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2 aprile 1990 – Muore l’attore Aldo Fabrizi

Aldo Fabrizi (Roma, 1º novembre 1905 – Roma, 2 aprile 1990) è stato un attore, regista, sceneggiatore, produttore e poeta italiano.

Attore versatile, dotato di grande espressività; nel corso della sua carriera ha avuto modo di misurarsi sia in ruoli comici che drammatici. È stato inoltre, insieme ad Alberto Sordi e Anna Magnani, una personalità essenziale per quanto riguarda la rappresentazione della romanità nel cinema.[1]

Biografia

Di umile famiglia (la madre gestiva un banco di frutta e verdura in Campo de’ Fiori), a soli undici anni rimase orfano del padre Giuseppe, vetturino, morto per una polmonite fulminante, contratta cadendo con cavallo e carretto in un fosso romano. Costretto ad abbandonare gli studi per contribuire al sostentamento della numerosa famiglia, che comprendeva anche cinque sorelle – tra le quali Elena Fabrizi (1915-1993), in seguito soprannominata sora Lella – si adattò a fare i lavori più disparati.

Gli esordi

Nonostante le difficoltà, la vocazione artistica di Fabrizi non rinunciò ad esprimersi: pubblicò nel 1928 nelle edizioni della Società poligrafica romana (non si sa se a proprie spese) un volumetto di poesie romanesche intitolato Lucciche ar sole, che riuscì a far recensire sul quotidiano Il Messaggero,[2] e partecipò inoltre alla redazione del giornale dialettale Rugantino. Nello stesso periodo cominciò a calcare le scene, prima con la Filodrammatica Tata Giovanni, poi come dicitore in teatro delle sue stesse poesie, come era ancora uso in quegli anni[3]. Nel 1931, a 26 anni, esordì come macchiettista nei piccoli teatri della capitale e in giro per l’Italia, insieme con la compagna “Reginella”, con il nome di “Fabrizio” comico grottesco romano, proponendo caricature dei tipi caratteristici romani: il vetturino, il conducente di tram e lo sciatore. Divenuto in breve tempo popolare, costituì una propria compagnia che, nel 1937, vide transitare per breve tempo un imberbe Alberto Sordi.

Attore e regista cinematografico

Aldo Fabrizi nei panni di don Pietro nel capolavoro neorealista diRossellini, Roma città aperta (1945)

Nel 1942 fece il suo esordio sul grande schermo con un film diretto da Mario Bonnard, Avanti c’è posto. Anche nelle due pellicole seguenti, Campo de’ fiori, sempre diretto da Bonnard, e L’ultima carrozzella per la regia di Mario Mattoli, si limitò a riproporre le macchiette che aveva già interpretato a teatro – rispettivamente quelle del bigliettaio, del pescivendolo e del vetturino – accanto ad Anna Magnani, con la quale avrà un rapporto conflittuale.

In queste tre interessanti pellicole vi sono discorsi, battute e situazioni tipici di una Roma oramai sparita. Anche il dialetto romanesco usato da Fabrizi è, per certi versi, figlio di un modo di parlare ormai desueto. Nel film L’ultima carrozzella girato nell’estate del 1943, in pienaseconda guerra mondiale, tra gli attori troviamo alcuni esponenti celebri del dialetto e della canzone romanesca del Novecento, qualiRomolo Balzani, Gustavo Cacini e Anita Durante, altra stella ormai tramontata di quel variegato e onesto firmamento di attori che recitavano in vernacolo romanesco.

Si noti che durante l’Anno Santo del 1925 a Roma Aldo Fabrizi, per un certo periodo, lavorò davvero come vetturino. Si dice che lo spolverino[4] e il berretto indossati nella pellicola del 1943 fossero gli stessi da lui usati in quella precedente, giovanile esperienza. AncheFederico Fellini, all’epoca ancora giovane e sconosciuto, lo aiuterà nella sceneggiatura. Storia diversa, invece, col film che apre ufficialmente la corrente neorealista, Roma città aperta di Roberto Rossellini, dove interpretò il ruolo più significativo ed intenso della sua carriera, ispirato alle figure dei sacerdoti romani don Giuseppe Morosini e don Pietro Pappagallo entrambi fucilati nel 1944, durante l’occupazione nazista della capitale, il primo a Forte Bravetta, il secondo alle Fosse Ardeatine.

