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Chernobyl 26 Aprile 1986. Quali le conseguenze sulla nostra Valle?

Per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento può rifererisi a : Progetto Humus.

Sono passati 30 anni dal più grave incidente nucleare della storia. Ma cosa sappiamo dell’impatto che ha avuto quel disastro sulla valle in cui viviamo?

Per chi come me è cresciuto negli anni Ottanta, gli anni dell’edonismo reganiano,Chernobyl ha significato la prima vera presa di coscienza di come un giorno il genere umano avrebbe potuto incorrere nell’autodistruzione. Ricordo la preoccupazione negli occhi di mio padre e la razzia nei supermercati di latte a lunga conservazione.

La nube di polveri tossiche è stata solo di passaggio per qualche giorno nei cieli d’Italia; spinta da un vento che da Chernobyl, 100 km. a nord di Kiev, l’attuale capitale dell’Ucraina, l’ha portata verso ovest, in Bielorussia, dove si è registrato il più alto tasso di radioattività, sull’Europa occidentale, poi Israele e Turchia, per fare il giro del mondo passando da India, Cina e Giappone verso gli Stati Uniti.

A causare la violentissima esplosione e l’incendio nella centrale di Chernobyl fu, tra la notte del 25 e il 26 aprile 1986, un improvviso aumento della produzione di vapore, dovuto al tentativo di calcolare il tempo di autonomia di funzionamento dei sistemi di emergenza del reattore 4 della centrale.Tutti i sistemi di sicurezza erano stati disattivati e la situazione sfuggì improvvisamente al controllo dei tecnici della centrale.

L’avventato esperimento provocò un repentino aumento del livello di potenza che distrusse il reattore 4. Vani furono i tentativi nelle successive dieci ore di spegnere l’incendio da parte dei vigili del fuoco; tra il 27 aprile e il 5 maggio si ricorse al lancio da 30 elicotteri militari di 2.400 tonnellate di piombo e 1.800 tonnellate di sabbia per domare l’incendio e assorbire le radiazioni, anche questo piano di emergenza fallì. A causa dell’enorme quantità di sabbia e di piombo gettata sopra alle fiamme la temperatura del reattore aumentò e di conseguenza anche la massa radioattiva aumentò di volume. L’incendio fu domato solo il 6 maggio. Ecco una cartina che mostra i diversi gradi contaminazione prodotti sull’Europa intera dalla nube di Chernobyl.

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Ed in Valle Brembana ? Come è andata?

A metà degli anni 90, nel quadro di un lavoro italo-francese in campo ambientale riguardante il Sud Est della Francia, André Paris si à dovuto confrontare con gli interrogativi degli abitanti riguardanti la contaminazione del loro ambiente. Nel Mercantour (il parco del Mercantour si trova nelle Alpi Marittime, ai confini con l’Italia, ndt), testimoni parlavano dell’arrivo di tecnici in tenuta speciale per raccogliere dei campioni di terreno. Nello stesso tempo la CRIIRAD veniva a conoscenza di una nota dell’Istituto di Protezione e Sicurezza Nazionale che segnalava, in questa stessa regione, macchie di contaminazione elevate (314.000 Bq di cesio137 per kg. di terreno).
Si convenne che gli sforzi sarebbero stati indirizzati all’individuazione del sito di prelevamento e di approfondire il problema.
Munito di piccoli contatori “Geiger grand public”, André Paris ed i suoi colleghi, Thierry Constantin- Blanc e Charles-Henri Tavernier, hanno rapidamente individuato, in ambiente alpino, numerosi settori che presentavano un forte livello di contaminazione gamma. I campioni di suolo prelevati nel corso delle ricerche del 1996/1997 nel Mercantour e Les Écrins sono stati analizzati dal laboratorio della CRIIRAD. I risultati hanno confermato che si trattava di un inquinamento da cesio 137 imputabile per la maggior parte alle ricadute di Chernobyl.
Convinti che le sedicenti “ macchie di contaminazione localizzate” non fossero solo specifiche del sud delle Alpi francesi, Thierry Constantin- Blanc e André Paris acquistarono un radiometro professionale che permettesse di indagare efficacemente vasti territori.
Queste rilevazioni del terreno, effettuate nelle Alpi francesi, svizzere, italiane ed austriache, hanno dato luogo al prelievo e all’analisi da parte del laboratorio CRIIRAD di 40 campioni di suolo nel 1997. Questo studio ha permesso di dimostrare che tutto l’arco alpino è interessato dalla presenza di zone di accumulo di contaminazione, in cui la concentrazione in cesio137 in certe porzioni di terreno è tale da poterli qualificare alla stregua di”scorie radioattive”. La analisi di laboratorio hanno anche dimostrato la presenza di accumulo di plutonio.
Le Alpi che erano considerate un ambiente preservato dalla contaminazione, si sono, al contrario, rivelate tra i posti più colpiti dal fall out di Chernobyl.
Le misure complementari di flusso gamma, realizzate in altre regioni e le analisi di laboratorio, hanno dimostrato fenomeni d’accumulo anche al di fuori dell’ambiente alpino.

