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C’era una volta….l’italodance – #1 La storia

Adesso i nostri guru delle serate dal ballo vengono in prevalenza da tre nazioni europee: Olanda, Svezia e Francia. I vari Avicii, David Guetta, Tiesto, Hardwell, Bob Sinclar, Armin Van Buuren, Dimitri Vegas & Like Mike, Martin Solveig ,Afrojack, passando ora per Robin Schulz, Sigala, R3hab, Tjr, Ummet Ozcan, Tujamo,  e molti altri monopolizzano la scena musicale dance. Ora resistono la EDM (Electronic Dance Music), di stampo europeo, e derivati della vecchia house: Deep, Tropical e Future. In Italia resistono i vari Benny Benassi, Vinai, Alex Gaudino, Cristian Marchi, Get Far (Fargetta),gli emergenti Lush & Simon ed in maniera minore, Molella, Gabry Ponte e Dj Ross. Ma a metà anni ’90 arrivò un genere che tanti han poi copiato, e che è scomparso gradualmente a partire dall’autunno del 2004. La ITALODANCE, derivata della vecchia italodisco, e prodotta da deejay e produttori di casa nostra, spesso facendoli interpretare da vocalist per l’immagine del pprogetto o dei progetti (perchè potevano essere anche più di uno). In questo primo speciale, ripercorreremo la storia di questo genere musicale, nel secondo speciale invece, vedremo la storia ed i successi dei progetti dance di maggior successo. Nella nostra rubrica DISCOTECA VINTAGE del venerdì notte, potete trovare diverse canzoni appartenute a questo genere.

Il termine “italodance” deriva dalla sua prima controparte italo disco negli anni ottanta, anche se, fatta eccezione per il loro nome, l’origine, e la categorizzazione nell’ambito della musica dance, non hanno molto a che fare musicalmente tra loro. Infatti, se sino alla metà degli anni ottanta si intese con italo disco la variante regionale dell’euro disco, verso la fine degli anni ottanta, quando iniziò a fondersi con altri generi musicali emergenti come l’house e la techno, si incominciò a parlare di “dance” (o più precisamente dieurodance/eurohouse). Il termine italodance cominciò ad essere usato a metà degli anni novanta per indicare la variante regionale dell’eurodance classica.

Caratteristiche della musica

L’italodance è caratterizzata dai riff del sintetizzatore, dalle parti vocali modificate con i vocoder, da un ritornello orecchiabile e semplice, e da un basso con un suono tipicamente ‘metallico’, spesso definito come “Tuba-Bass”.

Voce

L’italodance è spesso molto positiva ed ha una musica esaltante, i testi riguardano principalmente problemi d’amore, il festeggiare, il ballare od esprimere sentimenti. La maggior parte dei testi sono in inglese, ma anche i testi in italiano sono molto comuni. È molto comune anche modificare le parti vocali con i vocoder e la correzione del pitch.

Percussione

Quasi tutta l’italodance implica le percussioni e il ritmo, come la maggior parte degli altri generi elettronici veloci. Di solito hanno un suono metallico, e suona come il basso prodotto da una tuba a parte che è più veloce. La percussione è sempre prodotta dai sintetizzatori, e il tipico BPM si aggira attorno ai 140, anche se varia da 60 ai 165 battiti per minuto.

Melodia

L’italo è spesso molto guidata dalla melodia ed è tenuta insieme dal coro e dal tema principale (melodia), anche se alcune derivate progressive dell’italo sono guidate solo dalle percussioni e da una voce maschile.

Storia

L’italodance classica (1992-1997)

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Musica dance ed Eurodance.

