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Comuni della Bergamasca – Rovetta

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Rovetta
comune
Rovetta – StemmaRovetta – Bandiera
Rovetta – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
ProvinciaProvincia di Bergamo-Stemma.png Bergamo
Amministrazione
SindacoStefano Savoldelli (lista civica) dall’08/06/2009
Territorio
Coordinate45°53′N 9°59′ECoordinate: 45°53′N 9°59′E (Mappa)
Altitudine650 m s.l.m.
Superficie24,53 km²
Abitanti3 966[1] (31-12-2010)
Densità161,68 ab./km²
FrazioniConca Verde, San Lorenzo
Comuni confinantiCastione della Presolana,Cerete, Clusone, Colere,Fino del Monte, Gandino,Oltressenda Alta,Songavazzo, Villa d’Ogna,Vilminore di Scalve, Piario
Altre informazioni
Cod. postale24020
Prefisso0346
Fuso orarioUTC+1
CodiceISTAT016187
Cod. catastaleH615
TargaBG
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona F, 3 014 GG[2]
Nome abitantirovettesi
PatronoOgnissanti
Giorno festivo1º novembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia

Rovetta
Rovetta
Posizione del comune di Rovetta nella provincia di Bergamo
Posizione del comune di Rovetta nella provincia di Bergamo

Rovetta (Roèta o Ruèta in dialetto bergamasco[3]) è un comune italiano di 3.804 abitanti[4] della provincia di Bergamo in Lombardia.

Il territorio comunale si estende su un altopiano che, sebbene appartenga al bacino orografico del fiume Oglio, è considerato parte integrante della val Seriana, ed è posto nelle vicinanze della cittadina di Clusone, ad un’altezza di circa 700 m s.l.m.

Circondato da diversi rilievi quali il monte Blum, il monte Parè, la Presolana, il monte Falecchio, il monte Pora ed il Pizzo Formico, dista circa 37 chilometri dal capoluogo orobico.

Il comune è gemellato con quello spagnolo di Vilafant localizzato in Catalogna a circa 50 chilometri da Girona.

Geografia fisica

Territorio

Situato sull’altopiano di Clusone si apre verso la Val Borlezza, dista circa 38 chilometri a nord-est dal capoluogo orobico.

Storia

I primi insediamenti umani presenti sul territorio risalgono all’epoca delle tribù degli Orobi, che lasciarono il posto a quelle dei Galli Cenomani, i quali a loro volta si piegarono alla dominazione romana.

I primi documenti scritti tuttavia risalgono all’anno 1080, quando il borgo era posseduto dei vescovi di Bergamo.

I secoli successivi videro il paese al centro delle dispute tra fazioni guelfe e ghibelline, tanto che venne incendiato nel 1378, insieme alla vicina frazione di San Lorenzo, durante lo scontro che vide la vittoria dei ghibellini.

La tranquillità sociale e politica venne raggiunta con l’avvento della repubblica di Venezia, avvenuta nel corso del XV secolo.

Nel 1409 Rovetta divenne una parrocchia autonoma, mentre San Lorenzo si unì al vicino paese di Songavazzo, dal quale si sarebbe nuovamente staccato nel 1863.

Gli anni seguenti passarono alle cronache per via delle carestie e delle epidemie di peste, che decimarono la popolazione.

Nel 1734 una grave siccità fu superata grazie ad una sorgente d’acqua, trovata presso la Casa Fantoni, che salvò gli abitanti di Rovetta e dei paesi vicini.

Il paese seguì quindi le vicende della città di Bergamo e come questa subì l’occupazione francese ed infine entrò nel Regno d’Italia.

Il 28 aprile 1945 diversi militi della legione Tagliamento furono uccisi dai partigiani nella Strage di Rovetta.