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LA LOMBARDIA
LA ZONA DI GALLARATE E LA PROPAGGINE SUD DEL LAGO MAGGIORE
Tre settori di rilevamento in questa regione danno i seguenti valori di contaminazione uniformemente ripartita:
– ad ovest di Somma Lombardo, su un terreno boschivo di querce, la contaminazione uniformemente ripartita è rilevata ad un valore di 42.600 Bq/m²
– ad Oriano, a sud est di Sesto Calende, sul terreno boschivo di una pineta, la contaminazione uniformemente ripartita presenta un valore di 14.500 Bq/m²
– ad est di Sesto Calende, sul terreno boschivo di una pineta, la contaminazione uniformemente ripartita è misurata ad un valore di 25.100 Bq/m². In questa zona di Gallarate, i tre settori di rilevamento mostrano dei livelli di contaminazione rapidamente variabili. Questa rapida variazione dei livelli di contaminazione, sulla breve distanza, è un fatto che si riscontra frequentemente in Europa occidentale.

BERGAMO, COLLE SAN MARCO, MORBEGNO
A Brembilla, a nord di Bergamo e a sud est di San Pellegrino, su un suolo boschivo di alberi a fogliame, la contaminazione uniformemente ripartita, è misurata ad un valore di 53.000 Bq/m². In questo settore di rilevazione, ai piedi dei faggi, si riscontrano, sistematicamente, delle estese contaminazioni, con dimensioni superiori al metro e con valori importanti, quali 263.700 Bq/m².

NOTA. Gli accumuli di contaminazione ai piedi dei faggi risultano avere una particolarità propria e quasi unica di queste piante.Il faggio capta l’acqua piovana nei rami e drena lo scolo lungo il tronco fino a terra e quindi in un luogo ben determinato e costante del suolo. Pertanto gli accumuli di contaminazione sono alla base dei faggi in posti circoscritti e più o meno diffusi intorno all’albero.In montagna questo tipo di accumulo tende ad essere più sfumato, soprattutto quando la precipitazione contaminante è nevosa.Praticamente in Europa tutti i faggi presentano, alla loro base, un accumulo di contaminazione.

A Madonna delle Nevi, su un terreno boschivo di abeti, il valore di contaminazione uniformemente ripartita è misurato ad un valore di 62.700 Bq/m².
Attorno a Colle San Marco, sia nel versante nord che in quello sud, le diverse misurazioni effettuate su grandi estensioni di prato, mostrano valori di contaminazione uniformemente ripartita compresi fra 65.000 e 66.200Bq/m².
In questa zona di Colle San Marco, segnatamente nelle innumerevoli combe offerte dalla topografia montagnosa, anche gli accumuli di contaminazione sono ugualmente innumerevoli e di importanti valori.. Si è rilevato un valore di contaminazione di 718.900 Bq/m².
Proprio al di sopra di Morbegno, su un terreno boschivo di castagni, si è misurato un valore di contaminazione uniformemente ripartito di 49.2000 Bq/m².
La traversata delle Alpi Bergamasche ha permesso di misurare dei valori di contaminazione elevati, dal basso all’alto della catena.. Gli importanti accumuli di contaminazione ai piedi dei faggi sottolineano l’apporto della contaminazione dovuto alla pioggia.
PARTE OCCIDENTALE DEL LAGO DI GARDA
I settori di misurazione sono tre: ad ovest di Tignale, a nord di Tignale, a Tremosine. I valori di contaminazione uniformemente ripartiti sono compresi fra i 21.900 Bq/m² ed i 30.200 Bq/m².
Le rilevazioni sono state effettuate su terreni boschivi e su prati.

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1 Commento su Chernobyl 26 Aprile 1986. Quali le conseguenze sulla nostra Valle?

  1. Mi ricordo a quei tempi, per quanto possano essere vaghi i miei ricordi,che ci sconsigliarono di bere l’acqua del rubinetto, neanche per cuocere.

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