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27 marzo 1975 – Con l’uscita del primo film, nasce la saga del ragionier Fantozzi

Un mito cinematografico che non è per nulla sfiorito, anzi, i film ad ogni passaggio hanno sempre uno straordinario seguito. Il ragioner Ugo Fantozzi rappresenta secondo Paolo Villaggio lo stereotipo dell’italiano medio borghese. Le disavventure che in ogni film capitano allo sfortunato impiegato in realtà sono un pretesto dello stesso Villaggio per rappresentare vizi e debolezze della società italiana, dal servilismo all’opportunismo, alla furbizia, all’infedeltà, all’arroganza. Un ritratto della società che Villaggio, insieme con i vari registi che lo hanno diretto, ha rappresentato prima nei suoi libri, e poi nella saga cinematografica, dal primo film uscito giusto 41 anni fa, all’ultimo, datato 1999. Attorno al ragioniere ruoteranno una serie di personaggi, quasi grotteschi, che l’accompagneranno per tutta la serie: dalla bruttina e rassegnata moglie Pina (interpretata prima da Liù Bosisio e poi da Milena Vukotic) alla mostruosa figlia Mariangela (interpretata dal caratterista Plinio Fernando, che poi in un doppio ruolo darà il volto anche alla nipote Ughina), alla bruttina ma vanitosa signorina Silvani, amore represso del ragioniere, interpretata da Anna Mazzamauro all’orbo  ragionier Filini, collega e compagno di disavventure del ragioniere, interpretato dal compianto Gigi Reder, allo snob geometra Calboni, interpretato da Ugo Bologna. Nel corso dei film ci furono anche la partecipazione di attori italiani come Diego Abatantuono, Andrea Roncato

Proprio l’uscita del primo film andiamo oggi a celebrare. Di seguito tratteremo proprio il personaggio Ugo Fantozzi e l’impronta lasciata nella società italiana. Il 27 marzo 1975 uscì infatti nei cinema italiani quello che sarebbe stata il primo capitolo della fortunatissima serie di film dedicati al personaggio di Fantozzi tratti prima dai libri di Villaggio, poi ispirati liberamente dalla fantasia degli sceneggiatori.

 

FANTOZZI-IL PRIMO FILM (da wikipedia)

Fantozzi è un film del 1975 diretto da Luciano Salce. È il capostipite della saga con protagonista il ragionier Ugo Fantozzi, ideato e interpretato da Paolo Villaggio. L’opera adatta alcuni dei racconti inclusi nei due best seller scritti da Villaggio, l’omonimo Fantozzi e Il secondo tragico libro di Fantozzi.

Uscito nei cinema il 27 marzo 1975, nel 2008 Fantozzi è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[1]. Per la sua interpretazione nel film, Anna Mazzamauro fu candidata per il Nastro d’argento alla migliore attrice non protagonista ai Nastri d’argento 1976.

Trama

Il ragionier Ugo Fantozzi è un umile e sfortunato impiegato della Megaditta, servile nei confronti dei suoi superiori e ignorato dai propri colleghi, tanto da essere rimasto murato per sbaglio nei vecchi gabinetti dell’azienda per diciotto giorni senza che nessuno di loro se ne accorgesse. Anche a casa sua le cose non vanno meglio: sposato con la sfiorita Pina e padre della mostruosa Mariangela, ogni mattina deve far fronte a difficoltà e imprevisti per riuscire a timbrare il cartellino d’entrata alle 8.30 precise.

Al lavoro, Fantozzi corteggia disperatamente da sette anni una sua collega, la signorina Silvani. Al termine del funerale della madre di un dirigente, il ragioniere si offre di accompagnare la Silvani a casa e poi la invita a colazione da Gigi il Troione, cosa che lei accetta. Questa insperata risposta fa distrarre Fantozzi al volante, che taglia la strada alla vettura di tre energumeni, con cui la Silvani inizia un pericoloso diverbio. Durante la rissa che ne segue, in cui i tre pestano brutalmente Fantozzi, il ragioniere incolpa la Silvani, la quale se ne va annullando l’appuntamento. Fantozzi deve vedersela anche con il collega ragionier Filini, organizzatore di manifestazioni ricreative. Una di queste è la tradizionale partita di calcio tra scapoli e ammogliati, che si svolge in un campetto disastrato che si allaga in caso di pioggia. La “vittima” preferita di Filini è proprio Fantozzi, con il quale ha anche condiviso una tragica gita al lago di Bracciano.

A Natale, i dirigenti della Megaditta si scambiano doni faraonici e regalano ai figli dei dipendenti un panettone e una bottiglia di spumante, a patto che i pargoli recitino una poesia di fronte a loro. Mariangela, a causa della sua bruttezza, non riceve i regali e viene pesantemente derisa e maltrattata. Fantozzi allora entra nella stanza e, dopo aver comunque augurato “un distinto Natale e uno spettabile anno nuovo” ai dirigenti, accompagna a casa la figlia consolandola.

Per festeggiare il Capodanno, la famiglia Fantozzi va al veglione organizzato da Filini, che si tiene in un freddo e squallido scantinato. La cena di Fantozzi viene funestata da continui problemi con un maldestro cameriere. Alle 22.30 il direttore d’orchestra, che deve andare a suonare in un altro veglione, annuncia che mancano tre minuti alla mezzanotte, anticipando così i festeggiamenti. Usciti sotto i botti della mezzanotte reale, gli impiegati si accorgono dell’imbroglio, quindi Fantozzi invita tutti a casa sua, ma da un balcone viene scagliata una vecchia cucina economica che cade proprio sulla sua Bianchina.

Fantozzi e Catellani durante la partita

Il nuovo direttore dell’ufficio di Fantozzi, l’Onorevole Cavaliere Conte Diego Catellani, è appassionato di carambola e promuove gli impiegati che perdono con lui un certo numero di partite. Sotto suggerimento della moglie, Fantozzi decide di apprendere i fondamentali dello sport per migliorare la propria carriera, ma trova un insegnante nottambulo e severo che vuole farlo per forza diventare un campione. Catellani ha fatto posizionare una statua di sua madre Teresa nell’atrio dell’azienda e ordinato a ogni impiegato di inchinarsi di fronte ad essa. Fantozzi, inchinandosi, ci picchia la testa in tre occasioni, e finisce per insultare la statua. Il direttore lo sfida quindi a biliardo. Quando la partita ha luogo, Fantozzi compie volutamente un errore dietro l’altro e viene ripetutamente chiamato “coglionazzo” da Catellani. A un certo punto però Fantozzi reagisce, riuscendo a ribaltare il risultato con soli cinque colpi consecutivi. Per evitare la ritorsione del direttore, Fantozzi sequestra la madre di Catellani, la quale però finisce per innamorarsi del suo rapitore e viene abbandonata.

Fantozzi decide di provare a dimagrire, ma dopo aver provato a giocare a tennis con Filini in una fredda e nebbiosa mattinata in cui si dà un colpo di racchetta in faccia e sviene, abbandona l’idea dello sport. Acquista quindi un vestito che lo snellisce e invita la signorina Silvani a cena in un rigido ristorante giapponese, dove però incappa in un equivoco e fa accidentalmente cucinare Pier Ugo, l’amato pechinese della collega.

