ULTIM'ORA

Super telescopio E-elt, per l’Italia il compito di spiare l’universo.

Firmato oggi il contratto con un consorzio di aziende italiane per la costruzione della struttura e della cupola dello strumento. Un accordo da record per un dispositivo senza precedenti. Giannini: “Riconoscimento a nostre eccellenze industria e scienza”

Tratto da Repubblica

LA TECNOLOGIA  italiana sarà nel cuore dell’European Extremely Large Telescope (E-ELT), il gigante da 39 metri di diametro destinato a diventare il più grande telescopio del mondo. Alto quasi due volte il Colosseo e grande come uno stadio di calcio, E-ELT rappresenta una sfida tecnologica senza precedenti, che vede il nostro Paese in prima linea. Nel corso di una cerimonia ufficiale al quartier generale dell’Osservatorio Australe Europeo (Eso) di Garching presso Monaco di Baviera, è stato infatti firmato il contratto con il consorzio ACe, composto dalle aziende italiane Astaldi, Cimolai e dal sub-contrattista incaricato EIE Group, per la costruzione della cupola e della struttura portante di E-ELT.

Alla cerimonia erano presenti, oltre al Direttore Generale dell’Eso Tim de Zeeuw, anche la ministra italiana dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, l’onorevole Stefania Giannini, e il presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, Nicolò D’Amico. Il contratto da quasi 400 milioni di euro, è il più grande mai stipulato per la costruzione di un osservatorio a terra E-ELT, che dovrebbe “aprire gli occhi” nel 2024, ci aiuterà a risolvere i misteri più fitti dell’astronomia moderna, dall’origine dell’Universo alla ricerca di un altro pianeta come la Terra. Il ministro Giannini su Twitter ha scritto che l’accordo è un “Riconoscimento a nostre eccellenze industria e scienza”.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Tutte le sfide di E-ELT. E-ELT è destinato a diventare il telescopio più grande del mondo, e permetterà di rispondere a quesiti di fondamentale importanza per la scienza. Lo specchio principale di E-ELT, dal diametro di 39,3 metri, raccoglierà 13 volte più luce rispetto ai telescopi più grandi di oggi, e consentirà di ottenere immagini 16 volte più nitide del telescopio spaziale “Hubble”. Sarà quindi un super-occhio, capace di raccogliere 100 milioni di volte più luce dell’occhio umano, e che potrà quindi sondare il cosmo con un dettaglio senza precedenti. Grazie a E-ELT potremo studiare l’Universo primordiale e studiarne l’evoluzione fino a oggi. Sarà anche possibile andare a caccia di nuovi pianeti extrasolari e scovare uno o più pianeti gemelli della Terra.

E-ELT ci permetterà anche di determinare con altissima precisione la composizione chimica dell’atmosfera dei pianeti extrasolari, andando a caccia di possibili tracce di vita su altri pianeti, un risultato che molti considerano il Sacro Graal dell’astronomia moderna. Ma la firma del contratto di oggi sottolinea che prima delle sfide scientifiche, E-ELT è un terreno di sfide tecnologiche di primissimo livello. Stiamo infatti parlando di una cupola da 85 metri di diametro e che peserà circa 5000 tonnellate, mentre la struttura principale del telescopio sarà una struttura mobile da 3000 tonnellate.

Di queste sfide ci parla Roberto Tamai, che dal 2014 è Programme Manager di E-ELT. Dopo aver studiato a Napoli e a Berkeley, nel 1999 si è trasferito all’Osservatorio del Cerro Paranal, in Cile, come direttore della divisione ingegneristica dell’Osservatorio. Dopo quasi dieci anni di esperienza in Cile, Tamai è poi rientrato al quartier generale dell’ESO a Garching, per occuparsi di E-ELT. Parlando di sfide tecnologiche, le prime sono ovviamente legate alle dimensioni dello strumento e della struttura, che sarà grande come uno stadio di  calcio, “la grande dimensione del telescopio abbinata al controllo della posizione di quasi mille specchi e ottiche, combattendo il vento, la gravità e le deformazioni termiche. Si parla di controlli una precisione del milionesimo di millimetro. Per fare un paragone, è come voler controllare la planarità di tutto il Mediterraneo e mantenerla tale con onde non superiori allo spessore della moneta da un euro”.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

