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Comuni della Bergamasca – Selvino – Aviatico

Selvino
comune
Selvino – Stemma
Selvino – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoDiego Bertocchi (lista civicaSelvino in comune) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate45°47′N 9°45′ECoordinate: 45°47′N 9°45′E (Mappa)
Altitudine960 m s.l.m.
Superficie6,53 km²
Abitanti2 015[1] (31-12-2010)
Densità308,58 ab./km²
Comuni confinantiAlbino, Algua, Aviatico,Nembro
Altre informazioni
Cod. postale24020
Prefisso035
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016197
Cod. catastaleI597
TargaBG
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Nome abitantiselvinesi
PatronoSan Filippo e san Giacomo Minore
Giorno festivo4 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia

Selvino
Selvino
Posizione del comune di Selvino nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Selvino nella provincia di Bergamo

Selvino (Selvì in dialetto bergamasco[2][3]), è un comune italiano di 2.021 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia. Posto sull’altipiano che sovrasta la val Seriana, dista circa 22 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico.
Il comune fa parte della Comunità Montana della Valle Seriana.

Territorio

L’altopiano di Selvino visto dal monte Podona

Il nucleo abitativo di Selvino si sviluppa su un altopiano compreso tra i 920 ed i 950 m s.l.m. che, delimitato dai monti Perello, Podona, Poieto e Purito, è posto sullo spartiacque tra la val Seriana e la val Brembana. Difatti, nonostante sia geograficamente che storicamente venga considerato parte della val Seriana, metà del suo territorio ricade nell’impluvio della val Serina, tributaria della val Brembana.

I suoi confini amministrativi sono dati a Nord con la sottostanteRigosa ed a Nord-Ovest con Sambusita, entrambe frazioni di Algua; a Nord-Est con Aviatico, posto ad un’altezza leggermente superiore, con cui forma il comprensorio dell’altopiano, mentre ad Est con Ama, piccola frazione di Aviatico. A Sud-Est sono le pendici del monte Purito a suddividerlo amministrativamente da Albino, nei pressi della località Pià della Luera, mentre a Sud è delimitato da Nembro poco più a monte dell’abitato di Trevasco San Vito, frazione di quest’ultimo. Infine ad Ovest è il monte Podona a delimitarlo dal borgo di Salmezza, anch’esso competenza territoriale di Nembro.

Per ciò che concerne l’idrografia, non sono molti i corsi d’acqua che attraversano il territorio comunale. Si tratta per lo più di piccoli torrenti che raccolgono le acque in eccesso provenienti dai monti circostanti, e si sviluppano poi nel fondovalle seriano. Tra i principali vi sono il Cantor, che si sviluppa sul versante della val Serina e si getta nell’Ambriola, e l’Albina, che scende invece verso la val Seriana e confluisce nel fiume Serio presso Albino.

Per ciò che concerne la viabilità interna, la principale arteria di collegamento è la S.P.36 che con fare sinuoso sale da Nembro, superando il dislivello di circa 700 metri che divide i due paesi, attraversa il centro abitato e giunge fino ad Aviatico. Ad essa si interseca la S.P.28 che collega Selvino con Rigosa ed Ambriola, riallacciandosi poi alla viabilità della val Brembana. Un importante ruolo nel trasporto individuale è dato dalla Funivia Albino-Selvino che, progettata nel 1954 ed aperta nel 1958 alla vigilia del boom turistico delle valli bergamasche, collega in pochi minuti le due località.

Cenni storici

Dalla preistoria alla dominazione romana

Vie centrali di Selvino

La zona dove ora si trova il paese di Selvino, circa 220 milioni di anni fa, alla fine del periodo triassico, era ricoperta da un mare tropicale, conosciuto come oceano Tetide, con barriere coralline, lagune e piccole isole. Man mano che le acque cominciarono a ritirarsi, affiorarono le vette e le propaggini dei monti che compongono le Prealpi Orobiche, lasciando numerose tracce delle forme di vita esistenti in quel periodo. Tra le rocce del monte Purito sono difatti presenti ingenti quantità di reperti fossili, testimonianza di quella lontana epoca, tra i quali piccoli animali e conchiglie.

Si presume invece che le prime presenze umane siano riconducibili al periodo compreso tra l’età del bronzo finale e l’età del rame, come testimoniato da ritrovamenti rinvenuti in alcune cavità naturali, nelle quali si svilupparono alcuni tra i primi gruppi sedentari della valle Seriana. Tra queste grotte vi sono quelle conosciute con il nome di Bus de Scabla e Paradiso degli asini che, situate nella valle dell’Albina (nei pressi del confine con Aviaticoed Albino), hanno portato alla luce segni di frequentazioni quali cocci, utensili e sepolture.

I primi insediamenti sul territorio risalgono invece all’epoca romana, quando i nuovi colonizzatori tracciarono sull’altopiano un sentiero utilizzato sia per il trasporto del materiale ferroso cavato nella vicina val Serina, ed in particolare nella zona di Dossena, che per il trasferimento degli schiavi utilizzati per l’estrazione. Lungo questa traccia che sale da Albino sono stati rinvenuti, nella grotta denominata Bus della Comar, reperti tra cui monete e suppellettili, riconducibili a quel periodo.

