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Calciopoli – Dopo 10 anni una ferita ancora aperta

Non si placa ancora adesso la ferita per lo scandalo che ha avvolto il calcio italiano 10 anni fa, il famoso Calciopoli che vide coinvolte diverse società italiane, anche se in maggior modo la Juventus, che pagò con la revoca degli ultimi due scudetti conquistati e con la retrocessione in serie B, con l’assegnazione all’Inter terza classificata del titolo sportivo 2005/2006,  con conseguente rivendicazione dei tifosi e della stessa società bianconera, che ritengono quel processo svolto troppo frettolosamente e ritengono ufficiali comunque quegli scudetti, aggiungendoli alla propria cronologia, anche alla luce del successivo processo del 2011, che vide coinvolta anche la società nerazzurra, ma salvata dalla prescrizione. Oltre ai bianconeri, anche Milan, Lazio, Fiorentina e Reggina in serie A ed Arezzo in serie B furono coinvolte e penalizzate, e diversi dirigenti ed arbitri squalificati o addirittura radiati. Riviviamo quei turbolenti giorni grazie a wikipedia

Con il termine Calciopoli si vuole indicare uno scandalo che ha investito il calcio italiano nel 2006, coinvolgendo diverse società professionistiche fra le più importanti e numerosi dirigenti sia delle stesse società sia dei principali organi calcistici italiani (Federazione Italiana Giuoco Calcio, Lega Nazionale Professionisti, Associazione Italiana Arbitri), oltre ad alcuni arbitri e assistenti. In ordine di tempo si è trattato del terzo grande scandalo nella storia del calcio italiano, dopo i due scandali relativi alle scommesse del 1980 e del 1986. Successivamente nel 2011 ci fu un ulteriore scandalo, mediaticamente soprannominato Scommessopoli.

Le prime avvisaglie di Calciopoli emersero nel 2005 mediante alcune indiscrezioni di stampa relative a indagini sul calcio condotte dalla Procura di Torino. L’inchiesta, denominataOffside e condotta dal Procuratore Raffaele Guariniello (già noto per precedenti indagini sul mondo del calcio), si era chiusa con l’archiviazione (per l’inesistenza di situazioni penalmente rilevanti) ma anche col contestuale invio di materiale, ritenuto rilevante sul piano disciplinare, alla FIGC. Le indiscrezioni di stampa si moltiplicarono nella primavera del 2006 e infine lo scandalo venne alla luce con la pubblicazione delle prime intercettazioni telefoniche a partire dal 2 maggio 2006, ossia a pochi giorni dalla conclusione della stagione calcistica 2005-2006 (anche se quelle intercettazioni, nate da interessi privati ai fini di «spionaggio industriale», in realtà erano tutte relative alla stagione 2004-2005). Lo scandalo fu battezzato dagli organi di informazione in vari modi, ma alla fine è storicamente prevalso il termine Calciopoli per analogia con Tangentopoli (laddove in quel caso a reggere l’espressione era il termine tangente e -polis, riferendosi originariamente a Milano come “città delle tangenti”).

Prime conseguenze dello scandalo

Nel giro di pochi giorni arrivarono le dimissioni del presidente della FIGC Franco Carraro, di uno dei suoi vice, Innocenzo Mazzini, del presidente dell’AIA Tullio Lanese e dei due principali dirigenti della Juventus, il direttore generale Luciano Moggi e l’amministratore delegato Antonio Giraudo (seguite poi da quelle dell’intero consiglio d’amministrazione della società torinese). Dopo essere stato deferito dalla Procura Federale, si dimise anche il presidente della Lega Calcio Adriano Galliani. Il Comitato Olimpico Nazionale Italianodecise di commissariare la Federcalcio, nominando l’avvocato Guido Rossi come commissario.

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Guido Rossi, commissario straordinario della Figc

Indagini e procedimenti disciplinari

Le indagini da parte del Procuratore Federale Stefano Palazzi, relativamente al primo e più importante filone (coinvolgente le società che nella classifica del Campionato Italiano di Serie A 2005-2006 erano in posizione utile per la qualificazione alle coppe europee 2006-2007), si conclusero alla fine di giugno 2006. Dal momento che i deferimenti avevano riguardato, oltre a esponenti della Lega Calcio, anche dirigenti federali ed esponenti dell’AIA, il processo sportivo di primo grado non poteva tenersi presso le rispettive Commissioni Disciplinari (all’epoca non esisteva ancora la CD nazionale) e fu pertanto svolto presso la Commissione d’Appello Federale (storico organo chiamato solitamente a decidere in secondo grado). Il procedimento d’appello, conseguentemente, fu tenuto presso la Corte Federale (organo che era solitamente chiamato in causa solo per vizi formali o per fornire pareri e interpretazioni). I due procedimenti si chiusero rispettivamente il 14 e il 25 luglio 2006, permettendo di stilare una classifica definitiva della Serie A 2005-2006, al netto delle penalizzazioni inflitte a Juventus, Milan, Fiorentina e Lazio, utilizzata per determinare i club italiani qualificati alla UEFA Champions League 2006-2007 e alla Coppa UEFA 2006-2007. Sulla base della medesima classifica, dopo aver sentito il parere di una commissione di tre saggi appositamente incaricata, il 26 luglio 2006 la FIGCemetteva un comunicato stampa in cui riconosceva all’Inter, prima classificata dopo le sanzioni inflitte a Juventus e Milan, il titolo di Campione d’Italia 2005-2006. Un secondo filone di indagini coinvolse due società minori, Reggina e Arezzo (quest’ultimo militante in Serie B all’epoca). I processi sportivi relativi a questo ulteriore filone si chiusero nel mese di agosto 2006.

