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Platini e Zidane, auguri a poca distanza a due campioni francesi

E’ quasi curioso che due grandi numeri 10 del calcio francese abbiano compiuto gli anni a poca distanza uno dall’altro: Michel Platini sono stati campioni con la nazionale transalpina ,ed in Italia con un unico club, la Juventus. Entrambi vincitori di Palloni d’Oro (Platini tre consecutivi, Zidane uno) hanno dato allori alla propria nazionale: Platini vinse l’Europeo casalingo del 1984, Zidane ha fatto accoppiata mondiale-europeo nel 1998 e nel 2000, giocando un’altra finale mondiale nel 2006, concludendo la sua carriera da giocatore. Entrambi hanno vinto la Champions League: Platini nella notte insanguinata del 1985, Zidane l’ha vinta da giocatore, nel 2002 e lo scorso 28 maggio da allenatore, in entrambi i casi con il Real Madrid.

Vediamo le carriere parallele di questi due assi transalpini.

platini-zidane

MICHEL PLATINI

Nasce a Jouef, Fracia, il 21 giugno 1955.

Da calciatore legò il suo nome a quello del Nancy (fu infatti il giocatore-emblema del club), della Juventus e della Nazionale di calcio francese, di cui è stato tra i principali artefici dei rispettivi successi degli anni ottanta[3]; coi bianconeri giocò dal 1982 al 1987, quando terminò la carriera a 32 anni, dopo aver conquistato numerosi trofei, tra cui un campionato francese, due campionati italiani e tutte le competizioni confederali all’epoca vigenti tranne la Coppa UEFA, competizione in cui raggiunse i quarti di finale nel 1980 e 1981[4][5], divenendo nel contempo cannoniere della Serie A ininterrottamente dal 1983 al 1985. Con la Nazionale transalpina ottenne piazzamenti di rilievo nelle competizioni internazionali del decennio 1976-86, tra cui la vittoria del campionato europeo nel 1984, vincendo la classifica marcatori con nove reti, che ne fanno il miglior realizzatore in una singola edizione del torneo; e il terzo posto al campionato mondiale disputatosi in Messico due anni più tardi.

È, assieme a Johan Cruijff e Marco van Basten, il calciatore che ha vinto più Palloni d’oro (riconoscimento da non confondere con l’odierno Pallone d’oro FIFA[6]) nella storia, tre, nonché l’unico a esserne insignito consecutivamente. Inoltre è stato riconosciuto da numerosi addetti ai lavori fra i migliori dieci calciatori del XX secolo[7][8][9] nonché il più rappresentativo calciatore francese del Novecento, davanti a Zinédine Zidane e Raymond Kopa[10]. Nel 2004 è stato inserito da Pelé nel FIFA 100, la lista dei 125 più grandi calciatori viventi.[11] Nel 2002 è stato inserito nel FIFA World Cup Dream Team,[12] selezione formata dai migliori undici giocatori della storia dei Mondiali.

Dal 26 gennaio 2007 è presidente della UEFA, succedendo a Lennart Johansson.

Nel 2011 entra a far parte della Hall of Fame del calcio italiano tra i giocatori stranieri.

Platini nacque nella Rue Saint-Exupéry a Jœuf, un comune francese situato nel dipartimento della Meurthe e Mosella, nella regione della Lorena. La sua famiglia, originaria di Agrate Conturbia, in Piemonte,[14] era molto sportiva: il nonno, Francesco, era un muratore italiano che emigrò oltralpe divenendo ristoratore, gestendo un bar battezzato proprio da lui con il nome di le Café des Sports,[15] mentre il padre, Aldo, era un professore di matematica che nel tempo libero divenne prima capitano della squadra del Jovincenne e poi allenatore del Nancy, all’epoca in terza divisione. La madre, Anna Piccinelli, serviva liquori nel locale del suocero. Ha inoltre una sorella, Martina.[16][17]

All’età di sette anni iniziò a tirar calci al pallone, allenandosi con il cane di sua cugina Stefanina. Da bambino era soprannominato il Ratz e le nain per via della sua bassa statura.[18] Il suo idolo sportivo d’infanzia era Pelé e per questo, ogni volta che gli capitava di dover firmare un pezzo di carta, si divertiva a storpiare il proprio cognome in “Peleatini”.[19] Oltre all’iniziale bassa statura cui si accennava, in giovane età a Michel vennero riscontrati in più occasioni problemi fisici, tra cui una capacità polmonare molto limitata e un’insufficienza cardiaca.[20]

Il 27 dicembre del 1977 sposò una studentessa di economia, Christelle Bigoni, come lui figlia di genitori italiani;[21] dal loro matrimonio nasceranno due bambini: Laurent, avvocato della Qatar Sports Investment che controlla il PSG,[22] e Marine, attrice,[23] entrambi scampati a un rapimento quando erano ancora bambini.[24]

Club

Gli esordi
« A quattordici anni andai a Parigi, finale del concorso per i migliori giovani calciatori di Francia. Allo stadio di Colombes c’era un vento cane. Non riuscii a toccare e a giocare un solo pallone buono. Mi offrirono un biglietto per andare sulla Senna in battello e uno per andare a vedere la Torre Eiffel. Gli altri ragazzi rimasero allo stadio a giocare al calcio, a me consigliarono di fare il turista. »

Grazie anche all’ambiente sportivo famigliare (Francesco gestisce il Caffè dello Sport, mentre Aldo allena il Jovicienne), Michel coltivò il suo amore per tutti gli sport, soprattutto quello che lo appassionava di più: il calcio[32]. A undici anni, Platini trova un posto nelle giovanili del Joeuf, il Jovicienne, di cui il padre è allenatore[33]. Nel giorno del debutto, 1º settembre 1966, segna due gol all’Homécourt. Su consiglio del padre, si concentrò nell’affinamento di fondamentali quali l’anticipo e le punizioni di prima.

Il giocatore fallì il provino nel concorso finale dei migliori giovani del 1969[20], ma riuscì a farsi notare durante una partita di Coppa Gambardella dimostrando, all’età di sedici anni, di essere un giocatore brillante, tanto da attirare le lusinghe della rivale di quel match, il Metz 2. La prima volta rifiutò lo stage de présélection offerto dal club granata; partecipò al secondo provino, dove però fu scartato dopo essergli stata riscontrata una capacità polmonare molto bassa e un’insufficienza cardiaca.[20][34]

Nancy

Bocciato a Metz, lo richiedono il Sochaux, il Sedan e i belgi del Charleroi, ma decide di andare al Nancy e nel settembre del 1972 firma un contratto con i Les chardons(guadagnando 6.000 franchi al mese, più o meno 1,2 milioni di lire[35]), iniziando a giocare con la squadra riserve, dove conosce Jean-Michel Moutier, giovane portiere; i due diventano rapidamente amici. Si fa notare con la seconda squadra segnando una tripletta contro l’ASCA Wittelsheim. Grazie alle sue prestazioni, presto arriva in prima squadra: il 2 maggio 1973 contro il Nimes (vinta 3-1), all’età di diciassette anni, indossando la maglia n. 11. In questa stagione segna 2 gol in 5 partite, contro il Sedan e il Lione (vinta 2-4). Nella seconda annata, 1973-74, sigla solo 2 reti in 21 presenze e il Nancy retrocede per differenza reti.[36] L’anno seguente, sempre con la stessa squadra, vince il Groupe Suddella Division 2 e la finale di categoria contro il Valenciennes, vincitore del Groupe Nord. Sempre in quest’annata il giocatore si fa notare con i suoi 17 gol in 33 partite di campionato, portando la sua squadra ai quarti della Coupe de France, realizzando 13 marcature in 8 turni.