Il geometra Calboni, scansando Fantozzi, si presenta alla contessina

Per farsi perdonare dalla Silvani, Fantozzi va in vacanza con lei e il collega geometra Calboni a Courmayeur. A causa del freddo e delle bugie del collega sbruffone, Fantozzi viene colto da allucinazioni competitive e afferma di essere stato un campione della Nazionale di sci. Conoscente di vista della figlia della contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare, Fantozzi prende parte con gli altri a un ricevimento elegante, dove incontra di nuovo il cameriere pasticcione di Capodanno, che lo fa cadere in un pentolone pieno di polenta. Il giorno successivo tutti vanno a sciare, arrivando a valle con distacchi minimi. Fantozzi, con attrezzatura da primi del Novecento, raggiunge il gruppo a tarda sera, disteso “a pelle di leone”. Risvegliatosi più tardi nella topaia affittata per dormire, sente amoreggiare la Silvani e Calboni.

In seguito alla delusione d’amore, Fantozzi chiede e ottiene di farsi trasferire in un altro ufficio, finendo in quello del giovane comunistaFolagra, che convincerà il ragioniere a ribellarsi contro il padrone. Fantozzi, una mattina, si presenta al lavoro con i capelli lunghi e con un sasso che lancia contro una vetrata dell’azienda, rompendola. Viene così convocato dal Mega Direttore Galattico e nel salire in ascensore ha una visione di sè stesso crocifisso in sala mensa. Invece i due conversano tranquillamente di politica, e al termine della discussione Fantozzi viene perdonato e premiato con l’ingresso nell’acquario degli impiegati, in cui nuotano gli impiegati più servizievoli, nel ruolo della triglia.

Produzione

« La misura cinematografica ci ha imposto una dimensione apertamente surreale. Fantozzi sarà così molto più simile ai personaggi di certi disegni animati americani che a quelli della cosiddetta commedia all’italiana: l’indole sprovveduta, quell’immunità fisica e spirituale che deriva dalla sua congenita inconsapevolezza, fanno pensare al gatto Silvestro. Tuttavia, ho sempre il timore di tradire l’aspettativa del lettore… »
(Paolo Villaggio[2])

Regia

Già nel 1971, dopo l’uscita del primo libro, la Rizzoli e Villaggio avevano deciso di trasportare sul grande schermo la maschera di Fantozzi; come regista era stato originariamente contattato Salvatore Samperi.[3] Il progetto tuttavia si arenò, finché il successo del secondo libro non convinse a resuscitare l’idea.[3] Nel luglio 1974 fu annunciato l’inizio della produzione, con Luciano Salce a sostituire Samperi alla regia.[4]

Sceneggiatura

Contestualmente al nuovo regista furono scelti anche gli sceneggiatori, ovvero Leo Benvenuti e Piero De Bernardi ad affiancare gli stessi Villaggio e Salce.[4] Il 6 agosto Villaggio annunciò che si sarebbe a breve trasferito in Sardegna fino a metà ottobre per mettere a punto la sceneggiatura.[5]

La sceneggiatura utilizza i racconti di Villaggio in vari modi; se alcuni di essi vengono adattati molto fedelmente (è il caso ad esempio di “Una partita di biliardo”), altri presentano invece fondamentali modifiche o vengono usati solo come traccia. La differenza più evidente con le fonti letterarie è tuttavia la sostituzione del personaggio di Giandomenico Fracchia (anch’egli interpretato in TV dallo stesso Villaggio) con quello del ragionier Filini. Nei racconti d’origine, infatti, Filini è solo uno dei tanti colleghi “minori” di Fantozzi, mentre il compagno di sventure del ragioniere è sempre Fracchia.

Altra importante differenza è costituita dai paesi di ambientazione. Nelle fonti letterarie, Fantozzi vive e lavora a Genova, mentre il racconto “Un errore clamoroso: una vacanza aCortina d’Ampezzo” è ambientato appunto a Cortina. Il film invece è ambientato principalmente a Roma, mentre la vacanza di Fantozzi con la Silvani e Calboni avviene aCourmayeur.

Cast

Stante Villaggio quale interprete del protagonista Ugo Fantozzi, per dare un volto ai comprimari del travet la produzione era inizialmente indirizzata verso attori all’epoca già affermati: tuttavia, causa il timore che nomi di primo piano potessero in qualche modo, attraverso la loro fama, snaturare i tratti originari dei personaggi, in fase di sceneggiatura Villaggio, Salce, Benvenuti e De Bernardi optarono per un cast interamente composto da caratteristi o interpreti minori.[2] Tra i nomi inizialmente previsti vi era anche Susanna Martinková, in un ruolo imprecisato.[6]

Riprese

Le riprese iniziarono a Roma a metà ottobre del 1974.[2][5] Come location degli esterni furono usati in gran parte vari luoghi dell’allora provincia di Roma in cui le scene si svolgono, con alcune eccezioni. Per la Megaditta fu usato il palazzo della Regione Lazio, alla Garbatella, oscurandone le insegne.[7] Gli esterni del condominio di Fantozzi furono in realtà girati presso due diversi edifici: uno in viale Castrense, dove inizia la Tangenziale Est, e uno situato nel Gianicolense.[7] Gli interni della villa di Catellani furono girati nella Villa dell’Olgiata, mentre il ristorante giapponese è un set costruito nella Villa Monte Mario in via Trionfale.[7] A gennaio le riprese si spostarono a Courmayeur per le scene che si svolgono nella località valdostana.[3]

Scena eliminata

Nel 2004, con il restauro del film per l’edizione DVD, fu reintegrata una scena tagliata dalla versione cinematografica. La scena è situata subito dopo la partita a tennis con Filini, e mostra un nuovo tentativo di Fantozzi di dimagrire. In essa il ragioniere si ricovera alla clinica dimagrante Le Magnolie, identica in tutto e per tutto a una prigione, dove di giorno è severamente vietato mangiare e bere ma di notte vengono servite succulente pietanze ai “carcerati” previo pagamento. Fantozzi, dopo aver dilapidato un patrimonio in cibo, decide di acquistare gli “spaghetti alla Montecristo”, evadendo dalla clinica grazie alla lima inclusa nella pietanza. Questa storia sarebbe poi stata reinterpretata e ampliata inFantozzi contro tutti riutilizzando anche la location originaria della scena, ovvero il complesso monumentale di San Michele a Ripa Grande.[8] La scena è stata nuovamente rimossa nel restauro del 2015, effettuato sulla versione cinematografica.

Distribuzione

Data di uscita

Le date di uscita internazionali sono state:

  • 27 marzo 1975 in Italia
  • 21 maggio 1976 in Germania Ovest (Das größte Rindvieh weit und breit)
  • 14 aprile 1978 in Finlandia (Tunteet ne on hiirelläkin)
  • 17 agosto in Ungheria

Il film è stato redistribuito nelle sale italiane dalla Eagle Pictures, con un nuovo restauro in 2K, dal 26 al 28 ottobre 2015.[10]

Edizioni home video

La versione cinematografica del film fu distribuita in VHS nel febbraio 1988 dalla Creazioni Home Video. Una nuova edizione, edita da Mondadori Video, uscì negli anni novanta.

