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Comuni della Bergamasca: Olmo al Brembo, Piazzatorre, Mezzoldo, Piazzolo

In questa domenica esageriamo e diamo voce a quattro comuni montani, nelle vicinanze della valle Averara, di cui abbiamo raccontato già una decina di giorni fa.

comune
Olmo al Brembo – StemmaOlmo al Brembo – Bandiera
Santuario della Madonna dei Campelli
Santuario della Madonna dei Campelli
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoSergio Amboni (lista civicaInsieme per Olmo) dall’08/06/2009
Territorio
Coordinate45°58′20″N 9°38′57″ECoordinate: 45°58′20″N 9°38′57″E (Mappa)
Altitudine556 m s.l.m.
Superficie7,9 km²
Abitanti525[1] (31-12-2010)
Densità66,46 ab./km²
FrazioniCigadola, Cugno Basso, Frola, Malpasso
Comuni confinantiAverara, Cassiglio,Mezzoldo, Piazza Brembana,Piazzatorre, Piazzolo, Santa Brigida
Altre informazioni
Cod. postale24010
Prefisso0345
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016145
Cod. catastaleG049
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona E, 2 859 GG[2]
Nome abitantiOlmesi
Patronosant’Antonio abate
Giorno festivo17 gennaio
Cartografia

Mappa di localizzazione: Italia

Olmo al Brembo
Olmo al Brembo
Posizione del comune di Olmo al Brembo nella provincia di Bergamo

Olmo al Brembo (L’Ulem in dialetto bergamasco[3]) è un comune italiano di 516 abitanti[4] della provincia di Bergamo in Lombardia. Situato nell’alta Val Brembana, si trova circa 31 chilometri a nord-ovest del capoluogo orobico. Il comune fa parte della Comunità Montana della Valle Brembana.

Storia

Il primo documento che attesta l’esistenza del paese risale all’anno 1194, quando si cita il borgo di Olmo in un atto riguardante un’investitura. Recenti studi indicano comunque che i primi insediamenti fossero antecedenti all’XI secolo. Il toponimo deriva certamente da Ulmus, ovvero la pianta di olmo, particolarmente presente sul territorio in quei tempi.

Posto sul territorio del Sacro Romano Impero, fu ceduto da Carlo Magno ai monaci dell’abbazia di Tours. Successive permute ed investiture videro le zone passare sotto il comando della famiglia dei Della Torre.

Questi avevano il predominio anche sulla vicina Valsassina, sede del feudo, che di conseguenza divenne il centro di riferimento per il paese di Olmo e gran parte della valle. Successivamente il comando passò alla famiglia dei Visconti, che concesse statuti speciali, sgravi fiscali ed una grande autonomia.

L’arrivo della dominazione veneta confermò i privilegi precedentemente accordati e favorì i traffici commerciali, già floridi grazie alla presenza della Via Mercatorum, arteria dei traffici con la vicina Val Seriana. La Serenissima costruì una nuova strada, la Via Priula, che collegava direttamente il capoluogo Bergamo con il canton Grigioni, nell’attuale Valtellina. A tal riguardo era presente, in località Malpasso, una dogana che serviva per i trasportatori che scendevano dal Passo di San Marco, che fu in funzione fino al termine delXIX secolo.

In questi secoli si venne a creare nel paese una società detta Società degli Originari, nella quale erano raggruppate tutte le famiglie residenti da più tempo nel borgo. Questo al fine di tutelare i propri interessi nei confronti dei “forestieri”, ovvero coloro che, provenendo da altre zone, acquistavano terreni sul suolo comunale. Con questa associazione queste famiglie volevano mantenere i privilegi su terre passate ad altri, come la raccolta del legname, il taglio del fieno ed il pascolo degli animali.

Nel 1863, appena dopo l’unità d’Italia, il paese assunse la definitiva denominazione di Olmo al Brembo.

Da visitare

Particolare rilievo riveste il santuario della Madonna dei Campelli. Risalente al XVII secolo, venne edificato per ricordare un episodio miracoloso che vide per protagonista un viandante che, invocando il nome della Madonna, venne salvato da una caduta in un precipizio, dopo essere stato disarcionato dal proprio cavallo. Il protagonista della vicenda fece dipingere un’immagine della Vergine su una pietra, attorno alla quale venne eretto successivamente il santuario.

Anche la chiesa parrocchiale presenta opere di rilievo, tra cui vanno menzionate quelle di Gian Paolo Cavagna e di Elia Ajolfi. Edificata nel XV secolo ed ampliata successivamente, è dedicata a Sant’Antonio abate.

Un piccolo cenno lo merita anche la piccola cappelletta dedicata a San Rocco, edificata come ringraziamento al termine dell’epidemia peste di manzoniana memoria.

Infine molto caratteristico è il borgo storico: le stradine con portici e contrade, risentono ancora dell’influenza dell’architettura veneta.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[5]

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
14 giugno 20047 giugno 2009Carmelo Gogliolista civicaSindaco
8 giugno 2009in caricaSergio AmboniLista civica – Insieme per OlmoSindaco

www.olmoalbrembo.provinciabergamasca.com/

Gli Abitanti sono chiamati OLMESI –  C.A.P. 24010 – Distanza da Bergamo Km 42 – Altitudine s.l.m. 556 m s.l.m. – Municipio: Telelefono 0345. 87021 – Frazioni: Frola, Cigadola, Malpasso, Cugno basso. – Coordinate: Latitudine 45°58’23″52 – Longitudine 09°39’0″36. – Misure: superficie 7,78 kmq.

Cartina di Olmo al Brembo

Olmo al Brembo appartenne dapprima ai Vescovi di Bergamo e, successivamente ai Visconti che accordarono speciali statuti (1368) confermati dalla Repubblica Veneta nel 1431 e nel 1588. Fino al 1863 si chiamo’ OLMO. La parte antica dell’abitato presenta strade irregolari,con sottoportici e piazzette /cortile, che nonostante la modesta architettura, rilevano pregevoli ambienti: notevoli un palazzetto con loggia ad archi tribolati di influenza veneta ed una bella fontana settecentesca. La moderna parrocchiale conserva una tela del CAVAGNA.
Olmo al Brembo, vista aerea
Il Santuario dei CAMPELLI, in pittoresca posizione sul dosso montano, e’ una costruzione del sec. XVIII._Il nome di OLMO deriva da latino ULMUS, (pianta di) Olmo. Certamente ricco dell’essenza arborea che sembra aver suggerito il nome della localita’, Olmo presidiava sulle rive del Brembo gli sbocchi ravvicinati della Valle Stabina e della Val Averara, dove confluivano le strade che salivano ai varchi prospicenti la Valsassina. videntireminiscenze di nobilta’ ancor oggi si notano nelle architetture e nelle decorazioni dei nuclei di Cugno, Portici, Malpasso, Cigadola. In questi centri infatti si intrecciano e si sovrappongono gli interessi legati alla “via del ferro” e alla “Priula” e alle opposte influenze: milanese e veneziana, che cercavano di avvantaggiare le rispettive economie. Per tutti c’era comunque posto all’Albergo della Salute, che ancor oggi in piena attivita’. La tradizione religiosa, che dedica una cappella a San Rocco, invocato in occasione del terribile contagio del 1630, e’ altresì devota la Madonna dei Campelli, cui si attribuisce il miracoloso salvataggio di un viandante caduto nel burrone.

 

 

Olmo al Brembo e le sue Frazioni

 

Frola

Frola

 

Frazione che domina il centro di Olmo al Brembo Si giunge tramite strada carrozzabile dal centro del paese. Altitudine di circa 600 metri s.l.m.

 

Acquacalda

Acquacalda

 

Piccola frazione sita a 1 km dal nucleo abitato di Olmo al Brembo, sulla statale che porta a Mezzoldo / Passo Ca’ San Marco. Altitudine di circa 560 metri s.l.m.

 

Malpasso

Malpasso

 

Dista 2 km da Olmo al Brembo, sulla strada che porta a Mezzoldo / Passo Ca’ San Marco, appena dopo la frazione Acquacalda. Altitudine di circa 580 metri s.l.m.

 

Cugno

Cugno

 

Quasi in centro paese di Olmo, la frazione si trova sulla statale verso l’alta valle Stabina (Valtorta). Altitudine di circa 537 metri s.l.m.
Cenni Storici su Olmo al Brembo. Le origini
Il primo riferimento al nome Olmo di cui si abbia notizia e’ contenuto in un atto di investitura fondiaria rogato il 2 Febbraio 1194. Da questa prima documentazione dell’esistenza di Olmo al Brembo, risalente a ottocento anni fa, si puo’ dedurre che il paese si fosse gia’ costituito almeno un paio di secoli prima ed avesse assunto una certa importanza nel contesto del settore occidentale dell’Alta Valle Brembana in virtu’ della sua ubicazione alla confluenza delle valli Stabina, Averara e dell’Olmo. Intorno al 1100 la diocesi milanese investi’ di tutto feudo i Della Torre, gia’ signori della Valsassina. Ed e’ cosi’ che fino a meta’ del ‘300 Olmo fara’ capo, da un punto di vista politico ed amministrativo, appunto alla Valsassina
Olmo nelle lotte tra guelfi e ghibellini
Sotto il dominio dei Visconti, nella seconda meta’ del ‘300 e agli inizi del ‘400, la Valle Brembana vive quello che e’ probabilmente da considerare il periodo piu’ tragico della propria storia. L’alta Valle Brembana, Olmo compresa, era quasi tutta ghibellina, probabilmente in conseguenza della sia pur parziale autonomia garantita ad essa dai Visconti.

 

Beni comunali e forestieri, la societa’originaria dell’Olmo
Una delle antiche consuetudini dei nostri paesi, e naturalmente anche di Olmo, era quella dell’esistenza dei “beni comunali”. Essi consistevano in boschi e prati di proprieta’ collettiva su cui la popolazione, in particolare quella piu’ povera, esercitava gli usi civili raccogliendo legna secca, strame, funghi, ghiande, tagliando fieno da monte e facendo pascolare i propri animali. Tale consuetudine non fu messa in discussione nemmeno da Venezia che al suo arrivo, se formalmente si dichiaro’ proprietaria di questi beni, tuttavia ne lascio’ l’uso e la gestione ai comuni. Nel corso del tempo tuttavia tale gestione da parte dei comuni divenne sempre piu’ complessa e difficile. Succedeva in sostanza che alcuni privati, quasi sempre i maggiorenti del paese, occupavano le terre migliori recintandole e sottraendole all’uso collettivo.

 

Cio’ in forza di contratti d’affitto o di atti stilati ad arte dai consigli comunali che erano quasi sempre composti da membri delle famiglie piu’ potenti. Questo fenomeno delle usurpazioni era doppiamente negativo: da una parte sottraeva alla popolazione piu’ povera le risorse indispensabili alla sopravvivenza, dall’altra faceva diminuire i profitti dei comuni derivanti dagli affitti e dai tagli dei boschi, con conseguente aumento delle tassazioni a carico dei cittadini. Un altro aspetto realtivo alla gestione dei beni comunali era quello della divisione fra originari e forestieri, fonte di contrasti secolari, con episodi anche di violenza. Per antica consuetudine infatti gli orininari, cioe’ le piu’ antiche famiglie del paese, si erano riservate l’uso di quei beni, vietandone il godimento ai forestieri, ossia a quanti erano venuti ad abitare in paese da fuori. E per questo scopo che si era creato una Societa’ degli Originari, sorta quasi certamente in seguito all’acquisto dei beni degli Olmo da parte di alcuni cittadini
Un quadro del paese nella seconda meta’ dell’Ottocento
Olmo cent’anni fa. O poco piu’. Gli abitanti, le occupazioni, le case, l’alimentazione, la morbilita’, la situazione igienica: un quadro insomma abbastanza completo della realta’ del paese. Tanto per cominciare Olmo contava allora 514 abitanti, di cui 251 maschi e 263 femmine. Molto alto era in questo periodo il tasso di natalita’. Per quanto riguarda il lavoro e l’occupazione, nella Olmo di fine ‘800 “predomina di molto la pastorizia e in buona proporzione l’agricoltura e l’industria”. In paese non vi erano filatoi ne’ altri opifici, ne’ si faceva uso di telai a domicilio
Non si praticava la cultura del gelso, mentre un certo reddito derivava dalla vendita del legname, sia da parte del comune che dei privati. Quanto all’attivita’ artigianale, accanto ad alcune segherie e mulini, funzionava una fucina da ferro a due fuochi con due magli, utilizzata per ridurre il ferraccio in verghe di ferro, verzella e ferro ladino. Abbastanza praticata, ancorche’ poco redditizzia, era l’agricoltura. I dati relativi alle principali produzioni indicano una quantita’ irrisoria di cereali. La zootecnica con 61 allevatori, era l’attivita’ principale del paese. Il patrimonio bovino era costituito da 165 vacche, 7 cavalli, 12 asini, 1 mulo, 6 maiali, 94 pecore e 54 capre. L’alimentazione umana e’ per il resto a base di granoturco, frumento, riso e patate
La Madonna dei Campelli
Il fatto miracoloso avvenne nella metà del Seicento e si svolse nell’antico edificio che sorge ancora oggi circa un chilometro a valle di Cugno, al limitare del verde pianoro che costeggia il Brembo, gia’ allora denominato Campelli, un toponimo piuttosto diffuso in Val Brembana a significare la presenza di campicelli adatti ad essere coltivati per la loro favorevole esposizione.
Così sul bollettino parrocchiale L’Alta Val Brembana del 1912 Don Stefano Gervasoni ricostruisce l’avvenimento:
E’ tradizione orale che un viandante, cavalcando per l’antica strada che da Piazza metteva ad Olmo, giunto sopra la Corna dei Campelli, mal reggendo i passi della cavalcatura cadde nel sottostante precipizio, non riportando nocumento di sorta. Il malcapitato, di cui non ci e’ pervenuto il nome, attribuì all’invocazione del Santo nome di Maria lo scampato pericolo di morte”.
Il viaggiatore, convinto che la sua salvezza fosse dovuta ad un miracolo, fece dipingere sulla pietra posta sotto la scarpata l’immagine della Vergine col Bambino. Attorno a quell’immagine si diffuse ben presto la devozione popolare, incoraggiata dall’autorità religiosa che era allora impegnata, in piena Controriforma, a diffondere il culto della Madonna e dei Santi. Piu’ tardi sul posto venne costruita una Cappelletta che divenne luogo di preghiera e meta di pellegrinaggi da tutta l’Alta Valle. Fin qui la tradizione. Poi tra la fine del Seicento e i primi anni del Settecento, venne eretto l’attuale Santuario.
Tratto dal libro “Olmo al Brembo nella Storia” autori Tarcisio Bottani e Felice Riceputi
Fotografie Valle Brembana e Alpi prealpi Orobie

