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EGITTO. I mille Regeni di cui non si parla

 

Espresso 1 aprile 2016  

A marzo in Egitto sono sparite forzatamente 105 persone. Dieci di loro dopo essere state ufficialmente rilasciate dalla procura. I casi di tortura sono stati sessanta, due al giorno. Quelli di violenza da parte delle forze dell’ordine 43. In sei, tra cui due bambini, sono stati giustiziati subito dopo l’arresto. Altre sei sono morti nei luoghi di detenzione. Sono questi i numeri dell’archivio dell’oppressione. A renderli noti è il centro di riabilitazione per le vittime di violenza e torture, El Nadeem .

La copertina è dedicata a Giulio Regeni. Per non dimenticarlo e perché rappresenta tutti gli altri. La sua voce è arrivata dove non hanno potuto le centinaia soffocate nei commissariati del regime. Ed è una chiara risposta al governo che continua a considerarlo un “caso isolato”. Perché di casi, solo nell’ultimo mese, ce ne sono stati 105. A febbraio 155. E’ un bollettino di guerra.

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Nemmeno i bambini si salvano. Tra quelli uccisi subito dopo l’arresto ce ne sono due, di dodici e tredici anni. Fermati dai militari nella zona del Sinai, il 7 marzo scorso. Giustiziati e gettati come spazzatura sul ciglio della strada. Accusati di essere terroristi. Due giorni dopo, a nord del Cairo, un commerciante ha commesso il fatale errore di tagliare la strada a un ispettore di polizia. La discussione che ne è nata ha portato l’agente a sparare al malcapitato. E’ morto poche ore dopo in ospedale.

Nella stazione della metropolitana di Bohooth, quella frequentata molto anche da Giulio, una guardia ha invece picchiato a morte un giovane. La sua colpa è stata quella di rifiutare un’ingiusta perquisizione. Il referto medico presentato alla madre indica decesso per cause naturali.

Naturalmente nell’elenco c’è anche la banda accusata di sequestrare e rapinare gli stranieri. Quella legata, secondo l’ultimo tentativo di depistaggio da parte degli Interni, anche al caso Regeni. In cinque a bordo di un minivan crivellato di colpi dai militari. Nessuno ne è uscito vivo. Lo zio dell’autista continua a giurare che il nipote ucciso non ha mai passato nemmeno una notte in cella. Era uno studente universitario che ogni tanto dava una mano nella guida del mezzo.

Per sostenere una menzogna eccessiva, se ne inventano sempre altre. Ma un castello così è destinato a crollare

Di certo chi viene arrestato non può dirsi salvo. Sono sei i detenuti, in custodia cautelare, morti perché non hanno ricevuto le cure mediche necessarie. Sessanta invece quelli torturati. Ed è proprio nei commissariati che si verificano più casi di sparizioni. Ma si può essere fermati anche nelle procure, davanti a casa o sul posto di lavoro.

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I parenti del ricercatore torturato e ucciso in Egitto parlano in una conferenza stampa al Senato. E chiedono un intervento forte del governo se nel prossimo incontro del 5 aprile non ci saranno passi avanti. “Abbiamo una foto che mostra le torture su di lui. Speriamo non serva usarla per richiamare l’attenzione”

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