonché opere di Carlo Ceresa.

Infine merita menzione il Santuario della Madonna della Coltura che, risalente anch’esso al XVII secolo, venne edificato dopo l’apparizione della Madonna ad un piccolo garzone. All’interno della struttura si possono ammirare opere del Gozzi e di Carlo Ceresa.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[7]

www.provinciabergamasca.com/vallebrembana/lenna/lenna.html
Gli abitanti si chiamano LENNESI – C.A.P. 24010 – Distanza da Bergamo KM 37 – Altitudine 486 m. s.l.m. – Municipio: Telefono: 0345.81051 – Escursioni: Monte Ortighera – Coordinate: Latitudine 45°56’36″24 – Longitudine 09°40’40″08 – Misure: superficie 12,88 kmq
Cartina di Lenna
L’origine del nome LENNA non ha trovato concordi i ricercattori Per alcuni esso deriverebbe dal nome romano di ALENA, ALENUS per altri invece deriverebbe dalla voce lombarda “LEMM”, cioe’ civaie, legumi, in rapporto alla coltivazione che un tempo doveva essere, nella piana del paese, assai diffusa. Secondo il PIERI’ il nome potrebbe anche derivare dall’etrusco “LE’MINA” o ” LE’ MENE”. Data la sua posizione geografica Lenna e’ sempre stato attivo sia nei commerci che anche nella lavorazione del Ferro. Vi erano infatti un tempo Fonderie ed Officine per la sua trasformazione. Nel 500 Lenna contava circa 300 abitanti. Il suo cittadino piu’ illustre e’ stato il celebre architetto MAURO CODUSSI che opero’ in Venezia nella seconda meta’ del 400 sino alla sua morte avvenuta nel 1504. Fu tra i primi ad introdurre i moduli rinascimentali dell’Architettura Veneta. Costrui’ a Venezia le chiese di S.Michele in Isola, di S. Maria Formosa, di San Giovanni Crisostomo, la facciata di S. Zaccaria, e i celebri palazzi ZORZI correr e Vendramin – Calergi. Architetto’ inoltre nel 1496 la torre dell’orologio in Piazza San Marco.

Vista aerea di Lenna

Il paese di Lenna si estende appena a monte della confluenza dei due rami principali del Brembo, quello di Mezzoldo e quello di Fondra. Da prevalente centro agricolo-montano si sta’ sviluppando in un centro di produzione industriale ed artigianale, con l’effetto di ridurre in parte il pendolarismo lavorativo ancora diffuso. Del resto a Lenna erano attive fino all”800 importanti fucine e forni fusori dei minerali provenienti dall’alta valle Brembana. Anzi, l’apparizione celebrata dal Santuario della Madonna della Cultura avvenne piu’ di 400 anni fa proprio ad un garzone di fucina nel laboratorio dov’era affrescata la sacra immagine della Vergine.
Lenna e le sue Frazioni

Cantone San Francesco

Cantone San Francesco
Il cantone si trova a nord dal centro di Lenna, tramite la strada che porta al lago del Bernigolo. La frazione si trova sulla sponda destra del lago. Altitudine metri 560 metri s.l.m.

Cantone S. Maria

Cantone S. Maria
Altitudine di 580 metri s.l.m. ci si accede tramite carreggiata, dopo il Lago del Bernigolo (Deviazione a destra prima della centrale idroelettrica)

Piani di Scalvino

Piani di Scalvino
Frazione sita sulla statale della Valle Brembana, 1 km prima dell’abitato di Lenna. Altitudine di metri 450 metri s.l.m.

Località Miniere

Localita’ Miniere
Anche questa frazione, si raggiunge dalla strada che porta al lago del Bernigolo, dopo 1 km dal centro abitato di Lenna. Altitudine metri 460 s.l.m.

Loro

Loro
Borgo, situato sulla comunale per il  Lago del Bernigolo. Altitudine metri 470 s.l.m.

 

Lenna e la sua Comunita’
Lenna e’ un piccolo comune montano posto all’imbocco dell’Alta Valle Brembana: e’ la porta d’accesso ai numerosi e pittoreschi paesi distribuiti sui fianchi delle nostre montagne. E’ situata in una stretta conca alla confluenza dei due rami del Brembo così che il Fiume vi si adagia e perde la sua caratteristica torrentizia. Si trova a 465 metri sul livello del mare al centro di una corona di monti: l’Ortighera, il Menna, il Venturosa, il Toracchio. Gli abitanti sono piu’ di 700: operosi, facili all’iniziativa, genuini. Le case, quasi tutte ristrutturate, sono adagiate le une accanto alle altre, secondo le caratteristiche dei centri montani. Solo la parte piu’ nuova che sta’ sviluppandosi verso via Fontanile e Via Cornella dà al paese un aspetto moderno e quasi cittadino. Luogo di villeggiatura e di turismo, Lenna e’ sempre stata, specie nei mesi estivi, meta di passeggiate e di escursioni. Ricchi di attrattiva sono: la fresca Pineta, il piccolo lago artificiale e sopratutto i due Cantoni che rimangono intatti nella loro segreta bellezza. Sul piano industriale e’ in via di sviluppo grazie ad alcune aziende che si sono insediate nella vasta zona acquistata dalla Comunità Montana. Notevole sviluppo ha avuto anche la tradizionale lavorazione del legno con fabbriche che esportano gran parte del loro prodotto. Una serie di funzionali attrezzature va man mano arricchendo il settore dello sport e del tempo libero. La Commissione della Biblioteca Comunale ha voluto dare uno sguardo al passato di questo paese. E’ stato un tentativo di portare alla luce un po’ di storia, un po’ di economia, un po’ d’arte. Non si puo’ guardare all’avvenire senza conoscere le “radici” e le nostre sono la storia.

 

Le Origini
Le Origini di Lenna sono incerte e si perdono nel tempo, per quanto – presumibilmente – non antichissime. Le prime notozie relative all’Alta Valle Brembana provengono dai geologi i quali preferiscono che, in tempi molto remoti, il ghiacciaio finiva probabilmente a Lenna, dove si collegavano i due ghiacciai del Brembo (ramo di Olmo e ramo di Branzi). La storia della Valle Brembana e’ strettamente legata alle vicissitudini storiche di Bergamo: i Galli si sostituirono agli Etruschi. Nel 196 a.c. i Romani imposero il loro domicilio; nel 402 d.c. Alarico saccheggia Bergamo e la terra bergamasca; poi e’ la volta di Attila. Probabilmente inizio’ allora la lenta avanzata di comunità contadine nella Valle. Si arriva al periodo tra il 100 e il 1300 quando, in seguito a feroci persecuzioni originate dalle lotte di fazione, gruppi di fuggiaschi ripararono nella zona, prendendovi stabile dimora.

 

Le prime abitazioni sarebbero sorte ad iniziativa di costoro. Sono comunque ipotesi che nessun storico ha potuto definire esattamente per mancanza di elementi sicuri. In origine doveva sorgere un villaggio di contadini: le povere capanne di paglia, con il passare dei secoli, sono state sostiuite dalle case rustiche in pietra squadra. Dalla relazione del 1596 del Capitano di Bergamo Giovanni da Lezza si apprende che Lenna fa parte di quel tratto della Valle Brembana definito: “Oltre la Goggia” che va dal Cornello a Foppolo, Mezzoldo, Carona con sede di Vicariato a Piazza Brembana. Apparteneva dunque al “Pagus Brembanus” dove c’erano gia’, in epoca romana, dei centri minerari, centri notevoli: questo Pagus era collegato, con una via, al vicino Pagus Saturnius che si snodava lungo la zona piu’ alta del Serio. Per certo sappiamo che Lenna era, nei secoli passati, un importante centro siderurgico alimentato dalle innumerevoli seriole derivanti l’acqua dai due rami del Brembo. Nelle due fucine il ferro ricavato veniva esportato a Bergamo, a Milano, a Genova ed anche in Germania. Le fucine lavoravano e trasportavano il minerale di ferro proveniente dalle montagne circostanti. Veniva gran parte usato per fabbricare chiodi, ferri da taglio, attrezzi agricoli, attrezzi per la lavorazione delle piante di alto fusto, utensili casalinghi e numerose armi (lami da spada e lame piccole), destinate ai Veneziani.

I Personaggi
Piu’ illustre di Lenna e’ Mauro Codussi (detto il Moretto – Lenna 1440 – Venezia 1504) insigne architetto che opero’ soprattutto a Venezia. Fu’ l’ideatore della famosa torre dell’orologio che si ammira in Piazza S. Marco a Venezia e del non meno famoso palazzo Corner-Spinelli sul Canal Grande. Tanto la prima quanto il secondo sono annoverati tra gli autentici e piu’ rappresentativi gioielli dell’architettura quattrocentesca. Erede di lapicidi e di lavoratori del ferro, Mauro Codussi ha lasciato nella città lagunare molte costruzioni ispirate ad uno stile nuovo, molto personale, anche se culturalmente legato alla grande storia dell’architettura italiana del Rinascimento. Mauro Codussi aveva in “contrada de Lentena comunis Valnigra” una piccola proprieta’. In un documento nel Monastero dei Crociferi il 25 Luglio 1500 Mauro Codussi, un Moro de Martin, affida al pittore Lattanzio da Rimini l’esecuzione di una Pala destinata alla chiesa di S. Martino. Va’ ricordato anche lo scultore Giovanni Battista Agosti, pure Lennese, autore di pregevoli opere tra le quali la tribuna della parrocchiale di Roncobello (1704).
Tra le Opere d’arte di Lenna, piu’ pregevoli figura l’Oratorio di San Rocco costruito nel cinquecento come cappella campestre. Durante un opera di revisione (aprile 1979), alla luce un ben conservato affresco databile all’inizio del Cinquecento. L’affresco era rimasto nascosto per secoli dalla calce che vi era stata applicata come disinfettante dopo la peste che aveva colpito la nostra Valle nel 1630, dimezzando la popolazione.

Il Ponte delle Capre
E’ ai limiti dei Piani di Scalvino. Di questo ponte si hanno notizie documentate gia’ sul finire del Seicento: e’ largo circa un metro e mezzo; col piano di calpestio in acciottolato (rissol); l’arcata e’ in pietra viva modellata. Pur appartenendo ad un architettura “minore”, il ponte e’ posto in un luogo molto bello, tale da affascinare anche l’occhio del piu’ esperto pittore. Scavalcata l’alveo del Brembo con un elegantissimo arco a tutto sesto e collega la località Cornamena. L’alluvione del Luglio 1987 lo ha deturpato brutalmente: ora e’ ristrutturato.
Il Santuario della Madonna della Coltura
Sorge nei prati della nostra piana e sullo sfondo si stagliano alti e svettanti monti. In quel luogo sorgeva una fucina con quattro magazzini vicini. La fucina era chiamata “fucina da Gromo”. La tradizione orale riferisce che, nella fucina da Gromo, un fanciullo al di sotto dei quattordici anni, vi lavorava come garzone da fabbro e ogni qual volta che si recava nel magazzino a prendere carbone  si attardava nella contemplazione di un immagine della Beata Vergine Addolorata dipinta sul muro, Un giorno fra gli altri quella Sacra immagine gli apparve piu’ bella e rischiarata d’insolito splendore ………. Al posto della fucina fu così edificato nel 1600 il Santuario in onore della Madonna. Tutt’ora e’ meta di fedeli e di pellegrini devoti, certi che la Vergine Addolorata e’ propiziatrice di grazie. L’immagine della Madonna di cui si parla e’ custodita e venerata da quattro secoli nell’ancona dell’altare maggiore e porta scritto chiaramente “Octobri 1580”. Nel Santuario si possono ammirare: gli affreschi asterni sopra la porta maggiore, la Madonna della Pietà del Ceresa, l’altare Maggiore con la bella ancona dovuta alla mano dei Gozzi di Lenna che lavoravano anche in altre chiese della Valle dal 1600 al 1750.
www.valbrembanaweb.com/valbrembanaweb/sitogino/paesi/lenna/lenna.html
Lenna (clicca qui)Lenna Comune
comune in valle brembana provincia di Bergamo
Alberghi, Hotel, Ristoranti Pizzerie, appartamenti, trattorie a Lenna
Trattoria delle Miniere – Piatti Tipici Locali: Polenta Taragna con Capriolo, su ordinazione Lumache e Baccalà alla Vicentina. Se volete passare una bella giornata con pranzo genuino e nostrano. Fabbro Oberti Luca. Lavorazione artistica Ferro battuto. Fabbro Luca Oberti – Via Scalvino, 87 Lenna. Agriturismo FERDY Gli Ospiti dell’ Agriturmo Ferdy possono degustare specialità prodotte dall’azienda, tra le quali formaggi e salumi di capra.