La versione estesa uscì in DVD il 25 febbraio 2004, edita da Medusa Video.[11] Il DVD presenta l’audio italiano in mono e i sottotitoli nella stessa lingua per i non udenti. Come extra sono inclusi la prima puntata del documentario La tragica storia di Fantozzi e le schede su cast artistico e tecnico. Il DVD è stato ristampato dalla Warner Home Video il 21 gennaio 2013 e poi nuovamente il 28 ottobre 2015 per il 40º anniversario.[12]

Accoglienza

Incassi

Fantozzi fu un grande successo finanziario, in quanto incassò più di sei miliardi di lire rimanendo in prima visione per più di otto mesi.[13]

Critica

Il film inizialmente divise la critica italiana. Alcuni giornalisti lo trovarono slegato e composto da sketch troppo goliardici.[14] Anche l’Unità ne rilevò la natura frammentaria, reputando divertenti e pungenti solo alcune scene e definendolo “girato alla meno peggio”, sottolineando tuttavia la bravura del cast maschile.[15] Una recensione positiva arrivò invece da Leo Pestelli de La Stampa, il quale evidenziò come la regia renda adeguatamente il masochismo del protagonista, affermando inoltre che le reazioni ripetitive e prevedibili di Fantozzi sono rese sempre divertenti dal variare delle situazioni.[16]

Col tempo Fantozzi è diventato un film di culto, venendo recensito molto più spesso in modo positivo. Secondo Paolo Mereghetti, che gli assegna tre stelle su quattro, è la pellicola ad aver fatto entrare il personaggio nell’immaginario collettivo, essendo composta da “gag crudeli e paradossalità esasperata, comicità sulfurea e irresistibile, satira volutamente rozza e impietosa”.[17] Morando Morandini gli assegna invece tre stelle su cinque, affermando che “è un po’ tirato via, ora al dente ora scotto, ma come fucina di ilarità funziona a pieno vapore”, dando risalto ai suoi graffi satirici sulla società italiana contemporanea e accomunandone lo stile a quello di Cesare Zavattini, Nikolaj Gogol’ e Georges Courteline.[18]

ANATOMIA E STORIA DEL PERSONAGGIO

Il ragionier Ugo Fantozzi (o meglio, Fantozzi Rag. Ugo, come si legge sulla porta del suo appartamento nei film che lo vedono protagonista) è un personaggio letterario e cinematografico italiano, ideato e interpretato da Paolo Villaggio. Le sue avventure sono narrate in una serie di racconti e film scritti e interpretati (ma mai diretti sul grande schermo, salvo nel film Fantozzi contro tutti del 1980 in co-regia con Neri Parenti) dallo stesso Paolo Villaggio.

« …Io, Pina, ho una caratteristica: loro non lo sanno, ma io sono indistruttibile, e sai perché? Perché sono il più grande “perditore” di tutti i tempi. Ho perso sempre tutto: due guerre mondiali, un impero coloniale, otto – dico otto! – campionati mondiali di calcio consecutivi, capacità d’acquisto della lira, fiducia in chi mi governa… e la testa, per un mostr… per una donna come te. »
(Ugo Fantozzi dal film Fantozzi contro tutti)

Ugo Fantozzi parla con la signorina Silvani in Fantozzi (1975)

Il personaggio esordisce nel 1968 nella trasmissione che segna l’esordio televisivo di Paolo Villaggio, Quelli della domenica, anche se veniva citato in terza persona nei monologhi dell’artista genovese. Negli sketch di Quelli della domenica, Villaggio era solito raccontare storie comiche e catastrofiche, col suo lessico particolarissimo, fondato sull’iperbole di cui il protagonista era spesso lo sventurato Fantozzi. Fantozzi era il cognome di un impiegato nella grande azienda (la Italsider) dove aveva lavorato Villaggio nonché il suo vicino di scrivania. Si faceva trascinare nelle iniziative dello stesso Villaggio, dal Fantozzi chiamato erroneamente “Selvaggio”, situazione che anticipa il ruolo di organizzatore di viaggi che sarà di Giandomenico Fracchia e del ragionier Filini nei racconti e nei film del personaggio.

Tra i colleghi di Fantozzi, infatti, nei racconti sono presenti anche queste due figure, due personaggi che convivono nei primi due libri di Villaggio, per poi fondersi, grazie a un’intuizione del regista Luciano Salce, nell’unico personaggio di Filini, che avrà il ruolo dell’organizzatore, del massacratore emotivo di ciascun impiegato e di maniaco che crede di intendersi di tutto, nei film e nei successivi libri di Villaggio.

Da queste storie Villaggio scriverà dei racconti per l’Europeo, che verranno raccolti nel libro Fantozzi (1971) che diventa ben presto un bestseller, (più di un milione di copie vendute)[1], venendo anche tradotta in molte lingue. Infatti l’attore genovese vince, in Unione Sovietica, il premio Gogol come “miglior scrittore in cirillico”, nella sezione “migliore opera umoristica”[2]. Nel 2011, per i 150 anni dell’Unità d’Italia, il libro è stato scelto dal comitato scientifico del Centro per il libro e la lettura tra i 150 libri che hanno segnato la storia dell’Italia.[3] Visto il grande successo, si pensa ad una trasposizione cinematografica, e alla fine il ruolo del protagonista sarà rivestito da Paolo Villaggio stesso, che presterà il suo volto a quella che è la sua maschera più famosa e apprezzata.

Nel 1975 esce il primo film, dal semplice titolo Fantozzi, tratto dai primi due libri del personaggio e diretto da Luciano Salce. Curiosamente, l’artista genovese aveva, fin dall’inizio, scartato l’idea di recitare nel film, affidando il ruolo prima all’amico Renato Pozzetto e su rifiuto di quest’ultimo a Ugo Tognazzi[4]. Dopo il rifiuto di Tognazzi, Paolo Villaggio deciderà di interpretare il suo personaggio di Fantozzi.

Il film ha un grande successo, tanto che inizia una delle saghe più longeve del cinema italiano comico. Seguiranno infatti altri nove episodi: il secondo diretto ancora da Salce, dal terzo al nono sotto la direzione di Neri Parenti e l’ultimo (Fantozzi 2000 – La clonazione) con la regia di Domenico Saverni.

« Abbigliamento di Filini: gonnellino-pantalone bianco di una sua zia ricca, maglietta Lacoste pure bianca, scarpe da passeggio di cuoio grasso, calza scozzese e giarrettiere, doppia racchettina liberty da volano; Fantozzi: maglietta della GIL, mutanda ascellare aperta sul davanti e chiusa pietosamente con uno spillo da balia, grosso racchettone del 1912, elegante visiera verde con la scritta “Casinò Municipale di Saint Vincent” »
(Descrizione degli abbigliamenti di Filini e Fantozzi per la loro partita di tennis in Fantozzi)

Caratteristiche fantozziane e nascita

« Mi scusi, venerabile maestà, disponghi di me come meglio vuole! Mi concedi l’onore di essere il suo umilissimo servo! Com’è umano lei! »
(Bambino-comparsa nel film Fantozzi 2000 – La clonazione nel tentativo di imitare lo stesso Fantozzi)
« Filini: «Allora, Ragioniere, che fa, batti?»
Fantozzi: «Ma, mi dà del tu?»
Filini: «No, no, dicevo, batti lei?»
Fantozzi: «Ah, congiuntivo?»
Filini: «Sì!»
Fantozzi: «Aspetti…» »
(Esempio di “congiuntivo” fantozziano. Tratto dall’episodio della partita di tennis tra Fantozzi e Filini in Fantozzi)

Il personaggio di Fantozzi, nato come raffigurazione dell’uomo privo di abilità e fortuna e contro il quale si accaniscono malasorte e prepotenze, è entrato nell’immaginario collettivo degli italiani per la sua grottesca attitudine alla sudditanza psicologica verso il potere costituito, e come esempio di uomo medio, o meglio mediocre, vessato dalla società e alla continua ricerca di un riscatto. Il prototipo del tapino, ovvero la quintessenza della nullità come ebbe a dire lo stesso Villaggio.

La figura di Fantozzi è stata concepita durante il periodo lavorativo di Villaggio all’Italsider di Genova come impiegato. Lì prese spunto, ispirandosi agli episodi di servilismo ed arrivismo (di cui era stato testimone oculare attraverso l’attenta osservazione dei colleghi), poi accuratamente ingigantiti e storpiati con vena ironica e tragicomica.

« Abbigliamento di Filini: berrettone Sherlock Holmes con penna alla Robin Hood, poncho argentino di una sua zia ricca, scarpe da tennis con sopra galoches, carte topografiche, trombone da brigante calabrese; Fantozzi: berretto bianco alla marinara di sua figlia Mariangela, giacca penosamente normale stretta in vita da gigantesca cartucciera da mitragliatrice residuato della seconda guerra mondiale, fionda elastica, siero anti-vipera a tracolla, gabbietta con canarino da richiamo e gatto randagio da riporto, subito fuggito durante le operazioni di partenza »
(Descrizione degli abbigliamenti di Filini e Fantozzi per una battuta di caccia, tratta dal film Il secondo tragico Fantozzi)

Il ragionier Fantozzi è un’iperbole vivente, un eccesso, in cui l’umanità del personaggio è sopraffatta dalle immani disgrazie che lo investono e a cui non reagisce minimamente. La mediocrità con la quale viene descritto il personaggio, che con il tempo diventa l’emblema dell’uomo sopraffatto, sfocia inevitabilmente in una rappresentazione delle sue volgarità, intese come essenza animale: rutti, turpiloqui, atteggiamenti negativi (come il servilismo), che lo rendono comico e allo stesso tempo tragico.

Un’altra caratteristica di Fantozzi è quella di doversi sottoporre a tutti e quando combina qualcosa di non dovuto dice quasi sempre semplicemente “mi scusi”.

Il comune denominatore di tutte le vicende vissute da Fantozzi è la totale inerzia innanzi al destino, l’impossibilità di poter controvertere la sorte avversa.

« Ragionier Fantocci, ma lei non ha nessun complesso di inferiorità. Lei è inferiore! »
(Psicologo a Fantozzi, dal film Fantozzi alla riscossa)

Secondo il critico Riccardo Esposito, Fantozzi rappresenta l’archetipo dell'”italiano medio” degli anni settanta, medio-borghese dal lifestyle semplice (niente laurea, lavoro daimpiegato, casa in equo canone, ecc.) che mette davanti alla cinepresa le ansie e le “perversioni” di un’intera classe di lavoratori: probabilmente in tutti gli uffici è esistita una seduttrice un po’ doppiogiochista come la signorina Silvani, un capo esigente o un collega arrivista, molti sono andati in giro su una vecchia utilitaria come la Bianchina di Fantozzi, ma soprattutto tutti abbiamo almeno una volta pensato di essere perseguitati dalla sfortuna.

La sua famiglia, unico rifugio dalle angherie di una società che non lo riconosce come membro effettivo se non per sfruttarlo, è composta da una moglie insignificante e bruttina che non lo ama ma al massimo lo stima e lo compatisce e prova per lui sentimenti di sufficienza, e da una figlia ottusa e dall’aspetto scimmiesco e orripilante.

« Ma allora… vuol dire che… tu mi… mi a…? »
(Ugo Fantozzi alla moglie)
« Ugo, io… ti stimo moltissimo »
(La solita risposta di Pina)
« A… amare no, eh? »
(Ugo; ennesimo tentativo di Fantozzi di avere una dichiarazione di amore di Pina, in Fantozzi alla riscossa)

Il solerte travet Fantozzi, nonostante le vessazioni, frequenta i colleghi della Megaditta anche al di fuori dell’orario di lavoro: va con il dopolavoro in settimana bianca (a metà maggio), festeggia il Capodanno partecipando a un veglione allestito in uno squallido seminterrato nel quale un direttore d’orchestra imbroglione fa portare avanti gli orologi per poter andare a suonare in due veglioni, si reca in viaggi itineranti in camper improvvisati, o in improbabili gare ciclistiche, partite di calcio su fangosi campi di periferia, o in patetiche partite a tennis alle sei del mattino di una domenica dal carattere tardo-autunnale con il ragionier Filini con il quale ha anche un’avventura da maldestri campeggiatori sul lago. Ampiamente degno di menzione, tra i colleghi della “Megaditta” è sicuramente il Geometra Calboni (inizialmente interpretato da Giuseppe Anatrelli), arrivista e ruffiano verso i superiori, nonché bello sciupafemmine del gruppo. A Calboni si deve il nomignolo “puccettone” rifilato al povero ragionier Fantozzi.

Una caratteristica ricorrente della “maschera” Fantozzi (come dichiarato dallo stesso Villaggio) è il suo copricapo, molto simile ad un basco (si tratta più precisamente del tipico “spagnolin” blu genovese), che il ragioniere porta sulla testa diversamente a seconda dello stato d’animo; lo vediamo calzare il suo basco appiattito sulla testa nei momenti peggiori oppure spostato di lato come quello di un soldato nei momenti in cui si sente fiero e senza paura, come prima della favolosa notte d’amore con la signorina Silvani inFantozzi in Paradiso. Viene indossata anche in casa e in situazioni dove appare fuori luogo, come in occasione di visite mediche o prima di un intervento in sala operatoria. Fantozzi addirittura si reincarna in un bambino indossando già il suo copricapo al momento della nascita[5].

Paolo Villaggio, intervistato da Fabrizio Falzone per TV2000 nel 2015, parla dell’attualità di Fantozzi negli anni della crisi economica:

« Il Fantozzi degli anni del boom, dove erano tutti ricchi e l’Italia era il quarto paese industrializzato del pianeta, era un’eccezione: faceva ridere. Adesso, sinceramente, l’Italia è diventata un paese, beh, piuttosto povero, diciamoci la verità. C’è gente che non lavora, c’è gente che fino a 40 anni vive in casa della nonna, quindi direi che Fantozzi non fa più tanto ridere, ma può essere amato in quanto ti libera dal timore di essere isolato in quel tipo di incapacità ad essere competitivi. Ti rendi conto che Fantozzi lo sono diventati il 99% degli italiani. »
(Paolo Villaggio)

Fantozzi nel cinema

Paolo Villaggio nel film Fantozzi va in pensione(1988)

I film di Fantozzi, sia pur con una profonda ironia, hanno anticipato le tematiche del mobbing nelle grandi aziende, hanno fatto entrare nel bagaglio lessicale dell’italiano medio espressioni quali “Com’è umano, Lei!“, oltre all’aggettivo “fantozziano” (registrato ormai in tutti i dizionari italiani)[6] e all’espressione “alla Fantozzi“, locuzioni sorte per indicare esperienze, atteggiamenti o situazioni permeate dall’aria tragicomica propria del personaggio.

Stessa sorte è toccata curiosamente anche all’eterno collega Filini (Gigi Reder), nei film solerte organizzatore di gite del dopolavoro aziendale; “organizzazione alla Filini” è espressione comune per indicare eventi malriusciti o pieni di contrattempi che normalmente sarebbero stati ampiamente prevedibili. Da notare che nel primo episodio, precisamente la partita a biliardo con il Megadirettore Catellami, Filini, chiamato a segnare i punti, si presenta quale ragionier Renzo. Nei film successivi si presenterà invece come Silvio. Infine egli nei romanzi di Fantozzi sarà ribattezzato con il nome completo Renzo Silvio Arturo Filini.

