ULTIM'ORA

12 aprile 1970 – Cagliari in festa, primo (e unico) scudetto sull’isola

Siamo in un’epoca in cui non sembra esserci più posto per il romanticismo: le grandi la fanno da padrone, arraffandosi scudetti e posizioni di vertice, e storie come quelle del Leicester di Claudio Ranieri in Inghilterra sembrano non trovare più spazio in Italia. Il dominio della Juventus nelle ultime 5 stagioni, seguito a quello dell’Inter dal 2007 al 2010, precedente a quello della Juventus e del Milan. A parte due parentesi romane (Lazio nel 2000 e Roma nel 2001), queste tre grandi si sono spartite scudetti e gloria dal 1992. Le ultime eccezioni fuori da questo giro sono Napoli, nel 1987 e 1990 e la Sampdoria nel 1991. Per andare in provincia, fu clamoroso  quanto meritato il titolo del Verona di Osvaldo Bagnoli nel 1985. Ma 15 anni prima, un’altra squadra riuscì nell’impresa: il Cagliari di Manlio Scopigno e di Gigi Riva, capace di diventare il primo e unico caso di scudetto vinto su un’isola. Un titolo così distante, ma non per questo non rilevante. Proprio quest’anno è appena caduto il 46mo anniversario di quell’impresa, che andiamo a rivivere.

uid_136a1962175.r.640.360

Il quotidiano di Cagliari annuncia lo scudetto, 13 aprile 1970

Stagione

La primavera del 1970 portò a Cagliari uno storico scudetto che coincise col primo importante trofeo vinto dalla società isolana in mezzo secolo di vita, oltre all’approdo assoluto del titolo nazionale in un club del Mezzogiorno d’Italia; un fatto che superò il mero ambito sportivo per divenire, a suo modo, parte della storia del paese:

Il capocannoniere della Serie A Gigi Riva (21 gol) in azione durante Cagliari-Bari (2-0) del 12 aprile 1970, sfida che valse ai sardi la matematica certezza del titolo.

« Lo scudetto del Cagliari rappresentò il vero ingresso della Sardegna in Italia. Fu l’evento che sancì l’inserimento definitivo della Sardegna nella storia del costume italiano. […] La Sardegna aveva bisogno di una grande affermazione e l’ha avuta con il calcio, battendo gli squadroni di Milano e Torino, tradizionalmente le capitali del football italiano. Lo scudetto ha permesso alla Sardegna di liberarsi da antichi complessi di inferiorità ed è stata un’impresa positiva, un evento gioioso. »
(Gianni Brera, 1970[1])

La squadra di Manlio Scopigno – che aveva i suoi punti di forza nei confermati Gigi Riva ed Enrico Albertosi nonché nei neoacquisti Angelo Domenghini e Sergio Gori (il quale ben sopperì alla partenza di Boninsegna), e che già l’anno passato era andata vicina al successo finale –, si portò in testa già dalle prime battute del campionato: a metà torneo il vantaggio sulla più accreditata rivale, la Juventus, era di due punti.

Il pareggio 2-2 nello scontro diretto di Torino del 15 marzo, coi rossoblù capaci di rimontare per due volte lo svantaggio, lanciò di fatto i sardi verso la conquista di quel tricolore[2] giunto matematicamente sull’isola il 12 aprile, dopo il 2-0 interno sul Bari. A corollario del trionfo, Riva vinse per la terza volta in carriera la classifica cannonieri della Serie A.

Dopo il trionfo cagliaritano, il commissario tecnico azzurro Ferruccio Valcareggi convocò sei giocatori della formazione neocampione d’Italia al successivo mondiale messicano: Albertosi, Domenghini, Gori, Riva, Comunardo Niccolai e Pierluigi Cera.[2]