Alto Medioevo

Centro di Selvino, con il monte Podona sullo sfondo

Dal periodo romano fino a quello alto-medievale, l’altopiano di Selvino fu coperto da una fitta boscaglia, costituita prevalentemente da faggi: da ciò dovrebbe derivare l’etimo, che prenderebbe appunto origine da silva (selva, foresta o fitto bosco), da cui il diminutivoSelvina[4].

A suffragare tale tesi vi sono numerose leggende e tradizioni, tutte imperniate sull’importanza del faggio tra la popolazione, tra le quali vi sono quelle che identificano come la fasa (ovvero il frutto del faggio) come uno degli alimenti principe degli abitanti nei secoli scorsi, nonché sull’usanza dei ragazzi di sfidarsi tra le alte frasche di questi alberi.

Con l’arrivo dei Franchi, avvenuto verso la fine dell’VIII secolo, il territorio venne sottoposto al sistema feudale. A tal riguardo nel 973, mediante un atto redatto dall’imperatore Ottone II di Sassonia, la zona, al pari di gran parte della valle, venne infeudato al vescovo di Bergamo.

Questo, proprietario di estese aree, favorì il disboscamento e, conseguentemente, incentivò lo sviluppo dell’allevamento di mandrie di bestiame. I pastori al seguito delle bestie si insediarono in baite e stalle, andando a costituire i primi nuclei abitativi stabili. A quel periodo è riconducibile il primo documento scritto che attesta l’esistenza del paese: è del 955 la pergamena, custodita presso l’archivio capitolare di Bergamo, che attesta una vendita effettuata da Arimondo di Selvino.

Questo atto esclude di conseguenza la teoria, perorata dallo studioso Celestino Colleoni e ripresa da poi da Giovanni Maironi da Ponte, secondo la quale il nome del paese dovesse derivare dal suo fondatore, tale Salvino de’ Grittis, (detto Griggis). Questi, residente nei borghi della città di Bergamo, scelse di rifugiarsi sui monti limitrofi al fine di sfuggire alle “discordie civili” presenti nella città, proprio durante il regno dell’imperatore Ottone II (reggente dell’impero dal 973 al 983), circa due decenni dopo l’atto in cui comparve per la prima volta il nome di Selvino. In ogni caso Salvino de’ Grittis, di nobile estrazione, vi si trasferì con la famiglia e vi edificò un edificio fortificato con le parvenze di un castello sulle pendici del monte Podona, attorno a cui si svilupparono altre abitazione che andarono a creare il primo vero e proprio nucleo abitativo di una certa consistenza.

Basso Medioevo

Municipio di Selvino

Le origini di Salvino Gritti gli garantirono, al pari dei suoi discendenti, l’appartenenza alla città di Bergamo, come riconosciuto in un rogito del 1195, redatto dal magistrato Zilius de Curtenova. Ben presto il privilegio fu esteso a tutti i nati e residenti del borgo, rendendo Selvino a tutti gli effetti un possedimento della città.

Non tutti gli abitanti però furono soddisfatti di questa loro nuova condizione, tanto che alcuni di loro, negli anni compresi tra il1173 ed il 1175, decisero di emigrare nel vicino borgo di Aviatico, non accettando la delibera secondo la quale il loro paese sarebbe stato incluso nel Borgo di Sant’Andrea.

Vista di Selvino tra il XIX ed il XX secolo

La volontà della città di controllare direttamente la zona era comprensibile vista l’importanza che questa andava assumendo. Sul territorio transitava difatti la cosiddetta via Mercatorum che, utilizzando anche i sentieri di origine romana, permetteva il passaggio di persone e merci dirette da Bergamo verso la val Brembana, in quei tempi difficilmente raggiungibile utilizzando gli impervi sentieri del fondovalle brembano.

Questa strada lastricata, che ebbe il suo massimo splendore nei secoli compresi tra il XII ed il XVI secolo, si sviluppava dalla città di Bergamo verso la bassa val Seriana dove, tra Alzano ed Albino, saliva utilizzando differenti vie alternative (da Monte di Nese e Salmeggia, da Lonno o da Albino) che si riunivano tutte presso l’altipiano di Selvino, da cui poi si giungeva ad Aviatico, per scendere verso Trafficanti (frazione di Costa Serina), ed infine Serina.

Sul finire dell’epoca medievale anche sull’altopiano si verificarono diatribe tra le fazioni guelfa e ghibellina per la quale era schierata la maggior parte degli abitanti di Selvino. Il livello di recrudescenza raggiunse l’apice il 26 maggio 1344, quando i reggenti del paese cercarono di sopraffare quelli di Aviatico. Ne seguì una cruenta battaglia in cui vennero distrutte abitazioni ed uccise numerose persone, tra cui Antonio Cantulus, capo della comunità di Aviatico. Il luogo dove si svolsero gli eventi prese il nome da quella stessa persona, tanto che ancora oggi la località, posta tra i due comuni, è nota con il nome Cantul.