In veste cinematografica, Villaggio ha più volte interpretato Fantozzi. Secondo molti critici, i migliori di questi film restano i primi due (1975, 1976), entrambi diretti da Luciano Salce. L’elevata qualità di queste opere, confermata dal loro trionfale e meritato successo, non è da attribuire solo al valore simbolico e sociale che rappresentano, ma anche e soprattutto alla qualità della tecnica umoristica ivi presente. Specialmente nei primi capitoli, infatti, il canovaccio delle pellicole fantozziane si avvale di un’incredibile varietà stilistica nell’esercizio della comicità. Si utilizza pertanto l’umorismo verbale, rappresentato dalle aberranti coniugazioni temporali (“vadi, Contessa”), dai titoli parodistici e denigratori (“Rag. Gran. Figl. di. Putt.”) e dalle mistificazioni dei termini (come il significato di “prostata” e “kibbutz”), raffigurazioni delle ipocrisie spesso insite in certi ambienti, che Villaggio aveva imparato a conoscere, frequentati da figure teoricamente istruite ma in realtà ugualmente barbare e ignoranti. Non mancano inoltre le iperboli lessicali (i “92 minuti di applausi”, i “pomodorini a 18000 gradi”, da Il secondo tragico Fantozzi) e i sarcasmi (“a quel punto Fantozzi ebbe un leggerissimo sospetto. In pratica, s’incazzò come una bestia!!!”, da Fantozzi subisce ancora).

Si ricorre poi alla comicità grafica, per l’epoca certamente innovativa, e utilizzata in gran quantità: la lingua felpata, il geyser di raffreddamento dopo aver mangiato i pomodorini, gli effetti delle ustioni date dagli asciugamani roventi della signora Pina, gli uragani e le valanghe come effetto dei memorabili rutti, più qualche mad run sketch, in un campionario che si potrebbe definire ispiratore di esponenti che arriveranno solo qualche anno dopo, come le produzioni dei fratelli Jerry e David Zucker. C’è naturalmente anche la classica comicità di natura giullaresca, circense, fisica, di immediato rimando ai tempi di Charlie Chaplin, che vede essenzialmente il corpo di Fantozzi soggetto alle peggiori umiliazioni possibili: malmenato dai bulli, sparato con un cannone dall’ispettore del lavoro, impalato sulla bici perché si stacca il sellino (In sella… alla bersagliera!), affogato con la faccia nella torta di panna o nel caldaio della polenta, usato come parafulmine e così via (dai film Fantozzi, Il secondo tragico Fantozzi e Fantozzi contro tutti). Ci sono infine alcune escursioni nella parodia e nella satira, come nell’episodio della corazzata Kotiomkin (di cui gli impiegati riproducono le scene più importanti) o in quello delle elezioni politiche, dove si utilizza prima la retorica (ridoppiando i discorsi dei candidati al parlamento), e poi la simbologia (la cabina elettorale come vespasiano).

Fra gli attori divenuti popolarissimi per aver partecipato alla serie ci sono Milena Vukotic e Liù Bosisio nella parte della moglie Pina, Anna Mazzamauro in quella della signorina Silvani, Gigi Reder nei panni del ragionier Filini, e Plinio Fernando opportunamente truccato per interpretare la mostruosa figlia di Fantozzi, Mariangela. Fernando collaborò con la compagnia di Villaggio fino ai primi anni novanta circa. Un possibile precedente letterario di Fantozzi è il Monsù Travet (signor Travet) protagonista de Le miserie di Monsù Travet (1863), del giornalista e scrittore piemontese Vittorio Bersezio.

Paolo Villaggio è Fantozzi nel film Fantozzi alla riscossa (1990) per la regia di Neri Parenti

In realtà Villaggio, nel descrivere Fantozzi e il suo mondo, compie un’acuta e aspra critica della classe dirigente e del suo infantilismo. Nelle figure di Cobram (che per la gara ciclistica arriva su una Fiat 2800 come Mussolini), come del megadirettore galattico, della contessa Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare, del direttore “liberal” appassionato del cinema sovietico degli anni trenta e di tutti gli altri potenti presenti nei libri del grande comico genovese sono riconoscibilissimi i tipici comportamenti di chi per censo, per fortuna o per abilità ricopre posizioni di potere e di privilegio. La sicumera, l’inutile sadismo nei confronti dei sottoposti, la falsa magnanimità e liberalità risaltano con nettezza e precisione nel contrasto con i tentativi di dignità servile del ragionier Fantozzi. Mirabile, in tal senso, è la descrizione della consegna dei pacchi natalizi dono ai figli degli impiegati da parte del vertice strategico della megaditta.

Dal 1980 in poi Paolo Villaggio firmerà un contratto con il giovane regista Neri Parenti, esordito con il film John Travolto… da un insolito destino (1979), per continuare a girare altri film su Fantozzi. Villaggio lavorerà con il regista e il cast di sceneggiatori Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Alessandro Bencivenni e Domenico Saverni dall’80 fino alla creazione di Fantozzi – Il ritorno nel 1996. Durante questi sedici anni Villaggio non interpreterà solo il personaggio di Fantozzi nei film dedicati a lui (7 a partire da Fantozzi contro tutti) ma anche altre macchiette comiche molto simili al personaggio originale in pellicole come Scuola di ladri (1986) e Le comiche(1990). Il personaggio di Fantozzi si estinguerà nel 1999 con Fantozzi 2000 – La clonazione per la regia di Domenico Saverni. Villaggio aveva concluso il suo contratto con Neri Parenti già nel ’96, giacché questi firmò un altro documento con Aurelio De Laurentiis e la coppia comica Christian De Sica e Massimo Boldi per girare i cosiddetti “cinepanettoni”.

I “cloni” del celebre ragioniere

Villaggio che interpreta Giandomenico Fracchia in Quelli della domenica (1976)

Visto il grande successo della saga di Fantozzi, Villaggio ha riproposto nella maggior parte dei suoi ruoli comici, la stessa interpretazione, le stessa gestualità e a volte le stesse gag del suo personaggio più famoso, generando così dei veri e propri “cloni” di Fantozzi, visto che il famoso personaggio è assurto al rango di maschera, riconoscibile anche in contesti diversi. Tra gli esempi più clamorosi abbiamo: Paolo Casalotti (protagonista ne I pompieri e in Missione eroica – I pompieri 2, nel quale il comandante spesso sbaglia il cognome del personaggio interpretato da Villaggio); Paolo Ciottoli, (protagonista del film Ho vinto la lotteria di capodanno, pellicola che alcuni erroneamente includono nella filmografia fantozziana); Paolo Coniglio (protagonista del film Sogni mostruosamente proibiti); e il Sergio Colombo dei film Io no spik inglish e Banzai.

Paolo Villaggio e Renato Pozzettonel film Le comiche (1990). Anche in questa pellicola Villaggio per il suo personaggio usa molte delle sfaccettature classiche di Fantozzi

A detta di taluni fantozziano DOC è il ligure Gino Sciaccaluga nel film A tu per tu, tassista vittima di un terribile raggiro da parte di uno spietato faccendiere interpretato da Johnny Dorelli. Un’ancora ignota Moana Pozzi lo salva dall’inevitabile suicidio e in seguito Sciaccaluga riesce a rovesciare la situazione a suo favore e a impadronirsi del patrimonio del faccendiere. Clone meno riuscito un omonimo ma un po’ anonimo Arturo De Fanti in Rag. Arturo De Fanti, bancario precario.

Caso a parte costituisce Giandomenico Fracchia; infatti, questo personaggio è stato creato da Paolo Villaggio contemporaneamente a Fantozzi nella trasmissione Quelli della domenica ed ha avuto una propria serie TV: Giandomenico Fracchia – Sogni Proibiti di uno di noi (1975).

In seguito apparirà in due film (Fracchia la belva umana e Fracchia contro Dracula) e verrà ripreso in televisione in alcune trasmissioni del 1986. A differenza di Fantozzi, Fracchia è single e nella sua interpretazione sono ricorrenti elementi come la poltrona-sacco, nella quale sprofonda sempre, e il Dottor Orimbelli, il superiore che lo sottomette (interpretato da Gianni Agus).