Le fotografie di Olmo al Brembo sono in risoluzione 800×600 e liberamente prelevabili. Se vengono utilizzate per altri
Siti Internet oppure su Giornali e Riviste è obbligo citarne la fonte (www.valbrembanaweb.com)

 


 

 

Fotografie di Olmo al Brembo

 

La chiesetta di Cugno basso
Presentazione Fungolandia 2008
Fungolandia 2007






Festa degli Alberi
Piscina comunale di Olmo al Brembo
Olmo al Brembo foto1
Olmo al Brembo foto2
Silvia Losma di Olmo al Brembo con la Fiaccola Olimpica
nevicata del 27 gennaio 2006






18° Trofeo Nikolajewka 2006
Olmo al Brembo, borgo del Cugno
Olmo al Brembo, il Centro
Cugno basso, Borgo
Il centro di Olmo al Brembo
I Babbo Natale (Foto Gallery)






Cigadola, borgata di Olmo al Brembo
I portici di Acquacalda
Centro Storico
La Parrocchiale
Antico edificio
Arriva la befana sotto la neve






I Babbo Natale, foto 1
I Babbo Natale, foto 2
Scorcio di Olmo al Brembo
Chiesetta di S.Rocco
Antica piazzetta
La Madonna dei Campelli (invernale)

 


 

Olmo al Brembo (C.A.P. 24010) dista 42 chilometri da Bergamo, capoluogo della omonima provincia cui il comune appartiene. Olmo al Brembo conta 534 abitanti (Olmesi) e ha una superficie di 7,2 chilometri quadrati per una densità abitativa di 74,17 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 556 metri sopra il livello del mare. Il municipio è sito in Via Roma 12, tel. 0345-87021 fax. 0345-87311. Cenni anagrafici: Il comune di Olmo al Brembo ha fatto registrare nel censimento del 1991 una popolazione pari a 529 abitanti. Nel censimento del 2001 ha fatto registrare una popolazione pari a 534 abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 – 2001 una variazione percentuale di abitanti pari al 0,95%.
Gli abitanti sono distribuiti in 225 nuclei familiari con una media per nucleo familiare di 2,37 componenti. Cenni geografici: Il territorio del comune risulta compreso tra i 533 e i 1.658 metri sul livello del mare. L’escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 1.125 metri. Cenni occupazionali: Risultano insistere sul territorio del comune 7 attività industriali con 85 addetti pari al 38,99% della forza lavoro occupata, 17 attività di servizio con 30 addetti pari al 7,80% della forza lavoro occupata, altre 23 attività di servizio con 72 addetti pari al 13,76% della forza lavoro occupata e 8 attività amministrative con 28 addetti pari al 10,55% della forza lavoro occupata.

 

 

http://www.comune.olmoalbrembo.bg.it/PortaleNet/portale/CadmoDriver?_token=SEARCHENGINESXOK&codice_comune=OLMOALBREMBO&_page=pHomePage&_state=initial&_action_do_home_siscotel=1  sito istituzionale.

Piazzatorre
comune
Piazzatorre – StemmaPiazzatorre – Bandiera
Piazzatorre – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoMichele Arioli (lista civica Per Piazzatorre) dall’08/06/2009
Territorio
Coordinate46°00′N 9°41′ECoordinate: 46°00′N 9°41′E (Mappa)
Altitudine868 m s.l.m.
Superficie24,24 km²
Abitanti444[1] (31-12-2010)
Densità18,32 ab./km²
FrazioniPiazzo, Piazzole
Comuni confinantiBranzi, Isola di Fondra,Mezzoldo, Moio de’ Calvi,Olmo al Brembo, Piazzolo,Valleve
Altre informazioni
Cod. postale24010
Prefisso0345
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016165
Cod. catastaleG583
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantipiazzatorresi
Patronosan Giacomo Maggiore
Giorno festivo25 luglio
Cartografia

Mappa di localizzazione: Italia

Piazzatorre
Piazzatorre
Posizione del comune di Piazzatorre nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Piazzatorre nella provincia di Bergamo

Piazzatorre (Piassatór in dialetto bergamasco[2]) è un comune italiano di 444 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia. Situato in Alta Valle Brembana, dista circa 48 km a nord dal capoluogo Orobico. Ha una superficie territoriale con un’altimetria che varia dagli 850 m s.l.m. ai 1.100 m s.l.m.

Toponimo

Si è sempre ritenuto comunemente che il toponimo Piazzatorre derivi dall’unione dei vocaboli piazza e torre, a significare la piazza della torre, forse perché in quel luogo sorgeva una torre contornata da uno spiazzo. Se per la parola piazza, platea, l’etimologia è plausibile, non così è invece per torre. Infatti, se fosse valida tale ipotesi, nei documenti latini più antichi dovrebbe essere utilizzato, a seconda della declinazione, il vocabolo turris, turrim, turri.

Risulta quindi chiaro che la torre non è pertinente con l’etimologia del toponimo Piazzatorre il quale invece va riferito al vocabolotorus o taurus, (inteso come altura o terreno rialzato) che unito a platea (piazza, spiazzo) indica spiazzo rialzato, area pianeggiante situata in altura, che è poi la caratteristica geografica di Piazzatorre.

Piazzatorre, oggi, è una stazione turistica invernale ed estiva, frequentata soprattutto come centro di villeggiatura e come sede per i ritiri precampionato delle squadre sportive.

Escursioni

Monte Secco – 2.293 m s.l.m. Località di partenza: Piazzo – Dislivello: 1.243 m – Tempo di salita: 4 ore – Difficoltà: escursionisti – Acqua sul percorso: No -Segnavia: 118.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[3]

Amministrazione

Il municipio

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
14 giugno20047 giugno2009Federica ArioliLista civicaSindaco
8 giugno2009in caricaMichele ArioliLista civica – Per PiazzatorreSindaco

Sport

La squadra di calcio a 5 locale è l’ASP Team che disputa attualmente il campionato CSI della provincia di Bergamo.

www.piazzatorre.provinciabergamasca.com/

Piazzatorre, la perla dell’ Alta Val Brembana, stazione turistica estiva ed invernale, da decenni è uno dei centri turistici più importanti e frequentati della bergamasca.

.Piazzatorre

La vicinanza ai grandi centri urbani ne facilita l’accessibilità (Piazzatorre, in alta Val Brembana dista solo 90 Km da Milano, 45 da Bergamo e dall’aeroporto internazionale di Orio al Serio). Situato in Alta valle Brembana nel cuore delle Alpi Orobie, il paese si eleva dagli 800 m della frazione Piazzole ai 1150 m del quartiere Rossanella. L’origine etimologica della denominazione deriva da Platea (piazza/spiazzo) e Torus (altura, terreno rialzato), che insieme stanno a significare “spiazzo rialzato”, “area situata in altura”, che sono effettivamente le caratteristiche dell’altipiano di Piazzatorre. Il paese in alta Val Brembana è in grado di offrirsi al turista 365 giorni l’anno, grazie alla straordinaria qualità dell’ambiente naturale che le conferisce la tipica duplice valenza di stazione climatica e stazione sciistica; il tutto supportato da una valida struttura ricettiva, con i suoi alberghi (moderne strutture a gestione famigliare che offrono un buon livello di comfort e clima accogliente), camping e appartamenti in locazione, pizzerie, ristoranti, pub e discoteca aperti tutto l’anno.

Per quanto riguarda il tempo libero le opportunità di svago sono rappresentate dai vari percorsi per il trekking che conducono alla scoperta degli alpeggi estivi, della fauna e della flora alpina; non è raro avvistare durante un’escursione in quota splendidi esemplari di camosci e caprioli, oppure ammirare il gallo forcello durante le sue tipiche parate nuziali. In estate Piazzatorre gode di clima fresco e salubre grazie alle immense abetaie che la circondano, qualità che la rendono altamente appetibile per soggiorni di cura climatica e rigenerativa. Gli amanti dello sport possono usufruire di strutture all’avanguardia, che da anni ospitano ritiri di numerose squadre e gruppi sportivi (tra cui l’Atalanta e i pattinatori olimpici Fusar Poli e Margaglio), quali il Centro sportivo polivalente con annessa palestra, il palazzo del ghiaccio di misure olimpioniche aperto tutto l’anno e vari percorsi per le mountain bike.

Gli abitanti sono chiamati PIAZZATORRESI – C.A.P. 24010 – Distanza da Bergamo Km 48 – Altitudine 850 m. s.l.m. – Municipio: Telefono: 0345.85023 – Escursioni e Gite: PegheroloMonte CavalloMonte SECCO – Forcella – Acqua Santa Lucia – Monte Torcola – Coordinate: Latitudine 45°59’31″56 – Longitudine 09°41’16″80 – Misure: superficie 23,61 kmq.

 

Cartina Piazzatorre
Piazzatorre, deriva il suo nome da “PIAZZA” inteso come sinonimo di “piano” e da torre (probabilmente una antica torre che caratterizzava in epoca remota il centro della Val Torcola. Piazzatorre e’ un’affermatissima stazione turistica invernale ed estiva, sempre animata da interessanti proposte d’intrattenimento e di evasione ricreativa. D’estate gode infatti il clima fresco e salubre delle abetaie che la circondano, mentre d’inverno accede agli impianti sciistici di Piazzo e Monte Torcola.

 

All’impulso iniziale, che innesto’ la vocazione turistica sulla precedente economia silvopastorale, concorse la ricca borghesia milanese che ad inizio secolo avvio’ la costruzione di sontuose dimore per la villeggiatura, cui si affiancarono ampi complessi di organizzate colonie estive.  E’ elegante e ben articolata nel prospetto del centro storico la settecentesca “casa Arioli”, con affreschi di imprese araldiche e variopinti motivi rococo’.

PIAZZATORRE

 

 

 

Piazzatorre e le sue Frazioni

Piazzole

Piazzole

 

Percorrendo la statale per Piazzatorre, 1 km prima si giunge a questa piccola frazione di poche case. Posto panoramico con vista verso nord valle (Mezzoldo /Passo Ca’ San Marco). Altitudine metri 771 s.l.m.

Piazzo

Piazzo
E’ la frazione piu’ alta di Piazzatorre. Dispone di una pista di pattinaggio ed e’ in via di costruzione una seggiovia , per gli amanti dello sci, che portera’ al Monte Toracchio. Altitudine di circa 1102 metri s.l.m.

 

CENNI SULL’ORIGINE GEOLOGICA:

 

L’aspetto geologico presenta aspetti di rilievo. Sull’arco montano a nord sfilano vette di grande interesse escursionistico, da destra verso sinistra: anzitutto i tondi prativi delle due Torcole (m.1800), poi, dopo il bastione sopra il Forcolino della Vaga (m.1846), il modesto pizzo Badile (m.2044), il Secco (m. 2293), il Pegherolo (m. 2369), il Cavallo (m. 2323), che con il suo Cavallino (m. 2284) degrada verso Mezzoldo. Nell’altra catena del sistema prealpino che chiude a sud – ovest il panorama piazzatorrino si possono osservare, da sinistra a destra, il Venturosa (m. 1999) e di seguito il bellissimo Aralalta (m. 2006) ai piedi dei quali si snoda la Valle di Cassiglio e Valtorta fino a toccare poi i Piani di Bobbio. La corona di montagne che cinge l’altopiano di Piazzatorre fa parte della fascia centrale delle Prealpi Orobiche, quella fascia i cui rilievi estremi più rilevanti corrispondono all’Arera e alla Presolana. Sono per la maggior parte calcareo – dolomitico, ovvero rocce in cui prevale il calcio, la cui nascita risale a circa 200 milioni di anni fa. Sono montagne più “giovani” di quelle che costituiscono la catena che chiude le Orobie a Nord: Pizzo dei Tre Signori, Pizzo del Diavolo, Redorta, eccetera, costituiti da rocce metamorfiche e vulcaniche di età tra i 300 e i 600 milioni di anni. Per la verità i rilievi di Piazzatorre non sono costituiti da dolomie omogenee, così come il resto dell’Alta Valle. Nei massicci imponenti di dolomia – Esino del Pegherolo, Secco, Cavallo, Cavallino affiora un vistoso “occhio” di rocce metallifere, e tali massicci sono circondati da una ben definita cintura di quel tipo di dolomia che i geologi chiamano Muschel – Kalk. C’è poi una lingua di Servini Triassici che, proveniente da Piazzolo, si insinua tra le dolomie a sinistra e il gruppo del Torcola e Toracchio a destra. È un confine vero e proprio dato che Torcola e Toracchio appartengono alla fascia di terreno Permiano e non Triassico (dolomie) come il resto delle nostre montagne.