Ricorsi

Successivamente e in tempi diversi (tra agosto 2006 e giugno 2007), furono discussi gli ulteriori ricorsi alla Camera di Conciliazione ed Arbitrato per lo Sport, organo istituito all’epoca presso il CONI. Falliti tutti i tentativi di conciliazione tra le parti, i vari lodi arbitrali consentirono a diversi tesserati “sconti” anche notevoli sui periodi di inibizione comminati dalla Corte Federale, mentre ad alcune società furono ridotte le penalizzazioni in classifica. Una sola società, l’Arezzo, tentò successivamente anche il ricorso alTribunale Amministrativo Regionale del Lazio. Il ricorso fu respinto, ma in questo modo i toscani violarono la clausola compromissoria che vieta il ricorso alla giustizia ordinaria. Il ricorso al TAR del Lazio era stato in un primo momento avanzato anche dalla Juventus, addirittura prima ancora dell’arbitrato, ma era stato poi ritirato.

Sanzioni finali

La società maggiormente colpita dalla giustizia sportiva fu proprio la Juventus: riconosciuta colpevole di «illecito associativo» – un termine allora non previsto dall’ordinamento giuridico sportivo italiano, ma che fu giudicato dalla Corte di Giustizia Federale come una violazione dell’articolo 6 dell’allora Codice di Giustizia Sportiva (riguardante ai casi di «illecito sportivo»)[1] –, le fu revocato il titolo de iure di campione d’Italia 2004-2005 e non le fu assegnato nemmeno quello 2005-2006 in quanto retrocessa d’ufficio all’ultimo posto in classifica – nonostante l’esito di quella stagione non sia mai stato discusso a livello sportivo e ordinario. La squadra scese così per la prima volta in Serie B, e dovette scontare anche un’ulteriore penalizzazione di 9 punti nella classifica del campionato italiano di Serie B 2006-2007. Penalizzazioni di varie entità furono inflitte anche a Fiorentina, Milan, Lazio, Reggina e Arezzo, da scontare in parte nel campionato di Serie A 2005-2006, e in parte in quello successivo. Fra i tesserati, le sanzioni più pesanti colpirono gli ex dirigenti bianconeri Luciano Moggi e Antonio Giraudo e l’ex vicepresidente federale Innocenzo Mazzini: per tutti e tre la massima pena, ossia cinque anni di inibizione con proposta di radiazione. Tale proposta fu successivamente accolta dagli organi competenti, trasformando di fatto la sanzione in una squalifica a vita.

Il processo penale

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Luciano Moggi

Il processo penale di primo grado su Calciopoli ebbe luogo tra il 2008 e il 2011 presso il tribunale di Napoli. Durante tale processo emersero, principalmente per opera dei difensori di Luciano Moggi, nuove intercettazioni telefoniche che non erano state considerate rilevanti nelle indagini del 2006. Dal momento che il nuovo materiale probatorio coinvolgeva fra gli altri i massimi dirigenti dell’Inter all’epoca dei fatti, ossia il presidente Giacinto Facchetti (scomparso nel 2006) e il patron Massimo Moratti (socio di riferimento del club e successore di Facchetti), la Juventus presentò nel maggio 2010 un esposto al CONI e alla FIGC chiedendo la revisione della decisione di assegnare ai nerazzurri il titolo di Campione d’Italia 2005-2006. Nel frattempo il Procuratore federale Stefano Palazzi aveva già avviato nuove indagini in proposito, che si chiusero nel giugno 2011 con la contestazione di violazioni delle norme di lealtà, correttezza e probità a diverse società e tesserati che non erano stati coinvolti nei processi sportivi del 2006. All’Inter, nella persona di Giacinto Facchetti, fu contestato l’illecito sportivo con accuse analoghe a quelle mosse a suo tempo alla Juventus. Tuttavia Palazzi stavolta non procedette ad alcun deferimento perché i fatti erano ormai caduti in prescrizione. La Federcalcio prese atto della relazione del Procuratore federale approvando a maggioranza una delibera del presidente Giancarlo Abete con cui il Consiglio Federale si dichiarava non competente sull’istanza presentata dalla Juventus. A nulla valse anche il successivo ricorso della società torinese al Tribunale Nazionale d’Arbitrato per lo Sport (organo che nel frattempo era stato istituito dal CONI in sostituzione della Camera di Conciliazione ed Arbitrato per lo Sport) in quanto anche il TNAS si dichiarò non competente in merito alla revoca dell’assegnazione dello scudetto. Le nuove intercettazioni, del resto, non ottennero effetto neanche nel processo penale di Napoli, che si concluse nel novembre 2011 con un sostanziale accoglimento dell’impianto accusatorio: furono inflitte pesanti condanne, in particolare, a Luciano Moggi e all’ex designatore Paolo Bergamo (mentre Antonio Giraudo era già stato condannato nel 2009 con rito abbreviato).

Dopo l’esito in primo grado del processo di Napoli e la dichiarazione di non competenza del TNAS, la Juventus presentò nel novembre 2011 un ricorso al TAR del Lazio contro la Federcalcio e l’Inter, chiedendo un risarcimento danni di circa 444 milioni di euro derivanti, secondo la tesi bianconera, dalla disparità di trattamento sui fatti di Calciopoli fra gli eventi del 2006 e quelli del 2011. Il club torinese sottolineava altresì come il processo di primo grado di Napoli avesse comunque escluso responsabilità della società sulle violazioni commesse dai propri dirigenti. Il ricorso al TAR suscitò reazioni piuttosto dure da parte del presidente della FIGC Abete e soprattutto del presidente del CONI Gianni Petrucci, alle quali il presidente juventino Andrea Agnelli rispose con la proposta al massimo dirigente dello sport italiano di convocare un tavolo di discussione per risolvere la questione. Per qualche settimana aleggiò la possibilità di una soluzione “pacifica” della querelle: Petrucci convocò il cosiddetto “tavolo della pace” per il 14 dicembre 2011. L’incontro si risolse tuttavia con un nulla di fatto: gli stessi Petrucci e Abete dovettero ammettere che le posizioni delle parti erano troppo distanti.

