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Don Camillo, il prete rivoluzionario della penna di Guareschi

Ancora oggi Rete 4 ci sta proponendo il mercoledì sera le repliche dei film dell’intera saga di Don Camillo, con Fernandel e Gino Cervi, cinque in tutto (più un sesto che non fu ultimato per la malattia di Fernandel rivelatasi poi fatale). Il successo di queste pellicole è da paragonarsi a quelle con  Bud Spencer e Terence Hill (tant’è vero che anche quelle vengono riproposte in continuazione senza cedimenti negli ascolti). Tutto nasce in realtà dalla penna dello scrittore romagnolo Giovannino Guareschi, che creò due personaggi che nel suo immaginario dovessero essere antagonisti, rivali, avversari, ma in fondo anche molto amici. Così nacque la leggenda del religioso, ma in fondo sempre troppo politico Don Camillo, ed il politico (e poco religioso) Peppone, ovvero Giuseppe Bottazzi, il sindaco del paese, sempre pronto ad andare contro le scelte del proprio parroco, salvo poi trovarsi nei guai per via delle proprie idee sbagliate ed aver bisogno del prete amico-avversario, pronto ad aiutarlo in cambio però di favori che il sindaco è obbligato a soddisfare…

da wikipedia-Don Camillo è creato dallo scrittore e giornalista italiano Giovannino Guareschi, come protagonista(opposto all’antagonista amico-nemico Peppone) in una serie di racconti nei quali è il parroco di un piccolo paese in riva al Po(nelle riduzioni cinematografiche identificato poi con Brescello -e il vicino comune di Boretto- nel quale son girate diverse scene, sebbene don Camillo sia presentato dall’autore nella prima storia come “l’arciprete di Ponteratto”), un ambiente che Guareschi definisce Mondo Piccolo, idealmente paradigmatico della realtà rurale italiana del dopoguerra.

Il suo personaggio è basato sullo storico prete cattolico don Camillo Valota, partigiano della seconda guerra mondiale e detenuto nei campi di concentramento di Dachau e Mauthausen[1], e sulla figura di don Ottorino Davighi, parroco di Polesine Parmense conosciuto personalmente da Guareschi[2].

La maggior parte degli episodi di don Camillo vede la luce sul settimanale umoristico Candido, fondato, insieme con Giovanni Mosca, dallo stesso Guareschi. Molti dei 347 racconti del Mondo Piccolo, pubblicati sia sul Candido sia su altri quotidiani e riviste, sono stati raccolti in seguito in otto libri, dei quali solo i primi tre pubblicati quando Guareschi era ancora in vita. Il personaggio divenne molto noto al grande pubblico italiano e francese (che lo identifica con il volto di Fernandel) per la riuscitissima riduzione cinematografica. Il don Camillo di Guareschi non ha l’aria del mite pretino appena uscito dal seminario: viene anzi descritto come un prete gigantesco, con le mani grosse, i piedi taglia 45, un “tipo di diretto al mento capace di abbattere un bue, ammesso che un bue abbia un mento”, e che spesso ricorre alla forza fisica per risolvere questioni che a prima vista parrebbero irrisolvibili. Don Camillo parla inoltre direttamente col Cristo raffigurato nel crocefisso dell’altare, che gli risponde saggiamente in tutte le situazioni (particolare che fece irritare molti cristiani che disprezzavano Guareschi, affermando che questi dialoghi erano bestemmie); e non esita a risolvere a modo suo (facendo all’occorrenza roteare vorticosamente qualche panca) anche le discussioni più accese.

Don Camillo (Fernandel)

Al centro dei pensieri di don Camillo c’è, inevitabilmente, il sindaco comunista Giuseppe Bottazzi detto Peppone (interpretato nella trasposizione cinematografica da Gino Cervi), capo della locale sezione del Partito Comunista Italiano. Ed è al centro dei suoi pensieri sia in quanto prete “politicizzato”, fortemente impegnato nella propaganda a favore della Democrazia Cristiana, sia perché sacerdote, in quanto don Camillo desidera che il suo sindaco comprenda quello che a suo avviso sarebbe l’errore dell’adesione al comunismo, anche se egli condanna l’ideologia e non la persona. Non a caso, nei momenti più importanti, Peppone sa perfettamente a chi rivolgersi (va in chiesa per il figlio che sta male o per ringraziare per la propria elezione) e cosa scegliere (per esempio la concessione della bandiera reale alla vecchia maestra, per il suo funerale, è il segno di quanto egli sia libero dagli schemi del partito e ragioni con la propria testa e con la propria coscienza). La bontà dell’animo, nella Val Padana, si misura meglio nei momenti di necessità. Ecco allora tornare l’intesa quando l’avversario è in pericolo, quando l’alluvione mette a dura prova l’intero paese, quando la morte porta con sé una persona cara e in molte altre occasioni, in cui si dimostra che i due “nemici politici” hanno reciproca stima e lottano fianco a fianco per gli stessi ideali (se pur condizionati dal ruolo pubblico che rivestono).

I romanzi in ordine cronologico

  • Mondo piccolo. Don Camillo, Milano, Rizzoli, 1948.
  • Mondo piccolo. Don Camillo e il suo gregge, Milano, Rizzoli, 1953.
  • Mondo piccolo. Il compagno Don Camillo, Milano, Rizzoli, 1963.
  • Mondo piccolo. Don Camillo e i giovani d’oggi, Milano, Rizzoli, 1969.
  • Mondo piccolo. Gente così – Mondo piccolo, Milano, Rizzoli, 1980.
  • Mondo piccolo. Lo spumarino pallido, Milano, Rizzoli, 1981.
  • Piccolo mondo borghese. Il decimo clandestino, Milano, Rizzoli, 1982.
  • Piccolo mondo borghese. Noi del Boscaccio, Milano, Rizzoli, 1983.
  • L’anno di Don Camillo, Milano, Rizzoli, 1986.
  • Il breviario di don Camillo, Milano, Rizzoli, 1994.
  • Ciao, Don Camillo, Milano, Rizzoli, 1996.
  • Don Camillo e Don Chichì, Milano, Rizzoli, 1996 [edizione integrale di Don Camillo e i giovani d’oggi]
  • Mondo piccolo.Tutto don Camillo, 3 voll., Milano, Rizzoli, 1998.
  • Don Camillo. Il Vangelo dei semplici, Milano, Ancora, 1999 [12 racconti di Giovannino Guareschi commentati da Giacomo Biffi, Giovanni Lugaresi, Giorgio Torelli, Alessandro Gnocchi, Mario Palmaro].
  • Qua la mano don Camillo. La teologia secondo Peppone, Milano, Ancora, 2000. [14 racconti di Giovannino Guareschi commentati da Michele Brambilla, Giovanni Lotto,Giovanni Lugaresi, Alessandro Maggiolini, Giorgio Torelli, Alessandro Gnocchi,Mario Palmaro]
  • Don Camillo e Peppone, Milano, RCS Libri