 

Chiusi tra la spalla destra dolomitica e quella sinistra Permiana i piani di Piazzatorre mostrano la loro “tenera età”. Tali piani risalgono infatti al Quaternario (circa 400 mila anni fa), l’era delle grandi glaciazioni. In quest’ epoca tutto l’arco alpino fu coperto completamente da immensi ghiacciai che si spingevano verso la pianura. Nella Valle del Brembo, data la sua piccola estensione rispetto a quella dell’Adda, si accumulò meno ghiaccio che altrove. Il fronte dei ghiacciai si fermò probabilmente all’altezza dell’attuale Camerata e alcune vette sono riuscite ad emergere dai ghiacci e conservare parte del manto di vegetazione.

 

Questi grandi ghiacciai lavorarono, trasportarono e rimestarono depositi argilloso – calcarei raschiandoli dai fianchi della montagna. Con questi materiali costruirono più a valle terrazze morene e colli piani, proprio come quelli su cui è posato il nostro paese. Il tocco finale alla scultura grezza operata dai ghiacci la diedero le acque. Sia i fiumi che, in particolare a Piazzatorre, il letto di un antico lago. Lago che è poi scomparso allorché la barriera che lo rinchiudeva a sud cedette in seguito a qualche sconosciuto evento geologico.
I FOSSILI:
Testimoni del nostro passato geologico sono i fossili, vegetali e animali la cui struttura si è pietrificata lentamente in epoche remote (nell’ordine di milioni di anni). Questi straordinari reperti che la nostra storia naturale ci ha regalato sono fonte inesauribile di notizie ed informazioni che riguardano le origini della vita sul pianeta. Anche a Piazzatorre, sulle pendici del monte Secco, ci sono interessanti giacimenti che affiorano in superficie; sono ricchi di pesci, piccoli crostacei, molluschi, organismi vegetali e altre forme di vita.
LA FLORA:
Piazzatorre può vantarsi di possedere ciò che il WWF definisce “…una delle più belle ed integre pinete d’Italia, forse d’Europa…”. A parte questa perla (Piazzatorre possiede la invidiabile superficie boschiva di 1956 ettari, ossia, quasi 20 Km quadrati), il territorio del nostro comune è ricoperto dal manto di vegetazione tipico delle Orobie a carattere calcareo. Nella fascia inferiore ai 1000 metri troviamo alberi da frutto (nocciolo, noce, castagno, melo, farnia, carpino, sorbo degli uccellatori, robinia, tiglio selvatico, acero, betulla, frassino, faggio), le propaggini inferiori delle foreste di conifere e prati coltivati a foraggio. La fascia fino ai 2000 metri è dominio incontrastato di abete (picea excelsa, abies alba) e larice (larix decidua).

 


LA FAUNA:
Anche la fauna è quella tipica della zona prealpina. Nell’ecosistema bosco si possono trovare caprioli, faine, martore, donnole, tassi, lepri, scoiattoli, ghiri e volpi tra i mammiferi; cedroni, francolini, cuculi, picchi, gufi, civette, barbagianni, merli, tordi e decine di altri splendidi uccelli; aspidi, vespe, termiti, coleotteri, ragni e migliaia di altri invertebrati. L’ecosistema prato è abitato da lepri, topi campagnoli, talpe, ricci e mucche tra i mammiferi; ad essi si aggiungono cornacchie, cardellini ramarri, lucertole, bisce e, tra gli invertebrati più comuni, libellule, maggiolini, lucciole e lombrichi. Fanno parte dell’ecosistema torrente: gamberi di fiume, bisce dal collare, trote furio, salmerini e sanguisughe.

LA STORIA, LE ORIGINI, IL SECOLO XIII°
Non esistono tracce di insediamenti in questa parte dell’Alta Valle anteriormente al 1200. Nel resto della Valle le notizie più antiche, o meglio i reperti, fanno risalire l’arrivo delle prime comunità umane al 2000 a.c., cioè circa 4000 anni fa. A Zogno, infatti, in località Solmarina e Corna Rossa, sono stati ritrovati oggetti di quell’epoca: punte di lancia in bronzo e rame, coltelli e raschiatoi, vasellame in terracotta. Si sa poi per certo dello sfruttamento delle miniere di ferro e calamina a Dossena da parte degli antichi Romani prima e dei Longobardi poi. Tornando a noi, i primi allevatori e agricoltori si stanziarono in Val Pegherolo verso il 1200, cioè in epoca medioevale; qui si edificarono le prime stalle abitate, veri esemplari di architettura rusticana.
Un secolo più tardi si erano già formate 9 contrade: Sembiör, Palèra, Piazzole, Foppa, Cantù, Cabai, Cà Gottaroli, Cigadola; in tutto vi erano 35 famiglie per un totale di 225 abitanti. Il paese come entità sociale unitaria stava formandosi con difficoltà, soprattutto per ragioni di sopravvivenza fisica in quanto il territorio, come il resto dell’Alta Valle, era sotto il dominio dei Visconti, i signori di Milano. Essi concedettero sempre agli abitanti una certa autonomia in virtù delle loro povere condizioni, per cui potevano pagare tasse più lievi sugli scarsi commerci e l’acquisto di beni. Infine, notizia curiosa, essi non dipendevano dai signori di Bergamo (Suardi, Colleoni…), su richiesta specifica dei rappresentanti dei paesi dell’Alta Valle i quali non volevano aver niente a che fare con gli abitanti della città.

 


I SECOLI XIV° E XV°
Da numerosi documenti si può dedurre che in Piazzatorre fin dal 500 esistevano proprietari privati, anche se non nativi del luogo: i Mascheroni da Olmo al Brembo, i Dominoni, i Renovi, i Maisis. Un documento del 1473 attesta che i Mascheroni possedevano la maggior parte dei boschi di Piazzatorre. Ci sono poi altri documenti che testimoniano i passaggi di proprietà. C’è ad esempio un atto del 28 luglio 1330 con il quale un certo Martino, detto il Donzello, figlio di Giacomo dei Mascheroni di Olmo, diede in masseria perpetua ai fratelli Giovanni detto Bana e Pietro detto Cuoco due appezzamenti di terreno in Piazzatorre con due stalle e la trentesima parte del bosco del Cavallo. Nel 1340 lo stesso Martino cedette un pezzo di terreno nella piazza del paese e un prato. I documenti fanno anche riferimento a continue liti e controversie per lo sfruttamento di boschi di faggio e di peghera (pino e abete). Il 1427 è una data importante per la storia della Valle Brembana perché ebbe inizio il dominio della Repubblica Veneta. I discendenti dei Mascheroni di Olmo si costituirono “Sindaci – Procuratori – Difensori” dei loro territori a Piazzatorre e, insieme ai rappresentanti e procuratori dei paesi limitrofi si recarono davanti al senato Veneto chiedendo che la valle stessa continuasse a godere delle facilitazioni assicurate durante il periodo precedente, e, soprattutto, di essere indipendenti dalla città di Bergamo. Venezia accettò: il Vicariato di Piazza Brembana, che gestiva la giustizia e l’amministrazione, fu reso assolutamente indipendente da quello di Bergamo, come tutta la Valle “oltre la Goggia” (la goggia è la strozzatura della Valle che si incontra alla confluenza della Val Parina con il Brembo, tra Camerata e Scalvino).
Nonostante il cambio di dominazione l’Alta Valle rimase un povero territorio isolato fino al 1592, anno di costruzione della strada Priula ad opera dei veneziani. È del 1473 l’atto notarile con il quale i Mascheroni di Olmo concedevano agli uomini di Piazzatorre “ in ogni tempo perpetuo di usare, godere e recidere dai boschi, per loro uso e soltanto per loro uso, sia per fare case, stalle, magioni, sia per fare fuoco, calce, calchere e carbone per sé e per le terre situate sul territorio di Piazzatorre”. I Mascheroni, dal canto loro, avrebbero potuto in perpetuo recidere, tagliare, far recidere e tagliare i predetti boschi a loro beneplacito, e condurre il legname fuori del territorio del paese o attraverso i soli canali o attraverso gli altri luoghi dove ad essi e a ciascuno di loro meglio piacerà, senza alcuna opposizione o molestia da parte di quelli di Piazzatorre”. Da questi documenti si deduce facilmente che boschi e pascoli erano la sola risorsa del paese, ciò su cui si basava la vita della comunità che ci viveva. Episodio singolare della nostra storia è la comparsa, nel 1562, della proprietà collettiva: un atto notarile testimonia la nascita della società “Antichi Originari” di Piazzatorre: le 72 famiglie divise in tre ceppi, Arioli, Maisis e Arizzi, pattuirono con i Mascheroni di Olmo il passaggio definitivo di proprietà versando in moneta aurea £ 11750 imperiali. Essi non solo avrebbero goduto, tutti insieme, il prodotto dei pascoli e dei boschi, ma sarebbero entrati in possesso anche della chiesa parrocchiale, e con i redditi della proprietà collettiva avrebbero provveduto alle spese principali della comunità. Questa situazione amministrativa durò quasi tre secoli, fino al 1806.
SECOLO XVI°
Il 1592 fu l’anno di costruzione della strada Priula di fondo valle, dal nome del provveditore veneto Alvise Priuli che la fece costruire e “tagliare nel sasso vivo”. Verso la fine del 1500 Venezia, duramente impegnata nella guerra del pepe, decise di costruire una strada carrabile che le permettesse di raggiungere i liberi Cantoni Svizzeri e di lì la valle del Reno, senza pagare dazi e dogane agli Spagnoli e all’imperatore. Cercava così una valida alternativa alle strade di Trento, del Gottardo e del Tirolo per fare giungere in tutte le contrade d’Europa le ricche e pregiate mercanzie veneziane ed orientali. La Priula risaliva il fondo valle forzando le due strette, fino allora invalicabili, della Botta e di Sedrina. I grossi centri disposti sul tracciato della via “Alta” decaddero mentre i paesi dell’Alta Valle divennero il centro di traffici e commerci. Quando la strada fu ultimata nel 1600 scoppiò la guerra in Valtellina e la stessa fu occupata dagli Spagnoli e il progetto di Venezia fallì: la strada rimase a beneficio dei valligiani. Prima di allora le carovane di muli che raggiungevano il grande mercato di Serina, o i minori di Olmo e Averara, impiegavano ore ed ore per coprire il tracciato incerto e spesso impervio delle mulattiere. Il grande trasporto di merci pesanti era negato dalla natura della strada, così come quello della posta e delle notizie. Con l’apertura di una strada carrabile le comunicazioni divennero più veloci e i contatti col mondo “al di sotto della Goggia” meno rarefatti. Pur non interessando direttamente il nostro paese il grande impulso che essa diede agli scambi portò giovamento anche agli abitanti di Piazzatorre: si aprì il mercato al carbone e, soprattutto, al legname che altrimenti doveva essere trasportato via fiume nei periodi di piena. Inoltre fu reso possibile da quel momento il funzionamento del servizio postale. Nel 1593 la comunità di Piazzatorre venne collegata con la strada Priula attraverso un grazioso ponte, ancor oggi esistente in località Jai sotto Piazzolo. Di lì a poco, dagli inizi del  1600 si ebbe il primo boom edilizio con vere costruzioni abitative di un certo rilievo socio – familistico: Cà di Berere, Cà Santa, Cà Maisis, Cà Gottaroli, Cà di Sorine, Cà di Boi. Erano nuclei residenziali che testimoniavano un certo agio economico e una vera autonomia di organizzazione sociale.

DAL SECOLO XVII° AL XIX°
Niente di rilevante sembra sia accaduto in questo periodo nei centri dell’Alta Valle. La nascita di officine, magli, opifici, filande nei centri come Zogno e San Pellegrino, che sfruttavano l’acqua del fiume come forza motrice, ha sfiorato solo da lontano l’economia delle comunità rurali. Il primo balzo nella storia umana verso l’industrializzazione non interessò, quindi, l’Alta Valle. Qui si viveva ancora come 500 anni prima, come nota il Maironi da Ponte a proposito di Piazzatorre: “i suoi 270 abitanti sono nella maggior parte mandriani, che vanno a passar l’invernata co’ loro numerosi bestiami nelle province di Milano e Lodi. Vi sono anche alcuni che si occupano nel far il guidone, ossia il condottiere di legnami, che dall’alte montagne mercé l’acque del Brembo si traducono alla pianura, e qualch’ altro che fa il carbonaio (colui che trasforma la legna in carbonella, cioè carbone di legna attraverso la combustione lenta nel “poiat”) o il montanista”. Era la fine del 1700. In effetti, se si esclude la grave pestilenza che nel 1630 dimezzò la popolazione, la storia della valle non conobbe fatti salienti. Solo conviene ricordare che nel 1806, pochi anni dopo il crollo del dominio veneziano (1797) cessò lo sfruttamento comunitario delle risorse e riapparve così la proprietà privata. Un ritorno alla proprietà collettiva si ebbe nel 1920 con la nascita della Cooperativa alimentare, cui la gente del paese partecipò con proprie quote azionarie. Come si può notare, il paese praticamente incomincia a sentirsi tale, unità organica di popolo, in tempo assai recente. Il frazionamento in contrade, tra loro disgiunte da diversi fattori, ha impedito a lungo la formazione di una autentica “comunione” da un punto di vista sia religioso che socio – culturale. La forza coesiva non fu la chiesa, collocata fuori e in equidistanza dai vari nuclei urbani, ma la misera condizione di vita e l’uguale morte.

