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Comuni della Bergamasca – Parre, Piario, Villa D’Ogna

Parre
comune
Parre – StemmaParre – Bandiera
Parre – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoDanilo Cominelli (lista civica) dal 25/05/2014
Territorio
Coordinate45°52′N 9°54′ECoordinate: 45°52′N 9°54′E (Mappa)
Altitudine650 m s.l.m.
Superficie22,28 km²
Abitanti2 769[1] (31-06-2014)
Densità124,28 ab./km²
FrazioniMartorasco, Ponte Selva, Sant’Alberto
Comuni confinantiArdesio, Clusone, Piario,Ponte Nossa, Premolo, Villa d’Ogna
Altre informazioni
Cod. postale24020
Prefisso035
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016158
Cod. catastaleG346
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantiparresi
PatronoSan Pietro e san Paolo
Giorno festivo29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia

Parre
Parre
Posizione del comune di Parre nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Parre nella provincia di Bergamo

Parre (Par in dialetto bergamasco[2][3]) è un comune italiano di 2.769 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia. Situato sulla destra orografica del fiume Serio, in val Seriana, dista circa 30 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico ed è compreso nella Comunità montana della Valle Seriana.

Territorio

Parre, visto da Cavlera, adagiato sulle pendici del monte Trevasco

Il territorio comunale appartiene al gruppo delle Alpi meridionali chiamate Prealpi Bergamasche [4] ed è quasi completamente montuoso e si sviluppa sul versante orografico destro della val Seriana, ad un’altezza di compresa tra i 490 m s.l.m. del fondovalle ed i 2.322 della Cima del Fop. Il nucleo abitativo del capoluogo, distribuito in modo uniforme sulle pendici meridionali del monte Trevasco, ad un’altezza media di circa 640 m s.l.m., è raccolto attorno ai due nuclei originari diParre di sotto (porzione più a valle) e Parre di sopra (parte più elevata), accanto ai quali il paese si è allargato inglobando quasi tutte quelle zone come Campella, Costa Erta e Valzella, per secoli destinate all’agricoltura.

In direzione nord-ovest, poco distante dal locale cimitero, si trova la contrada di Cossaglio, situata sul versante sinistro della valle Dossana e composta da una manciata di abitazioni che mantengono tuttora una connotazione fortemente rurale. Quest’ultima caratteristica è comune anche a numerose cascine e baite montane, un tempo usate da mandriani ma ora quasi tutte disabitate, disseminate tra le distese prative e le macchie di bosco dei monti Trevasco ed Alino, estensioni del monte Vaccaro.

La beita de Sura, in val Dossana

Al di sotto del capoluogo, posto in posizione panoramica, si sviluppa il fondovalle della val Seriana, dove scorre la superstrada di scorrimento della valle Seriana che collega Bergamo con Clusone. Lungo questa arteria si trova Ponte Selva, ovvero la frazione più popolosa del comune ed anche la prima che si incontra provenendo dal capoluogo orobico, che si presenta con un’unica soluzione di continuità abitativa con il vicino comune di Ponte Nossa, tanto da essere sovente scambiata come frazione di quest’ultimo centro. Risalendo la stessa strada, immediatamente dopo la diramazione per Clusone, mantenendosi lungo il corso del fiume Serio in direzione Valbondione, si incontra il bivio che permette di raggiungere il centro di Parre mediante la S.P. 48, che termina nell’abitato. Proseguendo invece sul fondovalle in direzione dell’alta val Seriana, tra prati e boschi si incontra la località di Campignano, alla quale fa seguito dopo circa un chilometro la frazione di sant’Alberto, dove sono presenti numerosi insediamenti industriali, poco distante da cui, in posizione leggermente sopraelevata, si trova il piccolo borgo di Martorasco.

I confini amministrativi del comune sono quasi interamente definiti da limiti naturali, quali linee di impluvio, creste di montagne o corsi d’acqua. A Sud, in direzione del fondovalle seriano, è difatti il corso del fiume Serio a delimitare Parre da Clusone e, più a monte, da Piario; ad Ovest è il torrente Nossana, che scorre nella valle Dossana, a dividere le competenze comunali con quelle di Ponte Nossa e Premolo.

Vista dalla cima di Leten: in primo piano il passo del Re, su cui svetta la Cima del Fop, e più lontano il monte Secco

Il limite occidentale segue l’andamento di quest’ultimo torrente, risalendo fino alla località Piazza Manzone, da cui si sposta sul crinale che divide la valle stessa dalla sua tributaria val Gorgolina, e raggiunge la cima di Leten (2.095 metri). A questo punto la demarcazione settentrionale è data dalla linea che funge da spartiacque con laValcanale di Ardesio, ed è composta dalla catena che, proveniente dalpizzo Arera, include il passo del Re (unico collegamento diretto con Valcanale), la Cima del Fop (2.322 metri), il Monte Secco (2.266 metri) ed il monte Vaccaro (1.957 metri). I confini ridiscendono quindi lungo la costa di quest’ultimo, per giungere nei pressi della contrada di Martorasco al si sotto della quale si trova la piana alluvionale, dove è presente un insediamento industriale, che ricade però nelle competenze amministrative di Villa d’Ogna.

Ricchissima è l’idrografia. Oltre al Serio, che scorre lungo il fondovalle, sono presenti numerosi altri torrenti che raccolgono le acque provenienti da sorgenti e dai monti circostanti. Il principale è la Nossana, che scorre nella valle Dossana dove nella sua parte più a monte è interessata da fenomeno di carsismo, mentre in quella terminale dà luogo ad un acquedotto (ricadente però nelle competenze territoriali di Ponte Nossa) che, con una portata stimata tra i 900 ed i 1.500 litri al secondo, soddisfa il fabbisogno idrico di 118.000 persone nella provincia di Bergamo[5]. Altri corsi d’acqua sono presenti sia nella val Fontagnone, che nasce sulle pedici del monte Trevasco e sfocia nel Serio a Nord del capoluogo, sia nella valle dei frati, che si scende dalla zona della cima del Vaccaro per gettarsi nel Serio presso la frazione di sant’Alberto.

Storia

L’oppidum degli Orobi

Lo sperone roccioso che sovrasta il paese di Ponte Nossa, in cui si verificò il primo insediamento

Il paese di Parre può vantare una storia tra le più datate dell’intera provincia bergamasca.

Tracce di frequentazioni preistoriche sono state rinvenute in grotte e cavità naturali (su tutte la “Buca di Lader”) poste lungo le pendici del monte Trevasco, che sovrasta l’attuale centro abitato. Quest’ultimo monte difatti, grazie alla sua esposizione soleggiata e, soprattutto, alla sua ricchezza di minerali, ha da sempre favorito insediamenti stabili volti allo sfruttamento delle materie prime. Tra queste si segnalano ilbronzo, il piombo, il ferro e la cadmea, ma anche la limonite,la siderite, la galena argentifera, la blenda e la calcopirite,[6] materiali molto frequenti anche nell’attigua Val del Riso. Le prime popolazioni stanziali furono gli Orobi, appartenenti al ceppo di origine ligure, come testimoniato da toponimi quali il citato monte Trevasco ed il piccolo nucleo di Martorasco, aventi il suffisso -asco, di chiaro stampo ligure.

In tal senso importantissimi sono stati i ritrovamenti rinvenuti in località Castello, un terrazzo di origine fluviale che, posto ad un’altezza di circa 580 m s.l.m. a Sud-Ovest dell’attuale abitato, domina il punto in cui la valle Dossana confluisce nella valle del Serio. Questa posizione permetteva il controllo della zona, fin dalla preistoria crocevia di scambi tra la pianura con l’alta val Seriana, la Valtellina, la Val di Scalve e la val Camonica.

I primi reperti, emersi nel 1883 durante una sessione di lavori agricoli, portarono alla luce un ripostiglio interrato, nel quale erano collocati numerosi manufatti in bronzo (ornamenti, utensili, frammenti, ma anche scorie di fusione), risalenti al V secolo a.C.. Tuttavia gran parte di questi (ben 1.000 chilogrammi di materiale bronzeo) furono venduti dai proprietari, inconsapevoli del valore storico della scoperta, ad una fonderia, andando irrimediabilmente perduti. Solo una piccola parte venne salvata dall’intervento dell’archeologo Gaetano Mantovani che, avvisato della scoperta, corse ad acquistare ciò che era rimasto, donando il tutto al museo archeologico di Bergamo, dove tuttora sono custoditi[7].

