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Giù le serrande di bar e negozi, se Moio de Calvi chiude…

Di Fabio Paravisi, Bergamo Corriere della Sera.

«Benvenuti a Moio de’ Calvi», dice il cartello intagliato nel legno. Bene, grazie: ma poi? Perché una volta arrivati il rischio è che l’unico passatempo esistente sia quello di guardare l’umidità asciugarsi sulle sculture di legno davanti alla chiesa. Moio de’ Calvi: abitanti 213, bar zero, negozi 1 ma per poco. Ristoranti-alberghi 1, in vendita, la biblioteca ci sarebbe ma è chiusa. In compenso c’è ancora la cabina telefonica salvata da una sollevazione popolare ma dalla quale partono solo 60 chiamate l’anno. La saracinesca che si sta abbassando sul paesino della Val Brembana è la stessa che fa risuonare il suo clangore su tutti i borghi di montagna, in lotta con la crisi, la viabilità difficile, il crollo della natalità e il turismo che cambia.

Tre locali, tre storie diverse, lo stesso risultato. La prima serranda ad abbassarsi è stata quella del bar Castagno, aperto per sei anni al pianterreno del municipio. E affondato in ottobre dopo cinque mesi di dissidi fra gestore e Comune sul pagamento di affitti e compensazioni. «Mi è stato promesso un accordo che non è mai arrivato — accusa il gestore Alex Galizzi —. E dire che la tettoia e la piattaforma esterna le ho costruite io». «Per fare gli accordi bisogna essere in due — replica il sindaco Paolo Agape —. Ho dovuto mettere dei paletti nell’interesse dei cittadini».

Poi si sono chiuse le porte dell’unico negozio del paese, aperto dal 1922 e classificato come «attività storica». Già nel 2011 rischiava di chiudere ma era stato salvato da Sara Cortinovis, 26 anni, anche grazie al Comune che non fa pagare l’affitto. «La Bottega di Sarah» ha un orario limitato: quattro ore la mattina, due in più il venerdì e sabato. Ma ci sono gli alimentari e su richiesta Sara va a Piazza Brembana ad acquistare farmaci per gli anziani e giornali. Oggi, però, c’è il cartello «Cedesi attività»: «Sono incinta e devo stare tranquilla — racconta —. Mi dispiace dover chiudere perché so quanto è importante il negozio per il paese, soprattutto per gli anziani, e farò il possibile per evitarlo».

Lo stesso annuncio, ma su Internet, è stato messo da Fiorella Milesi, dal 1982 proprietaria delle dodici camere del «Bar-albergo-ristorante-tabacchi Panoramico». «Nei nostri paesi i commercianti sono spariti — dice —. Qui ormai vengono solo quattro pensionati da altri paesi, i turisti ci restano al massimo per tre giorni. Ho provato ad aprire una discoteca al pianterreno ma ho dovuto chiuderla. Nessuno ci aiuta. Mi chiedono di non rinunciare ma ho 60 anni e lavoro dalle 8 alle 2: chi me lo fa fare?». Il bar Castagno apriva a mezzogiorno, e fino a poche settimane fa gli anziani di Moio andavano (un’ora la mattina) in biblioteca. Ma ora è chiusa anche quella: i volontari che la tenevano aperta e vendevano anche il caffè contestano il nuovo regolamento voluto dall’amministrazione.

Colpa della Giunta, secondo Valentino Calvi della minoranza «Comune insieme»: «Non ha a cuore i temi della socialità e della promozione del paese, e ha vanificato decenni di lavoro delle amministrazioni precedenti». «Lavoriamo con passione con i mezzi che ci sono e tentando di far rispettare le norme», replica il sindaco. Il rischio ora è che il paese faccia la fine dell’insegna della ex trattoria di via Foppo, che da trent’anni sta sbiadendo al sole. Lì vicino ha la seconda casa Adele Sarcaletto di Monza, che sale ogni week end: «Qui è un mortorio, ma visto che io vengo per la tranquillità, a me va bene così».

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