IL XX SECOLO
Sappiamo che prima del 1900 in Alta Valle i cambiamenti sono avvenuti ad un ritmo molto lento. In questo periodo invece non è andata nello stesso modo, specialmente nella seconda metà del secolo. La società agricola, che rimase immutata per secoli, venne incrinata agli inizi del 1900 (molto in ritardo rispetto ad altre zone d’Italia e d’Europa) dall’avvento dell’elettricità e della ferrovia, che diedero l’avvio all’epoca moderna: l’era della industrializzazione. È stato un passaggio rapido dal semplice e immobile mondo contadino al ritmo convulso di una società complessa. Il secolo, come tutti ben ricordiamo, è stato segnato da due guerre che hanno coinvolto le maggiori forze militari del mondo e alle quali hanno partecipato anche i nostri paesi dell’Alta Valle. Durante la prima (1915 – 1918) hanno perso la vita ben 1117 valligiani, 18 dei quali erano nostri compaesani; durante la seconda, che terminò nel 1945, furono “solo” 4 i caduti originari del paese. Come se tutto ciò non bastasse, la gioia per la fine della guerra fu di breve durata. A parte le difficoltà di reinserimento dei reduci ed i problemi quotidiani dovuti alla carenza di generi alimentari, agli inizi dell’autunno del 1918 si abbattè sul nostro paese “la spagnola”, un’epidemia che fece ben 375.000 vittime (oltre venti milioni in tutto il mondo). Si trattava di una forma influenzale dovuta ad un virus che aggrediva i polmoni in forma molto spesso mortale. I sintomi consistevano in febbre alta, dolori muscolari, tosse ed insufficienza cardiaca. Così scriveva il parroco di Piazzatorre don Clemente Manzoni: “La malattia si presentava con dolori al capo e si sviluppava in polmonite. Era molto infettiva e colpiva maggiormente quelli dai 15 ai 40 anni d’età. Ogni casa aveva il proprio ammalato e non uno solo, ma due o tre, e parecchie erano le famiglie totalmente colpite. Ogni odio era deposto e i guariti si facevano premura di portar soccorso ai più bisognosi. Se la morte non capitava entro i primi dieci o dodici giorni si poteva sperare in una guarigione, ma mesi e mesi durava la convalescenza. Allettava completamente, non lasciava più nessuna forza muscolare, niente appetito, e i vecchi, per i quali era più benigna, uscivano dalla spagnola così abbattuti che ad ogni minimo raffreddore soccombevano per deficienza cardiaca o per bronchite.
Non esistendo una cura specifica, l’unico consiglio era quello di tenere gli ammalati isolati per evitare il contagio e di disinfettare gli ambienti. E misteriosamente com’era apparsa, la malattia verso la fine anno si dileguò senza lasciare tracce e senza che gli scienziati che ancora oggi la studiano siano riusciti a scoprirne le cause. Il 2 giugno del 1946 è una data da ricordare, in quanto legata al referendum repubblica/monarchia: gli abitanti di Piazzatorre votarono a favore della monarchia con uno scarto decisamente netto: 147 contro 69. Era questo un dato che rispecchiava la volontà degli abitanti dell’Alta Valle in genere, in quanto ben il 61,3% di essi erano a favore della monarchia contro il 38,7% che prediligeva la repubblica. Durante l’epoca fascista, sull’onda della politica di organizzazione di massa del regime, si moltiplicarono le colonie montane. A Piazzatorre, a quella già esistente (vedi cornice successiva) se ne aggiunse un’altra intitolata a Mussolini.
L’ubicazione di Piazzatorre e le sue arie salubri la fecero prescegliere dall’Opera Bergamasca per la salute dei fanciulli onde erigervi un fabbricato che servisse a raccogliervi nella stagione estiva un centinaio di ragazzi e ragazze per i quali la gracile costituzione e lo stato di anemia richiedesse la cura climatica. L’Opera Bergamasca diede del proprio £ 6500, la Cassa di Risparmio di Milano elargì £ 10.000 e la società degli Antichi Originari di Piazzatorre concesse gratis la presa della buonissima acqua potabile. Scriveva il Dottor Bonandrini nel giugno del 1903 sull’Alta Valle Brembana: “il fabbricato, eretto dalla ditta Testa e Passera su progetto degli ing. Fusier Oberto e Carminati Gaetano di Bergamo, sorge nel centro del paese, vicino alla frazione Cà Montani e consta di un corpo centrale con due ali della lunghezza complessiva di 69 m. Il corno ha l’altezza di m. 13 per 15 di profondità, e contiene la cucina e le stanze per la Direzione ed Amministrazione, più una grande sala che in caso di bisogno potrà adibirsi a dormitorio. È tutto in muratura e per mezzo di due terrazze è congiunto alle ali, ognuna delle quali è alta 8 m. e lunga 23, e sono costruite parte in muratura, parte in legname. Al piano inferiore vi è il refettorio ed al superiore i dormitori, uno per ala, ciascuno dei quali potrà comodamente contenere 25 letti. L’impianto per la distribuzione dell’acqua fatto dalla ditta Busconi di Bergamo fornisce l’acqua in ogni locale, e vi sono 12 docce e bagni. L’illuminazione ad acetilene impiantata dalla ditta Sibella nulla lascia a desiderare. A lato dello stabilimento sorgono la lavanderia e l’infermeria.
L’inaugurazione venne fatta nel giugno del 1903 da una comitiva di ragazze che prime vennero a godervi i benefici di tanta oculata provvidenza e generosità.

Anche lo sviluppo turistico di Piazzatorre è molto recente: sebbene sin dagli inizi del secolo fosse frequentato da alcune famiglie che venivano a trascorrervi l’estate, è solo nel dopoguerra che il nostro paese conobbe la popolarità. Nel 1950 vennero infatti costruiti i primi impianti di risalita sul monte Torcola, che hanno dato inizio allo sviluppo turistico invernale ed al successivo sviluppo edilizio. Negli anni ’70 verranno poi costruite le decine e decine di abitazioni di coloro che vengono a trascorrere l’estate in questa località, dando ampio spazio allo sviluppo di settori come il commercio e l’edilizia, diretta conseguenza del boom economico industriale che si stava affermando in altre parti del paese. Da noi esso ha significato nuove possibilità di lavoro: i nostri nonni erano quasi tutti boscaioli e molti hanno conosciuto l’emigrazione, mentre i lavoratori attuali svolgono attività per lo più collegate al turismo e, se lavorano fuori paese, vi fanno comunque ritorno quotidianamente.
Attualmente sono pochissimi gli allevatori che svolgono ancora tale attività come fonte unica di reddito. I luoghi di alpeggio sono: monte Torcola, monte Cavallo e monte Pegherolo. Attualmente la popolazione è costituita di 472 persone, 240 maschi e 232 femmine. Scomparsi i De Maisis e gli Arici de Rivoris, restano a consolidare le generazioni 6 ceppi familiari: gli Arioli, i Bianchi, i Berera, i Calvetti, i Fognini e i Piatti. Al di sopra di tutti dominano gli Arioli: il “fuoco” più celebre, più noto e più significativo della Gens Plateaturrensis. Si dice comunemente che siano emigrati verso il 1100 dalla vicina Valtellina, spinti su questi pendii dalla fame di pascoli e dal desiderio di indipendenza. Più testi sono concordi nel tramandarci questa casata di antiche ed illustri origini lombarde, della quale si hanno memorie risalenti al lontano secolo XIV°. Durante i vari secoli della sua storia, questa stirpe si divise in più rami che si stabilirono a Milano, Varese, Bergamo ed in centri minori della Lombardia, nonché in alcune città del Veneto e della Toscana, affermandosi ovunque positivamente. L’alpeggio è un fenomeno che merita la nostra attenzione: esso consiste nello sfruttamento dei pascoli in quota nel periodo estivo e dura dagli 80 ai 120 giorni, secondo la bontà della stagione. Gli allevatori locali chiedono in affitto pascoli e malghe , qualora non siano di loro proprietà, e salgono ai monti con il bestiame nella tarda primavera. Non si portano solo il bestiame proprio; il grosso della mandria è costituito da bestiame “in affitto”. Gli allevatori della bassa padana o della media e bassa valle danno ai mandriani in fiducia i propri capi di bestiame perché vengano portati ai monti. In genere gli accordi sono in questi termini: ogni mucca si paga l’affitto producendo 4/5 litri di latte al giorno; il latte eccedente compensa la presenza nella mandria di manze e vitelli che ovviamente non ne producono. Il mandriano che conduce l’alpeggio godrà quindi per intero del latte prodotto, mentre l’allevatore che ha dato le mucche è ripagato dal fatto che i suoi capi si irrobustiscono enormemente e diverranno più produttivi l’inverno successivo. Il principale scopo dell’alpeggio è la caseificazione, cioè la produzione di un formaggio molto raro e pregiato: il formai de mut. In genere ci sono tre campi base a diverse altitudini: i mandriani, una volta esaurito il pascolo più basso, salgono a quello medio e successivamente a quello alto, poi li ridiscendono nell’ordine contando sul fatto che nel frattempo l’erba sia ricresciuta. La casera è unica e si trova nel pascolo basso. Essa consta di un ambiente dove si scalda e si caglia il latte sul fuoco (quasi sempre la cucina), alcune stanze semi – interrotte dove le forme stagionano. Quando le mandrie sono negli altri pascoli il latte viene trasportato alla casera con l’asino o il cavallo.

TURISMO:
La risorsa maggiore, anche se indiretta, che ci offrono le nostre montagne è il turismo sia estivo che invernale. La felice posizione del paese, il paesaggio naturale incontaminato, le imponenti foreste di conifere, l’aria salubre e la possibilità di praticare lo sci in pista hanno richiamato un numero sempre maggiore di villeggianti. A testimonianza di ciò vi è la presenza di numerosi edifici a Piazzatorre (per la maggior parte costruiti negli anni ’70-’76), adibiti a residenza secondaria: oltre 2000 appartamenti pari a circa 190.000 metri quadri. Ad essi vanno sommati i posti letto degli alberghi e le roulotte presenti al camping. Il boom turistico si è verificato negli anni 1985-86, nei quali sono state calcolate circa 12-13.000 presenze. La speranza è che tali cifre non rimangano solo un ricordo, ma possano essere in qualche modo ripetute in seguito alla costruzione dei nuovi impianti di risalita per Torcola Vaga, i quali aggiungeranno ben 25 Km di piste ai 30 Km già esistenti.

EDIFICI NOTEVOLI: CÀ SANTA
L’edificio più antico è la Cà Santa, un enorme palazzo seicentesco che risale alla fine del 1500. La facciata è stata intonacata di recente; su di essa però sono ben visibili i segni del passato: le quattro finestre con spalline in pietra e inferiate in ferro battuto e il portone con volta in pietra. Fuori dalla casa c’è una cappella votiva fatta erigere nel 1620 circa da Giovanni Battista Maisis, come si legge nell’iscrizione un po’ rovinata.
CASA BIANCHI
Per quanto abbondantemente rimaneggiata e snaturata, anche questo edificio mostra evidenti i segni della sua storia: nella facciata sono presenti grandi motivi floreali e architettonici, festoni e un grande affresco centrale che raffigura la Vergine e il Bambino nella parte superiore, in basso il patriarca Mosè e l’arcangelo Gabriele.
CASA ARIOLI
È l’edificio più grazioso che ci rimane. Tutto l’esterno è cosparso di fregi, affreschi e festoni attorno a ciascuna finestra. In ogni festone è dipinta una massima illustrata da una piccola scena (purtroppo non tutte sono leggibili).
I dipinti sono di buona fattura, alcuni pressoché intatti, altri irrimediabilmente rovinati. Il grande portone al piano terra è ornato da un grande festone e sormontato da una loggia in pietra con ringhiera in ferro battuto legata con chiodi. Sopra la loggia vi è una scritta in latino – Non dura a lungo il nome del signore che non ha una lunga discendenza – e sopra di essa il grande stemma dei signori che abitavano la magione. Dice l’Angelini (1974 in “Arte minore bergamasca”). Lo scomparto è così diviso: un pianterreno con le finestre quadre e inferiate, la porta centrale a motivi dipinti ornati, un piano superiore di maggiore altezza con finestre rettangolari a riquadrature sagomate sobrie e un soprastante ornamento a colori che racchiude emblemi contornati da nastri con motivi simbolici italiani o latini, e infine un secondo piano, basso di sottotetto, illuminato pure da quadrotti di luce con riquadrature lineari. In centro sopra le porte un balcone e lo stemma della famiglia. In un’ala della casa trova attualmente sede l’asilo infantile.
LA CHIESA DI SAN GIACOMO:

Al 1500 risale l’edificazione della chiesa di San Giacomo, consacrata il 29 luglio 1514. Non è la stessa chiesa che oggi vediamo sul poggio che domina l’imboccatura del paese: quella odierna è infatti il risultato di notevoli rimaneggiamenti e ristrutturazioni. L’edificio originario, di certo molto più piccolo, già decretato dal vescovo Pietro Lippomani il 26 ottobre del 1518, fu distinto e reso pienamente autonomo dalla chiesa di San Martino oltre la Goggia nel 1532. Sorta su un oratorio che pare risalisse al 1200, ricostruita nel 1675 e consacrata il 16 luglio del 1682 dal vescovo Daniele Giustiniani, dopo l’ampliamento operato nel 1913-14 su progetto dell’architetto Fornoni venne riconsacrata il 7 agosto del 1919 dal vescovo Marelli. Scriveva l’Ing. Beretta (1968): “Posta in posizione molto bella, la Chiesa Parrocchiale presenta il tradizionale orientamento con l’altare rivolto a est ed è circondata da tutti i lati da un discreto sacrato. La facciata verso ovest è stata eseguita durante l’ultimo ampliamento (1913) ed è molto semplice, conclusa di gronda in cemento a spiovente. La decora l’ampio portale in pietra artificiale sagomata ed ornata di grande timpano curvo sorretto da mensoloni. Esternamente sul lato sud la chiesa presenta l’ingresso secondario preceduto da ampio porticato con tre archetti in opera su colonne in graniglia sassuola. Sopra tale ingresso una lapide in marmo nero, sormontata di stemma con aquila bicipite e con scritta, fa da ornamento e da documento.

La decorazione è sobria e presenta affreschi nelle volte e nella cupola; più in particolare nella volta della navata gli affreschi che rappresentano la chiamata dell’Apostolo S. Giacomo e il suo martirio (Servalli – Cavalleri), nelle pareti della cupola la glorificazione di S. Giacomo e santi patroni, nei pennacchi gli Evangelisti (Morgari, 1915) e nel catino la glorificazione della croce (Cavalleri). L’altare maggiore è in legno intagliato e dorato, e la sua ancona, suddivisa in nove scomparti (che raffigurano l’Eterno Padre, la Vergine con Bambino, S. Anna, l’Angelo Custode, S. Pietro, S. Giacomo, S. Giovanni Battista, S. Antonio Abate e S. Bernardino, S. Sebastiano e S. Rocco), fu dipinta da Agostino Facheris detto il Caversegno nel 1537.In seguito fu realizzata da Giosuè Marchesi una bella cornice intagliata e dorata per accogliere il polittico. Ai suoi lati sono poste due tele raffiguranti: a sinistra S. Antonio da Padova al quale appare sulle nubi il Bambin Gesù fra gli angeli, dipinto dal Ceresa nel 1677 (in basso si notano i ritratti dei donatori con lo stemma della famiglia Arioli); a destra S. Giovanni della Croce in estasi davanti alla croce sorretta da un angelo, di autore ignoto.

Sui pilastri della tazza centrale troviamo due ottime tele attribuite con riserva a Francesco Zucco, raffiguranti S. Bonaventura cardinale e S. Lodovico di Tolosa; sotto di esse, due belle icone di recente fattura (1991), realizzate da Emiliano Tironi di Bergamo che raffigurano la Madre di dio e la Trinità. Di riscontro S. Filippo Neri e S. Romualdo dipinti da G. Armani nel 1943. Di Beppe Facchinetti le tele di S. Anna e dell’Immacolata (1932). La cappella di sinistra è dedicata alla Madonna del Rosario, con il bell’altare in marmo grigio intarsiato con fregi e uccelli. L’ancona pure in marmo è decorata da due colonne rosse a tutto tondo che reggono il fastigio. A destra la porta che immette al campanile e sopra di essa la nicchia di S. Giacomo Apostolo. La cappella di destra è dedicata a S. Giuseppe ed è dotata di altare in legno scolpito, dipinto e dorato; ai lati del santo due statue in legno raffiguranti la fede e la speranza (Giosuè Marchesi, 1915). A destra si trova la bussola dell’ingresso laterale per uomini ed a sinistra la porta di accesso alla Sacrestia.

Il presbiterio era sopraelevato di tre gradini in rosso Verona e delimitato da una balaustra sagomata in marmo rosso di Camerata e nero e presentava al centro l’altare maggiore in legno scolpito e completamente dorato, con al centro il tabernacolo sormontato di cupoletta ed alle estremità dei candelabri due angeli adoranti. Ai lati del presbiterio due banchi per paratie per arredi in noce decorati di belle lesene scolpite; sopra i banchi le cantorie, quella di destra è dotata di organo. Dietro l’altare segue il coro, pure in noce, costituito da tredici stalli separati da lesene decorate da cariatidi di angeli.
Il grande confessionale a tre ingressi suddivisi da quattro colonne a tortiglione ornate di vitalbe, sculture e ornati vari è opera dei Rovelli di Cusio (1700), come pure gli intagli del coro ed un armadio di noce a due ordini che è nella sagrestia. Sorprendente per qualità e copia la dotazione degli arredi sacri, con paramenti in ganzo, raso e seta del 1600-1700, un calice in rame del 1500, un ostensorio d’argento del 1700, tre lampade pure d’argento sbalzato e graffito, di cui la maggiore reca gli stemmi araldici delle famiglie Arioli, De Maisis e Simoni, e altri arredi in rame sbalzato e argentato. L’organo fu costruito da Adeodato Bossi nel 1836, restaurato da Francesco Roberti nel 1914 e rinnovato dai Piccinelli nel 1938. La bella torre campanaria, tutta in blocchi di salso – serizzo rosso locale, fu innalzata dal 1709 al 1712 da Gervasoni di Bordogna. Il concerto a cinque campane, già fuso da Giovanni Crespi di Crema e consacrato nel 1846 da mons. Sanguettola vescovo di quella città, dopo la spoliazione dell’ultima guerra fu sostituito con l’attuale concerto in Reb fuso da Angelo Ottolina nel 1947 ed inaugurato nel mese di settembre dello stesso anno.

ASILO INFANTILE ARIOLI – DOLCI

In provincia di Bergamo due asili infantili hanno la stessa denominazione “Arioli – Dolci”: uno a Treviolo, l’altro a Piazzatorre, ambedue fondati da Antonietta Dolci, figlia dell’Ing. Francesco, vedova del dr. Giovanni Arioli e, in seconde nozze, dell’avv. Giovan Battista Rossi. Era domiciliata in piazza Mercato del Fieno in Bergamo Alta, dove morì il 5 maggio 1914 all’età di 74 anni. La Dolci aveva disposto del suo notevole patrimonio con testamento 20 gennaio dello stesso 1914. Dopo aver disposto L. 1000 a favore dell”Asilo Infantile dell’Alta Città di Bergamo” ed aver provveduto per gli abitanti di Treviolo, disponeva: “Tutti gli stabili di Piazzatorre e mobilio che attualmente trovasi in quella mia Casa Dominicale ed anche numero tre azioni degli ex Originari di Piazzatorre a favore dell’Asilo Infantile, che intendo e voglio venga istituito per il detto Comune di Piazzatorre nella mia Casa Dominicale con piccola chiesa ivi posta, nella località denominata “Al Cantone”. Questo Asilo Infantile dovrà essere costituito in Opera Pia, od Ente morale Autonomo amministrato da una commissione composta dal Parroco pro tempore, che ne avrà la presidenza, dal Presidente della Congregazione di Carità locale (oggi sostituito dal rappresentante del Comune)e dal Presidente della Fabbriceria parrocchiale locale, sotto la sorveglianza del Vescovo pro tempore della Diocesi.

La direzione e la conduzione interna anche di questo Asilo Infantile di Piazzatorre dovrà essere affidato alle Ancelle della Carità di Brescia, sotto l’osservanza di tutte le norme che ho stabilito in questo mio testamento per la direzione e conduzione interna dell’Asilo Infantile di Treviolo. Anche l’Asilo di Piazzatorre dovrà portare in perpetuo la denominazione “Asilo Arioli Dolci” che si userà anche in tutti gli atti e le corrispondenze”. Con decreto 19 agosto 1915 del Luogotenente generale del Re (l’Italia era entrata in guerra quattro mesi prima), l’Asilo infantile “Arioli Dolci” di Piazzatorre veniva eretto in ente morale, con la riserva di approvare il relativo statuto. Dopo quasi quattro anni dal termine della guerra, il 10 agosto 1922 il Re approvava lo statuto, che è tuttora vigente. La volontà testamentaria imponeva la presenza delle Suore nell’Asilo e ne indicava anche l’Istituto religioso da assumere per il funzionamento. Suore Ancelle della Carità di Brescia. La preferenza data a questo istituto dalla fondatrice è motivata dal fatto che il suddetto Istituto Religioso era già presente in Piazzatorre e prestava servizio presso le scuole comunali e presso l’Opera Bergamasca per la salute del fanciullo.

Le suore Ancelle che già svolgevano attività nella scuola comunale, all’apertura del nuovo Asilo nel 1915 assunsero anche la direzione e l’insegnamento in questo nuovo campo di lavoro e vi rimasero fino al 1928. Subentrarono le Suore Sacramentine di Bergamo in data 6 ottobre 1929 con una comunità di ben sei suore. Negli anni Cinquanta venne costruito un nuovo edificio per l’Asilo, attiguo all’antica villa dove si era sempre svolta l’attività di scuola materna. L’Asilo Arioli – Dolci ebbe un terzo subentro di Suore con le Orsoline di Somasca nel 1985, tanto apprezzate dalla popolazione, che lasciarono l’incarico nel 1993 a causa della nota carenza di vocazioni. L’insegnamento nell’unica sezione dell”Arioli – Dolci” è ora garantito da una maestra dipendente dalla Cooperativa “In cammino” di S. Pellegrino Terme. La villa attigua è stata ristrutturata di recente (1992), anche con l’apporto del volontariato locale. Attualmente offre a pianterreno aule e saloni per attività educative, ricreative e di catechesi; il primo piano è predisposto per cucina e sala da pranzo, mentre l’ultimo piano offre camere e box per la notte.

Madri Superiore nella Casa Arioli – Dolci:
Sr. Angelica Agostinelli   1929 – 1930
Sr. Illuminata Magistrati   1930 – 1931
Sr. Natalia Masneri    1931 – 1933
Sr. Innocente Brevi    1933 – 1936
Sr. Davidica Sangiovanni   1936 – 1939
Sr. Leonia Mazzucchetti   1939 – 1944
Sr. Romualda Fossato    1944 – 1950
Sr. Celina Nebuloni    1950 – 1959
Sr. Armida Magno    1959 – 1963
Sr. Leonilde Agliardi    1964 – 1973
Sr. Celestina Orsini    1973 – 1979
Sr. Leonilde Agliardi    1979 – 1982
Sr. Celestina Orsini    1982 – 1983
Sr. Claudina Cigoli    1985 – 1987
Sr. Rosalice Avogadri    1987 – 1991
Sr. Sira Erba     1991 – 1993
Inno alla Seggiovia
La seggiovia di Piazzatorre dal fondo valle sui monti corre; veloce e dolce fino a duemila la gente fila con tutto il cuor. Ma che piacere quel dondolare sui verdi prati, ma che piacere; è un bel vedere che fa scoprire le cose belle tra monti e ciel. La seggiovia di Piazzatorre dal fondo valle sui monti corre; estate e inverno c’è allegria bambina mia ti bacerò. Ma che piacere quel dondolare sui verdi prati, ma che piacere; è un bel vedere che fa scoprire le cose belle tra monti e ciel.


Arioli Federica


Ringraziamo Barbara Bonetti [Hotel Milano] per la documentazione

Fotografie Valle Brembana e Alpi prealpi Orobie

Le fotografie di Piazzatorre sono in risoluzione 1000×750 e liberamente prelevabili. Se vengono utilizzate per altri
Siti Internet oppure su Giornali e Riviste è obbligo citarne la fonte (www.valbrembanaweb.com)

 


 

 
 

Fotografie di Piazzatorre e Torcole Ski

 

Gremei di Torcola Vaga
Toracchio e Torcola Soliva
Neve... sole... e tramonto dalle Torcole di Piazzatorre
Una finestra su Piazzatorre
Spettacolo pirotecnico di Ferragosto
Tramonto su Torcola Soliva






Paesaggi innevati delle Torcole
Torcola Vaga di Piazzatorre
Decisione del Consiglio comunale sul progetto Torcole Ski
Tramonto alle Torcole
Arriva la neve le vacche se ne vanno
Prati di Pegherolo






Arco di Pegherolo
Fungolandia 2007
Spettacolo pirotecnico di ferragosto
Campo Sportivo di Piazzatorre
Cà Santa
Grappa point alle Torcole






UPT Piazzatorre
Sorgente Santa Lucia
Nuovo Anfiteatro
Dibattito stagione venatoria 2005
Località Piazzo
Baby sciatori a scuola dal Maestro Bonetti






Fuoripista a Torcola Vaga
Versante nord del Torcola Vaga
Battitura delle piste al Gremei di PiazzatorreSKI
Verso il P.sso Forcolino di Torcola
Rifugio Torcole 2000
Nevicata del 27 gennaio 2006






La Befana di Piazzatorre
Torcola vista dal Monte Cancervo
Snowboard tra in roccoli di Torcola Vaga
Il Gremei di Piazzatorreski
Campo sportivo e ex colonia di Piazzatorre
Panoramica su Piazzatorre

 


 

Fotografie Piazzatorre

 

 

Piazzatorre conta 477 abitanti (Piazzatorresi) e ha una superficie di 23,5 chilometri quadrati per una densità abitativa di 20,30 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 868 metri sopra il livello del mare. Il municipio di Piazzatorre è sito in Piazza Avis – Aido 1, tel. 0345-85023 fax. 0345-85659. Cenni anagrafici: Il comune di Piazzatorre ha fatto registrare nel censimento del 1991 una popolazione pari a 502 abitanti. Nel censimento del 2001 Piazzatorre ha fatto registrare una popolazione pari a 477 abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 – 2001 una variazione percentuale di abitanti pari al -4,98%.
Gli abitanti di Piazzatorre sono distribuiti in 209 nuclei familiari con una media per nucleo familiare di 2,28 componenti. Cenni geografici: Il territorio di Piazzatorre risulta compreso tra i 650 e i 2.369 metri sul livello del mare. L’escursione altimetrica complessiva di Piazzatorre risulta essere pari a 1.719 metri. Cenni occupazionali: Risultano insistere sul territorio del comune di Piazzatorre 1 attività industriali con 3 addetti pari al 1,43% della forza lavoro occupata, 34 attività di servizio con 58 addetti pari al 16,19% della forza lavoro occupata, altre 39 attività di servizio con 104 addetti pari al 27,62% della forza lavoro occupata e 6 attività amministrative con 6 addetti pari al 18,57% della forza lavoro occupata.