Fotografie di Lenna
Cenni anagrafici: Il comune di Lenna ha fatto registrare nel censimento del 1991 una popolazione pari a 696 abitanti. Nel censimento del 2001 ha fatto registrare una popolazione pari a 702 abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 – 2001 una variazione percentuale di abitanti pari al 0,86%. Gli abitanti sono distribuiti in 290 nuclei familiari con una media per nucleo familiare di 2,42 componenti. Cenni geografici: Il territorio del comune risulta compreso tra i 440 e i 1.818 metri sul livello del mare. L’escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 1.378 metri. 


Ricerca: Lenna
Lenna (C.A.P. 24010) dista 37 chilometri da Bergamo, capoluogo della omonima provincia cui il comune appartiene. Lenna conta 702 abitanti (Lennesi) e ha una superficie di 12,9 chilometri quadrati per una densità abitativa di 54,50 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 465 metri sopra il livello del mare. 
Il municipio è sito in Via Mauro Codussi 75, tel. 0345-81051 fax. 0345-81051


Cenni Storici di Lenna
Lenna e’ un piccolo comune montano posto all’imbocco dell’Alta Valle Brembana: e’ la porta d’accesso ai numerosi e pittoreschi paesi distribuiti sui fianchi delle nostre montagne. E’ situata in una stretta conca alla confluenza dei due rami del Brembo così che il Fiume vi si adagia e perde la sua caratteristica torrentizia. Si trova a 465 metri sul livello del mare al centro di una corona di monti: l’Ortighera, il Menna, il Venturosa, il Toracchio.


Comune di Lenna – Manifestazioni Estate
Il paese di Lenna si estende appena a monte della confluenza dei due rami principali del Brembo, quello di Mezzoldo e quello di Fondra. Da prevalente centro agricolo-montano si sta’ sviluppando in un centro di produzione industriale ed artigianale, con l’effetto di ridurre in parte il pendolarismo lavorativo ancora diffuso. Del resto a Lenna erano attive fino all”800 importanti fucine e forni fusori dei minerali provenienti  dall’alta valle. 

Mauro Codussi  – Mauro Codussi nasce nel 1440 a Lentina l’attuale Lenna e muore a Venezia nel 1504. Da giovane si trova a lavorare a Rimini a fa il muratore e anche il tagliapietre. Torna pero’ sempre aLenna nel periodo invernale e in seguito si trasferisce a Venezia e qui lavora fino alla morte. A Venezia inizialmente fa il capomastro dirigendo gli operai che vengono dalla Val Brembana, poi divento’ architetto. Progetto’ diverse opere grandiose e importanti.


La Festa e la chiesetta di Santa Lucia a Lenna 
Ogni anno , il 13 Dicembre nel nostro paese si festeggia Santa Lucia in modo molto solenne. Noi bambini siamo molto contenti perché siamo a casa da scuola. E’ una festa molto amata specialmente da noi bambini, perché ,se siamo stati buoni la notte della vigilia, S. Lucia passa nelle nostre case e ci porta tanti doni. I bambini più grandi alla vigilia, presso il campo sportivo bruciano il falò che nei giorni precedenti hanno preparato raccogliendo la legna nei boschi;tutti noi bambini ci raduniamo intorno per scaldarci e divertirci.


http://www.comune.lenna.bg.it/PortaleNet/portale/CadmoDriver?_token=SEARCHENGINESXOK&codice_comune=LENNA&_page=pHomePage&_state=initial&_action_do_home_siscotel=1  sito istituzionale

comune
Valnegra – StemmaValnegra – Bandiera
Valnegra – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoVirna Falcheris (lista civica) dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate45°57′00″N 9°41′26″ECoordinate: 45°57′00″N 9°41′26″E (Mappa)
Altitudine581 m s.l.m.
Superficie2,23 km²
Abitanti209[1] (31-12-2010)
Densità93,72 ab./km²
Comuni confinantiLenna, Moio de’ Calvi,Piazza Brembana, Piazzolo
Altre informazioni
Cod. postale24010
Prefisso0345
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016227
Cod. catastaleL642
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona E, 2 895 GG[2]
Nome abitantivalnegresi
Patronosan Michele Arcangelo
Giorno festivo29 settembre
Cartografia

Mappa di localizzazione: Italia

Valnegra
Valnegra
Posizione del comune di Valnegra nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Valnegra nella provincia di Bergamo

Valnegra (Alnigra in dialetto bergamasco[3]) è un comune italiano di 214 abitanti[4] della provincia di Bergamo in Lombardia. Situato in alta Val Brembana, si trova a circa 28 chilometri a nord del capoluogo orobico. Il comune fa parte della Comunità Montana della Valle Brembana.

Storia

Le origini del borgo e dei suoi primi abitanti non sono chiare, vista la mancanza di reperti risalenti a particolari periodi storici.

È usanza comune credere che tuttavia i primi insediamenti stabili in questa zona siano riconducibili all’epoca delle invasioni barbariche, quando le popolazioni soggette alle scorrerie si rifugiarono in luoghi remoti, al riparo dall’impeto delle orde conquistatrici. In particolar modo si presume che siano stati gli abitanti della vicina Valsassina ad arrivare per primi (presumibilmente attorno al VI secolo), come testimoniano alcuni toponimi uguali tra le due zone.

Il toponimo invece deriva dal torrente presente sul territorio, che scorre all’interno di una fitta boscaglia, dove per negra si intende oscura. Il borgo ebbe il suo maggior sviluppo durante il periodo medievale, quando i propri abitanti seppero conquistarsi la fama di ottimi carbonai (ovvero produttori del carbone di legna), ed i loro prodotti varcarono anche i confini italiani.

In tale periodo Valnegra venne posto nel feudo facente capo alla famiglia ghibellina dei Visconti, che diedero il permesso, ad ogni persona appartenente alla loro fazione, di uccidere un guelfo. Nonostante questo non ci sono giunti documenti che attestano di lotte avvenute sul suolo comunale.

