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Addio ai monti

Per lavoro. Per studio. Per quanti altri motivi si deve lasciare la propria casa.

addio ai monti

Durante un viaggio stavo “ascoltando” i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.
Si, ascoltando da un programma Rai che si chiama “Ad Alta voce

E la narratrice inizia a recitare uno dei poemi più immensi che Manzoni ci ha lasciato in eredità.
La scena è quella di Lucia, Renzo e Agnese che su una barca preparata da Fra Cristoforo, lasciano il paesello in zona Lecco e intraprendono la strada verso Milano e Monza.

Mentre lo ascoltavo mi sono messo a pensare a quante volte per lavoro mi sono trovato lontano da casa.

A quanta gente ogni mattina si sveglia in luoghi diversi da dove è cresciuto.

Per vari motivi: per il lavoro, per lo studio, per cercare prospettive diverse, oppure semplicemente per svago o divertimento.

Il testo dei “Promessi” racconta di questi 3 personaggi costretti ad abbandonare le loro case.

E il pensiero va al passato: ai nostri  emigranti.
Al presente: ai nostri giovani
Alle tragedie: gli italiani di Dacca tornati oggi con un volo speciale dello Stato Italiano
Alle fortune: c’è anche chi ha trovato gloria fuori dalla sua terra
Alle avventure concluse male: c’è chi questa fortuna non l’ha avuta.

addio

Il capitolo dei Promessi Sposi fa passare questi pensieri nella testa di Lucia Mondella, affranta e piangente sulla barchetta in mezzo alle acque del lago:

« Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo;
cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente,
non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari;
torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche;
ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti;
addio!

Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana!
Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente,
tratto dalla speranza di fare altrove fortuna,
si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza;
egli si maraviglia d’essersi potuto risolvere,
e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che,
un giorno, tornerà dovizioso.
Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira,
disgustato e stanco, da quell’ampiezza uniforme;
l’aria gli par gravosa e morta;
s’inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose;
le case aggiunte a case,
le strade che sboccano nelle strade,
pare che gli levino il respiro;
e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero,
pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo paese,
alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso, da gran tempo,
e che comprerà, tornando ricco a’ suoi monti.

Ma chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio fuggitivo,
chi aveva composti in essi tutti i disegni dell’avvenire,
e n’è sbalzato lontano, da una forza perversa!
Chi, staccato a un tempo dalle più care abitudini,
e disturbato nelle più care speranze, lascia que’ monti,
per avviarsi in traccia di sconosciuti che non ha mai desiderato di conoscere,
e non può con l’immaginazione arrivare a un momento stabilito per il ritorno!


Addio, casa natìa,
dove, sedendo, con un pensiero occulto,
s’imparò a distinguere dal rumore de’ passi comuni
il rumore d’un passo aspettato con un misterioso timore.
Addio, casa ancora straniera,
casa sogguardata tante volte alla sfuggita,
passando, e non senza rossore;
nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa.


Addio, chiesa,
dove l’animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore;
dov’era promesso, preparato un rito;
dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto,
e l’amore venir comandato,
e chiamarsi santo; addio!
Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto;
e non turba mai la gioia de’ suoi figli,
se non per prepararne loro una più certa e più grande. »

Dicevo del passato, dicevo dei nostri emigrati.
Ma subito dopo pensavo a quanti arrivano da noi.
Dopo aver attraversato non un lago, ma un mare.
E con poche probabilità potranno tornare a vedere i loro monti.

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