 

http://www.comune.piazzatorre.bg.it/PortaleNet/portale/CadmoDriver?_token=SEARCHENGINESXOK&codice_comune=PIAZZATORRE&_page=pHomePage&_state=initial&_action_do_home_siscotel=1  sito istituzionale

Mezzoldo
comune
Mezzoldo – StemmaMezzoldo – Bandiera
Mezzoldo – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoDomenico Rossi (lista civica) dal 07/05/2012
Territorio
Coordinate46°00′47″N 9°39′53″ECoordinate: 46°00′47″N 9°39′53″E (Mappa)
Altitudine835 m s.l.m.
Superficie18,84 km²
Abitanti150[1] (31-12-2010)
Densità7,96 ab./km²
FrazioniCa’ San Marco, Ponte delle Acque, Ca’ Vassalli, Ca’ Bonetti, Sparavera, Soliva, Scaluggio
Comuni confinantiAlbaredo per San Marco(SO), Averara, Olmo al Brembo, Piazzatorre,Piazzolo, Tartano (SO),Valleve
Altre informazioni
Cod. postale24010
Prefisso0345
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016134
Cod. catastaleF186
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona F, 3 255 GG[2]
Nome abitantimezzoldesi
Patronosan Giovanni Battista
Giorno festivo24 giugno
Cartografia

Mappa di localizzazione: Italia

Mezzoldo
Mezzoldo
Posizione del comune di Mezzoldo nella provincia di Bergamo

Mezzoldo (Mezóld in dialetto bergamasco[3]) è un comune italiano di 197 abitanti[4] della provincia di Bergamo in Lombardia. Situato alla testata della Val Brembana e bagnato dal fiume Brembo si trova a circa 45 chilometri a nord-ovest del capoluogo orobico. Il comune fa parte della Comunità Montana della Valle Brembana.

Storia

Piccolo borgo incastonato tra i monti, non annovera episodi di spessore nella sua storia. Storia fatta dalla quotidianità dei propri abitanti, da sempre dediti al lavoro che la natura offre.

Come per molti altri borghi vicini appartenenti alla valle Averara, si pensa tuttavia i primi insediamenti stabili in questa zona siano riconducibili all’epoca delle invasioni barbariche, quando le popolazioni soggette alle scorrerie si rifugiarono in luoghi remoti, al riparo dall’impeto delle orde conquistatrici. In particolar modo si presume che siano stati gli abitanti della vicina Valsassina ad arrivare per primi (presumibilmente attorno al VI secolo), come testimoniano alcuni toponimi uguali tra le due zone.

Il toponimo sembra derivare la propria origine dalla posizione in cui il borgo è posto: Mezzo alto, poi traslato in Mezzoldoindicherebbe infatti un luogo posto in alto, in mezzo ai monti circostanti.

I primi documenti su cui appare il nome del paese risalgono al 1472, durante la dominazione della Repubblica di Venezia, quando si fa menzione di Mezolo. In quei tempi gli abitanti vivano in una condizione di estrema povertà, tanto da essere soprannominati, iBalabiòcc, che in dialetto locale significa “quelli che ballano nudi”, per via del fatto che, nonostante il freddo che caratterizza la zona, non avessero che pochi stracci da indossare.

Una delle principali fonti di reddito era data dal commercio, grazie all’esistenza, già in epoca medievale, dell’alta via del ferro che conduceva, attraverso angusti sentieri, fino alla Valsassina e permetteva il commercio di materiale ricavato dalle vicine miniere.

Il principale evento che caratterizzò la storia di questo piccolo paese fu però la costruzione della Via Priula, avvenuta nel 1592 per merito della Serenissima che acquisì queste terre nel 1427, in sostituzione alla dominazione dei Visconti.

Questa strada permise il passaggio di gran parte dei commerci diretti in Valtellina, posta nel Canton Grigioni, sul territorio comunale tramite una via che raggiungeva il passo che, posto a monte dell’abitato, venne denominato Passo di San Marco.

Ciò comportò la costruzione anche di una dogana che moltiplicò gli scambi e le entrate, che restarono però ad appannaggio di quei pochi che già disponevano di un buon capitale.

Con la fine della dominazione veneta anche la strada in questione perse importanza e cadde in uno stato di semi abbandono. Conseguentemente anche il paese di Mezzoldo si trovò nuovamente isolato dalle arterie dei commerci, situazione che ha favorito lo spopolamento che è durato fino ai giorni nostri.

Recentemente l’economia si è risollevata grazie all’industria del turismo, che tuttavia non ha snaturato l’anima del borgo.

Simboli

Il comune ha come simboli lo stemma e il gonfalone concessi con D.P.R. 28 ottobre 1962. Lo stemma è troncato in due parti, la superiore, rossa, reca tre stelle d’oro che rappresentano i tre nuclei fondamentali del paese: il centro (Ca’ Bereri, Ca’ Maisetti), le frazioni poste a sud (Ca’ Vassalli, Ca’ Bonetti, Sparavera e Soliva) e la frazione a nord (Scaluggio); le stelle sono a sei punte per indicare il centro e le cinque frazioni. La parte inferiore, azzurra, reca tre api d’oro che simboleggiano la laboriosità.[5].

Blasonatura stemma:

« Troncato: il primo di rosso alle tre stelle d’oro raggiate di sei, poste 1,2; il secondo di azzurro, a tre api d’oro, poste 2,1. Ornamenti esteriori di Comune. »
(DPR 28 ottobre 1962)

Blasonatura gonfalone:

« Drappo troncato di azzurro e di rosso… »
(DPR 28 ottobre 1962)

Territorio

Inserito in uno scenario naturalistico mozzafiato, offre numerose possibilità di svago al turista: dalle numerose escursioni adatte a tutte le esigenze (con meta o partenza dal Rifugio Cà San Marco), alla pratica della pesca nei numerosi torrenti che costellano il territorio, agli sport invernali, primo fra tutti lo sci alpinismo.

Molto caratteristico è il palazzo che ospitava la dogana veneta. Posto in centro al paese, porta ancora gli stemmi risalenti alla dominazione veneta.

Anche la chiesa parrocchiale è degna di nota. Edificata nel XVI secolo ed intitolata a San Giovanni Battista, presenta un’importante opera pittorica di Lattanzio di Rimini ed un altare in marmo nero.

Merita menzione anche il caratteristico borgo di Sparavera, piccola frazione a sud del capoluogo, con le abitazioni rurali in pietra.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[6]

www.mezzoldo.provinciabergamasca.com  
Gli abitanti sono chiamati MEZZOLDESI – C.A.P. 24010 – Distanza da Bergamo KM 48.5 – Altitudine 835 m. s.l.m. – Municipio: Telefono: 0345.86041 – ESCURSIONI e GITE: Monte Cavallo, Laghi di Ponteranica, Passo San Marco, San Simone. – Coordinate: Latitudine 46°0’48″60 – Longitudine 09°39’59″76 – Misure: superficie 18,81 kmq.
Cartina di Mezzoldo
MEZZOLDO sembra derivare il proprio nome, come scrive il MASSIA ,da “mezzo alto”. La storia di questo centro e’ sempre stata strettamente legata a quella degli altri paesi della Valle Averara. La sua posizione geografica di ultimo paese prima del passo San Marco per la Valtellina, gli ha consentito di sviluppare nell’antichita’ un certo commercio lungo la “Via Priula”. Era quindi terra di confine e, come tale, ospitava la dogana veneta ed era sede di scambi. Gia’ prima della Priula le sue contrade erano attraversate dai carichi di ferro che dalle miniere di Ponte dell’Acqua venivano ceduti allo Stato di Milano lungo l’alta “Via del ferro” che, dopo Mezzoldo, attraversava le valli Averara e Stabina prima di scendere in Valsassina.
Mezzoldo
Venezia si preoccupo’ d’interdire questi traffici che favorivano lo stato avversario, senza pero’ offrirsi come acquirente alternativo in quanto gia’ sfruttava miniere di fetto a lei piu’ vicine. Si puo’ dunque capire come i nostri valligiani si organizzassero facendo tesoro del mestiere acquisito, praticando comunque le miniere ed eludendo gli ordini che proibivano l’esportazione del materiale senza precisare come altrimenti sopravvivere. E’ pur vero che l’apertura di Passo San Marco offriva qualche altra risorsa, in parte legata al trasporto delle merci e in parte legata alla capacita’ di una diretta impresa commerciale da cui trarre profitto. Ma a queste opportunita’ potevano sopratutto affidarsi i maggiorenti che avevano capitalizzato precedenti profitti, non gia’ la povera gente. Lo stato di benessere di buona parte della comunita’ che oggi testimoniato dalla solidita’ del suo centro storico e dalla ricca dotazione di opere d’arte conservate nella chiesa parrocchiale.
Mezzoldo e le sue Frazioni

 

Ca' Vassalli

Ca’ Vassalli

 

A poca distanza dal centro di Mezzoldo, la frazione, ha mantenuto, come la maggior parte delle altre contrade, la caratteristica di abitazioni tipiche della Valle Brembana, solide,  in sassi di Brembo, e costruite in ripidi pendii.

 

 

Ca' Bonetti

Ca’ Bonetti

 

Frazione raggiungibile con strada carreggiata che parte dal tornante prima di Mezzoldo (alla chiesina). Ormai disabitata la frazione dispone di poche abitazioni tutte di antica costruzione e bisognose di ristrutturazione.

 

Scaluggio

Scaluggio

 

La Frazione e’ appena al di sopra del centro abitato di Mezzoldo, sulla strada che porta alla Ca’ San Marco. Le abitazioni, ristrutturate, mantengono il fascino delle tipiche costruzione di Alta Montagna, con portici, muri in sassi e tegole in “Piöde”.

 

Soliva

Soliva

 

Contrada sita a sinistra di Mezzoldo e raggiungibile dalla stessa carreggiata che porta alla frazione Sparavera. A differenza di quest’ultima, la frazione Soliva ha molte villette a schiera di recente costruzione.

 

Sparavera

Sparavera

 

Antico e caratteristico borgo, sui ripidi prati a sinistra di Mezzoldo. Raggiungibile dalla carreggiata che dal Centro di Mezzoldo porta dopo 2 km a questa tipica frazione di alta montagna.

 

 

Ponte dell'Acqua

Ponte dell’Acqua

 

Frazione a 1350 metri s.l.m , sito sulla strada che da Mezzoldo porta al Passo Ca’ San Marco. Pianoro tipico di Alta Montagna, con prati e pascoli circondati da abeti e da monti di origine dolomitica. Semidistrutto nell’alluvione del 1987, e ora ricostruto l’alveo del Fiume con protezioni sulle sponde.

 

Cenni Storici sul Comune di Mezzoldo in Provincia di Bergamo
Mezzoldo si trova a circa 900 metri s.l.m., dista 49 chilometri dalla città di Bergamo e fa parte della Comunità Montana Valle Brembana. Confina a nord con i Comuni di Tartano e Albaredo in Valtellina, a est con i Comuni di Piazzatorre e Valleve, a ovest con il Comune di Averara e a sud con i Comuni di Piazzolo e Olmo al Brembo. Il Comune si compone di un nucleo centrale e di cinque frazioni; nel centro del paese si trovano: Cà Maiasetti, Cà Bereri, Via Bonandrini, Via G.B. Salvini; leggermente staccate le frazioni: Cà Vassalli, Cà Bonetti, Sparavera, Soliva, Scaluggio; piu’ a monte si incontrano Ponte dell’Acqua, Riva, Castello, Fraccia. Il territorio e’ classificato come Montano e ha un estensione di 1881 ettari.
Il nome “Mezolo” appare per la prima volta su documenti nel 1472, mentre la tassa doganale puo’ essere stata introdotta soltanto alla fine del 1500 quando venne costruita la strada Priula che serviva da collegamento fra Venezia e l’Europa. Nel 1794 si dice: “Loci Mezzoldi seu, ut alii vocant medioalti”, cioe’: della località Mezzoldo o, come altri dicono, Medio-Alto, in dialetto appunto “mez-olt”. Gli abitanti di Mezzoldo hanno un soprannome: Balabiòcc, che significa letteralmente “Ballano nudi”. Si dice che l’origine del soprannome derivi dall’estrema povertà degli abitanti che, poco coperti, tremavano per il freddo.