Adattamenti

I film

Gli episodi prodotti dalla Cineriz sono cinque: (cliccare sul link di ogni film per il rimando alla pagina wikipedia)

Il sesto film, che si sarebbe dovuto intitolare Don Camillo e i giovani d’oggi, non venne terminato a causa della malattia di Fernandel, poi risultata fatale. Il film è stato poi realizzato nel 1972, con Gastone Moschin nella parte di Don Camillo e Lionel Stander in quella di Peppone. Nel 1983 è stato infine girato un remake, dal titolo Don Camillo (The world of Don Camillo), con Terence Hill nel ruolo ringiovanito del battagliero sacerdote e Colin Blakely nella sua controparte comunista. Questi due film furono girati rispettivamente a San Secondo Parmense (PR) e a Pomponesco (MN) anziché nell’ormai famosa Brescello, probabilmente perché il centro reggiano era troppo legato nell’immaginario collettivo alla serie originale con Fernandel e Cervi.

Adattamenti televisivi

Il personaggio di Guareschi godette anche di alcuni misconosciuti adattamenti televisivi. In Brasile, la rete Tv Tupi di San Paolo trasmise, fra il 1954 e il 1957, O Pequeno Mundo de Dom Camilo, con Otelo Zeloni (1921-1973) nel ruolo di Don Camillo e Heitor de Andrate in quello di Peppone.

La stessa Tv Tupi ne trasmetterà poi, nel 1971-72, tratta da Don Camillo e i giovani d’oggi, una nuova serie Dom Camilo e os Cabeludos, nuovamente con Otelo Zeloni.

Sempre brasiliana è Padre Tião, per la regia di Graça Mello, telenovela liberamente ispirata al libro “Don Camillo” di Guareschi, trasmessa da Rede Globo dal 12 dicembre 1965al febbraio 1966, con Ítalo Rossi nel ruolo eponimo.

Del 1981, invece, la serie-tv britannica della BBC, The Little World of Don Camillo (titolo tedesco: Die kleine Welt des Don Camillo), diretta da Peter Hammond, con Mario Adorfnella parte del combattivo prete e Brian Blessed in quella del suo antagonista. In questa versione, la voce narrante e voce del crocifisso è quella di Cyril Cusack.

Radio

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: The Little World of Don Camillo (programma radiofonico).

The Little World of Don Camillo fu una trasmissione radiofonica britannica della BBC Radio basata sul personaggio di Don Camillo. Fu adattata da Peter Kerry.[3] La stessa società radiotelevisiva inglese aveva già mostrato interesse verso il prete italiano producendo nel 1981 The Little World of Don Camillo omonima serie televisiva.

Adattamenti a fumetti

Nel 2011 è iniziata la pubblicazione dalla ReNoir Comics di Don Camillo a fumetti, una serie di volumi a fumetti contenenti ciascuno nove adattamenti dei racconti di Don Camillo e Peppone e due del ciclo Mondo Piccolo. Il titolo del primo volume, dal nome del racconto n.315, è Il capobanda piovuto dal cielo.[4] A questo volume ne sono seguiti altri due dal titolo Ritorno all’ovile, pubblicato nell’agosto dello stesso anno e contenente altri nove racconti di Don Camillo e Peppone e altre due Storie del Mondo Piccolo, e Passa il “Giro”, pubblicato ad ottobre, impreziosito da una prefazione di Enrico Beruschi. Nell’estate 2012 il fumetto ha ricevuto una menzione speciale del premio Fede a strisce nell’ambito di Cartoon Club 2012.[5]

Onorificenze fittizie

Nell’ambito della finzione letteraria, Don Camillo, assieme all’amico Peppone, entrambi “classe ’99”, in alcuni racconti viene indicato come insignito della Medaglia d’argento al valor militare e delle altre decorazioni della vittoria del primo conflitto mondiale. Dalla cronologia degli eventi si può[senza fonte] dedurre che non vi ha partecipato da sacerdote, in quanto ancora solamente studente liceale, con di fronte ancora i due anni di filosofia, i due di teologia e appena diciottenne nel 1917 quando l’età canonica[non chiaro] per l’ordinazione era di 23 anni.

Luoghi legati al personaggio

Il comune di Brescello, oltre ad essere il luogo dove sono stati girati i film di Don Camillo, ospita il Museo Peppone e Don Camillo, inaugurato il 16 aprile 1989.

Nella piazza del comune sorgono le due statue bronzee di Don Camillo e Peppone, fronteggiate nell’atto di salutarsi; opera di Andrea Zangani furono poste nel 2001, nel 50º anniversario del primo film.

Musica

Al personaggio di Don Camillo, il maestro Roberto Giraldi dell’orchestra Castellina Pasi, ha dedicato nel 1975 un brioso valzer per clarinetto e fisarmonica, intitolato proprio Don Camillo.

Breve trama dei film di Don Camillo (testi e immagini tratti da wikipedia)

DON CAMILLO

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Don Camillo e Peppone stanno per risolvere una questione delicata al loro modo: con una scazzottata

Don Camillo è un film italo-francese del 1952, diretto dal regista Julien Duvivier e liberamente ispirato ai personaggi creati da Giovannino Guareschi in una serie di racconti (1946-47), poi riuniti in volume nel marzo 1948 dall’editore Rizzoli.

Il film è stato selezionato tra i 100 film italiani da salvare[1].

Un piccolo paese (Brescello) della Bassa emiliana, giugno 1946. Don Camillo, parroco del paese, è un bravo presbitero che non incarna certo lo stereotipo del mite pretino di provincia: egli è infatti impulsivo ed esuberante, nonché dotato di una grande forza.