La Serenissima Repubblica di Venezia

Alla definitiva pacificazione si arrivò pochi anni più tardi grazie all’avvento della Repubblica di Venezia, avvenuta formalmente nel 1428, che diede il via ad un periodo di tranquillità in cui l’intera zona riprese a prosperare, anche grazie alla diminuzione della pressione fiscale ed alla maggiore autonomia. Vi fu nuovo impulso per l’agricoltura e l’allevamento, che garantì un ulteriore sviluppo dei commerci della lana prodotta con le zone dei fondovalle. In tutti i documenti del tempo, il territorio di pertinenza della città era limitato solamente al centro abitato, mentre le zone limitrofe erano indicate come appartenenti ora al comune di Nembro (statuti del XIV e del XVI secolo), ora a quello di Costa Serina (relazione del 1596 del capitano della Serenissima Giovanni Da Lezze). Soltanto negli ultimi anni della dominazione veneta, indicativamente nel 1766, il paese si emancipò dal capoluogo orobico ergendosi a comune autonomo. In quegli anni sull’altipiano vennero censiti 330 abitanti che vivevano di pastorizia ed agricoltura, quest’ultima pratica ulteriormente favorita dall’introduzione, suggerita da uno svizzero, della coltura della patata, molto prima che questa venisse applicata su vasta scala.

Dall’avvento di Napoleone fino ai giorni nostri

I decenni compresi tra la fine del XVIII secolo e la metà del XIX videro alternarsi la dominazione francese della napoleonica Repubblica Cisalpina a quella austriaca del Regno Lombardo-Veneto ed infine il Regno d’Italia, senza che si verificassero situazioni di rilievo, nemmeno in ambito amministrativo, con i confini che rimasero immutati fino ai giorni nostri.

La funivia Albino-Selvino, con la sottostante valle dell’Albina

Soltanto durante il Risorgimento italiano, nel paese si vissero momenti particolari, con i sentimenti patriottici risvegliati dalla presenza di Daniele Piccinini, capitano nella Spedizione dei Mille. Originario del vicino paese di Pradalunga, trascorreva molto tempo nella sua casa di campagna nei pressi del colle del Botto, ospitandovi personaggi quali Benedetto Cairoli, Vittore Tasca, Luigi Dall’Ovo, Francesco Cucchi e Cesare Abba, che legarono il proprio nome alle vicende che portarono all’indipendenza dell’Italia.

Al termine della seconda guerra mondiale, Selvino balzò agli onori delle cronache per aver ospitato, presso l’ex colonia fascista denominata Sciesopoli[5] che prende il suo nome dall’eroe Amatore Sciesa, circa ottocento bambini ebrei sopravvissuti agli orrori dei campi di sterminio nazisti, in attesa che venissero indirizzati nella costituenda nazione di Israele. Questa esperienza, raccontata in un libro di Aharon Megged, Il viaggio verso la Terra Promessa. La storia dei bambini di Selvino, ha portato Selvino a gemellarsi nel 1996, a cinquant’anni da quegli eventi, con il kibbutz di Tzeelim, fondato da un gruppo di quei bambini.

In tempi recenti, in particolar modo nella seconda metà del XX secolo, il paese ha conosciuto un notevole sviluppo edilizio dovuto ad un boom del turismo, che ha portato Selvino ad essere una delle stazioni climatiche più affollate delle Orobie. A tal riguardo, è stata determinante la costruzione della funivia per Albino, inaugurata nel 1958.

Numerose sono le iniziative volte all’incremento del turismo stesso, sia durante il periodo estivo che in quello invernale, che tendono a valorizzare il territorio comunale, ricco di itinerari naturalistici, ma anche di un centro con numerosi hotel, ristoranti e negozi.

Questa condizione ha garantito a Selvino, in controtendenza rispetto alla quasi totalità dei borghi montani, di aumentare costantemente nel corso dei decenni il proprio numero di residenti.

Monumenti e luoghi d’interesse

La chiesa parrocchiale di san Filippo e Giacomo

In ambito artistico ed architettonico il luogo più importante è il Santuario della Madonna di Perello. Posto sulle pendici dell’omonimo monte, sulla strada che da Selvino porta alla Valle Serina, pur appartenendo amministrativamente al territorio di Algua, è da sempre considerato il principale edificio di culto della zona.

Anticamente denominato Oratorio della Beata Vergine Maria ed Elisabetta nel Bosco del Perello e collocato in mezzo ai boschi, fu edificato nel XVI secolo in un luogo in cui la leggenda vuole che ad un contadino locale apparve per quattro volte la Madonna (o Santa Elisabetta) chiedendo la costruzione di una chiesa.

La struttura è costituita da tre chiese quasi sovrapposte, un campanile e locali per ospitare i pellegrini. All’interno si trovano affreschi del XVI secolo.

Sempre in ambito religioso merita menzione anche la chiesa parrocchiale, dedicata ai santi Filippo e Giacomo. Edificata nel corso del XVIII secolo e poi rifatta nei primi decenni del XX secolo, presenta interessanti opere pittoriche databili tra il XVIed il XVIII secolo, con un’interessante croce in rame argentato quattrocentesca.

