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29 Luglio 1944. A S. Antonio vengono uccisi due ufficiali tedeschi.

Dopo il 1943 in Val Taleggio ed in Val Brembilla nascono formazioni partigiane più o meno organizzate ed una di queste è comandato da un certo Giorgio detto “il canadese”. Questi, a detta di molti compagni partigiani, con i suoi comportamenti da spaccone e bandito a portato discredito sulle altre formazioni che invece si sono sempre mostrate attente a non colpire o danneggiare la popolazione locale .Nell’episodio che andiamo ora a ricordare il protagonista è il Canadese che, fuggendo da Brembilla, incontra ed elimina tre ufficiali tedeschi in località S. Antonio Abbandonato-Foppi Alti. Egli non si cura delle conseguenze che il suo atto può provocare. Toccherà alla gente di Zogno ed in particolare a Mario Colombo (Zani) il duro compito di nascondere i cadaveri e di mascherare la pista per raggiungerli, al fine di evitare nuove rappresaglie sulla popolazione civile.

Ecco qui la testimonianza dello stesso Colombo che racconta quei terribili giorni.

“Una loro “bravata” la effettuarono il giorno 29 luglio 1944 in località Foppi Alti, località sovrastante Zogno e S. Pellegrino. Tre ufficiali tedeschi che si trovavano a S. Pellegrino in cura di convalescenza, come altre volte si recarono in detta località per compiervi una passeggiata in montagna. Sorpresi dai predetti sbandati presso una capanna di mandriani, li disarmarono dalle loro pistole d’ordinanza,li spogliarono quasi nudi e spararono su di loro delle scariche di mitra. Precedentemente a nulla valsero le suppliche del mandriano, suppliche tendenti ad ottenere che l’esecuzione di detti ufficiali non avvenisse almeno nelle immediate vicinanze della propria baita, perché questi si aspettava poi le feroci rappresaglie dei tedeschi. Quando li ebbero spogliati quasi completamente, Giorgio e i suoi “eroici compagni, credendoli ormai tutti morti, si rivolsero a dei carbonari, che erano a poca distanza dal luogo dell’esecuzione, offrendo loro del danaro, (Giorgino, era sempre ben fornito di danaro) e con l’ingiunzione di far sparire i giustiziati. I carbonari quando questi sbandati si furono veloce mente allontanati, e non sussistendo da parte dei fuggitivi più un loro pericolo se si sarebbero rifiutati di far sparire i corpi di questi ufficiali (bruciarli assieme con la legna da carbone) a loro volta fuggirono, e così pure il mandriano che dovette assistere alla fucilazione, lasciando così sul terreno i tre corpi. Nella fretta di fuggire, gli esecutori di questo fatto non si sincerarono nemmeno se questi fossero effettivamente morti. Difatti due di essi erano deceduti mentre il terzo era appena ferito. Appena ripresosi un poco questi cercò di portarsi a valle. Vestito dalla sola camicia, scalzo e a tentoni e carponi, si allontanò dal luogo ove gli spararono addosso e fece molta strada verso l’abitato di Zogno. I montanari del luogo, tutti ex alpini, quando compresero il gravissimo pericolo che incombeva su di loro, in Zogno e S. Pellegrino, si recarono sul posto dove sapevano che era avvenuto il fatto di sangue per cercare di fare sparire i cadaveri. Con loro grande sorpresa trovarono appena due cadaveri, al posto di tre, e perciò questi bravissimi montanari che erano controllati con la formazione 24 Maggio G.L. disperatamente si diedero alla ricerca del mancante. Dopo molte ricerche e fatiche uno di questi, un certo Sonzogni Pietro, che era sempre disponibile per la “24 Maggio”, scoperse l’ufficiale presso un ruscello (sic!) ove stava dissetandosi. 52 Questo Sonzogni non perse tempo e si portò su di un dirupo appena sopra dove si trovava l’ufficiale e con una grossa pietra gliela fece cadere sulla testa, fracassandogliela. Immediatamente si munì di una grossa gerla e assieme a delle stramaglie vi depose il cadavere ben nascosto e lo portò ancora nei pressi dove era stato sorpreso. Qui altri montanari, tutti bravissimi giovani, disponibili per la “24 Maggio”, Pesenti, Ceroni, Carminati ecc. si unirono assieme e presero i cadaveri dei tre ufficiali e li portarono poco distante dal luogo del fatto, e li gettarono in un burrone inaccessibile. Se pochi sono a conoscenza di questo episodio, nulla toglie il grande merito di questi bravissimi Zognesi, i quali hanno evitato la probabile distruzione di Zogno e di S. Pellegrino. Quando i tre scomparsi non rientrarono all’ora prefissata, in S. Pellegrino, qui si diede l’allarme. Subito tedeschi e i loro scherani fascisti si misero alla loro ricerca. Ma l’omertà e la solidarietà di questa popolazione fu veramente grandiosa e commovente. Non riuscendo a fare parlare nessuno, (alcuni erano fuggiti dalle loro case) i fascisti presero in ostaggio il prete di Catremerio, vecchio di oltre 80 anni, località abitata più vicina alla località Foppi e lo trascinarono a Zogno nella caserma del la GNF e poi lo portarono a S. Agata a Bergamo, e dopo qualche giorno lo lasciarono libero, senza che questi avesse a svelare quanto era a sua conoscenza. Nel frattempo sapendo che i tedeschi si proponevano a setacciare il terreno anche con l’ausilio di cani poliziotti, il commissario della 24 Maggio G.L., di notte e ben munito di canfora, naftalina in polvere (quanta fatica per procurarsi questa roba!) e dopo avere collocato ai tacchi delle proprie scarpe sugna di maiale rancido, si portò sul luogo della fucilazione e cosparse il terreno di queste sostanze, per fuorviare le tracce possibili a rintracciare ai cani poliziotti. Difatti il giorno 2 agosto successivo la polizia tedesca con alcuni cani poliziotti setacciò tutta la zona dove si presumeva fossero passati gli ufficiali. Ma i cani erano stati messi fuori causa per le sostanze, chimiche ed animali precedentemente cosparse sul terreno. Dopo qualche giorno di infruttuose ricerche e considerato anche che gli ufficiali “spariti” erano austriaci il comandante tedesco si convinse che questi si fossero rifugiati in Svizzera, disertori, e sospese ogni ricerca. E’ inutile ricordare il grandissimo pericolo che per alcuni giorni incombette su Zogno e S. Pellegrino.”

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