Il primo periodo d’oro dell’italo coincise con quello dell’eurodance classica. Tale periodo iniziò con Please don’t go dei Double You e terminò dopo la metà degli anni novanta, quando nelle classifiche europee smisero di entrare produzioni italiane a favore di produzioni americane, inglesi, francesi, e nuovi generi da discoteca, come ad esempio labubblegum dance, si affacciarono sulla scena. Nel mezzo troviamo dischi che hanno venduto ed hanno fatto ballare persone di tutta Europa, come The Rhythm of the Night di Corona, Memories dei Netzwerk e Summer is Crazy di Alexia. Dalla metà degli anni novanta l’italo cominciò ad avere uno stile musicale proprio, differente sia dall’eurodance, sia dalla nascente progressive. Uno dei primi paesi ad adottare lo stile fu la Germania dove l’etichetta discografica ZYX Music cominciò a pubblicare musica dance di produzione italiana in grande quantità. Alcuni degli artisti più importanti e riconoscibili di questo periodo furono i Da Blitz, Einstein Dr Deejay, Taleesa, Double You e CO.RO.

L’italodance moderna (1999-2003)

L’italodance moderna cominciò a diventare mainstream nel 1999. In quell’anno Gigi D’Agostino vendette ben un milione di copie nella sola Germania con il singolo Bla Bla Bla, e quindi aprì nuovi sbocchi commerciali per la dance italiana, che raggiunse nello stesso periodo le vette delle classifiche europee con i cinque milioni di copie vendute da Blue (Da Ba Dee) degli Eiffel 65, che, oltre ad essere entrato in classifica in molti paesi europei, è stato l’unico singolo di questo periodo d’oro ad entrare nella prestigiosa Billboard Hot 100americana, raggiungendo la posizione numero 6.[1] L’altro maggior successo del 1999 è Tell Me Why di Prezioso feat. Marvin, prodotta negli studi Media Records e scritta dai fratelli Prezioso.

Da allora si produsse il solito fenomeno di clonazione tipico già negli anni ottanta con l’italo disco e negli anni novanta con l’eurodance: un buon numero di produttori clonarono il suono di un artista che vendeva e affiancarono le loro produzioni a quelle originali. Per tutto il 2000, il 2001 e il 2002 buona parte dell’italodance si basò su clonazioni del sound di singoli di successo, anche se non mancarono eccezioni: è il caso di due singoli del 2000, Up & Down di Billy More e di Carillon di Magic Box. Quest’ultimo è il fratello di Erika, la quale raggiungerà il successo con Relations nel 2001. Successivamente, la sua Ditto fu popolare nel 2002.

Nel mese di settembre del 2001 Gabry Ponte, il dj e remixer degli Eiffel 65 (che nel 2003 parteciperanno a Sanremo col singolo Quelli che non hanno età), diede vita ad un suo progetto solista, ottenendo un discreto successo con Got to Get (Don Don); nell’estate del 2002 aumentò il suo successo con Time To Rock, e nell’inverno dello stesso anno con Geordie (cover della celebre ballata di Fabrizio De André), e raggiunse l’apice del suo successo nell’autunno / inverno del 2003, con La Danza Delle Streghe. Nel 2002 Paolo Sandrini diede vita alla costruzione discografica del personaggio di Rossano Prini, in arte Dj Ross, che nello stesso anno ebbe due singoli di discreto successo, Dreamland edEmotion. Nel 2003 il sound iniziò a cambiare con l’exploit internazionale di Benny Benassi e la sua Satisfaction, che condizionerà le produzioni di tutto il mondo tra il 2003 ed il 2005. Intanto però, grazie alla partecipazione degli Eiffel 65 a Sanremo, venne introdotta la lingua italiana, con diverse produzioni che svariarono dalla primavera del 2003 fino all’estate del 2004, ridando quota al genere che nell’autunno 2002 era andato un po’ in crisi.

Dal 2004 ad oggi

Dal 2004 in poi, a parte qualche eccezione, come il remix di Voglio Vederti Danzare di Franco Battiato da parte di Prezioso, ed il remix da parte di Gabry Ponte della canzone di Little Tony, Figli di Pitagora, la dance italiana si allontanò da uno stile autonomo per rifarsi di nuovo agli standard musicali internazionali. Gli ultimi anni si contraddistinguono per il dominio della musica dance “di genere”, come ad esempio la minimal techno o l’electro rispetto alla storica eurodance. Nonostante le radio italiane abbiano rivolto la loro attenzione musicale verso altri generi commerciali, in alcuni stati continua ad avere un suo piccolo spazio. Nel 2015 l’Italo Dance ritorna di scena con il singolo di Dj Matrix vs Paps’n’Skar feat Vise Fanno Bam che nel giorno della sua uscita si classifica subito nella TOP 20 nella classifica dance di iTunes e nella TOP 100 nella classifica generale.