Le accuse

Le accuse rivolte ai molteplici imputati, tra cui spiccano i nomi di Luciano Moggi e Antonio Giraudo per la Juventus, dei fratelli Diego e Andrea Della Valle per la Fiorentina, di Claudio Lotito per la Lazio e di Pasquale Foti per la Reggina, spaziavano dalla violazione delle norme di lealtà, correttezza e probità sportiva (art. 1 del Codice di Giustizia Sportiva vigente all’epoca) all’illecito sportivo vero e proprio (art. 6 del CGS). Furono coinvolti nello scandalo anche i due designatori arbitrali della CAN A dell’epoca, cioè Pierluigi Pairetto e Paolo Bergamo, e diversi arbitri: Massimo De Santis, che avrebbe dovuto rappresentare l’Italia al Campionato mondiale di calcio 2006 (sostituito in seguito allo scandalo da Roberto Rosetti), Paolo Dondarini, Gianluca Paparesta, Paolo Bertini, Domenico Messina, Gianluca Rocchi, Paolo Tagliavento, Pasquale Rodomonti. Accusati anche i vertici della Federcalcio, precisamente il presidente Franco Carraro e il vicepresidente Innocenzo Mazzini, e il presidente dell’AIA Tullio Lanese.

Secondo l’accusa i dirigenti di società coinvolti intrattenevano rapporti con i designatori arbitrali atti a influenzare le designazioni per le partite delle proprie squadre in modo da ottenere arbitri considerati favorevoli. In questo erano spesso appoggiati o spalleggiati dagli esponenti della federazione coinvolti nell’inchiesta. Sempre secondo l’accusa era pratica comune inoltrare attraverso i designatori arbitrali o la FIGC recriminazioni e velate minacce nei confronti degli arbitri considerati non favorevoli.

Luciano Moggi risultò essere in contatto anche con giornalisti e opinionisti della TV e della carta stampata, come Aldo Biscardi e l’ex arbitro ed ex designatore Fabio Baldas(alcune telefonate evidenziano come Moggi suggerisse l’interpretazione degli episodi mostrati dalla moviola durante Il processo di Biscardi). Persino l’allora Ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, secondo le intercettazioni, avrebbe richiesto tramite Moggi favori arbitrali per la squadra del Sassari Torres, militante all’epoca in Serie C1. Oltre a Biscardi (La7) avevano regolari contatti telefonici con il dirigente juventino anche i giornalisti Tony Damascelli (Il Giornale), Guido D’Ubaldo (Corriere dello Sport), Franco Melli (Il Tempo e ospite a Il processo di Biscardi), Lamberto Sposini (TG5 e ospite a Il processo di Biscardi), Giorgio Tosatti (Raisport), Ignazio Scardina (Rai Sport) e Ciro Venerato (Rai Sport). La posizione di quasi tutti i cronisti sotto il profilo penale fu archiviata nel 2007, anche se molti di loro furono sospesi per qualche tempo dall’Ordine dei giornalisti (erano accusati di farsi consigliare da Moggi cosa dire in TV o cosa scrivere sui loro giornali). L’unico a essere indagato e processato per associazione a delinquere fu Ignazio Scardina, per altro poi assolto in primo grado dal tribunale di Napoli.

Intervenuto in TV alla trasmissione Matrix, condotta da Enrico Mentana, l’ex designatore Paolo Bergamo affermò che le telefonate a lui e al suo collega Pierluigi Pairetto da parte dei dirigenti delle diverse squadre erano molto frequenti. In particolare dichiarò di aver ricevuto spesso telefonate dai dirigenti dell’Inter, squadra a cui era stato assegnato a tavolino lo Scudetto 2005-2006. Bergamo disse anche di aver parlato più volte, durante la stagione calcistica 2003-2004, con l’allora allenatore della Roma, Fabio Capello, per concordare le designazioni delle gare dei giallorossi. La FIGC non ha considerato queste affermazioni valide perché venissero aperti nuovi filoni d’indagine, visto che non c’erano prove che potessero confermarle. Alcune intercettazioni riguardanti i dirigenti dell’Inter erano viceversa uscite, ma non furono giudicate rilevanti fino al 2010, quando furono portate al processo di Napoli dagli avvocati della difesa.

Insistenti voci, nel corso dello svolgimento delle indagini, hanno avanzato il timore che la possibile vittoria della Nazionale italiana al Campionato mondiale di calcio 2006 (poi effettivamente verificatasi) avrebbe potuto insabbiare la vicenda, magari portando a una sorta di amnistia come avvenuto per il Calcioscommesse del 1980 dopo la vittoria azzurra al Mundial 1982. L’allora Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport Giovanna Melandri scartò subito l’ipotesi amnistia, ma non mancarono forze politiche, come UDEURe Forza Italia, che invece provarono a promuovere l’idea.[2]

Le 19 partite di Serie A sotto inchiesta

Di seguito l’elenco delle 19 partite di Serie A sotto inchiesta[3]:

  • Reggina – Juventus 2-1 (6 novembre 2004)
    Arbitro: Paparesta
  • Lecce – Juventus 0-1 (14 novembre 2004)
    Arbitro: De Santis
  • Juventus – Lazio 2-1 (5 dicembre 2004)
    Arbitro: Dondarini
  • Fiorentina – Bologna 1-0 (5 dicembre 2004)
    Arbitro: De Santis
  • Bologna – Juventus 0-1 (12 dicembre 2004)
    Arbitro: Pieri
  • Juventus – Udinese 2-1 (13 febbraio 2005)
    Arbitro: Rodomonti
  • Chievo – Lazio 0-1 (20 febbraio 2005)
    Arbitro: Rocchi
  • Lazio – Parma 2-0 (27 febbraio 2005)
    Arbitro: Messina
  • Roma – Juventus 1-2 (5 marzo 2005)
    Arbitro: Racalbuto
  • Inter – Fiorentina 3-2 (20 marzo 2005)
    Arbitro: Bertini
  • Fiorentina – Juventus 3-3 (9 aprile 2005)
    Arbitro: Collina
  • Milan – Brescia 1-1 (10 aprile 2005)
    Arbitro: Rodomonti
  • Bologna – Lazio 1-2 (17 aprile 2005)
    Arbitro: Tagliavento
  • Siena – Milan 2-1 (17 aprile 2005)
    Arbitro: Collina
  • Milan – Chievo 1-0 (20 aprile 2005)
    Arbitro: Paparesta
  • Chievo – Fiorentina 1-2 (8 maggio 2005)
    Arbitro: Dondarini
  • Livorno – Siena 3-6 (8 maggio 2005)
    Arbitro: De Santis
  • Lazio – Fiorentina 1-1 (22 maggio 2005)
    Arbitro: Rosetti
  • Lecce – Parma 3-3 (29 maggio 2005)
    Arbitro: De Santis

