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C’è ancora Sole. Storie di giostre e di sogni.

Scritto da : Francesco Musitelli

Ieri:

Costretto bambino aspettavo la venuta delle giostre per il santo patrono del paese. Più del natale o della prima comunione.
E puntualmente i primi di giugno le giostre arrivavano.
Erano magnifici camion e grandiose rulot di quelle che una volta posizionate estroflettevano balconi e ampie stanze matrimoniali.
C’era scritto “Autopista Faccani”.
Gli adulti dicevano: “sono arrivati gli zingari”.
Ma l’autopista Faccani aveva un accento emiliano non so se miscelato per qualche particolare dinastia a sangue zingaro. Certo la fisiognomica dava poche alternative.
A scuola avevamo lo “zingarello” per quindici giorni che tardava al tema “la mia famiglia” ma impersonava un rigoglioso bullismo invidiabile per me.
Mi incuriosiva più della lagna magistrale…ma osar la relazione non era da me.
Mi piazzavo in adorazione sul sasso lì vicino a veder montare l’ ”Autopista Faccani”.
Ci lavoravano ragazzi semidei di strana pelle e indecifrabile provenienza.
Nella loro apoteosi ormonale con quel gettone perpetuo fatto a chiave chimera di noialtri bimbi biciclettati e tontarelli coglievano ammirazione e consensi dalle ragazze. Invidia fumante.
Dal rulottone con balconi estroflessi scendeva lui: vestito nero camicia bianca capelli tirati indietro brillantina anello d’oro sguardo vuoto… Soprannome: Sole.
O forse proprio nome all’anagrafe. Mai saputo.
Sole era il Padrone.
Sole era il Re.
Sole era il Padrino.
Sole era Sole.
Sole mi emozionava.
Alla cassa faceva pilette da dieci gettoni che vendeva come un lanciatore di dadi a noi bambini o a chicchessia.
Occhio apparentemente distratto. Faccia da volpe. Fascinoso.
Un giorno io e Bruno come pretini timorosi bussammo alla rulottona estensibile. Sole scese i quattro gradini e ritirò l’offerta di due canarini in cambio di trenta gettoni. Zero parole lui. Noi felici come chi ha rapporto diretto col boss.
Sole puntualmente ogni anno entrava nel negozio di mio padre per compare due paia di costosi mocassini di pecari.
Neri.
Papà era ciarliero Sole era ciarliero con i ciarlieri.
Guardavo e adoravo.

Oggi:
Dove vivo a pochi chilometri da quando bambino aspettavo le giostre ci sono le giostre c’è l’ “Autopista Faccani”.
Sono al bar piove.
Si avvicina signore con ombrello.
Gins scarpe da ginnastica camicia scozzese giubbino grigio.
Pulito.
Mi chiede dov’è finito l’orologiaio lì accanto rispondo che da tempo non c’è più.
Dice che vorrebbe il giornale ma che non ha voglia di bere niente.
Accento emiliano.
Lo riconosco cazzo lo riconosco.
E’ lui…Sole.
Emozione totale.
Eccitante doccia di ricordi.
Sole è uguale.
Quello che ogni tre settimane da sempre vede panorami diversi.
Il boss dai gettoni impilati adesso non più volpe ma cane.
Magnificamente rugoso. Neve in testa.
Ottantenne minimo.
Stessi occhi. Ovviamente.
Chiedo sfidando la mia improbabile iniziativa.
Ma lei è il Sole?
Si.
Si ricorda delle scarpe di pecari?
No.
Entra nel bar vuole il giornale e un bicchiere d’acqua.
Malinconica doccia di ricordi.

Dopo quasi mezzo secolo ho rivisto “il” Sole con lo sguardo nel vuoto la presenza speciale… Si avvia l’indimenticato odore di giostre e canarini.
E me bambino tale e quale come all’ora.
Turbinio.
Vado a casa occhio umido.

1 Commento su C’è ancora Sole. Storie di giostre e di sogni.

  1. bel racconto, complimenti!

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