La Corazzata Kotiomkin

Tutti gli impiegati della Megaditta a vedere La corazzata Kotiomkin nel film Il secondo tragico Fantozzi(1976)

Mauro Vestri interpreta il Professor Guidobaldo Riccardelli, fanatico cinefilo del film La corazzata Kotiomkin

Una famosa battuta sul celebre film La corazzata Potëmkin (che nel film Il secondo tragico Fantozzi del 1976 assume il titolo fittizio di La corazzata Kotiomkin, perché non furono concessi i diritti dell’originale), che, dopo l’ennesima visione “forzata” al cineforum della Megaditta, viene giudicata da Fantozzi “una cagata pazzesca”, ha assunto il significato generale, nella cultura popolare, di rifiuto della cultura imposta dall’alto.

« Per me… la corazzata Kotiomkin… È UNA CAGATA PAZZESCA! »
(Ugo Fantozzi. Alla frase seguono novantadue minuti di applausi, come dice Villaggio narratore)
« Guidobaldo Maria Riccardelli fu costretto per due giorni e due notti consecutive a visionare ininterrottamente a rotazione:Giovannona Coscialunga, L’Esorciccio e La Polizia s’incazza. Fino a che, all’alba del terzo giorno, la polizia si incazzò davvero! »
(Narrazione di Villaggio, tratta dal film del 1976, in cui si descrive ciò che segue dopo il commento di Fantozzi sulla Corazzata Kotiomkin)
« Per compensare in parte il professor Riccardelli della perdita irreparabile della sua preziosissima pellicola, gli ammutinati furono condannati a una punizione orrenda da girone dantesco: dovevano far rivivere almeno la sequenza principale del capolavoro distrutto tutti i sabato pomeriggio, fino all’età pensionabile. »
(La pena emanata contro gli impiegati della Megaditta di Fantozzi dal fanatico cinefilo de La corazzata Potëmkin di Sergej M. Ejzenštejn, dopo che questi hanno distrutto nel cinema la pellicola originale e sfidato la polizia.)

Con questa frase (Per me la corazzata Kotiomkin è una cagata pazzesca), diventata oggetto di culto, ci fu uno dei rari momenti di rivalsa di Ugo Fantozzi, in cui, grazie a quest’atto di coraggio, libera dalla “schiavitù” del cineforum tantissimi colleghi che erano costretti a stare lì per colpa del loro capo appassionato di cinema russo, il prof. Riccardelli, mentre la tv trasmetteva una partita dell’Italia, prendendo possesso della sala proiezioni.

Le parole di Fantozzi sono, come peraltro i “novantadue minuti di applausi” tributati all’esternazione dai suoi colleghi, un atto di rivalsa dell’uomo medio nei confronti di una sedicente élite culturale e dei suoi atteggiamenti forzatamente intellettuali e snobistici. Come racconta Paolo Villaggio, durante un cineforum a cui partecipò a Genova, la scena della scalinata venne proiettata per errore dopo appena dieci minuti dall’inizio del film. Il responsabile del cineforum dichiarò: “Questo è il più bel film di tutti i tempi!“. Subito dopo il proiezionista rivelò di aver proiettato il film al contrario. Il responsabile rispose: “Bene, allora lo riguardiamo dall’inizio“. In un’altra occasione, durante la presentazione del suo film a Mosca, ripeté la celebre frase suscitando un boato di approvazione nel pubblico[7].

Inoltre la scena è stata ispirata da un evento realmente accaduto. Come spiega lui stesso, Paolo Villaggio si trovava in un cinema a Mosca quando è stata fatta partire la pellicola. Durante il periodo sovietico la pellicola era proiettata così spesso da essere venuta a noia, e quindi nel cinema molte persone iniziarono ad urlare lamentandosi per l’ennesima visione del film stesso.

L’espressione colorita di Fantozzi, e l’intero episodio del film con Paolo Villaggio, hanno contribuito a rendere La corazzata Potëmkin un esempio paradigmatico di come viene visto popolarmente il cosiddetto cinema d’essai: lento, lungo e insopportabile ai più. In realtà, se non altro per ciò che riguarda la durata, il luogo comune è infondato. L’opera di Ejzenštejn, infatti, dura poco più di 70 minuti, contro le 3 ore (“18 bobine!”) di cui parla il film di Luciano Salce. Si tenga conto che per Villaggio, come da lui stesso dichiarato, 18 è il “numero dell’esagerazione”, usato spesso per indicare una quantità sovrumana, come i “18.000 megasuoni” della sirena di uno yacht o i “18.000 gradi” del “pomodorino da guarnizione”. Senza dimenticare la cabina-letto in treno del Duca Conte Semenzara, ne “Il secondo tragico Fantozzi”, anch’essa la numero 18.

Infine, le scene che si vedono proiettate ne Il secondo tragico Fantozzi non sono tratte da La corazzata Potëmkin. A ben leggere i titoli di testa si tratta de La corazzata Kotiomkin, di tale Serghei M. Einstein. Non avendo ottenuto i diritti per riprodurre parti dell’opera originale, tutte le scene del capolavoro visibili nel film furono girate ex novo dal regista Luciano Salce.

Fantozzi e il suo amore non ricambiato

Fantozzi e la Signorina Silvani in Il secondo tragico Fantozzi

Fantozzi, a causa della sua famiglia disastrata composta dalla signora Pina, sciatta casalinga che non lo soddisfa per niente, e dalla figlia Mariangela, decisamente più simile ad una scimmia che ad una ragazzina, si spinge nel corteggiare una giovane impiegata della Megaditta. Questa è la Signorina Silvani, anche lei in effetti non poi così bella e di cattivi costumi. Fantozzi cerca sia nei romanzi che nei film di corteggiarla insaziabilmente, invitandola a cene, colazioni e pranzi che lei rifiuta sempre con calcolata cortesia.

A volte però la Silvani accetta gli inviti di Fantozzi, e in queste occasioni finisce tutto sempre in maniera triste e tragica, si pensi alla morte del cagnolino Pierugo della Silvani quando i due si recano ad un ristorante giapponese, a quando la invita a colazione da Gigi Il Troione e la felicità lo fa distrarre al volante per finire malmenato da tre energumeni, oppure alle partite di calcio in cui Fantozzi è costretto a ritenere tale sport orrendo per far piacere alla sua partner. In realtà la Silvani si dimostra cattiva e crudele perché illude Fantozzi facendogli credere che sia interessata a lui, mentre lo tradisce con il Geometra Calboni (che sposa, lascia, riprende e poi lascia ancora), uomo sfacciato e donnaiolo dalla parlantina sciolta, assai sbruffone e volgarissimo.

Di conseguenza, dopo l’ennesimo tradimento della Silvani con Calboni ai danni di Fantozzi nel film Il secondo tragico Fantozzi, la donna subirà un decadimento fisico e culturale, per non parlare del suo modo di esprimersi in dialetto romanesco, dovuto ai lunghi momenti in compagnia di Calboni. Tuttavia Fantozzi riprenderà sempre a corteggiare la sua “musa” fino all’esasperazione di questa. L’ultima volta in cui Fantozzi e la Signorina Silvani si ritrovano insieme è nel film Fantozzi 2000 – La clonazione in cui Ugo, credendo di aver vinto alla lotteria, acquista un enorme castello. La Silvani subito fa finta di essersi perdutamente innamorata di lui e i due per un breve periodo alloggeranno nella nuova lussuosissima dimora. Quando Fantozzi scopre di non aver giocato la schedina e quando i creditori confiscano alla coppia tutti i beni acquistati, la Silvani tornerà ad infischiarsi di Fantozzi come sempre.