Don Camillo rimane molto irritato e deluso, come la signora Cristina, la vecchia maestra del paese, e l’avvocato Stiletti, l’unico consigliere dell’opposizione eletto, per la vittoria alleelezioni amministrative locali di Giuseppe Bottazzi, detto Peppone, capo della sezione locale del PCI, nonché vecchio amico di don Camillo, sebbene i litigi tra i due siano all’ordine del giorno.

Il nuovo sindaco è infatti un suo rivale politico, perché don Camillo, convinto delle sue buone intenzioni, non rinuncia a immischiarsi in faccende politiche. Don Camillo appoggia i proprietari terrieri del paese per evitare espropri; Peppone invece difende la causa dicontadini e operai, anche se, armandosi di buon senso, i due si ritrovano quasi sempre d’accordo.

Mentre Peppone dirige un comizio, accompagnato dai suoi collaboratori, il Brusco e lo Smilzo, per proclamare la sua linea politica, dopo essere stato eletto, don Camillo suona le campane della chiesa per impedire la manifestazione. I comunisti allora sembra che assaltino la Chiesa, nello sconcerto della signora Cristina: don Camillo si arma di fucile per intimidirli, ma in realtà essi vanno ad acclamare Peppone che dal balcone della sua casa mostra il suo ultimo figlio appena nato. Ma perfino il neonato è fonte di un ennesimo bisticcio e compromesso tra i due: Peppone lo vuole battezzare Libero Antonio Lenin; don Camillo non ne vuole sapere; alla fine i due si accordano, sbrigando la faccenda a modo loro, per Libero Antonio Camillo Lenin.

La rivalità tra i due prosegue: don Camillo incendia una casa di campagna diroccata, dove aveva scoperto che Peppone nascondeva un’ingente quantità di armi da guerra da usare per la rivoluzione proletaria, e si impossessa di una mitragliatrice. Peppone proclama nei suoi comizi il progetto della costruzione di una casa del popolo; don Camillo, non comprendendo dove il Sindaco possa trovare i fondi, lo accusa di essersi appropriato di dieci milioni di lire, che egli aveva dichiarato sequestrate dai fascisti durante la Guerra. Il Sindaco allora presenta al Parroco un attestato, in cui dichiara di adoperare il denaro ancora in suo possesso per la costruzione della casa del popolo, ma don Camillo lo costringe, minacciandolo col mitra, a far costruire anche una città giardino per i bambini del paese e Peppone cede.

Montano intanto le proteste dei disoccupati. Peppone e la giunta comunale, a corto di fondi, stabiliscono di tassare i terreni dei possidenti a 1.000 lire alla biolca: Filotti, il maggior possidente della zona, si oppone e i comunisti reagiscono con uno sciopero. Lo sciopero delle maestranze agricole, che si rifiutano di coltivare i campi e di mungere le vacche dei possidenti a rischio di provocarne la morte (saranno salvate in segreto da don Camillo e Peppone) si incrocia con la vicenda di Gina Filotti e Mariolino Della Bruciata, due giovani innamorati, che non possono sposarsi, perché non riescono a ottenere il consenso delle famiglie, tra cui scorre rivalità politica: il padre di Mariolino è un collaboratore di Peppone, mentre il nonno di Gina è un fidato amico di don Camillo.

Lo sciopero finisce, ma giungono in Paese, ormai in ritardo, alcuni comunisti dalla città, che Peppone aveva chiamato come rinforzi. Si fermano comunque in Paese, ma commettono la leggerezza di prendere in giro don Camillo. Il Prete, indispettito, gli scaraventa addosso un tavolo: ne segue una scazzottata a dir poco epica e don Camillo ne manda 15 all’ospedale, guadagnandosi l’ammonizione del Vescovo, avvertito da Peppone della bravata del Parroco.

I Filotti e i Della Bruciata dovrebbero venire riconciliati dalla signora Cristina, cui i due giovani chiedono di tentare una mediazione. Quando però la signora muore in seguito a una caduta dopo poco, l’opportunità sfuma. L’anziana maestra, fervente monarchica, aveva fatto promettere a Peppone di usare la bandiera reale durante il suo funerale e, malgrado l’opposizione dei suoi collaboratori, Peppone rispetta le ultime volontà della defunta. I Filotti e i Della Bruciata vietano dunque il matrimonio a Mariolino e Gina, che vengono fermati da Peppone e don Camillo mentre tentano di suicidarsi, buttandosi nel Po. Il Parroco promette ai due che verranno sposati dal vescovo, in visita al paese per l’inaugurazione della casa del popolo e della città giardino.

Peppone simpatizza subito con il Vescovo, accompagnandolo in paese, il quale assiste all’inagurazione della casa del popolo prima di celebrare il matrimonio tra i due, deludendo don Camillo. La sera delle nozze tra Mariolino e Gina, don Camillo partecipa a una rissa tra i proprietari terrieri e gli uomini di Peppone: il Vescovo, che lo aveva già ammonito per la precedente rissa con i comunisti di città, lo invia a Montenara, un paesino di montagna.

IL RITORNO DI DON CAMILLO

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Don Camillo (Fernandel), osannato dalla folla dopo aver scaraventato il compagno Gorlini fuori dal ring.

Il ritorno di don Camillo è un film del 1953, diretto dal regista Julien Duvivier. Delle cinque pellicole che compongono la serie su don Camillo e Peppone con Fernandel e Gino Cervi, è indubbiamente quella che mostra più elementi irreali, fantastici, non limitandosi al solo crocifisso parlante. Quando il dottor Spiletti viene trasportato, apparentemente moribondo, a Montenara, egli «trattiene il respiro per arrivare vivo da don Camillo». L’elemento fiabesco è presente anche nell’affermazione enunciata dalla voce narrante di nascite e morti irrealmente “ritardate” finché il sacerdote preferito non sia ritornato. Si consideri infine l’episodio surreale della “vendita dell’anima” del Nero.