Nel corso del XVI secolo il paese, dopo essere entrato a far parte della Repubblica di Venezia, fu posto a capo del distretto amministrativo della Valle Brembana Oltre la Goggia, che comprendeva tutti i comuni dell’alta valle. Sempre in questo periodo il paese ricevette la visita di San Carlo Borromeo.

La Parrocchia di piazza Lenna in una foto del 1935

L’economia, sempre basata su ciò che la natura offriva, subì un colpo negativo con la costruzione della Via Priula che attraversava la valle senza passare da Valnegra. Iniziò quindi un lento ed inesorabile processo di emigrazione dal paese, continuato fino ai giorni nostri.

Interessante notare però che il paese fu il primo dell’intera valle a dotarsi, nel 1866, di un edificio per l’insegnamento scolastico.

Nel 1927 il regime fascista fece una grande opera di accorpamento tra parecchi comuni delregno d’Italia. Fu il caso anche di Valnegra, che si trovò aggregato ai vicini Moio de’ Calvi,Piazza Brembana e Lenna in un unico comune denominato San Martino de’ Calvi[5]. Soltanto nel 1956 i comuni si separarono nuovamente, assumendo l’attuale conformazione[6].

Recentemente l’economia si è risollevata grazie all’industria del turismo, che tuttavia non ha snaturato l’anima del borgo.

Da visitare

Situato in una zona votata al turismo, risente favorevolmente dell’altitudine che rende fresco e gradevole il clima in estate ed all’esposizione a sud che mitiga gli inverni. La zona ricca di boschi e montagne favorisce quindi le escursioni, che risultano essere adatte a tutte le esigenze, sia per utenti esigenti ed esperti che per semplici passeggiate.

Interessante è la chiesa parrocchiale che, intitolata a San Michele, risalta sulle altre costruzioni del paese anche grazie al campanile su cui svetta la statua del patrono. Edificata a metà del XV secolo e più volte ampliata e restaurata, l’edificio religioso custodisce al proprio interno dipinti di buon pregio, tra alcune opere di Carlo Ceresa.

L’altra chiesa presente sul territorio comunale è quella di San Carlo. Situata al di fuori dal centro abitato, risale al XVIII secolo e presenta un’architettura semplice, come semplici sono le opere in essa contenute.

Merita infine menzione la fontana posta nella piazzetta principale e costruita al termine del XIX secolo.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[7]

Persone legate a Valnegra

www.provinciabergamasca.com/vallebrembana/valnegra/valnegra.html

Gli abitanti sono chiamati Valnegresi – C.A.P. – 24010 – popolazione al 1999, 227 abitanti – Distanza da Bergamo Km 39.5 – Altitudine 581 m s.l.m. – Municipio: via Locatelli Telefono 0345.81084 – Escursioni e Gite: Monte Sole, Monte Toracchio, Laghetto Miragolo – Coordinate: Latitudine 45°57’0″00 – Longitudine 09°41’25″44 – Misure: superficie 2,09 kmq.