Gli anni di Fantozzi

Fantozzi in una scena del film Superfantozzi (1986), regia di Neri Parenti

L’età anagrafica di Fantozzi non è mai stata definitivamente chiarita: infatti la data stabilita della sua nascita è l’anno 1934, tuttavia Villaggio, esagerando sul suo personaggio, nel primo romanzo fa affermare al ragioniere di averne oltre 400 e di lavorare nella Megaditta da ben 92. Successivamente nel libro Fantozzi contro tutti il personaggio ammette di avere 103 anni, e così accade per le altre storie del ragioniere in cui si esagera sulla sua longevità senza mai dare un preciso numero degli anni che ha.

Nel 1993 il regista Neri Parenti farà morire il personaggio investito per strada in Fantozzi in paradiso, per poi farlo resuscitare in Fantozzi – Il ritorno (1996). Tuttavia nella storia Fantozzi verrà richiamato in Paradiso dal presidente Silvio Berlusconi che lo costringe alla contemplazione di migliaia di servizi pubblicitari. Il ragioniere tornerà definitivamente sulla Terra in Fantozzi 2000 – La clonazione mediante la ricostruzione fisica grazie ad una ciocca di capelli fornita dalla moglie Pina (operazione genetica eseguita per far ritornare in vita l’impiegato della Megaditta più servile di sempre).

La storpiatura del nome di Fantozzi

Paolo Villaggio e Gigi Reder, nel film Fantozzi (1975)

Una caratteristica delle sceneggiature dei film con Fantozzi protagonista è la frequentissima storpiatura alla quale il suo cognome viene sottoposto. Si tratta dell’ennesimo sopruso e umiliazione inflitti al povero ragioniere inizialmente da parte di colleghi e direttori dell’azienda per cui lavora. Successivamente l’abitudine di storpiare il cognome del personaggio per renderlo ridicolo e inferiore verrà presa da ogni singolo individuo che Fantozzi incontrerà, con l’esclusione di sua moglie Pina. La storpiatura consiste nel cambiare alcune lettere e sillabe del cognome “Fantozzi” per ottenere una parola buffa e giocosa come “Fantocci”, oppure “Pupazzi” (quest’ultima versione appare anche incisa sull’orologio in similoro che il ragioniere riceve al pensionamento), “Bambocci”, “Scagnozzi” e una volta anche “Bacherozzi”, e addirittura “Mortacci” nella scena in cui è un giudice popolare. Anche nei libri di Villaggio molti interlocutori giocheranno con il cognome del personaggio creando altri mille divertenti sinonimi; quello più usato risulta essere “Fantocci”.

Analogie tra Fantozzi e Fracchia

Giandomenico Fracchia si incontra per la prima volta con il sosia Belva Umana in Fracchia la belva umana (1981)

Quando uscì il primo libro di Fantozzi, Villaggio inserì al posto del Ragionier Filini un individuo buffo di nome Fracchia, esattamente sfortunato, pasticcione e inferiore come lui. Solo qualche anno più tardi Villaggio nei suoi romanzi cambierà identità a Fracchia, facendogli assumere tutte le tipiche e divertenti sfaccettature e caratteristiche di Filini, già apparso in Fantozzi e Il secondo tragico Fantozzi. Un individuo di nome Filini già esisteva nel primo libro di Fantozzi, ma Paolo Villaggio inizialmente non gli diede molta importanza, tanto che il Filini originario non aveva nulla a che fare con il personaggio che oggi si conosce.

Fracchia invece, quando veniva interpretato da Villaggio negli anni sessanta in Quelli della domenica, era inizialmente diverso da Fantozzi, dato che quest’ultimo era nato sfortunato e inferiore per natura, come se il destino avesse dichiarato a lui guerra per sempre, garantendogli ogni tipo di sventura. Fracchia nelle sue azioni e nelle sue condizioni è talmente vigliacco e inferiore che quasi quasi si sente a suo agio nel provare queste atroci sofferenze psicologiche. Egli è un inetto totale e si fa mettere i piedi sopra la testa da qualunque individuo, oltre che dai suoi superiori, ed inoltre ha un modo di parlare estremamente confuso.

Infatti ad ogni domanda che gli viene posta, Fracchia, essendo insicuro di sé ed anche ignorante, risponde con monosillabi, balbettii e fonemi sconnessi, gesticolando scoordinatamente con le mani, cercando di spiegare la sua risposta all’interlocutore. Come sempre i colleghi e i direttori di Fracchia alla fine di un incontro giudicano il personaggio estremamente sciocco e inferiore. Una tipica espressione che Fracchia usa nei confronti dei suoi interlocutori, dato che li ritiene migliori di lui, più coraggiosi, più cattivi e più emancipati, è “Com’è umano lei!”. Infatti Fracchia, avendo paura di tutto e di tutti, quando si confronta con qualcuno, crede che per lui sia la fine, essendo completamente svantaggiato e vulnerabile, e prova sollievo solo quando si ritrova solo con sé stesso.

Nei primi due film di Fantozzi non si notano tali caratteristiche nel personaggio. Infatti Ugo Fantozzi, sebbene condannato dal destino, appare più sicuro di sé. Ma dal film Fantozzi contro tutti (1980) in poi nei film seguenti, quasi tutti diretti da Neri Parenti, avverrà una fusione tra i personaggi-caricature di Fracchia e Fantozzi e il risultato sarà un ragioniere estremamente sfortunato e per giunta per nulla sicuro di sé stesso che cerca solo di sfiorare l’autolesionismo quando si confronta con altri esseri proprio a causa della sua condizione e del suo modo di vivere. Di seguito dalla metà degli anni ottanta per ben dieci anni, Paolo Villaggio oltre a Fantozzi interpreterà anche altri buffi personaggi sciocchi, vigliacchi e sfortunati, tutti alter-ego di Fracchia e Fantozzi.

Aspetti estetici del personaggio

In molte gag dove lo vedono in compagnia di donne dall’aspetto sexy e provocante, o in scene dove lui guarda programmi televisivi erotici, o durante la visione di film pornografici al cinema, o anche soltanto davanti alle richieste della signorina Silvani camuffate da avance, Fantozzi manifesta il suo stato di eccitazione erotica facendo uscire la sua lingua da un lato della bocca. In quelle gag dove lo vedono in dieta forzata, o in quelle scene dove poter mangiare per lui è in quel momento impossibile, proibito, o sconsigliato, Fantozzi assume movenze e gestualità divenute icone del suo personaggio. Esilarante è ad esempio la scenetta delle polpette che cerca di mangiare di nascosto nella clinica dietologica in val Gardena.

Curiosità

  • Nonostante la sua strana confidenza con alcune persone che conosce, Fantozzi è abituato a dare esclusivamente del Lei; solo in alcuni punti di alcuni film si permette di dare del tu (es. in Fantozzi subisce ancora), suscita meraviglia o incertezza in lui o in uno dei suoi interlocutori quando il tipico congiuntivo storpiato risulta appunto uguale alla seconda persona singolare dello stesso verbo all’imperativo (ad esempio “batti” durante una partita di tennis).
  • Fantozzi subisce sempre angherie e maltrattamenti da parte dei colleghi di lavoro e dai suoi superiori senza mai reclamare. Tuttavia, in alcuni film assume atteggiamenti di ribellione, come nel film Fantozzi quando, in segno di ribellione per gli sfruttamenti subiti, rompe un vetro della Megaditta con un sasso; o come quando in Il secondo tragico Fantozzi aggredisce il professor Riccardelli e gli distrugge la sua copia personale de La corazzata Kotiomkin, dopo aver guardato il film per l’ennesima volta; o come quando in Fantozzi contro tutti scopre di essere stato tradito dalla moglie e si accanisce per questo con Filini e Calboni.
  • Il personaggio ha avuto anche l’onore di una parodia su Topolino nel 1988, nella storia La tragica avventura di Paperon de’ Paperozzi (testo di Massimo Marconi e disegni di Giorgio Cavazzano), in cui Fantozzi è interpretato nientemeno che da Paperon de’ Paperoni: nella storia, il papero più ricco del mondo viene spedito per vendetta (dopo avere iniziato a vedere una videocassetta di un film del vero Fantozzi) in una sorta di mondo parallelo da un impiegato che lui aveva sempre maltrattato. In questo mondo alternativo, Paperone diventa Paperozzi e subisce le stesse angherie del personaggio di Paolo Villaggio, citandone le gag (dall’ustione col caffé bollente mattutino all’incontro col megadirettore ipergalattico): alla fine, però, Paperone si sveglierà e si scoprirà che era stato solo un sogno.
  • L’ultima apparizione del famoso ragioniere è stata il 3 dicembre 2010 nel programma I migliori anni. Qui il ragioner Fantozzi arriva con la sua Bianchina (stranamente decapottabile) e si esibisce in esilaranti battute con il conduttore Carlo Conti. Con la sua signora Pina riproporranno il tragico dialogo: « Ma allora… vuol dire che… tu mi… mi a…? » (Ugo) « Ugo, io… ti stimo moltissimo » (La decennale risposta di Pina) « A… amare no, eh? » (Ugo)
  • Fantozzi nella saga subisce punizioni corporali al limite dell’inverosimile tra cui si ricordano: frustate a bordo strada per aver bagnato un fantomatico ministro del petrolio arabo ospite di un altrettanto fantomatico politico di maccheronica lingua francese; 39 frustate per aver fatto scappare da un collegio di massima sicurezza il figlio del capo, sentenza eseguita da un carnefice medievale in una camera di tortura nei sotterranei della Megaditta; una sorta di girotondo saltellante subito 2 volte in altrettanti periodi di detenzione in carcere; inginocchiamento sui ceci durante l’ennesima visione della corazzata Kotiomkin; presumibilmente frustate o percosse simili per aver assunto cibo di nascosto durante un periodo di detenzione in una clinica dimagrante; retrocessione in azienda alla mansione di parafulmine; periodi di incatenamento ad una gogna; reclusione nel carcere dei piombi a Venezia con privazione della pensione per aver bivaccato in Piazza San Marco; crocifissione durante una manifestazione dei pensionati INPS ma a scopo dimostrativo; 25 frustate proposte da lui stesso per aver intralciato il corteo di una principessa medievale che gli concederà invece la grazia; amputazione accidentale dei genitali nel tentativo di far funzionare una ghigliottina difettosa. Da informazioni indirette, nell’azienda di Fantozzi sono in vigore punizioni quali crocifissione o fustigazione per reati quali ritardo, assenteismo o ribellione. Tali punizioni vengono eseguite in sala mensa al cospetto di colleghi attoniti.
  • In alcuni episodi Fantozzi viene perseguitato dall’alto dalla Nuvola dell’impiegato, una nuvola che provoca maltempo esclusivamente su di lui durante i suoi viaggi o in circostanze importanti rappresentazione della già citata convinzione dell’italiano medio di essere perseguitato dalla sfortuna.
  • Anche dal punto di vista gastronomico, il personaggio incarna lo stereotipo dell’italiano medio: tradizionalista e poco aperto alle novità pretende e gode di porzioni abbondanti di piatti tipicamente italiani quali spaghetti aglio olio e peperoncino, vermicelli col tonno, frittata di cipolle, birra nazionale, assumendo atteggiamenti maleducati e dozzinali quali indossare solo la canottiera, mangiare sul divano, ruttare, denigrare la cucina o gli spuntini offerti dalla moglie, sfogando la propria frustrazione con urla, pugni sul tavolo e lancio di piatti (il minestrone prima apostrofato come “merda”). Ha odio o disavventure verso ricette nuove od esotiche quali hamburger, cibo giapponese da consumare con le bacchette, sakè o qualora si trovi a tavola ad eventi di gala con persone importanti dove occorre tenere atteggiamenti adeguati. Non è minimamente in grado di procurarsi il cibo da solo: è infatti disastroso in attività quali la caccia, la pesca o l’agricoltura e quando ambientato in periodi dove queste attività erano necessarie alla sussistenza ha sempre sofferto la fame.

Fumetti

  • A partire dall’aprile del 1993 Fantozzi ebbe perfino una sua serie a fumetti, dedicata ai più piccoli. Fu pubblicata sul Corrierino, scritta da Antonio Orecchia e disegnata daLola Airaghi: le storie seguivano per lo più lo stesso canovaccio dei film, narrando le disavventure del ragionere in ambito lavorativo e familiare. Tra i protagonisti della serie vi era anche un redivivo geometra Calboni, ormai definitivamente scomparso nella saga cinematografica per via della morte di Giuseppe Anatrelli, suo storico interprete.
  • Altro fumetto ispirato al celebre ragioniere fu Pancozzi: si tratta di una parodia in chiave erotica, risalente agli Anni Settanta.
  • Verso la fine del 2014 è stata pubblicata la graphic novel Fantozzi Forever. Ideata da Paolo Villaggio e scritta e disegnata da Francesco Schietroma, è ambientata nello stesso anno in cui è stata realizzata, e vede protagonista un Fantozzi ormai vecchio e stanco, alle prese con tutti i problemi e gli usi e costumi della società moderna (come la crisi economica e l’uso dei social networks), e con un nipote disoccupato e fannullone. Assieme a lui i compagni di sempre: la moglie Pina, la signorina Silvani e il ragionier Filini.

I film di Fantozzi

  1. Fantozzi, regia di Luciano Salce (1975)
  2. Il secondo tragico Fantozzi, regia di Luciano Salce (1976)
  3. Fantozzi contro tutti, regia di Neri Parenti e Paolo Villaggio (1980)
  4. Fantozzi subisce ancora, regia di Neri Parenti (1983)
  5. Superfantozzi, regia di Neri Parenti (1986)
  6. Fantozzi va in pensione, regia di Neri Parenti (1988)
  7. Fantozzi alla riscossa, regia di Neri Parenti (1990)
  8. Fantozzi in paradiso, regia di Neri Parenti (1993)
  9. Fantozzi – Il ritorno, regia di Neri Parenti (1996)
  10. Fantozzi 2000 – La clonazione, regia di Domenico Saverni (1999)

I film di Fracchia

  1. Fracchia la belva umana, regia di Neri Parenti (1981)
  2. Fracchia contro Dracula, regia di Neri Parenti (1985)

Libri di Paolo Villaggio in cui Fantozzi è protagonista

Saggi sul personaggio di Fantozzi

  • Claudio Giunta, Diventare Fantozzi, in Una sterminata domenica. Saggi sul paese che amo, Il Mulino, 2013.
  • David De Filippi, Fantozzi aveva ragione, Aliberti Castelvecchi, 2010.
  • Alberto Pallotta, Mostruosamente… Fantozzi, un mondo a parte, 2006.
  • Fabrizio Buratto, Fantozzi. Una maschera italiana, Lindau, 2003.

Fumetti su Fantozzi

Informazioni su diego80 (1835 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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