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Clickbait, una pericolosa strategia informatica per la visibilità

Quante volte capita, trovandosi in un social, di imbattersi in notizie che sembrano scoop, magari originali e controcorrente e la si condivide pensando che sia una notizia autentica ed invece si scopre che in realtà è falsa e non è altro che una bufala? La notizia viene data da un sito che vive di clickbait, ovvero “esca da click”. Sono delle situazioni studiate ad arte e raccontate come veri articoli col solo scopo di suscitare interesse ed indurre il visitatore a cliccarci sopra. Una volta entrato, il click diventa moneta sonante per il creatore del falso scoop: un modo non certo “pulito” per guadagnare, ma sempre efficace.

Traducendo un po’ alla grossa dalla wiki inglese (quella italiana non ha questa voce), il clickbait è “è un termine peggiorativo  che descrive i contenuti web che si rivolge a generare pubblicità online in entrata, soprattutto a scapito della qualità o accuratezza, basandosi su sensazionalistici titoli o accattivanti miniature e immagini per attirare click e di incoraggiare l’inoltro del materiale on-line nelle reti sociali . Titoli Clickbait in genere mirano a sfruttare il “gap curiosità”, che fornisce informazioni sufficienti per rendere il lettore curioso , ma non abbastanza per soddisfare la loro curiosità senza clic sul contenuto collegato”.

Per il sito indipendente linkiesta.it, “Una delle strategie più funzionali all’accumulo di pagine viste sono i contenuti che vanno sotto il nome di click bait, letteralmente “esche da click”, studiati apposta per dare il meglio sul circuito dei social network e la cui missione è diventare virali, incuriosire il lettore, ottenere il maggior numero di click. Quindi, attenzione: il click baiting riguarda la forma, non il contenuto”.”Contenuti facili, trovati in rete, veloci da fare e veloci da diffondere: per “cucinare” un contenuto del genere non serve un reporter di esperienza, né un giornalista qualificato ed esperto di un campo specifico. Proprio per questo, con pochissimo sforzo, tutti lo possono pubblicare, lanciare sui social e vedere l’effetto che fa.”

Per quanto riguarda i siti bufala che generano queste cose, molti hanno nomi che storpiano i siti originali dei quotidiani: così “Il giornale” diventa il “GioMale”, “Il fatto quotidiano” diventa “il fato quotidaino”, oppure “Il corriere del corsaro”, “La gazzetta della sera”, ecc ecc. Per fortuna esistono anche diversi siti che si occupano proprio di smascherare questi siti bufala e mettere in guardia gli utenti più creduloni. Uno di questi, Butac.it, ha anche creato una “black list” (che potete vedere cliccando quì) aggiornata continuamente, dei siti che distribuiscono “fuffa” mediatica, molti di loro segnalati dai fan (che ha anche una pagina facebook seguitissima), ed esaminati attentamente dagli amministratori del sito. Un altro sito gemello di Butac è Debunking.it, anche lui con relativa pagina facebook. Sempre su facebook troviamo anche la pagina divertente Adotta anche tu un analfabeta funzionale, che si occupa di pescare contenuti bufala e spesso, fare lo screen di chi commenta notizie bufala come se fossero vere.

 

Informazioni su diego80 (1908 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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