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3 luglio 1971 – Muore Jim Morrison ,leader dei Doors

45 anni fa ci lasciava il cantante e poeta, leader del gruppo musicale Doors. Aveva solo 27 anni.

45 anni fa ci lasciava il leader del gruppo musicale dei Doors, un cantante entrato di diritto nel mito.

James Douglas Morrison, detto Jim (Melbourne, 8 dicembre 1943 – Parigi, 3 luglio 1971), è stato un cantautore e poeta statunitense.

Leader carismatico e frontman della band statunitense The Doors, fu uno dei più importanti esponenti della rivoluzione culturale degli anni Sessanta, nonché uno dei più grandi cantanti rock della storia[3]. Impetuoso “profeta della libertà” e poeta maledetto, è ricordato come una delle figure di maggior potere seduttivo nella storia della musica e uno dei massimi simboli dell’inquietudine giovanile[4]. Era soprannominato il Re Lucertola e venne paragonato a Dioniso, divinità del delirio e della liberazione dei sensi.

Nel 2008 Morrison è stato posizionato al 47º posto nella lista dei 100 migliori cantanti secondo Rolling Stone[5] e, l’anno successivo, al 22º posto nella classifica dei “50 più Grandi Cantanti del Rock” stilata dalla rivista britannica Classic Rock.[6]

Biografia

« Mi considero un essere umano intelligente e sensibile con l’anima di un clown. »
(Jim Morrison)

I primi anni (1943-1964)

Jim Morrison e suo padre George Stephen Morrison (Comandante di Marina) sul ponte dell’USS Bon Homme Richard nel gennaio 1963.

Jim Morrison nacque a Melbourne (Florida) da George Stephen Morrison, ammiraglio in servizio presso la Marina degli Stati Uniti(deceduto il 17 novembre 2008), e da Clara Clarke (deceduta il 29 dicembre 2005), figlia di un avvocato del Wisconsin. I genitori di Jim si stabilirono a Pensacola (Florida) nel 1942. A causa della professione del padre la famiglia dovette trasferirsi diverse volte, e per questo motivo Jim visse i primi anni della sua vita in un clima di notevole “instabilità” essendo costretto a cambiare spesso casa, scuola e amicizie. Nel 1946 la famiglia si spostò a Clearwater, sul Golfo del Messico e nel 1947 a Washington prima, e ad Albuquerque poi. Nel 1948 la famiglia si trasferì a Los Altos (California) dove Jim cominciò la scuola elementare. Con lo scoppio della Guerra di Corea (1950) il padre venne inviato con la flotta sul teatro bellico e nel 1951 la famiglia tornò nuovamente a Washington.

Nel 1952 la famiglia si stabilì a Claremont vicino a Los Angeles (California), dove Jim frequentò la scuola elementare Longfellow, e nel1955 traslocò a San Francisco, nel sobborgo di Alameda: Jim si iscrisse all’ottavo anno di scuola; due anni più tardi cominciò il nono anno al liceo locale rivelandosi studente brillante e istrionico. Nell’autunno del 1958 cominciò il decimo anno scolastico ma preferiva marinare la scuola e frequentare i locali Beatnik di San Francisco, fra cui la celebre libreria City Light Books del poeta beat Lawrence Ferlinghetti. Dopo Natale la famiglia Morrison si trasferì ad Alexandria (Virginia) e ci rimase due anni. Ad Alexandria, Jim conobbe Tandy Martin, una compagna di liceo che fu anche la sua prima fidanzata. Le letture di Jim divennero sfrenate, portandolo ad accumulare centinaia di libri.[7]Venne iscritto al liceo George Washington, dove stupì gli insegnanti con l’ampiezza delle sue letture e la notevole erudizione, ottenendo dopo il primo trimestre una menzione d’onore, forte di un quoziente d’intelligenza fuori dal comune: ben 149. Nell’estate del 1960 il suo umore si fece più cupo e aggressivo, il look trasandato.

Nel maggio del 1961 non si presentò alla cerimonia della consegna dei diplomi mandando il padre su tutte le furie. A settembre, il diciassettenne Jim venne mandato dai nonni, a Clearwater (Florida), per frequentare lo Junior College di Saint Petersburg, ma ben prestò diventò un habitué del Contemporary Arts Coffehouse and Gallery, caffè beatnik e ritrovo di artisti locali. Il suo rendimento scolastico calò sensibilmente. Nel 1962 si iscrisse alla Florida State University di Tallahassee, accentuando i suoi atteggiamenti scontrosi e sregolati (la famiglia si era intanto trasferita a Phoenix), tanto che venne arrestato il 28 settembre 1963 con l’accusa di ubriachezza e disturbo della quiete pubblica durante una partita di football americano.[8] Tra il 1962 e il 1965 frequentò stabilmente Mary Frances Werbelow, una studentessa del liceo di Clearwater. Nel gennaio 1964 l’intera famiglia tornò in California, a Los Angeles e, sebbene il padre avrebbe preferito che il figlio si dedicasse come lui alla carriera militare, Jim intraprese gli studi di cinematografia presso l’UCLA, l’Università della California di Los Angeles.

Morrison arrestato a Tallahassee per ubriachezza e disturbo della quiete pubblica durante una partita di football americano nel settembre 1963.

Dopo il dicembre 1964 Jim Morrison non vide più i suoi genitori, tagliò definitivamente i ponti con loro e arrivò perfino a dire che erano morti.[9] Uno degli eventi più importanti della sua vita avvenne nel 1947 durante un viaggio con la famiglia, mentre percorrevano il deserto tra Albuquerque e Santa Fe (Nuovo Messico). Jim raccontò questo episodio nel modo seguente:

« La prima volta che ho scoperto la morte… eravamo io, mia madre e mio padre, e forse anche mia sorella, e i miei nonni, e stavamo attraversando il deserto in auto all’alba e un autocarro pieno di lavoratori indiani era andato a sbattere contro un’altra macchina o non so cosa, ma c’erano indiani sparpagliati per la strada, sanguinanti e moribondi… ecco, questo fu il mio primo impatto con la morte, dovevo avere quattro o cinque anni. Abbiamo accostato e ci siamo fermati… io ero solo un bambino, e un bambino è come un fiore con la testa scossa dal vento… penso davvero che in quel momento l’anima di uno di quegli indiani, o forse gli spiriti di molti di loro stessero correndo in giro come impazziti e siano balzati nella mia testa e io ero come una spugna pronta ad assorbirli. Questa non è una storia di fantasmi. È qualcosa che ha un significato profondo per me. »

Tale esperienza fu fondamentale per il piccolo Jim e riecheggerà nei suoi testi musicali, in particolare nella canzone Peace Frog, e nei suoi versi poetici (“Indiani sparsi sulle carreggiate dell’alba sanguinanti/ Si affolla di spettri la mente del bambino fragile guscio d’uovo…”).

Con i Doors (1965-1970)

« La musica dei Doors conduce la gente a un orgasmo emotivo attraverso la mediazione di parole e note. »
(Jim Morrison)

I Doors nel 1966 (foto: Elektra Records).

Jim Morrison arrivò all’UCLA di Los Angeles all’inizio del 1964, trovò un appartamentino vicino al campus, a Westwood, e cominciò a condurre una vita in stile bohémien. Ai corsi di cinematografia conobbe Ray Manzarek, che nel luglio del 1965, sulla spiaggia diVenice Beach, propose a Morrison di formare un gruppo dopo averlo sentito cantare alcune delle sue liriche, tra cui Moonlight Drive. Nella band confluirono poi il chitarrista Robby Krieger e il batterista John Densmore; il nome The Doors (Le Porte) fu scelto da Jim Morrison e deriva dal verso di una poesia di William Blake, ripreso a sua volta dallo scrittore Aldous Huxley nel suo saggio “The Doors of Perception” sugli effetti della mescalina.

(EN)« If the doors of perception were cleansed, everything would appear to men as truly it is: infinite. »(IT)« Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe agli uomini come realmente è: infinita. »
(William Blake, The Marriage of Heaven and Hell)

Morrison dichiarò: «Ci sono cose che si conoscono e altre che non si conoscono. Esiste il noto e l’ignoto, e in mezzo ci sono Le Porte (The Doors). I Doors sono i sacerdoti del regno dell’ignoto che interagisce con la realtà fisica, perché l’uomo non è soltanto spirito, ma anche sensualità. La sensualità e il male sono immagini molto attraenti, ma dobbiamo pensare a esse come alla pelle di un serpente di cui ci si libererà.»

Nell’ottobre del 1965 Billy James della Columbia Records offrì alla band un contratto a termine con royalties molto basse, che non venne rinnovato. Nei primi mesi del 1966cominciarono ad apparire regolarmente al Sunset Strip, la zona di Los Angeles dove si trovavano i locali più importanti della scena musicale. In una di queste serate Jim conobbePamela Courson, che diverrà la sua compagna di vita più significativa. A maggio il London Fog licenziò la band, i Doors vennero assunti dal più prestigioso Whisky a Go Go: la scaletta comprendeva brani che appariranno nei primi due album. Il periodo al Whisky è fondamentale nell’evoluzione del gruppo, il loro stile prende forma e diventa più visionario, e hanno modo di fare da spalla ai grandi nomi del periodo (Love, Turtles, Seeds, Them).[10]

L’estate successiva il proprietario del locale licenziò la band, scandalizzato dalla versione edipica della canzone The End. La casa discografica Elektra Records, fondata da Jac Holzman, propose ai Doors un contratto che implicava un impegno esclusivo per sette album e che venne accettato. A novembre i Doors si esibirono all’Ondine di New York. Morrison andò ad abitare con Pamela nei pressi del Laurel Canyon a Hollywood. Il 4 gennaio del 1967 l’Elektra pubblicò il primo album The Doors che fu un successo diventando uno dei dischi più venduti dell’anno assieme a Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles. La musica dei Doors era un blues rock psichedelico originale, con le tastiere diManzarek che davano l’impronta al sound con motivetti vaudeville, boogie woogie e jazz, e con la chitarra-flamenco di Krieger (gitana, indiana, hawaiana) che duettava con le tastiere generando un’atmosfera intensa in cui si andava a insinuare la voce magnetica e suadente di Morrison e la batteria unica ed espressionista di Densmore.

Il gruppo partì per un tour nazionale che toccava i luoghi sacri del rock californiano. A marzo suonarono al Matrix di San Francisco, il 9 aprile al Cheetah di Los Angeles, dove Jim Morrison si esibì per la prima volta nel suo “numero della fune”, la camminata lungo il bordo del palco in stile equilibrista: gli andò male e precipitò in mezzo al pubblico dopo un volo di tre metri (continuerà a esibirsi in questa pericolosa performance anche in seguito). Il 9 giugno, durante il concerto al Fillmore di San Francisco, Morrison fece roteare pericolosamente il microfono finendo per centrare il promoter Bill Graham in piena fronte. Il 16 giugno, nell’esibizione all’Action House di Long Beach (New York), Jim Morrison, ubriaco fradicio, cominciò a spogliarsi ma venne bloccato in tempo. Il giorno successivo il concerto fu interrotto perché il cantante s’infilò il microfono in bocca producendo suoni bizzarri. Ricorda Frank Lisciandro, fotografo e suo amico dai tempi dell’UCLA:

Affascinato dal mondo dei rettili e dalla cultura sciamanica, Jim Morrison era soprannominato il “Re Lucertola” (The Lizard King).

« In scena Jim subiva una completa metamorfosi: la sua voce dolce e garbata diveniva roca, aspra, profonda e potente; la sua posa dinoccolata si faceva arrogante, baldanzosa; il suo quieto volto si trasformava in migliaia di maschere di tensione e di emozione; e i suoi occhi, di solito così penetranti e attenti, diventavano vacui e lontani, fino a tramutarsi in due finestre illuminate davanti al pubblico. Con questo sguardo chiaroveggente Jim sembrava scrutare sia nel futuro sia nel passato. Emetteva strani suoni animaleschi, urlava, strepitava come se soffrisse. I suoi abiti di cuoio o di pelle di serpente crepitavano e gemevano quando si muoveva. Le sue movenze e i suoi gesti si facevano spasmodici, frenetici, come se si fosse trattato di una persona in preda a una crisi epilettica. Danzava, non in modo fluido e aggraziato, ma con brevi passi saltellanti e moto a stantuffo, sporto in avanti, la testa che scattava su e giù.Si muoveva come un indiano d’America in una danza rituale. Sul palco Jim diventava lo Sciamano. Nel corso dell’esibizione, come un festante dionisiaco, cantava dei miti moderni, e come uno sciamano evocava un panico sensuale per rendere significative le parole di questi miti. Agiva come se un concerto fosse un rito, una cerimonia, una seduta spiritica, e lui era lo strumento per la comunicazione con il sovrannaturale. Tentava di strappare gli spettatori dai loro posti a sedere, dai loro ruoli, dalle loro menti, così che potessero vedere l’altro lato della realtà, anche solo per una breve occhiata. Il suo messaggio era: apriti un varco comunque ti sia possibile, ma fallo adesso. Spesso il messaggio era sfocato e così si perdeva tra la musica, i miti, la magia e la follia.[11] »

L’Ed Sullivan Show

« Lo sai che siamo governati dalla tv. »
(Jim Morrison)

Il 25 luglio la canzone Light My Fire raggiunse il primo posto della classifica di Billboard e sancì l’ingresso dei Doors nell’Olimpo del rock. Nell’ottobre del 1967 uscì il secondo album Strange Days e si attestò al n. 3 della classifica Billboard 200. Il 20 ottobre, al Wizard’s Lab, presso l’università del Michigan, Morrison provocò il pubblico di studenti snob scatenando reazioni esasperate (al concerto era presente anche Iggy Pop che, folgorato dalla sua performance, fonderà gli Psychedelic Stooges). A novembre i Doors si esibirono al Berkeley Community Theatre, al Fillmore, al Winterland di San Francisco e al Village Theatre di New York, i più importanti locali rock del momento.

Murale di Jim Morrison a Parigi, opera dell’artista Jef Aérosol.

Il 17 settembre si esibirono all’Ed Sullivan Show, popolarissima trasmissione televisiva americana. A Morrison venne chiesto di sostituire la parola “higher” contenuta in Light My Fire (“girl, we couldn’t get much higher”, “ragazza, non possiamo sballarci di più”, “high” nello slang giovanile indica infatti il momento in cui una persona va su di giri per la droga o l’alcol). I Doors sembrarono acconsentire ma durante la diretta Jim, infastidito dal tentativo di censura, la pronunciò ugualmente: i Doors vennero banditi per sempre dallo show.

Il 2 dicembre, al Portland Memorial Coliseum, Jim incitò la folla a scatenarsi, il concerto venne interrotto. Il 9 dicembre, nel corso di un tour sulla costa Est i Doors si esibirono all’Arena di New Haven. Jim Morrison, dopo essere stato accecato nel backstage dallo spray di un poliziotto che non l’aveva riconosciuto, provocò i poliziotti; lo spettacolo venne interrotto e Morrison, arrestato sul palco, fu trascinato via e malmenato dalla polizia. Le sue esibizioni divennero sempre più sfrenate e imprevedibili. Nella primavera del 1968 la band si esibì al Fillmore East di New York riscuotendo grande successo: Morrison dissemina giunchiglie sulla scena, si appende al sipario; quindi a Westbury, NY: Jim manifesta atteggiamenti aggressivi, urla, si contorce sul palco, il concerto viene interrotto; e infine al Nothern California Folk-Rock Festival, dove Jim istiga il pubblico a scorrazzare liberamente costringendo gli addetti alla sicurezza a intervenire per proteggere il palco. Nel luglio di quell’anno venne pubblicato l’album Waiting for the Sun, con un repertorio più eterogeneo dei precedenti.

Dal vivo i Doors fanno segnare ovunque il tutto esaurito. Il 5 luglio vi fu l’atteso concerto all’Hollywood Bowl di Los Angeles, considerato l’evento rock dell’anno: Morrison fu insolitamente concentrato sulla performance e non si lasciò andare alle sue intemperanze selvagge, ma il successivo 13 luglio, al PNE Coliseum di Vancouver, in Canada, centinaia di giovani balzarono sul palco scavalcando gli agenti e circondarono con danze sfrenate un conturbante Morrison dalle movenze orgiastiche. Il 2 agosto, durante lo spettacolo al Singer Bowl di New York, scoppiò il putiferio e l’arena venne devastata, i Doors furono costretti ad abbandonare la scena. Il 3 agosto, nel concerto di Cleveland Jim Morrison si tuffò fra la folla aizzandola, l’auditorium subì danni ingenti, la band lasciò il palco mentre orde invasate esultavano euforicamente. Nell’estate del 1968 la canzone Hello, I Love You si attesta al primo posto in classifica, la fama dei Doors è all’apice, Morrison continua a portare al limite l’emotività della folla e a declamare poesie, ma il suo abuso di alcol e droghe comincia a minare seriamente l’attività della band.[12]

Il concerto di Miami

Jim Morrison in una foto segnaletica del 1970.

« Sono sempre stato attirato dalle idee di ribellione contro l’autorità. Quando ti riconcili con l’autorità, diventi tu stesso un’autorità. »
(Jim Morrison)

A settembre i Doors partirono per il tour europeo, che toccò Londra, la Germania, la Danimarca e l’Olanda (ad Amsterdam Morrison, a causa dell’enorme quantità di alcool assunto, svenne sul palco e la band fu costretta ad esibirsi senza di lui). Il 7 novembre i Doors vennero accusati di aver fomentato disordini al Coliseum di Phoenix (Arizona), le autorità locali li condannarono per oscenità diffidandoli per sempre dal ritornare. Il 24 gennaio 1969 i Doors fecero registrare il tutto esaurito al Madison Square Garden. Il 1º marzo si esibirono al Dinner Key Auditorium di Miami, il concerto degenerò in una spaventosa sommossa del pubblico sobillato dal monologo sovversivo di un Jim Morrison esasperato dai fumi dell’alcol e in preda a furore dionisiaco.

Il cantante fu accusato di aver mostrato i genitali al pubblico, ma non esistono fotografie che comprovino tale gesto. Venne così processato e condannato il 20 settembre 1970, ma soltanto per i capi d’imputazione minori: atti contrari alla morale e bestemmie in luogo pubblico, fu invece prosciolto dalle accuse di ubriachezza molesta e dal grave reato di oscenità. Questo episodio suscitò grande scalpore e decretò, di fatto, il declino dei Doors. Numerose tappe vennero annullate (nel 2011 lo Stato della Florida ha riconosciuto la grazia postuma al cantante). Nel luglio del 1969 uscì il quarto album The Soft Parade, che non riscosse il successo dei precedenti. In questi giorni morì Brian Jones, leader dei Rolling Stones: Jim Morrison gli dedicò una lunga, commossa poesia che distribuirà ai presenti al concerto all’Aquarius Theater di Los Angeles. Il 27 luglio, al Festival Pop di Seattle, provocò ripetutamente gli spettatori, infine, illuminato da un riflettore rosso, assunse la posizione del crocifisso per diversi minuti davanti a un pubblico sconcertato.

L’11 novembre venne arrestato durante un volo diretto a Phoenix per ubriachezza e condotta molesta (il reale responsabile di tale comportamento probabilmente fu l’amico Tom Baker; al processo dell’aprile 1970 entrambi gli imputati vennero comunque assolti). All’inizio del 1970 i Doors tennero quattro concerti di grande successo al Felt Forum, un impianto di piccole dimensioni all’interno del Madison Square Garden. A febbraio venne pubblicato l’album Morrison Hotel, contenente la celeberrima Roadhouse Blues. In primavera Jim Morrison diede in escandescenze nei concerti del Boston Arena e del Cobo Arena di Detroit, perché in conflitto con gli organizzatori. Tutto invece filò liscio nell’esibizione allo Spectrum di Filadelfia (Pennsylvania). A luglio uscì l’album Absolutely Live, testimonianza dei concerti del periodo luglio ’69-maggio ’70. Il 28 agosto i Doors suonarono al Festival dell’Isola di Wight: la performance fu mediocre e Jim Morrison dichiarò che poteva essere l’ultima della sua carriera. Il 23 dicembre, alla Warehouse di New Orleans, ebbe luogo l’ultima esibizione pubblica dei Doors, con un Jim Morrison stravolto che crollò più volte a terra e danneggiò il palco colpendolo con l’asta del microfono (le testimonianze sono tuttavia discordanti e una registrazione rinvenuta di recente non rispecchia la versione riportata da diverse biografie). Il 15 febbraio Pamela Courson si trasferì a Parigi, Jim la raggiunse due mesi più tardi. Nell’aprile del 1971 venne pubblicato L.A. Woman, l’ultimo album registrato dai Doors prima della morte del cantante.[13]

Tra i vari soprannomi di Jim Morrison si possono ricordare Mr. Mojo Risin (un anagramma del suo nome, peraltro ripetuto come un mantra nella parte finale della canzone L.A. Woman), il Re Lucertola (da un verso del suo poema Celebrazione della Lucertola, “I’m the Lizard King, I can do anything”, parte del quale appare nella canzone Not to Touch the Earth contenuta nell’album Waiting for the Sun), e ancora: sciamano del rock, angelo in pelle di serpente, Dioniso incarnato. Nel 1970 Morrison partecipò a una cerimonia “pagana” celebrata in stile Wicca per consacrare la sua unione con la giornalista e scrittrice Patricia Kennealy, ma “probabilmente non la considerò molto seriamente”, come la Kennealy ha dichiarato in un’intervista.[14] Si pensa che le effettive proporzioni di questo flirt siano state ingigantite dalla stessa Kennealy. La relazione “storica”, più costante e duratura, fu invece quella con Pamela Courson (22 dicembre 1946 – 25 aprile 1974), definita “compagna cosmica” da Jim Morrison, che la incontrò per la prima volta a Los Angeles nel 1965. Pamela seguì Jim nel suo “esilio parigino” e morì per overdose tre anni dopo il compagno.

Il trasferimento a Parigi e la morte (1971)

La casa abitata da Morrison a Parigi in Rue Beautreillis 17, nel Marais. Il suo appartamento era al terzo piano.

« Ora giunge la notte con le sue legioni purpuree/ Tornate alle vostre tende e ai vostri sogni/ Domani entreremo nella città della mia nascita/ Voglio essere pronto »
(Jim Morrison)

Morrison si trasferì con Pamela Courson a Parigi nel marzo 1971, con l’intenzione di dedicarsi unicamente alla poesia. Il 3 luglio 1971 muore in circostanze mai del tutto chiarite nella casa in cui la coppia alloggiava da pochi mesi: l’ampia camera di un palazzo Beaux Arts del XIX secolo situato al n. 17 di rue de Beautreillis, nel quartiere de Le Marais. Secondo la versione ufficiale, viene trovato privo di vita nella vasca da bagno da Pamela. La sepoltura, nel Cimitero di Père-Lachaise, avvenne tre giorni dopo, alla presenza dell’impresario dei Doors Bill Siddons, giunto frettolosamente dagli USA, di Pamela Courson e della regista Agnes Varda, amica di Morrison.

A ventisette anni Jim trovò così la tanto decantata fine (“This is the end, my only friend, the end…”), lasciando tutto ciò che aveva alla sua amata Pam, inclusa l’ingente mole di manoscritti e taccuini. Molto del materiale letterario rimase tuttavia a Parigi. Dopo la morte di Morrison si fece un gran parlare della maledizione del famigerato Club 27: ben quattro grandi artisti – Brian Jones (che morì esattamente due anni prima di Morrison, il 3 luglio 1969), Jimi Hendrix, Janis Joplin e appunto Jim Morrison – erano morti prematuramente nell’arco di due anni in circostanze tragiche e tutti e quattro a 27 anni. I Doors superstiti realizzarono altri due album come trio e si sciolsero nel settembre 1972. Per il trentennale della sua morte, nel 2001, è stato pubblicato un DVD, The Doors – 30 Years Commemorative Edition, mentre per il quarantennale Manzarek e Krieger, con Dave Brockalla voce, hanno organizzato un tour mondiale per onorare l’amico scomparso.

Il mistero della morte

La tomba di Jim Morrison al cimitero parigino del Père Lachaise, divenuta un vero e proprio “santuario” meta di un pellegrinaggio incessante.

La morte di Jim Morrison è tuttora avvolta nel mistero. I referti medici ufficiali parlano di arresto cardiaco avvenuto nell’abitazione del cantante, ma non fu mai eseguita alcuna autopsia. Jim Morrison è sepolto nel celebre “cimitero degli artisti” del Père Lachaise nella capitale francese, in un piccolo lotto situato alla confluenza dei settori 5, 6, 14 e 16, divenuto negli anni un vero e proprio “santuario” meta del pellegrinaggio incessante di fan, visitatori, curiosi e turisti attirati dal suo mito. L’attuale tomba, un blocco di granito con epitaffio in greco antico, ha sostituito quella originale, che era sormontata da un busto marmoreo raffigurante Jim Morrison, opera dello scultore croato Mladen Mikulin, e che è stato trafugato dopo essere stato deturpato a più riprese con vernice, rossetto e graffiti. Nel 1995 gli eredi ripulirono la sua tomba e quelle circostanti e stanziarono un fondo per un sistema di sorveglianza permanente. Sulla lapide fu affissa una lastra di bronzo con l’iscrizione ΚΑΤΑ ΤΟΝ ΔΑΙΜΟΝΑ ΕΑΥΤΟΥ che fa riferimento all’estrema coerenza con cui egli condusse la sua vita fino al tragico epilogo, e la cui traduzione letterale è: Fedele al suo Spirito.

Alcuni sostengono che Jim Morrison sia ancora vivo e che abbia inscenato la sua morte per sottrarsi alla pressione della popolarità e dedicarsi alla poesia, magari assieme a Pamela.[15] Si è anche ipotizzato che si sia trasferito in Africa seguendo le orme del suo poeta-culto, il leggendario Arthur Rimbaud: pare infatti che, all’inizio del 1967, Jim Morrison propose di inscenare la sua morte per portare il gruppo all’attenzione del paese. Fece anche la proposta di utilizzare il nome “Mr Mojo Risin” per contattare l’ufficio una volta che si fosse nascosto in Africa. Steve Harris, assistente di Jac Holzman, ricorda che Jim Morrison gli chiese quali conseguenze avrebbe avuto la notizia della sua presunta morte. Morrison, ai tempi del flirt con la Werbelow, era anche incuriosito dall’ipotesi secondo cui il corpo di Cristo sarebbe stato sottratto dalla cripta a opera degli apostoli, e diversi amici convengono che questo era proprio il tipo di beffa che lui avrebbe voluto giocare al mondo.

Ci sono poi i sostenitori della teoria del complotto, i quali affermano invece che la morte di Jim Morrison fu tutta una messa in scena orchestrata dalla CIA, – con la sua, anche quella di Jimi Hendrix, Brian Jones, Janis Joplin – per “far fuori” dalla circolazione questi artisti “scomodi” che con la loro musica inducevano milioni di fan a rifiutare la guerra in Vietnam e vivere in assoluta libertà secondo il modello della controcultura hippie. Si decise che i tre artisti erano figure dannose per la società poiché traviavano la gioventù e accrescevano il dissenso dell’opinione pubblica nei confronti degli Usa, e venne quindi architettata una cospirazione per eliminarli o renderli innocui.[16]. Nel corso di un’intervista rilasciata nel 2008 all’inglese Daily Mail, il tastierista ex Doors Ray Manzarek ha rivelato che Jim Morrison, un anno prima di morire, avrebbe fantasticato sull’intenzione di simulare la propria morte per trasferirsi alle Seychelles.[17], dando nuovo vigore alle diverse leggende metropolitane nate nel tempo.

Nel corso degli anni sono state fatte innumerevoli congetture. Molti hanno sostenuto che era totalmente estranea alla sua figura una morte di infarto in una vasca da bagno (lo scrittore William Burroughs disse di considerarla “una storia assurda, inverosimile”) e che la vera causa del decesso sia stata invece un’overdose di eroina (o di cocaina). Jim Morrison, infatti, frequentava spesso il Rock ‘n’ Roll Circus, un locale musicale notturno allora noto come luogo di ritrovo degli eroinomani. I detrattori di questa ipotesi affermano che Jim Morrison avesse timore degli aghi ipodermici, l’eroina però può essere assunta anche mediante inalazione. Morrison, peraltro, venne trovato nella vasca da bagno, che di solito è il primo posto in cui viene portata la vittima di un’overdose per tentare la rianimazione, e sulla sua tomba apparvero subito graffiti che dicevano “Abbiate pietà dei tossici”, “Morto di overdose”, ecc. D’altronde il rischio che l’eroina inalata risulti fatale è decisamente maggiore quando è in combinazione con l’alcol. Se tuttavia Jim Morrison avesse sniffato eroina un esame del sangue l’avrebbe rivelato, oppure, in caso di iniezione, il medico avrebbe notato il segno dell’ago, ma, inspiegabilmente, non venne effettuato alcun esame del sangue, nessuna autopsia e nessuna analisi accurata. Il dottor Max Vassille arrivò dodici ore dopo il decesso, manifestò perplessità sulla morte nella vasca da bagno ma aggiunse che se le dichiarazioni di Alain Ronay e di Pamela erano accurate – e nell’immediato non potevano essere smentite – era probabile che Jim Morrison fosse morto per attacco di cuore provocato da coaguli di sangue nell’arteria cardiaca.[18]

Ci sono poi altri elementi interessanti. Un amico pusher si confidò con Elizabeth Lariviere, detta Zozo, una modella amica di Pamela, preoccupato che Jim Morrison potesse essere morto in seguito alla droga che lui gli aveva fornito. La cantante Marianne Faithfull ha raccontato che il conte e allora fidanzato Jean de Breteuil “era spaventato a morte. Jim Morrison era morto di overdose e la droga l’aveva fornita lui. Jean si vedeva come il pusher delle star, e a un certo punto eccolo ridotto come uno spacciatore da strapazzo nei guai fino al collo”. I due partirono immediatamente per Casablanca. De Breteuil morì qualche mese dopo per overdose.[18] Nell’estate 2014 la Faithfull ha ribadito, alla rivistaMojo, che fu proprio De Breteuil a fornire accidentalmente la dose di eroina letale.[19] Un altro episodio curioso fu lo strano annuncio della morte di Jim Morrison che diede in tempi record, la mattina del 4 luglio, il DJ americano Cameron Watson alla discoteca La Bulle, dopo essere stato avvicinato da due spacciatori di marijuana. Pamela, da parte sua, ha raccontato versioni diverse della storia. In linea di massima, affermò che lei e Jim passarono la serata al cinema, quindi al ristorante, infine sniffarono eroina a casa, Jim Morrison si sentì male e nella notte si immerse nella vasca da bagno.

La sepoltura al Père Lachaise

La mattina del 7 luglio 1971 si celebrarono frettolosamente e in gran segreto i funerali presso il cimitero monumentale Père Lachaise di Parigi, detto “Il cimitero degli artisti”, uno dei più celebri del mondo. Parteciparono la fidanzata Pamela Courson, il manager Bill Siddons, gli amici Agnès Varda e Alain Ronay, e la canadese Robin Wertle, segretaria di Jim Morrison a Parigi. Non era presente nessun prete e non venne celebrato alcun rito religioso. Pamela recitò i versi finali del poema “Celebrazione della Lucertola”. Il funerale durò circa otto minuti. Nessuno rimase ad assistere all’inumazione.

Il busto marmoreo di Jim Morrison trafugato nel 1988.

Secondo il giornalista Sam Bernett, amico del leader dei Doors, Jim Morrison non sarebbe morto per cause naturali ma di overdose nel night club Rock ‘n’ Roll Circus. Bernett racconta che la sera del 3 luglio 1971 Jim Morrison, dopo aver bevuto birra e vodka, sniffò una dose massiccia di eroina e si chiuse dentro il bagno del locale. Mezz’ora dopo Bernett fu avvisato che Jim Morrison non usciva, buttarono giù la porta e lo videro steso per terra con la schiuma alla bocca mista a sangue. Un medico che in quel momento era al night club disse che si trattava di overdose, e così, per nascondere il tutto, il cadavere venne portato a casa e adagiato nella vasca da bagno, fingendo che fosse morto per cause naturali.[20] A suffragare questa tesi si aggiungono altre testimonianze. Innanzitutto quella di Nicole Gosselin, una habitué del Circus presente quella notte nel locale, la quale afferma che il corpo di Jim Morrison “fu portato fuori di peso perché probabilmente già morto” passando per il locale che si trovava nel retro e comunicava col Circus, l’Alcazar. La Gosselin dichiara che conosceva il pusher che gli fornì la dose letale e che si trattava di eroina “pura al 90%, quando di solito lo è al 20-30%”.

Dopo il decesso, il Rock ‘n’ Roll Circus fu al centro di voci di ogni genere, gli spacciatori vennero interrogati dalla polizia, ma ufficialmente nessuno svolse indagini sulla morte di Morrison.[21] Un anno dopo il giornalista, nonché amico di Morrison, Jerry Hopkins si recò a Parigi per cercare informazioni sulle circostanze della sua morte:[22] negli ambienti dei tossicodipendenti e dei frequentatori del Circus la “verità” che tutti conoscevano era proprio quella del Circus, ossia morte per overdose di eroina nei bagni del locale e successivo trasferimento a casa del corpo. La versione “ufficiale” del ritrovamento del corpo esanime nella vasca da bagno della sua abitazione, al contrario, era del tutto sconosciuta. Hopkins afferma inoltre che sia Pamela sia Danny Sugerman sapevano della morte di Jim Morrison al Circus per eroina ma decisero, per rispettare la memoria del cantante, di negare tale versione dei fatti. È per questo motivo, afferma Hopkins, che nella biografia Nessuno uscirà vivo di qui[13] vengono proposte entrambe le versioni, quella del Circus e quella della vasca da bagno: in tal modo i biografi ebbero modo di dire come andarono realmente le cose però in maniera “ambigua”, lasciando cioè il lettore senza certezze inoppugnabili.[22]

In seguito la versione del Circus è stata confermata da decine e decine di altre persone, fra cui lo stesso Densmore nella sua biografia, il giornalista Hervé Muller (che frequentò Jim Morrison a Parigi) e Oliver Wicker, direttore della rivista francese Le Globe.[23] Dunque, con ogni probabilità, nei giorni successivi alla morte di Jim Morrison fu messa in atto una “copertura” cinica e improvvisata, favorita da procedure volutamente permissive delle autorità locali, per far sì che l’overdose di eroina della rockstar americana, che avrebbe avuto pesanti implicazioni criminali e finanziarie, fosse ufficialmente dichiarata un comune attacco di cuore. Comunque siano andate realmente le cose, forse c’è da condividere la considerazione finale dei biografi Hopkins-Sugerman, secondo cui “a meno che non si tratti di un omicidio, poco importa come sia morto – un’overdose di qualcosa, un infarto, o semplicemente si sia ubriacato a morte (come in molti dapprima sospettarono). La questione di fondo resta quella del ‘suicidio’. In un modo o nell’altro, Jim è morto per autodistruzione, e scoprire in quale maniera è solo questione di determinare il calibro della metaforica pistola che lui stesso si è puntato alla tempia.”[13]

« Sai quanto pallida lasciva e fremente
viene la morte a una strana ora
inattesa, imprevista
come uno spaventoso ospite più che amichevole che ti sei
portato a letto
La morte rende angeli tutti noi
e ci dà ali
dove avevamo spalle
lisce come artigli
di corvo
Basta denaro, basta agghindarsi
Questo regno sembra di gran lunga migliore
finché l’altra faccia rivela l’incesto
e la libera obbedienza a una legge vegetale
Non ci andrò
Preferisco una Festa di Amici
Alla Famiglia Gigante. »
(Jim Morrison)

Altre notizie nella pagina wikipedia dell’artista.

LE FRASI FAMOSE DA WWW.FRASICELEBRI.IT

“Sono nato piangendo mentre tutti ridevano e morirò ridendo quando tutti piangeranno.”

“Alcuni dicono che la pioggia è brutta, ma non sanno che permette di girare a testa alta con ilviso coperto dalle lacrime.”

“La solitudine è ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno.”

“Se ti droghi ti capisco, perché il mondo ti fa schifo; se non lo fai ti ammiro, perché sei in grado di combatterlo.”

“Bimbo mi chiedi cos’è l’amore? Cresci e lo saprai. Bimbo mi chiedi cos’è la felicità? Rimani bimbo e lo vedrai…”

“Non volevo nascere (e sono nato), non volevo vivere (e sto vivendo), ma quando morirò andrò in paradiso (perché l’inferno lo sto già vivendo).”

“I sogni sono come le stelle, basta alzare gli occhi e sono sempre là.”

“Amo gli adolescenti perché tutto quello che fanno lo fanno per la prima volta.”

“Sii sempre come il mare che infrangendosi contro gli scogli, trova sempre la forza per riprovarci.”

“Non arrenderti mai, perché quando pensi che sia tutto finito, è il momento in cui tutto ha inizio.”

“Un giorno anche la guerra s’inchinerà al suono di una chitarra.”

“Non cercare l’impossibile in questo mondo di pazzi, non vi è luogo dove tu possa rifugiarti, ma se trovi qualcuno che ami tienilo stretto perché ricorda: si nasce e si muore soli… tutto il resto è niente.”

“Io vivo per dominare la vita, non per essere schiavo.”

“Il mio più grande dolore è non poter far niente per la persona che amo.”

“Quando il mio corpo sarà cenere, il mio nome sarà leggenda.”

“Non piangere per chi non merita il tuo sorriso.”

“Un giorno incontrai un bambino cieco… mi chiese di descrivergli il mare, io osservandolo glielo descrissi, poi mi chiese di descrivergli il mondo… io piangendo glielo inventai…”

“Non aver paura della morte… Fa meno male della vita!”

“Non sono turbato perché mi hai tradito, ma perché non potrò più fidarmi di te!”

“Chi rinuncia ai propri sogni è destinato a morire.”

“A volte il vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato.”

“Non c’è notte tanto lunga da non permettere al Sole di risorgere il giorno dopo.”

“Rifiutarsi di amare per paura di soffrire è come rifiutarsi di vivere per paura di morire.”

“Se vuoi uccidere un uomo privalo del suo sogno più bello.”

“Essere allegri non significa necessariamente essere felici, talvolta si ha voglia di ridere e scherzare per non sentire che dentro si ha voglia di piangere.”

 

Informazioni su diego80 (1830 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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