La storia continua con le avventure di don Camillo, sollevato dall’incarico di parroco del suo paesino per punizione, cui si aggiunge il viaggio forzato nella remota parrocchia di Montenara, sperduta tra i monti. Qui, in un ambiente freddo, svolge il suo ministero nel luogo frequentato dalla sola perpetua. Nel frattempo nel paese di Don Camillo, Pepponesi ritrova ad affrontare molti problemi e non ha neanche l’aiuto del nuovo parroco. Solo il ritorno di don Camillo porrà fine alle dispute che coinvolgono anche un proprietario terriero (Cagnola), che non voleva cedere parte delle sue terre per costruire un argine sul Po, per prevenire alluvioni, e che, in un alterco, ferisce il compagno detto “il nero”, credendo di averlo addirittura ucciso e viene ferito a sua volta da Peppone, che anch’esso teme di averlo ammazzato. Entrambi per avere un alibi si rivolgono a Don Camillo nel suo esilio a Montenara. Don Camillo riesce a calmare la situazione, strappando la promessa a Cagnola che egli avrebbe ceduto le terre necessarie per fare l’argine. Per questo fatto, Peppone si rivolge al vescovo per far tornare Don Camillo al suo paesino, e viene accontentato, con l’ammonimento da parte del prelato, che poi non venga più a lamentarsi se riceverà ancora tavolate in testa. Al ritorno al paese Don Camillo dovrà porre fine ad una rissa alla casa del popolo scoppiata al termine di un incontro di Boxe, organizzato appositamente in contemporanea con l’arrivo del parroco alla stazione, per evitare ad esso un bagno di folla che sarebbe stato “il trionfo della reazione”. Poi accade che Cagnola si rimangia la promessa delle terre, ritenendo l’argine inutile per prevenire alluvioni, che puntualmente si verificheranno subito, e in modo tale che anche l’argine eventualmente costruito non sarebbe servito a niente.

Anche il “Nero” se la cava, ma il vecchio medico del paese, il dott. Spiletti, conservatore ma amato dal popolo per la sua professionalità sempre dimostrata verso tutti e senza distinzione politica, dato per morente varie volte, ma sempre “resuscitato” puntualmente, propone a questi di vendergli l’anima (“Se non credi all’anima vendimela. Se non ce l’hai davvero, vorrà dire che ci ho rimesso i soldi, ma se ce l’hai diventa mia”). Il Nero tra mille dubbi, pensando anche che non sia giusto vendere qualcosa che non ha, l’anima appunto, si lascia però convincere. Ciò gli procurerà un serio problema psicologico che lo turberà per parecchio tempo, finché non interverrà Don Camillo stracciando il contratto regolarmente stipulato per la vendita dell’anima e bruciando le banconote ricevute dal Nero, (che voleva restituire al dottore) come sacrileghe.

Don Camillo avrà poi a che fare con Marchetti, un ex gerarca fascista del posto, tornato al paese in incognito dopo averlo lasciato dopo la guerra, travestito da indiano a carnevale, che viene riconosciuto da Peppone che ben ricorda l’olio di ricino fattogli bere durante il ventennio. L’ex gerarca si rifugia in canonica, ma anche Don Camillo aveva lo stesso tipo di conto in sospeso. Finirà che prima Peppone berrà dell’olio di ricino, da lui stesso comprato per rendere pan per focaccia all’ex camicia nera, sotto la minaccia di un fucile strappato a Don Camillo e ritenuto carico da parte del fascista, poi sarà questi a bere con la forza quell’olio, il fucile infatti era scarico e sarà facilmente sopraffatto dal prete e poi cacciato, infine il Cristo imporrà a Don Camillo di bere anche lui l’olio di ricino, come penitenza per la violenza usata.

Altri problemi Don Camillo li avrà col figlio di Peppone, svogliato a scuola e per questo messo in collegio da cui scappa sovente, riuscirà a parlargli e a convincere il padre di riportarlo a scuola al paese, dove in una lite col figlio di Cagnola viene ferito gravemente, ma riesce a guarire anche per le preghiere del parroco; e con la sfida tra gli orologi del campanile e della casa del popolo: per evitare che nessuno dei due sia in ritardo rispetto all’altro, il parroco e Peppone spostano continuamente in avanti le lancette dei rispettivi orologi, ottenendo che non si sa più che ora sia in paese. L’alluvione arriverà e sarà tremenda, ma Don Camillo resterà sulla torre campanaria, che svetta sul paese completamente allagato e da là manderà messaggi di conforto e di speranza alla popolazione sfollata.

DON CAMILLO E L’ONOREVOLE PEPPONE

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Peppone che sulle note de La canzone del Piave arringa la folla che l’ascolta attenta

Don Camillo e l’onorevole Peppone è un film del 1955. Si tratta del terzo episodio della celebre saga che vede protagonisti Fernandel e Gino Cervi, il primo diretto da Carmine Gallone (che dirigerà anche il quarto), mentre i due precedenti erano stati diretti da Julien Duvivier.

1948, nel paese prosegue la rivalità tra don Camillo e Peppone, che continuano a farsi i soliti dispetti. Oltretutto ci sono le elezioni, la campagna elettorale, molto infuocata, e Peppone, inoltre, si candida come senatore, cosa che fa uscire dai gangheri don Camillo, che si ritrova sempre più spesso davanti all’altar maggiore per protestare con il Cristo.

Tanti episodi divertenti, come il ritrovamento del carro armato, tenuto nascosto in vista della prossima “rivoluzione proletaria”, l’esame di quinta elementare di Peppone, necessario per la candidatura a deputato (In questa scena, poi, Peppone dice l’areadel cerchio al posto di quella della sfera, ma il maestro non se ne accorge), il furto dei polli di don Camillo, rappresaglia di uno scherzo di quest’ultimo: il parroco era entrato in possesso di giganteschi manifesti elettorali di Peppone col suo faccione (pensava che più grosso fosse il manifesto più voti avrebbe preso: un po’ come la pubblicità di un noto aperitivo, più è vistosa, più il liquore viene bevuto…) e di nascosto li aveva “ritoccati” disegnando corna, barbetta e baffetti ed una terza narice sotto il naso sulla faccia del neo-candidato del PCI; la potenziale storia d’amore tra Peppone e la procace Clotilde, segretaria della Federazione, che farà imbestialire sua moglie, che prende la bicicletta e si mette in viaggio per tornare da sua madre… Sarà raggiunta dopo diversi chilometri dal marito e dal parroco che la inseguono col sidecar, ma al ritorno dovrà essere don Camillo a tornare al paese con la bicicletta della moglie del sindaco (questa volta la prende davvero la macchina del Vaticano!…altra vecchia storia) e il comizio tenuto da Peppone dove dopo aver sentito la Canzone del Piave cambia completamente il tenore del discorso, da comunista a monarchico dicendo pure “per il bene del paese, del re e della patria”.