 

Lo Stemma
Fino al 1960 il Comune di Mezzoldo non aveva nè uno stemma nè un gonfalone. LAmministrazione comunale, con delibera del 21/07/1961 ha adottato lo stemma attuale, creato dall’Ufficio Araldico di Genova. Lo stemma e’ diviso in due campi; quello superiore e’ rosso e reca impresse tre stelle d’oro che rappresentano i tre nuclei fondamentali che costituiscono il paese; le stelle hanno sei punte per indicare il centro e le cinque frazioni. La parte inferiore e’ azzurra con tre api d’oro che simboleggiano la laboriosità delle tre stelle. Lo stemma e’ sovrastato da una corona turrita e circondato da un ramo d’alloro e uno di quercia come quelli di tutti i Comuni. Il gonfalone, visibile presso l’aula consiliare del Comune, reca al centro lo stemma, mentre sullo sfondo i colori rosso ed azzurro sono invertiti.

 

La Storia

In seguito allo scioglimento dei ghiacciai ed al loro conseguente ritiro, le aree piu’ appetibili, non paludose, di facile accesso e quindi piu’ facilmente sfruttabili erano le nostre Alpi Orobie le quali, fin dall’inizio, si presentavano a nostro avviso come sono oggi, con una vegetazione che non si spingono oltre i 1600-1700 metri di quota e verdi pascoli, grazie alla presenza di un buon strato di humus: questo era il passaggio che si presentava al viandante, da Valtorta sino a Foppolo e poi in Valbondione. Il rapporto pascolo-animali-uomo si deve essere pertanto subito realizzato, favorito appunto dalla presenza di verdi pascoli, dalle precipitazioni abbondanti e dalle numerose sorgive e si e’ sviluppato nel tempo, tanto da diventare una delle maggiori fonti di sostentamento per le popolazioni locali. Le vicende storiche di cui si hanno testimonianze certe risalgono intorno all’anno mille d. C. , quando una comunità proveniente dalla pianura Padana e sopratutto dalla Valsassina attraverso i passi naturali (Piani di Bobbio) e stabilitasi allo scopo di esplorare, si insedia definitivamente, occupando le zone di Valtorta, di S. Brigida e della Valle dell’Olmo.

Iniziano a formarsi i primi casolari come alloggi stagionali per la transumanza; successivamente essi si trasformano in dimore fisse, permettendo la formazione delle prime comunità di tipo agricolo-pastorale nei luoghi piu’ comodi e ricchi di foraggio. In breve la comunità si espande, come dimostra il ripetersi dei cognomi degli abitanti e delle località, riesce ad ottenere una forma di autogoverno e di indipendenza economica. Intorno al 1200 vengono emanati gli Statuti della Valle Averara, vere e proprie leggi vigenti nella zona; il territorio viene diviso in Quadre, ciascuna con il proprio ordinamento giuridico. Questo tratto di valle, autogestendosi, puo’ anche iniziare a commerciare. Costituitisi agglomerati stabili e ramificatesi le vie di comunicazione della zona, anche la religione e’ soggetta a cambiamenti: dal paganesimo allora prersente e documentato dalle “coppelle” di Cà Bereri e dalle incisioni sulla roccia retrostante la Chiesa Parrocchiale, si passa alla religione cattolica, con frequente sovrapposizione di segni. I nostri avi, che si recavano ad offrire i loro oboli all’antica chiesa della Primaluna, in Valsassina, maturano col tempo l’idea di costruire nuove chiese nei vari borghi. Dapprima si dà origine ad “oratori” cioe’ luoghi di preghiera, sulle strade piu’ trafficate: i diffusori della fede si spostano da un luogo all’altro per diffondere il Vangelo e per riscuotere i tributi.

 

Nascono poi le prime chiese intorno all’anno 1000. Dal 100 al 1427 questo tratto di Valle di Mezzoldo, non legato a Bergamo, con un suo dialetto, con tributi da pagare allo stato di Milano (Torrioni e Visconti), con una religione legata alla Diocesi di Milano, era di fatto una terra autonoma.
Cenni Storici sul Comune di Mezzoldo

 

Nel 1427 offre la propria sudditanza al Senato veneto, lasciano così il dominio dei Visconti di Milano, per i quali i territori vallari erano soltanto terreno di sfruttamento e di contesa. Sotto il dominio veneto vengono soppressi alcuni dazi, dando così impulso al commercio delle materie prime e dei semilavorati prodotti sul territorio. Nel rinascimento anche la nostra valle riceve impulsi positivi nella pittura, nella lavorazione del legno, nelle arti e nei mestieri in genere. Basti pensare che i nostri emigranti, scaricatori portuali a Venezia e Genova, commissionano pale ed altre opere d’arte per abbellire le chiese del proprio paese. Punti fermi di questo periodo rimangono l’alpeggio e l’estrazione dei minerali di ferro, mentre i boschi forniscono ingenti quantità di legna utilizzata per produrre il carbone necessario ad una prima fusione. Nel 1592, quando ancora le strade solcavano i monti  provenendo dagli stati vicini attraverso i passi di confine e solo in un secondo tempo scendevano verso il fondovalle, si decide di collegare alcuni tratti di strada gia’ praticati per formare un unico tracciato ben definito, piu’ agibile del tortuoso tracciato dell’antica Via dei Trafficanti: e’ la Strada Priula, che da Bergamo giunge al Passo di Albarino, poi rinominato Passo San Marco, per proseguire fino a Morbegno, Chiavenna e Coira in Svizzera. Il suo primo utilizzo e’ quello di far affluire dal centro Europa nella pianura Padana truppe assoldate dai vari condottieri e malviste dalla religione cattolica in quanto causa del diffondersi del protestantesimo: Martin Lutero, durante il suo viaggio a Roma attraverso il Passo S. Marco, si ferma a celebrare la messa in S. Giovanni Battista in “Vallis Ulmi”.
La strada facilita anche il passaggio di merci, favorendo in tal modo il commercio tra il territorio veneto ed il centro Europa. Infatti la vera forza della strada Priula e’ quella di distogliere questa parte dell’Alta Valle Brembana dal suo isolamento geografico e giuridico: in pratica ci fa diventare Bergamaschi. L’arte religiosa in questo periodo dà il meglio di sè: templi mirabili per architettura, dipinti, intarsi; intere famiglie e dinastie locali (i Baschenis, i Rovelli) si dedicano all’arte appresa nei frequenti viaggi a Venezia e in altri luoghi. Il nostro paese nasce dalla fusione di due contrade: Cà Maisis e Cà Berer; esso comprende il territorio piu’ a nord della Valle dell’Olmo e raggruppa numerose frazioni e località: Valle del Chiuso, la Costa, Cà Bonetti, Cà Vassalli, Soliva, Sparavera, Scaluggio, Acqua Eta, Castello, Fraccia e Ancogno, dove esisteva un centro di culto già nel 1400. Le piu’ importanti di queste frazioni hanno il loro forno per il pane, la loro fontana pubblica e proprietà con cognomi ben definiti, cognomi che si intrecciano con quelli dei malghesi, essendo da sempre la nostra una terra occupata da mandrie in transumanza. Dal 1850 ad oggi e’ storia dei nostri tempi.
Fotografie Valle Brembana e Alpi prealpi Orobie

Le immagini e fotografie di Mezzoldo, in alta Val Brembana, sono in risoluzione 800×600 e liberamente prelevabili. Se vengono utilizzate per altri Siti Internet oppure su Giornali e Riviste è obbligo citarne la fonte (www.valbrembanaweb.com)

 


 

 
 

Fotografie di Mezzoldo

 

Estate di San Martino alla Gambetta di Mezzoldo
Raduno Alpino al Passo San Marco
Baitu' de Begna
Rifugi e Passo San Marco
Paesaggi invernali Ponte dell'Acqua
Sparavera di Mezzoldo
Gara di box rally a Mezzoldo
Cascinetto dei Siltri
Baita del Mondo
Casera Ancogno
Passo San Marco
Fungolandia 2007
Panoramica di Mezzoldo
Monte Fioraro
Sindaco di Mezzoldo con Cassani e Gotti
L'Artigiano dei Ringhècc
Mezzoldo invernale
La Madona di Fraccia
Alpeggio sull'Azzaredo di Mezzoldo
Baite di Pedevalle
Coro Fior di Monte
Antica tradizione dei Ringhècc
Madonna delle Nevi
Fotografie

 

 

Mezzoldo (C.A.P. 24010) dista 50 chilometri da Bergamo, capoluogo della omonima provincia cui il comune appartiene. Mezzoldo conta 222 abitanti (Mezzoldesi) e ha una superficie di 18,8 chilometri quadrati per una densità abitativa di 11,81 abitanti per chilometro quadrato. Sorge a 835 metri sopra il livello del mare. Il municipio è sito in Via Bonandrini 1, tel. 0345-86041 fax. 0345-86041. Cenni anagrafici: Il comune di Mezzoldo ha fatto registrare nel censimento del 1991 una popolazione pari a 281 abitanti. Nel censimento del 2001 ha fatto registrare una popolazione pari a 222 abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 – 2001 una variazione percentuale di abitanti pari al -21,00%.

 

 

http://www.comune.mezzoldo.bg.it/PortaleNet/portale/CadmoDriver?_token=SEARCHENGINESXOK&codice_comune=MEZZOLDO&_page=pHomePage&_state=initial&_action_do_home_siscotel=1  sito istituzionale

Piazzolo
comune
Piazzolo – StemmaPiazzolo – Bandiera
Panorama
Panorama
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoLaura Arizzi (lista civica Insieme per Piazzolo) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate45°59′N 9°40′ECoordinate: 45°59′N 9°40′E (Mappa)
Altitudine702 m s.l.m.
Superficie4,15 km²
Abitanti86[1] (31-12-2010)
Densità20,72 ab./km²
Comuni confinantiMezzoldo, Moio de’ Calvi,Olmo al Brembo, Piazza Brembana, Piazzatorre,Valnegra
Altre informazioni
Cod. postale24010
Prefisso0345
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016166
Cod. catastaleG588
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantipiazzolesi
Patronosanta Maria Assunta
Giorno festivo15 agosto
Cartografia

Mappa di localizzazione: Italia

Piazzolo
Piazzolo
Posizione del comune di Piazzolo nella provincia di Bergamo

Piazzolo (Piassöl in dialetto bergamasco[2][3]) è un comune italiano di 88 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia.[1]Situato nell’alta Val Brembana, dista circa 47 chilometri a nord dal capoluogo orobico.

È, con i suoi 88 abitanti, il secondo comune meno popolato della provincia di Bergamo, dopo Blello.

Cenni storici

Piccolo borgo incastonato tra i monti circondato dalla natura non ha particolari cenni storici. Storia fatta dalla quotidianità dei propri abitanti, da sempre dediti al lavoro che la natura offre, dall’allevamento alla produzione del carbone di legna all’agricoltura.

Come per molti altri borghi vicini, si pensa tuttavia i primi insediamenti stabili in questa zona siano riconducibili all’epoca delle invasioni barbariche, quando le popolazioni soggette alle scorrerie si rifugiarono in luoghi remoti, al riparo dall’impeto delle orde conquistatrici.

Il toponimo, deriva dalla collocazione che il borgo ha fin dalle sue origini: un piccolo spiazzo in un territorio di alte montagne. Considerando poi le dimensioni del nucleo abitativo, limitate già da allora, ecco Piazzolo.

Storie tramandate fino ai giorni nostri raccontano di piccoli screzi con le vicine comunità di Valnegra e Piazza Brembana per l’utilizzo e la gestione dei pascoli, ma anche per fatti di puro campanilismo.

E si possono trovare episodi che raccontano la povertà di questa zona: nei secoli addietro gli abitanti, nonostante sul territorio fosse presente una chiesa parrocchiale, erano costretti ad andare a messa nei comuni vicini (Olmo al Brembo su tutti) per la mancanza di denaro con il quale pagare un prete. Solo sporadicamente le funzioni venivano celebrate nella chiesa di Santa Maria, pagate di volta in volta.

Durante la Seconda guerra mondiale, gruppi di partigiani in fuga si nascosero nelle vicinanze del borgo, pregando santa Rita affinché i nazisti non li trovassero: da allora quella zona prese il nome della santa stessa.

È quindi scontato che i vari regimi che si sono susseguiti nei secoli poco hanno interessato la vita di questo borgo, che in questi anni sta rivivendo un’epoca di piccola rinascita, grazie al nuovo impulso dato dal turismo.

Da vedere

Il paese, immerso nella natura, offre numerosi itinerari: sia per semplici passeggiate nei boschi circostanti o lungo gli itinerari naturalistici segnalati, che per escursioni per i più esperti.

Negli ultimi anni si è verificato anche un notevole incremento di utenti della mountain-bike, con conseguente valorizzazione di strade sterrate adatte a questa disciplina.

La ricettività turistica è basata sulla disponibilità di parecchie “seconde case”, che permettono di recuperare abitazioni abbandonate durante lo spopolamento degli ultimi decenni: il tutto nel rispetto della natura.

