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2 giugno 1981 – Se ne va all’improvviso Rino Gaetano

35 anni fa moriva in un incidente stradale il cantautore calabrese.

Rino Gaetano, all’anagrafe Salvatore Antonio Gaetano (Crotone, 29 ottobre 1950 – Roma, 2 giugno 1981), è stato un cantautoreitaliano, ricordato per la sua voce ruvida, per l’ironia e i nonsense caratteristici delle sue canzoni, nonché per la denuncia sociale spesso celata dietro testi apparentemente leggeri e disimpegnati.[2]

Rimasto profondamente legato alle sue origini calabresi, rifiutò ogni sorta di etichetta e, a differenza di numerosi suoi contemporanei, evitò di schierarsi politicamente. Nonostante questo, i suoi componimenti non mancano di riferimenti e critiche alla classe politica italiana: Gaetano arrivò in alcuni suoi brani a fare nomi e cognomi di uomini politici del tempo e non solo e, anche per questo, i suoi testi e le sue esibizioni dal vivo furono più volte segnati dalla censura.

Crocevia della sua carriera fu l’esperienza sanremese con il successo di Gianna; per molto tempo infatti gran parte del pubblico italiano lo ha ricordato solo per questo episodio e per questa canzone. I suoi lavori precedenti vennero quasi eclissati dal nuovo successo e ciò che giunse al grande pubblico delle sue canzoni – in primis Gianna – fu soprattutto il nonsense e non tutto ciò che si celava dietro di esso. Tragica e prematura la sua scomparsa: un incidente stradale lo portò via a soli trent’anni.

Il lavoro di Gaetano iniziò ad essere significativamente apprezzato diversi anni dopo la sua morte e molte delle sue canzoni vennero riscoperte soprattutto dopo il 2000, riscuotendo consensi sempre maggiori, in particolar modo tra le nuove generazioni, e conferendo all’ormai defunto cantautore lo status di artista di culto.[3]

Biografia

Primi anni e trasferimento a Roma

Rino Gaetano da bambino

Salvatore Antonio Gaetano nacque a Crotone il 29 ottobre del 1950 da una famiglia originaria di Cutro. In famiglia era chiamato Salvatorino eccetto che dalla sorella maggiore Anna; lei preferiva il diminutivo Rino che in ultimo soppiantò il nome di battesimo.[4] Nel marzo del 1960, quando l’artista calabrese aveva appena dieci anni, la famiglia si trasferì a Roma per motivi legati al lavoro dei genitori.[5] L’anno dopo Gaetano venne mandato a studiare nel seminario della Piccola Opera del Sacro Cuore di Narni, in provincia di Terni. Tale decisione non fu presa col fine di avviare il ragazzo ad una carriera ecclesiastica; l’intento era probabilmente quello di assicurargli una buona cultura e di non lasciarlo troppo solo, visto che entrambi i genitori lavoravano.[6] Lontano dalla famiglia Gaetano compose il poemetto E l’uomo volò e legò soprattutto con un insegnante, padre Renato Simeoni, che ricorda:

« [Gaetano] sentiva l’importanza dello studio, però aveva anche dei momenti di grande assenza, che non era vuoto. Era molto difficile trovare Rino in situazioni di “vuoto”, era sempre mentalmente occupato. C’erano dei gusti, questo mi è sempre sembrato di lui, dei gusti all’interno di questa persona, delle ricerche sue personali che lo tenevano occupato. Lui è stato abbastanza un ragazzo sognante, molto sognante.[7] »

Nel 1967 Gaetano tornò nella città capitolina dove visse il resto della sua vita, prima in via Cimone nei dintorni di piazza Sempione, nel quartiere di Monte Sacro e successivamente dal 1970 in via Nomentana Nuova (al civico 53). L’anno seguente, insieme a un gruppo di amici creò il quartetto dei Krounks, un gruppo musicale che eseguiva soprattutto cover. Gaetano suonava il basso all’interno della band e nel frattempo si dilettava a scrivere canzoni. I suoi artisti di riferimento in quegli anni erano cantanti italiani come Jannacci, De André, Celentano, i Gufi, Gian Pieretti e Ricky Gianco ma anche star internazionali, quali Bob Dylan e i Beatles, come si può leggere nel frontespizio di un quaderno che contiene accordi e canzoni scritte da Gaetano proprio in questo periodo.[6][8]

Folkstudio e prime esperienze teatrali

Nel 1969 Gaetano si avvicinò al teatro e iniziò a frequentare il Folkstudio, noto locale romano dove si esibivano molti giovani artisti. Qui ebbe l’occasione di conoscere Antonello Venditti, Ernesto Bassignano e Francesco De Gregori. In questo ambiente emersero in maniera alquanto precoce quelle caratteristiche che differenziavano Gaetano da altri cantanti. La forte ironia dei suoi brani, il suo modo di cantare e di criticare furono mal sopportati da altri membri del Folkstudio. È lo stesso cantautore a ricordare:

Rino Gaetano da ragazzo

« Già quando cantavo al Folkstudio ero al centro di certe discussioni… insomma molti non volevano che io facessi i miei pezzi perché, dicevano, sembrava che volessi prendere in giro tutti.[9][10] »

Anche Bassignano ricorda:

« Adottava uno stile atipico, buffonesco, ma non faceva cabaret. Dissacrava continuamente il pop e, per tutti questi motivi, risultava improponibile per il pubblico del Folkstudio.[10] »

Inoltre Gaetano si dimostrò sin da subito poco interessato agli ideali di sinistra e fu probabilmente anche per questo che faticò ad inserirsi nell’ambiente del Folkstudio: la militanza infatti era quasi un dogma per i cantautori in quegli anni.[11] In quello stesso periodo Gaetano si esibì spesso insieme a Venditti in alcuni spettacoli di cabaret organizzati da Marcello Casco. Tra il 1970 e il 1971 inoltre prese parte a diverse rappresentazioni teatrali: recitò i poemi di Majakovskij e interpretò Estragone in Aspettando Godot di Samuel Beckett e la volpe inPinocchio di Carmelo Bene.[12]

