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Comuni della Bergamasca: Gromo, Gandellino,Valgoglio, Valbondione, Oltressenda Alta

Quest’ oggi abbiamo racchiuso ben 5 comuni dell’Alta Val Seriana, all’imboccatura della Val di Scalve. Ed è in arrivo un’altra puntata.

 

Gromo
comune
Gromo – StemmaGromo – Bandiera
Gromo – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoSara Riva (lista civica) dal 5/06/2016
Territorio
Coordinate45°57′52″N 9°55′39″ECoordinate: 45°57′52″N 9°55′39″E (Mappa)
Altitudine676 m s.l.m.
Superficie20,07 km²
Abitanti1 252[1] (31-12-2010)
Densità62,38 ab./km²
FrazioniBoario, Ripa, Spiazzi
Comuni confinantiArdesio, Gandellino,Oltressenda Alta,Valbondione, Valgoglio,Vilminore di Scalve
Altre informazioni
Cod. postale24020
Prefisso0346
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016118
Cod. catastaleE189
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantiGromesi
PatronoSan Giacomo Maggiore esan Gregorio Magno
Giorno festivo25 luglio e 3 settembre
Cartografia

Mappa di localizzazione: Italia

Gromo
Gromo
Posizione del comune di Gromo nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Gromo nella provincia di Bergamo

Gromo (Gróm in dialetto bergamasco[2]) è un comune italiano di 1.233 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia. Territorialmente posizionato nelle Alpi meridionali indicate con il termine Prealpi Bergamasche[3]. Situato sulla destra orografica del fiume Serio, in Val Seriana, dista circa 40 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico, dai caratteristici i tetti neri in ardesia (pióde indialetto bergamasco). Il comune fa parte della Comunità Montana della Val Seriana Superiore. Durante il Medioevo era soprannominato “la piccola Toledo”[4] essendo dotata di numerose fucine, che ne facevano un centro molto importante per la lavorazione del ferro e la conseguente realizzazione di armi bianche, alabarde, scudi e corazze.

Geografia fisica

Territorio

Il borgo di Gromo, con i nuclei di Ripa (a sinistra) e Boario con Spiazzi (a destra)

Il comune è composto dal capoluogo sul fondovalle, posto su una rocca che domina il fiume Serio, a 676 m s.l.m. e da alcune frazioni che occupano entrambe le pendici montuose dei due lati della valle. Il territorio è compreso tra i 604 e i 2.354[5] m s.l.m.

A Nord si trova la frazione di Ripa, mentre a Est si trova la frazione di Boario, a sua volta formata da vari agglomerati posti tutti tra i 900 e i 1.200 m.

La strada che collega Gromo e il fondovalle con Spiazzi è lunga circa 7,5 km, tortuosa e panoramica, corre per i primi chilometri immersa in splendidi boschi sino alla frazione di Valzella, primo minuscolo nucleo abitato composto originariamente da una dozzina di cascine e abitazioni in pietra con tetti in ardesia,oggi ben conservate e abitate, arricchitosi oggi di alcune decine di palazzine di villeggiatura.

Dalla Valzella in poi la strada esce dai boschi, raggiunge il piccolo abitato di Boario e prosegue su ripidi pendii erbosi, fino a raggiungere le pinete della località Spiazzi.[6]

Grotta Carsica

Una grotta di origine carsica posta sul monte Redondo è il Bus di Tacoi. Custodisce i migliori esempi di forme carsiche conosciute. La si raggiunge con un’ora di cammino dagli Spiazzi di Gromo, con la quota di ingresso posta a 1550m. Si divide in quattro settori formati da cunicoli, corridoi e salti sviluppandosi per 1217 m con un dislivello di 189 m fino a raggiungere il lago verde.[7] L’origine del nome in italiano Buco dei Gracchi è riconducibile all’uccello montano omonimo, che nidificava nell’ingresso della grotta.

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Bus di Tacoi.

Clima

Gromo è situato in una vallata e possiede un fondovalle stretto e ripido. Il suo clima è continentale, con inverni freddi e moderatamente secchi ed estati relativamente calde e umide. In condizioni di cielo sereno, in inverno si ha la tipica inversione con minime tra -4 e -6; in estate invece da minime di 16-17° si può arrivare a massime intorno ai 25-26°. Spesso l’inverno dà luogo a precipitazioni nevose. Anche nel caso di temperature superiori ai 30-33°, il vento è quasi sempre presente e soffia moderato e secco.

Storia

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Lombardia.
Le origini del nome
Il toponimo del paese deriva da una parola latina: Grumusdifatti significa collina, altura. A suffragio di questa teoria ci sono altri esempi nella bergamasca, riferiti a luoghi posti in prossimità di colli o montagne: Grumello del Monte e Gromlongo, frazione di Palazzago.

Castello Ginami e chiesa di San Gregorio.

L’antichità e il medioevo

“Damnati ad Metalla”, così chiamò Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) nel suo Naturalis historia[8] i cristiani condannati dai romani a cavar metalli nelle miniere dell’alta Val Seriana. Questo e alcune tracce in armi, cocci, testimoniano la presenza di abitanti sul territorio fin dall’epoca romana, nonché rifugio per i primi italici dalle invasioni barbariche.

Nel 774 il re dei Franchi, Carlo Magno, donò i territori dell’Alta Val Seriana al Monastero di San Martino di Tours ed a quello di Saint Denis De Paris[9]. Successivamente nel 1026 l’Episcopato diBergamo se ne riappropriò in cambio di altri poderi, riservandosi il diritto sui ricavi della estrazione e lavorazione di argento e di ferro sicuramente presenti in valle, dando inizio a un periodo di gravi controversie tra il potere laico, rappresentato dalfeudatario, e il potere ecclesiastico, rappresentato dal Vescovo. Anche i primi documenti scritti in cui si attesta l’esistenza del borgo risalgono a quel periodo: compaiono per la prima volta le espressioni “vallis Ardexie seu Grumi” oppure “curia Ardesii er Grummi”[10], proprio ad indicare Ardesio e Gromo, quelli che diventeranno i comuni rurali.

Emancipatosi in comune autonomo nella prima parte del XIII secolo (i primi documenti a riguardo risalgono al 1238), con atto ufficiale del 12 febbraio 1267[11] Gromo conquistò la sua autonomia e i diritti sulla vendita dei metalli, nonché l’esenzione di ogni tributo.

Napoleone Della Torre, Podestà di Bergamo, per ricompensare l’apporto di 200 uomini a sostegno della espugnazione del paese di Covo, concesse ufficialmente a Gromo il privilegio di essere nominato borgo di Bergamo, previo il pagamento di 1300 lire. Il documento, detto “Instrumento del privilegio”, è ora conservato e consultabile presso il museo sito nel Palazzo Milesi, sede del municipio. Furono due le famiglie che si affermarono con il loro potere e i loro castelli: i Buccelleni, con il loro Castrum de Bucellenis, ed i Priacini, con il Castrum de Priacinis. Intorno a loro si sviluppò il paese con la costruzione delle fucine e il commercio delle armi[12].

La Serenissima Repubblica di Venezia e il declino

Seguì un periodo di prosperità economica, con conseguente significativo sviluppo architettonico: al Castello del XIII secolo, si aggiunse il Palazzo quattrocentesco, ora proprietà del Comune, la Chiesa di S. Gregorio e la piazza così come la si può vedere ancora oggi.

Nel 1428[13] la Repubblica di Venezia espanse il suo dominio anche alla Città di Bergamo ed ai suoi contadi, e non sfuggì certo a quest’ultima il potenziale economico che offriva l’alta Val Seriana, e nemmeno la qualità delle armi bianche prodotte dagli armaioli di Gromo. Questo favorì nuovi rapporti commerciali anche oltre il territorio lombardo, diventando così il paese noto come “la piccola Toledo”. Ma durante il XVII secolo la situazione socio economica del paese cambiò profondamente. Il 1º novembre 1666[14]una sciagura si abbatté sul paese: una rovinosa frana staccatasi dal monte sovrastante, cadde nel torrente Goglio, distruggendo le 32 fucine per la lavorazione del ferro, causando la morte di 63 abitanti, le loro abitazioni e ponendo così drammaticamente e sistematicamente fine ad un periodo di ricchezza e prosperità. Ne seguì un periodo di grande carestia e miseria. Il verbale dell’evento redatto dall’incaricato della Serenissima ne riporta dettagliata cronaca.

L’età moderna e contemporanea

Vista di Gromo verso la fine del XIX secolo

Con l’arrivo di Napoleone Bonaparte, Gromo perse i suoi poteri statutari e il 7 marzo 1798[15], venne nominato dal compartimento di Bergamo capoluogo del XIX distretto delle “Sorgenti del Serio”. Nel 1809 una revisione dei confini mediante un’imponente opera di accorpamento dei piccoli centri ai più grandi portò Gromo ad inglobare nei propri confini amministrativi anche i vicini comuni di Valgoglio e Gandellino. L’unione tra i tre borghi durò poco, dal momento che nel 1816, in occasione del nuovo cambio di governo che vide subentrare l’austriaco Regno Lombardo-Veneto alle istituzioni francesi, questi vennero nuovamente scissi.

La storia del paese negli anni seguenti seguì le vicende della penisola italiana con il passaggio dal dominio Austro-Ungaricoall’unità d’Italia.

Nel 1927 il regime fascista, nell’ambito di una riorganizzazione amministrativa volta a favorire i grossi centri a scapito dei più piccoli, unì nuovamente Gromo con Valgoglio e Gandellino. L’unione durò fino al termine della seconda guerra mondiale, quando il 6 maggio 1947 i tre centri riacquisirono l’autonomia, divenuta però esecutiva soltanto nel 1954.

La costruzione delle centrali idroelettriche dalla fine del XIX secolo al XX diede breve risveglio all’economia del territorio.

Nel 1968, dopo una formale richiesta inoltrata nel 1955 ed approvata nel 1965, le frazioni di Ripa e Bettuno, già parte del comune di Gandellino, furono aggregate a Gromo[16].

In tempi più recenti il paese visse periodi di relativa tranquillità, trovando un deciso rilancio, nel XX secolo, grazie all’industria del turismo.

Le sempre difficili situazioni economiche portarono ad una unione amministrativa di Gromo con i paesi confinanti e il 17 luglio 2014, con seduta straordinaria il Consiglio Comunale approva lo Statuto Costitutivo dell’Unione di Comuni[17] dell’Alto Serio con Gandellino, Valgoglio e Valbondione.

Monumenti e luoghi d’interesse

Municipio di Gromo

Castello Ginami

Costruito sopra uno sperone di roccia sulla parte più elevata del territorio, nella prima metà del XIII secolo della famiglia Bucelleni, il castello domina il paese. L’imponenza della torre armigera, rimasta quasi intatta nei secoli, ne è la sua caratteristica. Nel XV secolo divenne di proprietà della famiglia Ginami, da cui ora ne prende il nome, continuando a subire modifiche architettoniche di ampliamento, fino al XVII secolo. Solo della prima metà del ‘900, è invece l’affresco di San Cristoforo che si trova sulla parete che si affaccia alla piazza. Ora il castello ospita un rinomato ristorante.

Palazzo Milesi

Costruito del XV secolo, il palazzo Milesi è rivestito di marmo grigio venato delle vicine cave di Ardesio. Mantiene intatta la sua facciata, con le cornici e le profilature delle finestre, così come i travetti che formano il soffitto nei salone centrale al primo piano. Due loggiati, soprapposti al portico di pianoterra, con i capitelli dalle colonne a foglie angolari tipiche dell’edilizia bergamasca lo datano nella metà del quattrocento. Il palazzo Ginami, cambiò proprietari in Franzini prima e Scacchi poi, mentre verso la fine del ‘700 passò alla famiglia Milesi. Una fontana circolare, presente nei documenti già dal 1399, di marmo bianco adorna la piazza di fronte al palazzo, che rimane uno dei pochi monumenti a non aver subito negli anni alterazione dell’arte barocca. Con atto del 1924, la famiglia Milesi cedette il palazzo all’amministrazione comunale, compresi i tanti documenti della fondazione Valerio Milesi, databili ad un periodo che va dal XIV al XIX secolo, testimonianza del patrimonio culturale del territorio. Attualmente il Palazzo è sede dell’amministrazione Comunale e dell’Ufficio Turistico, mentre ai piani superiori ospita il Museo delle Pergamene ed il Museo EcoNaturalistico. Durante il periodo estivo vi si svolgono numerose mostre d’arte, che hanno visto tra gli espositori Cesare Paolantonio.

Chiesa di San Gregorio

Chiesa di San Giacomo

La piazza è completata dalla quattrocentesca chiesa di San Gregorio, ora proprietà del comune con portale in pietra di Sarnico e soffitto a botte leggermente decorato. Vi è conservata la pala denominata “La Vergine col bambino” del 1625 di Enea Salmeggia detto il Talpino, dove ai piedi dei Santi Gregorio Magno e Carlo Borromeo c’è il paesaggio di Gromo antica e turrita, così come si presentava nel XVII secolo.

Chiesa di San Giacomo e San Vincenzo

Nel 1184 il vescovo di Bergamo nominò un certo Alberto di Parre come parroco di questa chiesa, che ora è la chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Giacomo Apostolo e San Vincenzo Levita. La sua struttura architettonica è romanica a tre navate, ed ha subito nei secoli tanti cambiamenti. All’interno numerosi sono le opere degne di nota: le navate poste a nord e sud presentano un forte intervento barocco; il presbiterio offre un pregevole scenario dato da un altare ligneo dorato (1645); un coro con 34 cariatidi; sei tele del Cifrondi raffiguranti il martirio e la morte dei santi patroni, e due portelle in rame dorato contenenti le reliquie di notevole pregio. Nella navata a sud, una pala di ognissanti dei Marinoni, autori dell’opera simile inSanta Maria Maggiore a Bergamo della fine del XV secolo, chiaro esempio di Controriforma. Un polittico, con cornice in legno dorato, sul lato a nord. Il Battistero è datato 1511, in stile rinascimentale. All’esterno al termine del portico XVII secolo, si può ammirare la cappella di S. Benedetto 1456 e la finezza dei suoi affreschi, a fianco è allestito il museo che custodisce opere della storia cristiana di Gromo.

Chiesa di San Giacomo (Gromo) affreschi

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Giacomo e San Vincenzo (Gromo).

Chiesa Di San Bartolomeo Frazione Boario

La chiesa della frazione Boario dedicata a San Bartolomeo viene citata in un primo documento nel 1401 e nominata Parrocchia dal Vescovo Daniele Giustiniani nel 1677. In essa si trovano opere di pregio, tra cui il polittico dei Marinoni dipinto a più mani nel corso degli anni. Iniziato da Antonio Marinoni, proseguito poi dal figlio Ambrogio, e consegnato nel 1531, quanto anche questo era morto nel frattempo, tanto che nel 1563 dato il mancato pagamento del saldo dell’opera, la vedova di quest’ultimo, Giulia Pedruzzi, incaricò due pittori per la sua ultimazione Nicola Boneri, sostituito da Giovan Antonio Agnelli, e Giovanni Battista Moroni.[18] La pala della Natività e Santi, datata 1777, posta sull’altare di destra è opera di Saverio Dalla Rosa.

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Bartolomeo (Gromo).

Castello e Torre Priacini o Torre del Lavanderio

Un documento del 1428[19] nomina il Castello Priacini sopra un dosso del borgo di Gromo verso il torrente Goglio di proprietà della famiglia Bucelleni. Resta visibile, nella sua parte originale, solo la prima porzione della torre, detta del Lavanderio, mentre il resto del castello ha subito nel corso degli anni varie trasformazioni, attualmente di stile castellato con torre, cortile interno e merlature, di proprietà della famiglia Lubrini.

Ville stile Liberty

Lungo la mulattiera che porta dal borgo alla frazione Ripa troviamo alcune ville dall’architettura in stile Liberty dei primi novecento, realizzazione di Berardo Cittadini ed ora residenze private.

Dal 2008 Gromo è stato insignito della qualifica di Borgo Medievale e della Bandiera arancione del Touring Club Italiano[20].

Cultura

Il concorso Penna d’Oro, fondato nel 1958 dalle sorelle De Marchi, l’Avv. Licinio Filisetti e l’ing. Ferrari, con il poeta Giacinto Gambirasio[21], avente lo scopo di stimolare l’elaborazione letteraria in lingua dialettale è, ed è stato, l’appuntamento culturale più importante del paese. Nel 1988 la Pro loco, rimasta per anni l’organizzatrice, estese l’ambito del concorso a livello regionale[22]. Numerosi furono i poeti lombardi che si presentarono con le loro opere a questo concorso, mettendo così a confronto le diverse caratteristiche delle lingue dialettali. Tra i vincitori ricordiamo il primo Franco Ferrari e Abele Ruggeri che nel 1960 dedicò la sua ode proprio al paese fondatore, nonché i pluripremiati Umberto Zanetti, Carmelo Francia e Memo Bortolazzi.

Persone legate a Gromo

  • Sorelle De Marchi insegnanti
  • Tito Terzi fotografo,
  • Benvenuto Terzi chitarrista,
  • Antonio Gonzales musicista
  • Berardo Cittadini ingegnere,
  • Cesare Paolantonio pittore,
  • Benedetto De Beni giusto tra le nazioni,
  • Carlo Maria Pensa commediografo

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[23]

Tradizioni e folclore

Coinvolgente e suggestiva è la processione che si svolge la sere del Venerdì santo [24][25] lungo le antiche vie del paese. Una processione notturna composta di centinaia di credenti con i lumi accesi che, partendo dalla Chiesa Parrocchiale, [26]al suono mesto di una marcia funebre, accompagnano la Statua del Cristo Morto, opera fantoniana, fino alla piazza mentre nei prati e sui pendii dei monti piccoli fuochi fatti di stracci imbevuti di olio e grasso rappresentano le vicende del Vangelo sul monte Calvario [27] In quel giorno si usa mangiare la maiassa, una torta particolare, fatta di farina gialla, cipolle, mele e fichi, condita con olio e poi cotta in forno [28][29].

Personalità sportive legate a Gromo[

  • Renato Pasini fondista,
  • Fabio Santus fondista

Geografia antropica

Frazione Boario

Frazione di Boario

La frazione Boario è situata sulla sinistra orografica del fiume Serio, è ormai quasi fusa completamente con Valzella, grazie alla recente costruzione di un nuovo complesso di palazzine. Boario è il nucleo originariamente più grande composto da una chiesa barocca con annessa casa del Curato e da altre costruzioni sempre in pietra con copertura in ardesia L’etimologia deriva dall’essere sempre stato un luogo destinato all’allevamento del bestiame. Una pergamena del 1179 riporta Paulus de Boero.

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Boario (Gromo).

Frazione Spiazzi

Da Boario con alcuni ripidi tornanti la strada continua la salita e dopo poche centinaia di metri si iniziano ad incontrare le prime ville e palazzine di villeggiatura che compongono gli Spiazzi. Rinomata stazione sciistica, ha conosciuto un notevole incremento del turismo invernale nei primi anni 2000, grazie all’ampiamento degli impianti di risalita fino alla località piani di Vodala.

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Spiazzi (Gromo).

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
19551956Santus LuigiCommissario prefettizio
19561960Filisetti LodovicoDemocrazia CristianaSindaco
19601970Filisetti avv. LicinioDemocrazia CristianaSindaco
19701974Andreoletti Cav. BenitoDemocrazia CristianaSindaco
19741978Cittadini Geom AndreaDemocrazia CristianaSindaco
19781978Cugini dott. EttoreCommissario prefettizio
19781988Oprandi UmbertoDemocrazia CristianaSindaco
19881993Andreoletti cav. BenitoLista civica (area centro-sinistra)Sindaco
6 giugno 199326 aprile 1997Beatrice Santina OlivariLista civica (area centro-sinistra)Sindaca
27 aprile 199713 maggio 2001Beatrice Santina OlivariLista civica (area centro-sinistra)Sindaca
14 maggio 200129 maggio 2006Luigi SantusLista civicaSindaco
30 maggio 200615 maggio 2011Luigi SantusLista civicaSindaco
16 maggio 20115 giugno 2016Ornella PasiniLista civica Gromo e futuroSindaca
5 giugno 2016in caricaSara Avv. RivaLista civica Gromo.Presente per il futuroSindaca

Galleria d’immagini

Gandellino
comune
Gandellino – StemmaGandellino – Bandiera
Gandellino – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoFlora Donatella Fiorina (lista civica Uniti nel rinnovamento) dal 26/05/2014
Territorio
Coordinate45°59′24″N 9°56′47″ECoordinate: 45°59′24″N 9°56′47″E (Mappa)
Altitudine675 m s.l.m.
Superficie25,13 km²
Abitanti1 058[1] (30-6-2011)
Densità42,1 ab./km²
FrazioniFoppi, Gromo San Marino(comprendente Bocchetta, Bondo, Grabiasca, Legnaro, Pietra, Ronchello), Tezzi
Comuni confinantiCarona, Gromo, Valbondione,Valgoglio
Altre informazioni
Cod. postale24020
Prefisso0346
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016107
Cod. catastaleD903
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantigandellinesi
Patronosan Martino
Giorno festivo11 novembre
Cartografia

Mappa di localizzazione: Italia

Gandellino
Gandellino
Posizione del comune di Gandellino nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Gandellino nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale

Gandellino (Gandilì in dialetto bergamasco[2]) è un comune italiano di 1 058[1] abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia.

Geografia fisica

Territorio

Il paese è situato prevalentemente sulla parte sinistra orografica del fiume Serio che lo attraversa, a 675 m s.l.m. in alta Val Seriana, circa a 44 chilometri a nord di Bergamo, ed è composto dal capoluogo sul fondovalle, che prosegue nella parte a nord lungo lastrada provinciale con le frazioni Gromo San Marino, Bondo, Pietra e Grabiasca, sulla sua parte a est con la frazione Tezzi e sulla parte ovest con la frazione Foppi.

Dal paese è possibile collegarsi ai diversi sentieri alpini, il Sentiero dell’Alto Serio passa sui due versanti della valle: la terza tappaporta da San Giovanni di Gorno (punto di partenza) a Grabiasca passando per la Ripa sulla parte occidentale; la quarta tappa parte invece da Aprico (Fino del Monte) per arrivare ancora a Grabiasca, ma passando per i Tezzi Alti sulla parte orientale del paese[3].

Mentre attraverso il Sentiero delle Orobie, si possono raggiungere alcune cime delle prealpi bergamasche: i monti Redorta,Grabiasca, Brunone, e Cardeto.

Si possono così raggiungere i numerosi laghi alpini e rifugi: Laghi di Cardeto, Passo della Portula, Curò e Coca (da Valbondione),Brunone (da Fiumenero), Calvi (da Ripa di Gromo), Alpe Corte e Laghi Gemelli (da Valcanale); proprio da quest’ultimo ha inizio anche il sentiero dei rifugi delle Orobie, che si conclude all’Albani.

Gandellino baita val Sedornia 01

La pista ciclabile attraversa tutto il territorio di Gandellino, per lunghi tratti anche nel centro abitato[4]. Sul territorio c’è un impianto sportivo comunale completo di campi di pallavolo calcetto e tennis, mentre nella frazione Gromo S. Marino si trova il campo comunale di calcio e di pallavolo.

Gandellino val Sedornia Spiaz de la Martisola

Spias de Martisola

Il mistero di un luogo, le cui tracce sono per noi oggi sempre di difficile interpretazione. Partendo dalla frazione Tezzi si percorre un sentiero, antico che sale una valle nel bosco, la Val Sedornia, nome che è una trasformazione del nome romano “Saturnia”, Saturnus quindi un elemento religioso, il dio Saturno, dio della natura, della potenza e abbondanza. La valleche percorre un bosco, si apre poi in pascoli, ma è stranamente deserta.

Giunti in località detta Spias de Martisola, compare una radura con un masso a forma di parallelepipedo[5]ora completamente ricoperto di muschio, le cui incisioni e coppelle lo rendono sicuramente riconducibile all’opera dell’uomo, e di un uomo preistorico. Lungo un lato del Masso erratico son ritagliati una serie di gradini, che conducono alla sua sommità. Un masso-altare per sacrifici, e questo secondo gli studi che sono stati fatti qui e in altre zone delle Alpi e Prealpi si ritiene che il masso altare sia stato utilizzato fra il terzo e il primo millennio prima di Cristo. Sulla superficie son ben visibili dei solchi chiamati coppelle. mentre la faccia rivolta a Nord mostra una serie di incisioni circolari, e di linee oblique, forse indicanti costellazioni.

Un masso-altare usato dai druidi[6], sacerdoti dei Celti[7]per riti sacrificali, le coppelle sembra che potessero raccogliere il sangue di vittime, animali o addirittura umane, altri parlano di riti religiosi legati all’acqua che feconda la terra, anche questa possibilità attendibile essendo presente il torrente Sedornia.

Clima

Gandellino è situato in una vallata e possiede un stretto fondovalle. Il suo clima è continentale, con inverni freddi e moderatamente secchi ed estati relativamente calde e umide. In condizioni di cielo sereno, in inverno si ha la tipica inversione con minime tra -4 e -6; in estate invece da minime di 16-17° si può arrivare a massime intorno ai 25-26°. Spesso l’inverno dà luogo a precipitazioni nevose anche di forte intensità.

Gandellino val Sedornia Baita Zucchi 01

Monumenti e luoghi d’interesse

Di pregevole interesse artistico sono le due chiese parrocchiali.

S. Maria Nascente – Gromo San Marino

Chiesa di S.Maria Nascente

Pietro Bussolo (?) Cristo Risorto Legno dipinto e dorato 1510 circa

La chiesa, dedicata alla Natività di Maria,è risalente al 1350, situata sopra un dosso, è ben visibile dalla valle. Anticamente era annessa ad un convento di monache ora soppresso. Un porticato sui lati nord e ovest la contorna. Sul lato verso valle, presenta sette aperture ad arco a tutto sesto in pietra arenaria, complete di colonne in stile toscano che poggiano su di un alto parapetto in muratura coperto da piana in pietra come basamento.
L’interno è caratterizzato da una pianta a tre navate, di cui quella centrale più alta rispetto le due laterali. Le volte di sostegno poggiano su grosse colonne di pietra diverse tra loro per dimensione, ciò rende le arcate a loro volta diverse, creando un’asimmetria architettonica nella chiesa.
Tra le opere artistiche degne di nota vi sono da citare antichi affreschi, molto probabilmente riconducibili proprio alla chiesa primitiva poi ampliata, presumibile opera di Giacomo de Buschis detto il Borlone, che già aveva lavorato nella valle affrescando la Danza Macabra [8], mentre altri di epoca quattrocentesca rappresentano il “Il credo degli apostoli”. Sia la navata centrale che il presbiterio sono decorati con medaglie e cornici in stucco di epoca barocca che raffigurano scene della vita di Maria mentre l’ancona lignea posta dietro l’altare è caratterizzata dalla scultura di un Cristo Risorto, opera della cerchia dello scultore Pietro Bussolo del 1510 circa.
L’edificio è stato restaurato tre volte: la prima nel 1877 e in seguito nel 1936 e infine1987[9].
Nel cimitero accanto è stato tumulato il missionario Alessandro Dordi, proclamato beato il 3 febbraio 2015 da Papa Francesco.

Chiesa Parrocchiale – San Martino

La chiesa, del XX secolo, fu iniziata nel 1920 e terminata con la costruzione della torre campanaria nel 1984, si presenta all’esterno completamente rivestita in pietra, con ai lati due ambulacri aperti verso l’esterno con archi a tutto sesto, a cui si accede per mezzo di due scalinate. L’architettura dell’edificio da la sensazione di trovarsi davanti ad un edificio a tre navate. L’interno è a pianta rettangolare ad unica navata ripartita in sei campate uguali. Le pareti laterali sono interessate da un’alta zoccolatura in pietra, mentre la parte superiore s’imposta un matroneo con sei ordini di trifore per lato. Sopra, oltre il cornicione, si aprono dodici finestre circolari, due per campata, una per lato, che illuminano naturalmente l’interno della chiesa. Oltre la sesta campata inizia il presbiterio, una larga scalinata di sei gradini, nel cui mezzo spicca dominante il tiburio dell’altare centrale con ciborio proveniente dalla cappella dell’ex seminario di Clusone. La facciata opposta,sopra la porta d’ingresso, è interessata da una cantoria in muratura sorretta da quattro colonne con base e capitello. Alla base della torre campanaria posta nella parte occidentale della chiesa, vi è l’ingresso che porta all’interno della cripta. La cripta, usata per le funzioni nelle stagioni invernali, è a pianta rettangolare con un’unica navata e con copertura a volta a botte ed ha dimensione analoga alla chiesa soprastante. Ha un deambulatorio absidale e altare con colonne ed arcate in marmo rosso. Sulla parete rivolta a nord colpiscono gli intensi colori nella rappresentazione, di autore anonimo, raffigurante l’inferno, il purgatorio e il paradiso. Nella cripta è conservata la statua della Madonna del Carmine di opera fantoniana.

San Giorgio – Bondo. Santa Lucia -Tezzi

Altre chiese da visitare sono quelle di San Giorgio a Bondo, dedicata alla Madonna di Lourdes, di San Giovanni Battista in località Tezzi e di Santa Lucia in contrada Foppi. L’abitato di Tezzi offre anche alcuni esempi di architettura tipica della montagna bergamasca: un tempo contrada popolosa, oggi, ancora percorsa da viottoli e angusti acciottolati, ha ben conservato le case rurali con finestrelle e inferiate, ballatoi in legno e tetti con tipiche lastre di ardesia.

Pregevole esempio di archeologia industriale è invece la centrale idroelettrica Enel, risalente al 1920, di aspetto neogotico.

Storia

Salendo la Val Sedornia, uno strano masso sembra testimoniare la presenza dell’uomo sul territorio almeno due millenni a.C., in località Spiaz de Martisola.

Un parallelepipedo con incisi segni circolari che si susseguono su linee parallele, e coppelle, che non sono sicuramente di origine naturale. Un masso-altare usato per culto e sacrifici dei sacerdoti precristiani, i drudi celtici,come nelle vicina valle Canonica.

Il primo documento che riporta il nome Oltre il dragone, riconducibile al bergamasco “dargùn”, ‘torrente rovinoso’, o “drag”, ‘frana’, questo è infatti l’antico nome della località[10], risale al 774, documento in cui Carlo Magno re dei Franchi, dona tutta l’Alta Valle Seriana al Monastero di San Martino di Tours in Francia, a testimonianza di questo, Gandellino mantiene S. Martino quale santo patrono.

Cappella San Carlo Gandellino

Nel 1267 ottiene l’autonomia dal Vicariato di Bergamo, che nel 1067 era subentrato al Monastero di S.Martino, partecipando con Gromo eValgoglio all’espugnazione del paese di Covo con mezzi propri, sia economici che di uomini in qualità di soldati e di forza lavoro. Il documento, detto “Instrumento del privilegio”, è ora conservato e consultabile presso il museo sito nel Palazzo Milesi di Gromo. Con l’autonomia i ricavati dell’estrazione e lavorazione di minerali, diventano l’economia del paese. Risale al 1396[11] invece il documento, un atto notarile di vendita, dove compare, per la prima volta, il nome di Gandellino, anche questo con ogni probabilità dalla voce bergamasca “ganda”, che significa “frana”.
Nel 1428, passando sotto il dominio veneto, il mercato e il lavoro delle armi, subiscono un notevole incrementato, come per tutti i paesi della valle, ma una terribile frana nel XV secolo, distrugge le fucine che erano presenti lungo il torrente Sedornia per la lavorazione dei metalli, e la successiva frana del 1834 ne cancella ogni traccia, rimangono consultabili solo gli atti notarili a testimonianza storica.

L’economia contadina, molto povera, data la posizione montana porta nei primi del ‘900 ad una migrazione corposa, in Francia e in Svizzera. Nel 1968 cedette le frazioni Ripa eBettuno al comune di Gromo[12].

Sul territorio si sono susseguite frane anche nel 2000[13] che richiedono da anni interventi di prevenzione con canali di scolo acque e muri di contenimento[14][15]con lavori che hanno richiesto studi approfonditi del territorio.[16]

Tezzi Alti Gandellino

Le sempre difficili situazioni economiche porteranno ad una unione amministrativa di Gromo con i paesi confinanti e il 17 luglio 2014, con seduta straordinaria il Consiglio Comunale approva lo Statuto Costitutivo dell’Unione di Comuni[17] dell’Alto Serio con Gromo, Valgoglio eValbondione.

Stemma

Il gonfalone porta raffigurati cinque abeti d’argento, terrazzati di verde, e accompagnati in capo da due picconi d’oro, manicati d’argento, decussati, e in punta dall’incudine attraversante, sostenente il maglio posto in fascia, entrambi di nero.[18]

Tradizioni e folclore

La Madonna del Carmelo

Malgrado il paese abbia come santo patrono S. Martino, è la festa della Madonna del Carmelo che cade il 16 luglio, quella maggiormente solennizzata. I numerosi emigranti, che dai primi del Novecento si sono allontanati dal paese alla ricerca di lavoro tornando solo durante le vacanze estive, hanno portato a posticipare i festeggiamenti al 15 agosto, giorno della Assunta.

Le vie e gli angoli del paese, che diventano il percorso della precessione, vengono addobbati di fiori e di simboli mariani, ma l’attrazione della festa è l’incanto al porto della statua della Madonna.

Pochi minuti prima della processione, infatti, sul sagrato della chiesa, si radunano i paesani e seguono l’incanto all’asta per il porto della statua durante la processione.

Dopo il susseguirsi di suggestivi lanci e rilanci di offerte, il banditore proclama chi si è aggiudicato il porto della statua lungo le vie del paese, tra i maridac e i suen, tra gli sposati e i giovani. Lo scoppio di botti segna l’inizio della processione.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[19]

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
7 maggio 199022 aprile 1995Gabriella Dordi“Democrazia Cristiana”, poi lista civica “Amicizia – Unità”Sindaco
23 aprile 199512 giugno 1999Gabriella Dordilista civica “Monte Redorta”Sindaco
13 giugno 199913 giugno 2004Fabrizio Gusminilista civica “Nuove idee”Sindaco
14 giugno 20047 giugno 2009Fabrizio Gusminilista civica “Nuove idee”Sindaco
8 giugno 200925 maggio 2014Tobia Sighillinilista civica “Camminare nel tuo paese”Sindaco
26 maggio 2014in caricaFlora Donatella Fiorinalista civica “Uniti nel rinnovamento”Sindaco

http://www.comune.gandellino.bg.it/  sito istituzionale

http://www.nfsavoie.it/gandellino/  sito casa vacanze Gandellino

http://www.valseriana.eu/  scopri Gandellino

Valgoglio
comune
Valgoglio – StemmaValgoglio – Bandiera
Valgoglio – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoEli Pedretti (lista civica Il coraggio di cambiare) dall’08/06/2009
Territorio
Coordinate45°58′N 9°55′ECoordinate: 45°58′N 9°55′E (Mappa)
Altitudine929 m s.l.m.
Superficie31,89 km²
Abitanti616[1] (31-12-2010)
Densità19,32 ab./km²
FrazioniColarete, Novazza
Comuni confinantiArdesio, Branzi, Carona,Gandellino, Gromo
Altre informazioni
Cod. postale24020
Prefisso0346
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016225
Cod. catastaleL579
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantivalgogliesi
Patronosanta Maria Assunta
Giorno festivo15 agosto
Cartografia

Mappa di localizzazione: Italia

Valgoglio
Valgoglio
Posizione del comune di Valgoglio nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Valgoglio nella provincia di Bergamo

 

Valgoglio (Valgòi in dialetto bergamasco[2][3]) è un comune italiano di 613 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia.

Situato in una valletta che, bagnata dal torrente Goglio, si sviluppa perpendicolarmente alla Val Seriana, dista circa 44 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico.

Geografia fisica

Territorio

Posto ad un’altezza di 930 m s.l.m., presenta le caratteristiche di un borgo alpino con una natura circostante pressoché intatta.

Storia

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Lombardia.
Le origini del nome
Il nome del paese deriva dalla valle in cui esso è inserito, la quale a sua volta deve il nome al torrente che la bagna. Il Goglio, che sfocia nel fiume Serio nel territorio di Gromo, etimologicamente deriva da goi, che in dialetto bergamasco sta ad indicare un corso d’acqua con gole e forre profonde.

Il paese di Valgoglio, unitamente alle frazioni di Colarete e di Novazza, ha una storia con pochi eventi di rilievo, legati per lo più alle vicende del vicino comune di Gromo.

Difatti il borgo è rimasto estraneo sia alla colonizzazione romana che alle dispute medievali, legando il proprio nome soltanto alla grande capacità estrattiva che il sottosuolo garantiva.

La ricchezza di minerali ha da sempre fornito una sussistenza più che dignitosa per gli abitanti del luogo fin dai tempi del medioevo. In quel tempo quando gran parte delle armi, armature e corazze era prodotta con il ferro qui estratto, così come le monete della zecca di Bergamo, coniate con l’argento di Valgoglio. Unitamente a questi materiali veniva estratto anche l’oro, che contribuì a creare un certo benessere nella zona.

Recentemente, in una miniera dismessa nella frazione Novazza, sono state rinvenute modeste quantità di uranio,[4] tanto da ipotizzare l’apertura di una miniera per l’estrazione di questo minerale da molti considerato pericoloso. Per questo motivo gran parte della popolazione, anche dei paesi circostanti, ha manifestato un forte dissenso, facendo rientrare il progetto.

Il paese tuttora vive grazie allo sfruttamento delle risorse che offre la natura, quali il turismo, l’industria idroelettrica e, in qualche caso, di pastorizia.

Il 17 luglio 2014, con seduta straordinaria il Consiglio Comunale approva lo Statuto Costitutivo dell’Unione di Comuni [5] dell’Alto Serio con Gromo, Gandellino e Valbondione, per poter affrontare la situazione economica di criticità.

Monumenti e luoghi d’interesse

San Cristoforo Chiesa di Santa Maria Assunta

La chiesa parrocchiale del capoluogo, edificata nel XVII secolo, ma rifatta due secoli più tardi, è intitolata a Santa Maria Assunta, e custodisce affreschi e sculture di buona fattura, risalenti ad un periodo compreso tra il XIV ed il XV secolo.

La chiesa della frazione Novazza, dedicata ai Santi Pietro e Paolo e risalente al XIX secolo, possiede un ciclo di affreschi sulla vita di San Pietro, eseguito da Ponziano Loverini.

Infine merita menzione pure la chiesa di Colarete, dedicata a San Michele, con affreschi del XV e del XVI secolo.

Notevoli sono le escursioni che si possono compiere sul territorio comunale, adatte ad ogni tipo di utenza: si va dalla semplice passeggiata ad itinerari riservati a persone più esperte. Tra questi vale la pena segnalare la Val Sanguigno ed il cosiddetto Giro dei cinque laghi, che tocca i laghi artificiali di Aviasco, Nero, Campelli, Sucotto e Cernello.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[6]

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
23 aprile 199512 giugno 1999Corrado Fumagallilista civicaSindaco
13 giugno 199913 giugno 2004Augusto Bonardolista civicaSindaco
14 giugno 20047 giugno 2009Augusto Bonardolista civicaSindaco
8 giugno 2009in caricaEli Pedrettilista civica “Il coraggio di cambiare”Sindaco

 

http://www.comune.valgoglio.bg.it/  sito istituzionale

Valbondione
comune
Valbondione – StemmaValbondione – Bandiera
Valbondione – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoSonia Simoncelli (lista civica”Valbondione per tutti”)
Territorio
Coordinate46°02′16″N 10°00′47″ECoordinate: 46°02′16″N 10°00′47″E (Mappa)
Altitudine900 m s.l.m.
Superficie96,89 km²
Abitanti1 071[1] (01-01-2014)
Densità11,05 ab./km²
FrazioniBondione, Dossi, Fiumenero, Gavazzo, Lizzola, Maslana, Mola
Comuni confinantiCarona, Gandellino, Gromo,Piateda (SO), Ponte in Valtellina (SO), Teglio (SO),Vilminore di Scalve
Altre informazioni
Cod. postale24020
Prefisso0346
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016223
Cod. catastaleL544
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantivalbondionesi
PatronoSan Lorenzo
Giorno festivo10 agosto
Cartografia

Mappa di localizzazione: Italia

Valbondione
Valbondione
Posizione del comune di Valbondione nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Valbondione nella provincia di Bergamo

Valbondione (Albundiù in dialetto bergamasco[2]) è un comune italiano di 1.071 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia. Posto presso la testata della val Seriana, dista circa 52 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico.

Geografia fisica

Territorio

Vista sull’abitato di Bondione

 

Situato in Alta Val Seriana con un’altitudine compresa tra i 750 m s.l.m. del fondovalle ed i 3.050 m del pizzo Coca, è di gran lunga il comune più esteso ed anche il più settentrionale della provincia di Bergamo.[3]

È delimitato a Nord dallo spartiacque delle Prealpi Orobiche che parte dal Pizzo del Diavolo di Tenda, include la Punta Scais, il Pizzo Coca fino al monte Torena, e che suddivide la provincia bergamasca da quella di Sondrio (nella fattispecie con i comuni di Piateda, Ponte in Valtellina e Teglio). A Sud-Ovest confina con Gandellino tramite la linea che va dalla cresta del pizzo del Diavolo di Tenda al Pizzo Ceppo, scende sul fondovalle e risale sul monte Vigna Soliva; mentre a Sud include la parte sommitale della val Sedornia fino alla vetta del monte Vigna Vaga, limite amministrativo con il comune di Colere, posto in valle di Scalve.

A Sud-Est il limite territoriale è ancora con la stessa valle, ma con il paese diVilminore, ed è dato dal tratto che va dai monti Vigna Vaga al passo della Manina, continuando sul monte Sasna fino al Pizzo dei Tre Confini; linea che continua anche ad Est, con le vette dei monti Gleno, Trobio, Strinato e Torena.

Il comune è composto dalle tre frazioni Fiumenero (2850 ettari di estensione), la prima che si incontra provenendo da Bergamo, Bondione (4810 ettari) e Lizzola (1974 ettari), quest’ultima posta in posizione elevata rispetto al fondovalle, a Sud-Est del territorio comunale. Numerose sono le piccole contrade, tra le quali Mola, Gavazzo e Dossi, poste sulla destra del Serio tra Fiumenero e Bondione, con Redorta in posizione più elevata, poi Beltrame, Pianlivere e Grumetti che compongono il nucleo di Bondione, ed infine Maslana, abbarbicata sulle pendici del monte Pinnacolo sulla destra orografica della valle.

La parte terminale della valle

 

La sede comunale è posta a Bondione, dove si trovano i principali servizi tra cui ilmunicipio, la farmacia, l’ufficio turistico, le scuole e la biblioteca.

Il territorio molto esteso include un ragguardevole numero di monti, valli e corsi d’acqua. Si consideri infatti che le dodici principali vette delle Prealpi Orobiche sono incluse sul suolo valbondionese: le più alte sono il Pizzo Coca (3.050 m), ilPizzo Redorta (3.038 m), la Punta Scais (3.038 m), il Pizzo del Diavolo della Malgina (2.924 m), il Pizzo del Diavolo di Tenda (2.914 m) ed il Monte Torena(2.911 m), con numerose altre cime dall’altezza minore.

Molte sono anche le vallate: si va dalla valle Bondione, che occupa la porzione Sud-Est del territorio, e le sue tributarie valle dell’Asta e valle Stretta, alla valle di Coca, che si sviluppa sulle pendici dell’omonimo monte, senza dimenticare la valle dell’Aser e la Valsecca, che sfociano presso Fiumenero, la valle degli Enrici, che scende dal monte Vigna Soliva, la val Sedornia (anche se solo parte più a monte) e la valle del Serio. Quest’ultima è indubbiamente la più importante, con numerose altre valli minori che vi sfociano nella sua parte iniziale, ad un’altezza spesso superiore ai 2.000 m s.l.m., quali la Valmorta, la valle della Cerviera, la valle del Trobio e la valle del Lago. Per ciò che concerne l’idrografia numerosi sono i corsi d’acqua che bagnano il territorio: il principale è senza dubbio il Serio, che nasce dalle pendici delmonte Torena nei pressi del Passo del Serio, e solca il territorio comunale ricevendo le acque di numerosi torrenti. Questi sono per lo più corsi d’acqua che raccolgono le acque in eccesso provenienti dai monti circostanti e quelle derivanti dallo scioglimento delle nevi. Il principale di questi è il fiume Bondione, che dà il nome alla vallata, bagna la frazione di Lizzola e confluisce nel Serio da sinistra. Tra gli altri si segnalano il Nero, che sfocia da destra presso Fiumenero, il Trobio ed il Coca.

Il lago artificiale del Barbellino

 

A livello orografico sono presenti anche una grande quantità di laghi: il più esteso è il lago artificiale del Barbellino, posto nell’omonima conca ad un’altezza di circa 1.950 m s.l.m. il cui sbarramento viene utilizzato per la produzione di energia elettrica. Poco più a monte si trova il lago del Barbellino Naturale, meno esteso ma comunque dalle notevoli dimensioni. Estensione più contenuta è invece quella dei vari laghetti alpini quali il Lago di Coca, situato sulle pendici dell’omonimo monte, i Laghi della Cerviera (nell’omonima valle), il lago Spigorel in val Sedornia, ed i laghi della Malgina, Gelt, Bondione, di Valmorta, della Cima, di Sasna, dei Corni Neri, di Pila, d’Avert, che prendono il nome dalla località in cui si trovano.

La rete viaria è molto semplice ed è composta da una sola arteria, la strada provinciale SP49 dell’alta val Seriana, che giunge da Gandellino, percorre tutto il fondovalle costeggiando il corso del fiume Serio, e si inerpica infine fino a Lizzola.

Vi sono inoltre numerosi sentieri e mulattiere, molto utilizzati specialmente nei secoli scorsi, che collegano il borgo con i centri vicini, ma anche con le vallate attigue tramite valichi montani. Tra questi vi sono il Passo di Bondione ed il Passo della Manina che conducono in Val di Scalve ed i passi Grasso di Pila, di Caronella e del Bondone, che comunicano con la Valtellina.

Storia

Poche sono le informazioni storiche riguardanti questo comune montano. Recenti studi farebbero risalire l’origine dei primi insediamenti all’epoca romana. Pare difatti che le miniere di ferro, scoperte nella zona di Lizzola proprio in quel periodo, avessero portato un ingente numero di schiavi (i cosiddetti Damnata ad Metallam),[4] le cui abitazioni avrebbero appunto creato il primo agglomerato urbano.

Il passo della Manina, storico collegamento con la valle di Scalve

 

Nei secoli successivi alla caduta dell’impero romano, la zona venne abitata da gruppi di persone che si spinsero fin qui per trovare scampo alle scorrerie ed alle incursioni delle tribù guerriere che imperversavano nei fondovalle.

Difatti i primi nuclei sparsi vennero costituiti in posizioni elevate, come testimoniano i primitivi borghi di Lizzola, Redorta e Maslana, abbarbicati sulle pendici dei monti della zona, lasciando solo sparuti insediamenti nel fondovalle.

Tuttavia in seguito a forti dissesti geologici occorsi in epoche antiche, non si sa se provocati da frane o addirittura da un terremoto, le borgate di Maslana e Redorta furono distrutte. In quest’ultima sono tuttora visibili i resti dei vecchi insediamenti crollati, tra cui alcune antiche baite e la piccola chiesetta.

Di conseguenza, a partire dall’epoca medievale, la popolazione si trasferì progressivamente sul fondovalle, in zone diventate sicure. Sorsero quindi numerosi agglomerati che crebbero fino a diventare contrade, che ben presto si raggrupparono in tre entità distinte tra loro: Bondione, Lizzola e Fiumenero.

Da sempre posti in una posizione defilata, i borghi che compongono il comune non hanno mai vissuto sul proprio territorio episodi storici di rilievo, “subendo” le trasformazioni politiche che avvenivano nel resto della provincia o della regione.

Il primo documento che riguarda questa zona è datato 957, nel quale l’imperatore Ottone II di Sassonia concedeva la val Seriana e la valle Bondione in feudo al vescovo di Bergamo. Il feudalesimo si radicò ulteriormente dall’XI secolo, quando Valbondione venne assegnata ad un console, che aveva notevoli poteri sugli abitanti.

Atto di vendita, risalente al 1387, riguardante abitanti di Lizzola (dall’archivio Pietro Pensa)

 

Per gran parte del periodo medievale tutti i piccoli centri della Valle Bondione, gravitarono costantemente sia in campo amministrativo che in quello religioso nell’ambito della Val di Scalve. Nonostante questa fosse posta sull’opposto versante orografico e raggiungibile soltanto tramite il passo della Manina ed il passo di Bondione, entrambi posti lungo angusti sentieri, legò a sé questi territori nell’istituzione denominata Comunità Grande di Scalve, facendoli inoltre dipendere dalla chiesa prepositurale di Vilminore.

I primi privilegi concessi risalgono al 1202, come testimoniato dal documento in cui Bondelione ottenne dalla Comunità di Scalve la possibilità di amministrare in modo autonomo la decima parte dei beni complessivi dell’istituzione. Ed è per questo motivo che in documenti successivi il borgo di Bondione venne chiamato con il nome di Dieci Denari.

Il XIV secolo fu un periodo molto denso di avvenimenti, dal momento che anche qui si verificarono scontri tra le opposte fazioni di guelfi e ghibellini, che portarono lutti e devastazioni tra la popolazione. Altro evento infausto fu la pestilenza verificatasi nel 1361, che ridusse notevolmente il numero degli abitanti.

Uno spaccato della vita quotidiana di quel periodo è garantito da numerosi documenti, custoditi nell’archivio Pietro Pensa, nei quali sono documentati atti volti a regolamentare compravendite o redimere questioni tra gli abitanti.

Nel 1427 Valbondione, con un atto di sottomissione, venne inclusa nei possedimenti di terra della Repubblica di Venezia che per contro, concesse numerosi sgravi e benefici alla zona. Con la Serenissima ritrovò nuovo impulso lo sfruttamento delle miniere di ferro della valle Bondione, che creò ulteriori opportunità nell’indotto grazie all’apertura di due forni di fusione presso le contrade Torre e Gavazzo, nei pressi di Fiumenero.

A livello amministrativo, nel 1516 i borghi della valle Bondione entrarono a tutti gli effetti a far parte del Gran Consiglio di Scalve, rimanendovi legate per oltre due secoli.

Tuttavia le varie comunità di Lizzola, Bondione (o Dieci Denari) e Fiumenero cominciarono a spingere affinché venisse loro riconosciuta anche l’autonomia amministrativa, situazione che si verificò contestualmente al passaggio dalla Serenissima alla napoleonica Repubblica Cisalpina, avvenuto nel 1797.

L’antico borgo di Maslana, recentemente ristrutturato

 

In questo ambito Lizzola, Dieci Denari e Fiumenero vennero inclusi nel Circondario di Clusone, anche se già nella successiva riorganizzazione territoriale del 1805 vennero tutti e tre raggruppati nell’entità denominata Valbondione, che dal1809 venne a sua volta aggregata al comune di Castione. Ricostituito dopo due anni, nel 1812 venne nuovamente aggregato, questa volta a Gandellino.

In seguito alla Restaurazione del 1816, l’intera regione passò all’austriaco Regno Lombardo-Veneto, che definì nuovamente i confini ripristinando i tre comuni precedenti.

L’ultimo passo fu quello di svincolarsi dalla valle di Scalve anche in ambito religioso, passando dalla vicaria foranea di Scalve a quella di Ardesio, avvenuto nel 1852.

Il periodo compreso tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XX vide un periodo molto florido per il paese, con la popolazione che crebbe dai 513 residenti del 1776 ai 737 del 1805, raggiungendo quota 1106 nel 1853 e 1405 nel 1871. Il tutto grazie alle molteplici possibilità di lavoro che il territorio offriva: oltre alle miniere, costantemente utilizzate anche dopo l’età veneta, ed al relativo indotto ad esse legate, vi erano anche le professioni di boscaiolo e carbonaio.

A ciò si aggiunsero anche i lavori di costruzione dello sbarramento del fiume Serio a monte dell’abitato che, portati a compimento negli anni tra il 1920 ed il 1930, garantirono il funzionamento di una centrale idroelettrica posta in località Dossi.

La vita del comune continuò fino al 1927, anno in cui il regime fascista, nell’ambito di un’opera di soppressione dei piccoli centri in favore dei più grandi, decise la fusione di Bondione e Fiumenero, andando a formare l’attuale Valbondione[5].

Tuttavia a partire dal termine della prima guerra mondiale cominciò ad entrare in crisi l’industria estrattiva, con pesanti ripercussioni sulla vita degli abitanti. Gli anni seguenti videro infatti una progressiva diminuzione della popolazione che, dopo aver raggiunto le 2.002 unità rilevate nel censimento del 1931, scese fino alle 1.085 del 2011.

Soltanto nella seconda parte del XX secolo il territorio comunale venne interessato da un notevole sviluppo edilizio dovuto all’incremento dell’industria turistica, grazie alla presenza di piste da Sci alpino e sci di fondo, ma anche agli itinerari naturalistici ed alla tranquillità del posto.

Origine etimologica

Il nome deriva, come è logico pensare, dalla valle che include i borghi presenti sul territorio comunale. Questa, già in epoca medievale indicata come Bondelione, trae origine dal prefisso Bont, di chiara matrice celtica, riscontrabile anche in altri toponimi della bergamasca quali Bondo di Albino, Bondo di Colzate oppure Bondo di Adrara San Martino, che starebbe ad indicare una conca oppure un territorio con la presenza di un ammasso di pietre.

Di matrice celtica è anche l’etimo della località di Gavazzo, la cui origine è riconducibile alla radice Gav-, indicante la presenza di un corso d’acqua. Di derivazione latina è invece l’altra località di Maslana, che dovrebbe derivare dalla dicitura ”Selva Massilana”, ovvero un bosco appartenente a tale ”Massilus”. Stessa origine per Lizzola, dal gentilizio romano ”Alletius”, traslato prima in ”Litius”, poi in ”Liccius”, a cui venne applicato il suffisso diminutivo ”-olus”, da cui ”Licciolus”. Più particolare invece è la storia etimologica di Fiumenero, non riconducibile al colore delle acque del torrente che lo attraversa, ma alla presenza nelle vicinanze nei secoli scorsi, di un forno di fusione che procurava intensi fumi di colore nero che avvolgevano spesso l’abitato della frazione (vedasi la dicitura dialettale “Föm negher”)[6].

Monumenti e luoghi d’interesse

Sentiero delle Orobie

Il pizzo Coca, vetta più alta delle Orobie

Numerosi sono gli itinerari naturalistici che il paese offre. Su tutti è d’obbligo citare il Sentiero delle Orobie, traccia dalla rilevanza extra-provinciale, che transita per un lungo tratto sul territorio comunale e che tocca ben quattro rifugi alpini: il Baroni al Brunone, il Merelli al Coca, il Curò ed il rifugio UEB-Consoli. Al di fuori di questo itinerario molto frequentato, vi sono anche ilRifugio Barbellino, presso l’omonimo lago, ed il “Goi del ca”, posto in località Maslana. Tutti possono essere considerati punti d’arrivo o base per escursioni più impegnative sulle innumerevoli vette presenti.

Il rifugio Antonio Curò

 

Tra le altre tracce merita menzione anche il Sentiero naturalistico Antonio Curò, che collega il Rifugio Curò al Passo del Vivione, in Valle di Scalve, attraversando zone poco frequentate e ricche di fauna (tra cui camosci, stambecchi, marmotte e mufloni) e flora (genepì, stelle alpine, genziane,genzianelle e cardi) autoctona protetta.

Borgo di Maslana

Molto caratteristico inoltre è il borgo di Maslana che, ricostruito nel secolo scorso dopo un incendio, mantiene intatte tutte le caratteristiche del borgo alpino. Posto su un’altura rocciosa alla base del monte Pinnacolo e che sovrasta il fondovalle, è raggiungibile solo a piedi con circa 30 minuti di cammino, e nei periodo primaverili permette l’avvistamento di stambecchi, che si spingono fino ai margini delle abitazioni. Caratteristiche simili anche per il borgo di Redorta, situato sulle pendici dell’omonimo monte, che si presenta tuttavia in stato di abbandono dopo un grave dissesto geologico occorso secoli or sono. Nel 2006 è stato costruito l’Osservatorio Floro Faunistico come progetto didattico della montagna e del territorio.[7]

Cascate del fiume Serio

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: cascate del Serio.

Cascate del Serio

 

Sempre in ambito turistico, di grande impatto sono le cascate del fiume Serio. Queste si sviluppano dal Lago del Barbellino, dove la centrale E.N.E.L. per cinque volte all’anno (sempre nel periodo estivo)[8][9] libera l’acqua in quello che era il suo originale corso (prima della creazione della centrale stessa), per un triplice salto di ben 315 metri.

Uno spettacolo a cui ogni volta assistono migliaia di persone, per quelle che sono le cascate più alte d’Italia. Interessanti sono anche altri piccoli salti d’acqua, come quello del torrente Bondione a valle di Lizzola, quelli delle valli di Coca e di Fuga, così come il “Gorgo del Cane”ed il “Gorgo dei Fondi”, creati da un salto del Serio tra Maslana e Beltrame.

Chiesa di San Lorenzo

In ambito architettonico merita menzione anche la chiesa parrocchiale, dedicata a San Lorenzo. Edificata nel corso del XIV secolo, ma rifatta completamente nel XVII secolo, custodisce opere pittoriche di buon pregio, tra le quali una Madonna con Bambino e Santi Sebastiano, Lorenzo e Rocco di scuola del Moroni, ed una Vergine con Bambino San Domenico e Santa Caterina di Domenico Carpinoni.

Anche le chiese parrocchiali di Fiumenero, dedicata a Sant’Antonio Abate, e di Lizzola, intitolata a San Bernardino da Siena, possiedono opere rispettivamente del Carpinoni e dell’Albrici.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[10]

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
27 aprile 199713 maggio 2001Sergio PiffariSindaco
14 maggio 200129 maggio 2006Duilio AlbricciSindaco
30 maggio 200615 maggio 2011Benvenuto Morandilista civicaSindaco
16 maggio 20114 dicembre 2013Benvenuto Morandilista civicaSindaco
6 dicembre 2013in caricaPatrizia SavaresecommissarioSindaco

Gemellaggi

  • Italia Montodine

http://www.comune.valbondione.bg.it/  sito istituzionale

http://www.turismovalbondione.it/   sito Pro Loco

 

Oltressenda Alta
comune
Oltressenda Alta – StemmaOltressenda Alta – Bandiera
Panorama di Nasolino
Panorama di Nasolino
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoGiulio Baronchelli (Insieme per Oltressenda Alta) dal 05/06/2016
Territorio
Coordinate45°55′N 9°56′ECoordinate: 45°55′N 9°56′E (Mappa)
Altitudine714 m s.l.m.
Superficie17,33 km²
Abitanti186[1] (31-12-2010)
Densità10,73 ab./km²
FrazioniDosso, Nasolino, Spinelli,Valzurio
Comuni confinantiArdesio, Clusone, Gromo,Rovetta, Villa d’Ogna,Vilminore di Scalve
Altre informazioni
Cod. postale24020
Prefisso0346
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016147
Cod. catastaleG054
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantinasolinensi
PatronoSan Bernardo di Mentone esanta Margherita
Giorno festivo20 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia

Oltressenda Alta
Oltressenda Alta
Posizione del comune di Oltressenda Alta nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Oltressenda Alta nella provincia di Bergamo

Oltressenda Alta (Oltressènda Ólta in dialetto bergamasco[2]) è un comune sparso della provincia di Bergamo, in Lombardia. Composto da alcune frazioni situate nella valle del torrente Ogna, laterale della Val Seriana, dista circa 37 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico. La sede comunale è posta nel nucleo di Nasolino, mentre l’altro borgo è Valzurio.

Geografia fisica

Territorio

La Valzurio, vista dal monte Secco, che culmina con la Presolana

Il territorio comunale si presenta come una lunga striscia che si sviluppa perpendicolarmente alla valle Seriana, sul versante orografico sinistro della stessa, e che segue l’andamento orografico della Valzurio, solcata dal torrente Ogna. È compreso tra i circa 600 m s.l.m. della porzione più a valle ed i 2.427 della cima del monte Ferrante.

I confini amministrativi del comune per gran parte sono scanditi da limiti naturali. A Nord è difatti il crinale che conduce al monte Ferrante a fungere da linea di divisione con il comune di Vilminore e la valle di Scalve. Dopo la cima del suddetto monte i limiti ridiscendono lungo il corso del torrente Ogna, alla sinistra del quale si trova il territorio di Rovetta.

Il torrente Ogna segna il confine con Rovetta prima e Villa d’Ogna poi, fino ad arrivare poco più a valle del borgo di Nasolino, eccezion fatta per una piccola appendice larga un centinaio di metri che risale sull’opposto versante della valletta fino a raggiungere la località Rasga, nei pressi del monte Blum. La porzione più a valle del territorio si spinge fino ai pressi della contrada San Lorenzo, ricadente nel comune di Villa d’Ogna, da cui il confine risale poi sul versante destro della valzurio, sulle pendici del monte Fortino, la cui cima è condivisa con Ardesio.

Il laghetto Azzurro, nei pressi di Valzurio

I limiti con quest’ultimo comune proseguono lungo il crinale che conduce alla Cima Ba ed alla località Colle Palazzo, da cui ridiscende nelle cosiddette valli Marcie, per risalire nuovamente fino a raggiungere le cime Timogno (2.099 metri) e Benfit (2.172 metri) ed il passo degli Omini, per innestarsi sul crinale che, proveniente dal monte Vigna Vaga, raggiunge il monte Ferrante.

Per ciò che concerne l’idrografia, numerosi sono i corsi d’acqua che attraversano il territorio comunale. Il principale è l’Ogna, affluente del Serio da sinistra, che si sviluppa nella Valzurio e che raccoglie le acque di numerosi piccoli rivoli composti dalle acque in eccesso provenienti dalle propaggini circostanti. Il torrente lungo il proprio corso, poco più a valle del borgo di Valzurio, forma alcuni piccoli laghetti, denominati “Laghetti azzurri”per via del loro colore intenso, che varia a seconda delle stagioni e delle condizioni atmosferiche.

Le origini del nome

Il nome deriva dal fatto che questo comune occupa la porzione di territori posti oltre la senda, vale a dire al di là della storica via di collegamento che, posta sul fondovalle, attraversa longitudinalmente i paesi del lato sinistro della valle Seriana, in territorio di Villa d’Ogna.

Storia

Dalla preistoria al Medioevo

Il nucleo abitativo di Valzurio

Nonostante non siano stati rinvenuti segni che attestino la presenza dell’uomo nell’età antica, si presume che i primi insediamenti sarebbero riconducibili al VI secolo a.C. quando nella zona della val Seriana e delle sue piccole valli laterali, si stabilirono popolazioni di origine ligure dedite alla pastorizia, tra cui gli Orobi. Ad essi si aggiunsero ed integrarono, a partire dal V secolo a.C. le popolazioni di ceppo celtico, tra cui i Galli Cenomani: si trattava tuttavia di presenze sporadiche, che non formarono mai un nucleo abitativo definito.

I primi passi in tal senso si ebbero in seguito alla conquista dei Romani. Fu in quel periodo infatti che cominciarono ad essere sfruttate numerose miniere, per lo più di ferro nella parte alta della valzurio e di barite presso il Moschel, che portarono un notevole incremento demografico. Non è da escludere che tra i nuovi abitanti vi potessero essere anche alcuni schiavi (i cosiddetti Damnati ad metallam)[3], impiegati nei lavori più pesanti nell’ambito dell’estrazione del materiale. Gli abitanti, che vivevano prevalentemente in capanne, trovava sostentamento dall’agricoltura e dalla pastorizia.

Al termine della dominazione romana vi fu un periodo di decadenza delle miniere con conseguente abbandono delle abitazioni, anche a causa delle frequenti scorrerie perpetrate dalle orde barbariche, che sovente costringevano la popolazione a cercare riparo sulle alture circostanti. La situazione ritornò a stabilizzarsi con l’arrivo dei Longobardi, popolazione che a partire dal VI secolo si radicò notevolmente sul territorio, influenzando a lungo gli usi degli abitanti: si consideri infatti che il diritto longobardo rimase “de facto” attivo nelle consuetudini delle popolazioni dell’alta valle Seriana fino alla sua abolizione, avvenuta soltanto nel 1491. Con il successivo arrivo dei Franchi, avvenuto verso la fine dell’VIII secolo, il territorio venne sottoposto al sistema feudale, con il paese che inizialmente venne assegnato, al pari di gran parte della valle, ai monaci di Tours per poi essere infeudato al Vescovo di Bergamo.

Dopo l’anno mille, cominciarono a svilupparsi dei nuclei ben definiti in quelli che adesso sono i centri di Nasolino e Valzurio, come testimoniato da parti di muratura risalenti ad un periodo compreso tra l’XI ed il XII secolo.

La Serenissima

Antico palazzo comunale

Con l’avvento del periodo comunale, nel corso del XIV secolo i borghi di Nasolino e Valzurio vennero inclusi nella Circoscrizione comunale di Clusone, con le aree del Moschel e di Pagherolo adibite a zona di compascolo. Nel tardo medioevo si verificarono importanti innovazioni tecnologiche, che diedero positivi risvolti anche in ambito economico. Sfruttando la vicinanza delle miniere e la ricchezza d’acqua di cui disponeva il territorio, lungo il corso del torrente Ogna vennero introdotte alcune fucine che permisero la lavorazione di metalli, dai quali si ottenevano sia utensili ed attrezzi, ma soprattutto chiodi[4]. Inoltre la forza motrice dell’acqua dello stesso torrente permise la creazione di alcune cartiere, la cui carta prodotta era ritenuta di buona qualità[5]. Anche l’agricoltura e la pastorizia fecero enormi passi, permettendo la produzione e la lavorazione di un tipo di tessuto utilizzato dagli eserciti, in quanto caldo e molto robusto, denominato Panno grosso bergamasco.

La positiva condizione commerciale e produttiva ricevette un ulteriore impulso quando, nella prima metà del XV secolo, si verificò il passaggio dell’intera zona alla Repubblica di Venezia, avvenuto nel 1427 dopo un’espressa richiesta di Bergamo e delle sue valli, e ratificato dalla Pace di Ferrara del 1428. La Serenissima garantì una diminuzione della pressione fiscale ed offrì maggiore autonomia, dando inizio ad un periodo contrassegnato da tranquillità sociale in cui l’intera zona continuò a prosperare. Pian piano anche la coscienza degli abitanti cominciò a desiderare una maggiore autonomia, sia amministrativa che religiosa, da Clusone.

La località Colle Palazzo, luogo adibito alla pastorizia fin dall’epoca medievale

Fu così che l’8 settembre 1506 la chiesa di Nasolino riuscì ad elevarsi a parrocchia, seguita qualche decennio più tardi da quella di Valzurio[6]. Una leggenda riporta che gli abitanti, stanchi di dover percorrere lunghi ed angusti sentieri per giungere a Clusone al fine di battezzare i propri neonati, chiesero di ergersi a parrocchia. La richiesta fu accolta soltanto in seguito all’episodio che vide un gruppo di fedeli attaccato da un branco di lupi che sbranò due fanciulli.

L’indipendenza religiosa fu preludio per quella a livello amministrativo, per la quale si dovette aspettare fino al 1636, quando Oltrascenda si separò da Clusone: la Senda era difatti la strada che separava il capoluogo baradello dagli altri borghi. La nuova entità inizialmente comprendeva anche Villa, Ogna e Piario, borghi da cui Valzurio e Nasolino si separarono nel 1648, assumendo la denominazione di Oltrescenda Alta (così citato anche nei documenti del XVIII secolo).

Nella seconda parte del XVIII secolo si verificarono numerose variazioni in ambito amministrativo, tanto che nel 1776fonti coeve riportavano situazioni differenti. È il caso di quando lo storico Giovanni Maironi da Ponte, nel suo Dizionario Odeporico della Provincia Bergamasca indicava Valzurio e Nasolino e Valzurio aggregate ai borghi di Villa e Ogna sotto la denominazione di Oltressenda Bassa, mentre l’Ufficio fiscale riportava Nasolino e Valzurio separate in entità a sé stanti. Infine il Repertorio esteso dei sindaci generali descrive le due contrade unite sotto il nome di Oltressenda Alta.

Dalla dominazione francese ai giorni nostri

La baita di mezzo di Pagherola, nella zona di estrazione mineraria

Ma il potere della Repubblica di Venezia era ormai agli sgoccioli, tanto che nello stesso anno, in seguito al trattato di Campoformio del 1797, venne sostituita dalla napoleonica Repubblica Cispadana. Il cambio di dominazione portò una serie di mutazioni in ambito amministrativo: nel 1797 venne ratificata la divisione tra Valzurio e Nasolino in due comuni separati, mentre già l’anno successivo la scissione venne ricomposta nell’entità Valzurio con Nasolino. Tuttavia questa nel 1809, nell’ambito di un’imponente opera di accorpamento dei piccoli centri ai più grandi, fu inglobata al vicino comune di Clusone unitamente a Villa ed Ogna (allora denominata Oltressenda Bassa), Rovetta e Piario. La macro-unione tra i borghi durò poco, dal momento che nel 1816, in occasione del nuovo cambio di governo che vide subentrare l’austriaco Regno Lombardo-Veneto alle istituzioni francesi, questi vennero nuovamente scissi, con Villa ed Ogna che andarono a ricreare l’entità denominata Oltressenda Bassa.

Non sono molte le documentazioni di quel periodo riguardanti questo piccolo borgo, che ha sempre vissuto nella più assoluta tranquillità, scandita dai ritmi della natura che ha fornito la principale fonte di sussistenza agli abitanti, garantendo agricoltura e allevamento, ma anche attività estrattive di minerali. Infatti nella seconda parte del XIX secolo, contestualmente all’Unità d’Italia, si verificò uno sviluppo dell’industria estrattiva con la barite come principale elemento estratto.

Nel 1928 il regime fascista, nell’ambito di una riorganizzazione amministrativa volta a favorire i grossi centri a scapito dei più piccoli, unì nuovamente il comune a Oltresenda Bassa e Piario in un’entità denominata Villa d’Ogna. L’unione durò fino al termine della seconda guerra mondiale, quando nel1946 la quasi totalità dei residenti firmò una petizione al fine di ripristinare la precedente istituzione amministrativa, anche se l’istanza venne ratificata e resa esecutiva soltanto nel giugno del 1958.

Nel luglio del 1944 Villa d’Ogna fu teatro di due rastrellamenti ad opera di soldati nazi-fascisti. Nella giornata del 14 luglio la contrada di Valzurio venne data alle fiamme; i soldati nazi-fascisti erano infatti alla ricerca di alcuni partigiani rifugiatisi sul territorio. I rastrellamenti causarono la morte di 5 persone.

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Rastrellamenti di Villa d’Ogna.

In quegli anni si verificò una progressiva diminuzione degli abitanti, situazione comune ad altri borghi montani, tanto che il numero scese al di sotto delle 200 unità. Soltanto sul finire del XXI secolo vi fu un’inversione di tendenza, anche grazie a nuovi piccoli insediamenti presso Nasolino, che acquisì una sempre maggiore predominanza nei confronti di Valzurio.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Chiesa parrocchiale di San Bernardo in Nasolino

Chiesa parrocchiale di San Bernardo in Nasolino

Il nucleo originale della chiesa risale alla seconda parte del XV secolo, essendo citata in documenti del 1486, anche se fu consacrata nel 1546 dal vescovo Vittore Soranzo, coadiutore del Cardinal Bembo. Presenta una facciata dalle linee semplici, preceduta da un porticato aperto su tre lati e costituito da due colonne sormontate da una volta a crociera. La struttura è a navata singola ricoperta da una volta a botte, nella quale si aprono sei cappellette laterali. Il presbiterio, leggermente più stretto, è a pianta rettangolare. All’interno si possono ammirare sculture di scuola fantoniana, affreschi e stucchi del XVII eXVIII secolo tra cui una tavola di Rizzo di Santa Croce.

Chiesa parrocchiale di Santa Margherita in Valzurio

L’edificio, risalente ad un periodo prossimo alla fine del XV e l’inizio del XVI secolo, è una costruzione irregolare ma si presenta bene inserita nell’ambiente, con un ampio portico che si sviluppa su due lati dell’edificio con eleganti colonnette in pietra locale. L’ingresso principale è costituito da un portale settecentesco in pietra sagomata sormontato da uno stemma in marmo bianco fiancheggiato da due angioli e porta inciso il detto latino “non ore orando solo”, mentre il portale laterale è molto più antico e reca la data del 1511. La struttura, costituita da una breve aula a volta con il presbiterio a pianta ottagonale, custodisce numerose opere di buon pregio. Tra queste vi è l’ancona in stucco che racchiude la pala raffigurante la Vergine Maria con il Bambino e ai lati la patrona Santa Margherita e Sant’Antonio abate. Degne di nota sono anche le statue lignee di scuola fantoniana che, commissionate nel 1777, rappresentano San Rocco e San Sebastiano. Il quadro dei santi è di buona fattura, tanto che qualcuno lo attribuisce a Gerolamo da Santa Croce, ma venne seriamente deturpato da successive ridipinture.

Chiesa parrocchiale di Santa Margherita in Valzurio

Nella tazza è dipinta la gloria di Santa Margherita e nei pennacchi i quattro evangelisti: si può dire che siano stati rifatti a nuovo nel 1953 dai fratelli Manini insieme con la decorazione di tutto l’interno. L’altare maggiore di stile neoclassico è di parecchio più recente, databile verso la metà del XIX secolo, mentre l’altare dei morti è in legno ed è sovrastato dalla pala di Bartolomeo Litterini (risalente al 1719) che raffigura la Trinità che incorona la Vergine con ai lati San Giuseppe e San Bernardino da Siena da un lato, e dall’altro l’angelo che libera le anime del purgatorio raffigurate alla base del quadro. Il vero gioiello della chiesa è l’altare della Madonna del Rosario, un’opera di scuola fantoniana in marmo policromo con angeli adoranti, le statue di San Domenico e di Santa Caterina da Siena e un medaglione nel paliotto raffigura la fuga in Egitto. Nella nicchia al centro è alloggiata la statua della Vergine del Rosario, pure questa fantoniana.

Nella stessa cappella ai lati, in nicchie, vi sono le statue di Santa Margherita e di Sant’Antonio da Padova, mentre sulla volta della navata vi è il dipinto dell’Annunciazione della Vergine. Sopra il portale di ingresso è installato l’organo fabbricato dai Perolini di Villa d’Ogna nel 1839. Il campanile, situato a sinistra dell’edificio, è in pietra locale e porta incisa la data del 1637 e fu sopraelevato di una campata nel 1961. In esso si trovano tre campane che, fuse a Crema dai Crespi nel 1823, furono consacrate del vescovo Pietro Mola nello stesso anno.

Altri edifici

Importanti segni della devozione popolare sono riscontrabili in numerose località. Si va dalla Cappella di Bregn, antico luogo di sosta dei

Contrada Bricconi Oltressenda Alta

Contrada Bricconi

carrettieri a metà strada tra Nasolino e Valzurio e sottoposta a recupero nel 2008, alle piccole chiese ausiliarie collocate nelle contrade. Tra queste vi è la chiesetta di san Giacomo Apostolo, posta in

La Chiesa della Madonna della Neve in contrada Dosso

località Colle Palazzo ad un’altezza di 1.267 m.s.l.m. Edificata nel XV secolo, presenta affreschi di buon pregio, tra cui una Vergine con il bambino in fasce sulle ginocchia, restaurato al termine del XX secolo, a fianco del quale sono rappresentati dipinti di san Giacomo, sulla destra, e sant’Antonio, sulla destra, quest’ultimo datato 1482.

A questa si aggiungono l’oratorio di Santa Maria al Dosso e la chiesa di san Francesco. Il primo, che fiancheggia la strada che conduce nell’omonima località a monte di Nasolino, è una costruzione risalente alla fine del XVI secolo, dalle dimensioni modeste e che possiede una struttura con una singola navata suddivisa in tre campate, l’ultima delle quali forma il presbiterio, nel quale si trova un altare marmoreo. La seconda è collocata nella contrada Spinelli e venne edificata nella prima parte del XVI secolo in luogo di un piccolo edificio di culto pre-esistente. Presenta un lineamenti semplici ed una struttura a navata singola divisa in due campate.

In ambito civile, molto interessanti sono i numerosi borghi che costellano il territorio comunale. In essi sono presenti le caratteristiche edili tipiche delle costruzioni rurali alpine, riscontrabili presso le contrade Spinelli, Dosso e Bricconi, ma anche baite ed alpeggi nelle località Verzuda,Pagherola, Pizzoli, Campello, Colle Palazzo e Baite del Möschel.

Aree naturali

Le baite del Moschel

Quest’ultima località, composta da baite costruite in perfetto stile alpino in una verde conca posta dopo una fitta pineta alla base della Presolana, è meta di numerose escursioni. Raggiungibile anche con auto fuoristrada, può essere sia meta per una gita in mezzo alla natura, che sede di partenza per escursioni sui monti circostanti. Tra queste spiccano le vie che portano alle baite di Pagherola, poi al passo dello Scagnello ed al rifugio Albani, presso il quale si interseca ilSentiero delle Orobie Orientali (traccia C.A.I. numero 311), che corre sul crinale che segna il confine settentrionale del comune con il segnavia 401. Vi sono poi i sentieri che conducono al passo degli Omini e quindi in val Sedornia (traccia numero 314) ed al Rifugio Rino Olmo ed al Passo Pozzera (numero 320).

Degno di nota è anche il Sentiero dell’Alto Serio che, nonostante si mantenga a quote più basse, tocca angoli dall’elevato impatto naturalistico. Proveniente dalla cima Blum, ridiscende presso il borgo di Valzurio, si snoda lungo il torrente Ogna fino alle baite del Moschel, per poi inoltrarsi nella pineta che conduce a Colle Palazzo, da cui si apre una visuale ad ampio raggio sui monti circostanti.

Di grande impatto è pure la valletta che attraversa quasi tutto il territorio, la cui bellezza può essere riassunta dal nome del borgo posto all’imbocco della stessa: Valzurio deriva difatti da Valle azzurra, che rende l’idea di una valle piena di tranquillità e poesia. Percorsa dal torrente Ogna, che forma dei suggestivi laghetti denominati laghetti azzurri, è anche chiamata valle del brivido, per via delle correnti d’aria fresca che garantiscono refrigerio nei periodi estivi, ma anche grandi gelate nella stagione invernale.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[7]

Popolazione

Con i suoi 171 abitanti, il comune si colloca all’86° posto tra gli Ultimi 100 comuni italiani per popolazione[8].

Etnie e minoranze straniere

Gli stranieri residenti nel comune sono 6, ovvero una percentuale pari al 3.5% della popolazione, una delle percentuali più basse della zona[9].

Economia

Ed è proprio la bellezza del territorio che fornisce al paese una grande fonte di reddito grazie al turismo, non visto però come fenomeno di massa, ma come risorsa che permetta di garantire il pieno rispetto dei borghi e della natura. Difatti il paese non ha mutato la propria struttura per piegarsi alle esigenze turistiche, rimanendo fedele alla propria storia ed alle proprie tradizioni.

Una storia umile, segnata dalla vita laboriosa degli abitanti, da sempre legati ai ritmi scanditi dalla natura e dai prodotti che essa fornisce, come il legname, l’allevamento ed i relativi prodotti caseari.

Geografia antropica

Urbanistica

Il comune è un comune sparso, ovvero composto da frazioni la cui denominazione è diversa da quella della frazione in cui ha sede il municipio (come ad esempio il comune di Taleggio). Il nucleo abitativo principale è Nasolino, ovvero il borgo posto più a valle, nel quale si concentra il maggior numero di abitanti. Il secondo in ordine di grandezza è Valzurio, posto poco più a monte. Man mano che ci si addentra nella valle del torrente Ogna, si trovano altri piccoli agglomerati urbani, alcuni posti nel fondovalle, altri abbarbicati sulle pendici dei monti Ba e Timogno. Tra questi, gran parte dei quali ormai quasi completamente disabitati, si segnalano Spinelli, Dosso, Bricconi, Pizzoli, Campello, Colle Palazzo e Baite del Möschel. Numerose di queste contrade presentano baite tipiche costruite in perfetto stile alpino.

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
6 giugno 199326 aprile 1997Lucia BelliniDCSindaco
27 aprile 199713 maggio 2001Lucia BelliniPPISindaco
14 maggio 200129 maggio 2006Gian Maria TomasoniPPISindaco
30 maggio 200615 maggio 2011Gian Maria Tomasonilista civica InsiemeSindaco
16 maggio 20115 giugno 2016Michele Vanoncinilista civica “Insieme per Oltressenda Alta”Sindaco
05 giugno 2016in caricaGiulio Baronchellilista civica “Insieme per Oltressenda Alta”Sindaco

Simboli

Oltressenda Alta-Gonfalone.png

Stemma:

Inquartato dalla croce diminuita, di rosso: il primo, d’oro, alla montagna di due picchi, di verde, fondata sulla traversa della croce; il secondo, d’oro, alla montagna di tre picchi, di verde, fondata sulla traversa della croce; il terzo, d’oro, al lupo rapace, rivoltato, di nero, con entrambe le zampe anteriori poggiate al braccio verticale della croce, le zampe posteriori sostenute dalla pianura diminuita, di verde; il quarto, d’oro, al grifo rampante, di nero, con entrambe le zampe anteriori poggiate al braccio verticale della croce, con la zampa posteriore destra sostenuta dalla pianura diminuita, di verde. Ornamenti esteriori da Comune. Decreto del Presidente della Repubblica in data 30 marzo 2004.

Blasonatura del Gonfalone:

Drappo di rosso

http://comune.oltressendaalta.bg.it/  sito istituzionale

http://www.valseriana.eu/ scopri Oltressenda Alta

Informazioni su diego80 (1911 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
Contatto: WebsiteFacebook

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