Richieste d’accusa

Primo filone d’indagine

Richieste annunciate il 4 luglio 2006 nel processo sportivo di primo grado presso la CAF da parte del Procuratore Federale Stefano Palazzi;

Società
  • Juventus: esclusione dal campionato di competenza e assegnazione a una categoria inferiore alla Serie B con 6 punti di penalizzazione, revoca dello Scudetto 2004-2005, non assegnazione dello Scudetto 2005-2006.
  • Fiorentina: retrocessione in Serie B con 15 punti di penalizzazione.
  • Lazio: retrocessione in Serie B con 15 punti di penalizzazione.
  • Milan: retrocessione in Serie B con 3 punti di penalizzazione.
Dirigenti delle società
  • Antonio Giraudo (amministratore delegato Juventus): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Luciano Moggi (direttore generale Juventus): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Diego Della Valle (proprietario Fiorentina): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Andrea Della Valle (presidente Fiorentina): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Claudio Lotito (presidente Lazio): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Leonardo Meani (tesserato Milan): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Sandro Mencucci (dirigente Fiorentina): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Adriano Galliani (vicepresidente, amministratore delegato Milan e presidente Lega Nazionale Professionisti): 2 anni.
Secondo filone d’indagini

 

Richieste annunciate l’8 e il 9 agosto 2006 nel processo sportivo di primo grado presso la CAF da parte del Procuratore Federale Stefano Palazzi;

Società
  • Reggina: retrocessione in Serie B con 15 punti di penalizzazione.
  • Arezzo: retrocessione in Serie C1 con 3 punti di penalizzazione.
Dirigenti delle società
  • Pasquale Foti (presidente Reggina): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Leonardo Meani (tesserato Milan): 3 anni.

Sentenze di primo grado (Commissione d’Appello Federale)

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Prima pagina gazzetta dello Sport del 15 luglio 2006

Primo filone di indagini

Per il primo filone di indagini, fu pronunciata il 14 luglio 2006; sanciva:

Società
  • Juventus: retrocessione in Serie B con 30 punti di penalizzazione, revoca dello Scudetto 2004-2005, non assegnazione dello Scudetto 2005-2006; ammenda di 80 000 euro.
  • Fiorentina: retrocessione in Serie B con 12 punti di penalizzazione; ammenda di 50 000 euro.
  • Lazio: retrocessione in Serie B con 7 punti di penalizzazione; ammenda di 40 000 euro.
  • Milan: 44 punti di penalizzazione nel Campionato Serie A 2005-2006, 15 punti di penalizzazione nel Campionato 2006-2007; ammenda di 30 000 euro.
Dirigenti delle società
  • Antonio Giraudo (amministratore delegato Juventus): 5 anni con richiesta di radiazione; 20 000 euro di multa.
  • Luciano Moggi (direttore generale Juventus): 5 anni con richiesta di radiazione; 50 000 euro di multa.
  • Diego Della Valle (proprietario Fiorentina): 4 anni; 30.000 euro di multa.
  • Andrea Della Valle (presidente Fiorentina): 3 anni e 6 mesi; 20 000 euro di multa.
  • Claudio Lotito (presidente Lazio): 3 anni e 6 mesi; 10 000 euro di multa.
  • Leonardo Meani (tesserato Milan): 3 anni e 6 mesi.
  • Sandro Mencucci (dirigente Fiorentina): 3 anni e 6 mesi.
  • Adriano Galliani (vicepresidente, amministratore delegato Milan e presidente Lega Nazionale Professionisti): 1 anno.
Arbitri
  • Massimo De Santis: 4 anni e 6 mesi.
  • Paolo Dondarini: 3 anni e 6 mesi.
  • Gianluca Paparesta: 9 mesi.
  • Paolo Bertini: assolto.
  • Domenico Messina: assolto.
  • Gianluca Rocchi: assolto.
  • Pasquale Rodomonti: la CAF si dichiara incompetente.
  • Paolo Tagliavento: assolto.
Guardialinee
  • Fabrizio Babini: 1 anno.
  • Claudio Puglisi: 1 anno.
  • Duccio Baglioni: assolto.
Designatori arbitrali e dirigenti FIGC
  • Innocenzo Mazzini (vicepresidente FIGC): 5 anni con richiesta di radiazione.
  • Franco Carraro (presidente FIGC): 4 anni e 6 mesi.
  • Tullio Lanese (presidente AIA): 2 anni e 6 mesi.
  • Pierluigi Pairetto (designatore arbitrale): 2 anni e 6 mesi.
  • Gennaro Mazzei (designatore dei guardialinee): 1 anno.
  • Pietro Ingargiola (commissario di campo): ammonizione.
  • Paolo Bergamo (designatore arbitrale): non giudicabile.

Secondo filone di indagini

La seconda sentenza, fu pronunciata il 16 agosto 2006 e sanciva:

Società
  • Reggina: 15 punti di penalizzazione nel Campionato 2006-2007; ammenda di 100 000 euro.
  • Arezzo: 9 punti di penalizzazione nel Campionato 2006-2007.
Dirigenti delle società
  • Leonardo Meani (tesserato Milan): 3 anni; 30 000 euro di ammenda.
  • Pasquale Foti (presidente Reggina): 2 anni e 6 mesi; 30 000 euro di ammenda al Milan.
Arbitri
  • Paolo Dondarini: assolto.
  • Tiziano Pieri: assolto.
Tesserati AIA
  • Gennaro Mazzei (designatore dei guardialinee): 3 anni.
  • Stefano Titomanlio (guardialinee): 3 anni.

Sentenze d’appello (Corte Federale)

Primo filone di indagini

La Corte Federale ha emesso la sua sentenza d’appello il 25 luglio 2006 con i seguenti esiti:

Società
  • Juventus: retrocessione in Serie B con 17 punti di penalizzazione, revoca dello scudetto 2004-2005, non assegnazione dello Scudetto 2005-2006; 120 000 euro di multa; tre giornate di squalifica del proprio campo.[4]
  • Fiorentina: 30 punti di penalizzazione nel Campionato 2005-2006, 19 punti di penalizzazione nel Campionato 2006-2007; 100 000 euro di multa; tre giornate di squalifica del proprio campo.
  • Lazio: 30 punti di penalizzazione nel Campionato 2005-2006, 11 punti di penalizzazione nel Campionato 2006-2007; 100 000 euro di multa; due giornate di squalifica del proprio campo.
  • Milan: 30 punti di penalizzazione nel Campionato 2005-2006, 8 punti di penalizzazione nel Campionato 2006-2007; 100 000 euro di multa; una giornata di squalifica del proprio campo.
Dirigenti delle società
  • Antonio Giraudo (amministratore delegato Juventus): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Luciano Moggi (direttore generale Juventus): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Diego Della Valle (proprietario Fiorentina): 3 anni e 9 mesi.
  • Andrea Della Valle (presidente Fiorentina): 3 anni.
  • Claudio Lotito (presidente Lazio): 2 anni e 6 mesi.
  • Leonardo Meani (tesserato Milan): 2 anni e 6 mesi.
  • Sandro Mencucci (dirigente Fiorentina): 2 anni e 6 mesi.
  • Adriano Galliani (vicepresidente, amministratore delegato Milan e presidente Lega Nazionale Professionisti): 9 mesi.
Arbitri
  • Massimo De Santis: 4 anni.
  • Gianluca Paparesta: 3 mesi.
  • Paolo Bertini: assolto.
  • Paolo Dondarini: assolto.
  • Paolo Tagliavento: assolto.
  • Gianluca Rocchi: assolto.
  • Pasquale Rodomonti: non giudicabile.
Guardialinee
  • Fabrizio Babini: 3 mesi.
  • Claudio Puglisi: 3 mesi.
  • Duccio Baglioni: assolto.
Designatori arbitrali e dirigenti FIGC
  • Innocenzo Mazzini (vicepresidente FIGC): 5 anni con proposta di radiazione.
  • Pierluigi Pairetto (designatore arbitrale): 3 anni e 6 mesi.
  • Tullio Lanese (presidente AIA): 2 anni e 6 mesi.
  • Gennaro Mazzei (designatore dei guardialinee): 6 mesi.
  • Franco Carraro (presidente FIGC): multa di 80 000 euro con diffida.
  • Pietro Ingargiola (commissario di campo): ammonizione.

In un secondo tempo, su decisione della FIGC, è stato assegnato lo scudetto per il campionato di calcio di Serie A 2005-2006 all’Inter: la FIGC ha infatti recepito il parere della commissione di tre saggi (composta da Gerhard Aigner, ex segretario generale dell’UEFA; Massimo Coccia, avvocato ed esperto di diritto sportivo; Roberto Pardolesi, Ordinario di diritto privato comparato), creata ad hoc dal Commissario Straordinario della FIGC, l’Avv. Guido Rossi, per dirimere la questione dopo la non assegnazione del titolo alla Juventus.

Secondo filone di indagini

Per il secondo filone di indagini, fu pronunciata il 26 agosto 2006, sanciva:

Società
  • Reggina: 15 punti di penalizzazione nel Campionato 2006-2007; 100 000 euro di ammenda.
  • Arezzo: 6 punti di penalizzazione nel Campionato 2006-2007.
Dirigenti società
  • Leonardo Meani (tesserato Milan): 3 anni; 30 000 euro di ammenda al Milan.
  • Pasquale Foti (presidente Reggina): 2 anni e 6 mesi; 30 000 euro di ammenda.
Arbitri
  • Paolo Dondarini: assolto.
  • Tiziano Pieri: assolto.
Tesserati AIA
  • Gennaro Mazzei (designatore dei guardialinee): 3 anni.
  • Stefano Titomanlio (guardialinee): 3 anni.

Sentenze definitive (Camera di Conciliazione ed Arbitrato presso il CONI)

A seguito delle pesanti sanzioni inflitte dalla Corte Federale della FIGC (ultimo grado di giudizio in seno alla Federcalcio) tutte le società e i tesserati presentarono ricorso alla Camera di Conciliazione ed Arbitrato istituita presso il CONI. In nessun caso fu raggiunta la conciliazione e si dovette procedere, caso per caso, alla creazione di un comitato d’arbitrato. In attesa che fossero chiarite le controversie, la FIGC sospese le pene accessorie (multe e squalifiche del campo).

