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Carlo Codega

Carlo Codega

Carlo Codega! Chi era costui?

Chissà quante volte lo abbiamo sentito nominare il signor Carlo Codega.

Oppure addirittura quante volte lo abbiamo nominato noi.

Ma qualche volta ci è capitato di chiederci: ma chi cavolo è?

E allora…. pronti via. Una ricerca su Internet e si va a vedere cosa ha combinato sto tizio.

Ecco la prima sorpresa: credevi fosse un modo di dire bergamasco?

E invece trovi citazioni  a Melegnano, Brescia, Milano, Piacenza, La Spezia, Grosseto!

In tutte i modi di dire ci si vuole riferire a una cosa vecchia e sorpassata.

Tante citazioni sul web fanno riferimento alla città di Milano. Città nella quale il CODEGA potrebbe essere la COTICA.

La frase inizialmente è stata tramandata con il seguente testo: “al temp del Carlo V“.

Carlo V

Il “quinto” sembra poi essersi trasformato in COTICA

Ed è sul cotica che si scatenano le discussioni.

Cosa è la cotica?
Il grasso che ci si spalmava sui capelli, la coda del vestito dei servi, oppure il servo che porta la lanterna al buio. E poi, sto servo? E’ di Milano o di Venezia?

Accidenti, quante storie! Quanti casi! Quanti maestri!

Ed ecco che allora vi riporto le varie versioni, lasciando per ultima quella che sembra la più probabile e attendibile.

1)
l’espressione si deve far risalire al 1700, quando era invalsa la consuetudine presso gli uomini di lisciarsi i capelli utilizzando del grasso di maiale, cioè applicando la cotenna di maiale (codega) sul codino per mantenerlo compatto e lucido.

Con l’espressione si intende appunto dire: “quando si usava la cotenna per acconciarsi i capelli”, cosa passata ormai in totale disuso, già nel 1800.

2)
nel primo Ottocento, il servo delle vecchie casate veniva chiamato codega, perchè indossava la marsina con le falde (cioè  i codegh).

3)
nel 1700 tutte le città erano poco illuminate.  Il Tiepolo dipinge il “servo portatore di lanterna” a Venezia e solo il vocabolario veneziano riporta il “codega” come portatore di lanterna.

Camminare per le calli al buio significava rischiare di finire in laguna e questa figura è esclusivamente veneziana.

Tiepolo

4)
Il nome deriva dal greco odegos, anche allora venivano chiamati così i fattorini che accompagnavano i clienti con l’ombrello in caso di pioggia e per chi accompagnava a casa le ragazze al termine di una rappresentazione teatrale.

5)
Prima della Rivoluzione francese il codino era l’acconciatura che identificava i nobili e l’aristocrazia, quindi rappresentava un elemento distintivo di questa classe sociale.
Quando il 31 dicembre 1815, dopo il Congresso di Vienna, Francesco I rientra a Milano la reazione dei giacobini milanesi fu: “Vattene tu che hai il codino e la parrucca”.

Il sostantivo codino cominciò ad essere utilizzato con valore di aggettivo: il codino era un conservatore, retrogrado e reazionario. Chi, dopo il 1815, portava il codino era additato non solo come persona reazionaria e conservatrice, ma politicamente fuori dalla Storia, anche se speranzosa di poter rivivere i fasti dell’Antico Regime, periodo storico definitivamente superato.

Così, l’essere al tempo di Carlo Codega, cioè di Carlo V, significava appartenere ad un epoca senza ritorno.

Ed ecco quindi che la più accreditata è la versione di Marco Boriani al quale va tutta la nostra stima per averci risolto questo assillo.