Prologo
Per comprendere la genesi del tricolore 1969-70 e spiegare la bellissima bizzarria dell’albo d’oro che
appunta la medaglia su un’isola troppe volte ai margini dell’evoluzione italiana, bisogna cominciare da
loro, quel pugno di calciatori capaci di coinvolgere ed esaltare tutta Cagliari, città per tradizione
scettica e poco predisposta alle esaltazioni sportive. Un pugno di campioni veri, nel senso di atleti
capaci di vivere un giorno (lungo un anno intero) da leoni. A guidarli, un “filosofo” dal volto
imperscrutabile e dall’andatura un po’ bohemienne che di nome fa Manlio Scopigno e un condottiero
lombardo che ricorda inossidabili capitani di ventura, acclamato come il superuomo ma che i cori
della tifoseria scandiscono per nome e cognome come “Giggirriva”.
L’allenatore filosofo
Il miracolo, l’esaltazione di validi giocatori che diventano Campioni d’Italia mentre tutti si aspettano
che la vittoria vada sempre là, tra Milano e Torino, dove il mare e il rumore delle barche sulla battigia
dei porticcioli è solo un’intuizione, nasce dal filo di fumo dietro cui si cela lo sguardo disinantato di
Manlio Scopigno.
Un friulano di misurate parole (morto nel settembre del 1993), assurto nei primi anni Sessanta a
provinciale gloria alla guida del Vicenza, sua prima panchina importante. Cose da onorevole salvezza
in una terra amante del bel calcio, nulla che facesse presagire l’impatto con la storia. Scopigno era
uomo colto (ma non filosofo, etichetta di colore), esperto di pittura e provvisto di una caustica
intelligenza. Aveva preso per mano la squadra nel 1966, portandola a crescere a poco a poco. Fino
a che, stanco di complimenti, un giorno decise che i tempi erano maturi per colare sull’approssimativa
delizia estetica della squadra “simpatia” il cemento della determinazione.Il cromosoma della vittoria
nasce attorno ai due estremi della squadra: Albertosi, uno dei più forti portieri della storia dei nostro
calcio, e Riva, l’ala dalla dirompente potenza trasformata da attaccante esterno di appoggio in
terrificante terminale offensivo. A protezione, una difesa granitica, pilotata da Niccolai,stopper che
arriverà alla Nazionale per bruciarsi poi nell’ingenerosa fama di leggendario autogoleador.

Le gerarchie classiche vivono un momento di disorientamento, la Fiorentina ha appena vinto lo
scudetto bissando il successo del 1956, l’uomo della provvidenza per le grandi sarebbe proprio Gigi
Riva, ma le offerte milionarie si sono arenate sugli scogli dell’intransigenza dell’interessato, sostenuto
da una piazza in delirio per una così tangibile dimostrazione di affetto. Le frontiere sono chiuse, senza
nuovi talenti è difficile tornare a primeggiare. La partenza del Cagliari è all’insegna dello sprint; al
quinto turno, col successo sul campo dei campioni, a Firenze, arriva il primo posto in classifica.
L’entusiasmo comincia a lievitare intorno alla squadra che non teme nessuno: sicurezza e solidità del
gruppo impressionano gli osservatori, chi vedeva Scopigno più come un personaggio fuori dagli
schemi che come “mago” della panchina comincia a ricredersi. Formidabile la sua abilità nel
“leggere” la pa­tita dalla panchina, approntando fulmineamente le contromisure a ogni mossa
dell’avversario. La squadra è giovane ma ha uomini d’esperienza nei posti giusti, sa dosare la
freschezza atletica al “mestiere”, tatticamente il mosaico è perfetto e a rendere il tutto vincente
provvede la gestione dello spogliatoio da parte dell’allenatore, che abolisce i ritiri e costruisce
sull’amicizia un gruppo impermeabile a ogni tensione.
 