Il mancato approdo all’Inter
Sul finire degli anni settanta, Platini era già stato vicino all’approdo nel campionato italiano. Nel febbraio del 1978 il giocatore arriva a Milano, in compagnia del dirigente Sandro Mazzola, per firmare un precontratto della durata di tre anni con l’Inter del presidente Ivanoe Fraizzoli; il francese, tuttavia, non può raggiungere la Serie A nel 1979, come era previsto, per via del blocco agli ingaggi verso gli stranieri – il cui termine viene posposto all’anno successivo. Il calciatore si trasferisce, pertanto, al Saint-Étienne, dove rimane fino al 1982 quando, in scadenza di contratto, si accorda con la Juventus; il numero uno nerazzurro Fraizzoli, anche per via di alcune perplessità circa le condizioni fisiche del fantasista, rinunciò infatti a ulteriori tentativi per portare il francese a Milano:[37][38][39] «avevo firmato nel ‘77, ma le frontiere, dopo, sono rimaste chiuse. Quando le hanno riaperte, avevo un contratto con il Saint-Étienne, ma quando ho potuto venire alla Juventus, per onestà ho chiamato l’Inter, dicendo che ero sul punto di firmare con la Juve: “ho dato la mia parola quattro anni fa a voi, se mi volete sono sempre disposto”. Mi hanno detto che avevano già preso due giocatori e che, dunque, ero libero di fare quello che volevo».[40]

Nella stagione 1976-1977 raggiunge il quarto posto in campionato (miglior piazzamento dal passaggio al professionismo del club, avvenuto nel 1967), giocando tutte le partite di campionato (38) e mettendo a segno 25 gol, arrivando così secondo nella classifica marcatori, dietro all’argentino Delio Onnis. In questa stagione Platini subisce un infortunio nell’incontro vinto 4-1 (con una sua tripletta) contro il Laval. Ritorna due settimane dopo. A fine stagione firma il suo primo contratto da giocatore professionista, che lo lega al Nancy per altri due anni. Nel 1977 arriva terzo nel Pallone d’oro, dietro al danese Allan Simonsene all’inglese Kevin Keegan[41].

La stagione seguente alza la Coppa di Francia segnando, da capitano il gol con cui, nella finale del Parco dei Principi il Nancy batte il Nizza per 1-0.[42] La stagione 1978-1979, l’ultima con il club della Lorena, è travagliata: ritenuto responsabile del fallimento ai Mondiali d’Argentina 1978 (dove la Francia esce al primo turno, battuta dai padroni di casa e dall’Italia, rispettivamente la vincitrice e la quarta classificata), viene fischiato dal pubblico; inoltre, nella trasferta di Saint-Étienne (quarti d’andata) si procura una triplice frattura del malleolo, che lo costringe a un’assenza dai campi di sei mesi.[43] Con 127 gol (in 215 partite, media 0,59 gol a partita), Platini è comunque il miglior cannoniere della storia del Nancy.

Saint-Étienne

Alla scadenza del contratto, si trasferisce al Saint-Étienne, la squadra più titolata in patria.[44]

L’obbiettivo dell’acquisto di Michel era vincere una coppa europea ma, nonostante qualche acuto, come la vittoria per 6-0 contro il PSV Eindhoven al Geoffroy Guichard nel 1979, o quella sull’Amburgo (5-0) al Volksparkstadion nel 1980 e sempre nella stessa stagione il 7-0 sia al Geoffroy Guichard che al Magnum Areena contro il KuPS, il Saint-Étienne non supera mai i quarti di finale.

In campionato, invece, il fantasista vince il torneo del 1981. In questa stagione è dura la lotta contro il Nantes, che non molla Les Verts fino all’ultima di campionato giocata contro il Bordeaux, dove Platini si rivela fondamentale: al 25′ segna con un tiro-cross rasoterra e al 41′ sigla la sua doppietta con un gol di testa; Bernard Lacombe, a 10′ dal termine, accorcia le distanze, firmando il 2-1[45]. In Coupe de France sigla 5 reti in 10 presenze, raggiungendo la finale contro il Bastia, persa per 2-1 (per i padroni di casa segnanoMarcialis e Milla; la rete ospite è realizzata da Santini su rigore)[46].

La stagione seguente, l’ultima con il club della Loira, arriva secondo in campionato, dopo una dura lotta contro il Bordeaux e il Monaco. Quest’ultimo club, alla 32ª giornata diventa primo in classifica, resistendo poi agli attacchi del Saint-Étienne e del Bordeaux assicurandosi il quarto titolo all’ultima giornata, vincendo di misura in casa contro lo Strasburgo. Platini arriva terzo nella classifica dei cannonieri (22 gol), dietro all’argentino Delio Onnis (29 gol) e al polacco Andrzej Szarmach (24 gol)[47]. Nella stessa stagione il Saint-Étienne arriva in finale della Coupe de France contro il PSG, dove Platini ha un ruolo fondamentale: al 76′ risponde al ciadiano Nabatingue Toko (che sigla il vantaggio parigino al 58′) e al 99′ porta la sua squadra in vantaggio: all’ultimo minuto del secondo tempo supplementare Dominique Rocheteau ristabilisce la parità, mettendo a segno il 2-2 e portando la sfida ai rigori, dove il PSG vince 6-5[48]. In Coppa dei Campioni i Verdi si fermano al turno preliminare, per opera della Dinamo Berlino.

Totalizza 145 partite e mette a segno 82 gol con la maglia del Saint-Étienne, vincendo un titolo francese nel 1981, il decimo e, finora, ultimo del club.

Juventus
« L’abbiamo comprato per un tozzo di pane e lui ci ha messo sopra il foie gras. »
(Gianni Agnelli[49])
1982-1983: capocannoniere della Serie A

Una famosa immagine di Platini, vanamente contrastato da Salvatore Vullo

Viene acquistato dalla vecchia Signora pochi giorni dopo la conclusione dell’acquisto di Zbigniew Boniek; questa scelta personale dell’avvocato Gianni Agnelli obbliga la società a privarsi di Liam Brady, a causa della norma che permetteva la presenza in squadra al massimo di due stranieri.[50] Il cartellino di Platini viene pagato 250 milioni di lire;[50] per il francese il contratto biennale prevede 400 milioni di lire l’anno. L’esordio con i bianconeri avviene nella partita di Coppa Italia pareggiata 1-1 contro il Catania, il 18 agosto 1982. Il suo primo gol arriva contro il Cesena. Inizialmente non è in buona condizione,[28] ma nel girone di ritorno della stagione 1982-1983 le sue prestazioni vanno in crescendo e, con 16 gol, è capocannoniere della Serie A,[28] e si sviluppa l’intesa con Boniek, che il mediano francese serve con aperture, lanci (anche di quaranta metri) e passaggi filtranti.[28]

Platini contribuisce quindi alla positiva seconda parte di stagione della Juventus, vicecampione della Serie A (dietro alla Roma). Realizza due dei tre gol con cui i bianconeri s’impongono 3-0 nella finale di ritorno di Coppa Italia, dopo i tempi supplementari, al Comunale di Torino sull’emergente Hellas Verona, aggiudicandosi il trofeo (la finale di andata, a Verona, si era conclusa 2-0 per i padroni di casa). In campo europeo, permette ai bianconeri la vittoria contro l’Hvidovre IF e alla semifinale contro il Widzew Łódź, arrivando così in finale di Coppa dei Campioni (dove viene battuta dall’Amburgo).