Solo la dirigenza della Juventus, in un primo momento, aveva invece presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, rischiando con ciò sanzioni da parte della FIGC per violazione della clausola compromissoria che vieta il ricorso alla giustizia ordinaria: la richiesta era la riassegnazione della Serie A (con penalizzazione massima di 20 punti) e la restituzione dei due scudetti revocati. Tale richiesta si basava sulla sproporzione tra la pena inflitta alla Juventus e a quelle inflitte alle altre formazioni coinvolte, sproporzione che era quantificata dai legali della società da una valutazione del danno economico arrecato dalla retrocessione quantificata in 130 milioni di euro. Attraverso una lettera, Guido Rossi (commissario straordinario della FIGC) prendeva le distanze da quelle che erano le decisioni della società e annunciava, col CONI, una richiesta di risarcimento contro i bianconeri “per aver danneggiato l’immagine del calcio italiano”. Dopo trattativa tra il CONI, la FIGC e la dirigenza juventina il Consiglio di Amministrazione della Juventus decise di ritirare il ricorso al TAR, evitando un possibile slittamento dell’inizio dei campionati di Serie A e B, per cercare di ottenere anch’essa una riduzione della penalizzazione in sede di arbitrato sportivo. La retromarcia della dirigenza bianconera fu dovuta anche alla minaccia da parte del presidente della FIFA Joseph Blatter di escludere da tutte le competizioni internazionali per club e per le Rappresentative nazionali l’intera Federazione italiana per cinque anni (i regolamenti internazionali prevedono che se una squadra fa ricorso a un tribunale ordinario e la Federcalcio d’appartenenza non glielo impedisce l’intera Federazione è esclusa da tutte le competizioni estere)[5].

Il 27 ottobre 2006, la Camera di Conciliazione e Arbitrato del CONI diramò le definitive sanzioni nei confronti delle quattro società coinvolte nel primo filone di indagini. Il 12 dicembre 2006 fu la volta delle altre due società. Le sanzioni nei confronti dei dirigenti furono invece diramate in varie date successive.

Società

  • Juventus: revoca del titolo di Campione d’Italia 2004-2005 (confermata), non assegnazione del titolo di Campione d’Italia 2005-2006 (confermata), retrocessione all’ultimo posto nella Serie A 2005-2006 (confermata), 9 punti di penalizzazione nella Serie B 2006-2007 (invece dei 17 comminati dalla Corte Federale).
  • Fiorentina: 30 punti di penalizzazione nella Serie A 2005-2006 (confermati), 15 punti di penalizzazione nella Serie A 2006-2007 (invece dei 19 comminati dalla Corte Federale).
  • Milan: 30 punti di penalizzazione nella Serie A 2005-2006 (confermati), 8 punti di penalizzazione nella Serie A 2006-2007 (confermati).
  • Lazio: 30 punti di penalizzazione nella Serie A 2005-2006 (confermati), 3 punti di penalizzazione nella Serie A 2006-2007 (invece degli 11 comminati dalla Corte Federale).
  • Reggina: 11 punti di penalizzazione nella Serie A 2006-2007 (invece dei 15 comminati dalla Corte Federale) e 100 000 euro di ammenda (confermati).
  • Arezzo: 6 punti di penalizzazione nella Serie B 2006-2007 (confermati).

Dirigenti delle società

  • Claudio Lotito (11 dicembre 2006): 4 mesi (contro i 2 anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).
  • Adriano Galliani (18 dicembre 2006): 5 mesi (contro i 9 mesi nella sentenza della Corte Federale).
  • Luciano Moggi (7 marzo 2007): confermati i 5 anni con proposta di radiazione (il CONI si è dichiarato incompetente in quanto Luciano Moggi non è più tesserato federale).
  • Diego Della Valle (27 marzo 2007): 8 mesi (contro i 3 anni e 9 mesi nella sentenza della Corte Federale).
  • Andrea Della Valle (27 marzo 2007): 1 anno e 1 mese (contro i 3 anni nella sentenza della Corte Federale).
  • Sandro Mencucci (27 marzo 2007): 1 anno e 5 mesi (contro i 2 anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).
  • Antonio Giraudo (28 maggio 2007): confermati i 5 anni con proposta di radiazione (il CONI si è dichiarato incompetente).
  • Leonardo Meani (28 maggio 2007): 2 anni e 2 mesi (contro i 2 anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).
  • Pasquale Foti (5 giugno 2007): 1 anno e 1 mese (contro i 2 anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).

Arbitri[modifica | modifica wikitesto]

  • Massimo De Santis (10 maggio 2007): confermati i 4 anni.

Designatori arbitrali e dirigenti FIGC

  • Franco Carraro (8 novembre 2006): ammenda di 80 000 euro (confermata la multa ma tolta la diffida).
  • Pierluigi Pairetto (28 marzo 2007): 2 anni e 6 mesi (contro i 3 anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).
  • Innocenzo Mazzini (12 aprile 2007): confermati i 5 anni con proposta di radiazione.
  • Tullio Lanese (6 luglio 2007): 1 anno (contro i 2 anni e 6 mesi nella sentenza della Corte Federale).
  • Gennaro Mazzei (11 giugno 2007): 2 anni (contro i 3 anni nella sentenza della Corte Federale).

Radiazioni

Il 15 giugno 2011, a oltre 4 anni di distanza dalle sentenze definitive dell’arbitrato CONI, la Commissione Disciplinare Nazionale della FIGC accolse le proposte di radiazione nei confronti di Antonio Giraudo, Innocenzo Mazzini e Luciano Moggi (che un mese dopo avrebbero finito di scontare i cinque anni di inibizione). La tempistica così lunga fu dovuta alle modifiche intercorse nel frattempo nello statuto federale, che avevano trasferito il potere di decidere sulle proposte di radiazione dal presidente federale alla CDN (non senza polemiche). La “preclusione alla permanenza in qualsiasi rango e categoria della FIGC” fu confermata anche nei successivi gradi di giudizio: il 9 luglio 2011 dalla Corte di Giustizia Federale[6][7] e il 4 aprile 2012 dall’Alta Corte di Giustizia Sportiva istituita presso il CONI[8].

Il 3 agosto 2012 la III sezione del Tar del Lazio ha respinto le richieste con cui Moggi sollecitava la sospensione del provvedimento dell’Alta Corte di Giustizia del Coni[9].

Conseguenze delle sanzioni sportive relative a Calciopoli

  • Per la Juventus la retrocessione in Serie B fu la prima nella storia della Serie A a girone unico. Il ritorno matematico in Serie A avvenne il 19 maggio 2007, dopo aver sconfitto l’Arezzo in trasferta per 5-1 nella quart’ultima giornata del campionato cadetto.

Rimini-juve2

9 settembre 2006 – La Juventus debutta nel campionato di serie B, pareggiando 1-1 a Rimini.

  • Nonostante i 30 punti di penalizzazione, il Milan riuscì successivamente a qualificarsi alla Champions League 2006-2007 (e a vincerla) sia pur partendo dal preliminare estivo. Tuttavia l’UEFA espresse molte perplessità sulla possibilità di far partecipare a una competizione internazionale un club coinvolto in uno scandalo.[10]
  • Senza i 15 punti di penalizzazione, la Fiorentina avrebbe concluso la stagione al terzo posto, anziché al sesto e si sarebbe qualificata ai preliminari di Champions League, davanti a Milan (quarto con 69 punti senza i -8) e Lazio, partita con -11 e rimasta -3 dopo la sentenza del CONI, che invece avrebbe disputato la Coppa UEFA.
  • Senza penalizzazione, la Reggina avrebbe concluso il campionato all’ottavo posto. Da ricordare però che il club calabrese, partito da -15, ebbe uno sconto di quattro punti grazie alla sentenza del CONI a campionato in corso; con quei quattro punti di penalizzazione in più sarebbe retrocessa in Serie B al posto del Chievo.
  • Senza i punti di penalizzazione, l’Arezzo sarebbe arrivato a metà classifica e sarebbe retrocesso direttamente in serie Lega Pro Prima Divisione lo Spezia, con Verona e Cesena che avrebbero fatto i play-out.

Calciopoli bis

Le nuove intercettazioni e l’istanza della Juventus contro lo scudetto assegnato a tavolino

Fra il 2010 e il 2011 il Procuratore Federale Stefano Palazzi effettuò nuove indagini relative alle ulteriori intercettazioni telefoniche emerse durante il procedimento penale in corso presso il Tribunale di Napoli, giudicate non rilevanti nel processo sportivo del 2006[11][12]. Inoltre, sempre alla luce del nuovo materiale probatorio, la Juventus presentò il 10 maggio 2010 un’istanza ai presidenti di CONI e FIGC, alla Procura Federale e al Procuratore Federale Capo, per chiedere la revisione della decisione di assegnare il titolo di Campione d’Italia 2005-2006 all’Inter e pertanto la revoca della medesima assegnazione[13].

La relazione di Palazzi

A chiusura delle indagini Palazzi trasmise alla FIGC una relazione[14], resa pubblica il 1º luglio 2011, nella quale venivano contestate violazioni a diversi tesserati, molti dei quali non coinvolti nel provvedimento sportivo del 2006. In particolare risultarono coinvolti per violazioni all’art. 6 dell’allora vigente Codice di Giustizia Sportiva (CGS) tre squadre: il Milan, il Livorno e l’Internazionale e altre otto società – oltre alle milanesi – da violazioni dell’art. 1 CGS (Chievo, Cagliari, Empoli, Palermo, Reggina, Vicenza, Brescia e Udinese).[15] Nel caso dell’Inter – quello che ebbe il maggior risalto mediatico – erano coinvolti l’allora presidente Giacinto Facchetti, nel frattempo scomparso, e l’azionista di riferimento, oltre che predecessore e successore di Facchetti alla presidenza, Massimo Moratti. Nella relazione la Procura Federale contestava l’illecito sportivo[16] a Facchetti e, per illustrare le motivazioni della decisione sull’istanza della Juventus, presumeva che anche le condotte messe in atto dai vertici del club nerazzurro avessero violato gli articoli 1 e 6 del vecchio codice di giustizia sportiva, in quanto dirette ad assicurare un vantaggio in classifica mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale. Tuttavia il Procuratore Federale, contestualmente, rilevò la sopraggiunta prescrizione di tutte le violazioni contestate sia ai dirigenti nerazzurri (al presidente nerazzurro fu proposta la rinuncia alla prescrizione per la riapertura del caso penale, ma ovviamente Moratti rifiutò) sia agli altri soggetti oggetto di indagine (fra i quali il presidente del Cagliari Massimo Cellino, il presidente del Chievo Luca Campedelli, l’ex dirigente del Palermo Rino Foschi, l’ex dirigente del Vicenza Sergio Gasparin, l’ex collaboratore del Brescia e della Lazio Nello Governato, il presidente dell’Empoli Fabrizio Corsi e l’ex allenatore dell’Udinese Luciano Spalletti)[16].

La non competenza della giustizia sportiva su Calciopoli bis

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Gazzetta del 5 luglio 2011 su Calciopoli bis

Conseguentemente alla prescrizione dei fatti, il 18 luglio il Consiglio Federale FIGC, approvando a maggioranza una delibera del presidente Giancarlo Abete, rigettò l’istanza di revoca dell’assegnazione dello scudetto presentata dalla Juventus, per mancanza dei presupposti giuridici; in proposito, però, lo stesso Abete dichiarò alla stampa che avrebbe preferito vedere l’Inter rinunciare alla prescrizione[19][20], una possibilità esplicitata anche dal procuratore Palazzi nella sua relazione[21]. Durante il consiglio federale fu letto anche un messaggio dell’ex commissario della Federcalcio Guido Rossi che spiegava come, in occasione dell’assegnazione dello scudetto 2005-2006 al club nerazzurro, la Federazione non potesse essere a conoscenza delle intercettazioni telefoniche riguardanti la sua dirigenza, venute alla luce successivamente al processo di Napoli[19].