Degne di nota sono anche la chiesa santa Maria della Salute, di recente costruzione, ed il Santuario della Madonna della Neve.

Selvino è noto anche per via dei numerosi cristalli di quarzo presenti sul territorio, rinvenibili nello strato roccioso risalente all’età quaternaria che ricopre le rocce mesozoiche (principalmente Dolomia Principale e Calcari marnosi), descritti anche dagli storici Celestino Colleoni[6], Mario Muzio[7] e Giovanni Maironi da Ponte[8].

Storicamente rilevanti sono anche la villa Piccinini, dove soggiornò il garibaldino Daniele, attualmente adibita a caffetteria, e la villa Ardiani. In quest’ultima operò il celebre artistaGiacomo Manzù che, negli anni 1932 e 1933, vi dipinse numerosi temi quali la Mitologia, il Teatro, la Filosofia, la Musica, la Poesia, la Pittura, la Bellezza, l’Amore, la Maternità, i Frutti della terra ed il Mondo pastorale. Questi affreschi, sul finire del XX secolo, furono prima restaurati e poi traslati nella collezione della famiglia Ardiani, presso Milano.

Vi sono anche il Parco Roccolino e la pineta di Via Elvezia.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[9]

Persone legate a Selvino

  • Paoletta Magoni, ex sciatrice
  • Oscar Magoni, ex calciatore ed allenatore di calcio
  • Lara Magoni, ex sciatrice e dirigente sportiva
  • Daniele Piccinini, garibaldino
  • Daniela Ceccarelli, ex sciatrice
  • Enea Salmeggia, pittore
  • Andrea Locatelli, motociclista

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
16 novembre 199713 giugno 1999Daniele Grigislista civicasindaco
13 giugno 199913 giugno 2004Giulio Tiraboschilista civicasindaco
14 giugno 20047 giugno 2009Carmelo Ghilardilista civicasindaco
8 giugno 200925 maggio 2014Carmelo Ghilardilista civicasindaco
26 maggio 2014in caricaDiego Bertocchilista civica Selvino in comunesindaco

Sport

Le vecchie piste da sci, sulle pendici del monte Purito, ora utilizzate come scuola di sci per bambini

Il paese, ormai considerato una delle stazioni climatiche più frequentate della provincia di Bergamo, offre una serie di servizi volti a incentivare l’industria del turismo. Oltre al centro del nucleo abitativo, corredato da numerose attività commerciali quali negozi ed hotel, vi sono parchi pubblici, aree verdi e spazi dove svolgere attività sportive quali nuoto, tennis, minigolf, ma anche la scuola di sci in inverno. In tale ambito è in fase di studio un ambizioso progetto che vorrebbe realizzare uno ”Ski-dome”, una struttura al coperto dove poter praticare le discipline invernali per tutto l’anno[10]. Completamente interrato, sarebbe il primo in Italia, con la pista da sci indoor più lunga del mondo[11].

Nell’ambito sciistico, molto attivo è il locale sci club, che ha visto militare tra le proprie file atleti di primo livello tra cui Debora Compagnoni, Daniela Zini, Daniela Ceccarelli ed i fratelli Giancarlo, Norman, Sergio, e Thomas Bergamelli, ma anche e soprattutto le selvinesi Lara e Paola Magoni, quest’ultima vincitrice della medaglia d’oro nello slalom speciale dei Giochi olimpici invernali svoltesi a Sarajevo nel 1984.

Il nome di Selvino è inoltre ben conosciuto anche in ambito ciclistico: rinomata infatti è la salita, lunga 10.5 chilometri, che sale dal paese di Nembro. Meta di numerosi appassionati e cicloamatori, è stata teatro di due arrivi di tappa al Giro d’Italia, nel 1988 (dodicesima tappa, vinta dallo statunitense Andrew Hampsten) e nel 1995 (diciassettesima tappa, una cronometro individuale vinta dallo svizzero Tony Rominger).

A questo si aggiungono le iniziative che, soprattutto nel periodo estivo, caratterizzano la vita del paese e coinvolgono tanto le famiglie quanto i più piccoli.

Numerose sono inoltre le opportunità offerte a coloro che volessero trascorrere un po’ del proprio tempo nel verde, con numerosi sentieri che si diramano verso le zone limitrofe ed i fondovalle. Oltre alle più semplici passeggiate ai margini dell’abitato, su tutte quelle verso Salmezza ed il Perello, nonché il periplo del monte Purito, vi sono molti altri itinerari contrassegnati da relativo segnavia del CAI. Tra questi il numero 514, che si inoltra nella valle del Cantor fino al santuario del Perello; il 515 ed il 536, che raggiungono rispettivamente Albino e Trevasco (frazione di Nembro) passando dal Pià della Luera ed il monte Cereto; il 533, con il quale si sale a Salmezza e ci si può spingere fino al Canto Basso ed alla Maresana; il 535 ed il 537 , che arrivano fino a Lonno ed infine il 550 che, sottostante alla funivia Albino-Selvino, solca la valle dell’Albina ricalcando il percorso un tempo utilizzato dalla via Mercatorum.