1983-1984: vittoria della Coppa delle Coppe

Platini scherza con Karl-Heinz Rummenigge prima di un derby d’Italia

Nell’annata successiva inizia con una doppietta nella prima di campionato contro l’Ascoli, vinta 7-0[51]. In questo torneo segna un maggior numero di gol: 20 in 28 presenze, cifra con cui vince il duello a distanza per il titolo di capocannoniere con il brasiliano Zico (19 reti), giunto quell’anno in Italia nelle file dell’Udinese. A fine stagione, grazie anche al bottino sottoporta di Platini, la Juventus vince il campionato italiano, il primo per il francese.

Invece in campo europeo, vince la prima e unica Coppa delle Coppe della sua carriera, battendo in finale 2-1 il Porto, con 2 gol in 8 partite. In Coppa Italia termina con 3 gol in 7 partite, dove i bianconeri escono agli ottavi per mano della rivelazione Bari, formazione diSerie C1 poi sorprendente semifinalista dell’edizione.

Michel conquista il suo primo Pallone d’oro nel 1983, battendo con 110 preferenze lo scozzese Kenny Dalglish, del Liverpool campione d’Europa, che raccoglie 26 preferenze.

1984-1985: Supercoppa UEFA e Coppa dei Campioni

Platini con il suo secondo Pallone d’oro consecutivo, vinto nel 1984

Nella stagione 1984-1985, terminata dai bianconeri al sesto posto (non viene quindi replicato il successo dell’anno precedente), Platini, con i suoi 18 gol ottiene la sua terza affermazione nella classifica dei marcatori (davanti ad Altobelli e Maradona) e contribuisce alla vittoria della Supercoppa europea. In finale di Coppa Campioni, a Bruxelles contro il Liverpool, disputata per delibera della confederazione europea e del Ministero dell’Interno del Belgio, nonostante gli incidenti accaduti nel prepartita, provocati dagli hooligans inglesi[52] che causano la morte di trentanove persone sulle tribune dello stadio, il centrocampista francese segna su rigore il gol dell’1-0 finale (il penalty fu causato da un fallo su Boniek, imbeccato dallo stesso Platini con un lancio da cinquanta metri). Platini chiude anche l’edizione della Coppa dei Campioni da capocannoniere, con 7 marcature. Sempre nella stessa stagione, il 16 gennaio 1985 gioca la sua prima Supercoppa UEFA con la maglia nº 10 contro il Liverpool[53].

1985-1986: l’Intercontinentale e il terzo Pallone d’oro

Platini, assieme a Gaetano Scirea, con la Coppa Intercontinentale 1985 conquistata dalla Juventus a Tokyo contro l’Argentinos Juniors

Nell’anno calcistico 1985-1986, a causa delle cessioni di alcuni compagni di squadra (Paolo Rossi,Boniek e Marco Tardelli; Claudio Gentile aveva lasciato la Signora nella stagione precedente) Michel rimane fra i giocatori più “anziani” della rosa bianconera, sempre allenata da Giovanni Trapattoni. Sigla la sua prima tripletta stagionale nella partita vinta 4-0 contro il Bari. Il francese è determinante nella finale di Coppa Intercontinentale, vinta a Tokyo contro l’Argentinos Juniors l’8 dicembre 1985, dove nei tempi regolamentari dapprima mette a segno il calcio di rigore dell’1-1, e serve poi a Laudrup l’assist del 2-2; la gara viene vinta dalla Juventus ai tiri di rigore, ed è il fantasista bianconero a insaccare il tiro che porta la squadra torinese sul tetto del mondo. Famoso anche un gol di pregevole fattura che gli venne però annullato dall’arbitro (la sua delusione sdraiato a terra per l’annullamento della rete è diventata un emblema)

Sul finire del 1985 Platini si aggiudica il terzo Pallone d’oro della sua carriera, quarto consecutivo per un giocatore della Juventus, dopo quello di Paolo Rossi e i primi due dello stesso Platini. Inoltre vince il suo secondo campionato italiano in questa stagione, dove è uno dei tre componenti del vecchio gruppo (gli altri sono Scirea e Cabrini).

1986-1987: il ritiro dal calcio giocato

Rimasto uno dei tre componenti del vecchio gruppo (gli altri sono Scirea e Cabrini), causa la continuazione del processo di rinnovamento della rosa juventina, Platini realizza due marcature in campionato, nell’annata 1986-1987 (alla seconda giornata contro l’Avellino, e alla sesta contro l’Ascoli).

Platini assieme a Diego Armando Maradona nel campionato 1986-1987, che per il francese fu l’ultimo giocato da calciatore prima del ritiro

A fine stagione annuncia il suo addio al calcio giocato, all’età di 32 anni, in un’intervista rilasciata allo stadio Comunale nella quale il giocatore adduce motivazioni fisiche; non riuscendo più a raggiungere la forma necessaria per esprimersi ad alti livelli, rifiuta un arretramento “tattico” e preferisce anticipare il ritiro:[28][54] «Quando io ho smesso, non avevo più benzina. Era da tanti anni che giocavo a pallone ed ero veramente stanco, cotto. Ho passato tutto il 1986 infortunato e avevo dei problemi alle caviglie per cui ho deciso di smettere».[40]

Nazionale

« Sono francese e mi sento tale. Stimo l’Italia, ma io non sono italiano. »
(Michel Platini in un’intervista nella vigilia dell’amichevole Italia-Francia a Napoli, febbraio 1978.[55])
1976-1978: debutto al Mondiale

Viene convocato per la prima volta in Nazionale dal neo allenatore Michel Hidalgo il 27 marzo 1976, nell’amichevole pareggiata 2-2 contro la Cecoslovacchia al Parco dei Principi, dove sigla il suo primo gol in Nazionale.

Dopo tre amichevoli gioca e segna la sua prima partita di qualificazione per i Mondiali del 1978, nel match pareggiato 2-2 contro la Bulgaria, giocata a Sofia. Segna tre gol nelle sue quattro partite giocate in queste qualificazioni, che portano la Francia alla qualificazione del Gruppo 5 composto da tre squadre: oltre ai Bleus e ai Leoni, anche l’Irlanda[56].

Platini affronta Romeo Benetti durante l’amichevole con l’Italia dell’8 febbraio 1978

Il primo mondiale di Platini finisce male: la Francia vince solo contro l’Ungheria con un 3-1 (terza gara del girone). Il giovane talento francese mette a segno la rete del momentaneo pareggio contro i padroni di casa dell’Argentina, nella seconda partita del girone eliminatorio, che poi finisce 2-1 per gli avversari, determinando l’eliminazione della selezione transalpina (che ha perso anche la prima gara, per 1-2, contro l’Italia diBearzot).

1979-1982: semifinale ai Mondiali

Continua a segnare, anche dopo l’insuccesso nelle qualificazioni per l’Europeo 1980. La Francia conclude seconda[57], dietro alla Cecoslovacchia, ma senza qualificarsi. Nelle due partite che giocò, mise a segno un gol, nella vittoria per 3-1 contro la Svezia a Stoccolma[58]. Il 27 febbraio 1980 segna la sua prima doppietta, nel match vinto 5-1 contro la Grecia. Sigla un’altra doppietta anche nelle qualificazioni della Coppa del Mondo 1982, nella partita vinta 7-0 contro il Cipro, giocata a Limassol[59]. I suoi 5 gol in 5 partite hanno portato la Francia a qualificarsi alla fase finale della coppa.