Tutti insieme appassionatamente
Si riunivano il sabato sera, poi la domenica mattina al ristorante; l’appuntamento era un’ora prima
della partita, tutti insieme e convinti di farne uno in più degli altri. Chissà in quanti si sono chiesti che
cosa mangiasse Riva per caricare i suoi muscoli o quanti liquidi ingerisse Domenghini per non
smettere mai di correre. Tempi di un calcio diverso, tutto arroccato attorno alla figura mitica del
bomber capace di diventare “sardo” sottopelle (lui, lombardo di Varese) pur di restare trascinatore
di un sogno destinato a diventare leggenda. Riva era il Cagliari, per via di quelle stangate di
terrificante potenza e precisione capaci di sconvolgere in ogni istante il corso della partita, per via del
suo carisma di ombroso condottiero, che gli permetteva di farsi rispettare in area rispondendo
colpo su colpo e di piegare gli arbitri a quella equa concezione del gioco per cui le botte in area,
prese e rese, in gran parte si bilanciavano. Tatticamente intelligente, fulmineo nei movimenti,
eccezionale in acrobazia, di testa e in rovesciata, Riva incarnava la forza di una squadra organizzata
per assecondarne le strepitose qualità e felice di farlo nel pieno di valori tecnici comunque tutt’altro
che di secondo piano.
Il 4 gennaio 1970 il nuovo anno saluta il Cagliari campione d’inverno ed è chiaro per tutti che la
sorpresa ormai è una realtà. L’isola intera si raggruma attorno a quel pugno di ragazzi in rossoblu. I
pastori nelle più inaccessibili zone dell’interno si accucciano la domenica sui declivi facendo
gracchiare dai transistor il calcio minuto per minuto. Si narra che il bandito Mesina, l’uomo più
ricercato d’Italia per i sequestri di persona, spezzi l’assedio della latitanza ogni quindici giorni,
protetto dal riserbo della folla, per confondersi tra la sua gente a trepidare ed esultare per i colori
rossoblu sulle gradinate anguste dell’Amsicora, il piccolo stadio ribollente d’entusiasmo mentre a
breve distanza sta sorgendo il grande Sant’Elia, monumento alla nuova grandezza.
Domenghini
L’inesauribile Domenghini
Ma il vero capolavoro di Scopigno sta nell’impostazione del
centrocampo, lì dove si decidono le partite, con il suo
quadrilatero che a parlarne così sembra un arroccamento alla
Radetzky. Il capitano Cera, scartato dall’esercito per
un’imperfezione alle dita dei piedi (!), futuro libero “alla
Beckenbauer” in Nazionale, capace di lanci lunghi in profondità
per gli scatti di Riva; il brasiliano Nené, ex attaccante juventino
trasformato in un imprevedibile e imprendibile centrocampista di
qualità, anche lui abilissimo nell’innesco a lunga gittata; e Greatti,
mastino formidabile di temperamento a protezione dell’ago della
bilancia, l’instancabile Domenghini, tuttofare irrinunciabile per
gli schemi cagliaritani. Proprio l’ala ex interista, incessante nel suo
andirivieni sulle fasce con la caratteristica sagoma a cucchiaio, si
rivela l’uomo chiave, il collante tra i reparti che garantisce
solidità, equilibrio e bel gioco.
Quanto all’attacco, decisiva risulta l’intuizione del tecnico
nell’estate del 1969: il Cagliari ha due primedonne di micidiale
efficacia, Boninsegna e Riva. Ma, rivalità personale a parte, sono
due centravanti, due primattori d’area. Così Bonimba torna
all’Inter e in cambio arriva il citato Domenghini, in rotta col suo
presidente Fraizzoli, e con lui Bobo Gori, attaccante tecnico e
rapido, spalla ideale per i contropiede fulminei guidati da re
Brenno, epico soprannome elargito al gigantesco Riva dalla
fantasia inesauribile di Gianni Brera, cui si deve l’altro, il più
famoso Rombo di Tuono. Quando il fatidico campionato 1969-
70 arriva, precedendo il Mondiale in terra messicana, ci sono le
condizioni ideali per una sorpresa ai vertici.
Pierluigi Cera
Tutti in piazza per Gigi
La Juventus, che ha sostituito in panchina Carniglia con Rabitti, è l’ultima ad arrendersi. Arriva a un
punto dai rossoblu, il 15 febbraio, quando l’ex Boninsegna punisce il Cagliari a San Siro, e approda
allo scontro diretto del 15 marzo con due lunghezze da recuperare. Il duello che tiene incoll­ta alla
radio tutta l’isola si tiene a Torino, i bianconeri passano in vantaggio con un’autorete del solito
Niccolai, il pareggio di Riva è un capolavoro assoluto, la cui descrizione lasciamo alla penna di Gianni
Brera: «Batte un angolo Nené da destra: in area, avversari a grappolo, impegnati nello stacco: la
palla ricade fuori dal mucchio: Riva la coglie di ginocchio e la batte a spioventino oltre
compagni e avversari, che aggire fulmineo: prima che esca il portiere, prodigiosamente Riva
incorna e segna!». Alla fine è 2-2, che in pratica significa scudetto.Il 13 aprile, in una piazza della
periferia, tra brindisi e cerimonie, vengono innalzate la bandiera del Cagliari e il tricolore, mentre il
viola dell’anno prima simbolicamente viene ammainato tra la commozione generale. Il giorno prima,
quando dalla radio è uscita finalmente la parola magica scudetto, c’è chi giura che anche i quattro
mori, per un attimo, si sono abbassati le bende per vedere se fosse tutto vero. L’isola balla,
masticando un entusiasmo debordante il semplice fatto sportivo. Ci sono sentori di rivincita storica,
decenni di isolamento superati anche se solo nell’illusione di un triangolino tricolore. La Sardegna è
diventata importante, gli investimenti dei raffinatori del petrolio e poi la scoperta turistica stanno
levandola dal dimenticatoio della storia patria. Ora, la prima squadra me­ridionale a vincere lo
scudetto diventa portabandiera del riscatto degli umili.Nel momento della festa, onore al merito di
chi nel ’67, cioè solo tre anni prima, ha salvato il Cagliari dal fallimento: al presidente Corrias e al suo
abilissimo vice Andrea Arrica, diplomatico e astuto architetto negli anni dell’esplosione rossoblu.
Come non ricordare che solo sei anni prima, nel 1964, i colori rossoblu hanno visto la luce della Serie
A, dopo una storia vissuta costantemente ai margini? Il nuovo è abituato a sgomitare e a trovarsi
spesso inadeguato o fuori luogo, ma rimane sempre la forza primitiva di ogni uomo sulla terra, la
capacità di sognare e di sentirsi parte in causa o appartenenza, seguendo la palla che deforma la rete
come quella terribile capocciata in tuffo di Riva in un Cagliari-Bari che avvicina le menti a gesti eroici o
alle illusioni che sono la grandezza dello sport.
(da storiedicalcio.altervista.org)