Primo 45 giri

Gaetano nel frattempo si diplomò in ragioneria. Per via dei problemi economici della famiglia, il padre cercò spesso di indirizzarlo verso una carriera ben retribuita e per questo motivo gli procurò un posto di lavoro in banca. Tuttavia i progetti di Gaetano per il proprio futuro divergevano profondamente da quelli del padre, col quale raggiunse un compromesso: avrebbe tentato per un ultimo anno a sfondare nel mondo della musica con la ripromessa che in caso di esito negativo avrebbe accettato di lavorare in banca. Nel 1972 si iscrisse alla SIAEe conobbe Vincenzo Micocci, proprietario della casa discografica It. Quello stesso anno incise un primo 45 giri con l’etichetta discografica milanese Produttori Associati, contenente i brani Jacqueline e La ballata di Renzo, ma il disco non venne mai stampato.[12][13]

Nel 1973 Gaetano incise un 45 giri con la It, I Love You Maryanna/Jaqueline, prodotto da RosVeMon (acronimo delle iniziali dei cognomi di Aurelio Rossitto, Antonello Venditti ePiero Montanari[14]). Il cantautore tuttavia preferì firmare il singolo con lo pseudonimo di Kammamuri’s, in omaggio ad un personaggio dei Pirati della Malesia di Emilio Salgari. Secondo Micocci la scelta di utilizzare uno pseudonimo era probabilmente frutto della timidezza e dell’insicurezza di Gaetano. Il cantautore pareva essere alquanto dubbioso soprattutto riguardo alle sue abilità canore e quindi rispetto all’eventualità di cantare egli stesso i propri brani. Gaetano non era particolarmente intonato, basti pensare che ai tempi delle medie, a Narni, fu escluso dal coro del Seminario, ma è stato, secondo molti esperti del settore, proprio il suo modo di cantare naturale e “sporco” a conferire una tale intensità ai suoi brani.[15][16] Lo stesso Micocci ricorda:

« Si considerava un autore, non un cantante. Era convinto di non avere una bella voce, tanto che dopo l’uscita di I Love You Maryanna, quando fu l’ora di incidere il primo album, venne a dirmi che sarebbe stato meglio far cantare le sue canzoni a un amico. Io, naturalmente, mi misi a ridere e lo mandai in studio.[15] »

Il 45 giri presentava testi comici e goliardici, caratterizzati dalla demenzialità e dal nonsense: Gaetano tentava in tal modo di dissacrare il mondo cantautorale impegnato.[16] Sulla figura di Maryanna, destinataria dell’amore di Gaetano in una delle due canzoni, sono state fatte molte ipotesi. La più accreditata, sostenuta anche dalla sorella del cantautore, Anna Gaetano, è che la canzone fosse dedicata alla nonna Marianna. Secondo altri invece il brano alluderebbe provocatoriamente alla marijuana o ad un altro personaggio salgariano, Lady Marianna.[15]

Primi successi

Rino Gaetano nel 1974, anno di uscita del primo album Ingresso libero

Il 1974 fu sicuramente un anno molto importante per Gaetano: scrisse i testi del suo primo album, Ingresso libero, poi pubblicato nel novembre dello stesso anno, ed incontrò Bruno Franceschelli, con il quale nacque poi un’intensa amicizia. Bruno ricorda così il loro primo incontro:

« Erano gli inizi degli anni Settanta, quando in un bar a Montesacro, il nostro quartiere, io e Rino ci incontrammo per la prima volta. In quel bar io «giocavo a dama» mentre Rino «beveva birra chiara in lattina», quel bar si chiamava il Barone. Potrei definire quell’incontro come il ritrovarsi di due che si cercano da tempo.[17] »

Gaetano descrisse l’atmosfera del bar menzionato da Franceschelli nel brano Tu, forse non essenzialmente tu. Al momento dell’incisione del disco, però, il cantautore mostrò ancora delle perplessità tanto da arrivare a proporre un altro cantante per i propri testi; Micocci tuttavia riuscì a persuadere Gaetano a cantarli.

La copertina dell’album ritrae il cantante, in un’immagine volutamente sfocata, mentre cammina davanti a un muro di mattoncini della sua prima casa a Roma e su una porta è appeso un cartello «Ingresso libero». Il titolo allude all’entrata di Gaetano nel mondo della musica.[18]Il disco non riscosse grande successo, mentre il 45 giri tratto dall’album Tu, forse non essenzialmente tu/I tuoi occhi sono pieni di saleebbe maggior fortuna, catturando soprattutto l’attenzione di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni, che inserirono più volte i due brani nella scaletta del loro programma radiofonico Alto gradimento.[5] Rispetto al primo 45 giri, le canzoni di questo nuovo album mostravano un maggiore impegno sociale ed abbracciavano temi quali l’emarginazione e l’alienazione industriale.[19]

Gaetano, nello stesso anno, tramite la RCA, scrisse tre canzoni per Nicola Di Bari: Prova a chiamarmi amore, Questo amore tanto grandee Ad esempio a me piace… il Sud, incluse nell’album Ti fa bella l’amore[20]. Nessuna delle tre canzoni ebbe gran fortuna.[21] La canzoneAd esempio a me piace… il Sud partecipò quell’anno a Canzonissima ma venne eliminata nelle prime fasi, al contrario la versione spagnola Por ejemplo ottenne un notevole riscontro in America Latina.[22]

Il successo arrivò l’anno successivo con il 45 giri Ma il cielo è sempre più blu. Si trattava in realtà di un 45 giri piuttosto atipico: esso conteneva una sola canzone divisa in due parti. Gaetano in questa canzone propose diversi spaccati di vita quotidiana, descrivendoli con ironia, luoghi comuni e contraddizioni. Nel settembre del 1975 il cantautore spiegò in un articolo di Ciao 2001:

« Ci sono immagini tristi o inutili, ma mai liete, in quanto ho voluto sottolineare che al giorno d’oggi di cose allegre ce ne sono poche ed è per questo che io prendo in considerazione chi muore al lavoro, chi vuole l’aumento. Anche il verso «chi gioca a Sanremo» è triste e negativo, perché chi gioca a Sanremo non pensa a chi «vive in baracca». »