Aldo Fabrizi in Prima comunione(1950), di Alessandro Blasetti

Si dedicò anche, in maniera saltuaria, al doppiaggio: sue sono le voci di Giuseppe Varni, il bidello della scuola femminile nel film Maddalena… zero in condotta (1940) e di Gino Saltamerenda, il netturbino che aiuta Lamberto Maggiorani ed il piccolo Enzo Staiola a cercare la bicicletta rubata, nel mercato di Porta Portese, in Ladri di biciclette (1948), entrambi diretti da Vittorio De Sica.

Da rammentare la sua interpretazione nel film di Blasetti, Prima comunione (1950), che fu premiata con un Nastro d’argento al migliore attore protagonista (il secondo Nastro d’argento lo vincerà nel 1975 per un ruolo secondario nel film C’eravamo tanto amati, di Ettore Scola). Da quel momento interpretò poco meno di settanta film, ottenendo spesso un buon successo, senza disdegnare ruoli drammatici, ma privilegiando sempre ruoli brillanti e comici, nei quali manifestò una naturale carica di bonaria umanità che lo accompagnerà durante tutta la sua carriera.

Da ricordare in particolare i film interpretati con Totò (Guardie e ladri del 1951, Una di quelle del 1953, I tartassati del 1959, Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi del 1960, Totò contro i quattro del 1963) e con Peppino De Filippo (Signori, in carrozza! del 1951, Accadde al penitenziario del 1955 e Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo del 1956), con i quali diventerà uno dei protagonisti più importanti dellacommedia all’italiana. Fabrizi era particolarmente legato con Totò da una profonda stima e amicizia, lui stesso affermò: “Lavorare con Totò era un piacere, una gioia, un godimento perché oltre ad essere quell’attore che tutti riconosciamo era anche un compagno corretto, un amico fedele e un’anima veramente nobile… Arrivati davanti alla macchina da presa, cominciavamo l’allegro gioco della recitazione prevalentemente estemporanea che per noi era una cosa veramente dilettevole. C’era solamente un inconveniente, che diventando spettatori di noi stessi ci capitava frequentemente di non poter più andare avanti per il troppo ridere.”[5]

Aldo Fabrizi con Totò in una scena di Guardie e ladri (1951), di Steno eMonicelli

Lavorò pure con il grande regista del muto Georg Wilhelm Pabst in due film: La voce del silenzio del 1953 e il bizzarro Cose da pazzi del1953, dove interpretò quello che, sicuramente, resta il ruolo più particolare della sua carriera: un matto che crede di essere un primario ospedaliero. Tra il 1948 e il 1957 diresse anche nove film, tutti dignitosi, a partire da quello d’esordio, girato in Argentina, Emigrantes(1948), alla trilogia sulle avventure della famiglia Passaguai, della quale fu anche produttore per la sua Alfa Film XXXVII, ad Hanno rubato un tram (1954), girato a Bologna con la fotografia del grande Mario Bava, pure questo riemerso nel 2005 in DVD, fino all’accorato e malinconico Il maestro (1957), la sua ultima regia.

Sul palcoscenico

Aldo Fabrizi nel film C’eravamo tanto amati (1974), di Ettore Scola

Sul palcoscenico del Teatro Sistina, nella stagione 1962-1963, ottenne un grande successo personale interpretando il ruolo del boia papalino Mastro Titta nella commedia musicale Rugantinoscritta e diretta da Garinei & Giovannini, Massimo Franciosa e Pasquale Festa Campanile. Il grande trionfo fu completato da una memorabile trasferta negli Stati Uniti, a Broadway, dove lo spettacolo registrò sempre il tutto esaurito. L’ultima sua apparizione teatrale è del 1967, con lo spettacolo Yo-Yo Yè-Ye scritto da Dino Verde e Bruno Broccoli. Ritornerà ad interpretare Mastro Titta in Rugantino nell’edizione 1978 della commedia.

Per il Teatro Verdi (Trieste) nel 1970 è Zanetto Pesamenole (Donna Pasqua) ne Al cavallino bianco con Tony Renis, Sandro Massimini eGraziella Porta nel Teatro Stabile Politeama Rossetti.

In televisione

Sul piccolo schermo esordì nel 1959, come interprete dello sceneggiato di Leopoldo Cuoco e Gianni Isidori “La voce nel bicchiere”, diretto da Anton Giulio Majano. Per molto tempo, preso da impegni cinematografici e teatrali, sarà questo il suo unico lavoro televisivo, fino al 1971, quando ottenne un altro grande trionfo nel varietà del sabato seraSpeciale per noi diretto da Antonello Falqui, accanto ad Ave Ninchi, Paolo Panelli e Bice Valori, che è anche l’unica testimonianza visiva rimasta delle sue macchiette teatrali. L’ultima apparizione televisiva avvenne nel corso del G. B. Show, in onda su Raiuno, il 27 agosto 1987, in cui ripropose da Rugantino: ‘na donna dentro casa è ‘n antra cosa.