Molto caratteristica è la chiesa parrocchiale che, dedicata a Santa Maria Assunta, si basa su una costruzione risalente al XV secolo. Riedificata nel corso del XVIII secolo, è affiancata da una piccola cappelletta detta dei morti, commemorativa della peste di manzoniana memoria. Recentemente è stato ristrutturato anche l’orologio della chiesa stessa: risalente alla prima metà del XX secolo, è dotato di una struttura in legno ed ha un funzionamento manuale.

Persone legate a Piazzolo

Nel comune vi trascorse la giovinezza il noto magistrato bergamasco Guido Galli, assassinato a Milano da un gruppo di fuoco dell’organizzazione terroristica denominata Prima Linea durante gli anni di piombo. Il magistrato riposa ancora nel piccolo cimitero del paese.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[4]

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
15 aprile 200826 maggio 2013Ernestina Molinarilista civica Insieme per Piazzolosindaco
27 maggio 2013in caricaLaura Arizzilista civica Insieme per Piazzolosindaco

www.valbrembanaweb.com/valbrembanaweb/sitogino/paesi/piazzolo/piazzolo.html

Piazzolo (clicca qui) Comune di Piazzatorre
Comune in Valle Brembana Provincia di Bergamo
 
Piazzolo e’ posto il comun al monte sopra il fiume Brembo che divide il Viccariato di Averara a questo de Oltra la Gocchia con le contradelle infrascritte cioè: Piazolo, Innorega et Flola. Nel spacio di un milio et mezo longo et largo uno, lontani da Bergamo mila 15 et da confini verso Morbegno circa mila 6. Qui vi sono fochi 31, anime 102 de quali 14 utili, il resto come di sopra. Soldati delle ordinanze: un solo picher et un galeotto. Piazzolo e’ posto il comun al monte sopra il fiume Brembo che divide il Viccariato di Averara a questo de Oltra la Gocchia con le contradelle infrascritte cioè: Piazolo, Innorega et Flola. 

Nel spacio di un milio et mezo longo et largo uno, lontani da Bergamo mila 15 et da confini verso Morbegno circa mila 6. Qui vi sono fochi 31, anime 102 de quali 14 utili, il resto come di sopra. Soldati delle ordinanze: un solo picher et un galeotto.



Alberghi, Hotel, Ristoranti Pizzerie, appartamenti, negozi, prodotti Tipici a Piazzolo
Albergo, Ristorante MOLINARI, gestito da oltre un secolo dalle generazioni della famiglia Molinari, è situato al centro del paese di Piazzolo. Dispone di camere doppie tutte dotate di servizi privati, tv colori, telefono diretto. Dispone inoltre di ascensore, bar, sala TV, solrium, giardino e ristorante, pizzeria con sala per banchetti e cerimonie. La cucina, curata direttamente dai proprietari, propone piatti locali, tradizionali e a base di pesce.


Cartoline antiche di Piazzolo
Il nome PIAZZOLO deriva sicuramente dalla posizione geografica del territorio sul quale insisteva l’originale nucleo abitato, quello di un “piccolo spiazzo” in mezzo ai monti, cime e dirupi. Da qui’ il diminutivo di”piazzola” divenuto poi PIAZZOLO. L’economia del centro e’ stata legata per secoli alla pastorizia all’agricoltura (si coltivava anche la biada !” e al lavoro dei boscaioli e dei carbonai (produzione del carbone di legna). Cento anime, meno di un condominio di citta’, fanno un comune.


Cenni Storici di Piazzolo
Piazzolo e’ posto il comun al monte sopra il fiume Brembo che divide il Viccariato di Averara a questo de Oltra la Gocchia con le contradelle infrascritte cioè: Piazolo, Innorega et Flola. Nel spacio di un milio et mezo longo et largo uno, lontani da Bergamo mila 15 et da confini verso Morbegno circa mila 6. Qui vi sono fochi 31, anime 102 de quali 14 utili, il resto come di sopra. Soldati delle ordinanze: un solo picher et un galeotto.


Ricerca: Piazzolo
Da qualche tempo si va dicendo che sono comunita’ troppo piccole per essere gestite con sufficiente economia e si studiano proposte per meglio organizzare le voci improduttive. Eppure bisogna tener conto che gli abitanti non vogliono rinunciare all’autonomia che li ha visti affermarsi anche in tempi di difficile sopravvivenza. Per di piu’, se il principale fattore di salvaguardia del territorio montano e’ l’uomo, non e’ facile pensare che lo scollamento dei servizi di base corrisponda alla volonta’ di meglio organizzarli in termini di efficacia ed efficienza.


Fotografie di Piazzolo
Restauro Orologio Campanile Parrocchiale di Piazzolo
Si tratta di un orologio meccanico Castiglioni risalente al 1938 con incastellatura ancora in legno e campane inceppate con il sistema antico. A Piazzolo resta uno degli ultimi campanili con orologio completamente manuale e che lo rende in Lombardia assolutamente unico di valore storico e artistico. Definito da Luca Fiocchi, membro della commissione tecnica per le campane della Curia Vescovile, come un vero e proprio museo vivente.


Comune di Piazzolo – Manifestazioni Estate
  8 Agosto Gruppo artistico canzoni, poesie, recite di Musetti Giorgio ore 21.00 
 11 Agosto Spettacolo burattini ore 15.00 
 15 Agosto Processione con banda per le vie del paese 
 21 Agosto Concerto Banda di Vedeseta, ore 21.00

Fotografie Valle Brembana e Alpi prealpi Orobie

Le fotografie di Piazzolo sono in risoluzione 800×600 e liberamente prelevabili. Se vengono utilizzate per altri
Siti Internet oppure su Giornali e Riviste è obbligo citarne la fonte (www.valbrembanaweb.com)

 


 

 

Fotografie di Piazzolo

 

Scorcio Piazzolo
Scorcio Piazzolo
Sentiero Piazzolo
Veduta Piazzolo






Fungolandia 2007
La Piazza di Piazzolo
Festa annuale AVIS
Breve Notiziario della Parrocchia di S.ta Maria Assunta
Raduno Nkolajewka 2006
nevicata del 27 gennaio 2006






Il Presepe parrocchiale di Piazzolo
Allenamento della Tritium Calcio di Trezzo
Partite a scopa nella frescura di Piazzolo
Presentazione Volume
Festa degli Alberi (Scuole Elementari)
Panoramica su Piazzatorre






Piazzolo (il centro)
Piazzolo (Panoramica)
La fontana di Piazzolo
Santella Maria Ausiliatrice
Antica abitazione di Piazzolo
Piazzolo Vista Aerea

 


 

Piazzolo (C.A.P. 24010) dista 42 chilometri da Bergamo, capoluogo della omonima provincia cui il comune appartiene. Piazzolo conta 99 abitanti (Piazzolesi) e ha una superficie di 4,7 chilometri quadrati per una densità abitativa di 21,06 abitanti per chilometro quadrato. Piazzolo sorge a 702 metri sopra il livello del mare. Il municipio è sito in Via Municipio 65, tel. 0345.87188 fax. 0345.87172. Cenni anagrafici: Il comune di Piazzolo ha fatto registrare nel censimento del 1991 una popolazione pari a 111 abitanti. Nel censimento del 2001 ha fatto registrare una popolazione pari a 99 abitanti, mostrando quindi nel decennio 1991 – 2001 una variazione percentuale di abitanti pari al -10,81%.
Gli abitanti di Piazzolo sono distribuiti in 52 nuclei familiari con una media per nucleo familiare di 1,90 componenti. Cenni geografici: Il territorio del comune risulta compreso tra i 522 e i 1.455 metri sul livello del mare. L’escursione altimetrica complessiva risulta essere pari a 933 metri. Cenni occupazionali: Risultano insistere sul territorio del comune di Piazzolo 0 attività industriali con 0 addetti pari al 0,00% della forza lavoro occupata, 0 attività di servizio con 0 addetti pari al 0,00% della forza lavoro occupata, altre 4 attività di servizio con 13 addetti pari al 0,00% della forza lavoro occupata e 1 attività amministrative con 3 addetti pari al 22,22% della forza lavoro occupata.

 

Gli abitanti si chiamano PIAZZOLESI – C.A.P. 24010 – Distanza da Bergamo Km 45 – Altitudine 702 m s.l.m. – Municipio: via Centro – Telefono: 0345.87188 – Escursioni e Gite: Monte Torcola. – Coordinate: Latitudine 45°58’50″52 – Longitudine 09°40’17″76 – Misure: superficie 4,19 kmq.
Cartina di Piazzolo
Il nome PIAZZOLO deriva sicuramente dalla posizione geografica del territorio sul quale insisteva l’originale nucleo abitato, quello di un “piccolo spiazzo” in mezzo ai monti, cime e dirupi. Da qui’ il diminutivo di”piazzola” divenuto poi PIAZZOLO. L’economia del centro e’ stata legata per secoli alla pastorizia all’agricoltura (si coltivava anche la biada !” e al lavoro dei boscaioli e dei carbonai (produzione del carbone di legna). Cento anime, meno di un condominio di citta’, fanno un comune. Ci si stupisce, anche se, in verita’, Piazzolo non e’ comune meno popolato; proprio in Val Brembana c’e’ Blello con qualche abitante di meno.Da qualche tempo si va dicendo che sono comunita’ troppo piccole per essere gestite con sufficiente economia e si studiano proposte per meglio organizzare le voci improduttive. Eppure bisogna tener conto che gli abitanti non vogliono rinunciare all’autonomia che li ha visti affermarsi anche in tempi di difficile sopravvivenza. Per di piu’, se il principale fattore di salvaguardia del territorio montano e’ l’uomo, non e’ facile pensare che lo scollamento dei servizi di base corrisponda alla volonta’ di meglio organizzarli in termini di efficacia ed efficienza.
Piazzolo
Troppo spesso questi sono stati i presupposti dello spopolamento e dell’abbandono della montagna, responsabili delle tragiche conseguenze di una trascuratezza troppo prolungata. Certo non si possono riproporre le condizioni di vita di mezzo secolo fa, ma se i tempi sono cambiati e’ anche vero che il territorio richiede non meno cure cui far fronte con incentivi e azioni integrative a supporto dei residenti che si fan carico della conservazione ambientale. Oltretutto e’ dimostrato che una generale azione preventiva e’ meno costosa dei sempre piu’ frequenti piani di ricostruzione necessari a riparare i danni di calamita’, i cui effetti potrebbero essere senz’altro meno devastanti. Senza contare che la cura del territorio nelle valli a vocazione turistica e’ il miglior investimento di produttivita’ capitalizzata.

 

Piazzolo e’ posto il comun al monte sopra il fiume Brembo che divide il Viccariato di Averara a questo de Oltra la Gocchia con le contradelle infrascritte cioè: Piazolo, Innorega et Flola. Nel spacio di un milio et mezo longo et largo uno, lontani da Bergamo mila 15 et da confini verso Morbegno circa mila 6. Qui vi sono fochi 31, anime 102 de quali 14 utili, il resto come di sopra. Soldati delle ordinanze: un solo picher et un galeotto.

 

Vi è un bosco de circa un milio che è quasi il tener di tutto il comun goduto ad uso di pascolo per esser comunal ma daneggiato da quelli da l’Olmo, Piaza et Valnegra tagliandoli le legne et pascolandogli le herbe. Il console con sallario de L. 50 governa, scode et paga al Benalio come gl’altri consoli della valle, importando questo maneggio l’anno circa L. .. et ne rende poi conto ai doi sindaci eletti dalla visinanza, scodendo le taglie sopra l’estimo della valle qual è de d.4.
Non raccogliono grani, o almeno tanto pochi non bastariano per un mese. La terra vale da L. 8 fin L. 12 la pertica onde molti di loro habitavano a Venetia con negocii senza utile del comune. Quelli che restano per lo più sono testori da tele che tessono a circonvicini, altri attendono al boscho et a gli animali. Fiume Brembo nella pertinentia di detto comun.

 

Un molino da una rota da macinar grani. Chiesa parochial è S.ta Maria, ma senza curato per la povertà, ma quella gente va alla cura di Lolmo et paga di volta in volta quelle messe che sono dette nella detta chiesa di S.ta Maria. Piazzolo di Valbrembana oltre la Goggia dipendente dalla pretura e dal distretto della Piazza, resta un’ora di cammino al di sopra di Olmo quasi sulla sponda del Brembo, che scende dalla casa di S. Marco. E’ su di una collina elevata, e ben esposta, cinta da vallette tributarie del fiume, le quali la separano dalle eccelse vette, da cui è attorniata. Queste sono in gran parte coperte da estesi boschi, e da ubertosi pascoli, nel mentre che la collina è ridente per le amene praterie, e pei pochi campi che vi si lavorano anche a biada.

 

I suoi abitanti, che non arrivano ai cento settanta, sono quasi tutti agricoltori e carbonaj.  La sua chiesa parrocchiale col titolo di Maria Assunta, di recente struttura, appartiene alla pieve di S. Martino d’oltre la Goggia.  La comunità si estende anche sopra le due piccole contrade di Olmo dette Zanerega, e Fruola. Ha di estimo censuario scudi 6382.4.2.6.0. con sessantanove possidenti estimati; e resta lontano dalla Piazza miglia sette, e da Bergamo trenta.

 

http://www.comune.piazzolo.bg.it/PortaleNet/portale/CadmoDriver?_token=SEARCHENGINESXOK&codice_comune=PIAZZOLO&_page=pHomePage&_state=initial&_action_do_home_siscotel=1  sito istituzionale
 

Informazioni su diego80 (1979 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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