Nel 1967 tutto il territorio comunale di Rovetta fu posto sotto vincolo per l’elevato valore naturalistico ed architettonico, tanto da essere definito un quadro naturale di singolare bellezza. In un primo momento gli abitanti sembrarono non gradire questa decisione, interpretandola come un impedimento per lo svolgimento delle loro attività. Soltanto qualche anno più tardi, quando il turismo cominciò a dare i primi frutti, la questione venne archiviata senza problemi.

Le origini del nome
In passato il nome era “Roèta“, per via della presenza di numerose piante di rovere.

Riconoscimenti

Nel 2010 il Comune di Rovetta è stato insignito di Bandiera Verde da parte di Legambiente all’interno dell’iniziativa La Carovana delle Alpi con la seguente motivazione: Per le politiche di sostenibilità di un comune che, da anni, applica una convinta pratica di coinvolgimento della popolazione e delle associazioni nella valorizzazione e conservazione del proprio territorio.[5]

Ricorrenze

La “Sagra della Patata” ripropone ogni anno la vita quotidiana del paese nella prima metà del XIX secolo: la piazza principale del paese (“piazza Ferrari”) viene allestita con capanne, paglia e animali e dei volontari indossano gli abiti tradizionali e ripropongono elementi della cultura popolare e del folklore locale. L’iniziativa è nata nel 2003 a seguito di un’iniziativa del Comune che ha visto coinvolte le scuole locali, che hanno effettuato una ricerca sulla tradizione della coltivazione della patata. Nel 2008 è stata la base di partenza per la penultima tappa del Giro d’Italia, la Rovetta – Tirano, tappa dove sono stati affrontati Gavia (Cima Coppi), Mortirolo e Aprica.

Monumenti e luoghi d’interesse

Casa museo Fantoni

Una delle principali attrazioni del paese è la casa museo Fantoni.

Creato nel 1968 dall’ultimo discendente della famiglia, raccoglie documenti, schizzi, modelli ed opere della famiglia che ebbe in Andrea il proprio esponente di spicco. Sede della fondazione Fantonum de Rascarolo, celebra tutti gli esponenti della famiglia stessa, da Grazioso, padre di Andrea, a Giovanni, famosi intarsiatori, fino a Luigi, letterato e tipografo dal carattere stravagante. Il museo fantoni è stato segnalato come luogo del cuore dal FAI.[6]

Chiesa Parrocchiale di Tutti i Santi

Madonna in gloria con i Santi di Giovan Battista Tiepolo

La chiesa parrocchiale dedicata a Tutti i Santi si trova nel centro del paese e venne costruita per la prima volta nel 1444, successivamente tra il 1659 ed il 1661 venne riedificata in forme barocche e nel 1914 venne allungata, venne demolito il portico esterno edificato il transetto e la cupola sovrastata da un tiburio ottagonale. Nella semplice facciata trovano spazio il portone e le porte delle donne sopra le quali vi sono due nicchie vuote fino al 2008 allorché si decise di porvi le statue di San Pietro e di San Paolo; sulla sommità della facciata si legge la data 1914 a ricordo dell’intervento di ampliamento della chiesa fatto su progetto di Elia Fornoni. Al suo interno vi sono molte bellezze artistiche legate al nome della famiglia Fantoni tra esse spiccano l’altare maggiore in marmo intarsiato del 1600-1700 con i due angeli di Andrea Fantoni, il fonte battesimale risalente al 1460, l’altare della Madonna opera di Andrea Fantoni ai cui piedi vi è la sua tomba, il pulpito del 1780 e l’altare dei morti; un po’ più nascosti si trova la bella sacrestia ed il coro sempre opera dei Fantoni; all’interno della chiesa si trovano opere pittoriche importanti tra cui eccelle la pala dell’altare maggiore opera di Giambattista Tiepolo risalente al 1734raffigurante la Madonna in gloria con i Santi, vi sono altre opere del Litterini e del Querena. A sinistra del sacro edificio si innalza il maestoso campanile costruito tra il 1672 ed il 1696 su progetto di Andrea Fantoni in pietra locale che termina con una cupola a cipolla ospita 8 campane in Re Bemolle calante della Fonderia Angelo Ottolina di Bergamo fuse nel 1954 e benedette il 2 gennaio 1955. Tutto il complesso della chiesa ha subito tra il 2007 ed il 2008 un restauro conservativo della parte esterna ossia di rifacimento del tetto e di eliminazione dell’umidità risalente.

Pala del Paradiso

La pala della Madonna in gloria con i Santi, chiamata anche Quadro del Paradiso fu realizzata nel 1734 da Giovan Battista Tiepolo per il presbiterio della chiesa parrocchiale e ivi collocata nel 1736 in una sontuosa cornice della bottega dei Fantoni. Il suo bozzetto, datato1733, è conservato al museo Poldi Pezzoli di Milano.

La pala subì un furto nel 1973 e fu recuperata due mesi dopo.

Nel 2009 è stata restaurata dal restauratore Antonio Zaccaria. Al termine del restauro, la pala ed il suo bozzetto sono stati esposti insieme a Bergamo dal 16 dicembre 2009 al 31 gennaio 2010.[7]

Chiesa dei Disciplini

Accanto alla chiesa parrocchiale vi è l’edificio più antico del paese ossia la Chiesa dei Disciplini risalente al Trecento in questa chiesa trovano spazio un gruppo di statue fantoniane settecentesche a grandezza naturale raffiguranti il compianto al Cristo Morto che fino a circa 50 anni fa si trovavano nell’adiacente oratorio di San Rocco demolito nel 1959.

Chiesa Parrocchiale di San Lorenzo

Nella frazione San Lorenzo vi è la chiesa parrocchiale dedicata al suddetto santo edificata intorno al 1899 affiancata dal campanile degli anni ’10 del XX secolo ed alla vecchia parrocchiale del 1777; tutto il complesso è costruito sopra l’area di un antico castello del 1300; all’interno della chiesa sono custodite opere di valore di Lattanzio Querena e Domenico Carpinoni.

Santuario Madonna di Sommaprada

Il santuario dedicato alla Madonna di Somma Prada si erige sulla strada che collega Rovetta a Clusone e ricorda l’avvenimento miracoloso occorso il 2 luglio 1533 quando i carrettieri provenienti dalla Val di Scalve vennero assaliti dai briganti ma questi vennero allontanati da una luce che scaturì dalla piccola edicola esistente; venne poi edificato nel 1544 il primo santuario che venne distrutto da una frana del 1622 tranne l’affresco miracoloso e venne così costruito l’attuale a pianta di croce greca con un portico sui cui lati si aprono gli ingressi al santuario. Al suo interno vi sono tre altari: sull’altare maggiore si trova l’affresco miracoloso datato intorno al 1400 e raffigurante la Vergine Maria in trono con suo Figlio e ai lati San Sebastiano e San Rocco, tale affresco è circondato da una cornice fantoniana del 1700.

Altri edifici religiosi che testimoniano la forte religiosità popolare sono diffusi sul territorio delle due parrocchie e ricordiamo la Chiesetta della Santissima Trinità e del Crest a Rovetta e quella della Madonna di Lourdes e di San Salvatore a San Lorenzo.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[8]

Gemellaggi

  • Spagna Vilafant, Spagna

Persone legate a Rovetta

  • Andrea Fantoni, intarsiatore e scultore del XVII-XVIII secolo
  • Arturo Tosi, pittore italiano del XX secolo
  • Paolo Savoldelli, ciclista 2 volte vincitore del Giro d’Italia.
  • Giampaolo Marinoni, pilota motociclistico

Amministrazione

PeriodoPrimo cittadinoPartitoCaricaNote
14 giugno 20047 giugno 2009Mauro Marinonilista civicaSindaco
8 giugno 2009in caricaStefano Savoldellilista civicaSindaco

Sport

Calcio

La principale squadra di calcio della città è l’U.S. Rovetta A.S.D. che milita in 3a Categoria. Dal 2004 è affiancata dall’A.S.D. San Lorenzo che milita invece nel campionato di 2ª Categoria.

Dal mese di luglio del 2006 (ad esclusione dell’anno 2009) la cittadina seriana ospita i ritiri estivi dell’Atalanta.

 

Strage di Rovetta

Con Strage di Rovetta si fa riferimento all’esecuzione sommaria, avvenuta nella notte tra il 27 e il 28 aprile 1945 a Rovetta, di quarantatré soldati appartenenti alla 1ª Divisione d’Assalto “M” della Legione Tagliamento, inquadrata nell’ambito della Guardia nazionale repubblicana della Repubblica sociale italiana.

La resa

Dalla fine del mese di ottobre del 1943, la 1ª Divisione d’Assalto “M” Tagliamento venne trasferita nel bresciano, in particolare in Val Camonica, con il compito di difesa delle linee di comunicazione della Wehrmacht e di presidio dei cantieri dell’Organizzazione Todt, oltre a essere impiegata in operazioni dirette a contrastare le formazioni partigiane. Data la contiguità territoriale, la sua presenza si allargò anche alla bergamasca[1].

Il 26 aprile 1945 un gruppo di suoi militi di presidio presso la località Cantoniera della Presolana, comandati dal Sottotenente Roberto Panzanelli, venuti a conoscenza della resa nazifascista attraverso alcune comunicazioni radiofoniche, decisero di abbandonare il presidio per raggiungere Bergamo[2]. Si incamminarono quindi armati lungo la valle, preceduti da una bandiera bianca portata da Alessandro Franceschetti, l’albergatore presso il quale i militi erano alloggiati al Passo della Presolana[3] e, giunti a Rovetta, decisero di deporre le armi e di consegnarsi al locale Comitato di Liberazione Nazionale. Qui, il loro ufficiale prese accordi con i rappresentanti del CLN locale per ricevere tutte le garanzie quali prigionieri di guerra. In tale occasione il loro ufficiale, Sottotenente Panzanelli, fece sottoscrivere e sottoscrisse un documento a tutela dei prigionieri, a firma sua, del parroco Don Bravi membro del CLN locale, del Maggiore Pacifico ed altri.

Questo comitato CLN si era autoproclamato tale, non aveva poteri effettivi e le sue garanzie non avevano alcun valore, cosa che il Panzanelli non sapeva. I militi, lasciate le armi, vennero trasferiti nei locali delle scuole elementari del paese in attesa di essere consegnati alle autorità del Regno del Sud o agli eserciti regolari degli Alleati.

La fucilazione

Il 28 aprile arrivò in paese un gruppo di partigiani composto da appartenenti alla 53ª brigata Garibaldi Tredici Martiri, alla Brigata Camozzi e alle Fiamme Verdi, che prelevarono i militi dalla scuola e li scortarono presso il cimitero del paese. Durante lo spostamento verso il cimitero uno dei prigionieri, Fernando Caciolo, riuscì a fuggire per poi nascondersi e trovare rifugio nella casa di don Bravi, dove trovò riparo per tre mesi prima di fare ritorno ad Anagni, suo paese d’origine[4]. Il Panzanelli tentò di far valere lo scritto in suo possesso con le garanzie sottoscritte, ma il foglio con le firme gli fu strappato di mano e calpestato. Giunti presso il cimitero vennero organizzati due plotoni d’esecuzione e 43 dei prigionieri, di età compresa dai 15 ai 22 anni, vennero fucilati.

Tre di loro furono risparmiati per la loro giovane età[5]. Uno dei militari, il ventenne Giuseppe Mancini, prima di essere ucciso, per ultimo, fu costretto ad assistere alla fucilazione di tutti i suoi camerati, in quanto i partigiani scoprirono essere figlio di Edvige Mussolini, sorella di Benito Mussolini[6].

Elenco delle vittime

Dati tratti da:[7][8]

  • ANDRISANO Fernando, anni 22
  • AVERSA Antonio, anni 19
  • BALSAMO Vincenzo, anni 17
  • BANCI Carlo, anni 15
  • BETTINESCHI Fiorino, anni 18
  • BULGARELLI Alfredo, anni 18
  • CARSANIGA Bartolomeo Valerio, anni 21
  • CAVAGNA Carlo, anni 19
  • CRISTINI Fernando anni 21
  • DELL’ARMI Silvano, anni 16
  • DILZENI Bruno, anni 20
  • FERLAN Romano, anni 18
  • FONTANA Antonio, anni 20
  • FONTANA Vincenzo, anni 18
  • FORESTI Giuseppe, anni 18
  • FRAIA Bruno, anni 19
  • GALLOZZI Ferruccio, anni 19
  • GAROFALO Francesco, anni 19
  • GERRA Giovanni, anni 18
  • GIORGI Mario, anni 16
  • GRIPPAUDO Balilla, anni 20
  • LAGNA Franco, anni 17
  • MARINO Enrico, anni 20
  • MANCINI Giuseppe, anni 20
  • MARTINELLI Giovanni, anni 20
  • PANZANELLI Roberto, anni 22
  • PENNACCHIO Stefano, anni 18
  • PIELUCCI Mario, anni 17
  • PIOVATICCI Guido, anni 17
  • PIZZITUTTI Alfredo, anni 17
  • PORCARELLI Alvaro, anni 20
  • RAMPINI Vittorio, anni 19
  • RANDI Giuseppe, anni 18
  • RANDI Mario, anni 16
  • RASI Sergio, anni 17
  • SOLARI Ettore, anni 20
  • TAFFORELLI Bruno, anni 21
  • TERRANERA Italo, anni 19
  • UCCELLINI Pietro, anni 19
  • UMENA Luigi, anni 20
  • VILLA Carlo, anni 19
  • ZARELLI Aldo, anni 21
  • ZOLLI Franco, anni 16

Le responsabilità della strage

La responsabilità del massacro è attribuita a Paolo Poduje detto il Moicano, che, in qualità di agente del SOE (un corpo speciale segreto britannico), diede ordine di prelevare i militi dalla scuola di Rovetta e, una volta giunti nei pressi del cimitero, di procedere con la fucilazione. L’identità del Moicano è restata ignota per molti decenni. Dalle testimonianze raccolte e dagli atti del processo che seguì ai fatti, si evince che venne paracadutato nella zona del Pizzo Formico ai primi di aprile del 1945, con il grado di capitano Intelligence inglese ai comandi di Manfred Czernin[9], per prendere poi contatti con le formazioni partigiane della zona, in particolare con la Camozzi (Giustizia e Libertà)[10]. A conferma della tesi che imputa a Paolo Poduje la responsabilità dell’esecuzione sommaria che avvenne a Rovetta, agli inizi del XXI secoloMoicano ammise di aver ordinato la fucilazione dei militi della Repubblica sociale[11].

Il processo

La Procura della Repubblica di Bergamo aprì nel 1946 un procedimento penale, che si concluse nel 1951 con una sentenza che stabilì di non dover procedere contro gli imputati, definendo questa esecuzione sommaria non un crimine, ma un’azione di guerra poiché ufficialmente l’occupazione nel territorio bergamasco cessò il 1º maggio 1945[12].

http://www.comunerovetta.gov.it/servizi/notizie/notizie_homepage.aspx  sito istituzionale

http://centrisportivicsc.it/rovetta/  sito centro sportivo Rovetta
Informazioni su diego80 (1874 Articoli)
Nato a San Giovanni Bianco il 15/9/80,attualmente disoccupato,nutre una buona passione per la musica e il calcio,in particolare per la Juventus
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