Alla fine, Peppone sarà costretto a scegliere se iniziare una carriera da parlamentare a Roma o restare nel suo paesino in veste di sindaco, e solo all’ultimo saprà prendere la sua decisione: dopo aver litigato con sua moglie che non voleva che partisse, prende il treno per Roma, dove ritrova una fredda Clotilde, delusa per la “defaillance” di Peppone di pochi giorni prima (“compagna vorrei parlarti”…sì…ma non certo di ciò che la fascinosa segretaria si aspettava…cioè un approccio), e alla prima fermata del treno, alla stazione di Boretto, ritrova Don Camillo, arrivatovi in bicicletta, che lo convince a tornare indietro, facendo leva sul fatto che al paese egli è il sindaco, un’autorità, è il capo locale del partito, mentre in aula a Roma sarebbe solo “una pallina da buttare nell’urna” secondo la volontà dei suoi dirigenti… in pratica più nessuno. Ne segue il ripensamento di Peppone, e un ritorno al paese in bicicletta, con scatti e controscatti, degni di Bartali e Coppi in fuga in una tappa del Giro d’Italia.

DON CAMILLO MONSIGNORE…MA NON TROPPO

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Don Camillo (Fernandel) e Peppone (Gino Cervi) ritornano al paese dopo tre anni a Roma.

Don Camillo monsignore… ma non troppo è il quarto episodio della saga di don Camillo e Peppone, diretto da Carmine Gallone e tratto dai racconti di Giovannino Guareschi. Sarebbe dovuto essere il capitolo conclusivo della saga (come dimostrano anche i due protagonisti, che appaiono brizzolati ed invecchiati) ma ebbe invece un lusinghiero successo al botteghino (ben 1.105.024.406 lire) cosicché si decise di girarne un ulteriore episodio.

1960. I superiori di don Camillo si sono sbarazzati di lui facendolo monsignore e trasferendolo a Roma e lo stesso hanno fatto i dirigenti comunisti con Peppone, eletto senatore. I due amici-nemici però si re-incontrano dopo 3 anni, nel vagone letto di un treno. Appena tornati al paese hanno nuovi problemi da affrontare, come la costruzione di una casa popolare a discapito di una piccola cappella votiva posta su terreno della curia, la cosiddetta «Madonnina del Borghetto». Il sindaco e Peppone vogliono abbattere la cappella e strumentalizzare politicamente il fatto che presumibilmente la chiesa avrebbe rifiutato il terreno, cosa che invece non si verifica, a patto però che gli alloggi vengano distribuiti equamente tra famiglie proposte dalla chiesa e famiglie proposte dal comune. La cappella resiste a tutti i tentativi di abbatterla e diventa parte dell’edificio.

Altra questione è quella del matrimonio del figlio di Peppone, che questi vuol far celebrare nella sola forma civile, mentre la moglie vorrebbe per il figlio un matrimonio in chiesa. Peppone, per aver l’assenso del padre della futura nuora alla forma civile, gli offre un posto di usciere in comune. Don Camillo, di contro, promette che gli farà avere la concessione di una pompa di benzina. Alla fine si trova un compromesso, dovuto anche al fatto che Peppone vince al totocalcio e non sa come ritirare il premio senza essere scoperto: don Camillo lo aiuta nell’intento, strappando la promessa di un matrimonio anche in forma religiosa, che viene fatto in una chiesina di campagna, mentre la cerimonia civile avviene in pompa magna in municipio.

Don Camillo deve cercare di riconciliare due coniugi, lui meridionale e conservatore, lei del posto e comunista militante. Ci riesce con l’aiuto del marito, che mette un sacco in testa alla donna, la lega e le dipinge le terga di rosso col minio lasciandola poi in un bosco: la ragazza non ha più il coraggio di uscire di casa per non essere presa in giro. Don Camillo ha inoltre a che fare con la clamorosa vincita di Peppone al totocalcio: egli però ha paura di essere scoperto e di dover poi dare in gran parte il denaro al partito. Don Camillo riesce a scoprire il vero nome del vincitore, e si offre di aiutarlo: andrà lui a ritirare il premio, tornando al paese in tarda sera e promettendo di consegnare la vincita l’indomani. Ma durante la notte, Peppone non resiste alla voglia di vedere la vincita e va più volte nel corso della notte a svegliare don Camillo.

Questa gli mette in testa l’idea che se durante la notte don Camillo dovesse morire, egli non potrebbe dimostrare che i soldi in possesso del prete sono i suoi, e torna a disturbare in canonica ritirando finalmente il denaro.

IL COMPAGNO DON CAMILLO

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Don Camillo (Fernandel) legge il “Breviario di Lenin” sotto gli sguardi increduli ed impauriti di Peppone (Gino Cervi) e di un “compagno” (Aldo Vasco).

Il compagno don Camillo è l’ultimo episodio (in realtà sarebbe il penultimo) della serie di film i cui protagonisti sono don Camillo e Peppone, diretto da Luigi Comencini e tratto da alcuni racconti di Giovannino Guareschi poi riuniti nel 1963 nel volume Il compagno Don Camillo.

L’anno in cui si svolge la storia non è precisato, ma stando agli avvenimenti “sovietici” mostrati nel corso del film, dovrebbe trattarsi di un periodo compreso fra l’estate e l’autunno 1964. Il paese di Brescello[1] sta per essere gemellato, fra mille polemiche, con una cittadina russa. Per favorire il gemellaggio, i sovietici hanno inviato in regalo un loro trattore[2], che però non si decide a mettersi in moto. Finita la cerimonia ufficiale fra l’ironia generale, Peppone fa appello a tutta la sua abilità di meccanico per tentare di aggiustare il trattore, senza molta fortuna, e quando arriverà all’ultimo tentativo, per essere più sicuro, deciderà addirittura di farlo benedire da don Camillo. Solo allora il mezzo agricolo si metterà finalmente in moto.