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3 Commenti su Carlo Codega

  1. Hyeronimus sono scosso da tutto ciò. Mi servirà unna notte x riprendermi.

  2. Ringrazio per l’apprezzamento. Analizziamo in sintesi i primi quattro punti riportati.
    1) La cotenna di maiale non veniva applicata sul codino per mantenerlo lucido e compatto, ma costituiva la materia prima dalla quale si ricavava il grasso che, opportunamente purificato e aromatizzato con essenze odorose, andava a costituire la mantècca o manteca (sostantivo di origine spagnola da cui deriva il verbo mantecare) che costituiva l’unguento che veniva poi in effetti utilizzato per ungere capelli e codino.
    2) Ai primi dell’800 non sono mai esistiti a Milano servi delle vecchie casate che si chiamavano “codega” e la marsina che veniva utilizzata dalla servitù era una “marsina con le falde a coda di rondine”. Chi associa la “marsina” con “Codega” ha letto malamente le note dell’Ottolini del 1927, in un’edizione delle poesie del Porta dallo stesso curata, relativamente alla poesia che ricorda il matrimonio del Verri con una Borromeo (26 giugno 1819) senza aver capito cosa l’Ottolini intendesse dire. A dirla tutta poi l’Ottolini in quella nota al verso 35 si inventa un significato opposto a quello riportato nella poesia (versi dal 34 al 36).
    3) Il “codega” veneziano non è il protagonista di un modo di dire, ma una figura professionale la cui nascita è datata 16 dicembre 1450 quando il Consiglio dei Dieci della Repubblica di Venezia delibera l’istituzione di un “portatore di lanterna” che, facendo luce nella notte, potesse condurre i viandanti riducendo loro i rischi di essere aggrediti. Vi sono moltissimi documenti normativi, letterari e di costume che parlano di questa figura nei suoi oltre tre secoli di attività. Il fanale che utilizzava era inizialmente alimentato dal grasso di maiale e questo ne spiega il nome. Si tratta di una figura esistita esclusivamente a Venezia.
    4) Mi chiedo in quale epoca le ragazze si recavano da sole a teatro facendosi poi accompagnare a casa da illustri sconosciuti. Il sostantivo cotenna, da cui deriva il dialettale codega, non deriva dal greco “guida”, ma dal latino “cutis” che vuol dire “pelle”, “cute”. La storia di “guida” ha un’origine precisa. Viene riportata dal Giuseppe Boerio nel suo dizionario veneziano-italiano del 1829 dove il compilatore però non è sicuro di quello che scrive e si esprime con un “forse”, prendendo per buone le proprie fonti. All’epoca non era certamente facile fare una ricerca bibliografica e redigere un dizionario. All’attualità non mancano i dizionari etimologici che ogni tanto sarebbe buona cosa consultare, prima di sentenziare.
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    Quanto “Al temp de Carlo Codega” questi deve essere analizzato scomponendolo in tre parti: “Al temp de”, “Carlo”, “Codega”. Si deve stabilire a quale tempo storico ci si riferisca. Chi sia Carlo. Cosa significa Codega. Quando il poeta milanese Domenico Balestrieri nelle sue rime toscane e milanesi (1774-1777) ci ricorda la consuetudine «quij colzon faa a campanna del temp di Ducca vicc, de Carlo V, che se tiraven sù con la ruzella» che risale ai tempi degli Sforza e dei Visconti e di Carlo V, nascono i due modi di dire “Al temp di ducca vicc” (ducca vicc= vecchi duchi) e “Al temp di Carlo V”. Così’ il tempo del nostro modo di dire è la prima metà del ‘500. Carlo è Carlo V e il Codega è il riferimento spregiativo ai “codini”, conservatori, retrogadi e reazionari che durante la Restaurazione, seguita al Congresso di Vienna (1815), si ostinavano a portare quella “goffa e antiquata pettinatura”, come ci ricorda il Cusani (1873) nella sua Storia di Milano. Le loro idee politiche, da nostalgici dell’Antico Regime, erano ritenute superate e ormai appartenenti alla Storia, così come erano le epoche di Carlo V e del Ducato di Milano.

    Lo studio di questo modo di dire non è però ancora concluso. C’è ancora qualcosa da scoprire.

    Marco Boriani

  3. Un immenso ringraziamento a Marco Boriani per questa sua integrazione all’articolo su “Carlo Codega”
    Rimaniamo in attesa degli ulteriori sviluppi.

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