Cartina di Valnegra
VALNEGRA sembra derivare il suo nome da “NEGRA” oscura, anche se la sua posizione geografica e’ tutt’altro che angusta. Gli abitanti di Valnegra sono molto industriosi da sempre, seppero coltivare il piccolo territorio comunale a Biada, a Patate e a Gelsi. Ben costruiti furono anche i molti che esercitavano l’arte del carbonaio e che “esportarono” questo mestiere anche fuori provincia e fuori italia. Valnegra, ai piedi del Monte Torcola, e’ un piccolo centro che già nel ‘400 era autonomo da Piazza Brembana ed ospitava una comunità contadina dedita allo sfruttamento dei pascoli e dei boschi. Se si pensa al “Nigra” che colorisce il nome della valle, non si puo’ fare a meno di ricordare i riflessi scuri dei pini che ondeggiavano numerosi al soffio delle brezze che giocano tra le pendici del monte. Esser boscaioli di Valnegra, con qualcosa di misterioso nel nome che poteva voler dire esser cresciuti dove bisognava saper dominare eventi difficili, era un titolo di credito nel mercato della professione. Ed infatti la loro abilita’ non era inferiore alle aspettative che quotavano al rialzo la loro specializzazione in Italia e all’estero. Si spiega così come Valnegra una piccola comunità abbia potuto arricchire di opere d’arte la propria chiesa, pur dovendo ricostruire l’antico edificio. Nella storia recente Valnegra viene ricordata come prima sede di scuola superiore della Valle, sorta nel 1865 nel Collegio S. Carlo dell’Opera Pia Gervasoni. Qui si formo’ per anni la classe dirigente della borghesia vallare, per cui l’istituzione veniva ironicamente definita “la Sorbona di Gogìs”. Oggi ospita la scuola media intercomunale e c’e’ da augurarsi che qualche “oculato” provvedimento ministeriale non intervenga a chiuderla, favorendo l’emigrazione di quanti, anche a costo di sacrifici, abitano la valle che amano, ma non pensano per questo di dover ulteriormente  sacrificare i propri ragazzi a prolungati ed assurdi trasferimenti.
Valnegra, vista aerea
Durante la dominazione veneta, nel 1429 Valnegra divenne capoluogo della quadra Valle Brembana Oltre la Goggia, come testimonia la lapide posta sulla facciata della probabile casa del Vicario. Nella piazza attigua di Valnegra si puo’ ammirare la fontana in serizio realizzata nel 1881. Due sono gli edfici che appaiono a chi osserva il paese da lontano: la chiesa e la scuola. La chiesa, citata per la prima volta nel 1449, dedicata a San Michele Arcangelo venne piu’ volte restaurata fino al 1838, anno in cui fu completamente ricostruita in stile neo classico. Sul campanile, la statua del Santo, in rame e alta ben 2,93 m, sovrasta il paese e protegge i suoi abitanti.
La via principale di Valnegra, le scitte scolorite dei vecchi negozi ci ricordano quanto fossero diffuse le attività commerciali all’inizio del secolo, così come la vita sociale che si svolgeva in piazza, nele numerose osterie e all’ombra del Frassino, l’albero secolare al centro della via principale. Alcuni edifici della medesima strada presentano balconi e finestre in cemento decorativo e su alcune pareti sono visibili raffigurazioni sacre. A sud del centro abitato di Valnegra, sorge solitaria la chiesetta di San Carlo, un oratorio di semplice, ma gradevole architettura costruito tra il 1600 e il 1700.
All’epoca glaciale Neozoica, si ritiene che il ghiacciaio dei Laghi Gemelli  si arrestasse a Lenna unendosi a quello che scendeva da Mezzoldo, all’imbocco dell’Alta Valle Brembana. Durante lo sviluppo seminava massi erratici e ciottoli levigati: ne furono trovati in località Roncale Alto ed in contrada Sasso a Valnegra, e la neve sciogliendosi formo’ quelle impetuose masse del Brembo, che scendendo a Valle, scavarono poi nei secoli, aiutate da movimenti tellurici, l’attuale alveolo del fiume per sfociare nella pianura di Almenno. Il terreno del Comune, geologicamente appartiene a Servino o trias superiore, formato da schisti argillosi, molto adatto per la vegetazione di fitti boschi e verdi praterie,  mentre il trias inferiore ricco di molluschi si trova alle falde del Monte Ortighera in zona Pienagallo; invece sulla strada da Valnegra a Piazza  si vede il quaternario fluvio-graciale. Le abetaie del Monte Toracchio, il ceduo del Culmine, sulle cui falde si trova l’agglomerato di case, ed il verde dei prati che scendono giu’ per la collina di San Carlo danno un aspetto ameno e ridente alla posizione. Si ignorano le origini dei primi abitatori. E’ opinione comunque che i primi e lontanissimi abitatori di Bergamo fossero Liguri, e quindi sono naturali le ipotesi che Liguri, o Romani, o Orobi di origine Celtica, si spingessero fin quassu’ , isolati o in bande, per sfuggire alle diverse e contrarie dominazioni o persecuzioni. Non si conoscono gli usi e i costumi di questa gente. La natura impervia del terreno impedi’ loro di lasciare tracce, come avvenne nella vicina Valle Seriana. Con tutta probabilità esercitavano la caccia, la pesca e la pastorizia, dissodando i vari boschi per ricavarne piccoli appezzamenti di terreno da coltivare per uso familiare, vivendo in agglomerati di capanne fatte di tronchi di abete dette baite, che si trasformasono poi in rustici locali.
L'abitato dalla mappa catastale del 1853
L’abitato dalla mappa catastale del 1853
La comunità di Valnegra, come tutte le altre della valle, e’ posteriore a quella della parrocchia. Si ignora l’epoca precisa della erezione della chiesa primitiva. L’attuale parrocchia, prima che fosse costituita autonoma, dipendeva da quella di S. Martino. Lo smembramento della parrocchia di Valnegra avvenne nel 1494. In memoria di questa dipendenza e del passaggio della chiesa matrice, la prrocchia di Valnegra era tenuta a versare ogni anno un canone, che nel 1896 era di £ 3,40. Tra i diversi motivi di separazione addotti dagli abitanti di Valnegra nella loro domanda, risulta evidente il pericolo a cui si trovavano di frequente esposti durante le interperie, nel tragittare i torrenti Sanetto e della Cornella sulla via S. Martino. Eretta la parrocchia, si sentì anche il bisogno dell’autonomia territoriale comunale. Restano nella consuetudine le tradizionali beghe e lotte per la determinazione dei confini. Era naturale che Valnegra ritenesse validi i confini parrocchiali, molto piu’ vasti degli attuali: purtroppo entro’ di ragione la toponomastica geografica e così il territorio del comune fu ridotto, e la parrocchia ancor di piu’, dato che dovette cedere del terreno ai confinanti.

 

I confini del Comune di Valnegra vennero di massima stabiliti con atto notarile del 25 Giugno 1590; Dai documenti risulta che fin dal 1452 la Valle Brembana oltre la Goggia, e quindi anche Valnegra, era soggetta al ducato di Milano, sotto l’ambizioso principe F. Sforza. Fin dal lontano 1451 si celebrava in Valnegra la solenne festa della Epifania e si teneva il grande mercato. E’ tradizione che in quel giorno convenissero molte persone dai paesi vicini, fra le quali si notavano i cottimisti, gli imprenditori, gli operai che venivano per stipulare i contratti, pattuire la mercede per l’incipiente stagione, iniziando così la grande piaga dell’emigrazione. Le riunioni si tenevano all’aperto sotto i due vettori (portici) posti sulla strada principale (via vecchia) uno all’inizio del paese, ora distrutto, e l’altro, esistente, sulla mulattiera del Chiarello che comunicava con Dossena.

 