Don Camillo cerca di scoraggiare l’iniziativa di Peppone: riesce a fare in modo che l’approvazione del gemellaggio avvenga tramite una raccolta di firme, ma poi non sa cosa escogitare per scoraggiare i suoi concittadini dal mettere la propria firma. Ma un giorno sembrano quasi giungere, inviati dalla Provvidenza, due profughi russi, Sasha e Sonia, che raccontano di sevizie e privazioni subite in Unione Sovietica. Don Camillo favorisce la diffusione di questi racconti. Infatti i due vengono rifocillati in fattorie e case di contadini del circondario mentre raccontano, con dovizia di macabri particolari, la “loro Russia”. Alla fine si scoprirà che i due erano truffatori di Busto Arsizio, che si fingevano profughi, e questo convincerà i paesani di don Camillo a firmare per il gemellaggio.

Offeso per essere stato considerato “complice” dei due falsi russi, don Camillo inizia allora uno sciopero della fame. Peppone finge di non darvi peso, ma in fondo si preoccupa per la salute del suo amico-nemico e si reca da lui nottetempo per “corromperlo”, mettendogli sotto il naso due salsicciotti caldi e rammentandogli le passate scorpacciate fatte insieme a base dei «ravioli che si mangiavano dal Battiglia, soffici, delicati, tutti gocciolanti di parmigiano fuso» o il magnifico «pollo alla creta, del Bergassi…come lo faceva la povera Desolina!». Peppone ritorna con alcuni compagni per imboccarlo a forza ma non sa che, nel frattempo, l’affamatissimo sacerdote ha posto fine allo sciopero, e quindi ha già divorato tutte le provviste che aveva in casa.

In seguito, quando Peppone e i compagni decidono di viaggiare oltrecortina per le celebrazioni, don Camillo tenta di partire con loro. Riesce a raggiungere lo scopo solo minacciando di rendere pubblica una scappatella sentimentale del sindaco con una procace giostraia addetta al tiro a segno. Don Camillo si procura documenti falsi: sarà il compagno Tarocci. In Russia ad attenderli ci sono attività di interscambio culturale: balletto, Opera, gara di pesca allo storione, feste. Appena la comitiva italiana arriva in Russia, Nikita Chruščёv viene deposto a favore di Aleksej Kosygin e loro vengono bloccati in albergo, senza spiegazioni. Fortunatamente, tutto si risolve per il meglio. Il Brusco, che ha un fratello disperso in guerra del quale si vergogna in quanto questi era camicia nera, mentre egli è di accesa fede comunista, ha promesso all’anziana madre di accendere un cero sulla tomba del fratello caduto: sarà don Camillo ad aiutarlo a raggiungere il posto esatto. Il prete del posto vive in semiclandestinità, poiché teme il sindaco comunista del paesino russo: la chiesa è stata trasformata in granaio. Sarà don Camillo ad obbligarlo a confessare la madre del sindaco e a battezzarne i numerosi figli, nonché a impartirgli un intensivo allenamento di pugilato per permettergli di fronteggiare il manesco sindaco.

Nel frattempo Scamoggia, il giovane giornalista al seguito, s’innamora ricambiato della giovane Nadia, l’interprete russa. Anche se tenta di non farlo notare, la cosa non sfugge a don Camillo. Per impedire al sindaco russo di rientrare a casa dopo l’Opera (e sorprendere don Camillo in attività religiose), Peppone lo sfida alla “gara della vodka“: Peppone vince, ma ha bevuto così tanto che si sente male e deve essere chiamato il medico russo il quale gli dà pillole e gli fa firmare una richiesta di ricovero. Il giorno dopo il gruppo parte per tornare in Italia ma accadono alcuni imprevisti: Scamoggia chiede ai suoi compagni di dargli tutti i rubli che sono loro rimasti, dal momento che decide di restare per Nadia; Peppone viene fermato dal medico che lo fa salire su un’ambulanza per l’immediato ricovero; e Don Camillo viene a sapere che i russi erano sempre stati a conoscenza del fatto che lui fosse un sacerdote, ma si dimostrano comunque amichevoli con lui (che resta però spaventato dalla rivelazione e sale sull’aereo quasi di corsa). Il gruppo, sebbene menomato di Peppone e del giornalista, rientra così in Italia.

Passano le settimane, e dalla Russia arrivano cartoline di Peppone. Poi anche la ricezione delle cartoline si interrompe e di Peppone nessuna notizia. Nel frattempo, il vescovo sceglie Don Camillo per guidare una comitiva di religiosi negli Stati Uniti d’America: inaspettatamente, del gruppo fa parte anche Peppone, travestito da monsignore, senza baffi e con documenti falsi. Don Camillo gli chiede come pensa di convincerlo a portarlo negli USA, dato che lui non può essere sottoposto a ricatti matrimoniali. Peppone gli mostra allora una foto, scattata in Russia, dove Don Camillo, impugnando una spilla rappresentante falce e martello, è baciato sulla bocca da un’avvenente ragazza russa. Don Camillo perciò è costretto a cedere e a portare Peppone con sé, facendo notare al crocifisso come Peppone senza baffi abbia proprio una “faccia da prete”. Il film si conclude con don Camillo e Peppone, entrambi con la talare, che entrano in aeroporto… proprio mentre Scamoggia e Nadia, freschi sposi, rientrano dalla Russia. Il loro shock, vedendo i due vestiti da prete che si dirigono all’aereo ridacchiando, è totale.

IL SESTO FILM CANCELLATO E RIPRODOTTO: DON CAMILLO ED I GIOVANI D’OGGI

Don Camillo e i giovani d’oggi oppure Don Camillo, Peppone e i giovani d’oggi (titolo originale Don Camillo et les contestataires) doveva essere il sesto capitolo della serie cinematografica di Don Camillo con Fernandel e Gino Cervi, ispirato all’omonimo libro. Rimase incompiuto a causa della malattia di Fernandel, che ricopriva il ruolo di don Camillo, venuto poi a mancare nel 1971.