Il Lento Violento

Il lento violento è un sottogenere dell’italo, il cui nome fu coniato da Gigi D’Agostino, riprendendo un’idea musicale di Ottomix. Vi sono due matrici che danno origine al lento violento: la prima è l’afro degli anni ottanta unita al campionamento di stampo house di suoni e percussioni afro-industriali, che viene alla luce nel 1999 con il brano Voyage(Africanismo Mix), B-side del singolo Bla Bla Bla, stile che poi viene sviluppato tra il 2003 ed il 2005 dai produttori di casa Noisemaker.

La seconda matrice del lento violento è invece l’unione del ritmo a bassi bpm di stampo afro/techno con la canzone italiana: il primo brano è Vorrei fare una canzone, scritta nel 2004 da Gerolamo Sacco appositamente per i live di Gigi D’Agostino e pubblicata in tempi più maturi per il mercato tre anni dopo, nel 2007, in Lento Violento… e altre storie, l’album dove per la prima volta compare il nome “lento violento”.

Hands up

L’hands up (detto anche Handz Up! o Dancecore), è uno stile musicale dance nato in Germania intorno al 2003, che fonde i generi musicali eurotrance e italodance, traendo spunti da sound ancora più “hard” come ad esempio l’Hardstyle[1][2].

Caratteristiche

Tra le caratteristiche della musica hands up vi sono: la parte vocale spesso presente, gli assoli di sintetizzatore generalmente molto acuti ed eseguiti con accordi invece che come note singole creando così melodie molto avvolgenti come nel caso della trance e l’hardstyle, il tipo di colpo di cassa potente più una parte di basso e la velocità che richiamano l’hard trance, l’happy hardcore e l’italodance, infine l’inserimento frequente di strumenti musicali, soprattutto del pianoforte.

I brani hands up hanno metrica 4/4 e BPM tra 138 e 145. Quasi sempre, sono caratterizzati dalla presenza di parti di basso sintetizzato in levare che risultano “calanti” in frequenza e/o in tono a ogni colpo grazie a curve di inviluppo discendenti.[1]

Le produzioni hands up sono realizzate totalmente al computer, con l’ausilio di sintetizzatori analogici o digitali e della voce umana campionata e rielaborata. Sono frequentissime le cover di pezzi già noti, di altri artisti, anche di genere del tutto diverso.

Il genere ultimamente sta subendo diversi cambiamenti musicali, essa si sta avvicinando sempre più al sound hardstyle tra cui ne deriva una parte di basso in molti brani, rispetto al 2003 il quale venivano registrati in una velocità di 145 ai 150 bpm rispetto alla vecchia Italo dance.

Diffusione e principali artisti

L’hands up è diffuso prevalentemente in Germania e in Europa centrale. Decisamente poco noto (quasi sconosciuto) in Italia a causa della grande popolarità di generi più commerciali, come la Progressive house o l’Electro house.

Interpreti dell’hands up degni di nota sono gli Italobrothers, Rob Mayth, Cascada, Rocco, Basshunter, Groove Coverage, DJ Manian (produttore del progetto Cascada), Special D,Master Blaster e Maurizio Braccagni alias Ma.Bra. La diffusione dell’hands up viene incitata soprattutto da Technobase.fm, una tra le radio dance online più famose in Germania, supportata da numerosi fan. In Italia il genere prese piede grazie all’emittente lombarda Discoradio che trasmise diverse canzoni del genere, soprattutto con l’ Altenative Hit, una classifica dedicata il venerdì, in onda dall’ottobre 1999 al giugno 2006. Quest’ultima, oltre al sound hands up, proponeva anche successi trance (con Pulsedriver e Nomansland tra gli altri), techno (Klubbingman, Starsplash, Barthezz, Ziggie X, 89ers..) e hardstyle (Dj Isaac, Zenith Dj, Mondello, Sequential One, Dee Devils, Tuneboy..).

Informazioni su diego80 (1826 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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