Al Campionato mondiale di calcio 1982 Platini va a segno una volta contro il Kuwait (che viene battuto dalla Francia per 4-1), nella prima fase e una volta in semifinale contro la Germania Ovest, siglando l’1-1 dal dischetto; nei supplementari la Francia si porta sul 3-1 ma la squadra tedesca, con una rimonta, giunge al pareggio per poi avere la meglio per 5-4 ai tiri di rigore (determinando quindi l’eliminazione dei Bleus dalla competizione). La squadra francese perderà anche la finale per il terzo posto contro la Polonia di Boniek, futuro compagno di squadra di Platini in bianconero.

1984: la conquista dell’Europeo

Fu l’assoluto protagonista dell’Europeo 1984, vinto dai transalpini in casa. Andò a segno in tutte le gare del torneo, per un totale di 9 reti in 5 presenze. Nella fase a gironi risultò decisivo contro la Danimarca e segnò due triplette consecutive, contro Belgio e Jugoslavia; in semifinale segnò la rete del definitivo 3-2 sul Portogallo al 119′, mentre nell’atto conclusivo sbloccò il risultato trasformando una punizione contro la Spagna, complice un errore del portiere Arconada.

Platini a quattrocchi con il connazionale Alain Giresse nel 1985, durante la semifinale di Coppa dei Campioni fra Juventus e Bordeaux. I due francesi furono tra i protagonisti, aEuro ’84, dei Bleus per la prima volta campioni d’Europa

Vinse, contestualmente, il titolo di capocannoniere segnando superando gli allora primatisti: i tedeschi Gerd e Dieter Müller, che in due edizioni consecutive (1972 e 1976) avevano segnato quattro reti ciascuno. Nelle successive edizioni del campionato europeo, nessun capocannoniere ha segnato più di cinque volte.

1985-1988: ultimi anni in Nazionale

Al mondiale 1986 apre le marcature contro l’Italia detentrice della coppa (poi battuta dai Bleus per 2-0; realizza la sua rete con un inserimento centrale e pallonetto davanti al portiere in uscita) e pareggiando 1-1 nei quarti di finale contro il Brasile, poi sconfitto dai transalpini ai rigori (di nuovo sconfitta dalla Germania Ovest alle semifinali, la Francia si aggiudica poi il terzo posto battendo il Belgio, contro cui Michel non scende in campo).

In seguito disputa tre gare per le qualificazioni a Euro ’88, prima di lasciare definitivamente la Nazionale del suo Paese. Platini è tuttora il secondo marcatore di sempre con la maglia della Nazionale francese, con 41 gol in 72 presenze, alle spalle di Thierry Henry con 51 gol in 123 presenze[60].

Dopo l’addio al calcio, su invito dell’emiro Jamir III al-Ahmad del Kuwait, nel 1988 Platini gioca per 21 minuti con la casacca della nazionale kuwaitiana, in una partita amichevole contro l’URSS.[1]

Allenatore

Dopo il suo ritiro dall’agonismo ricopre il ruolo di commissario tecnico della Nazionale francese (dal 1º novembre 1988 al 17 giugno 1992), senza vincere alcuna competizione.

Diviene allenatore dei Galletti dopo la mancata qualificazione al campionato d’Europa 1988 (all’epoca si qualificavano 8 squadre, delle 33 iscritte all’UEFA), subentrando a Henri Michel, dopo un clamoroso pareggio contro Cipro, a Nicosia. Con lui alla guida i francesi non si qualificano al campionato del mondo 1990, sopravanzati nelle eliminatorie daScozia e Jugoslavia, decisive le sconfitte esterne contro entrambe.

Dal 29 aprile 1989 al 20 novembre 1991 la sua squadra ricava 19 risultati utili consecutivi, che nel ’91 gli valgono il premio di “allenatore dell’anno” da parte del mensile World Soccer. Nonostante il percorso netto (8 vittorie) nelle qualificazioni, al campionato d’Europa 1992 la Francia non vince alcuna partita e viene eliminata nella fase a gruppi dalla Svezia padrona di casa e dalla Danimarca, poi vincitrice del torneo.

In totale ha seduto sulla panchina della Nazionale transalpina per 29 partite, ottenendo 16 vittorie, 8 pareggi e 5 sconfitte[61].

Dirigente

Michel Platini nel 2010

Il 10 novembre 1992 è nominato co-presidente (insieme a Fernand Sastre) del Comité français d’organisation, il comitato organizzatore del Campionato mondiale di calcio 1998.[62][63]

Vicepresidente della Federcalcio francese dal 2001 al 2008,[64] dal 2002 ricopre la medesima carica nell’Esecutivo della FIFA.[65] Il 26 gennaio 2007 vince le elezioni per la presidenza della UEFA con 27 voti favorevoli, contro i 23 di Lennart Johansson, il presidente uscente.[66] Il 22 marzo 2011 è rieletto, per acclamazione, presidente dell’organo di governo del calcio europeo.[67] Il 24 marzo 2015 viene rieletto per la terza volta.[68]

Riforma delle Coppe europee e dei regolamenti

Platini basa buona parte della sua campagna elettorale per la presidenza UEFA, sulla riforma delle Coppe europee, in particolar modo della Coppa dei Campioni; secondo lui, anche le squadre campionesse nazionali dei paesi minori devono avere il diritto di giocare, o tentare di giocare, la fase a gironi autunnale.

Michel Platini nel 2009 a Breslaviacon Rafał Dutkiewicz e Grzegorz Lato, durante una verifica dello stato dei lavori agli impianti di Euro 2012

Dopo l’elezione di Michel alla suddetta presidenza, i suoi intenti sull’organizzazione delle Coppe europee si concretizzano il 30 novembre 2007, quando viene approvato il nuovo format per il triennio 2009-2012: le squadre schierate dai campionati principali, Spagna, Germania e Inghilterra saranno quattro, di cui tre ammesse direttamente al primo turno, mentre la quarta eventualmente dopo aver vinto il turno preliminare; le partecipanti di diritto alla fase a gironi passano da 16 a 22, comprendendo oltre alle terze classificate dei primi tre paesi delRanking UEFA, le squadre campioni nazionali dei paesi dal 7º al 12º (o 13º) posto. Per i rimanenti dieci posti si qualificheranno i cinque campioni nazionali che avevano superato la fase preliminare e le cinque squadre delle federazioni forti, accontentando sia le federazioni dell’Est (come promesso in campagna elettorale) che quelle ricche (Italia, Germania, Spagna, Inghilterra e Francia). La finale, dopo 54 anni, non si disputerà più di mercoledì, ma di sabato.[69]

Platini è impegnato in un processo di riequilibrio economico del calcio europeo, che aumenti il controllo sulla sostenibilità economica dei bilanci delle squadre impegnate nelle competizioni organizzate dalla UEFA.[70] In una intervista del febbraio 2009, Platini si è inoltre detto contrario all’applicazione della moviola in campo, ma favorevole all’aumento del numero di arbitri schierati nel rettangolo di gioco.[5]

