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Il Comune del sindaco “tuttofare”. Fototessere e giornali a domicilio

Tratto la La Stampa del 05-04-2016

Ti serve la foto per la carta d’identità? Te la scatta il sindaco, poi la manda via WhatsApp al fotografo del paesello vicino, il volontario civico (oppure lo stesso primo cittadino) va a ritirarla e infine te la consegna a casa: anagrafe a domicilio, burocrazia porta a porta.

Sorpresa: in Italia esiste ancora la politica come servizio. Il problema è che sui giornali finisce solo chi si serve della politica. Per trovare quel che resta di spirito civico, bisogna andare nei paesini. Per esempio, Breme, 808 abitanti in Lomellina, alla confluenza del Po con il Sesia, in una zona dalla toponomastica pazzesca dove i borghi si chiamano Sartirana Lomellina, Sannazzaro de’ Burgondi, Ferrera Erbognone. Del resto, qui c’erano i longobardi.

 

LA STORIA Il paese che all’anagrafe si divide sul via libera alla donazione di organi

 

Breme è nota per due specialità: il romanico, con i resti di un’abbazia del X secolo, e la cipolla rossa, «più dolce di quella di Tropea», sempre secondo il sindaco. Il romanico attira circa 3 mila visitatori l’anno, la cipolla, alla sagra di giugno, 15 mila. Per il resto, un posto tranquillo. Le ultime pubbliche calamità da ricordare sono l’assedio spagnolo del 1638 e una recente visita di Sgarbi.

 

In più, c’è il signor Francesco Berzero, 67 anni, pensionato dell’Olivetti, sindaco dal 2006: allora vinse con un-voto-uno di maggioranza, nel 2011 con l’80%. Quest’anno si ripresenterà «e non penso che ci sarà un’altra candidatura». Lista civica, ovvio, e pure ecumenica: «Forse più di centro-destra come ispirazione, ma in realtà ci sono dentro tutti, compresi alcuni di sinistra». Il partito della Nazione, in Lomellina, c’è già.

 

Il sindaco di Breme Francesco Berzero (Foto Giuseppe Fanizza)

 

Berzero è stato osannato sulla «Provincia pavese» quando si è scoperto il suo originale servizio di fotografia. Bisogna precisare che a Breme un fotografo non c’è, la cabina per le fototessere nemmeno e il 35% della popolazione è over 65, quindi non ha molta dimestichezza con l’iPhone né con Internet. In più, il paese è isolato: il treno non c’è, l’autobus sì ma fa solo due corse quotidiane per la vicina Mede, che sta a Breme come Manhattan a Brooklyn. «Insomma – spiega Berzero -, se a uno dei nostri anziani scade la carta d’identità, gli tocca perdere una giornata intera e spendere almeno 20 euro. Quindi, ci penso io. Del resto, non è che me l’abbia ordinato il medico di fare il sindaco. Se lo faccio, è per aiutare la gente».

Non è l’unica trovata di Berzero. C’è stata anche la questione dei giornali. Quando ha chiuso l’unica edicola, è stato istituito un servizio di prenotazioni, poi il vigile urbano veniva spedito a prendere i quotidiani all’edicola sopravvissuta più vicina. Ma il grande orgoglio di Berzero si tocca con mano in piazza Marconi, centro della vita sociale. Anzi, si toccano, perché sono due: il monumento bronzeo alla cipolla rossa e, subito dietro, il distributore d’acqua comunale. Pagando 20 euro all’anno, ogni amministrato ha diritto a spillare nove litri d’acqua al giorno, minerale o naturale a scelta.

 

Il municipio di Breme (Foto Giuseppe Fanizza)

 

Roba da Svizzera o da Scandinavia. Fra mille difficoltà, però. «Piccolo è bello, ma i servizi mancano – lamenta il sindaco -. Lo Stato aumenta la burocrazia e riduce i trasferimenti». Che si fa, dunque? «Si fa volontariato. Come la mia ragioniera, che dovrebbe finire il turno alle 14 eppure, vede (spalanca una porta del Municipio,ndr), è qui che sbriga delle pratiche». Aggiungete la crisi, controbattuta con un welfare concreto che ricorda le provvidenza vittoriane per i poveri «meritevoli». «Qualche bolletta il Comune aiuta a pagarla. Però soltanto a chi dimostra di darsi da fare per trovare lavoro». Per fortuna che c’è la cipolla. Con il boom dell’agroalimentare, sta tenendo a galla l’economia del paese. Monumento meritatissimo, insomma.

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