Questo brano segnò il primo grande successo di Gaetano ma la popolarità del cantante era ancora molto limitata. Nello stesso articolo di Ciao 2001, infatti, si può leggere:

« Questa è una canzone che molta gente canticchia o fischietta pur non conoscendone l’autore.[23] »

Gaetano cominciò ad esibirsi sempre più di frequente nei concerti dal vivo, facendo soprattutto da apripista a Venditti e altri cantanti già affermati. Quello stesso anno inoltre scrisse insieme a Bruno Franceschelli Ad esempio a me piace…, una commedia in due tempi, una sorta di mix tra musica e teatro. A tal proposito Gaetano dichiarò in un’intervista dell’epoca:

« Nei prossimi mesi usciranno un 45 giri intitolato Berta filava e un LP dal titolo Mio fratello è figlio unico. Ma prima ho un altro impegno importante: farò coppia in teatro con il mio amico Bruno Franceschelli, riproponendo, sulle scene, il solito problema dell’incomunicabilità, dell’isolamento e dell’esclusione.[24] »

Questa rappresentazione tuttavia, a causa di vari problemi, non andò mai in scena.[21][25]

Mio fratello è figlio unico e Aida

Gli scritti di Gaetano
Il libro Ma il cielo è sempre più blu. Pensieri, racconti e canzoni inedite riporta testi inediti e racconti scritti da Rino Gaetano. Nel libro sono stati raccolti i testi di canzoni autografe e inedite scritte dopo il 1967. Alcune di queste canzoni sono dedicate a personaggi storici o del mondo della musica: Louis Armstrong, John Fitzgerald Kennedy,Martin Luther King e Mao Tse-tung. Altre invece rappresentano le prime versioni di alcuni dei suoi grandi successi. Vengono riportati anche tre racconti (La famiglia Cazzarella, Traffico e Via Cimone, Amore e glorie di una via a senso unico) realizzati dopo il 1967 e un poemetto lirico, E l’uomo volò, composto nel 1964. Infine I discorsi della paranoia normale sono una raccolta di testi pubblicati a corredo degli LP o estrapolati da bizzarre interviste dell’epoca.

Nel 1976 Gaetano incise il suo secondo album, Mio fratello è figlio unico. Con questo disco, il cantautore calabrese cercò di attrarre l’attenzione dell’ascoltatore proponendo argomenti drammatici, soprattutto la solitudine e l’emarginazione, i temi portanti dell’album. Grazie al nuovo linguaggio e alle nuove soluzioni musicali (come l’utilizzo delsitar, del banjo e del mandolino), Gaetano riuscì ad ottenere un album più complesso e maturo del precedente.[26] In una recensione pubblicata da Ciao 2001 poco dopo l’uscita dell’album si leggeva:

« Rino è una figura atipica: la difficoltà di trovare modelli cui avvicinarlo, correnti in cui inserirlo, è il miglior complimento che gli si possa fare. Le musiche, fatte di pochi accordi, sono costruite intelligentemente e tutto sommato gradevoli. La voce è aggressiva, grintosa, volutamente grezza: le parole divertenti, con poche allegorie, immagini veloci, fotografiche.[27] »
(Enzo Caffarelli)

Qualche mese dopo l’uscita dell’album la It organizzò una tournée con i Perigeo. Questa scelta della casa discografica però non convinse il pubblico né la critica.[28] In quello stesso anno Gaetano cedette una canzone inedita, Sandro trasportando, a Carmelita Gadaleta, un’altra cantante della It.[29]

L’anno successivo Gaetano elaborò e incise il suo terzo album, Aida. La scelta del titolo voleva rifarsi all’opera diGiuseppe Verdi, inoltre per il cantante Aida rappresentava l’incarnazione di tutte le donne italiane e dell’Italia stessa. Tramite la figura di Aida, Gaetano ha effettuato una ricerca storica ripercorrendo taluni momenti della storia italiana con uno sguardo del tutto originale, quasi fotografico.[30][31]Ad agosto, la rivista Ciao 2001 descrisse l’album come il «frutto di un piacevole incontro fra testi estemporanei, felici anche se un po’ amari, e musichetta piacevole, poco invadente, fatta apposta per sottolineare dei momenti particolari».[32]

Nello stesso anno, il cantante venne affiancato in tournée dai Crash, una band emergente. Per questa band Gaetano produsse l’album Exstasis e scrisse il brano Marziani noi. Con l’aumento della popolarità, arrivarono anche le prime apparizioni televisive per il cantante crotonese: sempre nel ’77, infatti, presentò il suo brano Spendi spandi effendi aDomenica in, a quel tempo condotta da Corrado. In tale occasione fu costretto a tagliare la parola «coglione» dal testo della canzone.[29] Il 19 agosto venne invitato in trasmissione da Gino Paoli che lo introdusse così:

Rino con la chitarra

« Vorrei presentarvi un amico che è venuto a trovarmi e che mi diverte. Mi diverte perché è l’erede di un certo tipo di nonsense, di marinetterie, del surrealismo più antico. Si chiama Rino Gaetano. »

In quell’occasione Gaetano entrò in scena in tenuta coloniale con il cappello da safari, il vestito color kaki, la pistola e il tubo di una pompa di benzina.[33] Quello di vestirsi in maniera pittoresca nelle apparizioni televisive divenne poi uno dei suoi marchi di fabbrica:

« Ricordo tutto. I sanremi, il cilindro e la maglietta a righe, il cappello da esploratore. Io amo i cappelli e forse è colpa sua.[34] »
(Jovanotti)

Partecipazione al Festival

L’idea di portare Gaetano al Festival partì da Vittorio Salvetti, inventore del Festivalbar e da Ennio Melis, direttore artistico della RCA. Gaetano all’inizio si mostrò alquanto scettico in merito a questa possibilità, tuttavia le pressioni da parte della RCA e la convinzione che si trattasse di un’occasione da non perdere, lo portarono pian piano a cambiare idea. Quando la voce iniziò a diffondersi, fan e amici non la presero bene: in quegli anni infatti, per un cantautore, la partecipazione a Sanremo equivaleva a una sorta di tradimento. In molti provarono, senza successo, a dissuaderlo dal proposito di partecipare al Festival. Gaetano aveva intenzione di presentare la canzoneNuntereggae più, tratta dal nuovo album. La RCA tuttavia considerava la canzone poco adatta al Festival per via del lungo elenco di nomi di personaggi noti presente all’interno del testo e consigliò fortemente a Gaetano di presentare Gianna, una canzone più disimpegnata e musicalmente più orecchiabile. Gaetano non apprezzava molto questa canzone, la riteneva troppo commerciale e troppo simile a Berta filava, ma alla fine la casa discografica riuscì a far valere la propria opinione.

Il 26 gennaio 1978 iniziò il 28º Festival della Canzone Italiana e Gaetano fece il suo ingresso sul palco con una tuba nera (regalatagli da Renato Zero pochi giorni prima), un elegante frac attillato, papillon bianco, maglietta a righe bianche e rosse e scarpe da ginnastica Mecap. Sul bavero del frac portava appuntata una colossale quantità di medagliette, che nel corso dell’esibizione consegnò in parte al direttore d’orchestra e in parte lanciò al pubblico. Gaetano suonava inoltre un ukulele.

Con l’esecuzione di Gianna, per la prima volta a Sanremo venne pronunciata la parola «sesso», presente nel testo della canzone. I Pandemonium entrarono inaspettatamente sul palco verso la fine della performance per cantare il coro finale della canzone, a mo’ di sketch umoristico.[35][36] Gaetano descrisse così la sua esibizione sul palco dell’Ariston:

« Il Festival resta una passerella e come tutte le passerelle ti offre tre minuti per fare un discorso che normalmente fai in uno spettacolo di due ore. Così devi trovare un sistema. Da parte mia, ho scelto la strada del paradosso un po’ alla Carmelo Bene.[37] »

Bruno Franceschelli invece ha ricordato così l’evento:

« L’esibizione a Sanremo, dal mio punto di vista, è stata una dimostrazione del suo talento d’artista, ha portato un’aria nuova, allegra e dissacrante, ha dimostrato ancora una volta il suo spirito libero, libero di ridere e scherzare anche sul «sacro suolo» di Sanremo.[38] »

La prima esibizione di Gaetano, così come quelle seguenti, raccolse il consenso della critica e del pubblico. Alla fine il brano si classificò terzo, dietro E dirsi ciao dei Matia Bazar e Un’emozione da poco di Anna Oxa. Dopo il Festival si diffuse la voce di un presunto flirt tra il cantautore e Stefania Casini, presentatrice di quell’edizione di Sanremo. Intanto Gianna, grazie soprattutto al trampolino di Sanremo, ottenne un grande successo, diventando una hit nelle discoteche della Riviera e rimanendo per quattordici settimane nella top ten, vendendo oltre 600 000 copie. La versione inglese del brano, Gina, non venne mai pubblicata, mentre la versione tedesca venne cantata da Wolfgang Petry.[39] Dopo la partecipazione al Festival, la carriera antecedente di Gaetano rimase praticamente oscurata dal successo di Gianna: per gran parte del pubblico infatti il cantautore era noto semplicemente come «quello di Gianna», molti dei suoi fan “storici” invece interpretarono la canzone e la partecipazione a Sanremo come una caduta di stile. Un’opinione controcorrente arrivò da Ciao 2001:

« [È la] coerenza di Rino che, dai primi anni della sua attività ad oggi, ha cercato di cambiare soltanto la sua posizione nelle graduatorie delle preferenze del pubblico: il suo atteggiamento nei confronti della canzone e verso i temi che essa tratta è identico.[40] »

Gaetano, in ogni caso, rimase alquanto spiazzato dalle conseguenze della sua partecipazione al Festival, tanto da pentirsi di questa sua scelta:

« Sanremo non significa niente e non a caso ho partecipato con Gianna che non significa niente.[41] »

Nuntereggae più e le polemiche

Rino Gaetano durante una delle sue esibizioni

Nello stesso anno Gaetano condusse su Radio uno un programma radiofonico, intitolato Canzone d’Autore. Nel corso della trasmissione, musicisti emergenti venivano invitati a commentare un proprio brano musicale. La sigla del programma era E cantava le canzoni, tratta dal quarto album del cantante.[42]

Dallo stesso album venne tratta Nuntereggae più, una delle canzoni più famose e discusse di Gaetano, per via dei numerosi riferimenti politici e del lungo elenco di nomi presente nel testo. Il cantautore a tal proposito dichiarò: «Le canzoni non sono testi politici e io non faccio comizi. Questo è uno sfottò. Insomma, per me “Nuntereggae più” è la canzone più leggera che ho mai fatto».[43]

Alcune strofe della canzone si presentavano come vere e proprie liste di nomi dei personaggi che a quel tempo “invadevano” le radio, le televisioni e i giornali e per questo motivo essa fece molto discutere. In fase di registrazione, inoltre, i toni della canzone vennero ammorbiditi e alcuni dei nomi inseriti nella prima versione vennero eliminati o sostituiti. Ad esempio, nella versione iniziale, scritta prima del rapimento, appariva anche il nome di Aldo Moro. A causa degli eventi successivi, il nome di Moro venne poi eliminato dal testo della canzone in maniera da evitare facili polemiche. Dal testo vennero cancellati tuttavia anche i nomi di Montanelli, Banfi, Sinatra, Sindona(crac del Banco Ambrosiano) e Crociani (scandalo Lockheed e loggia P2).[43] Inoltre, la frase «PCI nuntereggae più» e l’associazione di questo partito ad altri della maggioranza, scatenò talune polemiche.[44] Vincenzo Mollica ricorda:

« [Era] una canzone di grande divertimento, anche, però aveva il coraggio delle sue azioni, non si tirava mai indietro: nomi e cognomi per tutti e nei tempi in cui fare nome e cognome per tutti era molto difficile.[7] »

In quell’anno Gaetano partecipò a una tournée e ad alcune manifestazioni serali, la più famosa di queste fu sicuramente Discomare ’78 e precisamente la serata finale svoltasi nella Valle dei Templi di Agrigento il 23 agosto 1978. Il cantante avrebbe dovuto cantare Nuntereggae più, ma la Rai provò ad impedirglielo e Gaetano per protesta lasciò la manifestazione.[44][45]

In un’altra occasione venne invitato ad Acquario, un programma televisivo dell’epoca. Maurizio Costanzo, il conduttore, e Susanna Agnelli, l’ospite della puntata, erano due dei personaggi citati nella canzone Nuntereggae più, eseguita poi dal cantautore nel corso del programma. Anche in quest’occasione Gaetano fece il suo ingresso con un cilindro in testa e Costanzo lo presentò come un «autore di canzoncine ironiche, scherzose e scanzonate, che, vista la sua passione di fare elenchi, si dedicherà presto a mettere in musica forse le Pagine Gialle». L’Agnelli affermò invece di apprezzare la canzone.[46] A ottobre Gaetano andò a Madrid per incidere la versione spagnola del 45 giri Nuntereggae più. Il titolo era Corta el rollo ya (Dagli un taglio) e il cantante riadattò il testo inserendo personaggi spagnoli della politica e dello spettacolo come Carrillo, Pirri e Susana Estrada. Il disco uscì in primavera ed ottenne un discreto successo.[47]

Declino

La partecipazione a Sanremo segnò decisamente un punto di svolta nella carriera e nella vita del cantautore, nulla sarebbe più stato come prima:

« Gaetano era una supernova. Ha brillato tre anni, dal ’76 di Mio fratello è figlio unico al ’78 di Nuntereggae più. Il successo sanremese di Gianna lo spiazzò, non ebbe il tempo di venirne a capo.[48] »
(Andrea Scanzi)

Spronato dai Discografici a scrivere nuove canzoni, Rino Gaetano si recò sull’Isola di Stromboli, a cercare ispirazione, ne uscì il quinto album, Resta vile maschio, dove vai?, il primo con la RCA, svelò secondo molti critici una crisi compositiva ed artistica del cantante. Il 33 giri contiene la prima ed unica canzone di tutta la discografia di Gaetano non scritta da lui. La title track dell’album venne scritta infatti da Mogol, dopo un incontro al Cenacolo con il cantautore. Il 23 febbraio 1979 Gaetano si imbarcò per Città del Messico, dove incise il suo nuovo album. Nonostante la promozione da parte della RCA, il 33 giri non ottenne il successo sperato e non superò le 200mila copie vendute. Gaetano attribuì lo scarso successo dell’album alla scelta di sperimentare sonorità latinoamericane. I critici incolparono invece la mancanza d’ispirazione da parte del cantautore.[49]

Le sue esibizioni erano notevolmente cambiate rispetto ai primi tempi: il cantante aveva un seguito decisamente maggiore e la scenografia adesso era studiata nei minimi dettagli. Gaetano prese parte prima al Festivalbar e poi, in ottobre, partecipò al Discoestate a Rieti. In quest’occasione si rese protagonista di una protesta: non accettò il fatto di dover cantare in playback e quando arrivò il suo turno, invece di far finta di cantare, decise di fare l’indifferente e fumarsi una sigaretta.[50] In questo periodo inoltre Gaetano comprò una casa a Mentana, vicino a Roma, probabilmente in vista di un futuro matrimonio con la sua ragazza Amelia.[44]

Sempre nel 1979, durante un concerto sulla spiaggia di Capocotta (citata anche nel testo della canzone), prima di cantare Nuntereggae più, Gaetano affermò:

« C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno che cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale! E si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta.[51] »

Nel 1980 Gaetano incise il suo sesto ed ultimo album, E io ci sto. Questo 33 giri propose nuove sonorità; ciò che colpì maggiormente del disco fu il tono più serio delle canzoni, l’impegno civile dimostrato dal cantautore e l’utilizzo del rock.[52] Nonostante le vendite inferiori rispetto al solito, Gaetano si dichiarò soddisfatto per via del messaggio duro e preciso trasmesso dall’album e per via del diverso tipo di attenzione richiesto al pubblico.[53] Nel febbraio del 1981 Ciao 2001 scriverà:

« In questo disco Rino Gaetano torna ad occuparsi del volto più palese dell’Italia senza mai piangerci sopra (e questo è senz’altro l’aspetto più positivo) e sparando un’infinità di cartucce, la maggior parte delle quali non vanno però a segno. La scelta musicale non presenta alcuna novità o sorpresa: melodie di facile presa, orecchiabilità che sfiora la banalità, una voce che per quanto caratteristica riesce ad essere espressiva solo a tratti.[54] »

Quello stesso anno partecipò su invito di Giovanni Tommaso, insieme ad Anna Oxa, Lucio Dalla e Ivan Cattaneo ad Alice, disco atipico dei Perigeo. Gaetano in questa occasione eseguì il brano Al bar dello sport (ovvero sogghigni e sesso) insieme a Maria Monti e Confusione gran confusione, insieme a tutti gli altri artisti.[53] A dicembre partì per l’Ecuador, dove aveva in programma alcune serate.[55]

Nel 1981 la RCA organizzò una nuova tournée, presentata da Shel Shapiro: Gaetano si esibiva al fianco di Riccardo Cocciante e dei New Perigeo. La scelta di affiancare artisti così lontani tra loro non convinse pienamente Gaetano, né tanto meno la critica. La serata d’apertura era al Teatro Tenda di Roma e Gaetano appariva insolitamente cupo e serio nel corso dell’esibizione, il padre infatti era ricoverato in terapia intensiva da qualche giorno. Dalla tournée nacque un album live, Q Concert. Il disco contiene quattro brani tra cuiInsieme, scritto per l’occasione da Gaetano e A mano a mano, una canzone di Cocciante reinterpretata dal cantante crotonese.[53][56]

Morte

Il 31 maggio Gaetano fece la sua ultima apparizione in TV cantando E io ci sto e Scusa Mary nel programma Crazy Bus. In quei giorni incise alcune canzoni insieme ad Anna Oxa come Il leone e la gallina di Mogol e Lucio Battisti.

La carriera e la vita di Rino Gaetano si interruppero tragicamente il 2 giugno 1981 all’età di trent’anni in seguito ad un incidente stradale.[57] Già l’8 gennaio un fuoristrada contromano aveva spinto la Volvo di Gaetano contro il guard rail: il cantante rimase incredibilmente illeso mentre la sua auto venne completamente distrutta. Gaetano aveva deciso poi di acquistare una nuova Volvo 343grigio metallizzato. Quel 2 giugno, verso le tre di notte, dopo una serata passata nei locali, stava tornando a casa, da solo, a bordo della sua auto. Alle 3.55, mentre percorreva via Nomentana, a livello dell’incrocio di via Carlo Fea, cadde con la testa sul volante e la sua vettura invase la corsia opposta. Il camionista che sopraggiunse nell’altro senso di marcia provò a suonare il clacson, ma l’urto era ormai inevitabile. La parte anteriore e il lato destro della Volvo vennero distrutti, Gaetano batté violentemente la testa contro il vetro e il petto sul volante e perse conoscenza. L’autopsia rivelò un possibile collasso prima dell’incidente mentre il camionista raccontò di aver visto Gaetano accasciarsi di lato e iniziare a sbandare per poi riaprire gli occhi qualche attimo prima dell’impatto.

Arrivarono i soccorsi, Gaetano era in coma e giunto al Policlinico Umberto I riportava una frattura alla base cranica, varie ferite a livello della fronte, una frattura malare destra e una sospetta frattura allo sterno. Tuttavia il Policlinico non aveva un reparto per i craniolesi e il medico di turno, il dottor Novelli, tentò invano di contattare un altro ospedale dotato di un reparto di traumatologia cranica. Vennero contattati telefonicamente il San Giovanni, il San Camillo, il CTO della Garbatella, il Policlinico Gemelli e il San Filippo Neri, ma non si riuscì a trovare un posto disponibile. Così, Gaetano alle sei del mattino spirò. Vi furono successivamente molte polemiche per via del mancato ricovero e venne aperta anche un’inchiesta e un’interrogazione parlamentare (particolare “strano” e sottaciuto nel caso si fosse verificato “solo” un incidente stradale). L’interrogazione parlamentare è la n. 4-02031 del 4 giugno 1981, con risposta scritta del Governo del 1 febbraio 1982[58].

Il 4 giugno si tennero i funerali nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù, quella in cui Gaetano avrebbe dovuto sposarsi da lì a poco. Alle esequie parteciparono parenti, amici, personaggi della musica, dirigenti della RCA e fan. Inizialmente venne sepolto nel piccolo cimitero di Mentana, poi il 17 ottobre venne trasferito al cimitero del Verano, dove la sua salma si trova tuttora.[53][59][60]

Drammaticamente profetiche risultano le parole di La ballata di Renzo, una canzone scritta da Gaetano più di dieci anni prima della morte. Questo brano e soprattutto la sua versione iniziale, Quando Renzo morì io ero al bar (presente in uno dei quaderni in cui Gaetano raccoglieva le sue canzoni da adolescente), narrano la storia di un ragazzo di nome Renzo che muore in circostanze molto simili a quelle del cantautore:

« La strada era buia, s’andò al S. Camillo
e lì non l’accettarono forse per l’orario,
si pregò tutti i santi ma s’andò al S. Giovanni
e lì non lo vollero per lo sciopero. »
(da Quando Renzo morì io ero al bar – Rino Gaetano)

Renzo viene investito da un’auto e muore dopo essere stato rifiutato da molti ospedali di Roma per mancanza di posti, mentre i suoi amici sono al bar. Nella canzone vengono citati tre degli ospedali che rifiutarono Gaetano il 2 giugno 1981 per mancanza di letti: il Policlinico, il San Giovanni e il San Camillo.[61][62]

Il 27 novembre 2007 Carlo Lucarelli ha parlato della morte del cantautore in DeeGiallo, un breve programma radiofonico in onda su radio DeeJay, nel quale lo scrittore ricostruiva in forma narrativo-documentaristica delitti irrisolti legati al mondo della musica.[63] Nel 2013 viene pubblicato il libro Rino Gaetano. La tragica scomparsa di un eroe dell’avvocato Bruno Mautone. In questo libro Mautone porta avanti la tesi secondo cui Gaetano sarebbe stato ucciso dalla massoneria deviata. Gli elementi che l’avvocato porta a sostegno delle sue tesi sono talune presunte accuse velate ai massoni nelle canzoni di Gaetano e le sospette circostanze della morte del cantautore (anche l’avvocato traccia un parallelo con la canzone La ballata di Renzo).[64] Negli ultimi anni, grazie alle ricerche e ai due libri pubblicati dall’avvocato Bruno Mautone (La tragica scomparsa di un eroe e chi ha ucciso Rino Gaetano?) , si è riaperto il caso sulla morte del grande cantautore, e in questo senso è stato fatto un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, protocollata l’8 agosto 2013, per la riapertura delle indagini. A dispetto dell’opinione comune, Rino Gaetano scriveva solo apparentemente delle canzoni prive di senso: in realtà egli rivelava o addirittura anticipava fatti oscuri della nostra storia repubblicana di cui veniva a conoscenza sia grazie alla sua instancabile ricerca e confronto di fonti, sia grazie all’aiuto di un suo amico inserito in posti di rilievo all’interno di organi nazionali e internazionali. Anche l’amico del cantautore morì in modo sospettoso pochissimo tempo dopo Rino. I documenti (ufficiali e non) e le minuziose ricerche fatte dall’avvocato Mautone suggeriscono che è molto probabile che la morte di Rino Gaetano sia stata pianificata per eliminare un personaggio scomodo e anticonformista, e che non sia affatto frutto di una casualità.[65]

Tributi ed eventi postumi

Rino Gaetano con uno dei suoi tipici cappelli

A più di trent’anni dalla morte, il nome di Gaetano, nonostante la breve carriera artistica, viene ancora annoverato tra i grandi della musica italiana. Diversi, a questo proposito, sono stati i tributi dedicati all’artista di Crotone.

Nel 1993 venne pubblicata per l’etichetta EMI una raccolta di cover delle canzoni di Rino intitolata E cantava le canzoni – La nuova musica italiana ricorda Rino Gaetano, in occasione dell’Arezzo Wave di quell’anno. Gli Afterhours parteciparono alla realizzazione della compilation con la loro reinterpretazione del brano Mio fratello è figlio unico.[66]

Nel 1994 i Ritmo Tribale inserirono una cover rock di Ma il cielo è sempre più blu nel loro album Mantra.[67] Nel 1995 uscì il film Il cielo è sempre più blu, diretto da Antonello Grimaldi, con un nutrito cast di attori italiani; il titolo è un chiaro riferimento alla canzone di Gaetano, utilizzata anche come colonna sonora.[23][68]

Nel 1996 gli Articolo 31 inserirono nell’album Così com’è la canzone Così e cosà, in cui viene campionata Gianna.

Nel 2001 venne pubblicata la prima biografia ufficiale del cantautore, Rino Gaetano live, a cura di Emanuele Di Marco.[43]

Nel 2002 Marco Morandi incise l’album Io nuoto a farfalla (il titolo derivava da un brano inedito di Gaetano)[69] e al concerto del Primo Maggio di quell’anno, condotto da Claudio Amendola, venne riservato un tributo all’artista calabrese.[70] e al concerto del Primo Maggio di quell’anno, condotto da Claudio Amendola, venne riservato un tributo all’artista calabrese.[71] Nel dicembre dello stesso anno la famiglia Gaetano mise all’asta l’ukulele del cantautore, lo strumento originale con cui questi si era esibito al Festival di Sanremo nel 1978. Il ricavato venne devoluto per finanziare la costruzione di un Centro medico per Bambini di Emergency in Sierra Leone.[29] Il 15 luglio 2003 uscì il remix dance del DJMolella di Ma il cielo è sempre più blu, presente anche nella raccolta Sotto i cieli di Rino. Il DJ, tra l’altro, reintegrò nella versione remix il verso «chi tira la bomba, / chi nasconde la mano», tagliato nella versione originale per opera della censura.[23]

Nell’ottobre del 2004 Giorgio Panariello condusse su Rai Uno il varietà Ma il cielo è sempre più blu. Il titolo della trasmissione era un chiaro omaggio a Gaetano e la sorella del cantautore, Anna, fu una degli ospiti della prima serata.[72] Nel 2006 venne prodotto il film di Daniele Luchetti Mio fratello è figlio unico che traeva il nome dall’omonima canzone di Gaetano. Lo stesso anno, venne lanciata un’iniziativa per portare la musica e i testi di Rino Gaetano nelle scuole della provincia di Crotone come materia di studio.[73][74]Sempre nel 2006, i pugliesi del gruppo Folkabbestia incisero una cover della canzone Ahi Maria e la inclusero nel loro album 25-60-38. Breve saggio sulla canzone italiana.[75]

Al Festival di Sanremo 2007 Paolo Rossi presentò il brano In Italia si sta male (si sta bene anziché no), scritto da Gaetano ma rimasto incompiuto. Il brano inedito gli venne proposto da Mauro Pagani, ex membro della PFM e l’attore accettò subito per amore del cantautore calabrese. Paolo Rossi dichiarò prima del Festival:

« […] sono abbastanza emozionato. Ma non per la gara, perché sento la responsabilità di portare un brano di Rino Gaetano al grande pubblico. »

A proposito del brano, prodotto da Claudia Mori, invece affermò:

« […] una ballata molto semplice di quel gran cantautore che era Rino, una canzone evocativa, di grande impatto, di forte attualità, che potrebbe essere stata scritta anche oggi.[76] »

Nel novembre dello stesso anno venne trasmessa su Rai Uno una miniserie televisiva sulla vita del cantante intitolata Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu. Nel 2008 il suo amico e collega Toni Malco inserì una cover di Mio fratello è figlio unico nel suo ultimo album Sensazione scomoda.[77] Nel 2009 la cantante Giusy Ferreri realizzò una cover diMa il cielo è sempre più blu, inserita nell’album Fotografie.[78]

Nel luglio 2010 uscì una nuova raccolta del cantautore crotonese, E cantavo le canzoni. La raccolta era corredata dalle parole di noti estimatori di Gaetano come Jovanotti,Fiorello e Simone Cristicchi.[34] Il 27 luglio, al Giffoni Film Festival, venne proiettato il corto scritto e diretto da Paolo Scarlato Non voleva essere un giullare, sugli ultimi momenti della vita del cantautore.[79] Il 2 giugno 2011 a Roma, precisamente in piazza Sempione, a trent’anni esatti dalla scomparsa di Gaetano, si tenne un concerto di tributo durante il quale vari artisti reinterpretarono alcune tra le sue canzoni più famose. All’iniziativa parteciparono tra gli altri Ernesto Bassignano, Claudio Santamaria, Andrea Rivera e Sergio Cammariere.[80] Quest’ultimo, oltre ad essere un ammiratore di Gaetano e delle sue canzoni – soprattutto quelle legate alla Calabria come Anche questo è sud, I tuoi occhi sono pieni di sale e Ad esempio a me piace il sud – è suo cugino:

« Sua mamma Maria era una figlia illegittima di mio nonno. A Crotone, dove siamo nati entrambi, sembravano saperlo tutti, ma io l’ho scoperto soltanto nel 1997. Sua sorella Anna dice che ci assomigliamo anche fisicamente.[81] »

Il 28 giugno 2011 Sony Music pubblicò una raccolta di cover, per commemorare e celebrare il trentesimo anniversario dalla sua scomparsa, intitolata Dalla parte di Rino e distribuita in due edizioni: standard e special. Numerosi artisti come Gianluca Grignani, Roberto Vecchioni, Giusy Ferreri, Tricarico, Simone Cristicchi e Patty Pravo hanno contribuito all’album. Roy Paci & Aretuska hanno rivisitato Nuntereggae più sostituendo i nomi del testo con quelli di personaggi contemporanei.[82]

Nel 2012 J-Ax inserì nel suo album Meglio live! un remake in chiave rock della canzone Rare tracce. Il cantante ha dichiarato:

« Rino mi dà tuttora energia e rabbia. Aveva attitudine rock e voce roca, era un outsider anche a livello compositivo. Rare tracce è del 1979 ma praticamente era un rap. L’ho rifatta in salsa Red Hot Chili Peppers, perché ha un po’ la stessa struttura delle loro canzoni: strofa funky e ritornello melodico.[83] »

Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu

Claudio Santamaria interpreta il cantautore nella fiction Rai.

Nel novembre 2007 venne trasmessa su Rai Uno una miniserie televisiva in due puntate sulla vita del cantante intitolata Rino Gaetano – Ma il cielo è sempre più blu, diretta da Marco Turco e interpretata da Claudio Santamaria, Laura Chiatti e Ninetto Davoli. La serie venne prodotta dalla Ciao Ragazzi di Claudia Mori, la quale affermò:

« Avevo in mente il soggetto da tempo. Conoscevo bene Rino Gaetano, perché da ragazza ero amica di sua sorella Anna, ci frequentavamo a Roma. Mi piaceva la sua musica e mi piaceva lui, un ragazzo intelligente in modo profondo. La sua è la storia di un eroe di oggi, attuale come lo sono le sue canzoni. Raramente si raccontano storie di ragazzi in tv: questa vuole esserlo.[84] »

Claudio Santamaria, che nella fiction interpretò il cantautore, descrisse così il suo personaggio:

« [Era] un poeta prima di ogni altra cosa, e un giullare, un dissacratore che sapeva sdrammatizzare ma senza essere superficiale. Conoscevo le sue canzoni ma non la sua vita, non sapevo che da piccolo fosse stato in collegio. Cantare per me non è stato un problema perché ho avuto un gruppo. Poi, lui cantava più col cuore che con la tecnica, le sue erano performance, ho visto che una volta si presentò a uno show di Corrado con indosso una muta da sub… »

La fiction fu bersaglio di varie critiche, soprattutto da parte della sorella di Rino, Anna Gaetano. Secondo Anna infatti la fiction sarebbe stata troppo romanzata, rispecchiando poco la vita e la carriera del cantautore e insistendo su alcuni aspetti come il conflitto col padre e il rapporto con l’alcol in maniera poco veritiera.[85] Anche Antonello Venditti esternò in due interviste le sue perplessità circa la fiction Rai, sottolineando in modo particolare la mancanza di un riferimento all’abuso di cocaina, una delle concause della tragica morte del cantante:

« [La cocaina] era molto presente in quegli anni e in quel giro dove Rino finì e fu anche responsabile della sua tragica fine. La storia ha ignorato proprio questo. »

Anna Gaetano non gradì affatto le dichiarazioni di Venditti, tanto da querelarlo per diffamazione. Secondo l’esposto presentato alla procura della Repubblica dai legali della Gaetano, gli avvocati Gian Antonio ed Aldo Minghelli, infatti, le affermazioni di Venditti «sono da ritenersi profondamente lesive non solo dell’artista che, pur nel suo breve percorso di vita, ha segnato la storia della musica italiana, e dell’uomo Rino Gaetano, ma soprattutto della sua memoria, che si è cercato di infangare attraverso il riferimento a fatti non corrispondenti al vero ed evocati a distanza di ben 26 anni dalla sua tragica scomparsa». Repentina arrivò la precisazione da parte del cantante romano:

« Lungi da me ogni volontà di diffamare la memoria di Rino, non ho mai detto che sia morto per causa della droga. Io, rammaricandomi di come era stato dipinto nella fiction, ho detto che la droga circolava nell’ambiente che Rino frequentava, non che lui la usasse. Non potrei mai diffamare Rino, che è stato, è e sarà sempre un amico. Sarebbe come diffamare me stesso. »

Anna Gaetano evidenziò inoltre altre incongruenze nelle interviste rilasciate da Venditti, circa la fiction e la vita del cantautore, ripromettendosi infine di difendere la memoria del fratello «con le unghie e con i denti» fino alla morte.[86][87] Essendo emersa l’assenza di ogni volontà denigratoria da parte di Venditti, la querela di Anna Gaetano è stata respinta nel luglio 2008.[88]

Discografia

Rino Gaetano da bambino

33 giri

Qdisc

  • 1981 – Q Concert (RCA Italiana, PG 33417)

45 giri

45 giri pubblicati all’estero

  • 1978 – Corta el rollo ya/Y cantaba las canciones (RCA Victor, PB 6251; pubblicato in Spagna)
  • 1979 – ¡Ay! María/Maestra del Amor (RCA Victor, PB 6372; pubblicato in Spagna)

Antologie

  • 1990 – Gianna e le altre… (BMG Ariola)
  • 1993 – Aida ’93 (BMG Ariola)
  • 1996 – Superbest (BMG Ricordi)
  • 1998 – La storia (BMG Ricordi)
  • 2003 – Sotto i cieli di Rino (RCA Italiana)
  • 2005 – Sotto i cieli di Rino (special edition) (RCA Italiana)
  • 2007 – Figlio unico (BMG Ariola)
  • 2008 – The Essential Rino Gaetano (RCA Italiana)
  • 2009 – Live & Rarities (RCA Italiana)
  • 2010 – E cantavo le canzoni (RCA Italiana)
  • 2014 – Solo con io (RCA Italiana)

DVD/CD

  • 2007 – Figlio unico (BMG Ariola)
Informazioni su diego80 (1949 Articoli)

Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus

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