Alla lotta tra Guelfi e Ghibellini non fu estranea Valnegra, e come riferisce il Belotti ricordando il crudele governo di Barnabo’ Visconti, che giunse a permettere ad ogni Ghibellino di uccidere un Guelfo. Nel 1470 a Valnegra vi fu la visita di S. Carlo Borromeo. Le anime erano 350 delle quali 194 ammesse alla Comunione. L’oratorio di S. Carlo fu eretto a spese di un certo Paganoni Agostino nel 1742 su terreno fluvio-morenico, e come dicono i verbali “fabbricato a capriccio, senza dote, ed in luogo cattivo”. Non si sa quale fu lo scopo precipuo di questo oratorio, senonche’ un’iscrizione all’interno dice: “Il popolo di Valnegra nel colera del 1867”.
La Chiesa di San Carlo oggi
La Chiesa di San Carlo oggi
Documenti che avvalorino la tradizione di epidemia di colera a Valnegra a quel tempo, non ve ne sono; e’ probabile che il popolo abbia fatto voto per scongiurare il male che serpeggiava in altri luoghi vicini, ed abbia poi costruito il tempio. Venezia, sempre desiderosa di allacciare buoni rapporti commerciali con gli stati vicini, ed anche per merito di alcuni podestà che cercavano di sollevare dalla miseria le popolazioni di Oltre la Goggia, decise, alla fine del Cinquecento, di costruire la strada carrozzabile da Bergamo a Mezzoldo (Cà San Marco). La comunicazione con la Valtellina ed i Grigioni.
I mercanti  pero’ in periodo invernale preferivano fare il lungo viaggio verso Como, e quindi il commercio e la vita della valle venivano paralizzati  per lungo tempo. Dopo anni di trattative, di sopralluoghi, petizioni e antagonismi, il 23 maggio 1593, Alvise Priuli fece tagliare una strada di larghezza nel sasso vivo, e così fu compiuta nel 1958 questa strada importantissima per il commercio, ma per Valnegra, cesso’ il transito, perche’ la nuova strada passo’ direttamente da Lenna a Piazza e per conseguenza il paese ando’ ancora piu’ impoverendosi, obbligando i pochi uomini validi ad intensificare la carovana migratoria che purtroppo ancora oggi continua.
Lapide che ricorda la dominazione Veneta
Lapide che ricorda la dominazione Veneta
Valnegra una località fra le migliori della nostra Valle Brembana, con un dolce clima estivo, di cui non si conoscono i calori, temperati da una brezza pomeridiana, nè i rigori dell’inverno, perche’ trovasi esposta tutta a mezzogiorno, costituisce un clima ideale per il soggiorno estivo dei bambini. Infatti, se prima si poteva parlare di abbellimeneti o rifacimenti degli abitati vecchi, oggi vanno sorgendo nuove costruzioni che oltre a migliorare il tenore di vita della popolazione, offrono migliore ricezioni ai numerosi villeggianti che nel periodo estivo vengono quassu’ per sfuggire la canicola della pianura, e potra’ quindi avere certamente uno sviluppo turistico non indifferente.
Valnegra, e’ un bel sito, centro di belle e facili escursioni, se l’Autorità e la popolazione si lenderanno ragione di questa fortuna. Industrie vere e proprie di artigianato non esistono. L’agricoltura e’ sempre stata limitata: predomina la piccola proprietà privata, ed il foraggio che un giorno bastava appena per il bestiame locale, ora marcisce nel campo, per mancanza di manodopera ma piu’ per la diminuzione del patrimonio zootecnico. Se vogliamo far fede ad una vecchia planimetria datata dal 1837, si rivela come Valnegra avesse, un tempo, una fiorente coltivazione di gelsi, ed a nostra memoria si ricorda l’allevamento di bachi da seta. Nel 1903 il patrimonio zootecnico era ancora di: 6 cavalli, un mulo, 83 bovini, 34 maiali, 25 pecore e capre, ma per le ragioni gia’ dette, questa ricchezza e’ oggi scomparsa. L’agglomerato del paese di origine medioevale, e’ diviso da due strade: una vecchia che termina al portico sulla via del Cantone, l’altra, la principale, fino ad ieri, era il transito per la Val Fondra, oggi servita dalla cosidetta traversa, quasi circonvallazione. Valnegra posta a 580 m s.l.m. e’ distante 38 km dal Capoluogo: fa parte del Mandamento di Piazza Brembana, Pretura di Zogno, dipende ecclesiasticamente dalla vicaria di S. Martino. La superficie del Comune e’ suddivisa in 126 ettari di bosco ceduo o misto alto fusto, 22 ettari di pascolo, 58 ettari di prato e culture agrarie, 5 ettari di improduttivo, 6 di incolto sterile o fabricati. Durante il periodo fascista, Valnegra non subì soprusi, per quanto due volte fu sede, per brevissimo tempo della famosa O.P. La cella campanaria fu privata di due campane , che pero’ a suo tempo furono reintegrate.
Ma parlando di Valnegra, non si puo’ dimenticare l’azione culturale che ormai svolge da cent’anni il suo centro scolastico, chiamato il “Centro Culturale della Valle” o la “Sorbona dei Gogis” cioe’ della Scuola “Opera Pia F. Gervasoni”. Fondata nel 1865 con lo scopo precipuo di facilitare ai figli della Valle l’istruzione elementare, che allora mancava nel mandamento. Accanto alla Scuola sorse il Collegio Gervasoni, col suo primo rettore e gestore il maestro Rho, sostiuito poi per ordine del Vescovo Mons. Guindani, dal Sac. Placido Cattaneo dal quale, animato dall’amore per i giovani e dallo spirito di rinunzia proprio degli anni pronti al sacrificio, il Collegio ebbe impulso e incremento. Migliaia di giovani, oggi professionisti, che hanno affrontato qui le prime fatiche sulle sudate carte, hanno onorato ed onorano oggi la Valle Brembana.
www.valbrembanaweb.it/valbrembanaweb/gallery/valnegra/valnegra.html

 

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Fotografie di Valnegra

 

Toracchio
Valnegra
Panoramica su Valnegra, invernale
nevicata del 27 gennaio 2006






Valnegra (560 m s.l.m.)
Festa Patronale di Sant'Antonio
Portici della casa dei Romanocc
Panoramica invernale di Valnegra
Vista aerea su Valnegra
Scorcio di Valnegra (notturna)






Chiesetta di San Carlo Borromeo
Pecore a Valnegra, verso la pianura
Corpo Musicale S. Martino a Valnegra
Panoramica su Valnegra
Invernale di Valnegra
Piazzolo Vista Aerea

 


 

Valnegra (C.A.P. 24010) dista 39 chilometri da Bergamo, capoluogo della omonima provincia cui il comune appartiene. Valnegra conta 230 abitanti (Valnegresi) e ha una superficie di 2,1 chilometri quadrati per una densità abitativa di 109,52 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 581 metri sopra il livello del mare. Il municipio di Valnegra è sito in Via A. Locatelli 13, tel. 0345-81084 fax. 0345-82721 Cenni anagrafici: Il comune di Valnegra ha fatto registrare nel censimento del 1991 una popolazione pari a 238 abitanti. Nel censimento del 2001 Valnegra ha fatto registrare una popolazione pari a 230 abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 – 2001 una variazione percentuale di abitanti pari al -3,36%.
Gli abitanti di Valnegra sono distribuiti in 91 nuclei familiari con una media per nucleo familiare di 2,53 componenti. Cenni geografici: Il territorio del comune risulta compreso tra i 497 e i 1.419 metri sul livello del mare. L’escursione altimetrica complessiva di Valnegra risulta essere pari a 922 metri. Cenni occupazionali: Risultano insistere sul territorio del comune 1 attività industriali con 8 addetti pari al 20,51% della forza lavoro occupata, 8 attività di servizio con 16 addetti pari al 20,51% della forza lavoro occupata, altre 2 attività di servizio con 6 addetti pari al 41,03% della forza lavoro occupata e 7 attività amministrative con 40 addetti pari al 5,13% della forza lavoro occupata.

 

 

Moio de’ Calvi
comune
Moio de' Calvi – StemmaMoio de' Calvi – Bandiera
Moio de' Calvi – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoDavide Calvi (lista civicaFontana) dall’08/06/2009
Territorio
Coordinate45°57′06″N 9°42′03″ECoordinate: 45°57′06″N 9°42′03″E (Mappa)
Altitudine654 m s.l.m.
Superficie6,36 km²
Abitanti208[1] (31-12-2010)
Densità32,7 ab./km²
FrazioniCosta, Curto, Foppo, Miralago, San Martino de’ Calvi
Comuni confinantiIsola di Fondra, Lenna,Piazzatorre, Piazzolo,Roncobello, Valnegra
Altre informazioni
Cod. postale24070
Prefisso0345
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016136
Cod. catastaleF276
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona E, 2 998 GG[2]
Nome abitantimoiesi
Patronosan Mattia
Giorno festivo14 maggio
Cartografia

Mappa di localizzazione: Italia

Moio de' Calvi
Moio de’ Calvi
Posizione del comune di Moio de' Calvi nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Moio de’ Calvi nella provincia di Bergamo
Moio de’ Calvi (Ol Mòi in dialetto bergamasco[3][4]) è un comune italiano di 213 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia. Situato nell’alta Val Brembana, dista circa 40 chilometri a nord dal capoluogo orobico.

Storia

Piccolo borgo incastonato tra i monti, non annovera episodi di spessore nella sua storia. Storia fatta dalla quotidianità dei propri abitanti, da sempre dediti al lavoro che la natura offre, dall’allevamento alla produzione del carbone di legna.

Come per molti altri borghi vicini, si pensa tuttavia i primi insediamenti stabili in questa zona siano riconducibili all’epoca delle invasioni barbariche, quando le popolazioni soggette alle scorrerie si rifugiarono in luoghi remoti, al riparo dall’impeto delle orde conquistatrici.

Il toponimo invece dovrebbe derivare dal latino volgarizzato Molleus, indicante un luogo umido, mentre la dicitura De’ Calvi è stata aggiunta nel 1863, con Regio Decreto 28 giugno 1863, n. 1.426[5].

Scarse sono le notizie del paese fino all’epoca medievale, quando venne posto nel feudo facente capo alla famiglia ghibellina deiVisconti, che diedero il permesso, ad ogni persona appartenente alla loro fazione, di uccidere un guelfo. Nonostante questo non ci sono giunti documenti che attestano di lotte avvenute sul suolo comunale.

Nel corso del XVI secolo il paese, dopo essere entrato a far parte della Repubblica di Venezia, fu inserito nel distretto amministrativo della Valle Brembana Oltre la Goggia, che comprendeva tutti i comuni dell’alta valle, con capoluogo posto a Valnegra e godeva di sgravi fiscali e numerosi privilegi.

In quel periodo venne a stabilirsi la famiglia dei Calvi che creò una propria riserva di caccia. I discendenti della famiglia si integrarono con gli altri abitanti, tanto che ancor oggi è possibile notare una discontinuità tra gli edifici, taluni di matrice contadina e rurale, altri influenzati dall’architettura veneziana.

Nel 1927 il regime fascista fece una grande opera di accorpamento tra parecchi comuni del Regno d’Italia. Fu il caso anche di Moio, che si trovò aggregato ai vicini Valnegra, Piazza Brembana e Lenna in un unico comune denominato San Martino de’ Calvi[6]. Soltanto nel 1956 i comuni si separarono nuovamente, assumendo l’attuale conformazione[7].

Da visitare

Il territorio comunale offre ottimi colpi d’occhio, grazie al contesto naturalistico in cui è immerso. Numerose sono quindi le possibilità di escursioni sui monti circostanti, adatte ad ogni esigenza: dal principiante all’utente più esperto ed esigente.

Molto particolare è la chiesa parrocchiale, dedicata a San Mattia. Edificata al termine del XV secolo e ristrutturata due secoli più tardi, possiede un caratteristico campanile in stile romanico e custodisce ornamenti barocchi, dipinti di G.B. Cignaroli ed un organo di costruzione di Adeodato Bossi.

Merita inoltre menzione casa Calvi, edificata in stile veneziano che contraddistingue altre abitazioni di minor importanza. Su una facciata dell’abitazione si possono ammirare affreschi di buon pregio.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[8]

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
14 giugno 20047 giugno 2009Giambattista GherardiLista civicaSindaco
8 giugno 2009in caricaDavide CalviLista civica – FontanaSindaco

www.provinciabergamasca.com/vallebrembana/moiodecalvi/moiodecalvi.html

Gli abitanti si chiamano MOIESI – C.A.P. 24010 – Distanza da Bergamo KM 40.5 – Altitudine 660 m. s.l.m. – Municipio: via Locatelli  Telefono: 0345.81155 – Principali Frazioni: Curto, Miralago, Foppo, Costa – Coordinate: Latitudine 45°57’9″72 – Longitudine 09°42’6″48 – Misure: superficie 6,17 kmq.

Il territorio di MOIO DE’ CALVI era antica riserva di caccia della nobile famiglia Veneziana dei CALVI che vi si trapianto’ definitivamente Sotto la Repubblica veneta il Comune ebbe uno statuto speciale e nel 1492 viene costituita la Parrocchia (la chiesa attuale infatti risale alla fine del XV secolo). Le frazioni di COSTA e di CURTO conservano parecchie testimonianze (affreschi) con Venezia. Dal 1927 al 1956 fu aggragato al Comune di Martino de’ Calvi, ora abolito. L’origine del nome MOIO (in origine MOJO) sembra derivare dal basso latino “molleus” nel significato di “Umidiccio”. Il De Calvi, viene aggiunto successivamente in onore della famiglia Veneta che fece di MOIO la sua residenza. Il poggio di Moio venne scelto come residenza di villeggiatura della nobile famiglia Calvi d’origine veneziana, che aveva in zona un’ampia riserva di caccia. A lungo andare qualcuno dei discendenti vi fisso’ stabilmente la propria dimora, integrandosi con i residenti locali, che erano dediti all’attività contadina. Ed infatti ancora oggi, accanto ad articolate architetture contadine rustiche e porticate, tipiche della vallata, si notano altri edifici di tono superiore, con decorazioni e fregi riconducibili allo stile veneziano.

Moio dè Calvi
 

Abitavano a Piazza, ma erano “Calvi” i quattro fratelli che nel corso della 1^ guerra mondiale, con altruismo ed abnegazione, si resero protagonisti di eroiche imprese per cui vennero insigniti di ben 25 medaglie al valor militare. Per anni li testimonio’ la loro mamma. E il luccichìo di tutti quei metalli d’oro, d’argento e di bronzo non era niente in confronto alla luce dei suoi occhi che dettavano imperiosi moniti di pace, perche’ niente puo’ consolare il dolore di una mamma, se non la speranza che il sacrificio richiesto ai figli possa almeno evitare che altre mamme in futuro piangano la perdita prematura dei figli caduti. A monte del Lago Bernigolo sgorga una fonte, apprezzata da sempre per la leggerezza digestiva. Da quasi mezzo secolo viene imbottigliata e distribuita come Stella Alpina.
Moio dè Calvi e le sue Frazioni

CURTO

CURTO
E’ la frazione piu’ alta di Moio de Calvi Borgo  che conserva nelle costruzioni i segni antichi medioevali, portici, affreschi abitazioni raggruppate con cunicoli.

MIRALAGO

MIRALAGO
Frazione posta al Lago del Bernigolo, la sponda destra del lago e’ appartenente al comune di Lenna, la parte sinistra a Moio de Calvi. Luogo molto frequentato da pescatori, vista la sua pescosita’ di Trote Fario e Iridee.

FOPPO

FOPPO
Foppo, la parte bassa del paese, frazione sulla statale valle Brembana, borgo antico ormai semiabbandonato.

COSTA

COSTA
Come la Frazione Curto, Costa per la maggior parte delle abitazioni, mantiene i segni antichi del Borgo Medioevale. La frazione e’ praticamente il centro del paese, vicino alla chiesa.

 

Moio dè Calvi e la sua Comunita’
Il territorio di Moio dè Calvi era antica riserva di caccia della nobile famiglia veneziana dei Calvi. Sotto la Repubblica Veneta il Comune ebbe uno Statuto speciale, nel 1492 venne ufficialmente costruita la Parrocchia e nel 1494.

 

Fu consacrata la Chiesa dedicata a S. Mattia Apostolo, dopo il distacco dalla Parrocchiale di S. Martino Oltre la Goggia, che accumunava Lenna, Piazza Brembana, Valnegra e Moio dè Calvi. Dal 1927 al 1956 Moio fu aggregato al Comune di S. Martino de Calvi, successivamente abolito. L’atto di divisione fu sancito il 31 Dicembre 1956 e fu immediatamente avviata la costruzione della Sede Municipale, inaugurata nel 1960. Sulle facciate del Municipio sono stati riprodotti gli stemmi araldici dei sindaci che nel tempo si sono succeduti alla guida del Comune. Un apposito decreto della Presidenza Comunale, che è stato realizzato nel 2002 e che è stato inaugurato ufficialmente il 30 Giugno 2002.

 

La Parrocchiale di San Mattia Apostolo
La Comunità parrocchiale di Moio dè Calvi fu resa autonoma dalla pieve di S. Martino con decreto del 3 Dicembre 1484; e la sua chiesa, sorta in quel tempo in località Cantoni, fu consacrata dal Vescovo Lorenzo Gabrieli il 3 Dicembre 1494.

 

Pulpito Chiesa Parrocchiale
Lavori di ricostruzione che si potrassero dal 1625 per un trentennio, mutarono stilisticamente qulla prima chiesa, che, ampliata e decorata con eccellenti stucchi nel ‘700, e di nuovo restaurata e abbellita nel 1896, venne riconsacrata con l’antico titolo di S. Mattia Apostolo il 24 Agosto 1942, per mano del Vescovo Adriano Bernareggi, che sigillava nell’altar maggiore le reliquie dei santi Alessandro, Pio e Mattia. L’esterno, pur nella sua sobrietà, è assai suggestivo; inatteso il profilo a ogiva del portale in facciata. Sulla facciata (ormai illeggibile) è posta la scritta “DOM HAEC EST DOMUS DEI ET PORTA COELI”. L’interno colpisce per la sua ricchezza degli intagli, la quantità dei quadri e per alcune licenze architettoniche, come l’inconsueta dilatazione dello spazio riservato al coro. Tra i dipinti, le quattro tele del 6/700 veneto collocate sul presbiterio, la Gloria di Maria di ignoto del ‘700 all’ancona centrale, la Madonna con Bambino e S. Antonio, tutte e due della cerchia di Gianbettino Cignaroli (‘700).

 

Assai curiosi i sei piccoli tondi con gli Evangelisti e due Dottori, e squisito di S. Luigi in mediazione di Francesco Cappella detto Dagiu’ (m. 1784), a cura della Amministrazione Provinciale, ed esposto a Milano in occasione della mostra “Settecento Lombardo” del 1991.

 

Espressione tipica dell’artigianato locale del ‘700 sono gli intagli in noce del coro, della sede dei parati, delle credenze e degli armadi di sagrestia, del grande inginocchiatoio e del pulpito; quest’ultimo particolarmente fastoso, con altorilievo centrale e ben  quattordici statuette in tiglio. Le medaglie della volta furono affrescate nel 1897 da Antonio Sibella; la Via Crucis è dei fratelli Sarzilla (1945) allievi di Pietro Servalli, che hanno personalmente restaurto il ciclo pittorico nel 1993. Il settecentesco altar maggiore ha tarie marmoree in tonalità chiara e un rilievo in marmo apuano al paliotto. Raffinata la portella del tabernacolo in metallo dorato con elegantissime figurette, forse disegnate dall’Orelli (‘700).
Interno della Chiesa di S. Mattia

 

Sculture varie di questo complesso risultano disperse. Paliotti con ricami applicati e un piccolo redentore in marmo mutilo sono depositati presso il Museo Diocesano. L’organo è un Bossi del primo ‘800. Il campanile di gusto romanico, in serizzo bruno rossiccio del luogo, ha bifore alla cella, e sembra sia stato sopraelevato nel 1763.

http://www.comune.moiodecalvi.bg.it/PortaleNet/portale/CadmoDriver?_token=SEARCHENGINESXOK&codice_comune=MOIODECALVI&_page=pHomePage&_state=initial&_action_do_home_siscotel=1  sito istituzionale

Informazioni su diego80 (1872 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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