Nel 1983, in occasione del centenario dei suddetti ritrovamenti, vennero organizzati ulteriori scavi, in funzione preventiva ad un piano di lottizzazione dell’area. Già dagli strati superficiali emersero frammenti ceramici dell’età del ferro, i quali spinsero i ricercatori a più approfondite ricerche. I risultati furono strabilianti, dal momento che venne riportata alla luce una realtà storica rimasta celata per secoli: un grande insediamento abitativo a pianta ortogonale, avente un’estensione di circa 13.000 metri quadrati, fondato presumibilmente nella tarda età del bronzo. Gli scavi si protrassero fino al 1994 e permisero di scoprire una grande quantità di abitazioni, [8] strutture murarie, pavimenti lastricati e inghiottitoi naturali, ma anche reperti in ceramica e suppellettili vari. Tra questi, alcuni cocci di vasi decorati, risalenti ad un periodo compreso tra il X ed il IX secolo a.C. e riconducibili alla Cultura di Golasecca, permettono di inquadrare gli abitanti del villaggio tra gli appartenenti della stirpe ligure-celtica. Tuttavia ben poco si conosce di loro, mancando completamente documenti scritti che ne attestino l’origine e la provenienza. Si presume però che il villaggio in questione sia quello citato dallo scrittore romano Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia:

(Lingua latina)« Oromobiorum stirpis esse Comum atque Bergomum et Licini Forum aliquotque circa populos auctor est Cato, sed originem gentis ignorare se fatetur, quam docet Cornelius Alexander ortam a Graecia interpretatione etiam nominis vitam in montibus degentium. In hoc situ interiit oppidum Oromobiorum Parra, unde Bergomates Cato dixit ortos, etiamnum prodente se altius quam fortunatius situm. »(IT)« Catone sostiene che siano stirpe degli Oromobi Como Bergamo e Foro Licinio, ed un altro po’ di paesi là intorno, ma confessa di non sapere l’origine di questa gente, che invece Cornelio Alessandro ritiene di estrazione della Grecia, anche interpretandone il nome come viventi tra i monti. In quel posto è scomparso il borgo di Parra, da cui Catone ritiene provengano i Bergomates, ancora oggi evidente in una posizione più alta che buona. »
(Plinio il Vecchio, Naturalis Historia III, 124-125)

Il nucleo di Martorasco, di origine ligure

Nell’ambito dei suddetti scavi, nel biennio 1989-1990 in località Botti, poche decine di metri più a monte della località Castello, emersero due strutture produttive connesse ad un’attività metallurgica databili all’età bronzo recente (XIII secolo a.C.), infossate e con differenti piani di uso. In esse, abbandonate verso il V secolo a.C., furono trovati molti reperti legati alle attività fusorie e di estrazione del metallo dal minerale, tra cui anche i processi di rifinitura meccanica degli utensili, quali affilatura con coti e lucidatura.

Anche il toponimo del paese ha origini celtiche e deriva dal lemma “pa-ar”, poi latinizzato in Parra [9] (divenuto poi Parre nel corso dei secoli), indicante un’estesa distesa erbosa o un grande campo, che effettivamente coincide con il luogo dove si sviluppò il primo nucleo abitativo. Altre teorie, pur concordando sulla matrice di origine, gli attribuirebbero invece il significato di luogo alto.

Nel corso della media età del ferro l’agglomerato urbano subì modifiche strutturali, assumendo un assetto regolare, con le abitazioni infossate ed aventi un orientamento Nord-Sud. Lo sviluppo maggiore avvenne nel periodo compreso tra la prima e la seconda età del ferro e la definitiva conquista romana in età augustea: in quel tempo Parre era l’avamposto delle popolazioni alpine verso lo sbocco della valle, una sorta di luogo di incontro tra le due realtà, soggetto all’influenza tanto dei Galli Cenomani ed Insubri (commercialmente in competizione tra loro, tanto che negli scavi furono ritrovate 58 monete differenti, tra cui alcune di entrambe le tribù celtiche) quanto dei Romani. Questi ultimi influenzarono in modo sempre crescente gli usi ed i costumi degli Orobi, tanto che tra il II ed il I secolo a.C., questi producevano manufatti in ceramica e decorazioni sul genere di quelli romani, ed utilizzavano la monetazione dell’impero. Tuttavia, per motivi ancora oscuri, l’abitato fu abbandonato per un paio di secoli, venendo poi nuovamente frequentato a partire dal II secolo.

Il Medioevo

La mulattiera di collegamento con Ponte Nossa, principale strada fin dai tempi più antichi

Contestualmente al termine dell’impero romano, avvenuto nella seconda parte del V secolo, il borgo venne nuovamente abbandonato. L’abitato si sviluppò in posizione più settentrionale, in una zona solo parzialmente utilizzata durante il periodo imperiale, lasciando la località Castello in uno stato di abbandono, relegandola ad un ambito agricolo fino ai giorni nostri. Seguì un periodo di decadenza ed instabilità: la situazione ritornò a stabilizzarsi con l’arrivo dei Longobardi, popolazione che a partire dal VI secolo si radicò notevolmente sul territorio, influenzando a lungo gli usi degli abitanti: si consideri infatti che il diritto longobardo rimase “de facto” attivo nelle consuetudini della popolazione fino alla sua abolizione, avvenuta soltanto nel 1491. Con il successivo arrivo dei Franchi, avvenuto verso la fine dell’VIII secolo, il territorio venne sottoposto al sistema feudale, con il paese che inizialmente venne assegnato, al pari di gran parte della valle, ai monaci di Tours per poi essere infeudato al Vescovo di Bergamo.

Anche il primo documento scritto in cui si attesta l’esistenza del borgo risale a quel periodo: era l’anno 928 quando viene citata la Villa de Parre. Il nome del paese compare inoltre nel 1156 in un diploma redatto dall’imperatore Federico Barbarossa (atto che regolava la lavorazione dei metalli utilizzati per il conio delle monete), nel 1176 in una deposizione giurata, dove tale D. Giovanni da Bolgare afferma di aver assistito alla fondazione della locale chiesa di san Pietro, ed infine nel 1202 quando Nantellino, conte di Parre, cede alcuni suoi diritti feudali mediante un atto compilato nella pubblica piazza, sotto il porticato della chiesa.

Con il passare degli anni al potere vescovile si affiancò quello di alcune famiglie della zona, che riuscirono ad ottenere sempre più spazio, passando dal ruolo di grandi proprietari a quelli di feudatari de facto. È il caso dei Bellebonis, che in breve tempo poterono fregiarsi del titolo di baroni.

In seguito il paese si sviluppò in modo importante tanto che, sull’onda di quando andava accadendo nel vicino centri, nel corso del XIII secolo riuscì ad emanciparsi dal potere feudale, venendo citato come comune autonomo negli statuti della città di Bergamo ed inserito nella circoscrizione denominata Facta di san Lorenzo: il libero comune di Parre, che aveva la facoltà di gestire le proprie attività, era retto da due consoli.

Qualche decennio più tardi, in ambito sociale, cominciarono invece a verificarsi attriti tra gli abitanti, divisi tra guelfi e ghibellini, che raggiunsero livelli di recrudescenza inauditi. Le cronache del tempo raccontano di numerosi episodi tragici in tutta la provincia di Bergamo, che venne dilaniata da questa sanguinosa faida. Ai margini dell’abitato, in posizione dominante sulla sottostante valle del Serio, venne costruita una fortezza, posta dove secoli addietro si era sviluppato il nucleo primitivo del borgo, località che da quel momento prese il nome di Castello. Le cronache tuttavia non raccontano di scontri o danneggiamenti di alcun tipo.

Dalla Serenissima ai giorni nostri

Vista di Ponte Selva sul finire del XIX secolo

Alla definitiva pacificazione si arrivò nella prima metà del XV secolo, grazie al passaggio alla Repubblica di Venezia, avvenuto nel 1427 dopo un’espressa richiesta di Bergamo e delle sue valli, e ratificato dalla Pace di Ferrara del 1428. La Serenissima garantì una diminuzione della pressione fiscale ed offrì maggiore autonomia, dando inizio ad un periodo contrassegnato da tranquillità in cui l’intera zona riprese a prosperare.

Tra i decreti emanati dai veneti vi fu anche l’obbligo della demolizione di ogni fortezza risalente all’epoca medievale. Fu così che nel 1519 anche il castello di Parre venne raso al suolo, e con le sue pietre venne costruito il santuario della Madonna dell’Apparizione nella sottostante borgata di Campolungo, nel comune di Ponte Nossa. Anche le famiglie nobili persero i propri privilegi e la famiglia Bellebonis fu costretta ad emigrare, rifugiandosi presso la corte di Massimiliano I d’Asburgo. Il casato assunse quindi il nome di Von Paar (tradotto letteralmente “Da Parre”) e nel 1522 acquisì l’incarico della gestione del servizio postale nella parte meridionale dell’impero asburgico, mentre quella settentrionale era ad appannaggio della famiglia deiTasso, anch’essa bergamasca. Nel 1596 si guadagnarono il titolo, trasmissibile ereditariamente, di maestri di posta, e nel 1624quello di capi generali delle poste di corte per le zone di Austria, Stiria, Ungheria, Boemia, Moravia e Slesia. Dopo aver creato un sistema composto da un importante apparato di stazioni, corrieri, messaggeri ed addetti alla sicurezza per la sorveglianza, nel 1769 vennero nominati principi. La loro parabola terminò alla fine del XIX secolo, quando persero i loro titoli ereditari, per via della statalizzazione del servizio postale.

Nel frattempo gli abitanti, censiti in 725 unità nel 1596 dal comandante veneto Giovanni Da Lezze[10], erano per lo più dediti alla pastorizia. Questa mansione, se da un lato li costringeva a percorrere grandi distanze per permettere la transumanza delle greggi nelle pianure pavesi in inverno e nelle vallate valtellinesi in estate, dall’altra garantiva loro la sussistenza grazie alla produzione di latte, formaggi e derivati, ma anche di buoni quantitativi di lana, venduti sui mercati lanieri di Gandino e della valle Seriana.

Complesso industriale, in disuso, situato allo sbocco della val Fontagnone

Il potere della Repubblica di Venezia durò fino al 1797[11] quando, in seguito al trattato di Campoformio, venne sostituita dalla napoleonica Repubblica Cispadana. Il cambio di dominazione comportò nel 1809 una revisione dei confini mediante un’imponente opera di accorpamento dei piccoli centri ai più grandi: in questo frangente Parre inglobò a livello amministrativo i vicini centri di Ponte Nossa e Premolo.