Rosa

N.RuoloGiocatore
ItaliaPEnrico Albertosi
ItaliaPAdriano Reginato
ItaliaPMoriano Tampucci
ItaliaDGiuseppe Tomasini
ItaliaDMario Martiradonna
ItaliaDGiulio Zignoli
ItaliaDComunardo Niccolai
ItaliaDCesare Poli
ItaliaDEraldo Mancin
N.RuoloRosso Blu coi 4 mori.pngGiocatore
ItaliaCPierluigi Cera (C)
ItaliaCAngelo Domenghini
BrasileCNené
ItaliaCRicciotti Greatti
ItaliaCMario Brugnera
ItaliaASergio Gori
ItaliaAGigi Riva
ItaliaACorrado Nastasio

20150307171152!Unione_Sportiva_Cagliari_1969-1970

Una formazione del Cagliari Campione d’Italia 1969-70

Risultati

Serie A

Lo stesso argomento in dettaglio: Serie A 1969-1970.

 

Girone di andata

Genova
14 settembre 1969, ore 15:30
1ª giornata
Sampdoria0 – 0CagliariStadio Luigi Ferraris

Arbitro:Motta

Cagliari
21 settembre 1969, ore 15:30
2ª giornata
Cagliari2 – 1L.R. VicenzaStadio Amsicora

Arbitro:Torelli

Brescia
28 settembre 1969, ore 15:30
3ª giornata
Brescia0 – 2CagliariStadio Rigamonti

Arbitro:Motta

Cagliari
5 ottobre 1969, ore 15:30
4ª giornata
Cagliari1 – 0LazioStadio Amsicora

Arbitro:Torelli

Firenze
12 ottobre 1969, ore 15:30
5ª giornata
Fiorentina0 – 1CagliariStadio Artemio Franchi

Arbitro:Lo Bello (Siracusa)

Cagliari
19 ottobre 1969, ore 15:30
6ª giornata
Cagliari1 – 1InterStadio Amsicora

Arbitro:Sbardella (Roma)

Napoli
26 ottobre 1969, ore 15:30
7ª giornata
Napoli0 – 2CagliariStadio San Paolo

Arbitro:Picasso

Cagliari
9 novembre 1969, ore 15:30
8ª giornata
Cagliari1 – 0RomaStadio Amsicora

Arbitro:Francescon (Padova)

Cagliari
16 novembre 1969, ore 15:30
9ª giornata
Cagliari1 – 1JuventusStadio Amsicora

Arbitro:Bernardis

Verona
30 novembre 1969, ore 15:30
10ª giornata
Verona1 – 1CagliariStadio Marcantonio Bentegodi

Arbitro:Lattanzi

Cagliari
7 dicembre 1969, ore 15:30
11ª giornata
Cagliari1 – 0BolognaStadio Amsicora

Arbitro:Lo Bello (Siracusa)

Palermo
14 dicembre 1969, ore 15:30
12ª giornata
Palermo1 – 0CagliariStadio La Favorita

Arbitro:Toselli

Bari
21 dicembre 1969, ore 15:30
13ª giornata
Bari0 – 0CagliariStadio San Nicola

Arbitro:Sbardella (Roma)

Cagliari
28 dicembre 1969, ore 15:30
14ª giornata
Cagliari1 – 1MilanStadio Amsicora

Arbitro:D’Agostini (Roma)

Cagliari
4 gennaio 1970, ore 15:30
15ª giornata
Cagliari2 – 0TorinoStadio Amsicora

Arbitro:Mascalli

Girone di ritorno[modifica | modifica wikitesto]

Cagliari
11 gennaio 1970, ore 15:30
16ª giornata
Cagliari4 – 0SampdoriaStadio Amsicora

Arbitro:Toselli

Vicenza
18 gennaio 1970, ore 15:30
17ª giornata
L.R. Vicenza1 – 2CagliariStadio Romeo Menti

Arbitro:Gonella (Milano)

Cagliari
25 gennaio 1970, ore 15:30
18ª giornata
Cagliari4 – 0BresciaStadio Amsicora

Arbitro:Barbaresco

Roma
1º febbraio 1970, ore 15:30
19ª giornata
Lazio0 – 2CagliariStadio Olimpico

Arbitro:Francescon (Padova)

Cagliari
8 febbraio 1970, ore 15:30
20ª giornata
Cagliari0 – 0FiorentinaStadio Amsicora

Arbitro:Lo Bello (Siracusa)

Milano
15 febbraio 1970, ore 15:30
21ª giornata
Inter1 – 0CagliariStadio San Siro

Arbitro:Torelli

Cagliari
1º marzo 1970, ore 15:30
22ª giornata
Cagliari2 – 0NapoliStadio Amsicora

Arbitro:Gonella (Milano)

Roma
8 marzo 1970, ore 15:30
23ª giornata
Roma1 – 1CagliariStadio Olimpico

Arbitro:Mascalli

Torino
15 marzo 1970, ore 15:30
24ª giornata
Juventus2 – 2CagliariComunale di Torino

Arbitro:Lo Bello (Siracusa)

Cagliari
22 marzo 1970, ore 15:30
25ª giornata
Cagliari1 – 0VeronaStadio Amsicora

Arbitro:Gonella (Milano)

Bologna
29 marzo 1970, ore 15:30
26ª giornata
Bologna0 – 0CagliariStadio Renato Dall’Ara

Arbitro:Toselli

Cagliari
5 aprile 1970, ore 15:30
27ª giornata
Cagliari2 – 0PalermoStadio Amsicora

Arbitro:Gonella (Milano)

Cagliari
12 aprile 1970, ore 15:30
28ª giornata[3]
Cagliari2 – 0BariStadio Amsicora

Arbitro:Mascalli

Milano
19 aprile 1970, ore 15:30
29ª giornata
Milan0 – 0CagliariStadio San Siro

Arbitro:Barbaresco

Torino
26 aprile 1970, ore 15:30
30ª giornata
Torino0 – 4CagliariComunale di Torino

Arbitro:Vacchini

 

Classifica finale

Pos.SquadraPtGVNPGFGSDR
Scudetto.svg1.Cagliari4530171124211+31
2.Inter413016954119+22
3.Juventus383015874320+23
4.Milan3630131073824+14
5.Fiorentina363015694033+13
6.Napoli3130101192421+3
7.Torino3030118112031-11
8.Lazio2930117123332+1
9.L.R. Vicenza2930117123231+1
Coccarda Coppa Italia.svg10.Bologna283061682224-2
11.Roma2830812102736-9
12.Verona2630810122630-4
13.Sampdoria2430612122237-15
1downarrow red.svg14.Brescia2030510152035-15
1downarrow red.svg15.Palermo2030510152345-22
1downarrow red.svg16.Bari193059161135-24

 

Informazioni su diego80 (1826 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
Contatto: WebsiteFacebook

Rispondi

UA-76292238-1
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: