ULTIM'ORA

Le osterie. Deliziosi postacci ormai quasi del tutto scomparsi.

Severo (detto Barbì) era un oste di Catremerio, frazione di Brembilla. Severo se ne è andato già da qualche anno e con se purtroppo si è portato anche la sua osteria ed il mondo che rappresentava. Un mondo non facile, molto meglio quello di adesso per certi aspetti, ma sicuramente più a misura d’uomo e regolato solo dai ritmi lenti della natura. L’osteria che gestiva assieme alla moglie ed al figlio era dentro casa sua e, nella stanza accanto, aveva una piccola ma fornitissima bottega in cui vendeva di tutto : dagli alimentari, al lucido per le scarpe fino alla brillantina per capelli.

Riproponiamo un piccolo ricordo di Severo e della sua Osteria e, prendendolo come esempio di tutti i bettolieri di quel tempo, ne approfittiamo per mostrare una carrellata di vecchie fotografie di osti e osterie di Brembilla.

 

Te ne sei andato Severo, non ricordo nemmeno quando.

Te ne sei andato e non ricordo nemmeno come o di chi sia stata la colpa.

Te ne sei andato Severo ed insieme con te se n’è andato il tuo mondo.

Tu ed il tuo mondo ve ne siete andati lentamente, in silenzio. Senza lacrime e senza avvisare nessuno.

In pochi se ne sono accorti, che stupidi siamo stati!

Quasi come non accorgersi che Napoleone fu sconfitto a Waterloo o che il muro di Berlino è crollato.

Forse siamo stati troppo presi nel tram tram dell’ufficio,nel ritmo frenetico delle nostre fabbriche e dei nostri uffici, nel correre a chiuderci in casa sdraiati davanti a qualche canale su un comodo divano e sempre eternamente connessi.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La tua Osteria, il tuo mondo, erano troppo lontani da questo.

Oggi si corre, si va veloce, non c’è tempo da perdere, i ritmi non sono dettati da noi, ma spesso da macchine,appuntamenti e scadenze ravvicinate.

Nel tuo mondo invece Severo si andava più lentamente, eppure non si combinava meno di adesso, anzi. La danza dei giorni e delle stagioni era cadenzata al ritmo della luna, della fienagione,delle bestie, dell’uomo.

Noi adesso corriamo corriamo, ma probabilmente è talmente grande la paura di scoprire che la nostra corsa non ci porterà a niente, che nemmeno ci chiediamo il perchè del nostro perenne correre.

Da te invece Severo, nella tua Osteria abbarbicata lassù, in molti avevano il coraggio di fermarsi, di smettere di correre, di sedersi a guardare il tempo passare, di buttare lì una conversazione da quattro soldi col primo che capitava.

Quel delizioso “perdere tempo” aveva un valore non misurabile ma grandissimo : voleva dire socializzare, tenersi in contatto, annusarsi amichevolmente come fanno i cani per continuare a riconoscersi.

Voleva dire potersi sfogare con qualcuno, potersi togliere la pesante maschera che quotidianamente indossiamo ed essere per qualche ora quelli che davvero siamo.

Se potessi vedere il mondo di oggi Severo, forse non lo riconosceresti più, oggi è senza dubbio più facile e comodo rispetto al tuo, più luminoso,più igenico ma molto molto diverso.

Oggi i bar sono neon e led bianchissimi, alluminio e acciaio satinato, bicchieri sottilissimi e appena usciti da potenti lavastoviglie, cocktail coloratissimi,cameriere procacissime e camerieri ben vestiti con la barba fintamente incolta.

Vedessi Severo : pensa , appena entri puoi anche respirare a pieni polmoni perchè non si può più fumare, il bagno è all’interno del locale e ci sono pure le salviettine per rinfrescarsi. Però ti devo confessare caro Barbì (Severo) che in questi luoghi, seppur bellissimi, mi prende spesso un senso di estraneità,quasi di diffidenza.

Ai tuoi tempi invece si entrava nella tua Osteria ed era come essere ospite in casa tua.

Ed era letteralmente così, l’Osteria era ricavata proprio dentro casa tua, la cucina lì accanto, la stufa che scoppiettava e che a volte non tirava bene e allora fumava come una ciminiera, tu,tua moglie e tuo figlio a dirigere la baracca.

Pensate voi che bellezza una giornata di sole a Catremerio, l’acciottolato di fuori, i panni stesi sui balconi con un bel profumo di Marsiglia nell’aria e dentro dal Severo una bella ombra, fresca, di cantina.

Niente monotoni TUM TUM CIAM di sottofondo, solo un bel tavolone di legno,mezzo di rosso , qualche fetta di salame nostrano e un gatto che ti si struscia fra le gambe come a pregarti di lasciare cadere qualche cosa anche per lui .

E poi magari qualcuno se ne esce timidamente con un canto e allora ecco che si aggiungono altre due,cinque, dieci o venti voci e benchè alcune sguaiate o storpiate dal rosso tracannato stanno bene insieme alle altre :<< … quelle stradelle che tu mi fai far… cara Rosina cara Rosina…>>.

E in quel bellissimo postaccio ci potevi trovare le umanità più varie, dal contadino al dottore,dall’operaio all’emigrante fino al reduce di guerra o a uno di quelli che si era rifugiato in montagna per portare avanti la resistenza.

Saranno pure stati luoghi di bevute colossali,di qualche scazzottata e magari fonte di qualche lite familiare, ma che nostalgia di quei meravigliosi postacci caro Severo.

Rispondi

UA-76292238-1
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: