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Italo Rota: «Con il digitale Milano guida la terza rivoluzione industriale»

Italo Rota è conosciuto a Val Brembilla per due motivi :

  • Ha ideato il nuovo capannone Elatech.
  • Ha ideato il padiglione Kuwait per Expo 2015 e che verrà reimpiantato a Val Brembilla.

Oggi il Corriere della Sera dedica un articolo alla mostra da lui curata e incentrata sui vantaggi e gli stravolgimenti portati alla nostre vite dalla cosiddetta “Rivoluzione Digitale”. Premetto che in questo articolo non troverete nessun accenno al ,peraltro importantissimo per Val Brembilla, tema del padiglione Kuwait. Per chi volesse avere notizie fresche ( recentemente ci sono stati sviluppi ) riguardo questo argomento può farlo in vari modi, io mi permetto di suggerirvene alcuni :

Qui potrete trovare molte informazioni, ovviamente da angolazioni diverse, riguardo a quanto accade nel nostro paese.

Questa premessa serve per spiegare perchè mi ha incuriosito questo articolo. Di mostre ce ne sono a centinaia in Italia tutti i giorni e ogni giorno si spandono fiumi di inchiostro per descriverle o presentarle. Di questo pezzo del Corriere mi hanno però interessato alcune frasi, che l’architetto Rota ha pronunciato, ed il fatto che proprio Rota abbia lavorato a Val Brembilla.

  • L’esposizione — racconta Rota intervistato dal Corriere della Sera — «si rivolge alle famiglie e a chiunque sia appassionato e curioso».
  • Protagoniste della mostra, infatti, sono le grandi e piccole aziende, come quelle che nei garage danno vita ai videogiochi più amati, del digitale. All’interno dell’esposizione, ospitata in un palazzo storico del 1500, si uniscono passato e futuro.
  • «La storia siamo noi che stiamo vivendo questo passaggio fondamentale della nostra epoca. Siamo al centro di una rivoluzione epocale, della terza rivoluzione industriale»

Qualcuno dirà che queste frasi potrebbero finire dritte dritte nella borsa di un commerciante di banalità, può essere. Eppure mi hanno costretto a riflettere su di me, a come utilizzo quotidianamente e a volte con superficialità la tecnologia. Questa parola magica che abbiamo sulla punta della lingua tutti i giorni ma che senza avvisarci ci è già entrata in profondità nella vita di tutti i giorni. Di tutti noi. La differenza tra il suo uso superficiale ed invece l’espressione di tutto il suo enorme potenziale la fa la curiosità, la fantasia. Anche nel nostro piccolo, ma per niente sonnecchiante, paese questa rivoluzione è arrivata. Penso alle aziende del paese che hanno cambiato, investito e modernizzato i sistemi di produzione, progettazione e controllo. Penso al volontariato – sì anche quello è stato cambiato o sta cambiando grazie alla rivoluzione digitale. Un esempio su tutti : all’avis di Brembilla già da tempo è arrivata e viene usata con successo l’ IoT  (Internet of Things più semplicemente internet delle cose). Mentre un donatore sta seduto comodamente sulla poltrona con l’ago nel braccio, la bilancia sulla quale è appoggiata la sua sacca di sangue comunica autonomamente via rete con un dispositivo che ha sua volta dice in diretta al centro trasfusionale che ha sede a Bergamo peso e tempo di donazione. Allo stesso modo l’utilizzo di sistemi di riconoscimento basati su tecnologia RFID (Radio-Frequency IDentification) è già da tempo usato pesantemente. Ma perchè non continuare alla cara vecchia maniera? Perchè il mondo cambia e se non abbiamo la curiosità e lo stimolo di cambiare possiamo star certi che gli eventi cambieranno noi. Anche noi siamo cambiati nel giro di pochi anni : quanti tranquilli brembillesi over 60 fino a pochissimi anni fa scendevano sotto casa o al bar per fare due chiacchiere mentre adesso chattano e smanettano smartphone a tutto andare? Tutto bello e positivo ? Ovviamente no ma il credere di poter rimanere impassibili e sordi ad ogni cambiamento o stimolo esterno è solo una pia illusione.

Dopo questo pistolotto ecco finalmente l’articolo sulla mostra di Italo Rota.


Di Silvia Morosi. Tratto da Il Corriere della Sera.

Italo Rota: «Milano è la nuova capitale della terza rivoluzione industriale con il digitale»

L’architetto ideatore della mostra a Palazzo Giureconsulti: «Siamo al centro di una storia epocale». E’ fondamentale capire quali lavori non possiamo più fare, perché svolti da macchine e robot, e quindi — pensando ai giovani — quali sono «i settori e le competenze su cui puntare per avere successo nel mercato del lavoro di domani»

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Evidenziare, raccontare e fare scoprire ogni aspetto del digitale, a 360°. Dai tratti maggiormente conosciuti e intuibili a quelli più nascosti, che sono ovunque intorno a noi ma non sempre sono conosciuti. Sono questi i motivi che hanno spinto l’architetto Italo Rota, autore fra gli altri del Museo del ‘900 di Milano, del Museo d’Orsay a Parigi, del Padiglione del vino all’Expo, a dare vita alla mostra ospitata a Palazzo Giureconsulti in occasione della «Class Digital Experience Week». L’esposizione — racconta Rota intervistato dal Corriere della Sera — «si rivolge alle famiglie e a chiunque sia appassionato e curioso». Perché «chi ha figli adolescenti può capire, insieme a loro, quali sono le strade del futuro, quali i lavori, quali le esigenze che esprimerà il mercato», orientando le proprie scelte in termini di studi e professione. Protagoniste della mostra, infatti, sono le grandi e piccole aziende, come quelle che nei garage danno vita ai videogiochi più amati, del digitale. All’interno dell’esposizione, ospitata in un palazzo storico del 1500, si uniscono passato e futuro: «La storia siamo noi che stiamo vivendo questo passaggio fondamentale della nostra epoca. Siamo al centro di una rivoluzione epocale, della terza rivoluzione industriale», continua Rota.

Essere protagonisti della nuova era digitale

Macchine e robot oggi realizzano cose che gli uomini non possono fare, e ciò «crea opportunità per chi studia e osserva con attenzione, per chi si informa». Per questo motivo — racconta — abbiamo concepito e realizzato questa mostra così particolare: «vorremmo che tutti i cittadini grazie a quello che vedono e scoprono possano essere protagonisti della nuova era digitale e quindi partecipare alla costruzione del mondo in cui vivremo. Mi riferisco ai più giovani ma anche ai più grandi, perché ognuno ha un suo ruolo a patto di essere informato». Milano, da sempre all’avanguardia sui temi dell’innovazione, lancia così un importante messaggio: «In Italia si può fare e creare, mettendosi al livello delle migliori iniziative internazionali».

Milano luogo di eccellenza dove rimanere

Milano ha saputo «creare un terreno fertilissimo», con un metodo che consente di accogliere il digitale in ogni sua forma e iniziativa, facendo quindi «diventare il capoluogo lombardo una delle capitali del mondo per questi aspetti». Un esempio virtuoso, perché in questi anni ha deciso di «diventare attrattiva non solamente per il turismo ma essendo efficiente nel suo complesso, con cura e auto-cura delle persone e dei luoghi». Ha dimostrato — insomma — di voler essere al centro del mondo e delle correnti evolutive. Basta osservare la trasformazione che ha avuto la città negli ultimi anni, da ogni punto di vista, culminata con Expo 2015. «Milano, così facendo, ha un altro effetto benefico: funge da stimolo alle menti di eccellenza che trovano nella città, e auspichiamo nel resto d’Italia, un luogo dove rimanere invece di andare all’estero». Una scelta fatta, tra gli altri, anche da Matteo Bittanti, ospite della settimana all’interno dello spazio riservato al mondo dei videogiochi, conosciuto soprattutto per i suoi saggi riguardanti il mondo videoludico.

La convinzione di essere al livello dell’eccellenza internazionale

Certo, i problemi per arrivare a rendere la città digitale a 360° non mancano, ma è importante concentrarsi sulle opportunità, sulle iniziative concrete, sugli atteggiamenti virtuosi che consentono di creare nuove industrie. «Milano sta dimostrando, ma non è la sola in Italia, che si possono avere delle visioni e che queste si possono realizzare con l’impegno e la convinzione di essere al livello dell’eccellenza internazionale», conclude Rota. Così come in passato la città ha assurto il ruolo di «leader nel design e nella moda», ora lo sta facendo e potrà farlo sempre di più nel digitale. Iniziative come questa vanno in quella direzione. Realizziamo il presente per creare il futuro.

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