L’hobby della cucina

Di buona forchetta come l’amico e collega Ugo Tognazzi, coltivava l’hobby della gastronomia e amava in modo particolare gli spaghetti aglio olio e peperoncino. Sulla pasta e le sue tante e diverse ricette scrisse anche alcune poesie in dialetto romanesco.

« Magnà e dormìSo’ du’ vizietti, me diceva nonno,

che mai nessuno te li pò levà,

perché so’ necessari pe’ campà

sin dar momento che venimo ar monno.

Er primo vizio provoca er seconno:

er sonno mette fame e fà magnà,

doppo magnato t’aripija sonno

poi t’arzi, magni e torni a riposà.

Insomma, la magnata e la dormita,

massimamente in una certa età,

so’ l’uniche du’ gioje de la vita.

La sola differenza è questa qui:

che pure si ciài sonno pòi magnà,

ma si ciài fame mica pòi dormì. »

(Una poesia romanesca di Aldo Fabrizi)

La tomba di Aldo Fabrizi al Cimitero del Verano

Fabrizi, sposato con Beatrice Rocchi, cantante di varietà molto nota negli anni venti col nome d’arte di Reginella, dalla quale ebbe due figligemelli, rimase vedovo nell’estate del 1981. Abitava a Roma in via Arezzo, nel quartiere Nomentano, nello stesso edificio dell’amica Ave Ninchi. Morì il 2 aprile del 1990, a 84 anni per una insufficienza cardiaca. Tre anni dopo lo seguì anche la popolarissima sorella, la sora Lella, che aveva recitato nel cinema soprattutto con Alberto Sordi e Carlo Verdone. È sepolto al Cimitero Monumentale del Verano di Roma. Sull’ingresso della cappella è ben visibile la scritta Aldo Fabrizi (con una sola B) mentre all’interno, sulla lapide che copre la bara, oltre alle date di nascita e morte, c’è la scritta Aldo Fabrizi (con due B), ovvero Fabbrizi.

Riconoscimenti

Premi cinematografici

Biennale di Venezia

  • 1947: premio biennale per speciali meriti artistici – Il delitto di Giovanni Episcopo

David di Donatello

  • 1988: David alla carriera

Nastri d’argento

  • 1951: miglior attore protagonista – Prima comunione
  • 1975: miglior attore non protagonista – C’eravamo tanto amati

Onorificenze

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinariaCavaliere di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 27 settembre 1977[6]

Il teatro

  • Hai fatto un affare, commedia di Aldo Fabrizi, Marcello Marchesi, Mario Mattoli, con Aldo Fabrizi, Giulia Belsani, Nando Bruno, Maria Donati, Ave Ninchi, Mario Pisu, Carlo Romano, regia di Mattoli, Compagnia di Prosa Teatro Nostro, prima al Teatro Salone Margherita, di Roma, il 14 settembre 1944[7]
  • Rugantino, di Pietro Garinei, Sandro Giovannini, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, Luigi Magni, musiche di Armando Trovajoli, con Nino Manfredi, Lea Massari, Aldo Fabrizi, Bice Valori, Marisa Belli, Toni Ucci, Fausto Tozzi, Carlo Delle Piane, Lando Fiorini, Luciano Bonanni, 15 dicembre 1962, Teatro Sistina, Roma… – Renzo Tian sul Il Messaggero di Roma, ” È doveroso iniziare le citazioni da Nino Manfredi senza di lui, senza il suo ritorno al palcoscenico, dopo la lunga assenza, Rugantino non sarebbe quello che è sulla scena: un personaggio inesauribile per comunicativa, estro, forza comica…”.