Un gigante nel deserto. E-ELT sarà costruito nel deserto cileno circa 3000 metri di altitudine, sulla sommità del Cerro Armazones, circa 100 km a sud-est rispetto alla città di Antofagasta. Ma anche in un luogo così arido, gli specchi del telescopio si coprono di polvere. La parte più colpita sarà lo specchio principale, formato da 800 parti esagonali grandi 1,4 metri. “E ‘ per questo che nell’arco di circa18 mesi tutti gli specchi vanno rinnovati con un processo di rialluminizzazione della loro cappa riflettente, posta sopra il “vetro”, e non sotto come nei nostri specchi di casa”, sottolinea Tamai, “per garantire la capacità riflettente richiesta, dovremo rialluminizzare due segmenti al giorno, e questo processo impone un ulteriore “linea di produzione” all’osservatorio”. Fra le altre difficoltà, vi sarà ovviamente il controllo della posizione degli specchi, e la fabbricazione dello specchio principale, che per motivi strutturali sarà in carburo di silicio. Lo sviluppo dei sensori, che fungeranno da “retina” per questo super-telescopio richiederanno appositi studi soluzioni tecnologiche.

L’Italia in primo piano. “La firma di questo contratto con il consorzio ACe (Astaldi, Cimolai e EIE Group come sottocontraente di Astaldi e Cimolai), mette l’E-ELT, l’ESO con tutti i suoi Stati Membri (Italia inclusa), in pole position per la costruzione di questo occhio gigante”, sottolinea Tamai. Altri progetti di super-telescopi, anche se più piccoli di E-ELT, sono in costruzione, ma l’ESO è determinato ad arrivare prima di tutti, perché la posta in gioco è sicuramente molto alta, “Chi per primo osserverà un pianeta simile alla terra con un telescopio tremendamente grande come appunto E-ELT, porterà a casa una conoscenza che sicuramente cambierà il nostro modo di pensare. L’E-ELT sarà una macchina, un prototipo tecnologicamente molto avanzato, una Formula0 più che Formula1, e questo contratto porterà alla costruzione della cupola e della struttura del telescopio che ospiterà tutte le ottiche, attuatori, e sensori necessari per far sì che il telescopio sia tale”. “Le ditte che contribuiranno al contratto oggi firmato”, continua Tamai, “si sono contestualmente messe sotto una lente di ingrandimento osservata dalla comunità astronomica mondiale. Le ditte, Italiane e non, che parteciperanno alla costruzione di questo telescopio giocheranno un ruolo fondamentale e di primissimo piano per vincere questa sfida per l’umanità, per portare più “sapere” a noi e ai nostri figli. Questo contratto dimostra le capacità tecnologiche dell’ingegneria europea e soprattutto italiana, le capacità delle ditte Italiane di cimentarsi in sfide mondiali e fare da traino della comunità scientifica internazionale.

Una grande opportunità. C’è infatti grande soddisfazione fra i responsabili delle ditte del consorzio italiano. Per Paolo Astaldi, presidente della Astaldi,: “Questo progetto è realmente visionario, per quello che rappresenta sia nel campo dell’astronomia che in quello della costruzione e dell’ingegneria. La Astaldi e i partner del progetto, la Cimolai e l’EIE Group, sono fieri di essere stati selezionati nel bando di gara dell’ESO per contribuire a rendere realtà una visione. La Astaldi è rinomata per le sue competenze tecniche di altissimo livello, per le costruzioni di qualità e la solida capacità di esecuzione e noi sfrutteremo tutti i nostri punti di forza per questo progetto”.

Su questa grande opportunità si sofferma anche Luigi Cimolai, Presidente della Cimolai, “Siamo onorati e grati che sia stata data alla nostra azienda l’opportunità di partecipare a questa sfida astronomica tecnicamente avanzata. L’E-ELT (European Extremely Large Telescope) richiederà un elevato grado di qualità nella progettazione e nella costruzione e io sono convinto che questo contribuirà sicuramente ad aumentare ancora la nostra capacità di sviluppare progetti di complessità sempre maggiore.” Oltre alle ditte coinvolte in questo contratto, ve ne sono altre in Italia che saranno coinvolte nel progetto con contratti ad alto contenuto tecnologico, come ricorda Tamai “Tra questi quello firmato circa un anno fa con Adoptica, consorzio composto dalle ditte Italiane Microgate e ADS Int.l, per la costruzione dell’unità di ottica adattativa all’interno del telescopio, e del contratto firmato con l’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) per la costruzione di MAORY, un sofisticato sistema di ottica adattiva multiconiugata, pensato per annullare gli effetti negativi sulle riprese astronomiche prodotti dalla turbolenza atmosferica e restituire immagini con un altissimo livello di dettaglio. Grazie alle spiccate competenze internazionalmente riconosciute, Inaf, inoltre, è attivamente presente anche in altri progetti per la costruzione di strumenti scientifici per l’E-ELT”.

 

Rispondi

UA-76292238-1
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: