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7 giugno 1927 – Nasce la Associazione Sportiva Roma

Tre scudetti , nove coppe Italia, due supercoppe italiane e un solo riconoscimento internazionale, la vittoria nella terza edizione della Coppa delle Fiere e la grande occasione sfumata con la sconfitta nella finale di Coppa dei campioni 1984: l’Associazione Sportiva Roma festeggia oggi 89 anni di vita. Ha chiuso al terzo posto nell’ultimo campionato di serie A, qualificandosi per i playoff della prossima Champions League.

Includendo la stagione in corso, la Roma ha partecipato a 87 campionati nazionali (seconda squadra per numero di partecipazioni alla Serie A dal 1929-30, dopo l’Inter, al pari della Juventus), di cui uno soltanto in Serie B (1951-52).[3] I giallorossi hanno vinto 3 scudetti, 9 Coppe Italia e 2 Supercoppe italiane.[3] In ambito europeo i migliori risultati ottenuti sono la vittoria, nel 1961, della Coppa delle Fiere e della Coppa Anglo-Italiana nel 1972, oltre a una finale di Coppa dei Campioni, nel 1984, e una di Coppa UEFA, nel 1991.[3]

Nella classifica mondiale dei club (“Club World Ranking”), stilata dall’IFFHS e aggiornata al 2015, la Roma occupa il 38º posto.[5] Nel 1991 i giallorossi terminano in testa alla classifica mondiale di rendimento dei club, stilata sempre dall’IFFHS.[6] Il club è anche uno dei membri dell’European Club Association (ECA), organizzazione internazionale che ha preso il posto del soppresso G-14, composta dai principali club calcistici europei, riuniti in consorzio al fine di ottenere una tutela comune dei diritti sportivi, legali e televisivi di fronte alla FIFA.[7]

Storia (da wikipedia)

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Storia dell’Associazione Sportiva Roma, Storia dell’Associazione Sportiva Roma (dalle origini al 1960), Storia dell’Associazione Sportiva Roma (dal 1960 al 1990) e Storia dell’Associazione Sportiva Roma (dal 1990 a oggi).

L’albero genealogico della Roma

Fase di gioco in un derby a Campo Testaccio nel 1933
La Roma del primo scudetto (1942)

Alla fine degli anni 1920 il divario tra le squadre del Nord Italia e quelle del Centro-Sud è larghissimo. L’idea non nuova di creare a Roma una sola squadra maggiormente competitiva si tramuta in esigenza con l’imminente creazione del campionato a girone unico.[8] L’Alba Roma, il Roman e la Fortitudo trovano quindi l’accordo per associarsi in un’unica società.[3] Precedentemente i tre club che diedero vita alla Roma sono riusciti a conquistare 7 dei 10 Campionati Laziali disputati in seno alla massima divisione della FIGC(denominati di “Prima Categoria” fino al 1920-21 e di “Prima Divisione” poi): il Roman nel 1914-15, la Fortitudo nel 1919-20, 1920-21 e 1921-22 e l’Alba nel 1923-24, 1924-25, 1925-26.[9][10] Nelle finalissime scudetto disputate (due dall’Alba e una dalla Fortitudo) le squadre romane sono però sconfitte nettamente dalle squadre del nord.[3]

Il 7 giugno 1927, in via Forlì 16, grazie alla fusione delle società sopra citate, viene costituita la Roma. Il percorso che porta all’istituzione della compagine è intrapreso dal segretario della federazione romana del PNF Italo Foschi, all’epoca anche membro del CONI e dirigente della Fortitudo, e dall’onorevole Ulisse Igliori, membro del direttorio nazionale del PNF. Foschi, seguendo le direttive della Carta di Viareggio, riesce nell’intento di creare un unico club potenzialmente più competitivo, il quale avrebbe anche acquisito tutti i trofei vinti dalle squadre originarie.[3][9] L’atto costitutivo del 7 giugno, che sancisce la fusione tra le tre società, e del quale in seguito si perdono le tracce, viene ratificato l’11 luglio 1927, mentre la redazione dell’Ordine del Giorno n. 1 è del 22 luglio.[11] Il 16 dello stesso mese, i calciatori giallorossi fecero il loro esordio giocando un’amichevole contro gli ungheresi dell’Újpest sul terreno del Motovelodromo Appio: l’incontro viene vinto dai capitolini per 2-1.[12]

Nei primi anni 1930 la Roma è presieduta da Renato Sacerdoti, ex presidente del Roman che aveva garantito il denaro necessario all’allestimento della nuova squadra. La sua prima presidenza termina nel 1935, anno in cui fu allontanato per le sue origini ebraiche.[13] I giallorossi, sin dai primi campionati, occupano stabilmente le parti alte della classifica, esordendo già nel 1931 in Coppa dell’Europa Centrale[14] e raggiungendo la finale di Coppa Italia 1936-37;[15] il periodo è segnato dal “mito” del Campo Testaccio, storico stadio nel quale fu disputato un famoso Roma-Juventus, vinto per 5-0 dalla Lupa. Nella stagione 1941-42 la Roma conquista il suo primo scudetto, vincendo per 2-0 la gara dell’ultima giornata contro il Modena.[3]

Gli anni 1940 si concludono con due stagioni travagliate, nelle quali la squadra si salva dalla retrocessione nelle ultime giornate, finendo anche al centro di polemiche per il cosiddetto “Caso Pera”, dal nome dell’arbitro che aveva diretto l’incontro Roma-Novara, terminato 2-1, del campionato 1949-50, che permette ai giallorossi di ottenere la salvezza.[16] La discesa in Serie B viene solo rimandata di un anno: nel campionato successivo la squadra perde dieci partite per 1-0 e cambia tre allenatori, posizionandosi penultima e retrocedendo così il 17 giugno 1951.[17] Nel 1952 Sacerdoti viene richiamato alla presidenza della società e la squadra è affidata a Gipo Viani, il quale riesce subito a farla risalire nella massima serie, ottenendo la prima posizione in campionato e aggiudicandosi così l’unico posto utile alla promozione.[3][13]

Il capitano Giacomo Losi con la Coppa delle Fiere 1960-61
Franco Cordova solleva la Coppa Anglo-Italiana, tra Gaetano Anzalone ed Helenio Herrera

Durante gli anni 1950 in campionato la Roma alterna buone prestazioni, come il terzo posto nel campionato 1954-55 che riporta la squadra in Europa, ad altre negative come nel campionato 1956-57, quando sfiora nuovamente la retrocessione, mentre nelle restanti annate mantiene quasi costantemente il sesto posto in classifica.[17]

Nella stagione 1960-61 i giallorossi conquistano la Coppa delle Fiere, imponendosi nella doppia finale contro il Birmingham City: dopo aver pareggiato 2-2 in trasferta, la Roma vince all’Olimpico per 2-0. A questo successo segue la conquista di due Coppe Italia: l’edizione 1963-64 contro il Torino e quella 1968-69 contro il Cagliari, futuro campione d’Italia.[3] A dispetto di ciò, la società attraversa una grave crisi finanziaria durante il decennio, tale da non permettere, nel 1964, il pagamento degli stipendi ai giocatori.[18] Nel 1967 il presidente Franco Evangelisti, dopo alcune importanti cessioni, completa il piano di risanamento delle casse societarie, trasformando la Roma in una società per azioni.[19]

La formazione del secondo scudetto (1983)
Totti alza la Coppa Italia 2007-08

G

Gli anni 1960

La Coppa delle Fiere

Giacomo Losi con la Coppa delle Fiere

Dopo i tanti esoneri nella panchina giallorossa caratterizzanti le ultime stagioni del decennio, la dirigenza, guidata da Anacleto Gianni (il quale aveva preso il posto di Renato Sacerdoti) decide di puntare su Alfredo Foni che si rende protagonista della scalata verso la conquista del primo ed unico trofeo internazionale di prestigio conquistato dalla Roma.[1]

Nel 1960-61 i giallorossi conquistano infatti la Coppa delle Fiere: la Roma del capitano Giacomo Losi si aggiudica il trofeo vincendo nella finale doppia contro il Birmingham City.[2] Nella storia di questa competizione nessun’altra formazione italiana riuscirà ad aggiudicarsi la coppa prima che venga sostituito dalla Coppa UEFA.[3]

La squadra che disputa le due partite contro la compagine inglese non è la stessa che ha partecipato al resto del torneo poiché le finali della Coppa delle Fiere vengono disputate in autunno dopo la pausa estiva, con le formazioni modificate nel frattempo dal calciomercato.[2] Per di più la Roma aveva cambiato allenatore, con l’ingaggio in panchina dell’argentino Luis Carniglia, che succede al dimissionario Foni.[1] Nella finale di andata, in casa degli inglesi, la sfida termina con un pareggio per 2-2 con la doppietta del cannoniere giallorosso Pedro Waldemar Manfredini, poi raggiunta dai due gol inglesi. L’11 ottobre del 1961, nella finale di ritorno, la Roma riesce ad imporsi in casa sulla compagine inglese per 2-0, grazie ad un’autorete e ad un gol del difensore romanista Paolo Pestrin.[2]

Acquisti sbagliati

Nel 1962-63 con il presidente Anacleto Gianni, ribattezzato Anacleto V, la squadra viene da un triennio nel quale si classifica al quinto posto in campionato. Dopo la vittoria della Coppa delle Fiere, i giallorossi sostituiscono Carniglia e sulla panchina torna Alfredo Foni, considerato l’autore morale della conquista europea.[1] Dopo una stagione grigia, dove non brilla John Charles, giunto dalla Juventus a fine carriera, nel 1963-64 il neo presidente conte Francesco Marini-Dettina, un gentiluomo addentratosi per la prima volta nel mondo del calcio che subentrata a Gianni, per potenziare l’attacco durante la campagna acquisti estiva, porta a Roma il tedesco Jürgen Schütz e Angelo Benedicto Sormani, giovane brasiliano naturalizzato italiano che si era messo in evidenza con il Mantova. Questo colpo porta tuttavia ad un tracollo finanziario senza precedenti: egli viene pagato infatti mezzo miliardo di lire, una cifra colossale che si rivela insopportabile per le casse giallorosse.[4][5][6]

La stagione 1963-64 è travagliata, con diversi cambi in panchina: Foni viene sostituito prima provvisoriamente da Naim Krieziu, ex giocatore del primo scudetto giallorosso, ed infine dallo spagnolo Luis Miró, fautore del modulo il 4-2-4 “elastico”, che, secondo il suo pensiero, gli avrebbe permesso di difendersi senza mai rinunciare ad attaccare.[1]Tuttavia i propositi non si avverano e l’allenatore viene immediatamente rispedito in Spagna, con la squadra che termina la stagione dodicesima. Le uniche note liete arrivano dai giovani talenti della primavera che si affacciano sui grandi palcoscenici: Giancarlo De Sisti ed Alberto Orlando, che diventano subito i capocannonieri giallorossi con sette reti a testa.[2]

La prima Coppa Italia

Giacomo Losi solleva la prima Coppa Italia vinta dalla Roma

Nel 1963-64 la squadra conquista tuttavia la sua prima Coppa Italia, dopo aver battuto la Fiorentina in semifinale ai rigori, nella finale unica contro il Torino: la partita finisce in parità, 0-0 dopo i tempi supplementari. È necessaria quindi la ripetizione della gara che si gioca il 1º novembre dello stesso anno a Torino e si conclude per 1-0 a favore dei capitolini, grazie ad un gol siglato all’85’ da Bruno Nicolè, centravanti acquistato durante l’estate dal Mantova.[7]

La crisi finanziaria

Nella stagione successiva al suo oneroso acquisto, Sormani viene ceduto alla Sampdoria.[8] La Roma si trova infatti sull’orlo del fallimento, il deficit arrivata ad un tale punto da vedere la società impossibilitata a pagare gli stipendi[9][10], Nel gennaio del 1965, due giorni prima della 15ª giornata, nella quale la Roma avrebbe giocato fuori casa contro il Lanerossi Vicenza, il neo allenatore Juan Carlos Lorenzo, arrivato dalla Lazio,[1] durante gli allenamenti dichiara polemicamente ai tifosi che la società non ha neanche i soldi per pagare la trasferta: i sostenitori giallorossi, spinti dall’allenatore, decidono quindi di organizzare una colletta che si svolge al Teatro Sistina. Vengono raccolte dal capitano Giacomo Losi, che con un secchiello passa nella platea del teatro, circa 700.000 lire,[9] cifra comunque irrisoria rispetto ai reali debiti che gravano sulla società diretta dal conte Marini-Dettina[10]. Quel gesto mortifica la squadra che ad ogni partita viene derisa ed umiliata dal proprio pubblico, il quale, in segno di protesta e di scherno, lancia contro i giocatori delle monetine alla fine di ogni partita[10]. A fine stagione, con la squadra che si classifica decima, la società dà il benservito all’allenatore ed il conte Marini-Dettina venne sostituito dall’On. Franco Evangelisti, facente già parte del Consiglio di Amministrazione della società.[11]

L’era del “Mago di Turi”

Nel 1965-66 viene ingaggiato l’allenatore Oronzo Pugliese, il Mago di Turi[12] (il soprannome se l’era conquistato dopo aver battuto il vero “mago”, Helenio Herrera, riuscendo a battere la sua Inter con il Foggia[12]). Gli eventi chiave della stagione sono le cessioni di Angelillo e De Sisti alla Fiorentina; la vendita del giovane campione diviene necessaria per risanare le casse societarie colpite dalla mala gestione degli anni precedenti. Per cercare di allestire una squadra comunque competitiva, Evangelisti porta a Roma, in prestito dal Milan, il mediano Nevio Scala e lo spagnolo Joaquín Peiró, centravanti prelevato dall’Inter.[13] Il Mago di Turi rimane per tre anni alla guida della compagine giallorossa: durante questo periodo la squadra conquista un ottavo, un decimo ed un undicesimo posto. Insieme a lui, nel 1967-68 lascia anche il presidente Evangelisti che l’anno precedente, nel 1967, al fine di completare il piano di risanamento delle casse societarie, aveva trasformato la Roma in una Società per azioni.[11]

L’arrivo di Helenio Herrera

Helenio Herrera mentre istruisce Fabio Capello

Nell’ultima stagione di Pugliese la Roma, uscita dalla crisi, può fare acquisti di primo piano: Fabio Capello, mezz’ala prelevata dalla SPAL, Franco Cordova, centrocampista e futura bandiera romanista, il centravanti Giuliano Taccola ed infine Jair dall’Inter.[14] Dopo otto giornate la squadra è imbattuta e prima in classifica, ma la sfida persa in casa contro l’Inter per 2-6 fa crollare le illusioni; la dura sconfitta convince nell’estate del 1968 il presidente Evangelisti a compiere l’ultimo colpo prima dell’addio alla presidenza: l’ingaggio del “Mago” Helenio Herrera. La società intanto passa prima provvisoriamente all’Avv. Franco Ranucci e successivamente all’imprenditore Alvaro Marchini, uomo d’affari della capitale.[11]

Il nuovo allenatore, che aveva portato l’Inter sul tetto del mondo, effettua una rivoluzione all’interno dello spogliatoio: in difesa vengono ingaggiati i giovani Aldo Bet e Sergio Santarini, provenienti dalla squadra nerazzurra.[15] Il secondo, riminese di nascita, prende la fascia di capitano da Giacomo Losi, il quale proprio in quella stagione conclude la sua carriera da calciatore.[11] Per l’attacco Herrera chiede Fausto Landini, un altro giovane centravanti; questi, insieme con il centrocampista Fabio Capello e Luciano Spinosi, giovane terzino proveniente dal vivaio e lanciato da Herrera, rappresentano i “gioielli” della squadra giallorossa, tre giovani campioni sui quali poter puntare per la costruzione della squadra del futuro.[11][15]

Nonostante le migliori premesse, la squadra stenta a decollare, e il nuovo presidente Marchini non va d’accordo con l’allenatore argentino, che non riesce a riproporre lo stesso gioco della formazione nerazzurra precedentemente allenata, con la quale la Roma condivide solo l’utilizzo delle famose maglie bianche, utilizzate sia in casa che in trasferta, che secondo Herrera danno ai giocatori una miglior visione di gioco in campo: questi sono, secondo lui, uno dei segreti del Real Madrid.[11]

La tragica morte di Taccola

I funerali di Giuliano Taccola nellaBasilica di San Paolo

Ad aggravare ancor più il rapporto tra il patron giallorosso e il tecnico, contribuisce pesantemente uno dei più tragici episodi della storia della Roma, nel quale venne coinvolto il centravanti Giuliano Taccola. Taccola, venticinquenne attaccante pisano, era stato acquistato nella stagione precedente dal Genoa, sotto la guida di Pugliese, e si è messo in evidenza diventando il capocannoniere della squadra con 10 reti.[11] Il 16 marzo del 1969 la squadra è impegnata contro il Cagliari fuori casa, e Taccola, colto da un malore all’interno degli spogliatoi, nel giro di pochi minuti entra in coma e muore improvvisamente: le cause della morte del calciatore rimangono avvolte nel mistero, ma il ragazzo nel corso della stagione aveva sofferto di continue febbri, causate da un’infezione della quale i medici non sapevano dare alcuna spiegazione chiara.[11] Nonostante il precario stato di salute del giocatore, Herrera continuava tuttavia ad utilizzarlo poiché lo riteneva indispensabile ai fini del gioco della squadra che senza di lui faticava ad andare a segno.[11]

La seconda Coppa Italia

Superato il trauma per la morte di Taccola, la Roma trova la forza per vincere la sua seconda Coppa Italia, impreziosita dalla vittoria iniziale del derby contro la Lazio, con lo spagnolo Peirò protagonista del torneo con 6 reti segnate. Nel girone finale nel quale sono coinvolte il Foggia, il Torino ed il Cagliari, la Roma non perde nemmeno una partita, finendo prima e vincendo così la Coppa nel giugno del 1969.[11]

Gli anni 1970

L’uscita dalla Coppa delle Coppe

Nella Coppa delle Coppe 1969-70 la Roma viene eliminata in semifinale dai polacchi del Górnik Zabrze al sorteggio con la monetina, dopo che si erano concluse in parità l’andata a Roma (1-1), il ritorno (2-2) e lo spareggio giocato nel campo neutro di Strasburgo (1-1).[11] Proprio in seguito a questa gara la monetina cessa di decretare i successi calcistici e si decide di adottare la sfida ai calci di rigore.[11] Singolare è un episodio legato a questo turno di Coppa: alla fine della partita di ritorno, il telecronista della RAI Nando Martellini, fa confusione sul regolamento e annuncia la qualificazione della Roma in finale, ma proprio l’autore della rete del pareggio, Francesco Scaratti, informa Martellini dell’errata interpretazione del regolamento. I tifosi scendono in piazza a festeggiare ma solo il giorno successivo sono informati della necessaria disputa di uno spareggio.[16]

La “Rometta” e il primo esonero di Herrera

Capello, Spinosi, Landini: i tre gioielli giallorossi

Gli anni settanta sono uno dei periodi più grigi della storia giallorossa, l’era della cosiddetta Rometta: la squadra nel corso di questo decennio oscilla infatti sempre in posizioni di media-bassa classifica, a parte il picco del 1975 con la conquista del terzo posto.[17] Sono d’altra parte molte le rivoluzioni che la squadra giallorossa subisce agli inizi del decennio e i dissapori tra il presidente Alvaro Marchini edHelenio Herrera si fanno sempre più intensi: la fuga di notizie di un suo possibile esonero provoca poi una reazione in Herrera, che provocatoriamente compie delle durissime dichiarazioni riguardanti l’incompetenza della società, aggiungendo dubbi personali riguardo alla validità dello scudetto romanista conquistato nel 1942, assegnato a parer suo per volere di Benito Mussolini in persona. Le dure parole di Herrera causano il suo immediato licenziamento e la squadra viene affidata a Luciano Tessari, allenatore in seconda.[11]

In realtà le cause scatenanti delle parole durissime del tecnico argentino sono da ricondurre al deficitario mercato giallorosso: Marchini nella stagione 1970-71 vende infatti i tre “gioielli” Luciano Spinosi, Fabio Capello e Fausto Landini, alla Juventus.[11] La clamorosa cessione provoca delle reazioni di veemente protesta da parte della tifoseria, e il presidente, ritenendo di aver fatto un ottimo affare, perde tuttavia completamente la fiducia del proprio pubblico.[11] In cambio dalla squadra bianconera la Roma, oltre che ad un sostanzioso conguaglio, ottiene il mediano spagnolo Luis Del Sol, giocatore oramai quasi a fine carriera, la mezz’ala Bob Vieri e l’attaccante Gianfranco Zigoni. Per placare i malumori di piazza, Marchini si trova costretto a fare un altro acquisto per poter alzare il livello tecnico dell’squadra: il brasiliano Amarildo dalla Fiorentina, anch’egli a fine carriera.[18] Il dissapore con la tifoseria durante tutto il corso del campionato, e con la federazione, portano Marchini, che a quei tempi si era anche impegnato politicamente, a passare la mano a fine stagione.[11]

Anzalone nuovo presidente

I festeggiamenti per il trionfo nella Coppa Anglo-Italiana

A rilevare la società ci pensa Gaetano Anzalone, giovane uomo politico ed imprenditore nel campo dell’edilizia, il quale aveva assunto fino a quel periodo la responsabilità del settore giovanile della Roma. Nel giugno del 1971 Anzalone annuncia il ritorno di Herrera, che già al termine della stagione 1970-71 era stato ricontattato da Marchini, tornato sui suoi passi.[11] La Roma, che non aveva fatto praticamente acquisti quell’anno, galvanizzata dal ritorno dell’argentino, comincia bene la stagione ma da metà dell’anno ha un declino che la fa classificare solamente al settimo posto in campionato.[11]

Da segnalare la vittoria della Coppa Anglo-Italiana, un particolare torneo a gironi al quale partecipano sei squadre della Premier League e sei del campionato italiano, conquistata il 24 giugno 1972 nella finale unica, giocata allo Stadio Olimpico, in cui la Roma sconfiggee ilBlackpool per 3-1, con i gol, tutti nel secondo tempo, di Renato Cappellini, Francesco Scaratti e Gianfranco Zigoni.[11] La stagione successiva il nuovo presidente decide di dare il via ad una campagna di rafforzamento, pescando in parte dal folto vivaio romanista, che Anzalone conosce molto bene, e acquistando il difensore Giorgio Morini e l’ala Valerio Spadoni.[19]

L’invasione di campo contro l’Inter e lo scudetto consegnato alla Juve

Il 17 dicembre del 1972 Alberto Michelotti, considerato uno dei migliori arbitri, dirige la gara tra Roma ed Inter all’Olimpico. Le due squadre sono ferme sul risultato di 1-1, e all’ultimo minuto venne assegnato un rigore dubbio ai nerazzurri per un intervento di Morini su Sandro Mazzola, che la moviola in seguito mostra esser avvenuto sulla palla e per giunta fuori l’area di rigore.[11] Dopo la realizzazione di Roberto Boninsegna si consuma il dramma: dagli spalti i tifosi cominciano un’irruente invasione di campo, con l’intervento in lacrime di Anzalone in persona per placare un gruppo di facinorosi che nel frattempo era risuscito ad entrare negli spogliatoi e puntare minacciosamente contro l’arbitro Michelotti che già era stato colpito. L’episodio produce un cospicuo numero di feriti, 25 tra tifosi e forze dell’ordine, un dirigente romanista subisce una frattura e un tifoso arrestato tenta addirittura il suicidio tagliandosi le vene.[11] La squadra, dopo quella partita, stenta a riprendersi e a seguito di una serie di risultati negativi Herrera viene esonerato nuovamente e sostituito dall’allenatore delle giovanili Antonio Trebiciani.[11]

Dal “filosofo” al “barone”

Lo strapotere della Lazio guidata dall’ex-giocatore giallorosso Tommaso Maestrelli, che dopo lo scudetto perso all’ultima giornata si avvierà a vincere il titolo nella stagione successiva, induce il presidente della Roma a cercare di dare una svolta ad una squadra che da troppo tempo non riesce ad imporsi nelle zone alte della classifica. Anzalone nella stagione 1973-74 decide così di ingaggiare Manlio Scopigno, l’allenatore che aveva compiuto il miracolo a Cagliari portando per la prima volta lo Scudetto sull’isola.[11]Insieme al tecnico arrivano Angelo Domenghini, ala destra proveniente dal Cagliari ed il centravanti del Milan Pierino Prati, che aveva preso un colpo alla testa durante la finale della Coppa Intercontinentale contro l’Estudiantes: il primo viene ceduto dopo una sola stagione, mentre il secondo è destinato a giocare quattro stagioni a Roma.[20] Dopo aver perso nelle prime sei gare quattro incontri, Scopigno decide tuttavia di abbandonare.[11]

Subito dopo l’addio dell’ex allenatore del Cagliari, Anzalone non perde tempo ed ingaggia Nils Liedholm, il barone svedese che nella stagione precedente aveva allenato la Fiorentina. È sua inoltre l’idea di lanciare tra i pali il secondo portiere, il ventitreenne Paolo Conti, che di lì a poco sarebbe diventato uno dei punti fermi della squadra. Nella stagione la Roma arriva ottava.[11]

Il terzo posto del 1975 e la nascita del tifo organizzato

Pierino Prati e Giancarlo De Sisti con la maglia della Roma negli anni settanta

Dopo quasi dieci anni e uno scudetto vinto a Firenze torna a Roma, fortemente voluto di Liedholm, Giancarlo De Sisti, giocatore ultratrentenne.[21] La stagione del dopo scudetto biancoceleste è quella del riscatto per la Roma che, grazie ad una solida difesa (solo 15 gol incassati in tutto il campionato), alla fantasia del ritrovato Picchio ed ai gol di Pierino Prati che segna 14 reti tutte fondamentali, conquista il terzo posto in campionato: il risultato migliore ottenuto in venticinque anni (dal 1954-55 al 1980-81).[17] Decisivo è il contributo dei giovani provenienti dal vivaio, su tutti il centrocampista Agostino Di Bartolomei e il terzino Francesco Rocca.[17] Nella stagione, i due derby contro la Lazio scudettata sono entrambi vinti: il primo nel dicembre del 1974 con un gol nel sette di De Sisti ed il secondo il 16 marzo 1975 con una marcatura di Prati. La Roma quell’anno batta la Lazio anche in Coppa Italia. A fine stagione i giallorossi arrivano al terzo posto a soli quattro punti dalla capolista Juventus.[17]

Da segnalare che durante questo periodo, all’interno dello Stadio Olimpico nella Curva Sud, la zona più calda del tifo giallorosso (che viene occupata esclusivamente dal tifo romanista l’11 marzo del 1973 dopo l’allontanamento di una minoranza di tifosi della Lazio che si erano appostati in quel settore durante i derby), cominciano a formarsi dei gruppi organizzati i quali, dal 1977, si uniscono nel Commando Ultrà Curva Sud.[17]

La fine dell’era Anzalone

Francesco Rocca

Il 1977 è un anno travagliato che porta a molti cambiamenti: molti giocatori della vecchia guardia vengono ceduti, su tutti il capitano Franco Cordova che si accasò sulla sponda biancoceleste del Tevere, come molti anni prima fece Attilio Ferraris IV.[17]La società segue le direttive del presidente Anzalone che da sempre predicava di sposare la linea del ringiovanimento della rosa, mettendo così in luce i giovani talenti del vivaio. La stagione 1976-77 è anche l’anno del primo infortunio che segna per sempre la carriera di Francesco Rocca, il campione giallorosso esploso giovanissimo, che dove di lì a poco rinunciare alla carriera di calciatore per via di un ginocchio che dopo la rottura dei legamenti non riesce più a guarire.[17] Alla fine di un campionato di luci ed ombre anche Nils Liedholm decide di abbandonare la barca dopo un’annata di continui atteggiamenti di indifferenza da parte del presidente romanista. Al posto del barone viene ingaggiato il sardo Gustavo Giagnoni, già allenatore del Torino.[17]

Anzalone, per via delle ristrettezze economiche in cui si trova è in grado di portare a Roma un unico acquisto di peso, quello del portiere Franco Tancredi, che per anni difenderà la porta romanista, fino a diventare uno dei protagonisti dello scudetto conquistato nel 1983. Nella stagione esplode anche Agostino Di Bartolomei che nel 1978 diventa il giocatore più prolifico della squadra con 10 gol.[17]

Il fatto che il miglior realizzatore della Roma sia un centrocampista fa capire al presidente che la squadra necessita di un centravanti che, specie dopo il declino ed il successivo addio di Prati, manca da tempo. Si decide così di acquistare un giocatore all’altezza della situazione, un goleador in grado di risolvere da solo le partite nelle situazioni più difficili.[17] La scelta ricade su Roberto Pruzzo del Genoa, e per arrivare al genoano si deve tuttavia sacrificare l’ala Bruno Conti, che viene pertanto ceduto ai rossoblu, dove era già stato in prestito per una stagione due anni prima, con la formula della comproprietà.[17]

Il momento peggiore di quegli anni si concretizza proprio nella stagione 1978-79, quando la Roma rischia la retrocessione in Serie B in un’annata davvero poco positiva, in cui la squadra, riempita di vecchi e stanchi giocatori come De Sisti, Santarini e Spinosi che era tornato dalla Juventus, non riesce a decollare e Giagnoni viene sostituito da Ferruccio Valcareggi. La prima vittoria giallorossa è a metà del girone d’andata e il derby di ritorno è segnato da una sonora sconfitta, seguita da incidenti sugli spalti.[17] Alla fine del campionato, il 6 maggio 1979, grazie ad un pareggio in casa con l’Atalanta per 2-2, la squadra riesce però a salvarsi in extremis. La stagione successiva Anzalone, stremato dall’ultimo campionato, decide di passare la mano: la Roma viene quindi rilevata dall’ingegner Dino Viola, già membro del CdA giallorosso, che di lì a poco riuscirà a trasformare completamente la squadra.[17]

La Roma di Viola negli anni 1980

Dino Viola e il nuovo arrivo di Liedholm: la terza Coppa Italia[

Carlo Ancelotti nella sua prima stagione alla Roma

Per finalizzare l’obiettivo di creare una Roma di vertice, il presidente Viola promuove il ritorno sulla panchina giallorossa di Nils Liedholm, appena laureatosi Campione d’Italia col Milan; il presidente, convinto che lo svedese non sia responsabile dei poco brillanti risultati conseguiti quel periodo, lo convince a ritornare nella capitale offrendogli un contratto triennale (il Milan, che pure ha offerto un ingaggio più altro, si limita ad accordi annuali).[17] Per soddisfare le richieste di Liedholm vengono acquistati Carlo Ancelotti, giovane centrocampista di peso del Parma, Romeo Benetti, esperto mediano della Juventus e Maurizio Turone, maturo difensore del Catanzaro, e infine rientra dal Genoa l’ala Bruno Conti.[22]

Il campionato è ricco di episodi significativi per la Roma e per le cronache; nel corso della stagione la squadra riesce ad esprimersi a livelli tanto alti da ambire alla testa della classifica; particolarmente importante è l’adozione della difesa a zona, scelta dettata dalla compresenza di due giocatori con lo stesso ruolo, Santarini e Turone, stopper ultra trentenni ormai in affanno nell’attuare la marcatura a uomo sull’avversario. A lungo seconda, nel finale di campionato la Roma va incontro a tre pesanti sconfitte che la fecero indietreggiare al settimo posto.[17]

Il dramma di Paparelli e la vittoria in Coppa Italia

Santarini solleva la terza Coppa Italia

Il 28 ottobre 1979, poco prima dell’inizio del derby d’andata di campionato, si consuma un tragico episodio che coinvolge un sostenitore della Lazio, Vincenzo Paparelli. In attesa dell’ingresso delle due squadre in campo, il clima tra i tifosi presenti nelle due curve si arroventa, tra scambi d’insulti via striscioni infamanti. Dopo ciò, un tifoso romanista spara dalla sua curva un razzo che attraversa lo stadio in pochi istanti, per colpire infine Paparelli, seduto sulla gradinata opposta, ad un occhio; autoriparatore trentatreenne, sposato e padre di due figli, Paparelli muore sul colpo, e inutile è il trasporto all’Ospedale Santo Spirito.[17] Nonostante la notizia sia giunta anche negli spogliatoi, l’arbitro D’Elia sceglie di far giocare comunque la gara, che termina 1-1 (reti di Zucchini e Pruzzo). Il giorno dopo quotidiano Il Tempo riporta in esclusiva[23] la cruda immagine dell’uomo appena colpito dal razzo; Paparelli, considerato come la seconda vittima italiana della violenza negli stadi, viene sepolto a Roma, nel Cimitero Flaminio.[17]

Il responsabile materiale dell’uccisione, il diciassettenne Giovanni Fiorillo, aveva acquistato con alcuni amici una partita di razzi nautici da segnalazione – con involucro metallico e circa 2 km di gittata – contrabbandati da un rivenditore di materiali agricoli (che verrà a sua volta condannato).[17] Fiorillo, costituitosi dopo 18 mesi di latitanza in Svizzera, afferma in dibattimento di non esser stato messo al corrente della natura letale degli ordigni; l’imputato viene condannato a sette anni di reclusione per omicidio preterintenzionale e, una volta scontata la pena, torna nuovamente in carcere per reati minori. Morirà nel 1993 per un male incurabile.[17]

Nel finale di campionato la cronaca torna ad occuparsi del campionato italiano per lo scandalo del calcioscommesse, che sottopone a giudizio sportivo a molti club e giocatori di Serie A; la Roma ne esce indenne, non venendo mai coinvolta ad alcun titolo.[17] Il 17 maggio 1980, inoltre, i giallorossi conquistano per la terza volta la Coppa Italia; protagonista di quel successo è Franco Tancredi, che nella stagione conquista la fiducia di Liedholm scavalcando nelle gerarchie il primo portiere Paolo Conti: nella finale, disputata in gara unica all’Olimpico contro il Torino l’estremo difensore giallorosso si rende protagonista durante i tiri di rigore (la gara era finita 0-0 dopo i tempi supplementari) parandone due, entrambi decisivi (cioè quando agli avversari sarebbe bastato segnare per aggiundicarsi la coppa).[17]

Il «gol di Turone» e la quarta Coppa Italia

Di Bartolomei e Tancredi festeggiano la quarta Coppa Italia giallorossa, nel 1981

Nella stagione 1980-81 viene ripristinata, dopo 14 anni, la possibilità di schierare calciatori stranieri nel campionato italiano. La Roma si muove immediatamente, acquistando dall’Internacional il mediano e regista brasiliano Paulo Roberto Falcão: sconosciuto ai più, il giocatore s’inserisce in poco tempo negli equilibri tattici della Roma, divenendone uomo-chiave.[24]

La squadra disputa un campionato di vertice: a garantire ai giallorossi il ritmo della capolista Juventus sono in particolare le reti del capocannoniere Pruzzo, che giova puntualmente degli assist di Conti e dei lanci di Falcão. Il 10 maggio 1981, a Torino, si disputa lo scontro diretto tra Juventus e Roma, separate da un punto; la partita fu nervosa e combattuta, tanto che i bianconeri rimangono in dieci dall’inizio del secondo tempo per l’espulsione di Giuseppe Furino. A un quarto d’ora dal termine, un cross di Conti dalla fascia sinistra viene deviato a centro area dalla testa di Pruzzo, e insaccato infine da Turone:[17] l’esultanza dei giocatori è però interrotta dalla segnalazione del guardalinee, che ravvisa il fuorigioco dello stopper capitolino; l’arbitro Bergamo annulla dunque la rete. Aspre polemiche riguardo alla possibile regolarità della posizione di Turone al momento del colpo di testa – mai chiarita, negli anni, da nessun strumento tecnologico – divampano nei giorni successivi alla gara. La Roma non riesce comunque ad agganciare la Juventus, andando anzi a pareggiare l’ultima gara contro l’Avellino e classificandosi a due punti dai torinesi.[17]

La rivincita nei confronti dei bianconeri, seppur di minor spessore, arriva pochi giorni dopo: il 28 maggio nella semifinale di Coppa Italia, la Roma espugna il Comunale per 1-0 (gol di Ancelotti). Il pareggio nella gara di ritorno (1-1) garantisce ai giallorossi la seconda finale consecutiva della competizione. L’avversario è nuovamente il Torino, ancora una volta sconfitto ai rigori (17 giugno 1981) dopo che entrambe le finali si erano chiuse sull’1-1.[17]

Il secondo scudetto

La Roma del secondo scudetto

La rapida crescita della squadra subisce un rallentamento nel 1981-82 a causa di una serie di infortuni (su tutti quello di Ancelotti) che condizionano la stagione: la Roma non va infatti oltre il terzo posto. Pertanto sarà solamente a partire dall’anno successivo che la Roma inaugurerà un felice quadriennio coronato da molti riconoscimenti.[17]

Nella stagione 1982-83 una mirata campagna acquisti porta a Roma il giovane difensore sampdoriano Pietro Vierchowod, ex Fiorentina, il centrocampista austriaco Herbert Prohaska dell’Inter, il centravanti e ala capocannoniere del torneo cadetto Maurizio Iorio del Bari e il terzino Aldo Maldera del Milan.[25]

Se in quell’anno Bruno Conti rimane in ombra per i postumi del Mondiale spagnolo, Falcão e Vierchowod si rivelano i punti di forza della squadra; importanti per la scalata al vertice sono poi le parate di Tancredi, soprattutto sui calci di rigore, e il rientro di Ancelotti, che dimostra di esser tornato in gran forma.[26] Decisiva è anche l’intuizione di Liedholm di spostare il capitano e centrocampista Di Bartolomei a libero: protetto dai veloci recuperi del compagno di reparto contribuisce a dare solidità al reparto arretrato. L’attacco trova il suo protagonista in Pruzzo, che si sacrifica di più per il gioco di squadra, abbassando il numero delle segnature (12), ma dando più movimento a una manovra offensiva che prevede l’alternanza tra lui e Iorio.[26]

I giallorossi rimangono per quasi tutto il campionato in vetta alla classifica, subendo solamente tre battute d’arresto e duellando nel finale con la Juventus, principale antagonista in quel periodo; l’8 maggio 1983, alla penultima di campionato, la Roma, grazie al pareggio sul campo del Genoa per 1-1, conquista così il suo secondo scudetto con una giornata d’anticipo.[26]

Un altro scudetto sfumato, la finale di Coppa Campioni e la quinta Coppa Italia

Il capitano giallorosso Di Bartolomei stringe la mano a Graeme Souness, prima della finale di Coppa dei Campioni tra Roma e Liverpool giocata all’Olimpico.

Nell’estate 1983 la Sampdoria nega il prolungamento del prestito di Vierchowod, mentre Prohaska viene ceduto per lasciare il posto al centrocampista Toninho Cerezo, brasiliano proveniente dall’Atlético Mineiro. Questi due sacrifici impediscono alla squadra di potersi ripetere in campionato, poiché il rendimento di Cerezo è più discontinuo di quello del predecessore austriaco. L’attacco, orfano di Iorio, viene rafforzato dal campione del Mondo Graziani.[27]

In campionato la Roma ritrova il dualismo con la Juventus, che in questa occasione s’impone con due punti di vantaggio sui rivali; in Coppa dei Campioni la Lupa sfiora l’impresa, sconfiggendo a partire dai sedicesimi Göteborg, CSKA Sofia e Dinamo Berlino, per poi affrontare in semifinale gli scozzesi del Dundee United. Persa l’andata per 0-2, la Roma ribalta le sorti della semifinale grazie alla doppietta di Pruzzo e al rigore trasformato da Di Bartolomei. La società è stata accusata del tentativo di corruzione del direttore della gara di ritorno, Michel Vautrot, con una mazzetta di 100 milioni di lire.[28]

Il 30 maggio 1984 si disputa la finale, che pone la Roma di fronte al Liverpool; teatro designato della gara unica è l’Olimpico. Pur giocando alla pari con il proprio avversario e imponendo a tratti il proprio gioco, la Roma, che aveva pareggiato con una rete di Pruzzo su assist di Conti allo scadere del primo tempo il gol iniziale di Phil Neal, manca il vantaggio.[28] Il risultato di 1-1 non cambia neppure dopo i tempi supplementari, e si passa dunque ai calci di rigore. Gli inglesi falliscono il primo tiro, cui risponde vittoriosamente Di Bartolomei; gli errori di Conti e Graziani, con tiri entrambi alti sopra la traversa, ribaltano la situazione, e la Roma fallisce la conquista del massimo trofeo continentale.[28]

Ancora una volta la Roma s’impone però in Coppa Italia, per la terza volta in cinque anni; i giallorossi sconfiggono il Verona, rivelazione della stagione: 1-1 all’andata e 1-0 al ritorno (autorete dello scaligero Ferroni). È l’ultimo trofeo alzato dal capitano Di Bartolomei, che al termine della stagione si accasa al Milan assieme a Liedholm.[28]

La sconfitta con il Lecce e la sesta Coppa Italia

Roberto Pruzzo, premiato come miglior cannoniere del campionato nel 1981, 1982 e 1986

Dino Viola digerisce male la sconfitta contro il Liverpool e decide l’anno successivo di cambiare il volto della Roma, affidando la panchina giallorossa ad un altro tecnico svedese, Sven-Göran Eriksson, giovane allenatore che la Roma stava osservando già da qualche tempo.[28]Nell’anno i giallorossi arrivano solamente settimi in classifica, a causa di diversi problemi sorti all’interno dello spogliatoio, su tutti l’addio di Falcao, che dopo aver subito un grave infortunio, conclude la sua avventura nella Roma con una lunga polemica nei confronti di Viola. Per rimpiazzare la grave perdita tecnica del brasiliano, Viola mette a segno un colpo di mercato: Zbigniew Boniek, ala polacca prelevata dagli storici rivali di quegli anni, la Juventus.[29]

Dopo questa prima annata, nella stagione 1985-86 la Roma viene trascinata dai gol di Pruzzo, che diviene capocannoniere della Serie A per la terza volta con 19 reti, e sfiora nuovamente il tricolore: dopo una rimonta di 9 punti sulla capolista Juventus, battuta all’Olimpico con un 3-0, la penultima giornata di campionato riserva alla squadra giallorossa un turno sulla carta favorevole, per il possibile sorpasso in testa alla classifica o un probabile spareggio coi bianconeri: la Roma deve infatti affrontare in casa il Lecce, squadra già retrocessa; passata in vantaggio con una rete di Graziani, sopravvengono le reti dell’ex romanista Alberto Di Chiara, di Juan Barbas e di Pedro Pablo Pasculli, condannando la Roma a una sconfitta per 2-3 (gol finale di Pruzzo) che di fatto preclude ai capitolini ulteriori sogni di scudetto.[28]

La squadra conquista tuttavia la sesta Coppa Italia. Le due finali vengono disputate contro la Sampdoria: l’andata si conclude con la vittoria dei blucerchiati per 2-1, che approfittano di una formazione senza molti titolari partiti alla volta del Messico per disputare i Mondiali.[28] Il 14 giugno 1986 si svolge la finale di ritorno e all’Olimpico i giallorossi si impongono per 2-0, con le reti di Desideri su rigore e di Cerezo nella sua ultima gara con la maglia della Roma.[28]

L’inizio della crisi

Voeller e Conti

L’ultima stagione di Eriksson si rivela fallimentare: abbandonano la Roma molti giocatori considerati troppo avanti con l’età dal tecnico, così la squadra incontra numerose difficoltà e lo svedese abbandona la panchina.[28] Nella stagione 1987-88 Viola tuttavia vuole rilanciare la squadra giallorossa riportando sulla panchina Liedholm e compiendo tre colpi di mercato: il centravanti tedesco Rudi Völler, il difensore azzurro Fulvio Collovati e il centrocampista Lionello Manfredonia.[30] L’acquisto di questo secondo giocatore crea però non poche polemiche all’interno della tifoseria ed in particolar modo nel il Commando Ultrà Curva Sud. Il motivo di tali reazioni sono legate al passato del giocatore che aveva militato per lunghi anni nella Lazio e nella Juventus ed era stato coinvolto in prima persona nello scandalo del calcio scommesse dei primi anni ottanta. Nonostante le forti polemiche, la squadra arriva terza.[28]

L’ultima stagione degli anni ottanta getta le basi per l’inizio di un periodo di crisi che la Roma avrebbe vissuto per quasi tutto il decennio successivo.[28] Nella stagione 1988-89, dopo l’ottima stagione dell’anno precedente, per rilanciare la squadra viene fatto l’acquisto più caro della gestione Viola: Ruggiero Rizzitelli, giovane centravanti e ala proveniente dal Cesena, il quale nell’idea del presidente avrebbe dovuto sostituireRoberto Pruzzo che proprio in quella stagione aveva lasciato la maglia giallorossa. Oltre a Rizzitelli arrivano l’ala destra Renato Portaluppi e il centrocampista Andrade.[31] Il primo si distingue tuttavia soprattutto per la sua vita mondana, e in tutta la stagione segna solamente un gol in un incontro di Coppa UEFA, mentre il secondo gioca pochissime gare dove mette in luce esclusivamente la sua particolare lentezza.[28]

Gli anni 1990 con Sensi

Gli ultimi lampi della Roma di Viola

Giannini alza la settima coppa Italia: si distinguono, da sinistra, Di Mauro, Rizzitelli e Nela

Dino Viola muore dopo undici anni di presidenza, nel gennaio del 1991. La società sarà destinata ad avviarsi verso un lungo periodo di caos, accentuato anche dal caso Lipopil che coinvolge i giocatori Angelo Peruzzi e Andrea Carnevale, squalificati dalla CAF per un anno, dopo che sono rilevate delle tracce di fentermina nelle loro urine.[1]

Aldair contrasta Matthäus nella finale di ritorno di Coppa UEFA

In campionato la squadra, sotto la guida di Ottavio Bianchi, si classifica solamente nona nonostante l’apporto del nuovo acquisto Aldair, l’ultimo della gestione-Viola: il difensore centrale brasiliano diverrà poi il pilastro difensivo della Roma dei successivi 13 anni.[2]La squadra aggiunge tuttavia al proprio palmarès la settima Coppa Italia, conquistata contro la Sampdoria campione d’Italia (che poi sconfiggerà i giallorossi per 1-0 nella sfida per la Supercoppa di Lega).[3] Inoltre in Coppa UEFA la squadra riesce ad arrivare in finale contro l’Inter, dopo aver superato, nell’ordine, Benfica, Valencia, Bordeaux, Anderlecht e Brøndby.[3] In finale, dopo aver perso l’incontro di andata a San Siro per 2-0, la Roma, nella partita di ritorno, sciupa varie occasioni da gol, vincendo solamente per 1-0 grazie alla rete di Rizzitelli a pochi minuti dalla fine. La coppa viene pertanto vinta dalla squadra milanese, con i tifosi romanisti che, dopo la finale di Coppa dei Campioni disputata pochi anni prima, vedono per la seconda volta una squadra avversaria alzare allo stadio Olimpico un trofeo internazionale.[4]

Gli anni bui della nuova Roma

La stagione 1991-92, la prima orfana di Viola, vede il nuovo presidente Giuseppe Ciarrapico, che aveva acquistato la società già nell’aprile 1991, mettere in atto una politica societaria disorganica,[5] dettata dalla sua scarsa conoscenza – peraltro da lui riconosciuta – del calcio e dell’ambiente.[6] Conferma Bianchi, che però già è ampiamente in disaccordo con molti dei componenti della squadra; acquista, tra gli altri, lo juventino Thomas Hässler, che diverrà col tempo un beniamino della curva;[7] durante questo periodo la Roma ottiene risultati altalenanti, che si traducono alla fine in un quinto posto, che garantisce ai giallorossi l’accesso alla Coppa UEFA.[8]

In Coppa delle Coppe la Roma sfida ai quarti di finale il Monaco, dopo aver eliminato CSKA Mosca e Ilves Tampere. Dopo aver pareggiato in casa per 0-0, i giallorossi, con un’inedita divisa blu, perdono l’incontro di ritorno per 1-0 e vengono eliminati.[9]

Al termine della stagione Bianchi lascia il posto al tecnico serbo Vujadin Boskov, il quale ha ottenuto con la Sampdoria risultati molto convincenti ed è fautore di un gioco spettacolare che lascia ampia libertà ai giocatori talentuosi: durante la sua gestione fa esordire in prima squadra anche un Francesco Totti appena sedicenne. La società entra improvvisamente nel caos nella primavera del 1993: Ciarrapico viene arrestato per bancarotta.[10]

Francesco Totti nella prima stagione da professionista

Franco Sensi rileva la società

In seguito a ciò gli imprenditori Franco Sensi e Pietro Mezzaroma divengono congiuntamente i proprietari della società:[11] durante il loro primo calciomercato Voeller viene ceduto, e sono prelevati il serbo Siniša Mihajlović e l’attaccante argentino Claudio Paul Caniggia, che tuttavia nel corso della stagione viene trovato positivo alla cocaina, e successivamente squalificato per tredici mesi.[12]

Cervone respinge il rigore a Papin nella semifinale di ritorno di Coppa Italia

In precedenza Caniggia aveva segnato nella semifinale di Coppa Italia contro il Milan il gol del due a zero, mettendo fine ad una lunghissima imbattibilità in gare ufficiali dei rossoneri. Nella gara di ritorno disputata a San Siro il Milan domina, segnando anche il gol del vantaggio; ma, seppur in superiorità numerica, fallisce un calcio di rigore a pochi minuti dalla fine con Jean-Pierre Papin, il quale si vede respingere il tiro dal dischetto da una parata di Giovanni Cervone.[13] Tale episodio consegna alla Roma una finale teoricamente più abbordabile contro il Torino, ma i favori del pronostico si scontrano con la cattiva prestazione fornita dalla squadra giallorossa nella gara di andata: a Torino, infatti, la Roma perde per 3-0, compromettendo di fatto la vittoria finale. Ciononostante la squadra all’Olimpico sfiora l’impresa, vincendo 5-2 e colpendo anche un palo nel finale di gara con il suo capitano Giuseppe Giannini, il quale segna anche tre gol, tutti su calcio di rigore.[13]

In campionato, la Roma si classifica al decimo posto in seguito ad una stagione non particolarmente brillante, in cui totalizza ben 17 pareggi, mentre in Coppa UEFA i giallorossi eliminano FC Wacker Innsbruck, Grasshoppers, Galatasaray, venendo sconfitti nei quarti di finale dai tedeschi del Borussia Dortmund.[13]

Carlo Mazzone alla presentazione in giallorosso

La lenta rinascita: la Roma di Mazzone

Nel biennio successivo Franco Sensi, divenuto l’unico proprietario della Roma dopo aver rilevato la quota posseduta da Mezzaroma, cerca di dare una decisa virata alla politica societaria. Chiama in panchina il trasteverino Carlo Mazzone, allenatore notoriamente romanista, e rafforza in modo deciso la squadra, acquistando dall’Udinese il capo-cannoniere del precedente campionato, Abel Balbo. Il presidente compra inoltre il romano Massimiliano Cappioli, che si aggiunge a Gianluca Festa, Marco Lanna, Fabrizio Lorieri e Francesco Moriero;[12][14] si registra poi l’ingresso in pianta stabile in prima squadra di Francesco Totti.[11] La difesa diviene subito più solida, ma la Roma segna poco (solo 35 gol realizzati in stagione), pertanto nel campionato 1993-94 la squadra si classifica solamente al settimo posto e in Coppa Italia viene eliminata al terzo turno dalla Sampdoria.[13] È di quei giorni l’improvvisa notizia del suicidio di Agostino Di Bartolomei, storico capitano dello scudetto del 1983.[15]

L’anno successivo, con gli innesti dei centrocampisti Jonas Thern e Francesco Moriero, oltre alla della punta uruguaiana Daniel Fonseca, destinato ad integrarsi positivamente con Balbo (che segnerà ben 22 reti), la squadra migliora le proprie prestazioni (da segnalare le vittorie sull’Inter in entrambi gli scontri e il 3-0 casalingo sulla Juventus) ed ottiene il quinto posto in campionato, evidenziando anche la migliore difesa della serie A, con appena 25 gol subiti. Il campionato è inoltre impreziosito dalla vittoria ottenuta sulla Lazio nel derby del 27 novembre 1994. La Roma vince 3-0 (gol di Balbo, Cappioli e Fonseca), e Mazzone festeggia l’impresa esultando sotto la Curva Sud al termine della gara, fra il tripudio generale dei tifosi giallorossi. In coppa Italia la Roma viene eliminata nei quarti di finale dalla Juventus, con un onorevole 3-1 nella gara di ritorno, dopo aver perso per 3-0 la gara d’andata.[16]

Marco Delvecchio, uno dei più prolifici marcatori del derby di Roma.

Nella stagione 1995-96 la Roma si rafforza acquistando il mediano Luigi Di Biagio e la punta Marco Delvecchio, tuttavia, nonostante le due vittorie consecutive per 2-0 in casa del Napoli e della Juventus, finisce per replicare l’andamento del campionato precedente, terminandolo ancora una volta al quinto posto. In coppa nazionale la squadra viene estromessa presto, ma riesce a fare migliori risultati in Coppa UEFA: tuttavia, dopo aver superato Neuchâtel Xamax, Aalst, Brøndby (con gol-qualificazione a tempo regolamentare scaduto di Amedeo Carboni) subisce l’eliminazione ai quarti di finale contro lo Slavia Praga. Dopo aver perso in trasferta per 2-0, la squadra compie all’Olimpico l’impresa di ribaltare il risultato, grazie al gol del 3-0 firmato nei tempi supplementari da Moriero. La partita dei giallorossi è però spezzata da un estemporaneo gol della squadra ospite che a pochi minuti dal termine della gara impedisce alla Roma di proseguire nella competizione.[17]

Da Carlos Bianchi al ritorno del Barone Liedholm

L’insofferenza dei tifosi sui risultati altalenanti, e la mancanza di vittorie nelle competizioni disputate, spingono il presidente a prendere la sofferta decisione di sostituire Mazzone. Al suo posto viene preso l’argentino Carlos Bianchi, che in precedenza aveva vinto la Coppa Intercontinentale col Vélez Sársfield. La stagione tuttavia, condizionata anche da acquisti fallimentari (solo Vincent Candela e Damiano Tommasi lasceranno il segno nella squadra capitolina),[18] si rivela disastrosa: la Roma scivola ben presto nella seconda metà della classifica, mentre in Coppa Italia la squadra è eliminata dal Cesena. Sensi esonera Bianchi solo dopo l’ennesima sconfitta e alla guida della squadra viene chiamato Nils Liedholm, il quale, supportato dall’allenatore della primavera Ezio Sella, riesce ad ottenere la salvezza e il dodicesimo posto in classifica.[19]

La prima Roma di Zeman

Nella stagione successiva Franco Sensi decide di rifondare la squadra affidandola al boemo Zdeněk Zeman, fautore di un gioco rapido e molto offensivo improntato sul 4-3-3, già sperimentato nel Foggia e nella Lazio.[11] La squadra termina il campionato al quarto posto, conseguendo anche il primato di 67 gol segnati, di cui cinque nella vittoria casalinga per 5-0 contro il Milan di Capello, a dispetto dei quattro derby persi consecutivamente tra campionato e Coppa Italia.[20]

Nel 1998-99 la Roma preleva il tecnico centrocampista russo Dmitrij Aleničev, che è tuttavia affiancato da altri acquisti non di pari valore come Ivan Tomić, Gustavo Bartelt e Fabio Junior (quest’ultimo pagato 30 miliardi di lire), i quali diminuiscono di fatto la qualità generale della rosa a disposizione di Zeman.[21] Anche per tali motivazioni, a cui si uniscono numerose decisioni arbitrali sfavorevoli, che ne limitano il cammino sia in campionato che in Coppa UEFA,[22][23] i risultati della squadra sono al di sotto delle aspettative e culminano nella sconfitta subita in casa per 4-5 dall’Inter di Ronaldo. Nel biennio zemaniano,infatti, la marcatura a zona e la ricerca continua e imprudente della segnatura delineano infatti i limiti maggiori della squadra, la quale è spesso incapace di gestire durante le gare il risultato favorevole. Per tali motivazioni, Franco Sensi decide di porre fine alla mancanza di vittorie chiamando in panchina un allenatore titolato e vincente come Fabio Capello.[24]

Nella Roma di Zeman si affermano comunque giocatori di livello come Paulo Sergio, Cafu, Zago, Di Francesco, Tommasi, Delvecchio, molti dei quali formeranno l’asse portante della Roma degli anni immediatamente successivi. In più Francesco Totti diventa più continuo e decisivo, e fisicamente più resistente.[25][26][27]

L’arrivo di Capello

Fabio Capello

Il tecnico friulano arriva a Roma nel 1999, firmando un contratto da quattro miliardi di lire annue,[28] e trasmettendo subito alla squadra voglia di vincere e convinzione nei propri mezzi.[29]

L’acquisto principale è quello di Vincenzo Montella, fortemente voluto da Zeman, destinato ad avere un impatto formidabile all’interno della squadra. Nel corso della stagione l’arrivo del centrocampista giapponese Hidetoshi Nakata rafforza poi ulteriormente la squadra.[30] Alla fine del campionato la Roma si classifica solamente sesta, ma facendo intravedere il proprio potenziale[31]

La Roma di vertice negli anni 2000

Il terzo scudetto

Gabriel Batistuta, uno dei protagonisti del terzo scudetto giallorosso.

Lo scudetto vinto nel 2000 dalla rivale cittadina, la Lazio, genera in tutto l’ambiente giallorosso estrema voglia di riscatto e grosse aspettative per la stagione successiva. Il Presidente Sensi, anche grazie alla ricapitalizzazione derivata dalla quotazione in borsa della società,[32] fa propri questi sentimenti predisponendo una delle più dispendiose campagne acquisti nella storia della sua gestione. Il colpo dell’anno è l’ingaggio di Gabriel Omar Batistuta, tra i migliori marcatori di sempre della Serie A: conteso in un’asta di mercato con l’Inter, e da tempo nei desideri della presidenza,[33] arriva dalla Fiorentina per 70 miliardi di lire.[34] A Batistuta si aggiungono due altri acquisti di primo livello: il difensore centrale del Boca Juniors e della Nazionale argentina Walter Adrián Samuel, ed il centrocampista verdeoro Emerson, prelevato dal Bayer Leverkusen.[35]

L’inizio di stagione è però tormentato, in quanto in estate la Roma viene sconfitta dall’Atalanta ed eliminata dalla Coppa Italia: ciò, unito da un grave infortunio patito da Emerson (sostituito nella stagione da Cristiano Zanetti), induce il pessimismo nella tifoseria, la quale contesta duramente la squadra a Trigoria.[36] Le prestazioni della squadra in campionato sono comunque convincenti, e portano la Roma presto in vetta alla classifica, che mantiene quasi ininterrottamente sino a laurearsi Campione d’inverno.[37]

Formazione campione d’Italia 2000-01

Il ritmo di affermazioni tenuto dai giallorossi continua anche nel girone di ritorno, seppur con qualche battuta d’arresto. La svolta arriva il 6 maggio 2001, data dello scontro al vertice allo Stadio delle Alpi con la Juventus, divenuta ormai assieme alla Roma principale pretendente allo scudetto. I bianconeri terminano il primo tempo sul 2-0, ma la reazione da parte della squadra di Capello permette alla Roma di pareggiare per effetto delle reti segnate daNakata e, a tempo ormai scaduto, Montella.[38]

Il pareggio di Torino indirizza il campionato in favore dei giallorossi, che gestiscono il vantaggio di punti acquisito sino all’ultima partita nello scontro dell’Olimpico contro il Parma, in programma il 17 giugno 2001: il match termina 3-1, con le reti del capitano Francesco Totti, Batistuta e Montella.[11]

La Roma vince così il suo terzo scudetto della storia, che viene tolto (scucito, nel gergo dei tifosi)[39] dalle maglie della Lazio; migliaia di persone si riversano per le strade della Capitale, con festeggiamenti che si protraggono per giorni e che hanno il culmine nel concerto di Antonello Venditti al Circo Massimo, a cui partecipano oltre un milione di persone.[40]

In Coppa UEFA, la Roma, dopo aver superato Nova Gorica, Boavista e Amburgo, è eliminata negli ottavi di finale dal Liverpool, futuro vincitore della competizione. La sconfitta casalinga dei giallorossi per 0-2 nella gara di andata viene parzialmente riscattata con un’affermazione in Inghilterra per 1-0, giunta tuttavia al termine di una partita che, secondo i vertici societari della Roma e della Federcalcio italiana, è viziata da un errore tecnico dell’arbitro.[41]

Le occasioni sfumate

La società, complice la futura partecipazione alla Champions League, conferma ampiamente la rosa, acquistando inoltre il portiere Ivan Pelizzoli (che tuttavia non riuscirà ad imporsi ad alti livelli), il terzino Leandro Cufré e l’astro nascente del calcio italiano Antonio Cassano, gioiello del Bari dalla personalità estrosa ma ribelle.[42]

La stagione successiva regala subito alla bacheca giallorossa la Supercoppa italiana. Il 19 agosto 2001, infatti, i giallorossi ospitano la Fiorentina, vincitrice della Coppa Italia, e prevalgono per 3-0, grazie alle reti di Candela, Montella e Totti.[43] Il campionato però la Roma stenta nelle prime partite, perdendo molti punti contro squadre sulla carta più deboli. Neanche la prestigiosa vittoria per 2-0, maturata in inferiorità numerica a Torino contro la Juventus, e l’acquisto ad ottobre del forte difensore Christian Panucci, danno continuità ai risultati della squadra, che riesce comunque a terminare il girone d’andata in testa alla classifica e ad affermarsi nel derby del 10 marzo 2002: i giallorossi sconfiggono la Lazio per 5-1, con quattro gol di Montella.[44] Nonostante il suo cammino altalenante, la Roma arriva a giocarsi lo scudetto sino all’ultima giornata: l’inattesa sconfitta della capolista Inter all’Olimpico contro la Lazio favorisce però la vittoria finale della Juventus, che precede in classifica i giallorossi di un solo punto.[45]

Celebrazioni della vittoria del campionato 2000-01: un “murales” con lo scudetto tricolore e il capitano della Roma Francesco Totti su un’abitazione della capitale

In Champions League dopo aver superato la prima fase a raggruppamenti (la Roma si qualifica dietro al Real Madrid, precedendo Lokomotiv Mosca e Anderlecht), la squadra è inserita in un ostico girone assieme a Galatasaray, Liverpool e Barcellona, e viene eliminata quando le sarebbero tuttavia bastati due punti nelle ultime due partite da disputare.[46] In tale contesto rimarcabile è l’affermazione per 3-0 contro la squadra spagnola, frutto delle reti siglate da Emerson, Montella e Tommasi.

I motivi della mancanza di continuità nei risultati sono da imputare sia alla scarsa vena del bomber Batistuta, autore di 6 reti, sia alla poca incidenza delle riserve nell’economia delle partite e, forse, il latente senso di appagamento per i trofei appena conquistati.[47]

Nella stagione 2002-03 la società predispone una campagna acquisti incentrata sull’austerità, soprattutto a causa delle crescenti difficoltà economiche derivate dalle elevate spese di mercato degli anni precedenti.[48] Dei pochi acquisti l’unico nome rilevante è quello dell’ex regista del Barcellona Josep Guardiola, il quale disputa però uno scorcio di stagione al di sotto delle aspettative e viene successivamente ceduto. A gennaio viene acquistato l’interditore francese Olivier Dacourt, proveniente dal campionato inglese, mentre Batistuta, divenuto ormai l’ombra del campione ammirato nella stagione dello scudetto, è ceduto all’Inter.[49]

In questo contesto, non bastano la buona vena di Totti e la crescita costante di Cassano a trascinare la Roma verso le parti alte della classifica. I giallorossi terminano il campionato all’ottavo posto (il peggiore risultato dei precedenti dieci anni),[50] e si guadagnano la partecipazione alla successiva Coppa UEFA solo grazie al raggiungimento della finale di Coppa Italia, poi persa contro il Milan.[51] Nel finale di stagione si mette in luce il giovane Daniele De Rossi come valore aggiunto della squadra nelle ultime gare di campionato.[52]

Il cammino di Champions League è migliore: la Roma supera la prima fase a gironi (la squadra termina seconda, a pari punti con il Real Madrid, davanti a AEK Atene e Gent, e di grande prestigio è la vittoria ottenuta al Santiago Bernabéu per 1-0 con gol di Totti), ma ancora una volta diviene fatale alle ambizioni capitoline il secondo raggruppamento, nel quale i giallorossi terminano ultimi dietro a Valencia, Ajax e Arsenal. Da sottolineare però l’affermazione ottenuta in casa del Valencia per 3-0, grazie alle prestazioni del capitano Totti, che pone fine ad un lungo periodo di imbattibilità casalinga degli spagnoli.[53]

Il centrocampista Damiano Tommasi

I risultati della stagione precedente convincono il presidente Sensi a migliorare e svecchiare la rosa della squadra, investendo cifre consistenti per l’acquisto del fuoriclasse romeno Christian Chivu, giovane difensore di centro-sinistra. Viene inoltre ceduto Cafu e sostituito con l’emergente laterale brasiliano Mancini, ancora sconosciuto in Italia ma destinato a divenire titolare indiscusso. Infine, è prelevato il norvegese John Carew, punta longilinea con esperienza internazionale.[54]

Gli acquisti fruttano, e la squadra diviene più solida e meno umorale.[55] Nel 2003-04 la Roma parte bene, vincendo anche il derby d’andata per 2-0 (il risultato si sblocca grazie ad un pregevole colpo di tacco di Mancini), e anche a laurearsi Campione d’inverno assieme al Milan. Ma la maggiore forza dei rossoneri,[56] unita a qualche punto perso di troppo, impediscono ai giallorossi di replicare il successo del 2001: la squadra termina la stagione al secondo posto, garantendosi comunque la qualificazione diretta alla Champions League.[57]

La Coppa UEFA dà minori soddisfazioni: la squadra è eliminata dal Villareal negli ottavi di finale, dopo aver superato FK Vardar, Hajduk Spalato e Gaziantepspor.[58]

In questa stagione il derby di ritorno del 21 marzo 2004 viene sospeso durante il secondo tempo, sul risultato di 0-0, per il diffondersi tra i tifosi di entrambe le squadre della voce (poi rivelatasi falsa) della morte di un bambino ad opera della Polizia. Alcuni tifosi entrano in campo per convincere i giocatori della Roma a sospendere la partita, ed a nulla valgono gli appelli diffusi dagli altoparlanti che sottolineano l’infondatezza della notizia. La stracittadina viene sospesa e ripetuta un mese dopo, col punteggio finale di 1-1.[59]

L’addio di Capello e l’annata dei cinque allenatori

Nonostante il positivo campionato passato, la situazione economica della società nel 2003-04 comincia ad aggravarsi[60] sempre più. I dirigenti si trovano pertanto costretti ad aderire al condono fiscale promosso dal secondo governo Berlusconi sanando un pregresso debito fiscale derivato da imposte e ritenute dovute per gli anni 2002 e 2003, versando, in tre distinte rate, un importo complessivo di 79,5 milioni di euro, con un risparmio di circa 20 milioni rispetto al debito effettivo.[61]

Capello, concluso il campionato, si dimette, firmando clamorosamente per la Juventus, nonostante le contrarie assicurazioni fornite.[62] La fuga viene vista da tutto l’ambiente romanista come un vero e proprio tradimento ai colori giallorossi,[63] ma la società corre subito ai ripari ingaggiando Cesare Prandelli, precedentemente allenatore del Parma.[64]

Il nuovo tecnico concorda con la società l’acquisto di alcuni giocatori, tra i quali il centrocampista Simone Perrotta (proveniente dal Chievo Verona), il difensore francese Philippe Mexes e, dall’Olympique de Marseille, l’attaccante egiziano Ahmed Hossam Mido, che però deluderà le attese.[65] Prima dell’inizio del campionato Prandelli si trova tuttavia costretto ad abbandonare la guida tecnica della squadra per motivi familiari.[64]

Rudi Voeller, da allenatore, in conferenza stampa

La Roma, a pochi giorni dalla partita di esordio di campionato, ingaggia Rudi Voeller, ex attaccante giallorosso degli anni novanta, ed ex allenatore della Nazionale tedesca.[11] Dopo un buon inizio nella prima di campionato contro la neopromossa Fiorentina, si susseguono però una serie di sconfitte e pareggi, tanto da portare il tecnico tedesco all’abbandono della panchina.[11] Le dimissioni avvengono subito dopo un episodio negativo che coinvolge tutta la squadra giallorossa: durante la prima gara diChampions League contro la Dinamo Kiev, e poco dopo il fischio finale del primo tempo, l’arbitro svedese Anders Frisk viene ferito alla testa da un oggetto (probabilmente una monetina) lanciato dalle tribune dell’Olimpico. Per questo accadimento la UEFA impone alla Roma la sconfitta a tavolino per 0-3 unita alla chiusura al pubblico dello stadio per i tre successivi turni casalinghi. Tali gravi avvenimenti contribuiscono pertanto all’eliminazione della squadra dalla competizione continentale.[66]

Dopo le dimissioni di Voeller e l’unica partita la cui guida tecnica viene affidata a Ezio Sella (Real Madrid-Roma), la Roma ingaggiaLuigi Delneri, che muta lo schema tattico, schierando spesso un tridente offensivo formato da Totti, Cassano e Montella.[11] La scelta di far giocare assieme i tre attaccanti più rappresentativi fa tuttavia migliorare i risultati della squadra solo per un breve periodo: la difesa, infatti, non si dimostra abbastanza solida per contenere gli attacchi avversari, portati ad una formazione obiettivamente sbilanciata in avanti.[11] Il cammino in campionato della Roma diventa pertanto altalenante e ciò acuisce i già gravi problemi di spogliatoio che infine spingono Delneri, dopo una pesante sconfitta subita con il Cagliari, a dimettersi.[67] La società decide quindi di affidare la panchina all’ex giocatore della Roma Bruno Conti, già dirigente del settore giovanile, il quale conduce la squadra sino al termine della difficile stagione. Nonostante queste vicissitudini, la squadra riesce comunque a disputare le finali di Coppa Italia contro l’Inter, venendo però sconfitta in entrambe le partite.[68] La Roma chiude così il campionato col bilancio di cinque allenatori utilizzati in dodici mesi.[11]

Spalletti ricostruisce la squadra

Luciano Spalletti, alla Roma dal 2005 al 2009

Nella stagione 2005-06, per ricostruire la squadra, viene ingaggiato Luciano Spalletti, emergente tecnico toscano che aveva condotto l’Udinesead una storica qualificazione alla Champions League. La società, con i ritorni di Bruno Conti al ruolo di direttore tecnico e di Daniele Pradè a direttore sportivo, cerca di portare avanti una campagna acquisti di livello accettabile nonostante la stessa sia stata bloccata, per quasi tutta l’estate, dal controversa procedura di acquisto, nell’anno precedente, di Philippe Mexès. Alla fine sono comunque tesserati a parametro zero i giocatori Samuel Kuffour (dal Bayern Monaco), Shabani Nonda (dal Monaco) e Rodrigo Taddei (dal Siena), ma soltanto quest’ultimo riuscirà poi ad imporsi nel modulo scelto da Spalletti. Viene acquistato inoltre il portiere brasiliano Doni (il quale paga persino a proprie spese la clausola rescissoria che lo lega alla Juventude),[69] che dimostrerà ben presto le sue potenzialità, tanto da conquistare la maglia titolare. Per evitare inoltre l’insorgere di future difficoltà finanziarie derivate dall’incontrollato aumento delle spese di gestione del club, si decide di imporre un tetto di ingaggi di 2,5 milioni di euro per ogni giocatore tesserato, ad esclusione del capitano Francesco Totti considerato il simbolo della squadra.[70]

All’inizio della stagione la squadra si trova tuttavia a navigare nelle posizioni di metà classifica, anche a causa di malcelati malumori all’interno dello spogliatoio per le continue intemperanze di Antonio Cassano.[71] Pertanto, a dicembre, viene presa la decisione di cedere il talento barese, in scadenza di contratto, al Real Madrid per circa 5 milioni di euro:[72] da quel momento in poi la squadra ritrova la compattezza necessaria che le permette di stabilire un filotto di undici vittorie consecutive in campionato.[11]

La Roma di Spalletti esulta dopo un gol

L’impresa è raggiunta nonostante numerosi infortuni intercorsi ai propri elementi (tra i quali anche quello di Totti), che riducono in modo preoccupante il numero dei giocatori disponibili, obbligando Spalletti ad scegliere nuove soluzioni tattiche. Il primato di 11 vittorie consecutive, viene fissato grazie alla vittoria per 2-0 nel derby del 26 febbraio 2006.[11] La Roma, al termine della stagione, si classifica al quinto posto, ma in seguito allo scandalo che travolge improvvisamente il calcio italiano e al successivo stravolgimento della classifica finale (dovuta alla retrocessione all’ultimo posto della Juventus e della penalizzazione di Milan, Fiorentina e Lazio) acquisisce d’ufficio la seconda posizione, qualificandosi così alla Champions League.[11] La squadra, per il secondo anno consecutivo, raggiunge inoltre la finale di Coppa Italia contro l’Inter, ma anche in questo caso non riesce ad aggiudicarsi il trofeo, pareggiando in casa per 1-1 e perdendo il match di ritorno per 3-1.[11]

Il ritorno in Champions e l’ottava Coppa Italia

Contro i nerazzurri la Roma disputa in agosto la partita di assegnazione della Supercoppa italiana, essendo l’Inter diventata d’ufficio anche Campione d’Italia. I giallorossi giocano un primo tempo a grandi livelli, portandosi sullo 0-3, grazie a una doppietta di Alberto Aquilani e al gol di Mancini, ma poi l’Inter si dimostra in grado di recuperare lo svantaggio, segnando il gol della vittoria durante i tempi supplementari.[11]

Doni, uno dei simboli della rinascita giallorossa

Nella stagione 2006-07 la Roma, pur integrando la rosa con gli acquisti dei terzini Max Tonetto e Marco Cassetti, della punta Mirko Vučiniće del regista David Pizarro, giocatore già allenato da Spalletti ai tempi dell’Udinese,[73] conferma lo stesso modulo di gioco dell’anno precedente, che non prevede l’utilizzo di prime punte pesanti. La squadra alterna molti successi importanti ad alcuni risultati negativi: tra gli alti e bassi del campionato si ricordano le due vittorie ottenute a San Siro contro Milan (2-1) e Inter (3-1) e il derby perso per 3-0 contro la Lazio. La Roma chiude comunque il campionato al secondo posto a 75 punti, ma con un netto distacco di 22 punti dalla capolista Inter, infliggendole però l’unica sconfitta in campionato.[74]

In Champions League la Roma, superata la fase a gironi con il secondo posto dietro al Valencia, conquista i quarti di finale ai danni delLione (0-0 all’Olimpico e vittoria in Francia per 2-0 con le reti di Totti e Mancini), ma è eliminata dal Manchester United. La buona gara di andata, vinta per 2-1 dai giallorossi, viene vanificata da una disastrosa prestazione all’Old Trafford: la squadra perde 7-1, scarto che la Roma non subisce in una partita delle coppe europee dal 1935, quando nella Mitropa Cup era stata sconfitta per 8-0 dal Ferencvaros.[75]

La stagione termina comunque in modo positivo, con la conquista della Coppa Italia. Dopo aver eliminato Triestina, Parma e Milan, in finale la squadra ritrova e sconfigge l’Inter all’Olimpico con un netto 6-2 e, pur perdendo il ritorno al Meazza per 2-1, si aggiudica il trofeo.[11]

La vittoria della Supercoppa e la nona Coppa Italia

Nel calciomercato estivo la squadra, nonostante la cessione non priva di polemiche del difensore romeno Chivu, il quale decide di cedere alle lusinghe dell’Inter che garantisce al giocatore un ingaggio più elevato,[76] rafforza ulteriormente la rosa e la propria esperienza internazionale con gli innesti, tra gli altri, del fantasista francese Ludovic Giuly, del difensore centrale Juan e del laterale brasiliano Cicinho, l’acquisto più oneroso per le casse del club, che tuttavia deluderà le aspettative.[77]La nuova sfida tra Inter e Roma, valida per l’assegnazione della Supercoppa italiana e prima partita della 2007-08, vede prevalere la squadra giallorossa per 1-0 con gol di Daniele De Rossi su calcio di rigore. La Roma conquista così la sua seconda Supercoppa: è la quinta volta che la squadra vincitrice della Coppa Italia riesce a conquistare il trofeo ai danni della squadra Campione d’Italia.[11]

In campionato i giallorossi si confermano al secondo posto alle spalle dell’Inter, mantenendo però viva la speranza di raggiungere la squadra nerazzurra in testa alla classifica. Sono rimarcabili le affermazioni per 1-0 in casa del Milan e quella per 3-2 contro la Lazio in un convulso derby. Tuttavia, il 19 aprile 2008, nella gara casalinga contro il Livorno, il capitano Francesco Totti si infortuna nuovamente in modo grave, riportando una lesione al legamento crociato anteriore del ginocchio destro.[78] L’infortunio occorso al capitano non demoralizza tuttavia la squadra, che riesce comunque a vincere le partite seguenti tanto da ridurre il distacco dalla capolista sino ad un solo punto. L’ultima giornata di campionato, che vede le due squadre al vertice giocare contro due dirette concorrenti per la salvezza (l’Inter a Parma, la Roma a Catania, entrambe senza tifoseria al seguito) consegna però lo scudetto ai nerazzurri, vincitori per 2-0, sebbene la Roma sia stata virtualmente, per 45 minuti di gioco, Campione d’Italia. La partita di Catania termina sull’1-1 e consente ai siciliani di rimanere in Serie A: tale risultato garantisce comunque alla Roma il proprio record di punti in campionato: 82, sette in più di quando ha vinto l’ultimo scudetto (ma con quattro gare giocate in più).[11]

Il capitano della Roma Francesco Totti alza la Coppa Italia 2007-08

Nella fase a gironi di Champions League la Roma ritrova il Manchester United, assieme a Sporting Lisbona e Dinamo Kiev. Nel raggruppamento la squadra si classifica seconda, subito dietro alla formazione inglese, e negli ottavi di finale si confronta con il Real Madrid, sconfitto sia all’Olimpico che nella gara di ritorno per 2-1. Ai quarti di finale, la squadra giallorossa trova nuovamente il Manchester United: la sfida di andata all’Olimpico, con Totti assente, vede la sconfitta dei giallorossi per 2-0. La partita risulta fatale per le ambizioni romaniste, poiché la Roma non è in grado di ribaltare il risultato nella gara di ritorno, che termina 1-0 a favore degli inglesi.[79]

In Coppa Italia, per la quarta volta consecutiva, la Roma raggiunge la finale del torneo contro l’Inter. La finale, disputata in gara unica all’Olimpico il 24 maggio, termina 2-1 per i giallorossi, che vincono così la seconda Coppa Italia consecutiva, la nona per il club capitolino. Il trofeo arriva dopo l’eliminazione, da parte della Roma, di Torino, Sampdoria e Catania.[11]

Il ridimensionamento economico

Il 17 agosto 2008, a due settimane dall’inizio della nuova stagione, muore il presidente Franco Sensi, carica da lui coperta dal 1993. La scomparsa dell’artefice del terzo scudetto genera notevole sconforto e grande commozione in tutto l’ambiente giallorosso, ed i funerali vedono la partecipazione di migliaia di persone, tra le quali non solo tifosi romanisti.[80]

Rosella Sensi, amministratore delegato poi presidente dell’AS Roma

La famiglia Sensi decide in ogni caso di proseguire nella conduzione della società, nonostante la forte esposizione debitoria della compagnia di famiglia Italpetroli (controllante la stessa Roma) verso l’istituto bancario Unicredit.[81][82] Pertanto la figlia Rosella, divenuta in precedenza amministratore delegato,e vien nominata presidente e ciò accade a dispetto dei rumor di acquisto da parte di gruppi stranieri, in particolare quello dell’imprenditore George Soros che si erano verificati anche prima della morte del presidente.[83][84][85] Pertanto la figlia Rosella, divenuta in precedenza amministratore delegato,e vien nominata presidente e ciò accade a dispetto dei rumor di acquisto da parte di gruppi stranieri, in particolare quello dell’imprenditore George Soros che si erano verificati anche prima della morte del presidente.[86][87] Rosella Sensi mantiene l’austera linea politica societaria precedentemente, basata sull’autofinanziamento, mirata a garantire nell’immediato il mantenimento di un adeguato livello tecnico della squadra.[88] In futuro tale linea d’azione verrà rivendicata con forza[89] dalla presidente[90][91] anche a dispetto delle sempre più frequenti notizie circa la possibile acquisizione della società da parte di cordate di imprenditori.[92]

Nella sessione estiva del calciomercato la Roma, incassata già da tempo l’indisponibilità del laterale Mancini a prolungare il proprio contratto, lo cede all’Inter; anche il fantasista Ludovic Giuly, autore di una buona stagione, chiede ed ottiene la propria cessione. I giallorossi acquistano il terzino sinistro John Arne Riise, l’attaccante brasiliano Julio Baptista e il fantasista francese Jérémy Ménez. Nel corso delle stagioni disputate, i tre giocatori alterneranno buone partite a prestazioni incolori, non consentendo così alla Roma di compiere il definitivo salto di qualità.[93]

La Roma allo Stamford Bridge, per la Champions League 2008-09

In estate la Roma non riesce ad aggiudicarsi la Supercoppa italiana: la partita, terminata sul 2-2 dopo i tempi regolamentari e supplementari, vede prevalere l’Inter ai calci di rigore per 8-7, per effetto degli errori decisivi del capitano Francesco Totti e del brasiliano Juan, quest’ultimo avvenuto al secondo rigore ad oltranza.[94]

In Champions League la Roma viene sorteggiata in un girone con Chelsea, Bordeaux e i romeni del CFR Cluj. Nel raggruppamento, rimarchevole è l’affermazione per 3-1 ai danni del club londinese.[95]

In campionato la squadra, a causa dei numerosi infortuni occorsi ad alcuni giocatori fondamentali (compreso il capitano Totti) e della cattiva condizione generale della rosa, inizia con una serie di risultati negativi che obbligano Spalletti a mutare il modulo di gioco. A novembre, comunque, la Roma riesce a vincere per 1-0 un combattuto derby contro la Lazio, grazie ad un gol del brasiliano Júlio Baptista.[96] Al risultato nella stracittadina segono una serie di risultati positivi che portano la squadra giallorossa ad una rapida scalata della classifica e alla conclusione del girone di qualificazione di Champions League in prima posizione, per la prima volta nella storia del club, precedendo il Chelsea vice campione d’Europa. Il cammino della squadra nella competizione termina tuttavia negli ottavi di finale contro l’Arsenal: la Roma, pur perdendo la sfida di andata in Inghilterra per 1-0, ribalta il risultato nella gara di ritorno. Ma ancora una volta, dopo due intensi tempi supplementari, risultano fatali i calci di rigore, che vedono prevalere la squadra londinese al terzo tiro dal dischetto ad oltranza.[95]

Al termine della stagione, la squadra si classifica in sesta posizione in Serie A, con un passivo di 61 gol subiti: tale piazzamento garantisce alla squadra solamente l’accesso ai turni di qualificazione della nuova Europa League.[11]

In Coppa Italia il cammino della Roma termina ai quarti di finale, disputati in una sfida secca a Milano nuovamente contro l’Inter, che prevale per 2-1.[96]

Il centrocampista Daniele De Rossi

L’imprevisto campionato di vertice

La mancata qualificazione alla più redditizia Champions League porta la dirigenza romanista a cedere al Liverpool il centrocampista Alberto Aquilani, cresciuto nel vivaio giallorosso. Mentre Unicredit avvia le procedure giudiziali di recupero del proprio credito,[97][98] la società, non potendo destinare agli acquisti i soldi ricevuti, non riesce ad accontentare le richieste tecniche di Spalletti, dedicandosi solamente ad operazioni minori, tra le quali l’acquisto del difensore Nicolás Burdisso.[99]

La squadra supera nell’agosto la fase di qualificazione dell’Europa League, battendo i belgi del Gent e gli slovacchi del Košice.[100]

Dopo aver perso le prime due partite di campionato, Spalletti matura tuttavia la decisione di dimettersi dalla conduzione tecnica della squadra.[101] Al suo posto viene ingaggiato Claudio Ranieri:[11] l’allenatore romano ridà continuità di risultati in campionato alla squadra, che vince la fase a gironi dell’Europa League, disputata con Basilea, Fulham e CSKA Sofia, venendo tuttavia eliminata nel turno successivo dal Panathinaikos.[100] Nella sessione di mercato invernale la società preleva in prestito dal Bayern Monac ol’attaccante Luca Toni:[99] l’acquisto contribuisce alla scalata della classifica della squadra, la quale, conseguendo 23 risultati utili consecutivi, diviene capolista a 5 giornate dal termine. Nonostante i buoni risultati della stagione disputata, la Roma non riesce però a vincere né il titolo nazionale (la squadra, perdendo in casa contro la Sampdoria, è infatti sorpassata in classifica dall’Inter), né la Coppa Italia (0-1 in finale, sempre contro la squadra neroazzurra), né la seguente sfida estiva di Supercoppa (l’Inter prevale 3-1): il secondo posto in campionato porta comunque al diretto ritorno in Champions League.[100]

Il rinnovamento negli anni 2010

La transizione societaria

Al termine della stagione, mentre sono perfezionati gli acquisti degli attaccanti Borriello e Adriano (quest’ultimo rivelatosi fallimentare), la risoluzione dell’annosa controversia tra Italpetroli ed Unicredit viene affidata ad un arbitrato, durante il quale le parti pervengono ad un’intesa su un accordo riguardante la messa in vendita della Roma.[102] Per il terzoanno consecutivo, la Roma accusa tuttavia una falsa partenza, che compromette in parte l’iniziale cammino in campionato, ma che non impedisce però alla squadra di superare l’iniziale raggruppamento della Champions League, alle spalle del Bayern Monaco e davanti a Basilea e Cluj.[103]

Vincenzo Montella, da allenatore, in conferenza stampa

In Serie A i giallorossi disputano un campionato altalenante, condizionato dalla scarsa condizione fisica e dai malcelati malumori dello spogliatoio dovuti all’abbondante uso del turn-over da parte di Ranieri.[104] Mentre la società può solo confermare la rosa della squadra nel mercato di riparazione a causa del bilancio in forte passivo,[105] vengono presentate alcune offerte vincolanti di acquisizione, tra le quali è preferita da Unicredit quella di un gruppo di imprenditori americani guidati da Thomas DiBe nedetto.[106] Il persistente vuoto di potere causato dall’inevitabile delegittimazione della presidente Sensi,[107] porta Ranieri, oramai in contrasto con molti giocatori,[108] alle dimissioni, rassegnate dopo una disastrosa partita contro il Genoa (dove la squadra giallorossa, in vantaggio di tre gol, ne subisce 4 negli ultimi 30 minuti di gioco).[109] Alla conduzione tecnica viene chiamato l’allenatore del settore giovanile Vincenzo Montella, con il quale la Roma subisce l’eliminazione dalla Champions League ad opera dello Shakhtar Donetsk, che pone in evidenza la necessità di un radicale rinnovamento di una rosa rimasta pressoché immutata nel corso degli ultimi anni.[110] La Roma termina il campionato al sesto posto, mentre in Coppa Italia è eliminata in semifinale dall’Inter.[111][112]

I difficili inizi della nuova Roma americana

A metà agosto, al termine di un lunghissimo iter, si conclude la vendita della società giallorossa alla cordata statunitense composta da Thomas DiBenedetto, Richard D’Amore, Michael Ruane e James Pallotta, il quale sarebbe diventato in seguito il futuro presidente della società.[11] La nuova proprietà, affidando la pachina all’emergente allenatore spagnolo Luis Enrique inietta nuovi capitali, ma dei numerosi acquisti effettuati inizialmente (tra cui la punta italo-argentina Pablo Osvaldo e il giovane trequartista Erik Lamela), solamente Miralem Pjanic sarà confermato per più di due stagioni.

Osvaldo esulta dopo un gol

In estate la Roma viene sorprendentemente eliminata nel turno preliminare di Europa League dal modesto Slovan Bratislava, mentre in campionato il rendimento complessivo della squadra è notevolmente discontinuo,[11] poiché spesso la squadra, nonostante un continuo possesso palla, riesce di rado a concludere l’azione, prestando invece il fianco agli attacchi avversari. Ciò comporta l’alternarsi di prove convincenti a nette sconfitte che si traducono alla fine nel settimo posto in campionato.[113] La mancata qualificazione all’Europa League, conduce Luis Enrique a rassegnare le proprie dimissioni.[11]

Nella stagione successiva, con l’obiettivo dichiarato di costruire una squadra che giochi un calcio offensivo e spettacolare,[114] la Roma decide di riaffidare la squadra a Zeman, 13 anni dopo la sua ultima panchina, e rettifica la propria rosa con l’innesto, tra gli altri, dei giocatori Leandro Castán, Mattia Destro e del giovanissimo Marquinhos, il quale si impone sin dall’inizio come difensore titolare.

Ciononostante la squadra non riesce ancora una volta a garantire una soddisfacente continuità di risultati, per una scarsa metabolizzazione degli schemi zemaniani e a causa di alcune scelte poco chiare dell’allenatore boemo sulla formazione titolare.[11] Al termine di gennaio e in seguito alla sconfitta interna contro il Cagliari per 4-2, la società solleva Zeman dall’incarico, affidando ad Aurelio Andreazzoli, ex allenatore in seconda di Luciano Spalletti, la conduzione tecnica della squadra fino al termine del campionato,[115] concluso al sesto posto.[116] In Coppa Italia la Roma, dopo aver eliminato Atalanta, Fiorentina ed Inter, trova in finale un’inedita stracittadina contro la Lazio, che perde tuttavia per 1-0. La sconfitta comporta nuovamente anche il mancato ottenimento della qualificazione alle coppe europee.[117]

L’arrivo di Garcia: la Roma torna ai vertici

Il francese Rudi Garcia, tecnico della Roma di metà anni 2010 tornata in lotta per lo scudetto.

La necessità di ridurre le spese di gestione, dovuta al reiterato fallimento degli obiettivi sportivi prefissi, rende obbligatorie le cessioni di Marquinhos (ceduto al Paris Saint Germain per oltre 30 milioni di euro[118] e sostituito da Mehdi Benatia), Osvaldo e Lamela (vengono acquistati Adem Ljajić e Gervinho). Sono prelevati anche il centrocampista olandese Kevin Strootman, il terzino Maicon e l’esperto portiere Morgan De Sanctis; viene inserito in rosa anche il versatile centrocampista Alessandro Florenzi, cresciuto nelle giovanili. La dirigenza opta poi per un ulteriore cambio dell’allenatore: dopo aver corteggiato Mazzarri e Allegri[119] è ingaggiato, dal Lilla, il tecnico francese di origini andaluse Rudi Garcia.[120] Con l’allenatore transalpino la Roma recupera rapidamente convinzione e spirito di sacrificio, giungendo inaspettatamente al record italiano di dieci vittorie consecutive iniziali[121] (nelle quali spiccano le affermazioni per 2-0 il derby d’andata con gol di Balzaretti e Ljajic[122], per 3-0 in casa dell’Inter[123] e nuovamente per 2-0 con il Napoli diretta inseguitrice[124]). A dispetto del cammino da record, qualche successivo pareggio fa scivolare la Roma in seconda posizione, alle spalle della Juventus, che poi sconfigge i giallorossi a Torino per 3-0, consolidando il proprio primato.[125] Nel mercato invernale, la Roma puntella la rosa, ingaggiando il centrocampista Radja Nainggolan,[126] mirando a consolidare la seconda posizione e la conseguente qualificazione diretta alla Champions League, che ottiene terminando la stagione con il punteggio di 85 punti, un record nella storia giallorossa. In Coppa Italia, dopo aver superato Sampdoria e Juventus, la Roma viene eliminata in semifinale dal Napoli (la vittoria casalinga per 3-2 viene vanificata da una netta sconfitta nella gara di ritorno per 3-0).[127]

L’ala offensiva Gervinho

Nella stagione successiva la Roma puntella la rosa con nuovi innesti, tra i quali spiccano il difensore grecoKostas Manolas (acquistato in sostituzione di Benatia, trasferitosi al Bayern Monaco), Seydou Keita e Juan Iturbe, il quale, pagato complessivamente oltre 24 milioni di euro, diventa l’acquisto più oneroso dell’era americana.[128] In campionato si ripropone nelle prime fasi la lotta scudetto con la Juventus, che batte in casa per 3-2 la squadra giallorossa, al termine di una partita molto discussa dal punto di vista arbitrale.[129] A metà stagione, tuttavia, la squadra subisce un crollo psico fisico che la fa allontanare definitivamente dai bianconeri, che non verrà superato nemmeno sostituendo Destro con Seydou Doumbia nel mercato invernale, il quale inciderà pochissimo. Dopo aver rischiato di scivolare ulteriormente in classifica, la Roma riesce comunque a classificarsi al secondo posto vincendo il derby per 2-1 alla penultima giornata contro la Lazio terza in classifica, con gol decisivo di Mapou Yanga-Mbiwa. In Champions League la Roma, partita dalla quarta fascia di sorteggio, viene inserita in un complicato girone con Bayern Monaco, Manchester City e CSKA Mosca, tutti vincitori dei rispettivi campionati nazionali:[130] la squadra, dopo un inizio promettente, subisce chiare sconfitte (clamorosa è quella patita in casa per 1-7 dal Bayern[131]), e si classifica al terzo posto, con la conseguente retrocessione inEuropa League.[132] I giallorossi, dopo aver superato gli olandesi del Feyenoord, vengono estromessi dalla Fiorentina, vittoriosa nella gara di ritorno all’Olimpico con un netto 0-3; i toscani avevano peraltro eliminato i capitolini anche in Coppa Italia.

Il ritorno di Spalletti

Avendo la concreta necessità di rinforzare l’attacco, classificatosi all’ottavo posto in ordine di segnature nella precedente stagione, la Roma in estate acquista il forte attaccante bosniaco Edin Džeko, affiancandogli le ali Iago Falque e Mohamed Salah. Per la porta è scelto il polacco Wojciech Szczęsny, in difesa vengono acquistati il centrale Antonio Rüdiger e il terzino sinistro Lucas Digne, fortemente voluto da Garcia. Gli acquisti sono finanziati anche dalle lucrose cessioni di Bertolacci e Romagnoli al Milan, provenienti dal vivaio ma mai utilizzati stabilmente in rosa. In campionato la Roma si posiziona ben presto nelle prime posizioni in classifica, ma la squadra, pur segnando molto, è facilmente perforabile. Successivamente alla vittoria nel derby per 2-0, la Roma colleziona improvvisamente una serie di prestazioni scadenti, tra cui spicca il 6-1 subìto in Champions League in casa del Barcellona. Mentre uno scialbo pareggio interno contro il BATE Borisov consente fortunosamente alla squadra il raggiungimento degli ottavi di finale nella competizione (col record negativo di punti e di gol subìti) ai danni del Bayer 04 Leverkusen Fußball, in Coppa Italia la Roma viene incredibilmente eliminata in casa ed ai rigori dallo Spezia, squadra di serie B. Dopo numerose gare in cui la squadra mostra sempre più marcati limiti tattici, Garcia viene sollevato dall’incarico, che viene affidato nuovamente a Luciano Spalletti. Con il tecnico toscano la Roma riacquista gioco e convinzione nel propri mezzi, tanto da vincere ben otto partite consecutive in campionato, terminando la stagione al terzo posto. In Champions League la squadra fronteggia il blasonato Real Madrid e perde entrambe le sfide per 2-0, pur esprimendosi comunque ad ottimi livelli.

Cronistoria

Cronistoria dell’Associazione Sportiva Roma[3][22]
Vince la Coppa CONI (1º titolo).

Semifinali di Coppa dell’Europa Centrale.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa dell’Europa Centrale.
Finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa dell’Europa Centrale.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.

Finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa Italia.
Semifinale di Coppa Italia.
Vince la Coppa Città di Roma (1º titolo).

2ª in Pequeña Copa del Mundo.
Turno preliminare in Coppa Mitropa.
4ª in Pequeña Copa del Mundo.
Gironi eliminatori di Coppa Italia.
Quarto turno di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa delle Fiere.
3ª in Coppa Mitropa come rappresentante dell’Italia.

Quarti di finale di Coppa Italia.
UEFA - Inter-Cities Fairs Cup.svg Vince la Coppa delle Fiere (1º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa delle Fiere.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Semifinale di Coppa delle Fiere.
3ª in Coppa delle Alpi.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (1º titolo).
Quarti di finale di Coppa delle Fiere.
3ª in Coppa delle Alpi.
Semifinale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa delle Fiere.
Prima fase di Coppa Italia.
Primo turno di Coppa delle Fiere.
Prima fase di Coppa Italia.
3ª in Coppa delle Alpi.
Prima fase di Coppa Italia.
Ottavi di finale della Coppa Mitropa.
Fase a gironi di Coppa delle Alpi.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (2º titolo).
Finale di Coppa di Lega Italo-Inglese.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Semifinale di Coppa delle Coppe.

Quarti di finale di Coppa Italia.
Vince il Trofeo Nazionale di Lega Armando Picchi (1º titolo).
Prima fase di Coppa Italia.
Vince la Coppa Anglo-Italiana (1º titolo).
Prima fase di Coppa Italia.
Prima fase di Coppa Italia.
Seconda fase di Coppa Italia.
Prima fase di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.
Prima fase di Coppa Italia.
Prima fase di Coppa Italia.
Prima fase di Coppa Italia.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (3º titolo).

Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (4º titolo).
Sedicesimi di finale di Coppa delle Coppe.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa delle Coppe.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa UEFA.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (5º titolo).
Finale di Coppa dei Campioni.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa delle Coppe.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (6º titolo).
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa delle Coppe.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.
Semifinale di Coppa Italia.

Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (7º titolo).
Finale di Coppa UEFA.
Finale di Supercoppa italiana.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa delle Coppe.
Finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa UEFA.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Secondo turno di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa UEFA.
Secondo turno di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Coppa UEFA.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa UEFA.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.

Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.
Supercoppaitaliana.png Vince la Supercoppa italiana (1º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
Seconda fase a gironi di Champions League.
Finale di Coppa Italia.
Seconda fase a gironi di Champions League.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.
Finale di Coppa Italia.
Fase a gironi di Champions League.
Finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa UEFA.
Finale di Supercoppa italiana.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (8º titolo).
Quarti di finale di Champions League.
Supercoppaitaliana.png Vince la Supercoppa italiana (2º titolo).
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (9º titolo).
Quarti di finale di Champions League.
Finale di Supercoppa italiana.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Champions League.
Finale di Coppa Italia.
Sedicesimi di finale di Europa League.

Finale di Supercoppa italiana.
Semifinale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Champions League.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Play-off di Europa League.
Finale di Coppa Italia.
Semifinale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Fase a gironi di Champions League.
Ottavi di finale di Europa League.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Champions League.

Colori e simboli

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Colori e simboli dell’Associazione Sportiva Roma.

Colori

I colori sociali della Roma sono il rosso porpora e il giallo oro del gonfalone del Campidoglio entrambi riprendono dai colori ufficiali della città di Roma.[3] La divisa primaria della Roma è costituita da maglia rosso porpora con bordi gialli e maniche e spalle di un rosso più scuro, pantaloncini bianchi con striscia laterale gialla e calzettoni anch’essi porpora con bordo rosso scuro.[24] Nel corso della storia del club la divisa subì varie modifiche: la maglia in alcune stagioni presenta rosso e giallo della tonalità precedentemente descritta, in altre, invece, un rosso più chiaro (dal 1960 al 1963 e dal 2009 al 2012) o un giallo più brillante (dal girone di ritorno del campionato 1983-84 al 1992);[25] i pantaloncini, originariamente bianchi, sono sostituiti da una controparte nera dal 1951 al 1954, tornando nuovamente candidi fino al 1981, quando assumono lo stesso colore della maglia; dal campionato 1998-99 tornano al colore originario. I primi calzettoni, completamente neri, sono sostituiti con dei modelli di colore rosso con fascia gialla che vengono da lì in poi mantenuti, fatta eccezione per le parentesi 1951-54 e 1998-12. Da notare, infine, che dal girone di ritorno della stagione 1968-69 a quella 1972-73, divisa casalinga e divisa da trasferta (completamente bianca con bordi giallorossi) sono invertite[26] e che solo nella prima parte della stagione 1978-79, la Roma utilizza come maglia casalinga una casacca color arancione.[27]

Simboli ufficiali

Stemma

Il presidente Gaetano Anzalone presenta, nel 1978, il nuovo logo della società ideato da Piero Gratton

L’attuale logo della Roma è uno dei restyling del primo stemma, quello che la società adotta dalla sua fondazione fino alla fine degli anni 1970.[28]Nel 1978, l’ultimo anno di Gaetano Anzalone alla presidenza della squadra, durante un’amichevole negli Stati Uniti d’America contro i New York Cosmos, i dirigenti giallorossi hanno l’occasione di osservare come in America lo sport sia trainato principalmente dal merchandising e dalla vendita di prodotti legati alla squadra.[29] Ciò induce la società a istituire un ufficio per la pubblicità, diretto dal grafico Piero Gratton, il quale è incaricato di realizzare un nuovo logotipo per la società giallorossa nell’ottica di creare un marchio da associare ai prodotti del club.[28] La lupa capitolina, infatti, non può essere registrata come marchio, così viene creato il celebre “lupetto” nero stilizzato con l’occhio rosso, che spesso compare incorniciato da due cerchi concentrici, uno giallo e uno rosso. Oltre al lupetto viene creato un secondo logo costituito da una “R” stilizzata giallorossa e nera, ma, a differenza del primo, non ha molta fortuna.[28]

Il 20 luglio 1997, grazie a un accordo con il Comune di Roma, alla società capitolina viene concesso il permesso speciale di poter utilizzare il simbolo della lupa e riproporre, così, una nuova versione dello stemma ispirata a quello originale.[30] Il 22 maggio 2013 viene presentata una nuova versione del logo della Roma: questo si distingue dal precedente per la scomparsa della scritta “ASR”, sostituita da “ROMA”, dall’anno di fondazione del club (1927), e per la rivisitazione della lupa e dei gemelli, che cambiano colore passando dal nero all’argento.[31]

Inno

L’inno ufficiale della Roma è “Roma Roma”, con testo di Antonello Venditti e Sergio Bardotti e musica di Antonello Venditti e Giampiero Scalamogna, meglio noto col nome d’arte di Gepy & Gepy.[32]

Mascotte

La mascotte ufficiale della società è Romolo, un pupazzo a forma di lupo che indossa la maglia della squadra recante il numero 753, a simboleggiare il 753 a.C., anno di fondazione della città di Roma. È solita fare un giro di campo prima della partita e farsi scattare foto insieme a tifosi e calciatori della Roma, inoltre è presente in alcuni eventi riguardanti il club giallorosso.[33]

Strutture

Stadio

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Motovelodromo Appio, Stadio della Rondinella, Campo Testaccio, Stadio Nazionale, Stadio Flaminio e Stadio Olimpico (Roma).

Tifosi sul Monte dei Cocci al Campo Testaccio

Il primo impianto sportivo utilizzato dai giallorossi Roma è il Motovelodromo Appio, già impiegato in precedenza dall’Audace Roma; esso viene usato per la sola stagione 1927-28, mentre in quella successiva la Roma gioca nello stadio Nazionale del PNF. Iniziato il primo campionato a girone unico, dopo aver giocato i primi due incontri casalinghi allo stadio della Rondinella, il campo di gioco della Lazio, inizia l’avventura a Campo Testaccio; qui la Roma gioca fino alla stagione 1939-40, quando l’impianto viene abbandonato.[34] Nella stagione 1940-41 la squadra ritorna a giocare nello stadio Nazionale, ampliato nel 1934 per i Mondiali di calcio, dove vince il suo primo scudetto. L’impianto, rinominato semplicemente stadio Torino dopo la tragedia di Superga, viene utilizzato dalla società fino al 1953.[35]

L’Olimpico nel 1960

Nella stagione 1953-54 la Roma si sposta allo stadio Olimpico di Roma, ristrutturato e inaugurato nel 1953, dove gioca le partite casalinghe ancora oggi.[36] L’impianto subisce diverse modifiche negli anni: le più consistenti avvengono negli anni 1990 con la demolizione, e la relativa ricostruzione, di quasi tutto il vecchio impianto in occasione del campionato mondiale di calcio 1990, svolto in Italia. Tra le innovazioni vi è una copertura che chiude la visuale del campo dalla collina di Monte Mario, la quale sorge alle spalle dello stadio, dove molte persone ogni domenica si radunavano per assistere agli incontri, analogamente con quanto accadeva al Campo Testaccio con i tifosi stipati sul Monte dei Cocci.[37]

La Roma gioca nello stadio ininterrottamente dal 1953 con la sola eccezione della stagione 1989-90, durante la quale disputa le partite casalinghe allo stadio Flaminio a causa dei lavori di ristrutturazione dell’Olimpico per i Mondiali.[38] Quest’ultimo, secondo la classificazione degli stadi UEFA, è inoltre un “UEFA Elite Stadium”.[39] È attualmente in progetto uno stadio (ispirato al Colosseo) di proprietà della Roma a Tor di Valle, il quale avrà una capienza di 52 500 posti a sedere.[40]

Centro di allenamento

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Centro sportivo Fulvio Bernardini.

Situato in via di Trigoria al chilometro 3 600 nella zona sudorientale di Roma,[41] viene acquistato il 22 luglio 1977 dall’allora presidente Gaetano Anzalone e inaugurato – in quello che è anche l’ultimo atto della sua presidenza – il 23 luglio 1979.[42] Il complesso ha un primo ampliamento nel 1984 quando il club è presieduto da Dino Viola e un altro nel 1998 sotto la presidenza di Franco Sensi.[43]

Il centro si estende su 20 ettari e comprende diversi terreni di gioco (tra cui uno dotato di tribuna, denominato “Campo Testaccio”[44] in onore dello storico campo omonimo, e uno intitolato ad Agostino Di Bartolomei il 24 febbraio 2012[45]), alcuni campi da tennis e una piscina scoperta. Vi sono poi quattro edifici, collegati tra loro e circondati da un ruscello artificiale, in cui sono distribuiti diversi locali: il secondo stabile in ordine di grandezza ospita al primo piano gli alloggi dei calciatori della prima squadra e al piano terra i locali medici (compresi fisioterapia e riabilitazione), gli spogliatoi (dei giocatori e dell’allenatore), la palestra e il bagno turco; nell’edificio comprendente il bar e il ristorante sono situati gli alloggi per i calciatori delle squadre giovanili; l’ultima delle quattro costruzioni, realizzata nel 1998, include al suo interno la sede della rivista ufficiale del club, LaRoma, una sala stampa (dedicata al giornalista Giuseppe Colalucci) e la Cappella Salus populi romani, dedicata a Papa Giovanni Paolo II e inaugurata durante il Giubileo del 2000.[43] Il Centro è anche noto per ospitare, in occasione dei Mondiali del 1990, la Nazionale di calcio dell’Argentina.[46]

Società

La vettura al circuito di Donington

La Roma è una società per azioni dal 1967,[19] con un capitale sociale pari a 59 635 483,20 euro e un valore nominale pari a 0,15 euro (265 046 592 azioni per un controvalore complessivo pari a 99 922 565,18, con un valore di mercato che nel 2013 si attesta in media sui 0,63 euro[47]).[48] La proprietà è suddivisa come segue: il 78,0% è riconducibile alla “Neep Roma Holding SpA” (una holding di proprietà della Di Benedetto AS Roma LLC, società a sua volta amministrata dalla DiBenedetto GP LLC in qualità di managing member, il cui capitale sociale è interamente detenuto dalla DiBenedetto Holding LLC, di cui Thomas DiBenedetto detiene il controllo e nella quale riveste la carica di amministratore e legale rappresentante), il 2,5% alla Tikal Plaza SA di Danilo Coppola e il restante 19,5% è negoziato sul mercato.[49] A partire dal 23 maggio 2000, la società è quotata sul listino della Borsa Italiana, nel segmento standard, e su tale mercato vengono negoziate le azioni ordinarie circolanti.[21]

La sede sociale è il centro sportivo Fulvio Bernardini, di proprietà della società fino al 28 dicembre 2005, poi ceduto con la formula del leasing aBanca Italease per un guadagno di 30 milioni di euro. Alla Roma viene concesso il diritto ad usufruirne per almeno 15 anni, per un affitto annuo di 3,2 milioni di euro, con l’opzione di riscatto alla scadenza.[50] Secondo la rivista statunitense Forbes, in uno speciale reportage del 2014, il valore del club capitolino ammonta a 307 milioni di dollari, classificandolo 19º nella graduatoria mondiale delle società più valutate e quarto tra quelle italiane, dopo Milan, Juventus e Inter.[51] La Roma, insieme al Milan, è l’unica squadra italiana ad aver partecipato alle competizioni della Superleague Formula nelle edizioni 2008 (arrivando 5ª),[52] 2009 (arrivando 13ª)[53] e 2010 (arrivando 8ª).[5

Settore giovanile

La Primavera giallorossa della stagione 1973-74

Il settore giovanile della Roma è formato da 4 squadre maschili partecipanti ai campionati nazionali (Primavera, Allievi Nazionali, Allievi Lega Pro e Giovanissimi Nazionali), 2 partecipanti a livello regionale (Allievi Regionali e Giovanissimi Regionali) e una a livello provinciale (Giovanissimi Provinciali), oltre a una rappresentativa di Esordienti e 2 di Pulcini.[73][74]

Al momento della sua nascita la Roma eredita dalle squadre fondatrici una buona tradizione nella formazione dei giovani. La Fortitudo, infatti, era sorta con lo scopo di formare i giovani ragazzi di Borgo e proprio da questi proviene Attilio Ferraris IV, primo capitano della Roma e primo calciatore romano a essere convocato nella Nazionale di calcio dell’Italia.[14] Negli anni seguenti, tra gli atleti provenienti dal settore giovanile, si distinguono in prima squadra Dante Di Benedetti, il quale compensa l’assenza di Enrique Guaita dopo la fuga deglioriundi,[75] Amedeo Amadei, attaccante del primo scudetto e tutt’oggi giocatore più giovane a esordire in Serie A[76] e Mario Forlivesi, giovanissima promessa destinata a sostituire Amadei – ceduto all’Inter – e scomparsa a soli 18 anni.[14] Nel 1962 la federazione decide di creare il campionato Primavera, a cui la Roma partecipa con alterne fortune.[77]

Tra i giocatori più noti che all’inizio degli anni 1960 militano nelle giovanili troviamo il centrocampista Giancarlo De Sisti, il quale poi esordisce in Serie A nel 1961,[78] mentre neglianni 1970 la squadra comprende i futuri capitani Bruno Conti[79] e Agostino Di Bartolomei[80] e riesce a conquistare 3 campionati Primavera (1972-73, 1973-74, 1977-78)[81] e 2Coppe Italia Primavera (1973-74, 1974-75).[82] Negli anni 1980 il “Principe” Giuseppe Giannini[83] esordisce con le giovanili giallorosse e nei dieci anni che seguono queste riescono a conquistare altri 2 campionati Primavera (1983-84, 1989-90),[81] 2 Tornei di Viareggio (1981, 1983),[84] una Blue Stars/FIFA Youth Cup (1980),[85] 2 campionati Allievi Nazionali (1980-81, 1982-83)[86] e uno Giovanissimi Nazionali (1986-87).[87]

Negli anni successivi la squadra presenta giocatori del calibro di Francesco Totti[88] e Daniele De Rossi[89] e conquista 3 campionati Primavera (2004-05, 2010-11, 2015-16),[81] 2 Coppe Italia (1993-94, 2011-12),[82] una Supercoppa Primavera (2012),[90] un Torneo di Viareggio (1991),[84] una Blue Stars/FIFA Youth Cup (2003),[85] 4 campionati Allievi Nazionali (1992-93, 1998-99, 2009-10, 2014-15)[86][91] e 4 Giovanissimi Nazionali (1995-96, 1998-99, 2006-07, 2013-14).[87]

Diffusione nella cultura di massa

La Roma, essendo uno dei principali club d’Italia, è spesso presente in varie opere della cultura italiana.

Il murales che ritrae Francesco Totti a Rione Monti

Per quanto riguarda la cinematografia, il primo film dedicato alla squadra giallorossa è Cinque a zero (1932), ispirato allo storico 5-0 inflitto alla Juventus a Campo Testaccio il 15 marzo 1931.[3] Altra pellicola di rilievo è l’Audace colpo dei soliti ignoti (1959) di Nanny Loy, sequel de I soliti ignoti; in questo film, un gruppo di balordi romani va a Milano a fare una rapina al furgone del Totocalcio, creandosi come alibi la partecipazione alla trasferta Milan-Roma.[92] Inoltre, in uno dei due episodi del film Il tifoso, l’arbitro e il calciatore (1982) Pippo Franco interpreta Amedeo, tifoso romanista, il quale, per entrare nelle grazie del suocero, nonché suo datore di lavoro, si finge di fede laziale.[93]

Tra gli altri film ci sono Vacanze in America di Carlo Vanzina (1984), dove si assiste a una partita tra studenti juventini e romanisti a Zabriskie Point, nellaValle della Morte, Fratelli d’Italia (1989) e Tifosi (1999), nei quali Massimo Boldi interpreta uno sfegatato supporter milanista, alle prese con due ultrasromanisti, Angelo Bernabucci e Maurizio Mattioli.[94][95] È del 1991 Ultrà di Ricky Tognazzi, la cui trama è incentrata su una trasferta dei tifosi della Lupa a Torino; il film, che tratta di aspetti quali emarginazione e violenza, viene contestato dai gruppi organizzati dell’epoca, sancendo una frattura con l’attoreClaudio Amendola (protagonista della pellicola) che fino ad allora frequentava la Curva Sud dell’Olimpico, il settore più acceso del tifo giallorosso.[96]Altro film a tematica specifica è Al centro dell’area di rigore (1996), pellicola italiana la cui trama ruota attorno a un gruppo di amici che tentano di andare a Torino a seguire la Roma nell’ultima trasferta del campionato 1941-42; sarà l’occasione, per uno di loro, di recuperare importanti documenti in chiave politica antifascista.[97]

Vi è una citazione cinematografica della squadra capitolina anche nel film Mangia prega ama (2010), dove Julia Roberts, impersonando la scrittriceElizabeth Gilbert, assiste, in un bar gremito di tifosi giallorossi, al derby di Roma, esultando alla rete decisiva di Amantino Mancini – sebbene nel romanzo da cui è stata tratta la pellicola, la scrittrice sia simpatizzante per i biancocelesti.[98] La Roma e il tifo per i giallorossi sono inoltre presenti come aspetti più o meno marginali in vari film di Alberto Sordi eCarlo Verdone; quest’ultimo inserisce il tema anche in alcuni suoi sketch al pari del comico Corrado Guzzanti.[99]

In ambito televisivo la Roma è spesso citata in diversi telefilm, tra i quali I ragazzi della 3ª C[100] e I Cesaroni; in un episodio di quest’ultima serie sono presenti dei camei di Francesco Totti e Daniele De Rossi.[101] In ambito musicale, tra i principali cantautori che dedicano brani al club capitolino vengono annoverati Claudio Villa,[102] Lando Fiorini,[103]Alvaro Amici,[104] Antonello Venditti[32] e Marco Conidi.[105] In onore del capitano giallorosso Francesco Totti, a Rione Monti è dipinto un murales che lo ritrae esultante durante una partita del campionato vinto nella stagione 2000-01. Il lavoro nel 2012 e nel 2013 viene imbrattato con dello spray che ha coperto la figura del capitano, tuttavia restaurata, nel primo caso, dopo poche settimane.[106]

La rivista ufficiale del club è LaRoma, fondata nel 1983, la cui sede redazionale si trova all’interno del centro sportivo Fulvio Bernardini,[41] mentre, tra le altre pubblicazioni dedicate ai giallorossi, vi era Il Romanista, attivo dal 2004 al 2014, primo giornale al mondo a essere dedicato unicamente a una squadra di calcio.[107] Sono infine da ricordareRoma TV, il canale televisivo ufficiale,[108] e Radio Italia, radio ufficiale.[109]

Allenatori e presidenti

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Allenatori e presidenti dell’Associazione Sportiva Roma.

Di seguito l’elenco di allenatori e presidenti della Roma dall’anno di fondazione a oggi.[3][22]

Allenatori
Presidenti

Palmarès

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Palmarès dell’Associazione Sportiva Roma.

Competizioni nazionali

  • Scudetto.svg Campionato italiano: 3
1941-42, 1982-83, 2000-01
  • Coccarda Coppa Italia.svg Coppa Italia: 9
1963-64, 1968-69, 1979-80, 1980-81, 1983-84, 1985-86, 1990-91, 2006-07, 2007-08
  • Super coppa italiana.svg Supercoppa italiana: 2
2001, 2007
  • Campionato italiano di Serie B: 1
1951-52

Competizioni internazionali

  • UEFA - Inter-Cities Fairs Cup.svgCoppa delle Fiere: 1
1960-61
  • Coppa Anglo-Italiana: 1
1972

Competizioni giovanili[modifica | modifica wikitesto]

  • Scudetto.svg Campionato Primavera: 8
1972-73, 1973-74, 1977-78, 1983-84, 1989-90, 2004-05, 2010-11, 2015-16
  • Coccarda Coppa Italia.svg Coppa Italia Primavera: 4
1973-74, 1974-75, 1993-94, 2011-12
  • Supercoppa Primavera: 1
2012
  • Torneo di Viareggio: 3
1981, 1983, 1991
  • Blue Stars/FIFA Youth Cup: 2
1980, 2003
  • Campionato Allievi Nazionali: 6
1980-81, 1982-83, 1992-93, 1998-99, 2009-10, 2014-15
  • Campionato Giovanissimi Nazionali: 5
1986-87, 1995-96, 1998-99, 2006-07, 2013-14

Altri piazzamenti

  • Coppa CONI: 1
1928

Statistiche e record

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Statistiche e record dell’Associazione Sportiva Roma.

Partecipazione ai campionati

Di seguito una tabella raffigurante la partecipazione della Roma ai campionati di calcio.[3][22]

LivelloCategoriaPartecipazioniDebuttoUltima stagioneTotale
Divisione Nazionale31927-281945-4686
Serie A831929-302015-16
Serie B11951-521

Partecipazione alle coppe

Di seguito una tabella raffigurante la partecipazione della Roma alle coppe.[3][22]

CompetizionePartecipazioniDebuttoUltima stagioneTotale
Coppa Italia671935-362015-1667
Supercoppa italiana6199120116
Coppa dei Campioni11983-8410
Champions League92001-022015-16
Coppa UEFA121975-762005-0615
Europa League32009-102014-15
Coppa delle Coppe61969-701991-92
Informazioni su diego80 (1826 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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