Le riprese del nuovo film, per la regia di Christian-Jaque, cominciarono a Brescello il 13 luglio 1970. Fernandel arrivò a Brescello il 20 luglio, a set già allestito. Gli esterni si girarono sotto un sole cocente, tra umidità e zanzare, e Fernandel ebbe più volte dei mancamenti, degli eccessi di stanchezza e delle difficoltà respiratorie. A un certo punto arrivarono anche dei dolori lancinanti al torace. Era il 5 agosto: all’improvviso, durante una scena sul sagrato della chiesa che prevedeva che Fernandel dovesse portare Graziella Granata fra le sue braccia, l’attore non fece un passo. L’attrice pesava meno di 50 chili ma lui non riuscì nemmeno a sollevarla, incespicò e cadde a terra. Appena ripresosi dal malore fu costretto ad abbandonare il set: era esausto.

Fu trasportato con urgenza all’ospedale di Parma, dove rimase ricoverato per quattro giorni. Si consultò con uno specialista e poi decise di tornare a Marsiglia per sottoporsi a ulteriori esami clinici e prendersi un periodo di riposo. Il regista, cercando parole di conforto, si rivolse così a Fernandel: «On reprendra le tournage dès que tu seras rétabli. Rentre à Marseille.» («Riprenderemo le riprese quando sarai ristabilito. Ritorna a Marsiglia»)[1].

Le condizioni di salute di Fernandel erano già compromesse da alcuni mesi. Nell’aprile precedente, durante un piccolo intervento per rimuovere una escrescenza formatasi sotto il muscolo pettorale destro, i medici avevano scoperto che l’attore era affetto da un carcinoma maligno di origine epatica, in evoluzione e con metastasi. Partito dal fegato, il tumore aveva colpito un polmone e si era diffuso in diverse parti dell’organismo. I familiari furono immediatamente informati della gravità della situazione ma decisero di tenere all’oscuro l’interessato.[senza fonte] Lo stesso Christian Jaque, che nel frattempo lo aveva scritturato per questo film, era totalmente ignaro della grave malattia che aveva colpito Fernandel.[senza fonte]

Il 12 agosto 1970 la produzione sospese le riprese e Gino Cervi ritornò a Roma. La soluzione più semplice sarebbe stata rigirare le scene in cui compariva don Camillo con un altro attore protagonista e completare così il film salvando buona parte del girato, ma la proposta della produzione in tal senso si scontrò con il rifiuto di Jaque e di Cervi di continuare senza Fernandel.

A metà gennaio del 1971 Fernandel, ancora ignaro del suo reale stato di salute,[senza fonte] telefonò a Christian-Jaque, per rassicurarlo sulle proprie condizioni che parevano migliorare e per dirgli che poteva contare su di lui, ma il 26 febbraio 1971 Fernandel morì. La produzione tuttavia, incassati i rifiuti di Cervi e Jacque a continuare, aveva già deciso di affidare i ruoli di protagonisti ad altri e di rifare da capo il film con un altro regista. Il film, con il medesimo titolo, ma diretto da Mario Camerini e con Gastone Moschin nella parte di don Camillo e Lionel Stander in quella di Peppone, sarebbe infine uscito nel 1972, senza tuttavia ottenere il medesimo successo dei precedenti.

A distanza di decenni vi sono voci contrastanti riguardo al film incompiuto del 1970: mentre alcune fonti dicono che fossero state girate poche scene, altre affermano mancassero poche riprese alla fine del film che, in qualche modo, avrebbe potuto essere completato o distribuito almeno per far contenti i numerosissimi fan della serie. Il regista Gigi Oliviero afferma che alla morte di Fernandel più della metà del film era stato girato e che mancava poco per finirlo. Prima della morte di Fernandel erano state girate cinque o sei settimane di film. Effettivamente, in base a fotografie e vecchi filmati, risulta che più di metà pellicola fosse stata girata. In un’intervista fatta a Fernandel il 1º agosto 1970 l’attore diceva che questo film era l’ultimo della saga di Don Camillo perché Giovanni Guareschi era morto e non aveva più scritto libri. Quindi fa pensare che il film fosse un omaggio a Guareschi[3]. Nell’ultima intervista fatta a Fernandel nel 15 ottobre 1970 l’attore diceva che mancavano solo 35 minuti per terminare il film. In un’intervista al quotidiano “La Stampa” pubblicata il 28 febbraio 1971, Gino Cervi rivelò: “Il film era stato girato a metà quando Fernandel dovette tornare in Francia. Aveva cercato di tirare avanti fino all’ultimo, perchè il film lo voleva finire. Io credo sentisse che appariva sullo schermo per l’ultima volta e con il personaggio che gli era più caro. Avevamo girato 1200 metri di pellicola a colori, ma Fernand era impaziente. Fece una cosa strana: registrò in anticipo tutto il sonoro dell’intero film. Chissà, forse pensava che, se lui avesse dovuto rinunziare, il film avrebbe potuto essere portato a termine anche da una controfigura e il suo pubblico lo avrebbe riconosciuto almeno dalla voce. E lo avrebbe ricordato”.

IL NUOVO FILM

Peppone-DonCamillo_schioppo

Peppone (Lionel Stander) e don Camillo (Gastone Moschin) dopo aver preso a schioppettate i capelloni di città.

Don Camillo e i giovani d’oggi è un film commedia italiano del 1972 di Mario Camerini, tratto dal libro omonimo di Giovannino Guareschi, con esterni realizzati a San Secondo Parmense, in provincia di Parma.

Un film dal titolo omonimo è rimasto incompiuto per la scomparsa di Fernandel (il film era stato girato a Brescello nel luglio-agosto 1970). Fernandel venne rimpiazzato da Gastone Moschin.

Siamo nel 1972: nel paese di Peppone e don Camillo sono avvenute grosse novità. In primis è arrivata una nuova farmacista, Jole Bognoni col marito anch’egli dottore, ed entrambi comunisti. I due rivali storici hanno però ben altri problemi. Il figlio di Peppone segue la moda dei capelli lunghi, è soprannominato Veleno ed è il capo dei “capelloni della Bassa”. Don Camillo ha una nipotina, la giovane Caterina: una squinternata che si fa chiamare Cat “perché lei non la ferma neanche un bulldozer”. Caterina è fidanzata con Ringo, capobanda degli Scorpioni di città, rivali di Veleno.

La nipote di Don Camillo porta il cognome “Tarocci”, lo stesso usato da don Camillo per recarsi in incognito in Unione Sovietica nel film precedente, Il compagno don Camillo.

Don Camillo ha anche un nuovo coadiutore in parrocchia: don Francesco, inviatogli dalla curia dopo il Concilio Vaticano II, visto che il testardo Parroco della Bassa si ostina ancora a seguire la messa col vecchio rito: i due, fin dall’inizio, discutono sulle questioni sociali.

Don Camillo rischia di venire trasferito in una parrocchia di montagna, a seguito dello scandalo in curia dopo l’elezione a Miss Unità di Cat. Sarà invece don Francesco a chiedere al Vescovo di essere trasferito nella parrocchia di montagna, dato che ha una crisi spirituale perché si è innamorato della nipote di don Camillo.

Se per don Camillo è un grave colpo vedere sua nipote nominata Miss Unità, anche per Peppone non mancano le difficoltà, a causa della creazione della cellula cinese da parte dei Bognoni dopo che Veleno li ha purgati.

Tra Veleno e Cat nasce una storia d’amore e, dopo molte peripezie, i due si sposano come due bravi ragazzi. Anche Peppone alla fine riuscirà a mantenere il ruolo di capo dei comunisti locali, potendo così continuare con don Camillo la loro lunga amicizia/rivalità.

IL DON CAMILLO MODERNO DI TERENCE HILL (1983)

Don_Camillo_1983

Peppone (Colin Blakely) e don Camillo (Terence Hill) in una scena del film

Don Camillo è un film italiano del 1983 diretto da Terence Hill, interpretato dallo stesso nel ruolo di don Camillo, ispirato al personaggio letterario di Giovannino Guareschi, già portato più volte sullo schermo negli anni cinquanta da Fernandel (con Gino Cervi nel ruolo del sindaco Peppone).

Questo Don Camillo è il remake del film del 1952. Cambia l’ambientazione, dall’originaria Brescello nella bassa reggiana, a Pomponesco, nel basso mantovano, e cambia il periodo, trasportato all’epoca contemporanea delle riprese, gli anni ottanta. Assistiamo così a un don Camillo con la moto, che pattina in chiesa e che, toltosi l’abito talare, gioca a pallone in blue-jeans.

Pomponesco: tra il sindaco comunista del paese, Peppone, e il parroco don Camillo non corre buon sangue. Entrambi tentano di ostacolarsi in ogni maniera benché poi riescano spesso a trovare un accordo nelle loro liti. Tra le varie ragioni di questi scontri quotidiani assistiamo a un incontro tra le due squadre di calcio del paese: gli Angeli e i Diavoli, che finisce 3 a 2 per i Diavoli. Dopo aver scoperto che Peppone aveva pagato l’arbitro, Don Camillo decide di vendicarsi barando al torneo di scopa. Tutte queste scaramucce attirano su di lui le attenzioni delle gerarchie ecclesiastiche. Don Camillo viene così trasferito in una parrocchia sperduta. Il giorno della partenza non trova nessuno alla stazione: per paura delle minacce del sindaco, i parrocchiani sono andati tutti, in gran segreto, alla stazione successiva. Una bella sorpresa per don Camillo, che si raddoppia quando, alla stazione dopo ancora, trova l’intera banda dei rossi con Peppone in testa, a salutarlo.

Del film esiste una versione estesa di circa 163 minuti andata in onda in due puntate una sola volta negli anni ottanta su Raiuno. Nei quasi 37 minuti tagliati per la versione cinematografica sono presenti due episodi: il primo narra la vicenda di un fantasma senza testa che vaga per il paese, conferendo al film un tono surreale; il secondo invece riprende un episodio presente ne “Il ritorno di don Camillo”, quello del “Brusco”, compagno di Peppone, che vende la propria anima al medico del paese.[1]

Peppone

Peppone è sposato con Maria e padre di cinque figli: Walter, Michele, Marco, Libero Antonio Camillo Lenin e Antonio. È un artigiano (fabbro e meccanico) molto dotato, proprietario di una piccola officina meccanica che, negli anni del boom economico, diventerà un autosalone con rivendita di elettrodomestici. Iscritto al PCI, viene eletto sindaco di un paese della valle del Po che le trasposizioni cinematografiche hanno poi identificato con Brescello.

Scarsamente istruito, ma straordinariamente abile nel coordinare i compagni di partito, Peppone riesce molto bene nel suo compito di amministratore, ma sempre con l’aiuto del suo avversario politico. I due, se da una parte sono sempre pronti a litigare, graniticamente convinti della bontà della proprie posizioni, alla fine riescono poi a mediare e a trovare una soluzione che li mette d’accordo. Nonostante le sue idee comuniste, Peppone è credente e, a volte, lo si vede entrare di soppiatto in chiesa per pregare o donare un cero. In più è un fervente patriota, come si può dedurre dal discorso che fa, ispirato dalle note de La canzone del Piave, nel film Don Camillo e l’onorevole Peppone. Nello stesso discorso dice di essere nato nel 1899 e di aver combattuto nella prima guerra mondiale. Nello stesso film, in un flashback, si viene a sapere che ha fatto il partigiano e proprio a quel periodo risale il suo primo burrascoso incontro con don Camillo. Adattamento cinematografico a parte, Peppone e don Camillo sono coetanei: entrambi classe 1899, entrambi hanno combattuto nella Grande Guerra, entrambi decorati con medaglia d’argento al valore militare.

Gli episodi che vengono narrati da Guareschi ci mostrano un personaggio caratteristico, pieno di quella tipica schiettezza emiliana, in parte caricaturale e in parte assolutamente familiare. Nella riduzione cinematografica, Peppone è interpretato dall’attore Gino Cervi. In realtà, il primo candidato al ruolo di Peppone fu lo stesso Guareschi, che però si rivelò immediatamente inadatto a recitare davanti una macchina da presa.

I “compagni”

Nella finzione letteraria di Guareschi e nelle relative trasposizioni cinematografiche, la sezione del Partito comunista di Brescello, comandata da Peppone, era composta da un seguito di fedelissimi compagni talvolta anche definiti papaveri per via della devozione al colore rosso (il simbolo del socialismo rivoluzionario). I fedeli della cosiddetta “banda di Peppone” erano il Brusco, il Bigio, lo Smilzo e il Nero.

Informazioni su diego80 (2292 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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