L’unione tra i tre borghi durò poco, dal momento che nel 1816, in occasione del nuovo cambio di governo che vide subentrare l’austriaco Regno Lombardo-Veneto alle istituzioni francesi, questi vennero nuovamente scissi.

Nella seconda parte del XIX secolo, contestualmente all’Unità d’Italia, si verificò uno sviluppo dell’industria estrattiva, favorito dal commercio di materiale siderurgico. Il principale elemento estratto era la calamina, un miscuglio di minerali a base di zinco molto presente sulle pendici del monte Trevasco, per la cui estrazione Parre divenne fonte di manodopera generica e specializzata. A questa si affiancarono realtà operanti nell’ambito tessile che, insediatesi presso il fondovalle in località Ponte Selva, in breve si radicarono modificando gli usi e le abitudini dei parresi. Queste mutate condizioni economiche e sociali, fecero sì che il numero dei residenti, rimasto pressoché invariato per secoli (dai 725 abitanti del 1596 ai 917 del1805, fino agli 834 del 1871), lievitò notevolmente nel volgere di un paio di decenni, raggiungendo la quota di 1811 nel 1911.

In ambito amministrativo il comune, dopo aver acquisito nel 1853 una piccola porzione di territorio ad Est della valle dei Frati, nel 1925 cedette la contrada di Nossa (parte posta sulle rive del Serio, ad est del torrente Nossana) al comune di Ponte Nossa, essendo ormai stata inglobata dall’espansione del suddetto comune.

Nella seconda parte del XX secolo le realtà legate all’industria tessile persero via via la loro predominanza, venendo prima affiancate e poi sostituite da attività operanti nei settori meccanico, meccano-tessile ed artigianale che si insediarono nelle zone di Sant’Alberto e di Campignano. Seguì un ulteriore sviluppo edilizio che, oltre a portare un notevole incremento demografico, snaturò parte del territorio, sottraendo molteplici spazi alle colture.

Monumenti e luoghi d’interesse

Chiesa di San Pietro

La chiesa parrocchiale di san Pietro

L’edificio più importante del paese dal punto di vista artistico e storico, è senza dubbio la chiesa parrocchiale che, dedicata a san Pietro, è collocata nella parte più a monte del paese, da cui sovrasta l’abitato. La struttura primitiva, edificata in luogo di una pre-esistente capella votiva, risale ad un periodo prossimo alla seconda metà del XII secolo, essendo citata in un documento del 1176 ed in uno del 1202. Nel corso dei secoli venne sottoposta a numerosi lavori di restauro e ristrutturazione, sia all’interno che all’esterno, che ne modificarono profondamente la struttura. Gli interventi, sia conservativi che innovativi, furono influenzati dagli stili e dalle culture delle varie epoche, sia su iniziativa dei parroci che del Comune, organo che per secoli ebbe lo “ius patronatus” sulla chiesa stessa.

La struttura attuale risale al 1723: all’esterno si presenta con linee sobrie ma eleganti, con un portico che delimita tre lati, e con portali in arenaria recuperati dalla chiesa precedente. L’interno invece ha una sezione rettangolare a navata singola, e presenta numerosi stucchi ed affreschi che donano una grande luminosità agli spazi. Tra questi vi sono sono le opere del Salmeggia, di Carlo Ceresa, di Gian Paolo Cavagna, di Antonio Cifrondi e di G. Mazza, poste agli altari laterali e nella sacrestia, così come la Via Crucis in legno eseguita dal parrese Andrea Cossali. Degni di nota sono anche un settecentesco ostensorio a raggiera d’argento con doratura, alcuni piatti di stagno del XVI secolo ed una croce d’altare in legno rivestito di madreperla, stendardi e paramenti. Ma le principali attrazioni artistiche sono l’altare maggiore, collocato al centro del presbiterio, eseguito da Andrea Fantoni, con marmi e lapislazzuli, raffigurante angeli in adorazione, adornato da medaglia al paliotto. Sempre di scuola fantoniana sono la balaustra dell’abside, il Cristo morto, due statue all’altare dell’Addolorata, la statue lignee della Madonna del Rosario e dei putti nel coro, a fianco dei quali si trova la pregevole cornice marmorea che adorna l’opera più preziosa della Chiesa: la pala Madonna con il Bambino e i Santi Paolo, Pietro e Giovanni, eseguita da Giovan Battista Moroni (2,90 metri di altezza per 1.50 di larghezza).

Il santuario della Ss. Trinità

Interessante è inoltre l’organo con cantorie, costruito da Luigi Balicco Bossi nel 1898 e più volte restaurato. A fianco della parrocchiale, ma facente parte della medesima struttura, si trova la Cappella della Vergine di Lourdes, costruita negli anni 1920, alla quale si accede medante una porta laterale, accanto al Battistero.

La chiesa parrocchiale, dedicata al Sacro Cuore di Gesù, di Ponte Selva

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Pietro (Parre).

Chiesa di San Rocco

Nella contrada di Parre inferiore si trova la chiesa di S. Rocco, ormai circondata dalla viabilità ordinaria. Dotata di linee semplici, si presenta con un sagrato sul lato occidentale ed un ingresso con portale in arenaria. La struttura è a navata singola suddivisa in tre campate, mentre il presbiterio ha pianta rettangolare. In essa sono da notare l’affresco cinquecentesco, la pala dell’altare maggiore coi Santi Rocco e Sebastiano, commissionata da Vincenzo Mutti e compagni nel XVII secolo, e le tele dei due altari laterali recentemente restaurate. Il piccolo organo meccanico, restaurato nel 2012, è stato costruito da Angelo Bossi nel 1773.

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Rocco (Parre).

Chiesa della Santissima Trinità

Rimanendo in ambito religioso, meritano menzione due chiese rustiche ed agresti. di Sant’Antonio, risalente al XVII secolo e situata tra i prati del monte Alino, e della SS. Trinità. Quest’ultima, immersa nei boschi poco distante dalla località Campella, domina il paese e l’intero altopiano di Clusone, con un elegante ampio loggiato cinquecentesco, meta ideale di tranquille passeggiate; al suo interno i resti di pregevoli affreschi della metà del XVI secolo, epoca in cui la chiesa venne completamente rifatta.

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Chiesa della Santissima Trinità (Parre).

Chiesa di sant’Antonio

La prima, dedicata auata sui declivi del monte Alino ad un’altezza di 1.045 metri in posizione panoramica. Risalente al XVII secolo, presenta un piccolo campanile in pietra ed un porticato con tettoia a tre falde. La struttura è molto semplice, con pianta rettangolare a singola navata ed il presbiterio a pianta quadrata ricoperto da una volta a botte. All’interno sono presenti due nicchie in cui vi sono le statue dell’Addolorata e di sant’Antonio, santo raffigurato anche in una tela posta nell’ancona.

Chiesa del Sacro Cuore di Gesù

Nella frazione di Ponte Selva è infine presente la chiesa parrocchiale dedicata al Sacro Cuore di Gesù. Realizzata verso la fine del XIX secolo in luogo di una piccola edicola di proprietà della famiglia Pozzi, industriali della zona, che la donò alla comunità, si presenta con uno stile simil-gotico. La facciata, dotata di due coppie di lesene, è ornata mediante capitelli e guglie, con il portale di ingresso a forma di tempietto, sopra il quale si apre un rosone decorato. L’interno, che riprende le linee gotiche presenti all’esterno, si presenta in tre navate, a loro volta suddivise in cinque campate, mentre il presbiterio è a pianta semidecagonale.

Antiquarium e fabbricati civili

In ambito civile si possono ammirare le caratteristiche abitazioni con muratura in pietra, loggiati, archi e colonne, recuperate mediante interventi di restauro e di conservazione di beni ambientali, naturali e storici. Tra queste spiccano, nella contrada di Parre sotto, gli stemmi della famiglia Belleboni-Baroni, da cui ebbe origine il casato dei Von Paar, principi di Stiria, oppure altre in via Tiraboschi ed a fianco della parrocchiale, dove fanno bella mostra di sé l’arco e l’affresco di san Cristoforo.

Di grande importanza storica è l’Antiquarium, museo inaugurato nel 2013 situato in località Castello, dove sono esposti alcuni dei ritrovamenti preistorici qui emersi. Nell’area, acquisita nel 2001, si trova anche il parco archeologico che, gestito in sinergia tra il comune e la soprintendenza per i beni archeologici della Lombardia, illustra uno spaccato della vita e delle attività presenti nell’Oppidum. L’accesso è gratuito e permesso in tutti i fine settimana.

Percorsi naturalistici

Il rifugio Vaccaro

Il territorio comunale di Parre offre innumerevoli possibilità per chiunque volesse passare un po’ di tempo nella natura. I monti che sovrastano l’abitato, che fungono da spartiacque con la Valcanale, garantiscono infatti itinerari adatti alle più svariate esigenze: si va dalla semplice passeggiata adatta a bambini e meno giovani, alle tracce utilizzate per trekking e mountain bike.

Il più abbordabile è il Sentiero dell’Alto Serio che, proveniente da Premolo, offre ottimi passaggi tra strade carrozzabili, mulattiere e sentieri tra boschi cedui e, proponendo un limitato dislivello altimetrico, tocca le località di Cossaglio, Parre di sopra, Campella, cascina Fastazzo, la chiesetta di sant’Antonio, le cascine Conti e Martorasco.

Più impegnativi sono invece i sentieri che, contrassegnati con i segnavia del C.A.I., si spingono più in alto, tra abetaie e pascoli, conducendo a cascinali sparsi, agli alti pascoli e poi alle cime dei monti Vaccaro, Secco, Fop e Leten. Tra queste vi è la traccia numero 240, che prende il via a monte del paese e risale la costa del monte Trevasco, raggiungendo prima la cima della Sponda (1.496 metri) e poi la baita Forcella, dove incrocia il sentiero 241. Quest’ultimo invece si dirama dal sentiero dell’alto Serio in località sant’Antonio, per salire i dolci declivi del monte Alino, da cui in breve giunge al rifugio monte Vaccaro (1.510 m s.l.m.), costruito sulle rovine di una baita dallo sforzo congiunto di appassionati e del Comune, dove si può alternativamente scegliere di spingersi fino alla cima del Vaccaro, oppure svoltare a sinistra verso la baita Forcella ed il 240.

Infine il segnavia 242, che solca la parte bassa della val Dossana, raggiungendo le baite di piazza Manzone e di Sopra, nonché il rifugio Santamaria in Leten (1.765 m s.l.m.), da cui è possibile poi spingersi fino al passo del Re, che permette di ridiscendere verso la Valcanale, oppure salire sulle cime di Leten, del Fop e del monte Secco, dalle quali è possibile ammirare gran parte dell’arco alpino: l’Ortles-Adamello da un lato ed il Bernina ed il Monte Rosa dall’altro.

Società

Evoluzione demografica

Media Valle Seriana. A fondovalle Ponte Selva e sulle pendici Premolo con il monte Grem (a sinistra) e Parre con monte Vaccaro e monte Secco (a destra). Alle loro spalle, ilpizzo Arera. Vista dalla cima del pizzo Formico

Abitanti censiti[12]

Etnie e minoranze straniere

Gli stranieri residenti nel comune sono 215, ovvero una percentuale pari al 7.7% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[13]:

  1. Marocco, 74
  2. Senegal, 35
  3. Romania, 21
  4. Ghana, 11
  5. Ucraina, 9

Cultura

Folclore e tradizioni

Il paese è caratterizzato da un gran numero di tradizioni, tuttora tramandate, che hanno permesso agli abitanti di differenziarsi dai paesi limitrofi e dal resto della valle. Su tutte vi è il locale idioma che, detto gaì, presenta aspetti di elevata particolarità e che veniva utilizzato anche da pastori e mandriani dell’alta valle Seriana. Inoltre vi sono gli abiti tradizionali che venivano indossati nelle principali festività: questi vennero introdotti tra il XVII ed il XVIII secolo come espressione di riconoscenza verso la Madonna per aver debellato la peste. In seguito a questo voto di devozione, gli abitanti promisero infatti di indossare quello che oggi è il costume tipico in segno di ringraziamento al gesto di clemenza.

Tra gli abiti tradizionali, si segnala un particolare tipo di calzatura, utilizzata fin dai tempi antichi, detta Scarpinocc. Il nome di questo genere di calzare è stato in seguito traslato per indicare una pietanza che ha cominciato ad essere conosciuta anche al di fuori dei confini comunali e della valle, fino a diventare l’elemento caratterizzante del paese. Gli scarpinocc infatti sono una pietanza simile al raviolo, conditi con formaggio e burro fuso. La loro peculiarità sta nel fatto che a differenza dei ravioli bergamaschi, chiamati casoncelli (casonsei in dialetto), il ripieno è rigorosamente di magro, cioè composto da pane grattugiato, formaggio e spezie, mentre il casoncello bergamasco utilizza anche la carne e uva passa. Ogni anno nel mese di agosto presso il locale oratorio si volge la sagra di questo piatto, che richiama acquirenti anche da fuori provincia.

Gran parte delle tradizioni, cadute in disuso negli ultimi decenni del secondo millennio, sono riprese in numerose iniziative e feste locali, dove si riportano alla memoria collettiva le usanze, i canti popolari, le danze tipiche e le attività lavorative (su tutte la filatura della lana). In tale ambito agiscono il gruppo folkloristico Lampiusa e l’associazione culturaleCostöm de Par che ogni anno organizzano sagre, incontri culturali e folkloristici utilizzando il tipico costume parrese.

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
23 aprile 199513 giugno 1999Aldo ImbertiLista civicaSindaco
13 giugno 199913 giugno 2004Adriano LazzarettiLista civicaSindaco
14 giugno 20047 giugno 2009Francesco FerrariLega NordSindaco
8 giugno 200925 maggio 2014Francesco FerrariLega NordSindaco
26 maggio 2014in caricaCominelli DaniloLista civica Parre C’èSindaco

Simboli

Blasonatura stemma: Di verde, al castello d’argento aperto e finestrato del campo, mattonato di nero, torricellato di un pezzo merlato alla ghibellina

Persone legate a Parre

  • Severo Cominelli (1915 – 1998), calciatore.
  • Aldo Perani (1907 – ?), calciatore.
  • Gino Perani (1905 – ?), calciatore.

http://www.comune.parre.bg.it/hh/index.php  sito istituzionale

http://www.prolocoparre.com/  sito pro loco

Piario
comune
Piario – StemmaPiario – Bandiera
Piario – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoPietro Paolo Visini (lista civica) dall’08/06/2009
Territorio
Coordinate45°53′46″N 9°55′26″ECoordinate: 45°53′46″N 9°55′26″E (Mappa)
Altitudine539 m s.l.m.
Superficie1,55 km²
Abitanti1 121[1] (31-12-2011)
Densità723,23 ab./km²
FrazioniGroppino
Comuni confinantiClusone, Parre, Villa d’Ogna
Altre informazioni
Cod. postale24020
Prefisso0346
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016163
Cod. catastaleG574
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona E, 2 835 GG[2]
Nome abitantipiariesi
Patronosant’Antonio abate
Giorno festivo17 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia

Piario
Piario
Posizione del comune di Piario nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Piario nella provincia di Bergamo

Piario (Piér in dialetto bergamasco[3]) è un comune italiano di 1.076 abitanti[4] della provincia di Bergamo in Lombardia. Situato nella Valle Seriana superiore, si trova a circa 30 chilometri a nord-est del capoluogo orobico ed è compreso nella Comunità montana della Valle Seriana.

Geografia fisica

Territorio

In primo piano Piario, con il monte Né che lo divide dall’altopiano di Clusone

Il comune, adagiato su un piccolo pianoro posto sulla sinistra del fiume Serio, con i suoi 1,5451 chilometri quadrati di estensione, risulta essere il quindicesimo meno esteso d’Italia.

Compreso tra i circa 490 m.s.l.m. della porzione meridionale e gli 844 metri del monte Né è delimitato ad Ovest dal corso del Serio, che lo suddivide amministrativamente da Villa d’Ogna (tratto a monte) e Parre nella zona di Martorasco (tratto più a valle). Sull’opposto versante della valle i limiti della municipalità ripartono dalla zona in cui inizia la pineta fino a risalire le pendici dei monti Cucco (771 m.s.l.m.) e Sapèl Né (844 m), piccole propaggini che delimitano il paese da Clusone e dal suo esteso altipiano.

I confini quindi raggiungono Villa d’Ogna, in quella che è la porzione più settentrionale del comune, nei pressi della Madonna della Senda e proseguono seguendo la Senda stessa, la storica via di collegamento che collega longitudinalmente i paesi del lato sinistro della valle Seriana da Ardesio a Clusone.

Le origini del nome

La teoria maggiormente accreditata farebbe derivare il toponimo dal vocabolo della lingua preceltica, parlata dagli Orobi, plarios che significava “fondo di valle”. Altre ipotesi invece indirizzerebbero l’origine dal lemma latino apiarium, significante “luogo delle arnie”, oppure da apium, indicante il “levistico”, una pianta erbacea[5][6].

Storia

Dalla preistoria al Medioevo

Contrada Cà Doriano, uno dei primi nuclei abitativi del paese

Nonostante non siano stati rinvenuti segni che attestino la presenza dell’uomo nell’età antica, si presume che i primi insediamenti sarebbero riconducibili al VI secolo a.C. quando nella zona della val Seriana, si stabilirono popolazioni di origine ligure dedite alla pastorizia, tra cui gli Orobi. Ad essi si aggiunsero ed integrarono, a partire dal V secolo a.C. le popolazioni di ceppo celtico, tra cui iGalli Cenomani: si trattava tuttavia di presenze sporadiche, che non formarono mai un nucleo abitativo definito. La prima vera e propria opera di urbanizzazione fu invece opera dei Romani, che conquistarono la zona e la sottoposero a centuriazione, ovvero ad una suddivisione dei terreni a più proprietari, a partire dal I secolo d.C.. Fu in quel periodo che nelle montagne limitrofe cominciarono ad essere sfruttate numerose miniere, per lo più di ferro, che portarono un notevole incremento demografico. Tra i nuovi abitanti vi erano anche alcuni schiavi (i cosiddetti Damnati ad metallam)[7], impiegati nei lavori più pesanti nell’ambito dell’estrazione del materiale. Il centro abitato, costituito prevalentemente da capanne, aveva tuttavia dimensioni estremamente ridotte, con gran parte degli abitanti che trovava sostentamento dall’agricoltura, svolta nella piana del fondovalle, e dalla pastorizia.

Al termine della dominazione romana vi fu un periodo di decadenza ed abbandono del centro abitato, con la popolazione che sovente era costretta a lasciare la zona di fondovalle e cercare riparo sulle alture circostanti al fine di difendersi dalle scorrerie perpetrate dalle orde barbariche. La situazione ritornò a stabilizzarsi con l’arrivo dei Longobardi, popolazione che a partire dal VI secolo si radicò notevolmente sul territorio, influenzando a lungo gli usi degli abitanti: si consideri infatti che il diritto longobardo rimase “de facto” attivo nelle consuetudini della popolazione fino alla sua abolizione, avvenuta soltanto nel 1491.

Con il successivo arrivo dei Franchi, avvenuto verso la fine dell’VIII secolo, il territorio venne sottoposto al sistema feudale, con il paese che nel 774 venne assegnato, al pari di gran parte della valle, ai monaci di Tours per poi essere infeudato al Vescovo di Bergamo a partire dal 1026. Dopo l’anno mille, cominciarono a svilupparsi un nucleo ben definito in quelli che adesso è il centro storico del paese. Per trovare un documento che attesti l’esistenza del paese bisogna aspettare fino all’anno 1405, in cui vengono registrate alcune transazioni per conto della Misericordia di Clusone. Nel 1414 una sentenza di morte ai danni di Antonio di Capitani di Scalve rende giustizia del tentato omicidio con furto di un certo Giovanni di Andreolo di Piario.

Nel tardo medioevo si verificarono importanti innovazioni tecnologiche, che diedero positivi risvolti anche in ambito economico. Sfruttando la vicinanza di miniere, lungo il corso del fiume Serio vennero introdotte alcune fucine che permisero la lavorazione di metalli, dai quali si ottenevano utensili, attrezzi da lavoro, stoviglie ed armi, come testimoniato da documenti del XV secolo[8].

La Serenissima

La casa Museo dei Rundenì, esempio di abitazione rurale

Anche l’agricoltura e la pastorizia fecero enormi passi, permettendo la produzione e la lavorazione di un tipo di tessuto utilizzato dagli eserciti, in quanto caldo e molto robusto, denominato Panno grosso bergamasco. La positiva condizione commerciale e produttiva ricevette un ulteriore impulso quando, nella prima metà del XV secolo, si verificò il passaggio dell’intera zona alla Repubblica di Venezia, avvenuto nel 1427 dopo un’espressa richiesta di Bergamo e delle sue valli, e ratificato dalla Pace di Ferrara del 1428. La Serenissima garantì una diminuzione della pressione fiscale ed offrì maggiore autonomia, dando inizio ad un periodo contrassegnato da tranquillità sociale in cui l’intera zona continuò a prosperare.

All’inizio del XVI secolo la comunità riuscì ad ergersi a parrocchia, come testimoniato dalla cronotassi dei parroci, mentre per l’indipendenza a livello amministrativo si dovette aspettare fino al 1636, quando Oltrascenda si separò da Clusone: la Senda era difatti la strada che separava il capoluogo baradello dagli altri borghi. La nuova entità inizialmente comprendeva anche Valzurio, Nasolino, Villa ed Ogna, borghi da cui Piario si separò nel 1648, con la denominazione di Pierro.

In questi secoli il paese continuò a prosperare grazie alla lavorazione del ferro che garantiva produzione di armi bianche ed attrezzi da lavoro, ma anche il relativo commercio dei materiali prodotti, unito a quello delle pietre coti, utili ad affilare gli stessi utensili da taglio. Ma i commercianti del borgo di Piario cominciarono a farsi conoscere anche al di fuori dei confini della Serenissima, grazie al commercio del Panno grosso, per il quale ottennero nel 1714 dall’imperatore Carlo VI la concessione a

« Condurre e dimorare senza alcuna molestia o impedimenti in tutte le province dell’impero, con armi e cavalli, per il commercio dei panni e del ferro in Moravia, Austria e Boemia[8] »

Il comune dovette anche fronteggiare alcuni problemi legati alla gestione di beni e terreni, come testimoniato dalla diatriba sorta nel 1774 con il nobile Giuseppe Ginammi diGromo per lo sfruttamento di una canale che alimentava una fucina, risolta a favore di quest’ultimo dal Senato della Serenissima.

Ma l’indipendenza amministrativa durò poco, dal momento che già nel 1756 andò a ricostituire, unitamente ai borghi di Villa ed Ogna, l’entità comunale denominata Oltressenda Bassa. La neonata istituzione nel 1776 si ampliò ulteriormente, annettendo anche Oltressenda Alta (ovvero le contrade di Nasolino e Valzurio).

Dalla dominazione francese ai giorni nostri

L’ospedale di Piario

Tuttavia la convivenza amministrativa delle varie contrade era mal sopportata dalle stesse, tanto che nel 1797 ognuna di esse riacquistò la propria autonomia. Ma il potere della Repubblica di Venezia era ormai agli sgoccioli, tanto che nello stesso anno, in seguito al trattato di Campoformio, venne sostituita dalla napoleonica Repubblica Cispadana. Il cambio di dominazione comportò un’immediata revisione dei confini, che portò alla riunificazione con Villa d’Ogna, anche se già nel 1805 Piario riacquisì la propria indipendenza.

Nel 1809 la dominazione francese, nell’ambito di un’imponente opera di accorpamento dei piccoli centri ai più grandi, impose l’accorpamento di Piario, unitamente a Rovetta, Villa, Ogna ed Oltressenda Bassa, al vicino comune di Clusone. La macro-unione tra i borghi durò poco, dal momento che nel 1816, in occasione del nuovo cambio di governo che vide subentrare l’austriaco Regno Lombardo-Veneto alle istituzioni francesi, questi vennero nuovamente scissi, con Piario che riconquistò la sua autonomia amministrativa.

Tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX Piario fu interessato da un importante crescita demografica, complice l’insediamento della manifattura Festi e Rasini nel comune confinante di Villa d’Ogna. Questa situazione permise di raddoppiare il numero degli abitanti, che passarono dai 271 del 1881 ai 581 del 1921.

Contestualmente, nel 1906, la parte meridionale del comune, in località Groppino, fu interessata da un importante sviluppo turistico, dovuto alla presenza di una fonte ricca di bicarbonato, attorno alla quale nacquero alberghi e pensioni termali. Il notevole afflusso di persone portò le autorità a prendere la decisione di aprire, a partire dal 1929, un centro per la cura delle malattie polmonari. La struttura, rimasta in attività fino al termine del secolo, attualmente ospita l’ospedale.

Nel frattempo, nel 1927 il regime fascista, nell’ambito di una riorganizzazione amministrativa volta a favorire i grossi centri a scapito dei più piccoli, unì nuovamente Piario con Oltressenda Bassa (composta da Ogna e Villa) ed Oltressenda Alta, nell’entità comunale rinominata “Villa d’Ogna”. Le differenti realtà, che mal sopportavano questa unione, al termine della seconda guerra mondiale inoltrarono formale richiesta di separazione. L’istanza venne accolta nel 1958 quando Piario, unitamente ad Oltressenda Alta, si staccò da Villa d’Ogna.

A partire dagli ultimi decenni del XX secolo, grazie a nuovi insediamenti abitativi, Piario riuscì ad aumentare notevolmente il numero dei propri residenti, in controtendenza rispetto a gran parte dei paesi dell’alta valle, arrivando a superare “quota 1.000”.

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

La chiesa parrocchiale di sant’Antonio

L’edificio di principale interesse è la chiesa parrocchiale, intitolata a Sant’Antonio abate. Edificata nel XV secolo in luogo di un precedente edificio di culto dalle dimensioni più ridotte, fu soggetta ad una quasi totale ricostruzione avvenuta nel 1671. All’interno si possono trovare opere di grande pregio, tra cui una tela di Domenico Carpinoni, una tempera su tela raffigurante la Natività attribuita a Giacomo Borlone de Buschis, l’altare maggiore in legno intagliato e dorato di Giovanni Piccini da Nona (1690-1710) ed un altare in legno nella Cappella della Vergine del Rosario, opera di Grazioso Fantoni il Giovane del 1774. Di interesse anche la pala d’altare di Enrico Albrici da Vilminore (1714-1775) e gli affreschi datati fra 1466 e 1494. Il campanile, edificato in pietra squadrata nel 1499, possiede un concerto di cinque campane datate tra il 1799 ed il 1809.

Altro edificio religioso degno di nota è il santuario di San Rocco. Costruito nel XVI secolo nella grande pineta posta ai margini del paese, in una posizione elevata nella località Paranzo, è ancora oggi luogo di pellegrinaggio e di devozione popolare. In occasione della festività dell’Assunzione della Vergine Maria, il 15 agosto, si svolgono spettacoli pirotecnici.

Architetture civili

In ambito civile, interessante è l’edificio in via Mazzoletti, forse un tempo utilizzato come monastero e considerato la struttura più antica del paese, che si presenta con arcate ed affreschi del XIII secolo solo parzialmente conservati.

Merita inoltre menzione la casa Museo dei Rundenì, nella quale sono ricostruiti gli ambienti e gli stili di vita della gente di Piario della fine del XIX secolo. Dotata di cortile con porticato, possiede quattro stanze suddivise su due piani con scale in legno, tutto rigorosamente autentico.

A sud dell’abitato si trova l’ospedale civile che, risalente all’inizio del XX secolo, presenta un ampio parco e dei lineamenti in stile liberty.

Aree naturali

il santuario di san Rocco

La principale attrazione naturalistica presente è senza dubbio la pineta detta della Selva. Posta nella parte meridionale del territorio comunale e divisa con il comune di Clusone, è un polmone verde nel quale un gran numero di persone cerca refrigerio nei periodi più caldi, ma in cui sono presenti anche itinerari tra cui un percorso vita e sentieri, adatti ad utenti di discipline quali running e mountain bike, che permettono il collegamento con la Ciclovia della Valle Seriana. Per escursionisti sono invece gli itinerari che conducono dal santuario di san Rocco, più semplice, ed alla cima dei monti Cucco e Né, dalla cui sommità è possibile godere una visuale su Piario e l’altopiano di Clusone.

Infine è possibile percorrere il sentiero che si sviluppa nei pressi del corso del fiume Serio, lungo il quale si incontrano luoghi dalla rilevanza storica, quali la cascina Broseda, i ruderi della fucina delle Neppe (attiva nella produzione di utensili ferrosi) ed di un mulino, il fontanino di sant’Alberto ed il laghetto di pesca sportiva con annesso ponte pedonale, detto Ballerino, che permette di raggiungere l’altra sponda della valle in località sant’Alberto di Villa d’Ogna.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[9]

Etnie e minoranze straniere

Gli stranieri residenti nel comune sono 88, ovvero una percentuale pari al 7.9% della popolazione[10].

Tradizioni e folclore

  • 16 agosto, festa patronale di san Rocco. Bancarelle e spettacoli pirotecnici

Persone legate a Piario

  • Pietro Luigi Speranza (1801 – 1879), vescovo cattolico.
  • Cesare Paolantonio (1937 – 2015), pittore.

Geografia antropica

Urbanistica

Infrastrutture e trasporti

La principale via di collegamento è la S.P.51, che si dirama dalla Strada statale 671 Bergamo-Clusone presso la pineta e taglia il centro abitato fino ad arrivare a Villa d’Ogna, nel punto in cui prende vita la S.P.50 Villa d’Ogna-Clusone, conosciuta anche come “strada della Senda“.

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
23 aprile 199512 giugno 1999Luigi MichelettiLista civicaSindaco
13 giugno 199912 giugno 2004Luigi MichelettiLista civicaSindaco
13 giugno 20047 giugno 2009Renato Giovanni Bastionilista civicaSindaco
8 giugno 200924 maggio 2014Pietro Paolo Visinilista civicaSindaco
25 maggio 2014in caricaPietro Paolo Visinilista civica Dialogare per progredireSindaco

Simboli

Piario-Gonfalone.png

I simboli del Comune sono lo stemma e il gonfalone concessi con DPR n. 330 del 7 maggio 1986. Lo stemma illustra la storia di Piario.[11]

Blasonatura stemma

« D’azzurro, alla sbarra d’argento, caricata dall’alabarda con l’asta scorciata, al naturale, accompagnata in capo dal pino silvestre sradicato, di verde, e, in punta, dall’ape montante, d’oro. Ornamenti esteriori da Comune. »
(DPR n. 330 del 7 maggio 1986)

Blasonatura gonfalone

« Drappo tagliato d’azzurro e di giallo riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma sopra descritto con la iscrizione centrale in argento recante la denominazione del Comune. Le parti in metallo ed i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, alternati, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali fregiati d’argento. »
(DPR n. 330 del 7 maggio 1986)

http://www.comune.piario.bg.it/  sito istituzionale

http://www.bolognini.bg.it/ITA/Default.aspx?SEZ=49&PAG=75&MOD=HOS  sito ospedale Bolognini

Villa d’Ogna
comune
Villa d'Ogna – Stemma
Il centro abitato visto da Nord
Il centro abitato visto da Nord
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoAngela Bellini (lista civica Svolta democratica) dal 27/05/2013
Territorio
Coordinate45°54′N 9°56′ECoordinate: 45°54′N 9°56′E (Mappa)
Altitudine542 m s.l.m.
Superficie5,16 km²
Abitanti1 982[1] (31-12-2010)
Densità384,11 ab./km²
FrazioniOgna
Comuni confinantiArdesio, Clusone,Oltressenda Alta, Parre,Piario, Rovetta
Altre informazioni
Cod. postale24020
Prefisso0346
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016241
Cod. catastaleL938
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitantivillaonesi
PatronoSan Matteo Apostolo ed Evangelista e Beato Alberto di Villa d’Ogna
Giorno festivo21 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia

Villa d'Ogna
Villa d’Ogna
Posizione del comune di Villa d'Ogna nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Villa d’Ogna nella provincia di Bergamo
Sito istituzionale

Villa d’Ogna (Éla d’Ògna in dialetto bergamasco[2]) è un comune italiano di 1.948 abitanti della provincia di Bergamo, in Lombardia.

Situato nella Valle Seriana superiore, alla confluenza dell’Ogna nel Serio, sulla sinistra orografica di quest’ultimo, dista circa 33 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico ed è compreso nella Comunità montana della Valle Seriana

Geografia fisica

Territorio

Il paese visto dal monte Secco. A sinistra il borgo di Ogna, al centro quello di Villa con a destra il nuovo quartiere residenziale. In basso a destra la zona industriale

Il territorio comunale si sviluppa su entrambi i versanti orografici della valle Seriana, in corrispondenza della confluenza del torrente Ogna nel fiume Serio, ad un’altezza di compresa tra i 510 m s.l.m. del fondovalle ed i circa 1.500 delle pendici della Cima Vaccaro.

I limiti amministrativi del comune sono molto frastagliati: a Nord sono prima le pendici orientali della Cima Vaccaro e poi il corso del torrente Ogna, intermezzate da una protuberanza territoriale che include i territori a Nord del borgo di Ogna fino alla contrada di san Lorenzo, a dividere le competenze comunali con Ardesio ed Oltressenda Alta. Ad Est i confini si spingono nella parte più bassa della Valzurio, fino quasi alla località La Rasga, per raggiungere poi le ultime propaggini del monte Blum, il cui spartiacque funge da delimitazione con Clusone fino ad incrociare la Senda, storica via di collegamento tra i paesi del lato sinistro della valle.

Il torrente Ogna

A questo punto il confine con Piario delimita la parte meridionale del comune e procede fino a raggiungere il corso del fiume Serio. Sul versante opposto il perimetro comunale include una piccola striscia di terra che si sviluppa verso Sud, fino allo sbocco della piccola valle dei Frati, sotto il borgo di Martorasco, dove è collocata la contrada Sant’Alberto. Quest’ultimo tratto, unitamente alla parte più occidentale che include la località Festi Rasini, confina con Parre, la cui linea di divisione risale lungo le pendici del monte Vaccaro.

Per ciò che concerne l’idrografia, oltre al fiume Serio, numerosi sono i corsi d’acqua che attraversano il territorio comunale. Il principale è l’Ogna, affluente del Serio da sinistra, che si sviluppa nella Valzurio e che raccoglie le acque di numerosi piccoli rivoli composti dalle acque in eccesso provenienti dalle propaggini circostanti.

Altro corso d’acqua è il torrente che solca la valle dei Frati, presente sul territorio di Villa d’Ogna soltanto nel suo tratto terminale prima della sua immissione nel Serio da destra. Nella zona industriale, sul lato orografico destro, è presente anche un canale artificiale che scorre parallelamente al corso del Serio, da cui prende vita in località Valzella in comune di Ardesio, rigettandovi le acque qualche chilometro più a valle, dopo aver alimentato alcune aziende tessili.

Le origini del nome

Sull’origine del nome non vi è certezza. Talune teorie vorrebbero far derivare il nome di Ogna dall’invasione degli Unni di Attila nel V secolo. Su alcuni documenti il paese viene infatti indicato come Villa humnia (Villa degli Unni): a tal riguardo una leggenda riporta che il borgo abbia avuto origine proprio da un gruppo di Unni, inviati da Alarico a lavorare nelle miniere di ferro, che decisero di stazionare presso la foce del torrente oggi chiamato Ogna[3].

Altre ipotesi invece fanno risalire il toponimo al termine latino onus, che significa imposta di dazio. Ogna era infatti un luogo di passaggio obbligato per raggiungere l’Alta Valle Seriana, Clusone e la Presolana: questo rendeva il centro uno snodo importante. La tradizione fa inoltre risalire al XV secolo la presenza di una dogana, dove si pagava un dazio sulle merci di passaggio, proprio nella piazza di Ogna. Un’ultima teoria, perorata dallo Zanetti[3], vorrebbe far derivare il nome da Alnia, ovvero torrente degli ontani[4].

Storia

Dalla preistoria al Medioevo

Il santuario di Villa d’Ogna, primo nucleo religioso del paese

I primi insediamenti umani sarebbero riconducibili al VI secolo a.C. quando nella zona si stabilirono popolazioni di origine ligure dedite alla pastorizia, tra cui gli Orobi. Ad essi si aggiunsero ed integrarono, a partire dal V secolo a.C. le popolazioni di ceppo celtico, tra cui i Galli Cenomani: si trattava tuttavia di presenze sporadiche, che non formarono mai un nucleo abitativo definito.

La prima vera e propria opera di urbanizzazione fu invece opera dei Romani, che conquistarono la zona e la sottoposero a centuriazione, ovvero ad una suddivisione dei terreni a più proprietari, a partire dal I secolo d.C.. Fu in quel periodo che nella zona cominciarono ad essere sfruttate numerose miniere, per lo più di ferro, che portarono un notevole incremento demografico. Tra i nuovi abitanti vi erano anche alcuni schiavi (i cosiddetti Damnati ad metallam)[5], impiegati nei lavori più pesanti nell’ambito dell’estrazione del materiale. Il centro abitato, costituito prevalentemente da capanne, aveva tuttavia dimensioni estremamente ridotte, con gran parte degli abitanti che trovava sostentamento dall’agricoltura, principalmente nella piana del fondovalle, e dalla pastorizia, nella zona collinare.

Al termine della dominazione romana vi fu un periodo di decadenza ed abbandono del centro abitato, con la popolazione che sovente era costretta a cercare riparo sulle alture circostanti al fine di difendersi dalle scorrerie perpetrate dalle orde barbariche. La situazione ritornò a stabilizzarsi con l’arrivo dei Longobardi, popolazione che a partire dal VI secolo si radicò notevolmente sul territorio, influenzando a lungo gli usi degli abitanti: si consideri infatti che il diritto longobardo rimase “de facto” attivo nelle consuetudini della popolazione fino alla sua abolizione, avvenuta soltanto nel 1491.

Con il successivo arrivo dei Franchi, avvenuto verso la fine dell’VIII secolo, il territorio venne sottoposto al sistema feudale, con il paese che inizialmente venne assegnato, al pari di gran parte della valle, ai monaci di Tours per poi essere infeudato al Vescovo di Bergamo. In breve tempo tra la popolazione crebbe sempre più il desiderio di emanciparsi dal potere vescovile e feudale, al fine di poter decidere in autonomia la gestione del territorio. Fu così che nel corso del XIII secolo si arrivò alla creazione dell’istituzione comunale. I borghi di Ogna e Villa furono quindi inclusi nel territorio di Clusone, comune ben più ricco e potente.

La Serenissima

La contrada di Ogna, di origine medievale

Nel tardo medioevo si verificarono importanti innovazioni tecnologiche, che diedero positivi risvolti anche in ambito economico. Sfruttando la vicinanza delle miniere e la ricchezza d’acqua di cui disponeva il territorio, lungo il corso del torrente Ogna vennero introdotte alcune fucine che permisero la lavorazione di metalli, dai quali si ottenevano sia utensili ed attrezzi, ma soprattutto chiodi[6]. Inoltre la forza motrice dell’acqua dello stesso torrente permise la creazione di alcune cartiere, la cui carta prodotta era ritenuta di buona qualità[7].

Anche l’agricoltura e la pastorizia fecero enormi passi, permettendo la produzione e la lavorazione di un tipo di tessuto utilizzato dagli eserciti, in quanto caldo e molto robusto, denominato Panno grosso bergamasco.

La positiva condizione commerciale e produttiva ricevette un ulteriore impulso quando, nella prima metà del XV secolo, si verificò il passaggio dell’intera zona alla Repubblica di Venezia, avvenuto nel 1427 dopo un’espressa richiesta di Bergamo e delle sue valli, e ratificato dalla Pace di Ferrara del 1428. La Serenissima garantì una diminuzione della pressione fiscale ed offrì maggiore autonomia, dando inizio ad un periodo contrassegnato da tranquillità sociale in cui l’intera zona continuò a prosperare.

L’indipendenza a livello amministrativo si dovette aspettare fino al 1636, quando Oltrascenda si separò da Clusone: la Senda era difatti la strada che separava il capoluogo baradello dagli altri borghi. La nuova entità inizialmente comprendeva anche Valzurio, Nasolino e Piario, borghi da cui Villa ed Ogna si separarono nel 1648, assumendo la denominazione di Oltrescenda Bassa (così citato anche nei documenti del XVIII secolo).

Nel 1740 i borghi di Ogna e Villa riuscirono a separarsi ulteriormente, ergendosi entrambi a comuni autonomi. Questa indipendenza durò poco, dal momento che già nel 1756 Villa ed Ogna andarono a ricostituire, unitamente al borgo di Piario, l’entità comunale denominata Oltressenda Bassa. La neonata istituzione nel 1776 si ampliò ulteriormente, annettendo anche Oltressenda Alta (ovvero le contrade di Nasolino e Valzurio).

Tuttavia la convivenza amministrativa delle varie contrade era mal sopportata dalle stesse, tanto che nel 1797 ognuna di esse riacquistò la propria autonomia.

Dalla dominazione francese ai giorni nostri

Il complesso industriale “Festi Rasini”

Ma il potere della Repubblica di Venezia era ormai agli sgoccioli, tanto che nello stesso anno, in seguito altrattato di Campoformio, venne sostituita dalla napoleonica Repubblica Cispadana. Il cambio di dominazione comportò un’immediata revisione dei confini, che portò alla riunificazione di Ogna e Villa, con la “solita” aggiunta di Piario, che però nel 1805 riacquisì la propria indipendenza.

Nel 1809 la dominazione francese, nell’ambito di un’imponente opera di accorpamento dei piccoli centri ai più grandi, impose l’accorpamento di Villa ed Ogna, unitamente a Rovetta, Piario ed Oltressenda Alta, al vicino comune di Clusone. La macro-unione tra i borghi durò poco, dal momento che nel 1816, in occasione del nuovo cambio di governo che vide subentrare l’austriaco Regno Lombardo-Veneto alle istituzioni francesi, questi vennero nuovamente scissi, con Villa ed Ogna che andarono a ricreare l’entità denominata Oltressenda Bassa.

Nella seconda parte del XIX secolo, contestualmente all’Unità d’Italia, si verificò uno sviluppo dell’industria mediante l’introduzione di realtà operanti nell’ambito tessile che in breve si insediarono e radicarono sul territorio, la principale delle quali fu la “Festi Rasini”. Fondata nel 1889 e diretta dalle omonime famiglie di industriali milanesi Festi e Rasini, cominciò ad attrarre in modo significativo gli abitanti dei paesi vicini, permettendo un considerevole aumento dei residenti nel comune. Difatti il numero, rimasto pressoché invariato tra il 1861 ed il 1881 (si passò da 643 a 666), raddoppiò sul finire del secolo, toccando quota 1364 nel1901, passando poi a 2016 nel 1921. Il polo produttivo era posto sulla riva orografica destra del Serio e, anche grazie allo sfruttamento delle acque del fiume prelevate in località“Valzella” di Ardesio, era dotato di 8000 fusi e garantiva il lavoro a 100 operai, condizione che lo rese il terzo gruppo tessile della Lombardia[8].

Nel frattempo, nel 1927 il regime fascista, nell’ambito di una riorganizzazione amministrativa volta a favorire i grossi centri a scapito dei più piccoli, unì nuovamente Oltressenda Bassa (composta da Ogna e Villa) con Piario ed Oltressenda Alta, nell’entità comunale rinominata “Villa d’Ogna”. Le differenti realtà, che mal sopportavano questa unione, al termine della seconda guerra mondiale inoltrarono formale richiesta di separazione. L’istanza venne accolta nel 1958 quando Oltressenda Alta e Piario si staccarono da Villa d’Ogna, che mantenne invariato il proprio nome.

Nel luglio del 1944 il paese fu teatro di due rastrellamenti ad opera di soldati nazi-fascisti, i quali erano alla ricerca di alcuni partigiani rifugiatisi sul territorio. Il rastrellamento causò la morte di 5 persone.

Exquisite-kfind.pngLo stesso argomento in dettaglio: Rastrellamenti di Villa d’Ogna.

A partire dalla seconda metà del secolo gli stabilimenti tessili subirono un drastico ridimensionamento fino ad arrivare alla completa chiusura nella seconda decade del XXI secolo. Nel frattempo le realtà legate all’industria tessile vennero affiancate e sostituite da attività operanti nei settori meccanico, meccano-tessile ed artigianale. Tra queste si segnala la RadiciFil, insediatasi nel 1974 poco più a valle degli stabilimenti tessili della Festi Rasini e che, operante nell’ambito della produzione dei polimeri utilizzati nell’industria tessile, vanta alti standard di produzione[9].

Veggo scender dai monti alle pendici
In balda schiera gente come a festa;
Lattrae un nuovo Fato: gli opifici
Lantica forza hanno in suo cor ridesta.
All’onde palpitanti, alla sorgente

Del fiume ond’essa tragge “Forza e Luce”
Ora si specchia la novella gente,
Giuliva in cor per l’opra che l’adduce
Nella corrente di gagliardi imprese
All’agiatezza del natio paese.

(Acrostico di Luigi Tinelli in: A. Bonicelli, Cent’anni di banda a Villa d’Ogna, 2000, p. 13.)

Monumenti e luoghi d’interesse

Architetture religiose

Chiesa parrocchiale di san Matteo apostolo e del Sacro Cuore (Villa)

La chiesa parrocchiale di Villa d’Ogna

La chiesa parrocchiale di Villa d’Ogna iniziò ad essere costruita nel 1937, essendo diventata l’antica parrocchiale (distante da essa poche decine di metri), troppo piccola per contenere tutti i fedeli[10]. Grazie a don Pietro Forzenigo e all’aiuto di tutta la popolazione, venne solennemente consacrata il 21 agosto 1953, alla presenza dell’allora Vescovo di Imola, Mons. Benigno Carrara, e dedicata a San Matteo apostolo ed evangelista e al Sacro Cuore di Gesù.

Nella successiva domenica del 23 agosto, in occasione del 50º anniversario della traslazione del corpo del Beato Alberto daCremona al paese natale di Villa d’Ogna, le solenni cerimonie vennero celebrate dall’allora Patriarca di Venezia, Angelo Giuseppe Roncalli.

Dotata di una ampio sagrato che si sviluppa su tutti i lati, la chiesa è costruita in pietra viva e possiede un corpo centrale che, coperto da un tetto a due spioventi, si eleva con decisione dal resto dell’edificio ed al quale si accede mediante un porticato a tre archi, mentre lateralmente sono collocati due corpi strutturali meno grandi che creano un interessante gioco di volumi.

Internamente la chiesa si compone di tre altari: l’altare maggiore è dedicato a San Matteo apostolo ed evangelista; l’altare di destra, dedicato alla Madonna; l’altare di sinistra è dedicato al Beato Alberto di Villa d’Ogna. Tra le opere più significative, si possono ammirare alcune opere di Domenico Carpinoni e Antonio Cifrondi, pittori originari di Clusone vissuti tra il XVI ed il XVII secolo.

Santuario di san Matteo apostolo

Beato Alberto da Villa d’Ogna

Le origini del nucleo del primitivo edificio religioso risalgono al 1176 quando venne consacrata dal Vescovo e dedicata a San Matteo apostolo ed evangelista. Nel 1450 la chiesa ottenne l’indipendenza parrocchiale, distaccandosi dalla dipendenza della pieve di Clusone. La chiesa era ad un’unica navata e conteneva le reliquie del conterraneo Alberto, poi diventato beato nel 1748. Nel corso del XVII secolovennero effettuati dei lavori di restauro che occultarono alcuni affreschi risalenti al XV secolo, riscoperti solo nel 1970.

Nel 1903 il Vescovo di Cremona, Mons. Geremia Bonomelli, accolse la richiesta della comunità di Villa d’Ogna, in particolare del suo parroco don Guglielmo Mismetti, a riportare al suo paese natale le spoglie del Beato Alberto, religioso vissuto nel XIII secolo. In tale occasione la chiesa venne ampliata con due navate laterali e vennero effettuati lavori decorativi, tra cui il pulpito di Cesare Zonca, e di manutenzione.

Dopo l’importante restauro del 1970, nel 1994 venne ristrutturata la torre campanaria, antecedente al XVI secolo. Nel 2001 ci fu l’ultimo restauro, che portò alla luce resti di antiche sepolture e elementi della chiesa medievale, compreso l’antico fonte battesimale.

Chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista (Ogna)

La chiesa di Ogna, dedicata a San Giovanni Evangelista

La chiesa risale al XVI secolo[11]. Tuttavia il primo documento in cui viene citata risale al 1520, quando venne eretta a parrocchia.

Nel 1575, in occasione della visita pastorale dell’allora Arcivescovo di Milano Carlo Borromeo, la chiesa si presentava in cattivo stato di conservazione. Nei decenni successivi vennero effettuati importanti lavori di manutenzione e di restauro. Degna di nota è la costruzione dell’altare in marmo, realizzato nel 1770 dai fratelli Fantoni (eredi del più noto Andrea Fantoni), resa possibile dalla collaborazione di tutta la popolazione. Nel 1864 ci fu la visita pastorale di Mons. Pietro Luigi Speranza, Vescovo di Bergamooriginario della contrada Candrietti di Piario. In occasione di tale visita, la chiesa subì un ulteriore restauro con l’innalzamento della torre campanaria. Un secolo più tardi altri lavori vennero effettuati dai fratelli Taragni (figli del decoratore Fermo Taragni).

La chiesa è dedicata a San Giovanni apostolo ed evangelista e si sviluppa a croce latina con un’unica navata, suddivisa in quattro settori da altrettante lesene con capitelli, e coperta da una volta a botte. Anche la facciata, rivolta verso Nord, è presenta quattro lesene, sormontate da una trabeazione con timpano triangolare. All’interno si possono trovare opere di Domenico Carpinoni e Carlo Ceresa, oltre che una rara lanterna in legno dorato risalente ad un periodo compreso tra il XVI ed il XVII secolo, un inginocchiatoio del XVIII secolo e una pisside in bronzo eseguita nel 1590.

Altri edifici religiosi

La chiesetta di san Lorenzo

Di grande importanza è anche la casa del Beato Alberto[12], laico santo vissuto nel XIII secolo, nativo di Villa d’Ogna. Posta sul fondovalle in località Sant’Alberto, ed edificata nel corso del XIII secolo, fu trasformata nei secoli seguenti in convento, tanto che ancora oggi si può notare l’abside di quello che era l’attiguo santuario, distrutto da una frana nel 1813.

Degna di nota è anche la chiesa di san Lorenzo, situata lungo la vecchia mulattiera che conduce a Nasolino, che presenta caratteri semplici, tra cui la facciata con una finestra semicircolare ed il portale in arenaria. La struttura è ad una navata singola, suddivisa in tre campate da due lesene, con il presbiterio a pianta rettangolare. Quest’ultimo, più stretto della navata, lascia ai lati due spazi, nei quali si trovano la tela dell’Incoronazione della Vergine, e la nicchia con la statua di San Lorenzo.

Infine nella contrada Festi Rasini è ubicata la chiesa di santa Maria Nascente. Edificata con singola navata nel 1990 presenta linee semplici ma moderne, con muratura in mattoni a vista. All’interno si distingue la pavimentazione in marmo bianco e giallo, senza tuttavia alcuna decorazione artistica o architettonica.

Architetture civili

Di indubbio interesse è la contrada di Ogna, stretta attorno alla parrocchiale di san Giovanni Battista. Gli edifici che la compongono risalgono ad un periodo compreso tra il XV ed il XVIII secolo e sono composti da muri perimetrali in pietrame, loggiati e copertura a tetto a falde. Al centro della piazza si trova una fontana, edificata nel 1939 in luogo di un’altra la cui struttura originaria comprendeva anche un abbeveratoio ed un lavatoio, che possiede una vasca pentagonale.

Di rilevanza storica è inoltre la torre trecentesca, oggi cimata ed adibita ad abitazione privata, situata nella piazza Comunale ed edificata in pietra squadrata.

Aree naturali

Numerose sono infine gli itinerari naturalistici che il paese offre. Destinati ad utenti di ogni genere, possono soddisfare sia l’appassionato di trekking che il semplice utente alla ricerca di una rilassante passeggiata nel verde. Si va dalle escursioni sulle pendici del monte Vaccaro (lato orografico destro della valle) a quelle sul monte Blum (lato sinistro). Inoltre è d’obbligo citare la Ciclovia della Valle Seriana che transita sul comune lungo il corso del fiume Serio. Questa offre passeggiate e pedalate nella natura, lontano da traffico ed inquinamento, permettendo la riscoperta e la valorizzazione di spazi un tempo abbandonati all’incuria.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[13]

Etnie e minoranze straniere

Gli stranieri residenti nel comune sono 106, ovvero una percentuale pari al 5.4% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[14]:

  1. Marocco, 60
  2. Ucraina, 9
  3. Cuba, 6
  4. Kosovo, 5
  5. Senegal, 5

Tradizioni e folclore

  • Mostra del fungo e della natura: ultima settimana di luglio. Evento organizzato dal Gruppo micologico Bresadola dal 1980.

Persone legate a Villa d’Ogna

  • Ferruccio Varagnolo (1880 – 1916), liutaio.
  • Alberto di Villa d’Ogna (1214 – 1279), religioso.

Geografia antropica

Urbanistica

Il comune è costituito da due principali borghi, entrambi collocati sul lato sinistro della vallata, che da sempre rappresentano le due differenti anime del comune. Nella parte più a Nord, presso lo sbocco nel Serio dell’omonimo torrente che percorre la Valzurio si trova Ogna, mentre più a Sud si trova Villa. Quest’ultimo borgo ha risentito notevolmente dello sviluppo residenziale avvenuto nel XX secolo, espandendosi nella piana posta nei pressi del confine con Piario.

Sul lato orografico destro si trovano invece piccole contrade, tra cui Sant’Alberto e Festi Rasini, attorno alle quali sorgono importanti complessi industriali, sia dismessi che funzionanti.

Infrastrutture e trasporti

La principale arteria di comunicazione è la S.P.49 della Valle Seriana Superiore che collega Valbondione con Ponte Selva e si sviluppa longitudinalmente al territorio comunale sul lato destro della vallata. Parallelamente ad essa, ma posta sul lato sinistro, vi è la S.P.50 Villa d’Ogna-Clusone, conosciuta anche come “strada della Senda“. Da essa si diramano sia la S.P.50bis, che da Villa d’Ogna sale fino alla contrada di Nasolino, che la S.P.51 che raggiunge Piario e si innesta nella Strada statale 671 della Val Seriana.

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
6 giugno 199319 novembre 1994Bruno Pietro BaronchelliDCSindaco
20 novembre 199428 novembre 1998Bruno BosatelliLega NordSindaco
29 novembre 199824 maggio 2003Bruno BosatelliLega NordSindaco
25 maggio 200313 aprile 2008Angelo BosatelliLega NordSindaco
14 aprile 200826 maggio 2013Angelo BosatelliLega NordSindaco
27 maggio 2013in caricaAngela BelliniLista civica Svolta democraticaSindaca

http://www.comune.villadogna.bg.it/  sito istituzionale

http://www.bandavilladogna.it/ sito Corpo Musicale

Informazioni su diego80 (1830 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
Contatto: WebsiteFacebook

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