Il presidente bianconero Andrea Agnelli criticò duramente la mancata presa di posizione della FIGC, accusandola di “disparità di trattamento” in situazioni analoghe, e in una conferenza stampa il 10 agosto a Roma annunciò il ricorso al Tribunale Nazionale d’Arbitrato per lo Sport (TNAS) contro la delibera del Consiglio Federale[22], dichiarando inoltre che la società era pronta a perseguire anche la via della giustizia ordinaria qualora non avesse ottenuto soddisfazione neanche dall’organo di giustizia del CONI[23][24]. In effetti lo stesso TNAS ammise, in due distinti momenti, la propria incompetenza sul ricorso presentato dalla società juventina: il 9 settembre 2011 il tribunale, pur dichiarandosi competente a decidere su parte del ricorso, per bocca del suo presidente dichiarò la non competenza circa la richiesta economica di risarcimento danni[25][26], mentre il 15 novembre dello stesso anno il collegio arbitrale, acquisite le memorie del club torinese e delle controparti Federcalcio e Inter, dichiarò la non competenza del TNAS anche in merito alla delibera del Consiglio FIGC del 18 luglio precedente[27][28][29].

I ricorsi della Juventus alla giustizia ordinaria e il “tavolo della pace”

Riguardo al risarcimento dei danni che sarebbero stati causati dalla disparità di trattamento tra i fatti del 2006 e quelli del 2011, il 14 novembre 2011 la Juventus presentò ricorso contro Federcalcio e Inter al TAR del Lazio, basandosi anche sulla sentenza penale di primo grado del tribunale di Napoli che, pur infliggendo pesanti condanne a Moggi eGiraudo, escludeva responsabilità dirette e oggettive della società. Il presunto danno subito fu quantificato dal club torinese in circa 444 milioni di euro. Il ricorso al tribunale amministrativo suscitò le dure reazioni del presidente FIGC Giancarlo Abete e soprattutto del presidente CONI Gianni Petrucci, che parlò esplicitamente di “doping legale” pur senza citare la Juventus. In una conferenza stampa il 16 novembre, il presidente juventino Andrea Agnelli replicò con toni distensivi, proponendo a Petrucci di convocare un tavolo di discussione tra le parti per dirimere la questione. Il massimo dirigente dello sport italiano accolse positivamente la proposta (per altro già avanzata alcuni mesi prima dal patron della Fiorentina Diego Della Valle), convocando per il 14 dicembre quello che i giornali battezzarono immediatamente “tavolo della pace”. Le speranze di una soluzione pacifica della “querelle” furono però disattese: il “tavolo”, cui parteciparono Agnelli, Moratti, Galliani, Diego Della Valle più il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis, oltre agli stessi Petrucci e Abete, al segretario generale del CONI Raffaele Pagnozzi e al vicepresidente FIGC Antonello Valentini, si risolse in una riunione di oltre cinque ore al termine delle quali Petrucci e Abete dovettero ammettere che le posizioni erano rimaste distanti e che le ferite di Calciopoli erano tutt’altro che rimarginate.

Nei giorni immediatamente successivi al tavolo si susseguirono diverse indiscrezioni circa il mancato accordo tra le parti sulla stesura di un documento su Calciopoli e si registrò l’iniziativa personale di Diego Della Valle che sporse denuncia nei confronti dell’ex commissario straordinario FIGC Guido Rossi.

Il 10 febbraio 2012 la Juventus ha impugnato davanti alla Corte d’Appello di Roma il lodo arbitrale TNAS del 15 novembre 2011, portando così davanti alla giustizia ordinaria anche la mancata revoca dello scudetto 2005-2006.

Il dopo Calciopoli

La nazionale italiana, in epoca di incertezza, quando ancora le sentenze non furono pronunciate si presentò ai mondiali tedeschi e riuscì ad ottenere la vittoria finale. Tuttavia fu l’unico acuto, insieme alla finale raggiunta nell’Europeo 2012 e al terzo posto nella Confederation’s Cup del 2013. Successivamente arrivarono un’eliminazione ai quarti di finale di Euro 2008 e due uscite di scena al primo turno nei mondiali 2010(senza vincere un incontro) e 2014. La Juventus, tornata in serie A nel maggio del 2007, dopo quattro stagioni di assestamento è tornata a comandare nel calcio italiano, vincendo 5 scudetti consecutivi dal 2012 al 2016, oltre ad una Coppa Italia nel 2015 (più la finale dell’edizione 2016 che disputerà il prossimo 21 maggio), a tre supercoppe italiane ed una finale di Champions League, stabilendo inoltre nuovi primati come il record di punti in serie A (102 nel 2014) e di vittorie complessive (33) in un solo campionato. Il Milan ha vinto la Champions League in quell’edizione, unica squadra italiana condannata dalle sentenze a partecipare ad una competizione europea, oltre che a Supercoppa Europea e Mondiale per club. Ha quindi vinto scudetto e Supercoppa italiana nel 2011, poi è caduta in una serie di stagioni mediocri, con la Champions League, vecchio palcoscenico dei rossoneri, diventata ormai un miraggio. La Lazio si è aggiudicata due coppe Italia, nel 2009 e nel 2013, ed una Supercoppa Italiana nel 2009. La Fiorentina ha dispiutato solo una finale di Coppa Italia nel 2014, oltre che effimere soddisfazioni estemporanee. La Reggina, dopo la salvezza miracolosa del 2007, è retrocessa nel 2009 andando poi incontro al fallimento ed alla ripartenza tra i diletanti nel 2015. Stesso discorso per l’Arezzo. Per quanto riguarda l’Inter ha beneficato degli effetti di Calciopoli per un quadriennio, toccando il culmine nel 2010 con la conquista del celebre triplete (Campionato, coppa italia e Champions League), oltre che al Mondiale per club, altri tre scudetti consecutivi e due supercoppe Italiane. La Coppa Italia del 2011 è stata l’ultima di un ciclo che si è chiuso e sembra non volersi più riaprire, dopo l’illusoria vetta della classifica di serie A da settembre a dicembre 2015.

Informazioni su diego80 (1874 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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