Il 29 luglio 2015 ha ufficializzato la sua candidatura alla presidenza della FIFA, decisione presa successivamente alla convocazione del Comitato Esecutivo FIFA del 20 luglio precedente, in cui il presidente uscente Joseph Blatter rese nota la sua volontà di non ricandidarsi.[71]

Controversie

L’8 ottobre 2015 viene sospeso per 90 giorni dal comitato etico della FIFA[72] poiché accusato di aver percepito, nel 2011, 2 milioni di franchi svizzeri come compenso dall’allora presidente della federazione mondiale, Joseph Blatter, per lavori svolti tra il 1999 e il 2002;[73][74] in questo lasso di tempo cede le sue funzioni in seno alla UEFA al vicepresidente Ángel María Villar.[75] Il 21 dicembre la stessa commissione etica FIFA lo squalifica per 8 anni,[76] in seguito ridotti a 6,[77] da tutte le attività calcistiche. Dopo il ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, il 9 maggio 2016 la squalifica è ulteriormente ridotta a quattro anni ma non cancellata in quanto, per la commissione giudicante, Platini ottenne un vantaggio indebito dalla succitata collaborazione con la FIFA, rendendosi colpevole di conflitto di interessi;[78] a seguito di ciò, annuncia l’intenzione di dimettersi da presidente dell’UEFA.[79]

ZINEDINE ZIDANE

Nato a Marsiglia il 23 giugno 1972.

Soprannominato Zizou, è stato paragonato a Michel Platini[1][2] ed è considerato uno dei migliori giocatori della storia del calcio mondiale.[3][4][5]

Nel corso della sua carriera ha vestito le maglie di Cannes, Bordeaux, Juventus e Real Madrid vincendo tre campionati e tre Supercoppe nazionali tra Italia e Spagna e sette titoli internazionali tra cui una Coppa Intercontinentale nel 1996 con la Juventus, una Champions League e un’altra Coppa Intercontinentale nel 2002, entrambe con il Real Madrid.

A livello individuale è stato nominato per tre volte giocatore dell’anno dalla FIFA nel 1998, nel 2000 e nel 2003 (primato condiviso con Ronaldo, Lionel Messi e Cristiano Ronaldo),[6] e ha vinto una volta il Pallone d’oro nel 1998. Nel 2004 venne inserito nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi stilata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. La BBC lo ha definito il miglior giocatore europeo dell’intera storia calcistica,[7][8] mentre la FIFA lo ha nominato come miglior giocatore europeo degli ultimi cinquant’anni.[7] Inoltre, è stato incluso dalla rivista World Soccer nella lista degli undici migliori giocatori della storia calcistica.[9] È stato inserito nellaSquadra ideale del decennio dal Sun nel 2009.[10] Inoltre detiene il record di essere il primo e unico allenatore francese assoluto nella storia a vincere una Champions League[11].

Originario di una famiglia algerina,[12] Zinédine Zidane ha tre fratelli e una sorella. I suoi genitori provengono dalla Cabilia, una regione dell’Algeria settentrionale. Essendo nato a Marsiglia, Zidane possiede la doppia nazionalità, francese e algerina.[13] Il padre, Smaïl Zidane arrivò in Francia il 17 settembre 1953.[14] Smaïl Zidane, pastore e musulmano praticante, decide di attraversare il Mediterraneo e andare a lavorare come muratore in Francia.[15] Dopo l’indipendenza dell’Algeria, nel 1962, Smaïl vuole ritornare in patria dopo aver trascorso nove anni nei cantieri della Seine-Saint-Denis. Ma poco prima di imbarcarsi a Marsiglia, incontra Malika, una marsigliese anch’essa originaria della Cabilia, che sposa poco dopo. Alla fine la coppia decide di rimanere in Francia e di stabilirsi a Marsiglia.[15] Insieme hanno cinque figli: Madjid, Farid, Noureddine, Lila e Zinédine.

Il maggiore dei fratelli, Madjid Zidane, è il solo dei fratelli Zidane a ritornare regolarmente nel villaggio di Aguemoune. Lavora attualmente in una piscina municipale di Castellane, vicino a Marsiglia.[15] Il secondo fratello si chiama Farid Zidane; come Zinédine, ha praticato judoe calcio durante la giovinezza (ha difeso i colori della squadra algerina di judo nel 1984 e 1986). Durante il servizio militare, l’unico dei fratelli ad averlo effettuato in Algeria (a Dely Ibrahim), è consacrato vicecampione militare di judo. Sorvegliante in un supermercato, divide il suo tempo libero tra la gestione di una squadra di calcio e la società Zidane Diffusion.[15] Il terzo figlio della famiglia, dopo Zizou, è Nourredine. Egli, da giovane, era il più bravo dei fratelli a giocare a pallone; all’età di quattordici anni viene contattato dall’ AS Saint-Étienne, che desiderava reclutarlo.[15] Il padre però rifiuta, ritenendolo troppo giovane per trasferirsi lontano da Marsiglia. Malgrado la delusione, avrà la possibilità di seguire da vicino la carriera calcistica del fratello minore. Infatti, durante la carriera di Zinédine, Nourredine diventa il suo fedele braccio destro; ne fa il portavoce, lo accompagna nelle numerose uscite pubbliche, fa l’intermediario con gli sponsor e gestisce più in generale la carriera extra sportiva del fratello. Anche Lila, la sola sorella di Zinédine, nata tre anni prima di lui, partecipa ai suoi affari extra sportivi attraverso la società Zidane Diffusion.[15] Titolare di un diploma di studi universitari in lingua inglese, è la sola della famiglia Zidane ad aver frequentato l’università.

A diciassette anni, Zinédine Zidane incontra per la prima volta Véronique Lentisco-Fernández presso una residenza per giovani lavoratori, dove risiedono entrambi, a Cannes. Diciottenne Aveyronnaise di origine spagnola, all’epoca era ballerina presso École supérieure de danse de Cannes Rosella Hightower, una prestigiosa scuola di danza.[16] In seguito, i due giovani studenti vanno a vivere insieme in un appartamento. Figlia di un dipendente del mattatoio di Rodez e di una casalinga, e Zidane, figlio di algerini di Castellane, la coppia ha un’origine sociale relativamente modesta.[15][17]

Il 28 maggio 1994, Véronique e Zinédine Zidane si sposano al château du Haillan a Bordeaux, città dove giocava all’epoca Zidane.[15] La coppia abitava a Caudéran, sobborgo agiato di Bordeaux. Véronique Zidane abbandona la danza e diventa commessa in un negozio di ottica.[15] Il 24 marzo 1995 nasce il primo figlio: si chiama Enzo in omaggio a Enzo Francescoli, idolo d’infanzia di Zizou.[15] La coppia ha in seguito altri tre figli: Luca (1998) e Théo (2002), nati a Marsiglia, e Élyaz (2005), nato a Madrid.[15]

Carriera

Giocatore

Inizi

Zinedine Zidane è nato il 23 giugno 1972 a Marsiglia. Il suo nome in arabo significa “bellezza della religione”. Nel suo quartiere marsigliese ha cominciato a fare i primi passi nel mondo del calcio e il suo idolo di tale sport è stato da sempre il trequartista uruguaiano Enzo Francescoli.[33][34] Fino all’età di 11 anni, inoltre, Zidane è stato appassionato anche di judo.[35]

All’età di nove anni, Zidane entra nel club del quartiere, l’AS Foresta 11,[36] del quale diventa ben presto capitano.[35] L’anno seguente, nel 1982, entra nella squadra statunitensedel Saint-Henri, dove veste la maglia numero 10.[37] Nel 1983 passa al Septèmes-les-Vallons[37] e, successivamente, all’Olympique Marsiglia.[34] Nello stesso anno partecipa ad alcune importanti selezioni, durante le quali cattura l’attenzione di Jean Varraud, ai tempi osservatore del Cannes. Si reca dunque a Cannes per un provino dalla durata di sei settimane. La società, intuendo già da quel momento le capacità del ragazzo, alla fine decide di fargli firmare un contratto da professionista.[38][39]

Cannes

Zinedine Zidane entra nel 1987, all’età di quindici anni, nella squadra del Cannes, all’epoca allenata da Guy Lacombe.[40] Viene ospitato a Pégomas, villaggio che in futuro dedicherà una piazza in suo nome.[41] In questo periodo è importante l’aiuto di Jean Varraud, il quale morirà di cancro il 24 giugno 2006.[42] L’esordio con la maglia del Cannes arriva il 20 maggio 1989, a 16 anni, in una partita di Ligue 1 pareggiata dalla sua squadra 1-1 con il Nantes;[43] in questa gara entra a dodici minuti dalla fine. L’8 febbraio 1991 segna il suo primo gol da professionista in campionato, per il quale verrà premiato dal presidente della squadra con un’auto nuova. Al termine della stagione, il Cannes si classifica al quarto posto, qualificandosi per la Coppa UEFA. Zidane riesce a farsi notare da diversi allenatori che cercano in tutti i modi di acquistarlo.

Bordeaux

Nel 1992 arriva al Bordeaux dopo la retrocessione del Cannes. Viene acquistato per 3 milioni di franchi (460.000 euro). L’approccio con la nuova squadra è facilitato dalla presenza dell’allenatore Rolland Courbis, anche lui marsigliese. Lo stesso Courbis darà a Zidane il soprannome “Zizou”. Con i compagni francesi Christophe Dugarry e Bixente Lizarazu forma il “triangolo di Bordeaux”. Al termine della prima stagione, Zidane segna 10 gol e gioca 35 partite, risultando il miglior giocatore della squadra.[44]

Qualificato per la Coppa UEFA, ottenuta grazie al quarto posto in campionato, il Bordeaux riesce ad ottenere grandi risultati in campionato, grazie specialmente a Zidane.[45]Nonostante il cartellino rosso contro il Marsiglia a causa di un pugno dato a Marcel Desailly nel settembre del 1993, Zidane è diventato il beniamino della sua squadra.[46]L’eliminazione precoce in Coppa non impedisce Bordeaux di concludere il campionato con un ottimo quarto posto. Alla fine della stagione, dopo aver segnato 6 gol in 34 partite,[44] Zidane riceve il Trophées UNFP du football come miglior esordiente nel 1994.[47] Nella stagione successiva, il Bordeaux viene eliminato subito in Coppa UEFA e ottengono il quinto posto in campionato. Zidane rimane uno dei punti determinanti per la squadra, segnando sei 6 gol in 37 partite.[44]

Nella stagione 1995-1996, il Bordeaux vince la Coppa Intertoto, grazie anche a Zidane che segna 5 gol in 8 partite.[48] Nel quarto turno di Coppa UEFA, Zidane ha segnato un gol da quaranta metri nella sfida contro il Real Betis.[49] Ai quarti di finale, il Bordeaux è costretto a battere il Milan.[50] Dopo aver perso la prima gara per 2-0, i francesi riescono a ribaltare il precedente risultato grazie al risultato di 3-0. In questa gara, Zidane è uno dei protagonisti, essendo l’autore dei due assist per la doppietta di Christophe Dugarry.[51]La squadra riesce ad arrivare in finale, ma perde contro il Bayern Monaco. Zidane termina la stagione con 6 gol in 33 partite e riceve il suo secondo Trophées UNFP du football, stavolta come miglior giocatore del 1996.[52]

Con il Bordeaux Zidane ha giocato per quattro anni, siglando 28 gol in 139 gare di campionato.

Juventus

Nel 1996 arriva in Italia, alla Juventus, squadra allenata da Marcello Lippi, per 7,5 miliardi di lire.[53] Decide di indossare la maglia con il numero 21.[54] Seppur all’inizio presenti un calo atletico,[55] Zidane riesce in breve tempo a mettersi in mostra con la nuova squadra. Segna il suo primo gol, il 20 ottobre 1996, nella gara vinta per 2-0 contro l’Inter.[56]La prima stagione è un successo per i bianconeri: vincono una Coppa Intercontinentale, la Supercoppa Europea, e il loro 24º scudetto. Zidane è protagonista di questi successi anche grazie ai suoi cinque gol e alle sue 29 presenze in campionato.[44] In Champions League Zidane ha giocato ottimamente, ma ciò non è bastato a vincere la finale contro ilBorussia Dortmund.[57]

La stagione 1997-1998 si apre con la conquista della Supercoppa Italiana.[58] In campionato, Zidane gioca 32 partite e segna 7 gol e, al termine di questo torneo, conquista il suo secondo scudetto consecutivo.[59] In Champions League, la Juventus perde ancora una volta la finale, stavolta con il Real Madrid.

Dopo aver conquistato il titolo di Campione del Mondo al Mondiale del 1998, Zidane viene insignito del Pallone d’oro a dicembre del 1998, diventando il quarto giocatore francese ad aggiudicasi tale trofeo.[60][61] La stagione 1998-1999, però, non è molto fortunata per il giocatore francese: segna solo 2 gol in 25 partite ed è vittima di un duro infortunio a fine stagione.[62] Al termine della stagione, la Juventus si classifica al 7º posto e Lippi viene sostituito da Carlo Ancelotti.

Nella stagione 1999-2000, Zidane è favorito per vincere il suo secondo Pallone d’oro, soprattutto grazie alle ottime prestazioni ad Euro 2000. Tuttavia, a causa dei suoi cartellini rossi in Champions League, perde la possibilità di ottenere il riconoscimento calcistico.[63][64] Nella stagione 2000-2001, Zidane trova complicità con l’attaccante francese David Trezeguet: la coppia riesce a portare la Juventus in testa alla classifica.[65] Tuttavia, il pareggio di 2-2 con la Roma, impedisce alla Juventus di vincere lo scudetto. Conclude la stagione con 6 gol in 33 partite.

Con i bianconeri gioca complessivamente 212 partite e segna 31 gol, di cui 24 in Serie A. Seppur osannato dai tifosi, dopo la cessione del giocatore, nel 2001, Agnelli lo definì “più divertente che utile”.[66]

Real Madrid

Zidane con la maglia del Real Madrid nel 2005

Nel 2001 si trasferisce dalla Juventus al club spagnolo del Real Madrid, che, per averlo tra le sue file, oltre a siglare un contratto triennale con il giocatore, spende 150 miliardi di lire, rendendolo il giocatore più costoso della storia del calcio fino a quel momento.[67] Sceglie di indossare la maglia numero 5[68], precedentemente appartenuta a Manuel Sanchís.[69] All’inizio della sua prima stagione, Zidane non riesce a trovare il giusto spazio in squadra, anche a causa della concorrenza con gli altri giocatori come Raúl e Figo.[70] Con l’arrivo di Zidane la squadra si aggiudica subito la Supercoppa di Spagna.[71] Zidane ha segnato il suo primo gol il 15 settembre 2001 contro il Real Betis.[72] Ben presto il francese si dimostra grande protagonista nella stagione dei madrileni, culminata con la sua pregevole e decisiva marcatura nella vittoria per 2-1 contro il Bayer Leverkusen nella finale della Champions League 2001-2002. In quell’occasione Zidane riesce a trasformare il traversone di Roberto Carlos in un tiro al volo che si infila nell’angolo alto della porta difesa dal portiere Hans-Jörg Butt.[73] Al termine della stagione, Zidane vince la sua prima Champions League dopo due finali perse[74] e, successivamente, anche la Supercoppa UEFA[75] e alcuni mesi dopo la Coppa Intercontinentale[76] e il primo campionato spagnolo, nel quale ha contribuito firmando 9 reti in 33 presenze.[77]

