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9 maggio 1997 – Omicidio Marta Russo, misteri ancora irrisolti

Una immagine di Marta Russo in una foto di archivio ANSA

Fa ancora parlare l’omicidio di Marta Russo, studentessa 22enne che 19 anni fa all’Università La Sapienza in Roma fu uccisa da una pallottola vagante.

 

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L’omicidio di Marta Russo (Roma, 13 aprile 1975 – Roma, 13 maggio 1997), noto anche come delitto della Sapienza[1], avvenne all’interno della Città universitaria della Sapienza di Roma il 9 maggio 1997, quando la ragazza, studentessa ventiduenne di giurisprudenza, fu ferita in maniera gravissima da un colpo di pistola, morendo quattro giorni dopo in ospedale.

L’omicidio fu al centro di un complesso caso[2], oggetto di grande copertura mediatica alla fine degli anni novanta, sia per il luogo in cui era stato perpetrato, sia per la difficoltà delle prime indagini, che non riuscirono a delineare un movente; è ricordato anche per l’intervento di personalità politiche, specie a causa dell’atteggiamento dei due pubblici ministeri, ritenuto da molti eccessivamente inquisitorio e che diede anche luogo a un breve procedimento per abuso d’ufficio e violenza privata.[8]

Nel 2003 fu condannato in via definitiva per il delitto, principalmente sulla base di una controversa testimonianza[9][10], un assistente universitario di filosofia del diritto, Giovanni Scattone, per omicidio colposo aggravato; un suo collega, Salvatore Ferraro, fu condannato limitatamente al reato di favoreggiamento personale; entrambi si sono sempre professati innocenti. Nella prima sentenza si specifica che Scattone avrebbe esploso un colpo per errore, maneggiando una pistola per motivi ignoti, forse per provare l’arma sparando contro un muro[11] o senza sapere che fosse carica[12], e Ferraro lo avrebbe coperto, tacendo e portando via l’arma.[13] Il delitto fu definito colposo anche perché Scattone non avrebbe potuto, dalla posizione in cui si sarebbe trovato, esplodere un colpo mirato[14][15], né avrebbe compiuto un’azione dolosa in presenza di tanti testimoni.[16] Il terzo indagato, l’usciere e laureando Francesco Liparota, venne assolto dall’accusa di favoreggiamento dalla Cassazione, tramite annullamento senza rinvio. Altri indagati furono assolti in primo grado.

Il caso di Marta Russo ha finito negli anni per diventare uno dei misteri della cronaca nera italiana.

Il delitto

La mattina del 9 maggio 1997, alle ore 11:42 circa, Marta Russo, studentessa di giurisprudenza ed ex campionessa regionale di scherma[18], fu raggiunta alla testa da un proiettile calibro .22, a punta cava, non camiciato e composto da solo piombo[9], mentre, insieme all’amica Jolanda Ricci, percorreva un vialetto all’interno della Città Universitaria, tra le facoltà di Scienze Statistiche, Scienze Politiche e Giurisprudenza. Il proiettile penetrò alla nuca, dietro l’orecchio sinistro, spezzandosi in undici frammenti che causarono danni irreversibili. I testimoni parlarono di un colpo attutito, come sparato da un’arma col silenziatore, identificata in una carabina o una pistola (come verrà detto nel processo). La ragazza fu trasportata al vicino Policlinico Umberto I, dove arrivò in coma; il 13 maggio i medici constatarono la morte cerebrale[19] e il 14 maggio venne staccata la spina ai macchinari che la tenevano in vita. I genitori e la sorella decisero di donarne gli organi, seguendo un desiderio espresso anni prima da Marta. Ai funerali presso l’ateneo parteciparono Romano Prodi, Walter Veltroni, Luciano Violante e Luigi Berlinguer.[20] Papa Giovanni Paolo II inviò un messaggio.[21] Marta Russo è sepolta nel Cimitero del Verano di Roma.

Commemorazioni di Marta Russo

A Marta Russo venne concessa la laurea alla memoria alla presenza del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro[22], inoltre fu apposta una targa commemorativa e intitolate alcune aule dell’ateneo.

Il 26 maggio 2001 la seconda edizione del torneo di scherma «Trofeo Marta Russo» è diventato internazionale. Dal 2004 ha cambiato denominazione in «Una stella per Marta».

Nel 2001 fu dedicato a Marta Russo un parco nel quartiere Labaro in Roma, adiacente a via Gemona del Friuli.[23]

Dal 14 maggio 2003 si svolge il premio «Marta Russo. La Donazione degli organi: gesto d’amore a favore della vita», rivolto agli studenti degli istituti di scuola media superiore di Roma e provincia, promosso dall’Associazione Marta Russo e dalla Provincia di Roma.

Il 5 maggio 2010 l’Istituto Comprensivo Via Italo Torsiello di Roma, frazione di Trigoria, fu intitolato a Marta Russo con una cerimonia alla quale parteciparono i genitori della ragazza.

Le indagini

A causa della complessità della scena del delitto, per ricostruire la dinamica degli eventi si dovette ricreare virtualmente il cortile dell’università con una videocamera laser tridimensionale unica in Italia, in possesso della Facoltà di Architettura dell’Università degli studi di Ferrara e in uso ai tecnici del NubLab / DIAPREM. Gli scanner 3D, utilizzati abitualmente per rilevare l’architettura storica in funzione del restauro, permisero in questo caso di realizzare un modello preciso come base per le perizie[26]. La ricostruzione balistica seguente è stata criticata da alcuni esperti di armi, come l’ex magistrato Edoardo Mori; egli afferma, riprendendo critiche già effettuate, che le perizie non potevano sostenere con certezza che il colpo partì da una precisa stanza, scrivendo anche che fu a causa degli errori forensi che si focalizzò l’attenzione sul luogo sbagliato come punto di partenza del colpo. A seconda della posizione della testa della vittima, si potevano infatti ricostruire diverse traiettorie.[27] Per i periti il colpo poteva essere partito solo dall’istituto di Filosofia del diritto o dal bagno disabili di Statistica; una minoranza, basandosi sull’impressione di un testimone, suggerí la sede di Fisiologia.

 

Molti più dettagli sulla vicenda li potete trovare aprendo quì .

 

Informazioni su diego80 (1911 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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