www.valseriana.eu/it/scopri-la-valseriana/localita-e-aree/altopiano-di-selvino-aviatico

Il cielo a portata di mano! A mille metri di altezza, nel cuore delle Prealpi orobiche, ecco l’Altipiano di Selvino e Aviatico. La sua fama nasce dal meraviglioso paesaggio naturale, dalla tradizione dell’ospitalità, dall’efficienza dei servizi e dalle moderne strutture sportive, così come dall’offerta di eventi e manifestazioni che costellano ogni periodo dell’anno, sempre capaci di esaudire i desideri di chi cerca la vacanza a 360 gradi o un week end dal sapore unico.
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Guarda il video di presentazione su youtube!

http://www.comunediselvino.it/  sito istituzionale
Aviatico
comune
Aviatico – StemmaAviatico – Bandiera
Aviatico – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoMichele Villarboito dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate45°48′02″N 9°46′16″ECoordinate: 45°48′02″N 9°46′16″E (Mappa)
Altitudine1.022 m s.l.m.
Superficie8,49 km²
Abitanti525[1] (31-12-2010)
Densità61,84 ab./km²
FrazioniAma, Amora, Ganda
Comuni confinantiAlbino, Algua, Costa Serina,Gazzaniga, Selvino
Altre informazioni
Cod. postale24020
Prefisso035
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016015
Cod. catastaleA517
TargaBG
Cl. sismicazona 3 (sismicità bassa)
Cl. climaticazona F, 3 521 GG[2]
Nome abitantiaviatichesi
Patronosan Giovanni Battista
Giorno festivo24 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia

Aviatico
Aviatico
Posizione del comune di Aviatico nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Aviatico nella provincia di Bergamo

Aviatico (Aviàdech in dialetto bergamasco[3]) è un comune italiano di 515 abitanti[4] della provincia di Bergamo in Lombardia. Posto sull’altipiano, che condivide con Selvino, che sovrasta la val Seriana, si trova a circa 24 chilometri a nord-est del capoluogo orobico.

Territorio

Il monte Cornagera con la frazione Amora

Il territorio di Aviatico è situato ad un’altezza di circa 1.020 m s.l.m. sulle pendici occidentali dei monti Cornagera e Poieto.

Leggermente più elevato rispetto all’altopiano di Selvino, comprende nel proprio territorio le frazioni di Ama, Amora e Ganda. Nonostante geograficamente e storicamente sia considerato parte della val Seriana, il capoluogo orograficamente ricade nella val Serina, tributaria della val Brembana, mentre solo le frazioni sono incluse nell’impluvio seriano.

I limiti comunali sono dati a Nord dalla Forca, piccolo valico tra i monti Cornagera e la cresta del monte Suchello, mentre a Nord-Est confina con laval de Gru e la parte della val Vertova ricadente nel comune di Gazzaniga. La porzione orientale è invece occupata dalla frazione di Ganda, a sua volta posta alla sommità della piccola valle del Rovaro, delimitata dai crinali del monte Ganda e Rena, delimitazioni naturali con i territori di Gazzaniga eComenduno. A Sud-Ovest la linea prosegue a mezzacosta dalle pendici dei monti Rena fino a quelle del monte Nigromo, tratto entro il quale si incontrano Amora ed Ama. Ad Ovest si trova invece Selvino con il suo altopiano, mentre in direzione Nord-Ovest la divisione amministrativa è con Rigosa, frazione di Algua, e con Costa Serina.

Per ciò che concerne l’idrografia, non sono molti i corsi d’acqua che attraversano il territorio comunale. Si tratta per lo più di piccoli torrenti che raccolgono le acque in eccesso provenienti dai monti circostanti, e si sviluppano poi nel fondovalle seriano. Tra questi vi sono il Rovaro, l’Albina ed il Valgua.

Per quanto riguarda la viabilità interna, il paese ha una rete stradale ordinaria molto semplice, con tre vie che si uniscono nei pressi del centro abitato del capoluogo. La prima, la strada provinciale SP30, proviene da Serina e Trafficanti, frazione di Costa Serina; la seconda, la SP36 arriva da Selvino, mentre la terza, identificabile con la sigla SP 41, collega il capoluogo con le tre frazioni per proseguire poi verso Orezzo, frazione di Gazzaniga, e la bassa valle Seriana.

Cenni storici

Dalla preistoria ai primi insediamenti

La valle del torrente Albina, dove sono stati rinvenuti resti di frequentazioni primitive

L’origine della presenza umana sul territorio comunale è da far risalire alla preistoria, come si può evincere da numerosi ritrovamenti rinvenuti in alcune cavità naturali, nelle quali si svilupparono alcuni tra i primi gruppi sedentari della valle Seriana.

Tra queste grotte vi sono quelle conosciute con il nome di Bus de Scabla e Paradiso degli asini che, situate nella valle dell’Albina (vicine al confine con Albino, a monte della località di Petello), hanno portato alla luce segni riferibili all’età del bronzo finale (cocci di vasi in terracotta) e sepolture dell’età del rame.

Tumulazioni coeve sono state rinvenute anche nella grotta Corna Altezza, anch’essa situata in posizione elevata nella piccola valle del Rovaro (nei pressi del confine con Gazzaniga ed Albino), vicino alla frazione di Ganda, unitamente a resti di animali quali volpi, marmotte e orsi (l’Ursus spelaeus).

I primi insediamenti stabili risalirebbero invece al VI secolo a.C., quando nella zona si stabilirono popolazioni di origine ligure, dedite alla pastorizia, tra cui gli Orobi. Ad essi si aggiunsero ed integrarono, a partire dal V secolo a.C., le popolazioni di ceppo celtico, tra cui i Galli Cenomani. Si trattava di nuclei autonomi tra loro, che mantenevano un isolamento pressoché totale rispetto a quelli collocati nelle vicinanze.

La dominazione romana

La chiesa parrocchiale di Aviatico, dedicata a san Giovanni Battista

La condizione mutò con l’arrivo dei Romani che, dopo aver avviato una prima opera di urbanizzazione, permise al borgo di uscire dal suo isolamento grazie alla costruzione di piccole vie di comunicazione quali sentieri e mulattiere.

Anche l’etimologia sarebbe da ricondurre a quel periodo. Nonostante a tal riguardo non esista un’uniformità di pensiero tra i vari storici, si presume che essa abbia origine daviaticum, cioè “ristoro per il viaggio”.

Infatti il paese si trovava in una posizione di passaggio per i viandanti che volevano spostarsi tra le valli Seriana e Brembana, passaggio che col passare dei secoli acquisì sempre più importanza fino ad avere rilevanza extra-territoriale.

Tale convinzione è propria anche dello storico Reginone anche se, nella Cronistorum de’ Bèrgheim ne indica una differente matrice, derivante dal celtico Aviutum, traducibile nel latino viator transit. Un’altra interpretazione, perorata da Bortolo Belotti, dal Mazzi e dall’Olivieri, vorrebbe invece far risalire l’origine del nome dal gentilizio romano Avius o Avillius.

Non è tuttavia da escludere che questa possa essere riconducibile ad un periodo più antico, dal momento che lo storico latino Plinio il Vecchio già nel I secolo identificava il nucleo abitativo con il nome di Avium, di probabile matrice ligure (riconducibile quindi agli Orobi) stante ad indicare la presenza di uccelli rapaci[5].

Il Medioevo

La cappelletta nei pressi della Forca, a ricordo dei fatti del 1185

Con l’arrivo dei Franchi, avvenuto verso la fine dell’VIII secolo, il territorio venne sottoposto al sistema feudale. A tal riguardo nel 973, mediante un atto redatto dall’imperatore Ottone II di Sassonia, il paese, al pari di gran parte della valle, venne infeudato al vescovo di Bergamo. Alcune cronache del tempo, tra la realtà e la fantasia, indicano che verso il termine dell’anno 999, alcuni residenti del borgo abbandonarono le proprie abitazioni per via della grande paura derivante dall’avvento dell’anno 1000, rifugiandosi in luoghi riparati quali le grotte presenti sui monti circostanti. Al loro ritorno alcuni di loro, trovate le abitazioni completamente depredate, lasciarono il borgo andando a fondare altri nuclei abitativi, ovvero le attuali frazioni di Ama, Amora e Ganda.

Nel Basso Medioevo le condizioni migliorarono notevolmente, dal momento che furono disboscate intere zone sulle pendici dei monti circostanti, furono bonificati terreni ed introdotte nuovo colture, nonché ampliati e migliorati i sentieri limitrofi, che divennero utilizzabili da carri e bestiame fino al fondovalle. In breve si svilupparono notevoli traffici, di viandanti e commercianti, lungo quella che in breve avrebbe acquisito il nome di via Mercatorum. Considerata una delle principali vie per il commercio tra le valli bergamasche, permetteva il passaggio di persone e merci dirette verso la val Brembana, in quei tempi difficilmente raggiungibile utilizzando gli impervi sentieri del fondovalle brembano.

Questa strada lastricata, che ebbe il suo massimo splendore nei secoli compresi tra il XII ed il XVI, si sviluppava dalla città di Bergamo, arrivava a Nembro e saliva a Salmezza, da cui i traffici proseguivano verso l’altipiano di Selvino ed Aviatico (raggiungibile anche da una via alternativa passante dal paese di Albino) per raggiungere poi Trafficanti (frazione di Costa Serina), ed infine Serina. In seguito all’inaugurazione della via Priula, che dal 1597 aprì una via alternativa nel fondovalle brembano, il borgo risentì di un isolamento che si protrasse per secoli.

Il monte Cornagera, luogo di rifugio per gli abitanti nei momenti di calamità

In ambito demografico, negli anni compresi tra il 1173 ed il 1175, ad Aviatico si verificò un aumento della popolazione causato dall’immigrazione di alcune persone residenti presso il monte Purito, di competenza territoriale di Selvino. Questi, non accettando la delibera secondo la quale il loro paese sarebbe passato nei possedimenti della città di Bergamo, si trasferirono quindi in alcune baite utilizzate saltuariamente da pastori nomadi.

Nemmeno dieci anni più tardi, il 22 giugno 1185, il paese venne assalito da un’orda di banditi che mise a soqquadro l’abitato. Non trovando sufficienti beni da depredare a causa della povertà degli abitanti, presero in ostaggio alcune ragazze del villaggio. Si verificò allora la reazione degli abitanti, che raggiunsero i delinquenti e li affrontarono in una vera e propria battaglia svoltasi nei pressi della Forca di Aviatico, riuscendo a liberare le prigioniere. Qualche anno più tardi in quei luoghi fu innalzata una cappelletta, dedicata alla Madre del Buon Consiglio a ricordo di quegli eventi.

Nel frattempo a livello amministrativo si era verificata l’emancipazione comunale dei paesi della valle, tra cui quindi anche Aviatico, dal giogo feudale della curia bergamasca. Questo fu reso possibile anche grazie alla sinergia creatasi tra le varie comunità, che permise di istituire nel XIII secolo il Comune Maggiore di Albino, comprendente anche numerose comunità del fondovalle.

Gli eventi infausti non erano tuttavia finiti, dal momento che ben presto cominciarono ad emergere le diatribe tra le fazioni guelfa, per la quale era schierata la maggior parte degli abitanti di Aviatico, e ghibellina. Il livello di recrudescenza raggiunse l’apice il 26 maggio 1344, quando i reggenti del vicino borgo di Selvino cercarono di sopraffare quelli di Aviatico. Ne seguì una cruenta battaglia in cui vennero distrutte abitazioni ed uccise numerose persone, tra cui Antonio Cantulus, capo della comunità di Aviatico. Il luogo dove si svolsero gli eventi prese il nome da quella stessa persona, tanto che ancora oggi la località è nota con il nome Cantul.

In seguito a questo gli abitanti decisero quindi di dotarsi di una struttura difensiva, al fine di poter meglio contrastare nuove eventuali incursioni. Questa, dotata anche di una torre, venne edificata verso il 1370 presso il colle Botto, a metà strada tra Cantul e la frazione di Ama.

La Serenissima Repubblica di Venezia

Alla definitiva pacificazione si arrivò pochi anni più tardi grazie all’avvento della Repubblica di Venezia, avvenuta formalmente nel 1427, in seguito alla richiesta di sottomissione avanzata dai consoli di Aviatico.

La Serenissima diede il via ad un periodo di tranquillità in cui l’intera zona riprese a prosperare, anche grazie alla diminuzione della pressione fiscale ed alla maggiore autonomia. Si svilupparono ulteriormente i commerci, specialmente della lana prodotta e trasportata alle industrie laniere della val Gandino, e vi fu nuovo impulso per l’agricoltura e l’allevamento. Un violento scossone alla tranquillità della popolazione venne dalla violenta epidemia di peste di manzoniana memoria, che tra il 1629 ed il 1631 dimezzò il numero degli abitanti. Coloro che trovarono scampo al morbo, che per gran parte aveva trovato rifugio tra i torrioni e le grotte della Cornagera, decisero di edificare un santuario sul crinale della costa, dedicato a san Rocco, a fianco del quale vennero sepolti i morti causati dalla pestilenza.

A livello amministrativo, come riportato nella relazione stilata dal comandante della Serenissima Giovanni Da Lezze, nel 1593 Aviatico risultava essere dipendente dal comune diDesenzano, mentre le frazioni Ama ed Amora inscritte nel perimetro territoriale di Albino, con Ganda divisa tra le due entità. L’autonomia arrivò il 6 luglio 1653 dopo aver ottenuto lo status di “contrada esterna” del Comune Maggiore di Albino. Lo status di contrada esterna diede tuttavia qualche problema di interpretazione dal momento che in documenti del XVIII secolo Aviatico viene indicato talvolta come autonomo, talvolta come assoggettato ad Albino.

Dall’avvento di Napoleone fino ai giorni nostri

La bidovia sul monte Poieto, attivata nel XX secolo

L’arrivo della napoleonica Repubblica Cisalpina, che nel 1797 subentrò alla Repubblica di Venezia, portò una serie di riorganizzazioni territoriali in un breve lasso di tempo. Dapprima autonomo con la pertinenza soltanto del territorio censuario, nel1798 Aviatico acquisì i borghi di Ama ed Amora, con Ganda che venne aggregato nel 1805. Quattro anni più tardi invece tutto il comune venne inglobato nel territorio di Albino. La dominazione francese fu malvista da parte di numerosi abitanti, dal momento che le cronache riportano di continue perquisizioni ed arresti tra i presunti cospiratori. A tal riguardo il comandante della guarnigione militare posta a Bergamo decise l’invio nel paese di una guarnigione di cavalleria al fine di reprimere eventuali rivolte.

In seguito alla Restaurazione del 1816, l’intera regione passò all’austriaco Regno Lombardo-Veneto, che definì nuovamente i confini ripristinando l’autonomia di Aviatico, in quella che è l’attuale configurazione territoriale. I decenni seguenti, con il paese che nel 1859 entrò a far parte del Regno d’Italia, non videro episodi di rilievo, con gli abitanti dediti a condurre una vita umile ma dignitosa, che tuttavia spesso obbligava a scegliere la via dell’emigrazione.

Si verificò quindi una progressiva diminuzione della popolazione che, dopo aver raggiunto le 877 unità rilevate nel censimento del1921, scese fino alle 514 del 1971. Nella seconda parte del XX secolo il trend demografico negativo fu arrestato dallo sviluppo dell’industria del turismo che, grazie alla presenza di itinerari naturalistici ed alla tranquillità del posto, che ha comportato un forte sviluppo edilizio ed ha permesso nuove opportunità ai residenti.

Monumenti e luoghi d’interesse

Il santuario di san Rocco

Tra gli itinerari naturalistici vi sono i monti Poieto e Cornagera, che sovrastano l’abitato. Il primo presenta itinerari alla portata di tutti, con un dislivello limitato, comunque superabile mediante l’utilizzo della bidonvia che, un tempo utilizzata per la pratica dello sci alpino, conduce fino alla sommità, su cui è posto anche un rifugio, da cui è possibile godere di una visuale sulla bassa val Seriana e la val Gandino. La seconda è invece adatta ad un’utenza più esperta, con sentieri che si sviluppano tra forre e guglie, offrendo la possibilità di compiere arrampicate anche di elevata difficoltà.

Tra le altre tracce, sono da segnalare anche quelle contrassegnate con il segnavia del C.A.I. numero 519 (dal Poieto alla Forca, incrocio di più sentieri a nord del paese frequentato per la presenza di un laghetto artificiale, fino al monte Suchello), numero 521 (dal Poieto alla Cornagera fino al borgo di Ganda, da cui si scende sul fondovalle seriano presso Rova), numero 522 (da Ganda ad Orezzo tramite la “valle di Platz”), 537 (dalla località “Cantul” ad Ama, poi Amora fino a Bondo Petello) e 538 (da Ganda al “Col del Batès” fino a Comenduno).

In ambito architettonico merita menzione la chiesa parrocchiale, dedicata a san Giovanni Battista, che sovrasta il centro abitato. Edificata al termine del XIII secolo ed inizialmente intitolata alla Madre di Dio, ha subìto numerosi rifacimenti e ristrutturazioni nel corso dei secoli che l’hanno portata alle attuali dimensioni. Originariamente inclusa nella pieve di Nembro, ma in seguito inserita nella vicaria di Selvino, custodisce al proprio interno dipinti di Giovan Battista Moroni (“san Francesco di Assisi”), di Giuseppe Orelli (“Battesimo di Gesù”), di Antonio Cifrondi e del Querena.

Poco distante, nei pressi del crinale della costa, si trova la chiesetta di san Rocco. Edificata in seguito ad un voto fatto dagli abitanti durante l’epidemia di peste del 1630, venne collocata nei pressi del cimitero. Ampliata nel corso del XX secolo, presenta affreschi di angeli e santi ed un dipinto del Cifrondi.

Inoltre, alle pendici del Poieto, si dirama un incrocio di sentieri noto come Forca d’Aviatico, da cui partono sei percorsi diretti a paesi e montagne vicini. Vi si trova un laghetto artificiale.

Degne di nota sono anche la chiesetta della “Madonna della neve”, posta alla sommità del monte Poieto, ma anche le chiese delle tre frazioni. Ad Ama è difatti presente la secentesca chiesa dedicata a San Salvatore ed alla Trasfigurazione, ad Amora la parrocchiale di san Bernardino da Siena ed a Ganda quella di santa Maria Assunta.

Simboli

I simboli del comune sono lo stemma e il gonfalone concessi con D.P.R. 11 maggio 1972.

Blasonatura stemma:

« D’azzurro, all’albero al naturale nodrito su di un monte di sei cime d’oro (3,2,1) sostenente tre uccelli di nero; il tutto sinistrato da un cervo saliente d’argento. Ornamenti esteriori da comune. »
(D.P.R. 11 maggio 1972)

Blasonatura gonfalone:

« Drappo troncato, di giallo e d’azzurro, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma sotto descritto con la iscrizione centrata in argento: comune di Aviatico. »
(D.P.R. 11 maggio 1972)

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[6]

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
27 aprile 199729 novembre 1998Vasco Olivierilista civicaSindaco
29 novembre 199827 maggio 2003Vasco Olivierilista civicaSindaco
27 maggio 200314 aprile 2008Anselmo Stefano Dentellalista civicaSindaco
15 aprile 200826 maggio 2013Anselmo Stefano Dentellalista civica “Insieme per il futuro”Sindaco
27 maggio 2013in caricaMichele VillarboitoLista civica “Insieme per il futuro”SindacoSindaco

http://www.comunediaviatico.it/00home/00home.html  sito istituzionale

Informazioni su diego80 (1904 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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