Filmografia

Aldo Fabrizi (a destra) in Avanti c’è posto (1942)

Aldo Fabrizi con Anna Magnani nel film Campo de’ fiori (1943)

Aldo Fabrizi nel film Vivere in pace(1947)

Aldo Fabrizi ne Il delitto di Giovanni Episcopo (1947)

Aldo Fabrizi (al centro) in una scena di Vita da cani (1950)

Aldo Fabrizi nei panni del brigadiere Lorenzo Bottoni, in Guardie e ladri (1951)

Aldo Fabrizi con Luigi Pavese e il giovane Carlo Delle Piane ne La famiglia Passaguai fa fortuna (1952)

Aldo Fabrizi con Totò e Ciccio Barbine I tartassati (1959)

Attore

  • Avanti c’è posto…, regia di Mario Bonnard (anche soggetto e sceneggiatura) (1942)
  • Campo de’ fiori, regia di Mario Bonnard (anche sceneggiatura) (1943)
  • L’ultima carrozzella, regia di Mario Mattoli (anche soggetto e sceneggiatura) (1943)
  • Circo equestre Za-bum (episodi Dalla finestra e Il postino), regia di Mario Mattoli (1944)
  • Roma città aperta, regia di Roberto Rossellini (1945)
  • Mio figlio professore, regia di Renato Castellani (anche sceneggiatura) (1946)
  • Il vento m’ha cantato una canzone, regia di Camillo Mastrocinque (1947)
  • Vivere in pace, regia di Luigi Zampa (anche sceneggiatura) (1947)
  • Il delitto di Giovanni Episcopo, regia di Alberto Lattuada (anche sceneggiatura) (1947)
  • Tombolo, paradiso nero, regia di Giorgio Ferroni (1947)
  • Natale al campo 119, regia di Pietro Francisci (anche sceneggiatura) (1948)
  • Emigrantes, regia di Aldo Fabrizi (anche soggetto e sceneggiatura) (1948)
  • Antonio di Padova, regia di Pietro Francisci (1949)
  • Vita da cani, regia di Steno e Monicelli (anche sceneggiatura) (1950)
  • Prima comunione, regia di Alessandro Blasetti (1950)
  • Benvenuto reverendo!, regia di Aldo Fabrizi (anche produzione e sceneggiatura) (1950)
  • Francesco, giullare di Dio, regia di Roberto Rossellini (1950)
  • La famiglia Passaguai, regia di Aldo Fabrizi (anche produzione e sceneggiatura) (1951)
  • Signori, in carrozza!, regia di Luigi Zampa (anche sceneggiatura) (1951)
  • Fiorenzo il terzo uomo, regia di Stefano Canzio (1951)
  • Tre passi a Nord (Three steps North), regia di William Lee Wilder (1951)
  • Cameriera bella presenza offresi…, regia di Giorgio Pàstina (1951)
  • Parigi è sempre Parigi, regia di Luciano Emmer (1951)
  • Guardie e ladri, regia di Steno e Monicelli (anche sceneggiatura) (1951)
  • La famiglia Passaguai fa fortuna, regia di Aldo Fabrizi (anche produzione, soggetto e sceneggiatura) (1952)
  • 5 poveri in automobile, regia di Mario Mattoli (anche sceneggiatura) (1952)
  • Altri tempi – Zibaldone n. 1 (episodio Il carrettino dei libri vecchi), regia di Alessandro Blasetti (1952)
  • Papà diventa mamma, regia di Aldo Fabrizi (anche produzione e sceneggiatura) (1952)
  • William Tell (The Story of William Tell), regia di Jack Cardiff (1953)
  • Siamo tutti inquilini, regia di Mario Mattoli (1953)
  • Una di quelle, regia di Aldo Fabrizi (anche produzione e sceneggiatura) (1953)
  • La voce del silenzio, regia di Georg Wilhelm Pabst (1953)
  • L’età dell’amore, regia di Lionello De Felice (1953)
  • Il più comico spettacolo del mondo, regia di Mario Mattoli (non accreditato) (1953)
  • Cento anni d’amore (episodio Garibaldina), regia di Lionello De Felice (1954)
  • Hanno rubato un tram, regia di Aldo Fabrizi (anche sceneggiatura) (1954)
  • Questa è la vita, regia di Aldo Fabrizi (episodio Marsina stretta, anche sceneggiatura) (1954)
  • Cose da pazzi, regia di Georg Wilhelm Pabst (1954)
  • Io piaccio, regia di Giorgio Bianchi (1955)
  • I due compari, regia di Carlo Borghesio (anche soggetto e sceneggiatura) (1955)
  • Carosello di varietà, regia di Aldo Quinti e Aldo Bonaldi (1955)
  • Accadde al penitenziario, regia di Giorgio Bianchi (1955)
  • I pappagalli, regia di Bruno Paolinelli (anche sceneggiatura) (1955)
  • Un po’ di cielo, regia di Giorgio Moser (1955)
  • Mi permette, babbo!, regia di Mario Bonnard (1956)
  • Donatella, regia di Mario Monicelli (1956)
  • Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo, regia di Mauro Bolognini (1956)
  • Il maestro… (El maestro), regia di Aldo Fabrizi (anche soggetto e sceneggiatura) (1957)
  • Festa di maggio (Premier mai), regia di Luis Saslavsky (1958)
  • I prepotenti, regia di Mario Amendola (anche soggetto) (1958)
  • Prepotenti più di prima, regia di Mario Mattoli (anche soggetto e sceneggiatura) (1959)
  • I tartassati, regia di Steno (anche soggetto e sceneggiatura) (1959)
  • Ferdinando I° re di Napoli, regia di Gianni Franciolini (1959)
  • Un militare e mezzo, regia di Steno (anche soggetto e sceneggiatura) (1960)
  • La sposa bella (The angel wore red), regia di Nunnally Johnson (1960)
  • Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi, regia di Mario Mattoli (1960)
  • Gerarchi si muore, regia di Giorgio Simonelli (1961)
  • Fra’ Manisco cerca guai, regia di Armando William Tamburella (1961)
  • Le meraviglie di Aladino, regia di Mario Bava (1961)
  • Twist, lolite e vitelloni, regia di Marino Girolami (1962)
  • I 4 monaci, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1962)
  • Gli italiani e le donne (episodio Chi la fa, l’aspetti), regia di Marino Girolami (1962)
  • I 4 tassisti (episodio L’uomo in bleu), regia di Giorgio Bianchi (1963)
  • I quattro moschettieri, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1963)
  • Il giorno più corto, regia di Sergio Corbucci (1963)
  • Das Feuerschiff, regia di Ladislao Vajda (1963)
  • Totò contro i quattro, regia di Steno (1963)
  • Made in Italy, regia di Nanni Loy (1965)
  • 7 monaci d’oro, regia di Bernardo Rossi (1966)
  • Tre morsi nella mela (Three bites of the apple), regia di Alvin Ganzer (1967)
  • Cose di Cosa Nostra, regia di Steno (anche sceneggiatura) (1971)
  • La Tosca, regia di Luigi Magni (1973)
  • C’eravamo tanto amati, regia di Ettore Scola (1974)
  • I baroni, regia di Gian Paolo Lomi (1975)
  • Il ginecologo della mutua, regia di Joe D’Amato (1977)
  • Nerone, regia di Castellacci e Pingitore (1977)
  • Giovanni Senzapensieri, regia di Marco Colli (1986)

Regista e attore

  • Emigrantes (anche soggetto e sceneggiatura) (1948)
  • Benvenuto, reverendo! (anche produzione e sceneggiatura) (1950)
  • La famiglia Passaguai (anche produzione e sceneggiatura) (1951)
  • La famiglia Passaguai fa fortuna (anche produzione, soggetto e sceneggiatura) (1952)
  • Papà diventa mamma (anche produzione e sceneggiatura) (1952)
  • Una di quelle (anche produzione e sceneggiatura) (1953)
  • Questa è la vita (episodio Marsina stretta, anche sceneggiatura) (1954)
  • Hanno rubato un tram (anche sceneggiatura) (1954)
  • Il maestro… (El maestro) (anche soggetto e sceneggiatura) (1957)

Opere

  • Lucciche ar sole. Poesie romanesche. Roma, Società poligrafica romana, 1928.
  • Ci avete fatto caso?, Milano, Atlantis, 1942.
  • Mezz’ora con Fabrizi, Milano, Atlantis, 1942.
  • Volemose bene. 3 atti; Hai fatto un affare. 1 atto, con Mario Mattoli e Marcello Marchesi, Roma, Ariminum, 1944.
  • La pastasciutta. Ricette nuove e considerazioni in versi, Milano, A. Mondadori, 1970.
  • Nonna minestra. Ricette e considerazioni in versi, Milano, A. Mondadori, 1974.
  • Nonno pane. Ricette e considerazioni in versi, Milano, A. Mondadori, 1980.
  • Monologhi e macchiette, a cura di Maria Cielo Pessione, Roma, Theoria, 1994. ISBN 88-241-0392-8.
  • Trilogia, a cura di Maria Cielo Pessione, Roma, Audino, 1995.
  • Ciavéte fatto caso?, a cura di Marco Giusti, con VHS, Milano, Mondadori, 2002. ISBN 88-04-49221-X.
Informazioni su diego80 (1908 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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