Nella stagione 2002-2003 vince la Liga e nuovamente la Supercoppa di Spagna. Nelle tre annate successive il club non avrebbe più centrato successi. Nella stagione 2002-2003 realizza 6 gol in 33 partite, il risultato più basso ottenuto da Zidane con il Real Madrid, e la squadra termina al quarto posto in campionato. La stagione 2003-2004 vede il Real Madrid in crisi e Zidane firma solo 6 volte in 29 partite di campionato.[78] L’ultima stagione al Real Madrid, 2004-2005, vede Zidane fare un buon campionato, nel quale firma le sue prime triplette in carriera, una contro il Sevilla (4-2) e l’altra contro l’Espanyol (4-0).[79] Per le Olimpiadi di Atene 2004 fu uno dei tedofori.

Il 25 aprile 2006 rende nota l’intenzione di ritirarsi dopo i Mondiali 2006.[80] Il 7 maggio seguente disputa la sua ultima partita a livello di club, contro il Villarreal allo Stadio Santiago Bernabéu. I tifosi del Real Madrid gli riservano un caloroso tributo, sventolando dei cartelli con il suo nome e il suo numero, il 5, e i suoi compagni di squadra indossano magliette commemorative con la scritta ZIDANE 2001-2006 sotto il logo del club. Zidane firma il gol del 2 a 2 con un colpo di testa vincente su cross di David Beckham (la gara finisce 3-3).[81]

Nazionale

Esordi

Nel 1994 partecipa all’Europeo Under-21, dove veste la maglia numero 7. I francesi si classificheranno al quarto posto dopo aver perso la semifinale contro l’Italia Under-21 e la finale per il terzo posto contro la Spagna Under-21.

Mondiali 1994

Dopo la mancata qualificazione al Mondiale del 1994, la squadra francese è in crisi. L’allenatore Aimé Jacquet decide di convocare alcuni giovani e, tra questi, spicca il nome dello stesso Zidane, reduce da ottime prestazioni con il Bordeaux.[46] Durante la gara contro la Repubblica Ceca del 17 agosto 1994, Zidane esordisce in Nazionale maggiore all’età di 22 anni; il giocatore entra al 63º minuto di gioco al posto di Corentin Martins[82] e firma in pochi minuti una doppietta che consente la vittoria della Francia sugli avversari.[83] Il giocatore dedica la sua doppietta alla moglie incinta di due mesi.

Europeo 1996

Dopo qualche tempo, Zidane ritorna in nazionale e l’allenatore Jacquet lo nomina titolare nel ruolo di trequartista.[84] Questo ruolo è decisivo per la carriera di Zidane; il giocatore, grazie alle sue ottime prestazioni, viene convocato nel 1996 per l’Europeo in Inghilterra, dove indossa la maglia numero 10. Dopo aver vinto ai rigori contro i Paesi Bassi,[85] i francesi vengono sconfitti ai rigori in semifinale dalla Repubblica Ceca.[86] Zidane chiude il torneo con una prestazione deludente e poco incisiva per la squadra.[87] Dopo l’esperienza all’Europeo 1996, Zidane continua ad essere determinante per la squadra francese. Nel 1997 partecipa al Torneo di Francia, dove segna un gol al 12° nella partita contro l’Italia, conclusasi in parità sul 2-2.[88] Con questo gol, Zidane inaugura lo Stade de France.[88]

La vittoria ai Mondiali 1998

Viene convocato nel 1998 sempre da Aimé Jacquet per giocare i Mondiali di calcio in Francia. Esordisce il 12 giugno a Marsiglia contro il Sudafrica, partita vinta dalla Francia 3 a 0, con i gol di Dugarry (gol su assist dello stesso Zidane su calcio d’angolo), autogol di Pierre Issa e terzo gol di Thierry Henry.[89] Dopo l’1-1 tra danesi e sudafricani, maturato nella seconda giornata, la Francia ottiene la qualificazione con un turno d’anticipo battendo l’Arabia Saudita 4-0, con reti di Trezeguet e Henry. Zidane, colpevole di un fallo di reazione a risultato già fissato, viene espulso dall’arbitro e squalificato per due turni.[90][91] Nel terzo turno la Francia, già qualificata, non fa sconti alla Danimarca e passa 2-1, vincendo il girone a punteggio pieno; grazie, però, al 2-2 tra Sudafrica e Arabia Saudita, anche la Danimarca riesce ad ottenere un posto agli ottavi, dove Zidane non gioca il 28 giugno contro il Paraguay per squalifica vinta 1 a 0 con il gol di Laurent Blanc.[92] Torna in campo nella partita di Saint-Denis il 3 luglio valida per l’accesso per le semifinale. La Francia affronta l’Italia, dove vince ai rigori 4 a 3, segna il primo rigore dei francesi.[93] L’8 luglio si qualifica in finale dopo aver battuto per 2 a 1 in semifinale la Croazia.[94] Il 12 luglio allo Stade de France di Saint-Denis, vicino Parigi, vince il Trofeo in finale contro il Brasile (campione in carica) per 3 a 0, grazie alla sua doppietta e al gol di Emmanuel Petit.[95] La Francia vince il Mondiale per la prima volta.

La vittoria dell’Europeo 2000

La maglia di Zidane all’Europeo del 2000

Nel 2000 viene chiamato per disputare il suo secondo Europeo che si giocherà in Belgio e nei Paesi Bassi. L’11 giugno gioca la sua prima partita a Bruges contro la Danimarca, finita 3 a 0 per i francesi. Il 15 giugno la Francia vince anche contro la Repubblica Ceca 2 a 1. Perde la terza partita contro i Paesi Bassi 3 a 2. La Francia, tuttavia, si qualifica ai quarti di finale, dove affronta il 25 giugno a Bruges la Spagna.[96] Qui Zidane segna un gol, portando la Francia alla vittoria per 2 a 1. Decide con un golden gol anche la semifinale vinta il 28 giugno 2 a 1 contro ilPortogallo, giocata a Bruxelles.[97] Il 2 luglio a Rotterdam vince il suo primo titolo Europeo contro l’Italia grazie al gol di David Trezeguet al Golden goal, dopo l’1 a 1 dei 90 minuti.[98]

Mondiali 2002

Diventata Campione del mondo e Campione d’Europa,[99], la Francia raggiunge il primo posto del Ranking FIFA[100] e si qualifica automaticamente per i Mondiali del 2002, i quali si giocheranno in Giappone e Corea del Sud. Dopo il ritiro di Didier Deschamps, Zidane viene nominato vice-capitano della squadra francese.[101]

Il 26 maggio 2002, poco prima della partenza per il nuovo mondiale, Zidane si infortunia al quadricipite della coscia sinistra.[102] La sua assenza ha gravi conseguenze per il gruppo francese che perde e pareggia rispettivamente con Senegal e Uruguay nelle prime due sfide della fase a gironi. Zidane torna in campo contro la Danimarca; tuttavia, Il giocatore, in condizioni fisiche piuttosto precarie, non risulta incisivo per la squadra francese che viene sconfitta per 2-0. La Francia è, a sorpresa, fuori dai Mondiali, con un solo punto ottenuto in tre gare e nessuna rete segnata. È il peggior risultato per una nazionale campione del mondo in carica nella storia dei Mondiali di calcio.[103]

Europeo 2004

Dopo il deludente Mondiale, la squadra francese riesce a trovare la qualificazione per l’Europeo del 2004. Nonostante l’assenza di Zidane, la squadra vince la Confederations Cup 2003, dando quindi buone speranze per il futuro.[104] Convocato per l’Europeo portoghese, Zidane esordisce il 13 giugno 2004 contro l’Inghilterra che va meritatamente in vantaggio e domina il gioco. Beckham sbaglia un rigore nei minuti finali (al 90º ormai scaduto), ma realizza due gol, uno su punizione e l’altro su rigore. La partita viene vinta dalla Francia 2 a 1.[105] Zidane va a segno nella terza partita del girone contro la Svizzera il 21 giugno a Coimbra, vinta 3 a 1 grazie anche alla doppietta di Henry.[106] La Francia viene eliminata nei quarti di finale contro la Grecia (futura campionessa) il 25 giugno a Lisbona grazie al gol al 65′ di Angelos Charisteas.[107]

Il secondo posto ai Mondiali 2006 e il ritiro

Zidane mentre calcia il rigore contro il Portogallo

Il 3 agosto 2005, dopo quasi un anno dall’inizio dell’europeo portoghese, Zidane annuncia di voler ritirarsi dalla nazionale.[108] Nonostante questo, il 17 agosto, il giocatore ritorna a vestire la maglia della Francia nell’amichevole contro la Costa D’Avorio, partita in cui veste la fascia di capitano e firma una rete.[109] Prende quindi parte alla rassegna iridata in Germania. Gioca la prima partita il 13 giugno contro la Svizzera a Stoccarda finita 0 a 0. La Francia si qualifica con 5 punti seconda nel girone dietro la Svizzera, affrontando agli ottavi di finale la Spagna il 27 giugno, dove segna uno dei tre gol, la Francia vince 3 a 1 grazie ai gol di Ribery e Vieira.[110] Nei quarti di finale la Franciagioca contro il Brasile, i verdeoro, grandi favoriti alla vigilia e alla ricerca della rivincita della finale dei Mondiali 1998, vengono sconfitti per 1-0 grazie a un gol di Thierry Henry e abbandonano il torneo dopo tre finali consecutive nelle precedenti edizioni. Durante la seconda fase del torneo si rende autore di ottime prestazioni, tra cui quella con il Portogallo, durante la quale segna il gol su rigore che vale alla Francia l’accesso alla finale contro l’Italia.[111]

Zidane durante la finale dei Mondiali 2006 contro l’Italia

All’inizio della finale, con un calcio di rigore a cucchiaio (con palla che batte sulla parte interna della traversa prima di varcare la linea di porta), porta in vantaggio i suoi;[112][113] negli ultimi minuti della finale, però, macchia la propria partita colpendo con una testata il difensore italiano Marco Materazzi: il gesto gli costa l’espulsione, la dodicesima della carriera (3 a Bordeaux, 5 con la Juventus, 2 con il Real Madrid e una con la Nazionale francese contro l’Arabia Saudita al campionato del mondo 1998).[114][115] L’Italia vince il Mondiale (1-1, 5-3 dcr) ma il giorno successivo, il 10 luglio 2006, Zidane viene comunque eletto miglior giocatore del Mondiale anche se il centrocampista italiano Andrea Pirlo era stato nominato per ben 3 volte (2 più di lui) uomo del match durante il torneo: Ciò scatenerà le polemiche riguardo ad un premio “vinto in partenza” per questioni di sponsor.[116] La finale persa contro l’Italia è l’ultima partita da giocatore disputata da Zidane.[117]

Il 12 luglio 2006, in un’intervista rilasciata a una televisione francese, Zidane si scusa pubblicamente per il suo atto violento che, riconosce, “non è cosa da farsi”, ma senza rivolgersi direttamente a Materazzi, e precisa che “se c’è una reazione è perché c’è una provocazione”. Pur escludendo che Materazzi abbia proferito offese razziste, Zidane lascia intendere si sia trattato di insulti molto gravi e ripetuti alla sua famiglia.[118] Il 18 agosto 2007 Marco Materazzi, in un’intervista a TV Sorrisi e Canzoni, dichiara di aver insultato la sorella di Zidane; offesa alla quale il francese avrebbe reagito violentemente.[119] È il giocatore che ha subito più cartellini (2 espulsioni e 6 ammonizioni) nelle fasi finali dei Campionati del mondo di calcio.[120]

Dirigente

Dal 1º giugno 2009 è il consigliere di Florentino Pérez, presidente del Real Madrid. Il 7 luglio 2011 annuncia il suo prossimo incarico come direttore sportivo del club spagnolo,[121] al fianco di Miguel Pardeza.

Allenatore

Real Madrid

Dal 9 luglio 2013 diventa vice di Carlo Ancelotti, mantenendo sempre il ruolo di direttore sportivo.[122]

Il 25 giugno 2014 viene nominato allenatore del Real Madrid Castilla, seconda squadra del Real Madrid, che gioca nella terza divisione del campionato di calcio spagnolo.

Il 4 gennaio 2016 subentra nella panchina della prima squadra del Real Madrid al posto dell’esonerato Rafael Benítez.[123]

All’esordio sulla panchina dei Blancos ottiene la vittoria casalinga per 5-0 contro il Deportivo La Coruña.

Il 28 maggio 2016 vince la Champions League, l’undicesima nella storia del Real Madrid, superando i cugini dell’Atlético Madrid ai rigori (1-1 dopo i tempi supplementari), alla sua prima stagione da allenatore della prima squadra e dopo essere subentrato da sei mesi, diventando anche il primo tecnico francese a vincere una Champions League.[124]

Dopo il ritiro

Il suo legame con la beneficenza iniziò a Ginevra il 19 marzo 2001, quando divenne ambasciatore dell’ONU nella lotta contro la povertà.[125] Un altro evento benefico a cui ha partecipato Zidane è la partita del cuore svoltasi a Torino il 18 maggio 2009 in cui giocava insieme ad Alessandro Del Piero e altri personaggi famosi del cinema e della televisione italiana, contro la nazionale italiana cantanti. Il 23 marzo 2011 partecipa a Torino ad una partita benefica a favore della ricerca contro la SLA, Derby SLAncio di Vita organizzato dalla Fondazione Vialli e Mauro Onlus, riproponendo un derby delle “vecchie glorie” tra Juventus e Torino. Durante la partita fornisce un assist al gol di Pavel Nedvěd per l’1-2.

Il 4 giugno seguente, in presenza del presidente del Real Florentino Pérez e dell’allenatore José Mourinho, presenta il suo libro dal nome “La semplice eleganza di un eroe”.[126]Nel 2008 ha inoltre interpretato una piccola parte nel film Asterix alle Olimpiadi.

Il 12 novembre 2015 ha presentato il pallone ufficiale degli Europei del 2016.

Informazioni su diego80 (1904 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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